Categoria: Mobile Tech

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  • Prisma, l’app che trasforma le foto in quadri, è disponibile su Android

    Prisma, l’app che trasforma le foto in quadri, è disponibile su Android

    Dopo il grande successo ottenuto su iOS, Prisma, l’app che trasforma le foto in quadri grazie all’intelligenza artificiale, è disponibile anche su Android, dopo un breve rilascio di una versione beta. Su iOS numeri straordinari: 400 milioni di foto prismate e 10,6 milioni di download.

    Prisma è un’altra delle applicazioni mobile del momento, seconda solo a Pokémon Go che sta facendo impazzire gli utenti di tutto il mondo. Dopo il lancio avvenuto circa un mese solo su iOS, l’app realizzata dal russo Alexei Moiseenkov è ora disponibile anche sui dispositivi Android. La particolarità di Prisma è che si tratta non della solita app di editing, di quelle ne esistono centinaia infatti, ma rende le foto e le immagini come se fossero dei dipinti. L’applicazione ha ottenuto un successo enorme per il fatto che la resa molto realistica è basata su algoritmi di intelligenza artificiale, qualcosa di molto simile a quello che si vede con Google Deep Dream.

    Gli effetti a disposizione si rifanno ai grandi pittori come Kandiskij, Munch, Picasso, Chagall e altri, con delle rese davvero sensazionali. L’immagine viene praticamente ricreata di nuovo. Ecco spiegato il motivo del grande successo.

    prisma android

    In soli 10 giorni su iOS Prisma ha fatto registrare 1 milione di download. Ma ad oggi i download totali sono 10,6 milioni e 400 milioni sono state le foto “prismate”. E da oggi anche gli utenti che utilizzano dispositivi con il sistema operativo di casa Google potranno dare nuova vita alle proprie foto.

    Come utilizzare Prisma su Android

    L’uso di Prisma su Android è identico a quello su iOS. Prima di tutto è necessario scaricare l’applicazione da Google Play, l’app adesso è quella definitiva dopo che nei giorni scorsi era stata resa disponibile una versione beta che non funzionava benissimo. Una volta scaricata l’app ci sono due possibilità: o scattare una foto su cui poi applicare i filtri oppure scegleirne una dalla vostra galleria. Una volta scelta la foto non vi resta che applicare il filtro che preferite. Fatto questo siete pronti a condividere la vostra foto su Instagram, su Facebook o dove preferite.

    prisma android esempio

    La nostra prova oggi non è stata subito agevole, più volte usciva un messaggio che ci ricordava che “persone stavano usano l’app in quel momento” e bisognava attendere un po’. Ma col passare del tempo la situazione è migliorata.

    #UPDATE

    L’app in queste ore non funziona benissimo per via dei troppi utenti che la stanno utilizzando contemporaneamente. E’ troppo lenta e in alcuni casi appare un messaggio che vi conferma quanto detto, come vedete nell’immagine in basso.

    prisma app android

    A questo punto non vi resta che scaricarla, usarla e dirci cosa ne pensate.

     

  • Huawei P9 e P9 Plus disponibili anche in Italia

    Huawei P9 e P9 Plus disponibili anche in Italia

    Presentato a Londra lo scorso 6 aprile, Huawei ha presentato anche in Italia il nuovo P9 e da poco è disponibile anche il P9 Plus. Caratteristica del nuovo dispositivo della casa cinese è la doppia fotocamera con ottiche Leica.

    Come certamente ricorderete, vi avevamo parlato un po’ di settimane fa del teaser che Huwaei avava lanciato nella città di Milano con l’hashtag #OO, era tutto orientato alla presentazione del 6 aprile che la casa cinese aveva organizzato a Londra per presentare al mondo il nuovo modello: il P9 e la versione P9 Plus. Un dispositivo che segue ormai le caratteristiche distintive di Huwaei, ossia design curato, leggero, con caratteristiche tecniche notevoli. Ma questo nuovo modello aggiunge qualcosa in più, un caratteristica che lo distingue sul mercato, ossia la doppia fotocamera posteriore con lenti Leica, il marchio prestigioso del mondo della fotografica.

    huawei p9 modello

    Huawei non ha voluto comunque mancare fa mancare una presentazione in grande stile del P9 anche in Italia organizzando un grande party a Milano dove erano presenti 500 ospiti. A condurre la serata c’era Costantino della Gherardesca ed erano presenti anche i vertici italiani del colosso cinese. Al party erano presenti, tra gli altri, anche Filippa Lagerback, Laura Barriales, Baby K, Adriano Galliani, Cristian Brocchi, Gianluigi Donnarumma, Manuel Locatelli, Carlotta Ferlito, Diego Passoni, Mariana Rodriguez, Luca Dotto e The Jackal.

    huawei p9 plus bn

    huawei p9 plus

    Parlando del dispositivo, che rappresenta il top di gamma in questo momento, come dicevamo prima, l’attenzione è catturata principalmente dalla presenza dei due sensori Sony da 12 MP IMX286 posizionati sul retro della scocca, uno RPG e uno monocromatico. Il doppio obiettivo con lenti asferiche Leica SUMMARIT H 1:2.2/27 consente di catturare immagini in qualsiasi condizione di luce, ci sono poi funzionalità che consentono anche di agire sulla messa a fuoco in fase di post-produzione. Quindi un sensore cattura le immagini a colori, l’altro le cattura in bianco e nero con il vantaggio di migliorare il punto focale anche dopo aver scattato la foto.

    huawei p9 bn

    Le altre caratteristiche del P9 sono di avere il nuovo sistema operativo Android 6.0, Marshmallow; display da 5,2 pollici (5,5 pollici per il P9 Plus); processore octa core Kirin 955; 3 GB di RAM (4 per il P9 Plus); memoria interna da 32 GB; fotocamera frontale da 8 megapixel;  batteria da 3.000 mAh (3.400 mAh per il P9 Plus).

