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  • Sorpasso dello streaming sulla Tv, un passaggio epocale

    Sorpasso dello streaming sulla Tv, un passaggio epocale

    Secondo Nielsen, a maggio 2025 lo streaming ha superato per la prima volta la TV tradizionale negli USA, raggiungendo quasi il 45% del tempo di visione. Un sorpasso storico che ci dice molto più di quanto sembri: cambia il modo in cui ci informiamo, ci intratteniamo.

    Negli ultimi anni, il modo in cui fruiamo dei contenuti video è cambiato radicalmente.

    Secondo gli ultimi dati Nielsen, a maggio 2025 lo streaming ha rappresentato il 44,8% del tempo totale trascorso davanti allo schermo negli Stati Uniti. Per la prima volta, ha superato la somma delle due principali forme di televisione tradizionale: via cavo e in chiaro.

    Un dato che non lascia spazio a dubbi: lo streaming non è più un’alternativa. È diventato il modo principale con cui le persone si informano, si intrattengono e scelgono cosa vedere.

    Ma cosa significa davvero questo sorpasso?

    Significa che non guardiamo più la TV come una volta. E non si tratta solo di tecnologia. È in atto un cambio culturale profondo. L’utente oggi è protagonista, sceglie quando, come e cosa guardare. Non esiste più il vincolo del palinsesti; non c’è più l’attesa per il programma delle 21. O delle 20:30 per chi lo ricorda. Tutto è on demand. Sempre.

    Non è un caso che le piattaforme più popolari, da YouTube a Netflix, da Twitch a TikTok, siano diventate nel tempo ecosistemi di attenzione, capaci di trattenere gli utenti per ore grazie a un flusso continuo e personalizzato di contenuti.

    Sorpasso dello streaming sulla Tv, un passaggio epocale
    Sorpasso dello streaming sulla Tv, un passaggio epocale

    E questa trasformazione non riguarda solo l’intrattenimento.

    Sempre più persone si informano tramite live streaming, notizie commentate in diretta, creator che costruiscono formati originali dove informazione e opinione si fondono. La differenza tra chi fa TV e chi fa streaming è ormai sempre più sottile. In molti casi, è del tutto svanita.

    Non è più la TV a dettare il tempo dell’informazione o del racconto. È lo streaming a dettare il tempo dell’attenzione.

    Un tempo si diceva “ci vediamo in TV”. Oggi si dice “seguimi in diretta” o “trovi tutto sul mio canale”.

    È il trionfo della logica personalizzata, ma anche della disintermediazione portata forse all’estremo.

    I creator parlano direttamente alle community, saltando tutta la filiera editoriale classica. E in questo scenario, la TV tradizionale – se non evolve – rischia di diventare marginale.

    Naturalmente non tutti gli utenti sono migrati completamente. I contenuti sportivi in diretta e gli eventi di massa continuano ad avere un peso in TV. Ma anche lì, lo streaming avanza. Basti pensare a quanto sia centrale oggi Amazon Prime Video per il calcio o le mosse aggressive di Disney+ per accaparrarsi diritti sportivi.

    In questo scenario, resta da capire se questo sorpasso è solo numerico o se diventerà strutturale, anche nel modo in cui raccontiamo il mondo.

    Perché lo streaming è veloce, adattivo, iper-personalizzato. Ma rischia anche di essere più frammentato, più polarizzato, più schiavo dell’algoritmo.

    La sfida oggi non è solo quella dell’audience. È la sfida della qualità. Se il tempo dell’attenzione si è spostato sulle piattaforme, la responsabilità di chi le popola è ancora più grande.

    Vi invito ad ascoltare l’episodio sul mio canale YouTube, che vi invito a seguire, e anche su Spotify che trovate qui sotto.

  • Gli italiani e il video on demand, 1 su 3 lo apprezza

    Gli italiani e il video on demand, 1 su 3 lo apprezza

    Secondo una recente ricerca, la “Global Video on Demand Survey” di Nielsen, gli italiani apprezzano il video on demand, il VOD, cioè la modalità che consente di vedere video in qualsiasi momento. Il 36% usufruisce di servizi a pagamento, percentuale comunque bassa rispetto alla media europea del 50% o rispetto a quella globale del 65%.

