Categoria: Interviste

In questa categoria troverete le interviste ai personaggi che si rendono protagonisti nel mondo del web, dei social media e della comunicazione digitale in generale

  • Data Visualization e i suoi effetti, intervista con Michela Guerra di SAS Italia

    Data Visualization e i suoi effetti, intervista con Michela Guerra di SAS Italia

    In vista del SAS Forum, che si terrà a Milano il prossimo 22 aprile, ho intervistato Michela Guerra, Marketing Communications Manager di SAS Italy. Argomento cardine la Data Visualization e gli effetti che questa comporta nell’attività di un’azienda e l’emergere della figura del “Data Scientist”.

    L’intervista con Michela Guerra, Marketing Communications Manager di SAS Italy, è un’occasione preziosa per comprendere cosa sia, effettivamente, la Data Visualization e quali siano i suoi effetti all’interno dell’azienda. Molti, anche, gli spunti di riflessione sui vantaggi che l’analisi del dato può portare alle PMI italiane, alla costante ricerca di nuove opportunità per migliorare il proprio business.

    La chiacchierata con Michela Guerra è stata fondamentale, poi, per avere una visione più completa sugli scenari professionali che si stanno aprendo grazie alla Data Visualization e all’Internet Of Things e per comprendere meglio la nascita di una figura chiave come quella del Data Scientist.

    Ecco, nello specifico, gli argomenti trattati.

    La prima domanda riguarda la Data Visualization. Cos’è e a cosa serve?

    La Data Visualization, ovvero la parte più importante e imprescindibile del nostro lavoro, in gergo viene definita “l’ultimo miglio“, e rappresenta l’ultima parte della catena del valore del dato. Per noi di SAS è una parte importantissima, ma rappresenta solo l’ultima parte di un processo molto più complesso. Prima di questa, infatti, è necessario passare dall’estrazione del dato, all’integrazione di esso fino alla “data quality”: è solo grazie a questo lungo processo che il dato diventa fruibile per l’utente finale.

    Quanto tempo si impiega per arrivare all’ultimo miglio? E qual è l’importanza delle fasi precedenti?

    È importante precisare che l’offerta di SAS Italy non è univoca bensì basata sulle esigenze del singolo cliente. Ad ogni cliente viene proposta una soluzione studiata ed ottimizzata sulla base di esigenze specifiche e la profondità di analisi del dato è diversa, di conseguenza, di caso in caso.

    Il portafoglio clienti di SAS è particolarmente ricco e variegato; si passa da aziende leader nel settore delle telecomunicazioni, al Banking, alle Utility fino alla Pubblica Amministrazione, giusto per citare qualche mercato.

    Accanto a questi clienti lavoriamo anche con le PMI, con logiche completamente diverse rispetto ai big.

    Per quanto riguarda, invece, le tempistiche per arrivare all’ultimo miglio la risposta é duplice perché su progetti molto grandi, ogni parte della catena del valore del dato ha tempi e modalità diverse tant’è che possiamo parlare di “Big Data” vista l’enorme quantità di dati da analizzare.

    Nel caso invece delle aziende medio piccole i dati non sono “big” ma relativamente più piccoli, proporzionalmente agli interessi aziendali.
    In questi casi abbiamo realizzato delle soluzioni ad hoc, dei veri e propri “pacchetti” customizzati sulla base delle esigenze del singolo cliente.

    data-visualization

    Quindi anche le PMI cominciano a sentire questa esigenza?

    Assolutamente sì. Quello che noi vediamo dal nostro punto di osservazione è che la domanda di soluzioni di analisi dei dati – perché banalmente di questo si tratta- è veramente in aumento anche in realtà piccole. Si inizia, infatti, ad avere coscienza che l’intuito imprenditoriale (fondamentale tra l’altro poiché il guizzo non verrà mai sostituito dal software) non basta e che senza un’analisi approfondita del dato, che include anche una re-ingegnerizzazione dei processi, è difficile in questo momento competere.

    Una volta si diceva che l’analisi del dato dà “un vantaggio competitivo”, oggi dico che l’analisi del dato è fondamentale per sopravvivere.

    E qui torno alla tua domanda iniziale, la visualizzazione delle informazioni del dato elaborato è fondamentale per un manager o per un imprenditore, perché gli permette di vedere, di esplorare e di analizzare i dati direttamente da un cruscotto o da un’interfaccia, in maniera semplice ed intuitiva. Anche da mobile tra l’altro perché queste informazioni posso essere fruite da qualsiasi device. E’ chiaro che quando ti rivolgi a questi imprenditori mostrando loro gli enormi vantaggi derivanti dall’analisi del dato riescono a comprendere che il loro intuito manageriale può integrarsi con l’analisi oggettiva del dato.

    Ma oggi le PMI sentono davvero questa esigenza? E poi, sono effettivamente attrezzate in una società in cui gli impulsi ormai arrivano da diverse parti? Esiste davvero questa coscienza?

