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  • Capire l’algoritmo di Threads, le indicazioni da parte di Meta

    Capire l’algoritmo di Threads, le indicazioni da parte di Meta

    Threads continua la sua evoluzione, non senza intoppi. Scopriamo di più sul suo algoritmo con le considerazioni di Emily Dalton Smith di Meta.

    Threads, la piattaforma lanciata da Meta per sostituire Twitter, è ancora alla ricerca di una propria identità. Lo scrivevo qualche settimana fa in questo articolo.

    La piattaforma in poco tempo ha attirato l’attenzione di tutti. Ma, col passare del tempo, l’algoritmo che ne regola i contenuti ha generato sia interesse che preoccupazioni. Soprattutto per quanto riguarda la promozione di contenuti polarizzanti, quello che viene definito “engagement bait”.

    Emily Dalton Smith, VP di Product Management di Meta, su Business Insider ha fornito alcuni spunti per aiutare i creator a sfruttare al meglio la piattaforma, senza cadere nei meccanismi manipolativi dell’algoritmo. Vediamo insieme di cosa si tratta.

    Come funziona l’algoritmo di Threads

    Simile a molte altre piattaforme social, l’algoritmo di Threads, come già spiegato qui su InTime Blog, si basa su una serie di segnali che influenzano la visibilità dei contenuti nei feed degli utenti.

    Alcuni di questi segnali includono il numero di like ricevuti da un post, le interazioni (come risposte e condivisioni). E anche il tempo trascorso dagli utenti su un particolare contenuto.

    Uno dei problemi principali emersi su Threads è la tendenza dell’algoritmo a premiare contenuti che hanno come scopo quello di molte risposte. Indipendentemente dalla loro qualità o valore.

    Capire l’algoritmo di Threads, le indicazioni da parte di Meta

    Nei giorni scorsi Adam Mosseri, CEO di Instagram, ha riconosciuto questa problematica e ha annunciato che Meta sta lavorando per migliorare il sistema di raccomandazione. I miglioramenti si indirizzeranno sul favorire la diffusione di contenuti autentici e rilevanti, piuttosto che quelli mirati solo a generare engagement superficiale.

    Questo problema del “bait” è già emerso su altre piattaforme. Come Instagram e Facebook, ed è diventato una questione centrale anche su Threads.

    Le considerazioni di Emily Dalton Smith

    Emily Dalton Smith ha condiviso in una conversazione con Business Insider una serie di spunti su come i creatori possono migliorare la loro visibilità e interazione su Threads. Ma prima val la pena di riportare che: “La maggior parte dei contenuti verrà distribuita in poche ore nel corso della giornata“, ha detto Dalton Smith a BI. “Assicurarsi di parlare di cose che stanno accadendo ora e che sono davvero tempestive e rilevanti porterà lontano“.

    Vuol dire che Threads tende al racconto di fatti ed eventi che accadono in tempo reale. Bisogna vedere però di che fatti ed eventi si parla.

    Ecco i punti principali emersi dalla conversazione.

    Coinvolgimento significa conversazioni attive

    Meta incoraggia i creator a guidare le conversazioni nei loro thread. “I post che guidano le conversazioni hanno più probabilità di essere consigliati“, ha affermato Dalton Smith. La chiave del successo, secondo il suo punto di vista, è rispondere attivamente ai propri follower, ad altri creator e utenti occasionali. Questo per far sì che i post ricevano maggiore attenzione e attività. Rispondere alle interazioni non solo aumenta il coinvolgimento, ma è anche un segnale importante per l’algoritmo, che potrebbe dare priorità a tali contenuti.

    Niente messaggi diretti, per ora

    Un altro punto cruciale riguarda la messaggistica. Dalton Smith ha chiarito che Meta non ha attualmente in programma di introdurre una funzionalità di messaggistica nativa su Threads. “Non abbiamo in programma di offrire messaggistica nativa in Threads al momento“, ha dichiarato. Tuttavia, Meta sta esplorando modi per facilitare le connessioni tra le persone. Attualmente, gli utenti possono condividere contenuti tramite i messaggi diretti di Instagram. Ma non ci sono funzionalità di chat integrata in Threads.

    Etichettare i contenuti generati dall’intelligenza artificiale

    Un altro aspetto interessante riguarda i contenuti generati dall’intelligenza artificiale (IA). Smith ha spiegato che Meta incoraggia i creatori a etichettare i contenuti creati con l’ausilio dell’IA. La cosa importante da notare è che etichettare i post come generati dall’IA “non cambierà la distribuzione” di tali contenuti. Questo significa che, anche se i post sono creati con strumenti di IA, non saranno penalizzati dall’algoritmo, ma verranno trattati come qualsiasi altro contenuto.

    Monetizzazione ancora in fase di sperimentazione

    La monetizzazione su Threads è un tema su cui molti creatori si interrogano. Dalton Smith ha chiarito che, nonostante siano iniziati i primi test per la monetizzazione dei creatori, al momento Threads non sta “facendo nulla sugli annunci. Questo significa che gli utenti non vedranno ancora pubblicità sulla piattaforma. Meta sta valutando attentamente come supportare i creatori a lungo termine, ma l’attuale focus è sul miglioramento dell’app stessa.

    Pubblicare nei weekend per massimizzare l’engagement

    Infine, uno dei consigli più pratici riguarda la frequenza e i tempi di pubblicazione. Secondo Dalton Smith, i contenuti pubblicati nei fine settimana tendono a generare maggiore coinvolgimento. “Scopriamo che i contenuti pubblicati nei weekend possono aiutare a generare un maggiore coinvolgimento, il che ha senso perché Threads è un’app in tempo reale“, ha affermato. Meta suggerisce ai creator di pubblicare regolarmente, idealmente tra le due e le cinque volte a settimana. Significa che la frequenza è correlata a una maggiore visibilità dei post.

    Algoritmo e “engagement bait”: un equilibrio delicato

    Il problema dell’engagement bait non è nuovo sui social media. Instagram, X (prima Twitter) e Facebook hanno già dovuto affrontare questo fenomeno, in cui i creator cercano di massimizzare l’interazione con contenuti polarizzanti che suscitano forti reazioni emotive.

    Questo approccio, sebbene possa portare a una crescita rapida del coinvolgimento, rischia di compromettere la qualità generale delle conversazioni sulla piattaforma.

    Dalton Smith ha riconosciuto che, attualmente, l’algoritmo di Threads premia in modo sproporzionato i post che ottengono molte risposte.

    Ma, a fronte di tutto questo, Meta sta lavorando per migliorare la qualità delle raccomandazioni, in modo da dare più spazio ai contenuti di valore.

    Fino a quando questi cambiamenti non verranno implementati, i creator dovranno trovare un equilibrio tra il generare engagement e l’evitare tattiche che potrebbero risultare chiaramente manipolative.

    Personalizzare l’esperienza su Threads

    Un aspetto interessante di Threads è la possibilità per gli utenti di personalizzare il proprio feed. Gli utenti possono silenziare, nascondere o segnalare post e account, influenzando in piccola parte i contenuti che vedranno in futuro.

    Questo livello di controllo può aiutare a filtrare contenuti indesiderati e a migliorare l’esperienza generale.

    Per i creator, è fondamentale capire come queste interazioni influiscano sulla visibilità dei contenuti. Essere troppo insistenti o invadenti con tattiche di “engagement bait” potrebbe portare a silenziamenti o segnalazioni da parte degli utenti, riducendo la portata dei propri post.

    In chiusura, Threads si trova adesso ad un bivio nel suo percorso di crescita. L’algoritmo è ancora in fase di perfezionamento e Meta è impegnata a migliorare l’esperienza generale. Nel tentativo di bilanciare il desiderio di engagement con la qualità delle conversazioni..

    Le considerazioni di Emily Dalton Smith offrono spunti preziosi per i creator e gli utenti in generale. Ma è sempre importante ricordare che queste strategie dovranno essere testate e verificate nel tempo.

    Intanto che tutto questo entri in circolo, sarebbe opportuno concentrarsi su contenuti di qualità evitando di trasformare la piattaforma in un luogo banale. Come spesso appare, purtroppo.

