Categoria: Social Media

In questa categoria trovate articoli che riportano dati e ricerche sul mondo dei Social Media. Dal numero di utenti connessi, al tempo trascorso su ciascun social network

  • Come l’algoritmo di X sarà gestito dalla IA Grok entro poche settimane

    Come l’algoritmo di X sarà gestito dalla IA Grok entro poche settimane

    Elon Musk ha fatto sapere che l’algoritmo di X si poggerà interamente sulla IA Grok. I contenuti verranno quindi gestiti dall’intelligenza artificiale, così come accade su altre piattaforme. Vediamo in che modo tutto questo avverrà e cosa comporterà.

    Due anni fa, con questo articolo “Come funziona il nuovo algoritmo di Twitter/X“, raccontavo come l’arrivo di Elon Musk alla guida della piattaforma avesse portato a una revisione dell’algoritmo, con l’obiettivo di premiare contenuti autentici, ridurre lo spam e favorire l’engagement attraverso regole trasparenti.

    E oggi X si prepara a un cambiamento forse più radicale. Infatti, l’algoritmo sarà gestito interamente da un’intelligenza artificiale, nello specifico Grok, creato da xAI.

    Nel suo post, Elon Musk ha annunciato che entro 4-6 settimane tutte le euristiche manuali, ossia quell’insieme di le regole fisse definite dagli sviluppatori, saranno eliminate, lasciando all’IA il compito di analizzare e raccomandare contenuti.

    Ma cosa significa esattamente? E come si colloca questo approccio rispetto ad altre piattaforme social? Lo vediamo insieme qui, cercando di capire il funzionamento del nuovo sistema, lo confrontiamo con il passato e vediamo se ci sono precedenti di algoritmi completamente IA driven.

    Come funzionava l’algoritmo di X nel 2023

    Nel 2023, l’algoritmo di X (allora ancora in transizione da Twitter) si basava su un mix di regole manuali e machine learning di base. Come avevamo visto, l’obiettivo era promuovere contenuti che generassero interazioni autentiche, penalizzando pratiche come il posting di link nudi (quei tweet con link senza testo) o contenuti spam. Tra i punti principali:

    • Reply boosting: le risposte dirette avevano un peso maggiore rispetto a like o retweet, per incentivare conversazioni reali.
    • Penalizzazioni per link senza testo: post con solo un URL e senza contesto ricevevano meno visibilità, perché considerati meno informativi.
    • Euristiche manuali: l’algoritmo usava elementi predefiniti (es. per like, retweet, impressions) per valutare la rilevanza di un contenuto.
    • Trasparenza: Musk aveva aperto il codice sorgente, permettendo agli utenti di capire come venivano prese le decisioni di raccomandazione.

    Ma, come abbiamo avuto modo di vedere in questi anni, questo sistema aveva limiti. La dipendenza da euristiche manuali significava che l’algoritmo non sempre riusciva a cogliere la qualità intrinseca di un contenuto.

    Inoltre, il mix di regole fisse e machine learning non era abbastanza flessibile per gestire il volume e la complessità dei contenuti su X. In aggiunta a questo, le regole fisse erano state implementate con regole che rispecchiavano in maniera precisa la visione di Musk, al punto da fare in modo che i contenuti visionati dagli utenti fossero sempre più vicini ai suoi principi e teorie. Pratica questa che va catalogata nella definizione di “algoritmo del proprietario”, come abbiamo visto.

    E ora la decisione di passare a un modello interamente basato sull’IA.

    Come l'algoritmo di X sarà gestito dalla IA Grok entro poche settimane
    Come l’algoritmo di X sarà gestito dalla IA Grok entro poche settimane

    Il nuovo algoritmo di X basato sulla IA Grok

    Elon Musk ha condiviso un post su X, citando un altro account. Secondo le informazioni condivise dal proprietario di X, l’algoritmo della piattaforma si evolverà verso un sistema “completamente basato su IA”, eliminando del tutto le euristiche manuali entro fine novembre o inizio dicembre 2025.

    Al centro di questa transizione c’è Grok, l’intelligenza artificiale sviluppata da xAI, progettata per analizzare contenuti e prevedere preferenze degli utenti su scala massiva. Cerchiamo di vedere insieme come funzionerà:

    1. Analisi totale dei contenuti: Grok esaminerà ogni post, immagine e video pubblicati su X, oltre 100 milioni di contenuti al giorno, per valutarne la qualità e abbinarli agli interessi degli utenti. Questo approccio si basa su modelli di deep learning che processano testo, immagini e contesto in tempo reale, senza affidarsi a regole fisse.
    2. Visibilità estesa (?): a differenza del passato, sostengono gli account più vicini alla visione di Musk, dove gli account piccoli faticavano a emergere a causa di metriche legate alla popolarità, il nuovo sistema permetterà di valutare i contenuti in modo oggettivo. Un post, anche da un account con pochi follower, avrà più possibilità di raggiungere un pubblico ampio.
    3. Personalizzazione del feed: gli utenti potranno interagire con Grok per regolare il proprio feed. Ad esempio, sarà possibile chiedere “mostrami meno politica” o “più contenuti su tecnologia”, con modifiche applicabili temporaneamente o in modo permanente.

    Secondo questo processo di modifica dell’algoritmo in chiave IA, entro fine ottobre 2025, X pubblicherà i “pesi” del modello IA, vale a dire i parametri che determinano come Grok valuta i contenuti.

    Questo permetterà di avere più chiaro come vengono prese le decisioni di raccomandazione.

    In buona sostanza, entro un mese e mezzo da oggi, X sarà interamente affidata all’IA.


    Cosa si intende per euristiche manuali

    Le euristiche manuali sono regole fisse, definite dagli sviluppatori, che guidano l’algoritmo nel decidere quali contenuti mostrare e in che ordine.

    Ad esempio, nel 2023, l’algoritmo di X assegnava un peso maggiore alle risposte rispetto ai like o penalizzava i tweet con solo un link, seguendo criteri prestabiliti. Queste regole utilizzavano le interazioni degli utenti (come like, repost o visualizzazioni) come input, ma il modo in cui venivano combinate era deciso a priori, senza adattarsi automaticamente ai cambiamenti nel comportamento degli utenti.


    A differenza del 2023, dove le euristiche manuali (leggi anche algoritmo del proprietario) giocavano un ruolo centrale, qui Grok opererà senza vincoli umani predefiniti, imparando e adattandosi autonomamente per gestire il volume e la varietà dei contenuti su X.

    Va detto, perché è più di un sospetto, che non ci sono ancora prove concrete che questo approccio risolverà problemi come bias algoritmici (se così vogliamo definirli) o la sovrabbondanza di contenuti irrilevanti. L’efficacia di questo modello dipenderà dal tipo di interpretazione secondo cui sarà impostata la IA e dalla sua implementazione.

    Quindi, ci ritroveremo di fronte ad un nuovo esempio di algoritmo del proprietario, forse l’esempio più calzante da questo punto di vista, interamente a traino dell’intelligenza artificiale.

    Piattaforme social media con algoritmi IA-driven

    L’idea di un algoritmo interamente gestito da IA non è di Elon Musk, anzi. Sono già diverse le piattaforme social media che hanno già adottato sistemi di raccomandazione fortemente basati sull’intelligenza artificiale, riducendo o eliminando le euristiche manuali. Alcuni esempi rilevanti:

    L’algoritmo di raccomandazione di TikTok

    La sezione “For You” di TikTok è uno degli esempi più noti di algoritmo IA-driven.

    Fin dal lancio di Douyin (la versione cinese) nel 2016, il sistema si basa su deep neural networks che analizzano interazioni come tempo di visualizzazione, like e condivisioni per predire i contenuti più rilevanti.

    Secondo studi del Belfer Center, circa il 70-80% del tempo trascorso dagli utenti deriva da raccomandazioni automatizzate, con pochissime regole manuali. TikTok si concentra su video brevi e punta a suggerire contenuti esplorativi, anche fuori dalla rete sociale dell’utente, a differenza di X che include conversazioni testuali e reti di follower.

    L’algortimo AI-driven di YouTube

    Il sistema di raccomandazione di YouTube, che genera oltre il 70% delle visualizzazioni (dati Google), utilizza modelli avanzati di machine learning, come deep neural networks, per la selezione dei contenuti e il ranking dei video.

