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  • ChatGPT, OpenAI prevede un aumento del prezzo già dal 2024

    ChatGPT, OpenAI prevede un aumento del prezzo già dal 2024

    OpenAI, diventata di recente una società a scopo di lucro, prevede un aumento dei prezzi di ChatGPT Plus già entro la fine di quest’anno. Ma il prezzo si prevede aumenterà ancora entro il 2029.

    Le vicende che riguardano OpenAI, e il passaggio da una forma di società senza scopo di lucro a una con scopo di lucro, accentrano sempre l’attenzione di tutti.

    Questo per il fatto che dal dicembre 2022, dal lancio di ChatGPT, OpenAI ha conosciuto una crescita vertiginosa. Ed è il caso di dirlo.

    Una crescita che ha portato anche a questo passaggio, epocale per una realtà come questa.

    La società di Sam Altman si appresta quindi a cambiare modello, a fare business in senso stretto. E a fare i conti con gli addii che si sono registrati negli ultimi mesi e negli ultimi giorni.

    Il passaggio ad una forma a scopo di lucro sta tenendo banco a tutti i livelli all’interno di OpenAI.

    OpenAI e nuovi elementi sul passaggio a scopo di lucro

    E ci sono nuovi elementi che emergono da documenti che il New York Times ha visionato e dato conto sul proprio sito.

    ChatGPT, OpenAI prevede un aumento del prezzo già dal 2024

    Questi documenti ci danno la dimensione di che cosa è oggi OpenAI. E di come il passaggio ad una forma a scopo di lucro era un passaggio inevitabile, come ha detto qualcuno.

    In molti si sono chiesti in queste ore se OpenAI prevedesse un aumento di prezzo per chi usa ChatGPT Plus, la versione a pagamento del chatbot a 24 euro al mese. E, secondo quello che si legge nei documenti diffusi dal New York Times, un aumento ci sarà.

    E si tratta di un aumento progressivo da qui ai prossimi 5 anni.

    Il prezzo di ChatGPT aumenta entro la fine del 2024

    Entro la fine di questo anno si precede già un aumento di 2 dollari al mese, sulla base quindi dell’abbonamento attuale dei 20 dollari al mese.

    E non è tutto, perché il prezzo finale entro il 2029 sarà di ben 44 dollari al mese. Vale a dire il doppio del prezzo attuale.

    Questa è la risposta a chi, giustamente si poneva la domanda sui prezzi.

    E questo è frutto del cambio di OpenAI che diventa una società a scopo di lucro.

    Nel solo mese di agosto OpenAI ha incassato 300 milioni di dollari, in aumento del 1.700 percento dall’inizio del 2023. La società prevede circa 3,7 miliardi di dollari di vendite annuali quest’anno. Sono numeri enormi.

    OpenAI diventa a scopo di lucro, tra nuove sfide e nuovi addii

    OpenAI, grandi guadagni e grandi perdite

    Numeri enormi che devono comunque tenere in considerazione in fatto che OpenAI brucia miliardi, per usare una espressione finanziaria. Infatti, la società di aspetta di perdere circa 5 miliardi di dollari quest’anno dopo aver pagato i costi relativi alla gestione dei suoi servizi, più altre spese come gli stipendi dei dipendenti e l’affitto degli uffici.

    Sempre in questi giorni OpenAI ha fatto circolare documenti che parlano di un nuovo round di finanziamenti da 7 miliardi di dollari che portano il valore complessivo di OpenAI a 150 miliardi di dollari. Un valore tra i più alti di sempre tra le società tech.

  • OpenAI diventa a scopo di lucro, tra nuove sfide e nuovi addii

    OpenAI diventa a scopo di lucro, tra nuove sfide e nuovi addii

    OpenAI si appresta a diventare una società for-profit, abbandonando il modello no-profit. Vediamo le ragioni e le sfide che l’attendono. Intanto Sam Altman deve registrare l’addio della CTO Mira Murati e di altri due manager di punta.

    Recentemente, OpenAI ha annunciato un cambiamento che potrebbe avere effetti di assoluta rilevanza.

    Se ne parlava già qualche mese fa, ne avevo scritto nel mese di giugno, ma adesso sembra che la cosa sia più concreta.

    In sostanza, si parla della transizione di OpenAI da un modello no-profit a uno for-profit. Questa mossa segna, appunto, un momento cruciale nella storia della società, fondata nel 2015 con l’obiettivo di sviluppare un’IA sicura e benefica per l’umanità. Ma cosa significa realmente questa transizione e quali sono le possibili implicazioni?

    Una struttura no-profit alla base della missione di OpenAI

    Inizialmente, OpenAI era nata come organizzazione no-profit, sostenuta da donazioni per sviluppare una tecnologia di Intelligenza Artificiale che potesse essere utilizzata in modo responsabile.

    Nel tempo, però, si è fatta strada la necessità di maggiori risorse finanziarie per alimentare la ricerca e lo sviluppo. Nel 2019, l’azienda aveva già creato una struttura “ibrida”, fondando una sussidiaria a scopo di lucro, OpenAI LP, controllata da OpenAI Inc., la divisione no-profit. Questo approccio aveva permesso di raccogliere finanziamenti da colossi come Microsoft, pur mantenendo la missione originale.

    Ora, la società starebbe per compiere un passo ulteriore, eliminando il controllo dell’attuale consiglio di amministrazione no-profit. La decisione è stata comunicata internamente dal CEO Sam Altman, senza però fornire dettagli precisi su come verrà strutturato il nuovo modello for-profit.

    OpenAI diventa a scopo di lucro, tra nuove sfide e nuovi addii

    I motivi dietro la transizione a società for profit

    OpenAI ha spiegato che il cambiamento nasce dalla necessità di ottenere maggiori risorse per sostenere i costi crescenti della ricerca e della tecnologia. Nonostante l’enorme successo dei prodotti come ChatGPT, che ha permesso di raddoppiare i ricavi annuali solo nella prima metà del 2024, le sole donazioni non bastano più a sostenere le ambizioni della società. La nuova struttura permetterà a OpenAI di accedere a fondi di investimento maggiori e di espandersi più rapidamente.

    La decisione, tuttavia, ha sollevato non pochi interrogativi. Uno dei punti cruciali riguarda il futuro dell’impegno etico di OpenAI: il passaggio a una struttura a scopo di lucro potrebbe portare a un bilanciamento diverso tra obiettivi finanziari e l’impegno a garantire uno sviluppo sicuro e responsabile dell’IA. La parte no-profit continuerà ad esistere, ma con un ruolo più limitato nella governance.

    Certo è che in questo modo OpenAI non avrebbe più limiti. Di recente, infatti, ha completato un nuovo round di finanziamenti da 6,5 miliardi di dollari che porteranno il valore dell’azienda a 150 miliardi di dollari.

    Solo a febbraio di quest’anno OpenAI era valutata 86 miliardi di dollari.

