Categoria: Instagram

Tutte le notizie e le informazioni su Instagram, l’app di photo sharing di proprietà di Facebook.

  • Ecco perché Instagram lancia Instants dall’Italia e dalla Spagna

    Ecco perché Instagram lancia Instants dall’Italia e dalla Spagna

    Instagram lancia Instants, nuova app per foto effimere senza filtri, partendo da Italia e Spagna. È l’ennesimo tentativo di Meta di sfidare Snapchat dopo oltre dieci anni di tentativi falliti.

    Cambia il mondo, ma a distanza di 10 anni Mark Zuckerberg resta ancora in fissa con Snapchat.

    E come già visto in passato, pur di riuscire a riproporre una funzionalità sulla sua piattaforma, ecco che la copia, la integra nelle sue app principali.

    È una strategia che abbiamo imparato a conoscere in questi anni, sempre con lo stesso obiettivo sullo sfondo e, soprattutto, con lo stesso bersaglio. Ovvero, Snapchat.

    E seguendo questa stessa logica ecco che arriva Instants, la nuova app stand-alone che Instagram ha lanciato ieri, 23 aprile 2026.

    E si tratta di un test di un’app che parte da due paesi nello specifico, ossia Italia e Spagna.

    Una volta aperta, l’app si apre sulla fotocamera e permette di inviare foto che scompaiono dopo una singola visualizzazione, promettendo una condivisione senza ritocchi.

    Promette quasi esattamente quello che già promette Snapchat dal 2011.

    Ma a guardar bene, è una modalità che ricorda molto anche BeReal, non so se la ricordate ancora.

    Ecco perché Instagram lancia Instants dall'Italia e dalla Spagna
    Ecco perché Instagram lancia Instants dall’Italia e dalla Spagna

    Instants, condivisione effimera senza filtri

    L’app Instants promette di condividere momenti reali senza alcun tipo di modifica. Niente filtri, niente ritocchi, una foto che la persona a cui la inviate può vederla una sola volta prima che poi sparisca.

    L’immagine, infatti, resta disponibile per 24 ore, poi sparisce definitivamente. L’idea, almeno nelle intenzioni, è quella di spingere una condivisione più grezza, meno strutturata, più vicina alla conversazione quotidiana che al post costruito per il feed.

    Nulla di originale, sia chiaro, lo si ricordava anche prima.

    Il funzionamento è costruito per impedire quasi ogni forma di editing. Una foto si scatta con un solo tocco, non è possibile caricare immagini dalla galleria del telefono, si può usare esclusivamente la fotocamera interna dell’app.

    L’unica modifica permessa è l’aggiunta di testo sopra l’immagine. Tutto il resto è precluso. La condivisione, poi, avviene con i propri follower o con la lista “Amici più Stretti” e le liste sono sincronizzate tra le due app, quindi non va ricostruita da zero la propria cerchia.

    Meta ha accompagnato il lancio con una dichiarazione: «Per dare alle persone modi a bassa pressione per connettersi con gli amici, stiamo testando un’app chiamata Instants per condividere foto e video casuali nel momento. Stiamo esplorando più versioni di Instants per vedere cosa piace, e ascolteremo la nostra comunità

    Il linguaggio insomma è quello del test aperto, non del lancio definitivo.

    Tanto per essere più precisi, Instants non nasce dal nulla, ma è la versione rinominata e resa autonoma di Shots, la funzione che Meta aveva provato dentro Instagram nel 2025.

    Shots aveva le stesse caratteristiche di Instants, quindi nessun filtro, una sola visualizzazione e poi l’immagine spariva. Funzionava, ma funzionava dentro un’app che ormai è percepita come vetrina e non come spazio di conversazione privata. E quindi, adesso, il tentativo è quello di estrarla dal contesto in cui era nata e darle una vita propria.

    Perché il test di Instants parte dall’Italia e dalla Spagna

    Il fatto che l’esperimento cominci in Italia e in Spagna non è casuale. Si tratta di due mercati europei di dimensione intermedia, con un uso molto intenso dei social media e con un pubblico giovane relativamente attivo su piattaforme di condivisione visual.

    Sono mercati, possiamo dirlo, abbastanza reattivi per offrire dati significativi su test come questi, ma non così centrali da rendere un fallimento irreparabile sul piano reputazionale.

    C’è da aggiungere poi che Snapchat, in Italia e in Spagna, non ha mai davvero sfondato. La sua penetrazione in questi paesi è storicamente inferiore rispetto agli Stati Uniti o al Regno Unito, dove invece è radicato soprattutto tra il pubblico adolescente.

    Partire da questi due paesi significa, in pratica, provare il prodotto su un terreno dove il concorrente principale è più debole e dove i più giovani tendono a usare Instagram e WhatsApp come strumenti primari di conversazione privata e visual.

    Va detto, poi, che l’Italia e la Spagna condividono anche una caratteristica demografica e culturale che Meta conosce bene: un uso molto diffuso di Instagram come infrastruttura di messaggistica informale, ben oltre la funzione originaria di vetrina. In questo senso, Instants si innesta su un’abitudine già consolidata, provando a strutturarla con un’app dedicata.

    L’identità agganciata a Instagram e il nodo dei più giovani

    Instants eredita il grafo sociale di Instagram, ovvero la rete dei contatti che abbiamo già costruito sull’app madre. Da un lato, questo aiuta il lancio, perché non richiede all’utente di ricostruire la propria cerchia di amici da zero, come ricordavamo prima.

    Dall’altro, però, si porta dietro proprio quello che i più giovani cercano di evitare quando usano Snapchat, ossia mescolare la conversazione privata e l’identità pubblica.

    Snapchat ha avuto successo, in fondo, anche per questa ragione. È stato percepito come uno spazio separato, dove la propria identità non era il profilo costruito, ma un luogo più leggero in cui parlare con pochi amici selezionati.

    Instants, invece, entra in scena con il profilo Instagram già addosso. E questo, per molti adolescenti, potrebbe rivelarsi un problema più che una soluzione.

    Ecco perché Instagram lancia Instants dall'Italia e dalla Spagna
    Ecco perché Instagram lancia Instants dall’Italia e dalla Spagna

    La vecchia ossessione di Zuckerberg contro Evan Spiegel

    Per capire perché Meta insista, dopo oltre dieci anni, su questo stesso terreno, bisogna tornare indietro al 2013.

    In quell’anno, come riportato dal Wall Street Journal, Mark Zuckerberg offrì tre miliardi di dollari per comprare Snapchat. Evan Spiegel, l’allora giovane CEO dell’azienda, rifiutò. Spiegel ha raccontato in seguito che Zuckerberg, di fronte al no, sembrò prendere la cosa sul piano personale.