    Negli ultimi mesi si è molto parlato proprio di video on demand con l’arrivo in Italia di Netflix avvenuto lo scorso ottobre, un avvenimento che ha di certo contribuito a migliorare il mercato italiano, anche dal punto di vista dell’offerta. E a quanto pare gli italiani apprezzano il video on demand, anche se questo apprezzamento va considerato in un contesto in cui il mercato deve ancora svilupparsi per poter essere in linea con altri paesi dove il fenomeno è sicuramente più diffuso. E su questo andrebbero fatte altre considerazioni. Ma oggi parliamo di video on demand perchè qualche giorno fa Nielsen ha pubblicato i dati di una interessante ricerca, la “Global Video on Demand Survey”, condotta in 61 paesi, Italia inclusa, che ha coinvolto un campione di intervistati di 30 mila utenti. Diamo un’occhiata ai risultati.

    video on demand

    1 italiano su 3 usa servizi di video on demand a pagamento

    Il 36% degli italiani utilizza servizi di video on demand a pagamento, quindi 1 su 3, un dato interessante che dimostra l’apprezzamento degli italiani verso questo nuovo fenomeno. Anche se è comunque sensibilmente più basso quando lo paragoniamo con la media europea del 50% e con la media globale del 65%.

    Il 48% accede a questi contenuti dal proprio smartphone, il 38% vi accede dal proprio tablet, anche se poi gli utenti ritengono che la visione di video da schermi più grandi è sicuramente più coinvolgente. Ma questo dato evidenzia al meglio la caratteristica principale del video on demand, ossia quella di essere fruita in qualsiasi momento e da qualsiasi luogo, e lo smartphone di fatti permette proprio questo. Mediamente la fruizione avviene attraverso 2 o 3 dispositivi.

    La ricerca evidenzia anche il fatto che il video on demand va molto d’accordo con i social media, infatti il 39% degli italiani ama dialogare sui social media mentre sta guardando un video, una modalità di interazione che permette di conversare e approfondire il video che si sta guardando grazie al contributo di altri utenti. Ma, anche in questo caso, il dato è inferiore alla media europea che è del 49%.

    Altri dati interessanti che emergono dalla ricerca è che il 50% degli utenti che utilizzano servizi di video on demand vi accedono almeno tre volte alla settimana, quindi non è un uso quotidiano. Al livello globale questo dato è del 65%, mentre la media europea di allinea a quella italiana.

    Video on demand, le motivazioni e cosa guardano gli italiani

    Ma quali sono le motivazioni che spingono gli italiani a scegliere il video on demand? A questa domanda gli utenti rispondono che con il VOD è possibile fruire di un “palinsesto personalizzato“, quindi una programmazione costruita in base alle proprie esigenze di orario (69%) che dal punti di vista di poter fruire di un’intera serie in sequenza (67%). Inoltre il 46% degli italiani apprezza il VOD per il fatto che consente ai membri di una famiglia di poter fruire contenuti diversi da dispositivi diversi, anche nello stesso tempo. La media globale è del 66%. Un dato che di fatto cancella quell’immagine della tv come “focolare” familiare, tutti intorno allo schermo per vedere un programma o un film. Adesso ognuno ha più libertà di scelta.

    Ma cosa vedono gli italiani con il video on demand? Il 75% risponde film, il 41% risponde serie tv e il 33% documentari. Ad oggi in Italia solo il 5% utilizza player alternativi, come Netflix appunto, per accedere ai video su richiesta, la media europea è dell’11%, mentre quella globale è del 26%.

    Infine, il 53% degli utenti italiani si dice disposto a guardare pubblicità mentre guarda programma di interesse, il 39% ritiene poi che i messaggi pubblicitari siano d’aiuto per meglio guidare la propria scelta. Si registra quindi un atteggiamento positivo verso la pubblicità sul video on demand.

    video on demand mobile netwflix

    Le piattaforme di video on demand in Italia

    Per concludere, un rapido sguardo sulle piattaforme video on demand attive in Italia, ad oggi. E tra le più usate, tra acquisto, noleggio e abbonamento, vi indichiamo:

    Infinity – piattaforma in abbonamento che permette anche il noleggio;

    Tim Vision – piattaforma in abbonamento che consente il noleggio e anche l’acquisto;

    Sky online – piattaforma in abbonamento;

    Netflix – piattaforma in abbonamento;

    Chili – piattaforma che permette l’acquisto e il noleggio;

    Google Play Film – piattaforma che permette l’acquisto e il noleggio;

    Wuaki tv –  piattaforma che permette l’acquisto e il noleggio;

    Mymovies Live –  piattaforma in abbonamento che permette l’acquisto e il noleggio.

    E a voi piacciono i video on demand? Vi ritrovate nei risultati di questa ricerca? Raccontateci la vostra esperienza.

