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  • Una ricerca scopre 4 profili su Facebook. E tu in quale ti riconosci?

    Una ricerca scopre 4 profili su Facebook. E tu in quale ti riconosci?

    Uno studio della Brigham Young University, “I love FB”, ha scoperto che su Facebook esistono quattro profili che si distinguono fra i 2 miliardi di utenti che popolano il social network. C’è l’urlatore, l’osservatore, quello attento alle relazioni e quello attento invece ai “like” e commenti.

    Su Facebook ci sono ormai 2 miliardi di utenti, mediamente al giorno ce ne sono 1,28 miliardi, 30 milioni sono gli utenti italiani. Poi, una recente ricerca ha rilevato che il tempo medio trascorso sulla piattaforma da ciascun utente è di 35 minuti. Ebbene, la domanda che ormai ci si pone da qualche anno, almeno 10 per la verità. Ma perchè gli utenti frequentano Facebook? Come lo usano e chi sono? A domande come queste, più o meno, ha risposto una recente ricerca della Brigham Young University, “I love FB”, guidata da Tom Robinson e pubblicata su International Journal of Virtual Communities and Social Networking.

    Robinson e il suo team hanno cercato di indagare su come gli utenti usano Facebook, cercando quindi di costruire i profili che più si distinguono tra i 2 miliardi di utenti, sottoponendo un sondaggio composto da 48 affermazioni alle quali si poteva rispondere con affermazioni come “del tutto diverso da me” oppure “proprio come me”. Da queste risposte sono emersi 4 profili che caratterizzano gli utenti su Facebook, quattro profili nei quali, in un modo o nell’altro, possiamo riconoscerci o potete riconoscerne qualcuno.

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    I profili degli utenti che emergono dalla ricerca sono: l’urlatore, l’osservatore, quello attento alle relazioni e quello attento invece ai “like”.

    Il profilo dell’utente “urlatore”

    Sotto questo profilo si riconoscono quegli utenti che condividono link di notizie su grandi eventi, ma raramente pubblicano aggiornamenti legati alla vita personale. Utilizzano quindi la piattaforma solo per condividere news piuttosto che usarla nello stile “social”. Per questi utenti il confine tra reale e virtuale esiste ed è molto marcato.

    Il profilo dell’utente “osservatore”

    L’osservatore viene citato nella ricerca come “window shopper“, in pratica chi ama stare alla finestra e sapere tutto di tutti. E’ quell’utente a cui piace sapere tutto degli atri, scorrere la bacheca degli altri utenti, sfogliare l’album delle foto. Li possiamo tranquillamente definire dei “ficcanaso”, per rendere meglio il concetto.

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    Il profilo dell’utente “costruttore di relazioni”

    In questa categoria si riconoscono gli utenti che usano Facebook quasi come fosse un’estensione della loro “vita reale”. Pubblicano post, rispondono ai post dei loro amici, scrivono messaggi agli stessi proprio per mantenere forte il legame che esiste anche al di fuori di Facebook. Sono quegli utenti identificabili con questa affermazione: “Facebook mi aiuta ad esprimere amore verso la mi famiglia e permette alla mia famiglia di esprimermi amore”.

    Il profilo dell’utente “attento ai like”

    In questa categoria di riconoscono tutti quegli utenti che pubblicano immagini e foto non per costruire relazioni, ma solo per ricevere apprezzamento e piacere per sè. Si preoccupano di ricevere commenti e like piuttosto che delle relazioni. E per questo tipo di utenti Facebook è la piattaforma ideale. Sono quindi quegli utenti che si preoccupano solo della loro immagine, anche se quella immagine che vogliono condividere non appartiene alla realtà. L’affermazione che li caratterizza meglio è: “più ottengo like e commenti e più sono considerato“.

    Ecco in questi quattro profili è possibile associare buona parte degli utenti con cui siamo in contatto su Facebook. Questa ricerca in pratica ci mette in evidenza che spesso gli utenti non hanno molta consapevolezza di quello che condividono, un aspetto questo riscontrabile in tante situazioni. Ma anche che questa piattaforma viene, in alcuni casi, utilizzata solo allo scopo di compiacersi, indipendentemente dalla realtà.

