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  • Anatomia dello spettatore Tv nell’era dei Social Media [Infografica]

    Anatomia dello spettatore Tv nell’era dei Social Media [Infografica]

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    Oggi vi proponiamo questa interessante infografica realizzata da Videology che ci mostra come si è evoluto lo spettatore Tv italiano in questi ultimi due anni e come si evolverà nei prossimi tre anni. Sono 12 milioni gli italiani che oggi sono sui social network mentre guardano la Tv

    L’infografica che vi proponiamo oggi è il sunto di un interessante ricerca di Videology, piattaforma di video advertising leader sul mercato rivolta a editori, che ci mostra come si è evoluto lo spettatore Tv italiano in questi ultimi due anni e come si evolverà nei prossimi tre anni, tenendo conto del ruolo della Tv che è cambiato molto nell’era dei social media e delle nuove tecnologie.

    La ricerca ci offre dati basilari come ad esempio quello che ci dice cha ad oggi sono 35 milioni gli italiani che navigano regolarmente in Internet, un dato però che dal punto di vista della penetrazione di Internet nel nostro paese, il 58%, ci vede un po’ indietro rispetto alla media europea che è del 68%. A questo va aggiunto anche che sono 26 milioni gli italiani che accedono ai social media, con il 42% di questi che li usa regolarmente. E sono poi 20 milioni gli italiani che vi accedono da Mobile, di cui il 73% da smartphone e il 27% da tablet. Senza dimenticare che trascorriamo su Internet mediamente 4,7 ore, come ricordavamo qualche giorno fa riportando alcuni dati del 48° Rapporto Censis

    Ma lo spettatore Tv oggi è cambiato anche per i dati che abbiamo appena visto. Sono infatti ben 12 milioni gli italiani che guardano la Tv mentre navigano sui social network. Un dato che rispecchia la forte ascesa in Italia del fenomeno della Social Tv. Si guarda un programma in Tv e nel frattempo si condividono pareri ed opinioni con i propri amici e contatti. E questo dato ci dice anche che gli italiani sono sempre più utenti multiscreen, sono infatti quasi 18 milioni gli italiani che usano distintamente due dispositivi in maniera attiva.

    Il 59% dei consumatori italiani sarebbe disposto a pagare per un canale premium su YouTube in grado di offrire loro programmi di interesse. E nel corso del 2013 il consumo di video online è cresciuto del 19% da pc e del 30% da smartphone. Un dato che ci dice quanto il Mobile stia sempre più prendendo piede nella vita degli italiani. Ad oggi sono 28 milioni gli italiani che guardano video online da pc e 12 milioni sono gli utenti che li guardano da smartphone.

    E aumenta lo streaming online. Il 73% degli advertiser, il 79% delle agenzie e il 66% delle media company ritengono che nei prossimi tre anni in Italia aumenterà lo streaming dei programmi Tv dai siti web delle varie reti televisive. Di conseguenza, il fenomeno del second screen offrirà nuove opportunità di engagement pubblicitario, sempre nei prossimi tre anni. Senza dimenticare l’aumento nei prossimi anni di dispositivi di IoT (Internet of Things) e di wearable technologies che offriranno nuove opportunità di fruizione e anche nuove opportunità per gli stessi advertiser.

    Ecco questo è quanto riportato nella ricerca e nell’infografica che vedete in basso.

    E voi che ne pensate? Anche le vostre abitudini di fruizione di video sono cambiate in questi ultimi anni? Raccontateci la vostra esperienza.

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  • Il panorama Video in Italia: in crescita nei prossimi tre anni

    Il panorama Video in Italia: in crescita nei prossimi tre anni

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    Una ricerca di Forrester Consulting, per conto di Videology, svela come i consumatori adotteranno nuove modalità di reperimento di contenuti video. L’indagine ha coinvolto media company, agenzie e advertiser rivelando una crescita sempre più rapida del video advertising

    Videology, una delle piattaforme di video advertising leader di mercato, ha diffuso i dati di una ricerca commissionata a Forrester Consulting sull’andamento del video in Italia nei prossimi tre anni. L’indagine ha coinvolto media company, agenzie e advertiser e nonostante le risposte abbiano evidenziato alcune aree di divergenza, le visioni di queste tre principali categorie di attori dell’ecosistema video sono risultate molto simili, preparando così il campo per una crescita e adozione più rapide del video advertising. Tutti concordano, infatti, nel ritenere che i consumatori italiani abbracceranno nuove modalità di reperimento di contenuti video nel prossimo triennio.

