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  • Quanto siamo Attenti sui Social Network?

    Quanto siamo Attenti sui Social Network?

    L’Attenzione è un aspetto particolare della nostra Percezione. E’ quel processo grazie al quale si mette a fuoco e si coglie solo una parte del mondo intorno a noi, trascurando gli stimoli che non risultano importanti. Nella Comunicazione sul Web e sui Social Network questa caratteristica del nostro Sistema Cognitivo comporta grandissime difficoltà di gestione, dal momento che siamo ogni giorno sottoposti a un’Information Overload quotidiana e irrefrenabile.

    Chi lavora sul Web e sui Social Network sa molto bene quanto grande sia il rischio quotidiano di un Overload di Informazioni. 
    Internet è nato proprio per questo: fornire uno strumento di comunicazione immediato, interattivo, rapido e accessibile a tutti. Gestire al meglio e trarre profitto da questo Sovraccarico Cognitivo è, tuttavia, una sfida quotidiana tutt’altro che facile.

    Innanzi tutto, essere immersi fin dal primo mattino da un flusso di notizie che scorrono velocissime, e sembrano tutte necessarie da leggere e imparare, crea inevitabilmente una quota d’ansia interiore di cui spesso non siamo neppure coscienti.
    Lavorare con la Rete significa – lo sappiamo bene – restare per ore in uno stato di continua allerta, e questo fa sì che sia facilissimo arrivare a fine giornata con un senso di tensione nervosa superiore alla soglia normale.
    Non solo.
    Si arriva spesso ad avere la sera un’esigenza “strana”, considerando che magari non ci si è confrontati dal vivo con nessun interlocutore. Un vero e proprio bisogno di silenzio.
    L’Overload di Informazioni viene registrata nel nostro Cervello, infatti, come un Affaticamento tale da risultare uguale al Rumore.

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    Il nostro Sistema Cognitivo ha bisogno, sostanzialmente, di più tempo di quanto gli lasciamo per poter “digerire” e metabolizzare la massa di novità in continuo cambiamento e la doccia di emozioni che ne consegue.
    E’ impossibile, infatti, che il Sistema Cognitivo non invii messaggi puramente Emotivi quando non ha il tempo di assimilare e comprendere nuove informazioni e nuovi dati.
    Possono essere messaggi negativi, come un eccesso di affaticamento, un senso di fame d’aria e la sensazione di essere incapaci e inadatti.
    Possono, tuttavia, essere anche messaggi positivi: l’Adreanalina è il miglior eccitante che esista in natura ed è capace di sprigionare in noi una carica che, magari, non pensavamo neppure di avere.
    E’ così che si reggono ritmi e tensioni quotidiane col desiderio sempre nuovo di cavalcare l’onda.
    Ricordiamo, tuttavia, che anche il neurotrasmettitore dell’Adrenalina provoca un aumento del consumo di ossigeno nel nostro organismo, con il conseguente aumento del metabolisco e della pressione arteriosa

    Conseguentemente agli effetti del flusso massiccio di informazioni cui siamo sottoposti, esiste un altro aspetto molto importante da prendere in considerazione.
    Certo, ognuno di noi ha le sue preferenze – che siano per nicchia di competenza o per partenership – ma la velocità con cui le notizie scorrono e con cui i post vengono pubblicati rende difficile discernere quello che veramente ci interessa e si vuole approfondire, e soprattutto fare delle distinzioni sufficientemente buone da riconoscere le fonti e la loro attendibilità.

    In realtà, l’Attenzione è un aspetto particolare della Percezione.
    E’ definita, infatti, come quel processo grazie al quale si mette a fuoco e si coglie solo una parte del nostro mondo percettivo, trascurando gli stimoli che, per il momento, non hanno importanza.
    Riportando questa definizione teorica al nostro lavoro sul Web, ci rendiamo subito conto di quanto questo sia difficile, ma soprattutto di quanto sia necessario imparare ad avere un’Attenzione Selettiva per ottimizzare il proprio lavoro e i propri guadagni.

    Uno studioso inglese ha definito l’Attenzione Selettiva come il “Fenomeno del Cocktail Party”, dal momento che lo si può osservare facilmente in questa situazione, nella vita reale.
    Immaginate di trovarvi in una stanza gremita di persone, con suoni di voci e di musica tutt’intorno. Mentre siete immersi in una conversazione con altre persone, il vostro interesse viene improvvisamente attirato da quello che sta dicendo qualcun altro, un po’ più distante, soprattutto se quella persona parla di voi.
    E’ molto probabile che, a questo punto, prestiate attenzione in modo maggiore a quest’altra conversazione, le cui parole chiave hanno favorito la vostra Percezione.

