Categoria: News

In questa categoria si trovano articoli che parlano di comunicazione, condivisione, social media, social network. Insomma, tutto ciò che riguarda il web 2.0 e di come si sta evolvendo

  • La musica in streaming arriva anche su LINE

    La musica in streaming arriva anche su LINE

    La musica in streaming da oggi arriva anche su LINE, l’app di instant messaging giapponese che ad oggi conta 200 milioni di utenti attivi. Per 8 dollari al mese si ha accesso illimitato ad un catalogo di oltre 1,5 milioni di brani musicali. E’ la conseguenza dell’acquisizione di MixRadio avvenuta a dicembre del 2014.

    La musica in streaming è ormai una opportunità da cogliere al volo. Anche se all’interno del grande mercato della musica ha un peso di circa il 17% sul totale, è evidente che ci sono grandi opportunità da cogliere. E il successo di Spotify è lì a dimostrarlo. Appena pochi giorni dopo l’annuncio di Apple Music, il nuovo servizio di musica in streaming presentato dal colosso di Cupertino al recente WWDC15, ecco che arriva la notizia di un’altra grande realtà si lancia in questo mercato. Stiamo parlando di LINE, la popolare app di messaggistica istantanea che ad oggi conta 200 milioni di account attivi (600 milioni gli iscritti totali) che ha lanciato in Giappone il nuovo servizio che prevede un abbonamento con accesso illimitato ad un catalogo di circa 1,5 milioni di brani, per 8 dollari al mese.

    Questo di LINE ovviamente non è un passaggio a vuoto. Lo scorso mese di dicembre aveva acquisito da Microsoft l’applicazione MixRadio, l’app per la musica in streaming presente già sui Windows Phone. E sempre nei mesi scorsi era stata suggellata una partnership con la Sony Music.

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    Per chi conosce e usa LINE sa che non stiamo parlando solo di un’app di instant messaging, ma parliamo di un’applicazione più strutturata che ha da sempre avuto l’obiettivo di riuscire a diventare un vero e proprio hub di servizi mobile. E ora con la musica in streaming potrebbe davvero riuscirci. Specie se, e non dovrebbe passare molto tempo anche in questo caso, troveranno applicazione la modalità per la prenotazione dei taxi e anche la possibilità di effettuare pagamenti dal proprio smartphone.

    Ora non resta che vedere come sarà accolto i servizio il Giappone prima di programmare un eventuale allargamento anche in altri paesi.

  • La Magna Carta celebrata con un doodle di Google

    La Magna Carta celebrata con un doodle di Google

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    La Magna Carta è il documento più antico sulla libertà di cui oggi si celebrano gli 800 anni dalla firma. E per l’occasione, Google dedica all’evento un doodle animato, visibile solo in alcuni paesi tra cui anche l’Italia.

    La Magna Carta, conosciuta come “Magna Charta Libertatum“, è uno dei più celebri documenti sulla Libertà del mondo e oggi compie 800 anni. E per l’occasione, Google dedica all’evento un doodle animato (opera del doodle Matt Cruickshank), visibile solo in alcuni paesi, e cioé: Regni Unito, Islanda, Italia, Ucraina, Repubblica Ceca, Slovacchia, Bulgaria, Grecia, Israele, Nigeria, Kenya, Sud Africa, Corea Del Sud, Taiwan, Australia e Nuova Zelanda.

    La scena riprodotta nel doodle vede un barone ingiustamente detenuto e trova un alleato proprio in un cavaliere del Re, per poi correre vero la Libertà.

    La Carta venne firmato il 15 giugno 1215 e costituisce il primo atto che, in epoca feudale, permise il riconoscimento universale dei diritti dei cittadini. E’ dunque un documento importante che pose le basi per il riconoscimento di un diritto fondamentale dell’uomo che è quello della Libertà. Con la Magna Carta il Re d’Inghilterra Giovanni Senza Terra (fratello successore di Riccardo Cuor di Leone) riconobbe i diritti di feudatari, Chiesa, città inglesi e uomini liberi riducendo in sostanza i poteri del sovrano inglese. Anche se presentato come un atto di concessione, di fatto si è trattato di un riconoscimento di diritti reciproci.

    Vista l’importanza di questa ricorrenza, è stato anche aperto un account Twitter, @MagnaCarta800th, per celebrare la prima vera carta dei diritti dell’Uomo, l’hashtag è #BillOfRights e #MagnaCarta.

    Nel video che vedete qui in alto, Monty Python Terry Jones lo racconta per la “British Library”.

