Categoria: Mobile Tech

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  • Nuova etichetta energetica per smartphone e tablet

    Nuova etichetta energetica per smartphone e tablet

    L’UE introduce dal 20 giugno 2025 un’etichetta energetica per smartphone e tablet. Informazioni su efficienza, durata, riparabilità e resistenza utili per acquisti più consapevoli.

    Dal prossimo 20 giugno 2025, in tutta l’Unione Europea entrerà in vigore una nuova etichetta energetica dedicata a smartphone e tablet.

    Si tratta di una novità importante che avvicina i dispositivi mobili agli standard già adottati da tempo per gli elettrodomestici, introducendo criteri chiari su efficienza energetica, durata della batteria, riparabilità e resistenza.

    Una misura attesa, per la verità, che punta a promuovere scelte di acquisto più consapevoli e a favorire la sostenibilità nell’uso quotidiano della tecnologia.

    Vediamo insieme di cosa si tratta.

    Etichetta energetica anche per i dispositivi mobili

    L’adozione di una etichetta energetica nasce da una precisa esigenza, vale a dire quella rendere più trasparente per i consumatori la qualità dei dispositivi mobili dal punto di vista energetico e ambientale.

    Fino ad oggi, smartphone e tablet venivano valutati principalmente in base alle loro caratteristiche prestazionali, come velocità, memoria, fotocamere, mentre elementi come la durata della batteria, la possibilità di riparazione o la resistenza fisica passavano in secondo piano.

    Nuova etichetta energetica per smartphone e tablet
    Nuova etichetta energetica per smartphone e tablet

    Etichetta energetica, quali i dispositivi mobili

    Con la nuova etichetta, invece, saranno questi aspetti a essere messi in evidenza, permettendo agli utenti di compiere scelte più informate.

    La nuova normativa riguarda smartphone, tablet e telefoni cordless con schermo fino a 17,4 pollici. Sono esclusi i dispositivi con schermi flessibili e i tablet basati su Windows, che saranno oggetto di regolamentazioni specifiche future.

    Cosa indica la nuova etichetta energetica

    Proprio come per frigoriferi o lavatrici, l’etichetta mostrerà una classe di efficienza energetica che va dalla A (massima efficienza) alla G (minima efficienza). Ma ci sarà molto di più.

    Le informazioni riportate comprenderanno:

    • autonomia della batteria, indicata in ore e minuti per ciascun ciclo di carica completo;

    • durata della batteria nel tempo, ovvero quanti cicli completi il dispositivo può sostenere mantenendo almeno l’80% della capacità iniziale;

    • indice di riparabilità, che valuta quanto sia facile riparare il dispositivo;

    • resistenza a cadute, testata su urti accidentali;

    • protezione da polvere e acqua, specificata tramite l’indice di protezione IP;

    • QR code, che rimanderà a una scheda più dettagliata nel registro europeo EPREL.

    Oltre all’etichetta, i produttori dovranno rispettare nuovi criteri di progettazione ecocompatibile, tra cui garantire batterie più durevoli, assicurare la disponibilità di pezzi di ricambio e rendere accessibili gli aggiornamenti software per almeno cinque anni dalla fine della vendita del modello.


     

     

     

     

    smartphone nuova etichetta energetica
    Smartphone nuova etichetta energetica
    1. Scala delle classi di efficienza energetica da A a G.
    2. La classe di efficienza energetica di questo prodotto.
    3. Durata della batteria per ciclo, in ore e minuti per ogni carica completa.
    4. Classe di affidabilità in caduta libera ripetuta.
    5. Durata della batteria in cicli.
    6. Classe di riparabilità.
    7. Grado di protezione dall’ingresso di acqua.

    Quando entrerà in vigore

    La nuova etichettatura sarà obbligatoria a partire dal 20 giugno 2025.

    Da quel momento, tutti i dispositivi immessi sul mercato europeo dovranno riportare la nuova etichetta, pena l’impossibilità di essere venduti legalmente nei paesi membri.

    Un cambiamento che riguarda non solo i grandi produttori, ma l’intero mercato dei dispositivi mobili.

    Perché è stata introdotta

    Alla base della decisione c’è un obiettivo chiaro: promuovere la sostenibilità e favorire l’economia circolare.

    Ormai lo sappiamo bene, gli smartphone e i tablet sono diventati oggetti di uso quotidiano. Ma la loro produzione, il loro consumo e il loro smaltimento generano un impatto ambientale significativo.

    Secondo la Commissione Europea, rendere i dispositivi più efficienti, durevoli e riparabili può ridurre sensibilmente l’impronta ecologica, oltre a contenere la produzione di rifiuti elettronici.

    Fornire informazioni trasparenti significa anche ridurre l’obsolescenza programmata. E incentivare i consumatori a considerare la longevità come un fattore decisivo, non solo le caratteristiche più appariscenti.

    Cosa cambia per i consumatori

    Per i consumatori la nuova etichetta rappresenterà uno strumento in più per valutare meglio la qualità del prodotto, andando oltre le sole specifiche tecniche.

    Scegliere uno smartphone o un tablet non sarà più solo questione di fotocamere migliori o schermi più luminosi. Dal 20 giugno in poi si potrà capire anche quanto durerà la batteria nel tempo, quanto sarà facile ripararlo in caso di guasto e quanto resisterà agli imprevisti della vita quotidiana.

    Inoltre, avere informazioni più chiare potrà anche aiutare a risparmiare. Infatti, un dispositivo più efficiente e duraturo richiede meno sostituzioni e meno spese nel tempo.

    Etichetta energetica dispositivi mobili, svolta culturale 

    L’introduzione della nuova etichetta energetica per smartphone e tablet è molto più di una questione di trasparenza commerciale. Potrebbe essere davvero una svolta culturale.

    Siamo di fronte ad un cambiamento di paradigma nell’approccio alla tecnologia, orientato non solo all’innovazione ma anche alla responsabilità ambientale e sociale.

    Dal 2025, ogni scelta tecnologica avrà un peso ancora più concreto sulle nostre abitudini e sull’ambiente che ci circonda.

