Autore: Beatrice Nolli

  • COMUNICARE Live Conference, uno sguardo sulla Comunicazione Digitale

    COMUNICARE Live Conference, uno sguardo sulla Comunicazione Digitale

    COMUNICARE Live Conference, l’evento organizzato dall’Università di Salerno, in collaborazione con Unis@und, nell’ambito del Progetto WebIrradiando, è l’occasione per dare uno sguardo completo sul fenomeno della rivoluzione/evoluzione portata dalla Rete alla comunicazione in generale

    Ottobre è un mese ricco di eventi interessanti, uno di questi si svolgerà presso l’Università di Salerno e sulla Rete nei giorni 3 e 4 Ottobre e vedrà protagonista la Comunicazione Digitale Italiana.

    L’evento COM:UNI:CARE Live Conference si pone come momento conclusivo del Progetto WebIrradiando finanziato dall’iniziativa Giovani Protagonisti del Ministero della Gioventù.

    L’obiettivo dell’evento è dare uno sguardo “contemporaneo” e “a 360°” sul fenomeno della rivoluzione/evoluzione portata dalla Rete alla comunicazione in generale alla luce della profonda trasformazione “irradiata dal web”.

    COM:UNI:CARE sarà una “Live Conference” trasmessa in diretta streaming su Internet nel corso della quale verranno inoltre presentate le attività svolte durante il Progetto WebIrradiando. La partecipazione è a titolo gratuito, è possibile partecipare sin da ora alla discussione sulla Comunicazione digitale in Italia attraverso l’hashtag ufficiale #clc13 che servirà anche per dare il proprio contributo alla discussione durante la diretta.

    Il programma prevede nella prima giornata l’apertura dei lavori con l’intervento di  Francesco Colucci e Massimo De Santo  per Unis@und – Università di Salerno, e di Michele Tesolin per RADUNI  e Gianluca Reale per UMEDIA; i quali introdurranno le tematiche relative al progetto WebIrradiando ed alle motivazioni che hanno portato alla costruzione dell’evento. La giornata proseguirà poi con interessanti approfondimenti sul tema della “Ri(e)voluzione” digitale e della informazione e divulgazione scientifica in rete con la partecipazione di note professionalità del settore. (qui l’intero programma di COM:UNICARE Live Conference)

    Durante la mattina di venerdì 4 Ottobre saranno presentati, da Franz Russo e  Beatrice Nolli, i risultati dei due importanti sondaggi nazionali (che verranno chiusi il giorno 23 Ottobre p.v.) :

    Lo Stato dei Blog in italia” e “Il profilo del Community Manager in Italia“, nati dall’importanza che hanno assunto la figura del Community Manager e del Blogger nella scena delle comunicazione digitale internazionale. Lo scenario americano indica infatti, come già detto in precedenza, il Community Manager come uno dei protagonisti principali in termini di strategia di comunicazione aziendale e lo vede percepire uno stipendio medio di 65 mila dollari, lo stesso scenario indica poi la figura del Blogger come un professionista della comunicazione digitale a supporto della strategia aziendale definendo che il 14% dei Blogger americani riesce ad ottenere un guadagno annuale di circa 24 mila dollari l’anno per attività di blogging.

    Il focus principale dell’intera mattina di “dialogo” sulla Comunicazione Digitale sarà relativo alle prospettive future per il nostro Paese. Dall’introduzione dedicata ai risultati dei sondaggi si passerà ad una panoramica sulla Comunicazione digitale in termini di condivisione e di fruizione dei contenuti attraverso i blog e i social network, per poi capire meglio che tipo di utilizzo si fa nel nostro Paese dei Social Media e quali sono le agevolazioni e le difficoltà di chi ha scelto di essere un professionista delle rete come accade nella realtà di Girl Geek Life e di Unis@und.

    Sul sito è attualmente segnalato il programma intero, ma a breve ci saranno tutte le informazioni utili per raggiungere la location della conferenza e tutti i link utili per seguire l’evento in live streaming e sui social network. Per intervenire in diretta, seguite l’hashtag ufficiale della conferenza #clc13unisa.

  • Community Manager in Italia 2013, sondaggio dell’Università di Salerno

    Community Manager in Italia 2013, sondaggio dell’Università di Salerno

    E’ disponibile da oggi il sondaggio sul Community Manager in Italia del 2013, promosso dall’Università Degli Studi di Salerno nell’ambito del progetto ‘WEB irRADIandO’, presentato da Unis@und – webradio ufficiale dell’università. Si tratta di una nuova versione del sondaggio realizzato lo scorso anno, riveduta e corretta alla luce dei cambiamenti avvenuti nel settore della Comunicazione e dell’Advertising digitali

    Nel 2012 avevamo già visto come la figura del Community Manager avesse trovato una sua dimensione professionale e fosse annoverata tra gli ingredienti di una efficace strategia di comunicazione aziendale.
    Si era infatti delineato, attraverso il sondaggio realizzato nel Febbraio del 2012, il profilo di un professionista trentenne con un salario medio di 18.000 euro annui, ottimo conoscitore del brand di riferimento e che in prevalenza lavora in agenzia o come freelance, svolge un tipo di lavoro rivolto al B2C, si occupa prevalentemente di Content Creation, Analitycs e Reporting, e Customer Service e come piattaforma utilizza prevalentemente Facebook.

    Nel 2013 si registra un importante trend positivo nel panorama internazionale dell’advertising:  un aumento degli investimenti nel digital advertising, in particolare del 3% nel 2013 ed in previsione del 6% per il 2014. Sir Martin Sorrell, CEO del Gruppo WPP (Wire and Plastic Products plc), sostiene addirittura, analizzando i trend in forte crescita, che il Digital Advertising nel 2018 raggiungerà ricavi tra il 40% e il 45%

    A Giugno di quest’anno è stato inoltre pubblicato lo “State of Community Management”, il report annuale in cui il Community Roundtable, un network di CM ed esperti di social media, riporta la situazione del Community Manager americano in relazione con il suo rapporto con le aziende. Il report è stato infatti realizzato con l’intento di aiutare le aziende nella definizione dei budget dedicati a queste attività, nella programmazione delle proprie iniziative e nella definizione di obiettivi adeguati. Da questo studio si evincono alcuni tratti fondamentali dell’attività di community management negli USA: nella figura del community manager sono fondamentali le competenze relazionali, meno quelle tecniche; la retribuzione media è in crescita (negli USA è di 65 mila dollari l’anno); l’utilizzo di più Community Manager aumenta la proporzione dei contributori ai contenuti del brand, sfatando il mito del 90-09-01, secondo cui su Internet il 90% degli utenti si limita a fruire dei contenuti, il 9% interviene a modificarli e solo l’1% crea dei contenuti originali.

    L’Università degli Studi di Salerno, che da tempo si occupa di tematiche relative alla partecipazione ed all’educazione giovanili in particolare in relazione alla Comunicazione Digitale attraverso il progetto  ‘WEB irRADIandO’, presentato da Unis@und – webradio ufficiale dell’università e finanziato dal 2011 dal Ministero della Gioventù, ha individuato l’importanza della figura del Community Manager e in particolare l’esigenza di comprendere meglio le dinamiche di questa professione, in relazione allo scenario internazionale sopra descritto ed in virtù delle prospettive future che possono nascere in un momento così delicato per il nostro Paese. Da questa esigenza è nata l’idea di rivedere il sondaggio sul Community Manager italiano e farne una versione attuale, i cui risultati saranno presentati alla Live Conference “COM:UNI:CARE” sulla Comunicazione Digitale dell’Università degli Studi Di Salerno che si terrà al Campus ed in live streaming nei primi giorni di Ottobre, i cui dettagli saranno presto disponibili su InTime.