     

  • Firefly Video Model, ecco la rivoluzione dei video con la IA

    Firefly Video Model, ecco la rivoluzione dei video con la IA

    Adobe lancia Firefly Video Model in beta pubblica, un nuovo strumento di intelligenza artificiale generativa per creare video con semplici comandi di testo. L’integrazione con la grande piattaforma Adobe è il suo punto di forza.

    Il mondo del video editing continua la sua evoluzione all’insegna dell’intelligenza artificiale. L’ultimo modello annunciato, durante la conferenza Adobe Max, è Firefly Video Model, per ora in fase beta pubblica.

    Questo modello di IAG (intelligenza artificiale generativa) è stato pensato per trasformare l’approccio creativo al video editing, rendendo l’intero processo più rapido e flessibile.

    La grande forza di questo modello è che Firefly Model Video si integra perfettamente con applicazioni come Adobe Premiere Pro e la suite Creative Cloud. Offrendo funzionalità di generazione video attraverso semplici comandi di testo (prompt).

    Nella sua composizione, si tratta di un modello interessante, soprattutto per i professionisti del settore, che avranno modo di esplorare nuove possibilità creative grazie all’automazione generativa.

    Come funziona Firefly Video Model

    Come dicevamo prima, la peculiarità di Firefly Video Model risiede nella sua capacità di generare video da semplici prompt testuali, sfruttando una serie di controlli avanzati come angoli di ripresa, movimento della telecamera e zoom.

    Gli utenti possono descrivere dettagliatamente una scena e Firefly si occuperà di trasformare quelle parole in video dinamici.

    Firefly Video Model, ecco la rivoluzione dei video con la IA

    Ad esempio, è possibile creare b-roll (riprese supplementari) che riempiano automaticamente spazi vuoti nella timeline o trasformare immagini statiche in clip animate.

    Questo approccio rende più accessibile e veloce l’editing, consentendo a chiunque, anche ai meno esperti, di produrre contenuti video di alta qualità.

    Le funzioni di text-to-video e image-to-video sono le caratteristiche principali che rendono Firefly Video Model particolarmente interessante. Si può generare una sequenza video utilizzando descrizioni testuali, oppure arricchire filmati esistenti con elementi visivi che completano la scena.

    Ciò è utile per chi deve lavorare con deadline strette o ha bisogno di aggiungere dettagli senza girare ulteriori riprese. Gli editor possono modificare ogni aspetto della clip generata, dai colori agli effetti, per ottenere risultati perfettamente integrati nel loro progetto.

    Interessante è Generative Extend, strumento utile ad estendere le clip di 2 secondi e possono essere generate a 720p o 1080p a 24 FPS.

    Text-to-Video, Image-to-Video e Generative Extend per essere generati impiegano circa 90 secondi. Anche se Adobe afferma che sta lavorando a una “modalità turbo” per ridurre ulteriormente questo range di tempo.

    A chi può essere utile Firefly Video Model

    Firefly Video Model è un prodotto progettato per video editor professionisti, registi e creatori di contenuti digitali.

    Ma, grazie alla sua facilità d’uso, può essere utile anche ai meno esperti per creare video di grande impatto. I creator di contenuti per i social media, ad esempio, potranno sfruttare questo strumento per produrre clip accattivanti in modo rapido, aumentando l’efficienza delle loro creazioni.

    Firefly Video Model è stato pensato anche per il mondo aziendale, grazie all’integrazione con Adobe Experience Cloud e Adobe Express, permettendo alle aziende di gestire più facilmente la loro pipeline di contenuti visivi.

    Le sue capacità non si fermano alla sola generazione di contenuti. Firefly Video Model offre un grado di personalizzazione molto elevato, permettendo ai professionisti di controllare ogni minimo dettaglio, adattando i contenuti alle loro esigenze specifiche.

    Quando e dove sarà disponibile Firefly Video Model

    Firefly Video Model per il momento è in versione beta pubblica e potrà essere utilizzato all’interno delle principali applicazioni di Adobe, come Premiere Pro, Creative Cloud e Adobe Express.

    Questo permetterà agli utenti di accedere facilmente al modello generativo, senza dover imparare nuove interfacce o cambiare software.

    Adobe ha introdotto anche un modello di crediti generativi, che consente agli utenti di utilizzare queste nuove funzionalità con piani a pagamento. Ogni piano include una quantità di crediti per generare contenuti in modo rapido, con la possibilità di acquistare crediti aggiuntivi in base alle esigenze.

    Il fatto che sia in beta pubblica significa che è disponibile a un’ampia base di utenti, ma non è ancora nella sua versione definitiva.

    Per l’Italia si dovrà attendere ancora.

    Firefly Video Model, ecco la rivoluzione dei video con la IA

    Accorgimenti nell’utilizzo di Firefly Video Model

    Uno degli aspetti chiave di Firefly Video Model, enfatizzato da Adobe, è quello di essere “commercialmente sicuro”. Adobe ha dichiarato che il modello è stato addestrato su contenuti con licenza, come quelli provenienti da Adobe Stock, per garantire che ogni creazione sia conforme alle leggi sul copyright.

    Si tratta di un aspetto è fondamentale per chi lavora in ambito commerciale e vuole evitare problemi legali con l’utilizzo di contenuti generati. Ogni asset creato con Firefly include delle Content Credentials, ovvero metadati che attestano come è stato generato il contenuto, fornendo un livello di trasparenza e sicurezza che pochi altri strumenti offrono.

    Confronto con Meta Movie Gen e SORA di OpenAI

    Nel panorama delle IA generative, Firefly Video Model non è l’unico attore.

    Recentemente, Meta ha rilasciato, in forma ristretta per ora, Movie Gen, una IA simile che permette la generazione automatica di video. Mentre Firefly Model Video si distingue per la sua integrazione nel flusso di lavoro professionale e le sue ampie opzioni di personalizzazione, Movie Gen si concentra su un utilizzo più casual, possiamo dire, e sui social media.

    La qualità visiva dei video di Movie Gen è notevole, ma l’integrazione di Firefly con strumenti professionali come Premiere Pro lo rende più adatto per un pubblico di editor video esperti.

    Un’altra interessante IA nel settore è SORA di OpenAI, un modello che promette di rivoluzionare la creazione di video grazie all’elaborazione linguistica avanzata. SORA, a differenza di Firefly, si concentra maggiormente sull’interazione umana, offrendo una maggiore comprensione del contesto linguistico nei prompt testuali.

    In ogni caso, Firefly ha il vantaggio di essere integrato all’interno di una piattaforma più matura e di un’integrazione più ampia nelle applicazioni Adobe.

    Firefly Video Model la svolta del video editing con la IA

    Adobe Firefly Video Model rappresenta una nuova svolta nel mondo del video editing professionale. Le sue enormi capacità di generazione video, combinate con un’ampia personalizzazione e un focus sulla sicurezza commerciale, lo candidano a diventare uno strumento indispensabile per i creativi di tutto il mondo.

    Pur trovandosi a competere con tecnologie emergenti, questo modello si distingue per la sua profondità funzionale e la sua integrazione all’interno di una suite di lavoro estremante ricca.

    Sarà interessante vedere come Firefly influenzerà l’industria del video editing, rendendo la creazione di contenuti visivi più accessibile, rapida e flessibile.

    Non stiamo parlando semplicemente di un nuovo strumento, ma di una piattaforma che apre nuove frontiere alla creatività digitale.

  • Il successo di Starship proietta l’uomo verso Marte

    Il successo di Starship proietta l’uomo verso Marte

    Il successo di Starship con il recupero di Space Heavy ha dimostrato la riutilizzabilità del razzo. Un traguardo che avvicina l’esplorazione aerospaziale verso la Luna e anche verso Marte.

    Il 13 ottobre 2024 sarà una data che verrà ricordata a lungo nella storia aerospaziale. SpaceX, la società fondata da Elon Musk, ha compiuto un’impresa che segna un passo decisivo verso il futuro dell’esplorazione spaziale.

    Durante il quinto test di volo del sistema Starship, l’azienda ha dimostrato la capacità di recuperare il gigantesco razzo Super Heavy utilizzando un complesso sistema di braccia meccaniche.

