L’Italia guida l’ottimismo europeo sull’intelligenza artificiale. Secondo il report Accenture, Pulse of Change, in vista del prossimo World Economic Forum di Davos, il 92% dei dirigenti italiani aumenterà gli investimenti in IA nel 2026.
In vista del World Economic Forum di Davos, Accenture pubblica i nuovi dati del suo report Pulse of Change. E l’Italia emerge come uno dei Paesi europei più ottimisti e fiduciosi nei confronti dell’intelligenza artificiale.
Un dato su tutti racconta questa tendenza: il 92% dei dirigenti italiani prevede di aumentare gli investimenti in IA nel corso del 2026, superando la media europea dell’84% e anche la Germania, che si ferma all’87%.
Ma l’ottimismo italiano non riguarda solo la tecnologia. L’88% dei leader del nostro Paese si aspetta una crescita dei ricavi nel nuovo anno, mentre l’86% prevede un contesto caratterizzato da cambiamenti significativi sul piano economico, geopolitico e tecnologico. Numeri che confermano una fiducia diffusa, nonostante le incertezze globali che continuano a pesare sulle prospettive delle imprese.
Il 92% dei dirigenti aumenterà gli investimenti in IA nel 2026
L’IA come leva di crescita, non solo di risparmio
Un elemento particolarmente interessante emerge dall’approccio europeo agli investimenti in intelligenza artificiale. L’80% dei leader considera questi investimenti più preziosi per la crescita dei ricavi che per la riduzione dei costi. Questo segnala una maturità crescente nell’uso della tecnologia, che viene sempre più vista come strumento per generare nuovo valore e non semplicemente per tagliare le spese.
L’Italia si distingue anche sul fronte delle competenze. Il 57% dei dirigenti italiani dichiara che nel 2026 punterà su programmi di upskilling e reskilling per preparare la forza lavoro all’uso diffuso dell’IA. Un dato che supera nettamente la media europea, ferma al 46%, e che racconta una consapevolezza importante. Ossia che la tecnologia da sola non basta, servono le persone giuste per farla funzionare.
Preoccupa il divario tra dirigenti e dipendenti sulla IA
Lo studio di Accenture evidenzia però anche un problema che rischia di frenare l’adozione dell’intelligenza artificiale. Mentre i dirigenti vedono l’IA come un catalizzatore di crescita, molti dipendenti esprimono timori legati alla riduzione della forza lavoro e a una formazione insufficiente. Solo il 61% dei lavoratori europei crede nel potenziale dell’IA dopo averla sperimentata, contro l’84% del top management. Un gap di 23 punti percentuali che racconta due visioni molto diverse della stessa tecnologia.
In Italia emerge tuttavia un dato interessante. Il 40% dei dipendenti dichiara di saper utilizzare con sicurezza gli strumenti di IA e di essere in grado di spiegarli ad altri, quasi il doppio della media europea che si ferma al 25%. Una maggiore confidenza che convive però con le stesse preoccupazioni sul futuro del lavoro.
A livello europeo, appena il 41% dei dipendenti si sente sicuro del proprio ruolo. E solo il 14% è fortemente d’accordo sul fatto che la leadership abbia spiegato in modo chiaro come l’IA e gli agenti digitali influenzeranno la forza lavoro.
Macchi: “Se non coinvolgiamo le persone, il valore dell’IA rimarrà inespresso”
Mauro Macchi CEO Accenture EMEA
Mauro Macchi, CEO di Accenture per Europa, Medio Oriente e Africa, ha commentato così i risultati della ricerca: “Questa ricerca riflette chiaramente le priorità che emergono nel dialogo quotidiano che portiamo avanti con i clienti in tutta Europa, dove i leader intendono consolidare il percorso sull’IA e stanno incrementando gli investimenti a supporto“.
Ma Macchi ha sottolineato anche il punto critico: “Se non coinvolgiamo le persone, il pieno valore dell’IA rimarrà inespresso. Non si tratta solo di sviluppare competenze tecniche per lavorare con l’IA, ma di sviluppare la cultura necessaria per consentire all’intera forza lavoro di utilizzare questa tecnologia con fiducia“.
Una riflessione che centra il problema principale. “Il vero divario non è tra chi ha competenze e chi non le ha, ma tra chi utilizza l’IA e chi è lasciato indietro“.
La metodologia dello studio
Il report Pulse of Change è un’indagine trimestrale di Accenture rivolta alla C-suite che analizza come le tendenze in ambito business, talenti e tecnologia stiano guidando il cambiamento. Per questa edizione sono stati intervistati 3.650 dirigenti e 3.350 dipendenti a livello mondiale, di cui 1.070 dirigenti e 929 dipendenti in Europa. Il campione comprende le più grandi organizzazioni mondiali con ricavi superiori a 500 milioni di dollari, operanti in 20 settori e 20 Paesi. L’indagine è stata condotta tra novembre e dicembre 2025.
Il governo Uk ha annunciato l’arrivo in questa settimana di una nuova legge per contrastare il fenomeno deepfake di Grok: 2 anni di carcere per la creazione di deepfake; stop alla distribuzione di software di denudazione; sanzioni per le piattaforme fino al 10% del fatturato globale annuo.
Il governo del Regno Unito ha deciso di imprimere un’accelerazione decisa alla regolamentazione dell’Intelligenza Artificiale generativa. Dopo giorni in cui si sono rincorse tante notizie, il governo di Starmer ha optato per la strada regolatoria.
Secondo quanto riportato BBC, in questa settimana entra in vigore la nuova fattispecie di reato che punisce la sola creazione di deepfake intimi non consensuali. La norma prevede pene detentive fino a due anni di reclusione per chiunque generi tali immagini, a prescindere dall’intento di condividerle o pubblicarle.
La svolta legislativa, integrata nel Data Use and Access Act, introduce un ulteriore livello di restrizione: il divieto di diffusione.
Londra si prepara a rendere illegali i software e i servizi di “denudazione”, ovvero gli strumenti progettati per denudare digitalmente attraverso l’uso di immagini di persone reali.
L’obiettivo è colpire la filiera tecnologica alla radice, rendendo perseguibili non solo gli utenti, ma anche gli sviluppatori e i distributori di tali applicazioni.
Deepfake, il governo Uk vara la legge contro Grok questa settimana
La pressione su X e i blocchi internazionali
L’iniziativa di Downing Street giunge in un momento di forte pressione su Grok, l’IA di xAI integrata nella piattaforma X. Nei giorni scorsi, Malesia e Indonesia hanno già provveduto a bloccare l’utilizzo di Grok integrato nella piattaforma X, citando l’assenza di filtri efficaci.
Il Premier britannico, Keir Starmer, è intervenuto direttamente sulla vicenda con un monito esplicito: “se le piattaforme non dimostreranno di poter controllare i propri strumenti e proteggere i cittadini, lo Stato utilizzerà pienamente i propri poteri coercitivi”.
Keir Starmer annuncio legge deepfake Regno Unito gennaio 2026
La Technology Secretary, Liz Kendall, ha rincarato la dose definendo questi software “armi di abuso” che “alimentano la misoginia e la violenza sessuale”, confermando che la scelta di X di limitare queste funzioni agli utenti Premium non è considerata una misura di sicurezza valida.
Liz Kendall, Segretaria di Stato Uk per la Scienza, l’Innovazione e la Tecnologia
I numeri dell’emergenza: i dati Ofcom e NPCC
L’urgenza del provvedimento è dettata da evidenze che hanno alimentato il senso di emergenza:
Incremento dei reati: secondo il National Policing Statement 2024 dell’NPCC, la violenza abilitata dalla tecnologia contro donne e ragazze è aumentata del 37% tra il 2018 e il 2023.
Sanzioni: l’autorità Ofcom ha ora il mandato per procedere con indagini che possono portare a sanzioni pecuniarie fino al 10% del fatturato globale annuo di X per il mancato rispetto dei doveri di cura stabiliti dall’Online Safety Act.
Con l’attivazione delle nuove norme, il Regno Unito si posiziona come il primo mercato occidentale a criminalizzare l’intero ciclo di vita del deepfake: dalla progettazione del software alla sua fornitura, fino alla generazione della singola immagine.
La messa al bando dei servizi di “denudazione” e l’introduzione della responsabilità penale individuale segnano, possiamo dirlo, la fine della fase di autoregolamentazione per le aziende produttrici di IA generativa.
X ha ufficialmente limitato la creazione di immagini ai soli utenti Premium. Una mossa che non sorprende, ma che sposta semplicemente la violenza digitale dietro un abbonamento, confermando che la sicurezza per Elon Musk è un servizio accessorio e non un requisito strutturale.
Dopo le polemiche, inevitabili, X ha deciso finalmente di operare su quello che è diventata una grave emergenza. Il fenomeno della modifica delle immagini attraverso messaggi testuali a Grok (la IA di xAI) ha assunto dimensioni allarmanti e i dati che ho raccolto nell’articolo di ieri lo dimostrano.
Grok, la generazione di immagini su X solo per abbonati a Premium
Ebbene, il messaggio apparso agli utenti nelle ultime ore mostra questo atteso, ma comunque tardivo, cambio di passo: “La generazione e la modifica di immagini sono attualmente limitate agli abbonati paganti”. Questa restrizione arriva, ricordiamolo, dopo una settimana di critiche globali e pressioni senza precedenti da parte del governo britannico e della Commissione Europea.
