Tag: violenza

  • Twitter limiterà le interazioni con tweet di leader politici che infrangono le regole

    Twitter limiterà le interazioni con tweet di leader politici che infrangono le regole

    Lo scorso mese di giugno Twitter aveva reso noto che i tweet di leader politici che vìolano le regole della piattaforma sarebbero stati segnalati e nascosti. A distanza di pochi mesi, Twitter informa che le interazioni con quei tweet saranno limitate.

    L’uso di Twitter da parte di leader politici è sempre più ampio, basta solo citare Donald Trump come esempio per rendere chiaro a tutti il fenomeno. Però, nei mesi scorsi, in molti si sono lamentati del fatto che tweet pubblicati da leader politici, n evidente violazione delle condizioni d’uso della piattaforma, non venissero cancellati. Twitter da questo punto di vista ha cercato di spiegare quale fosse la sua posizione nel corso degli ultimi mesi, e cioè che i tweet da parte di personalità pubbliche, come leader politici, non dovessero essere cancellati. Una posizione poi rivista lo scorso mese di giugno, quando la società guidata da Jack Dorsey, decise di intervenire su un tema molto sentito dagli utenti, decidendo di segnalare e nascondere i tweet in netta violazione delle condizioni di utilizzo.

    Questo breve preambolo per dire che Twitter, anche in vista dei prossimi appuntamenti elettorali in vari paesi, Usa su tutti, ha deciso di intervenire nuovamente per chiarire il fatto che, dopo quella segnalazione dei tweet, l’interazione da parte degli utenti, quindi retweet, like e ripsoste, sarà limitata.

    tweet politici interazioni

    Una decisione che soddisfa a metà, nel senso che il tweet, come già ricordato, che vìola le regole perché incita all’odio, alla violenza o perché è particolarmente offensivo, viene segnalato e nascosto, ma poi basta cliccare su “visualizza” per vederlo per intero. Twitter ha deciso questo intervento, quindi limitando le interazioni, per permettere che ci sia sempre la possibilità di discutere circa il contenuto di quel tweet, ma non vuole che quel contenuto poi possa essere condiviso e diffuso.

    Per essere più chiari, non sarà possibile fare retweet o like, ma sarà possibile comunque citarlo. Una posizione, se vogliamo, più chiara rispetto a quella di qualche mese fa, solo che non soddisfa poi tanto.

    Tanto per fare un esempio, lo scorso anno Twitter decise di non cancellare i tweet di Trump che, in maniera esplicita, in cui il presidente degli Usa dichiarava guerra alla Corea del Nord, mentre, invece, ha fatto cancellare un tweet del leader supremo dell’Iran, l’Ayatollah Seyed Ali Khamenei.

    Twitter, da oggi nasconderà i tweet di personaggi pubblici che vìolano le regole

    In un post Twitter specifica che le personalità politiche non sono considerate super partes, anche i loro account devono rispettare le regole come tutti gli altri utenti, solo che Twitter, in alcuni casi, vuole preservare “l’interesse pubblico” che non deve mai essere negato.

    E questi sono gli ambiti in cui Twitter interviene in maniera coercitiva:

    • Promozione del terrorismo;
    • Minacce chiare e dirette di violenza contro un individuo;
    • Pubblicare informazioni private, come l’indirizzo di casa o un numero di telefono personale non pubblico;
    • Pubblicare o condividere foto o video intimi di qualcuno che sono stati prodotti o distribuiti senza il loro consenso;
    • Impegnarsi in comportamenti relativi allo sfruttamento sessuale dei bambini;
    • Incoraggiare o promuovere l’autolesionismo.

    Insomma, staremo a vedere.

    E voi che ne pensate?

  • Twitter, da oggi nasconderà i tweet di personaggi pubblici che vìolano le regole

    Twitter, da oggi nasconderà i tweet di personaggi pubblici che vìolano le regole

    Twitter negli ultimi mesi è stata spesso criticata per non essere mai intervenuta su contenuti, ad opera di personaggi pubblici, politici e altro, che spesso violavano le regole della piattaforma. Da oggi i tweet di personalità che violeranno tali regole verranno segnalati e nascosti, ma non cancellati.

