Autore: Beatrice Nolli

  • I Viaggi del Barbaro, la decisione sul re-design

    I Viaggi del Barbaro, la decisione sul re-design

    Continuano I Viaggi del Barbaro che Directo e InTime vi propongono al fine di realizzare una guida per orientarsi e decidere al meglio la revisione del proprio sito web. Oggi parliamo del re-design del sito, indicando quelli che sono i punti essenziali per passare ad una totale revisione del sito istituzionale. Scopriamoli insieme

    Continuiamo a raccontarvi “I Viaggi del Barbaro“, durante i quali cerchiamo di proporvi una guida per rivedere al meglio e ottimizzare il modo di comunicare online. Decidere di “rivedere” la propria comunicazione online non è cosa facile anche se dovrebbe essere uno degli obbiettivi fondamentali e costanti di un’azienda.

    Uno dei punti chiave della presenza online di un brand è senza dubbio il proprio sito istituzionale, il fatto che il vostro sito rispecchi alcuni dei punti riportati in questo articolo non indica necessariamente che occorre un intervento sostanziale. Ad esempio, se i tempi di caricamento sono lunghi non è necessario pensare a un re-design completo: sarà sufficiente affidarsi a un web designer esperto affinché si occupi, con un’analisi dettagliata, di determinare le cause di questo problema  e di apportare le necessarie modifiche. Anche se il vostro sito stesse perdendo visitatori, potrebbe non essere affatto colpa di un design datato o mal progettato: il vostro problema potrebbero infatti, più semplicemente, essere i contenuti. Rivedere i contenuti è senz’altro più semplice che non ripensare interamente un sito.



    In ogni caso se varie delle situazioni descritte corrispondono allo stato attuale del vostro sito, dovreste affidare a un web designer o a un team di sviluppo fidato l’incarico di risolvere i problemi riscontrati, in modo da non restare indietro.

    In generale è consigliabile verificare lo stato del proprio sito online costantemente, impostando degli “indici di performance” che ne identifichino l’efficacia e che ci segnalino i malfunzionamenti laddove questi siano presenti, uno strumento utile per il monitoraggio del sito aziendale è indubbiamente Google Analytics.

    In conclusione, se la vostra sensazione è che sia arrivato il tempo di fare qualcosa, contattate un web designer o uno studio e fate una bella chiacchierata con loro, evidenziando le cose che secondo voi non vanno: potranno sicuramente darvi una mano nel decidere se al vostro sito sarà sufficiente qualche ritocco, o se viceversa non sia giunto il tempo per un completo re-design.

    A quando risale l’ultima revisione completa a cui avete sottoposto il vostro sito?

    Contrariamente a quanto si possa immaginare, la risposta a questa domanda non è un forte indicatore riguardo alla necessità di rinnovare un sito. In linea di principio  dovreste aggiornare almeno l’aspetto del sito ogni tre anni, e le sue funzionalità ogni cinque. Questa discrepanza è spiegata dal fatto che nonostante le tecnologie si evolvano rapidamente, esse non sono altrettanto rapide quanto le tendenze del design.

    Se non siete in grado di stabilire a quando risale l’ultima revisione completa del vostro sito web, ecco un buon indicatore del fatto che potrebbe essere giunto il momento di rivedere le cose, semplicemente perché la tecnologia e le tendenze del design si sono presumibilmente evolute in modo significativo da allora (ad esempio: responsive web design, HTML5, CSS3, integrazione coi social media, design minimalista..).

    Ad ogni modo, come già detto questa domanda non è la più importante: siti diversi hanno scopi diversi, e dunque necessità di aggiornamento diverse.

    Un dato che potrebbe aiutarvi a comprendere da quanto tempo non effettuate una revisione del vostro sito è la seguente: L’anno del Copyright nel vostro footer corrisponde all’anno in corso? Se la nota sul Copyright a pié di pagina sul vostro sito riporta un anno anteriore a quello in corso, è probabile che il vostro sito non venga aggiornato da mesi. Se la data riportata è ad esempio il 2010, gli utenti penseranno che il sito non viene aggiornato da ormai due anni. Se la data in questione è addirittura anteriore al 2008, è proprio giunto il momento di fare qualcosa.

    Le variabili da prendere in considerazione sono quindi di diversa natura: dagli aspetti SEO inerenti il traffico sul sito, il tempo di permanenza e la “qualità” dei visitatori, all’anno di Copyright; dalla navigabilità su dispositivi mobile, all’integrazione con i social network e con le contemporanee forme di sharing dei contenuti.