    Per nostra indole, il Sistema Cognitivo è incapace di rispondere adeguatamene a più di uno stimolo per volta. 
    L’Attenzione si sposta, infatti, alternativamente su ciascuna delle diverse fonti di informazioni.
    E’ un po’ come se si possedesse una limitata capacità di canali: tutti i dati devono passare attraverso uno – e un solo – canale affinché la nostra Attenzione possa essere completa, adeguata e capace di rispondere allo stimolo in modo efficace.
    Il nostro Sistema Nervoso contiene un filtro selettivo altamente specializzato, tale da accettare solo il messaggio al quale si presta la maggior Attenzione – ovvero l’Attenzione Selettiva – e a respingere tutti gli altri stimoli.
    Siamo in grado, quindi, di mettere in atto dei processi di elaborazione inconsci estremamente sofisticati.

    Il messaggio cui non prestiamo attenzione viene valutato per l’importanza che gli si attribuisce e successivamente memorizzato o dimenticato.

    E – se come capita regolarmente nel nostro lavoro sul Web e sui Social Network – la nostra Attenzione è sottoposta a messaggi pronunciati o letti simultaneamente?
    Entrambi i messaggi vengono registrati, ma inviati uno all’orecchio destro e uno all’orecchio sinistro del soggetto.
    Si parla allora di Ascolto Dicotomico, che tuttavia non ha la stessa efficacia nella comprensione dell’informazione ascoltata.
    Il rischio maggiore è che avvenga una paralisi nei pensieri, nella creatività, nell’apprendimento delle informazioni esterne, dal momento che non siamo predisposti a gestire questa inflazione di dati.

    E’ evidente che nel modo di comunicare odierno si tratta di un problema non da poco.
    Luca De Biase, nel suo articolo Ecologia dell’Attenzione” scrive: <<Risulta necessaria l’elaborazione di nuovi strumenti concettuali e pratici per affrontare il sovraccarico di messaggi. Le ricerche nate intorno al concetto di “Economia dell’Attenzione” sono un fecondo spunto di riflessione. E’ una ricerca teorica.
    Ma è anche, in un certo senso, una questione di sopravvivenza culturale. Perché, probabilmente, l’Information Overload non è una 
    novità di per sé: è nuova l’ansia che viene associata al fenomeno>>.

    Di fatto, la conseguenza inevitabile è un peggioramento massiccio della nostra Concentrazione.
    Per non parlare del rischio di una vera e propria Dipendenza da Internet, per “stare dietro” a tutte le novità e le notizie in continuo divenire, rinunciando alla vita al di là della Connessione Online.

    Fateci sapere la vostra esperienza: come vivete voi l’Overload di Informazioni e l’Attenzione sui Social Network?

  • Sicuri in Rete, intervista a Mauro Ozenda

    Sicuri in Rete, intervista a Mauro Ozenda

    Sicuri in Rete, libro scritto da Laura Bissolotti e Mauro Ozenda, pone l’attenzione su temi che interessano tutti coloro che navigano sul web, quindi sicurezza e privacy. Ne abbiamo parlato con uno degli autori, Mauro Ozenda

    Sicuri-in-rete---Mauro-Ozenda-Laura-BissolottiTutela, protezione, sicurezza e privacy le parole che contraddistinguono il libro “Sicuri in Rete. Guida per genitori e insegnanti all’uso consapevole di Internet e dei social network” di Laura Bissolotti e Mauro Ozenda (Hoepli, costo di copertina € 14,90), che vuole essere una guida non solo per la famiglia che naviga in Rete pensando primariamente a tutelare e proteggere i propri figli, ma anche per tutti coloro che nella rete non ci vogliono restare intrappolati. Abbiamo intervistato Mauro Ozenda, visto che dalla pubblicazione del libro, avvenuta a febbraio 2012, di “acqua sotto i ponti” ne è passata, soprattutto in termini di evoluzione tecnologica.

    “L’impostazione data al libro “Sicuri in Rete” (www.sicurinrete.com) – afferma l’autore – è stata volutamente quella di consentire un auto-aggiornamento costante nel tempo da parte dei nostri lettori partendo in primis da un glossario dei termini informatici che volutamente abbiamo voluto ricollegare al sito web di riferimento che abbiamo ritenuto maggiormente completo e aggiornato. Dunque di volta in volta, a seconda della tematica affrontata, abbiamo sempre lasciato collegamenti utili ai quali far riferimento all’occorrenza”

    Ecco le domande che abbiamo posto all’autore.

    Perché un genitore dovrebbe acquistare il vostro libro?