    Le euristiche manuali ci sono ma restano minime, anche se esistono interventi umani per moderare contenuti problematici. La sfida di YouTube, simile a quella di X, è gestire un volume enorme di contenuti (miliardi di video), ma il focus è su formati long-form rispetto ai micro-post di X.

    La versione AI-driven di Meta per Instagram e Facebook

    Dal 2016, Meta ha spostato i feed di Instagram e Facebook verso algoritmi basati su IA, come graph neural networks, per raccomandare contenuti anche non collegati direttamente alla rete sociale dell’utente.

    Da specificare, questi sistemi non sono “100% IA”. Le regole umane per moderazione e policy (es. rimozione di contenuti dannosi) restano ancora (per poco) elevate, a differenza dell’approccio radicale di X.

    Ora, questi esempi mostrano che l’IA è già matura per gestire raccomandazioni su scala, ma X si distingue per l’obiettivo dichiarato di eliminare completamente le euristiche manuali in tempi brevi, affidandosi esclusivamente a Grok, la IA di casa.

    Resta da vedere se questa transizione sarà più efficace rispetto ai modelli ibridi di Meta o al sistema di raccomandazione di TikTok.

    La scommessa di X interamente sulla IA di Grok

    Il passaggio di X a un algoritmo interamente gestito da IA (primo caso di piattaforma social media fino ad oggi) è da considerarsi come una scommessa. Anche se inevitabile, visto il contesto e vista la visione di Musk.

    Allineandosi a piattaforme come TikTok e YouTube, che già sfruttano l’IA per raccomandazioni su scala, X punta a un modello che vede Grok al centro.

    Bisognerà attendere per verificare l’efficacia di questo approccio, anche se la possibilità che la piattaforma possa peggiorare, rispetto allo stato attuale, è molto alta.

    Vedremo cosa succederà nelle prossime settimane e, come sempre, lo valuteremo insieme qui.

  • LinkedIn, la piattaforma preferita dai Social Media Manager nel 2025

    LinkedIn, la piattaforma preferita dai Social Media Manager nel 2025

    Per la prima volta LinkedIn diventa la piattaforma preferita dai Social Media Manager, superando Instagram. L’indagine francese 2025 riporta anche Facebook a chiudere il podio. In crescita TikTok. Ecco tutti i dati.

    Per la prima volta LinkedIn diventa la piattaforma più importante per i Social Media Manager. Non è un titolo a effetto, è il dato che apre l’indagine 2025 del Blog du Modérateur, realizzata insieme a Iconosquare e all’IIM Digital School, su un campione di 844 professionisti attivi in Francia tra il 24 giugno e l’11 agosto 2025.

    Un sorpasso che racconta un cambio di paradigma, se vogliamo. LinkedIn non è più soltanto un luogo di networking, ma diventa sempre più luogo di strategie editoriali, investimenti e conversazioni non solo professionali.

    E questa direzione ha riflessi anche per quanto riguarda il nostro paese.

    I social che contano nel 2025

    Gli intervistati hanno valutato l’importanza delle principali piattaforme nel proprio lavoro. La classifica completa è questa:

    • LinkedIn 74%
    • Instagram 71%
    • Facebook 56%
    • TikTok 29%
    • YouTube 20%
    • Pinterest 12%
    • X 10%
    • Threads 6%
    • Snapchat 5%
    • Twitch 5%
    • Bluesky 4%.

    Da questa classifica si evince che quasi tre su quattro considerano LinkedIn importante per il proprio lavoro. Instagram si piazza al secondo posto ma resta vicinissimo e continua a essere forte sul pubblico giovane e sui formati.

    Facebook, dato per superato tante volte, si conferma terzo. E questo perché ha base utenti ancora molto grande e variegata. Diciamo che è ormai una piattaforma generalista. Ricopre un ruolo importante, quindi, per le campagne pubblicitarie.

    TikTok cresce ma rimane, per ora, un gradino sotto quando la domanda è “quale piattaforma è davvero importante per il tuo lavoro?”.

    YouTube arretra leggermente, mentre per X continua la discesa. La ricerca ricorda che nel 2022 Twitter era “importante” per il 40% dei SMM, mentre nel 2025 scende al 15% e, nella classifica di importanza, è indicato al 10%.

    Una situazione che finisce per spingere ad emergere piattaforme come Bluesky, anche se ancora poco diffuse.

    LinkedIn, la piattaforma digitale preferita dai Social Media Manager nel 2025
    LinkedIn, la piattaforma digitale preferita dai Social Media Manager nel 2025

    Social media, chi avanza e chi arretra

    Sulle dinamiche di crescita percepite le risposte convergono: TikTok è citato dal 56% come piattaforma “in progressione”, LinkedIn dal 50%, Instagram dal 45%.

    Sul fronte opposto, le piattaforme digitali in calo sono le stesse dell’anno precedente. Infatti, Facebook in calo del 56%, X 50%, Snapchat 22%.

    Nel caso di Facebook pesano soprattutto la moderazione più debole e l’aumento di contenuti generati da IA che riducono qualità e impatto nel feed.

    Su X ha inciso la gestione post acquisizione e la perdita di credibilità che molti professionisti segnalano come freno alla pianificazione.

    Contenuti organici: LinkedIn avanti, Instagram perde reach

    Dando un’occhiata ai risultati organici, il podio è stabile. E infatti notiamo LinkedIn 36%, Instagram 32%, Facebook 20%.

    Quasi la metà del campione preso in esame, però, dichiara di aver osservato una riduzione della reach su Instagram (49%).

    È una tendenza già emersa in altre rilevazioni e che obbliga a ripensare format, cadenza editoriale e commistione tra contenuti e sponsorizzazioni.

    Dietro il terzetto di testa si collocano TikTok al 7% e YouTube al 3% per performance organica.

    La ricerca francese riporta un dettaglio utile sulle Stories, che restano un formato chiave per stimolare interazioni. L’81% dei SMM le utilizza e, dentro questo universo, il 92% delle Stories viene pubblicato su Instagram. Facebook segue al 70% anche per effetto del cross-posting, mentre TikTok è citato all’11%.

    LinkedIn, la piattaforma preferita dai Social Media Manager nel 2025
    LinkedIn, la piattaforma preferita dai Social Media Manager nel 2025

    Pubblicità, Meta resta la casa delle sponsorizzazioni

    Dal punto di vista della pubblicità, Instagram è usato per campagne dal 81% e Facebook dal 80% del campione. Poi arrivano LinkedIn 31%, TikTok 20%, YouTube 14%. In termini di resa, Facebook continua a essere indicato come il canale più efficace per i risultati a pagamento dal 45% degli intervistati, in calo di 5 punti, seguito da Instagram al 31%, in crescita di 3 punti.

    Interessante la dinamica dei budget. Il 42% dichiara una spesa annua almeno pari a 1.000 euro in social ads. Per il 36% il budget è cresciuto rispetto al 2024, per il 16% è diminuito (era il 13% l’anno precedente).

    Aumenta anche l’autonomia nella gestione: il 49% afferma di gestire interamente i budget pubblicitari, era il 47% un anno fa. Due segnali che raccontano maturità operativa e un maggiore controllo interno sulle performance.

    Il Video si conferma il formato del 2025

    Oltre il 90% dei professionisti pubblica video.

    Nella distribuzione per piattaforma guida Instagram all’81%, seguita da Facebook al 73% (in crescita rispetto al 71% del 2024), da LinkedIn al 60% con un +7 punti, e da TikTok al 42% con un +4.

    YouTube è l’unica piattaforma in lieve calo rispetto al 2024 (–2 punti), ma resta comunque utilizzata dal 50% dei CM. Il video, dunque, si consolida come linguaggio mainstream in ogni ecosistema, con LinkedIn che accelera e riconfigura feed e abitudini di fruizione anche in chiave B2B.

    Influencer marketing: potenziale ancora inespresso

    Solo il 32% dei community manager dichiara di lavorare con creator e influencer. Eppure il 76% ha un budget dedicato. La ripartizione è utile per comprendere la scala degli investimenti: 21% tra 100 e 1.000 euro annui, 34% tra 1.000 e 10.000, 12% tra 10.000 e 50.000, 4% tra 50.000 e 100.000, 5% oltre 100.000.

    Le piattaforme più usate per le campagne di influenza confermano la supremazia di Instagram all’87% (in calo di 4 punti), con TikTok al 45% in crescita di 3 punti.