    Diciamo anche un’altra cosa, non esiste più la distinzione tra ciò che è reale e ciò che è virtuale. Sono in tanti ancora a crederlo, ma questo concetto non ha più motivo di esistere. Per il fatto che Facebook non è un mondo a sè. Quello che facciamo sulla piattaforma produce anche delle conseguenze sulle nostre vite. Conseguenze che sono in linea con il modo in cui usiamo la piattaforma. Ecco perchè questa ricerca ci è sembrata molto interessante.

    E voi che ne pensate? State già pensando a quale profilo associare i vostri contatti di Facebook?

  • Selfie, ecco i profili degli appassionati dell’autoscatto

    Selfie, ecco i profili degli appassionati dell’autoscatto

    Quando si dice la parola “Selfie” automaticamente si è portati a pensare a “narciso”. Ma un recente studio di alcuni studenti della Brigham Young University ha rilevato che esiste un vero identikit di chi si fa gli autoscatti. Esistono tre profili: i Comunicatori, gli Autobiografi e gli Auto-celebrativi.

    A proposito di selfie, già altre volte ci siamo occupati dell’argomento, quando il Censis ci ricordava, nel 2014, che gli italiani li amano molto e quando, nel 2015, una ricerca di Coney rilevò che ogni giorno erano 93 milioni i selfie condivisi e la parola “selfie” figurava, sui social media, già 154 milioni di volte. Se volessimo andare a vedere oggi questi numeri, ci renderemmo conto subito che sarebbero aumentati, e di molto. Parliamo di nuovo di selfie per via di questa ricerca, condotta da un gruppo di sutudenti della Brigham Young University (BYU) che, effettuando una ricerca per il loro master, hanno scoperto che i selfie non sono sempre da legare al profilo “narcisista”, ossia quello che vuole compiacersi e comparire a tutti i costi (o, comunque, non è semore così). Dalla loro ricerca hanno quindi tirato fuori una sorta di identikit di coloro che usano molto questa modalità per condividere le loro storie e quello che fanno. Fatto salvo il fatto che oggi tutti fanno selfie, senza differenza di età. Ma stiamo sulla ricerca.

    selfie ricerca profili

    La ricerca è stata pubblicata anche dalla rivista Visual Communication Quarterly, dal sito Sciencedaily, insomma, ha ottenuto un bel po’ di risalto perchè offre uno spaccato nuovo riguardo a questo grande fenomeno che sta investendo più o meno tutti.

    I profili emersi dalle interviste che i cinque studenti della BYU hanno sottoposto ad un numero di utenti (46 per l’esattezza), di età tra i 18 e i 45 anni, descrivendo anche 48 situazioni in cui si trovano usando la modalità dei selfie, sono essenzialmente tre:

    I Comunicatori, ossia quelli che usano i selfie per comunicare, coinvolgendo amici e parenti all’interno di una conversazione. Sono persone che amano anche attivare nuove conversazioni su nuovi temi, come ha fatto l’atrice Anne Hathaway che, pubblicando su Instagram un selfie, scrivendo ho votato, ha richihamato ad un dovere civico.

    https://www.instagram.com/p/BMjbg9rDerl/

    Gli Autobiografi, ossia quelli che usano i selfie per raccontare e, soprattutto, raccogliere momenti importanti della loro vita. Sono persone che attraverso la condivisione degli autoscatti vogliono tenete a memoria eventi e situazione che andranno a comporre il loro “album dei ricordi”. Un esempio, citato anche dalla ricerca, è quello che fa l’astronauta Scott Kelley, restato un anno in orbita, ha raccontato la sua esperienza con foto meravogliose insieme anche ai selfie. Un po’ come fece anche la nostra Samantha Cristoforetti.

    E poi ci sono gli Auto-celebrativi quelli che amano raccontare tutto, ma proprio tutto, di sè stessi. Usano i selfie per promuoversi, per far sapere agli altri, in qualsiasi situazione, cosa stanno facendo e dove si trovano, sempre con lo scopo di auto-promuoversi. Assumono un atteggiamento da Celebrità, interessati ai feedback che ricevono perchè vogliono apparire in una luce positiva. Un esempio potrebbe essere Kim Kardashian.

    https://www.instagram.com/p/BPI1GrbDPLi/

    La ricerca quindi offre degli spunti interessanti e, senza alcuna ombra di dubbio, i selfie oggi concorrono al racconto visivo di quella che è la società che stiamo vivendo. Quindi è giusto indagare il fenomeno e mettere in risalto le caratteristiche, al fine di comprendere meglio.