    L’uniformità di vedute si evidenzia nel fatto che nei prossimi tre anni aumenterà lo streaming dei programmi tv dai siti web delle varie reti televisive (73% advertiser, 79% agenzie e 66% media company), così come i servizi di streaming online on demand stile Netflix  (71% advertiser, 66% agenzie e 66% media company). La crescita della fruizione di video on demand via satellite o cavo non sembra invece convincere particolarmente media company (57%) e agenzie (60%), con le prime che sono ancora meno ottimiste (46%)  quando si parla di programmazione professionale online originale. Da notare come il 64% degli intervistati ritenga che la visione televisiva in diretta potrebbe rimanere invariata o addirittura diminuire.

    Per quanto riguarda i device maggiormente utilizzati per la fruizione dei video nel triennio a venire, i dati della ricerca evidenziano una maggiore diffusione delle Smart TV (90% advertiser, 70% media company e 69% agenzie) e dei tablet (92% advertiser, 64% media company e 87% agenzie). In terza posizione gli smartphone. Da notare come il 54% degli intervistati è convinto però che la fruizione dei contenuti video aumenterà su un dispositivo al momento non ancora identificabile.

    I prossimi tre anni, secondo gli intervistati, saranno caratterizzati dalla capacità del “second screen” di incrementare le possibilità di interagire con contenuti ulteriori relativi alla programmazione TV (la pensa così 82% advertiser, 70% agenzie e 70% media company) e ai contenuti degli advertiser (73% marketer, 78% agenzie e 70% media company). Oltre il 70% ritiene che il “second screen” offrirà nuove opportunità di engagement pubblicitario.

    Per ciò riguarda i possibili cambiamenti nel settore alla luce delle nuove abitudini dei consumatori nel prossimo triennio, tutti sono concordi nel ritenere che la tecnologia sarà un elemento differenziatore chiave (media company 76%, agenzie 75% e advertiser 74%) e che ci sarà una convergenza tra pianificazione TV e video online (advertiser 71%, media company 70%, agenzie 69%). Oltre la metà degli intervistati è fermamente convinta che ci saranno cambiamenti nel settore.

    In definitiva, la ricerca evidenzia tra gli intervistati un ottimismo generale sul futuro del video. L’ecosistema italiano è convinto che per sfruttare tutte le opportunità future sarà necessario essere in grado di operare sia a livello tradizionale che programmatico, con la flessibilità che sarà la parola d’ordine per il successo futuro della adv technology.

    La ricerca in Infografica

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  • Real Time e Programmatic Buying, una rivoluzione è alle porte

    Real Time e Programmatic Buying, una rivoluzione è alle porte

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    Il Real Time Bidding (RTB) e il Programmatic Buying sono due attività in forte crescita. Si stima che RTB nel 2017 rappresenterà il 26% dello spending totale su display e mobile adv. E che, ad esempio, il programmatic video arriverà a toccare, sempre nel 2017, il valore di 627 milioni di euro in Europa. Insomma, una rivoluzione è davvero alle porte

    Qual è quella sola cosa che rende ogni persona allegra o entusiasta? Lo shopping, il calcio, il Natale o l’ultimo film di Checco Zalone? Credo che siamo tutti d’accordo nel ritenere che la risposta sia “non ne esiste una” – al lavoro tra i colleghi, in famiglia o con gli amici al pub, gusti e preferenze variano in continuazione. Tuttavia quando si parla di pubblicità, non solo siamo giunti a un punto in cui possiamo badare a ognuna di queste preferenze, ma possiamo anche farlo in modo tale da entusiasmare genuinamente il settore dei media.

    Il programmatic buying sta alla base di molto del buzz presente ora nel mercato e, a mio avviso, rappresenta il futuro dei media. Il motivo? È adatto a tutti – clienti, publisher e agenzie – creando un mondo dei media sano ed equilibrato, di dimensioni degne di nota verso tutte le piattaforme emergenti ed esistenti. La capacità di indirizzare dinamicamente i messaggi pubblicitari verso i consumatori in tempo reale rappresenta un’opportunità fenomenale per i clienti e per la gestione degli strumenti di un editore, specialmente nell’ambito del video, in cui sono mancate e mancano soluzioni mirate.