    Una trasformazione apparentemente poco incisiva, ma che promette di cambiare il modo in cui valutiamo i dispositivi che ci accompagnano ogni giorno.

    [L’immagine di copertina è stata creata da Franz Russo utilizzando il modello di intelligenza artificiale generativa Chatgpt-4o]


  • Indice qualità vita digitale, Italia in chiaro scuro

    Indice qualità vita digitale, Italia in chiaro scuro

    Il report annuale dell’Indice sulla Qualità della Vita Digitale (DQL) di Surfshark, vede l’Italia piazzarsi al 27° posto, perdendo 7 posizioni rispetto allo scorso anno. Pesano valutazioni basse per qualità di Internet e accessibilità. Meglio sulla cybersecurity.

    Siamo sempre connessi a dispositivi e la nostra vita è sempre più digitale. Ma dal punto di vista della qualità di vita digitale, appunto, come siamo messi? A questa domanda rispondiamo oggi con i dati della terza edizione dell’Indice sulla Qualità della vita Digitale (DQL, Digital Quality Life), lo studio DQL viene condotto dalla società di sicurezza informatica Surfshark e valuta i paesi sulla base di una serie di cinque pilastri fondamentali del benessere digitale.

    Il nostro paese quest’anno, perdendo 7 posizioni rispetto allo scorso anno, si piazza comunque al 27° posto su 110. L’Italia si piazza poi al 19° posto per quanto riguarda la sicurezza informatica, al 25° per quanto riguarda l’infrastruttura informatica, sempre al 25° posto per l’amministrazione digitale.

    Il punto dolente è rappresentato, come ben sappiamo, dalla qualità di internet che è poco soddisfacente, infatti ci piazziamo al 40° posto e siamo al 41° per accessibilità. Ma vediamo meglio i dati.

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    Lo studio, molto interessante, come dicevamo, evidenzia il passo indietro compiuto dal nostro paese, perdendo 7 posti rispetto allo scorso anno, andando a posizionarsi dietro a Spagna e Francia. Un calo determinato essenzialmente dai punteggi più bassi per quanto riguarda la qualità di Internet e l’accessibilità.

    Nonostante tutto, l’indice della sicurezza informatica in Italia è migliore del 30% rispetto alla media globale e uno dei criteri con il punteggio più alto è proprio quello che riguarda la cybersecurity.

    La velocità di internet in Italia è inferiore rispetto a quelli dei paesi limitrofi; la velocità di internet a banda larga è 2 volte più veloce in Francia e Spagna. Tuttavia, ha registrato un miglioramento del 68% dall’inizio della pandemia del COVID-19.

    Per quanto riguarda l’accessibilità ad internet l’Italia è superiore rispetto alla Spagna, ma dall’anno precedente il punteggio è calato del 70%. Le persone in Italia devono lavorare complessivamente 2 ore e 23 minuti al mese per permettersi di avere accesso al pacchetto internet a banda larga più economico.

    Le opportunità digitali si sono rivelate più importanti che mai durante la crisi del COVID-19, evidenziando l’importanza per ciascun paese di garantire a pieno la possibilità di lavorare da remoto per la propria economia,” così ci ha detto Vytautas Kaziukonis, CEO di Surfshark. “Questo è il motivo per cui, per il terzo anno di fila, continuiamo ad effettuare studi sulla qualità della vita digitale, i quali ci consentono di avere un quadro di insieme esaustivo sul modo in cui i paesi eccellono in termini digitali. L’indice pone le basi per discussioni significative su come l’avanzamento digitale influenzi la prosperità di un paese e sulle aree che possono essere migliorate”.

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    Guardando il quadro complessivo, 6 dei 10 paesi con i punteggi più alti si trovano in Europa, in linea con la tendenza dell’anno precedente. La Danimarca occupa il 1° posto nel DQL per il secondo anno di fila ed è subito seguita dalla Corea del Sud. La Finlandia è al 3° posto mentre Israele e gli Stati Uniti completano la top five delle 110 nazioni valutate. Le ultime 5 posizioni sono occupate rispettivamente da Etiopia, Cambogia, Camerun, Guatemala e Angola.

    A livello regionale, gli Usa spiccano come paese che vanta la qualità di vita digitale superiore nelle Americhe, mentre la Corea del Sud occupa la prima posizione in Asia. Per quanto riguarda i paesi del continente africano, gli abitanti del Sud Africa vantano la qualità di vita digitale più elevata mentre l’Australia primeggia in Oceania, superando la Nuova Zelanda in molte aree digitali.

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    Ed ecco alcuni dati significativi del report:

    • La banda larga quest’anno è diventata più cara in tutto il mondo. Confrontando i paesi sia del DQL20 che del DQL21, emerge che le persone devono lavorare l’11% in più (25 minuti in più) per permettersi internet a banda larga nel 2021. Ad ogni modo, le persone devono lavorare il 29% in meno (28 minuti in meno) per permettersi internet per dispositivi mobili quest’anno.
    • Il peggior accesso a internet al mondo è il meno abbordabile. Le persone in alcuni paesi, come la Nigeria, la Costa d’Avorio e il Mali, hanno bisogno di circa una settimana di lavoro per permettersi internet.
    • Investire nell’infrastruttura informatica e nell’amministrazione digitale è ciò che contribuisce maggiormente al benessere digitale delle persone.

    Da evidenziare che la ricerca DQL del 2021 ha esaminato una popolazione totale di oltre 6,9 miliardi di persone in base a cinque pilastri fondamentali e 14 indicatori di base che forniscono una valutazione esaustiva. Lo studio si basa su informazioni open-source fornite dalle Nazioni Unite, dalla Banca Mondiale, dalla Freedom House, dall’Unione Internazionale delle Comunicazioni e da altre fonti.

  • Italiani e Mobile, 77 ore al mese online durante la pandemia

    Italiani e Mobile, 77 ore al mese online durante la pandemia

    Nell’anno della pandemia da Covid-19 gli italiani hanno trascorso più tempo sullo smartphone: +69% e 77 ore online al mese.