Il messaggio di Grok in risposta alla richiesta di account non abbonati a X
Come abbiamo visto, la “spunta blu” non funziona come una sorta di filtro morale. L’utente che ha chiesto di manipolare l’immagine della donna uccisa a Minneapolis, un esempio che definisce il punto più basso di questa deriva tecnologica, era proprio un utente abbonato. Limitare l’accesso a chi paga significa ammettere che, una volta abbonato, la dignità delle persone rimane un territorio di conquista privo di filtri.
Grok e l’immagine della ragazza uccisa a MinneapolisGrok e l’immagine della ragazza uccisa a Minneapolis
I numeri allarmanti dell’emergenza su X
I dati, ricordati ieri, che emergono dalle ultime inchieste delineano un quadro di abuso sistemico che nessuna limitazione di accesso sembra aver ancora frenato:
6.700 immagini sessualizzate all’ora: è il ritmo di generazione rilevato da ricercatori citati da Bloomberg durante i picchi di attività di questa settimana.
3/4 delle richieste analizzate: secondo una ricerca del Trinity College di Dublino, circa il 75% dei prompt raccolti riguardava la richiesta di “denudare” o sessualizzare donne e minori.
800 contenuti pedopornografici o violenti: rintracciati dall’organizzazione AI Forensics tramite l’app “Grok Imagine”, che sembra mantenere maglie ancora più larghe rispetto all’interfaccia standard.
Bruxelles ha già chiarito che non accetterà soluzioni di comodo. Thomas Regnier, portavoce della Commissione Europea per il digitale, è stato categorico definendo i contenuti generati “disgustosi” e “illegali”, sottolineando che la narrazione di Musk su una “IA piccante” non ha basi giuridiche in Europa.
La Commissione ha già ordinato a X di conservare tutti i documenti interni e i dati relativi a Grok fino alla fine del 2026 per facilitare le indagini in corso. Il rischio per la piattaforma è altissimo:
Sanzioni DSA: dopo la multa di 120 milioni di euro ricevuta a dicembre 2025, X rischia ora sanzioni fino al 10% del fatturato globale.
Grok, la spunta blu non rende sicura la generazione di immagini
Oltre il paywall: la sicurezza come vantaggio competitivo
In definitiva, l’errore di fondo rimane la scelta di aver rilasciato in uso a chiunque uno strumento così potente senza alcun tipo di filtro semantico e contestuale. Lo spostamento della funzionalità dietro un paywall non è una misura di sicurezza, ma una monetizzazione dell’abuso. Oltre che una foglia di fico.
Il vero vantaggio competitivo per chi sviluppa Intelligenza Artificiale oggi non risiede nella “libertà assoluta” di generare orrori, ma nella capacità di costruire sistemi sicuri per design (safety-by-design).
Le aziende che sapranno garantire che la loro tecnologia non possa essere usata come arma di aggressione digitale saranno quelle in grado di procedere all’interno di un ecosistema normativo che, da oggi, non concede più sconti.
La situazione ormai si è trasformata in un’emergenza. Grok in pochi giorni ha generato 6.700 immagini sessualizzate all’ora. Vale a dire 84 volte più degli altri siti di deepfake. E le vittime non hanno strumenti per difendersi. L’ultimo caso riguarda anche la vicenda di Minneapolis.
Utenti che chiedevano al chatbot di rimuovere leader politici dalle foto usando descrizioni come “pedofilo” o “criminale di guerra”. Immagini di donne modificate per “svestirle” digitalmente. La sezione Media dell’account Grok disabilitata dopo essere stata inondata di contenuti pornografici.
Avevo scritto che il problema era strutturale. Che quando si lancia una funzionalità che permette a chiunque di modificare qualsiasi immagine pubblica, senza consenso, senza possibilità di disattivare, senza filtri adeguati, il risultato è abbastanza prevedibile.
Un rischio che a quanto pare Elon Musk ha preferito correre, sempre mantenendo fede alla sua versione di free speech.
Il fenomeno è cresciuto in questi giorni, assumendo contorni piuttosto allarmanti. Ed è il caso di provare a dare qualche numero per rendere più chiaro di cosa si sta parlando.
Ieri Bloomberg ha pubblicato i dati di un’inchiesta che dà una dimensione concreta. E i numeri sono peggiori di quanto si potesse immaginare.
Grok ha generato migliaia di immagini di nudo, e non solo
Su X 6.700 immagini sessuali all’ora generate da Grok
Per comprendere la portata, gli altri cinque principali siti per questo tipo di contenuti hanno registrato una media di 79 nuove immagini all’ora nello stesso periodo. Grok ne produce 84 volte di più.
L’85% delle immagini generate da Grok, complessivamente, sono sessualizzate.
Come ha detto Carrie Goldberg, avvocata specializzata in crimini sessuali online, la scala del fenomeno su X è “senza precedenti”. Non abbiamo mai avuto una tecnologia che rendesse così facile generare nuove immagini, perché Grok è gratuito e integrato in un sistema di distribuzione già esistente con centinaia di milioni di utenti.
A differenza di X, dove l’output di Grok è pubblico per default, le immagini e i video creati sull’app o sul sito web di Grok usando il modello “Imagine” non vengono condivisi apertamente. Ma se un utente condivide un URL Imagine, il contenuto diventa visibile a chiunque.
Wired ha analizzato un archivio di circa 1.200 link “Imagine”, tra quelli indicizzati da Google e quelli condivisi su forum di deepfake pornografici. Ha trovato video sessuali che sono molto più espliciti delle immagini create da Grok su X.
Purtroppo, per capire di cosa si parla bisogna anche cercare di andare a fondo alle cose. E spesso non è bello, ma è necessario.
Alcuni esempi di Grok Image raccapriccianti
Un video fotorealistico ospitato su Grok.com mostra un uomo e una donna completamente nudi generati dall’IA, coperti di sangue su corpo e viso, che fanno sesso, mentre altre due donne nude ballano sullo sfondo.
Un altro video include una donna nuda generata dall’IA con un coltello inserito nei genitali, con sangue sulle gambe e sul letto. Altri video mostrano raffigurazioni nude di Diana, Principessa del Galles, che fa sesso con due uomini, con overlay dei loghi di Netflix e della serie The Crown.
Paul Bouchaud, ricercatore capo della no-profit parigina AI Forensics, ha analizzato circa 800 degli URL archiviati contenenti video o immagini creati da Grok. “Sono in modo schiacciante contenuti sessuali“, ha detto. “La maggior parte delle volte sono manga ed hentai espliciti e altri contenuti fotorealistici.”
Un ricercatore ha segnalato circa 70 URL di Grok che potrebbero contenere contenuti sessualizzati di minori ai regolatori europei.
Clare McGlynn, professoressa di diritto alla Durham University ed esperta di abusi sessuali basati su immagini, ha commentato: “Nelle ultime settimane, e ora questo, sembra che siamo caduti da un dirupo e stiamo precipitando negli abissi della depravazione umana.“
Le vittime non possono difendersi
Bloomberg, riportare i dati dell’analisi visti all’inizio, racconta diversi casi concreti. Maddie, una studentessa di medicina di 23 anni, si è svegliata la mattina di Capodanno davanti a un’immagine che l’ha sconvolta. Aveva pubblicato su X una foto con il fidanzato in un bar. Due sconosciuti l’hanno modificata usando Grok. Il primo ha chiesto di rimuovere il fidanzato e metterla in bikini. Il secondo ha chiesto di sostituire il bikini con un filo interdentale.
Maddie ha segnalato le immagini a X tramite i sistemi di moderazione. Non ha mai ricevuto risposta. Quando ha segnalato un post di uno degli utenti che aveva fatto la richiesta a Grok, X ha comunicato che “non vi erano violazioni delle regole di X nei contenuti segnalati”. Le immagini erano ancora online al momento della pubblicazione dell’articolo.
Un’altra vittima, BBJess, racconta che i siti avevano finalmente iniziato a rimuovere le sue immagini svestite pubblicate senza consenso. Ma Grok la scorsa settimana ha dato il via a una nuova ondata. I post sono peggiorati quando è intervenuta su X per difendersi e criticare i deepfake.
Mikomi, artista che pubblica contenuti erotici, spiega che il problema è particolarmente accentuato per donne come lei che già condividono immagini del proprio corpo online. Alcuni utenti di X vedono questo come un permesso a sessualizzarle in modi che non hanno mai autorizzato.
Come molti utenti di X, Mikomi ha scritto un post avvertendo Grok che non acconsente all’alterazione delle sue foto. “Non funziona”, ha detto. “Bloccare Grok non funziona. Niente funziona.” Non può abbandonare la piattaforma perché è vitale per il suo lavoro.
“Cosa dovrei fare? Vuoi che perda il mio lavoro?”
La differenza con gli altri chatbot
Come già sottolineato, a differenza di altri chatbot, Grok non impone limiti efficaci agli utenti e non li blocca dal generare contenuti sessualizzati di persone reali, compresi i minori.
Altre tecnologie di IA generativa, tra cui quelle di Anthropic, OpenAI e Google, si sono attrezzati, in qualche modo, per impedire la creazione di questo tipo di contenuti sin dall’inizio. Ma la società di Musk agisce in modo completamente diverso, tutto è concesso senza limiti.