    Negli ultimi mesi Twitter è stata spesso criticata per non essere mai intervenuta a censurare quei tweet, ad opera di personaggi pubblici, spesso eminenti politici, che violavano chiaramente le regole della piattaforma, contenente toni incitanti all’odio. Oggi la piattaforma di Jack Dorsey fa un importante annuncio e cioè che a partire da subito i tweet che contengono contenuti d’odio, violenza, verranno resi ben visibili, in modo da essere riconoscibili dagli utenti, ed essere progressivamente “nascosti”. Ciò significa che la reach di quel contenuto verrà via via ridotta, non compariranno più nei risultati di ricerca del motore interno. Si tratta, per chiarire questo punto, di un’azione che riguarda account di personalità pubbliche, artisti, account verificati con oltre 100 mila follower.

    Ad individuare i contenuti che sono in palese violazione delle condizioni della piattaforma, e quindi ad intervenire ove servisse è un team di persone che, una volta verificato l’”interesse pubblico” del contenuto applicherà una etichetta grigia poco sopra il tweet, a segnalare a tutti gli utenti che si tratta di un contenuto che vìola le regole.

    twitter trump contenuti nascosti

    Il tweet, come avrete notato, non viene cancellato del tutto, ma verrà solo “nascosto”, vale a dire che perderà tutta la sua forza nel tentativo di evitare che possa raggiungere un numero altissimo di utenti.

    Twitter, con questa mossa, risponde ai tanti che avevano criticato il fatto che le regole valessero per tutti tranne che per i politici in primis. Fu lo stesso Dorsey, per la verità, che in un’occasione disse che non era possibile, ad esempio, censurare un tweet del presidente Donald Trump, proprio per il suo ruolo pubblico. Il problema è che proprio il modo di utilizzare Twitter da parte del 45° presidente degli Usa è stato spesso al centro di polemiche, per la violenza e l’odio che in alcuni casi i tweet contenevano. Twitter risponde quindi ai tanti utenti che attendevano un segnale in questo senso, ma risponde anche ai tanti manager interni che hanno spinto per arrivare almeno a questo tipo di iniziativa.

    twitter segnalazioni tweet

    In tweet che verrà segnalato allora non comparirà più nel motore di ricerca, come ricordavamo prima; non comparirà nelle pagine degli eventi; non comparirà nei Top Tweet; non comparirà nelle notifiche dei tweet raccomandati; nella scheda delle notifiche e, infine, nel tab Esplora.

    Purtroppo, questa decisione non avrà effetto retroattivo, cioè non verrà applicata a tutti quei contenuti che sono stati spesso indicati in violazione delle regole, ma verrà applicata a partire proprio da oggi e quindi è molto probabile che passerà del tempo prima di vederne qualcuno con l’etichetta grigia.

    Twitter, come è normale che sia, si aspetta di usare raramente questa nuova funzionalità. Per quel che ci riguarda, era ora che si intervenisse in questo senso perché, proprio per la natura pubblica di questi account non intervenire su contenuti violenti significava permettere loro di veicolare messaggi pericolosi e sbagliati che potevano trovare un grado seguito proprio per la loro capacità in “influenzare”.

    [L’immagine di copertina è di Getty Images]

  • Twitter comincia ad applicare le regole contro contenuti di odio e abusi

    Twitter comincia ad applicare le regole contro contenuti di odio e abusi

    Annunciate il mese scorso, con tanto di spiegazione, Twitter comincia da oggi ad applicare le regole previste per contrastare contenuti di odio e abusi che spesso attanagliano la piattaforma. Verranno considerate anche le immagini che istigano alla violenza e all’odio e anche eventuali azioni che da Twitter possano avere conseguenze al di fuori della piattaforma.

