Categoria: News

In questa categoria si trovano articoli che parlano di comunicazione, condivisione, social media, social network. Insomma, tutto ciò che riguarda il web 2.0 e di come si sta evolvendo

  • Ecco Whooming, l’app contro le telefonate moleste

    Ecco Whooming, l’app contro le telefonate moleste

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    Whooming è l’app gratuita contro il fenomeno dello stalking. E proprio oggi nella Giornata contro la Violenza sulle Donne, l’applicazione lancia nuovi servizi. Obiettivo di Whooming è quello di eliminare definitivamente il problema delle chiamate anonime moleste che spesso rappresentano il primo passo della violenza

    Whooming, letteralmente “Who might be” è  la prima app contro gli stalker. Dopo aver lanciato il servizio gratuito per sapere chi chiama con numero anonimo e aver raggiunto il milione di download fornendo dati utili anche ad alcune indagini della Polizia e delle forze dell’ordine, Whooming (nel suo secondo significato, dal cinese Wu ming, inteso come senza nome, che era la firma dei cittadini cinesi che chiedono democrazia e libertà di parola), raddoppia i servizi per l’utente e scende in campo in una nuova versione oggi, 25 novembre, insieme a milioni di donne che dicono NO alla violenza di genere.

    Gli sviluppatori di Whooming infatti hanno scelto di lanciare proprio nella Giornata contro la Violenza sulle Donne le nuove applicazioni della app con la quale sarà possibile avere un aiuto in più contro le molestie telefoniche. Infatti con la seconda versione di Whooming sarà possibile ricevere la chiamata da anonimo e in tempo reale, svelare sul proprio display l’identità del chiamante. E poi volendo, registrare la chiamata che proviene da numero anonimo. Con questo strumento la vittima ha un elemento decisivo in più, da presentare, eventualmente, a chi indaga.

    Per usare Whooming basta registrarsi al sito www.whooming.com e poi seguire le semplici istruzioni di configurazione. In questo modo ogni volta che si rifiuterà una chiamata anonima, verrà automaticamente deviata a Whooming che la trasformerà in cifre numeriche.

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    Obiettivo di Whooming è quello di eliminare definitivamente il problema delle chiamate anonime moleste che spesso rappresentano il primo passo della violenza. Perché nascondere la propria identità dietro ad un telefono? Ognuno ha il diritto di sapere chi lo sta chiamando, ed è proprio su questo proposito che si basa l’azione di Whooming.

    Con la nuova versione, Whooming si arricchisce di diverse modalità per rispondere ai bisogni più diversi. Resta l’offerta base gratuita, ma arrivano anche nuove opzioni per chi decide di comprare il pacchetto premium o anche solo di condividere su Facebook la propria preferenza.  E’ sufficiente un click per avere i servizi premium per 24 ore.

    Per far funzionare Whooming è necessario che sia attiva la deviazione di chiamata: all’arrivo di una chiamata anonima bisogna rifiutarla, così Whooming potrà “agganciarla” e riconoscere il numero. Whooming non invade la privacy in quanto identifica solamente il numero della telefonata e lo inserisce nell’elenco chiamate all’interno del profilo dell’utente interessato. Alcuni telefoni non hanno la possibilità di rifiutare la chiamata se occupato; in questo caso Whooming potrà essere utilizzato durante la notte attivando la deviazione su tutte le chiamate. Il servizio funziona sia con i fissi sia con i cellulari e senza costi di attivazione. Per qualsiasi tipo di problema si potrà contattare l’assistenza attiva 24 ore su 24.

  • Natale 2014, quasi 10 milioni di italiani faranno acquisti online

    Natale 2014, quasi 10 milioni di italiani faranno acquisti online

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    Secondo gli ultimi dati raccolti da Netcomm, Consorzio del Commercio Elettronico Italiano in collaborazione con Human Highway, sono quasi 10 milioni gli italiani che in occasione del Natale 2014 effettueranno acquisti online. Erano 7,2 milioni nello stesso periodo dello scorso anno

    Come era prevedibile, anche in occasione del Natale 2014 gli italiani non rinunceranno a fare i propri regali natalizi online e il dato è in crescita rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Secondo gli ultimi dati raccolti da Netcomm, Consorzio del Commercio Elettronico Italiano in collaborazione con Human Highway, attraverso una ricerca che ha considerato gli ultimi tre mesi, con un focus particolare sugli acquisti natalizi, sono infatti quasi 10 milioni gli italiani che faranno acquisti online, per la precisione: 9,2 milioni. Erano 7,2 milioni un anno fa, quindi si registra un aumento di quasi il 30%. La spesa si aggira intorno ai 2,5 miliardi di euro.