  • Linkontro 30, il futuro è sempre più mobile

    Linkontro 30, il futuro è sempre più mobile

    scenari-mobile

    A Linkontro 30 interessante relazione di Luca Bordin di Nielsen che ha tracciato gli scenari e le tendenze che stanno caratterizzando il nostro tempo, evidenziando che il futuro è sempre più Mobile. E il consumatore in questo contesto è sempre più esigente

    Seconda e intensa giornata a Linkontro 30, l’evento organizzato da Nielsen uno dei più importanti dedicati alla business community italiana. Tutti i temi di oggi erano orientati sul digitale e in special modo sul ruolo che il Mobile giocherà nel prossimo futuro. In questa ottica è stata molto interessante la relazione di Luca Bordin, General Manager Media Sales&Solutions di Nielsen, che ha tracciato gli scenari e le tendenze futuro, evidenziando quello che forse molti dei lettori di questo blog sanno già, ossia che il futuro è ormai sempre più Mobile.

    Solo negli ultimi 16 anni, dal 1998 al 2014, è incrementato in modo esponenziale il numero di persone che ha accesso a Internet. Nell’ultimo anno, sono stati, come abbiamo già visto, ben 29 milioni gli italiani che hanno avuto accesso al web via Mobile; sono 2,8 miliardi di persone in tutto il mondo. Siamo quindi di fronte ad un fenomeno che è in continua crescita. Pensate che solo nel 2013 sono stati venduti qualcosa come 1 miliardo di smartphones. Di quei 29 milioni di italiani che naviga via mobile, 7 milioni in un anno lo hanno fatto via tablet. Solo nello scorso anno, sono stati venduti 200 milioni di tablets.

    Ma lo scenario è destinato ad agganciare una nuova tendenza, quella dei wearable device, ossia i dispositivi mobile “indossabili” e quindi stiamo parlando di Smart Glass, quelli di Google per intenderci che presto saranno seguiti dai glass di Samsung, e dai Smart Watch, gli orologi che si connettono con i nostri dispositivi attraverso il bluetooth, fornendoci tutte le informazioni direttamente “sul polso”. Insomma, il futuro è certamente Mobile.

    E in questo contesto chi ne fa le spese è il Pc. Nell’ultimo anno la vendita è calata in Italia del 3,4%, in Uk del 5,6%, in Usa del 4,3%. Calo meno sensibile in Francia, -1,3%,  e in Germania, -0,7%.

    italiani mobile

    Come abbiamo spesso raccontato qui sul nostro blog, gli italiani sono sempre più appassionati di Mobile. La penetrazione mobile per fasce di età è molto interessante:

    • 73% (in crescita del 18%) tra 18-34 anni – con 45 ore mensili
    • 47% (in crescita del 13%) tra 35-54 anni – con 30 ore mensili
    • 18% (in crescite del 13%) tra 55+ – con 27 ore mensili

    In questo contesto cambiano anche le caratteristiche del consumatore che diventa sempre più esigente. Il 69% dei consumatori che cercano informazioni via mobile vorrebbe il negozio fisico nel raggio di 5 Km; il 71% degli utenti mobili negli Usa utilizza lo store locatore per individuare un punto vendita; il 55% dei consumatori è più propenso a spendere di più in cambio di una migliore esperienza più personalizzata; il 72% dei consumatori dichiara poi di volere una relazione più duratura con la propria marca di riferimento.

    Insomma, sappiamo che il futuro sarà certamente Mobile. E voi che ne pensate?

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  • Il consumatore italiano oggi è risparmiatore e tecnologico

    Il consumatore italiano oggi è risparmiatore e tecnologico

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    Come è cambiato l’atteggiamento del consumatore italiano consumatore italiano in questi ultimi quattro anni? Secondo l’analisi Nielsen, presentata a Linkontro 30 da Giovanni Fantasia, CEO Nielsen Italia, il consumatore oggi è risparmiatore, pianificatore e tecnologico

    Interessanti i dati dell’analisi di Nielsen presentati oggi da Giovanni Fantasia, CEO di Nielsen Italia, all’interno de Linkontro 30, il più importante evento dedicato alla business community italiana, ci offrono un quadro di come sono mutate le caratteristiche del consumatore italiano in questi ultimi quattro anni, caratterizzati dalla lunga crisi dalla quale si sta pian piano cercando di uscire. E il consumatore italiano in questi ultimi anni si è adattato al periodo e ha modificato il suo atteggiamento, diventando quindi più risparmiatore, pianificatore e anche tecnologico.