    Per rispondere alla prima domanda ti dico sì, esiste questa esigenza ed è ben tangibile. La difficoltà maggiore per le numerose PMI che tutti i giorni lottano contro la situazione economica sta proprio nel credere e nell’adottare, poi, una soluzione di questo tipo. Alcuni imprenditori abbracciano la Data Visualization, consci degli enormi benefici che questa può garantire al loro Business, altri, invece, decidono di esplorare questo mercato con investimenti davvero minimi, rischiando che la strategia resti fine a se stessa.

    Per migliorare la redditività è fondamentale mantenere un certo equilibrio tra avanguardia tecnologica, nuove idee di business ed, infine, innovazione di processo ed organizzativa. Se questi elementi non vanno di pari passo, si rischia di fossilizzarsi e di restare nell’ambito tattico, dando vita ad un’innovazione fine a sé stessa, di breve periodo. Il salto di qualità in termini di innovazione, di business e di ritorno degli investimenti si può vedere, invece, in quelle aziende che hanno una visione più di lungo periodo.

    L’adozione, da parte delle PMI, di soluzioni basate sull’analisi dei dati presuppone, di conseguenza la volontà di aprirsi a nuovi orizzonti andando, se necessario, a modificare anche il proprio background culturale.

    L’aprirsi a nuovi orizzonti, tuttavia, non è sufficiente: è fondamentale formare figure professionali consapevoli e pronte a gestire attività di questo tipo. In questo processo, è cruciale il Data Scientist: si tratta di una figura dotata di precise e specifiche competenze ma, soprattutto, di una visione strategica e lungimirante sul futuro aziendale.

    Quindi l’aspetto innovativo serve da base all’approccio all’analisi del dato? Se non si approccia in questo modo, difficilmente la si considera di lungo periodo.

    Michela-Guerra---SAS
    Michela Guerra- SAS Italia

    Sì, vero ma è il valore strategico ad essere, già di per sé una strategia innovativa. Vi è un ritorno nell’investimento quando queste risorse vengono utilizzate in ottica davvero strategica, allora il ROI sì che si vede. Gli esempi di prima sono determinanti.
    Poter geolocalizzare con gli Analytics i movimenti di un cliente all’interno del territorio, oppure fare delle campagne estremamente profilate e basate sui suoi gusti personali, e non secondo cluster, è davvero possibile grazie alle soluzioni di Advanced Analytics di SAS. È proprio grazie agli strumenti di Advanced Analytics che è possibile aprirsi a nuovi e straordinari scenari.

    Quali sono i settori che si avvantaggiano da un’inclusione strategica dell’analisi del dato?

    Sono effettivamente tanti. Uno degli ambiti su cui lavoriamo di più, oltre al Marketing, è il Risk Management. Per capire l’importanza dell’analisi dei dati è sufficiente pensare all’eco che questa potrebbe avere in un’ottica di frodi, di Compliance, di adeguamento alle normative, in un’ottica di liquidità e di controllo di gestione. Tutta questa area è determinante per qualsiasi azienda che voglia essere profittevole sul suo mercato.
    A trarre vantaggio dai nostri servizi anche il settore bancario, le aziende telco e, infine, le utilities. Le nostre soluzioni possono essere applicate ai settori più disparati garantendo, al contempo, un’offerta vasta ma studiata sulle specificità non solo di una specifica azienda ma anche dei singoli reparti della stessa.

    I nostri esperti, in tutto il mondo, lavorano per competenze non solo di business ma anche di mercato e questo aspetto per noi è molto importante. Proprio perché il dato è tipico di ogni settore.

    Un progetto che stiamo portando avanti con grande entusiasmo riguarda le Smart Cities. In Italia lavoriamo con una realtà importante come Torino ormai da anni, ma l’estero da questo punto di vista è molto più avanti. Ecco, l’Internet of Things, così come il Cloud offre delle potenzialità enormi dal punto di vista dell’analisi del dato ed è proprio questa una delle direzioni verso cui ci stiamo muovendo.

    L’Internet delle Cose, in effetti, apre nuovi scenari e sicuramente di fronte ad una massa di dati che si crea c’è la necessità di strumenti per interpretarli. Come si pone un’azienda come SAS di fronte a questo scenario?

    Come sai, SAS è un’azienda B2B ma buona parte del nostro lavoro riguarda anche la collaborazione con aziende che si rivolgono a noi per essere supportate nel lavorare con il cliente finale.
    Quello che ti posso dire, in merito ai bisogni dei nostri clienti, è la crescente richiesta di semplicità.

    L’innovazione e la conseguente adozione di nuove soluzioni tecnologiche implica, molto spesso, una certa dose di impegno e di flessibilità, soprattutto nella difficile fase di transizione da un modus operandi ad un altro.

    La nostra mission sta proprio nel rendere davvero fruibili informazioni e dati sia al cliente finale sia al Consumer, nel caso in cui il nostro ruolo sia quello di intermediario tra un’azienda e l’utente finale.