    Con la nuova formula, OpenAI assume la forma di una società a scopo di luvro simile a quella di Anthropic, che realizza Claude, e xAI, la società di Elon Musk.

    Le dimissioni di Mira Murati e altri dirigenti

    Un ulteriore elemento che rende la situazione ancora più complessa è la recente notizia delle dimissioni di Mira Murati, Chief Technology Officer di OpenAI. La sua decisione di lasciare la società è stata annunciata attraverso un post su X (ex Twitter), proprio nel momento in cui OpenAI sta attraversando questo importante processo di riorganizzazione.

    Murati, che lavorava in OpenAI da oltre sei anni, ha dichiarato di voler creare “tempo e spazio per esplorare nuove opportunità“. La sua partenza, tuttavia, è stata improvvisa e non prevista nemmeno dal CEO Sam Altman, che ha commentato pubblicamente di essere rimasto sorpreso dalla sua decisione.

    Mira Murati non è l’unica a lasciare OpenAI: insieme a lei, altri due ricercatori di IA, Bob McGrew e Barret Zoph, hanno presentato le loro dimissioni.

    Questo “esodo” di figure chiave ha acceso il dibattito sul clima interno all’azienda. Dopo il tentativo fallito, nel 2023, di rimuovere Sam Altman dal ruolo di CEO da parte del consiglio di amministrazione no-profit, OpenAI ha visto diverse partenze di alto profilo, tra cui Ilya Sutskever e Jan Leike.

    Questo solleva domande sull’impatto che il passaggio a una struttura for-profit potrebbe avere sulle dinamiche interne e sull’orientamento etico della società.

    Le sfide di una struttura for-profit per OpenAI

    La transizione verso una società a scopo di lucro pone OpenAI di fronte a sfide importanti. La principale riguarda l’equilibrio tra l’obiettivo di generare profitti e il rispetto della missione originale di sviluppare un’IA sicura.

    Il controllo di OpenAI passerà a investitori che potrebbero avere interessi più legati ai profitti che alla sicurezza e all’etica dell’IA.

    La nomina recente di Paul Nakasone, ex capo della NSA, nel consiglio di amministrazione e nel comitato sulla sicurezza di OpenAI ha suscitato ulteriori preoccupazioni, indicando un potenziale spostamento dell’azienda verso un ruolo più focalizzato sulla sicurezza e la sorveglianza, anziché solo sulla ricerca e l’innovazione.

    Le implicazioni future per OpenAI

    Il cambiamento di rotta di OpenAI evidenzia la complessità del rapporto tra progresso tecnologico, etica e profitto.

    L’azienda è ora al centro di un dibattito sulla direzione che l’IA dovrebbe prendere in futuro: continuerà a operare nell’interesse collettivo o sarà sempre più orientata verso logiche di mercato?

    La partenza di Murati e degli altri dirigenti riflette probabilmente il disaccordo interno rispetto alla nuova direzione dell’azienda. Mentre la mossa potrebbe portare nuove risorse e accelerare lo sviluppo tecnologico, potrebbe anche erodere i valori che hanno caratterizzato OpenAI fin dalle origini.

    Il tempo, forse, ci dirà se la nuova struttura saprà mantenere un equilibrio tra i profitti e l’impegno etico verso un’IA responsabile.

     

  • Threads, la piattaforma alla ricerca della sua identità

    Threads, la piattaforma alla ricerca della sua identità

    Threads è ancora alla ricerca di una sua identità chiara. La piattaforma con 175 milioni di utenti, al momento sembra quasi una sorta di Quora o Yahoo Answers. Ecco alcune considerazioni.

    Threads, l’app di Meta che da dicembre dello scorso anno è anche in UE, è ancora alla ricerca della sua identità. Pur avendo da poco raggiunto i 175 milioni di utenti, ancora è da comprendere se davvero questa piattaforma può competere, o sostituire, quella che una volta era Twitter, oggi X.

    Come sapete già, l’app inizialmente è stata proposta come vera alternativa, in mezzo alle altre, a Twitter nel momento in cui Elon Musk concludeva il passaggio a X.

    Solo che, a distanza di mesi, e con le dichiarazioni di Mark Zuckerberg riguardo a Threads, non si è ancora compreso fino in fondo quale sentiero social voglia intraprendere l’app. Senza dimenticare il percorso, già iniziato, verso il Fediverso. Uno degli elementi più interessanti che riguardano la piattaforma.

    Di seguito alcune considerazioni – magari potrebbero rivelarsi errate – per spiegare quale sia la percezione attuale che trasmette Threads e quale possa essere la motivazione.

    Threads, la piattaforma alla ricerca della sua identità

    Threads tra algoritmo e IA

    Threads, come tutte le piattaforme digitali, viene gestita da un algoritmo. Il quale entra in gioco soprattutto nella sezione “Per te”, quella dove lo stesso algoritmo propone, o meglio spinge, contenuti da account che non si seguono.

    Per inciso, non sarebbe del tutto corretto parlare di algoritmo, poiché i contenuti sono gestiti da un complesso sistema di Intelligenza Artificiale. Vi ricorda qualcosa? Sì, esattamente: ricorda proprio TikTok.

    La proposta dei contenuti da account che non si seguono avviene attraverso diversi elementi che la IA tiene a considerare.

    Come lavora la IA su Threads

    L’IA considera quanto un contenuto possa piacere a un utente, in quanto l’obiettivo rimane (o dovrebbe rimanere) quello di proporre contenuti di suo interesse

    A seguire, la IA considera anche la probabilità che un utente clicchi su un contenuto per visualizzare le risposte.

    Attenzione, teniamo a mente le risposte perché è questo l’elemento davvero discriminante per il posizionamento di un contenuto su Threads. Questo ci sarà più seguendo queste considerazioni.

    Gli elementi considerati alla IA su Threads

    Dicevamo. L’IA di Threads considera anche la probabilità che un account possa seguire l’autore di un post. Questo sulla base di quante volte un utente abbia visto i contenuti di quel dato autore che comunque non si segue. Questo viene interpretato dalla IA come una forma di interesse.

    E restando sulla scia dell’ultima considerazione, la IA calcola anche la probabilità che un utente possa visualizzare il profilo di quell’autore.

    Altri segnali che la IA considera, quindi è quante volte un utente si sofferma su un contenuto, ci clicca sopra, anche se condiviso da un utente che non si segue, e considera anche quante volte l’utente invece decida di passare oltre, quindi di fare scrolling.

    Ora questi sono, in sintesi, i segnali che la IA considera per discernere e proporre i contenuti all’interno del feed “Per te”. L’altra sezione, “Seguiti”, si muove attraverso dinamiche più classiche in modalità cronologica.

    Ma quali sono i contenuti che possono essere più considerati dalla IA?

    I contenuti favoriti dalla IA su Threads

    Certamente quei contenuti che raccolgono più coinvolgimento, engagement. So bene che questa risposta possa sembrare banale e scontata, ma in realtà va considerata all’interno del contesto Threads.