    Per saperne di più fai come il Barbaro, confrontati con i tuoi competitor e inviaci la tua analisi a request@directo.it, costruiremo insieme una valutazione del tuo sito aziendale.

    (tutte le vignette de “I Viaggi del Barbaro” sono realizzate dall’illustratore Riccardo Pieruccini)
  • Carosello Reloaded, no storytelling no party?

    Carosello Reloaded, no storytelling no party?

    carosello reloaded

    Carosello è ritornato, nella versione Carosello Reloaded, e molti lo aspettavano come occasione per ricordare la televisione di un tempo, ma anche per cercare di ritrovare quel modello di televisione che ha fatto la storia. Era un modo per vedere come la televisione di oggi potesse confrontarsi con un modello che sembrerebbe ancora oggi vincente. Come è andata? Occasione sprecata?

    Ieri sera siamo tornati bambini o quantomeno siamo approdati ad un momento della storia della televisione italiana in cui tutto quello che ci è stato raccontato dai nostri genitori e dai nostri nonni, in rapporto alla televisione, è balzato di colpo alla mente creando innumerevoli aspettative. Finalmente anche noi avremmo potuto avere il nostro Carosello Reloaded e tentare di mandare a letto presto i nostri figli, dopo aver visto insieme delle belle storie da ricordare. Purtroppo le mie aspettative sono rimaste nel cassetto e difronte alla domanda di mia figlia, quasi 4 anni, “quando finisce la pubblicità?” non ho saputo cosa rispondere avendole promesso un “momento magico”, un momento in cui gustarsi il racconto televisivo.
    La sfida era altissima, l’Italia è cambiata molto sotto tutti gli aspetti, il 1957 sembra davvero molto lontano e la comunicazione, così come le persone, ha voluto innumerevoli cambiamenti ed evoluzioni che hanno portato alla nascita di strumenti come quello su cui sto scrivendo in questo momento.
    Questa difficoltà non giustifica però l’occasione mancata a cui abbiamo assistito ieri sera.
    Pensando a cosa si sarebbe potuto fare mi è tornato alla mente il Google Project Re:Brief, con il quale Google nel 2012, in occasione del compimento del 18° anno dell’adv online, lanciava l’allarme, o la provocazione che dir si voglia, sul cattivo utilizzo della pubblicità su internet che, a detta loro, veniva (e viene ancora) utilizzata solo a scopo informativo. Da questa riflessione è nata quindi la sfida che aveva come obbiettivo il dimostrare come si possa sfruttare al massimo le potenzialità del mezzo digitale in chiave pubblicitaria, facendo reinterpretare alcune tra le più rappresentative e famose pubblicità dai creativi che le hanno ideate e mettendo a loro disposizione i moderni strumenti di advertising online.

    I risultati sono stati sorprendenti.

    Hilltop 2012- Coca Cola per Google Project Re:Brief
    Portare tecnologie moderne a servizio di menti geniali ed attualizzare i “concept” del passato ha dato i suoi frutti.
    Nel caso di Carosello Reloaded il percorso era inverso ma avrebbe potuto dare gli stessi risultati se avessero, a mio avviso, tenuto in considerazione alcuni aspetti: ascolto e storytelling.
    Il “pubblico” ha infatti una propensione atavica per la narrazione e sta dimostrando sempre più attenzione in termini di coinvolgimento verso quelle realtà che sanno raccontarsi (vedi anche http://www.brandstorytellingforum.it/) , chiedendo quindi ai Brand di dare valore alla loro comunicazione “donando” ai loro interlocutori il rispetto in una storia.

    Interrompere un percorso emotivo come nel caso di Nutella, brutalizzando il ricordo con una interruzione diretta, propria delle dinamiche classiche degli spot tv, per condurre lo spettatore al “già visto” spot attuale non è creare un racconto ma saltare di palo in frasca. Non è mia intenzione entrare nel merito dei contenuti di ogni singolo spot, ma cercare di fare di questa aspettativa disattesa una riflessione aperta.
    E’ condannabile in toto questa operazione di “Reloaded” o poteva avere un senso? Era possibile andare nella direzione di Google Project RE:Brief o non sarebbe stato comunque possibile per il pubblico italiano? Cosa è mancato?
    Una delle risposte che mi sono data è che fondamentalmente Carosello Reloaded sia un riflesso di gran parte della comunicazione italiana che è ancora in fase di “apprendimento”, che ancora si sta interrogando su quali siano i passaggi corretti da mettere in piedi per interpretare il reale bisogno di comunicazione dell’Italia contemporanea o forse è meglio dire dell’Italia futuribile, mentre il mondo va oltre e mentre molti di noi si affannano nel dare importanza ai contenuti.