    La Carta col tempo è stata modificata diverse volte, disperdendo così diversi principi che erano alla base di questo fondamentale documento. Certamente quello che resta è ancora un principio fondamentale per la nostra democrazia, ossia il “diritto al giusto processo”.

  • Dick Costolo se ne va, più incerto il futuro di Twitter

    Dick Costolo se ne va, più incerto il futuro di Twitter

    Dick Costolo lascia il suo ruolo di CEO di Twitter e al suo posto dal 1° luglio arriva il fondatore Jack Dorsey, nelle vesti di “traghettatore”. Un cambio al vertice che arriva all’improvviso e che è certamente legato ai risultati non entusiasmanti raggiunti finora. Alla notizia, il titolo ha guadagnato il 10% a Wall Street.

    La notizia sorprende tutti. Dick Costolo, CEO di Twitter dal 2010, lascia il suo incarico e dal 1° luglio gli subentra il fondatore, Jack Dorsey. Un cambiamento che era nell’aria, a dire la verità, ma che arriva quando meno te lo aspetti. Sicuramente alla base di questa scelta hanno pesato i risultati non certo entusiasmanti raggiunti finora in questi 5 anni che lo hanno visto alla guida dell’azienda, ma soprattutto hanno pesato i non eccellenti risultati ottenuti dalla quotazione in Borsa in poi, ossia dal 7 novembre del 2013. Questi ultimi due anni hanno senza dubbio evidenziato i tanti limiti della piattaforma, del fatto che non può certo competere con Facebook (come in tanti in realtà credevano e continuano a credere) e del fatto che da due anni a questa parte c’è da tenere in considerazione gli investitori, cioè coloro che hanno permesso a Twitter di quotarsi. A quel punto o hai una strategia forte che ingrana subito alla prima, oppure ti ritroverai gli investitori sempre sul collo che ti renderanno il percorso un po’ più complicato. E così in realtà è successo.

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    Serviva la scossa, come quando una squadra di calcio, nonostante il grande potenziale dei suoi giocatori dopo tante partite, si rende conto che è la guida che deve cambiare, e si passa ad un nuovo allenatore. La situazione che si sta creando in queste ore è la medesima.

    Twitter ha forse un potenziale enorme ancora tutto da esprimere, ma serve una guida che sia in grado di sapere approntare una strategia e soprattutto di saper affrontare il mercato e i propri investitori. Proprio quello in cui Costolo non è riuscito.

    Nell’ultimo anno gli utenti sono cresciuti solo del 18%, un dato troppo basso per provare a realizzare numeri in crescita.

    https://twitter.com/dickc/status/609090180725678080

    https://twitter.com/twitterir/status/609089921492459520

    Ora la palla passa, dal 1° luglio, a Jack Dorsey, fondatore di Twitter nel 2006, che in questi ultimi anni si è dedicato ad altro, come ad esempio quello di fondare una startup di successo come Square che consente i pagamenti attraverso lo smartphone. Adesso farà il traghettatore fino a quando 3 membri del board di Twitter, e cioè Peter Currie, Peter Fenton e Evan William, non troveranno un sostituto.

    Il nuovo CEO dovrà cercare di far crescere la piattaforma, di far crescere il numero degli utenti che in questi anni sono calati o comunque non sono cresciuti abbastanza per poter mantenere calmi gli investitori. Serve anche approntare una strategia adeguata, soprattutto dal punto di vista dell’advertising, elemento ancora poco sfruttato che potrebbe, attraverso il mobile. Insomma, di cose da fare ancora ce ne sono tante, solo che adesso serve una figura forte che sappia soprattutto parlare ai mercati e agli investitori, perchè di questo si tratta anche.

    All’orizzonte, non dimentichiamocelo, c’è Google che guarda con grande interesse a Twitter, e da oggi lo farà ancora di più. Ecco perchè da oggi il futuro di Twitter è davvero più incerto.

    Dick Costolo, classe 1963, ex comico, un passato in Andersen Consulting, co-fondatore del 2004 di FeedBurner e dopo l’acquisto di quest’ultima da parte di Google ne divenne un dipendente. Nel 2009 lascia Google e diventa Direttore Operativo di Twitter (COO), fino a diventarne CEO nel 2010 dopo l’abbandono di Evan Williams. Ora resterà ancora in Twitter anche se ancora non si sa in quale ruolo.

    Dopo la notizia dell’abbandono di Costolo, il titolo in borsa ha guadagnato il 10%, altro segnale che in effetti tra Costolo e Wall Street l’amore non è mai sbocciato.

    Adesso in attesa di sapere chi sarà il nuovo CEO vedremo cosa succederà, anche se il momento è davvero molto delicato.