    Ancora una volta abbiamo la dimostrazione di quanto gli italiani apprezzino l’E-commerce anche in occasioni speciali come è appunto il Natale. E il tasso di crescita registrato in questo periodo dell’anno risulta superiore a quello degli acquirenti online in generale, indice evidente di come la prassi di acquisto online sia ormai stata assunta a “nuova normalità” da molte persone.

    E saranno 2 milioni gli italiani che effettueranno acquisti natalizi principalmente o esclusivamente su internet, registrando un aumento del +35% rispetto allo scorso anno. Un segmento che rappresenta circa il 20% di coloro che dichiarano di acquistare almeno un regalo di Natale sul web e composto da persone che si rivolgono in prima istanza alla Rete già per compiere buona parte dei loro acquisti abituali, dai libri all’elettronica, dai viaggi ai contenuti digitali. Il trend di crescita è confermato, inoltre, dall’analisi delle intenzioni di acquisto per questa stagione: il 35% degli acquirenti online dichiara infatti che quest’anno farà più acquisti di regali di Natale online rispetto all’anno scorso. La quota di coloro che sono orientati a fare meno acquisti di regali online scende negli anni, indice della soddisfazione verso una soluzione che risulta comoda e piena di opportunità.

    Il 2014 è stato un anno positivo per l’E-commerce italiano” – dichiara Roberto Liscia, Presidente di Netcomm, Consorzio del Commercio elettronico italiano – “In particolare, in vista del periodo natalizio l’aumento degli acquirenti online come vediamo è una tendenza che si conferma in crescita ormai da quattro anni. Nel corso del 2014 abbiamo assistito a un forte incremento del numero degli e-shoppers. Secondo i dati degli ultimi mesi gli italiani che hanno comprato online almeno una volta nella vita sono 21,8 milioni, di questi 10 milioni sono acquirenti online abituali, ovvero persone che compiono questa operazione una volta al mese. Cifre considerevoli raggiunte grazie alla convergenza di diversi fattori. Tra questi, sicuramente incide la diffusione degli acquisti proveniente da dispositivi mobile, si attesta, infatti, al 23% la quota di chi, negli ultimi sei mesi, ha fatto acquisti via App da smartphone o tablet. Secondo le nostre ultime rilevazioni ogni 100 acquisti online 15 sono originati da dispositivo mobile. Si tratta di un segmento di consumatori molto interessanti in quanto acquistano con importi medi più elevati e con frequenza maggiore della media. Questi fenomeni sono indice del fatto che ci troviamo davanti a una nuova tipologia di consumatore che abbiamo definito Superconsumatore, un individuo abituato alla multicanalità e che possiede il pieno controllo sul processo di acquisto per soddisfare i propri bisogni.”

    In un periodo che vede le famiglie italiane ancora in fase di assestamento rispetto alla crisi economica anche i settori delle flash sales e del couponing hanno giocato un ruolo positivo nello sviluppo dell’E-commerce in quanto propongono prodotti e servizi di qualità a prezzi assolutamente vantaggiosi. Per quanto riguarda, invece, le tendenze nelle diverse categorie l’abbigliamento ha sicuramente avuto un peso rilevante nello sviluppo degli ultimi anni, ma anche il food e l’arredamento si stanno affermando come categorie emergenti”.

    Le categorie che ricavano maggior impulso dagli acquisti della stagione natalizia sono, nell’ordine, prodotti di:

    • Salute & Benessere
    • Attrezzatura sportiva
    • Biglietti di viaggio
    • Abbigliamento e scarpe
    • Soggiorni di vacanza.

    E voi effettuerete i vostri acquisti di Natale online? E in che misura? Raccontateci la vostra esperienza.