Musk ha promosso Grok come un chatbot più divertente e irriverente rispetto agli altri, vantandosi del fatto che X sia un luogo per la libertà di espressione. Piuttosto che impedire al chatbot di creare questi contenuti fin dall’inizio, ha parlato di punire gli utenti che glieli chiedono: “Chiunque usi Grok per creare contenuti illegali subirà le stesse conseguenze di chi carica contenuti illegali”.
Ma questo non lascia molte opzioni alle vittime.
La risposta delle istituzioni UE
L’Unione Europea ha deciso di intervenire su questo caso.
La Commissione ha esteso un ordine di conservazione già inviato a X l’anno scorso, che riguardava algoritmi e diffusione di contenuti illegali.
È un passaggio che si inserisce in un percorso già avviato. Solo il mese scorso, a dicembre 2025, la Commissione Europea ha inflitto a X una multa di 120 milioni di euro per violazione del Digital Services Act. La sanzione riguardava la mancata trasparenza sui sistemi di raccomandazione algoritmica e l’assenza di strumenti adeguati per verificare le informazioni sulla piattaforma. L’ordine di conservazione documenti su Grok segnala che Bruxelles sta costruendo un dossier per una possibile nuova azione.
“Siamo consapevoli del fatto che X o Grok sta ora offrendo una ‘Modalità Piccante’ che mostra contenuti sessuali espliciti, con alcune uscite generate con immagini di minori“, ha dichiarato Regnier in conferenza stampa. “Questo non è piccante. Questo è illegale.”
Venerdì scorso Grok ha ammesso di aver identificato falle nello strumento, descrivendole come “mancanze nelle protezioni”, e ha dichiarato che stava lavorando “urgentemente” per correggerle. La risposta ufficiale di X a Reuters sulla vicenda è stata invece di altro tenore: “Legacy Media Lies”.
Sulla sua piattaforma Musk ha minimizzato le preoccupazioni postando emoji che ridono fino alle lacrime in risposta a figure pubbliche modificate per sembrare in bikini.
Nel frattempo, altri enti regolatori si stanno muovendo.
Ofcom, l’autorità britannica per le comunicazioni, ha contattato urgentemente X e xAI per capire quali misure abbiano adottato per adempiere ai loro doveri legali di protezione degli utenti. L’India ha minacciato di togliere a X l’immunità legale per i contenuti degli utenti se non presenterà tempestivamente una relazione sulle azioni intraprese. Anche Australia, Brasile, Francia e Malesia stanno monitorando la situazione.
Negli Stati Uniti la situazione è più complessa. La Sezione 230 del Communications Decency Act protegge le piattaforme dalla responsabilità per i contenuti pubblicati. Ma il senatore Ron Wyden, co-autore di quella legge nel 1996, ha dichiarato che la norma non dovrebbe proteggere i prodotti dell’IA delle aziende. “Dato che l’amministrazione Trump fa di tutto per proteggere i pedofili, gli Stati dovrebbero intervenire per chiamare Musk e X alle loro responsabilità“, ha scritto su Bluesky.
Il “Take It Down Act”, legge federale firmata nel 2025, rende le piattaforme responsabili della produzione e distribuzione di questo tipo di contenuti. Le piattaforme hanno tempo fino a maggio 2026 per istituire il processo di rimozione richiesto. Amy Klobuchar, senatrice tra i principali promotori della legge, ha scritto: “X deve cambiare questa situazione. Se non lo farà, il Take It Down Act presto glielo imporrà.“
Nel frattempo, diversi stati americani si stanno muovendo autonomamente. California, New Mexico e New York stanno valutando azioni legali.
C’è un dettaglio che rende la vicenda ancora più paradossale. Grok è un software utilizzato dal governo federale americano. Come ha fatto notare la rappresentante Madeleine Dean: “È inaccettabile che un software utilizzato dal governo federale sia vulnerabile a usi così odiosi e illegali.”
Filtri insufficienti e mancanza di rispetto
Nelle ultime ore, probabilmente nella giornata dell’8 gennaio, xAI sembrerebbe aver introdotto alcuni filtri. Le richieste più esplicite di nudità completa vengono ora bloccate. Nel senso che Grok su X non da seguito alla richiesta.
Ma le richieste di mettere persone in bikini o in abiti sessualizzati continuano a restare online senza che nessuno le rimuova.
Un caso emerso oggi mostra quanto questi filtri siano insufficienti.
Grok l’immagine folle della ragazza uccisa a Minneapolis
Un utente ha risposto ad un post dove era stata condivisia la foto della ragazza uccisa a Minneapolis, un caso che ha coinvolto l’ICE e sta facendo molto discutere. La foto ritraeva Renee Nicole Good ormai esanime.
Questo utenti ha utilizzao l’immagine per a Grok di “metterla in bikini”. Grok ha eseguito la richiesta senza opporre alcuna resistenza.
Grok e l’immagine della ragazza uccisa a MinneapolisGrok e l’immagine della ragazza uccisa a Minneapolis
Il post con la richiesta ha superato le 480.000 visualizzazioni. L’immagine generata da Grok ne ha raggiunto 427.000. Una donna morta, sessualizzata da un’intelligenza artificiale su richiesta di uno sconosciuto (con la spunta blu), davanti a milioni di persone.
Questo esempio è la sintesi di tutto. Non è solo la generazione di contenuti sessualizzati non consensuali. È la totale assenza di qualsiasi filtro contestuale. Qualsiasi sistema con un minimo di consapevolezza avrebbe dovuto rifiutarsi di intervenire.
Il problema è strutturale
Torniamo al punto che avevamo sollevato pochi giorni fa. Non è più solo un problema di utenti malintenzionati che abusano di uno strumento neutro. È un problema di architettura.
Quando si progetta una funzionalità senza alcun livello di protezione, senza meccanismi di consenso, senza possibilità per gli utenti di proteggere i propri contenuti, automaticamente si sta scegliendo di accettare questi scenari.
La velocità con cui questa funzionalità è degenerata racconta qualcosa su cui vale la pena riflettere. Dal lancio il 24 dicembre a oggi, 8 gennaio, sono passate due settimane. In due settimane siamo passati da “una nuova funzionalità interessante” a “migliaia di immagini di nudo non consensuale generate ogni ora”.
E questo ci riporta al concetto di algoritmo del proprietario. Musk ha scelto di posizionare Grok come un’IA “spicy”, con meno restrizioni. Ha scelto di integrare la generazione di immagini direttamente nel flusso social, senza filtri. Ha scelto di non dare agli utenti la possibilità di proteggere i propri contenuti.
Queste sono scelte. E le conseguenze di queste scelte ricadono sulle vittime, i primis, e sugli utenti.
Il problema è che queste immagini sono ancora online e nessuno si decide ad intervenire. Men che meno il proprietario della piattaforma.
Il Pentagono ha annunciato un accordo con xAI per integrare Grok nei sistemi di difesa USA. L’IA di Musk avrà accesso diretto ai flussi di contenuti condivisi su X. Le modalità dell’accordo e la stessa possibile integrazione sollevano interrogativi su dati, controllo e trasparenza.
Il rilascio è previsto per l’inizio del 2026 e coinvolgerà circa tre milioni di dipendenti militari e civili del Dipartimento della Difesa.
A prima vista, potrebbe sembrare una notizia come tante nell’era dell’IA generativa. Ma guardando più da vicino emergono elementi che meritano qualche approfondimento in più. Perché questa non è semplicemente l’adozione di un nuovo strumento tecnologico da parte dell’esercito americano. In questi casi siamo oltre, e si entra nella sfera dell’inedito.
Cosa prevede l’accordo tra il Pentagono e xAI
Grok opererà a Impact Level 5 (IL5), il livello di sicurezza che consente la gestione di Controlled Unclassified Information (CUI). Si tratta di informazioni sensibili ma non classificate.
Ossia, dati personali dei dipendenti, informazioni su infrastrutture critiche, dettagli operativi non segreti, comunicazioni interne governative. Singolarmente, questi dati non compromettono la sicurezza nazionale Usa, ma aggregati da un’IA possono rivelare elementi di una certa rilevanza.
All’interno del comunicato diramato si legge che gli utenti, militari e civili del DOW (Department of War)) avranno accesso a “insight globali in tempo reale dalla piattaforma X”, fornendo al personale del Dipartimento della Guerra quello che viene definito un “vantaggio informativo decisivo” e una “consapevolezza situazionale globale”. È prevista anche una possibile estensione futura a “carichi di lavoro classificati”.
Il valore del contratto è di 200 milioni di dollari, parte di accordi più ampi che includono anche OpenAI, Google e Anthropic. Ma qui emerge già un primo elemento di criticità.
Accordo tra xAI e il Pentagono, Grok entra nei sistemi militari
Non esiste alcuna separazione tra Grok e X
Questo è il nodo che distingue l’accordo Pentagon-xAI da qualsiasi altra partnership tra governo e aziende di IA. Grok non è un modello isolato. È un sistema profondamente integrato con la piattaforma X, e questa integrazione opera su più livelli.
Training sui dati di X
Grok viene addestrato sui post di X con un opt-in automatico attivato di default, senza informare gli utenti. L’impostazione è nascosta nelle opzioni di privacy e disattivabile solo da desktop.