    Rispetto al 2010, l’analisi di Nielsen evidenzia un più marcato orientamento verso la riscoperta e la conseguente “difesa” dei valori familiari, con uno sguardo, inevitabile, alla digitalizzazione dei gesti più comuni. In particolare, alcune delle caratteristiche in cui si identificano oggi gli italiani sono tipiche di un approccio ancora timido, ma da cui si può cogliere una sorta di preparazione ad una prossima ripartenza. Di conseguenza, il consumatore italiano oggi è più risparmiatore (82% degli intervistati, rispetto al 72% del 2010), pianificatore nel definire le spese e razionale nelle scelte (70% vs 57%), devoto alla famiglia (63% vs 56), casalingo (60% vs 55%) e, ovviamente, tecnologico (82% vs 70%). Da evidenziare che gli atteggiamenti verso il risparmio e verso una maggiore attenzione verso la tecnologia, sono i valori più alti, quasi a sottolineare anche la loro complementarità.

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    consumatore-italiano-interessi

    A questo si aggiunge anche una riscoperta dei valori tipici della famiglia lasciati in disparte in questi anni di crisi. Nel 2013 il tempo medio speso in casa è pari a 146 minuti, 15 in più rispetto al 2010. Di riflesso cala il tempo libero passato fuori dalle mura domestiche, pari a 94 minuti, sei in meno rispetto a tre anni prima. A sostegno di questo nuovo “Family Consumer” modellato da Nielsen, anche l’incremento del tempo per le attività tipicamente familiari: sono 87 i minuti dedicati alla cura della casa (rispetto ai 71 del 2010), 85 quelli per la cura dei figli (69 nel 2010) e 69 per cucinare (55 nel 2010). Non a caso, tra i più significativi mutamenti negli interessi, l’incremento più elevato è relativo al tema “Cucina”, pari a 15 punti percentuali in più rispetto al 2010.

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    In questi ultimi quattro anni cambia anche l’ordine delle priorità per il consumatore italiano. Rispetto al 2010 si registra un aumento delle azioni finalizzate al risparmio, come la riduzione dell’uso dell’auto (+12 punti 2013 vs 2010) e delle spese telefoniche, la scelta di marchi alimentari più economici o il rinvio delle decisioni legate alla sostituzione di articoli per la casa. Ne consegue una significativa riduzione delle rinunce rispetto a quanto succedeva nel 2010; si evidenziano una riduzione dei “tagli” alle vacanze annuali (-6 punti percentuali) e ai weekend brevi (-8 punti percentuali), ma sono sempre meno anche i tagli alle spese per l’abbigliamento e per gli interventi di sostituzione alle proprie “tecnologie” di utilizzo quotidiano. È questa una conferma dell’emergere del fenomeno “Family Consumer” con un profilo “smart”. Allo stesso tempo, si assiste a un cambio di valori in tema di possesso, per far posto alla cosiddetta sharing economy: il consumatore italiano è propenso a condividere l’auto (71%) attraverso i più diffusi servizi già presenti nelle principali città, ma anche i corsi online di formazione professionale, aggiornamento nonché condivisione tra privati di reciproci know-how (43%), dei propri device elettronici mediante prestiti (37%) e di abiti per eventi speciali (33%).

    I dati in nostro possesso relativi ai primi mesi del 2014 evidenziano segnali di tenuta per alcuni settori, come il largo consumo, con un sostanziale recupero di alcuni articoli del segmento grocery, come le bevande e il fresco. Si colgono inoltre alcuni segnali di risveglio che ci fanno essere cautamente ottimisti” – ha dichiaratoFantasia. “Anche attraverso un’accentuata ripresa dei consumi è possibile che il Paese riparta, come è opinione ricorrente tra economisti e operatori del settore. E’ importante che tutti gli attori in campo operanti in ambito produzione e largo consumo si adattino all’evoluzione della shopping experience. I consumatori hanno già intrapreso questa via, ora tocca a manufacturer e retailer se non si vuole rimanere indietro. Solo insieme si può affrontare la sfida”.

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  • Al via Linkontro Nielsen 2014: Insieme, per una svolta

    Al via Linkontro Nielsen 2014: Insieme, per una svolta

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    Linkontro arriva quest’anno all’edizione numero 30. A partire da giovedì 22 fino a domenica 25 Maggio 2014, al Forte Village di Santa Margherita di Pula (CA), attraverso un programma ricco di spunti interessanti e di personalità di prestigio, ci sarà modo di sviluppare il tema che caratterizzerà questa edizione, e cioè: “Insieme. Per una svolta”

    Da giovedì 22 e fino a domenica 25 Maggio, presso il Forte Village di Santa Margherita di Pula (CA), prende il via Linkontro, l’evento per la business community italiana legata al mondo dei consumi, organizzato da Nielsen che quest’anno arriva alla sua 30° edizione. Tema dell’evento di quest’anno è: “Insieme. Per una svolta”. Il programma delle giornate è come sempre ricco di spunti e di personalità prestigiose che svilupperanno il tema portando la propria esperienza e confrontandosi soprattutto sulle idee.