    Come si è evoluto in Italia il Community Manager e quali prospettive ha?

    Lo comprenderemo attraverso i risultati del sondaggio a cui tutti i Community Manager sono chiamati a rispondere, risultati che verranno presentati durante l’evento COM:UNI:CARE Live Conference.

    Caro CM, adesso sta a te raccontarci la tua esperienza, senza peli sulla lingua! (il questionario resterà in forma anonima! ;) )

    Compila il sondaggio ed invia il link ai tuoi colleghi!

    P.s. se sei anche un Blogger puoi partecipare anche al sondaggio sul “Stato dei Blog in italia nel 2013” promosso sempre dall’Università di Salerno ;)

  • Martin Sorrell – WPP: nel 2018 ricavi tra il 40% e il 45% nel digital advertising

    Martin Sorrell – WPP: nel 2018 ricavi tra il 40% e il 45% nel digital advertising

    Il Digital Advertising nel 2018 raggiungerà ricavi tra il 40% e il 45%. A sostenerlo è Sir Martin Sorrell, CEO del Gruppo WPP a cui fanno capo Hill & Knowlton, TNS, Burson-Masteller, Ogilvy Group, per citarne alcune. Sorrell sostiene anche che da questo punto di vista il settore è in netta crescita nei paesi emergenti

    Come avevamo già registrato all’inizio dell’estate con il post “In crescita nel 2013 l’advertising sui media digitali e social media“, il trend del DIgital Advertising è in netto aumento rispetto agli altri anni, nonostante le crisi infatti il settore resta in crescita a livello internazionale. C’è da chiedersi perché in Italia si continui ad affidare la propria presenza online ad un certo pressapochismo e perché gli strumenti digitali debbano ancora essere visti con scetticismo o timore, soprattutto alla luce di taluni articoli da ombrellone che non hanno fatto altro che sbandierare le dipendenze da smartphone o da social network in questi mesi estivi.

    Ma veniamo alla notizia fondamentale: Sir Martin Sorrell, CEO del Gruppo WPP (Wire and Plastic Products plc), ovvero della multinazionale di pubblicità e pubbliche relazioni più grande al mondo con sede principale a Londra e 3.000 uffici in 110 paesi, nonchè proprietaria di un certo numero di network pubblicitari, di pubbliche relazioni e di ricerche di mercato ( Grey , Burson-Marsteller , Hill & Knowlton , JWT , Ogilvy Group , TNS , Young & Rubicam and Cohn & Wolfe ); ha dichiarato che nel 2018 prevedono di ottenere ricavi per il 45% provenienti dai mercati emergenti e dal digital advertising.

    La WPP ha infatti chiuso il primo semestre con un utile netto pari a 280,9 milioni di streline, in rialzo dell’1,1% rispetto ai 277,8 milioni di sterline dell’analogo periodo dello scorso anno, grazie all’incremento delle vendite del 7,1% a 5,33 miliardi di sterline, il cui 32% deriva dai media digitali.

    I ricavi sono cresciuti del 2,7% nel 2° trimestre, mettendo a segno un aumento del 2,3% nei primi quattro mesi dell’anno, grazie alla forte crescita registrata negli Stati Uniti e nei mercati emergenti. A luglio il dato ha raggiunto il 5%, segnando il livello più elevato dell’anno.

    Altri trend positivi registrati in WPP riguardano l’intera sfera dei media:

    1. gli investimenti nei paesi emergenti e mercati globali in rapido movimento
    2. la transizione dall’advertising tradizionale ai media digitali
    3. il maggiore utilizzo di automazioni e tecniche pubblicitarie basate sui dati.

    Per WPP oggi i nuovi mercati costituiscono infatti il 30% delle entrate ed i nuovi media il 34 per cento.
    sorrell digital advertising in crescita 2018
    Mentre per Sir Martin Sorrell la WPP del 2018 si presenterà con un “marketing mix” diverso nelle percentuali rispetto a quello odierno sopra riportato:
    New Markets, New Media and Data Investment Management

    Sir Sorrell conclude infine la sua dichiarazione sottolineando con il seguente grafico che i pubblicitari investono troppo nella stampa mentre non investono a sufficienza nelle piattaforme digitali e mobili.

    digital advertising New Media

    Mentre il più grande colosso al mondo sposta sostanzialmente la propria attenzione verso i media digitali sulla base di obbiettivi già raggiunti e prospettandone di nuovi nella stessa direzione, quali sono le tendenze registrate in Italia ed in Europa?
    C’è forse da ricordare che nell’era della globalizzazione i mercati non hanno confini e il detto “chi tardi arriva male alloggia” assume nuove ed inquietanti prospettive?

    Approfondimenti: CEO del Gruppo WPP, Martin Sorrell parla del futuro del marketing e dell’approccio multifunzionale globale a 360°.

  • Shared Album: finalmente tutte le foto del tuo matrimonio su Facebook!

    Shared Album: finalmente tutte le foto del tuo matrimonio su Facebook!

    Facebook, senza sosta ormai, continua ad arricchire le funzionalità del social network. E ieri ha lanciato lo Shared Albums, ossia la possibilità di poter caricare immagini sullo stesso album creato e estendere agli amici, fino ad un massimo di 50, di poter contribuire a caricare immagini. Immaginate come sarebbe poter collezionare insieme agli amici le immagini di un matrimonio

    Nella mia bacheca è stata un’estate di matrimoni e vacanze (com’è ovvio per questo periodo dell’anno!).
    Il tormento degli sposi che si affannano alla ricerca delle foto mentre pronunciavano il fatidico “si”, si è fatto pressante, il tag multiplo agli amici per mostrare le foto delle vacanze insieme è diventato infestante. MagoZuck ci ha salvati da questo bailamme, a breve arriveranno gli “shared albums” o album condivisi per dirla in italiano.

    Questa nuova funzione permetterà a 50 amici di pubblicare le foto direttamente nell’album del matrimonio o delle vacanze da voi creato!

    Cosa cambia rispetto alla creazione dell’album che abbiamo attualmente a disposizione?
    Pochi semplici click, una volta creato l’album ci si trova nella parte inerente le informazioni relative a tale album, una volta caricate le foto in nostro possesso, si avrà la possibilità di selezionare “album condiviso”. A questo punto sarà sufficiente cercare e aggiungere fino a 50 amici di Facebook come “collaboratori” per l’album. Successivamente potrete impostare, come accade anche adesso, il grado di visibilità dell’album: pubblico, amici dei collaboratori o collaboratori; oltre a stabilire se i collaboratori potranno o meno invitare altri collaboratori per quell’album, oppure se è il caso che tale invito arrivi solo ed esclusivamente dal creatore dell’album.

    Facebook Shared Photo Albums

    Anche questo tipo di album è modificabile successivamente alla pubblicazione in qualsiasi momento utilizzando il link “modifica” per cambiarne il titolo, la descrizione, le impostazioni di privacy o i contributori. Sarà quindi possibile rimuovere dalla cerchia dei contributori quei parenti o amici che non hanno reso giustizia alle vostre fattezze! :)

    Attualmente la funzione è disponibile da lunedì per piccoli gruppi di utenti inglesi, ma a breve dovrebbe arrivare ovunque.
    Gli shared album non sono purtroppo disponibili per le pagine brand, forse a causa dell’eccessivo controllo che servirebbe per evitare catastrofi? Quali utilità potrebbe avere per una pagina brand? E’ lecita la limitazione a 50 utenti/amici collaboratori o dobbiamo aspettarci un’apertura maggiore a breve?