Secondo le policy della piattaforma, X può “utilizzare post, interazioni utente, input e risultati con Grok per training e fine-tuning, condividendoli con xAI”.
Accesso in tempo reale
Grok integra le API di X, processa nuovi tweet via WebSocket per aggiornamenti istantanei, non batch processing. Usa endpoint come GET /2/tweets/search/stream, GET /2/tweets/sample/stream, GET /2/trends/place.
L’algoritmo di X determina quali contenuti hanno visibilità sulla piattaforma, e quindi quali dati alimentano Grok. In virtù di questo accordo, l’intelligenza artificiale Grok entra nel Pentagono con accesso diretto a quei flussi.
Fermiamoci su questo passaggio. Dunque, il Pentagono userà un’IA per identificare minacce basandosi su dati provenienti da una piattaforma il cui algoritmo è progettato non per rappresentare la realtà, ma per massimizzare l’engagement.
E quello stesso algoritmo è controllato dalla stessa persona che controlla l’IA.
Non è solo un conflitto di interessi. È una struttura in cui la percezione della realtà dell’apparato militare più potente del mondo passa attraverso un filtro privato, opaco, potenzialmente manipolato.
I “vasti dataset” menzionati sono in realtà contenuti di X già filtrati dall’algoritmo. I “pattern” identificati saranno pattern di una realtà distorta, se l’algoritmo amplifica certi contenuti e ne sopprime altri. Le “minacce” vengono definite secondo criteri incorporati nel modello. Chi li ha stabiliti? Con quali bias? Con quale trasparenza?
Accordo xAI Pentagono, Grook entra nei sistemi militari USA
Altri precedenti problematici
La senatrice Warren ha sollevato preoccupazioni specifiche nella sua lettera al Pentagono. Musk ha promosso Grok come chatbot “non filtrato” e orientato alla “ricerca della verità” (truth-seeking) che non si conforma agli standard politicamente corretti.
Ma Grok è noto per fornire informazioni inaccurate quando interrogato su eventi storici e disastri naturali, inclusi nomi, date e dettagli sbagliati.
Giorni dopo che Musk aveva dichiarato sui social “miglioramenti significativi” al chatbot, Grok si autodefiniva “MechaHitler” e raccomandava un secondo Olocausto ad account neonazisti. La mancanza di filtri di sicurezza ha prodotto contenuti antisemiti e offensivi. Come ha osservato un esperto di sicurezza: “X è piena di fake news e visioni estremiste, non è ciò su cui vuoi che un LLM sia addestrato.”
E questa è l’IA che ora avrà accesso ai flussi informativi del Pentagono per fornire “consapevolezza situazionale globale”.
Le domande che resteranno senza risposta
Chi garantisce che i dati di X usati da Grok rappresentino una visione equilibrata della realtà e non una versione amplificata algoritmicamente? Chi verifica che i modelli e le minacce identificate non riflettano i bias del sistema di training?
Come viene gestito il conflitto di interessi di Musk, che con Starlink in zone di conflitto, SpaceX con contratti governativi, e ora un’IA che potrebbe influenzare le valutazioni di sicurezza nazionale su questi stessi dossier?
E per i partner NATO? L’intelligence condivisa con gli Stati Uniti passerà attraverso sistemi integrati con l’IA di Musk? Con quale trasparenza? E con quali garanzie?
Dall’algoritmo del proprietario all’IA del proprietario
Ho scritto spesso di come l’”algoritmo del proprietario” serva gli obiettivi strategici di chi controlla la piattaforma, non gli interessi degli utenti. Ma qui siamo a un livello successivo.
Non si tratta più solo di un algoritmo in mani private. È un’intera catena gestita da un singolo a servizio, ora, di apparati governativi.
X come piattaforma che genera flussi informativi globali in tempo reale, xAI e Grok come IA che processa e interpreta quei flussi, Starlink come infrastruttura di connettività anche in zone di conflitto. E ora l’integrazione diretta con l’apparato militare degli Stati Uniti.
È una forma di potere inedita: non statale, non puramente privata. Qualcosa di nuovo per cui forse non esiste ancora un nome adeguato.
Cosa significa tutto questo per l’Europa
L’Europa non ha equivalenti di X, xAI o Starlink. Questa asimmetria nell’infrastruttura cognitiva è un tema che diventerà sempre più urgente.
Non stiamo parlando solo di disinformazione o manipolazione elettorale. Stiamo parlando della possibilità che la percezione della realtà dell’apparato militare più potente del mondo sia mediata da un’infrastruttura privata, poco chiara, controllata da un singolo individuo con interessi economici e politici globali.
È un tema che richiederà analisi approfondite nei prossimi mesi. Perché quando l’IA non è più solo uno strumento ma diventa il filtro attraverso cui un’istituzione percepisce la realtà, le implicazioni vanno ben oltre l’”efficienza operativa”.
TikTok US prenderà il via il prossimo 22 gennaio 2026. ByteDance e TikTok hanno firmato gli accordi vincolanti per la joint venture americana. Oracle avrà un ruolo cruciale, con accesso all’algoritmo.
La firma dell’accordo è finalmente arrivata. ByteDance e TikTok hanno firmato, giovedì 18 dicembre 2025, gli accordi vincolanti per la creazione di TikTok US.
Il valore complessivo dell’operazione è stimato in circa 14 miliardi di dollari. Una cifra che riflette il peso di TikTok nel mercato americano, dove la piattaforma conta oltre 170 milioni di utenti.
TikTok US, ora c’è la firma: il 22 gennaio 2026 sarà operativa
Il ruolo di Oracle e la sicurezza dei dati
Come già ricordato, Oracle assume un ruolo centrale nell’operazione. La società di Larry Ellison, storico sostenitore di Trump, diventa il trusted security partner responsabile dell’audit e della certificazione della conformità ai termini di sicurezza nazionale.
La joint venture americana sarà responsabile della protezione dei dati degli utenti statunitensi, della sicurezza dell’algoritmo, della moderazione dei contenuti e della garanzia software. Oracle supervisionerà lo storage delle informazioni degli americani, in linea con quanto annunciato dalla Casa Bianca nei mesi scorsi.
Un passaggio cruciale riguarda l’algoritmo di raccomandazione. La nuova entità dovrà riallenare l’algoritmo sui dati degli utenti americani per garantire che il feed dei contenuti sia libero da manipolazioni esterne. Questo è il cuore della questione sicurezza che ha animato l’intero dibattito su TikTok negli Stati Uniti.
Le criticità che restano aperte
Non mancano le perplessità. Molti esperti ed osservatori hanno osservato che l’accordo non interrompe completamente i legami con ByteDance. Secondo queste voci, la struttura somiglia più a un accordo di franchising che lascia la tecnologia core in Cina, piuttosto che a una vera dismissione.
La legge approvata dal Congresso nel 2024 richiedeva una separazione netta tra TikTok US e ByteDance.
La struttura negoziata dall’amministrazione Trump sembra aggirare questo requisito, mantenendo ByteDance come licenziante dell’algoritmo e gestore delle attività commerciali globali, inclusi e-commerce, advertising e marketing sulla piattaforma americana.
Dalla Cina ancora non è stato espresso un comunicato ufficiale sull’approvazione della transazione. Un passaggio non scontato, considerando che Pechino aveva posto il veto alla cessione dell’algoritmo già nel 2020.
TikTok US e l’algoritmo del proprietario
Come ho già osservato in passato, siamo di fronte a un altro caso di quello che definisco algoritmo del proprietario. L’accesso di Oracle al codice sorgente di TikTok apre scenari inediti sulla possibilità di modellare l’algoritmo di raccomandazione secondo gli interessi dei nuovi proprietari.
X, sotto la gestione di Elon Musk, ha già dimostrato come la proprietà di una piattaforma possa influenzarne profondamente i meccanismi di distribuzione dei contenuti. Con TikTok US la dinamica sarà diversa, ma l’accesso privilegiato all’algoritmo da parte di soggetti vicini al governo americano solleva interrogativi legittimi.
La fine di una storia iniziata nel 2020
La firma degli accordi segna la conclusione di una saga iniziata nel 2020, quando la prima amministrazione Trump aveva tentato di vietare TikTok con un ordine esecutivo poi annullato da Biden.
La legge bipartisan del 2024 ha riportato la questione al centro dell’agenda politica, costringendo ByteDance a trovare una soluzione per mantenere la piattaforma operativa negli Stati Uniti.
Un compromesso che non accontenta tutti
Il risultato è un compromesso che soddisfa parzialmente entrambe le parti. Gli Stati Uniti ottengono il controllo formale sulla piattaforma e sui dati degli utenti americani. ByteDance mantiene una presenza, seppur minoritaria, e continua a licenziare la tecnologia che ha reso TikTok un fenomeno globale.
La domanda resta la stessa di settembre.
Quanto durerà l’equilibrio trovato? In poco più di un mese, anche se c’è la firma, tutto ancora potrebbe succedere.
La firma dell’accordo resta comunque un punto di non ritorno nella storia di TikTok. E resta un capitolo importante nella storia delle piattaforme digitali alla voce “Sovranità digitale”.
Accenture e Anthropic annunciano una partnership pluriennale per accelerare l’adozione dell’IA su scala enterprise, con un Business Group dedicato, nuove offerte per i CIO e soluzioni per settori regolamentati.