    L’apertura della 30° edizione de Linkontro sarà affidata, giovedì pomeriggio, a Mitch Barns, chief executive officer di Nielsen. Nel corso dell’esclusiva tre giorni di incontri, dibattiti e workshop, più di 500 top manager di oltre 250 aziende leader nel largo consumo si confronteranno sui temi e gli spunti relativi alla stringente attualità: relatori nazionali e internazionali di prestigio si alterneranno sul palco de Linkontro per riflettere insieme ai partecipanti sugli scenari futuri e le opportunità di cambiamento.

    Usciti dalla recessione e da una delle crisi economiche più pesanti dei tempi moderni – dichiara Giovanni Fantasia, Amministratore Delegato di Nielsen Italia – abbiamo imboccato la strada, tutta in salita, della ripresa. Tra pochi e deboli segnali di crescita e molti ostacoli ancora da superare, le nostre imprese si trovano a competere in un contesto di mercato completamente diverso da quello cui erano abituate”.

    L’agenda dei lavori si sviluppa su 3 macro sessioni dedicate agli scenari economici e di impresa, alle dinamiche dei mercati e agli impatti del digitale sullo sviluppo delle aziende del largo consumo.

    Leadership, etica, flessibilità e collaborazione – conclude Fantasia – sono i fari che stanno orientando il delicato processo di cambiamento. Nielsen ha la forza di riunirli in un unico evento: dopo trent’anni, possiamo dire con orgoglio che Linkontro è per contenuti, continuità e qualità dei partecipanti, il più importante evento italiano per la business community legata al mondo dei consumi”.

    A Linkontro 2014 sono attesi, tra gli altri, personaggi, oltre al già citato Mitch Barns, come Corrado Formigli, Beppe Severgnini, Jean Paul Fitoussi, Alessandro Banfi, Fabio Vaccarono (Google), Daniele Bossari.

  • Mercato pubblicitario negativo a Febbraio 2014, male anche su Internet

    Il mercato pubblicitario in Italia continua a far registrare un trend negativo anche se nei nei precedenti stava riprendendo quota. A Febbraio 2014 si registra -5,8% su base annua e -4,3 nei primi due mesi del 2014. Segno negativo anche per quanto riguarda la pubblicità su Internet che è in continua mutazione: -6,3% rispetto a Febbraio 2013 e -8,1% al mese di Febbraio 2014.

    Nielsen ha diffuso i dati riguardo al mercato pubblicitario a Febbraio 2014 e il dato che emerge è che il settore fa registrare –5,8%, rispetto allo stesso mese del 2013, e una riduzione del -4,3% per il primo bimestre, pari a circa 42,7 milioni di euro in meno sul periodo gennaio-febbraio dello scorso anno.  Come spiega Alberto Dal Sasso, Advertising Information Services Business Director di Nielsen

    L’inaspettata debolezza del mercato di febbraio interrompe il trend di avvicinamento a “quota zero” che si era registrato per sei mesi consecutivi a partire dallo scorso agosto, quando da un gap di -10,9% si era arrivati al -2,8% di gennaio 2014. Non è un buon segnale, se pensiamo che si confronta con quel febbraio 2013 che aveva fatto registrare la seconda peggior performance dello scorso anno”.

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    Internet in calo

    Tra i mezzi quello che vogliamo segnalarvi prima di tutto è Internet che fa registrare, con un po’ di sorpresa, dei dati negativi. Relativamente al periodo preso in considerazione, Internet chiude il bimestre gennaio-febbraio a -6,3% rispetto allo stesso periodo del 2013, seppur con una crescita importante per gli Alimentari (+77%) e una buona tenuta dell’Automotive (+8,7%). Il solo mese di febbraio si chiude con -8,1%. Un dato che, sia pur negativo, riflette in realtà un momento di transizione e di mutamento, soprattutto con nuove opportunità che stanno prendendo piede in questo ultimo periodo e che potranno dare qualche esito nei prossimi mesi.