    Questo test, condotto presso la base di lancio di SpaceX a Boca Chica, Texas, ha attirato l’attenzione mondiale, non solo per il successo tecnico, ma anche per le ambizioni che rappresenta per il futuro del volo aerospaziale.

    Le origini di SpaceX con una visione ambizione

    SpaceX, fondata nel 2002, ha da subito puntato alla riduzione dei costi del volo spaziale attraverso la riutilizzabilità dei razzi. Un obiettivo che sembrava ambizioso, ma che è diventato la base dei progressi dell’azienda.

    Il programma Falcon 1, avviato nel 2006, ha segnato l’inizio di questa visione.

    Nonostante i primi fallimenti, ha aperto la strada al Falcon 9, il primo razzo a tornare sulla Terra per essere riutilizzato. Questo successo ha posto le basi per il futuro sviluppo di Starship, il veicolo spaziale destinato alle missioni interplanetarie.

    Il successo di Starship proietta l'uomo verso Marte

    Super Heavy e Starship: la vera innovazione per il futuro

    Il sistema Starship si compone di due elementi: Super Heavy, il primo stadio del razzo, e Starship, il secondo stadio, progettato per trasportare carichi e equipaggi nello spazio.

    Questo sistema rappresenta la chiave per future missioni verso la Luna e Marte, grazie alla sua capacità di trasportare fino a 150 tonnellate di carico.

    Starship non è solo uno strumento per esplorare lo spazio profondo, ma un’innovazione che potrebbe rivoluzionare il modo in cui concepiamo le missioni spaziali.

    Il test del 13 Ottobre 2024 è stato un trionfo

    Il test di ieri, 13 ottobre 2024, chiamato Flight 5, aveva l’obiettivo di dimostrare la capacità di recuperare il razzo Super Heavy utilizzando un sistema di braccia meccaniche chiamato Chopsticks.

    Questo sistema elimina la necessità di far atterrare il razzo in mare, riducendo significativamente i tempi e i costi di recupero e manutenzione.

    Sette minuti dopo il lancio, il razzo, spinto da 33 motori Raptor, è tornato verso la base ed è stato catturato con precisione dalle braccia meccaniche montate sulla torre di lancio.

    Questo successo rappresenta un traguardo cruciale per SpaceX, dimostrando che il recupero dei razzi è ormai una realtà concreta.

    La separazione tra Super Heavy e Starship è avvenuta senza intoppi, permettendo alla navicella di raggiungere un’altitudine di 212 chilometri.

    Il successo e le prospettive per il futuro

    Il successo di questo test segna una svolta per SpaceX e per l’industria spaziale nel suo complesso. La capacità di recuperare i razzi rappresenta una riduzione significativa dei costi operativi, rendendo il volo spaziale più accessibile e sostenibile nel lungo termine.

    Ma il vero significato di questa impresa va oltre l’aspetto economico. La visione di SpaceX di una civiltà multiplanetaria, con missioni verso Marte, si avvicina sempre di più.

    La riutilizzabilità dei razzi è un passo essenziale per garantire che queste missioni diventino una realtà praticabile.

    La Corsa verso la Luna e… Marte

    Il successo del test del 13 ottobre pone SpaceX in una posizione di leadership nel programma Artemis della NASA, che prevede il ritorno dell’uomo sulla Luna entro il 2026.

    Starship è stato scelto come veicolo di atterraggio per gli astronauti, grazie alla sua capacità di trasportare carichi pesanti e sostenere missioni di lunga durata.

    In ogni caso, l’obiettivo finale rimane Marte. Elon Musk ha sempre considerato Starship il veicolo chiave per l’esplorazione e la colonizzazione del pianeta rosso. La possibilità di lanciare e recuperare il veicolo ripetutamente è necessaria per stabilire una presenza umana permanente su Marte.

    SpaceX e i prossimi passi da fare

    Nonostante i successi, SpaceX dovrà affrontare diverse tematiche.

    Le regolamentazioni governative, in particolare quelle della Federal Aviation Administration (FAA), hanno rallentato alcuni test, richiedendo autorizzazioni complesse e lunghe revisioni ambientali. Superare questi “ostacoli” sarà essenziale per accelerare lo sviluppo di Starship.

    Inoltre, SpaceX dovrà continuare a perfezionare il sistema di protezione termica e la gestione del rientro atmosferico, affinché il veicolo sia in grado di supportare missioni umane in sicurezza.

    Verso un futuro nello spazio

    Con il test del 13 ottobre, SpaceX ha dimostrato che il futuro del volo spaziale è riutilizzabile. Il successo di Super Heavy e Starship apre la strada a missioni più accessibili e frequenti, avvicinando l’umanità al sogno di esplorare altri mondi.

    La visione di Elon Musk, al di là di quello che si può pensare del personaggio, di una civiltà multiplanetaria è più vicina che mai. E con ogni test SpaceX dimostra che questa strada è sempre più alla portata.

    L’era del volo aerospaziale più sostenibile è iniziata, e le possibilità per il futuro dell’umanità nello spazio sono più concrete.

  • X, i pagamenti ai Creator si baseranno sull’engagement invece che sulle visualizzazioni

    X, i pagamenti ai Creator si baseranno sull’engagement invece che sulle visualizzazioni

    X cambia il modo di riconoscere i pagamenti ai Creator. Il nuovo metodo, annunciato da poco, si baserà sull’engagement, e solo quello generato tra gli account abbonati a Premium. Un cambiamento che potrà avere effetti, al ribasso, sulla qualità dei contenuti condivisi.

    X, la piattaforma di cui Elon Musk è proprietario, ha da poco annunciato un notevole cambiamento nel modo in cui i creator saranno pagati sulla piattaforma.

    A partire dall’8 novembre 2024, i pagamenti non si baseranno più sulle visualizzazioni pubblicitarie, come è accaduto fino ad ora.

    I pagamenti si baseranno sull’engagement generato dai contenuti, in particolare da parte degli utenti Premium. Un cambiamento notevole, appunto, che sta suscitando molte discussioni tra i creator. Una situazione che di fatto rivede al ribasso le aspettative di guadagni maggiori e preoccupazioni sulla qualità dei contenuti e sul futuro del programma di monetizzazione.

    Ma vediamo nel dettaglio cosa comporta questo nuovo sistema e come potrebbe impattare i creator.

    Come funziona il nuovo sistema di pagamento

    Il cambiamento chiave introdotto da X riguarda il passaggio da un modello di guadagno basato sulle visualizzazioni degli annunci a uno che si concentra sulle interazioni con i contenuti da parte degli utenti Premium.

    Questo significa che i creator guadagneranno in base al numero di risposte, repost e “like” che i loro post ricevono. Ma solo se queste interazioni provengono da utenti abbonati a X Premium.

    X, i pagamenti ai Creator si baseranno sull'engagement invece che sulle visualizzazioni

    X Premium è il livello di abbonamento più alto della piattaforma, che offre vari vantaggi, tra cui un miglior posizionamento dei contenuti nelle risposte e altre funzionalità esclusive.

    Gli utenti che sottoscrivono X Premium costituiscono, però, solo una parte della base utenti complessiva della piattaforma. Per i creator, ciò significa che il potenziale pubblico da cui possono generare ricavi è ridotto, poiché solo le interazioni provenienti dagli abbonati Premium saranno considerate valide per il pagamento.

    Inoltre, per ricevere il pagamento, i creator dovranno accumulare almeno 50 dollari di guadagni. Questo rappresenta la soglia minima prima che X proceda con l’accredito, che potrebbe richiedere fino a 90 giorni.

    Per inciso, ad oggi, da quello che si riesce a capire sulla base delle fonti in circolazione, la percentuale degli abbonati su X è pari allo 0,2% sul totale degli iscritti alla piattaforma.

    Si sta parlando di una porzione di utenti abbonati pari a 1 milioni di utenti circa.

    Cosa cambia rispetto al passato

    Il sistema precedente era più semplice (si fa per dire) e si basava su un modello di guadagno legato alle visualizzazioni degli annunci pubblicitari.