    Nell’anno della pandemia da Covid-19 gli italiani hanno trascorso più tempo sullo smartphone. Un dato che potrebbe sembrare scontato, anche in virtù del grande amore che gli italiani, da sempre, dimostrano verso i dispositivi mobili. I dati dell’Osservatorio Mobile B2C Strategy, della School of Management del Politecnico di Milano, ci mostrano l’uso dello smartphone da parte degli italiani sia cresciuto del 69% rispetto all’anno precedente. Italiani quindi chiusi in casa, ma con una “porta” verso l’esterno rappresentata dal proprio smartphone.

    Possiamo quindi dire che il 2020 è stato per gli italiani l’anno dello smart working, abbiamo visto come gli smart worker siano ormai oltre 6,5 milioni, e l’anno dello smartphone. Gli italiani hanno utilizzato il proprio dispositivo facendolo diventare lo strumento principale attraverso il quale comunicare, navigare in internet e fare tutta una serie di attività che sono state “riscoperte”, grazie alla necessità. Ma sappiamo bene come da questo presente non si torna più indietro e questo le aziende lo sanno benissimo. Non è un caso che nel 2020 il mobile advertising cresca del 9%, quando tutto il comparto advertising in Italia è stato in sofferenza, e lo è ancora.

    italiani mobile pandemia 77 ore online

    Ma passiamo a vedere qualche dato più nel dettaglio.

    Gli italiani 77 ore online al mese

    Nel 2020, gli italiani che si sono connessi via mobile sono stati 35,1 milioni, pari all’87% della popolazione Internet con un incremento di 1,5 milioni rispetto a un anno prima (+4,5%). In media, si trascorrono 77 ore al mese online da device mobili (+29% rispetto a dicembre 2019), pari all’83% del tempo speso a navigare su Internet. E poi, il 77% del tempo speso online su siti e app dei top brand italiani proviene infatti da device mobili, valore in netta crescita (+15 punti percentuali) rispetto a gennaio 2020.

    italiani mobile 2021 ore online

    Come ha sottolineato Andrea Rangone, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio Mobile B2C Strategy del Politecnico di Milano, “La penetrazione di questo dispositivo è superiore a quella dei PC; siamo il secondo Paese in Europa per sola penetrazione della banda larga mobile e tra i Paesi più avanzati nello sviluppo del 5G; il 36% degli utenti internet italiani naviga solo da Mobile, contro una media del 23% nei 5 più grandi Paesi europei (EU5) e del 14% in USA“.

    Gli italiani e la messaggistica

    Dal punto di vista del messaging, dai dati si nota che l’SMS “è vivo e lotta insieme a noi”, si direbbe in questi casi. Infatti, l’SMS è ancora uno degli strumenti usati dalle imprese per relazionarsi con i propri clienti, ma nel 2020 sempre meno con finalità promozionali o di marketing. I volumi di messaggi inviati lo scorso anno, infatti, sono cresciuti del 3,5% raggiungendo quota 5,3 miliardi grazie all’incremento degli sms transazionali (conferme di pagamento o one time password) e di customer care, impiegati principalmente per notifiche legate ai servizi offerti (come ordini eCommerce o rinnovi di abbonamenti).

    italiani mobile messaging 2021

    Per gestire l’emergenza, molte imprese hanno inoltre introdotto l’utilizzo di WhatsApp come nuovo canale di customer care e di consulenza per gli acquisti online. Molto spesso però l’attivazione di questo strumento è stata dettata dall’urgenza e, dunque, non è stato fatto un lavoro centralizzato di integrazione con gli altri canali, importante invece per avere una vista unica sui comportamenti e sulle interazioni con i consumatori.

    L’incremento dell’utilizzo del mobile nell’ultimo anno è stato rilevante anche in relazione agli altri mezzi. Dalla indagine condotta in collaborazione con BVA-Doxa, infatti, il 97% dei Mobile surfer, anche se costretto in casa, non ha diminuito il tempo su Mobile; anzi, la gran parte di loro (69% del totale) l’ha incrementato. Inferiore invece la percentuale di utenti che ha aumentato l’uso di altri mezzi (60% la Tv, 52% il PC).

    La pandemia ha aumentato la fiducia nell’e-commerce: il 34% dei Mobile surfer dichiara di sentirsi più tranquillo negli acquisti online (a fianco di un 62% che lo era già)” – dice Antonio Filoni (Partner e Head of BU Digital, Social Media & Innovation, BVA-Doxa). – “Un ulteriore trend riguarda la crescente dematerializzazione degli elementi tipicamente presenti nel portafoglio dei consumatori: carte fedeltà, carte di pagamento, coupon e buoni sconto sono stati digitalizzati dal 77% dei Mobile surfer, valore che ha registrato una crescita di 9 punti percentuali rispetto a febbraio 2020”.

    italiani mobile mezzi

    Le aziende, grandi e medie, hanno compreso che questo è ormai un fenomeno consolidato, e hanno iniziato a curare meglio la user experience, anche se i risultati non sono del tutto esaltanti. Da una indagine condotta su circa 80 aziende grandi e medio-grandi italiane, emerge che quasi tutte presidiano le diverse fasi del processo alla base di una buona user experience e che gran parte cerca di misurarne i benefici. In particolare, rispettivamente solo il 4% e il 3% dei brand non svolge alcuna attività di ricerca e progettazione, mentre il 7% salta le attività di testing volte a validare il prodotto appena sviluppato. nonostante questo, la gran parte di esse non ha ancora un approccio continuativo al tema, che potrebbe portare miglioramenti e benefici ancora più significativi.

    Gli utenti premiano le aziende che curano la UX, infatti la quota di Mobile surfer che dichiara di aver dovuto, spesso o qualche volta, cambiare sito web o app per problemi di usabilità è diminuita dallo scorso anno, passando da 51% a 41% per i siti e da 46% a 39% per le app.