    É vero che la IA ha come obiettivo quello di proporre contenuti che trasmettano valore agli utenti, anche da account che non si seguono. E questo accade perché diversi utenti, che seguiamo, interagiscono con quei contenuti.

    E di quali contenuti stiamo parlando?

    Ecco, questa è la domanda delle domande.

    Perché guardando Threads allo stato dei fatti, si potrebbe pensare che di qualità e valore dei contenuti proposti ce ne sia ben poca. Mentre, invece, viene premiata soltanto la variabile coinvolgimento. E per coinvolgimento intendo, nella maniera più esclusiva, le risposte ad un dato contenuto condiviso.

    Il valore delle risposte su Threads

    Sono le risposte ad un post che portano i contenuti ad essere meglio considerati dalla IA di Threads. E questo, spesso, senza trasmettere alcun valore e alcuna qualità all’utente.

    In effetti, seguendo questa logica, possiamo dire che attualmente Threads somigli molto a Quora o a Yahoo Answers dei vecchi tempi. Attraverso questa logica, Threads è diventato un luogo dove si è inondati di contenuti che altro non sono che domande, spesso banali (senza offesa eh!), condivisi con il solo scopo di raccogliere risposte e quindi collezionare coinvolgimento.

    Senza trasmettere valore.

    Sembra quasi che attraverso questa modalità l’algoritmo, anzi la IA, dimostri di considerare soltanto gli impulsi che arrivano dai post, senza badare al valore e alla qualità.

    Sono infatti molti utenti che hanno capito questa modalità e la sfruttano. Non è una colpa, è solo una constatazione.

    Cosa caratterizza i contenuti su Threads

    Infatti, se andiamo a vedere cosa poi considera la IA per meglio spingere verso l’alto i contenuti, troviamo:

    • suggerire o insegnare qualcosa di nuovo all’interno della propria area di competenza. Questa modalità viene spesso usata iniziando con una domanda con qualche considerazione. O anche, il contrario, breve considerazione e poi domanda aperta del tipo “e tu come faresti?”;
    • aiutare a risolvere un problema. Questa è una modalità che viene completamente ribaltata. Il problema viene proposto agli utenti attraverso esempi banali e semplici, ponendo domande altrettanto semplici. Da qui si scatena la ridda di risposte;
    • iniziare una conversazione di temi molto semplici, in stile Yahoo Answers, appunto, e poi condividere la propria esperienza. Si chiude con la classica domanda “io ho fatto così, ma al posto mio come vi comportereste?”;
    • iniziare una conversazione con il solo scopo di generare like e risposte. Questa è la modalità classica che vede la condivisione di temi più disparati del tipo “sono di Milano ma mi piace la cucina romana, e a voi?”. E via di seguito con risposte che arrivano a misurare anche chilometri.

    Il rischio di rimanere spiazzati

    Tutto questo finisce per spiazzare chi ha sperato che Threads potesse nel tempo diventare in realtà un vero luogo di approfondimento, di condivisione di notizie e di informazioni. E perchè no, anche di considerazioni più vaste, ma che avessero alla base la condivisione di contenuti che portassero alla costruzione di Relazioni.

    Per non parlare della scarsa considerazione dei link. Anche Threads, come tutte le piattaforme Meta, tende a mortificare la condivisione con lo scopo di mantenere all’interno le conversazioni con le considerazioni trattare poco sopra.

    Threads, opportunità ancora inespressa

    Threads resta ancora una grande opportunità, mostra di avere, nonostante tutto, un potenziale enorme ancora del tutto inespresso.

    Al momento, però, Threads appare privo di un’identità chiara, dimostrando come l’IA che regola queste piattaforme non sia necessariamente sinonimo di qualità condivisa.

    Mi rendo conto benissimo che queste mie considerazioni possano non trovare d’accordo molti ed è questo il bello del confronto. Se avete considerazioni da aggiungere o se avete voglia di dire che queste considerazioni sono tutte sballate, potete scrivere nei commenti qui sotto o sui miei canali social dove rispondo sempre molto volentieri.

     

  • Elon Musk cede alle richieste del Brasile, X presto online

    Elon Musk cede alle richieste del Brasile, X presto online

    Elon Musk alla fine ha ceduto alla Corte Suprema del Brasile. Ha così risolto lo scontro legale su X rimuovendo gli account che diffondevano disinformazione, pagato le multe e nominato un nuovo rappresentante legale.

    Alla fine Elon Musk ha fatto dietro-front. Dopo settimane di scontro con il giudice Alexandre de Moraes, presidente della Corte Suprema Federale del Brasile, culminato nella sospensione di X in Brasile, Musk ha ceduto.

    Il proprietario della piattaforma, attraverso i suoi avvocati, ha quindi ceduto alle richieste del STF (Supremo Tribunal Federal).

    Eppure il rifiuto di cedere alle richieste portate avanti da de Moraes era per Musk una questione di principio inossidabile. Al punto da mettere a repentaglio la stessa piattaforma in Brasile, dove ci sono oltre 22 milioni di utenti. Il quarto paese con il numero di utenti più alto.

    Evidentemente, lo stesso Musk, oltre la narrazione della censura, si deve essere reso conto che la situazione rischiava di diventare insostenibile. E certamente non un bel biglietto da visita in vista delle prossime elezioni presidenziali Usa.

    Elon Musk cede alle richieste del Brasile, X presto online

     

    Musk cede alle richieste di de Moraes

    Come riporta il New York Times, Musk ha eseguito quanto de Moraes richiedeva da mesi. E quindi: ha rimosso gli account che il giudice aveva individuato come minaccia alla democrazia in quanto come diffusori di disinformazione; ha eseguito il pagamento delle multe che nel frattempo si sono accumulate; ha nominato un nuovo rappresentante legale in Brasile.

    La Corte Suprema del Brasile, con un comunicato di sabato scorso, ha confermato tutte le azioni concilianti di X, ma ha affermato che la società non ha ancora depositato la documentazione corretta. La STF ha proceduto quindi a concedere a X altri cinque giorni per inviare la documentazione necessaria.

    Questo comporta il fatto che X non è ancora ritornato online, ma è probabile che ritorni ad essere utilizzabile dagli utenti brasiliani nel giro di qualche giorno.

    Uniformandosi alle richieste brasiliane, Musk mette fine ad un braccio di ferro che ha comportato perdite su diversi fronti.

    X bloccato in Brasile e Bluesky cresce

    Sul fronte degli utenti che hanno cominciato a frequentare altri lidi, nel frattempo Bluesky ha visto aumentare i propri utenti e superare il traguardo dei 10 milioni di utenti. Sul fronte dei ricavi, calati ulteriormente visto che la piattaforma era bloccata comportando per le aziende danni rilevanti.