    La prima nostra lettrice, Roberta, mamma di una bambina dislessica, ha scritto un post sul nostro gruppo su Facebook “Sicuri in Rete”: “Una guida completa e facilmente comprensibile anche da parte di chi non “mastica” l’informatica e internet. Un manuale che ogni famiglia dovrebbe tenere a portata di mano.” E io aggiungo: “Genitori e insegnanti non date per scontato che i vostri ragazzi non corrano alcun rischio quando navigano in Rete tramite il loro tablet, notebook o smartphone che sia. Occorre prendere le dovute precauzioni e soprattutto trasmettere un ingrediente fondamentale che non tutti hanno di “default”: tanto BUON SENSO. Il ruolo dunque degli adulti oggi è quello di affiancare i ragazzi e trasmetterlo mediante una sana educazione che può avvenire solo facendo chiarezza su ciò che sono non solo le potenzialità ma i rischi/pericoli che si possono presentare. Il nostro libro in questo aiuta soprattutto agendo in chiave preventiva.

    Oggi oltre il 90% dei ragazzi di oggi si incontra con gli amici sui Social Network (Facebook). Immagini, dati personali e sensibili viaggiano quotidianamente  sulla piazza virtuale più frequentata al mondo. Nel vostro libro fornite consigli in tal senso?

    Certamente si. Abbiamo dedicato un intero capitolo al riguardo cercando di trasmettere un concetto molto importante che oggi troppo spesso non solo i ragazzi ma anche noi adulti ci dimentichiamo: tutto ciò che finisce su Internet una sola volta un secondo è come un tatuaggio indelebile. Dunque molta attenzione a non pubblicare sul proprio profilo su facebook dati personali quali ad esempio indirizzo di casa o della scuola, numero di cellulare, data di nascita e nomi dei propri famigliari. Evitiamo di pubblicare immagini di bambini piccoli sul proprio profilo personale e non pubblichiamo foto con altre persone che preventivamente non ci hanno autorizzato a farlo (tags).

    La nostra privacy scompare dal momento in cui ci iscriviamo su Facebook. E’ possibile fare qualcosa per evitare che con facilità terzi riescano ad entrare in possesso dei nostri dati personali e sensibili?

    La sicurezza assoluta non esiste. Esistono i sistemi minimali per impostare privacy e sicurezza proteggendoci da criminali informatici sempre pronti a rubarci l’identità e un domani ricattarci per quanto viene trovato sul nostro profilo o ancor peggio commettere reati on-line a nostro nome. Attiviamo le giuste protezioni per impedire che eventuali software malevoli possano entrare all’interno del nostro sistema. L’obiettivo primario dei criminali informatici oggi è quello di guadagnare vendendo pacchetti di dati personali che ci riguardano. Dunque se proprio vogliamo condividere i nostri dati, le nostre passioni, i nostri hobby e i nostri amici facciamolo ma con le dovute protezioni e cercando di cautelarci per quanto possibile. La protezione dei nostri dati personali è importantissima.

    Smarthpone e tablet sono i dispositivi che ormai vanno per la maggiore per connettersi ad internet. E’ possibile proteggersi così come avviene su un normale PC o Notebook?

    Ormai tutti i produttori di antivirus hanno a disposizione una suite specifica per smartphone o tablet. Ve ne sono a pagamento o gratuite e fra le principali funzionalità la protezione da software malevolo, il controllo parentale, il blocco da remoto in caso di smarrimento, firewall e sistema di crittografia dei dati presenti sul dispositivo. Nel libro un’apposita sezione analizza i principali sistemi di protezione dati presenti su smartphone.

    Le applicazioni (apps) che vengono scaricate su Facebook piuttosto che sul proprio smartphone o tablet sono sicure?

    Partiamo dal presupposto che tutte le applicazioni che vengono scaricate tramite Google Player o altri sistemi sono di terze parti. Il 60% delle applicazioni trasmette al produttore delle stesse informazioni sensibili (dato Federal Trade Commission). Facebook stessa quando entriamo sul social network e ci creiamo il nostro profilo ci avvisa che è esente da responsabilità nel caso in cui un’applicazione scaricata sul social network in qualche modo entri in possesso dei nostri dati personali presenti sul profilo. E ogniqualvolta accettiamo di scaricare un’applicazione confermiamo il fatto che questa potrà accedere ai nostri dati personali impostati sul nostro profilo. Dunque il consiglio che posso dare è con le applicazioni sui dispositivi maggiormente utilizzati e sulle piattaforme social andiamo cauti.

    Segnalaci qualche sito da sbirciare per garantirci sicurezza.

    www.sicurezza-digitale.com: un portale con informazioni aggiornate sulla sicurezza in Rete e la protezione dei dati personali.

    www.sicurionline.it: portale di informazione protezione dati personali e sicurezza online con il supporto di video esplicativi gestito da Microsoft, Polizia Postale e Banca Carige.

    www.google.it/goodtoknow: progetto “Buono a Sapersi” gestito da Google Italia in sinergia con Polizia di Stato che mira a fornire informazioni legate alla sicurezza online e alla protezione dei nostri dati presenti sul web.