    Da quel momento, Meta ha provato sistematicamente a erodere il territorio di Snap con una serie di cloni e varianti. È arrivato Poke, app stand-alone lanciata sempre nel 2013 e chiusa diciassette mesi dopo. È arrivato Slingshot, provato nel 2014 e spento dopo soli sei mesi. Sono arrivati i Quick Updates di Facebook nel 2016, pensati per spingere la condivisione rapida. Nessuno di questi esperimenti ha mai davvero funzionato.

    L’unica eccezione, come ricorderete, sono state le Stories di Instagram, lanciate nel 2016 con una formula di scadenza a ventiquattro ore che ricalcava in modo piuttosto evidente il formato di Snapchat. Quelle hanno funzionato, eccome.

    E hanno finito per rallentare la crescita di Snap per anni, diventando una parte centrale dell’esperienza di Instagram. Ma il punto è proprio questo, le Stories su Instagram hanno funzionato perché integrate nell’app principale, non perché lanciate come prodotto separato.

    Perché Meta rilancia proprio adesso

    Ma perché Meta sceglie di muoversi di nuovo in questo modo, e soprattutto, perché lo sceglie proprio adesso?

    La risposta più plausibile ha a che fare con lo stato di salute dell’avversario. Snap, la società madre di Snapchat, sta attraversando una fase decisamente difficile. La crescita della piattaforma si è fermata e in alcuni mercati è addirittura arretrata. A inizio aprile di quest’anno, Snap ha annunciato il licenziamento del 16% della sua forza lavoro e il CFO si è dimesso.

    In un quadro del genere, Meta vede un’opportunità.

    Se Snap è costretta a ridurre gli investimenti in promozione e a concentrare le risorse sul lancio dei suoi occhiali in realtà aumentata, ci sono mercati in cui la competizione si fa meno aggressiva. E in quei mercati, una nuova app che replica le stesse funzioni con dietro la potenza di fuoco di Meta potrebbe trovare uno spazio che altrimenti non avrebbe avuto.

    Italia e Spagna, da questo punto di vista, sono anche un campo di prova ideale, perché Snap è storicamente meno presente.

    Criticabile, ovviamente, ma va vista anche come una mossa di pressione competitiva. Meta non deve vincere dappertutto. In realtà, alla società di Zuckerberg basta rubare quote in quei paesi in cui Snap non è ancora radicato, o in quelli in cui sta perdendo terreno, per indebolire ulteriormente un concorrente già in difficoltà.

    Un tempismo che arriva forse troppo tardi

    Altra considerazione, restando sul tempismo, va fatta.

    L’onda della condivisione non filtrata, autentica, a bassa pressione, ha avuto il suo momento di grande popolarità qualche anno fa con BeReal, evocata prima. L’app francese che a un certo punto sembrava destinata a ridefinire il modo in cui i più giovani usano i social. Oggi, quella popolarità si è nettamente ridimensionata e BeReal non è più l’app che prometteva di diventare.

    Il punto è che Instants si inserisce in uno spazio che non è più in crescita come lo era due o tre anni fa. E qui entra in gioco un secondo problema, ancora più sostanziale: molti utenti, per la condivisione rapida e informale, usano già le Stories di Instagram.

    Sono utenti che hanno cioè uno strumento integrato nell’app principale che copre buona parte del bisogno a cui Instants risponde. Perché mai dovrebbero scaricare e gestire un’altra app?

    In teoria, Instants promette qualcosa di diverso dalle Stories, cioè la condivisione uno-a-uno o a piccoli gruppi senza pubblicazione sul feed pubblico.

    In pratica, però, per quella funzione esistono già i messaggi diretti di Instagram, WhatsApp, Messenger. Lo stesso bisogno è coperto, magari in modo meno elegante, da strumenti che l’utente ha già installati e aperti decine di volte al giorno.

    La storia dei cloni Meta e cosa ci dice davvero

    Se guardiamo la sequenza degli esperimenti Meta in chiave anti-Snapchat, il dato più interessante non sono i singoli tentativi, ma la continuità. Zuckerberg non ha mai smesso.

    Per oltre un decennio, la sua azienda ha dedicato risorse, tempo e ingegneri a un obiettivo che dal punto di vista industriale è marginale, perché Snap non è mai stato un concorrente diretto di Facebook o di Instagram. Lo è solo parzialmente, e solo su un segmento specifico di pubblico, quello più giovane.

    Eppure la persistenza è lì, visibile.

    Per Meta non si tratta solo di difendere il proprio mercato, ma di erodere quello degli altri fino a renderlo non più difendibile. Una cosa è costruire un prodotto migliore, un’altra è costruire tanti prodotti simili nella speranza che almeno uno attecchisca. Sono due strategie diverse, e quella che vediamo applicata qui è la seconda.

    Resta da vedere se Instants avrà un destino diverso dai suoi predecessori. La storia, in questo caso, suggerisce di no.

    Le app stand-alone di Meta pensate per sfidare Snapchat hanno quasi sempre fallito, e quando hanno avuto successo è stato perché integrate in un prodotto già esistente. Instants ripete esattamente lo schema che finora non ha pagato.

    La partita vera si gioca sugli occhiali connessi e IA

    Mentre Meta lancia l’ennesimo clone di Snapchat, il terreno vero dello scontro si è spostato altrove.

    Snap sta puntando tutto sui suoi occhiali in realtà aumentata, in arrivo nel 2026. Meta, dal canto suo, sta investendo pesantemente sull’intelligenza artificiale e su nuove infrastrutture, con il ventottesimo data center statunitense appena avviato.

    Le foto effimere, in questo scenario, sono quasi un campo di battaglia residuale.

    E allora la domanda è se valga davvero la pena, per Meta, insistere su un prodotto che probabilmente non cambierà gli equilibri di mercato. La risposta, forse, ha meno a che fare con la logica industriale e più con una dinamica che Meta ha costruito nel tempo. Quando un concorrente si indebolisce, allora ecco che si colpisce. Anche con un’app che, probabilmente, non verrà ricordata più tra qualche anno.

    In buona sostanza, un’azienda che controlla le principali app di messaggistica e social media del pianeta può permettersi di lanciare un prodotto derivativo dopo l’altro, finché uno non funziona. Ecco, chi non ha quelle dimensioni, semplicemente, non può.

    E questo è un aspetto del mercato digitale su cui, prima o poi, toccherà tornare. Il fatto che il primo banco di prova sia l’Italia ci riguarda da vicino, e ci offre una buona occasione per osservare la vicenda direttamente.

    Staremo a vedere, come sempre.