    Nei giorni scorsi molte aziende si erano appellate a Musk al fine di considerare la situazione dannosa venutasi a creare in un paese che usa ancora molto la piattaforma.

    Anche Musk deve essersi reso conto che la situazione brasiliana avrebbe rischiato di travolgere la piattaforma in una situazione insostenibile.

    Il blocco di X in Brasile: impatto su utenti e piattaforme

    Musk e il Brasile, era una scelta obbligata

    Volendo guardare la situazione in maniera più diretta, Elon Musk comunque non aveva altra scelta. E questo era chiaro da settimane. I precedenti in India e in Turchia, dove la piattaforma ha seguito senza indugio le richieste dei due paesi, portavano a pensare che lo stesso sarebbe dovuto avvenire anche in Brasile.

    Così è stato, alla fine, ma con un prezzo molto alto.

    Se avesse fatto seguito alle richieste di de Moraes, Musk avrebbe evitato di attivare una campagna di insulti contro il giudice. Campagna che lo ha visto protagonista assoluto, in negativo.

    Pochi giorni prima di cambiare rotta, X era stata riattivata in modo “involontario” secondo la società di Musk. In realtà, molti sono portati a pensare che il passaggio ai server Cloudfare ha messo in difficoltà gli ISP brasiliani, incapaci quindi di procedere alla disattivazione. Una mossa che alla Corte Suprema brasiliana è sembrata deliberata e voluta. E per questo motivo ha comminato una multa di quasi 1 milione di dollari al giorno a partire dal 19 settembre in avanti.

    Ora tutto è sanato, Musk ha sotterrato l’ascia di guerra. Adesso il proprietario di X deve spiegare ai suoi, ai tanti politici e commentatori brasiliani, che lo avevano seguito il questa campagna brasiliana, cosa è cambiato.

    Perché i mugugni e le lamentele cominciano a farsi sentire. E c’è chi parla di resa e capitolazione.

    Resta il fatto che, al di là delle simpatie e nel rispetto delle posizioni di tutti, la libertà di espressione non deve mai essere confusa con la libertà di dire e fare ciò che si vuole, senza il rispetto delle regole. E questo caso ne è una dimostrazione chiara.

  • Le app social media più amate e odiate, nel mondo e in Italia

    Le app social media più amate e odiate, nel mondo e in Italia

    Uno studio di Mailsuite rivela le app social media più amate e più odiate nel mondo. E ci sono i dati che riguardano anche il nostro paese. Facebook risulta la più odiata in 39 paesi, Italia compresa.

    Molto spesso, quando si parla di social media, siamo portati a pensare che le app che usiamo più spesso siano anche quelle più amate. In realtà, non è così. Il fatto che un’app sia più usata non significa che sia anche la più amata, o preferita.

    Di sicuro esiste un’app social media che usate spesso ma che non è tra quelle che preferite o apprezzate di più. E i motivi sono tanti.

    Ma per chiarire meglio questo concetto, ci viene in soccorso uno studio di Mailsuite che, a dire il vero, ha realizzato una analisi più profonda che va oltre le app di social media.

    Le app social media più amate e odiate

    Per quello che ci interessa, visto che su questo blog il focus principale, è sempre stato quello, restiamo però sul tema social media. E quindi andiamo alla scoperta delle app social media più amate e più odiate. In Italia e non solo.

    Le app social media più amate e odiate, nel mondo e in Italia

    Intanto, va chiarito cosa si intende per app più amata, o più odiata.

    Mailsuite per realizzare questo studio si è basata sulle valutazione che gli utenti rilasciano su Google Play, l’app store di Google. In pratica, sono state considerate le valutazioni a 5 stelle, prendendo in esame le diverse ripartizioni delle app, su 1500 applicazioni, di comunicazione e social media.

    Lo studio di Mailsuite sulle recensioni

    Lo studio analizza quindi le recensioni fornite dagli utenti in varie regioni del mondo, basandosi principalmente su due categorie di app: app di messaggistica, social media e servizi email.

    Come già ricordato, ci concentriamo sulle piattaforme social media, esaminando non solo le preferenze globali, ma guardando anche i dati che riguardano il nostro paese.

    Facebook l’app più odiata

    Cominciamo dicendo che Facebook, la piattaforma social media più usata al mondo risulta essere anche la più odiata. Ecco un esempio di app molto usata che non significa quindi amata da tutti. Tutt’altro.

    Facebook risulta la più odiata in 39 paesi, Italia compresa. Più avanti proveremo a dare una spiegazione.

    Restiamo sulle app social media più amate, a livello globale.

    Le app social media più amate al mondo

    Lo studio mostra come TikTok ad oggi sia l’app più amata nel mondo: lo è in 30 paesi, tra cui Regno Unito, Canada, Nuova Zelanda e Australia.

    L’app di ByteDance vanta 80 milioni di recensioni, su Google Play e App store.

    Da segnalare la grande performance di Threads, l’ultima app di casa Meta, presenta in UE dal dicembre del 2023.

    X (ex Twitter), la piattaforma di Elon Musk risulta apprezzata in soli 4 paesi: El Salvador; Kenya; Ghana; Tunisia. Nessuna preferenza per Snapchat.

    Restando sulle app più amate, guardiamo al nostro paese perchè ci sono sorprese.

    Le app social media più amate

    L’app social media più amata in Italia: BeReal

    E la sorpresa è data dal fatto che l’app social media più amata in Italia non è Instagram e non è TikTok. L’app più amata è BeReal. Non lo avreste mai pensato, vero?

    E in effetti le cose stanno così. Molto probabilmente, pur non incontrando il favore del grande pubblico, resta ancora molto apprezzata per il fatto che rappresenta una sorta di alternativa a quelle app che spingono verso una perfezione che quasi mai è reale.

    BeReal è prima anche in altri paesi, come: Usa; Francia; Spagna; Slovenia.

    E ora passiamo alle app social media più odiate.

    Le app social media più odiate

    Come detto, Facebook è quella più odiata a livello globale e anche in Italia. Ed è in compagnia di Reddit e X.

    L’app più usata al mondo potrebbe pagare lo scotto di essere percepita come “superata”. Un aspetto spesso non apprezzato è l’invasione della pubblicità, come si è visto nel corso degli anni. Per non parlare delle tante situazioni legate alla privacy.

    Le app social media più odiate

    Reddit è un caso a parte. Non del tutto compresa, solo nel 2010 ha provveduto ad una ristrutturazione importante. E solo dal 2014 risulta essere più usabile dai browser su mobile e attraverso l’app. Questo dopo aver acquisito Alien Blue e averla rinominata Reddit.

    Ma nonostante tutto, Reddit risulta per gli utenti ancora molto difficile da usare, lenta e poco intuitiva. In aggiunta a questo, Reddit risulta per nulla apprezzata anche per via della scarsa moderazione dei contenuti e per una eccessiva polarizzazione delle conversazioni.

    Ecco, queste le brevi considerazioni che si possono fare riguardo alle app social media più amate e più odiate esaminate dallo studio di Mailsuite.