    E per chiudere tre applicazioni online che ci possono aiutare 

    www.secure.me: applicazione online utile per la protezione del tuo profilo Facebook

    www.waatp.com: un motore di ricerca per poter cercare specificatamente una persona sul web

    www.TinEye.com : un motore di ricerca che consente di trovare immagini uguali e simili nel web, aiutandoci a scoprire se una foto è stata modificata o coperta da copyright

  • Ticketbis, intervista al co-fondatore Ander Michelena

    Ticketbis, intervista al co-fondatore Ander Michelena

    Abbiamo avuto il piacere di intervistare Ander Michelena, uno dei due co-fondatori e CEO di Ticketbis, giovane startup spagnola e presente anche in Italia nel settore della compravendita di biglietti online. E Michelena ci traccia un profilo dell’azienda e ci parla anche dei progetti per il futuro

    ticketbis_logoSempre continuando il nostro viaggio nel mondo delle startup, oggi ci soffermiamo su Ticketbis, di cui vi abbiamo parlato, startup nel settore della compravendita di biglietti per spettacoli ed eventi online che nasce in Spagna ma che oggi è presente in diversi paesi tra cui l’Italia. L’occasione è l’intervista che uno dei co-fondatori e CEO, Ander Michelena, ci ha gentilmente rilasciato, nella quale si traccia un profilo dell’azienda, si parla di come anche in Spagna il fenomeno delle startup sia in crescita, anche se non abbastanza, e soprattutto del futuro, con il lancio di nuovi progetti e nuovi paesi da conquistare. Ma leggiamo l’intervista.

    Come e quando nasce Ticketbis?

    Io e il mio socio Jon Uriarte, abbiamo fondato Ticketbis a fine 2009. Lavoravamo entrambi in investment banking, però abbiamo sempre avuto uno spirito imprenditoriale e tanta voglia di creare il nostro proprio business. Per questo motivo, durante gli ultimi anni a Londra, abbiamo analizzato il mercato per definire le opportunità esistenti e studiare esempi di compagnie di successo in vari settori. Giunti alla conclusione che era arrivato il momento di dare corpo alla nostra idea, ci siamo dimessi e siamo tornati a Bilbao per cominciare a lavorare al nostro nuovo progetto, Ticketbis.com, una piattaforma di compravendita di biglietti per tutti i tipi di spettacoli.

    Perchè creare una piattaforma per non solo per acquistare ma anche vendere biglietti?

    Per riprendere il discorso di prima, durante l’ultimo periodo di permanenza a Londra, abbiamo studiato bene il mercato spagnolo del ticketing, e ci siamo resi conto della grande opportunità che il settore della compravendita offriva e che offre tuttora.  Fino ad allora, la rivendita di biglietti veniva eseguita fuori dagli stadi o arene, in maniera illegale e con molti rischi. Per questo abbiamo deciso che Ticketbis sarebbe stata un’ottima soluzione, tanto per gli utenti che vogliono assistere ad un evento ma non trovano biglietti, quanto per coloro che, dopo aver comprato, non possono partecipare all’evento e vogliono recuperare i soldi investiti.

    Quali sono ad oggi i numeri di Ticketbis e dove siete presenti?

    Ander Michelena - TicketbisDurante la nostra breve esistenza, siamo riusciti a moltiplicare il nostro fatturato anno dopo anno. Nel 2010, il primo anno di vita nella compagnia, abbiamo raggiunto il milione di euro di fatturato e nel 2011 lo abbiamo moltiplicato fino a cinque milioni e mezzo di euro. Al momento speriamo di chiudere il 2012 con 13 milioni di euro e, di fatto, a giugno di quest’anno abbiamo già superato il fatturato di tutto l’anno precedente. 

    Queste cifre si devono, tra gli altri fattori, a una solida strategia di internazionalizzazione che si è realizzata già nel primo anno operativo della start-up. Al momento, Ticketbis è attivo in dieci paesi (Spagna, Italia, UK, Portogallo, Germania, Russia, Messico, Cile, Brasile e Argentina) e prevede di espandersi in questa linea nei mesi a venire.

    In Italia in questo periodo l’argomento startup è molto discusso negli ambienti interessanti ma anche di recente dalla politica che ha adottato dei provvedimenti in questo senso. Come li giudicate soprattutto qual è la situazione in Spagna?

    Abbiamo letto di come i politici stiano rivolgendo crescente attenzione all’incremento di impiego e dello spirito imprenditoriale. Essendo, però, una compagnia spagnola, non veniamo influenzati direttamente da questi cambi.

    Anche in Spagna crescono l’interesse e il numero di iniziative, ma non abbastanza. Crediamo manchi ancora molta strada da percorrere, a livello di entità pubbliche e private. In Spagna siamo molto indietro a tale proposito, soprattutto rispetto ad altri paesi come gli Stati Uniti: fortunatamente, riusciamo a trarre beneficio dagli accorgimenti del governo dei Paesi Baschi.