    Italiani e Mobile Advertising: +9%

    Infine, riallacciandoci a uno dei temi accennati all’inizio, nel 2020 aumentano gli investimenti pubblicitari sul Mobile: +9% rispetto all’anno precedente, raggiungendo quota 1,9 miliardi di euro. Il Mobile Advertising diventa quindi il mezzo principale dell’Internet Advertising, pesando il 55% sul totale, ed è quello che cresce di più.

    A livello di formati si registrano andamenti in linea con quanto accade sul mercato del digital advertising: il formato principale è il video (in crescita del +11%), seguito dall’altro display advertising (+9%). La search, come negli anni passati, cresce in linea con il mercato (+9%), confermandosi in terza posizione. Stabile, invece, la componente di classified advertising, mentre continua il calo dell’sms advertising, che ha una quota sempre più marginale.

  • Plick, il servizio di pagamenti digitali alternativo al vecchio assegno

    Plick, il servizio di pagamenti digitali alternativo al vecchio assegno

    Plick è un servizio che permette di effettuare pagamenti digitali senza necessariamente essere registrati su app terze. Il servizio è disponibile anche su Banca Mediolanum e per trasferire denaro è sufficiente inserire il numero di telefono o l’indirizzo e-mail del ricevente. Una buona alternativa all’assegno cartaceo.

    Il tema dei pagamenti digitali è un tema che ci interessa molto, anche per il fatto che è uno di quei temi su cui gli italiani, da sempre grandi utilizzatori di mobile, si stanno concentrando molto. In un contesto in cui, quindi, ci si concentra su nuove modalità di pagamento sempre più flessibili, digitali e facili da usare, il servizio di cui vi parliamo oggi merita un piccolo approfondimento in più.

    plick mediolanum wallet

    Raccontiamo spesso qui sul nostro blog di nuovi servizi e sistemi di pagamento che, a voler essere un po’ visionari (mica tanto, poi), per certi versi, fanno sembrare quasi obsoleto lo stesso portafoglio per come lo abbiamo sempre conosciuto. E seguendo questo nostro interesse, vogliamo parlarvi di Plick, il servizio brevettato in tutto il mondo da Paydo, startup italiana, che rivoluziona il concetto del trasferimento di denaro. Il servizio è oggi disponibile per tutti i clienti di Banca Mediolanum, la prima ad adottarlo qualche mese da in realtà, e non necessita alcuna app esterna o registrazione particolare. Certo, può suonare strano che un servizio possa funzionare in questo modo, ma è proprio questo che rende Plick ancora più interessante.

    plick mediolanum

    Come funziona Plick su Mediolanum Wallet

    Come dicevamo, Plick è disponibile per i clienti di Banca Mediolanum ed è utilizzabile dall’interno dell’app Mediolanum Wallet (disponibile per iOS e Android). Dall’app non bisogna fare altro che selezionare il servizio Plick, appunto, e inserire il contatto del beneficiario, è sufficiente il numero di telefono o il suo indirizzo e-mail, insieme alla data di trasferimento e alla quantità di denaro che si vuole trasferire. In questa fase non è necessario inserire l’IBAN, sarà lo stesso beneficiario ad inserirlo. Essendo collegato al contro corrente, il trasferimento di denaro con Plick è quindi molto semplice.

    https://www.youtube.com/watch?v=qyG9FphFySI&feature=youtu.be
    Come funziona Plick su Mediolanum Wallet

    Ora, completati questi piccoli passaggi, il beneficiario riceverà un link per incassare, all’interno della sua casella e-mail o tramite SMS, in modo semplice e sicuro, il suo pagamento. E’ possibile impostare una data futura, come avviene per l’assegno. Nei fatti questo sistema diventa una valida alternativa al vecchio assegno cartaceo.

    E’ un modo semplice e sicuro di effettuare un pagamento, l’operazione avviene in assoluta sicurezza, e rappresenta una modalità che non si pone l’obiettivo di sostituirsi alla banca, anzi, è un sistema che permette alla banca di offrire ai suoi clienti modalità sempre più flessibili, sicure e facili da usare. Ecco perchè non ci sorprende che ad usarla per prima sia stata Banca Mediolanum, da sempre attenta ad innovare i suoi servizi.

    Allora, se siete clienti di Banca Mediolanum e non avete ancora scaricato l’app Mediolanum Wallet, questo è il momento di farlo: per iOS  e per Android.

  • Google Pay è disponibile anche in Italia, la sfida ad Apple Pay è aperta

    Google Pay è disponibile anche in Italia, la sfida ad Apple Pay è aperta

    Google Pay arriva anche in Italia. Il nuovo servizio di casa Google permette di gestire le carte di credito/debito direttamente nell’account Google, consentendo di pagare in sicurezza su app e siti web e in tutti i negozi che supportano i pagamenti contactless e su tutte le piattaforme e app del colosso di Mountain View. Tra i partner supportati ci sono Banca Mediolanum, Boon, HYPE, Nexi, N26, Revolut, Widiba.

    Google Pay è finalmente, da oggi, disponibile anche in Italia, dopo essere stato già lanciato in 20 paesi del mondo. Il nuovo servizio trasforma lo smartphone, e lo smartwatch, in un portafogli. Infatti, Googel Pay permette di gestire le carte di credito/debito direttamente nell’Account Google, consentendo di pagare in sicurezza su app e siti web e in tutti i negozi che supportano i pagamenti contactless e su tutte le property Google (inclusi Google Play e YouTube). Con la nuova app Google Pay, gli utenti Android possono infatti effettuare pagamenti in pochi secondi. La app è compatibile con dispositivi dotati di sistema operativo Android (Android 5+) e con smartwatch Wear OS, dotati di tecnologia NFC.

    Per iniziare è sufficiente scaricare l’app Google Pay e aggiungere una carta di credito, di debito o prepagata (Maestro, MasterCard, Visa) emessa da una qualsiasi delle banche supportate – tra cui Banca Mediolanum, Boon, HYPE, Nexi, N26, Revolut, Widiba -, a cui si aggiungeranno nei prossimi mesi anche Iccrea Banca e Poste Italiane. Gli utenti possono attivare il servizio anche direttamente nell’app di mobile banking della propria banca (dipende dal proprio istituto di credito).