  • Instagram ha raggiunto i 3 miliardi di utenti attivi

    Instagram ha raggiunto i 3 miliardi di utenti attivi

    Instagram ha raggiunto i 3 miliardi di utenti attivi mensili. Un traguardo che conferma la centralità della piattaforma all’interno delle app di Meta.

    Instagram ha raggiunto un nuovo traguardo storico: 3 miliardi di utenti attivi mensili. Lo ha annunciato Mark Zuckerberg, CEO di Meta, sottolineando come la piattaforma, acquisita nel 2012 per un miliardo di dollari, sia oggi uno dei pilastri centrali dell’ecosistema Meta.

    Con questo traguardo, Instagram si affianca a Facebook e WhatsApp, le altre due app di punta di Meta, che già da mesi avevano superato la stessa soglia.

    Per Zuckerberg si tratta di una conferma importante: “Che comunità incredibile abbiamo costruito qui”, ha scritto in un post sul suo canale Instagram.

    Instagram, dai 2 ai 3 miliardi di utenti

    L’ultimo aggiornamento ufficiale sugli utenti di Instagram risaliva all’ottobre 2022, quando l’app aveva appena superato i 2 miliardi di attivi mensili.

    Da allora Meta aveva deciso di non comunicare più regolarmente i numeri delle singole piattaforme, preferendo riportare solo il totale giornaliero delle persone che utilizzano la “famiglia di app”, cifra che a luglio 2024 aveva toccato i 3,48 miliardi.

    Oggi, con i 3 miliardi di utenti dichiarati, Instagram conferma una traiettoria di crescita che lo colloca al centro della strategia Meta. Non è più soltanto la piattaforma di condivisione di foto e video, ma un vero ambiente dove convergono creator, brand, aziende e community.

    Instagram ha raggiunto i 3 miliardi di utenti attivi
    Instagram ha raggiunto i 3 miliardi di utenti attivi

    Il sorpasso su Facebook anche in Italia

    Solo qualche giorno fa, nei dati pubblicati nell’ambito del Digital Services Act, si è visto chiaramente come Instagram abbia superato Facebook in diversi Paesi europei, tra cui l’Italia, sia in termini di utenti mensili sia per capacità di attrazione delle fasce più giovani.

    Un segnale che conferma un cambio generazionale già in corso. Facebook resta un colosso, ma Instagram si impone sempre di più come la piattaforma di riferimento.

    La crescita globale annunciata da Zuckerberg si inserisce quindi in una tendenza più ampia, che vede Instagram non solo consolidarsi nel mercato internazionale ma anche assumere una posizione di leadership anche nel contesto europeo.

    Instagram, una piattaforma che guarda avanti

    Il futuro di Instagram sarà determinato dalla capacità di mantenere vivo questo equilibrio tra innovazione e centralità per gli utenti. Con i Reels e l’intelligenza artificiale, la piattaforma continua a ridisegnare la propria identità.

    E con 3 miliardi di persone collegate ogni mese, ha davanti a sé una responsabilità sempre maggiore nel definire il modo in cui ci informiamo, ci intratteniamo e costruiamo relazioni online.

    Un elemento, visto il panorama attuale, non da poco da gestire con molta responsabilità anche da parte nostra.

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    [Immagine realizzata da Franz Russo attraverso la IA generativa, utilizzando il modello ChatGPT-5]

  • Instagram cresce più di Facebook anche in Italia

    Instagram cresce più di Facebook anche in Italia

    Instagram supera Facebook in Italia e in UE: cresce dieci volte più velocemente. I dati del Digital Services Act mostrano un cambiamento profondo nel panorama dei social media.

    Per anni Facebook è stato considerato il centro della vita digitale, la piattaforma madre dei social media. Oggi però i dati, pubblicati di recente, ci raccontano un’altra storia.

    Instagram cresce molto più di Facebook, addirittura dieci volte di più nei Paesi UE. Un dato rilevante, che segna una svolta nel panorama dei social media in UE.

    I dati sulla Trasparenza delle piattaforme Meta

    Le informazioni arrivano dai report semestrali che le piattaforme sono obbligate a pubblicare in base al Digital Services Act (DSA), il regolamento europeo che impone trasparenza su utenti attivi e moderazione.

    Tra gennaio e giugno 2025, Facebook ha totalizzato 263,6 milioni di utenti attivi mensili nell’UE, mentre Instagram ha raggiunto 281,8 milioni.

    Ma il dato più rilevante riguarda il ritmo di crescita: Facebook è cresciuto appena dello 0,65%, mentre Instagram ha registrato un +6,17%, dieci volte tanto.

    Instagram cresce più di Facebook anche in Italia
    Instagram cresce più di Facebook anche in Italia

    L’Italia al terzo posto in UE per crescita

    In Italia il sorpasso è evidente. Facebook conta 36,5 milioni di utenti attivi mensili, mentre Instagram raggiunge 41,7 milioni. La differenza è di oltre 5 milioni di persone, pari a un +14,2% rispetto a Facebook.

    Un dato che conferma come Instagram sia diventato oggi il punto di riferimento per milioni di utenti italiani, non più solo la piattaforma dei giovanissimi. Nel tempo, Instagram è diventato per molti uno spazio dove ci si informa, si interagisce con brand, creator e aziende.

    Germania e Spagna: il divario più ampio

    La crescita di Instagram è ancora più impressionante in Germania e Spagna:

    • in Germania, Instagram conta 47,2 milioni di utenti, contro i 32,9 milioni di Facebook; una differenza di 14,3 milioni, pari a un +43,4%.

    • in Spagna, Facebook registra 27,1 milioni di utenti, mentre Instagram arriva a 37,5 milioni; un sorpasso di 10,4 milioni, pari al +38,3%.

    • in Francia, invece, i numeri sono più vicini; Facebook 42,9 milioni, Instagram 43,7 milioni.

    Instagram cresce più di Facebook anche in Italia
    Instagram cresce più di Facebook anche in Italia – La tabella

    Perché Instagram suoera Facebook

    Instagram è riuscito a evolvere.

    Negli anni ha assorbito formati da altre piattaforme, dalle Stories “copiate” da Snapchat ai Reels “presi in prestito” da TikTok. Fino a diventare un ecosistema capace di adattarsi a diverse modalità di consumo dei contenuti.

    Facebook, invece, è rimasto legato a un modello di interazione testuale e a un’immagine percepita come meno attuale. Non ha saputo attrarre le nuove generazioni, e oggi paga una crescita ferma e un pubblico che invecchia.

    In pratica, mentre su Instagram il cambio generazionale c’è stato e si vede, su Facebook non è mai avvenuto.