    L’offerta pubblicitaria sul web” – afferma Dal Sasso – “sta attraversando una fase di grande cambiamento, con un riposizionamento delle piattaforme e del ruolo dei diversi players. Credo che lo stallo registrato nella parte di mercato analizzata sia dovuto proprio al cambio di pelle che sta avvenendo a causa della tecnologia che traina e provoca il cambiamento di alcune logiche consolidate”.

    Gli altri mezzi

    Per quanto riguarda gli altri mezzi, la TV chiude il singolo mese a -1%, mantenendo la crescita per il periodo cumulato gennaio-febbraio, seppur molto vicina al pareggio (+0,2%). Il mezzo Stampa conferma la perdurante difficoltà nel raccogliere investimenti pubblicitari, chiudendo i primi due mesi a -16,3% per quel che riguarda i quotidiani e a -14,7% per i periodici. Anche il dato del singolo mese, -17,4% per entrambe le categorie, è peggiore rispetto a quanto registrato a gennaio. Buoni segnali invece dalla Radio che va in controtendenza rispetto al mercato, grazie a un incremento del +9% per febbraio e del +7,5% per il bimestre. Si confermano le buone performance di gennaio e una crescita diffusa e generalizzata che non ha però riguardato i 10 top spender che sono decrementati del 7%. Ancora in negativo il Cinema, il Direct Mail e l’Outdoor.

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    I settori merceologici

    Pper quanto riguarda i settori merceologici, nel periodo gennaio-febbraio si registra complessivamente una situazione negativa. A eccezione di un brand in netta controtendenza, emerge una vistosa frenata in termini di spesa da parte degli spender della Telefonia. Si tratta di una perdita superiore ai 22 milioni di euro, su un totale mercato per il singolo mese di febbraio che ne ha persi circa 25. Crescono l’Automotive e il Pharma, rispettivamente di 6 e 4 milioni di euro, mentre gli Alimentari registrano un sostanziale pareggio. In generale si ferma il settore del Largo Consumo frenato dai decrementi di Beverage, Cura persona e Gestione casa.

     

  • Steve Hasker a Linkontro Nielsen racconta la Forza del Consumatore

    Steve Hasker a Linkontro Nielsen racconta la Forza del Consumatore

    Grande attesa a Linkontro Nielsen per l’intervento di Steve Hasker che ha raccontato quella che ha definito “The Power of Consumer”, la Forza del Consumatore che è oggi più potente. Ma Hasker ha anche delineato un quadro che si basa su 4 linee di tendenza, ossia Recessione, Consumatore più forte, Frammentazione e Big Data

    Steve-Hasker-a-Linkontro-2013Steve Hasker, President – Global Product Leadership di Nielsen, a Linkontro 2013 ha catturato in maniera totale l’attenzione dei presenti, vuoi per la sue capacità, insegna anche alla Columbia University, vuoi per le informazioni che ha riservato per l’occasione. Il quadro che ha tracciato Hasker nella sua relazione si muove su 4 tendenze e cioè: Recessione, Consumatore più forte, Frammentazione e Big Data.

    Tendenze che caratterizzano lo scenario globale attuale dove il ruolo predominante è appunto giocato dal Consumatore, in grado oggi di giocare un ruolo più attivo al punto da trainare le tendenze e non viverle in maniera passiva.

    Questo perchè oggi il Consumatore non è più quello di soli dieci anni fa, il suo ruolo è mutato negli anni in seguito ai mutamenti che dal punto di vista tecnologico lo hanno resto, appunto più forte.

    La Recessione attuale viene spiegata da Hasker come una condizione normale “as usual” dalla quale vengono fuori delle condizioni di precarietà e disagio sociale che ormai caratterizzano il nostro tempo. Questo genera anche il fenomeno dell’Immigrazione, un fenomeno che secondo Hasker genera e rafforza quelli che saranno poi i consumatori del futuro.

    La Recessione vista da Hasker è si una situazione da considerare “the new normal“, ma è anche da considerarsi un’opportunità. Ed è in questa fase che il Consumatore acquisisce più potere.

    Si diceva prima del fenomeno dell’Immigrazione che genera i consumatori del futuro. In Italia da questo punto di vista in 15 anni si è passati da 880 mila immigrati nel 1996 a 4,570,317 del 2011, di cui il 21% provenienti dalla Romania, 11% dall’Albania e 10% dal Marocco.

    Frammentazione, altra tendenza individuata da Hasker nella sua relazione di oggi. Il consumatore prima aveva di fronte a sè un percorso per arrivare a compiere il suo processo decisionale e di acquisto abbastanza lineare; oggi invece il processo è molto più vasto dove la tecnologia gioco un ruolo sempre più crescente e importante.