    Google Pay Italia

    Al momento di pagare basterà attivare lo schermo del telefono e appoggiarlo al terminale per effettuare il pagamento contactless, grazie alla tecnologia Near Field Communication (NFC). I negozi che offrono questo tipo di pagamento hanno in mostra il simbolo NFC/contactless o il logo Google Pay nell’area delle casse. È possibile pagare con Google Pay ovunque siano accettati i pagamenti contactless, tra cui a titolo di esempio: Autogrill,​ ​Bennet,​ ​Esselunga,​ ​H&M​, Leroy Merlin​, Lidl,​ ​McDonald’s,​ ​Profumerie Douglas e la rete Metropolitana ATM di Milano.

    [box type=”shadow” align=”aligncenter” class=”” width=””]“Con Google Pay aggiungiamo un ulteriore tassello nel processo di semplificazione dell’esperienza dei nostri clienti” – afferma Marco Marazia, Direttore Commerciale di Widiba. “L’utilizzo dello smartphone è un’attitudine naturale anche per i servizi bancari, indipendentemente dall’età: quello che facciamo è essere sempre precursori di trend e innovazioni tecnologiche per restituire valore ai nostri clienti nel quotidiano. E così, con Google Pay integriamo tra i nostri servizi uno strumento di pagamento semplice, veloce e sicuro, pienamente in linea con lo stile della nostra Banca.”[/box]

    Google Pay Italia smartwatch

    [box type=”shadow” align=”aligncenter” class=”” width=””]In Mastercard lavoriamo costantemente per rendere il futuro possibile, portando l’innovazione in ogni aspetto della vita e del business, per supportare i nostri consumatori e contribuire alla crescita dell’economia.” – ha affermato Michele Centemero, Country Manager Mastercard Italia“Crediamo fortemente che i pagamenti digitali e mobile possano apportare benefici concreti ai consumatori e all’economia globale. Per questo confermiamo il nostro impegno in Italia per l’inclusione digitale e per costruire, insieme, una società senza contante, più inclusiva e conveniente per tutti.”[/box]

    Google Pay può essere selezionato come metodo di pagamento anche quando si effettuano acquisti online. È sufficiente cercare il logo Google Pay su siti web o app  – tra cui Asos, Booking.com, Deliveroo, Flixbus, Ryanair, Vueling – in aggiunta ai metodi di pagamento tradizionali. Inoltre, se l’utente ha già effettuato l’accesso tramite il browser Chrome, saranno sufficienti pochi clic per completare un acquisto su centinaia di siti: Chrome e Google Pay inseriranno infatti automaticamente i dati di fatturazione, consegna e pagamento per l’utente.

    Dal punto di vista della sicurezza, tema centrale per questo tipo di servizi, Google Pay si presenta come estremamente sicuro. I dati della carta di credito non vengono memorizzati sul dispositivo mobile, tantomeno all’interno dei sistemi del rivenditore. Quando l’utente effettua un pagamento in un negozio, le transazioni si svolgono usando un numero di carta virtuale, per cui il numero di carta reale resta protetto. Inoltre se un telefono o uno smartwatch Wear OS viene smarrito o rubato, è possibile usare la funzione “Trova il tuo telefono” per bloccarlo immediatamente da qualsiasi luogo, metterlo al sicuro con una nuova password o eliminare tutte le informazioni personali. Non sarà invece necessario bloccare la carta di credito, perché i suoi dati non sono presenti sul telefono.

  • Con Tinaba puoi trasferire, condividere e aggregare il denaro. Anche in vacanza

    Con Tinaba puoi trasferire, condividere e aggregare il denaro. Anche in vacanza

    Tinaba, l’acronimo di “This Is Not A BAnk”, è l’app che permette di gestire in libertà il proprio denaro, creare raccolte di fondi comuni, utili per comprare un regalo ad un amico o per andare in vacanza, e molto altro, come l’invio e la ricezione di denaro. Scaricala subito e inserisci il codice per avere subito 5 euro di credito.

    I pagamenti digitali, specialmente da mobile stanno diffondendosi sempre di più anche nel nostro paese e questo grazie ad applicazioni sempre più utili e innovative, come quella di cui stiamo per parlarvi. L’app si chiama Tinaba (con l’accento sulla “i”) e definirla un’applicazione per i pagamenti è davvero riduttivo. Diciamo subito che il nome è un acronimo di “This Is Not A BAnk” e sta ad indicare un vero ecosistema digitale che mira a rivoluzionare il mondo “fintech”.

    Tinaba rende la banca accessibile a tutti, e detta così sembra un’affermazione generica ma non lo è. L’applicazione, disponibile per Android e iOS, permette all’utente di gestire in libertà il proprio denaro, creare raccolte di fondi comuni, utili per comprare un regalo ad un amico o per andare in vacanza, e molto altro, come l’invio e la ricezione di denaro. Tinaba si presenta quindi come un sistema digitale gratuito, infatti anche un solo centesimo può essere trasferito senza alcun tipo di commissione, né per chi lo invia, né per chi lo riceve. Tutti, inoltre, possono avere il controllo diretto del proprio denaro e accedere a servizi dedicati, in pochi passaggi.

    Tinaba

    Per essere più chiari, non siamo di fronte ad un semplice wallett, Tinaba è un ecosistema digitale che trasferisce le modalità social di condivisione nella sfera del denaro: scambiare denaro con i propri contatti, condividere le spese con un conto condiviso, raccogliere fondi per realizzare i propri progetti o per una giusta causa, risparmiare in automatico con i Salvadanai sono solo alcune delle funzioni da provare.

    Per fare un esempio pratico, immaginate un gruppo di amici che va in vacanza tutti insieme, con Tinaba la gestione del denaro che servirà per le prenotazioni, gli spostamenti è semplice e può essere davvero utile a far “quadrare i conti”. Una gestione aggregata che viene fatta grazie ad un’unica applicazione. La funzione “cassa comune” dell’app consente di caricare la quota stabilita, di scegliere la durata della raccolta e indica l’importo da raggiungere. Tutti vi possono accedere e, nel caso avanzasse del denaro, Tinaba restituisce in automatico le quote rimanenti dividendole equamente fra i partecipanti.