    E voi, fate molti selfie? In quale categoria vi riconoscete e pensate ci sia da aggiungere qualche altra categoria?

  • Le 5 W di Viadeo, consigli su come ricevere e dare referenze sui profili

    Le 5 W di Viadeo, consigli su come ricevere e dare referenze sui profili

    Come vi abbiamo già informato, Viadeo di recente ha aggiunto una nuova e interessante funzionalità sui profili, cioè la possibilità di dare e ricevere delle referenze. Oggi con le “5 W”, What, Why, Who, When, Where, vediamo qualche utile consiglio su come fare per aumentare il valore del proprio profilo sui social network professionali e aumentare le opportunità di visibilità

    Viadeo nuovi profiliSecondo uno studio commissionato da Viadeo, il social network professionale con oltre 45 milioni di utenti nel mondo e 1,5 milioni in Italia, rivela che il 64% dei recruiter consulta i profili dei candidati sui social network, anche se, come abbiamo visto oggi da un altro studio, i numeri sono un pò più bassi. Comunque sia, non basta, quindi, avere un profilo sempre aggiornato: specialmente sui social network professionali, è indispensabile differenziarsi. Le referenze, scritte da colleghi, superiori o da persone che conoscono e riconoscono la professionalità e le competenze di un candidato possono fare la differenza. Ecco quindi le “5 W” di Viadeo, consigli su come ricevere e fornire referenze, valorizzando maggiormente il proprio profilo sui social network professionali e la Netiquette su come richiederle: (altro…)

  • CyberStalking, lo Stalking sul web e sui Social Network

    CyberStalking, lo Stalking sul web e sui Social Network

    Per “Stalking” si intende ogni tipo di minaccia o molestia ripetuta e assillante che produce nella vittima un grave stato di ansia e di paura. Tanto da costringere al cambiamento delle proprie abitudini di vita per ritrovare la libertà. Con la diffusione dei Social Network queste persecuzioni hanno trovato un terreno fertile. Ma sono ancora poche le persone che denunciano la violenza subita, in quanto si tratta di una violenza ambigua e difficile da dimostrare

    cyber, web, social network stalkingCon la nascita dei Social Media è cambiato il modo di parlare di sé. Siamo portati a raccontare molto di più i fatti personali e, con la geo-localizzazione, facciamo sapere pubblicamente dove siamo in tempo reale. Il computer, poi, ci trasmette un senso di falsa sicurezza. Lo usiamo da casa o nei luoghi a noi famigliari e anche per questo ci sentiamo protetti. E spesso non ci accorgiamo che le informazioni che condividiamo sulla nostra vita sono l’appiglio migliore per gli attacchi di chiunque sia intenzionato a infastidirci, spiarci o molestarci. Il web, come terreno fertile per curiosare nelle esistenze degli altri, ha diffuso così un reato di cui si parla sempre più spesso, ma a tanti ancora non è ben chiaro cosa sia. Lo Stalking.

    “Stalk” in inglese significa “appostarsi, inseguire” e descrive ogni tipo di minaccia o molestia ripetuta e assillante che produce nella vittima un grave stato di ansia e di paura. Una violenza a tutti gli effetti.

    Il reato di Stalking è stato introdotto nel nostro Codice Penale recentemente, nel 2009, tra gli Atti Persecutori e viene punito con una reclusione che va dai 6 mesi ai 4 anni, con aggravamenti di pena se il reato viene commesso da un coniuge o da un individuo legato sentimentalmente alla vittima. Nel 55% dei casi, infatti, lo Stalking avviene all’interno di una relazione di coppia.

    La gelosia patologica è la molla che spinge al bisogno ossessivo di controllare il partner, un’ossessione che diventa vera e propria persecuzione. Lo Stalker il più delle volte, quindi, non è un estraneo, ma un conoscente, un amico, un collega, oppure la persona che si è amata, che cerca di ritornare alla precedente relazione o di stabilirne una nuova. Magari che vuole vendicarsi di un torto subito.