    Basti pensare al Mobile, di cui abbiamo parlato spesso qui sul nostro blog, sempre più determinante sulle scelte d’acquisto. Hasker traccia anche il quadro italiano dove si vede che gli utenti Mobile in Italia in soli due anni sono quasi raddoppiati, passando dal 22% del 2011 al 39% del 2013. Sono cresciuti di 4 volte gli utenti tablet, passando dal 2% del 2011 a 8% del 2013. Crescono, ma in modo più lento, anche gli utenti Pc passando dal 48% del 2011 al 55% del 2013.

    È evidente che il Mobile è il futuro. Hasker sottolinea come poi l’11% dei possessori di smartphone lo utilizzi per fare acquisti, mentre la percentuale degli utenti che fa acquisti da tablet è del 25%. Un dato anche questo che definisce il quadro della Frammentazione in relazione al crescente potere del Consumatore. Il Consumatore italiano secondo Hasker è “the most sophisticated in the world“.

    E arriviamo ai Big Data, altra tendenza delineata da Steve Hasker sempre nella definizione della Forza del Consumatore.

    Hasker introduce l’argomento parlando dei Social Media che hanno cambiato universalmente lo scenario della comunicazione digitale, permettendo agli utenti della rete di comunicare e interagire “alla pari”.

    Il modo di comunicare oggi è fortemente legato a quello che condividiamo ogni giorno grazie a questi strumenti, quindi immagini, video. Hasker porta dei numeri che riguardano i principali social network della rete, come Facebook sul quale gli utenti condividono 2,5 miliardi di contenuti, oppure Twitter sul quale gli utentu condividono 400 milioni di tweets, oppure ancora Instagran sul quale gli utenti condividono “solo” 40 milioni di foto.

    È chiaro che i Big Data possono essere un problema nel momento in cui non si ha la capacità di tradurli, ma diventano la soluzione nel momento in cui ci dotiamo di strumenti per interpretarli. E questa sarà dunque la tendenza. Basti pensare che su Facebook negli Usa, ma non solo lì, aumenta il numero di utenti più maturi che condivide le foto dei nipotini.

    E come si passa all’interpretazione dei Big Data? In questa fase il Marketer passa dal suo ruolo classico di Comunicatore a quello di “Consumer Scientist”, scienziato del consumatore, ossia deve intervenire con strumenti scientifici nell’interpretare i comportamenti del consumatore. Quindi misurandoli. Bisogna capire e interpretare l’audience online di Facebook, come bisogna interpretare l’engagement sulla social tv grazie a Twitter.

    Insomma, Hasker definisce un quadro in cui adesso è il Conusmatore che ha potere. Agli addetti ai lavori il compito di interpretare i comportamenti del Consumatore del Futuro, proprio in questo momento di Crisi.

  • Mobile 2012, Android primo sistema operativo in Italia

    Mobile 2012, Android primo sistema operativo in Italia

    Mobile 2012 in Italia. Ecco i dati Nielsen riferiti al Q3, il terzo trimestre, di quest’anno. In sintesi, i sistemi operativi sono in forte evoluzione tale da determinare importanti novità nello scenario italiano

    I dati Nielsen sull’utilizzo del Mobile in Italia nel terzo trimestre 2012 rivelano conferme e importanti cambiamenti. Come spiega Andrea Valadè, Telecom Practice Manager di Nielsen Italia, “il mercato degli smartphone si conferma in forte evoluzione; l’apparente graduale crescita è in realtà il risultato di trend radicalmente opposti tra tutte le piattaforme coinvolte”. Confermata ancora una volta la crescita degli smartphone, un trend che continua ormai da più di due anni e che coinvolge oltre la metà dei possessori di cellulari, ovvero il 56% degli utenti italiani di telefonia mobile.

    La vera novità però non è la crescita dei possessori di smartphone, meno netta rispetto agli anni passati, bensì l’andamento dei principali attori all’interno del segmento. Symbian, leader indiscusso con oltre il 70% di quota nel 2010, ha registrato trimestre dopo trimestre un graduale calo, imputabile anche al passaggio di Nokia a Windows, arrivando nel terzo trimestre del 2012 a dover cedere la posizione di leadership ad Android, che, con una crescita senza precedenti, arriva al 36% di quota di mercato, superando ogni altro sistema operativo.