    Seguono Facebook 22% (–2), YouTube 16% (–4), blog o sito del creator 12% (–3), LinkedIn 8% (+1), Twitch 4% come new entry, X 1% (–4).

    È un quadro che evidenzia come l’influencer marketing stia cambiando e, allo stesso tempo, come LinkedIn inizi a ritagliarsi uno spazio anche in questo ambito, coerente con la sua evoluzione verso un social media a tutto tondo.

    La logica dell’algoritmo del proprietario

    Il punto non è soltanto chi sta davanti in classifica.

    È la logica che guida le scelte dei professionisti. LinkedIn oggi consente di lavorare su contenuti che generano valore professionale misurabile: posizionamento, reputazione, relazione con stakeholder, opportunità commerciali.

    In un ecosistema dove l’algoritmo del proprietario orienta la distribuzione del contenuto verso priorità e narrative decise dal gestore della piattaforma, LinkedIn viene percepito come un ambiente relativamente più coerente con gli obiettivi dei CM. Non immune, ma più allineato a ciò che un professionista cerca quando investe tempo e budget. E quindi, esposizione qualificata, interazioni pertinenti, continuità.

    C’è un impatto anche sull’Italia.

    Il nostro mercato condivide la necessità di presidiare percorsi informativi più solidi e meno dipendenti dall’intrattenimento puro.

    Per aziende B2B, professionisti, PMI che devono costruire fiducia e autorevolezza, la centralità di LinkedIn non sorprende.

    Il dato francese, quindi, non va generalizzato in modo automatico e schematico, ma intercetta una tendenza che vediamo già da mesi. E quindi, più spazio a contenuti di utilità, più attenzione a formati informativi, maggiore disponibilità a sostenere la reach con investimenti mirati dove serve e quando serve.

    Una breve sintesi 

    LinkedIn sale al primo posto per importanza (74%) e guida l’organico, Instagram resta fortissimo ma perde reach per quasi metà del campione, Facebook continua a reggere grazie alle adv e alla scala dell’audience, TikTok è la piattaforma in maggiore progressione ma ancora meno centrale quando si parla di “importanza per il lavoro”, X arretra.

    Il video è ormai linguaggio trasversale, l’influencer marketing ha margine di crescita fuori dall’asse Instagram–TikTok, i budget pubblicitari sono più diffusi e più spesso gestiti in autonomia.

    Il sorpasso di LinkedIn non è un incidente di percorso e nemmeno di numeri. È il segnale di un cambiamento che si evidenza nel bisogno dei professionisti di andare alla ricerca di luoghi dove poter condividere contenuti utili, conversazioni rilevanti e risultati misurabili.

  • Al via TikTok US, Trump firma l’ordine esecutivo

    Al via TikTok US, Trump firma l’ordine esecutivo

    Trump ha firmato l’ordine esecutivo da il via a TikTok US. Viene creata una joint venture americana con ByteDance al 19,9%. Il consorzio di aziende è a guida Oracle e l’algoritmo in licenza. Un precedente per la nuova geopolitica digitale.

    Donald Trump ha firmato, giovedì 25 settembre 2025, l’ordine esecutivo che dà ufficialmente vita a TikTok US. Dopo mesi di tensioni e trattative, l’app più discussa degli ultimi anni entra in una nuova fase.

    Da questo momento in poi le attività americane della piattaforma saranno gestite da una nuova società a maggioranza statunitense, con ByteDance in posizione di minoranza.

    Dopo la telefonata del 19 settembre tra Donald Trump e Xi Jinping, che aveva aperto la strada a un’intesa politica di principio, adesso si parla di un accordo pronto per essere firmato.

    L’annuncio di Trump dopo la chiamata con Xi aveva suscitato più di un dubbio. Pechino non aveva mai parlato di un via libera pieno, ma di un confronto “positivo” in cui veniva ribadita la richiesta di non discriminazione per le imprese cinesi.

    La struttura di TikTok US è definita e Trump ha firmato l’ordine esecutivo.

    Il quadro che emerge ricalca le anticipazioni di settembre, ma questa volta con tempistiche chiare e un riferimento preciso alla legge bipartisan del 2024 che obbliga TikTok a passare sotto controllo americano.

    Al via Tiktok US, Trump firma l'ordine esecutivo
    Al via Tiktok US, Trump firma l’ordine esecutivo

    TikTok US e la nuova joint-venture

    Secondo diverse fonti, e alcune conferme della Casa Bianca, TikTok US sarà gestita da una nuova joint-venture con sede negli Stati Uniti.

    ByteDance deterrà meno del 20 per cento delle quote, restando formalmente socio ma senza controllo. Gli investitori americani controlleranno la larga maggioranza, in linea con la legge approvata dal Congresso.

    La scelta della joint venture non è solo tecnica. Serve a rassicurare Washington sul fronte della sicurezza nazionale, garantendo che le decisioni strategiche, la gestione dei dati e l’operatività non possano più essere condizionate da Pechino.

    Il percorso legislativo e le successive proroghe

    Il percorso è stato scandito da tappe precise. La legge bipartisan del 2024 stabiliva che TikTok dovesse essere venduta a proprietari statunitensi entro il 2025, pena un divieto totale.

    Lo scorso gennaio, a poche ore dall’insediamento di Trump per il suo secondo mandato, l’app era stata effettivamente bloccata. Un blocco durato appena un giorno, perché lo stesso Trump aveva promesso di sospendere le sanzioni e avviare un negoziato con la Cina.

    Da allora la Casa Bianca ha concesso proroghe successive, mentre si cercava la formula giusta.

    Adesso la struttura trovata sembra soddisfare entrambe le parti e rispettare la legge. Per consentire la piena attuazione, Trump estende la sospensione di altri 120 giorni.

    Il post su X della Casa Bianca che conferma la nascita di TikTok US
    Il post su X della Casa Bianca che conferma la nascita di TikTok US

    TikTok e la sicurezza dei dati

    Alla base di tutta la vicenda resta la questione della sicurezza. Negli anni, esperti e funzionari statunitensi hanno sostenuto che ByteDance potesse offrire al governo cinese accesso a dati sensibili e all’algoritmo dell’app. Con oltre 170 milioni di utenti americani, TikTok rappresenta un caso senza precedenti per dimensione e impatto.

    La nuova joint venture è pensata proprio per rispondere a questi timori. ByteDance mantiene una presenza marginale, ma la governance e la gestione dei dati vengono spostate stabilmente sotto controllo americano.

    TikTok US e il nodo dell’algoritmo

    La questione più delicata riguarda l’algoritmo. Le leggi cinesi ne vietano la cessione all’estero, e quindi TikTok US continuerà a utilizzarlo tramite una licenza concessa da ByteDance.

    In questa fase, un ruolo di prim’ordine lo giocherà proprio Oracle, la società di Latty Ellison, grande finanziatore delle campagne elettorali di Trump.

    Insieme a Elon Musk, Ellison è stato un grande sostenitore per il ritorno di Trump alla Casa Bianca.

    Oracle avrà quindi, in virtù di società che gestirà i dati degli utenti americani, la possibilità di accedere al codice sorgente di TikTok.

    Siamo di fronte, evidentemente, ad un nuovo caso di quello che ormai definisco da tempo come “algoritmo del proprietario”. Ossia di algoritmi che vengono modellati agli interessi del proprietario della piattaforma.

    X è un esempio su tutti.

    Adesso con TikTok US non sarà la stessa cosa, ma di sicuro l’accesso all’algoritmo aiuterà a capire come meglio veicolare l’algoritmo di raccomandazione di TikTok.

    È un compromesso che consente all’app di restare operativa, ma che lascia aperto il tema del reale grado di autonomia della nuova entità americana.

    Usa e Cina, ecco cosa prevede l’accordo su TikTok US

    Lo scontro politico nato con TikTok 

    La storia di TikTok negli Stati Uniti è anche politica. Durante il suo primo mandato, Trump aveva tentato di vietare l’app già nel 2020 con un ordine esecutivo, annullato poi dal presidente Biden nel 2021. Successivamente lo stesso Biden ha firmato la legge bipartisan che ha reso obbligatoria la cessione.

    Ora, nel secondo mandato di Trump, quella legge trova applicazione concreta. Non si tratta più di minacce o di ordini annullati, ma di un processo negoziato con la Cina e vicino a concludersi.