  • Gli italiani acquistano sempre più spesso online

    Dai risultati dell’ottava edizione della ricerca dell’Osservatorio Multicanalità 2015, presentati oggi a Milano, emerge che gli italiani fanno sempre più acquisti online. Sono infatti 4,8 milioni le persone che in un anno effettuano almeno 10 acquisti. Un dato da mettere in relazione anche con il fatto che aumenta l’audience online in Italia, specie quella mobile.

    Sono stati presentati oggi a Milano i dati dell’ottava edizione della ricerca dell’Osservatorio Multicanalità 2015, un progetto che vede insieme Nielsen, Connexia e la School of Management del Politecnico. E dai risultati emerge che il consumatore italiano è ormai “multicanale”. Più del 60% dei consumatori italiani vivono ormai la multicanalità in maniera quotidiana all’interno del loro processo di acquisto, un elemento che spiega il nascere di un nuovo modo di fare acquisti e di un nuovo modo, del consumatore, di relazionarsi coi brand. L’aspetto concettuale del “fisico” e “online” va via via scomparendo, il consumatore italiano oggi è in grado di effettuare le proprie scelte e i propri acquisti attraverso un processo complesso e più strutturato che tiene conto ovviamente dell’elemento “digitale”.

    L’aspetto interessante della ricerca è che si rileva che gli italiani, come ormai siamo soliti dire più volte, amano fare acquisti online, ma adesso aumenta anche il numero delle volte in cui questo avviene. La ricerca infatti rileva che in un anno quasi 5 milioni di persone (4,8 milioni precisamente) effettua almeno 10 acquisti online, poco meno di 1 acquisto al mese. E cresce il numero dei consumatori che in un anno effettua almeno 1 acquisto online (prodotto o servizio): +11%.

    italiani-acquisti-online---franzrusso.it-2015

    La ricerca ci dice anche chi sono coloro che acquistano online e spesso. Sono in prevalenza uomini (per il 59% dei casi) e hanno un’età compresa tra i 25-44 anni (per il 60% dei casi) e appartengono ad un livello socio-economico elevato. Sono consumatori che amano la tecnologia e che sono più aperti al tema dell’innovazione, anche se non amano molto le mode. All’interno di questi vi sono poi 1,7 milioni di persone per cui, ogni giorno, non fa molta differenza fare acquisti online o offline.

    La ricerca sulla multicanalità fa poi riferimento allo scenario digitale in Italia che sicuramente ha influenzato questi dati.E lo scenario, come spesso documentato anche qui sul nostro blog, ci dice che sono 28,5 milioni gli italiani che a marzo hanno avuto accesso a Internet e che il dato più rilevante è rappresentato da Mobile. Sono infatti cresciuti del 20% gli italiani che si connettono alla rete via dispositivo mobile, passando 14,5 milioni a 17,3 milioni.

    Allora, che ne pensate voi? Siete anche voi tra i consumatori muliticanale? Raccontateci la vostra esperienza.

  • Twitter migliora il modo di seguire le conversazioni

    Twitter migliora il modo di seguire le conversazioni

    Twitter migliora il modo di seguire le conversazioni e la modalità ricorda molto quella adottata per seguire le conversazioni sulla timeline. Da ieri la modalità è disponibile per la versione web e in breve tempo lo sarà anche per mobile.

    Twitter continua a rilasciare funzionalità che possano migliorare l’esperienza sulla piattaforma, cercando sempre di essere più attraente e coinvolgente. Allora la leva su cui attivare nuove modalità resta sempre quella relativa alle conversazioni. Più queste sono chiare e facili da seguire, più aumenta il coinvolgimento degli utenti e la presenza sulla piattaforma, e più gli investitori di Twitter sono contenti. In attesa che anche da noi venga rilasciata la nuova homepage che si presenta in maniera più attraente, specie per chi non è ancora registrato sulla piattaforma, Twitter continua il suo percorso di miglioramento dell’esperienza a 140 caratteri.

    twitter-conversazioni

    L’ultima funzionalità rilasciata riguarda il miglioramento relativo al modo di seguire le conversazioni e ricorda molto la funzionalità introdotta nell’agosto del 2013 che migliorava il modo di seguire le conversazioni sulla timeline. Chissà quante volte vi sarà capitato di rispondere ad un tweet che ritenevate interessante, notare e seguire la conversazione e vi sarete accorti, nel mentre, che più aumentava l’interazione attorno a quel tweet e più diventava difficile, se non confusionario, seguire una conversazione. Ecco, il miglioramento rilasciato ieri, solo per la versione web, e a breve lo sarà anche per la versione mobile, migliora decisamente il modo di seguire le conversazioni.