    Nell’era del Real Time semplificare la fruizione del dato deve essere la vera prerogativa.

    Per farti capire l’importanza di quanto appena detto posso farti l’esempio di Octo Telematics, un nostro cliente leader nel settore dei servizi telematici per il settore assicurativo Automotive. Grazie al nostro software di Analytics, Octo Telematics monitora, ogni minuto, ben 100 mila chilometri percorsi da 3 milioni di clienti sparsi in 26 paesi del mondo, tutto grazie ad una scatoletta dentro all’automobile.

    Questo processo permette di non considerare più l’assicurato come un semplice numero bensì di analizzarne le specificità per garantirgli, poi, un’offerta realmente customizzata.

    In quest’ottica è lapalissiano come l’Internet of Things e l’analisi aumentata del dato vadano a modificare radicalmente il modello di business garantendo un’offerta altamente profilata. Si tratta di un cambio realmente epocale che vede la contrapposizione tra un’offerta basata su cluster ed un’offerta basata sulle specificità del singolo.

    In questo nuovo panorama la figura del Data Scientist, come accennavo prima, risulta cruciale.
    SAS da questo punto di vista è impegnata nella creazione di queste professionalità grazie alla collaborazione con le università italiane.
    La creazione di queste nuove competenze avviene dando in uso gratuito agli studenti il nostro software in modo da permettere loro di acquisire una certa esperienza. Con l‘Università di Tor Vergata abbiamo attivato la seconda edizione di un master sui temi del digital e dei social legati all’analisi del dato dal quale stanno emergendo dei ragazzi straordinari. Oggi l’IT deve essere inserito in ogni attività dell’azienda ed investire in formazione è indispensabile.

    Questo è, insomma, il classico momento del “farsi trovare pronti” da parte delle scuole, delle Università e anche da parte di aziende come la nostra. Noi ci impegniamo molto a contribuire alla cultura del dato e, da azienda che opera ormai da 40 anni sul mercato, sentiamo forte questa responsabilità tant’è che portiamo avanti il nostro impegno con le università davvero con costanza.

    Ma davvero le aziende oggi devono includere al loro interno una Visual Organization?

    È proprio nei dati che la nostra azienda vede la spinta propulsiva, non solo per competere nel marcato ma, soprattutto, per sopravvivere. Non si può negare il momento difficile, ma in alcuni casi si tratterebbe di cambiare il modello di business per provare aree nuove. Con il nostro software, grazie alla rilevazione del dato, si riesce a correlare i dati in modo semplice ed intuitivo riuscendo ad entrare in possesso di informazioni che difficilmente si otterrebbero.
    La forza dei Big Data sta nel garantire alle aziende una certa lungimiranza e capacità di comprendere quali saranno gli scenari futuri: il vantaggio competitivo dei dati, se associato al guizzo creativo di cui parlavamo all’inizio, può rappresentare davvero quel quid necessario per acquisire nuove fette di mercato.
    L’incrocio dei dati poi, e questo va specificato, non riguarda solo dati interni. Le nostre soluzioni incrociano dati interni e dati esterni per vedere cose che altrimenti non sarebbero visibili; siano esse positive o negative.

    Il tema di fondo del prossimo SAS Forum, che si terrà il 22 aprile, è “Analytics for Everyone”, cosa succederà in quella giornata e cosa vi aspettate voi?

    Analytics for Everyone” rispecchia un po’ questa nostra chiacchierata, rispecchia il fatto che l’analisi del dato non sia solo un’attività per esperti IT ma sia davvero alla portata di tutti. Chiunque può trarre vantaggio dall’uso intelligente degli Analytics.
    Il SAS Forum per noi è l’evento dell’anno: coinvolgeremo tutta la nostra audience grazie alla partecipazione dei nostri numerosi Partners. Saranno presenti anche le università con una sezione dedicata proprio ai famosi Data Scientist di cui abbiamo parlato prima. Al SAS FORUM anche un’area dedicata alla stampa, aperta anche ai blogger. In generale ci attendiamo oltre 1000 persone.
    I grandi protagonisti dell’evento saranno i nostri clienti che racconteranno la loro esperienza, i loro molteplici progetti e forniranno una viva testimonianza sull’importanza dei nostri strumenti nella loro realtà. Il SAS Forum, concludendo, è il palco dei nostri clienti.

    Ecco, speriamo che questa nostra conversazione con Michela Guerra di SAS Italy, che ringraziamo davvero per la sua disponibilità, abbia contribuito a chiarire un po’ cosa sia la Data Visualization e quali gli scenari che ci attendono. E poi, ci vediamo il 22 aprile al SAS Forum 2015.