    La nascita di TikTok US segna una svolta.

    La firma di Trump rappresenta il tentativo di trasformare una crisi in una soluzione stabile. Con l’obiettivo principale, mai nascosto, di mantenere la piattaforma attiva negli Stati Uniti garantendo al tempo stesso sicurezza e controllo.

    Ma la domanda resta la stessa: quanto durerà l’equilibrio trovato? La storia recente insegna che, quando si tratta di Trump e di rapporti con la Cina, nulla è mai davvero definitivo.

    Vedremo come si svilupperà la situazione nei prossimi 120 giorni.

  • Usa e Cina, ecco cosa prevede l’accordo su TikTok US

    Usa e Cina, ecco cosa prevede l’accordo su TikTok US

    Con una telefonata tra Trump e Xi Jinping è stata raggiunta l’intesa su TikTok US. L’accordo prevede l’80% a investitori USA, ByteDance al 19,9%; board a maggioranza USA, dati ospitati su Oracle, algoritmo in licenza. Le prossime tappe verso metà dicembre.

    Così come era stato anticipato qualche giorno fa, il presidente Trump e il presidente Xi Jinping si sono sentiti al telefono, ieri 19 settembre 2025.

    Dopo mesi di tensioni e ipotesi concrete di un ban totale, la telefonata tra il Presidente americano Donald Trump e il Presidente cinese Xi Jinping ha ufficialmente sancito un accordo su TikTok negli Usa. Un accordo che apre la strada a un nuovo modello di governance per la popolare piattaforma video.

    L’intesa, come emerge dalle notizie a disposizione, non si limita a evitare il blocco TikTok negli Usa, ma tende a determinare nuovamente il controllo e la sicurezza dei dati.

    Trump e l’accordo con la Cina

    Come abbiamo detto qui dall’inizio di questa vicenda, quindi dall’inizio del nuovo mandato del presidente Trump, la vicenda TikTok andava considerata all’interno di una visione geopolitica. Il contesto internazionale è cambiato in maniera repentina.

    La politica dei dazi dell’amministrazione americana ha contribuito a rendere il clima internazionale sempre molto teso, specialmente con la Cina.

    Ecco che l’accordo in questo senso segna un segnale diplomatico importante tra i due paesi. Un segnale che si estende ai dazi, alla politica finanziaria e commerciale tra le due potenze e anche sul fronte politico.

    Usa e Cina, ecco cosa prevede l'accordo su TikTok US
    Trump e Xi Jinping – Immagine realizzata con ChatGPT-5

    La telefonata tra i due capi di stato

    La telefonata tra i due capi di stato è stata descritta da entrambe le parti come “molto produttiva”.

    Il Presidente Trump ha confermato l’approvazione dell’accordo da parte di Xi Jinping tramite un annuncio su Truth Social, evidenziando il successo delle negoziazioni.

    Dal canto suo, la stampa cinese, attraverso l’agenzia Xinhua, ha sottolineato la richiesta di Pechino per un “ambiente equo” per le aziende cinesi, ribadendo un principio di non-discriminazione.

    Questa dinamica evidenzia la natura di compromesso dell’accordo: un riconoscimento della sovranità cinese sull’azienda proprietaria (ByteDance) a fronte di una concessione sostanziale sul controllo delle operazioni americane.

    Cosa prevede l’intesa su TikTok US

    Il quadro negoziale ricomposto in queste ore riprende i termini già circolati in primavera. In sintesi:

    • Nuova entità “TikTok U.S.” con sede negli Stati Uniti.

    • Capitale: 80% a investitori USA, ByteDance al 19,9% come singolo socio più grande ma minoranza sotto la soglia legale.

    • Consiglio di amministrazione a maggioranza statunitense con un membro designato dal governo USA come presidio di sicurezza nazionale.

    • Scadenze: estensione del termine di enforcement al 16 dicembre e finestra di chiusura 30-45 giorni secondo stime riportate da CNBC.

    Usa e Cina, ecco cosa prevede l'accordo su TikTok US
    Usa e Cina, ecco cosa prevede l’accordo su TikTok US

    Chi sono gli investitori

    Nel consorzio che rileverà il controllo compaiono Oracle e fondi come Silver Lake e Andreessen Horowitz; sul fronte degli azionisti già presenti nel capitale ByteDance che confluirebbero nella nuova struttura risultano SIG, General Atlantic, KKR.

    La combinazione esatta delle quote potrà variare all’atto finale, ma l’architettura “80/20” è oggi la più accreditata.


    Il consorzio americano per TikTok US

    La gestione della nuova entità TikTok US sarà affidata a un consorzio di aziende statunitensi, a riprova del forte controllo che il governo USA intende esercitare. I principali attori in gioco sono:

    • Oracle Corp.: non si limita a fornire i server, ma sarà il principale partner tecnologico, assumendo un ruolo di garante della sicurezza dei dati.
    • Andreessen Horowitz: importante società di venture capital che porterà la sua esperienza nel settore tecnologico e della governance aziendale.
    • Silver Lake Management: società di private equity con una solida esperienza nella gestione di investimenti strategici e nella ristrutturazione di grandi aziende.

    L’operatività di TikTok US in mano a Oracle

    Tutti i dati degli utenti statunitensi saranno trasferiti e ospitati esclusivamente su server situati negli Stati Uniti. L’infrastruttura di cloud computing sarà gestita da Oracle, un partner tecnologico cruciale che ha già lavorato al “Project Texas” per la sicurezza dei dati. Questo passaggio è centrale per eliminare ogni rischio di accesso esterno ai dati sensibili degli utenti americani.

    Come sarà gestito l’algoritmo di TikTok US

    È il punto più delicato. La Cina limita l’export di algoritmi e l’intesa, per come filtrata, non trasferirebbe l’algoritmo a TikTok US, ma prevederebbe una licenza d’uso dell’IP da parte di ByteDance.

    Questo schema soddisfa la normativa cinese ed evita uno scontro frontale, ma riapre il tema americano: basta una licenza per considerare interrotto il legame operativo con la Cina come voleva il legislatore USA, o resta un canale di influenza? È la domanda su cui, verosimilmente, si misurerà la tenuta politica e legale dell’accordo.

    La posizione ufficiale di ByteDance

    La società ringrazia i due presidenti e promette collaborazione “per garantire che TikTok rimanga disponibile per gli utenti americani tramite TikTok U.S.”. Un linguaggio che rafforza l’idea di uno spin-off locale e di una transizione tecnicamente guidata, senza blackout del servizio.

    Cosa resta da chiarire

    1. Licenza e controllo effettivo: chi decide tempi, criteri di aggiornamento e audit dell’algoritmo licenziato.

    2. Composizione finale del board e poteri speciali del rappresentante governativo.

    3. Iter normativo e eventuale passaggio parlamentare.

    4. Tempistiche reali di migrazione verso una eventuale app “US-only”, come ipotizzato in alcune ricostruzioni giornalistiche.

    Le prossime tappe verso l’accordo definitivo

    Trump e Xi dovrebbero vedersi all’APEC in Corea a fine ottobre.

    Se la finestra 30-45 giorni dovesse reggere (secondo anche WSJ), l’intesa potrebbe essere formalizzata prima della nuova scadenza di metà dicembre, chiudendo un dossier che impatta direttamente su 170 milioni di utenti americani e sull’ecosistema dei creator negli Usa.

    In conclusione, l’accordo su TikTok potrebbe rappresentare per Trump l’esempio di una potenziale crisi che si trasforma in un’opportunità strategica.

    Invece di un blocco totale, si è optato per una soluzione che mira a proteggere gli interessi americani pur mantenendo la piattaforma accessibile. Questo modello, che mette insieme la continuità del servizio con un controllo sulla gestione dei dati e sulla governance, potrebbe costituire un esempio per il futuro. Un modello che alla fine non compromette l’innovazione e garantisce l’uso della piattaforma a milioni di utenti.

    Il problema è adesso vedere quanto tutto questo reggerà. Perché quando c’è di mezzo Trump il condizionale è d’obbligo.

  • LinkedIn cresce in Italia ma solo 1 utente su 3 è attivo

    LinkedIn cresce in Italia ma solo 1 utente su 3 è attivo

    LinkedIn cresce in UE e in Italia, ma resta forte il divario tra iscritti e utenti attivi. Solo un terzo usa poi davvero la piattaforma: in Italia 6,4 mln su 23 mln registrati.