    Quindi, come spiegato nel post pubblicato sul blog ufficiale di Twitter, adesso le conversazioni vengono raggruppate e vengono evidenziate quelle che fanno riferimento al tweet originale. Alcune conversazioni saranno poi messe in evidenza come se l’account originale avesse risposto. L’immagine che vedete in questo post rende sicuramente l’idea. Anche se non è in effetti chiaro, e Twitter non lo spiega, come lavora l’algoritmo per evidenziare le conversazioni.

    https://twitter.com/twitter/status/607989490137722882

    Obiettivo di Twitter, come spiegato nel post che annuncia la funzionalità, è quello di “rendere le conversazioni più facili da seguire e da capire” e anche quello di “rendere più semplice da trovare le conversazioni migliori e i contenuti più rilevanti che offriamo“.

    Insomma, va rilevato il tentativo di rendere l’esperienza sempre più coinvolgente, sperando per Twitter che questo sia apprezzato tanto dai nuovi account quanto dai 302 milioni di utenti attivi al mese.

    E voi che ne pensate? Raccontateci la vostra esperienza al riguardo.

     

  • WWDC15, le novità di Apple tra News e Music

    WWDC15, le novità di Apple tra News e Music

    L’attesa conferenza per gli sviluppatori di Apple, WWDC15, che si è aperta ieri a San Francisco, non ha deluso le attese. Come già si vociferava, Apple entra nel mercato della musica in streaming con “Music” e sfida Facebook con “News”. Apple Pay sarà disponibile in Uk a luglio di quest’anno.

    Il WWDC15 è sempre un evento e anche in questa occasione non è stato da mento. Da giorni si vociferavano le novità che sarebbero state annunciate, voci che hanno poi in effetti trovato conferma. E nel giorno di apertura della conferenza per gli sviluppatori di Apple, che si tiene a San Francisco, Apple rivela le sue mosse che puntano a proiettare la casa di Cupertino verso nuovi mercati.

    La novità più attesa, che è stata confermata nelle ore precedenti la conferenza anche dal CEO di Sony, Doug Morris, è sicuramente quella di Music, presentata da Tim Cook nella fase finale della serata con la frase “One more thing“. In effetti, più che una “cosa in più”, Music rivela la volontà di Apple di entrare in un mercato, come quello della musica in streaming, dominato da Spotify. Come tutti sanno, Apple non è mai stata distante dalla musica, basti pensare a iTunes e poi il lancio dell’iPod che hanno rivoluzionato il modo in cui si era fruita la musica fino a quel momento, eravamo nel 2001. Ora, dopo l’acquisizione di Beats, rivela la sua strategia e il suo prodotto per provare  sparigliare il mercato. In questa situazione Apple non si è trovata avanti, ma è stata costretta a rincorrere.

    apple-music

    Apple Music sarà disponibile in prova, gratis, per tre mesi dal 30 giugno in 100 paesi e poi costerà 9.99 dollari al mese. Il pacchetto fino a 6 utenti costerà 14,99 dollari al mese. Milioni di tracce di iTunes saranno disponibili per l’ascolto in streaming anche su Apple Music e la piattaforma potrà essere utilizzata anche su Windows e su Android. Ma questo solo dal prossimo autunno.

    Se finora Spotify ha potuto, nonostante tutto, dormire sonni tranquilli, e nonostante la concorrenza, da oggi la situazione si complica. Apple, come detto, non si improvvisa del tutto in questo settore, semplicemente ci arriva dopo l’acquisizione importante come Beats. E soprattutto porta tutto il suo “peso” che significa accordi commerciali con le case discografiche e ovviamente significa anche portare la “mela” in un settore che conosce bene e che sa come sfruttare. Le condizioni per riuscire meglio di quanto fatto da Google ci sono tutte.

    Altra grande novità è stata certamente Apple News, il nuovo prodotto con cui Apple lancia la sua sfida a Flipboard e anche a Facebook con Instant Articles. Apple News sarà disponibile in Usa, Australia, Regno Unito insieme al nuovo sistema operativo per iPhone e iPad. I partner di questa nuova iniziativa editoriale di Apple sono già 20 e tra questi ci sono New York Times, Cnn, Financial Times, Time, Wired, Fortune e The Economist.

    Apple News aggregherà notizie da giornali, giornali locali, blog, riviste, e, come Flipboard, riporterà notizie in base ai nostri gusti e alle nostre preferenze. News verrà integrata in iOS9 e sarà disponibile solo dopo l’autunno.