  • UE difende gli utenti App e crea normativa per trattamento dei dati

    UE difende gli utenti App e crea normativa per trattamento dei dati

    
 [dropcap]L[/dropcap]e  autorità europee per la protezione dei dati
 hanno approvato il primo documento congiunto in merito alla privacy nelle applicazioni mobili nel quale si analizza l’incidenza ed i rischi che riguardano la protezione dei dati

    È la prima legge sulla protezione dei dati nel campo delle Applicazioni mobili, un settore poco coperto in termini di protezione dell’utente (e dei dati), che definisce gli obblighi del rivenditore e degli altri ruoli che intervengono nella distribuzione e nella vendita delle App con particolare attenzione verso le App usate dai minori.

    Le autorità ricordano che il quadro giuridico applicabile a qualunque App che si rivolge agli utenti europei è la Direttiva di Protezione dei Dati 95/46, in combinazione con la Direttiva 2002/58/CE sulla Privacy e Comunicazione elettronica. In particolare sottolinea la necessità di ottenere il previo consenso informato degli utenti.

    Un recente studio riflette che soltanto il 61% delle 150 Applicazioni più scaricate ha una informativa sulla privacy. Per ciò che riguarda il consenso, che costituisce la base giuridica per permettere ad un’azienda di trattare i dati personali di un utente, le autorità sottolineano che spesso questo si riduce ad una casella di verifica che indica che l’utente accetti i termini e le condizioni applicabili, senza offrire una opzione che permetta il rifiuto di tal termini e condizioni. Secondo uno studio realizzato per GSMA, al 92% degli utenti di App piacerebbe che gli si offrisse la possibilità di scegliere a quali funzioni del proprio apparecchio mobile possa accedere l’applicazione ed a quali non possa farlo.

    Questo quadro normativo è applicabile indipendentemente dalla collocazione territoriale dello sviluppatore dell’applicazione o del negozio che la commercializza, perché questi programmi utilizzano attrezzature che si trovano nell’Unione europea, come i computer degli utenti stessi.

    Gli App Store ricevono più di 1.600 nuove Applicazioni ogni giorno e, in media, un utente di uno smartphone ne scarica 37. Queste Applicazioni sono in grado di raccogliere grandi quantità di dati personali attraverso l’accesso, ad esempio, all’album di foto, alla rubrica o ai dati di localizzazione.

    Rischi per la privacy

    Le Autorità collegano il rischio dalla protezione dei dati all’elevato numero di agenti coinvolti nell’ecosistema mobile. Ognuno di loro ha la responsabilità per i suoi utenti in materia di privacy. Mentre gli sviluppatori di Applicazioni perseguono l’obiettivo di fornire servizi nuovi e innovativi, si deve ricordare che le loro Applicazioni possono comportare gravi rischi per la privacy degli utenti di dispositivi intelligenti, se non sono conformi alla legislazione sulla protezione dei dati nell’UE .

    Nella direttiva si definisce che gli utenti devono essere in grado di controllare i propri dati personali. Pertanto, gli sviluppatori di Applicazioni devono fornire informazioni sufficienti sui dati che devono essere trattati preventivamente, in modo che possano ottenere un valido consenso.

    Con questa misura, si precisa che l’utente non deve affrontare una schermata la cui unica opzione è quella di dire”sì” e che si deve permettere la visualizzazione di un pulsante per l’annullamento dell’installazione. L’utente deve essere in grado di sapere a quali informazioni accederà lo sviluppatore della App prima di installarla. In questo senso, lo scopo del trattamento di tali dati deve essere ben definito e comprensibile per l’utente medio, escludendo improvvisi cambiamenti delle condizioni di servizio.
    La direttiva mette in evidenza che il fatto che si clicchi sul pulsante “Installa” non è sia un valido consenso al trattamento dei dati personali, se non accompagnato da sufficienti informazioni sia sulle condizioni di trattamento sia sul fatto che il click sul pulsante “installa” dia di fatto il consenso al trattamento di dati in base alle condizioni dichiarate.