Accenture e Anthropic annunciano un rafforzamento significativo della loro collaborazione con l’obiettivo di accompagnare le imprese nel passaggio dai progetti pilota di intelligenza artificiale a un’adozione su larga scala, strutturata e sostenibile. L’accordo, di natura pluriennale, si traduce in un investimento rilevante in competenze, soluzioni e capacità di go-to-market, e segna un ulteriore passo nel percorso di integrazione dell’IA nei processi core delle organizzazioni.
Al centro dell’intesa c’è la creazione dell’Accenture Anthropic Business Group, un nuovo gruppo dedicato che coinvolgerà circa 30.000 professionisti Accenture, formati in modo specifico sull’utilizzo dei modelli Claude di Anthropic. L’iniziativa mira a costruire uno dei più grandi ecosistemi al mondo di esperti Claude, in grado di supportare le aziende nel passaggio rapido dalla sperimentazione alla produzione.
Secondo Julie Sweet, Chair e CEO di Accenture, l’espansione della partnership consentirà ai clienti di accelerare l’utilizzo dell’IA come leva di reinvenzione organizzativa, integrandola in modo responsabile e rapido nei processi aziendali. La combinazione tra le capacità dei modelli Claude e l’esperienza di Accenture in ambito IA, industriale e funzionale viene indicata come elemento chiave per stimolare innovazione, nuove opportunità di crescita e maggiore fiducia nell’adozione dell’IA.
Dario Amodei, CEO e co-fondatore di Anthropic, sottolinea come le imprese abbiano oggi bisogno sia di modelli di intelligenza artificiale avanzati sia delle competenze necessarie per implementarli su scala enterprise. In questo contesto, l’utilizzo esteso di Claude Code da parte di decine di migliaia di sviluppatori Accenture rappresenta, per Anthropic, la più ampia implementazione mai realizzata dei propri strumenti di coding.
Accenture e Anthropic, accordo per accelerare l’innovazione delle aziende
Nasce l’Accenture Anthropic Business Group
Il nuovo Business Group rende Anthropic uno dei partner strategici di Accenture. I 30.000 professionisti coinvolti riceveranno una formazione dedicata su Claude, inclusi ingegneri specializzati nell’integrazione dei modelli negli ambienti dei clienti. I team uniranno le competenze di Accenture in ambito IA, industria e funzioni aziendali con i modelli Claude e Claude Code di Anthropic, facendo leva anche sulle partnership cloud già consolidate.
Particolare attenzione viene riservata ai settori regolamentati, come servizi finanziari e sanità, per i quali Accenture metterà a disposizione playbook specifici. Per le organizzazioni, questo approccio si traduce in implementazioni più rapide e con minori rischi, grazie alla possibilità di accedere a competenze già pronte anziché costruire capacità di IA partendo da zero.
Una nuova offerta per i CIO e lo sviluppo software potenziato dall’IA
Accenture e Anthropic lanceranno inoltre una nuova offerta congiunta rivolta ai CIO, progettata per misurare il valore e scalare lo sviluppo software potenziato dall’IA nelle funzioni di ingegneria. Si tratta del primo prodotto derivante dalla collaborazione e propone un percorso strutturato per trasformare il modo in cui il software enterprise viene progettato, sviluppato e mantenuto.
Claude Code viene posizionato al centro del ciclo di vita dello sviluppo software, integrato con tre capacità chiave di Accenture: un framework per la misurazione della produttività reale e del ROI, la riprogettazione dei workflow per team di sviluppo orientati all’IA, e programmi di gestione del cambiamento e formazione che evolvono insieme alla tecnologia.
L’obiettivo dichiarato è trasformare i guadagni di produttività degli sviluppatori in impatto aziendale diffuso, attraverso rilasci più rapidi, cicli di sviluppo più brevi e una maggiore capacità di portare nuovi prodotti sul mercato in tempi anticipati. Il comunicato evidenzia come Claude sia già utilizzato da centinaia di migliaia di aziende e come Claude Code consenta agli sviluppatori junior di raggiungere livelli di produttività comparabili a quelli senior, riducendo significativamente i tempi di onboarding, mentre gli sviluppatori più esperti possono concentrarsi su attività a maggior valore.
Soluzioni dedicate per i settori regolamentati
La partnership prevede anche lo sviluppo di soluzioni verticali per settori altamente regolamentati, tra cui servizi finanziari, life sciences, sanità e settore pubblico. In questi contesti, le organizzazioni devono affrontare contemporaneamente la modernizzazione dei sistemi e il rispetto di requisiti stringenti in termini di sicurezza e governance.
Nel settore finanziario, la capacità di Claude di analizzare documenti complessi e di grandi dimensioni, unita all’esperienza normativa di Accenture, supporta l’automazione dei workflow di compliance e decisioni più rapide in contesti ad alta criticità. In ambito sanitario e life sciences, l’integrazione tra le competenze di Accenture e le capacità analitiche di Claude consente ai ricercatori di interrogare dataset proprietari, generare protocolli sperimentali e semplificare la gestione delle sperimentazioni cliniche. Nel settore pubblico, vengono citati agenti IA progettati per aiutare i cittadini a orientarsi tra servizi complessi, garantendo al contempo privacy e conformità normativa.
Un approccio condiviso all’IA responsabile
La collaborazione tra Accenture e Anthropic si fonda su un impegno comune verso un’IA responsabile. I principi di “constitutional AI” di Anthropic vengono integrati con l’esperienza di Accenture nella governance dell’IA, con l’obiettivo di consentire alle imprese di implementare soluzioni sicure, trasparenti e affidabili.
Per favorire l’interazione diretta con le grandi organizzazioni globali, Accenture integrerà Claude nella propria rete di Accenture Innovation Hubs. Questi spazi fungeranno da ambienti controllati per la co-progettazione, la sperimentazione e la validazione di soluzioni IA prima della distribuzione su scala enterprise. Come parte del Business Group, è previsto anche il lancio di un Claude Center of Excellence all’interno di Accenture, dedicato allo sviluppo congiunto di soluzioni su misura per specifiche esigenze aziendali e settoriali.
L’accordo tra Accenture e Anthropic si inserisce così in una strategia più ampia di accompagnamento delle imprese verso un’adozione dell’intelligenza artificiale strutturata, misurabile e integrata nei processi chiave, con un’attenzione dichiarata a sicurezza, governance e responsabilità.
TIME nomina gli Architetti dell’IA Persona dell’Anno 2025. La copertina ricrea la foto iconica del 1932 con gli otto leader che stanno costruendo l’infrastruttura dell’intelligenza artificiale.
Undici operai seduti su una trave d’acciaio, i piedi sospesi nel vuoto a 260 metri sopra Manhattan. Era il 20 settembre 1932, nel pieno della Grande Depressione, e quella foto – “Lunch Atop a Skyscraper” – divenne il simbolo di un’America che costruiva il proprio futuro con le mani, mattone dopo mattone, grattacielo dopo grattacielo.
Novantatre anni dopo, TIME ha scelto di rievocare quell’immagine per raccontare un’altra rivoluzione. Sulla copertina del numero dedicato alla Persona dell’Anno 2025, gli operai sono stati sostituiti da otto figure in giacca e cravatta: i leader che stanno costruendo l’infrastruttura dell’intelligenza artificiale.
Non più acciaio e cemento, ma chip, modelli linguistici, data center.
È una scelta coraggiosa con un messaggio chiaro. E cioè che ci troviamo nel mezzo di una trasformazione paragonabile a quella che ridisegnò lo skyline di New York un secolo fa. E non solo.
Siamo nel mezzo di una trasformazione simile a quella che cambiò il modo di lavorare, il modo di concepire il lavoro. Anche la IA sta cambiando il modo di lavorare e lo vedremo. Tutti temi alla base di questa scelta.
Gli Architetti dell’IA sono la Persona dell’Anno 2025 di TIME
Perché TIME ha scelto gli “Architetti dell’IA”
La motivazione ufficiale è diretta: “Per aver inaugurato l’era delle macchine pensanti, per aver stupito e preoccupato l’umanità, per aver trasformato il presente e trasceso il possibile“. Ma c’è di più.
Il 2025 è stato l’anno in cui l’intelligenza artificiale è passata da tecnologia emergente a infrastruttura pervasiva. ChatGPT ha superato gli 800 milioni di utenti settimanali attivi. L’84% degli studenti delle scuole superiori americane utilizza l’IA generativa per i compiti scolastici. E soprattutto, i modelli hanno smesso di limitarsi a rispondere: hanno iniziato a fare cose.
Nick Turley, responsabile di ChatGPT in OpenAI, lo spiega così nell’articolo di TIME: “Vedere ChatGPT evolversi da partner conversazionale a qualcosa che può andare a fare vero lavoro per te è una transizione molto, molto importante che la maggior parte delle persone non ha ancora registrato“.
È il passaggio dall’IA generativa all’IA agentica. E segna un cambio di paradigma.
La copertina: operai del 1932 e architetti del 2025
Da sinistra a destra: Mark Zuckerberg (Meta), Lisa Su (AMD), Elon Musk (xAI), Jensen Huang (Nvidia), Sam Altman (OpenAI), Demis Hassabis (Google DeepMind), Dario Amodei (Anthropic), Fei-Fei Li (Stanford Human-Centered AI Institute e World Labs).