  • Intervista a Richard Stallman: Non si dovrebbe usare Facebook

    Intervista a Richard Stallman: Non si dovrebbe usare Facebook

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    Intervista a Richard Stallman a SIGEF 2014 a Ginevra. Il fondatore della Free Software Foundation ci dice che il software libero dovrebbe essere usato anche a Scuola, che lo Stato dovrebbe usare solo software liberi. Stallman considera Edward Snowden un eroe nazionale. E poi, parlando di social network ci dice che “non si dovrebbe mai usare Facebook

    Incontrare un personaggio di questa importanza mette sempre un po’ di nervosismo, visto anche il personaggio molto attento a quello che si dice durante l’intervista e saputo che sono italiano s’è messo a scherzare in italiano dicendomi subito che lui fa spesso scherzi, meglio indovinelli, in italiano da lui stesso ideati del tipo “Cosa fanno due sogni? Un bisogno!” oppure “Il nome perfetto per un autista? Guido Spesso”. Al SIGEF 2014, qui a Ginevra, incontro quindi il fondatore della Free Software Foundation (FSF) Richard Stallman, il primo a parlare di “software libero” già più di 30 anni fa, era infatti il 1983. Stallman è qui a Ginevra per parlare ovviamente di libertà, di software libero, di etica e di valori solidali, tutti temi che lui affronta quotidianamente in giro per il mondo durante le sue presentazioni. E’ una chiacchierata dove abbiamo spaziato molto, rimanendo sempre legati al concetto di software libero e di libertà.

    Partendo dal concetto di software libero, ossia la possibilità di modificare il codice sorgente, senza alcuna restrizione, per poi condividerlo con tutti, guardiamo a che tipo di implicazioni ha oggi il raffronto di questi due concetti e soprattutto che tipo di conseguenze ha generato oggi l’utilizzo di software proprietari. Tanto per chiarire, Richard Stallman ritiene che Edward Snowden sia un “eroe, perchè grazie a lui abbiamo scoperto quello che forse non avremo conosciuto mai”, si riferisce ovviamente allo scandalo NSA e PRISM.

    Ma partiamo quindi con le domande. Stallman ha una spilla sul petto con su scritto “Don’t be tracked, pay the cash”, un frase che esprime molto della sua filosofia.

    Signor Stallman, sono trascorsi ormai più di 20 anni da quando lei ha creato il progetto GNU. La domanda è, qual è lo stato del software libero e quale futuro immagina da questo punto di vista?

    Il progetto GNU è un sistema operativo ed esiste da 22 anni e successivamente è stato possibile aggiungere il programma Linux “liberato”. Ora, il sistema GNU deve essere compatibile e usato solo con software veramente liberi e non “proprietari”, altrimenti non si parlerebbe più di software libero. Ecco, il nostro compito è quello di combattere questa tendenza. Pensa che ci sono utilizzatori del software libero che non valorizzano il concetto della libertà in quanto tale e questo è un problema. Se viene meno questo concetto è poi facile farsi corrompere dall’idea del  software proprietario, perdendo di fatto “la sua propria libertà” (lo dice in italiano)”.

    Ora, guardiamo ad esempio Skype, programma proprietario, e quanto uno lo utilizza per chiamare di fatto invita l’altra persona ad utilizzare lo stesso software. Quando mi propongono una call via Skype io mi rifiuto perchè va contro la mia idea di libertà. Ad esempio uso Ekiga, un software libero, un programma programma compatibile con altri software liberi e che ti permette di chiamare in audio e anche in video. Altro esempio è LinePhone e i due sono assolutamente compatibili. Skype usa un codice segreto, quindi proprietario, e nei fatti implica che se due vogliono chiamarsi e uno dei due usa Skype, anche l’altro è costretto ad usarlo, un concetto contrario alla libertà.”

    Signor Stallman, libertà e privacy sono due facce della stessa medaglia. Edward Snowden è stato in grado di scoperchiare uno dei più grandi scandali, quello della NSA. E se non ci fosse stato lui molto probabilmente non avremmo saputo nulla. Qual è il suo pensiero a questo riguardo?

    Edward Snowden lo considero un grande eroe del mio paese e anche durante le conferenze che teniamo in giro per il mondo lo celebriamo come un eroe nazione degli Stati Uniti D’America. Prima di Snowden se chiedevi ad un americano se la NSA lo stese ascoltando quello ti rispondeva “non credo perchè non faccio niente di interessante”, dopo che Snowden ha rivelato lo scandalo NSA invece lo stesso americano ti risponde “eh si, adesso lo so, spiano me come spiano tutti quanti”. Vede, oggi il livello attuale di sorveglianza diffusa nella società è incompatibile con i diritti umani, obiettivo è quello di ridurre ridurre il livello di sorveglianza diffusa. Quindi usare software libero, come sostengo da 30 anni, è il primo passo per assumere il controllo delle nostre esistenze digitali. Non possiamo fidarci del software non libero; la NSA sfrutta e addirittura crea debolezze nel software non libero per invadere i nostri computer e router. Il software libero ci garantisce il controllo dei nostri computer, ma non è in grado di proteggere la nostra privacy quando mettiamo piede su Internet. Se si desidera avere privacy non bisogna mai rinunciarvi: la protezione della privacy dipende innanzitutto da se stessi. Non bisogna fornire i propri dati a siti web, si deve utilizzare Tor e usare un browser che blocchi le tecnologie usate dai server per tenere traccia dei visitatori.” [Richard Stallman invita poi ad approfondire il suo pensiero su questa pagina, dove ha illustrato meglio il suo pensiero a riguardo]

    Il software libero, come lei ci ha spiegato, da a chiunque la possibilità di approfondire e condividere. Ma, secondo lei, cosa potrebbe fare lo Stato, quindi le istituzioni e la Scuola da questo punto di vista?