    La centralità del video breve su Instagram

    Il motore principale della crescita di Instagram è il video breve.

    I Reels, oggi estesi fino a tre minuti, rappresentano il cuore dell’esperienza e trattengono l’attenzione degli utenti. È su questo terreno che Instagram sfida direttamente TikTok, che in UE continua a crescere.

    Tra l’altro, i dati sulla Trasparenza di TikTok in seno al DSA certificano che la piattaforma ha raggiunto 200 milioni di utenti attivi mensili, in aumento rispetto ai 170 milioni precedenti.

    La competizione è aperta, ma Instagram ha consolidato la sua posizione, diventando la piattaforma centrale nell’ecosistema Meta.

    Una svolta generazionale

    Possiamo quindi dire che va delineandosi un panorama molto chiaro. E Facebook non è più il punto di riferimento in UE.

    Instagram ha preso il suo posto, diventando lo spazio privilegiato non solo per intrattenimento e relazioni con creator e brand, ma anche per informarsi e costruire il proprio racconto digitale.

    È una svolta generazionale che ridefinisce le dinamiche della comunicazione online. Un sorpasso che non è solo nei numeri, ma nel linguaggio, nei formati e nella cultura digitale quotidiana degli utenti europei.

    Ascolta e guarda il video qui:

  • Su Threads si può scrivere fino a 10 mila caratteri

    Su Threads si può scrivere fino a 10 mila caratteri

    Threads lancia gli allegati di testo fino a 10.000 caratteri, disponibili su mobile e web. Una funzione che cambia l’uso della piattaforma. Ecco come funziona, vantaggi, svantaggi e utilità per creator e utenti.

    C’è una esigenza ricorrente sulle piattaforme digitali, sin dalla loro nascita ormai avvenuta più di 20 anni fa. E riguarda lo spazio da riempire con pensieri e parole, come direbbe qualcuno.

    Già, pensieri, considerazioni, frasi che spesso e volentieri hanno preso forma in spazi più o meno ampi. Anzi, sin dai primi tempi in spazi assai ridotti, poi via via con spazi sempre più crescenti.

    E nonostante la trasformazione delle piattaforme, il tema dello spazio in cui scrivere è rimasto sempre centrale.

    Parliamo di questo tema perché la novità che ha introdotto la società di Zuckerberg sulla piattaforma nata per la forma scritta è degna di nota.

    Meta, infatti, ha annunciato una novità importante per Threads: a partire da ieri, 4 settembre 2025, è possibile allegare ai post blocchi di testo fino a 10.000 caratteri.

    Una scelta che cambia il modo in cui la piattaforma può essere utilizzata, avvicinandola a uno spazio capace di ospitare non solo conversazioni rapide ma anche contenuti più strutturati. Addirittura c’è chi comincia a parlare di blogging su Threads.

    Su Threads si può scrivere fino a 10 mila caratteri
    Su Threads si può scrivere fino a 10 mila caratteri

    Fino ad oggi Threads permetteva un massimo di 500 caratteri. Uno spazio breve, certo, ma non comparabile al vero sforzo di sintesi a cui ci aveva abituato Twitter, unico fin dai suoi esordi: prima con il limite di 140 caratteri, poi ampliato a 280.

    Nel panorama delle piattaforme digitali, anche Bluesky si muove su questa linea, mantenendo il tetto a 300 caratteri.

    Da questo punto di vista, i 500 caratteri di Threads apparivano già un terreno più comodo per scrivere post meno compressi.

    Ma ora, con gli allegati da 10.000 caratteri, si passa a un livello completamente diverso.

    Come funziona l’allegato di testo su Threads

    Per usare questa funzione non serve alcuna attivazione particolare.

    Quando si scrive un nuovo post, sotto al campo principale compare l’opzione per allegare un testo. Una volta selezionata, si apre un editor dedicato che consente di scrivere fino a 10.000 caratteri.

    Il testo allegato viene salvato come un blocco a parte. Quindi, non occupa spazio nel corpo del post, che resta sempre limitato a 500 caratteri, ma viene mostrato subito sotto come un riquadro compatto.

    L’utente che legge vede un’anteprima e può toccarla per aprire l’intero contenuto.

    All’interno dell’allegato si possono usare formattazioni (grassetto, corsivo, sottolineato, barrato) e i link aggiunti diventano cliccabili. In questo modo si possono costruire testi ben organizzati, leggibili e con riferimenti esterni facilmente accessibili.

    Su Threads si può scrivere fino a 10 mila caratteri
    Su Threads si può scrivere fino a 10 mila caratteri – esempio

    Vantaggi e svantaggi di questa novità su Threads

    L’estensione a 10.000 caratteri offre indubbi vantaggi. Prima di tutto permette a creator, giornalisti e professionisti di condividere contenuti completi senza spezzarli in più post o rimandare a piattaforme esterne.

    È un passo che semplifica l’esperienza d’uso e che valorizza chi ha la necessità di argomentare.

    Ma ci sono anche possibili limiti. Un flusso di testi molto lunghi potrebbe rendere meno immediata la lettura, allontanando chi è abituato a contenuti rapidi e sintetici.

    La sfida di Meta sarà quindi bilanciare l’introduzione di questi strumenti con l’identità stessa della piattaforma, nata per favorire la conversazione veloce.

    E poi, come visto altrove, c’è la tendenza a far rimanere tutti i contenuti all’interno della piattaforma, rendendo minima la tendenza a cliccare su link esterni.

    Quest’ultima considerazione è tuttavia quasi stiracchiata perché resta sempre valida la condivisione con link. Ma ove mai prendesse piede questa modalità per cercare di rendere visibili i propri contenuti, pubblicati su altri siti o blog, per renderli più visibili, ecco che il problema del “de-link” si presenterebbe eccome.

    A chi può essere utile

    Questa funzione si rivela interessante per i creator che già oggi utilizzano Threads come spazio per divulgare e approfondire.

    Newsletter, interviste, riflessioni personali o analisi possono infatti essere pubblicate senza compromessi. Anche le aziende e le organizzazioni possono trovarne beneficio: presentazioni di progetti, annunci articolati o report trovano un formato adatto, evitando di frammentare il contenuto o rimandare a documenti esterni.

    Per tutti gli altri utenti, invece, l’utilità dipenderà dall’abitudine personale. C’è chi preferirà ancora post brevi e immediati, e chi invece coglierà l’occasione per raccontare esperienze o opinioni in modo più completo.

    Threads e allegato lungo senza costi aggiuntivi

    A differenza di quanto avviene su altre piattaforme che riservano le funzionalità avanzate agli abbonati, Meta rende disponibile questa novità a tutti gli utenti senza costi aggiuntivi.