  • Il doodle di Google è per i 150 anni della nascita di Henri de Toulouse-Lautrec

    Il doodle di Google è per i 150 anni della nascita di Henri de Toulouse-Lautrec

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    150 anni fa nasceva Henri de Toulouse-Lautrec, pittore francese, l’ultimo vero artista dell’Impressionismo, a cui Google oggi dedica il doodle. Una vita breve la sua, morì all’età di 37 anni. E’ considerato anche il primo vero pubblicitario, considerato il maestro dei manifesti

    Nuovo doodle di Google dedicato questa volta ad un grande protagonista dell’arte e della cultura a livello mondiale. Il doodle di oggi è dedicato a Henri de Toulouse-Lautrec, il celebre pittore francese, l’ultimo grande artista di quel movimento artistico che era l’Impressionismo, anche se poi gran parte delle sue opere sono da ascriversi nel periodo post-impressionista. Infatti fu il primo e grande artista dell’Espressionismo, il movimento artistico che cercava di cogliere le emozioni dalla realtà di tutti i giorni. Il doodle è visibile quasi a livello globale. Non è (ancora, forse) visibile negli Usa, in gran parte dell’Asia, comprese Cina, India e Giappone.

    Nel doodle vediamo l’artista disegnare una grande G, mentre sull sfondo un manifesto che si rifà ad “Affiche” (1891) cje pubblicizza il Moulin Rouge, dove la scritta compare tre volte, come appunto quella di Google.

    Henri-de-Toulouse-Lautrec

    Henri de Toulouse-Lautrec è stato il pittore delle notti parigine, da Montmartre ci mostra le abbaglianti sale da ballo, le sale dei caffè-concerto, descrivendo però anche la miseria e la sofferenza dei personaggi che lo popolano. Il suo stile sintetico ed espressivo ha influenzato l’illustrazione e addirittura il successivo linguaggio della pubblicità. Infatti Toulouse-Lautrec è considerato il primo vero pubblicitario, Nella sua vita Lautrec eseguì 30 manifesti tra i quali sono famosi i manifesti pubblicitari di locali parigini (Divan Japonais, Moulin Rouge: Bal Tous les soirs, Aristide Bruant all’Ambassadeurs), che nel tempo hanno reso celebre la loro immagine. L’ultimo venne eseguito nel 1896.

    L’artista purtroppo non godeva di buona salute e il suo fisico, era alto solo 1 metro e 51 centimetri, era molto fragile, questo per effetto dei matrimoni consanguinei contratti nelle precedenti generazioni tra dall’aristocratica famiglia dei Toulouse-Lautrec. Tuttavia questo non fi da ostacolo per la sua intensa attività artistica. Nel 1971 venne effettuato un elenco completo delle sue opere quantificate in: 737 dipinti, 275 acquerelli, 369 litografie (compresi i manifesti) e circa 5000 disegni. Trenta disegni sono stati poi scoperti lo scorso anno nel “tesoro” di Cornelius Gurllit, figlio di un mercante d’arte sotto il periodo nazista.

    L’artista muore nel 1901 all’età di 37 anni.

  • Twitter, i tweet si possono condividere in DM

    Twitter, i tweet si possono condividere in DM

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    Twitter rilascia una nuova funzionalità che permette di condividere i tweet anche attraverso i DM, i messaggi privati. Le conversazioni quindi si possono sviluppare anche privatamente sulla piattaforma da 140 caratteri. I cambiamenti che Dick Costolo aveva promesso cominciano ora a vedersi

    Twitter comincia a dare seguito a quelle che la settimana scorsa Dick Costolo aveva annunciato come prossime novità. E tra quelle annunciate c’era proprio quella di introdurre una funzionalità che potesse migliorare la messaggistica privata all’interno della piattaforma. Una mancanza sottolineata dallo stesso CEO di Twitter e che doveva essere colmata. Ed eccola arrivata, appunto.

    Con un post sul blog ufficiale Twitter annuncia l’avvio della possibilità di condividere i tweet anche attraverso i DM, i Direct Messages, ossia i messaggi privati. La funzione è già attiva su Twitter.com, via web, su TweetDeck per Chrome e Windows, per Mac arriverà presto. Ed è possibile anche via mobile su Android e iOS dopo aver effettuato l’aggiornamento dell’applicazione.

    tweet in dm

    Per condividere i vostri tweet in DM da Twitter.com e TweetDeck basta semplicemente selezionare il tweet, cliccare su “Altro” (i tre pallini) e selezionare “Condividi via Messaggio Diretto“. Da mobile è ancora più semplice perchè dopo aver selezionato il tweet è sufficiente premere a lungo sul tweet stesso e poi cliccare “Condividi via Messaggio Diretto”. La persona a cui invierete il tweet riceverà una normale notifica di messaggio.