    Se volete approfondire lo studio e scoprire anche le più amate e odiate tra le app di messaggistica e email, potete leggere tutto da questo link.

    Poi, se vi va, qui o sui social media, fatemi sapere quali sono le vostre app social media più amate e più odiate, rispetto alle recensioni che avete rilasciato. E anche rispetto alle vostre sensazioni.

     

  • Instagram, ecco le nuove misure per gli Account per Adolescenti

    Instagram, ecco le nuove misure per gli Account per Adolescenti

    Meta introduce gli Account per Adolescenti su Instagram. Si tratta di nuove funzioni automatizzate per proteggere gli adolescenti, con controlli parentali e strumenti per il benessere digitale.

    Negli ultimi anni, l’uso dei social media tra gli adolescenti è cresciuto in maniera esponenziale, trasformando piattaforme come Instagram in parte integrante della vita quotidiana di milioni di giovani.

    E diventando sempre più importante, è aumentato anche il tempo trascorso sull’app. Nel giro di poco sono apparsi i rischi legati alla sicurezza e al benessere psicologico degli utenti più giovani.

    Meta, l’azienda madre di Instagram, ha cercato di rispondere a queste preoccupazioni lanciando una serie di iniziative, con l’obiettivo di rendere l’esperienza sull’app più sicura.

    Ed è in questo contesto che la società di Mark Zuckerberg lancia gli “Account per Adolescenti”. Una nuova iniziativa che promette di migliorare drasticamente la supervisione e la protezione dei giovani su Instagram.

    Instagram, ecco le nuove misure per gli Account per Adolescenti

    Dalla sensibilizzazione a misure concrete

    Nel corso del 2024, Meta ha intensificato gli sforzi per garantire la sicurezza dei giovani utenti di Instagram, introducendo nuove funzioni di parental control e migliorando la protezione contro i contenuti dannosi.

    Queste misure sono seguite dopo una lunga storia di dibattiti e confronti sui potenziali danni dei social media, in particolare per gli adolescenti. Danni che vennero evidenziati proprio da una ricerca interna di Facebook (ora Meta), dove si rivelava come Instagram potesse avere un impatto negativo sulla salute mentale degli adolescenti, specialmente delle ragazze​.

    Secondo quella la ricerca, molti adolescenti, soprattutto quelli di sesso femminile, avevano riportato un peggioramento dell’autostima e dell’immagine corporea a causa del costante confronto sociale che Instagram promuove.

    Di fronte a quei risultati cresceva la necessità di misure più forti per proteggere i giovani utenti. Da lì l’ideazione di una campagna mirata, che si concentrava sull’educazione e la sensibilizzazione delle famiglie sull’uso sicuro di Instagram.

    Ma sensibilizzare non è abbastanza, come ha dimostrato l’aumento delle richieste da parte di genitori, esperti di salute mentale e persino governi per una regolamentazione più severa e per strumenti più efficaci che tutelino i minori.

    La campagna di sensibilizzazione ha rappresentato un primo passo importante, ma ora, con l’introduzione degli Account per Adolescenti, Meta passa all’azione con misure concrete e automatizzate che promettono di avere un impatto più immediato.

    Perché Meta ha introdotto i “Teen Accounts” su Instagram

    L’introduzione dei “Teen Accounts” – “Account per Adolescenti” – è una risposta diretta non solo alle pressioni del pubblico, ma anche alle lacune evidenziate dalle stesse ricerche interne dell’azienda.

    La crescente preoccupazione per il benessere psicologico degli adolescenti, e in particolare la tragica vicenda di giovani come Molly Russell, che ha perso la vita dopo aver visto contenuti dannosi su Instagram, ha spinto Meta ad agire.

    Ian Russell, il padre di Molly, ha espresso un cauto ottimismo per questa nuova iniziativa, sperando che finalmente ci sia un cambiamento sostanziale per proteggere gli utenti più vulnerabili​.

    Questi episodi tragici hanno messo in luce il pericolo che i social media possono rappresentare quando non sono regolati in modo appropriato. Anche per questo, le richieste di riforme legislative in vari paesi, come l’Australia, stanno prendendo piede, con la possibilità di innalzare l’età minima per l’accesso alle piattaforme social​.

    Due schermate, una mostra la pagina delle impostazioni di sicurezza per adolescenti, l'altra mostra la pagina della privacy dell'account

    Cosa sono i “Teen Accounts” di Instagram

    I “Teen Accounts” – “Account per Adolescenti” – di Instagram rappresentano un nuovo tipo di account specificamente progettato per utenti sotto i 18 anni.

    Questa iniziativa non si limita ai nuovi iscritti, ma sarà estesa progressivamente anche agli account esistenti. La differenza principale rispetto agli account tradizionali sta nelle funzioni di sicurezza e controllo automatizzate, pensate per garantire un’esperienza su Instagram più sicura e monitorata.

    Ecco le caratteristiche principali:

    1. Controlli parentali avanzati: i genitori avranno un ruolo attivo nel monitoraggio dell’uso di Instagram da parte dei figli. Saranno in grado di:
      • Impostare limiti giornalieri di utilizzo: potranno decidere per quanto tempo i loro figli possono utilizzare l’app ogni giorno, limitando così l’uso eccessivo.
      • Bloccare l’accesso durante le ore notturne: una delle principali novità è la possibilità di limitare l’accesso durante la notte, promuovendo una migliore gestione del tempo e una esperienza più equilibrata per gli adolescenti.
      • Monitorare i contenuti e le interazioni: i genitori potranno osservare quali contenuti i loro figli visualizzano e con chi interagiscono, dando loro una visione più chiara delle attività social dei ragazzi​.
    2. Impostazioni di privacy più rigide: gli account degli utenti sotto i 16 anni saranno automaticamente impostati su privato, impedendo a sconosciuti di interagire con loro senza consenso. Per gli utenti tra i 16 e i 17 anni, ci sarà maggiore autonomia, ma con la possibilità di intervento da parte dei genitori. Questo è pensato per garantire che gli adolescenti abbiano il controllo sulla loro esperienza, pur mantenendo un livello di supervisione.
    3. Strumenti per il benessere digitale: Meta ha introdotto diverse funzioni volte a ridurre il tempo passato online e promuovere pause regolari. Tra queste ci sono:
      • “Break Reminders”: ricorda agli utenti di prendersi delle pause regolari dopo aver passato un certo tempo sull’app.
      • “Sleep Mode”: impedisce l’uso dell’app durante le ore impostate dai genitori, favorendo un sano equilibrio tra vita online e offline.
      • Filtri per commenti e messaggi inappropriati: grazie alla funzione “Parole nascoste”, i messaggi contenenti parole offensive o inappropriate verranno automaticamente filtrati, proteggendo gli adolescenti da potenziali abusi online​.