    Partiamo subito da un concetto molto chiaro e cioè che lo Stato dovrebbe utilizzare solo programmi liberi, lo Stato quindi, per rispetto al suo popolo, deve gestire anche l’aspetto informatico della società, deve gestire tutto quello che riguarda i computer, deve avere lo Stato il controllo totale dell’informatica. Altrimenti il rischio è quello di cadere nelle mani dei privati, quindi è lo Stato che deve avere il controllo su tutto questo aspetto.

     

    I programmi da usare devono essere liberi, tutti gli utenti dovrebbero usare software liberi, sia esso lo Stato o un libero cittadino. Anche la Scuola deve usare solo programmi liberi, in modo tale che la sua funzione sia quella di formare persone che siano consapevoli della libertà, che siano indipendenti, che siano quindi partecipi di una società digitale e libera. Quindi se la Scuola non prende in mano questa importante funzione succede che essa stessa insegna ai suoi ragazzi l’uso di software proprietari. In questo modo è la Scuola stessa che insinua nei ragazzi la dipendenza da programmi proprietari. Ovvero sia, gli studenti diventano dipendenti del proprietario del software.

    La missione generale della Scuola è quindi quella di insegnare questi programmi liberi, di essere leale allo spirito dell’educazione. La Scuola deve aprire alla conoscenza e se quella conoscenza non è accessibile, come succede con i software proprietari, viene meno la sua funzione. La Scuola diventa quindi nemica dello spirito dell’educazione e dell’istruzione.

    Chi volesse interessarsi di informatica deve conoscere i codici, leggerli, molto, e scriverli, molto. Quindi se non c’è accesso ai codici di software i ragazzi non conosceranno mai bene i codici. Quindi se non hanno conoscenza di codici non potranno mai scrivere il codice di un gran programma. So i programmi liberi consentono ai ragazzi di apportare piccole modifiche al software e questa è una possibilità di imparare.

    La questione più importante da questo punto di vista è quella morale. La scuola deve trasmettere lo spirito di buona volontà, l’abitudine di aiutarci fra di noi, aiutare gli altri. Ogni classe deve avere questa regola di aiuto reciproco. Bisogna condividere i software per insegnare, dare il codice sorgente agli studenti per che possano imparare. La Scuola deve seguire queste regole per dare sempre il buon esempio. Ci sono altre due sezioni del nostro sito che vi invito ad approfondire questa sull’Istruzione e questa sulla nostra filosofia.”

    Signor Stallman, cosa ne pensa del fenomeno dei Social Network e soprattutto di Facebook?

    Ci sono grandi differenze fra le reti sociali ed é importante non generalizzare. Twitter proprio per i tweets non é cattivo al contrario di Facebook che spia tutti quanti. Il tweet é pubblico quindi non si perde niente della propria vita privata nel fatto che la gente possa vedere quello che hai pubblicato. Invece Facebook che contiene delle informazione private, spia le persone.

    Su Twitter, una persona può avere più di un account, con il suo nome proprio oppure aprire un account anonimo. Si può decidere di avere vari conti: personale, professionale… Se ti connetti con Twitter via Tor, riesci a nascondere a Twitter che sei la stessa persona con vari account. Non é una bugia ma una scelta personale, una libertà che va conservata.

    Facebook invece é ingiusto, sopratutto con la politica restrittiva di avere soltanto un account col vero nome della persona. Bisognerebbe non utilizzare mai Facebook. E pensate che ci sono scuole che impongono agli studenti di creare account su Facebook. E poi succede che gli stessi studenti mi scrivono per chiedermi aiuto e su come fare per rifiutare questa politica. La scuola non deve mai rivelare i dati personali suoi studenti a delle aziende private.

    Ormai le persone usano sempre più spesso questi strumenti e con il messaggio di rendere ai propri utenti un servizio sempre migliore, rischiamo davvero di dare loro buona parte dei nostri interessi a queste aziende: (risposta lapidaria)

    Io no!”

    Grazie signor Stallman per la sua disponibilità.