    Twitter passa all’azione, era quello che avevamo chiesto il mese scorso, a proposito delle nuove regole che l’azienda di San Francisco aveva messo a punto, spiegandole, per contrastare contenuti di odio, violenza e abusi. Le regole vengono applicate da oggi e costituiscono un momento importante per Twitter, consapevole che questo è uno dei talloni d’Achille della piattaforma. Molte delle regole sono la conseguenza di quanto successo sempre il mese scorso con la sospensione dell’account, verificato di Richard Spencer, appartenente a Alt Right (estrema destra americana), che aveva scritto di voler “cacciare dagli Stati Uniti neri, ispanici, asiatici e ebrei”. Un caso che ha creato non poche polemiche portando Twitter a sospendere anche le attività per richiedere la verifica dell’account, adesso sospesa.

    twitter odio abusi

    Come dicevamo, le nuove regole entrano in vigore da subito e riguarderanno anche immagini che saranno condivise per incitare all’odio e alla violenza, anche al di fuori della piattaforma. Era quello che faceva proprio Spencer dal suo profilo, incitando all’odio usando Twitter come “megafono”. Twitter in questi casi potrà chiedere la rimozione dei singoli tweet e, successivamente, procedere alla cancellazione dell’account nel caso in cui lo stesso continuasse l’attività. Da questo, e costituisce una eccezione non da poco, saranno esclusi gli account governativi e militari. Una eccezione molto criticata negli Usa per il fatto che proprio il presidente Trump, che non ha mai fatto mistero di simpatizzare per le posizione di Alt Right, potrebbe condividere contenuti incitanti all’odio senza subire alcuna limitazione.

    https://twitter.com/TwitterSafety/status/931552531167166469

    Nel mirino di Twitter rientrano anche gli account che minacciano altri attraverso le informazioni del proprio profilo, incluso nome utente (ossia l’handle, @), il nome (detto anche “display name”) o la propria bio. Se le informazioni sul profilo contengono minacce violente o più insulti, epiteti razzisti o sessisti, incitazioni alla paura o umiliazioni pesanti, Twitter procederà alla sospensione in modo permanente.

    L’azienda guidata da Jack Dorsey fa sapere anche di aver iniziato a sviluppare strumenti interni per identificare gli account che violano le regole e per integrare i report degli utenti.

    Twitter oggi fa un passo avanti contro il contenuto violento e di odio che, come già ripetuto anche in questa occasione, attanaglia la piattaforma. Serviva una presa di posizione come questa con regole più chiare, da questo punto di vista. La condivisione di contenuti di odio e violenza da parte di tanti utenti è una delle tante motivazioni che hanno spinto centinaia di migliaia di utenti ad abbandonare la piattaforma o a non utilizzarla affatto. Se davvero Twitter saprà applicare queste poche e semplici regole, forse comincerà ad essere un luogo più attraente, sopratutto per tutte quelle persone che non hanno mai avuto modo, giustamente, di apprezzarla. Vedremo se davvero Twitter sarà in grado e all’altezza del proprio compito.

     

  • Twitter spiega meglio le sue regole su odio o spam, ma adesso serve agire

    Twitter spiega meglio le sue regole su odio o spam, ma adesso serve agire

    Uno dei grandi problemi di Twitter è quello di permettere agli utenti di usare la piattaforma in tutta sicurezza. In questo senso, l’azienda guidata da Jack Dorsey ha sentito il bisogno di aggiornare le regole di utilizzo, spiegandole meglio. Tutto bene, ma se no si passa all’azione, le regole, anche spiegate, non servono.