    Mobile-2012-Italia -Android-primo-sistema-operativo

    Per quanto riguarda gli altri player, rimane sostanzialmente stabile iOS, che nei dati riferiti al Q3 2012 ancora non trae benefici dall’uscita dell’iPhone 5. Degno di nota è invece Windows, per la prima volta con numeri statisticamente significativi che fanno presagire scenari futuri interessanti.

    Si tratta di un cambio di leadership storico, che porta il mercato italiano ad una struttura più simile a quella americana e inglese, dove Android è già da tempo il principale sistema operativo. A guidare questo cambiamento sono soprattutto i giovani, considerando che ben il 39% dei possessori di device Android ha meno di 34 anni. Altro driver fondamentale è l’accessibilità al grande pubblico: gli utenti Android dichiarano di spendere la metà per il proprio device rispetto a chi possiede iOS, fattore non da poco in un momento di crisi come questo, che vede in continuo calo la spesa percepita per i servizi di telefonia.

    “Android vede la sua consacrazione grazie al legame con un’ampissima gamma di device, che ne ha permesso l’adozione in tempi di crisi da parte di utenti appartenti ad ogni fascia di reddito e tale dinamica ha addirittura rinforzato la crescita dell’utilizzo, nella quotidianità, di servizi evoluti” continua Valadé.

    Mobile-2012-Italia---servizi

    La nuova composizione del mercato smartphone comporta necessariamente delle conseguenze. In particolar modo, la diffusione inarrestabile dei più evoluti sistemi operativi ha un forte impatto sull’utilizzo del cellulare, favorendo una user experience sempre migliore su tutti i servizi.

    “Se ormai non sorprendono più gli elevati tassi di utilizzo di internet ed email in mobilità, si può però constatare come il mutamento di scenario nel mondo del mobile sembra favorire la crescita di ulteriori servizi che in precedenza erano di nicchia. Nel corso del terzo trimestre le crescite maggiori sono state registrate nelle applicazioni, nella messaggistica istantanea e, particolare davvero interessante, nel mobile commerce” conclude Valadè.

    Insomma, i dati rilevati da Nielsen in un certo senso rivelano quello che da tempo si attendeva. Dall’arrivo sul mercato italiano Android ha da subito fatto presa sugli utenti italiani e quindi la risalita e il sorpasso sugli altri sistemi operativi, Symbian su tutti, era ormai certa, era solo questione di tempo. Ora Android è più maturo, capace di offrire di più agli utenti mobile italiani, tra i più attenti ed esigenti del mondo. Quindi non ci resta che attendere nelle prossime settimane i dati del Q4 che confermeranno questo trend, utili per capire quale scenario caratterizzerà il 2013.

  • Cresce di poco la fiducia dei consumatori a livello globale, male l’Italia

    Cresce di poco la fiducia dei consumatori a livello globale, male l’Italia

    Nielsen rende noto oggi i dati realtivi al terzo trimestre del 2012 della ricerca globale sulla fiducia dei consumatori e sulle intenzioni di spesa, “Global Survey of Consumer Confidence and Spending Intentions”, secondo cui il 62% dei rispondenti a livello globale sostiene di sentire la crisi; il 69% modifica le proprie abitudini per risparmiare di più. In Italia nonostante una crescita incoraggiante permangono preoccupazioni per il lavoro

    fiducia_consumatoriSecondo i dati raccolti da Nielsen, azienda leader globale nelle misurazioni e analisi relative ad acquisti e consumi, a utilizzo e modalità di esposizione ai media, nel terzo trimestre del 2012 la fiducia globale dei consumatori è cresciuta di un punto rispetto al trimestre precedente, arrivando a 92, e di 4 punti rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (3° trimestre 2011). Durante l’ultima fase dell’indagine, condotta fra il 10 agosto e il 7 settembre 2012, il livello generale di fiducia è aumentato nel 52% dei mercati mondiali [i dati comprendono anche Bulgaria e Slovacchia] presi in esame da Nielsen, rispetto all’aumento nel 41% dei mercati registrato nel trimestre precedente. Nel corso del 3° trimestre del 2012, la fiducia dei consumatori è aumentata in 30 dei 58 mercati analizzati, è diminuita in 19 Paesi ed è rimasta invariata in 7. L’indagine globale sulla fiducia dei consumatori e sulle intenzioni di spesa condotta da Nielsen, “Global Survey of Consumer Confidence and Spending Intentions” istituita nel 2005, rileva via internet il livello di fiducia, le principali preoccupazioni e le intenzioni di spesa di più di 29.000 consumatori in 58 Paesi. I livelli di fiducia dei consumatori al di sopra e al di sotto di 100 indicano i diversi gradi di ottimismo e pessimismo. (altro…)