    Con questa nuova funzione Twitter si concentra sulla messaggistica, la parte che in effetti mancava sulla piattaforma. Ovviamente sarà da verificare quanto questa fosse necessaria e se poi gli utenti ne faranno uso. Il tutto si colloca all’interno di una strategia che più volte abbiamo sottolineato, ossia quella di incrementare il coinvolgimento degli utenti, soprattutto dei nuovi utenti, quelli che si avvicinano per la prima volta alla piattaforma. In pratica gli utenti hanno adesso la possibilità di sviluppare conversazioni in privato in quanto troverebbero difficoltoso farlo in pubblico, difficoltà in effetti tutta da verificare.

    Se la vogliamo dire tutta, per quanto sia presentata come novità, questa non lo è affatto. Si ripropone uno schema già visto non solo in epoca recente ma addirittura nelle prima chat degli anni ’90, quando si selezionava l’utente con cui poi conversare “a parte”.

    Oggi Twitter ha bisogno di utenti, un grande bisogno, e ha necessità che gli stessi trascorrano sulla piattaforma più tempo possibile. Vedremo se gli effetti andranno in questa direzione.

    In attesa di altre novità che non tarderanno ad arrivare, che ne pensate voi? Raccontateci la vostra impressione.

  • L’86% degli italiani sceglie l’albergo solo se con il wi-fi incluso

    L’86% degli italiani sceglie l’albergo solo se con il wi-fi incluso

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    Secondo un’indagine condotta a livello europeo e promossa da Holiday Inn Express, brand alberghiero molto conosciuto, il wi-fi incluso è il fattore chiave che determina la scelta di un hotel, soprattutto quando si viaggia per lavoro. Dall’indagine risulta che l’86% degli italiani sceglie un albergo solo se ha il wi-fi incluso; oltre il 50% di chi viaggia per lavoro rimane connesso per più di 4 ore

    L’indagine che vi presentiamo oggi ci offre una nuova conferma di quanto Viaggiare faccia sempre più rima con Connessione, intesa sia nel senso tecnico del termine ma anche nel senso di restare in contatto con le persone. Ecco quindi un’altra conferma di quanto le infrastrutture tecnologiche influiscano sul sistema ricettivo italiano: l’86% degli italiani dichiara di scegliere un hotel solo se ha il wi-fi incluso. Lo riporta un’indagine europea promossa da Holiday Inn Express®, brand alberghiero del gruppo InterContinental Hotels Group (IHG®), dove si rileva che il wi-fi incluso è il fattore chiave che determina la scelta di un hotel, soprattutto quando si viaggia per lavoro. In Italia, ad oggi, il 58% delle strutture alberghiere include il wi-fi nel costo del soggiorno.

    Avere a disposizione il wi-fi è quindi una condizione imprescindibile in molte circostanze, specialmente quando si parla di spostamenti. Una parte importante del viaggio, è costituita dalla comunicazione con i propri contatti in tempo reale durante tutto il soggiorno. E la questione è ancora più pressante nel caso in cui gli ospiti di un hotel siano in viaggio d’affari, quando oltre il 50% sta connesso per più di 4 ore ogni giorno. Da 0 a 10, l’importanza data al wi-fi quando si soggiorna in un albergo raggiunge per gli italiani il livello 8. La fascia più interessata alla connessione è identificata tra i 40-49 anni.

    Nei viaggi di lavoro, il 62% degli italiani passa più di 4 ore connesso, un dato che dall’indagine risulta essere superiore alla Spagna (53%) e alla Francia (45%). Il 29% degli italiani, se al lavoro, dichiara persino di stare connesso più di 8 ore. Gli spagnoli sono i più decisi quando si tratta di staccare la spina: solo il 39% rimane connesso per più di 4 ore nel tempo libero contro il 52% di italiani e il 53% di francesi.

    In albergo, gli ospiti si connettono alla rete wi-fi principalmente la mattina presto e prima di cena per inviare email (77%), cercare informazioni in merito al luogo in cui ci si trova (68%) e accedere ai social network (65%). Gli italiani, come sappiamo bene amano particolarmente i social network e anche in viaggio non si smentiscono: il 65% usa il wi-fi per connettersi ai social network e parlare con amici. In Spagna la percentuale scende al 62% e in Francia al 51%. Nel 12% dei casi la connessione in hotel serve ai francesi per guardare film per adulti, mentre gli spagnoli per il 23% preferiscono le video-conferenze.