    Come più volte abbiamo ricordato qui sul blog, è che il vero problema di Twitter è quello di consentire agli utenti di poter usare la piattaforma a 140 caratteri (ancora per poco) in tutta sicurezza. La sensazione è che Twitter sia diventato, per certi versi, un luogo dove tutto (o quasi) sia consentito senza che ci sia un intervento chiaro. Eppure le regole ci sono. Ora, nel tentativo di migliorare il senso di sicurezza, Twitter ha aggiornato le regole, un aggiornamento non nella sostanza, ma solo nel tentativo di spiegare meglio le regole. Un aggiornamento sostanziale è stato annunciato per il prossimo 22 novembre.

    twitter regole

    Cosa cambia allora rispetto alle regole in vigore? Nulla, solo che Twitter ci tiene a specificare alcuni aspetti. In tema di comportamento abusivo, quindi illecito e fuori dalle regole, specificando meglio i fattori che individuano tale comportamento. Ora, una volta che un utente viene sospeso per comportamento abusivo, Twitter invierà una mail spiegando quali regole sono state violate, questo perchè in precedenza molti si sono visti sospendere l’account senza una spiegazione. Twitter da adesso in poi considererà il contesto in cui il contenuto è stato generato prima di intervenire, cercando di capire se si tratta di un contenuto generato volutamente, se si tratta di un episodio isolato o se si tratta di un contenuto da considerare degno di nota. E su questo ci sarebbe molto da discutere.

    Ma Twitter prova a chiarire le regole anche facendo alcuni esempi pratici. Twitter interverrà ad esempio anche su espressioni come “grave crimine” o “scene dell’incidente“, più o meno il senso in italiano dovrebbe essere questo. E’ la prima volta che Twitter fa esempi così espliciti.

    Twitter fa chiarezza anche sul tema dell’autolesionismo e sul suicidio, ma fa anche chiarezza in tema di spam, tema molto avvertito dagli utenti. In relazione a questo aspetto, Twitter specifica che si concentrerà, esaminando l’account dopo le segnalazioni, sull’atteggiamento e non solo sul contenuto specifico. In pratica se sei uno che condivide spesso contenuto spam allora sarai soggetto alle regole; se invece il tuo contenuto è considerato ma spam ma non hai un atteggiamento votato alla condivisione di contenuto spazzatura allora è probabile che Twitter non interverrà.

    L’azienda di San Francisco specifica poi meglio le regole in tema di minacce, violenza, contenuti di odio, ma resta sempre, a veder bene, che manca sempre l’azione. Nel senso che, come confermato da Twitter in questa occasione, le regole ci sono, quello che è mancato è l’intervento sanzionatorio. Twitter nel tempo è diventato un luogo dove fare più o meno quello che si vuole senza essere puniti. E questa è una sensazione che hanno tutti, celebrità o meno. Resta questa sensazione di incapacità di intervenire. Pensate, l’assurdo, che gli stessi molestatori su Twitter sono riusciti a far bannare le loro vittime proprio grazie alle regole di Twitter.

    Come sapete, in seguito alla vicenda che riguarda Harvey Weinstein, l’attrice Rose McGowan si è vista sospendere il suo account, senza motivo e senza una spiegazione. Stava usando Twitter per condividere sue informazioni su caso Weinstein. In risposta a questa sospensione è nato #WomenBoycottTwitter, un movimento spontaneo su Twitter che invitava tutte e donne a boicottare Twitter. Un problema enorme per Twitter che adesso è chiamata a risolvere una volta per tutte.

    Va bene spiegare, ma adesso Twitter è arrivata l’ora di agire per davvero, perchè da qui passa anche la crescita degli utenti.

  • Anche noi siamo stati come la Siria

    Anche noi siamo stati come la Siria

    La situazione in Siria continua ad essere grave e il recente oscuramente della rete nel paese non fa ben sperare purtroppo. Quello che possiamo fare tutti è continuare a parlare di questa terribile situazione, di mantenere vivo l’interesse per una zona fondamentale per una pace duratura in Medio Oriente. E non scordiamoci che anche noi siamo stati come la Siria