    Due schermate, una che mostra la pagina di gestione del tempo e l'altra che mostra la cronologia della chat dell'utente

    Il valore di un approccio proattivo: una protezione integrata e automatica

    Una delle principali innovazioni de “Account per Adolescenti” è la loro natura proattiva. Prima dell’introduzione di questa novità, molte delle funzioni di sicurezza su Instagram dovevano essere attivate manualmente dagli utenti o dai loro genitori.

    Ora, invece, molte di queste misure di protezione sono attivate automaticamente non appena viene creato un account per un adolescente.

    Ad esempio, i filtri per commenti offensivi e la “Modalità Sonno” non richiedono più un intervento attivo da parte dei genitori o degli adolescenti, ma sono attivati di default, rendendo la piattaforma più sicura senza che gli utenti debbano preoccuparsi di attivare manualmente le impostazioni​.

    Un nuovo standard per il futuro dei social media?

    Con l’introduzione degli “Account per Adolescenti” Meta ha stabilito un nuovo standard per la protezione degli adolescenti sui social media.

    Questa iniziativa potrebbe essere il primo passo verso una regolamentazione più ampia e automatizzata della sicurezza online, che altre piattaforme potrebbero adottare in futuro. Come ha dichiarato Nick Clegg, presidente degli affari globali di Meta, l’obiettivo è quello di rendere la vita online più sicura per i giovani, rispondendo alle preoccupazioni di genitori, educatori e legislatori​.

    Mentre l’implementazione di queste nuove misure rappresenta, oggettivamente, un importante passo avanti, resta da vedere quanto efficacemente verranno applicate. E, soprattutto, se riusciranno a risolvere le problematiche legate al benessere mentale degli adolescenti, come l’ansia e la depressione alimentate dal continuo confronto sociale.

    In conclusione, l’iniziativa “Account per Adolescenti” di Instagram va accolta come un momento importante nella gestione della sicurezza e del benessere dei giovani sui social media.

    Con strumenti di controllo più avanzati e una protezione integrata e automatizzata, Meta dimostra di voler rispondere concretamente alle preoccupazioni crescenti sul ruolo dei social media nella vita degli adolescenti.

    L’adozione di misure proattive e il coinvolgimento diretto dei genitori segnano un cambiamento di approccio, spostandosi da semplici strumenti opzionali a un sistema di sicurezza integrato.

    Ma nonostante tutto, sarà fondamentale continuare a monitorare gli effetti di queste misure per assicurarsi che abbiano l’impatto desiderato. E che, soprattutto, riescano a creare un ambiente online più sano e sicuro per i nostri giovani.

  • Henna Virkkunen è la nuova commissaria UE per il Tech

    Henna Virkkunen è la nuova commissaria UE per il Tech

    Henna Virkkunen è la nuova commissaria UE per il Tech e Digitale. La sua missione include sovranità tecnologica, sicurezza informatica, regolamentazione digitale e sostegno alle startup europee.

    Dopo l’addio polemico di Thierry Breton, le idee della presidente della Commissione UE, Ursula von der Leyen, erano ancora più chiare.

    E così, la nuova Commissione UE per il mandato 2024-2029, presentata oggi, vede 6 vicepresidenti, 4 donne e due uomini.

    Al posto di Breton è stata nominata vicepresidente della Commissione, con delega alla “Sovranità Tech, Sicurezza e Democrazia”, la finlandese Henna Virkkunen.

    Il suo nome potrebbe non dire molto nel nostro Paese, ma vanta un curriculum di tutto rispetto. Di seguito proviamo a tracciare un profilo.

    Un profilo di Henna Virkkunen

    Henna Virkkunen, politica finlandese, è membro del Partito Popolare Europeo (PPE). Vanta una lunga carriera politica che l’ha portata a ricoprire ruoli di rilievo sia nel governo finlandese che nel Parlamento Europeo.

    Nata nel 1972, Virkkunen ha studiato giornalismo e ha lavorato brevemente come giornalista prima di entrare in politica. È co-proprietaria di un’agenzia di comunicazione, fatto che spiega il suo particolare interesse verso il mondo della comunicazione e del digitale.

    henna virkkunen è la nuova commissaria ue per tech e digitale

    È stata ministro dell’Istruzione, dei Trasporti e della Pubblica Amministrazione in Finlandia prima di essere eletta al Parlamento Europeo nel 2014. È stata rieletta nel 2019 e nel 2024, a testimonianza dell’importanza della sua figura e della sua esperienza a livello europeo.

    Henna Virkkunen e il suo ruolo nel PPE

    Henna Virkkunen è una figura importante all’interno del PPE, il principale gruppo di centro-destra del Parlamento europeo. Per il PPE ha lavorato su temi chiave legati al digitale, tra cui il Digital Services Act (DSA), e sarà proprio su questo aspetto che la neo-commissaria dovrà principalmente misurarsi.

    Inoltre, si è occupata di tematiche legate alla cybersecurity e ha partecipato ai negoziati per il programma di ricerca di punta dell’UE, Horizon Europe.

    È considerata una delle figure politiche più esperte in Europa su questioni digitali e tecnologiche, esperienza che le ha fatto guadagnare la stima sia nel suo partito che tra esponenti di altre fazioni politiche.

    Henna Virkkunen e le sfide UE sul Digitale

    Quali sfide attendono la neo-commissaria Henna Virkkunen?

    La sfida della Sovranità Tecnologica

    Sicuramente dovrà affrontare la sfida della Sovranità Tecnologica. Uno dei suoi compiti principali sarà garantire che l’Europa non dipenda eccessivamente da tecnologie sviluppate al di fuori del continente europeo, specialmente da Stati Uniti e Cina.

    henna virkkunen
    Henna Virkkunen

    Ciò include la promozione e lo sviluppo di tecnologie europee in aree come l’intelligenza artificiale, la sicurezza informatica e il cloud computing.

    La sfida della Sicurezza

    Altra sfida importante riguarda la Sicurezza e Regolamentazione del digitale.

    Virkkunen dovrà continuare il lavoro sul Digital Services Act e sul Digital Markets Act, che regolano il mercato digitale europeo e proteggono gli utenti da contenuti dannosi o illegali online. Queste nuove regole europee hanno un impatto enorme sulle piattaforme globali come Facebook, Google, X (ex Twitter) e Amazon. Sarà quindi compito di Virkkunen far sì che vengano applicate in modo efficace.

    La sfida dell’Innovazione in UE

    Un’altra sfida importante è legata a incentivare l’innovazione, rendendo l’UE competitiva a livello globale.

    L’attenzione sarà rivolta anche al sostegno delle startup tecnologiche europee e al miglioramento delle infrastrutture digitali del continente, in particolare nel campo della banda larga e del 5G.

    La sfida sulle minacce alla democrazia

    Infine, un’ulteriore sfida cruciale per Virkkunen sarà quella di contrastare le minacce digitali alla democrazia europea, come la disinformazione e la manipolazione elettorale.