    Un segnale chiaro che rafforza la strategia di allargare la base d’uso di Threads, puntando sulla qualità e sulla varietà dei contenuti.

    La possibilità di allegare testi fino a 10.000 caratteri rappresenta una svolta che segna la crescita di Threads.

    La piattaforma, nata per offrire un’alternativa a X, amplia ora il proprio raggio d’azione, offrendo strumenti che intercettano l’esigenza di comunicare in modo più completo.

    Resta da capire se gli utenti accoglieranno questa novità come un’opportunità per arricchire le proprie conversazioni o se continueranno a privilegiare la brevità.

    Threads prova a scrollarsi di dosso l’etichetta di social “breve”, proponendosi luogo capace di ospitare anche contenuti che richiedono tempo e attenzione. Vedremo se sarà così.

  • Su Instagram le dimensioni dei post sono sempre più verticali

    Su Instagram le dimensioni dei post sono sempre più verticali

    Instagram continua a impostare i formati dei contenuti visual sempre più in verticale. Da qualche settimana il formato dei post che prima era 1080×1350 px è diventato 1080×1440 px. Vediamo cosa comporta.

    Il mese di agosto è stato per Instagram un mese di novità, tutte molte interessanti. Una in particolare, quella dei repost, l’abbiamo anche trattata qui su InTime Blog.

    Ma ce n’è una che forse è passata in sordina anche perché non annunciata in maniera ufficiale. E, sicuramente, addetti ai lavori e anche semplici utenti della piattaforma avranno già intercettato.

    Come ricorderete ad inizio anno avevamo scritto delle nuove dimensioni per i nuovi formati da usare su Instagram nel 2025. Un articolo molto letto e condiviso e per questo sempre grazie a voi lettori.

    Ma torniamo di nuovo sull’argomento perché, come dicevo, c’è una novità che va evidenziata.

    Cambia il formato dei post su Instagram

    E quindi, dopo aver introdotto a inizio anno il formato verticale da 1080×1350 pixel, la piattaforma ha deciso di uniformare il formato alle misure 1080×1440 pixel, cioè 3:4.

     

    Formato Dimensioni Utilizzo
    4:5 Verticale 1080×1350 px Standard fino a oggi
    3:4 Verticale 1080×1440 px Nuovo formato per i post, identico all’anteprima dei Reel

     

    Significa che i post adesso occupano più spazio verticale sullo schermo, la stessa altezza che fino a oggi era riservata all’anteprima dei Reel.

    Di conseguenza, le immagini statiche non solo guadagnano maggiore visibilità, ma si allineano ancora di più all’esperienza video, confermando la direzione intrapresa da tempo da Instagram. Vale a dire quella di dare priorità ai formati verticali e favorire contenuti che sappiano catturare l’attenzione in un feed sempre più veloce e affollato.

    Su Instagram le dimensioni dei post sono sempre più verticali
    Su Instagram le dimensioni dei post sono sempre più verticali

    L’informazione è circolata in queste settimane, su Threads e su Instagram ovviamente, dove alcuni utenti hanno iniziato a segnalare la novità.

    Complice anche il pieno periodo estivo la cosa è scivolata via senza molta attenzione, ma merita perché riguarda un aspetto importante, e quotidiano, del lavoro di chi crea contenuti.

    Ed è per questo che torno sull’argomento, dopo aver già trattato il tema delle nuove dimensioni dei formati su Instagram, edizione 2025.

    Vediamo cosa comporta il nuovo formato

    Il passaggio da 1350 a 1440 pixel di altezza può sembrare un dettaglio tecnico di poco conto. In realtà, avere novanta pixel in più significa conquistare più spazio visivo, quindi più possibilità che l’occhio dell’utente si soffermi sul contenuto.

    È un vantaggio competitivo in un contesto in cui ogni elemento, anche minimo, incide sull’engagement. E non va trascurato il fatto che questo nuovo formato avvicina ulteriormente i post statici ai Reel, rendendo il feed più coerente e uniforme.

    Dal punto di vista pratico, chi lavora con grafiche preimpostate dovrà, di nuovo, aggiornare i propri template e prestare maggiore attenzione alla cosiddetta “zona sicura”, mantenendo testi e loghi ben centrati per evitare che vengano tagliati o risultino poco leggibili.

    Su Instagram le dimensioni dei post sono sempre più verticali
    Nuovi formati post Instagram 2025

    Il formato dei post è sempre più verticale

    Al momento, non tutti gli strumenti di scheduling sono ancora pronti a supportare questo formato, quindi sarà necessario verificare la compatibilità e fare test prima di pianificare contenuti in modo sistematico.

    Instagram, ancora una volta, dimostra di puntare decisamente sull’esperienza utente sempre più verticale.

    Con i 1080×1440 pixel, il feed cambia progressivamente volto e porta creator, brand e social media manager a ripensare le proprie strategie visive.

    È un cambiamento piccolo solo in apparenza, ma che ci ricorda come questo ecosistema digitale sia sempre in movimento e va monitorato costantemente.

  • Su Instagram arriva il repost, un cambio di strategia

    Su Instagram arriva il repost, un cambio di strategia

    Instagram lancia la funzione repost, permettendo agli utenti di rilanciare contenuti altrui nel feed. Un cambiamento che apre nuove prospettive per creator, aziende e strategie di visibilità.

    Dopo anni di attesa, possiamo dirlo, Instagram ha ufficialmente introdotto la funzione di repost. Si tratta di una novità che, potenzialmente, potrebbe cambiare le dinamiche della piattaforma, portando per la prima volta la possibilità di ripubblicare post e Reels di altri utenti nel proprio feed.

    Una mossa che ci dà qualche indicazione sulla direzione che Instagram vorrebbe prendere.

    Ma va detto, è un passaggio che mostra il tentativo della piattaforma di riattivare una dimensione più relazionale, in cui il valore di un contenuto può passare anche dalla condivisione da parte di altri utenti. Ma senza cambiare le logiche dell’algoritmo che restano centrali nella distribuzione dei contenuti nel feed.

    Cosa significa “repost” e come funziona su Instagram

    Con repost si intende la possibilità di condividere nel proprio profilo contenuti già pubblicati da altri, aumentando loro la visibilità che normalmente si avrebbe con un post originale.

    È una funzione che gli utenti attendevano da tempo, già largamente diffusa su altre piattaforme social media. E che ora fa il suo ingresso anche nell’ecosistema di Instagram.

    La dinamica è semplice. Quando si visualizza un Reel o un post pubblico, si può ora selezionare l’opzione per ripubblicarlo, individuabile dall’icona delle due frecce che formano un quadrato.