    E’ una persona che ha seri problemi di interazione sociale, ma generalmente ben dissimulati, e una aggressività che non riesce a gestire: imporre la sua presenza è l’unico linguaggio che conosce per farsi ascoltare.

    Gli individui affetti da veri e proprie malattie psichiatriche sono meno comuni tra gli Stalkers. In questo caso, c’è una perdita di contatto con la realtà e il comportamento persecutorio nasce dalla convinzione che esista veramente una relazione sentimentale con la vittima. Il disturbo di personalità borderline è riscontrato in sette su dieci di questi soggetti.

    Quando tutto questo avviene attraverso il web si parla di CyberStalking. La Cassazione ha confermato nel 2010 la condanna al carcere fino a 4 anni per chiunque infastidisca o minacci una persona anche attraverso il web. Mail ossessive, video e messaggi personali lanciati attraverso i Social Network non sono meno pericolosi di telefonate assillanti e appostamenti sotto casa.

    Lo Stalker difficilmente, infatti, passa all’aggressione fisica, e l’effetto che ottiene via internet è lo stesso che nella vita reale: la vittima viene gettata lentamente ma inesorabilmente in uno stato di terrore ed è costretta a cambiamenti radicali nel proprio stile di vita per riconquistare la sua libertà. Il reparto Analisi Criminologiche dei Carabinieri ha tracciato un identikit dello Stalker, che identifica 5 profili differenti in base ai loro comportamenti e alle dinamiche psicologiche.

    La prima tipologia di molestatore è stata definita “il Risentito”. Il suo comportamento è guidato dal desiderio di vendicarsi di un danno o di un torto che ritiene di aver subito, ed è quindi alimentato dalla ricerca di vendetta. Può diventare molto pericoloso, perché il suo rancore gli fa considerare i suoi comportamenti delinquenziali come giustificati. Perseguitare chi secondo lui gli ha fatto del male è un modo per ripristinare un senso di giustizia e, cosa ancora più grave, farlo sentire di nuovo padrone della realtà.

    C’è poi il “Bisognoso d’Affetto”, cioè lo Stalker che fa di tutto per convertire quello che è un civile e ordinario rapporto di quotidianità in una relazione amorosa. La sua ossessiva insistenza nasce dalla convinzione che prima o poi l’oggetto delle sue attenzioni capitolerà.

    Il “Corteggiatore Incompetente” è il meno dannoso, perché il suo inseguimento è in genere di breve durata. Si tratta per lo più di persone incapaci di avere relazioni soddisfacenti, e che risultano opprimenti e invadenti in modo abbastanza preterintenzionale. 

    Il “Respinto” è molto più pericoloso: spesso rifiutato realmente dalla vittima, vuole allo stesso tempo riconquistare la sua preda e vendicarsi dell’affronto subito. Oscilla tra i due desideri, manifestando comportamenti estremamente duraturi nel tempo, che non si lasciano intimorire dalle reazioni negative manifestate dalla vittima. La persecuzione che attua rappresenta per lui di per sé una forma di relazione, e in quanto tale egli si sente rassicurato. È la perdita totale di un legame che per lui sarebbe percepita come intollerabile.

    L’angoscia di abbandono è il tema predominante nella psicologia di questo tipo di Stalker: l’assenza dell’altro è vissuta come una minaccia di annullamento di sé stesso.

    La tipologia più rischiosa, tuttavia, è la quinta: quella del “Predatore”, il cui obiettivo è di natura essenzialmente sessuale. Sceglie tra le sue vittime persone per lo più indifese, le insegue e le spaventa fino a terrorizzarle. La paura che procura lo eccita, perché gli fa provare un senso di onnipotenza. Tra questi ultimi, vi si trovano spesso voyeur e pedofili.

    Ma come ci si può difendere dal terrore psicologico esercitato dagli Stalker?

    Lo studio della psicologia può aiutare le persone a evitare certe situazioni, ma la persecuzione messa in atto dagli Stalker è una violenza che molto spesso non si può prevedere. Che va affrontata con armi più potenti di un’analisi dei comportamenti. È il primo passo è indubbiamente quello di sensibilizzare la coscienza collettiva.