    E voi, quali album condividereste e perché? Io un’idea ce l’avrei…ma attendo i vostri commenti! :)

  • I Viaggi del Barbaro e i Contenuti Strategici

    I Viaggi del Barbaro e i Contenuti Strategici

    E siamo così arrivati alla fine de “I Viaggi del Barbaro”, la rubrica che Directo e InTime vi hanno proposto, in queste settimane, per orientarsi e comprendere meglio i fattori che sono alla base nella revisione del proprio sito web. Al termine del viaggio quindi il nostro “barbaro” è più consapevole dei propri limiti e ha imparato ad usare gli strumenti che ha conosciuto nelle varie tappe

    Nei precedenti episodi abbiamo visto come il Barbaro si sia trasformato professionalmente, grazie alla sua curiosità scaturita da un’esigenza: vendere i propri prodotti. E’ stato un percorso sicuramente difficile, dalle domande iniziali sul redesign del proprio sito si è passati attraverso l’analisi dei colori, della struttura, della capacità di adeguamento del sito attraverso i vari dispositivi fino al posizionamento sui motori di ricerca. Tutto questo percorso non avrebbe senso se non esistessero dei contenuti da proporre e promuovere, da ideare in base a ciascuna delle fasi che abbiamo visto. Ecco approdare il nostro Barbaro all’ultima, solo in ordine temporale, delle tappe di questo viaggio, non ha più bisogno di troppi muscoli per portarsi dietro pesi inutili, ha imparato a sfruttare la tecnologia e porta sempre con sè tutti gli oggetti che lo hanno accompagnato in questo percorso. Un benvenuto nella dimensione dei contenuti e della promozione, benvenuto in Directo-InTime!

    Entriamo nel vivo della questione, proponiamo dei Semplici passaggi base per impostare una strategia di contenuti per la comunicazione aziendale (argomenti tratti dal sondaggio sui trend del content marketing the Survey Findings realizzato da BusinessBolts, post liberamente ispirato a “12 Brutally Honest Answers to Your Content Marketing Questions” di Berry Feldman)

    Abbiamo visto nel precedente post quali siano i contenuti di marketing più rilevanti dal punto di vista SEO: i testi e quindi le parole chiave “pertinenti”. Come si fa ad utilizzare al meglio le parole chiave nel contenuto? Premesso che le parole chiave debbano essere sempre il fulcro del nostro discorso e non qualcosa di avulso:

    Prima risposta: inserirle nella headline.

    La headline o il titolo è quello che Google cerca per primo. E ‘quello che ti verrà mostrato per primo. Poi occorre inserirle anche nei metadati. E ‘quello che vedrete sotto il titolo e in grado di diventare il fattore che determina se il contenuto diventa il click.

    Seconda risposta: utilizzarle in modo autentico.

    Quindi, scrivere un pezzo su quelle parole chiave, non troppo eccessivo e non ingannevole. Se si usa una parola chiave tanto per inserirla nel testo ma senza cognizione di causa, si potrebbe guadagnare un click, ma non un cliente. Molto importante a tal proposito è il metodo dello Storytelling che consiste nel “raccontare storie” ai propri target con lo scopo di coinvolgere gli utenti e stimolarne l’identificazione attraverso il testo ma anche le immagini, i video ed i contenuti multimediali. Queste storie raccontate da brand e aziende non avranno il solo compito di contenere parole chiave, altrimenti la loro efficacia sarebbe pari a zero, ma anche di portare al pubblico la mission, i valori, la creatività e le idee che formano il brand o l’azienda per creare immedesimazione in modo semplice ed intuitivo.

    In particolare questo metodo diventa ancora più efficace ed ampio se tutti gli elementi del racconto confluiscono nello stesso creando qualcosa che va oltre la somma degli elementi stessi, qualcosa che soddisfa il bisogno di immedesimazione della nostra mente, qualcosa che crea nel nostro pubblico “soddisfazione” e che premia pertanto in termini di visibilità, diffusione e ritorno, l’azienda che ha creato quella soddisfazione. Questa operazione di storytelling estesa viene definita “Transmedia Storytelling”. Per chiarire ulteriormente questo concetto faccio riferimento ad una bel periodo di MacsBene.

    viaggi-del-barbaro-directo-intime

    Pensate dunque a cosa può essere un racconto sviluppato su diversi media, quanto possa essere coinvolgente “unire i puntini” del disegno narrativo utilizzando una matita, un sito web, uno smartphone e via dicendo. Anzi no, via raccontando.

    Dove posso trovare copywriter di alta qualità?

    Online.

    Cerca il tipo di copywriter che vorresti. Probabilmente i copywriter che troverai nelle prime due pagine hanno un concetto ben preciso dell’indicizzazione e del SEO. Una buona indicazione ma non è sufficiente. È possibile infatti ottenere un buon posizionamento e non essere un copywriter altamente qualificato. Occorre leggere il loro sito, il blog, la bio, il portfolio, le referenze ed i loro tweet. La headline di tutto quello che scrivono, i titoli che avranno usati, saranno l’oggetto che colpirà la vostra attenzione. Se arriverete a leggere anche l’ultima riga vorrà dire che l’autore avrà un punteggio in più, avrà strutturato una comunicazione di maggiore impatto.

    Come posso creare contenuti di alta qualità in modo semplice e veloce?

    Non è possible.

    Presto e bene non vanno nella stessa frase se si parla di contenuti strategici. Pensa al tuo libro preferito o album musicale o film. E’ stato creato facilmente e in poco tempo? Non credo… Roma non è stata creata in un giorno, no?

    La creazione di contenuti di alta qualità richiede dedizione e tempo.

    Ma qualcosa si può comunque fare. Piano. Pianifica una strategia di contenuto prima di iniziare. Dedicati all’ascolto della rete, cerca di capire il tuo pubblico di come parla dei tuoi argomenti, in che misura, con quali toni e dove ne parla. Assembla una squadra. Crea un piano editoriale. Con ogni “pezzo” al suo posto sarà davvero possibile accelerare il processo, sfruttare le opportunità di conversione, e migliorare la qualità e la continuità del lavoro. Se proprio non puoi occuparti di mettere in piedi una strategia, sappi che c’è chi può farlo per te, istruirti e lasciare a te il “solo” compito di proseguire il cammino iniziato. Chi sono queste persone? Persone come quelle che hai davanti un questo momento, che lavorano quotidianamente con queste tematiche e che hanno un team di lavoro che possa supportare le tue necessità anche in termini di diffusione dei contenuti attraverso i social network. (Directo e InTime sono a tua disposizione! ;) )

    Dove sta andando il contenuto? Video, audio o immagini?

    Due risposte anche qui. Prima risposta: sta andando in tutto il mondo, ovunque i clienti passino, il contenuto va con loro. Seconda risposta: sì video, audio sì, sì le immagini. Dare importanza ad un solo elemento, come visto prima, sarebbe come dire che uno solo degli alimenti è fondamentale per il sostentamento di un essere umano. Diversi mercati, clienti, comportamenti e gusti informeranno le scelte dei media, quindi è necessario ricercare, sperimentare, misurare e rispondere.