    Quando un utente visualizzava un annuncio nelle risposte a un post di un creator, parte dei ricavi pubblicitari generati da quell’annuncio veniva distribuita ai creator. Per poter accedere a questo sistema, i creator dovevano superare le 5 milioni di impressioni a trimestre.

    Questo significava che anche con una base di utenti ampia, i creator potevano ottenere guadagni grazie alle visualizzazioni, indipendentemente dall’effettivo engagement dei contenuti.

    Il nuovo modello, invece, abbandona del tutto la dipendenza dalle visualizzazioni degli annunci, concentrandosi esclusivamente sulle interazioni degli utenti Premium.

    In cambiamento radicale della dinamica dei guadagni sulla piattaforma, che sposta l’attenzione dalla quantità alla qualità (ove ce ne fosse) dell’interazione, ma solo per una fascia ristretta di utenti.

    Cosa comporta questo cambiamento

    Con il nuovo sistema, i creator potrebbero trovarsi nella posizione di dover modificare la loro strategia di creazione di contenuti per massimizzare l’engagement e ottenere guadagni.

    Un approccio che potrebbe incentivare la pubblicazione di contenuti polarizzanti, provocatori o sensazionalistici, che sono notoriamente più efficaci nel generare interazioni. Specie su una piattaforma come è oggi X.

    Tutto ciò potrebbe avere un impatto negativo sulla qualità complessiva dei contenuti sulla piattaforma.

    Il rischio è che i creator, nel tentativo di ottenere più risposte e “like”, si allontanino dalla produzione di contenuti di valore o riflessivi. Inoltre, poiché il pubblico da cui possono generare guadagni è limitato agli abbonati Premium, potrebbe esserci una corsa a soddisfare le aspettative di questa fascia specifica di utenti, escludendo la maggioranza della base utenti di X.

    Questa situazione favorisce i creator che già dispongono di un vasto seguito di utenti Premium, mentre coloro che non hanno accesso a questo pubblico potrebbero trovare più difficile ottenere ricavi sostanziali.

    In altre parole, i grandi creator, che già possiedono un numero significativo di abbonati Premium, potrebbero trarre maggiori vantaggi dal nuovo sistema, mentre i creator più piccoli o emergenti potrebbero vedere una diminuzione dei loro guadagni complessivi.

    Le motivazioni che hanno portato al nuovo sistema

    Dietro questa decisione c’è probabilmente l’intento di X di ridurre la dipendenza dalla pubblicità, che ha subito un forte calo negli ultimi anni. I ricavi pubblicitari di X sono diminuiti drasticamente, con un calo previsto del 40% su base annua.

    Molte aziende stanno riducendo le loro spese pubblicitarie sulla piattaforma a causa delle crescenti preoccupazioni legate a contenuti problematici e all’aumento dell’hate speech.

    In questo contesto, X sta cercando di spostare la sua attenzione verso gli abbonamenti Premium come fonte principale di entrate.

    Eliminare la dipendenza dagli annunci pubblicitari potrebbe anche permettere a X di offrire un’esperienza utente più pulita e meno invasa da contenuti sponsorizzati. Ma questo potrebbe non essere sufficiente per garantire una base di utenti Premium sufficientemente ampia da sostenere i creator in modo equo e significativo.

    C’è da aggiungere anche il fatto che di recente la società di investimenti Fidelity ha dichiarato che il valore della piattaforma è calato dell’80%.

    In soldoni, si sarebbe passato dai 44 miliardi di dollari, la cifra pagata da Musk per acquisire Twitter, ai 9,4 miliardi di dollari attuali.

    Un sistema di pagamento che solleva dubbi

    Questo cambiamento solleva alcune preoccupazioni, come abbiamo visto sinora.

    Innanzitutto, ci si chiede se il nuovo sistema di pagamento possa davvero essere sostenibile per la maggior parte dei creator. Poiché i guadagni saranno limitati alle interazioni provenienti dagli utenti Premium, che sono una piccola frazione degli iscritti totali, molti creator – come si diceva prima – potrebbero vedere una diminuzione dei ricavi complessivi.

    Inoltre, c’è il rischio di un aumento significativo di contenuti di bassa qualità o polarizzanti. Aspetto, questo, molto preoccupante. Se i creator sono spinti a creare contenuti che generano interazioni a tutti i costi, la piattaforma potrebbe diventare un ambiente meno sano e più conflittuale.

    Significa, in parole povere, traghettare la piattaforma verso a una perdita di valore percepito della piattaforma stessa. Con il risultato di allontanare sia gli utenti che i creator che cercano un’esperienza di qualità.

    Infine, resta da vedere se X riuscirà a far crescere il numero di abbonati Premium abbastanza da rendere il sistema remunerativo per un’ampia gamma di creator. Senza una base di utenti Premium sostanziale, il rischio è che solo pochi creator riescano a trarre vantaggio dal nuovo modello, mentre la maggior parte faticherà a raggiungere la soglia di pagamento.

    A fronte di tutto questo, questo cambiamento dimostra la seria difficoltà in cui versa X.

    Ultima annotazione, tutto questo avviene a poche settimane dalle elezioni presidenziali americane.

    Sebbene l’intento sia quello di incentivare un maggiore engagement e ridurre la dipendenza dalla pubblicità, restano dubbi sull’efficacia e l’equità di questo modello. Con una base di utenti Premium ridotta e il rischio di un calo della qualità dei contenuti, il futuro del programma di monetizzazione di X appare incerto. Sarà interessante vedere come, e se, i creator adatteranno le loro strategie e come la piattaforma affronterà le sfide che emergeranno da queste nuove dinamiche.

  • Il ritorno di X in Brasile, anche per Musk la legalità non è censura

    Il ritorno di X in Brasile, anche per Musk la legalità non è censura

    La Corte Suprema brasiliana riporta X online dopo che Elon Musk accetta le sue condizioni. Quindi rispetto delle leggi locali su disinformazione e incitamento all’odio. Questa vicenda, alla fine, mostra che anche per Musk il rispetto delle leggi non è censura.

    La vicenda che ha riguardato X in Brasile, con lo scontro diretto tra Elon Musk e Alexandre de Moraes, presidente della Corte Suprema Federale del Brasile, si è chiusa così come si doveva chiudere, sin dall’inizio.

    Elon Musk, dunque, accetta tutte le condizioni poste dalla Corte Suprema Federale del Brasile e paga una multa. In questo modo, X torna ad essere visibile in tutto il Paese.

    Le condizioni soddisfatte riguardano il blocco degli account finiti sotto inchiesta per diffusione di informazioni errate e incitamento all’odio, nonché la nomina di un rappresentante legale locale, richiesta dal tribunale per garantire il rispetto della legge brasiliana.

    Le condizioni accettate da X

    X ha anche provveduto a pagare la somma relativa alle multe comminate, ossia 5,24 milioni di dollari, sebbene la multa effettiva fosse di 3,28 milioni di dollari. Un errore di pagamento ha rallentato il ritorno online di X in Brasile, poiché l’importo era stato trasferito alla banca sbagliata. Alla fine, X ha spostato l’intera somma presso la banca corretta, risolvendo così la questione.

    Il ritorno di X in Brasile, anche per Musk la legalità non è censura

    Dunque, Musk, con un’inversione di tendenza, ha deciso di rispettare il volere della Corte Suprema Federale del Brasile, dopo un’estate trascorsa a condurre una campagna contro la stessa Corte, accusata inizialmente di censura di stato.

    Ora che le leggi sono state rispettate, sarà difficile convincere coloro che hanno sostenuto le tesi di Musk.

    I danni che ha subito X in Brasile

    Cosa ha prodotto questa vicenda per X in Brasile? Solo danni. Sia in termini di pubblicità e introiti mancati, sia dal punto di vista della reputazione. A questo si aggiunge il fatto che molti utenti sono migrati verso altre piattaforme. In queste settimane, Bluesky ha raggiunto il traguardo dei 10 milioni di utenti grazie al blocco di X in Brasile.

    Ma cosa ci insegna questa vicenda alla fine?

    Questa è una lezione importante su diversi fronti, in particolare riguardo al rispetto delle leggi nazionali e al concetto di libertà di espressione.