    Il nuovo Huawei P9 è disponibile nelle colorazioni Mystic Silver e Titanium Grey al prezzo di 599 euro, il Huawei P9 Plus disponibile proprio da questo mese, con scocca in tinta Quartz Grey, è disponibile a 749 euro.

  • Telepass migliora i suoi servizi con Telepass Pyng

    Telepass migliora i suoi servizi con Telepass Pyng

    telepass pyng mobile

    Telepass punta a semplificare i servizi rivolti agli automobilisti puntando sulla Mobilità. Servizi sempre più innovativi che consentono di risparmiare tempo in autostrada e anche in città. Telepass Pyng è infatti l’app per smartphone che permette di pagare la sosta sulle strisce blu cittadine direttamente da proprio conto Telepass.

    Telepass punta a migliorare i servizi rendendoli sempre più innovativi e puntando in maniera decisa sulla mobilità in città. Infatti, i servizi proposti si pongono l’obiettivo di far risparmiare agli automobilisti tempo in autostrada ed anche in città. Ad un costo minimo, oggi i servizi che Telepass offre sono davvero tanti. Attraverso il dispositivo montato all’interno della propria auto è possibile:

    – pagare il pedaggio in autostrada transitando sulle corsie dedicate, senza fermarsi al casello e senza necessità di ritirare il biglietto;

    – pagare la sosta nei principali parcheggi italiani convenzionati, presenti negli aeroporti, stazioni, città e fiere, senza necessità di ritirare il biglietto e senza dover accedere alle casse per il pagamento, evitando le code in ingresso e in uscita;

    – pagare l’accesso all’area C di Milano, attivando preventivamente il servizio sulle targhe abbinate al Telepass;

    – acquistare e ritirare il biglietto per il traghettamento senza passare dalla biglietteria, semplicemente utilizzando la pista Telepass dedicata. Il servizio è al momento attivo sullo stretto di Messina.

    telepass pyng

    Altra grande novità di Telepass, proprio in riferimento alla mobilità in città è Telepass Pyng, l’app per smartphone che consente il pagamento della sosta sulle strisce blu nelle città convenzionate. Con questo servizio è possibile interrompere e prolungare la sosta ovunque ci si trovi pagando solo il tempo necessario e per più targhe contemporaneamente senza avere il Telepass sul veicolo. Il servizio è disponibile tramite app per Android e iOS e mobile site.

    Con Telepass, quindi, ogni spostamento diventa facile e veloce. L’addebito dei servizi avviene in via posticipata e senza costi aggiuntivi sul proprio conto Telepass ed in qualsiasi momento è possibile accedere alla rendicontazione online delle soste, transiti e accessi tramite l’area riservata del sito o tramite app.

    Per consultare tutti i servizi di Telepass potete visitare il sito oppure consultare la pagina Facebook.

    Buzzoole

  • Come migliorare le conversioni delle tue campagne su mobile

    Come migliorare le conversioni delle tue campagne su mobile

    Come migliorare le conversioni per quel che riguarda le campagne da Mobile? Per fare chiarezza su questo punto, oggi ospitiamo qui sul nostro blog Silvio Porcellana, fondatore e CEO di mob.is.it.

    Le campagne su mobile funzionano 5 volte di più rispetto a quelle da desktop. Tra le ricerche effettuate su smartphone, 9 su 10 portano all’azione, oltre la metà all’acquisto. È naturale che il marketing stia spostando sempre più i suoi investimenti su questo canale: nel 2015 sono stati spesi 35 bilioni di dollari in campagne mobile, oltre il doppio di quanto speso nel 2013.

    mobile conversioni campagna @franzrusso.it 2016

    Ma il mobile è ancora in gean parte una terra incontaminata: nonostante le persone passino su smartphone il 10% del tempo totale dedicato ai media, solo il 9% degli investimenti in pubblicità è destinato a questo canale.

    investimenti mobile

    Perchè i brand hanno paura di investire sulle campagne mobile?