    Qui in alto, vedete il video dal titolo “Password: Keep it simple”, che racconta attraverso la comicità di attori dello Zelig (si riconosce Massimiliano Cavallari dei Fichi d’India) gioie e dolori del wi-fi in hotel, rassicurando il pubblico con una certezza.

    Anche voi scegliete il vostro albergo in base al wi-fi? Raccontateci tra i commenti la vostra esperienza.

    [cove image via Fotolia]

     

  • Twitter, tutti i tweet sono ricercabili dal 2006 ad oggi

    Twitter, tutti i tweet sono ricercabili dal 2006 ad oggi

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    Twitter in un post sul blog ufficiale annuncia che da oggi tutti i tweet, si parla di centinaia di miliardi, sono ricercabili. In verità lo erano già prima ma con forti limiti. Adesso sono rintracciabili dal 2006 ad oggi. E’ quindi possibile risalire a tutti i tweets del terremoto in Giappone, #JapanEarthquake, oppure delle Elezioni Usa del 2012, #Election2012

    Twitter ha annunciato attraverso un post sul blog ufficiale, a firma di Yi Zhuang, ingegnere che si occupa della parte search della piattaforma, che da oggi tutti i tweet dal 2006 ad oggi sono ricercabili. Un bel passo in avanti rispetto alla situazione attuale. Sì perchè i tweet che noi ogni giorno inviamo sono già rintracciabili, ma solo fino ad una settimana indietro, quelli più vecchi venivano rintracciati sono se avevano ottenuto un forte livello di condivisione, quindi molti RTs e preferiti. Stiamo parlando di una enorme massa di tweet che si potrebbe definire come centinaia di migliaia, l’intero indice sarebbe di “mezzo trilione di documenti” che cresce al ritmo di diversi miliardi di tweet a settimana.

    Con questa nuova possibilità, sarà possibile quindi rintracciare tutti i tweet durante il terremoto in Giappone, #JapanEarthquake, i tweet delle elezioni Usa del 2012, #Election2012, oppure ancora rintracciare i tweets relativi al recente referendum in Scozia, #ScotlandDecides, e tanti altri ancora. Come ricorda Zhuang, questa possibilità sarà disponibile per tutti gli utenti nei prossimi giorni.

    L’operazione è frutto di un lavoro iniziato nel 2012 quando l’indice 2 miliardi di tweet, tra quelli più condivisi, nel 2013 venne poi esteso e poi in questo anno l’indice è stato esteso ancora di più. Il post di Zhuang si spinge poi nello spiegare tutto il meccanismo che portato alla costruzione dell’indice che è quindi in grado di sostenere una tale mole di dati.

    Ecco questa è una nuova funzione che renderà Twitter ancora più completo, sempre nell’ottica di migliorare l’esperienza di utilizzo degli utenti. Come detto all’inizio, la rintracciabilità esisteva già prima ma per periodi francamente ridotti che non esaudivano le effettive richieste degli utenti. E quasi sempre bisognava ricorrere a applicazioni di terze parti per poter avere un minimo di ricerca più approfondita (basti pensare a Topsy), se non rivolgersi qui https://twitter.com/search-home.

    E voi che ne pensate?

  • Spotify continua crescere e assume 500 lavoratori

    Spotify continua crescere e assume 500 lavoratori

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    Spotify, il servizio di musica in streaming più usato al mondo, continua ormai la sua crescita inarrestabile. E Martin Lorentzon, co-founder di Spotify, intervenendo a Slush, evento dedicato alle tecnologie e alle startup che si sta tenendo ad Helsinki, ha detto che presto verranno assunte 500 persone per potenziare la presenza a New York e Stoccolma

    Spotify, il servizio di musica in streaming più usato al mondo, continua ormai la sua crescita inarrestabile e in virtù di nuovi programmi di sviluppo, orientati soprattutto a potenziare la sua presenza a New York e Stoccolma, sta assumendo nuove persone. Obiettivo è quello di arrivare ad aumentare la propria forza lavoro del 33%.

    Ad affermarlo è il co-founder di Spotify, Martin Lorentzon che ha parlato a Slush, uno degli eventi dedicati alle tecnologie e alle startup tra i più importanti in Europa che si sta tenendo ad Helsinki. Lorentzon ha dichiarato che la compagnia conta ad oggi 1.500 lavoratori e che ne sta reclutando altre 500 per arrivare a 2.000 impiegati. Al momento non si conoscono altri dettagli, soprattutto per quel che riguarda la tempistica con cui si procederà alle assunzioni e ancora meno si conosce quali saranno i profili ricercati.