    E’ terribilmente difficile parlare della Siria, si ha un po’ l’impressione che le notizie a riguardo non subiscano nessun effetto, che niente riesca ad infrangere l’indifferenza. Forse perché non sentiamo da parte della comunità internazionale una presa di posizione forte che condanni la violenza e che intraprenda azioni per una risoluzione pacifica del conflitto. Da ieri le comunicazioni via web sono state interrotte dal regime di Assad, in alcune zone non è possibile neanche il collegamento telefonico, fatti del genere, mi dicono, sono già accaduti in precedenza. Non oso immaginare l’angoscia di chi vive fuori e dentro questa nazione, non sapere quello che ti sta accadendo o che ti potrebbe accadere, non sapere cosa ne è dei tuoi familiari. Le ultime notizie forse sono state ancora più terribili di quelle precedenti, solo nella giornata di ieri 71 civili sono stati uccisi, di cui 17 erano bambini. Mentre guardo sui social network le foto dei festeggiamenti della Palestina riconosciuta dall’ONU come Stato Osservatore penso alla Siria. Ho come l’impressione che la repressione di questi giorni sia divenuta ancora più cruenta, spero solo che questo sia il segno di un ultimo atto di un delirio che si perpetua da troppo tempo sotto gli occhi di tutti.

    Un segnale arriva dagli Stati Uniti che si dichiarano pronti al riconoscimento dell’opposizione come rappresentante legittima del popolo siriano e per questo motivo dicono di voler fare di più riguardo al conflitto che da oltre 20 mesi ha registrato più di 44.000 morti. Mi chiedo cosa si sia aspettato fino adesso. Non esiste nessuna valida ragione per non voler fermare questo orrore, di tempo se n’è perso fin troppo. Il valore anche di una singola vita è superiore a qualsiasi posizione, per questo motivo spero ancora in una via al dialogo che riesca a smontare i soprusi e che dia libertà e democrazia al popolo. Naturalmente riconosco l’impotenza di noi persone comuni ma allo stesso tempo credo sia importante non far sentire soli i siriani, dar voce alla loro volontà di pace, volontà che ho sentito nelle parole e ho visto sui volti dei ragazzi che hanno organizzato lo scorso 17 Novembre a Bologna una marcia per i bambini siriani.

    Mi rammarico di non sentire, da parte dei nostri artisti e intellettuali, parole atte a condannare le atrocità in Siria, nonostante questo in quel paese c’è chi ancora agisce per la pace mettendo a rischio la propria vita come le spose di Damasco che sono state recentemente arrestate per essersi presentate sotto il palazzo del governo vestite di bianco con uno striscione dove capeggiava la scritta: “Stop alle uccisioni: Vogliamo un paese per tutti i siriani”. Queste donne sono uno splendido esempio per tutta l’umanità.

    Siria blackoutIl recente oscuramento di internet ha mosso l’interesse degli hacker di Anonymous i quali hanno dichiarato dal loro sito di voler rimuovere dal web qualsiasi contenuto proveniente dal regime di Assad non ospitato sui network siriani iniziando dai siti dalle Ambasciate siriane all’estero. Sempre oggi leggo le notizie riguardo alla piccola grande missione della Scuola di Pace che è giunta ad Antiochia, sul confine turco con la Siria, per portare ai bambini rifugiati Gioia e Colori. Su facebook hanno pubblicato le foto dei disegni dei bambini che lanciano un SOS, nel commento dell’album leggo:

    “Non ci sono bambini vittime di una guerra che possono essere salvati e altri no, per una strana teoria degli equilibri mondiali. La Pace è la Pace dappertutto!

    Parliamo ancora della Siria nel nostro piccolo, proviamoci anche se sembra che non serva a nulla, facciamolo per questi bambini che, come tutti, hanno diritto ad un’infanzia piena di gioia e che sia libera da ogni forma di violenza.

