Tag: aziende

  • Le Imprese e il Web

    Una recente ricerca eseguita da due ricercatori della Bocconi evidenzia che l’uso del web nelle aziende italiane sta aumentando. Blog e social network sembrano essere più usati

    Social Enterprise
    Social Enterprise

    Questo è un argomento che mi sta molto a cuore e proprio recentemente avevo scritto qui, riportando i risultati di un’indagine di McKinsey, proprio che l’utilizzo del blog e anche dei social network come strumenti di lavoro e di business per le aziende, stesse aumentando. Ovviamente, come tra l’altro mi è stato fatto notare, a ragione devo dire, quelli erano risultati, utili si, ma non rispecchiavano la realtà italiana. Ed ecco allora che questa indagine condotta su 100 aziende, dal titolo “Social Media Monitor: cento aziende nella Rete”, da Paola Dubini e Martino Garavaglia dell’Osservatorio business tv dell’Università Bocconi, mette in evidenza come l’utilizzo di blog, community, web tv, web radio e social network da parte delle imprese nel dialogo con gli utenti è in crescita. (altro…)

  • Enterprise 2.0

    Quando si parla di web 2.0 per le aziende allora si parla di Enterprise 2.0. Identifica tutta una serie di strumenti che le aziende possono utilizzare per la proprià attività lavorando con il web 2.0. Per quel che riguarda le nostre PMI c’è ancora molto da fare, ma qualche esempio positivo c’è.

    Enterprise 2.0
    Enterprise 2.0

    E’ da tempo che cerco di approfondire meglio la relazione che sta tra web 2.0 e aziende e per spiegare questo è ilcaso identificare meglio il termine 2.0. L’esigenza di parlare del web 2.0 scaturisce anche da un’indagine del Centro di ricerca TeDIS condotta su un campione di PMI che rivelavano la quasi totale assenza di tecnologia web 2.0 nelle aziende. Ma parlare di web 2.0 nelle aziende si intende più precisamente di Enterprise 2.0. Ma che cos’è?

    Il termine Enterprise 2.0 descrive un insieme di approcci organizzativi e tecnologici orientati all’abilitazione di nuovi modelli organizzativi basati sul coinvolgimento diffuso, la collaborazione emergente, la condivisione della conoscenza e lo sviluppo e valorizzazione di reti sociali interne ed esterne all’organizzazione.
    Dal punto di vista organizzativo l’Enterprise 2.0 è volto a rispondere alle nuove caratteristiche ed esigenze delle persone ed a stimolare flessibilità, adattabilità ed innovazione.
    Dal punto di vista tecnologico l’Enterprise 2.0 comprende l’applicazione di strumenti di social computing riconducibili al cosiddetto Web 2.0 – ovvero blog, wiki, RSS e folksonomie – e, in un’accezione allargata, l’adozione di nuovi approcci tecnologici ed infrastrutturali come SOA, BPM, RIA e di nuovi modelli di offerta come il Software-as-a-Service. (fonte: wikipedia) (altro…)

  • Perchè un sito Web?

    Già perchè? A che serve? Molti pensano che aprire un sito web sia un costo inutile, sopratutto le aziende che, come si sa, dedicano poco tempo ad implementare strumenti web, quelli web 2.0, che consentirebbero di poter meglio comunicare ma soprattutto aumentare il proprio business. Ebbene molti non credono a tutto questo, o ci credono poco se non pochissimo.

    Avere un sito web o anche un blog oggi è importante per comunicare meglio costruendo relazioni personali/professionali sfruttando strumenti diretti che ci permettono di restare in contatto in qualsiasi momento. Per le aziende è ancora più importante dotarsi di un sito per avere una relazione sempre più profonda coi propri clienti che possono interagire direttamente anche per migliorare i servizi e prodotti che si utilizzano. O ancora, per migliorare e incrementare le proprie relazioni professionali, il che significa incrementare il proprio raggio d’affari.