    Secondo una ricerca realizzata da PubMatic per IDC il transato generato dalle piattaforme di Real Time Bidding (RTB consente di intercettare e mostrare in tempo reale annunci pubblicitari a un target mirato e selezionato in base a esigenze, comportamenti e abitudini che mostrano in Rete) a livello mondiale passerà dai 2,7 miliardi di dollari del 2012 agli oltre 20 miliardi del 2017, arrivando a rappresentare il 26% dello spending totale su display e mobile adv. Anche le previsione per il mercato europeo sono allineate su dinamiche simili: sempre IDC stima che il fatturato del RTB passerà dai 287 milioni dell’anno scorso ad oltre 2,4 miliardi nel 2017.

    Parlando solamente di programmatic video, le previsioni parlano di un valore di oltre 627 milioni di euro nel 2017 per l’Europa – anche questo un chiaro segno che ci si trova solo all’inizio dell’innovazione.

    In questo senso, è utile andare a evidenziare alcuni dei vantaggi del programmatic world che appaiono particolarmente promettenti e significativi:

    • 1+1=3: in barba alla matematica, ma questo è il bello del programmatic. Consente di trovare tante volte di seguito lo spot perfetto per un annuncio su piattaforme differenti. È scalabile e conveniente – la combinazione perfetta dell’advertising intelligente.
    • Mostrare le proprie emozioni: nonostante i pregiudizi che accompagnano questo approccio, esso non consiste nel rimuovere l’elemento umano dal media placement. Con i corretti attributi di tagging, gli annunci possono essere piazzati all’interno di contenuti emozionalmente in linea con il messaggio del brand. Per esempio, un video di cucina sul sito web di una catena di supermercati non dovrebbe mai contenere un annuncio che sponsorizza una partita di rugby – sarebbe con tutta probabilità irrilevante per l’audience di riferimento e nuocerebbe al contenuto del video stesso. A meno che non si stia cucinando una tarte-tatin a forma di palla da rugby, ma la cosa sarebbe un tantino inquietante.
    • Controllo, Controllo, Controllo: l’esigenza di controllo sul settore non è mai stata così sentita – sia che si tratti di un’emittente TV che intende trasferire parte del suo budget sul canale online, o di un brand per bambino che vuole evitare alcune proprietà “per adulti”. Sebbene il programmatic buying sembri offrire poco controllo a causa della sua natura automatica, è invece molto semplice andare a definire regole per una campagna in questo ambiente, e – con un livello ulteriore di dati –  i vari brand possono stare tranquilli sul fatto che una determinata campagna raggiunga l’audience desiderato, sul dispositivo e nel momento prescelti. 

    Il  nostro settore è stato frammentato per molti anni, con le varie componenti che spesso e volentieri si sono trovate in contrasto tra loro.  L’emergere del programmatic buying sta finalmente riunificando il nostro ecosistema con la promessa di portare benefici a tutte le parti coinvolte – forse è davvero arrivato il momento di entusiasmarsi!

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  • Programmatic Advertising, là dove ti porta il Consumatore

    Programmatic Advertising, là dove ti porta il Consumatore

    A proposito della crescita del video advertising in Italia che si stima arrivare nel 2017 ad un valore di oltre 60 milioni di euro, vi proponiamo oggi un intervento sul nostro blog di José Enrique Rodriguez, Regional Manager Southern Europe di Videology. L’occasione è quella di approfondire l’argomento del Programmatic Avdertising

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    [dropcap]N[/dropcap]egli ultimi cinque anni la fruizione del media e entertainment si è notevolmente trasformata grazie a nuove tecnologie, maggiore larghezza di banda e il diffondersi di dispositivi smart che permettono ai consumatori di interagire con i contenuti video in modi completamente nuovi rispetto al passato. Di tutto questo gli advertiser devono tenerne conto, adeguandosi rapidamente alla nuova realtà.

    Il pubblico che brand e agenzie vogliono raggiungere, visualizza infatti numerosi contenuti su una gamma eterogenea di dispositivi – spesso  anche simultaneamente – capace di trasmettere lo stesso contenuto – o uno correlato – in ogni momento, ovunque, con feature e interattività social e applicazioni di content-amplification. I content provider confezionano i propri contenuti e le pubblicità adattandoli a molteplici dispositivi – come nel caso di servizi quali SkyGo – per servire al meglio questi consumatori, soddisfacendo le loro esigenze, indipendentemente dal momento e dal dispositivo.