    Ecco i motivi principali per cui alcune compagnie temono di lanciarsi maggiormente nel mobile (e perchè stanno sbagliando):

    Primo: Ad blocking – la possibilità offerta agli utenti di bloccare le pubblicità è utilizzata dal 5% della popolazione digitale. Molti marketer temono che questa tendenza sia in crescita e renderà sempre meno visibili gli annunci pubblicitari. Tuttavia si tratta di un fenomeno sopravvalutato, che colpisce prevalentemente chi non posiziona correttamente i propri annunci: se la campagna proposta è in target, le persone saranno felici di ricevere il nostro messaggio. Se invece ci bloccano, poco male: avremo risparmiato budget per quelle davvero interessate.

    mobile ad-blocking

    Secondo: Mancanza di informazione – Google e Facebook sono due spazi fondamentali per le pubblicità su mobile. Entrambe le piattaforme offrono la possibilità di creare un annuncio e renderlo visibile in prevalenza o esclusivamente da smartphone, di targettizzare il pubblico e di creare molti stili di annuncio. Il problema è che offrono poca trasparenza sui risultati: costi, posizionamenti, a chi vengono mostrati gli annunci. La buona notizia è che in futuro gli investitori potranno avere le idee più chiare: grazie alla diffusione di nuove opzioni per il programmatic buying, sarà possibile raccogliere dati più precisi e sfruttarli per conoscere sempre meglio il proprio target.

    Terzo – Difficoltà di tracciamento – la pubblicità on-line, a differenza di quella tradizionale, permette di avere molti più dati per misurare l’effetto di una campagna. Ma da quando le pubblicità possono essere bloccate, è molto più domplicato sapere quante persone hanno visto l’annuncio. Inoltre i dati da monitorare sono davvero tantissimi, non sempre è facile determinare quali sono le statistiche più importanti da tenere sott’occhio. Per fortuna esistono tool come ComScore o Socdir, in grado di aggregare ed elaborare i dati, offrendo una visione più chiara sui risultati e spunti utili per determinare i futuri obiettivi delle campagne.

    4 idee per creare subito campagne su mobile efficaci

    Per far rendere al massimo gli investimenti pubblicitari su mobile, ti offriamo 4 assi nella manica che ti aiuteranno a migliorare conversioni e risultati.

    1. Pensa mobile: segui nuove strade

    Il mobile prevede modalità di fruizione personali, immediate, diverse rispetto a quanto avviene per il desktop. Le campagne di conseguenza devono tenere conto della localizzazione degli utenti, essere sincronizzate con le loro azioni, prevedere che gli annunci possano essere visti prima o durante il  processo d’acquisto.

    In quest’ottica, Google ha studiato una soluzione che permette di tracciare meglio i comportamenti degli utenti. A fine 2015 ha iniziato a rendere disponibili alle aziende i dati sulle keyword  maggiormente cercate in relazione al loro brand, rispetto al periodo, al giorno e all’ora. Un’informazione che permette di mettere in atto strategie multicanale interessanti.

    Ad esempio, se un brand di prodotti cosmetici sa da Google che la parola chiave più ricercata nel weekend è “crema viso”, potrà programmare in questi due giorni un annuncio dedicato. Poi potrà mettere in evidenza questo articolo nei punti vendita, abbinando uno sconto valido esclusivamente per il fine settimana.

    mobile traffic

    2. Aumenta le conversioni con il remarketing

    Solo il 2-4% delle visite a un sito crea direttamente una conversione. Ma i percorsi di acquisto on-line non sono lineari, prevedono ricerche e confronti con altre pagine prima di trasformarsi in azione. Specialmente su mobile. Il remarketing ti aiuta proprio in questo: puoi seguire l’utente nelle sue esplorazioni, facendo apparire un annuncio che ricorda il tuo brand a chi ha visitato il sito. Oppure puoi creare diverse liste di utenti e mostrare la campagna solo a chi è in target.

    Tirendo, azienda produttrice di pneumatici ha sperimentato il remarketing creando una campagna  dedicata a chi ha visitato il sito e un’altra per chi ha cercato uno specifico tipo di gomme. Il risultato è stato buono per la prima campagna, ma straordinario per la seconda, ottenendo un incremento del 22% nelle vendite e del 163% nelle conversioni. Sia Google sia Facebook permettono agli inserzionisti di attivare annunci con funzione remarketing. Se non lo utlizzi già, inizia a farlo.

    3. Usa il potere dell’immediatezza: chiama ora!

    L’88% delle ricerche effettuate da mobile ha carattere locale. Il 61% delle persone che ha cercato un’informazione di questo tipo, ha effettuato una chiamata, trasformando la sua ricerca in azione diretta. Per rendere immediato questo passaggio è fondamentale inserire un pulsante “chiama ora” negli annunci destinati al mobile. È possibile farlo per gli annunci su Google, Facebook e Twitter: in tutti e tre i casi una semplice procedura permette di integrare questa funzionalità e rendere ancora più efficaci le proprie campagne. Il risultato è una ottimizzazione dei costi della campagna e un aumento delle conversioni.

    Ad esempio, IHG, un gruppo internazionale di hotel, ha ottenuto con una campagna Google click-to-call un aumento del traffico sul sito da mobile del 20% e una crescita nella mobile search activiy pari al 91%.

    4. Aggiungi rilevanza ai contenuti

    Molte persone trovano le pubblicità fastidiose e invadenti. Il motivo principale è che gli annunci contengono messaggi poco rilevanti, mentre le persone su mobile si aspettano di ricevere informazioni personalizzate sui loro interessi, come personale è l’utilizzo di smartphone e tablet.