    Ma come? Ovviamente non basta avere un sito e pretendere che quello faccia tutto da solo. Ci sono delle regole, semplici, ma che andrebbero seguite per avere un sito efficace. In queste slides che vi propongo oggi sono descritte alcune semplici regole che servono per poter incominciare a dotarsi di un sito web efficace. Una regola secondo me fondamentale è avere dei contenuti da inserire all’interno del sito. E per contenuti intendo “cose da dire” sul proprio sito, non alla rinfusa, ma consoni all’attività o argomento che si va a trattare. Questa è una strada importante da seguire perchè sarà quella premiante sotto tutti i punti di vista. Avere un sito che ha cose da dire, strutturate e in linea con la propria attività o pensiero, se si tratta di un blog, è una regola di successo fondamentale. Questo si traduce in un’altra parola importante per un sito che è la visibilità. Contenuti, efficaci, portano inevitabilmente visibilità che significa essere più facilmente rintracciabili e visti. Rimanere nascosti con il proprio sito sebbene sia ben fatto, con immagini bellissime e tutto il resto, non porta a quello cui aspiriamo e cioè essere visibili ed essere visitati per dire chi siamo.

    Da questo punto in poi si va a toccare argomenti più tecnici che coinvolgono tecniche e strumenti più riconducibili alle attività del Seo. Ma quello che ho detto prima è, ribadisco, fondamentale per iniziare.

    Domanda. Ma voi perchè avete un sito? Cosa vi ha spinto a farlo? E se non l’avete cosa state aspettando?

  • Attenzione, adesso Facebook in uffico fa bene!

    Adesso Facebook e tutti gli altri social network se usati durante le ore di ufficio fanno bene, anzi aumentano la produttività degli impiegati secondo uno studio condotto da alcuni ricercatori   dell ‘Università di Melbourne

    Facebook in ufficio
    Facebook in ufficio

    Secondo uno studio australiano, usare Facebook, Twitter e i social network in generale durante l’orario di lavoro aumenta la produttività. Lo annuncia l’Università di Melbourne, la quale afferma che l’aumento di efficienza di coloro che usano Internet sul lavoro per ragioni personali rispetto a coloro che non lo fanno è pari al 9%.

    “Le aziende spendono milioni in software per impedire ai loro dipendenti di guardare video, usare siti di social networking o di shopping online col pretesto che causi una perdita di milioni in termini di produttività” spiega l’autore della ricerca, Brent Coker, concludendo: “Non è sempre così. Pause brevi e non intrusive, come una rapida occhiata a internet, aiutano la mente a riposare, portando ad una concentrazione sul lavoro maggiore nell’arco di una giornata, e come risultato, aumentano la produttività”. Lo studio è stato effettuato su 300 lavoratori, il 70% dei quali usa Internet al lavoro per distrarsi.Tra le attività più diffuse come passatempo, cercare informazioni sui prodotti, leggere siti di notizie, giocare online e guardare video su YouTube. (altro…)

  • Social Network e la crisi

    Chi avrebbe mai pensato che anche i socialnetwork come Facebook, MySpace o Twitter avrebbero dovuto fare i conti con la crisi di questo periodo? Io sinceramente no. Ho sempre creduto che avessero già trasformato in denaro le tantissime adesioni che registrano. E a vedere bene il problema sta tutto lì.

    socialcrisi 31Il problema lo ha sollevato un articolo apparso su Repubblica.it che analizza un pò lo stato finanziario dei socialnetwork dopo che alcuni analisti finanziari hanno pubblicato le loro stime. E infatti stano tutti attraversando un momento decisamente di difficoltà perchè a fronte di un elevato numero di utenti registrati non si registra un eguale aumento dei ricavi. E questo è dovuto soprattutto perchè questi siti sono gratis, e questo è il motivo principale del loro successo. Quindi bisogna trovare altrove altre forme di guadagno. E la pubblicità sembrava essere la soluzione, ma così purtroppo non è. Nel senso che così finora non ha portato grossi risultati, anche perchè c’è il rischio che aumentando la pubblicità in siti come Facebook il rischio è che gli stessi iscritti possano avvertire fastidio. E so anche che alcuni questo fastidio lo avvertono di già. Il caso più eclatante è proprio Facebook, con ammissione dello stesso Mark Zuckerberg secondo il quale le stime per il 2009 sarebbero già più basse di quelle inizialmente prospettate. E solo Facebook conta già più di 130 milioni di iscritti, con un successo finora senza limiti nel nostro paese. In pratica secono gli analisti, Facebook non ha ancora un proprio modello da proporre e il rischio di fallimento sembra essere preso in serie considerazioni. Lo stesso vale per Twitter, anche questo un socialnetwork in ascesa soprprendente, ma che non ha ancora trasformato la sua forza in un macchina per fare soldi.