    (cover image credits: Al Jazeera)
    (questo post è apparso su: sabrinaancarola.blogspot.it)
  • Cyberbullismo, quando la violenza in rete è il linguaggio per farsi ascoltare

    Cyberbullismo, quando la violenza in rete è il linguaggio per farsi ascoltare

    Oggi il 34% del bullismo avviene online, soprattutto in chat, e per questo viene definito cyberbullismo. In Inghilterra, più di 1 ragazzo su 4, tra gli 11 e i 19 anni, è stato minacciato via e-mail o sms. In Italia, oltre il 24% degli adolescenti subisce prevaricazioni, offese o prepotenze dai coetanei

    CyberbullismoAmanda Todd era un’adolescente di 15 anni. Sicuramente meno protetta dall’ambiente familiare e scolastico di quanto sono i nostri figli. Si è tolta la vita il 10 ottobre. Il motivo del suicidio è stato attribuito al Cyberbullismo, ovvero a ripetute vessazioni che la ragazza ha subito via internet. La storiaccia risaliva a qualche anno prima, quando frequentava le videochat in cerca di nuove amicizie: a dodici anni, in una sera certo non programmata, cedette alle moine di uno sconosciuto, che la convinse a mostrare il seno in cam. Un gioco da ragazzi, probabilmente privo di quella la malizia che tante coetanee di Amanda mettono nei loro autoscatti pubblici o nelle sessioni in webcam con fidanzati virtuali. Ma da quel momento in poi lei cominciò ad essere ricattata. Di più, tormentata. La foto del topless di Amanda fu pubblicata in rete e – un anno più tardi – ritornò come icona di un profilo Facebook. L’equilibrio psicologico di Amanda precipitò, la depressione prese il sopravvento e tempo dopo la ragazza si tolse la vita.  (altro…)

  • CyberStalking, lo Stalking sul web e sui Social Network

    CyberStalking, lo Stalking sul web e sui Social Network

    Per “Stalking” si intende ogni tipo di minaccia o molestia ripetuta e assillante che produce nella vittima un grave stato di ansia e di paura. Tanto da costringere al cambiamento delle proprie abitudini di vita per ritrovare la libertà. Con la diffusione dei Social Network queste persecuzioni hanno trovato un terreno fertile. Ma sono ancora poche le persone che denunciano la violenza subita, in quanto si tratta di una violenza ambigua e difficile da dimostrare

    cyber, web, social network stalkingCon la nascita dei Social Media è cambiato il modo di parlare di sé. Siamo portati a raccontare molto di più i fatti personali e, con la geo-localizzazione, facciamo sapere pubblicamente dove siamo in tempo reale. Il computer, poi, ci trasmette un senso di falsa sicurezza. Lo usiamo da casa o nei luoghi a noi famigliari e anche per questo ci sentiamo protetti. E spesso non ci accorgiamo che le informazioni che condividiamo sulla nostra vita sono l’appiglio migliore per gli attacchi di chiunque sia intenzionato a infastidirci, spiarci o molestarci. Il web, come terreno fertile per curiosare nelle esistenze degli altri, ha diffuso così un reato di cui si parla sempre più spesso, ma a tanti ancora non è ben chiaro cosa sia. Lo Stalking.

    “Stalk” in inglese significa “appostarsi, inseguire” e descrive ogni tipo di minaccia o molestia ripetuta e assillante che produce nella vittima un grave stato di ansia e di paura. Una violenza a tutti gli effetti.

    Il reato di Stalking è stato introdotto nel nostro Codice Penale recentemente, nel 2009, tra gli Atti Persecutori e viene punito con una reclusione che va dai 6 mesi ai 4 anni, con aggravamenti di pena se il reato viene commesso da un coniuge o da un individuo legato sentimentalmente alla vittima. Nel 55% dei casi, infatti, lo Stalking avviene all’interno di una relazione di coppia.

    La gelosia patologica è la molla che spinge al bisogno ossessivo di controllare il partner, un’ossessione che diventa vera e propria persecuzione. Lo Stalker il più delle volte, quindi, non è un estraneo, ma un conoscente, un amico, un collega, oppure la persona che si è amata, che cerca di ritornare alla precedente relazione o di stabilirne una nuova. Magari che vuole vendicarsi di un torto subito.

    E’ una persona che ha seri problemi di interazione sociale, ma generalmente ben dissimulati, e una aggressività che non riesce a gestire: imporre la sua presenza è l’unico linguaggio che conosce per farsi ascoltare.