    Se si sta incentrando la strategia su un unico focus, un blog dovrebbe essere la vostra piattaforma di partenza dei contenuti. Poi, se si ha idea che è giunto il momento di diversificare gli argomenti ma non si sa cosa desiderano i propri clienti (cosa da non fare!!), quindi non ci si è dedicati alla fase principale, l’ascolto, il consiglio che possiamo dare è quello di seguire il mezzo di comunicazione con che si percepisce come più naturale, più vicino alla propria azienda. Sperimentare a volte può essere utile per poi approdare a soluzioni più professionali nel momento in cui si ha la necessità di ottenere risultati misurabili.

    Da dove partire per provare a scrivere contenuti propri?

    Esprimere un’opinione, un punto di vista, scrivere o produrre qualcosa che colpisca, che provochi una reazione, preferibilmente positiva :) Questo è il modo per essere notati, ricordati e per sviluppare un dialogo intorno ai propri argomenti.

    Come posso mantenere l’attenzione dell’utente?

    Mettendo la propria realtà in relazione con l’utente, ovviamente la capacità di essere altamente relazionabili non è facilmente raggiungibile. È necessario capire il pubblico o i pubblici “intimamente”. Occorre “mettersi in ascolto”, anche attraverso i servizi gratuiti di monitoraggio delle conversazioni, come ad esempio Mention o Socialmention. In questo modo si potranno interpretare i trend e cercare di collegare i propri argomenti, il proprio storytelling a quelle necessità, a quei dialoghi, a quei bisogni.

    Quali sono i metodi più efficaci di content marketing?

    Non esistono metodologie “standard”, come abbiamo detto è fondamentale realizzare una strategia su misura sui “propri” contenuti e sul “proprio” pubblico. Ciascuno dovrebbe poter rispondere a questa domanda in base alle proprie personalizzate considerazioni:

    • Definire il proprio obiettivo globale e gli obiettivi specifici per ciascun canale di marketing. Ciascuno di noi sa che effetto desideri ottenere. In questo modo sarà possibile capire agevolmente ciò che è e non è “efficace”.
    • Determinare quali metriche serviranno come indicatori significativi. “Click” è una metrica ragionevole, ma “conversioni” potrebbe essere più significativa. Anche in questo caso, sta a voi definire “efficace” o meno un contenuto e di conseguenza definire se un dato indichi o meno una conversione. Quante volte avete cercato di capire le vostre comunicazioni che tipo di conversione avessero? La conversione è quel momento in cui l’utente destinatario della nostra comunicazione compie l’azione richiesta all’interno del nostro messaggio, banalmente “clicca sul link” inviatogli con la nostra newsletter oppure acquista sul tuo sito il prodotto veicolato in offerta.
    • Mettere in atto e quindi “utilizzare”, strumenti di analisi per misurare l’efficacia del content marketing. Riassumere i risultati e condividerli con i membri del team in grado di migliorarli.

    Pubblicare qualcosa una volta la settimana è sufficiente?

    Sì, se si sta centrando l’obbiettivo. No, se non è così.

    Secondo lo studio annuale del Content Marketing Institute and Marketing Profs, Annual Study by Content Marketing Institute and Marketing Profs, i marketers dichiarano che la loro sfida più grande è la produzione “sufficiente” di contenuti. Ma che si intende per sufficiente?

    Se non si stanno ottenendo i risultati sperati, è possibile che non stai creando abbastanza contenuti, ma il problema potrebbe essere diverso…

    Non si stanno creando “grandi” contenuti.

    Come faccio a trovare argomenti di cui scrivere?

    Sintonizzati. Chi dovrebbe usufruire dei tuoi contenuti? Quali sfide deve affrontare attualmente, quali difficoltà?

    Se non si sa rispondere non c’è problema, occorre trovare questi dati. Tre suggerimenti veloci: 1. chiedere direttamente al pubblico; 2. ascoltare le domande che il proprio target pone attraverso i social media; 3 rimanere al passo con gli “influencers” (utenti ritenuti affidabili su certi argomenti, solitamente identificabili con blogger di settore), degli argomenti nel vostro campo di pertinenza.

    Quali sono i posti migliori dove pubblicare i contenuti aldilà del proprio blog?

    Dove c’è il tuo pubblico.

    Per i video, nel regno di YouTube, per i podcast su ITunes, Per le presentazioni (slide) su SlideShare, per le immagini Flickr…c’è una lunga lista di supporti, ma non è utile fare una “lista della spesa” quanto riflettere sul tipo di contenuto da pubblicare e fare la relativa giusta scelta.

    Questi “supporti” sono a disposizione di tutti gratuitamente, pertanto hanno un pubblico esteso ecco perché occorre cogliere questo vantaggio e quindi condividere i propri contenuti su questi siti.

    Ora, per le opere scritte, c’è una lunga serie di posti su cui pubblicare che non hanno alcuna qualità o hanno standard qualitativi molto bassi, sono quindi utili per la diffusione dei propri contenuti quanto lo sono invece quelli con standard qualitativi elevati. Il luogo migliore su cui pubblicare i contenuti del proprio sito o blog è…sui migliori blog.

    E quali sono? I migliori blog sono quelli che non soltanto raccolgono il tuo pubblico ma hanno con esso un dialogo frequente, chiaro, intenso e finalizzato.

    Effettuare una panoramica sufficientemente descrittiva dell’argomento del Content Marketing non è cosa semplice e credo sia impensabile essere esaustivi con un solo articolo.

    Con l’augurio di aver suscitato un po’ di curiosità intorno all’argomento e di aver iniziato un dialogo, con il nostro Barbaro che oramai è diventato un figurino a metà tra webstar e VIP di altri tempi, vi salutiamo restando in attesa dei vostri commenti su questa esperienza di viaggio trascorsa insieme.

    Grazie per essere stati con noi, ci vediamo sulla nostra fanpage di Facebook per proseguire il dialogo!

    (tutte le vignette de “I Viaggi del Barbaro” sono realizzate dall’illustratore Riccardo Pieruccini)

     

  • In crescita nel 2013 l’advertising sui media digitali e social media

    In crescita nel 2013 l’advertising sui media digitali e social media

    Cresce l’advertising sui media digitali e cresce anche sui social media. Gli investimenti pubblicitari nel 2013 crescono del 3% e cresceranno del 6% nel 2014. E’ quanto risulta da un’analisi di Magna Global per gli investimenti pubblicitari a livello globale. In questo contesto la novità è l’aumento di investimenti in Sud America che supera anche l’Europa

    L’industria pubblicitaria sta per diventare ancora più importante con l’aumento della spesa complessiva. Secondo Magna Global, unità di supporto globale dei media strategici di Interpublic Group, durante l’anno 2013 si prevede una crescita degli investimenti del settore pubblicitario del 3%, mentre nel 2014 questa percentuale potrà raggiungere il 6%.

    La pubblicità è essenziale per far conoscere un’azienda e dotarla di una serie di strumenti per migliorare la notorietà di marca o, per esempio, il posizionamento online nella nuova era di Internet. Per questo motivo, la spesa pubblicitaria globale di quest’anno raggiungerà 486.000 milioni di euro e nel 2014 raggiungerà 515.000 milioni di euro.
    Gli Stati Uniti continuano a stare al di sopra di altri paesi mantenendo quasi un terzo della spesa. Mentre per l’America Latina è prevista una crescita del 12,5% nel 2013 e del 12,9% nel 2014 superando quindi l’Europa che ha raggiunto il 7,6% in Europa Centrale e Orientale.

    social-media advertising

    Come si suddividono questi investimenti?