    E’ difficile pensare che colossi come Facebook, o lo stesso MySpace, che versa in una sotuazione più positiva certo ma che ha comunque le sue difficoltà, facciano fatica a restare a galla. Per chi li guarda da fuori come noi, sembra che questo non possa accadere e che lapubblicità da sola potesse bastare. In linea di pricinicpio sarebbe così, ma i costi ci sono, e sono tanti, e gli inserzionisti preferiscono in tempo di crisi affidarsi a metodi più sicuri che possano generare risultati positivi duraturi. In effetti in questo periodo sono molte le aziende che stanno rivedendo i loro budget per le promozioni per investire nelle strutture aziendali che più soffrono in questo momento. E non potrebbe essere diversamente. Poi sul fatto che Facebook, come pure altri, possa fallire ci credo poco. Se non sarà in grado di risollevarsi da solo allora di sicuro interverrà un colosso che lo comprerà e continuerà a sopravvivere, ma di sicuro non più gratis. Staremo a vedere.

  • Stai su Facebook? Allora sei un “fannullone”!

    E’ da un pò di tempo che Facebook sta creando problemi alle aziende. In particolar modo alle imprese italiane non va giù il fatto che gli impiegati possano navigare su questo socialnetwork, in forte ascesa nel nostro paese, incorrendo anche nella possibilità di essere additati come “fannulloni”.

    facebookdenied1Qualche settimana fa anche su questo blog segnalavo la decisione presa da Poste Italiane di inibire l’uso di Facebook dai pc aziendali in uso ai dipendenti e che da lì a poco questa decisione sarebbe stata imitata dalla Regione Veneto e dal Comune di Napoli, che in verità hanno provveduto solo a limitarne l’uso. Se da più parti si parla di aprire anche le aziende all’uso delle nuove tecnologie e quindi anche all’utilizzo di nuove forme di comunicazione legate al web, ecco che questi provvedimenti vanno nel senso praticamente opposto, rivelando tutta la difficoltà che esiste nel cercare un approccio alle nuove tecnologie. Adesso pare che in questo divieto sia incluso anche Dagospia, il sito gossipparo di Roberto D’Agostino, come se navigare nel mare di immagini “Cafonal” renda meno produttivi. Si perchè il tutto è legato alla concetto di produttività degli impiegati che se “vagabondano” su siti del genere, lavorano poco. Ora, la domanda sorge spontanea, ma per caso i fannulloni sono nati con internet? o meglio, facebook è una fabbrica di nullafacenti? Io sostengo di no, e per di più trovo queste argomentazioni un motivo per non volere andare al fondo del problema, che evidentemente sta altrove. A sostegno di questa mi idea riporto un’affermazione di Andrea Cardamone, amministratore delegato della banca online We@bank, che dice: «Io guardo ai risultati, se poi i dipendenti usano Internet per fatti propri e sono contenti, sono contento anch’io». Sacrosanto! Prendersela con Facebook fa perdere tempo, aggiungo.

    In risposta a tutti questi divieti su Facebook è stato cerato anche un gruppo “Anche io tra Messenger e Facebook oggi non ho concluso un caz..” che vanta al momento in cui scrivo oltre 235 mila iscritti, cioè 235 mila potenziali fannulloni. Ha ragione Marco Camisani Calzolari, coautore del libro «Impresa 4.0», quando dice che «il divieto risponde alla logica arcaica di misurare il lavoro in tempo. Bisogna ripensare la produttività». Giusto! Ma come? si chiederanno tutti? semplicemente fare in modo che ci si possa aprire alle nuove tecnologie facendole diventare strumenti di lavoro. Skype è un esempio; ormai sono tante le aziende che preferiscono che i dipendenti utilizzino questo software per telefonare, anche per risparmiare sulle telefonate, che non è male. Ma sono molte le aziende che non pongono limiti di nessun genere anche se hanno tutte una forte connotazione tecnologica, come ad esempio Microsoft Italia dove Facebook è accessibile e si interagisce con i clienti attraverso il Messenger, meglio ancora dell’utilizzo delle mail. Se poi guardiamo cosa succede in Europa scopriamo che la Germania è il paese più aperto all’uso di Facebook, in Gran Bretagna si arriva al 60%, invece negli Usa un’azienda su due proibisce l’utilizzo del sito. Caso limite è quello capitato ad un giovane inglese, che datosi malato per andare invece a passare una serata in un pub a bere, ha lasciato un commento della serata proprio su Facebook. Peccato però che anche il suo titolare fosse tra gli iscritti sul sito, una leggerezza che gli è costata molto.

Contatti