    Diritti degli utenti

    Il responsabile del trattamento dei dati deve informare in merito alla sua identità, a quali dati saranno raccolti, per quale uso o finalità, se queste informazioni saranno cedute a terze parti e in che modo l’utente può revocare il suo consenso e cancellare i suoi dati. La direttiva sottolinea che gli utenti delle Applicazioni devono poter esercitare il proprio diritto di accesso, rettifica, cancellazione e opposizione.

    Trasposizione in italiano dell’articolo “Se aprueba el primer dictamen de privacidad en las Apps móviles”
     
    (image credits: thanks to fotolia.com)
  • Pinterest guarda davvero al business con le Web Analytics

    Pinterest guarda davvero al business con le Web Analytics

    Da un pò di tempo Pinterest sta attivando una serie di modifiche che hanno certamente l’obiettivo di rendere sempre più attraente la piattaforma. Così dopo aver aggiunto alle Board il tasto “Find Pins” che permette di trovare Pin simili alla propria board e rinnovato il look, ecco che da ieri su Pinterest è possibile avere il tracciamento delle visite con l’attivazione delle Web Analytics per gli utenti che hanno associato un sito verificato al proprio account (sul blog ufficiale di Pinterest è possibile trovare un post che spiega come verificare il proprio sito sulle varie piattaforme)

    Pinterest dopo il trionfale 2012 ha iniziato il 2013 con grosse novità, trainate anche dal sostanzioso finanziamento di 200 milioni di dollari che ha elevato il valore della società a 2,5 miliardi di dollari, valore raggiunto in soli tre anni. E quindi dopo aver rinnovato il look, Pinterest ha rilasciato, annunciandola dal suo blog ufficiale, ieri una grande novità per il business e cioè la possibilità di visualizzare, all’interno di un profilo con sito web verificato, le proprie metriche relative alle analytics. E’ chiaro che da adesso in poi si apre anche per Pinterest il tema legato alle applicazioni di terze parti e quindi alle gestione delle API, argomento assolutamente inedito per questo social network e per questo sarà interessante vedere a che tipo di evoluzione assisteremo. Di recente, tanto per citare un esempio recente, Twitter ha ristretto molto la gestione delle API e chiudendo la porta a quelle applicazioni che grazie a Twitter potevano giocarsi una grossa fetta di visibilità. Scopo della restrizione è quello di rendere la piattaforma più autonoma e capace di monetizzare da sè. Farà così anche Pinterest? Vedremo, ma intanto torniamo alla novità delle analytics.

    pinterest-il-tuo-sito

    Il servizio di web analytics che è visibile non appena si passa al nuovo loook, e se si ha nel proprio profilo un sito verificato, è di terze parti, ma vale comunque ricordare che finora era possibilie vedere alcune metriche da servizi come Vitrue, Viralheat oppure da Pinfluencer, Pinalyzer, PinReach, Pinster. Quello che propone oggi Pinterest è la possibilità di monitorare, dall’interno del proprio profilo, traffico outbound verso Pinterest, traffico inbound da Pinterest, quante volte viene visualizzato un “pin”, inoltre si possono visualizzare i pins più recenti, i più “repinnati” e i più “cliccati“.

    Da quello che si è saputo ieri, questo è ancora una prima versione e che presto verranno attivate altre metriche. Senza dubbio questo è il primo passo che Pinterest muove verso la possibilità, come si dice, “di fare business” per davvero ma lo fa in modo non frenetico e convulso, una crescita che sembra simile a quella di LinkedIn. Da oggi, quindi, i brand hanno una motivazione in più e possono finalmente avere dei riscontri oggettivi sulla base dei quali cominciare a gestire i propri “pins” in un’ottica diversa.

    Noi saremo qui a raccontarvi delle novità che ci saranno nel futuro di Pinterest, ma voi che ne pensate?