    Pensate anche voi di andare negli Usa per sviluppare il vostro progetto?

    Assolutamente: di fatto, questa settimana abbiamo lanciato un ambizioso progetto negli Stati Uniti. Si tratta di Tixabroad, una piattaforma di vendita di biglietti per eventi internazionali. Da oggi in poi, gli statunitensi itineranti potranno assistere a qualsiasi evento durante la loro permanenza all’estero grazie a Tixabroad.

    In soli tre anni avete raggiunto traguardi importanti, quali sono i prossimi passi che avete in cantiere

    Al momento, vediamo come prioritario il consolidamento nei mercati nei quali siamo presenti, con l’obiettivo di trasformarci in un vero e proprio punto di riferimento nel mondo del ticketing. 

    Parallelamente, ci dedicheremo ai mercati conquistati di recente, quali Russia, Germania, oltre al nuovo progetto Tixabroad negli USA. Per il 2013, speriamo di poter continuare ad esplorare nuovi mercati ai quali presentare Ticketbis.

  • Il doodle di Google per la Giornata Mondiale dell’Infanzia

    Il doodle di Google per la Giornata Mondiale dell’Infanzia

    Doodle particolare quello di oggi sulla homepage di Google. Oggi si celebra la Giornata Mondiale dell’Infanzia e il popolare motore di ricerca la ricorda con un doodle che ritrae un momento di felicità

    Giornata Mondiale dell’Infanzia oggi e Google, così coem fece già due anni fa, ricorda la data con un doodle sulla homepage che ritrae uno spettacolino per bambini.

    La data del 20 Novembre ricorre in quanto la Convenzione internazionale sui diritti dell’Infanzia venne approvata proprio in questa data del 1989, 23 anni fa. Ratificata da tutti paesi del mondo, solo due ancora non lo hanno fatto: Somalia e Usa. E da quando Obama è diventato presidente degli Stati Uniti, già dal 2008, non sono mancati i continui appelli a procedere alla ratifica della Convenzione.

    Articolo 2
    Divieto di discriminazione
    Tutti i bambini sono uguali. I governi si impegnano a garantire in qualsiasi momento i diritti a tutti i bambini, anche se
    • provengono da un altro paese
    • hanno un altro colore di pelle 
    • sono di sesso diverso
    • parlano un’altra lingua
    • credono in un altro Dio o non credono in nessun Dio
    • hanno genitori che pensano in modo differente dai tuoi, sono più o meno ricchi di te
    • sono handicappati

    (da La Convenzione sui Diritti dell’Infanzia spiegata ai bambini)

    E l’Art. 22 sottolinea un aspetto di stringente attualità. Proprio i recenti fatti di Gaza ripropongono al centro dell’attenzione che in eventi tragici come questi le vittime principali sono proprio i bambini che vanno protetti sempre e comunque,

    Articolo 22
    Bambini in fuga
    Ci sono bambini che devono abbandonare il loro paese. Scappano dalla guerra, dalla fame, dal bisogno. Talvolta devono fuggire da soli, altre volte sono accompagnati dalla mamma, dal papà o da altre persone. Nel nuovo paese, hanno diritto a una protezione e a un aiuto speciali. Le autorità cercano di scoprire dove vivono i loro genitori o parenti per ricongiungere la famiglia. Se questo non è possibile, i bambini profughi hanno gli stessi diritti dei bambini cresciuti nel paese d’accoglienza.
  • Social Media, ecco le 36 Regole [Infografica]

    Social Media, ecco le 36 Regole [Infografica]

    Spesso abbiamo affrontato l’argomento dal punto di vista di quali regole possano essere utili per gestire la propria immagine sui Social Media e sappiamo che ne esistono di alcune basilari. Ma Fast Company sta invitando i propri lettori ad indicare quali siano quelle fondamentali ed ecco quelle raccolte finora in questa infografica, ben 36

    Quante volte ci si chiede quali siano i passaggi da seguire per approcciare e soprattutto gestire la propria immagine attraverso una strategia di comunicazione sui Social Media. Un pò di tempo fa avevamo provato a tracciare un percorso da ritenersi fondamentale, i primi passi da fare per muoversi all’interno dei Social Media. Un argomento che comunque abbiamo sempre seguito con interesse, soffermandoci spesso su singoli approcci che messi insieme possono essere raccolti all’interno del capitolo “Le Regole dei Social Media“. Proprio alcuni di queste si trovano raccolte in questa infografica che vi presentiamo oggi, pubblicata sul numero della versione cartacea di settembre della celebre rivista, che colleziona 36 Regole per muoversi nei Social Media, un’iniziativa di Fast Company che sta chiedendo da qualche mese ai propri lettori di indicare quali siano le regole da seguire.