    [buona parte dell’intervista è apparsa prima su Tech Fanpage]
  • Ecco EsmachLab, tra tradizione e innovazione. Intervista a Luciano Delpozzo

    Ecco EsmachLab, tra tradizione e innovazione. Intervista a Luciano Delpozzo

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    Quando si mettono insieme ingredienti come Tradizione e Innovazione, allora il successo è garantito. Ed è quello che ha fatto Esmach, azienda che da oltre 40 anni produce macchine per la panificazione, dando vita ad EsmachLab, un sistema di lavoro che reinventa il panettiere per come lo abbiamo sempre conosciuto. Ne abbiamo parlato con Luciano Delpozzo, CEO di Esmach

    Esmach è un’azienda che da 40 anni produce macchine per la panificazione e da sempre, per sua vocazione, è attenta all’Innovazione e alla Tecnologia, proprio per rendere i suoi prodotti al passo con il contesto professionale, economico e sociale. E in un periodo in cui è difficile azzardare, Esmach prova a fare qualcosa di più e decide di dare vita a EsmachLab, un vero e proprio sistema di lavoro che reinventa la figura del panettiere, per come l’abbiamo sempre conosciuta, diventando “Panettiere di Giorno“. Per capirne di più, abbiamo incontrato Luciano Delpozzo, CEO di Esmach e fautore di questo sistema, a World Of Coffee 2014, la più importante fiera internazionale dedicata al mondo del caffè che si è tenuta la scorsa settimana a Rimini. Esmach era presente, ottenendo tra l’altro un grande successo di pubblico, per portare la sua idea di panificazione all’interno del bakery, in uno spazio ridottissimo e con soli 5 macchinari, quanto basta per avere pane caldo a tutte le ore, pizze squisite e ottimi dolci, tutto senza addensanti e lieviti chimici, solo con lieviti e prodotti naturali.

    Luciano Delpozzo ci spiega in cosa consiste EsmachLab?

    EsmachLab è un vero e proprio sistema di lavoro che si propone di rivoluzionare la figura del panettiere per come l’abbiamo fino ad ora conosciuta. Non si tratta pertanto di una figura che lavora di notte e dorme di giorno, ma una figura che lavora ad orari normali, dalla mattina fino alla sera, avendo a disposizione dei macchinari che gli consentono di ottimizzare il lavoro, ottenendo prodotti di qualità, a tutte le ore. EsmachLab introduce, quindi, un nuovo sistema in cui il panettiere lavora in uno spazio ridottissimo, circa 30 mq, con 5 macchinari che permettono la preparazione e la cottura di pane, pizze e dolci. Noi offriamo, a chiunque voglia, la nostra esperienza e know how attraverso la nostra Academy e ci occupiamo della formazione e della progettazione, fondamentale poiché è un sistema pensato per piccoli spazi come quelli presenti nei centri storici delle nostre città. Con questo sistema, noi portiamo la panetteria all’interno di un bakery caffè, cosa impensabile fino ad ora per via degli spazi che un progetto di questo tipo avrebbe richiesto. Abbiamo pensato, dunque, ad innovare senza però dimenticare la nostra cultura e la nostra storia unitamente alla nostra conoscenza.

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    Ciò che abbiamo imparato alla Fiera di Rimini è come funziona operativamente questa idea. Di fatto, Dott. Delpozzo, questo sistema rivoluziona davvero la figura del panettiere, non è così?

    Purtroppo da sempre, seguendo la nostra cultura, siamo portati a pensare che la figura del panettiere lavori esclusivamente di notte, assolutamente in contrasto con il nostro ritmo circadiano. Questo nuovo approccio alla professione porta con sé innovazione al mondo del bakery, migliorando la qualità di vita di chi ci lavora. Oggi, il panettiere tradizionale soffre molto la concorrenza della grande distribuzione che può permettersi una politica di prezzi molto competitiva, senza però offrire una qualità di prodotto adeguato. Esmach pone il Daytime Baker nelle condizioni di sfornare pane e pizza fatti con “pasta madre” e non con lieviti chimici o semi-lavorati. Non solo vantaggi in termini di qualità: un’alta capacità produttiva si accompagna ad una struttura di costo più contenuta.

    Quando e perchè nasce EsmachLab?

    Esmach produce da 45 anni macchine per la panificazione, di produzione in serie, anche a scala limitata ma con un alto livello di personalizzazione, questo il nostro modello organizzativo in produzione. Siccome all’interno del nostro gruppo, il Gruppo ALI, esiste molta conoscenza, molta voglia di fare, di guardare le cose a 360° e di sperimentare, allora ci siamo detti “perchè non proviamo a realizzare un sistema per cui si possa realizzare il meglio mettendo insieme tecnologia, innovazione e conoscenza?” In questi anni, Esmach ha affrontato una complessa riorganizzazione che tenesse sempre in considerazione il contesto in cui operiamo: abbiamo osservato che esistono 350 mila gelaterie in Italia mentre i panifici soffrono la crisi con numerose chiusure. Abbiamo pensato allora che fosse arrivato il momento di comunicare in un modo assolutamente nuovo questa professione, appunto il “Panettiere di Giorno”. Abbiamo sperimentato, ci siamo messi in gioco, abbiamo trovato delle startup con cui collaborare, fino a prestigiose partnership come quelle instaurate con Autogrill e il produttore di mozzarelle Amodio. Da adesso in poi ci aspettano le sfide più difficili.