    LinkedIn, negli ultimi giorni, ha reso noti i dati aggiornati richiesti dal Digital Services Act per il primo semestre 2025, offrendoci così una fotografia più nitida della sua presenza in UE.

    Sono numeri che mostrano una crescita costante, ma che al tempo stesso mettono in evidenza un divario sempre più marcato tra utenti registrati e utenti realmente attivi.

    Più di 54 milioni di utenti attivi in UE

    Secondo il report, tra gennaio e giugno 2025 LinkedIn ha registrato 54,7 milioni di utenti attivi loggati al mese nell’Unione Europea. Un dato in crescita del 14% rispetto al semestre precedente, che conferma l’andamento positivo della piattaforma.

    Accanto agli utenti attivi, i dati DSA riportano anche un volume significativo di traffico “non loggato”. Ossia, 213 milioni di visite mensili da parte di chi non accede con il proprio account. Un numero enorme, che però non si traduce automaticamente in un utilizzo effettivo della piattaforma.

    Dove LinkedIn cresce di più

    La crescita non è distribuita in modo uniforme. Alcuni Paesi mostrano un incremento molto marcato degli utenti attivi:

    • Slovenia +100%;

    • Lituania +50%;

    • Repubblica Ceca +33%.

    Nei mercati principali dell’UE la crescita è stata invece più contenuta, attorno al 10%. Un dato che conferma come LinkedIn tende a consolidare la sua presenza nelle economie più grandi, mentre è capace di crescere più rapidamente nei mercati più piccoli.

    LinkedIn cresce in Italia ma solo 1 utente su 3 è attivo
    LinkedIn cresce in Italia ma solo 1 utente su 3 è attivo

    La crescita di LinkedIn in Italia

    E veniamo all’Italia.

    Nel nostro paese, il numero degli utenti loggati attivi è passato da 6,0 milioni nel secondo semestre 2024 a 6,4 milioni nel primo semestre 2025. Con un incremento di circa il 6,7% che, pur non avendo i numeri di altri Paesi più piccoli, indica un andamento positivo e costante.

    Interessante anche osservare i dati relativi al traffico “non loggato”. In Italia le visite mensili da utenti non loggati sono passate da 13,7 milioni a 19,9 milioni, con un aumento del 45%.

    LinkedIn: iscritti contro utenti attivi, il vero divario

    Se ci fermassimo ai numeri complessivi, potremmo dire che LinkedIn in UE continua a crescere e a rafforzare la sua base di utenti. Ma i dati DSA ci permettono di fare un passo ulteriore e di mettere a fuoco la particolarità della piattaforma. E parliamo della differenza tra iscritti e utenti attivi.

    LinkedIn, a fini di marketing (secondo varie fonti), conterebbe di avere oltre 160 milioni di membri registrati in UE. Confrontando questo dato con i 54,7 milioni di attivi mensili, notiamo che la percentuale di chi utilizza realmente la piattaforma almeno una volta al mese si ferma attorno al 34%.

    Stesso discorso per l’Italia. Secondo il report Digital 2025 di DataReportal, nel nostro Paese LinkedIn conta 23 milioni di utenti registrati. Mettendo a confronto questo dato con i 6,4 milioni di utenti attivi mensili indicati dal DSA, emerge che meno di 3 iscritti su 10, più o meno il 28%, usa davvero LinkedIn ogni mese.

    In altre parole, milioni di utenti italiani hanno un account LinkedIn, solo che la maggior parte non lo utilizza con costanza o lo ha abbandonato nel tempo.

    Traffico “non loggato” e account dormienti

    Un’altra distinzione importante riguarda le visite da utenti non loggati. Spesso si tende a confondere questi numeri con la quota di iscritti inattivi.

    In realtà, i dati “logged-out” includono sia persone che hanno un account ma non fanno login, sia visitatori occasionali che non sono registrati e che accedono magari a un profilo o a una pagina pubblica.

    Importante fare un po’ di chiarezza. La massa di traffico non loggato, pur essendo alta, non rappresenta automaticamente utenti che hanno abbandonato la piattaforma. Per misurare l’inattività bisogna sempre confrontare gli iscritti totali con gli utenti loggati attivi.

    LinkedIn, il quadro complessivo

    I dati ci consegnano un’immagine con una doppia faccia. Da una parte LinkedIn continua ad ampliare la sua base di utenti attivi in UE, con un trend positivo anche in Italia.

    Dall’altra, resta evidente il divario tra iscritti e utilizzatori reali: milioni di persone hanno un account, ma non accedono con regolarità o hanno smesso di usare la piattaforma.

    In Italia, questo significa – ripetiamo – che su 23 milioni di iscritti, solo 6,4 milioni la usano effettivamente ogni mese.

    Una differenza, già nota per la verità. Va comunque sottolineata l’importanza di guardare non soltanto ai numeri “di vetrina”. Importanti, ma non dicono tutto.

    Perché il caso LinkedIn colpisce di più

    Se questa dinamica può sembrare comune ad altre piattaforme digitali, e lo è, il caso LinkedIn assume un significato diverso.

    A differenza di piattaforme social media generaliste, come Facebook o TikTok, LinkedIn nasce per una finalità precisa. E cioè, quella di connettere professionisti, aziende e anche studenti.

    Per chi lavora, per chi è alla ricerca di un nuovo lavoro, per chi vuole costruire un nuovo network di contatti, LinkedIn è quasi “obbligato”. Magari aggiungiamo qualche altra virgoletta, ma è chiaro il senso.

    Proprio per questo motivo, il divario tra iscritti e attivi colpisce ancora di più.

    Significa che milioni di persone si registrano a LinkedIn per esserci, per frequentare un ambiente considerato rilevante, ma poi non lo usano, per motivi diversi, in modo costante.

    In molti casi si tratta di iscrizioni “di facciata”, che confermano l’importanza simbolica della piattaforma più che il suo utilizzo reale.

    In chiusura, LinkedIn cresce, ma la sua forza resta ancora limitata a chi davvero la frequenta con regolarità. E in Italia, oggi, sono meno di tre su dieci.

    Per ora ci fermiamo qua, anche perché il tema è molto vasto.

    E voi che ne pensate? Qual è la vostra esperienza con LinkedIn?

  • Usa e Cina raggiungono un accordo per TikTok

    Usa e Cina raggiungono un accordo per TikTok

    Usa e Cina hanno raggiunto un accordo quadro per risolvere la vicenda di TikTok negli Stati Uniti. Tutto questo a pochi giorni dalla scadenza della ennesima proroga fissata da Trump lo scorso giugno.

    A pochi giorni di distanza dalla nuova scadenza della proroga di 90 giorni fissata nel giugno scorso, Usa e Cina hanno raggiunto un accordo “quadro” per quanto riguarda le attività di TikTok negli Stati Uniti d’America.

    Mentre si aspettava la decisione da parte di Trump in vista della scadenza del 17 settembre, da Madrid, dove il segretario del Tesoro Usa, Scott Bessent, e il vicepremier cinese, He Lifeng, discutono di dazi e altri temi importanti, arriva la notizia di un accordo tra i due paesi.

    L’accordo tra Usa e Cina a Madrid

    Secondo quanto riportato da CNBC, Bessent sostiene che l’accordo tra i due paesi ha fissato anche i termini commerciali dell’operazione.

    E sempre secondo il segretario del Tesoro Usa, l’accordo prevede che la piattaforma diventi di “proprietà Usa”.

    Il post del presidente degli Stati Uniti Donald Trump su Truth Social
    Il post del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, su Truth Social

    Un’ora prima delle dichiarazioni di Bessent da Madrid, il presidente Trump aveva dichiarato su Truth che è stato raggiunto un accordo “su una ‘certa’ azienda che i giovani del nostro Paese desideravano fortemente salvare”. Ovviamente si riferiva a TikTok.

    In seguito a queste dichiarazioni, Trump parlerà direttamente della questione con il presidente cinese Xi Jinping il prossimo venerdì.

    Al momento non ci sono dichiarazioni ufficiali, sull’incontro, da parte di Pechino. E non ci sono nemmeno dichiarazioni ufficiali da parte di TikTok.