    Cosa insegna questa vicenda

    Nonostante la narrazione avversa portata avanti da Elon Musk, che ha denunciato pubblicamente le decisioni della Corte Suprema brasiliana come atti di “censura” e autoritarismo, la realtà dei fatti ci mostra che le autorità brasiliane stavano semplicemente cercando di far rispettare la legalità.

    La Corte Suprema, nella figura del giudice Alexandre de Moraes, ha agito in conformità con le leggi brasiliane, chiedendo che X si conformasse ai provvedimenti giudiziari riguardanti la moderazione dei contenuti e la lotta alla disinformazione.

    Questi requisiti, come la rimozione di account che diffondevano fake news e odio, non erano volti a censurare la libertà di espressione, ma piuttosto a salvaguardare l’integrità del discorso pubblico e a prevenire l’incitamento all’odio.

    Nessuna piattaforma è immune

    Questa storia ci insegna che nessuna piattaforma, neanche se posseduta da una figura di spicco come Elon Musk, può dichiararsi immune dalle leggi di un Paese.

    Anche X, alla fine, ha dovuto piegarsi alle richieste della Corte, accettando di rispettare le norme nazionali e pagando le sanzioni per le infrazioni precedenti.

    E dunque, il concetto di libertà di espressione non può essere utilizzato come pretesto per evitare la responsabilità legale o per diffondere disinformazione. Al contrario, il rispetto delle leggi è necessario proprio per garantire che tale libertà si svolga entro confini che tutelano i diritti di tutti.

    In sintesi, questa storia sottolinea come il rispetto delle leggi non equivalga a censura, ma rappresenti invece il tentativo di mantenere uno spazio di espressione pubblica che sia sicuro e conforme alle norme di una società democratica.

    [L’immagine di copertina è stata realizzata da @franzrusso con un modello di IA generativa]

  • Il Nobel 2024 celebra l’incontro tra la Fisica e la IA

    Il Nobel 2024 celebra l’incontro tra la Fisica e la IA

    Il Premio Nobel per la Fisica 2024 è stato assegnato a John J. Hopfield e Geoffrey E. Hinton. Per i loro contributi pionieristici all’intelligenza artificiale e alle reti neurali artificiali.

    Anche il Premio Nobel 2024 è sulla scia dell’Intelligenza Artificiale. Infatti, il Premio Nobel per la Fisica 2024 è stato assegnato a John J. Hopfield e Geoffrey E. Hinton.

    I due pionieri sono stati premiati “per le scoperte e le invenzioni fondamentali che consentono l’apprendimento automatico con reti neurali artificiali“. Le loro ricerche hanno gettato le basi per lo sviluppo del machine learning che oggi sono alla base di gran parte delle applicazioni di intelligenza artificiale.

    Le scoperte che hanno cambiato l’IA

    John J. Hopfield, fisico statunitense, è noto per aver introdotto nel 1982 la “rete di Hopfield“, un modello computazionale che permette la memorizzazione e il recupero di pattern di informazioni, come immagini o sequenze di dati.

    Questo modello si ispira al funzionamento del cervello umano, con neuroni rappresentati da nodi che si influenzano reciprocamente attraverso connessioni simili a sinapsi.

    La “rete di Hopfield” funziona calcolando i valori dei nodi affinché l’energia del sistema diminuisca, un processo analogo al comportamento dei sistemi fisici descritti dalla meccanica statistica. Questo approccio ha aperto la strada all’applicazione di concetti fisici nel campo dell’intelligenza artificiale, un passo rivoluzionario per la creazione di sistemi che oggi chiamiamo reti neurali artificiali.

    Il Nobel 2024 celebra l'incontro tra la Fisica e la IA

     

    Geoffrey E. Hinton, britannico, definito “the Godfather of AI”, ha costruito sulle fondamenta gettate da Hopfield e ha sviluppato la “macchina di Boltzmann“. Un modello che consente alle reti neurali di apprendere autonomamente i modelli ricorrenti nei dati.

    Utilizzando strumenti dalla fisica statistica, Hinton ha contribuito a far progredire la capacità delle macchine di classificare immagini, identificare elementi specifici e persino creare nuovi esempi basati su dati esistenti.

    Il suo lavoro sul deep learning è stato determinante per la rivoluzione odierna dell’intelligenza artificiale, che spazia dalla visione artificiale alla diagnosi medica automatizzata.

    Un riconoscimento più che meritato

    Il Premio Nobel per la Fisica è stato assegnato a Hopfield e Hinton per il loro contributo alla comprensione e allo sviluppo di tecnologie che permettono alle macchine di apprendere autonomamente.

    Le loro scoperte sono considerate fondamentali perché hanno gettato le basi per l’esplosione dell’intelligenza artificiale moderna. Le reti neurali artificiali, sviluppate sulla base del loro lavoro, sono oggi utilizzate in numerosi settori, dalla medicina alla robotica, dalla ricerca scientifica alla tecnologia di consumo.

    In particolare, la rete di Hopfield è stata il primo modello a dimostrare come i concetti della fisica potessero essere applicati all’informatica per migliorare l’efficienza del riconoscimento dei pattern.

    Il lavoro di Hinton ha rivoluzionato il campo con l’introduzione del deep learning, permettendo alle macchine di elaborare e comprendere enormi quantità di dati in modo autonomo.

    Cosa comporta questo Nobel per il futuro dell’IA

    Il riconoscimento di Hopfield e Hinton rappresenta non solo un tributo ai loro straordinari contributi scientifici, ma anche un segnale dell’importanza crescente dell’intelligenza artificiale nel mondo moderno.

    Le loro tecnologie stanno già trasformando il modo in cui affrontiamo sfide complesse come la diagnosi delle malattie, la creazione di nuovi materiali e la gestione dei sistemi complessi.

    Questo Premio Nobel potrebbe accelerare ulteriormente la ricerca e l’adozione di tecnologie basate sull’IA, con potenziali ricadute in settori come la sanità, l’energia e la produzione industriale.

    É comunque importante notare che Geoffrey Hinton ha espresso più volte preoccupazioni sui rischi legati all’intelligenza artificiale, specialmente se non viene gestita in modo responsabile.

    Nel 2023, Hinton ha lasciato Google per parlare apertamente di questi rischi, avvertendo che l’IA potrebbe diventare più intelligente dei suoi creatori se non venissero stabiliti adeguati limiti etici e di sicurezza.

    Breve profilo dei due scienziati

    John J. Hopfield, nato a Chicago nel 1933, ha avuto una carriera scientifica brillante, insegnando fisica e biologia presso università come Princeton e il California Institute of Technology (Caltech). Il suo lavoro ha unito la fisica e le neuroscienze in un modo che ha cambiato radicalmente la comprensione delle reti neurali artificiali.

    Geoffrey E. Hinton
    Geoffrey E. Hinton – Foto di Sam Barnes/Web Summit da Collision 2024, sotto licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic (CC BY 2.0)

    Geoffrey E. Hinton, nato a Londra nel 1947, è uno dei più importanti ricercatori nel campo dell’intelligenza artificiale. Dopo aver conseguito il dottorato all’Università di Edimburgo, ha proseguito la sua carriera insegnando nelle migliori università e collaborando con aziende tecnologiche come Google. Considerato uno dei padri del deep learning, il suo lavoro ha trasformato il campo dell’apprendimento automatico, rendendo possibile lo sviluppo di applicazioni avanzate come la visione artificiale e il riconoscimento vocale.

    In conclusione, il Nobel per la Fisica 2024 non è solo un riconoscimento a due scienziati straordinari, ma anche un simbolo dell’enorme potenziale dell’intelligenza artificiale.

    Le scoperte di Hopfield e Hinton hanno reso possibili molte delle tecnologie che oggi diamo per scontate. E il loro impatto continuerà a essere presente per molti anni a venire.

    Con questo riconoscimento, la comunità scientifica celebra non solo il valore della ricerca, ma invita anche a riflettere sulle sfide etiche e sociali legate all’evoluzione dell’IA.