    Quanto le nuove tecnologie vi hanno aiutato in questo progetto?

    Le nuove tecnologie ci hanno aiutato molto, anzi moltissimo, ma la vera innovazione per noi è la comprensione dell’opportunità dello sviluppo di un business del tutto nuovo, questa è forse tra le tutte, la nostra sfida più importante.

    Ma perchè assumersi questo rischio in un momento come questo? Non era meglio continuare a costruire macchine, invece di dare vita a questo sistema?

    Ho la fortuna di lavorare nel Gruppo ALI, una realtà imprenditoriale con un grado di deregulation molto ampio che ti permette di sperimentare e sviluppare idee come la nostra. Ora che il progetto è stato visto, capito e piaciuto, diventa importante tradurlo in numeri. Ecco perché, dopo il mondo del vino, cerchiamo di conquistare il mondo del caffè, da questo la nostra presenza a Woc 2014. Stiamo cercando di andare verso nuovi mondi, per noi tutti da scoprire.

    Qual è stato l’approccio utilizzato nella comunicazione di questo nuovo progetto e come avete utilizzato i social media?

    Al momento stiamo pensando ad un campagna mirata soprattutto sulla stampa, utilizzando un approccio alla comunicazione più tradizionale. Il fatto di avere ad oggi più di 4 mila fans su Facebook, comunque vuol dire molto per noi, così com’è importante avere un sito web che comunichi bene questo progetto. Essendo un’idea innovativa non poteva essere relegata ai canali di comunicazione tradizionale. Abbiamo quindi puntato su canali più innovativi, coerenti con il nostro nuovo progetto. La nostra presenza web si completa con PassionePane, il nostro blog in cui si parla di ricette e di cultura del pane, la pagina Facebook, in cui si parla di EsmachLab, di eventi come questo e che ci permette di entrare in contatto con ristoratori dagli Usa, Malesia o da altri paesi, e infine gli altri profili social. L’Innovazione nella Comunicazione per noi è stata molto importante. Altro tassello fondamentale è stato il cambio di immagine che attualmente riprende i colori della terra, coerente con le nostre attività. In tema di coerenza, vorrei sottolineare un altro aspetto del nostro mondo. Alcuni nostri competitor cavalcano l’onda del pellet, da loro identificata come la vera fonte di energia alternativa, promossa anche con massicce campagne stampa, puntando al risparmio economico che si otterrebbe usando il pellet. Noi sosteniamo che le fonti alternative al gasolio, come l’elettricità e il gas e il pellet, abbiano un’economia di costo molto simile. Il pellet però non deriva da legni pregiati, anzi, nel processo di trasformazione il legno viene trattato con prodotti chimici; esistono inoltri i costi del trasporto e lo smaltimento dei sacchi di plastica con cui viene confezionato. Da non sottovalutare le polveri generate dalla combustione del pellet che possono inquinare il pane.
    Noi vogliamo comunicare la nostra coerenza e cerchiamo di farlo trasmettendo messaggi che trovano radice nella nostra storia e nella nostra cultura: fare il miglior pane del mondo con componenti naturali. Se ognuno di noi riuscisse, nel proprio ambito, ad essere coerente in ciò che fa e in ciò che dice, allora daremmo anche noi il nostro piccolo contributo affinché tutto funzioni meglio: questo è quello che crediamo davvero.

    Questa la nostra piacevole e interessante conversazione con Luciano Delpozzo, CEO di Esmach Spa, che ringraziamo ancora una volta per la disponibilità e per averci fatto conoscere la propria azienda che, in un momento non proprio facile, decide di mettersi in gioco e di provare a cambiare. In tutto questo, per restare ancorati ai temi che trattiamo quotidianamente qui sul nostro blog, abbiamo avuto la testimonianza diretta che, anche in operazioni come queste, i Social Media, la Rete sono strumenti importanti e assolutamente strategici.

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  • Community e Personal Branding. Intervista a Riccardo Scandellari

    Community e Personal Branding. Intervista a Riccardo Scandellari

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    Il valore della Community nel Personal Branding. Ne parliamo oggi con Riccardo Scandellari, noto anche come Skande, autore del libro di successo, “Fai di te stesso un Brand”, dove sono raccolti tanti suggerimenti e strumenti utili a costruire la propria identità in rete