Un parallelo evocativo. Nel 1932, quegli undici uomini rappresentavano una forza lavoro che stava letteralmente costruendo il futuro dell’America, con i muscoli, con il coraggio, spesso senza reti di sicurezza.
Nel 2025, questi otto leader stanno costruendo qualcosa di altrettanto monumentale: l’infrastruttura computazionale su cui poggerà l’economia dei prossimi decenni.
Ma c’è anche una differenza sostanziale. Gli operai del 1932 erano anonimi, ci sono voluti decenni per identificare anche solo due di loro. I costruttori del 2025 sono tra le persone più ricche e potenti del pianeta.
Jensen Huang, a 62 anni, guida l’azienda con la maggiore capitalizzazione al mondo. Elon Musk è l’uomo più ricco della Terra.
Il potere si è spostato. E la foto lo racconta senza bisogno di didascalie.
Chi sono gli otto “Architetti dell’IA”
Jensen Huang – CEO di Nvidia, l’azienda che produce i chip su cui gira praticamente tutta l’intelligenza artificiale contemporanea. Nvidia ha raggiunto i 5.000 miliardi di dollari di capitalizzazione. Huang è diventato consigliere informale di Donald Trump, che lo chiama regolarmente a tarda notte.
Sam Altman – CEO di OpenAI, l’azienda che ha lanciato ChatGPT nel novembre 2022 e ha innescato la corsa all’IA generativa. Nel 2025, OpenAI ha completato la trasformazione in azienda for-profit e si prepara a ricevere investimenti per 500 miliardi di dollari attraverso il progetto Stargate.
Elon Musk – Fondatore di xAI, l’ultima delle sue imprese, dedicata allo sviluppo di Grok. Ha costruito data center in tempi record. Rimane una figura controversa ma evidentemente centrale in questa fase.
Mark Zuckerberg – CEO di Meta, ha integrato chatbot AI in Instagram, WhatsApp e Facebook. Ha avviato una campagna aggressiva di acquisizione di talenti, offrendo ai migliori ingegneri di machine learning compensi superiori a quelli dei giocatori professionisti.
Lisa Su – CEO di AMD, sta costruendo un ecosistema software per competere con Nvidia. Nell’articolo di TIME dichiara: “Il 2025 è l’anno in cui l’IA è diventata davvero produttiva per le aziende“.
Demis Hassabis – CEO di Google DeepMind, il laboratorio che ha sviluppato AlphaFold (previsione della struttura delle proteine) e continua a guidare la ricerca fondamentale. Mantiene un approccio cauto sui rischi: “Non sappiamo ancora abbastanza sull’IA per quantificare effettivamente il rischio“.
Dario Amodei – CEO di Anthropic, l’azienda che sviluppa Claude e si posiziona come il laboratorio più attento alla sicurezza. Ha fatto una previsione che sta facendo discutere: l’IA potrebbe portare la disoccupazione al 20% nei prossimi cinque anni.
Fei-Fei Li – Co-direttrice dello Stanford Human-Centered AI Institute e fondatrice di World Labs. È l’unica accademica del gruppo, e rappresenta la voce della ricerca etica e dello sviluppo responsabile.
Gli Architetti dell’IA sono la Persona dell’Anno 2025 di TIME
Come cambia il lavoro con la IA
I numeri nell’articolo di TIME sono impressionanti. In Anthropic, Claude scrive fino al 90% del proprio codice. In Nvidia, strumenti come Cursor e Claude Code sono utilizzati dalla quasi totalità degli ingegneri. E questo ha permesso all’azienda di quadruplicare la produzione di chip raddoppiando solo il personale.
Satya Nadella, CEO di Microsoft, ha rivelato che il 30% del codice dell’azienda è ora scritto dall’IA. Contemporaneamente, oltre il 40% dei licenziamenti recenti ha riguardato ingegneri software.
Il World Economic Forum prevede che 92 milioni di posti di lavoro saranno eliminati entro il 2030. Ma anche che ne emergeranno 170 milioni di nuovi. Il saldo è positivo, ma il problema è la distribuzione: i nuovi lavori non saranno negli stessi luoghi, non richiederanno le stesse competenze, e non andranno alle stesse persone.
Jensen Huang offre una prospettiva diversa: “Alcuni lavori scompariranno. Ma finché la domanda è alta per quella particolare industria, sono abbastanza fiducioso che l’IA guiderà produttività, crescita dei ricavi e quindi più assunzioni“. E aggiunge una frase che sta diventando un mantra: “Se non usi l’IA, perderai il lavoro a favore di qualcuno che la usa“.
L’IA generativa lascia il passo all’IA agentica
È questo il passaggio cruciale che emerge dall’articolo di TIME e che definirà il 2026. I modelli linguistici hanno acquisito nuove capacità: memoria (ricordano le conversazioni precedenti), accesso a strumenti esterni (possono cercare sul web, consultare database, eseguire codice), connessione ad altre fonti dati (email, cloud, calendari).
Non si limitano più a generare testo. Ragionano, pianificano, eseguono.
IA Agentica
L’IA agentica – secondo la definizione di Gartner – è “un sistema di intelligenza artificiale autonomo che pianifica, ragiona e agisce per completare compiti con minima supervisione umana“.
La differenza rispetto all’IA generativa è sostanziale: mentre ChatGPT risponde a un prompt, un agente AI può prendere un obiettivo complesso, scomporlo in sotto-compiti, eseguirli in sequenza, adattarsi agli imprevisti.
BCG stima che gli agenti AI possano accelerare i processi aziendali del 30-50%. McKinsey parla di “paradigm shift”: otto aziende su dieci hanno implementato l’IA generativa, ma altrettante non hanno ancora registrato impatti significativi sui risultati. Gli agenti promettono di colmare questo divario.
Capgemini riporta che l’82% delle organizzazioni pianifica di integrare agenti AI entro il 2026. Gartner prevede che entro il 2028, il 33% delle applicazioni software aziendali incorporerà funzionalità agentiche — rispetto a quasi zero nel 2023.
La rivoluzione della IA e la questione europea
C’è un’assenza evidente nella copertina di TIME: l’Europa.
Otto figure, tutte americane (con l’eccezione di Hassabis, britannico) o cinesi di formazione americana. Nessun europeo.
Non è un caso. L’articolo dedica ampio spazio alla competizione tra Stati Uniti e Cina. Il rilascio di DeepSeek a gennaio, definito “il momento Sputnik di Pechino“, ha scosso la Silicon Valley e accelerato la corsa. Ma l’Europa compare solo come spettatrice regolatrice.
È una fotografia impietosa della nostra posizione. L’Unione Europea ha il Digital Services Act, l’AI Act, un quadro normativo avanzato.
Ma non ha Nvidia, non ha OpenAI, non ha Anthropic. Non ha le infrastrutture adeguate per permettere che ci sia una “Nvidia” europea.
Il quesito che dovremmo porci è se la regolamentazione (per quanto necessaria ovviamente), da sola, sia sufficiente a garantirci un ruolo in questa trasformazione. O se rischiamo di diventare consumatori di un’infrastruttura progettata e controllata altrove.
Cosa succederebbe se l’Europa venisse isolata dal punto di vista digitale e tecnologico? Quale sarebbe il piano B?
Rivoluzione IA, rischi e opportunità
L’articolo di TIME non nasconde i rischi. Cita i casi di suicidio legati all’interazione con chatbot, il fenomeno della “psicosi da chatbot”, l’uso di deepfake per la disinformazione. Papa Leone XIV ha avvertito che l’IA potrebbe “manipolare i bambini e servire ideologie antiumane“.
Dario Amodei stima che l’IA potrebbe portare la disoccupazione al 20% nei prossimi cinque anni. Demis Hassabis ammette che “c’è ancora un rischio significativo” nel non sapere se sarà facile mantenere il controllo di questi sistemi.
Trump ha riassunto lo spirito del momento parlando direttamente a Huang durante una visita nel Regno Unito: “Non so cosa stai facendo qui. Spero che tu abbia ragione”.
Il senso della copertina del TIME
“Lunch Atop a Skyscraper” fu scattata come foto promozionale per il Rockefeller Center. Una trovata pubblicitaria mascherata da momento spontaneo. Divenne il simbolo di un’epoca.
La copertina di TIME del 2025 compie un’operazione simile. È una celebrazione, certo, ma anche un documento. Fissa un momento in cui il potere di plasmare il futuro si è concentrato nelle mani di poche persone. E questo concetto viene fissato con un’immagine che, come l’originale, rimarrà negli archivi.
Nel 1932, quegli operai costruivano un grattacielo. Nel 2025, questi architetti costruiscono qualcosa di più ambizioso: l’infrastruttura su cui poggerà il pensiero automatizzato, l’economia algoritmica, forse la prossima fase della civiltà umana.
È una responsabilità enorme. E la foto, con quegli otto leader (sei uomini e due donne) sospesi nel vuoto sopra Manhattan, lo racconta meglio di qualsiasi editoriale.
Operation Bluebird, startup guidata dall’ex responsabile marchi di Twitter, ha chiesto all’USPTO di cancellare i marchi Twitter e tweet da X Corp per rilanciare la piattaforma con twitter.new.
È una di quelle notizie che, a prima lettura, sembra quasi paradossale. Ma sicuramente mette di buonumore i tanti nostalgici che dal 2022 sperano in un ritorno.