    Negli USA, una ricerca di TechCrunch ha rivelato che quasi la metà dei consumatori comincia a guardare un video su un dispositivo, per poi finirlo di vedere su un altro – di solito si comincia su uno smartphone e si termina su un device con schermo più ampio.

    I consumatori stanno anche combinando il loro tempo di visualizzazione, passando da un device all’altro. Una ricerca Mediascope di IAB Europe dello scorso giugno ha rivelato come ad oggi quasi 25 milioni di persone nel Regno Unito usano regolarmente tre schermi per guardare e interagire coi contenuti.

    L’advertising audio-visivo è sempre più in voga. È emotiva, d’impatto ed efficace. La pubblicità è diventata sempre più un’estensione del contenuto stesso – personalizzabile, social, interattiva e targhetizzata.

    Tuttavia la crescente diffusione della possibilità di visualizzare contenuti video in ogni momento su qualsiasi tipo di schermo, fa sì che gli advertiser non possano più acquistare lo spazio TV in modo isolato rispetto al digitale. Le strategia media devono quindi riflettere la natura cross-channel della visione TV. Il mondo ha superato la divisione “TV vs digitale” entrando in un’epoca nella quale entrambe le realtà devono collaborare per raggiungere il pubblico in tempo reale e assicurare un impatto migliore per i brand. Tutto questo deve partire con i consumatori prendendo in considerazione i loro movimenti tra schermi e dispositivi. Quando gli inserzionisti cambieranno il proprio investimento in linea col comportamento dei consumatori si renderanno conto che tradurre una conoscenza approfondita del complesso mondo della fruizione di contenuti video in un unico piano media integrato offre un impatto di gran lunga più amplificato.

    Dispositivi e piattaforme devono essere gestiti per essere complementari tra loro, per consentire ai brand manager di sfruttare al meglio le potenzialità di ogni singolo device. Per cui proprio come nessun editore si sognerebbe di distribuire contenuti su un unico canale, nessun brand dovrebbe restringere il proprio messaggio a un unico dispositivo e a una singola modalità di visualizzazione. La TV e il digitale sono diventati una continuazione dell’esperienza totale del consumatore.

    Ma dato che le abitudini dello “spettatore tipo” stanno evolvendo, le piattaforme di programmatic technology  devono aiutare brand e agenzie a muoversi in questa nuova realtà. Dato che i meccanismi d’acquisto e alcune metriche sono differenti per ogni piattaforma, è importante affidarsi a un partner tecnologico che sia capace di uniformare e facilitare il più possibile l’acquisto a un dato prezzo o a una particolare metrica su tutte le piattaforme. Esistono infatti realtà come la nostra che collaborando con  partner specializzati nel data e media research, sono in grado di utilizzare le migliori best practice tecnologiche per seguire i consumatori sfruttando il frequency capping cross-device e l’ottimizzazione della spesa relativa ai contenuti multimediali su dispositivi complementari per amplificare l’impatto della TV.

    Le nuove metriche digitali consentono una pianificazione integrata dalla TV al digitale.

    Queste metriche non solo offrono ai media buyer gli strumenti per identificare i tipi di pubblico sui vari schermi, ma consentono anche di comprendere i fattori e le azioni che in definitiva portano i consumatori nell’imbuto del marketing dalla brand awareness all’acquisto.

    L’adozione di un approccio multi-screen assicura un maggiore impatto sul brand, una migliore delivery della campagna e meno sprechi, consentendo a brand manager e media buyer di prendere decisioni più ponderate. Una nostra ricerca – basata su oltre 500 milioni di impressioni nel Regno Unito – sull’impatto della convergenza dei video illustra questo punto. Il video online, da solo, ha garantito un’impressionante crescita media del 33 percento per quel che riguarda il richiamo del brand tra i consumatori che hanno visto le campagne rispetto a quelli che non hanno visto nessun tipo di pubblicità. Tuttavia le campagne su tre schermi hanno avuto un 90 percento di successo in più nel favorire il richiamo del brand rispetto a quelle basate solo su video online.