    [L’immagine di copertina è stata liberamente realizzata da @franzrusso attraverso l’utilizzo di un modello di IA]

  • In Italia il Cloud è trainato dall’Intelligenza Artificiale

    In Italia il Cloud è trainato dall’Intelligenza Artificiale

    L’Italia vede una crescita importante del mercato cloud, raggiungendo 6,8 miliardi di euro nel 2024, grazie all’intelligenza artificiale. Ecco dati e prospettive per il futuro del settore.

    Il mercato del Cloud italiano continua la sua corsa, raggiungendo nel 2024 un valore di 6,8 miliardi di euro, un incremento del 24% rispetto al 2023.

    Questa forte crescita è trainata, principalmente, dall’intelligenza artificiale (IA), una delle forze motrici principali che sta rivoluzionando il settore.

    La spesa complessiva nel Cloud è dominata dalla componente Public & Hybrid Cloud, che rappresenta un ammontare di 4,8 miliardi di euro.

    Ecco i dati nel dettaglio, approfondendo gli elementi che stanno contribuendo a questo sviluppo e le prospettive future per il settore in Italia.

    La crescita del Cloud: dettagli e numeri chiave

    Il mercato del Cloud italiano sta vivendo una fase di espansione straordinaria. La crescita del 24% rispetto al 2023 testimonia una forte accelerazione, con il Public & Hybrid Cloud a fare da protagonista.

    Questa componente rappresenta la fetta più grande degli investimenti, raggiungendo quota 4,8 miliardi di euro. Ciò riflette la tendenza delle aziende italiane a puntare su modelli di cloud ibrido e pubblico, che consentono una maggiore flessibilità e scalabilità delle risorse IT, fondamentali in un contesto economico e tecnologico in rapida evoluzione.

    Una parte significativa di questa crescita è attribuibile all’IA, la quale si inserisce come elemento trainante nell’adozione di soluzioni cloud. Sempre più aziende riconoscono il valore strategico dell’intelligenza artificiale nella gestione dei dati, nell’automazione dei processi e nell’offerta di servizi innovativi.

    Di conseguenza, il mercato dei servizi Infrastructure as a Service (IaaS) ha visto una crescita tale da superare, per la prima volta, la spesa nei servizi Software as a Service (SaaS). Questo cambiamento di paradigma evidenzia come le imprese siano sempre più propense a investire nelle infrastrutture necessarie per sostenere applicazioni IA avanzate.

    L’impatto dell’Intelligenza Artificiale sul mercato Cloud

    L’intelligenza artificiale è il principale motore che sta guidando il boom del cloud in Italia. Le aziende stanno implementando tecnologie IA non solo per migliorare l’efficienza operativa ma anche per ottenere vantaggi competitivi in diversi settori, dalla sanità al retail, dalla finanza alla logistica. La necessità di elaborare grandi quantità di dati in tempo reale e di sviluppare soluzioni personalizzate ha reso l’utilizzo del cloud una scelta quasi obbligata.

    Le piattaforme cloud, infatti, offrono l’infrastruttura necessaria per gestire i carichi di lavoro imposti dall’intelligenza artificiale, consentendo alle aziende di usufruire di servizi di machine learning e analisi dei dati in modo scalabile e flessibile. Inoltre, le soluzioni di cloud ibrido permettono alle organizzazioni di bilanciare sicurezza e agilità, mantenendo i dati sensibili on-premise mentre sfruttano la potenza computazionale del cloud pubblico per analisi e processi più intensivi.

    Prospettive future: l’ecosistema del cloud in Italia

    Guardando al futuro, si prevede che il mercato del cloud italiano continuerà a crescere, alimentato da una sempre maggiore adozione dell’intelligenza artificiale. La disponibilità di servizi cloud avanzati e specializzati, come il cloud edge e il cloud native, offrirà alle aziende nuove opportunità per sviluppare prodotti e servizi innovativi.

    Il valore del mercato Cloud italiano
    L’immagine appartiene al Politecnico di Milano, Dipartimento di Ingegneria Gestionale

    In questo contesto, diventa cruciale investire in competenze e formazione. Le aziende italiane devono prepararsi a sfruttare appieno il potenziale del cloud e dell’IA, non solo in termini tecnologici ma anche strategici. Formazione e cultura digitale sono elementi chiave per garantire che le imprese possano trarre vantaggio dalla rivoluzione in atto, sviluppando nuove competenze e modelli di business incentrati sull’innovazione.

    L’Italia e lo scenario internazionale

    L’Italia non è sola in questo percorso di digitalizzazione. Anche a livello internazionale, il connubio tra cloud e intelligenza artificiale è al centro degli investimenti delle grandi aziende tecnologiche.

    A tal proposito, è interessante osservare le mosse di attori globali come Microsoft, che sta investendo in modo significativo nel settore in Italia, come descritto in un altro articolo dove approfondiamo gli investimenti di Microsoft su IA e cloud in Italia.

    Questa prospettiva globale sottolinea come l’Italia sia inserita in un più ampio contesto di trasformazione digitale, dove il cloud e l’intelligenza artificiale giocano un ruolo fondamentale.

    Verso una nuova era digitale

    Il mercato del cloud in Italia sta vivendo una fase di forte espansione, alimentata dalla crescente adozione dell’intelligenza artificiale. I dati parlano chiaro: con una crescita del 24% e un valore di mercato di 6,8 miliardi di euro, il cloud si conferma come il pilastro su cui le aziende italiane stanno costruendo il loro futuro digitale.

    Questa tendenza non sembra destinata a rallentare. Al contrario, l’adozione sempre più diffusa di soluzioni IA e l’evoluzione dell’ecosistema cloud lasciano prevedere una crescita continua, offrendo alle aziende nuove opportunità di innovazione.

    In ogni caso, per cogliere appieno questi vantaggi, sarà fondamentale investire in competenze e formazione, affinché le imprese italiane possano sviluppare strategie efficaci per competere in un mercato sempre più digitale e interconnesso.

    L’evoluzione del cloud e dell’intelligenza artificiale in Italia rappresenta non solo una sfida ma anche un’opportunità unica. È una trasformazione che coinvolge l’intero tessuto produttivo, dai settori tradizionali alle startup innovative, e che richiede una visione strategica e investimenti mirati.

    In questo percorso, l’Italia ha tutte le carte in regola per diventare un protagonista nel panorama internazionale, sfruttando la sinergia tra intelligenza artificiale e servizi cloud per costruire un futuro digitale solido e sostenibile.

  • Meta annuncia Movie Gen, i video realizzati con la IA

    Meta annuncia Movie Gen, i video realizzati con la IA

    Meta presenta Movie Gen, un modello di IA per la creazione automatica di video. Una novità che apre nuove possibilità creative, ma solleva anche dubbi sulla disinformazione.

    A distanza di pochi mesi la concorrenza si concentra sui video generati con l’intelligenza artificiale.

    Dopo OpenAI che aveva presentato SORA, non ancora rilasciato a tutti, ecco la proposta di Meta. Che potrebbe rivoluzionare la generazione di contenuti video e condividerla anche sui social media.

    E questo può essere un fatto positivo, ma anche negativo. Basti pensare alla diffusione di disinformazione. E di esempi come questi, anche senza le proposte più recenti, non ne mancano.

    Ecco Movie Gen di Meta

    Quello che propone Meta si chiama Movie Gen, ossia la possibilità di generare video attraverso piccoli input.

    Basterà quindi digitare qualche riga di testo per generare in maniera automatica nuovi video. Oltre a modificare filmati e immagini esistenti.

    Meta annuncia Movie Gen, i video realizzati con la IA

    Come riporta il New York Times, raccontando della presentazione di questa nuova modalità di Meta, anche l’audio che viene associato ai video può essere generato attraverso la IA.

    I formati video possono essere differenti, prestandosi quindi a diverse modalità di condivisione. E, come detto, si possono creare video ex novo, ma anche modificare quelli esistenti. Aspetto non da poco questo per la verità.

    Tante possibilità per generare e modificare video con la IA

    Un esempio che è stato mostrato alla presentazione fa vedere la generazione di un video in cui si deve una che sorseggia una bibita in un campo di zucche. Tutto partendo da una foto della donna che, appunto, diventa protagonista del video.