    Il contenuto comparirà nel feed dei propri follower e verrà archiviato in una nuova scheda “Reposts” all’interno del profilo. È possibile taggare altri utenti nel momento della ricondivisione, ma non è possibile aggiungere (ancora) un testo di accompagnamento.

    Su Instagram arriva il repost, un cambio di strategia
    Su Instagram arriva il repost, un cambio di strategia

    Perché repost su Instagram arriva ora

    Come ben sappiamo, Instagram non è nuovo a “copiare” funzionalità attive altrove e a riportarle sulla propria app. Le Stories da Snapchat, i Reels da TikTok, ora il Repost da X (ex Twitter) o TikTok ne sono la dimostrazione.

    Ma anche stavolta non si tratta solo di un banale “copia-incolla” di funzionalità. La scelta di introdurre i repost potrebbe inserirsi in un contesto più ampio in cui Instagram cerca di recuperare una componente relazionale, come si diceva all’inizio, che negli ultimi anni si è andata perdendo, prediligendo contenuti che “funzionavano” per l’algoritmo e meno per gli utenti.

    Con questa novità, la piattaforma vuole tornare ad essere un luogo in cui si prova a recuperare un certo tipo di ricondivisione più diretta.

    L’introduzione del repost sembra andare nella direzione di una maggiore visibilità dei contenuti e delle connessioni tra utenti. Un tentativo di far circolare i contenuti anche attraverso le scelte individuali, e non solo per effetto dell’algoritmo.

    Dove esiste già il repost (e cosa cambia per Instagram)

    Il concetto di repost non è nuovo. Su X (ex Twitter), è storicamente un elemento fondante. Il retweet ha trasformato la viralità in linguaggio.

    Su Facebook, la condivisione di post ha da sempre svolto una funzione simile, anche se meno codificata.

    Su TikTok, il pulsante per ripubblicare un video esiste già da tempo, con una logica simile: dare impulso a ciò che si considera rilevante, divertente o utile.

    Anche su Threads, la piattaforma testuale di Instagram, la funzione repost è presente fin dal lancio.

    Instagram si è mossa più lentamente.

    Per anni si è preferito rimanere assenti in questo ambito, lasciando che gli utenti si arrangiassero con altre soluzioni e, in alcuni casi, anche con app terze.

    Ora decide di inglobare questa dinamica direttamente nel suo sistema, dando uniformità a un comportamento già diffuso. E questo segna una svolta.

    Cosa cambia per utenti, creator e aziende

    L’introduzione del repost amplifica la portata organica dei contenuti. Un contenuto che viene ripubblicato da più utenti può circolare in modo molto più esteso, raggiungendo pubblici che altrimenti non avrebbero mai incrociato quel post. Per gli utenti, è un’opportunità per condividere contenuti interessanti e rilevanti.

    Per i creator è una nuova opportunità per rendere più visibili i propri contenuti. Ogni repost può potenzialmente generare nuovo interesse, follower, engagement. La logica premia i contenuti capaci di stimolare reazioni e condivisioni.

    Per le aziende, la funzione potrebbe diventare uno strumento strategico. I contenuti più efficaci potranno essere rilanciati direttamente dai clienti o dai dipendenti, generando un passaparola genuino. Inoltre, si aprono scenari interessanti per il branded content e per la valorizzazione dei contenuti generati dagli utenti (user generated content), con una distribuzione più fluida e integrata nella piattaforma.

    Instagram repost, una sfida alla saturazione

    In un momento in cui l’algoritmo di Instagram sembra faticare a proporre contenuti davvero rilevanti per ogni singolo utente, il repost rappresenta una sorta di filtro più umano.

    È l’utente stesso che prova a curare ciò che vale la pena vedere. Una dinamica che, se ben utilizzata, può ridurre la saturazione e restituire centralità alla relazione tra utenti, ridando slancio ai contenuti.

    Ma questo comporta anche delle responsabilità. Il rischio che la funzione venga usata solo per far circolare contenuti sensazionalistici o già virali, svuotando di significato la stessa funzionalità, è dietro l’angolo.

    Instagram repost, una funzione che mira a cambiare molto

    A prima vista potrebbe sembrare solo una nuova icona da cliccare, un dettaglio minimo. È una funzione semplice, ma potenzialmente significativa per l’uso quotidiano della piattaforma.

    La funzionalità del repost non rivoluzionerà Instagram, questo è sicuro. Ma introduce sicuramente una nuova possibilità che è quella di rilanciare contenuti altrui in modo nativo, senza passaggi esterni.

    Una funzione semplice, che potrebbe influenzare la circolazione dei contenuti, dando più spazio alle scelte degli utenti. Oltre a quelle dell’algoritmo, sia chiaro.

  • Anche su Threads si possono aggiungere fino a 5 link nella bio

    Anche su Threads si possono aggiungere fino a 5 link nella bio

    Threads introduce la possibilità di inserire fino a 5 link nella bio del profilo, ampliando le opportunità per creator e brand. Una funzione già introdotta su Instagram due anni fa.

    Threads continua ad evolversi, e lo fa introducendo una funzionalità che potrebbe segnare un nuovo passo verso la maturità della piattaforma. Da oggi è possibile inserire fino a cinque link nella bio del proprio profilo.

    Una funzionalità che strizza l’occhio a creator, brand e professionisti, offrendo loro uno strumento in più per rendere più completa e utile la propria presenza sulla piattaforma.

    Una possibilità che già conosciamo bene, perché Instagram l’aveva introdotta due anni fa, nel 2023, come scritto in questo articolo: Instagram, è ora possibile inserire fino a 5 link nella bio.

    Oggi quella stessa logica viene estesa anche a Threads, in quella che si delinea sempre di più come un’integrazione strategica tra le due piattaforme.

    Anche su Threads si possono aggiungere fino a 5 link nella bio
    Anche su Threads si possono aggiungere fino a 5 link nella bio

    Su Threads una bio più ricca e più utile

    L’annuncio è arrivato direttamente da Meta attraverso questo post pubblicato nel mese di marzo, dove si illustrano alcune nuove funzioni pensate per rendere Threads un’esperienza più personalizzata e controllabile da parte dell’utente.

    Ma è nelle ultime settimane che questa funzionalità ha cominciato a essere distribuita su larga scala, come confermato da TechCrunch e Social Media Today, tra gli altri.

    A cosa serve (davvero) avere più link

    Poter inserire più link significa offrire più strade per chi visita il profilo: il link alla newsletter, al sito ufficiale, a un articolo appena pubblicato, a un prodotto, ad un’altra piattaforma.

    Una strategia che aiuta i creator a non essere costretti a scegliere e a non dipendere da soluzioni esterne come Linktree o simili.