    Ed ecco, senza volerle ripercorrere tutte, quelle che noi indichiamo come basilari:

    Essere persuasivi

    Assolutamente sì, é uno sforzo che va fatto . Bisogna essere persuasivi, quindi convincenti altrinti il rischio è di risultare poco credibili;

    Conversare con tutti ascoltarli

    Questa è una di quelle regole che trovano spesso difficile applicazione. Se c’è una regola per approcciare ai Social Media allora la principale è quella di parlare a tutti, allo stesso modo, e di ascoltare tutti, allo stesso modo. Impostare una conversazione, o comunque un atteggiamento strutturandolo con chi sta in alto e chi sta in basso ecco che ci si sta muovendo su una strada fallimentare;

    Essere Social sempre

    Altra regola che trova difficoltà ad essere applicata. Quando dicevamo che una strategia sui Social Media necessità di essere seguita sempre, 24 ore su 24, intendevamo dire proprio che l’essere sui Social Media non deve essere considerato una parentesi, ma un modo di pensare e di conversare che deve coinvolgere tutto e deve essere sempre valido. A volte una distrazione può provocare anche grossi problemi;

    Considerare anche gli aspetti negativi

    Assolutamente vero. Pensare di stare sui Social Media e di considerare solo ciò che piace è oltre che sbagliato anche dannoso. Parlare a tutti e con tutti, dicevamo prima, il che significa accogliere complimenti e considerazioni positive, ma anche critiche negative che se approcciate nella maniera corretta, cioè ascoltandole, sono una grossa opportunità di crescita;

    Aggiornare spesso la pagina, quindi i contenuti

    Una pagina non aggiornata, significa scarsa cura non solo dei contenuti ma anche della propria immagine, quindi anche dell’attenzione che voi riponete ai vostri interlocutori. Aggiornare spesso con contenuti coinvolgenti è il miglio modo per coltivare e far crescere le conversazioni;

    Unire il traditional con il Social

    Anche qui spesso nascono difficoltà. Considerare i Social Media come aspetto a sè stante è un errore di valutazione da non fare. L’ideale è coniugare la comunicazione definiamola “tradizionale” con un accezione social in modo da dare un senso di evoluzione al nostro modo di comunicare, rivolto più alla conversazione e al confronto coi nostri interlocutori, altrimenti più difficile da realizzare in maniera diretta con i canali come stampa, radio e tv;

    Approcciare al Mobile

    Se il desktop è da considerarsi terra conquistata ecco che il Mobile oggi è il terreno in cui si combatte una nuova battaglia. Avere un approccio al Mobile oggi diventa necessario. Come si sa, sono tantissimi che oggi conversano sui Social Media attraverso il proprio smartphone. Ma doveroso tener presente che l’Italia è in Europa il paese col maggior numero di smartphone e il paese che più di tutti usa i Social Media via Mobile. Mettere insieme questi due aspetti è quindi necessario;

    Your fans own your Brand

    Mai frase fu più appropriata! Sono i fans i veri proprietari del tuo Brand, sono loro che per buona parte decidono le sorti e soprattutto, se non ci da un preciso impegno a gestire la comunicazione, allora lo faranno loro. E non sempre è un bene.

    Queste le considerazioni su alcune delle regole raccolte in questa infografica e ci piacerebbe sapere se anche voi le ritenete tali, e perchè, invitandovi a dirci, tra quelle raccolte, quali secondo voi non si dovrebbero mai trascurare. Dai, fateci sapere.

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  • Sopravvivere alle informazioni su Internet, i suggerimenti di Alessandra Farabegoli

    Sopravvivere alle informazioni su Internet, i suggerimenti di Alessandra Farabegoli

    Come resistere all’enorme mole di informazioni che ogni giorno ci investe, ma soprattutto come fare per selezionare, filtrare e ricercare le informazioni che vogliamo. Ne parliamo con Alessandra Farabegoli autrice del testo, “Sopravvivere alle informazioni su Internet. Rimedi all’information overload” nel quale ci sono degli utili suggerimenti da tenere in considerazione

    Sopravvivere-alle-informazioni-su-Internet.-Rimedi-all’information-overload---Alessandra-FarabegoliNell’era dell’informazione ciascuno di noi ha potenzialmente a disposizione una mole illimitata di dati. La fatica di cercare informazioni è stata sostituita da quella di selezionare, filtrare e organizzare”. Così esordisce nelle prime pagine del libro “Sopravvivere alle informazioni su Internet. Rimedi all’information overload” (Apogeo Editore) Alessandra Farabegoli, esperta di Internet e comunicazione già autrice dell’ebook scaricabile gratuitamente “Manuale di buon senso in Rete”.