    La maggior parte delle persecuzioni non viene denunciata alle forze dell’ordine. Questo è un fatto reale. Ed è un fatto drammatico. Le violenze non vengono denunciate perché lo Stalking in sé è una pratica ambigua. Difficile da identificare e ancora di più da dimostrare.

    E così la vittima si sente angosciata anche dal timore di non poter essere concretamente difesa. Peggio, di non essere creduta. Denunciare il proprio persecutore aumenta, invece, paradossalmente la paura, perché la vittima si sente ancora più esposta. Una violenza sottile, reiterata, non pubblica, difficile da perseguire, e proprio per questo ancora più spaventosa. È quell’aurea di ambiguità e di morbosità assieme che rende lo Stalker così potente.

    La prima cosa da fare sempre è non negare il problema

    Purtroppo, il fatto stesso di non volersi considerare “vittima” è un altro deterrente a esporre denuncia. E così si “aiuta” lo Stalker. Riconoscere il problema, informarsi, comprendere i rischi, adottare le precauzioni consigliate sono i primi passi per ostacolare gli atti di molestia. Se la persecuzione consiste nella richiesta di iniziare o ristabilire una relazione indesiderata, è necessario essere fermi nel “dire di no”, in modo molto chiaro ma una volta sola.

    Qualsiasi altro sforzo per scoraggiare lo Stalker sarà letto inevitabilmente – e contrariamente a quanto voluto – come una manifestazione d’interesse. E in quanto tale, rafforzerà la persecuzione. E’ importante ricordare che i comportamenti di difesa personale più efficaci sono quelli più prudenti.

    Se le molestie avvengono attraverso messaggi su Facebook o su Twitter, ad esempio, è utile non rendere inattivo il proprio profilo. La frustrazione che si creerebbe nello Stalker aumenterebbe la sua violenza. La cosa migliore è creare un profilo alternativo, lasciando che su quello vecchio il molestatore possa continuare a scrivere.

    La rabbia e il terrore non aiutano purtroppo chi subisce lo Stalking. E’ necessaria una certa lucidità per raccogliere più dati possibili sulle molestie subite. Qualsiasi mail, messaggio pubblico e privato e tag su foto è una prova della violenza subita e fornisce indizi. La Polizia ne avrà bisogno.

    I Social Media sono nostri amici

    Li frequentiamo tutti i giorni e, per loro natura, ci permettono relazioni felici proprio perché azzerano le distanze e avvicinano le persone per interessi e gusti comuni. La violenza che le persone subiscono non smette di esistere solo perché i nuovi media hanno trasformato il modo di relazionarci con gli altri. Cambiano i modi, appunto, ma la psicologia umana rimane la stessa.

    I delinquenti rimangono quelli, con la stessa loro dinamica per mietere vittime. Neanche a dire che si sono evoluti, questi delinquenti. Hanno solo cambiato “mezzo” per reiterare la loro violenza. Hanno affinato gli strumenti. Oggi, la società si è fatta più attenta.

    Non ancora coraggiosa abbastanza da denunciare tutti gli atti di Stalking, ma abbastanza da voler divulgare una coscienza del rispetto. E della difesa personale attraverso forme lecite ed efficaci.

    E voi cosa ne pensate? Quanto vi spaventa lo Stalking che utilizza il web e i Social Network?

  • Viadeo aggiunge la funzionalità endorsement per i profili

    Viadeo aggiunge la funzionalità endorsement per i profili

    Viadeo continua il suo aggiornamento e aggiunge ulteriori funzionalità ai nuovi profili utenti. Con l’endorsement delle competenze, i contatti possono validare le competenze distintive di un utente, che saranno quindi visibili a tutti i visitatori

    ViadeoA poche settimane dall’annuncio del nuovo look dei profili degli utenti, Viadeo, social busniess nework, ha aggiunto nuove funzionalità alla propria piattaforma. È da oggi disponibile in tutte le lingue una caratteristica del tutto nuova: una funzionalità per l’endorsement delle competenze. Questa nuova funzione consente di ricevere da parte di altri utenti un pubblico riconoscimento delle proprie abilità e dei propri talenti, migliorando così la visibilità e la rilevanza delle proprie caratteristiche personali e professionali. È sufficiente aggiungere una lista di competenze sul proprio profilo Viadeo. I contatti potranno poi semplicemente visitare quest’area dei profili, scegliendo di validare con un click le competenze ritenute distintive. Da quel momento, tale riconoscimento è visibile da chiunque visiti il profilo. (altro…)