    Gli individui affetti da veri e proprie malattie psichiatriche sono meno comuni tra gli Stalkers. In questo caso, c’è una perdita di contatto con la realtà e il comportamento persecutorio nasce dalla convinzione che esista veramente una relazione sentimentale con la vittima. Il disturbo di personalità borderline è riscontrato in sette su dieci di questi soggetti.

    Quando tutto questo avviene attraverso il web si parla di CyberStalking. La Cassazione ha confermato nel 2010 la condanna al carcere fino a 4 anni per chiunque infastidisca o minacci una persona anche attraverso il web. Mail ossessive, video e messaggi personali lanciati attraverso i Social Network non sono meno pericolosi di telefonate assillanti e appostamenti sotto casa.

    Lo Stalker difficilmente, infatti, passa all’aggressione fisica, e l’effetto che ottiene via internet è lo stesso che nella vita reale: la vittima viene gettata lentamente ma inesorabilmente in uno stato di terrore ed è costretta a cambiamenti radicali nel proprio stile di vita per riconquistare la sua libertà. Il reparto Analisi Criminologiche dei Carabinieri ha tracciato un identikit dello Stalker, che identifica 5 profili differenti in base ai loro comportamenti e alle dinamiche psicologiche.

    La prima tipologia di molestatore è stata definita “il Risentito”. Il suo comportamento è guidato dal desiderio di vendicarsi di un danno o di un torto che ritiene di aver subito, ed è quindi alimentato dalla ricerca di vendetta. Può diventare molto pericoloso, perché il suo rancore gli fa considerare i suoi comportamenti delinquenziali come giustificati. Perseguitare chi secondo lui gli ha fatto del male è un modo per ripristinare un senso di giustizia e, cosa ancora più grave, farlo sentire di nuovo padrone della realtà.

    C’è poi il “Bisognoso d’Affetto”, cioè lo Stalker che fa di tutto per convertire quello che è un civile e ordinario rapporto di quotidianità in una relazione amorosa. La sua ossessiva insistenza nasce dalla convinzione che prima o poi l’oggetto delle sue attenzioni capitolerà.

    Il “Corteggiatore Incompetente” è il meno dannoso, perché il suo inseguimento è in genere di breve durata. Si tratta per lo più di persone incapaci di avere relazioni soddisfacenti, e che risultano opprimenti e invadenti in modo abbastanza preterintenzionale. 

    Il “Respinto” è molto più pericoloso: spesso rifiutato realmente dalla vittima, vuole allo stesso tempo riconquistare la sua preda e vendicarsi dell’affronto subito. Oscilla tra i due desideri, manifestando comportamenti estremamente duraturi nel tempo, che non si lasciano intimorire dalle reazioni negative manifestate dalla vittima. La persecuzione che attua rappresenta per lui di per sé una forma di relazione, e in quanto tale egli si sente rassicurato. È la perdita totale di un legame che per lui sarebbe percepita come intollerabile.

    L’angoscia di abbandono è il tema predominante nella psicologia di questo tipo di Stalker: l’assenza dell’altro è vissuta come una minaccia di annullamento di sé stesso.

    La tipologia più rischiosa, tuttavia, è la quinta: quella del “Predatore”, il cui obiettivo è di natura essenzialmente sessuale. Sceglie tra le sue vittime persone per lo più indifese, le insegue e le spaventa fino a terrorizzarle. La paura che procura lo eccita, perché gli fa provare un senso di onnipotenza. Tra questi ultimi, vi si trovano spesso voyeur e pedofili.

    Ma come ci si può difendere dal terrore psicologico esercitato dagli Stalker?

    Lo studio della psicologia può aiutare le persone a evitare certe situazioni, ma la persecuzione messa in atto dagli Stalker è una violenza che molto spesso non si può prevedere. Che va affrontata con armi più potenti di un’analisi dei comportamenti. È il primo passo è indubbiamente quello di sensibilizzare la coscienza collettiva.