    Usa e Cina raggiungono un accordo per TikTok
    Usa e Cina raggiungono un accordo per TikTok

    TikTok al centro delle relazioni tra Usa e Cina

    Non sorprende che la vicenda TikTok sia stata oggetto di discussione tra i due paesi proprio quando ci si accinge a risolvere il nodo dei dazi e di tutto ciò che ne consegue.

    Sapevamo che la questione di TikTok sarebbe diventata cruciale per la tenuta dei rapporti tra i due paesi. E questo accordo “quadro” ne è la conferma.

    Non resta quindi che aspettare venerdì per conoscere meglio i termini dell’accordo e conoscere anche quale azienda acquisirà le attività Usa di TikTok, permettendo all’app di continuare ad essere attiva sul territorio Usa.

    Sempre mantenendo salvo il tema legale che questa situazione si porta dietro. E cioè che il ban di TikTok era previsto per legge, votata a fine 2024 da entrambi gli schieramenti del Congresso Usa.

    Di conseguenza, il presidente Trump avrebbe dovuto, vista la sua posizione, tenere fede all’impegno e portarlo avanti. Invece, il presidente Usa decide di procedere per proroghe. Fino ad arrivare a questo punto.

    Vedremo come anche questa vicenda si svilupperà.

  • Instagram cresce più di Facebook anche in Italia

    Instagram cresce più di Facebook anche in Italia

    Instagram supera Facebook in Italia e in UE: cresce dieci volte più velocemente. I dati del Digital Services Act mostrano un cambiamento profondo nel panorama dei social media.

    Per anni Facebook è stato considerato il centro della vita digitale, la piattaforma madre dei social media. Oggi però i dati, pubblicati di recente, ci raccontano un’altra storia.

    Instagram cresce molto più di Facebook, addirittura dieci volte di più nei Paesi UE. Un dato rilevante, che segna una svolta nel panorama dei social media in UE.

    I dati sulla Trasparenza delle piattaforme Meta

    Le informazioni arrivano dai report semestrali che le piattaforme sono obbligate a pubblicare in base al Digital Services Act (DSA), il regolamento europeo che impone trasparenza su utenti attivi e moderazione.

    Tra gennaio e giugno 2025, Facebook ha totalizzato 263,6 milioni di utenti attivi mensili nell’UE, mentre Instagram ha raggiunto 281,8 milioni.

    Ma il dato più rilevante riguarda il ritmo di crescita: Facebook è cresciuto appena dello 0,65%, mentre Instagram ha registrato un +6,17%, dieci volte tanto.

    Instagram cresce più di Facebook anche in Italia
    Instagram cresce più di Facebook anche in Italia

    L’Italia al terzo posto in UE per crescita

    In Italia il sorpasso è evidente. Facebook conta 36,5 milioni di utenti attivi mensili, mentre Instagram raggiunge 41,7 milioni. La differenza è di oltre 5 milioni di persone, pari a un +14,2% rispetto a Facebook.

    Un dato che conferma come Instagram sia diventato oggi il punto di riferimento per milioni di utenti italiani, non più solo la piattaforma dei giovanissimi. Nel tempo, Instagram è diventato per molti uno spazio dove ci si informa, si interagisce con brand, creator e aziende.

    Germania e Spagna: il divario più ampio

    La crescita di Instagram è ancora più impressionante in Germania e Spagna:

    • in Germania, Instagram conta 47,2 milioni di utenti, contro i 32,9 milioni di Facebook; una differenza di 14,3 milioni, pari a un +43,4%.

    • in Spagna, Facebook registra 27,1 milioni di utenti, mentre Instagram arriva a 37,5 milioni; un sorpasso di 10,4 milioni, pari al +38,3%.

    • in Francia, invece, i numeri sono più vicini; Facebook 42,9 milioni, Instagram 43,7 milioni.

    Instagram cresce più di Facebook anche in Italia
    Instagram cresce più di Facebook anche in Italia – La tabella

    Perché Instagram suoera Facebook

    Instagram è riuscito a evolvere.

    Negli anni ha assorbito formati da altre piattaforme, dalle Stories “copiate” da Snapchat ai Reels “presi in prestito” da TikTok. Fino a diventare un ecosistema capace di adattarsi a diverse modalità di consumo dei contenuti.

    Facebook, invece, è rimasto legato a un modello di interazione testuale e a un’immagine percepita come meno attuale. Non ha saputo attrarre le nuove generazioni, e oggi paga una crescita ferma e un pubblico che invecchia.

    In pratica, mentre su Instagram il cambio generazionale c’è stato e si vede, su Facebook non è mai avvenuto.

    La centralità del video breve su Instagram

    Il motore principale della crescita di Instagram è il video breve.

    I Reels, oggi estesi fino a tre minuti, rappresentano il cuore dell’esperienza e trattengono l’attenzione degli utenti. È su questo terreno che Instagram sfida direttamente TikTok, che in UE continua a crescere.

    Tra l’altro, i dati sulla Trasparenza di TikTok in seno al DSA certificano che la piattaforma ha raggiunto 200 milioni di utenti attivi mensili, in aumento rispetto ai 170 milioni precedenti.

    La competizione è aperta, ma Instagram ha consolidato la sua posizione, diventando la piattaforma centrale nell’ecosistema Meta.

    Una svolta generazionale

    Possiamo quindi dire che va delineandosi un panorama molto chiaro. E Facebook non è più il punto di riferimento in UE.

    Instagram ha preso il suo posto, diventando lo spazio privilegiato non solo per intrattenimento e relazioni con creator e brand, ma anche per informarsi e costruire il proprio racconto digitale.

    È una svolta generazionale che ridefinisce le dinamiche della comunicazione online. Un sorpasso che non è solo nei numeri, ma nel linguaggio, nei formati e nella cultura digitale quotidiana degli utenti europei.

    Ascolta e guarda il video qui:

  • Su Threads si può scrivere fino a 10 mila caratteri

    Su Threads si può scrivere fino a 10 mila caratteri

    Threads lancia gli allegati di testo fino a 10.000 caratteri, disponibili su mobile e web. Una funzione che cambia l’uso della piattaforma. Ecco come funziona, vantaggi, svantaggi e utilità per creator e utenti.

    C’è una esigenza ricorrente sulle piattaforme digitali, sin dalla loro nascita ormai avvenuta più di 20 anni fa. E riguarda lo spazio da riempire con pensieri e parole, come direbbe qualcuno.

    Già, pensieri, considerazioni, frasi che spesso e volentieri hanno preso forma in spazi più o meno ampi. Anzi, sin dai primi tempi in spazi assai ridotti, poi via via con spazi sempre più crescenti.

    E nonostante la trasformazione delle piattaforme, il tema dello spazio in cui scrivere è rimasto sempre centrale.

    Parliamo di questo tema perché la novità che ha introdotto la società di Zuckerberg sulla piattaforma nata per la forma scritta è degna di nota.

    Meta, infatti, ha annunciato una novità importante per Threads: a partire da ieri, 4 settembre 2025, è possibile allegare ai post blocchi di testo fino a 10.000 caratteri.

    Una scelta che cambia il modo in cui la piattaforma può essere utilizzata, avvicinandola a uno spazio capace di ospitare non solo conversazioni rapide ma anche contenuti più strutturati. Addirittura c’è chi comincia a parlare di blogging su Threads.

    Su Threads si può scrivere fino a 10 mila caratteri
    Su Threads si può scrivere fino a 10 mila caratteri

    Fino ad oggi Threads permetteva un massimo di 500 caratteri. Uno spazio breve, certo, ma non comparabile al vero sforzo di sintesi a cui ci aveva abituato Twitter, unico fin dai suoi esordi: prima con il limite di 140 caratteri, poi ampliato a 280.

    Nel panorama delle piattaforme digitali, anche Bluesky si muove su questa linea, mantenendo il tetto a 300 caratteri.

    Da questo punto di vista, i 500 caratteri di Threads apparivano già un terreno più comodo per scrivere post meno compressi.

    Ma ora, con gli allegati da 10.000 caratteri, si passa a un livello completamente diverso.

    Come funziona l’allegato di testo su Threads

    Per usare questa funzione non serve alcuna attivazione particolare.

    Quando si scrive un nuovo post, sotto al campo principale compare l’opzione per allegare un testo. Una volta selezionata, si apre un editor dedicato che consente di scrivere fino a 10.000 caratteri.