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    Una notizia che conferma l’ottimo stato di salute di Spotify che da poco, praticamente da ieri, ha suggellato una nuova partnership questa volta con Uber, grazie alla quale gli utenti potranno scegliere la propria colonna sonora anche quando viaggeranno in auto.

    Attivarlo è molto semplice, basta collegare il proprio account sulla schermata del profilo Uber; richiedere l’auto; toccare la barra della musica e selezionare i brani dalla playlist già pronta; si può controllare la musica dall’app Uber o da Spotify. L’integrazione tra Uber e Spotify sarà lanciata sulle auto abilitate per Spotify il prossimo 21 novembre in 10 città: Città del Messico, Londra, Los Angeles, Nashville, New York, San Francisco, Singapore, Stoccolma, Toronto e Sydney. Il lancio globale seguirà nelle settimane successive.

    Spotify conta ad oggi oltre 50 milioni di utenti attivi ogni mese, dei quali più di 12,5 milioni hanno sottoscritto un abbonamento E’ il servizio di musica in streaming più popolare anche se non mancano rivali importanti come Deezer a Rhapsody a Beats Music. E nel settore è da poco sbarcato anche YouTube che nei giorni scorsi ha lanciato un servizio musicale a pagamento chiamato Music Key. E anche su questo Lorentzon ha detto la propria, sostenendo che ”è una buona cosa, mi spinge a correre più veloce”.

  • Data Visualization, ecco perchè è importante [E-book]

    Data Visualization, ecco perchè è importante [E-book]

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    Ecco alcuni motivi per cui è importante conoscere la Data Visualization spiegati in un ottimo e-book, disponibile gratuitamente, realizzato da SAS, una delle più importanti in ambito di business analytics. Nell’era dei Big Data serve ottimizzare questi dati e renderli facilmente comprensibili, ecco perchè è importante questa attività

    Si sente parlare molto più spesso di Big Data, di Internet delle Cose, o Internet of Things (IoT) se volete, ma si sente parlare molto meno del come rendere facilmente comprensibili i dati che sono raccolti all’interno di questa macro aree. Viviamo un’era scandita ormai da dati che riempiono le nostre vite, così come le nostre attività, e capita spesso di avere la necessità di dover “mettere mano” ad una moltitudine di dati e di trovare difficoltà per farlo. Ecco che comincia sempre più ad emergere un’attività specifica in questo senso e si parla di Data Visualization, ossia quella attività, che molti vedono come l’equivalente della Visual Communication, che risulta fondamentale conoscere e utilizzare per meglio comprendere i dati con cui si ha a che fare. Il compito della Data Visualization è, quindi,quello di trasmettere alle aziende le informazioni in modo chiaro ed efficiente attraverso grafici o tabelle. E’ quindi un’attività, ma allo stesso tempo un prezioso strumento essenziale per cercare di “vedere” meglio i dati con cui dobbiamo misurarci e soprattutto uno strumento grazie al quale possiamo ordinarli e quindi comprenderli meglio.

    Attraverso la Data Visualization dunque le aziende hanno la possibilità di identificare i dati di cui dispongono e assegnare ad essi un valore che è utile per loro business. Val la pena di ricordare che la Data Visualization comporta benefici come:

    • ottimizzare i processi decisionali;
    • aumentare l’affidabilità delle analisi;
    • aumentare la condivisione delle informazioni;
    • aumentare il ROI (Return On Investment).

    Ecco che oggi vi presentiamo questo interessante e-book, disponibile gratuitamente, realizzato da SAS, azienda leader nella business analytics con ormai alle spalle quasi 40 anni di attività:

    [button color=”blue” size=”medium” link=”http://www.sas.com/gms/redirect.jsp?detail=GMS10756_13536 ” target=”blank” ]4 motivi per cui non puoi fare a meno della Data Visualization[/button]

    Un percorso durante il quale scoprire tutti i vantaggi di questa attività che sta diventando sempre più un’esigenza.

    Al link che vedete in alto cliccando il bottone, potete scaricare gratuitamente la vostra copia e cominciare da subito a comprendere come interpretare i vostri dati, perchè è vero che è necessario raccogliere tanti dati, ma è altrettanto vero sapere quali informazioni essi contengono. Quindi un buon inizio può essere la lettura di questo prezioso e-book.