    In definitiva, tutto viene fatto per consentire al brand di emergere e, ovviamente, per favorire la vendita dei prodotti. I contenuti video possono avere un impatto incredibile, cosa che ha reso la pubblicità televisiva così efficace all’inizio. Ora sono disponibili su molteplici schermi e fanno parte della “dieta multimediale quotidiana” di milioni di consumatori, che guardano sempre più video, più spesso e su un numero maggiore di device. Tutto ciò crea grandi ed entusiasmanti opportunità che consentono ai brand di ottenere un impatto persino maggiore – dato che quando il consumatore chiama, l’advertising deve rispondere.

    [author image=”https://www.franzrusso.it/wp-content/uploads/2014/01/videology.jpg-550×190-.png” ]José Enrique Rodriguez è Regional Manager Southern Europe di Videology, piattaforma di video advertising leader sul mercato rivolta a editori, agenzie e advertiser[/author]

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  • Videology in partnership con AddThis per ottimizzare la piattaforma

    Videology in partnership con AddThis per ottimizzare la piattaforma

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    Videology, piattaforma di video advertising leader sul mercato rivolta a editori, agenzie e advertiser, ha siglato una partnership con AddThis che le permetterà di risolvere il problema della disponibilità globale dei dati. Ora può contare sulla capacità esclusiva di creare profili in mercati dove mancano dati tradizionali

    Videology, piattaforma di video advertising leader sul mercato rivolta a editori, agenzie e advertiser, ha siglato una partnership con AddThis che le consentirà di individuare pubblici specifici, persino in mercati dove i dati convenzionali sono scarsi o non disponibili.

    L’accordo offre a Videology la possibilità di creare profili basati sugli interessi degli utenti e sulle relative demografiche dedotteI tool di AddThis vengono utilizzati su oltre 14 milioni di siti di tutto il mondo, generando un notevole volume di dati comportamentali che forniscono a editori e pubblicitari preziose informazioni  sui clienti e consentono alle piattaforme di advertising di operare sulla base di questi segmenti.

    Informazioni proprietarie, unite ai dati di AddThis, offrono a Videology la capacità esclusiva di creare per i pubblicitari segmentazioni di consumatori sia di gruppi target standard che di audience specifiche, e di agire e perfezionarsi poi sulla base di questa segmentazione. Inoltre, Videology ha la capacità di fornire questo livello granulare di targhetizzazione in ogni mercato grazie ai dati comportamentali di AddThis che includono vista, ricerca, URL e metadati dedotti basati su oltre 100 miliardi di pagine caricate al mese.

    I dati sono attualmente disponibili in USA, Canada, Francia, Italia, Spagna e Paesi Bassi, e saranno presto introdotti in Russia, Australia, Sud Est Asiatico, America Latina e Regno Unito. Seguiranno altri mercati, man mano che la presenza globale di Videology continua a espandersi.

    In molti paesi non esistono fornitori  consolidati di dati e la ricerca di quelli necessari per abilitare una targhetizzazione precisa non è del tutto impossibile. Questo accordo ci permette di creare all’istante segmenti e categorie in tutto il mondo”,  dichiara Catherine Hallam, Director, Product, Data Strategy & Analytics di Videology. “Di conseguenza, stiamo contribuendo a risolvere un problema storico del programmatic buying, aiutando i marketer di tutto il mondo a prendere decisioni più ponderate”.

    I dati di AddThis riflettono gli interessi degli utenti web di tutto il mondo”, afferma Mike McGowan, Senior Vice President of Business Development and General Counsel di AddThis. “La nostra partnership con Videology è un grande esempio del valore aggiunto che si crea quando i dati di AddThis si integrano con le piattorme di adversting leader di oggi”.

    Videology ha già cominciato a utilizzare le informazioni per creare segmenti ad hoc per campagne e anche per identificare i potenziali consumatori in mercati divisi per specifici prodotti, come potrebbero essere una nuova TV o un’auto.  In USA e Canada, per esempio, l’estesa tassonomia standard di AddThis è completamente integrata nel Videology Campaign EngineSM, consentendo agli utenti della piattaforma di pianificare ed eseguire campagne basandosi sulle audience di AddThis, come per esempio i segmenti di Small Business, Auto e Gaming.

    In Spagna, come ulteriore esempio, Videology ha usato questi  dati per creare segmenti di audience più ampi quali per esempio beni di lusso maschili e femminili, e profili femminili suddivisi per età e istruzione. Uno strumento prezioso, in un mercato dove il reperimento di dati sufficienti ad ottimizzare le opportunità di video targhetizzato può rappresentare una problematica.

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