    Creare un profilo su Tinaba è molto semplice, basta scaricare l’app da Google Play o dall’App Store e in pochi e semplici passaggi viene creato un portafoglio digitale, il cui funzionamento ricorda molto quello della ricaricabile. Ma non è tutto perchè con Tinaba è possibile creare un profilo business che consente di gestire le entrate e le uscite della propria attività commerciale e offrire ai propri clienti un’esperienza d’acquisto completamente diversa e personalizzata.

    Se vi state ponendo il problema della sicurezza, uno dei primi argomenti che viene in mente quando si parla di denaro e app, Tinaba sfrutta una tecnologia proprietaria che offre un sistema di sicurezza di altissimo livello, molto simile a quello utilizzato dalle banche online più diffuse al mondo.

    Insomma, il consiglio è quello di scaricare subito Tinaba sul vostro smartphone, anche perchè da qualche giorno con l’app è possibile anche pagare il taxi. Da pochi mesi Tinaba è disponibile su oltre 5 mila vetture di 40 città d’Italia, tra cui Bologna, Firenze, Genova, Brescia, Trieste e Palermo.

    tinaba codice 5 euro franzrusso.it 2018

    Questo che vedete qui sopra, VD8BJT, è il codice che, una volta scaricata l’app, dovrete inserire per ricevere subito un credito di 5 euro da spendere tramite app. Allora, che state aspettando? Scaricatela subito da Google Play e da App Store.

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    [In collaborazione con Tinaba]

  • Telefonia mobile, l’avvento dei second brand garantisce trasparenza?

    Telefonia mobile, l’avvento dei second brand garantisce trasparenza?

    L’avvento di Iliad sul mercato della telefonia mobile ha sicuramente innescato un processo di rinnovamento, soprattutto dal punto di vista dell’offerta. Una prima conseguenza è stata quella dell’emergere dei second brand, come Kena Mobile e HO. Ma siamo sicuri che questa direzione del mercato garantisca la trasparenza che è alla base del rapporto azienda-cliente? La risposta, per ora, sembra essere negativa.

    Avrete certamente notato che il mercato della telefonia mobile sta vivendo una rivoluzione che in molto hanno definito “low cost”. L’avvento di Iliad, brand francese, sul mercato italiano dalla fine di maggio di quest’anno, con un’offerta aggressiva, ha innescato questo processo, provocando, come prima conseguenza, l’emergere dei “second brand” sotto una chiara “second brand strategy”. Stiamo parlando dei recenti secod brand come Kena Mobile (TIM) e HO (Vodafone) che hanno risposto con proposte commerciali altrettanto aggressive.

    Ma perchè un’azienda decide di affrontare il mercato con un second brand? E, soprattutto, il second brand è in grado di garantire quella trasparenza che è alla base del rapporto azienda-cliente? Vediamo intanto che cosa si intende per “second brand strategy”.

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    La second brand strategy viene messa in atto quando un’azienda, di fronte ad un cambiamento del mercato, decide di affrontarlo con un secondo marchio, invece di “estendere” il brand esistente alle condizioni attuali. Di casi “second brand” ne è pieno il mondo fashion (Levi’s=>Docker’s), il mondo automotive (Toyota=>Lexus), o il mondo degli strumenti di lavoro (Black & Decker=>Dewalt). Tutti secondi marchi che sono nati di fronte ad un cambiamento preciso del mercato di riferimento.

    Una situazione di cambiamento, come dicevamo, si sta manifestando anche nel mondo della telefonia mobile nel nostro paese. I brand che citavamo prima come Kena Mobile e HO nascono con il preciso scopo di affrontare in maniera aggressiva il mercato con proposte allettanti, per contrastare la concorrenza di Iliad, e la loro comunicazione da questo punto di vista è molto efficace. Ma siamo sicuri che è altrettanto efficace la comunicazione verso i consumatori? Al momento la risposta sembra essere negativa.

    Di fronte a questo cambiamento, il consumatore è più portato ad abbandonare l’operatore tradizionale per abbracciare proposte commerciali più convenienti, credendo che il nuovo brand “low cost” possa offrire lo stesso servizio, pagando meno. Ma in realtà non è così. Il servizio di fatto non è lo stesso e non sono mancati casi che lo hanno dimostrato. Basti pensare ai casi di poca trasparenza sollevati dalle associazioni dei consumatori come racconta l’attualità di questi giorni?

    Allora la domanda che ci poniamo è questa: quanto è sostenibile una strategia “second brand”? Inoltre, siamo davvero sicuri che, in uno scenario di mercato tra chi paga di più e chi paga meno con l’illusione di avere lo stesso servizio, questa strategia sia in grado di garantire completezza di informazione e trasparenza verso il consumatore?

    Per fare un esempio pratico, il brand Wind-Tre al momento non risponde a questo cambiamento di mercato con una strategia di “second brand”, ma preferisce mettere in pratica azioni commerciali per contrastarlo, pur mantenendo sempre salvo il principio della corretta comunicazione e della chiara trasparenza. Una terza alternativa che si aggiunge a quelle che indicavamo prima. E al momento sembra essere quella che, dal punto di vista qualitativo, paga di più.

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  • Sono 31 milioni gli italiani che accedono a Internet da Mobile

    Sono 31 milioni gli italiani che accedono a Internet da Mobile

    Gli italiani che accedono a Internet dal proprio smartphone sono 31,1 milioni. A decretarlo sono i nuovi dati diffusi dall’Osservatorio Mobile B2c Strategy della School of Management del Politecnico di Milano. Di questi, il 37% utilizza solo dispositivi mobile per navigare, vale a dire poco più di 11,5 milioni di italiani.