    Ed ecco spiegato il successo dei tool per bloccare le pubblicità. I messaggi di massa non funzionano su mobile, ma se l’annuncio viene mostrato alla persona giusta, nel luogo e momento opportuno, le conversioni crescono.  Per farlo bisogna segmentare il target e creare annunci dedicati, che portino gli utenti a cliccare perchè fortemente coinvolti.

    Nice Tees, azienda di abbigliamento, ha preso davvero sul serio l’idea di segmentazione: nella sua campagna su Facebook è arrivata a mostrare a ciascun utente l’immagine di una felpa personalizzata con il suo cognome. Un messaggio che non passa inosservato.

    L’attenzione ai contenuti non si risolve nella campagna in sè: i click generati devono portare a un sito a sua volta rilevante nei contenuti, che devono essere accattivanti, immediati e ottimizzati per tutti i dispositivi. Come realizzare un sito efficace su mobile? Esistono sistemi on-line che permettono di creare pagine web e app in pochi minuti, che ogni marketer può utilizzare per creare un sito ottimizzato e aggiornare personalmente i contenuti a seconda della strategia che ha in mente.

    Quali sono le strategie della tua prossima campagna mobile?

    I marketer sono sempre più consapevoli dell’importanza del mobile e che investire su questo strumento non è più un optional ma una necessità. Probabilmente entro pochi anni, visti i risultati dei competitor, anche i meno coraggiosi si decideranno a destinare più budget al mobile.  L’importante, per non sprecare risorse, non è solo acquistare spazi ma pensare a cosa si vuole comunicare: oltre a pianificare bene l’annuncio, dire qualcosa che interessi l’utente. La pubblicità dovrà essere sempre meno un’interruzione, un disturbo, sempre più un consiglio, un approfondimento interessante, come sta dimostrando il successo crescente del native advertising. Pensa al tuo consumatore ideale: come potresti essergli utile?

  • Google mette in vendita negli Usa Cardboard per la Realtà Virtuale

    Google mette in vendita negli Usa Cardboard per la Realtà Virtuale

    Qualche anno fa Google aveva presentato Cardboard, il visore per la Realtà Virtuale di facile utilizzo. E da qualche giorno è in vendita negli Usa a 15 dollari. Cardboard ha già a disposizione diverse app e ad altre si possono integrare.

    Si parla sempre di più di Realtà Virtuale, il tema del momento e quello che caratterizzerà il prossimo (neanche tanto lontano) futuro. Qualche giorno fa ce ne ha dato una netta dimostrazione Mark Zuckerberg ritratto mentre attraversa la sala, al MWC 2016 di Barcellona, e tutti i presenti dotati di un visore Oculus VR che sembravano assolutamente assenti da tutto ciò che accadeva intorno a loro. E anche Google è una di quelle aziende che punta molto sulla Realtà Virtuale e nel 2014 ha realizzato Cardboard, un visore per la Realtà Virtuale, completamente di cartone e compatibile con tutti gli smartphone Android, da 4 fino a 6 pollici. Un visore concepito per permettere a tutti, dotati di uno smartphone, di vivere un’esperienza di realtà Virtuale

    Google cardboard smartphone

    Da qualche giorno Cardboard è in vendita online da Google, e per ora solo negli Usa. Ed è facile pensare che presto il visore sarà in vendita anche da noi. Il prezzo è di 15 dollari e rappresenta ovviamente un visore indicato per chi volesse approcciarsi alla Realtà Virtuale, anche se dall’esperienza diretta trasmette benissimo il senso della Realtà Virtuale. Definirlo un visore low cost ci può stare, nel senso che per pochi dollari (e quindi per pochi euro quando sarà disponibile anche in Italia) è possibile vivere esperienze di Realtà Virtuale molto coinvolgenti.

    Come usare Google Cardboard

    Usare Cardboard è semplicissimo, prima di tutto è necessario scaricare l’app da Google Play, poi una volta aperta la confezione in cartone è sufficiente inserire il vostro smartphone con lo schermo rivolto verso l’interno, richiudere la “scatola” e dal visore vivere l’esperienza in Realtà Virtuale. E’ possibile osservare foto scattate con la modalità VR, potete anche scattarle voi scaricando la fotocamera Cardboard. E’ possibile girare il mondo con Google Earth, potrete anche vedere i vostri video scegliendoli tra un wall che vi girerà intorno. E’ possibile anche vedere in 3d delle opere d’arte.

    Google cardboard

    E poi ci sono già diverse app da scaricare, come quella del New York Times “NYT VR“,  oppure vivere un’esperienza con Paul McCartney, o ancora vivere la sensazione di essere dentro Star Wars. Coca Cardboard è possibile vedere anche i video a 360 gradi di YouTube. E poi c’è anche The Space Titans, alla scoperta del nostro sistema solare.

    Ma Cardboard non è il solo visore di Google, negli Usa online è disponibile anche Mattel View-Master VR che funziona telefoni Android o iOS da 4 a 6 pollici, a 29,95 dollari, e anche Goggle Tech C1-Glass VR Viewer in vendita a 14,99 dollari.

    Quando sarà disponibile anche nel nostro paese, per chi fosse curioso e interessato a vivere un’esperienza di Realtà Virtuale, Cardboard è sicuramente un visore da provare, senza spendere grosse cifre.