  • Al via le Socialympics, le Olimpiadi nell’Era dei Social Media

    Al via le Socialympics, le Olimpiadi nell’Era dei Social Media

    Quelle che stanno per partire, manca infatti una settimana, saranno ricordate come le Olimpiadi più seguire sul web di tutta la storia. Non a caso si parla infatti di Socialympics. Diamo uno sguardo allora su come seguire i Giochi Olimpici di Londra 2012 e annotiamo anche le tante restrizioni che sono state adottate proprio per l’occasione anche dalla squadra olimpica italiana

    SocialympicsDa lunedì 16 luglio niente più FacebookTwitter per gli azzurri e per tutti gli atlenti internazionali delle Olimpiadi di Londra 2012. E’ scattato il Silenzio Olimpico. Neppure i famigliari e l’entourage potranno pubblicare sui Social Network notizie e commenti. Il divieto del Coni vuole impedire che vengano influenzate le scommesse sportive attraverso il Web. Ed è significativo. Rispetto alla scorsa edizione di Beijing, infatti, tutto il mondo è molto più connesso alla rete: la diffusione degli smarthpone è stata esplosiva e sono nati i Tablet. In 4 anni, Facebook ha quasi 900 milioni di utenti in più e Twitter ne ha triplicato il numero. Solo durante la finale degli Europei 2012, la piattaforma di microblogging più famosa del mondo ha raggiunto il record di 16 milioni e mezzo di cinguettii, confermandosi il mezzo preferito dai tifosi per commentare le partite. Oggi si calcola che quasi 5 miliardi di persone in tutto il mondo guarderanno i Giochi Olimpici via internet. Non a caso le Olimpiadi di Londra 2012 vengono chiamate Socialympics. (altro…)

  • Nuovo look per i profili Viadeo

    Nuovo look per i profili Viadeo

    Viadeo, il social business network europeo, lancia la nuova interfaccia per la visualizzazione dei profili degli iscritti che aiuterà gli utenti a presentarsi in maniera più semplice e completa, a migliorare la propria immagine e a costruire la giusta reputazione per soddisfare le proprie ambizioni. Ecco le novità

    viadeo logoNuovo look, nuova veste grafica e nuove modalità di presentazione dei contenuti sono le novità introdotte da Viadeo nelle pagine dei profili degli utenti. Grande cura è stata riservata al design dell’interfaccia per rendere la navigazione più piacevole e divertente. Il team che ha lavorato al progetto ha focalizzato la propria attenzione sulle modalità con le quali gli utenti navigano sulla piattaforma per analizzare le loro esigenze e proporre un profilo più accattivante, completo e immediatamente fruibile. (altro…)

  • L’effettiva integrazione dei siti coi Social Media

    L’effettiva integrazione dei siti coi Social Media

    Sappiamo bene che la homepage di un sito web è un pò la casa dalla quale tutto parte. E vivendo nell’era dei Social Media è facile domandarsi quanto effettivamente i siti web siano integrati coi Social Media. Per rispondere facciamo riferimento ad un recente studio di Royal Pingdom che ci dice che il 24,3% dei 10 mila siti presi in esame è integrato con Facebook, il 10% con Twitter

    Social-Media-IntegrationParliamo spesso di Social Network, o Social Media, e di quanto siano ormai necessari strumenti per aziende o anche per il personal branding per promuoversi e per comunicare nell’Era dei Social Media. Sappiamo bene quanto ancora sia difficile, lato aziende, una perfetta integrazione con questo nuovo modo di comunicare, più aperto e più diretto. Allora guardiamo quanto siano effettivamente integrati coi Social Media le homepage di ben 10 mila siti web, tanti quanti ne ha presi in esame lo studio di Royal Pingdom. Integrazione significa in questo caso l’utilizzo sulla homepage di plugin e di widget che rimandano ai vari profili creati sui social network. Da questo studio viene confermata la presenza massiccia di Facebook con una percentuale molto alta di integrazione, il 24,3%, però solo il 7,3% usa il like button ufficiale. E i suoi rivali come Twitter, LinkedIn o Google Plus? (altro…)