    Che agli italiani piaccia navigare in Internet dal proprio smartphone o dal proprio tablet è cosa oramai risaputa e che spesso abbiamo ripetuto, con dati, qui sul nostro blog. E proprio di recente, con i dati di comScore, avevamo visto come gli italiani usano accedere a Internet da dispositivi mobili, evidenziando come il 60% della navigazione avvenga proprio dall’utilizzo di dispositivi mobili, e avevamo anche evidenziato che oltre un quarto degli italiani navigasse solo da mobile.

    Ebbene, oggi vi riportiamo dati ancora più recenti che ci spiegano meglio questo scenario italiano. Sono i dati recentemente diffusi dall’Osservatorio Mobile B2c Strategy della School of Management del Politecnico di Milano.

    utenti internet italia mobile-2018

    Gli italiani che accedono a Internet da Mobile, quindi da smartphone o da tablet, sono 31,1 milioni, un numero considerevole. Di questi, il 37% utilizza solo dispositivi mobili (più di chi usa solo il pc), ossia 11,5 milioni di italiani. La percentuale è quindi più alta di quella riportata, sempre da comScore che era del 16%, adesso si parla di oltre un terzo della popolazione online italiana che accede a Internet esclusivamente da mobile. Inoltre, si arriva al 61% se si osserva il giorno medio.

    Il tempo medio trascorso a navigare da Mobile rappresenta il 64% del totale speso online ed è pari a circa 45 ore al mese: di queste, l’88% è consumato all’interno di un’App. E ricordiamo che si tratta di un esiguo gruppo di app di proprietà di Facebook e Google.

    Un riflesso di questo tendenza, ormai consolidata, è la crescita del Mobile Advertising che supera il miliardo di euro, e rappresenta così il 40% del mercato digitale e il 14% del totale mezzi. Questo incremento degli investimenti deriva in particolare dalla crescita dell’impatto del Mobile all’interno di campagne digitali multipiattaforma.

    mobile advertising utenti internet italia 2018

    A livello di formati continua ad avere un peso dominante (43% del mercato) il Display advertising (Video esclusi). Al suo interno un trend interessante riguarda i formati native, seppur ancora piccoli in valore assoluto, ma in crescita per la capacità di “superare” gli adblocker, le potenzialità in termini di minor invasività e maggior engagement e le performance in linea o superiori rispetto a quelle ottenute su Desktop. Seguono il Video advertising, che si conferma anche quest’anno il formato che cresce maggiormente (+126%) e arriva a pesare il 33% del mercato, e la Search (+16%, che vale il 20% del totale). Crescono anche gli investimenti in Classified ossia su portali di compravendita (+78%), anche se mantengono una quota marginale sul totale mercato (3%), mentre è in calo l’Sms advertising (-17%).

    siti mobile aziende internet responsive

    L’Osservatorio offre dati anche su come le aziende stanno sfruttano la possibilità di dotarsi di siti responsive, quindi adatti alla consultazione da mobile, sono stati presi in esame i siti e le App delle 74 più importanti aziende appartenenti ai primi 65 gruppi aziendali per fatturato a livello italiano per 13 settori merceologici (Assicurativo, Automotive, Bancario, FMCG – food and beverage, Retail Altro Abbigliamento & Accessori, Retail Editoria, Retail Elettronica, Retail Fai da te / Arredamento, Retail GDO, Retail Lusso Abbigliamento & Accessori, Telco, Trasporti, Utility). Ne viene fuori che il 68% ha un sito responsive, il 15% un mobile site, il 13% un sito adaptive e solo il 4% un sito non ottimizzato. Cresce anche l’attenzione da parte delle grandi imprese agli analytics: circa due aziende su tre tra quelle intervistate nel corso della Ricerca, infatti, già li utilizza per adeguare i contenuti del sito e migliorare la customer experience (ma ancora pochi in tempo reale attraverso suite dinamiche).

     

  • Nel 2017 sono state scaricate 175 miliardi di app, WhatsApp la più scaricata in Italia

    Nel 2017 sono state scaricate 175 miliardi di app, WhatsApp la più scaricata in Italia

    Il rapporto di App Annie sullo stato dell’app economy del 2017 ci dice che lo scorso anno sono state scaricate 175 miliardi di app, generando 86 miliardi di dollari di fatturato. L’India scalza gli Usa per numero di app scaricate ma è la Cina dove si registra il numero maggiore. In Italia, WhatsApp è l’app più scaricata, su iOS e Android, ed è l’app che registra il più alto numero di utenti attivi.

    Siamo ad inizio del nuovo anno ed è ancora tempo di tirare le somme dell’anno appena passato. Oggi tiriamo un po’ le somme su quello che è lo stato dell’app economy grazie al report di “App Annie Retrospective Report 2017″. Ci sono dati molto interessanti che ci indicano come l’Asia sia il continente che più di ogni altro sta trainando la crescita del mobile e quindi la crescita del mercato della app. Noteremo, infatti, come la Cina, l’India, l’Indonesia siano i paesi che guidano le classifiche redatte da App Annie (considerando download, tempo speso sulle app e spesa degli utenti), che tiene conto sia dei dati iOS che i dati Android. Nel report il nostro paese non viene citato nella parte corposa del report, ma esiste comunque una sezione che vedremo insieme più avanti.

    app scaricate 2017

    Intanto il dato che va subito evidenziato è che nel 2017 sono state scaricate ben 175 miliardi di app con una crescita del 60% rispetto al 2015. Da questo dato derivano gli 86 miliardi di dollari di fatturato (+105% rispetto al 2015) generati dal mercato delle app, grazie ai mercati emergenti come Cina, India, Brasile e Russia (i paesi del BRIC). Il report evidenzia anche che ogni utente, in media, abbia trascorso nel 2017 1,5 mesi (+30% rispetto al 2015) usando e consultando le app.