  • Contactless e sicurezza, facciamo il punto della situazione

    Contactless e sicurezza, facciamo il punto della situazione

    Il Contactless è ormai un sistema di pagamento che si sta diffondendo velocemente e sarà il metodo di pagamento del futuro. Oggi proviamo a vedere il livello di sicurezza che questo innovativo sistema di pagamento prevede.

    A proposito di nuovo del  fenomeno Contactless, nel post precedente abbiamo analizzato il fenomeno nel tentativo di comprendere meglio come si sta sviluppando, dove abbiamo visto che ormai questo sarà il sistema di pagamento del futuro e il nostro paese da questo punto di vista segue il trend in crescita. Oggi ritorniamo sull’argomento, andando ad approfondire l’aspetto della sicurezza del Contactless vista la particolare importanza dell’argomento. Il nostro intento è quello di cercare di capire meglio questo strumento e fare più chiarezza possibile.

    Quando si parla di sicurezza riferita al sistema di pagamento Contactless, ossia il sistema di pagamento “senza contatto” –  cioè quelle carte di credito, o debito, che permettono il compimento dell’operazione senza che la carta venga inserita nel POS (point-of-sale), si possono ricordare alcune caratteristiche di base di questi strumenti. Intanto, che questo sistema di pagamento si attiva solo e soltanto quando la carta di trova molto vicina al POS, stiamo parlando di una distanza di 4 centimetri. Le carte Contactless inoltre rispondono ai medesimi requisiti di sicurezza delle carte tradizionali, requisiti molto stringenti tra l’altro. Va poi aggiunto un altro elemento di fondamentale importanza e cioè che, in generale, i possessori di carte di pagamento, siano esse dotate di tecnologia Contactless o meno, sono sempre tutelati da eventuali pagamenti fraudolenti effettuati a loro insaputa e hanno diritto al rimborso, attraverso la propria banca. Tutto questo è a norma di legge.

    contactless sicurezza

    Ma per fare ulteriore chiarezza, forse è il caso di mettere ben in evidenza anche alcuni punti ulteriori:

    • Ogni transazione avvenuta con carta Contactless, genera un unico crittogramma di sicurezza. Questo stesso crittogramma non può essere usato per effettuare una nuova transazione con la stessa carta o dispositivo in quanto sarebbe incompatibile con i sistemi di monitoraggio/sicurezza delle banche.
    • Come già ricordato nel nostro primo post sull’argomento, per transazioni Contactless con importi superiori a 25 euro, in Italia è richiesto l’uso del codice PIN o della firma.
    • Se la carta sia di tipo tradizionale o Contactless, i rischi in caso di furto o smarrimento sono gli stessi: fino al blocco della carta, verrà addebitato al cliente un massimo importo di 150 euro per eventuali utilizzi illeciti.
    • Forse anche questo aspetto non è molto conosciuto, ma il nome del possessore della carta e il codice di sicurezza di 3 cifre (il CVC2), richiesto per le transazioni su siti internet e stampato sul retro della carta, non possono essere letti da una carta utilizzata in modalità Contactless.
    • Con le carte Contactless è  impossibile effettuare pagamenti “per sbaglio”: la carta funziona solo quando la si avvicina al lettore e a pochissimi centimetri di distanza. Di conseguenza, non esiste dunque alcun rischio di doppio addebito: anche se si sfiora più di una volta il lettore con la carta, la transazione è effettuata una sola volta. Ma soprattutto la carta rimane sempre nelle mani del legittimo possessore, che ha sempre il controllo dell’operazione di pagamento.

    Per completare il quadro, l’uso di software anti-frode che lavorano su indici di anomalia specifici, profilando il comportamento di spesa del singolo titolare, è ormai una prassi diffusa da parte delle banche e viene messa a disposizione dei clienti, spesso accompagnata anche da alert via SMS  e da opzioni di apertura/chiusura carta in aree geografiche extra-europee, gestite dal cliente via cellulare, home-banking o via telefono.

    E’ bene ribadire, ancora una volta, che i possessori di carte di pagamento, siano esse dotate di tecnologia Contactless o meno, sono sempre tutelati per eventuali pagamenti fraudolenti effettuati a loro insaputa e hanno diritto al rimborso della propria spesa direttamente dall’esercente, attraverso la propria banca, così come previsto dalle regole dei circuiti che operano all’interno di un modello a quattro parti, insieme a banca del consumatore (issuer), banca dell’esercente (acquirer) e esercente. Nel caso degli acquisti online la maggior parte dei siti  garantisce la sicurezza delle transazioni richiedendo l’utilizzo di due codici di sicurezza, il codice di tre cifre presente sul retro della carta di credito (CVV) e un’ ulteriore password di sicurezza (3D Secure), i quali sono fondamentali per completare un acquisto online nella maggior parte dei casi. I siti web che non richiedono i codici di sicurezza aggiuntiva sono pochissimi e in ogni caso utilizzano strumenti alternativi per prevenire le frodi e nei rari ed estremi casi in cui questo avvenga garantiscono il rimborso al consumatore.

    Ecco, queste sono le informazioni che è necessario sapere quando si parla di sicurezza e carte Contactless, informazioni importanti che spesso non si conoscono, ma che è utile evidenziare trattandosi di un tema molto sentito.