    Le 150 pagine del libro sono un condensato di consigli sul come organizzare al meglio la mole di informazioni che quotidianamente ci ritroviamo a dover leggere e che rischiano di distogliere l’attenzione dal nostro lavoro. A partire dalla corretta gestione della casella di posta elettronica per passare alle istruzioni su come somministrarsi una giusta dieta informativa, Alessandra Farabegoli non solo consiglia “strumenti” utili a selezionare e filtrare ma soprattutto cerca di far comprendere la necessità di modificare il proprio modo di pensare e fare. Tanto che, quando chiediamo se ci sono programmi nuovi (usciti dopo la pubblicazione del libro) da poter suggerire, l’autrice risponde:

    Alessandra Farabegoli

    “No, soprattutto perché, come scrivo più volte nel libro, non è sugli strumenti che dobbiamo focalizzarci, ma sulla consapevolezza dell’uso che facciamo dell’informazione e di come amministriamo tempo e attenzione. Ho riletto in questi giorni il libro in vista dell’uscita dell’edizione digitale (ePub e Kindle), e per il momento non aggiungerei altro”.

    E questo va a confermare quanto scritto nel libro

    Gli strumenti sono un mezzo, non un fine. A meno che il nostro mestiere non sia quello di recensire gli ultimi gadget tecnologici, la nostra cassetta degli attrezzi deve essere altrettanto leggera ed essenziale della nostra dieta informativa” – (Sopravvivere alle informazioni su Internet. Rimedi all’information overload – Apogeo Editore)

    Il segreto, per tutti, dovrebbe essere quello di acquisire consapevolezza degli strumenti a disposizione. Obiettivo che, secondo Alessandra Farabegoli, oggi può essere realizzato:

    “Ci sono ottime iniziative di “alfabetizzazione digitale” che stanno partendo. Penso ad esempio a Pane e Internet o al corso Internet alle mamme delle GGD Bologna. Io vedo, rispetto a un paio di anni fa, molta più sensibilità verso questi temi, e sono ragionevolmente ottimista”

    Ottimi consigli leggendo il libro si trovano sull’uso dei Feed reader, sugli strumenti utili a salvare e ritrovare link e articoli che ci interessano per leggerli nei momenti più appropriati, sulle metodologie per lavorare bene in gruppo, sul modo migliore di gestire le password. In attesa del prossimo libro di Alessandra Farabegoli su Mailchimp, che sarà pubblicato a breve, questo manuale è necessario per ritrovare “un po’ del tempo necessario per rigenerarci, soprattutto all’aperto, lontani da un monitor, con le persone a cui vogliamo bene”. Questa è la sopravvivenza. O forse questa è l’essenza vera della vita.

    Il libro è disponibile come ebook (su Feltrinelli e Bookrepublic) e in edizione cartacea (su Feltrinelli e Amazon).
  • Record su Twitter per il confronto video per le Primarie del PD

    Record su Twitter per il confronto video per le Primarie del PD

    Come spesso accade per ciò che riguarda eventi importanti, BlogMeter ci offre la dimensione su Twitter del confronto video tra i candidati alle Primarie del PD. Ed è stato subito record: 127.426 tweets con picchi di 1.500 tweets al minuto. #csxfactor è stato più utilizzato dell’hashtag ufficiale #ilconfrontoskytg24

    Non che sia annoverabile tra i grandi eventi televisivi, ma per la polemica scaturita dal fatto che il confronto dovesse essere fatto sulla Tv pubblica e non su una privata, per la vignetta, che ha fatto il giro della rete proprio ieri, che ritraeva i 5 candidati alle Primarie del PD come i “Fantastici 5”, sta di fatto che ieri sera tutta l’attenzione del web italiano era rivolta al confronto andato in onda su Sky e in chiaro sul canale del digitale terrestre Cielo. E come di consueto, si attendevano i risultati dell’analisi del confronto su Twitter da parte di BlogMeter che ha registrato un vero e proprio boom di tweets. E se la scorsa settimana guardavamo al numero di tweets generati nella notte elettorale che ha visto la conferma di Barack Obama a presidente degli Usa con un picco di 327.452 TPM (tweets al minuto), guardando i dati e considerandoli in proporzione si può dire che è stato davvero un boom di tweets!

    Ma guardiamo i dati raccolti da BlogMeter, tenendo presente che i dati fanno riferimento all’hashtag ufficiale lanciato per l’occasione da Sky, #ilconfrontoskytg24, e quello non ufficiale, #csxfactor lanciato da @nomfup, che è risultato poi essere stato il più utilizzato.