    Le notizie  e i contenuti sono quindi il futuro, tendenza ormai chiara evidenziata anche da Instant Articles, soluzione editoriale che punta molto sul social network, elemento e punto di forza che altri non hanno. Le notizie sono quindi il terreno di scontro dei grandi player tecnologici che vogliono accaparrarsi l’attenzione degli utenti che tra le attività su internet sia da desktop che da, e soprattutto, da mobile più frequenti c’è proprio la ricerca di informazioni e di news. Una soluzione che tra l’altro dona nuova linfa alle testate giornalistiche alle prese con Google News.

    Da notare nella serata di ieri al WWDC15 la presenza, per la prima volta, di due donne come relatrici sul palco. Una novità voluta fortemente proprio da Tim Cook. Si tratta di Susan Prescott, vicepresidente del Product Marketing di Apple che ha parlato di Apple News, e di Jennifer Bailey, capo di Apple Pay che ha rivelato la disponibilità proprio del sistema di pagamento in Uk dal prossimo luglio.

    (cover photo by techcrunch.com)

  • Periscope su Android, in Italia ancora nessun boom

    Periscope su Android, in Italia ancora nessun boom

    Periscope ha debuttato su Android ormai quasi due settimane fa e con App Annie abbiamo verificato che l’eventuale boom in realtà non c’è stato. Nei primi giorni l’app di video live streaming, di Twitter, ottiene il suo massimo, ma in quelli successivi comincia la fase calante. Andamento simile un po’ ovunque.

    In realtà ci si aspettava qualcosa di meglio. Se è vero, come è vero, che Android è più diffuso di iOS anche nel nostro paese, e vista l’attesa che si era creata, allora è il caso di dire che ci si aspettava davvero qualcosa in più. A circa due settimane dal debutto, così come abbiamo fatto al debutto su iOS, abbiamo verificato, con App Annie, quale fosse lo stato dell’app di video live streaming in Italia, e non solo.

    Ebbene, nel primo giorno Periscope in Italia, su Android, diventa la quinta app più scaricata nella categoria “Social”, è invece più indietreggiata nelle altre categorie generali. Il debutto su iOS in realtà fece registrare numeri più bassi. Ma nel corso dei giorni Periscope diventa la terza app più scaricata della categoria “Social”, risultato evidente, calando poi dal 4 giugno in poi. A livello di categorie generali, Periscope riscontra un andamento ascendente fino al 3 giugno, quando è la 36° app più scaricata su Android (andamento riscontrato più o meno ovunque), per poi far registrare un andamento discendente da quel giorno i poi, fino ad arrivare alla data di ieri con questi numeri: 6° app più scaricata nella categoria “Social” e 91° in quella generale.

    Periscope-android-italia

    Come già specificato in altre occasioni, stiamo parlando di un’applicazione un po’ particolare, non proprio generalista che si rivolge ad un pubblico particolare, quello più avvezzo alle caratteristiche di “broadcaster”. Ma, anche su Android, vengono fuori i limiti evidenziati già con iOS. Primo tra tutti è la “pesantezza” dell’app: nel caso la si usasse in 3G, perchè non si ha a disposizione una wifi, l’app “consuma molto”. Ma anche dal punto di vista della durata della batteria, con o senza wifi, l’app anche in questo caso “consuma molto”. Due elementi su tutti che di fatto scoraggiano un uso più generale.

    Ma forse questi dati possono essere letti anche in un altro senso e quindi essere visti come dati positivi, in effetti arrivare ad essere la terza app più scaricata non è poi così male. Sicuramente il dato che più di ogni altro va messo in evidenza è che già nel giro di pochi giorni è iniziata la fase calante e non è escluso che questo possa continuare in questo senso anche nei prossimi. Situazione analoga riscontrata anche in altri paesi con, più o meno, la stessa dinamica e le stesse caratteristiche, e situazione già riscontrata su iOS.

    Segno che l’app è e resterà un fenomeno circoscritto, almeno finora. Forse l’estensione dell’aggiornamento, anche su Android, rilasciato in questi giorni per iOS, che vede la traduzione in italiano e anche l’aggiunta della modalità “Esplora il mondo”, può risollevare un po’ le sorti. Ma serve davvero altro.

    Allora, che ne pensate? Siete tra quelli che hanno scaricato l’app su Android e non siete rimasti soddisfatti? Raccontateci la vostra esperienza.