  • BuzzMyVideos, 2,5 milioni di dollari da United Ventures

    BuzzMyVideos, 2,5 milioni di dollari da United Ventures

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    BuzzMyVideos, la startup fondata nel 2011 da Paola Marinone, ex manager di YouTube, ha annunciato oggi un importante finanziamento da United Ventures: 2,5 milioni di dollari. Con queste risorse, la società mira a rafforzare la posizione di leadership quale network internazionale di produttori di contenuti video, capitalizzando sulla rapida crescita dell’intrattenimento online

    BuzzMyVideos, la startup fondata nel 2011 da Paola Marinone, ex manager di YouTube, e sbarcata in Italia nell’aprile dello scorso anno, annuncia di aver ottenuto un finanziamento di 2,5 milioni di dollari da parte di United Ventures (fondo di Venture Capital fondato nel 2013 da Massimiliano Magrini e Paolo Gesess). L’investimento del fondo di venture capital di Massimiliano Magrini e Paolo Gesess consentirà a BuzzMyVideos di espandere la propria leadership nel promettente mercato dell’intrattenimento online.

    Fondato a Londra nel 2011 dall’ex manager di YouTube Paola Marinone, cui si è quasi subito unita Bengu Atamer (anche lei ex YouTube/Google), BuzzMyVideos si è rapidamente affermato quale network di riferimento per la nuova generazione di video star. Ai creatori di contenuto, BuzzMyVideos offre servizi e tecnologie per favorire la crescita dell’audience e la monetizzazione dei contenuti prodotti.

    Con una community internazionale comprendente oltre 5000 YouTuber di talento, tra i quali 1000 italiani, BuzzMyVideos conta oggi quasi 3 miliardi di visualizzazioni e oltre 15 milioni di iscritti ai canali dei content creator partner. BuzzMyVideos è stato il primo multi-channel network (MCN) europeo a firmare un accordo di content syndication con AOL e a lanciare uno strumento innovativo, gratuito e un unico nel suo genere – BuzzScorecard – per la valutazione e ottimizzazione automatica del proprio canale YouTube al fine di incrementarne l’audience, disponibile in quattro lingue: inglese, italiano, russo e turco.

    Grazie alla propria lungimiranza, BuzzMyVideos è oggi ottimamente posizionata per rispondere all’evoluzione e alle nuove richieste del mercato dell’ intrattenimento online, ancora al suo stadio iniziale e dunque con un ampio potenziale da cogliere”, ha dichiarato Massimiliano Magrini, co-fondatore e Managing Director di United Ventures. “Paola e Bengu hanno un’esperienza senza rivali nel mondo del video online e sono supportate da un team eccezionale con un debole per le tecnologie innovative e una prospettiva internazionale. Siamo davvero entusiasti di aiutarli a rafforzare la loro posizione come pionieri nel nuovo territorio del video online”.

    Paola-MarinoneSiamo solo all’inizio di una rivoluzione dell’intrattenimento, dove l’interesse degli utenti si sposta sempre più dal broadcasting allo streaming online. Le modalità di produzione e distribuzione dei contenuti online stanno cambiando rapidamente e i modelli di monetizzazione si stanno reinventando. E’ un momento ricco di opportunità per tutti: siamo orgogliosi di condividerlo con i nostri creator e i brand che credono in noi e nel futuro dell’online video”, ha aggiunto Paola Marinone, co-fondatrice e CEO di BuzzMyVideos.

    Per i creator, questo investimento e la stretta collaborazione con United Ventures saranno fondamentali sia per l’ampliamento dell’audience sia per incrementare le opportunità di monetizzazione. Vision globale e soluzioni tecnologiche evolute sono i fattori chiave per la crescita di BuzzMyVideos e siamo felici di collaborare con un VC di grande reputazione quale United Ventures e in particolare con Massimiliano Magrini, che – come me e Bengu – è un ex Googler”, conclude Paola Marinone.

    Questa nuova iniezione di capitali da parte di United Ventures conferma il successo della vision e del modello BuzzMyVideos che la proietta verso una forte crescita internazionale. L’investimento servirà per progettare e migliorare ulteriormente gli strumenti tecnologici a disposizione dei creatori di contenuto e ad ampliare le opportunità di collaborazione con editori e brand partner.