    Il testo allegato viene salvato come un blocco a parte. Quindi, non occupa spazio nel corpo del post, che resta sempre limitato a 500 caratteri, ma viene mostrato subito sotto come un riquadro compatto.

    L’utente che legge vede un’anteprima e può toccarla per aprire l’intero contenuto.

    All’interno dell’allegato si possono usare formattazioni (grassetto, corsivo, sottolineato, barrato) e i link aggiunti diventano cliccabili. In questo modo si possono costruire testi ben organizzati, leggibili e con riferimenti esterni facilmente accessibili.

    Su Threads si può scrivere fino a 10 mila caratteri
    Su Threads si può scrivere fino a 10 mila caratteri – esempio

    Vantaggi e svantaggi di questa novità su Threads

    L’estensione a 10.000 caratteri offre indubbi vantaggi. Prima di tutto permette a creator, giornalisti e professionisti di condividere contenuti completi senza spezzarli in più post o rimandare a piattaforme esterne.

    È un passo che semplifica l’esperienza d’uso e che valorizza chi ha la necessità di argomentare.

    Ma ci sono anche possibili limiti. Un flusso di testi molto lunghi potrebbe rendere meno immediata la lettura, allontanando chi è abituato a contenuti rapidi e sintetici.

    La sfida di Meta sarà quindi bilanciare l’introduzione di questi strumenti con l’identità stessa della piattaforma, nata per favorire la conversazione veloce.

    E poi, come visto altrove, c’è la tendenza a far rimanere tutti i contenuti all’interno della piattaforma, rendendo minima la tendenza a cliccare su link esterni.

    Quest’ultima considerazione è tuttavia quasi stiracchiata perché resta sempre valida la condivisione con link. Ma ove mai prendesse piede questa modalità per cercare di rendere visibili i propri contenuti, pubblicati su altri siti o blog, per renderli più visibili, ecco che il problema del “de-link” si presenterebbe eccome.

    A chi può essere utile

    Questa funzione si rivela interessante per i creator che già oggi utilizzano Threads come spazio per divulgare e approfondire.

    Newsletter, interviste, riflessioni personali o analisi possono infatti essere pubblicate senza compromessi. Anche le aziende e le organizzazioni possono trovarne beneficio: presentazioni di progetti, annunci articolati o report trovano un formato adatto, evitando di frammentare il contenuto o rimandare a documenti esterni.

    Per tutti gli altri utenti, invece, l’utilità dipenderà dall’abitudine personale. C’è chi preferirà ancora post brevi e immediati, e chi invece coglierà l’occasione per raccontare esperienze o opinioni in modo più completo.

    Threads e allegato lungo senza costi aggiuntivi

    A differenza di quanto avviene su altre piattaforme che riservano le funzionalità avanzate agli abbonati, Meta rende disponibile questa novità a tutti gli utenti senza costi aggiuntivi.

    Un segnale chiaro che rafforza la strategia di allargare la base d’uso di Threads, puntando sulla qualità e sulla varietà dei contenuti.

    La possibilità di allegare testi fino a 10.000 caratteri rappresenta una svolta che segna la crescita di Threads.

    La piattaforma, nata per offrire un’alternativa a X, amplia ora il proprio raggio d’azione, offrendo strumenti che intercettano l’esigenza di comunicare in modo più completo.

    Resta da capire se gli utenti accoglieranno questa novità come un’opportunità per arricchire le proprie conversazioni o se continueranno a privilegiare la brevità.

    Threads prova a scrollarsi di dosso l’etichetta di social “breve”, proponendosi luogo capace di ospitare anche contenuti che richiedono tempo e attenzione. Vedremo se sarà così.

  • Creator in Italia nel 2025, consapevolezza ma pochi guadagni

    Creator in Italia nel 2025, consapevolezza ma pochi guadagni

    Il report Kolsquare 2025 fotografa la professione del Creator in Europa. In Italia pochi guadagni, forte divario di genere, ma attenzione crescente a valori e responsabilità.

    Possiamo dire che nel 2025 la professione del Creator non è più una nicchia. Col tempo è diventato un mestiere, resistendo anche alla parabola degli influencer.

    Già, è una professione che permette di esprimersi a chi ha qualcosa da dire, con serietà e competenza, senza per forza inseguire e rincorrere l’economia dei like. Ma, allo stesso tempo, è una professione fragile.

    Uno degli aspetti che interessa da sempre, quando si parla di Creator, riguarda il loro guadagno. Una voce che è spesso relativa e mai uniforme, in quanto dipende da tanti aspetti.

    Ma se ne torna a parlare da qualche settimana per via di un interessante report che fa un quadro abbastanza preciso di quella che è la situazione attuale dei Creator, evidenziando anche altri aspetti.

    Il report “Voices of the Creator Economy 2025”, pubblicato da Kolsquare in collaborazione con NewtonX, fotografa con lucidità questo equilibrio instabile. E lo fa con un approccio europeo, raccogliendo i dati di 783 creator professionisti con almeno 5.000 follower in otto Paesi chiave: Francia, Germania, Italia, Spagna, Regno Unito, Belgio, Paesi Bassi e Paesi Nordici (Danimarca, Svezia, Finlandia e Norvegia).

    Un’indagine che va oltre le vanity metrics e mostra come anche la creator economy ha i suoi squilibri, le sue disuguaglianze.

    Dalla disparità di reddito tra uomini e donne, alle nuove forme di pressione online, dalle condizioni lavorative, alla percezione dei valori condivisi.

    Vediamo cosa ci racconta questa fotografia. E soprattutto, cosa ci dice dell’Italia.

    Creator in Italia nel 2025, consapevolezza ma pochi guadagni
    Creator in Italia nel 2025, consapevolezza ma pochi guadagni

    I Creatori in Europa: dati generali

    Lo studio ha coinvolto 783 creator con oltre 5.000 follower in otto Paesi europei. La distribuzione geografica del campione è la seguente:

    Paese Numero di creator coinvolti
    Germania 139
    Francia 136
    Regno Unito 121
    Paesi Nordici 94
    Italia 89
    Spagna 78
    Paesi Bassi 68
    Belgio 58

     

    Quanto guadagnano i creator in Europa

    Il primo dato che salta all’occhio riguarda i redditi. In media, il 74% dei creator guadagna meno di 1.000 euro al mese, una cifra che rende difficile parlare di sostenibilità economica per molti di loro.

    In Germania si registra la media più alta, ma anche il divario retributivo di genere più marcato: gli uomini guadagnano in media il 25% in più delle donne.
    Il Regno Unito, invece, presenta un paradosso: solo il 22% dei creator è attivo a tempo pieno, ma è anche il Paese con il più alto tasso di trolling online: il 30% dei creator britannici ha subito molestie o attacchi verbali sui social.

    In Francia, la situazione è altrettanto complessa:

    • il 77% dei creator lavora in autonomia
    • solo il 30% si definisce ben pagato
    • il 69% accetta scambi in prodotti (barter) al posto del pagamento in denaro
    • i creator francesi danno priorità a tre valori: equità, reputazione del marchio e impatto positivo.

    Il profilo dei Creator italiani nel 2025

    E in Italia? Dei 783 creator coinvolti nello studio, 89 sono italiani. Un campione che consente di delineare un identikit molto preciso, e per certi versi disarmante.

    Un lavoro… ma per pochi

    • solo il 35% dei creator italiani lavora a tempo pieno come creator
    • il 56% gestisce la propria attività da solo, senza collaboratori né supporto organizzativo
    • il 38% ha una seconda attività per integrare il reddito.

    Guadagni bassi, molto bassi

    • il 74% guadagna meno di 1.000 euro al mese
    • solo il 5% supera i 3.000 euro mensili
    • il 17% guadagna tra 1.000 e 2.000 euro
    • il restante 4% si colloca tra 2.000 e 3.000 euro.

    Questi dati confermano che per la maggior parte dei Creator italiani la creazione di contenuti non è una fonte di reddito sufficiente a garantire autonomia economica.

    La consapevolezza di essere Creator

    Eppure, l’impegno e la consapevolezza sono alti:

    • il 62% si identifica come “content creator” (e non come influencer)
    • il 70% sceglie collaborazioni con brand che ne condividano i valori
    • il 40% dice no a collaborazioni anche ben pagate se non coerenti con i propri principi
    • il 58% si definisce attento all’impatto sociale dei propri contenuti
    • il 32% ha rifiutato almeno una volta un contratto per motivi etici.