    Nel 2013 aumenteranno di circa il 13,4%, fino a raggiungere i 113.600 milioni di dollari, gli investimenti nei nuovi media digitali, in particolare nella pubblicità online e su mobile.

    A seguire troviamo gli investimenti nei social media, con un aumento fino al 39,6%, fino a raggiungere gli 8.200 milioni di dollari, e nei video digitali con un incremento fino al 21% raggiungendo quasi i 6.600 milioni di dollari.

    Sicuramente la televisione continuerà a monopolizzare la maggior parte degli investimenti pubblicitari con un 40,4% complessivo.
    Infine spiccano giornali e riviste, per i quali si avrà invece una riduzione rispettivamente del 3,3% e 5,1%, e che insieme genereranno un fatturato di 110.000 milioni di dollari nel 2013.

    In questa panoramica globale dove si attesta fortemente la necessità farsi conoscere e quindi investire nel settore, nonostante la crisi, che posizione occuperà chi sta ancora pensando sul dafarsi?

  • #TwitterAcademy, ecco come Twitter gestisce l’Advertising

    #TwitterAcademy, ecco come Twitter gestisce l’Advertising

    Il #TwitterAcademy di qualche giorno fa è stata l’occasione per comprendere meglio la gestione degli Ads su Twitter. Un’occasione dunque aperta agli addetti ai lavori ma contenente anche qualche informazione di carattere generale. Ad oggi, sono 200 milioni gli utenti attivi su Twitter con 400 milioni di tweets al giorno

    Qualche giorno fa c’è stato il #TwitterAcademy un webcast su come migliorare la visibilità del proprio brand su Twitter. Innanzitutto una considerazione sul titolo: il fatto di doverla migliorare implica che si abbia già un account attivo e funzionante, considerazione che può sembrare scontata ma di cui si comprenderà maggiormente il senso una volta approdati alle conclusioni infondo a questo articolo.

    Il webcast parte con la definizione di Twitter come piattaforma aperta, real-time e conversazionale che mette in stretto contatto le persone con i propri interessi per poi passare a snocciolare i tanto attesi dati ufficiali sull’uso della piattaforma: gli argomenti più trattati nelle conversazioni sono Telco, Finance e Travel che vanno da 20 a 30 milioni di tweet per settimana con un picco per Telco che arriva a 40 milioni nel settembre 2012, i dati si riferiscono al periodo Gennaio 2012- Gennaio 2013 ed all’intero patrimonio di utenti Twitter.
    Si registrano inoltre 200 milioni di utenti attivi al mese di cui circa 909.000 europei che per l’80% accede anche da dispositivi mobile. Gli utenti mensili determinano una crescita del 100% su base annua e un flusso di 400 milioni di tweet al giorno.

    TwitterAcademy-crescita-globale

    Una volta delineato il quadro operativo in cui ci troviamo in termini numerici, si è passati ad esaminare le possibilità di business che questo strumento offre e che avranno quindi a disposizione il potenziale delineato dai suddetti dati.

    Modelli di Twitter ADS

    Account sponsorizzato: da utilizzare prevalentemente per aumentare la massa critica e la brand awareness utilizzando un targeting per utenti simili (verranno inseriti nella campagna i follower degli account segnalati e account simili a quelli segnalati), area geografica (solo a livello di Nazione per ora in Italia), interessi e genere; modello di pricing è “costo per follower” CPF;

    Tweet sponsorizzato in timeline: promuove verso i follower e i non follower e permette di incrementare la reach dei tweet, generare più conversazioni e promuovere un’offerta o un prodotto verso una determinata audience. Due tipologie di targeting, una basata su utenti simili ed una su parole chiave che permette di catturare in tempo reale gli utenti che scrivono tweet con determinate parole o che interagiscono con tweet contenenti determinate parole. Al targeting qui si aggiungono i followers, il dispositivo e le parole chiave. In questo caso il costo è generato dal momento in cui un utente compie un’azione qualsiasi sul tweet in questione, “costo per engagement” CPE. I tweet di questo tipo ottengono un indice di engagement del’1-3% rispetto allo 0,07% dei tweet non sponsorizzati.

    Tweet sponsorizzati in-search: differiscono dai precedenti perché visualizzati nei risultati di ricerca, hanno pertanto un targeting leggermente diverso e sono interessanti perché si inseriscono in una ricerca intenzionale sull’argomento. Anche questi tweet hanno un costo per engagement e hanno lo stesso tasso di interazione superiore agli altri, ed anche questa tipologia di sponsorizzazione è da utilizzarsi per estendere il proprio pubblico aumentando le conversazioni su un dato argomento oppure per proteggere il brand su parole chiave relative al brand stesso o all’industria di appartenenza.

    Trend sponsorizzato: ha la potenzialità di generare conversazioni su un determinato hashtag, di generare quindi il trend nelle 24 ore in cui è possibile usufruire di questo tipo di sponsorizzazioni. Viene visualizzato in prima posizione nella pagina di ricerca di quel trend durante le 24 ore. Il targeting in questo caso è relativo solo al Paese di pertinenza e il costo è fissato a quota 5000 euro in Italia. Le impressions stimate per questa operazione in Italia ammontano a 3,5 milioni in un giorno. Da notare anche l’effetto di coda nei giorni successivi al trend.

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    E’ importante a mio avviso notare che il tweet può essere generato ad-hoc per la campagna di riferimento e nascere e morire con essa. Questo consente anche di tracciare più facilmente l’operazione per il calcolo del ROI. Inoltre il tweet può contenere più di 140 caratteri grazie alla possibilità di inserirvi foto o video e, per gli advertiser, di metterlo in evidenza agganciandolo alla prima posizione (pinned tweet) oppure di utilizzare le card per la generazione di lead che permettono anche la raccolta dati dell’utente senza form da compilare o siti da navigare, semplicemente inserendoli nella card allegata al tweet!

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    E’ altrettanto fondamentale comprendere bene l’esigenza del brand per poter scegliere l’adv migliore in termini di performance ed il targeting più adeguato. Altra nota a favore di questo tipo di adv è l’assenza di tempi di approvazione, a differenza di Facebook gli annunci così creati andranno online immediatamente, fatta eccezione per lo “sponsored trend” che necessita di approvazione.

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    Ciascuna di queste tipologie di advertising si fonda su una base che è il profilo del brand, pertanto questa base darà importanza a tutte le operazioni che saranno realizzate attraverso questo account ed è quindi fondamentale che sia curato ogni suo aspetto, grafico e testuale e che vi siano i link corretti.

    Per comprendere come utilizzare queste opportunità di advertising si sono affrontate tre principali strategie utilizzate di frequente da grandi brand aventi la caratteristica comune di aver integrato il canale Twitter all’ecosistema di comunicazioni aziendali comunicando in maniera perfettamente integrata con le altre componenti del marketing mix aziendale:

    Contenuti esclusivi: anteprime, dietro le quinte, trailer, caratteristiche nascoste…il 52% degli utenti segue un brand su twitter per sentirsi parte di un elite ricevendo contenuti esclusivi.

    Contest e concorsi: da promuovere con tweet sponsorizzati, il concorso a premi rende felici il 62% degli utenti che seguono un brand per accedere ad offerte gratuite, per ricevere il famigerato “gift” di cui si è parlato anni fa in termini di social media marketing.