  • Il negozio è sempre più una vetrina dello shopping online

    Il negozio è sempre più una vetrina dello shopping online

    Una recente ricerca effettuata da PwC in 19 paesi ha rilevato che lo shopping online sta diventando sempre più un fenomeno complementare alle visite dei negozi fisici. Il 75% degli intervistati italiani afferma di cercare i prodotti in negozio per poi acquistarli online. E’ il fenomeno dello showrooming.

    Di showrooming avevamo già parlato un paio di anni fa in relazione ad un’altra ricerca, di ePRICE, che arrivava ad affermare che allora il 44% degli utenti usava il proprio dispositivo mobile per valutare il prezzo del prodotto visto in negozio. Un fenomeno che in questi anni è continuato a crescere. E la conferma ce la dà questa recente ricerca ad opera i PwC “Total Retail 2015” che ha intervistato 19 mila consumatori di 19 Paesi, tra cui oltre mille italiani. La conferma è che il 75% degli intervistati italiani afferma di fare “showrooming”, e quindi cerca i prodotti in negozio e li acquista online. E la metà degli intervistati usa proprio lo smartphone per questa attività, strumento, per le sue caratteristiche, assolutamente adeguato per questo genere di attività. Possiamo dire certamente che ormai lo shopping online sta diventando sempre più complementare al fenomeno di acquisto tradizionale. Fino a quando poi non ci sarà il sorpasso definitivo.

    shopping online franzrusso.it

    Gli italiani intervistati ritengono comunque il negozio ancora centrale nel processo di acquisto. Il 38% di essi si reca nei negozi ogni settimana, la percentuale a livello globale è del 36%, di poco inferiore. Mentre invece il 25% preferisce effettuare acquisti online dal proprio pc; il 13% effettua acquisti dal proprio tablet e il 12% effettua acquisti dal proprio smartphone. Quindi se sommiamo gli ultimi tre dati viene fuori che il 50% degli intervistati acquista attraverso lo shopping online.

    Gli intervistati che dicono di preferire la visita direttamente in negozio lo fanno per un senso pratico. Infatti, il 65% degli intervistati italiani (il 60% a livello globale) li preferisce per la possibilità di poter provare e toccare il prodotto; il 52% degli italiani (53% a livello globale) li preferisce per via del senso di immediatezza nel processo di acquisto; il 33% (stessa percentuale a livello globale) dice poi di preferire il negozio per via della sicurezza che da al momento dell’acquisto, nel senso che riesce a soddisfare la propria esigenza in modo certo.

    Gli italiani che preferiscono fare shopping online lo fanno per via di prezzi più bassi e migliori offerte (67% Italia; 56% a livello globale); per la libertà di fare acquisti online 24 ore su 24 (47% Italia, 46% a livello globale).

    Oltre allo showrooming, la ricerca mette in evidenza anche un altro fenomeno che è quello del “reverse showrooming“, ossia la ricerca incrociata tra online e offline, che finisce per coinvolgere il 70% degli intervistati.

    I dispositivi mobili in questo momento giocano un ruolo cruciale, soprattutto nella fase di pre-acquisto. Il 50% dei consumatori italiani usa lo smartphone per effettuare comparazioni di prezzi.

    Un concetto espresso anche da Philip Kotler che la recente PKMF 2015, a Milano lo scorso 15 maggio, ha espresso proprio questo concetto, e cioè che i negozi sono sempre più delle vetrine e che il processo di acquisto di realizza sempre più online.

    https://twitter.com/Cemattio/status/599150410520252417

    (Grazie a Cecilia Mattioli per il tweet!)

    Ma la ricerca evidenzia anche un altro dato che ci caratterizza e che ci distingue e livello globale. E cioè che gli italiani sono quelli che affermano di avere più influenza dai social media sul processo di acquisto, lo afferma il 63% degli intervistati: per il 19% dei consumatori le interazioni sui social media hanno portato a comprare di più in molti casi, mentre per il 43 in alcuni casi.

    Allora che ne pensate di questi dati? Siete anche voi tra quelli che praticano showrooming? Raccontateci la vostra esperienza.

  • E finalmente Periscope arriva anche su Android

    E finalmente Periscope arriva anche su Android

    A due mesi dal lancio, Periscope oggi approda anche su Android. L’app per il live streaming che tanto sta facendo discutere è disponibile per dispositivi con almeno la versione del sistema operativo Kit Kat (Android 4.4). Per il resto l’app ha le stesse caratteristiche di quella vista su iOS. E da oggi vedremo se l’app si diffonderà di più.

    Era attesa ormai dal primo giorno della sua comparsa, ossia dal 26 marzo scorso, e oggi finalmente, per la felicità di tutti gli androidiani, Periscope è disponibile anche per Android. L’app è disponibile in Google Play e per essere scaricata è necessario che abbiate un sistema operativo almeno nella versione Kit Kat (Android 4.4), altrimenti non potrete usarla.