Negli anni abbiamo assistito a piattaforme che hanno segnato il tempo, poi scomparse quando gli algoritmi sono diventati più importanti degli utenti. E ora si torna a parlare di Twitter, mai del tutto dimenticato.
Eppure è tutto vero, e la base legale su cui poggia è tutt’altro che trascurabile.
L’obiettivo è quello di utilizzare quei marchi per lanciare una nuova piattaforma social, chiamata twitter.new, che intende riportare in vita lo spirito originario della “piazza pubblica digitale” che Twitter rappresentava prima dell’acquisizione da parte di Musk nel 2022.
Operation Bluebird e il possibile ritorno di Twitter
Chi c’è dietro Operation Bluebird
La startup non è guidata da improvvisati. Anzi, il team legale conosce molto bene il terreno ispido su cui si muove.
Stephen Jadie Coates, general counsel di Operation Bluebird, è stato Associate Director for Trademarks, Domain Names and Marketing di Twitter dal 2014 al 2016. È stato lui, di fatto, il primo responsabile marchi assunto dall’azienda, colui che ha costruito da zero la strategia di protezione del brand Twitter. Conosce ogni sfumatura legale di quei marchi perché li ha gestiti in prima persona.
Al suo fianco c’è Michael Peroff, fondatore di Operation Bluebird, avvocato specializzato in proprietà intellettuale e protezione dei marchi con base nell’Illinois e quasi 15 anni di esperienza nel settore.
Non si tratta quindi di un tentativo opportunistico di qualche sconosciuto. Chi sta dietro questa operazione ha le competenze tecniche per comprendere esattamente cosa sta facendo e quali sono le probabilità di successo.
L’argomento legale: l’abbandono del marchio
La petizione di Operation Bluebird si basa su un principio cardine del diritto dei marchi statunitense. In buona sostanza: se non usi un marchio commercialmente, rischi di perderlo.
Il Lanham Act (15 U.S.C. § 1127) stabilisce infatti che un marchio si considera “abbandonato” quando il suo uso è stato interrotto con l’intenzione di non riprenderlo.
Secondo la normativa americana, tre anni consecutivi di non utilizzo creano una presunzione di abbandono. E qui i fatti sono abbastanza chiari:
Nel luglio 2023, Musk ha annunciato pubblicamente che l’azienda avrebbe “dato l’addio al brand Twitter e, gradualmente, a tutti gli uccelli” (“we shall bid adieu to the Twitter brand and, gradually, all the birds“).
And soon we shall bid adieu to the twitter brand and, gradually, all the birds
Il termine “tweet” è stato sostituito con “post” in tutta l’interfaccia e nelle comunicazioni ufficiali.
Come ha dichiarato Coates a Reuters: “X ha abbandonato legalmente il marchio TWITTER“. La questione, secondo lui, è “straightforward”, lineare.
Il paradosso del rinnovo del 2023
Un elemento interessante della vicenda riguarda il fatto che X Corp ha effettivamente rinnovato la registrazione del marchio Twitter nel 2023. Ma quel rinnovo è stato approvato mentre l’azienda stava attivamente eliminando ogni traccia del brand dai propri prodotti e servizi.
Come osservato da esperti di proprietà intellettuale, questa situazione crea un paradosso. Infatti, rinnovare un marchio che si sta pubblicamente demolendo è un po’ come “rinnovare l’abbonamento alla palestra mentre la stai demolendo”.
Il semplice rinnovo burocratico, in assenza di un uso commerciale effettivo, potrebbe non bastare a proteggere il marchio. Altri esperti, come Mark Lemley, professore di diritto a Stanford ed esperto di diritto dei brand, sostiene che “un uso meramente simbolico non basta a preservare il marchio”.
Interfaccia twitter.new
Il progetto twitter.new
Operation Bluebird non si limita a chiedere la cancellazione dei marchi. Nei fatti, ha già presentato una domanda di registrazione per “Twitter” e sta costruendo una piattaforma alternativa.
Sul sito twitter.new è già possibile riservare il proprio username in vista del lancio, previsto potenzialmente per la fine del 2026.
Il messaggio sulla homepage è programmatico: “The public square is broken, but we still believe in it. One brand tried to fix it, then burned it all down. We are bringing it back – this time with trust” – La piazza pubblica è rotta, ma ci crediamo ancora. Un brand ha provato a sistemarla, poi ha dato fuoco a tutto. La stiamo riportando in vita – questa volta con fiducia.
Come ha spiegato Peroff ad Ars Technica, l’obiettivo non è solo rilanciare un nome: “Esistono certamente alternative come Threads, Mastodon e Bluesky, ma nessuna ha raggiunto la scala o il riconoscimento del brand che Twitter aveva prima dell’acquisizione di Musk“.
Ha aggiunto Coates: “Ricordo quando celebrity reagivano ai miei contenuti su Twitter durante il Super Bowl o altri eventi. Vogliamo che quell’esperienza torni, quella piazza pubblica dove tutti eravamo coinvolti insieme“.
Quali gli scenari che si aprono
La petizione di Operation Bluebird apre scenari legali interessanti e pone X Corp di fronte a un dilemma strategico. X Corp ha tempo fino ai primi di febbraio 2026 per presentare una risposta formale alla petizione di cancellazione.
Se X decidesse di difendere i marchi, dovrà dimostrare di utilizzarli ancora commercialmente o di avere intenzione di riprenderne l’uso. Ma questo contraddirebbe le dichiarazioni pubbliche di Musk e le azioni concrete dell’azienda negli ultimi due anni. Difendere un brand che hai pubblicamente “annullato” creerebbe inoltre un paradosso enorme: se Twitter ha ancora valore, perché l’hai abbandonato?
Se X non difendesse i marchi, Operation Bluebird potrebbe appropriarsi di uno dei nomi più riconoscibili nella storia dei social media. Un brand costruito in oltre 15 anni passerebbe nelle mani di una startup. Per ricominciare a volare.
C’è però un terzo elemento da considerare. Anche in caso di cancellazione dei marchi registrati, X Corp potrebbe comunque citare in giudizio Operation Bluebird per violazione di marchio basandosi sul concetto di “residual goodwill” (avviamento residuo).
La domanda che tutti gli esperti, e non solo, si fanno in questo momento: “Ma davvero Musk spenderebbe milioni di dollari per proteggere un brand che ha deliberatamente gettato nella spazzatura?“. In effetti, Operation Bluebird sta scommettendo che la risposta sia no.
Al di là dell’esito specifico di questa controversia del tutto inattesa, il caso Operation Bluebird solleva questioni rilevanti per il mondo corporate e per chiunque si occupi di brand management.
In primo luogo, evidenzia i rischi di un rebranding totale senza una chiara strategia di gestione dei marchi legacy. Le aziende che cambiano radicalmente identità devono decidere se difendere formalmente i vecchi marchi, cederli in modo controllato, o accettare che possano essere reclamati da altri.
In secondo luogo, il caso dimostra che marchi iconici non sono immuni dall’abbandono legale. Anche un nome riconosciuto globalmente come Twitter può diventare vulnerabile se il proprietario smette di utilizzarlo in modo sostanziale.
Infine, la vicenda rappresenta un interessante precedente su come le decisioni di un singolo proprietario possano alterare radicalmente il destino di asset intangibili dal valore inestimabile.
Musk ha pagato 44 miliardi di dollari per Twitter nel 2022; ma ora qualcun altro potrebbe ottenere il diritto di usare quel nome attraverso una petizione legale.
Per chiudere, la vicenda Operation Bluebird rappresenta qualcosa di più di una vicenda legale. È un caso che potrebbe stabilire, intanto, un precedente significativo su come le aziende tech gestiscono (o non gestiscono) i propri asset di brand durante processi di rebranding radicale.
E se tutto dovesse andare bene, permetterebbe all’uccellino blu di tornare a volare. Senza che ci sia di mezzo Elon Musk.
La Commissione UE multa X, la piattaforma di Elon Musk, per €120 milioni. Si tratta della prima sanzione della storia ai sensi del DSA. Tre le violazioni: spunta blu ingannevole, assenza di trasparenza pubblicitaria, mancato accesso ai ricercatori.
Dopo oltre due anni di indagini, la Commissione Europea ha inflitto oggi, 5 dicembre 2025, la prima multa della storia ai sensi del Digital Services Act (DSA). A riceverla è X, la piattaforma di Elon Musk.
Si tratta di una decisione attesa, che seguo su questo blog da aprile scorso, quando il New York Times anticipò l’imminenza della sanzione, e che si inserisce in un contesto di tensioni crescenti tra Bruxelles e Washington.
Una decisione che, al di là della cifra, modesta se rapportata al patrimonio di Musk, stimato in oltre 450 miliardi di dollari, segna un precedente storico per la regolamentazione delle piattaforme digitali in Europa.
L’UE multa X anche per le spunte blu ingannevoli
Le tre violazioni accertate: spunta blu, pubblicità e ricercatori
La prima, e forse la più significativa, riguarda il design ingannevole della spunta blu. Quella che un tempo era il simbolo – gratuito – di verifica delle identità ufficiali è diventata, sotto la gestione Musk, un servizio a pagamento. Il problema, secondo i regolatori europei, è che un account con la spunta blu potrebbe non essere più un utente reale, ma un bot. Questo espone gli utenti a truffe e manipolazioni, minando la fiducia nella piattaforma.