    L’interfaccia per aggiungere i link è semplice e intuitiva. Si va su “Modifica profilo” e si può aggiungere, come ricordato prima, fino a cinque link, ciascuno con una breve descrizione.

    Una funzione pensata per chi crea contenuti

    Oltre alla possibilità di aggiungere più link, Meta ha anche introdotto strumenti di analisi per monitorare il numero di clic che ogni link riceve.

    È una novità importante soprattutto per chi lavora in ottica di performance e engagement, perché consente di capire quali contenuti funzionano meglio e come ottimizzare le strategie di pubblicazione.

    Threads, una direzione sempre più chiara

    Threads, lanciata come piattaforma “testuale” in risposta all’evoluzione (o involuzione) di X, sta trovando, piano piano, una sua identità.

    Non è solo il luogo dove si può postare, ma sta diventando sempre più, tra mille cose ancora da sistemare, uno spazio utile per comunicare in modo professionale, per integrare diversi canali e per offrire valore a chi ci segue.

    L’apertura ai 5 link nella bio è solo un tassello, ma dice molto sulla visione a medio termine. E cioè rendere Threads più flessibile, più utile e più integrata in un ecosistema, quello di Meta, che vuole trattenere utenti e creator offrendo loro sempre più strumenti.

  • Community Notes di Meta, al via il test negli Usa

    Community Notes di Meta, al via il test negli Usa

    Community Notes fa il suo debutto sulle piattaforme Meta, per ora solo in fase di test negli Usa. Il modello è analogo a quello adottato sulla piattaforma X. Esempio di partecipazione collettiva che potrebbe comportare molti rischi.

    Community Notes ha fatto il suo debutto negli Usa proprio ieri, 18 marzo 2025.

    Come ricorderete, circa un mese fa Meta aveva annunciato il lancio di questo nuovo programma che sostituisce il fact-checking tradizionale, tramite un post su Threads.

    Ora ci siamo. La fase di test è iniziata, per ora solo negli Stati Uniti. Segna un cambio di rotta nella gestione dei contenuti sulle piattaforme di Mark Zuckerberg. Ispirandosi esplicitamente a quanto già vediamo su X.

    Meta lo ha comunicato in modo chiaro: da ieri, un gruppo selezionato di utenti americani può usare le Community Notes su Facebook, Instagram e Threads.

    L’idea alla base delle Community Notes

    L’idea è semplice: consentire agli utenti di aggiungere note a post con informazioni fuorvianti o incomplete, sul modello di X. Queste note diventano visibili a tutti solo se ricevono abbastanza valutazioni positive dalla comunità.

    Si tratta, insomma, di una sorta di sistema di crowdsourcing che prende il posto del fact-checking di terze parti. Un passaggio che Zuckerberg aveva anticipato all’inizio dell’anno.

    Le Community Notes di Meta, come quelle di X, sono uno strumento collaborativo. Gli utenti possono segnalare un post e aggiungere una nota con correzioni o informazioni aggiuntive, supportate da fonti verificabili.

    Community Notes di Meta, al via il test negli Usa
    Community Notes di Meta, al via il test negli Usa

    La fase di test per ora negli Usa

    Durante la fase di test, Meta monitorerà la creazione e la valutazione di queste note per capire se riescono a contrastare la disinformazione. Il sistema parte in modo graduale ma coinvolge tutte e tre le piattaforme principali: Facebook, Instagram e Threads.

    Negli Usa, il programma di fact-checking tradizionale sarà abbandonato del tutto, una scelta non priva di rischi.

    Community Notes di Meta, non ancora in Italia

    Per ora, in Italia, le Community Notes non arriveranno. L’avvio dei test negli Usa lascia pensare che i tempi per un’estensione in Europa potrebbero non essere troppo lontani.

    Questo approccio ha un lato positivo che mira ad affidare il controllo agli utenti, rendendo le piattaforme più aperta e partecipativa. Ma c’è un rovescio della medaglia, legato alle competenze e alla preparazione di chi valuta.

    Non serve una conoscenza specifica per intervenire; basta partecipare a un sistema di valutazione collettiva per verificare i contenuti segnalati. E qui si apre un tema cruciale.

    Il confronto con Community Notes di X

    Rispetto a X, che conta circa 580 milioni di utenti registrati su un’unica piattaforma, Meta gestisce tre realtà ben più grandi: Facebook con oltre 3 miliardi di utenti e Instagram con oltre 2 miliardi, per non parlare di Threads.

    Piattaforme di questa scala, se controllate dagli utenti, rischiano di ritrovarsi con valutazioni imprecise sui contenuti. E le conseguenze sono evidenti a tutti.

    Su X, le Community Notes in alcuni casi riescono a trovare un punto di equilibrio – persino Elon Musk ha dovuto cancellare contenuti oggettivamente falsi dopo le segnalazioni. Ma molti sono i casi di valutazioni molto discutibili.

    Rischio di diffondere informazioni poco affidabili

    In molti casi, dimostrato da alcune ricerche recenti, le Community Notes su X hanno avuto un approccio limitato verso la disinformazione, concentrandosi solo sulla falsità oggettiva e trascurando il contesto storico, sociale, culturale, economico e politico che spesso accompagna le narrazioni malevoli.

    Su Meta, con numeri così alti, questo fenomeno potrebbe amplificarsi. Il rischio è che informazioni vere vengano messe in discussione da gruppi di utenti con opinioni diverse o che si affidino a fonti errate, deviando il giudizio finale su un contenuto.

    Uno degli aspetti critici, che vengono mossi anche nei confronti delle Community Notes di X, è che spesso queste valutazioni arrivano quando già il post ha raggiunto l’apice della sua visibilità. Di conseguenza, le valutazioni degli utenti potrebbero risultare davvero poco efficaci.

    Community Notes di X e le sue contraddizioni

    Inoltre, va aggiunto che spesso le note che vengono apposte su X fanno riferimento, come base di informazione oggettiva, ai siti di informazione costantemente attaccati da Musk. Questo è vero a tal punto che lo stesso Musk nei giorni scorsi si è lanciato a dire che presto “tutto questo verrà sistemato”. Ennesimo esempio di “algoritmo del proprietario”.

    Per tutto questo che abbiamo visto finora, il sistema va monitorato con attenzione.

    Non sappiamo ancora quanto durerà il test negli Usa né quando arriverà in Europa o in altri paesi. Quel che è certo è che si tratta di un momento importante, soprattutto nel contesto attuale.

    Serve osservare come evolverà, perché se da un lato punta a ridurre la disinformazione, dall’altro potrebbe generare nuove sfide.