    Da oggi i potenziali broadcaster con Android potranno dare sfogo all’attesa e soprattutto alla loro fantasia per dare vita a live streaming in tempo reale direttamente dal proprio smartphone. L’applicazione conserva tutte le caratteristiche che in questi mesi abbiamo imparato a conoscere dalla versione iOS. E quindi è possibile attivare broadcast pubblici o privati (riservati a utenti specifici), abilitare la possibilità di commentare solo a chi si segue e interagire con un utente che sta facendo un live streaming chattando e inviando gli ormai famosi “cuoricini”.

    periscope-android

    A queste si aggiungono alcune caratteristiche esclusive per Android, come:

    • il design dell’applicazione è “Material-inspired”, uno stile familiare e moderno al quale gli utenti Android sono abituati;
    • gli utenti Android hanno un maggiore controllo sulle notifiche push di Periscope, come ad esempio le “First Time Broadcast notifications” (quando un utente che già si segue su Twitter trasmette su Periscope per la prima volta) e le “Share notifications” (quando qualcuno che si segue su Periscope condivide il live streaming di qualcun altro);
    • Periscope per Android offre anche la “Resume notification” che permette all’utente di tornare a seguire un live streaming che ha dovuto interrompere (per esempio a causa di una telefonata o di un messaggio);
    • i replay vengono salvati senza richiedere al broadcaster di fare upload del file. Questo permette di risparmiare sia tempo sia traffico dati.

    Dal blog ufficiale di Periscope si informa di nuovi aggiornamenti che presto saranno rilasciati per Android nelle prossime settimane.

    Intanto quello che ci interessa davvero sapere è se il rilascio per Android potrà aiutare Periscope dal punto di vista di una maggiore diffusione. Nelle scorse settimane ci eravamo concentrati proprio su questo punto notando un calo di interesse a livello globale, quindi non solo circoscritto al nostro paese.

    La situazione di Periscope ad oggi in Italia è questa (con l’aiuto di App Annie):

    periscope-aprile-maggio-italia

    In posizione 18 nella categoria Social Networking e in posizione 159 nella classifica generale.

    Questa invece la situazione negli Usa:

    Periscope--aprile-maggio-Usa

    In posizione 24 nella categoria Social Networking e in posizione 194 nella categoria generale.

    A questo punto non ci resta che attendere qualche giorno per verificare l’impatto del rilascio per Android di oggi, cosa che vi documenteremo certamente e seguiteci.

    Allora, siete contenti voi androidiani di questo rilascio?

  • Vino e Digitale 2015: migliorano i social, male l’e-commerce [Ricerca]

    Edizione 2015 della ricerca di FleishmanHillard Italia che, dopo il grande interesse riscosso lo scorso anno, ci presenta la classifica sulla presenza online delle prime 25 aziende vinicole italiane, per fatturato. La ricerca rileva un miglioramento nella gestione dei canali social, ma è ancora poco sfruttato l’e-commerce.

    L’anno scorso vi avevamo presentato la prima edizione dell’interessante ricerca di FleishmanHillard Italia, società di consulenza strategica con oltre 80 offici nel mondo e parte del Gruppo Omnicom, che indagava come il modo del vino italiano sta utilizzando il digitale per comunicare e per estendere il proprio business verso i mercati esteri. Le aziende italiane del settore devono sempre più prendere coscienza che oggi, anche in questo settore, il digitale è necessario per agganciare le grandi opportunità che offre.

    Dall’analisi di quest’anno emerge che le aziende migliorano l’utilizzo e la propria presenza sui social network, hanno compreso le potenzialità del mobile, ma ancora sono deficitarie con l’e-commerce, strumento quanto mai necessario in un settore come questo. Solo 2 delle 25 aziende monitorate sfrutta l’e-commerce al meglio direttamente dal proprio sito.

    Lo scorso anno notavamo si una presenta sui social media, ma poca attenzione ai contenuti, cioè una presenza orientata più sulla quantità che sulla qualità. E notavamo anche uno scarso utilizzo dell’e-commerce. E da questo punto di vista negli ultimi 12 mesi non ci sono stati grossi miglioramenti.

    La ricerca è stata effettuata nel mese di aprile 2015, prendendo in considerazione la presenza e le attività online delle prime 25 aziende vinicole italiane per fatturato, secondo l’ultima indagine Mediobanca di marzo 2015.