    Il Creator italiano, secondo questi dati, mostra un forte senso di responsabilità, e cerca, anche se tra mille difficoltà, di costruire una narrazione per quanto possibile coerente, rispettosa e autentica.

    Confronto Italia-Europa

    Il report di Kolsquare permette anche un confronto diretto tra l’Italia e gli altri Paesi analizzati:

    Indicatore
    Italia
    Francia
    Germania
    Regno Unito
    Media Europa
    % di creator a tempo pieno 35% 42% 44% 22% ~40%
    % che guadagna meno di 1.000€/mese 74% 70% 65% 76% 74%
    % con seconda attività 38% 35% 33% 40% ~36%
    % che lavora da solo 56% 77% 60% 65% ~64%
    % che accetta collaborazioni non pagate 69% (barter) 69% 58% 63% ~65%
    % che rifiuta brand non etici 40% 36% 34% 30% ~35%

     

    L’Italia è in linea con la media europea sul piano della precarietà, ma si distingue per una maggiore attenzione etica nelle collaborazioni, un dato che può diventare leva competitiva.

    Ecco il Codice di condotta Influencer, multe fino a 600 mila euro

    Gender gap nella creator economy: tra disparità e invisibilità

    Uno dei nodi più delicati che il report mette in evidenza è il divario di genere. Una disuguaglianza economica che attraversa l’intera creator economy europea, spesso sottovalutata o ignorata, ma che emerge in maniera netta nei dati del 2025.

    In Germania, ad esempio, il gender pay gap è il più evidente: gli uomini guadagnano in media il 25% in più delle donne, a parità di follower e contenuti.

    Un dato che, oltre a colpire per l’entità, mostra quanto anche un settore percepito come “nuovo” e “democratico” possa riprodurre schemi strutturali di disuguaglianza.

    Ma il problema non è solo economico. È anche di accesso alle opportunità e di tutela.

    Secondo il report:

    • il 60% delle creator ha dichiarato di aver subito episodi di trolling, molestie o commenti sessisti sui propri profili
    • le creator segnalano maggiore difficoltà nel farsi pagare il giusto dai brand rispetto ai colleghi uomini
    • le creator sono anche meno presenti nei contratti a lungo termine e nei contenuti sponsorizzati ad alto budget

    In Italia, sebbene manchino dati disaggregati per genere nel dettaglio, il quadro tracciato dalle interviste indica che le disparità si riflettono anche sul mercato locale:

    • le creator italiane tendono a lavorare di più in autonomia
    • accettano più spesso collaborazioni in modalità barter (scambio merce),
    • sono meno presenti nei progetti con brand internazionali, dove i budget sono più elevati.

    Tutto questo accade mentre il 62% dei creator italiani si identifica come “content creator” e non “influencer”, sottolineando un desiderio di riconoscimento professionale che però si scontra ancora con bias strutturali.

    Il gender gap, dunque, non è un effetto collaterale. È parte integrante del sistema. E la sua persistenza rischia di compromettere non solo l’equità, ma la stessa credibilità del settore come nuova forma di lavoro e professione.

    Una Creator Economy in bilico

    Quello che emerge dal report è una fotografia strutturata, a tratti contraddittoria. Il lavoro del creator è sempre più presente nel tessuto economico e culturale europeo, ma è ancora sottopagato, instabile e spesso invisibile nei diritti.

    In Italia, più che altrove, emerge un’idea di professione non ancora pienamente riconosciuta, ma che si fonda su valori forti, visione e dedizione personale.

    Un paradosso tutto italiano: si guadagna poco, si lavora tanto, e si tenta di farlo bene.

    Ed è proprio da questa contraddizione che, forse, può nascere un’evoluzione più matura dell’ecosistema.

    Se alle metriche di engagement cominciassimo ad affiancare standard professionali, attenzione e percorsi di crescita sostenibili, potremmo davvero iniziare a parlare di economia dei creator.

    Ma è tutto da vedere.

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    [Immagini di copertina, e quelle usate sui canali social di Franz Russo e di InTime Blog, generate usando modelli di IA Generativa come Chatgpt-5 di OpenAI e Gemini 2.5 Flash Image] 

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  • Su Instagram le dimensioni dei post sono sempre più verticali

    Su Instagram le dimensioni dei post sono sempre più verticali

    Instagram continua a impostare i formati dei contenuti visual sempre più in verticale. Da qualche settimana il formato dei post che prima era 1080×1350 px è diventato 1080×1440 px. Vediamo cosa comporta.

    Il mese di agosto è stato per Instagram un mese di novità, tutte molte interessanti. Una in particolare, quella dei repost, l’abbiamo anche trattata qui su InTime Blog.

    Ma ce n’è una che forse è passata in sordina anche perché non annunciata in maniera ufficiale. E, sicuramente, addetti ai lavori e anche semplici utenti della piattaforma avranno già intercettato.

    Come ricorderete ad inizio anno avevamo scritto delle nuove dimensioni per i nuovi formati da usare su Instagram nel 2025. Un articolo molto letto e condiviso e per questo sempre grazie a voi lettori.

    Ma torniamo di nuovo sull’argomento perché, come dicevo, c’è una novità che va evidenziata.

    Cambia il formato dei post su Instagram

    E quindi, dopo aver introdotto a inizio anno il formato verticale da 1080×1350 pixel, la piattaforma ha deciso di uniformare il formato alle misure 1080×1440 pixel, cioè 3:4.

     

    Formato Dimensioni Utilizzo
    4:5 Verticale 1080×1350 px Standard fino a oggi
    3:4 Verticale 1080×1440 px Nuovo formato per i post, identico all’anteprima dei Reel

     

    Significa che i post adesso occupano più spazio verticale sullo schermo, la stessa altezza che fino a oggi era riservata all’anteprima dei Reel.

    Di conseguenza, le immagini statiche non solo guadagnano maggiore visibilità, ma si allineano ancora di più all’esperienza video, confermando la direzione intrapresa da tempo da Instagram. Vale a dire quella di dare priorità ai formati verticali e favorire contenuti che sappiano catturare l’attenzione in un feed sempre più veloce e affollato.

    Su Instagram le dimensioni dei post sono sempre più verticali
    Su Instagram le dimensioni dei post sono sempre più verticali

    L’informazione è circolata in queste settimane, su Threads e su Instagram ovviamente, dove alcuni utenti hanno iniziato a segnalare la novità.

    Complice anche il pieno periodo estivo la cosa è scivolata via senza molta attenzione, ma merita perché riguarda un aspetto importante, e quotidiano, del lavoro di chi crea contenuti.

    Ed è per questo che torno sull’argomento, dopo aver già trattato il tema delle nuove dimensioni dei formati su Instagram, edizione 2025.

    Vediamo cosa comporta il nuovo formato

    Il passaggio da 1350 a 1440 pixel di altezza può sembrare un dettaglio tecnico di poco conto. In realtà, avere novanta pixel in più significa conquistare più spazio visivo, quindi più possibilità che l’occhio dell’utente si soffermi sul contenuto.

    È un vantaggio competitivo in un contesto in cui ogni elemento, anche minimo, incide sull’engagement. E non va trascurato il fatto che questo nuovo formato avvicina ulteriormente i post statici ai Reel, rendendo il feed più coerente e uniforme.

    Dal punto di vista pratico, chi lavora con grafiche preimpostate dovrà, di nuovo, aggiornare i propri template e prestare maggiore attenzione alla cosiddetta “zona sicura”, mantenendo testi e loghi ben centrati per evitare che vengano tagliati o risultino poco leggibili.

    Su Instagram le dimensioni dei post sono sempre più verticali
    Nuovi formati post Instagram 2025

    Il formato dei post è sempre più verticale

    Al momento, non tutti gli strumenti di scheduling sono ancora pronti a supportare questo formato, quindi sarà necessario verificare la compatibilità e fare test prima di pianificare contenuti in modo sistematico.

    Instagram, ancora una volta, dimostra di puntare decisamente sull’esperienza utente sempre più verticale.

    Con i 1080×1440 pixel, il feed cambia progressivamente volto e porta creator, brand e social media manager a ripensare le proprie strategie visive.

    È un cambiamento piccolo solo in apparenza, ma che ci ricorda come questo ecosistema digitale sia sempre in movimento e va monitorato costantemente.