  • Gift, didattica e social media marketing [Infografica]

    Gift, didattica e social media marketing [Infografica]

    In un periodo di bilanci e di trend, ci sembra naturale porre l’attenzione su uno dei degli argomenti più evocati di fine anno, “il contenuto”. Poniamo quindi una serie di riflessioni a disposizione di chi si voglia confrontare sulla tematica del “cosa scrive un’azienda sui social network”? Uno spunto di conversazione sull’efficacia della comunicazione online che parte da un’esperienza ed un’osservazione personale

    Quando ho iniziato a studiare Social Media Marketing, nei webinar notturni di oltreoceano imperversava una parola chiave “gift“, una sorta di “do ut des” applicato alla presenza dei brand sui social network. In molti hanno identificato la chiave del word of mouth con il “regalare” qualcosa di tangibile per ottenere fan, follower o visibilità. Quel gift nel tempo si è trasformato nelle mie considerazioni in una sorta di Sacro Graal difficile da individuare, fino a diventare poi un’obbiettivo e trasformarsi nell’”aggiungere qualcosa”, “fare la differenza”, “contribuire”. Il contenuto diventa quindi mezzo fondamentale per andare in quella direzione, un fulcro introno al quale incentrare la propria strategia di marketing, un percorso verso il quale orientare le aziende che cercano risultati.

    Contenuto come mezzo, “gift” come fine, ROI come obbiettivo, Social Network come strumento.

    Seguendo questo schema mi sono chiesta se non fosse corretto tentare di intraprendere un percorso comunicativo “didattico” che avesse come argomento gli strumenti social. Ho provato quindi a strutturare una comunicazione su elementi che dessero un contenuto direttamente fruibile alla community di riferimento, per aumentare nell’utente il grado di comprensione degli strumenti e delle loro potenzialità, dandogli dei contributi utili per il suo percorso di autodidatta atto alla sperimentazione delle pratiche e degli strumenti stessi.

    Uno dei risultati è questa infrografica che è stata “tradotta” in italiano su richiesta di un utente che probabilmente sta cercando di comprendere meglio le possibilità di Facebook. Lo scopo è quello di avvicinare l’utente agli strumenti di social media marketing e nel contempo di fargli comprendere l’importanza delle strategie e delle competenze utili al raggiungimento degli obbiettivi.

    E’ ancora presto per poter parlare di risultati concreti ma qualcosa si è mosso.

    Pensate che questa teoria della didattica si possa applicare anche ad altri settori? Avete avuto esperienze simili?

    L’esigenza del “fai da te” è ancora molto viva e anziché svendere la propria professionalità inseguendo il cliente ideale, credo sia preferibile cercare di dare all’utente ciò di cui avesse bisogno, mettendo in piedi una serie di “gift” di contenuto, evitando l’aggressività del “se hai fatto così hai sbagliato” ma con la determinazione di chi sa quanto è complesso lo sviluppo quotidiano della propria professione di Social Media Marketer.

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  • Facebook Graph Search, svolta o declino?

    Facebook Graph Search, svolta o declino?

    Grande presentazione ufficiale ieri quella che si è tenuta per mostrare la nuova funzionalità di Facebook, il Graph Search. Anche se molti attendevano il Facebookfonino, comunque l’attesa non ha deluso. Che Facebook dovesse attivare il Search sul sito era cosa nota, adesso si sa qualcosa di più. Ma sarà questa la svolta o invece sarà l’inizio del declino?

    Partendo proprio dalla domanda che ci siamo posti, un pò forte e provocatoria certo, Facebook sta attraversando una fase delicata. Il 2012, come ben sappiamo, è stato l’anno dello sbarco in Borsa, un’esperienza non felicissima per la verità, ed è stato l’anno che ha visto il più grande social network della rete puntare sul mobile, terreno fino a quel momento poco battuto. Forte della nuova situazione caratterizzata dalla presenza di più soci e investitori desiderosi di fare affari, proprio perchè stiamo parlando del primo social network della storia capace di raggiungere e superare il Miliardo di utenti, per questo che nasce Facebook Graph Search.

    Lo scopo principale è quello di mantenere gli utenti all’interno della piattaforma per effettuare le proprie ricerche e da qui ricavarne una fetta consistente di introiti pubblicitari legati proprio alla ricerca. Questo il concetto, molto semplificato, che sta alla base di questa nuova funzionalità. Che di fatto, ad un primo sguardo, non sembra così tanto rivoluzionaria.

    Facebook Graph Search adesso permetterà di effettuare ricerche tipo “Persone a cui piacciono i gatti” sulla base di quello che condividono gli utenti. Niente di rivoluzionario, come dicevamo, e abbastanza logico se vogliamo. Un modo per offrire agli utenti nuove modalità per cercare “amici” con gusti affini e simili, ma c’è anche il rischio, come ha scritto Taylor Hatmaker su readwrite, che Facebook diventi il nuovo sito di appuntamenti online. Provocatorio anche questo giudizio, ma se ci pensate mica tanto lontano da quello che poi potrebbe davvero accadere.