  • Klout lancia le Brand Squad, le pagine per i brand

    Klout lancia le Brand Squad, le pagine per i brand

    Klout la startup americana che misura il grado di influenza degli utenti sui social network, lancia anche le Brand Squad, un luogo attraverso il quale dialogare direttamente coi propri influencer. Sarà un modo per aiutare le aziende a creare più engagement con gli utenti e ad impegnarsi di più coi Social Media

    klout logoSicuramente buona parte di voi conosce già Klout e di come funziona. Per chi non lo conoscesse ancora, Klout, una startup americana lanciata nel 2008, misura il livello di influenza di ciascun utente attraverso i social media su cui è registrato. In altre parole, ci dice quanto il profilo di ciascun utente sia influente e diffuso. I social network monitorati da Klout sono tanti, come ovviamente Facebook e Twitter, ma anche Instagram, Fickr, Google+, Foursquare, YouTube. Presto sarà disponibile anche Pinterest. Ma oggi, la grande novità di Klout è il lancio delle Brand Squad, una sorta di brand page per le aziende. Infatti, con questa possibilità, ogni brand ha l’occasione per poter interagire coi propri influencer. Testimonial delle Brand Squad è Red Bull. (altro…)

  • La popolarità di Pinterest nel mondo

    La popolarità di Pinterest nel mondo

    Che Pinterest sia il fenomeno web del momento ormai è assodato e oggi proviamo a vedere quanto sia popolare nel mondo. AppAppeal ha raccolto i dati provenienti da Alexa che oggi vi proponiamo dai quali verifichiamo che in Italia Pinterest è al 43° posto tra i siti più visitati

    Pinterest Global Data UsageNon passa giorno che non si parli di Pinterest e a ragione, è il caso di dire. Sul web ormai da qualche mese è il vero fenomeno web di questo primo trimestre del 2012, un’autentica star della rete che giorno dopo giorno accresce il suo bagliore offuscando anche Google+ che invece avrebbe dovuto fare ben altri numeri. Oggi parliamo di Pinterest dal punto di vista della sua popolarità nel mondo, cioè andiamo a vedere realmente quanto è visitato in ciascun paese facendo riferimento al bel lavoro realizzato da AppAppeal che ha usato per questo scopo i dati Alexa. E vediamo che a livello globale Pinterest il 57° sito più visitato. Ma singolarmente per ciascun paese i dati sono più interessanti. In Italia si piazza al 43° posto.

    Tutti conosciamo come funziona Pinterest, e se qualcosa non è chiaro vi consigliamo la lettura di questa guida. E di recente ha anche aggiornato i profili. Pinterest ha saputo cogliere quello che molti utenti chiedevano o tentavano di realizzare da altre parti e per questo motivo si giustifica in parte il grande successo che va ormai avanti da qualche mese. Pensate che mentre a gennaio ha raggiunto il risultato dei 12 milioni di visitatori unici, nel solo mese di febbraio ne ha totalizzati 16,2 milioni.

    Partito in beta test nel 2011, oggi Pinterest è una bella e “interessante” realtà ed è negli Usa il 16° più visitato. Un risultato considerevole se consideraimo che il 48,8% degli utenti complessivi di Pinterest risiedono negli Usa.

    In Italia, come dicevamo prima, Pinterest è il 43° sito più visitato, dato che viene fuori dalla combinazione tra i visitatori quotidiani e le pagine consultate. Il 3% degli utenti complessivi su Pinterest sono italiani che generano i 3,1% delle pagine consultate. Un dato quello italiano che si allinea alla media degli altri paesi come Francia e Germania. Dati comunque interessanti quelli riferiti al nostro paese che vanno a completare quelli che avevamo già riportato il mese scorso, riferiti al numero di visitatori unici al mese quantificabili tra 30-40 mila al mese.

    Quello che vedete il alto a sinistra è il grafico realizzato da Color Jam, uno studio grafico che ha usato proprio i dati di AppAppeal, dati che vi invitiamo a consultare.

    Allora che ne pensate? Siamo vicini ad un quadro più completo della popolarità di Pinterest nel nostro paese? E soprattutto raccontateci la vostra esperienza.

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