    Contestualmente al cambiamento di preferenze dei consumatori, che progressivamente migrano dalla fruizione dei tradizionali contenuti tv a forme di intrattenimento online via PC, tablet e mobile, nel panorama media si sta sviluppando una nuova generazione di creator dalle potenzialità enormi. In questo ambito, BuzzMyVideos sta emergendo come player internazionale di rilievo operante nei maggiori vertical: beauty, intrattenimento, food, musica, tecnologia e game.

    Come già ricordato, e di recente lo abbiamo fatto anche con una ricerca di Videology proprio orientata al nostro paese, il mercato del video online cresce in maniera vertiginosa e il trend è di ulteriore incremento grazie alla penetrazione del mobile, che presto raggiungerà nuovi record, in particolare nelle economie emergenti. Un’altra ricerca, di Cisco, ci dice che entro il 2017 più dei due terzi (69%) del traffico internet mondiale sarà generato dal consumo di video e, secondo una previsione Informa, il mercato del video online raggiungerà la cifra record di 37 miliardi di dollari.

  • Spreaker si sdoppia in due app e raggiunge i 4 milioni di utenti

    Spreaker si sdoppia in due app e raggiunge i 4 milioni di utenti

    Spreaker, la startup bolognese nata nel 2010, ha annunciato oggi il lancio di due nuove applicazioni: Spreaker Studio, che permette di trasmettere in diretta con una console professionale, e Spreaker Radio, che permette di avere i podcast preferiti sempre a portata di mano. E con l’occasione, Spreaker annuncia di aver raggiunto i 4 milioni di utenti

    Spreaker, la startup nata a Bologna nel 2010, una delle prime piattaforme in podcast nell’era dei Social Media, in questi anni ha conosciuto una crescita importante e oggi ha annunciato la nascita di due nuove applicazioni:

    Spreaker Studio: la nuovissima app per Android che permette agli utenti di trasmettere in diretta con una console professionale  e l’aggiunta di effetti sonori (la versione iOS sarà disponibile a Febbraio 2015).

    Spreaker Radio: l’app per l’ascolto che permette agli utenti di interagire con i tuoi ascoltatori e di avere a disposizione tutti i podcast dei tuoi Dj preferiti a portata di mano.

    Spreaker Studio dunque è focalizzata sulla creazione di contenuti audio. La separazione dell’app dall’originale permette all’utente un’esperienza più snella per lo streaming di programmi radio in diretta o per il consumo di podcast in un secondo momento. Gli ascoltatori hanno quindi a disposizione una versione semplificata per navigare all’interno della stessa in qualsiasi momento.

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    Gran parte degli utenti di Spreaker la utilizzano l’applicazione come strumento per estendere o sostituire la radio tradizionale e trovare contenuti originali, seguendo stazioni e argomenti di proprio interesse. L’applicazione oggi è disponibile disponibile per iOS, Android o Windows Mobile e Spreaker DJ è supportata anche da iPad.

    spreaker-logo

    Ma l’altra notizia è che Spreaker ha raggiunto i 4 milioni di utenti. Un traguardo importante per la startup e pensare che solo due anni fa gli utenti sulla piattaforma erano 1 milione. Segno che l’app piace, l’idea piace e la startup ha ancora davanti a se un enorme potenziale da esprimere.

    E questa crescita è anche sostenuta da dati concreti. Aumenta l’uso di podcast, sempre più fruiti anche da mobile, e che i principali fruitori hanno un’età compresa tra i 18 e i 24 anni. E il 30% degli americani ascolta podcast.

    Questo sviluppo nella storia della nostra azienda è un salto enorme per i nostri utenti. Ora che abbiamo raggiunto i 4 milioni di utenti è il momento di diversificare i nostri prodotti, tenendo conto c’è una vasta gamma di persone che preferisce ascoltare passivamente e c’è un’altra gamma di persone che crea attivamente grandi contenuti audio, Così abbiamo deciso di fare un app specifica per ogni gruppo “, ha detto Francesco Baschieri, co-fondatore e CEO. “Con Spreaker Studio chiunque può costruirsi e mantenere un proprio pubblico, mentre gli ascoltatori possono gestire i loro podcast preferiti e la radio direttamente dal dispositivo mobile preferito.”

    Come detto all’inizio, Spreaker è in forte crescita e ora ha una sede a San Francisco.

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