    Qui in basso trovate il mio video podcast – lo trovate su YouTube – dove approfondisco questi aspetti.

     

  • Instagram, i reel e la visibilità: come cambia l’algoritmo

    Instagram, i reel e la visibilità: come cambia l’algoritmo

    Instagram continua a potenziare i Reel, ma la visibilità resta legata a regole che cambiano di continuo. Creator e brand devono inseguire l’algoritmo del proprietario per restare rilevanti.

    In attesa di capire quale sarà il futuro di TikTok negli Usa, i diretti competitor non stanno certo a guardare, anzi. Mentre si attende un segnale dall’amministrazione Trump, e mentre proseguono le trattative con diversi compratori che si sono fatti avanti, Instagram potenzia la sua strategia sui reel.

    Infatti, Instagram sta cambiando continuamente il modo in cui rende visibili i reel, cercando di riuscire a realizzare le condizioni ideali qualora gli utenti di TikTok si trovassero sprovvisti della loro app preferita.

    Una scelta che, se da un lato conferma l’importanza crescente dei contenuti video brevi sulla piattaforma, dall’altro pone nuove sfide per creator e brand che vogliono raggiungere un pubblico sempre più ampio e profilato.

    Già un anno fa, Instagram ha iniziato a fornire indicazioni precise sul funzionamento del proprio algoritmo. L’obiettivo dichiarato è permettere ai creator di comprendere meglio cosa favorisce (o penalizza) la visibilità dei loro contenuti. E, soprattutto, come migliorare la performance dei reel, il formato oggi più utilizzato e in costante crescita.

    Instagram, i reel e la visibilità: come cambia l’algoritmo
    Instagram, i reel e la visibilità: come cambia l’algoritmo

    Come funziona l’algoritmo dei reel su Instagram

    Innanzitutto, Instagram chiarisce che la visibilità dei reel è determinata principalmente dall’engagement. Quindi, quanto più un contenuto genera interazioni (visualizzazioni complete, like, commenti, condivisioni e salvataggi), tanto più l’algoritmo ne aumenterà la diffusione.

    Ma non solo. La piattaforma valuta anche altri fattori come l’originalità del contenuto, la coerenza tematica, e la qualità complessiva del video (risoluzione, audio, editing).

    Inoltre, recentemente è stato confermato che Instagram analizza con particolare attenzione la capacità di un reel di trattenere l’utente per tutta la durata del video. Quindi, i contenuti che riescono a catturare immediatamente l’attenzione e mantenerla alta dall’inizio alla fine sono premiati con una distribuzione maggiore.

    Da cosa dipende la visibilità di un reel

    In occasione di un evento per i creator a New York, Instagram ha praticamente evidenziato che adesso la lunghezza massima per i reel è di 3 minuti.

    Se ricordate, l’anno scorso Instagram continuava a ripetere che i video dovessero mantenersi tra i 30 e i 90 secondi come lunghezza massima. Questo per essere più performanti.

    E infatti, creator e brand si sono adeguati a questo standard, impostando tutte le loro strategie di contenuti video su questa lunghezza.

    Ma adesso tutto cambia. Infatti se l’algoritmo oggi considera una durata più lunga significa rivedere tutta la strategia per poter essere considerati dall’algoritmo. Una modifica che in realtà non risponde ad una diretta esigenza di creator o brand. No, risponde solo ad una diretta strategia commerciale di Meta che con Instagram vuole competere con TikTok.

    Cosa cambia nel dettaglio e cosa considera l’algoritmo:

    • Durata massima: i Reel adesso possono arrivare fino a 3 minuti, non c’è una indicazione precisa su una durata ideale.

    • Originalità: Instagram penalizza i Reel che mostrano chiaramente loghi o watermark provenienti da altre piattaforme, come TikTok.

    • Autenticità: sono penalizzati i Reel non realizzati direttamente da chi li condivide. Instagram favorisce contenuti creati in prima persona dall’autore.

    • Qualità video: è fondamentale pubblicare video con risoluzione alta per ottenere la massima visibilità; contenuti di bassa qualità visiva vengono penalizzati.

    Instagram e la logica dell’algoritmo del proprietario

    Questi continui cambiamenti introdotti da Instagram sono una chiara espressione di ciò che ormai definisco da un po’ di tempo come algoritmo del proprietario.

    Intendo dire, un algoritmo che riflette direttamente le decisioni strategiche e commerciali della piattaforma. Come è appunto questo caso.


    Algoritmo del proprietario e SNARF: la via di BuzzFeed per i social media


    Creator e brand si trovano così costretti ad adattarsi continuamente a regole mutevoli, che spesso non rispecchiano necessariamente gli interessi degli utenti, ma piuttosto quelli della piattaforma stessa.

    Un esempio pratico riguarda la durata ideale dei reel, che è stata modificata più volte nel corso dell’ultimo anno, costringendo gli utenti a ripensare continuamente le proprie strategie di contenuto.

    Questo sistema crea una dipendenza quasi assoluta dalla piattaforma, rendendo sempre più difficile costruire strategie di lungo periodo e ottenere una visibilità stabile e duratura.

    Oltre che contribuire ad abbassare la qualità dei contenuti.

    La durata dei reel, dai 15 secondi ai 3 minuti

    I Reels sono stati lanciati nel 2020 come risposta alla popolarità di TikTok, inizialmente con una durata massima di 15 secondi.

    Modifica che coincide con la competizione con TikTok, che già permetteva video di 3 minuti dal 2021.

    200 miliardi di reel visualizzati ogni giorno

    Nonostante il 70% dei contenuti su Instagram sia costituito da foto e immagini, il formato reel è comunque in grande crescita.

    Sono più di 200 miliardi i reel che vengono visualizzati ogni giorno su Instagram e Facebook.

    Si calcola che, in media, gli account Instagram con più di 50.000 follower caricano un reel ogni due giorni. E si prevede che i reel su Instagram saranno 1 miliardo entro il 2025.

    L’India è il mercato più grande per i reel di  Instagram, complice anche il divieto di TikTok. In Europa l’Italia è il terzo paese, dopo Germania e Uk.



    Meglio puntare sulla qualità dei contenuti

    Dopo questi numeri, è necessario concentrarsi su che tipo di messaggio e di contenuti video vogliamo condividere. Questo per evitare di restare troppo legati ai capricci degli algoritmi e finire per abbassare la qualità dei contenuti stessi.

    È sempre utile ricordare che la finalità principale delle condivisione di contenuti è quella di instaurare Relazioni. E questo vale ancora di più quando si parla dell’algoritmo del proprietario.

    Facciamo sempre in modo che a guidarci sia la qualità del contenuto e la qualità di ciò che davvero vogliamo comunicare.