    Ma le varianti che si possono realizzare modificando video, immagini, aggiungendo audio sono davvero infinite.

    Non è ancora un prodotto finito.

    Come si racconta sul NYT, il modello genera video a 16 fotogrammi al secondo che durano fino a 16 secondi. In certi casi questi video sono difettosi.

    Durante la dimostrazione, quando è stato chiesto a Movie Gen di generare un video di un cane in un parco che parlava al cellulare, il modello IA ha erroneamente inserito una mano umana sul telefono.

    Qualità video con la IA sempre più elevata

    In ogni caso, si resta impressionati dal livello qualitativo che si è raggiunto in così poco tempo. Circa due anni, ormai.

    Due anni di ricerca e sviluppo. Ma l’accelerazione in termini di rilascio di nuove soluzioni possiamo dire che si è avuta negli ultimi sei mesi. O giù di lì.

    Come detto in apertura, abbiamo assistito alla presentazione di SORA, non ancora disponibile a tutti. Ma OpenAI in questi mesi non è stata certa ferma.

    E c’è anche Google che a maggio ha presentato il suo modello per la generazione di video con la IA che si chiama Veo.

    Per ora è solo un annuncio

    Come per OpenAI, anche per Meta questo si tratta di un annuncio.

    Come ha spiegato Chris Cox, responsabile dei prodotti di Meta, su Threads, “Meta non è ancora pronta a rilasciarlo come prodotto a breve”. Si tratta ancora di un modello costoso e i tempi di generazione sono ancora troppo lunghi.

    Tutto questo è meraviglioso, ma pone comunque dei quesiti e delle perplessità.

    In primo luogo il pensiero va alla velocità con cui sarà possibile realizzare video. Una possibilità che avremo a portata di mano.

    Video e IA, a rischio creatività e disinformazione

    Da sempre i video sono la forma più complessa e affascinate per generare contenuti coinvolgenti. Si tratta di una forma di contenuto che mette in gioco un elevato livello di creatività. Basti pensare ai registi, ai videomaker, a tutte quelle persone che lavorano per generare racconti attraverso i video.

    Tutto questo può essere messo a repentaglio, se non altro sotto il profilo creativo e qualitativo.

    Non è un caso che proprio le professionalità che operano e lavorano con i video hanno mosso serie perplessità rispetto a tutto quello che sta per arrivare.

    Il fatto che questo poi sia a portata di mano sulle piattaforme digitali pone anche un serio rischio di qualità dell’informazione che viene veicolata anche in forma video.

    E mi riferisco alle possibili manipolazioni per diffondere disinformazione e deepafake.

    Staremo a vedere.

    [L’immagine è uno screenshot prelevato da un video che Meta ha pubblicato sul sul blog Meta AI]

  • Microsoft investe in Italia su IA e Cloud, la formazione al centro

    Microsoft investe in Italia su IA e Cloud, la formazione al centro

    Microsoft pronta ad investire in Italia 4,3 miliardi di euro per infrastrutture IA e cloud. Al centro la formazione di oltre un milione di persone e sostegno all’innovazione delle aziende italiane.

    Proprio ieri davamo notizia di nuovi investimenti da parte di Oracle in Malesia, con l’apertura di una nuova cloud region. E il pensiero, non espresso, restava sempre su: “e nel nostro paese quando?”.

    Ed ecco che, sempre nella stessa giornata di ieri qualcosa di importante, effettivamente, si è mosso.

    La notizia ha fatto il giro del mondo per via della cifra che il colosso di Redmond vuole investire nel nostro paese. Ci si augura che poi tutto questo auspicio diventi, presto, una realtà concreta.

    Andiamo sulla notizia e su cosa significa per l’Italia, e per l’Europa.

    Microsoft investe in Italia su cloud e IA

    Microsoft ha annunciato ieri un investimento di ben 4,3 miliardi di euro (4,8 miliardi di dollari) in Italia nei prossimi due anni. L’obiettivo è quello di rafforzare l’infrastruttura per l’intelligenza artificiale (IA) e la capacità Cloud nel paese.

    Si tratta della più grande iniziativa di Microsoft in Italia, ed è parte del suo impegno a lungo termine per sostenere la trasformazione digitale del Paese.

    Secondo Brad Smith, vicepresidente e Presidente di Microsoft, l’investimento mira a equipaggiare “il governo italiano, le aziende e la forza lavoro con le tecnologie necessarie per sviluppare un’economia guidata dall’IA, creando nuovi posti di lavoro e generando nuove opportunità di crescita”.

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    Cosa prevede l’investimento

    L’investimento prevede la creazione di nuove infrastrutture cloud e datacenter per accelerare l’adozione dell’IA in Italia, sostenendo così l’innovazione e la produttività delle imprese.

    Microsoft opererà secondo i suoi “AI Access Principles”, che promuovono l’innovazione e la concorrenza nel settore dell’IA, impegnandosi a rendere accessibili le tecnologie IA sia alle organizzazioni sia agli individui. E a farlo in modo responsabile e inclusivo​.

    Oltre all’infrastruttura tecnologica, Microsoft introdurrà un programma di formazione chiamato “AI National Skilling Initiative”. Un programma che prevede di formare oltre un milione di persone in Italia entro il 2025, focalizzandosi sulla promozione delle competenze in IA, sia a livello tecnico che di business.

    Attraverso questa iniziativa, Microsoft e i suoi partner forniranno opportunità di formazione a professionisti e studenti in tutto il Paese, compresi coloro provenienti da comunità svantaggiate​.

    L’impatto dell’investimento sulle aziende italiane

    L’IA ha il potenziale di influire significativamente sulla produttività e sul benessere delle società odierne. Specialmente in un contesto come quello italiano, caratterizzato da carenza di talenti e di invecchiamento della popolazione.

    L’Italia potrebbe perdere circa 3,7 milioni di lavoratori entro il 2040, causando un calo del PIL nazionale notevole.

    L’adozione diffusa delle tecnologie IA potrebbe, invece, contribuire a mantenere i livelli di benessere economico, con un potenziale incremento annuo del PIL fino a 312 miliardi di euro nei prossimi 15 anni.

    Questo aumento includerebbe un impatto positivo di 122 miliardi di euro per le PMI e le aziende del Made in Italy​.

    Il valore della formazione al centro

    La formazione di nuovi talenti nel settore dell’IA rappresenta, quindi, una delle strategie chiave dell’investimento di Microsoft. Attraverso la collaborazione con organizzazioni, istituzioni governative e associazioni, l’iniziativa di Microsoft mira a ridurre la “povertà educativa” e a supportare l’inclusione sociale. Un esempio è l’iniziativa “Include to Grow” della non-profit ELIS, che si concentra sull’aiutare le donne che non sono riuscite a trovare lavoro dopo il congedo di maternità​.

    L’infrastruttura cloud di Microsoft, che verrà potenziata da questo investimento, consentirà alle aziende italiane di sfruttare appieno il potenziale dell’IA per crescere e innovare in modo sicuro.

    Il programma AI L.A.B. di Microsoft Italia ha già coinvolto oltre 320 aziende, portando alla creazione di più di 450 progetti basati sull’IA generativa, con il 50% di essi già in fase operativa.

    Quasi metà delle aziende usa soluzioni IA

    Secondo uno studio condotto da THEA Group e Microsoft Italia, il 47% delle aziende che utilizzano soluzioni basate sull’IA ha registrato un aumento della produttività superiore al 5%, mentre il 74% ha riportato un incremento di oltre l’1%.

    Questi guadagni di produttività sono particolarmente rilevanti considerando che la crescita della produttività in Italia negli ultimi vent’anni è stata solo dell’1,6%​

    L’approccio responsabile e sostenibile all’IA di Microsoft

    Microsoft si impegna a sviluppare l’IA in modo responsabile e sostenibile, seguendo sei principi chiave: equità, affidabilità e sicurezza, privacy e sicurezza, inclusività, trasparenza e responsabilità.

    Inoltre, l’azienda si è impegnata a garantire che la sua infrastruttura cloud in Italia rispetti gli standard nazionali per la classificazione dei dati, offrendo servizi cloud anche all’Amministrazione Pubblica attraverso il “Polo Strategico Nazionale”​.