  • Contactless, come funziona e alcuni dati per l’Italia

    Contactless, come funziona e alcuni dati per l’Italia

    Il sistema di pagamento Contactless si sta ormai diffondendo sempre di più, anche nel nostro paese. Le previsioni di crescita in Italia delle “smart card” sono positive.

    Sul nostro blog raccontiamo ormai ogni giorno quella che viene definita “rivoluzione digitale“, riportandovi storie, fatti ed esempi di come il digitale stia cambiando la nostra vita e il nostro modo di vivere anche il quotidiano. Per questo motivo oggi vogliamo osservare più da vicino un fenomeno di cui spesso si parla poco, ma che sempre di più sta entrando, ed entrerà, nella nostra vita di tutti i giorni. Stiamo parlando del fenomeno che va sotto il nome di Contactless, che indica il sistema di pagamento “senza contatto” e cioè quelle carte di credito, o debito, che permettono il compimento dell’operazione senza che la carta venga inserita nel POS (point-of-sale). Queste carte sfruttano la tecnologia RFID, cioè la Radio-Frequency IDentification, quella tecnologia per l’identificazione e/o memorizzazione automatica di informazioni, basata sulla capacità di memorizzazione di dati da parte di particolari etichette elettroniche.

    contactless carte pagamento franzrusso.it 2016

    Il grande vantaggio che offrono questo tipo di carte è che per compiere l’operazione di pagamento è sufficiente avvicinare la carta al POS, quando è presente sul lettore il simbolo Contactless e subito dopo viene emesso un segnale acustico che indica l’avvenuto pagamento. L’operazione è quindi resa più veloce e agevole e fino a 25 € di spesa non è necessario firmare lo scontrino o digitare il codice PIN, un gran bel vantaggio.

    Quindi i consumatori, con la tecnologia Contactless, possono decidere di pagare tramite qualunque dispositivo, dovunque e in qualunque momento, potendo contare su sicurezza e convenienza. E il vantaggio è anche per gli esercenti che possono incoraggiare un aumento di fiducia da parte dei loro clienti. I vantaggi che offre il sistema Contactless dunque sono davvero per tutti.

    Ma a che punto è la diffusione del Contacless in Europa e in Italia?

    Secondo alcuni dati che abbiamo reperito, nel secondo trimestre del 2015, quindi nella prima metà dello scorso anno, le transazioni Contactless in Europa sono cresciute del 170% e la quantità di spesa è triplicata. Nell’ultimo anno il 43% dei terminali installati nel mondo sono stati Contactless con una crescita annua del 21% rispetto al 2014. Qualsiasi sia l’attività, piccoli negozi, grandi magazzini, taxi e altro, i consumatori, in Europa, scelgono sempre di più la comodità e la sicurezza del Contactless, con una crescita annua del 20%.

    Per esempio, a Londra, grazie al Contactless è possibile acquistare anche i biglietti per i mezzi pubblici, tanto è vero che i trasporti di Londra sono il più grande merchant Contactless nel mondo: il 10% delle transazioni nel network della metropolitana di Londra è Contactless oggi e si tratta sicuramente di uno dei traguardi più rilevanti sui trasporti. A giugno del 2015, 100 milioni di viaggi sono stati pagati tramite tecnologia Contactless. Per restare in UK, solo nei primi tre mesi del 2015 le transazioni Contactless erano 52,6 milioni.

    Anche il nostro paese mostra di apprezzare il Contactless, ponendosi all’avanguardia per soluzioni di Contactless e proximity payments. Secondo i dati del Politecnico di Milano, le carte Contactless in Italia sono 12 milioni alla fine del 2014 e dal 2009, anno in cui si è cominciato ad introdurre questo sistema di pagamento, tutti i principali gruppi bancari italiani hanno messo a disposizione dei loro clienti carte dotate di questa tecnologia. Anche in Italia i grandi retailer hanno deciso di investire in innovazione accettando pagamenti con carte Contactless e smartphone NFC e tra questi vanno citati McDonald’s, IKEA, Media World, Auchan, Carrefour,  Esselunga, Eni, Eataly, Cisalfa, Chef Express e My Chef.

    Altro grande tema che introduce il sistema Contactless è quello della sicurezza, ma questo lo affronteremo più avanti, vista la sua enorme rilevanza.

  • Lenovo e Google: partnership per il nuovo dispositivo Project Tango

    Lenovo e Google: partnership per il nuovo dispositivo Project Tango

    Lenovo e Google annunciano una nuova partnership per lo sviluppo del primo device “Project Tango”, la tecnologia che consente al dispositivo mobile di “navigare” l’ambiente fisico così come avviene per l’essere umano. L’annuncio è stato fatto in occasione del CES 2016 di Las Vegas e il dispositivo sarà disponibile dalla prossima estate.

    In occasione di CES 2016 di Las Vegas, Lenovo ha annunciato di essere impegnata nello sviluppo del primo dispositivo mobile con “Project Tango“, in collaborazione con Google. Il nuovo smartphone, basato su processore Qualcomm® Snapdragon™, sarà disponibile dalla prossima estate e trasforma lo schermo in una sorta di finestra magica in grado di sovrapporre informazioni digitali e oggetti del mondo reale.