    Flock to unlock: da promuovere con tweet sponsorizzati, questa strategia propone ai follower di compiere un’azione per sbloccare un obbiettivo e ottenere un risultato, il gift ci di cui sopra viene qui legato non solo alla soddisfazione dell’utente ma anche a quella determinata azione,a d esempio il retweet, strettamente legata invece all’obbiettivo dell’azienda in questione.

    Infine si sono visti brevemente alcuni case studies di successo come Audi #WantAnR8, P&G #thakyoumom, MCDonald’s #sharmrockshake che potete trovare qui insieme ad altri.

    In conclusione abbiamo visto quanto sia importante il contenuto anche in termini di impostazione della pagina del brand, abbiamo compreso come effettuare la scelta della sponsorizzazione più adeguata ai nostri obbiettivi di business, abbiamo visto che se non si attiva una campagna non si è advertiser e pertanto non si può ottenere un account verificato, ma dobbiamo sottolineare che tutto è possibile se si verificano tre fondamentali variabili di base:

    • il profilo è correttamente impostato, contiene tutte le informazioni utili al contatto e un’immagine in linea con il brand;
    • la fase di crescita del proprio account è già stata superata e si dispone quindi di una base follower adeguata a supportare eventuali investimenti sia in termini di engagement, quindi di qualità di follower, che in termini di targeting;
    • budget ammonta ad un minimo di 5000 euro per una durata di minimo 3 mesi

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    Come si accede al tool di advertising? Scrivendo un’email a Twitter per sottoporre a verifica la propria campagna ed il proprio budget, una volta approvata si attiverà nel menù lo strumento di advertising per impostare la o le campagne e monitorare i risultati ed i costi in tempo reale.

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    In ultima analisi mi chiedo e vi chiedo: l’intenzione di Twitter di posizionare l’offerta minima ad un costo di 15000 euro per un impegno minimo trimestrale, a quale target è riferita nel nostro Paese? Si punta solo ai grandi brand? Se si, il voler tralasciare le imprese di media levatura può essere indicativo del fatto che Twitter non abbia piena fiducia nel proprio programma di adv e lo affidi pertanto solo a grandi audience? (piccola provocazione ;) )

    Se siete arrivati fin qui avete letto tutto l’articolo, vi ringrazio quindi e attendo le vostre considerazioni ;)

  • I Viaggi del Barbaro e l’Ottimizzazione del sito web

    I Viaggi del Barbaro e l’Ottimizzazione del sito web

    Nuova tappa de “I Viaggi del Barbaro”, la rubrica che Directo e InTime vi propongono per orientarsi e comprendere meglio i fattori che sono alla base nella revisione del proprio sito web. Oggi il nostro “barbaro” si imbatte in un altro momento importante, ossia quello in cui bisogna cominciare a far conoscere il proprio sito tanto ai visitatori quanto ai motori di ricerca. Quindi ottimizzare il sito web con una buona attività SEO

    Dopo diverse tappe il Barbaro si trova ad avere strumenti evoluti ed adeguati alla propria esigenza di business. Nonostante questo non trova riscontri effettivi i dubbi si moltiplicano e le domande lo tormentano: Come faccio ad ottenere contatti? I visitatori vanno oltre la mia homepage?

    Non è semplice valutare questo aspetto senza ricorrere a strumenti di monitoraggio specifici. Google Analytics è un eccellente strumento (gratuito) che vi consente di dare risposta a questa e molte altre domande sulle abitudini dei visitatori del vostro sito e su come essi si muovono al suo interno. Se avete a disposizione Google Analytics o un altro strumento di analisi del traffico in grado di fornire questo genere di dato, date un’occhiata a quanto in profondità i visitatori si spingono nella navigazione del vostro sito. Analizzate anche i dati delle ultime 2/3 settimane o più: se vi accorgete che i visitatori non vanno molto oltre la homepage o che state perdendo visitatori nel tempo, potrebbe essere il momento di rendere il vostro sito più interessante e attraente modificando la homepage e ampliando o modificando i contenuti. Una volta chiarito cosa è possibile offrire di diverso ai vostri visitatori per tenerli più a lungo sulle vostre pagine, potrebbe essere una buona occasione anche per valutare se, non sia il caso di procedere a un completo re-design.

    I Viaggi del Barbaro-seo

    Se non avete strumenti del genere, create un account su Google Analytics o StatCounter e rileggete questo articolo tra un mese: a quel punto potrete mettere in pratica i consigli forniti e decidere le vostre strategie future.

    Il sito sta lentamente perdendo visitatori nel corso del tempo?

    Vi siete accorti che i visitatori stanno diminuendo? In caso affermativo, dovreste considerare molto seriamente l’ipotesi di una revisione e di un rilancio dei contenuti o dell’intero sito, in modo da attrarre più visitatori e trovare quindi i famosi contatti che tormentano la mente del nostro Barbaro. Nonostante una diminuzione nelle statistiche di accesso e utilizzo del vostro sito non implichi automaticamente che un re-design è necessario, è comunque un buon indicatore che la SEO (Search Engine Optimization) del vostro sito non fa il suo lavoro a dovere, oppure che il vostro sito sta entrando in una fase “di stallo”.

    Come dice Enrico Nencini di Directo:

    In molti casi, la seconda ipotesi si rivela corretta: quando un sito mostra segni di scarsi (o peggio!) aggiornamenti, i visitatori se ne accorgono immediatamente e iniziano a cercare altrove ciò di cui hanno bisogno. I motori di ricerca, inoltre, tenderanno a sfavorire il vostro posizionamento nei risultati di ricerca, dando la preferenza ai siti che mostrano di essere aggiornati più frequentemente con nuovi contenuti.

    I motori di ricerca sanno che esistete?

    Si può dire molto riguardo all’importanza di una buona ottimizzazione per i motori di ricerca (SEO) per essere trovati dagli utenti, ma di fatto è importante far sì che certe caratteristiche del vostro sito siano “apprezzate” dai motori di ricerca. Google, Bing e Yahoo gradiscono meglio siti i cui contenuti sono “scritti” in modo formalmente corretto, vengono costantemente aggiornati e modificati, non si appoggiano troppo al’utilizzo di immagini. Mentre per voi aggiornare i contenuti non dovrebbe essere un problema, potrebbe esserlo assicurarsi che il codice corrispondente visibile ai motori di ricerca sia formalmente corretto: potreste aver bisogno di un webdesigner con nozioni ed esperienza di SEO perché controlli e sistemi eventuali problemi da questo punto di vista.

    Se non riuscite a trovarvi sui motori di ricerca, è probabilmente l’ora di pensare a un nuovo sito web per migliorare il vostro SEO e le statistiche sulle visite derivanti dai motori di ricerca. Poiché molti utenti vi troveranno tramite una ricerca su Google più che digitando direttamente il vostro indirizzo, un buon posizionamento nei risultati di ricerca sarà determinante per migliorare le statistiche di accesso al sito. È tuttavia compito vostro, tramite contenuti aggiornati, un aspetto gradevole e una buona usabilità, far sì che un visitatore, quando finalmente trova il vostro sito, vi resti a lungo e torni a trovarvi.

    Quale forma di contenuti di marketing ottiene maggiori risultati in termini di SEO?

    La forma scritta, a differenza di quanto accade per immagini e video che vedono invece una dimensione ottimale nella diffusione attraverso i social network, il testo trova il suo spazio attraverso i motori di ricerca.

    Si invia parole ad un motore di ricerca e il motore le trova. Se si vuole ottenere miglior risultato da operazioni di SEO, e quindi ottenere veri e propri risultati di marketing, è necessario creare contenuti scritti ideati strategicamente.