    La sua esperienza la rende particolarmente attenta alle implicazioni politiche del digitale e alle dinamiche democratiche.

    Henna Virkkunen si presenta dunque come una figura forte e preparata per guidare l’Europa ad affrontare le sfide nel campo digitale.

    Con una profonda conoscenza delle dinamiche tecnologiche e una carriera politica consolidata, ha tutte le carte in regola per affrontare le sfide del futuro e garantire all’Europa un ruolo di leadership globale nel mondo tech.

    Il suo mandato sarà cruciale per garantire che l’UE rimanga innovativa, sicura e indipendente a livello tecnologico.

  • City Transformer CT-2, piccola citycar elettrica che rivoluziona la mobilità

    City Transformer CT-2, piccola citycar elettrica che rivoluziona la mobilità

    La City Transformer CT-2 è una citycar elettrica rivoluzionaria, con dimensioni compatte e larghezza variabile per affrontare il traffico urbano. Autonomia fino a 180 km e design innovativo.

    Il sogno di tutti, almeno di chi vive e lavora in grandi centri urbani, è quello di poter arrivare in auto, senza problemi di traffico e senza problemi di parcheggio. Un sogno infatti, per molti italiani e non solo.

    Se consideriamo poi che l’85% dei viaggi in auto sono solo con il conducente e che il 50% delle nostre città è composto da parcheggi, allora una soluzione a tutto questo è necessaria.

    E la soluzione si chiama CT-2 ed è la nuova citycar, o meglio quadriciclo, completamente elettrica che verrà prodotta in Italia, a Torino per la precisione.

    La rivoluzionaria City Transformer CT-2 ha fatto il suo atteso debutto al “Salone dell’Auto di Torino 2024”, catturando l’attenzione di stampa e pubblico per via delle sue soluzioni innovative dedicate alla mobilità urbana.

    City Transformer CT-2, piccola citycar elettrica che rivoluziona la mobilità

    CT-2, citycar elettrica per la mobilità del futuro

    Si tratta di una piccola citycar elettrica di 2,5 metri, realizzata in collaborazione con la torinese Cecomp. Sarà prodotto in Piemonte, con l’obiettivo di essere distribuita sui principali mercati europei entro la fine del 2026.

    Uno degli aspetti più sorprendenti della CT-2 è la sua capacità di modificare la larghezza per adattarsi alle diverse condizioni del traffico cittadino.

    In modalità “City”, la larghezza si riduce a 1 metro, permettendo così di muoversi agevolmente anche negli spazi più stretti e difficili e di parcheggiare negli stalli riservati ai motocicli.

    presentazione citytransformer CT-2 franz russo_cofounder

    CT-2 e la larghezza modificabile

    In modalità “Performance”, invece, la larghezza arriva a 1,3 metri per garantire una maggiore stabilità a velocità più elevate, fino a un massimo di 90 km/h. Questa funzionalità la rende estremamente versatile, in grado di trasformarsi da una piccola citycar a un veicolo più robusto e stabile.

    La CT-2 è alimentata da una batteria LFP (litio-ferro-fosfato), che assicura un’autonomia fino a 180 km, e sarà disponibile in due varianti: una versione passeggeri, con due sedili disposti in linea, e una variante commerciale Cargo, destinata al trasporto merci. Proprio quella che è stata presentata a Torino.

    Durante la presentazione, i due co-fondatori di City Transformer – Asaf Formoza (CEO) e Udi Meridor (COO) – hanno sottolineato che la CT-2 è l’evoluzione del precedente modello CT-1, ma con miglioramenti significativi in termini di sicurezza, prestazioni e praticità.

    Come sottolineato da Asaf Formoza: “Se il CT-1 era un prototipo, con il CT-2 ci aspettiamo che le persone apprezzino davvero la possibilità di avere un’auto elettrica di dimensioni compatte, comoda ma assolutamente sicura.

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    Asaf Formoza – CEO City Transformer

    Rispetto al CT-1 è migliorata la visibilità, la stabilità, la sicurezza. É stata estesa l’autonomia. Quello che ci aspettiamo davvero è che sempre più persone abbandonino le auto da 5 posti per abbracciare la soluzione CT-2″.

    CT-2 e la partnership vincente

    L’aspetto tecnico più innovativo del veicolo è il suo telaio a carreggiata mobile, brevettato dagli ingegneri e designer israeliani che hanno sviluppato il progetto. Grazie a questa tecnologia, la CT-2 offre una guida flessibile che si adatta perfettamente alle esigenze di spostamento e parcheggio nelle aree urbane densamente popolate.

    La produzione sarà avviata in Piemonte, e la scelta della regione è legata alla collaborazione con Cecomp, una delle aziende leader nel settore.

    City Transformer CT-2 si posiziona così come una risposta concreta e innovativa ai problemi della mobilità urbana, con un design futuristico, un’anima elettrica e una straordinaria capacità di adattamento alle diverse condizioni di traffico.

    Un piccolo veicolo con grandi ambizioni, pronto a cambiare il volto delle nostre città.

    É possibile preordinare CT-2 già adesso sul sito dell’azienda anticipando solo 150 euro.

     

     

  • Su Bluesky adesso si possono caricare i video

    Su Bluesky adesso si possono caricare i video

    Su Bluesky è finalmente possibile caricare video fino a 60 secondi. La piattaforma, sull’onda della crescita degli utenti abilità la funzionalità tanto attesa. E da oggi si riduce il divario, benché ancora molto ampio, rispetto a X.

    Bluesky sta conoscendo il suo momento di crescita più importante. Il traguardo dei 10 milioni di utenti è ormai sempre più vicino, e questo ha accelerato alcune iniziative.

    Una di queste è quella che la maggior parte degli utenti attendeva da molto tempo: la possibilità di caricare i video.

    Proprio nei giorni scorsi, nel pieno della crescita del numero degli utenti, a seguito del divieto di X in Brasile, Bluesky aveva fatto intendere che sarebbe stata davvero questione di giorni. E così è stato.

    Sarà possibile condividere video della durata massima di 60 secondi, sia tramite app che da desktop, nei formati .mp4, .mpeg, .webm e .mov.

    Su Bluesky adesso si possono caricare i video

    I video approdano su Bluesky

    I video saranno riprodotti automaticamente di default, ma questa impostazione può essere modificata nel pannello delle impostazioni della piattaforma.

    Ogni post permetterà di allegare un solo video e sarà possibile aggiungere dei sottotitoli. Ogni utente può condividere un massimo di 25 video o 10 GB di contenuti video al giorno.

    Grande attenzione è rivolta alla sicurezza, anche se sarà consentito condividere video per adulti apponendo l’etichetta “per adulti”. Questi video possono comunque essere ignorati attraverso le impostazioni di moderazione.