    Come lo scorso anno, l’analisi ha preso in considerazione parametri sia qualitativi che quantitativi delle principali società del settore del vino Made in Italy, un comparto che, secondo i più recenti dati rilasciati da Coldiretti, genera un fatturato superiore ai 10 miliardi di euro (8% dell’industria alimentare nazionale) e un export di 5,1 miliardi (+1,4% sul 2013), tanto per avere un’idea di cosa si sta parlando.

    E così come lo scorso anno, al top della classifica troviamo ancora una volta Compagnia De’ Frescobaldi; in seconda posizione, guadagnando posizioni rispetto allo scorso anno, troviamo Casa Vinicola Zonin, seguita da Masi Agricola, che perde una posizione rispetto al 2014; da Gruppo Banfi, in risalita di 7 posizioni; e da P. Antinori, stabile in quinta posizione.

    Nel segnalare qualche dato interessante emerso dalla ricerca indichiamo che, come dicevamo all’inizio, l’e-commerce è ancora appannaggio di pochissime aziende: solo 2 su 25! Le aziende, nel gestire un e-commerce diretto, vedono ancora come una difficoltà la gestione dal punto di vista logistico. Gli online shop di prodotti eno-gastronomici e aggregatori sono, invece, in costante crescita. Le aziende del settore non sembrano quindi aver colto in pieno il potenziale dell’e-commerce che in Italia ha raggiunto ormai un valore di 13,3 miliardi di euro, +17% rispetto al 2013 in relazione alle vendite da siti italiani (verso consumatori italiani e stranieri). E sono 11 milioni gli italiani che, abitualmente, acquistano online. E, come sappiamo bene, i dispositivi mobili, sono sempre più protagonisti dell’e-commerce italiano: l’incidenza delle vendite da questi dispositivi (smartphone e tablet) ha raggiunto il 20% del totale e-commerce del nostro Paese.

    Discorso diverso per il Mobile, infatti quasi tutte le aziende hanno compreso le opportunità che esso offre. Le aziende del settore, da questo punto di vista, hanno ben compreso che, per entrare in contatto con generazioni sempre più abituate a navigare da smartphone e tablet, è necessario essere presenti. I recenti dati di Audiweb sottolineano proprio questo aspetto e anche che gli italiani dedicano più di 13 ore al mese sui social media.

    Se guardiamo ai Socia Media, allora notiamo che YouTube ha raggiunto Facebook, a dimostrazione, a distanza di un anno, della maggiore consapevolezza acquisita circa il potere dei contenuti video (lo scorso anno le aziende che usavano YT erano 15). E inoltre, proprio Facebook e YouTube sono i canali più usati: li usano infatti 17 delle aziende prese in esame su 25. Twitter è usato da 12 aziende su 25 (lo scorso anno erano 11).

    Instagram e Pinterest sono usati da 6 sole aziende delle 25 prese in esame, un dato in calo in quanto lo scorso anno erano 7 le aziende che li usavano. Evidentemente non si è ancora compreso bene il grande potenziale che questi canali offrono in un settore come questo.

    Se osserviamo il presidio dei Social Media dal punto di vista qualitativo, l’analisi della frequenza di aggiornamento ha evidenziato ritmi un po’ altalenanti, pur non mancando casi di eccellenza. E’ buona la situazione per quanto riguarda Facebook dove, tra le 17 aziende con un account, 13 hanno pubblicato un post sulla propria pagina negli ultimi 7 giorni presi in esami, alcuni con cadenza quasi giornaliera; per YouTube, solo 3 delle 17 aziende con un canale hanno pubblicato un video nell’ultimo mese, mentre 8 solo nell’arco degli scorsi 6 mesi. Piuttosto positivo l’aggiornamento su Twitter, considerando che 8 aziende tra le 12 con un account twittano notizie con una frequenza pressoché quotidiana.

    Di fronte a questi dati, valgono più o meno le medesime considerazioni fatte lo scorso anno. Si intravede qualche segnale positivo, ma il dato relativo all’e-commerce ben evidenzia che ancora molto resta da fare.

    Sito web ben curato, responsive, in grado di rispondere alle esigenze degli utenti; una ottimizzazione dei contenuti per il sito, favorendo anche una strategia più avanzata in modo da cogliere le opportunità di posizionamento in altre lingue per meglio essere aperti alle opportunità che possono arrivare dall’estero; una strategia sui social media che metta al centro dei contenuti di qualità che possano informare e allo stesso tempo creare comunicazione e relazione con gli utenti. Questi sono alcuni dei punti principali che dovrebbero essere presi in considerazione e applicati per cominciare davvero a dare un “gusto digitale” al vino italiano.

    E voi che ne pensate?

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