    Immagini, video o file audio vengono indicizzati da Google perché questi sono stati accompagnati da una trascrizione e/o sono stati propriamente taggati con parole chiave pertinenti.

    Allora, dopo avere letto queste brevi considerazioni su alcuni suggerimenti per ottimizzare il vostro sito web, vi siete accorti che non avete ancora approntato una valida attività SEO? Se avete qualche dubbio o qualche domanda da rivolgere potete farlo nei commenti in basso, così che il nostro barbaro continui ad imparare qualcosa.

  • I Viaggi del Barbaro: i Colori del Web

    I Viaggi del Barbaro: i Colori del Web

    Terzo appuntamento de “I Viaggi del Barbaro”, il viaggio che Directo e InTime vi propongono una guida per orientarsi e comprendere meglio i fattori che sono alla base nella revisione del proprio sito web. Oggi ci occupiamo della scelta dei Colori, momento importante per quel che riguarda la Comunicazione sul web. Vediamo allora cosa scopre il nostro Barbaro oggi

    I Viaggi del Barbaro giunge al terzo appuntamento. L’appuntamento settimanale che Directo e InTime vi propongono ha lo scopo di fungere da guida per orientarsi e conoscere meglio i fattori che stanno alla base nella scelta di rivedere il proprio sito web.

    Oggi il nostro Barbaro approda ad una tappa importante della sua formazione: i colori. L’applicazione di uno schema di colori al proprio messaggio può fare davvero la differenza per una serie di variabili emotive e non, che è utile prendere in considerazione quando ci troviamo davanti alla realizzazione di un layout. E’ difficile decidere se una combinazione di colori funziona bene in un progetto di comunicazione. Tuttavia le basi della teoria del colore e alcuni ottimi strumenti disponibili sul web aiutano ad uscire dalla “crisi da foglio bianco” per dirla come la direbbe un copywriter.

    Quanto descritto di seguito potrà essere uno spunto di riflessione sul colore; utile non soltanto ai designer, ma anche ad un programmatore in cerca di consigli per creare un prototipo visivamente accattivante, o ad un aspirante designer che vuole una breve panoramica su questo tema o anche a qualcuno che non capisce la differenza tra lo sviluppo Web e Web Design…o più semplicemente ad un Barbaro!

    Vediamo alcuni aspetti basilari nell’uso “web” dei colori.

    Viaggi del Barbaro i-colori-del-web

    La Teoria del colore in breve

    La Teoria del colore copre in realtà una serie di elementi, ma semplificando si può dire che è l’interazione dei colori attraverso complementarietà, contrasto e vivacità.

    L’interazione dei colori attraverso complementarietà, il contrasto e la vivacità

    Colori complementari

    Quando i colori occupano estremi opposti dello spettro dei colori, portano le persone a prendere in considerazione un progetto visivamente accattivante attraverso la definizione di una via di mezzo in cui l’occhio possa risiedere. Piuttosto che sforzarsi di adattarsi ad una particolare area dello spettro dei colori, l’occhio crea un equilibrio. Ci sono due usi comuni per i colori complementari: lo schema di colori Triadico ed il Compound che discuteremo in seguito.

    Contrasto

    Il contrasto riduce l’affaticamento degli occhi e focalizza l’attenzione dell’utente con chiarezza dividendo gli elementi di una pagina. L’esempio più evidente di contrasto è una selezione efficace di sfondo e colore del testo. Questo schema è utile nel caso si voglia realizzare un sito con molto testo, un luogo in cui l’utente si trovi per approfondire deve accompagnare correttamente la lettura.

    Alcuni punti cardinali sul contrasto:

    1. Scegliendo colori contrastanti, il testo diventa facilmente leggibile;
    2. La scelta di una combinazione di colori in cui il testo è l’elemento più evidente del design riduce l’affaticamento degli occhi e concentra l’attenzione dell’utente;
    3. La mancanza di contrasto tra il testo e lo sfondo avrà un impatto negativo sugli utenti che faticheranno a leggere i contenuti di queste pagine. I loro occhi non sanno su quale colore concentrarsi e questo affaticherà la loro vista.
    4. Una combinazione di colori complementari non significa necessariamente che il contrasto tra testo e sfondo sia sufficientemente forte. A volte i colori scelti potrebbero essere troppo de-saturati per creare un contrasto apprezzabile.

    La teoria dei colori è essenziale per l’usabilità di un sito internet

    Nella maggior parte dei progetti le aree di testo di grandi dimensioni non sono un luogo per cercare di essere veramente creativi, quindi conviene mantenere le cose semplici e leggibili.

    Insieme con la creazione di testo leggibile, il contrasto può anche attirare l’attenzione dell’utente verso gli elementi specifici di una pagina. Pensate  a quando evidenziate un libro di testo: quando si desidera richiamare l’ attenzione su una parte specifica della pagina, se ne modifica l’aspetto rispetto al resto del testo. Lo stesso principio vale per il Web Design: utilizzando una varietà di colori contrastanti si può aiutare a focalizzare l’attenzione del lettore su elementi specifici della pagina, l’importante è non esagerare!

    vibrancy: vitalità, vivacità

    La vivacità detta l’emozione del vostro design. 

    Colori brillanti porteranno l’utente a sentirsi più “vitale” nell’impatto con il vostro design, il che è particolarmente efficace quando si sta cercando di pubblicizzare un prodotto o invocare una risposta emotiva. Le tonalità più scure tendono a rilassare l’utente, permettendo la loro mente di concentrarsi su altre cose.

    Un esempio di questo tipo di operazione è il sito realizzato per Meccaniche Luperini, in rete troverete infiniti esempi di questo utilizzo dei colori e anche dei controesempi interessanti per comprendere “cosa non fare”, segnalateci cose avete trovato e ne discuteremo insieme!

    Come selezionare uno schema di colori efficace?

    Proponiamo alcune delle procedure comunemente diffuse per realizzare combinazioni di colori: triadico, composto, e analogo.

    Combinazione di colori triadico

    Viaggi del Barbaro - I colori del web: triadicoComposto da 3 scelti grazie ad un intervallo di 120° sulla ruota dei colori. C’è un modo molto semplice per creare uno schema triadico di colore:

    Prendete una ruota dei colori, e scegliete il vostro colore di base.

    Disegnate un triangolo equilatero partendo dal vostro colore di base.

    I tre punti del triangolo formeranno lo schema tri-colore.

    Utilizzando un triangolo equilatero, è possibile garantire che i colori abbiano vitalità uguale e si completino a vicenda in modo corretto.

    Compound combinazione di colori (aka Split Gratuito)

    Viaggi del Barbaro . combinazione compoundLa combinazione di colori Compound si basa sul fornire una gamma di colori opposti: due colori sono scelti da estremità opposte del cerchio cromatico. In questo modo, al progettista è consentita una maggiore libertà nel design beneficiando al contempo dell’impatto visivo dei colori complementari.

    Analogo

    Viaggi del Barbaro - colori AnaloghiUna combinazione di colori analoghi si basa su un’attenta selezione dei colori nella stessa zona dello spettro.

    Due esempi di una combinazione di colori analoghi sono i seguenti:

    – Sfumature Giallo e Arancio;

    – Una selezione monocromatica (sfumature di un colore di base).

    In conclusione uno degli aspetti più difficili dell’uso dei colori è che a volte, quando i colori non sono ancora stati disposti, non sembrano funzionare bene insieme. Tuttavia, una volta applicati, la loro armonia visiva di solito si manifesta.