    Lenovo e Google, insieme a Qualcomm Technologies, stanno lavorando in collaborazione per ottimizzare il software e l’hardware allo scopo di mettere a disposizione degli utenti il meglio di “Project Tango“.

    Google Project Tango è una piattaforma tecnologica che utilizza una computer vision avanzata, dei sensori di profondità e dei rilevatori di movimento per creare un’esperienza di visione sullo schermo in 3D e consentire così agli utenti di esplorare, attraverso il proprio dispositivo, l’ambiente fisico che li circonda.

    Lenovo Project Tango Google

    Si tratta di una combinazione di hardware e software specifici che permette al dispositivo di reagire ad ogni movimento dell’utente, sia che faccia un passo avanti, indietro o di lato. Gli sviluppatori di app possono ad esempio trasformare la nostra casa nel livello di un gioco o creare una finestra magica verso ambienti di realtà aumentata e virtuale. Inoltre, i dispositivi Project Tango possono riconoscere i luoghi in cui sono già stati, come ad esempio il salotto di un’abitazione, un ufficio, o anche un luogo pubblico.

    Il sistema di rilevamento del movimento di Project Tango, a differenza dei sistemi basati su GPS, funziona in luoghi chiusi e permette di esplorare in modo preciso un centro commerciale, o perfino di trovare un determinato oggetto in uno specifico negozio. Utilizzando il sensore integrato, i dispositivi Project Tango possono poi catturare le dimensioni 3D della stanza, fornendo così, ad esempio, misure utili per scegliere nuovi mobili o complementi d’arredo.

    Per emergere nei mercati tablet e smartphone, oggi sempre più competitivi, è necessario correre qualche rischio nella ricerca e sviluppo e alzare l’asticella dell’innovazione. E’ il solo modo per cambiare davvero il modo in cui le persone utilizzano la tecnologia mobile” commenta Chen Xudong, senior vice president e president, Mobile Business Group, Lenovo. “Insieme a Google, stiamo rivoluzionando il modo di lavorare a progetti hardware e software, rompendo alcune barriere prima esistenti tra i due elementi. Trasformare la nostra visione condivisa in realtà darà vita a un’esperienza di prodotto olistica, che catturerà l’immaginazione degli utenti moderni.”

    Con Project Tango, lo smartphone diventa una finestra magica sull’ambiente fisico che ci circonda, offrendo la possibilità di percepire lo spazio e il movimento che vanno oltre ai limiti dello schermo touch” aggiunge Johnny Lee, Project Tango Lead, Google. “Lavorando con Lenovo, saremo in grado di rendere Project Tango più accessibile a utenti e sviluppatori ovunque nel mondo per poter creare e beneficiare di nuove esperienze che uniscono il mondo virtuale e quello reale”.

    E nell’ambito di questa partnership, Lenovo ha invitato gli sviluppatori a supportare la crescita dell’ecosistema di app basate su Project Tango. Questo progetto è infatti caratterizzato da potenzialità tecnologiche che offrono agli sviluppatori la possibilità di sviluppare app fino ad oggi inimmaginabili.

    Collegandosi a questa pagina, gli sviluppatori potranno sottoporre le proprie idee e, se la loro proposta sarà selezionata, potranno conquistare l’opportunità di vedere la propria app integrata nei nuovi smartphone Lenovo. Quindi, se siete degli sviluppatori vi invitiamo a farlo subito, anche perchè avete tempo fino al prossimo 15 febbraio 2016 per proporre la vostra idea. E il Project Tango Tablet Development Kit può essere acquistato su Google Store.

    Qualora foste interessati, per avere tutte le informazioni, le linee guida e i criteri di valutazione, vi invitiamo a consultare questo link: g.co/ProjectTango/AppIncubator.

  • GrabMe, la #AppPerLadri che ti localizza

    GrabMe, la #AppPerLadri che ti localizza

    Si chiama GrabMe, l’#AppPerLadri consente di intercettare tutte le informazioni pubbliche sui social e sulla rete andando a mappare chek-in e le localizzazioni attive dei social.

    Come sapete, qui su InTime cerchiamo sempre di raccontarvi tutto quello che accade in termini di innovazione e tecnologia, specialmente per quanto riguarda il Mobile. E ci teniamo a farvi conoscere, quando capita, applicazioni nuove che catturano la nostra attenzione.

    grabme

    Così ieri, in contemporanea con Giuliano Ambrosio, noto blogger e creativo digitale, ci siamo imbattuti in questa app che si chiama GrabMe, la prima #AppPerLadri, è il caso di dire. La cosa che ci ha stupito molto, e allo stesso tempo incuriosito, è che questa app, consente di intercettare tutte le informazioni pubbliche sui social e sulla rete andando a mappare chek-in e le localizzazioni attive dei social.

    A seconda delle informazioni, GrabMe riesce a individuare al 90% l’abitazione della persona e visualizzarla su una mappa e da quel momento viene monitorata la sua attività in rete mostrando quando è presente o meno in casa. L’applicazione è già disponibile per iOS e Android.

    Il sito dell’app http://grabme.name/ da ieri non è più raggiungibile, evidentemente oscurato, e sugli store non c’è presenza dell’applicativo.