    Il suo libro è uscito da poco più di due mesi ed è ancora uno dei più letti nel suo settore. Per chi conosce bene l’autore, sa che non c’è da meravigliarsi. La meraviglia sta forse nel modo in cui è riuscito a raccogliere in poco più di 200 pagine, tanti consigli, dritte, esempi, strumenti da tenere sempre con sè per costruire la propria identità e quindi la propria reputazione in rete. Ovviamente parliamo di Riccardo Scandellari, noto anche come Skande, giornalista, consulente di web marketing e social media, blogger autore del libro “Fai di te stesso un Brand – Personal Branding e Reputazione online“. Un libro in cui, a mio parere, la prima cosa che colpisce è l’abilità e l’intelligenza con cui Riccardo ha saputo coinvolgere la sua Community, o parte di essa. La Community intesa come quel gruppo di persone attraverso la quale farsi riconoscere e attraverso la quale crescere, con il contributo di altri. Uno degli insegnamenti che ci lascia questo libro è che per costruire il proprio Personal Branding ci vuole uno scopo, le competenze, un progetto chiaro. Ma accanto a questo bisogna anche sapersi costruire una propria Community, con cui crescere. Di questa sua Community, insieme davvero a tanti altri, faccio parte anche io, con grande piacere, perchè anche io sono cresciuto grazie a Skande.

    E allora, cominciamo:

    Da cosa e come nasce l’esigenza di scrivere un libro?

    Mancava! Guardo spesso le proposte librarie sugli scaffali, ci sono ottimi libri per qualsiasi argomento, ma nessuno che riassumesse in modo generale i passi da fare in un percorso di vivibilità in rete e che desse sia input teorici che pratici, tutto reso semplice e divulgativo.

    Spero di essere riuscito in questo.

    A quanto pare, ci sei riuscito alla grande. Ma cosa significa “Fare di te stesso un Brand”, oggi?

    Oggi è fondamentale e lo sarà sempre di più in futuro, viviamo in un mondo interconnesso in cui tutti possiamo informarci su chiunque e formarci un opinione su persone e aziende, gestire questa visibilità e reputazione saranno le vere sfide lavorative per tutti quelli che vogliono lavorare in futuro. Sia come dipendenti che come imprenditori.

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    Nel tuo libro elenchi un sacco si strumenti utili, ma lo fai anche coinvolgendo tutta una serie di professionisti, ossia la tua Community in un certo senso. Ecco, quanto conta la Community nel Personal Branding?

    Chi vuol costruirsi un’identità online forte e durevole non può prescindere dal suo network di amicizie e di professionisti in rete. Sono fondamentali per amplificare i messaggi e per la costruzione di una rete di protezione personale e di sostegno nella visibilità. Costruirla è semplice, basta essere generosi evitando le invidie e le rivalità.

    Che ruolo ha oggi il Blog nel Personal Branding?

    Il Blog è al centro di qualsiasi attività, a parte pochi casi (es. i famosi youtubber) i social network non sono mai serviti a creare una solida personalità. La sfida è sfruttare i social nelle attività del blog e cercare di posizionarsi nelle ricerche di Google.

    Condivido assolutamente, ma posto che ognuno sceglie il proprio social network in base a caratteristiche ed esigenze, se dovessi consigliarne uno assolutamente da usare, quale consiglieresti e perchè?

    Io amo Twitter, lo adoro per l’immediatezza e la democrazia con cui chiunque può emergere e farsi un’identità sostenuta esclusivamente dal contenuto. Verifico spesso che non è amato come lo amo io, nella sua semplicità nasconde tecnicismi che è bene sapere e non è permesso scrivere o esprimersi male.

    Quanto vale, secondo te, la componente “conversazionale” nella costruzione del proprio Personal Branding?

    Il web 2.0 è conversazione, un dialogo continuo in cui bisogna essere sempre presenti e rispondere sempre!

    skande-riccardo-scandellariMa tu Riccardo, quando hai cominciato a costruire il tuo Personale Branding e quando ti sei accorto di essere diventato riconoscibile come “Skande”?

    Al contrario di quello che pensano tutti, ho iniziato due anni e mezzo fa con l’apertura del blog e l’entrata in società (NetPropaganda) con Rudy Bandiera, da cui ho imparato molto. Quindi nel libro racconto una cosa fattibile nel medio termine e alla portata di tutti.

    In un tweet, per chi ci legge e per chi volesse cominciare a costruire il proprio Personal Branding, cosa fare (a parte quello di non perdere il tuo libro!) e cosa evitare assolutamente?

    Questa è la domanda più difficile:

    “Sii generoso con gli altri, allontana l’invidia e la negatività. Apri un blog e impara dai più bravi. La ricetta del #PersonalBranding” 134 caratteri ;)

    Ricordo che giovedì, 12 giugnoRiccardo Scandellari insieme a Rudy Bandiera, terranno una presentazione dei loro libri, quella di Rudy è davvero un’anteprima nazionale, presso la libreria IBS. it Bookshop in via Rizzoli 18 a Bologna. Insieme a Riccardo e a Rudy, ci sarà la giornalista Camilla Ghedini che modererà l’incontro. L’appuntamento è per le 18 e ovviamente, e se potete, non mancate!

    A questo link, tutte le info su dove poter acquistare il libro

    E grazie a Riccardo per questa intervista.

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