    Per uscire dal “blocco dello scrittore” è quindi necessario avere fiducia nella teoria dei colori, una volta scelto il principio da seguire e applicata la gamma di colori selezionata tutto sembrerà più chiaro e gli aggiustamenti verranno naturali.

    Questo articolo è un primo approccio ai principi di progettazione formale. Non è pensato per essere completo ed esaustivo su un argomento così vasto come quello della teoria del colore, ma piuttosto vuole essere un principio di dialogo per affrontare la teoria dei colori nell’ambito di un progetto di web design.

    Attendiamo i vostri esempi e controesempi per analizzare insieme al Barbaro le applicazioni dei colori nei vari ambiti. Scrivi un commento al Barbaro e lui ti risponderà!

    (tutte le vignette de “I Viaggi del Barbaro” sono realizzate dall’illustratore Riccardo Pieruccini)
  • Vip, Webstar e Aziende: intervista a Stefano Chiarazzo

    Vip, Webstar e Aziende: intervista a Stefano Chiarazzo

    Intervista a Stefano Chiarazzo, @pubblicodelirio, che ha pubblicato di recente pubblicato un libro davvero interessante, “Manuale per Vip Su Twitter. Guida utile e ironica per celebrità e non!”. Dalla lettura del testo e dai cinguettii di Jovanotti, Selvaggia Lucarelli, Vasco Rossi e i Sud Sound System abbiamo evidenziato due aspetti che riguardano l’Ascolto e l’Uso professionale dello strumento. Ma leggiamo tutta l’intervista

    Stefano Chiarazzo, aka @pubblicodelirio su Twitter, voce sagace di pubblicodelirio.com il blog dal quale non fa sconti ai “modus operandi” dei vip nostrani in reteDall’esperienza dell’osservatorio social vip è nato un libro ilManuale per Vip Su Twitter. Guida utile e ironica per celebrità e non!“, un’e-book sarcastico e costruttivo che, osservando le vite digitali degli account cinguettanti di Jovanotti, Selvaggia Lucarelli, Vasco Rossi e i Sud Sound System (tra i più virtuosi), evidenzia in maniera chiara e sintetica, due tra gli aspetti a nostro avviso più importanti della comunicazione in rete:

    • Prima di partire ed in corso d’opera è fondamentale monitorare ciò che il nostro pubblico dice su di noi, sul nostro brand o sul nostro prodotto, nel bene e nel male. L’ascolto è quanto di più vicino al successo di una strategia di comunicazione online. 
    • L’approccio più equilibrato risulta essere quello che mette in relazione l’uso personale di Twitter, come anche di altri strumenti social, con l’uso professionale dello stesso account gestito e/o supportato da uno staff che sia a stretto contatto con l’artista, il personaggio, il brand e/o il prodotto.

    L’esempio di Jovanotti ci è sembrato quello più utile alle aziende italiane che necessitano da un lato, di ampliare la propria presenza in rete aprendosi ad una maggiore comunicazione presso il proprio pubblico, dall’altro di realizzare tale comunicazione in maniera professionale eliminando i timori relativi alla sovraesposizione ed accrescendo strada facendo il know-how aziendale in termini di comunicazione digitale.

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    Gli esempi sono quindi ciò che da secoli influenza maggiormente l’apprendimento, ben venga allora questo Manuale che possa essere da esempio ai Vip ma, soprattutto, ai tanti titolari d’azienda che con un’approccio “gossipparo” possano trarre le proprie conclusioni divertendosi.

    A tal proposito abbiamo chiesto a Stefano:

    Sul tuo blog si legge che hai iniziato nel 2009 informando su curiosità e fatti bizzarri della società contemporanea, fino poi a trasformare la tua comunicazione in un’osservatorio social sui vip nostrani. Secondo te questa tua curiosità ed attitudine, divenuta ormai un’attività professionale, è in qualche modo interprete di un’evoluzione del gossip in chiave 2.0?

    I social network hanno permesso ai fan e alla stampa un più facile accesso alla vita professionale e personale dei Vip. Proprio per questo sono sempre di più le testate sia online che offline che ospitano rubriche fisse di “gossip 2.0”. Da parte di alcuni giornalisti si è sviluppata una vera e propria ossessione nell’intercettare e rimbalzare in real time con i loro articoli le ultime “dichiarazioni” dagli account ufficiali. Non importa se sia una foto in discoteca o uno scoop da prima pagina, quel che conta è arrivare primi e alleviare la sete di gossip degli italiani. Con il mio Osservatorio Social Vip ho voluto spostare il focus dalla “notizia” allo “strumento”, studiando numeri e comportamenti dei personaggi famosi italiani come fenomeno di costume e comunicazione. Come ho avuto modo di raccontare in modo più ampio nel libro emergono profili vip molto diversi, e a dir poco curiosi!

    Tornando alla tematica di approccio “aziendale” ai social network, quale dei consigli inseriti nel manuale o degli esempi citati ti senti di raccomandare maggiormente alle aziende italiane in questo momento?

    Innanzi tutto pensare seriamente “se” iniziare a comunicare attraverso i social network. Esserci vuol dire stare al passo coi tempi e avvalersi di piattaforme molto potenti per avviare relazioni continuative con i propri pubblici, e proprio per questo richiede adeguati investimenti, costanza e il supporto di un team professionale sia creativo che di PR, interno o esterno che sia. Una volta deciso in modo più che consapevole di imbarcarsi nell’impresa ritengo fondamentale partire con una chiara strategia che permetta di sviluppare contenuti in linea con il posizionamento della marca e, soprattutto, rilevanti per la propria audience potenziale. Bisogna inoltre sin da subito predisporsi umilmente all’ascolto, e aprirsi di conseguenza ad un dialogo costruttivo.

    Nel tuo libro si intravede una sorta di dualismo tra mondi molto simili: quello di chi è famoso fuori dal web e che nel web trova o può trovare ulteriore consacrazione, e quello di chi è un webstar. Per la tua esperienza in fatto di “Vip Behavior” queste webstar possono in qualche modo fare da guida alle “pop star” e non è forse il caso che queste ultime diano qualche “tips&Tricks” alle webstar su, ad esempio, come stare in tv?

    Quello che vedo è un trend diametralmente opposto. Se da un lato i vip faticano a scendere dal piedistallo a cui sono abituati grazie ai media tradizionali, dall’altro bastano 10.000 views di un video o 1.000 share di un blogpost a far dimenticare alle webstar la vocazione democratica della rete (la parola “web-STAR” effettivamente dice tutto). Per questo i comportamenti degli uni e degli altri tendono a convergere negli aspetti più negativi, ad esempio non rispondere o rispondere acidamente a chi ha un numero di follower eccessivamente basso.
    Sicuramente chi deve la propria fama ad un ampio apprezzamento online può insegnare molto ai vip in termini di linguaggio, creazione di contenuto e modalità di interazione. Al contrario, alcuni vip sono maestri di professionalità, e potrebbero aiutare con il loro esempio e esperienza a fare il grande salto. Ad oggi infatti, sono pochissime le “webstar” che hanno avuto successo in TV, e tutte hanno conservato immagine, linguaggio e contenuti comunque di nicchia.

    Grazie mille a Stefano Chiarazzo per le sue sagaci risposte.
    Chiudiamo con una domanda a tutti voi: tu ti senti più Jovanotti o Selvaggia Lucarelli e perché?

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