    Stiamo parlando dunque di un’app che mappa quello che facciamo e che potrebbe esporci ad evidenti pericoli. Come detto all’inizio, anche noi, dopo una lunga attesa per il download, abbiamo scaricato e usato l’app, ma si riusciva ad individuare poche persone sulla mappa che mostra l’app. Invece Giuliano, in zona Roma, è riuscito ad individuarne molte di più. In basso potete vedere il suo video di prova.

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    Questo invece il video di Luca La Mesa, uno degli utenti che Giuliano è riuscito ad individuare, il quale è riuscito a sventare una rapina.

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    E’ evidente che qui si apre un tema legato alla privacy grande come una casa. Vi abbiamo parlato di questa #AppPerLadri, GrabMe, proprio per accentrare l’attenzione di noi tutti su un tema così delicato come questo. Fare attenzione  su come si usa la rete e i social media è solo la prima vera grande regola.
    Ovviamente vi terremo aggiornati su eventuali aggiornamenti.
  • Tassa di Concessione Governativa, è legittima secondo l’UE

    Tassa di Concessione Governativa, è legittima secondo l’UE

    Con una sentenza emanata ieri, la Corte di Giustizia Europea ha stabilito che non è di ostacolo alla libera circolazione dei cellulari la Tassa di Concessione Governativa, che non deve essere rimborsata. La motivazione? La TCG si applica ai contratti di abbonamento per l’utilizzo dei cellulari (per i quali non vi è obbligo di sottoscrizione) e, di conseguenza, non ne impedisce la vendita.

    La Corte di Giustizia Europea, Ottava Sezione, con la sentenza del 17 settembre 2015 ha posto fine alla controversia in merito alla legittimità della TCG (Tassa di Concessione Governativa), che viene applicata a tutti coloro che sottoscrivono un contratto di abbonamento per l’utilizzo dei cellulari. Secondo la Corte di Giustizia, in sostanza, la TCG – che, peraltro, non si applica fuori dell’Italia-, non interferisce con la libera circolazione degli apparecchi cellulari.

    TCG e cellulari: la vicenda e la decisione della CGUE

    Tutto comincia con due controversie giudiziali proposte da due società del nord-est nei confronti, rispettivamente, dell’Agenzia delle Entrate – Direzione Provinciale Ufficio Controlli Belluno e dell’Agenzia delle Entrate – Direzione Provinciale Ufficio Controlli Vicenza, per ottenere il rimborso della TCG. A seguito del diniego di rimborso, propongono ricorso dinanzi alla Commissione Tributaria Regionale di Mestre – Venezia, sostenendo che l’autorizzazione o la licenza prevista dalla normativa italiana non sono compatibili con il principio di libera circolazione e di messa in servizio delle apparecchiature terminali, così come previsto dalla direttiva n. 5 del 1996; di conseguenza, mancando il presupposto impositivo, la TCG deve essere rimborsata.

    tassa-concessione-governativa-cellulari

    La Commissione Tributaria Regionale sospende il giudizio e si rivolge alla Corte di Giustizia Europea.

    La CGUE precisa, preliminarmente, che la TCG “si applica non alle apparecchiature terminali per il servizio radiomobile terrestre, bensì ai contratti di abbonamento sottoscritti per l’uso di tali apparecchiature”, che non si applica ai cellulari provenienti da altri Stati membri e che gli stessi “possono essere venduti senza obbligo di sottoscrivere un contratto di abbonamento in Italia”.

    In merito, poi, alle questioni pregiudiziali sollevate, la Corte dichiara che le direttive 1999/5/CE del 9 marzo 1999, nn. 19, 20, 21 e 22 del 2002 non impediscono l’adozione di una normativa nazionale che preveda l’applicazione di una tassa come la TCG, in virtù della quale il contratto di abbonamento per l’utilizzo di “apparecchiature terminali per il servizio radiomobile terrestre” è assoggettato a un’autorizzazione generale o a una licenza nonché al pagamento della tassa sopra citata. Aggiunge che il contratto di abbonamento sostituisce “di per sé la licenza o l’autorizzazione generale e, pertanto, non occorre alcun intervento dell’amministrazione a riguardo”.

    Infine, la CGUE precisa che la normativa comunitaria non è di ostacolo all’adozione di una normativa nazionale che preveda un trattamento differenziato per gli utenti di cellulari – distinguendo tra coloro che sottoscrivono un contratto di abbonamento e coloro che acquistano le apparecchiature utilizzando carte prepagate -, assoggettando soltanto i primi alla normativa che ha istituito la Tassa di Concessione Governativa.

    Concludiamo segnalando, in argomento, l’interessante sentenza della Corte di Cassazione, Sezione Tributaria Civile – n. 21777 del 2014, che (pur occupandosi della diversa questione relativa al termine per il versamento della TCG) ha precisato che la Tassa di Concessione Governativa si applica sia alle stazioni di radio elettriche che ai telefoni cellulari, entrambi assoggettati al D.Lgs. n. 259 del 2003 (che ha attuato la direttiva CE n. 20 del 2002) e al D.Lgs. n. 259 del 05.09.2001 (che ha attuato la direttiva CE n. 5 del 1999).

    E voi cosa ne pensate? Fateci sapere i vostri commenti!

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