    La maggior parte delle persecuzioni non viene denunciata alle forze dell’ordine. Questo è un fatto reale. Ed è un fatto drammatico. Le violenze non vengono denunciate perché lo Stalking in sé è una pratica ambigua. Difficile da identificare e ancora di più da dimostrare.

    E così la vittima si sente angosciata anche dal timore di non poter essere concretamente difesa. Peggio, di non essere creduta. Denunciare il proprio persecutore aumenta, invece, paradossalmente la paura, perché la vittima si sente ancora più esposta. Una violenza sottile, reiterata, non pubblica, difficile da perseguire, e proprio per questo ancora più spaventosa. È quell’aurea di ambiguità e di morbosità assieme che rende lo Stalker così potente.

    La prima cosa da fare sempre è non negare il problema

    Purtroppo, il fatto stesso di non volersi considerare “vittima” è un altro deterrente a esporre denuncia. E così si “aiuta” lo Stalker. Riconoscere il problema, informarsi, comprendere i rischi, adottare le precauzioni consigliate sono i primi passi per ostacolare gli atti di molestia. Se la persecuzione consiste nella richiesta di iniziare o ristabilire una relazione indesiderata, è necessario essere fermi nel “dire di no”, in modo molto chiaro ma una volta sola.

    Qualsiasi altro sforzo per scoraggiare lo Stalker sarà letto inevitabilmente – e contrariamente a quanto voluto – come una manifestazione d’interesse. E in quanto tale, rafforzerà la persecuzione. E’ importante ricordare che i comportamenti di difesa personale più efficaci sono quelli più prudenti.

    Se le molestie avvengono attraverso messaggi su Facebook o su Twitter, ad esempio, è utile non rendere inattivo il proprio profilo. La frustrazione che si creerebbe nello Stalker aumenterebbe la sua violenza. La cosa migliore è creare un profilo alternativo, lasciando che su quello vecchio il molestatore possa continuare a scrivere.

    La rabbia e il terrore non aiutano purtroppo chi subisce lo Stalking. E’ necessaria una certa lucidità per raccogliere più dati possibili sulle molestie subite. Qualsiasi mail, messaggio pubblico e privato e tag su foto è una prova della violenza subita e fornisce indizi. La Polizia ne avrà bisogno.

    I Social Media sono nostri amici

    Li frequentiamo tutti i giorni e, per loro natura, ci permettono relazioni felici proprio perché azzerano le distanze e avvicinano le persone per interessi e gusti comuni. La violenza che le persone subiscono non smette di esistere solo perché i nuovi media hanno trasformato il modo di relazionarci con gli altri. Cambiano i modi, appunto, ma la psicologia umana rimane la stessa.

    I delinquenti rimangono quelli, con la stessa loro dinamica per mietere vittime. Neanche a dire che si sono evoluti, questi delinquenti. Hanno solo cambiato “mezzo” per reiterare la loro violenza. Hanno affinato gli strumenti. Oggi, la società si è fatta più attenta.

    Non ancora coraggiosa abbastanza da denunciare tutti gli atti di Stalking, ma abbastanza da voler divulgare una coscienza del rispetto. E della difesa personale attraverso forme lecite ed efficaci.

    E voi cosa ne pensate? Quanto vi spaventa lo Stalking che utilizza il web e i Social Network?

  • Il doodle di Google dedicato alla Festa della Donna

    Il doodle di Google dedicato alla Festa della Donna

    Anche in questa occasione Google celebra a suo modo la Giornata Internazionale della Donna, più conosciuta come Festa della Donna. E lo fa con un doodle speciale con al centro il fiore che simboleggia la festa, la Mimosa. Un pensiero particolare è per Rossella Urru

    Google doodle Festa della Donna 2012

    Anche quest’anno Google non vuole mancare nel rendere omaggio alla Giornata Internazionale della Donna, la Festa della Donna, con un doodle particolare. Lo scorso anno in occasione dei 100 anni dedicò il doodle ma associandosi ad altre iniziative diffuse in tutto il mondo. (altro…)