    Microsoft ha inoltre introdotto iniziative per la sostenibilità dell’IA, tra cui l’uso di energie rinnovabili nelle sue infrastrutture.

    Il colosso di Redmond ha sottoscritto tre accordi di acquisto di energia (PPA) per fonti rinnovabili in Italia e sta pianificando ulteriori investimenti per garantire che i suoi data center funzionino in modo efficiente dal punto di vista energetico.

    Questi data center utilizzano sistemi di raffreddamento diretti che riducono il consumo di acqua ed energia, contribuendo a un minore impatto ambientale​.

    Un grande segnale di fiducia

    L’investimento di Microsoft rappresenta un importante segnale di fiducia per il mercato italiano.

    Rafforzare l’infrastruttura digitale attraverso l’IA e il cloud può favorire l’innovazione e la crescita economica del Paese, specialmente per le piccole e medie imprese (PMI) che costituiscono la spina dorsale dell’economia italiana.

    Inoltre, la formazione di un milione di persone entro il 2025 potrebbe aiutare a colmare il gap di competenze nel settore dell’IA, posizionando l’Italia come uno dei principali hub di sviluppo tecnologico in Europa.

    L’attenzione di Microsoft alla sostenibilità e all’inclusività, inoltre, rappresenta un passo significativo verso una trasformazione digitale che non lasci indietro nessuno, rispondendo alle sfide sociali ed economiche legate alla modernizzazione del Paese.

    Una grande opportunità e speriamo diventi realtà

    Questo investimento non rappresenta solo un’opportunità economica, ma anche un catalizzatore per una trasformazione culturale che potrebbe influenzare positivamente diversi settori della società italiana.

    L’investimento di 4,3 miliardi di euro di Microsoft in Italia è destinato ad avere un impatto significativo sul panorama tecnologico e sull’economia del Paese.

    Da un lato, offrirà alle aziende italiane gli strumenti necessari per innovare e rimanere competitive in un mercato globale sempre più digitalizzato; dall’altro, contribuirà a creare una forza lavoro qualificata, pronta ad affrontare le sfide del futuro con un approccio responsabile e sostenibile all’IA.

    Certo, ci si augura che tutto questo possa tradursi in fatti concreti, dovendo confrontarsi con una realtà italiana molto complessa e molto frastagliata.

    [L’immagine di copertina è realizzata da @franzrusso attraverso IA con Image Creator di Microsoft]

  • Anche Oracle guarda al sud-est asiatico: nuova cloud region in Malesia

    Anche Oracle guarda al sud-est asiatico: nuova cloud region in Malesia

    Oracle investe oltre 6,5 miliardi di dollari per la nuova cloud region in Malesia. Si rafforza così la presenza dell’azienda, favorendo l’innovazione tecnologica nel sud-est asiatico.

    Lo sviluppo delle nuove tecnologie e l’evoluzione dell’Intelligenza Artificiale guardano sempre più a Est, verso l’Asia.

    Oracle ha annunciato un importante investimento di oltre 6,5 miliardi di dollari per la creazione di una cloud region pubblica in Malesia, un passo significativo nella strategia globale dell’azienda per soddisfare la crescente domanda di servizi di intelligenza artificiale (IA) e cloud nella regione del Sud-Est asiatico.

    La nuova cloud region in Malesia sarà la terza di Oracle nel Sud-Est asiatico, dopo le due esistenti a Singapore. Attualmente, Oracle dispone di 50 cloud region pubbliche in 24 paesi, segnalando così il suo forte impegno verso il mercato asiatico​.

    I piani di Oracle e l’espansione in Asia

    L’investimento in Malesia rientra in un più ampio piano di espansione di Oracle in Asia. La società mira a estendere la propria presenza attraverso la creazione di infrastrutture che coprano “dal Giappone fino alla Nuova Zelanda e all’India”.

    Chris Chelliah, vicepresidente senior per la tecnologia e la strategia dei clienti in Giappone e Asia Pacifico di Oracle, ha sottolineato come la Malesia rappresenti un mercato con un forte potenziale di crescita, offrendo numerose opportunità, soprattutto nell’ambito dell’IA e dei data center.

    Anche Oracle guarda al sud-est asiatico: nuova cloud region in Malesia

    Garrett Ilg, vicepresidente esecutivo e direttore generale di Oracle per Giappone e Asia Pacifico, ha aggiunto che la Malesia offre opportunità uniche per le organizzazioni che desiderano accelerare la propria crescita grazie alle più recenti tecnologie digitali.

    Questo investimento, infatti, posiziona la Malesia come un importante punto di accesso per le infrastrutture cloud e una vasta gamma di applicazioni SaaS (Software as a Service).

    L’impatto sull’economia digitale della Malesia

    Il ruolo della Malesia come hub tecnologico in Asia è destinato a crescere grazie all’investimento di Oracle, che avrà un impatto significativo anche sulle piccole e medie imprese (PMI) del paese, aiutandole a sfruttare le tecnologie innovative come l’IA e il cloud per migliorare la propria competitività a livello globale.

    Secondo il Ministro dell’Industria e degli Investimenti della Malesia, Tengku Datuk Seri Zafrul Tengku Abdul Aziz, questo investimento è in linea con il piano industriale nazionale, che punta a creare 3.000 fabbriche intelligenti entro il 2030. L’investimento di Oracle rappresenta quindi un passo importante verso la realizzazione di questa visione​.

    I servizi di Oracle in Malesia

    La cloud region in Malesia consentirà ai clienti e ai partner di Oracle di sfruttare appieno l’infrastruttura e i servizi di intelligenza artificiale offerti da Oracle Cloud Infrastructure (OCI). Tra i servizi offerti ci sono oltre 150 soluzioni, tra cui Oracle Autonomous Database e Oracle Cloud VMware Solution, insieme a servizi IA accelerati come NVIDIA AI Enterprise, NVIDIA Omniverse e NVIDIA DGX Cloud.

    Una delle caratteristiche chiave di questa infrastruttura è la possibilità di gestire la sovranità dei dati, consentendo ai clienti di mantenere il controllo su dove vengono memorizzati e gestiti i dati.

    Questo aspetto è particolarmente importante in settori regolamentati, dove il rispetto delle norme sulla residenza dei dati è fondamentale. Grazie all’accesso a soluzioni generative di IA, come gli agenti di Oracle OCI con capacità di retrieval-augmented generation (RAG), le aziende locali potranno competere più efficacemente in un contesto digitale sempre più complesso​.

    Le iniziative delle altre aziende tecnologiche

    Le previsioni di IDC FutureScape indicano che il mercato dei servizi cloud pubblici in Malesia crescerà con un tasso composto annuo del 27,2% tra il 2022 e il 2027. La creazione della nuova regione cloud da parte di Oracle è un segnale del potenziale della Malesia come hub tecnologico e di innovazione nel Sud-Est asiatico​.

    Questo investimento da parte di Oracle si inserisce in un contesto di crescente interesse delle grandi aziende tecnologiche verso il Sud-Est asiatico. Microsoft, ad esempio, ha annunciato un investimento di 1,7 miliardi di dollari in Indonesia; Amazon ha pianificato di investire 9 miliardi di dollari a Singapore e 5 miliardi in Thailandia.

    Inoltre, Google ha recentemente avviato la costruzione di un centro dati da 2 miliardi di dollari in Malesia, contribuendo a un investimento totale che dovrebbe superare i 3 miliardi di dollari nell’economia del paese entro il 2030​.

    L’investimento di Oracle rappresenta un impegno significativo nello sviluppo dell’infrastruttura digitale della Malesia, rafforzando la posizione del paese come hub tecnologico emergente nel Sud-Est asiatico.

    Questo investimento si inserisce in una più ampia strategia di Oracle per rafforzare la propria presenza globale, in particolare in Asia, dove la domanda di servizi cloud e intelligenza artificiale è in rapida crescita.

    Grazie alla sua infrastruttura resiliente, alle elevate prestazioni e all’attenzione alla sovranità dei dati, Oracle mira a posizionarsi come leader nel panorama digitale della Malesia e dell’intera regione asiatica.

     

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