La seconda violazione riguarda l’opacità del registro pubblicitario. Il DSA impone alle piattaforme di mantenere un archivio pubblico di tutte le inserzioni pubblicitarie, con dettagli su chi le ha pagate e a quale pubblico erano destinate. Questo strumento serve a ricercatori e utenti per individuare truffe, pubblicità ingannevoli e campagne di influenza coordinate. Il registro di X, secondo la Commissione, è compromesso da barriere di accesso e eccessivi ritardi nell’elaborazione delle richieste.
La terza violazione riguarda il mancato accesso ai dati pubblici per i ricercatori. X avrebbe eretto “barriere non necessarie” per impedire agli studiosi di accedere ai dati della piattaforma, ostacolando di fatto la ricerca indipendente sulla disinformazione e sulla manipolazione dell’informazione.
La posizione della Commissione: “Modesta ma proporzionata”
A presentare la decisione è stata Henna Virkkunen, vicepresidente esecutiva della Commissione Europea per la Sovranità tecnologica, la Sicurezza e la Democrazia. La Commissaria si è così espressa: “Ingannare gli utenti con le spunte blu, oscurare le informazioni sulla pubblicità e chiudere le porte ai ricercatori non hanno posto online nell’UE. Con questa prima decisione di non conformità al DSA, riteniamo X responsabile di aver minato i diritti degli utenti e di aver eluso la trasparenza”.
La Commissaria ha poi risposto alle accuse di censura arrivate dagli Stati Uniti: “È molto importante sottolineare che il DSA non ha nulla a che fare con la censura. Non siamo qui per imporre le multe più alte. Siamo qui per assicurarci che la nostra legislazione digitale venga applicata. Se rispetti le nostre regole, non ricevi multe. È così semplice”.
La multa, ha precisato Virkkunen, è stata calcolata sulla base della natura delle violazioni, della loro gravità in termini di utenti UE coinvolti e della durata delle inadempienze. Una sanzione “modesta ma proporzionata“, ben al di sotto del massimo previsto dal DSA, che può arrivare fino al 6% del fatturato globale annuo.
Le tempistiche: 60 e 90 giorni per adeguarsi
X ha ora 60 giorni per comunicare alla Commissione come intende risolvere il problema del design ingannevole delle spunte blu, e 90 giorni per presentare un piano per risolvere le criticità del registro pubblicitario e dell’accesso ai dati per i ricercatori.
Il mancato adeguamento potrebbe comportare ulteriori sanzioni.
È importante sottolineare che questa decisione riguarda solo una parte dell’indagine su X. Restano aperte altre due procedure. Nello specifico, una sulla gestione dei contenuti illegali e sulle misure per contrastarli; l’altra sull’algoritmo di raccomandazione, con particolare attenzione alla radicalizzazione terroristica e alle campagne elettorali. Su questi fronti, la Commissione non ha ancora raggiunto conclusioni preliminari.
La reazione del vicepresidente Usa, J.D.Vance
La tensione tra Washington e Bruxelles si era già manifestata prima ancora che la multa fosse annunciata. Il vicepresidente americano J.D. Vance ha pubblicato su X un post al vetriolo: “Circolano voci che la Commissione UE multerà X per centinaia di milioni di dollari per non aver praticato la censura. L’UE dovrebbe sostenere la libertà di parola, non attaccare le aziende americane per spazzatura“.
Rumors swirling that the EU commission will fine X hundreds of millions of dollars for not engaging in censorship. The EU should be supporting free speech not attacking American companies over garbage.
Non è la prima volta che Vance si scaglia contro la regolamentazione digitale europea.
A febbraio di quest’anno, durante la Conferenza sulla sicurezza di Monaco, aveva definito i Commissari europei “commissari dell’UE”, evocando la polizia politica sovietica. Un linguaggio che tradisce una visione profondamente diversa del rapporto tra piattaforme digitali, libertà di espressione e responsabilità.
La decisione, come già altre volte ricordato, arriva peraltro in un momento delicato per le relazioni transatlantiche, già sotto pressione per le questioni commerciali e per la guerra in Ucraina.
Fonti europee hanno precisato che la politica americana non ha influenzato la decisione, e che il ritardo di due anni nell’arrivare alla sanzione è dovuto alla volontà di costruire un caso giuridicamente solido, anticipando un probabile ricorso da parte di X.
Il contesto: da Twitter a xAI, la trasformazione di una piattaforma
Per comprendere il significato di questa sanzione, è utile fare un passo indietro.
Come ricorderete, lo abbiamo raccontato qui su InTime Blog, Musk ha acquisito Twitter nell’ottobre 2022 per 44 miliardi di dollari, ribattezzandola X e avviando una radicale ristrutturazione. Un ribaltamento totale della piattaforma a suon di tagli massicci al personale, revisione degli algoritmi, monetizzazione della spunta blu.
A marzo 2025, X è stata acquisita da xAI, la società di intelligenza artificiale fondata da Musk nel 2023. L’operazione, interamente in azioni, ha valutato X 33 miliardi di dollari (45 miliardi, meno 12 miliardi di debito) e xAI 80 miliardi.
Una fusione che, nelle parole di Musk, punta a “combinare dati, modelli, potenza di calcolo, distribuzione e talento” per costruire “una piattaforma che non si limiti a riflettere il mondo, ma che acceleri attivamente il progresso umano”.
Questa integrazione rende la multa odierna ancora più significativa. La sanzione è stata emessa nei confronti di Musk e xAI, che ora possiede X. E apre scenari inediti sulla regolamentazione delle piattaforme che integrano social media e intelligenza artificiale.
Una sanzione che era attesa
Questa sanzione non arriva inattesa per chi legge InTime Blog.
Ad aprile, analizzavo gli scenari possibili sulla base delle anticipazioni del New York Times, che parlava di una multa potenziale superiore al miliardo di euro.
A maggio, raccontavo la lettera di venti eurodeputati alla Commissaria Virkkunen, che dopo 500 giorni dall’apertura dell’indagine chiedevano risposte concrete su bias algoritmico, disinformazione e rischi per la democrazia.
Oggi quelle risposte, almeno in parte, sono arrivate. La sanzione è inferiore alle previsioni, certo, ma il messaggio dell’UE è chiaro: le regole valgono per tutti. Anche per l’uomo più ricco del mondo.
In quali paesi del mondo X è effettivamente vietata
In queste ore, dopo la multa comminata dall’UE a X per la violazione del DSA, come abbiamo visto, in 3 precisi ambiti, è scattata la narrazione secondo cui l’Unione Europea censura la libertà di parola.
E, ovviamente, non è vero. La multa non c’entra con la libertà di espressione.
Ma questa è l’occasione per fare chiarezza e per sapere dove al momento X è davvero vietata, e per quale motivo.
Ecco i paesi in cui X è vietata:
PAESI IN CUI X È ATTUALMENTE VIETATA
Paese
Data del ban
Motivazione
Cina
giugno 2009
Controllo politico dopo le rivolte nello Xinjiang. Blocco di tutte le piattaforme social straniere per prevenire influenze estere e contenuti “politicamente sensibili”
Iran
2009
Elezioni presidenziali contestate. Blocco per impedire la diffusione del dissenso e controllare la narrativa governativa
Corea del Nord
2016
Controllo totale dell’informazione. Accesso a internet limitato a pochi funzionari di alto rango
Turkmenistan
2008
Controllo totale dell’informazione. Accesso solo tramite intranet statale “Turkmenet”. Blocca anche Facebook, YouTube, WhatsApp
Russia
marzo 2022
Invasione dell’Ucraina. Roskomnadzor mantiene il blocco perché X non ha rimosso oltre 1.300 contenuti “vietati” (critiche alla guerra, contenuti anti-governativi)
Myanmar
febbraio 2021
Colpo di stato militare. Blocco per reprimere il dissenso e controllare il flusso di informazioni
Venezuela
agosto 2024
Proteste post-elettorali contro Maduro. Ban iniziale di 10 giorni, poi esteso a tempo indefinito. Motivazione ufficiale: “incitamento all’odio, al fascismo e alla guerra civile”
In molti, proprio in queste ore stanno, paragonando l’UE alla Corea del Nord. Solo che alla luce della realtà tutto questo suona come un cortocircuito che spiega molte cose.
Cosa comporta la multa a X
Questa prima sanzione ai sensi del DSA rappresenta un test cruciale per la credibilità della regolamentazione europea sulle piattaforme digitali.
Per la prima volta, l’Unione Europea dimostra di essere disposta a passare dalle parole ai fatti, sanzionando una delle piattaforme più influenti al mondo e sfidando apertamente le pressioni politiche americane.
La partita, va detto, è tutt’altro che chiusa. Musk ha già annunciato l’intenzione di contestare eventuali sanzioni in tribunale, e le altre indagini su X restano aperte.
Ma una cosa è certa. Questo passaggio finirà per inasprire le relazioni Usa-UE in un delicato momento storico. Una parte politica americana, molto consistente, spingerà affinché l’amministrazione Trump adotti iniziative in risposta a questa multa.
Quindi c’è da attendersi, nei prossimi giorni e nelle prossime settimane una reazione da parte degli Usa che non sarà solo rumorosa.
Staremo a vedere.
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