    175 miliardi app scaricate

    Se guardiamo ai download totali vediamo che la Cina è il paese dove in assoluto si registra il numero maggiore, facendo registrare il +125%; dietro, un po’ più staccata, troviamo l’India che fa registrate un boom del 215%, superando gli Usa che, invece, fanno registrare -5%. Secondo App Annie il boom indiano è da considerarsi in relazione all’accesso illimitato al 4G introdotto da Jio, operatore indiano.

    paesi app scaricate

    Per quanto riguarda il numero di app utilizzate, il report rileva che mediamente ogni utente ha installato sul suo smartphone 80 app, ma ne usa soltanto la metà, 40. Solo in Cina e in Giappone hanno più di 100 app installate, ma ne usano sempre solo 40.

    numero app scaricate

    Aumenta il tempo trascorso sulle app al giorno, rispetto al 2015 è cresciuto del 30% ed in media di 3 ore al giorno. La crescita è trainata da Indonesia, Messico e Brasile dove si superano le 4 ore al giorno.

    App Annie rileva poi che nel 2017 le app sono state molto più usate del mobile web, nei paesi monitorati dal report si registra un utilizzo più alto di 7 volte, arrivando ad essere, in alcuni paesi, anche più alto di 13 volte.

    Questi i dati più rilevanti del report, all’interno del quale è contenuta anche un’analisi per categorie di app. Potete scaricare il report da questo link.

    Il mercato delle app in Italia nel 2017

    Ma, come avevamo detto in apertura, all’interno di questo report è possibile anche trovare qualche dato che riguarda il nostro paese. Sono pochi dati e che confermano, per buona parte dati già conosciuti di cui abbiamo scritto anche qui sul nostro blog, ma meglio di niente.

    Senza tante sorprese, mettendo insieme i dati iOS e Android, WhatsApp si conferma l’app più scaricata in assoluto in Italia anche nel 2017, seguita da Facebook Messenger, dall’app di Facebook e da Instagram. Il blocco Facebook è quindi al comando. A seguire, troviamo le app per fare acquisti online come Amazon e Wish; poi Snapchat, Spotify, MyVodafoneIT e 119 di TIM. Tra le app di giochi più scaricati dagli italiani troviamo in prima posizione Super Mario Run, seguito da Figh List e da Clash Royale.

    WhatsApp è anche l’app leader per quanto riguarda gli utenti attivi al mese, seguita da Facebook, da Facebook Messenger e da Instagram. Si conferma il blocco Facebook anche da questo punto di vista. A seguire Amazon per gli acquisti, Shazam per scoprire le canzoni, ilMeteo per le previsioni del tempo, Spotify per ascoltare musica, TripAdvisor per le recensioni e poi, chiude questa classifica, Telegram.

    Un quadro molto chiaro, il blocco Facebook guida il mercato delle app in Italia. Ma se guardiamo il dato del tempo speso allora qualche sorpresa la troviamo. Perchè se pensiamo che sia qualche app di Facebook allora siamo fuori strada. Infatti, l’app su cui gli italiani amano trascorrere più tempo è Netflix, peccato però non avere qualche dato in più. Quindi gli italiani amano guardare da proprio smartphone i film e, soprattutto, le serie tv preferite. A seguire troviamo l’app del Corriere della Sera (tradotta con “Evening Courier”!) e poi troviamo Tinder. In quarta posizione troviamo l’app de La Repubblica, poi Badoo e Lovoo. A quanto pare gli italiani amano le dating apps.

    La classifica continua con Google Drive, Once (ancora dating app), poi Spotify e chiude Babbel.

  • Su WhatsApp presto arriveranno anche i tasti Reactions e le chiamate di gruppo

    Su WhatsApp presto arriveranno anche i tasti Reactions e le chiamate di gruppo

    Come qualche giorno fa ha riportato WABetaInfo, su WhatsApp stanno per arrivare i tasti Reactions, proprio quelli che usiamo su Facebook. Praticamente potremo usarli nelle nostre chat, come già avviene per Messenger. La funzionalità, insieme ad altre, sarà attiva nel nuovo aggiornamento dell’app che sarà rilasciato a breve, per iOS e Android.

    Entra qualche settimana, se non proprio entro qualche giorno, i tasti Reactions faranno la loro comparsa anche sull’app WhatsApp con il nuovo aggiornamento per iOS e Android, attesto nelle prossime settimane, se entro pochi giorni, disponibile per ora in versione beta (v. 2.17.443 su Google Play). Si tratta proprio di tasti Reactions che Facebook lanciò a livello globale all’inizio del 2016 per esprimere una reazione che andasse oltre il solito “like”. Dal marzo del 2017 i Reactions sono disponibili anche su Messenger, l’altra app di messaggistica sempre di proprietà di Facebook, e ora arriveranno anche su WhatsApp.

    whatsapp tasti reactions stickers gif

    Il sito WABetaInfo ha provato la versione beta e ha verificato che all’interno di questa nuova versione compaiono i tasti Reactions, sono presenti infatti le icone con il cuoricino, la faccia che ride, quella meravigliata, quella triste e quella arrabbiata. Nella parte inferiore della chat, di fianco alle emoji, ci sarà spazio anche per una sezione per gli stickers e una per le GIF.

    tasti reactions whatsapp

    I tasti Reactions non sono l’unica novità. Nella nuova release ci saranno anche le chiamate di gruppo, funzionalità di cui si parla da tempo; potrebbe essere eliminata la voce “Mostra tutti i contatti“, da Impostazioni > Contatti, anche se in questo caso non ci sono conferme; viene rimossa, sempre dalla versione beta, perchè inizialmente introdotta, la possibilità di poter rispondere privatamente ad un utente dall’interno dei gruppi.

    tasti reactions stickers gif whatsapp

    Queste le novità che presto troveremo su WhatsApp, è bene comunque sottolineare che forse non tutte le novità che si vedono attive in versione beta saranno effettivamente attive con il rilascio definitivo. Potrebbe trattarsi anche di attivazioni locali.

    Quella che sembra più certa è proprio la novità legata ai tasti Reactions, modalità che permetterà di esprimere subito una risposta, con una delle faccine, senza scrivere nulla. Modalità che spesso viene usata quando non si ha la possibilità di scrivere un messaggio.

    Staremo a vedere. E voi che ne pensate?