    E poi c’è di nuovo, sempre più grande, il problema della privacy. Da adesso in poi cari utenti di Facebook dovrete seriamente fare attenzione a questo aspetto e cercare di inserire notizie che vi riguardano solo se strettamente necessarie e con la dovuta consapevolezza che quello che state condividendo sia quello che davvero volete far sapere di voi, altrimenti risparmiatevelo. E vi risparmierete anche spiacevoli sorprese. Comunque, il video qui in basso, pubblicato ieri sul canale di Facebook suYouTube, in contemporanea con la presentazione.

    [youtube id=”bSji6Y66aKo” width=”620″ height=”360″]

    Diventa importante, perchè utile, segnalare accuratamente i propri interessi al fine di poter utilizzare a pieno la funzionalità per attività ricreative, come ad esempio, andare in palestra o giocare a scacchi  Questo aumenterà il valore degli adv “per interessi” e dei dati degli utenti in possesso del nostro caro Facebook

    C’è poi il discorso, anzi il problema, che Facebook sta conoscendo soprattutto in Europa e un pò anche negli Usa, ossia il calo degli utenti. In UK, ad esempio, come riporta SocialBakers, nel solo mese di dicembre si è registrato un calo di 600 mila utenti. Potrebbe anche non significare nulla, anche negli Usa lo scorso anno si è verificato un episodio analogo. Certo è che si sta verificando una sorta di stagnazione da questo punto di vista, almeno in queste aree. E quindi Facebook Graph Search sembra essere un modo per incoraggiare gli utenti ad aggiungere altri amici. Discorso diverso nei paesi del Sud America, come il Brasile, e dell’Asia, come India e Indonesia, dove Facebook sta conoscendo una forte popolarità e aumento di utenti.

    Insomma, dobbiamo ammetterlo, molti utenti ritengono che Facebook sia internet. Su questa logica il tentativo di accentrare tutte le azioni degli utenti è facilmente comprensibile. Se pensiamo poi che in casa Facebook stiano progettando un Facebookfonino allora possiamo ipotizzare addirittura un sistema operativo che integri una serie di servizi come ad esempio un Google Reader o un Google Docs ed il gioco del monopolio totale è fatto con buona pace dei possessori delle azioni del più potente social network al mondo.

    Ma i tempi non sono ancora maturi…staremo a vedere?

  • Pinterest: nasce l’esigenza di un’estetica dei pin?

    Pinterest: nasce l’esigenza di un’estetica dei pin?

    Pinterest più volte lo abbiamo descritto come il vero fenomeno tra i social media del 2012. Grande successo di numeri e le recenti modifiche ne accrescono l’appeal. Eppure tra i tantissimi pin che ogni giorno vediamo non tutti sono adeguati. E’ il caso di parlare di “estetica dei pin”?

    [dropcap]I[/dropcap]n un momento in cui Pinterest è tornato agli onori di cronaca grazie alle ultime novità, dalle notifiche e la gestione degli utenti  alle board segrete ed alle pagine aziendali, ho sentito la necessità di condividere con voi una riflessione autocritica sul modo con cui stiamo usando questo strumento, a maggior ragione se da ieri questo si è fatto ancor più strumento di marketing con le brand pages e se lo sarà ancor di più inserendo elementi di monitoraggio e analisi come sembra voler fare.

    Pinterest: storia autocritica di un cattivo utilizzo

    Da qualche tempo ho notato una mia reticenza nel cliccare su link provenienti da Pinterest rintracciati tramite altri social network. Mi chiedevo perché, perché vedendo un link “pinterestiano” ad esempio su twitter il mio istinto fosse quello di evitare di aprirlo? Non riuscivo a mettere a fuoco il problema fino a quando non mi è passato davanti un tweet di  Rosa Giuffrè

    Pinterest

    con  tema “il pin perfetto”, post che condivido a pieno dato che spesso l’esperienza Pinterest risulta deludente a causa della superficialità con cui vengono inseriti i contenuti su questo social network.

    A questo punto quella “reticenza” ha preso forma ed è diventata una sorta di autocritica al modo di usare Pinterest da parte di molti di noi, me compresa, soprattutto nel settore del social media marketing. In sostanza una volta difronte ad un tweet contenente un link a Pinterest mi sono chiesta:

    Perché per arrivare a leggere “quel” post dovrei cliccare su di un link che mi porta ad un pin la cui immagine non aggiunge e non anticipa nulla e pergiunta mi costringe ad un ulteriore click per raggiungere finalmente il contenuto desiderato?