    Bluesky e video, attenzione alla sicurezza

    Sarà quindi richiesta la verifica dell’indirizzo email dell’utente per evitare spam e altri abusi. La piattaforma si riserva la possibilità di impedire la pubblicazione di contenuti video in caso di reiterata violazione delle linee guida della community.

    La piattaforma permetterà lo streaming dei video attraverso le piattaforme Hive e Thorn per garantire verifiche sui video segnalati e per assicurarsi che materiale illegale come CSAM (materiale di abuso sessuale sui minori) non venga pubblicato.

    Il caricamento dei video nei post sarà possibile se l’app è aggiornata alla versione 1.91 o tramite la versione web.

    Con questo passo, Bluesky avanza nel tentativo di colmare sempre più il divario rispetto a X. Divario che resta ancora ampio, ma questa nuova funzionalità potrebbe spingere nuovi utenti ad avvicinarsi alla piattaforma.

    Vedremo se sarà davvero così.

     

     

     

  • Taylor Swift e il suo appoggio a Kamala Harris su Instagram

    Taylor Swift e il suo appoggio a Kamala Harris su Instagram

    Taylor Swift annuncia il suo supporto a Kamala Harris su Instagram e condanna l’uso dell’intelligenza artificiale da parte di Trump per diffondere disinformazione elettorale. Non è la prima volta per Taylor Swift, ma evidenzia come l’uso delle piattaforme digitali da parte di star globali possa influenza l’opinione pubblica.

    Era l’endorsement che tutti attendevano, ed è arrivato. Alla fine del primo dibattito televisivo tra l’ex presidente Usa, Donald Trump, e la vicepresidente americana, Kamala Harris, Taylor Swift ha pubblicato su Instagram il suo endorsement.

    Ma oltre al suo appoggio per la candidata del partito democratico, Taylor Swift si è soffermata sull’intelligenza artificiale usata dai sostenitori di Trump per farla apparire come sostenitrice del tycoon.

    Il messaggio di Taylor Swift su Instagram

    “Riserverò il mio voto per Kamala Harris e Tim Walz nelle elezioni presidenziali del 2024” – ha scritto Taylor Swift sul suo post su Instagram -. “Voto per @kamalaharris perché lotta per i diritti e perché credo che ci sia bisogno di un guerriero che li difenda. Penso che sia una leader dotata e dalla mano ferma e credo che possiamo ottenere molto di più in questo paese se siamo guidati dalla calma e non dal caos. Sono rimasta così rincuorata e colpita dalla sua scelta del compagno di corsa @timwalz, che da decenni difende i diritti LGBTQ+, la fecondazione in vitro e il diritto di una donna al proprio corpo”.

    Taylor Swift supporto kamala harris instagram franz russo

    Questo il suo messaggio dove ha spiegato il perché del suo appoggio alla Harris.

    La condanna della IA da parte di Taylor Swift

    E poi c’è il passaggio sull’intelligenza artificiale.

    “Recentemente mi è stato comunicato che la ‘me’ realizzata con la IA che appoggiava falsamente la corsa presidenziale di Donald Trump è stata pubblicata sul suo sito. Ha davvero evocato le mie paure sull’intelligenza artificiale e i pericoli legati alla diffusione di disinformazione. Mi ha portato alla conclusione che devo essere molto trasparente riguardo ai miei reali piani per queste elezioni come elettore. Il modo più semplice per combattere la disinformazione è dire la verità”.

     

    Visualizza questo post su Instagram

     

    Un post condiviso da Taylor Swift (@taylorswift)

    Il riferimento è a ciò che è successo ad agosto scorso. Proprio Donald Trump, sulla sua piattaforma Truth, aveva pubblicato una serie di immagini realizzate con la IA per dimostrare l’appoggio della star alla campagna per la sua rielezione.

    In una di queste si vede uno Zio Sam con il testo che recita “Taylor vuole che TU voti per Donald Trump”. E la risposta scritta da Trump: “Accetto!”.

    Le stesse immagini erano state poi condivise su X, piattaforma di Elon Musk, etichettate come “satira”.

    L’uso del deepfake per diffondere disinformazione

    Il riferimento da parte di Taylor Swift all’uso della IA per veicolare messaggi falsi è assolutamente condivisibile.

    Sappiamo bene come l’evoluzione degli strumenti di IA generativa da questo punto di vista possono creare contenuti falsi in grado di manipolare l’opinione pubblica. Questo accade perché spesso si incontra notevole difficoltà nel distinguere ciò che è vero da ciò che è falso.

    Per non parlare dell’uso del deepfake. Ossia di immagini o video manipolati appositamente che mostrano persone che fanno o dicono cose che in realtà non hanno fatto o detto. È opinione diffusa tra gli esperti che i contenuti realizzati con la tecnica del deepfake possano influenzare come, o persino se, le persone voteranno prima delle elezioni presidenziali di novembre.

    Ora, l’appoggio di Taylor Swift, pubblicato su Instagram, fa giustamente notizia. Stiamo parlando di una star globale che sulla piattaforma di Meta vanta 283 milioni di follower.

    Si tratta di un esempio di utilizzo strategico delle piattaforme digitali per veicolare un messaggio che riguarda la vita di tutti i cittadini americani, che siano connessi o meno. Un messaggio che supera i confini digitali per arrivare a toccare la vita di tutti gli americani.

    La visibilità di una celebrità come Swift, amplificata dalle piattaforme digitali, può influenzare la conversazione pubblica e le decisioni elettorali. Riuscendo a coinvolgere anche chi non ha un account su Instagram, ma vive le conseguenze delle elezioni.

    La potenza di un canale diretto come Instagram

    Utilizzando un canale così diretto come Instagram, Taylor Swift ha potuto raggiungere rapidamente un vasto pubblico, amplificando il suo messaggio politico.

    Inoltre, il formato visivo e personale di Instagram, con il post accompagnato da un’immagine intima con il suo gatto, ha reso il suo endorsement molto più autentico e genuino.

    La firma in calce “Childless Cat Lady” è un riferimento allo sprezzante giudizio di quello che sarebbe poi diventato il candidato vice presidente di Donald Trump, J.D. Vance.

    Infatti una intervista alla rete americana Fox News del 2021, con Tucker Carlson, dichiarava che gli Stati Uniti erano governati da “un gruppo di gattare senza figli che sono infelici per le loro vite e per le scelte che hanno fatto e quindi vogliono rendere infelice anche il resto del Paese“.

    Taylor Swift non è nuova a usare le piattaforme digitali per diffondere messaggi di grande impatto politico.

    In passato, altre celebrità come Oprah Winfrey nel 2018, a sostegno di Stacey Abrams, hanno utilizzato le piattaforme digitali per mobilitare l’elettorato, dimostrando come il potere di una star possa estendersi oltre i confini della rete e influenzare il dibattito politico reale.

    Questo endorsement su Instagram è solo l’ultimo esempio di come i social media siano diventati, nel tempo, strumenti cruciali per le campagne elettorali come quelle presidenziali Usa.

     

     

     

     

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