    – 147.162 sono i tweets considerati durante tutto l’arco della giornata, il 67% dei quali contiene almeno uno dei due hashtag principali

    – nel periodo compreso tra la mezz’ora prima e la mezz’ora dopo la messa in onda del confronto sono stati registrati 127.426 tweets, con una media di 927 cinguettii al minuto e con tre picchi di oltre 1.500 tweet al minuto

    – 21.072 le persone che hanno twittato l’evento, generando un numero di impressions pari a circa 180 milioni

    – i picchi di discussione si sono avuti alle 21.22 quando i cinque candidati si sono rivolti a Sergio Marchionne; alle 22.22 quando Bersani e Vendola citano rispettivamente Papa Giovanni e il Cardinal Martini come figure di riferimento della sinistra; e poi alle 22.28 durante gli appelli conclusivi

    – i termini più citati in 140 caratteri sono stati quelli dei candidati, nell’ordine Renzi (42.688 tweet), Bersani (30.358), Vendola (29.336), Tabacci (16.349), Puppato (14.055). Poi Marchionne (3.998) e il tema del “lavoro” (3.448)

    – Renzi e Bersani, dal punto di vista della sentiment analysis, sono quelli che ne escono meglio con più messaggi positivi, rispettivamente 55% e 54%

    Insomma, in questa analisi c’è davvero tutto quello che occorre sapere circa il confronto su Twitter. Ed è evidente che sono dati dai quali non si può prescindere nel tentativo di dare anche un’interpretazione politica dell’evento. Bisogna considerare, in un’ottica più allargata, anche questo tipo di conversazioni, e soprattutto la politica deve cominciare a misurarsi con questo tipo di opinioni.

    Se è vero, come si dice, che il confronto di ieri potrebbe aver dato vita ad un nuovo modo di confrontarsi nella politica, con risposte secche, senza sproloqui e soprattutto cercando di andare al sodo della questione di cui si sta trattando, è anche evidente che su questo deve valere anche l’opinione che la gente esprime attraverso la Rete.

    Dalla sintesi di questi due nuovi filoni emergenti potrebbe nascere un nuovo modo di comunicare e di dialogare in politica, mettendo avanti i temi concreti e le reali ricette per risolvere i problemi.

    E coi che ne pensate? Avete seguito il confronto e avete twittato? Raccontateci la vostra esperienza.

    Confronto_Primarie_Twitter [Infografica]

  • Tony Wang allo IAB Forum, Twitter è una piattaforma di consumo

    Tony Wang allo IAB Forum, Twitter è una piattaforma di consumo

    Bella presentazione quella di Tony Wang, General Manager Twitter UK, oggi allo IAB Forum che ci ha fornito una serie di dati che in parte si conoscevano già. Ma ha sottolineato che alla fine Twitter è una piattaforma di consumo. Molto orientata verso gli Usa: il 30% dei tweets totali proviene dagli Usa, il 70% dal resto del mondo

    Tony-Wag---TwitterUn bravo Tony Wang, General Manager Twitter UK, ha finalmente attirato tutta l’attenzione della sala plenaria, attenta e piena, a seguirlo nonostante i problemi legati all’assenza di rete che in alcuni casi rendeva difficile seguire qualsiasi evento. Una manifestazione di questa portata, dove si parla di Internet, non può non garantire una linea decente, specie quando si dice, come oggi, che in Italia il digital-divide sta dividendo il due l’Italia e frena la crescita. Ma veniamo alla bella presentazione di Tony Wang, corredata da immagini e video davvero interessanti e perfettamente calzanti con il contenuto. E il contenuto erano una serie di dati, in parte già noti, ma che comunque servono a darci sempre un quadro più completo su Twitter. (altro…)

  • Oggi compio 5 mesi su Twitter

    Oggi compio 5 mesi su Twitter

    Sono solo 5 mesi ma sembrano passati anni. Perché ho imparato alcune lezioni che non valgono, soltanto, per la comunicazione sul Web. Saper ascoltare, impegnarsi, rispettare gli altri. Condividere la conoscenza, non essere invidiosi, non nascondere la propria faccia. Essere trasparenti. E saper rispondere alle critiche. Una piccola esperienza ma vere e proprie lezioni di vita

    Oggi compio esattamente 5 mesi su Twitter. Mi sembra molto strano sia passato così poco tempo perché Twitter oggi è un compagno irrinunciabile: la principale delle mie fonti d’informazione, un luogo d’incontro tra amici e il collega di lavoro con cui parlo più spesso. Ho usato apposta la parola “parlare”, perché su Twitter non si sta mai in silenzio, né quando si legge né quando si scrive. Le voci sono inarrestabili. La mia stessa voce – col passare dei giorni – è diventata più forte e chiara. Non sono affatto una Social Media Expert. Sono una psicologa che, negli anni, ha abbandonato il lavoro clinico per occuparsi di comunicazione. E non penso di poter insegnare nessuna verità rara. Forse, però, condividendo la mia esperienza di questi mesi, qualche consiglio lo posso dare e, soprattutto, posso mettere in luce la potenza di questo Social Network. La bellezza e la potenza di poter comunicare sul Web ad un numero infinito di persone. (altro…)