    Fermo restando che per un’esperienza completa di navigazione su Pinterest siano necessari elementi che vanno “oltre il pin”, ad esempio un link ad un approfondimento, trovo anche che la completezza del messaggio debba essere il pin stesso.

    Capita fin troppo spesso di vedere pin che non contengono alcuna coerenza con il contenuto o che non hanno una completezza, perché parzialmente compilati come dice Rosa ma anche perché l’immagine utilizzata non è stata pensata per quel tipo di comunicazione, così succede addirittura che le stesse immagini portino a contenuti differenti, creando una confusione totale nell’utente che se arriva da un altro social network trova un’immagine “inutile” che è costretto a cliccare per “ottenere soddisfazione”, se invece sta cercando contenuti all’interno di Pinterest si trova davanti una ripetizione di immagini identiche o similari che spesso portano a post diversi tra loro.

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    Credo occorra quindi un piccolo cambio di mentalità, uno sforzo in più, che in parte si è già concretizzato con la nascita delle infografiche ma che deve ancora prendere una forma più concreta: pensare che i nostri contenuti possano essere “pinnati”. Dare ai nostri post immagini esaustive evitando di utilizzare riempitivi standard che farebbero sembrare un pin al nostro post identico ad un post di qualcun altro, dare al lettore un’impatto visivo che renda giustizia al suo click e che sia la leva per il prossimo click di approfondimento. Blogger o brand o editori o copywriter, è indifferente, il pin dev’essere bello e completo nel messaggio.

    Potremmo dire che siamo di fronte ad una ‘“Estetica dei pin”?

    Qual’è la tua esperienza di pinner?  Quanti pin uguali ti è capitato di notare?

    Quante volte hai evitato di cliccare su un link Pinterest da Twitter perchè “troppi click per arrivare al post”?

  • Nuovi profili per Pinterest, non solo restyle

    Nuovi profili per Pinterest, non solo restyle

    Pinterest da pochi giorni ha aggiornato i profili e da quello che si vede non sembra solo un semplice restyle, ma qualcosa di più. Il sito continua a riscuotere un grande successo di pubblico. Nuova bio e nuovo box dedicato ai repin, ma vediamo insieme quali sono tutte le novità

    beatrice nolli_pinterestAnnunciato pochi giorni fa promettendo potenzialità maggiori in termini di attività e follower e di possibilità di pinnare da siti attualmente taboo, come ad esempio Vimeo e Netflix, è finalmente arrivato il nuovo profilo Pinterest. Presenta una bio più evidente e leggibile unitamente a tutti i riferimenti virtuali e territoriali, l’utente pinterestiano è quindi al centro della scena adesso! Attenzione però al testo della bio, oltre ad essere importante per quanto detto qualche settimana fa, deve rispettare i 200 caratteri, altrimenti risulterà troncata da puntini sospensivi: una bio sintetica si conferma la migliore scelta. (altro…)

  • Pinterest e copyright, molto rumore per nulla?

    Pinterest e copyright, molto rumore per nulla?

    Pare che si stia aprendo la stagione delle schermaglie nel panorama dei social media. Al centro il problema del copyright, delle licenze, quello che inevitabilmente può rientrare in un terreno così sensibile. Ma è necessario cercare di avere le idee chiare e Beatrice Nolli ci aiuta a capire meglio come stanno le cose

    Pinterest-and-copyrightDa quanto emerge nell’articolo di Deborah Sweeney su Social Media Today, la problematica relativa al copyright sembrerebbe andare di pari passo al programma di advertising del social network; il problema si pone infatti dal momento in cui Pinterest realizza fatturato grazie al traffico generato da immagini altrui: “Like other websites in its class, Pinterest has relied heavily on copyrighted material to generate traffic. While it currently relies on affiliate links for revenue, it is likely that Pinterest will eventually begin selling ad space“. Ma, come evidenziato all’inizio del paragrafo, questa problematica sembra essere comune agli altri social network che dipendono prioritariamente da immagini “reclutate” altrove e magari coperte da copyright. Del resto è noto che gli elementi di maggiore attrattiva, ad esempio su Facebook, siano proprio immagini e video. (altro…)

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