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  • La Tecnologia è la vera spinta verso il Cambiamento

    La Tecnologia è la vera spinta verso il Cambiamento

    La pandemia ha segnato il nostro tempo e ha spinto le organizzazioni a condensare in un solo anno il Cambiamento che avrebbe richiesto almeno 10 anni. Ma è la sola leva per crescere. È quanto emerge dal Technology Vision 2021 di Accenture.

    La pandemia ha sicuramente segnato il nostro tempo, ma ha anche spinto verso un Cambiamento come mai nessun fenomeno era riuscito a fare prima. Come abbiamo spesso raccontato anche qui sul nostro blog, la pandemia da Covid-19 ha catapultato l’intera società verso una realtà la cui parola d’ordine era, appunto, Cambiamento. Alla base di questo cambiamento vi è stato l’utilizzo della Tecnologia che si aveva a portata di mano, ma che, per tanti motivi, non era stata mai sfruttata appieno. Ecco che oggi il vero Leader è chi sa abbracciare la Tecnologia per spingere verso il Cambiamento non più opzionabile.

    Questa premessa è un anche l’estrema sintesi di uno degli studi più attesi di questo periodo dell’anno, stiamo parlando del Technology Vision 2021, uno studio di Accenture che ci offre gli scenari futuri, non tanto lontani, che vivremo direttamente.

    Lo studio di quest’anno, edizione 2021, porta il titolo “Leaders wanted: Masters of  Change at the Moment of Truth”, e sottolinea come le aziende si siano trovate in questo ultimo anno a condensare almeno un decennio di trasformazione nell’arco di un solo anno. Le organizzazioni che sanno guidare questo cambiamento, sono quelle che riescono a far crescere i propri ricavi di 5 volte più velocemente rispetto alle altre, ancora indietro. Utilizzando le tecnologie a disposizione.

    techvision 2021 tecnologia cambiamento franzrusso.it

    In risposta alla pandemia, le aziende grandi e piccole hanno inaugurato una nuova era di rapida trasformazione. L’Italia è un Paese maturo e, in quanto tale, ha bisogno di investire in competenze che garantiscano una crescita sostenibile e strategica. In questo contesto la tecnologia gioca un ruolo determinante e va applicata non solo in maniera combinata, ma con visione e con intelligenza, così da occupare spazi nuovi in cui potersi differenziare e produrre maggior valore”, ha dichiarato Fabio Benasso, Presidente e Amministratore Delegato di Accenture Italia. “La difesa dello status quo non paga. Pur mantenendo la propria identità e salvaguardando l’eccellenza che le contraddistingue, le organizzazioni italiane devono reinterpretarsi, aprendosi agli ecosistemi e velocizzando i processi di innovazione. Solo così potranno dare concretezza a nuove opportunità”.

    Il rapporto conflittuale che si era creato tra uomo e tecnologia è stato completamente ridefinito dalla pandemia in un’ottica di necessità, condensando in un anno un intero decennio di progresso digitale. Il 2020 ha messo in luce il messaggio centrale della Technology Vision di quest’anno, ovvero che ogni business è un business tecnologico e che in questa era di profonda trasformazione la tecnologia sta riplasmando interi settori come anche l’esperienza umana”, dichiara Valerio Romano, Cloud First Lead di Accenture. “La strategia aziendale e quella tecnologica sono ormai inseparabili e la capacità di guidare il cambiamento continuo spinto da un’innovazione tecnologica esponenziale è la caratteristica principale dei leader del futuro. Abbiamo oggi un’opportunità irripetibile per trasformare questo momento cruciale in una prova di fiducia e in nuove possibilità, sfruttando la costante evoluzione tecnologica ed imprimendo una forte accelerazione del ritmo di adozione”.

    Nel realizzare questo studio, Accenture ha intervistato 6.200 leader tra responsabili di business e tecnologici. Il 92% di loro dichiara che la propria azienda sta innovando con urgenza, con l’intenzione di agire entro questo anno. E poi, il 91% dei dirigenti concorda che per conquistare il mercato di domani è necessario definirlo con chiarezza quale sarà fin da ora.

    Accenture TechVision 2021

    I Leader di oggi devono trainare questo cambiamento, anche perché l’era del “first follower” è finita ed è necessario puntare tutto sulla Tecnologia.

    La Technology Vision 2021 identifica cinque tendenze chiave con le quali le aziende dovranno confrontarsi nei prossimi tre anni per accelerare e gestire il cambiamento in tutti i settori della loro attività:

    Stack Strategically: Architecting a Better Future

    Nascono nuovi scenari in cui ricostruire l’architettura IT. Significa pensare alla tecnologia in modo diverso, rendendo indistinguibili le strategie aziendali e tecnologiche. A questo proposito, l’83% dei leader concorda sul fatto che le strategie aziendali e tecnologiche della propria impresa stiano diventando inseparabili e indistinguibili.

    Mirrored World: The Power of Massive, Intelligent, Digital Twins

    Le aziende leader iniziano a utilizzare gemelli digitali per creare modelli viventi di intere fabbriche, catene di approvvigionamento, cicli di vita dei prodotti e altro ancora. Mettere insieme dati e intelligenza per rappresentare il mondo fisico in uno spazio digitale creerà nuove opportunità per lavorare, collaborare e innovare. Il 65% degli intervistati prevede nei prossimi tre anni un aumento degli investimenti della propria organizzazione in gemelli digitali intelligenti.

    I, Technologist: The Democratization of Technology

    Le persone sono sempre al centro e oggi hanno a disposizione strumenti in modo da innescare un Cambiamento profondo. Oggi ogni dipendente può essere un innovatore, ottimizzando il proprio lavoro, risolvendo i problemi e mantenendo l’azienda al passo con le nuove e mutevoli esigenze. L’88% dei dirigenti ritiene che la democratizzazione della tecnologia stia diventando fondamentale per la capacità di stimolare l’innovazione in tutta la propria organizzazione.

    Anywhere, Everywhere: Bring Your Own Environment

    Il più grande cambiamento della forza lavoro a memoria d’uomo è stata, per le aziende, l’espansione dei propri confini. Le persone hanno la possibilità di replicare l’ambiente di lavoro ovunque in questo modello, i leader possono ripensare lo scopo del lavoro nei diversi luoghi e cogliere l’opportunità di reinventare la propria attività in questo nuovo mondo. Durante l’emergenza sanitaria, il 47% delle organizzazioni ha investito in strumenti di collaborazione digitale e il 48% in strumenti e tecnologie cloud-enabled per sostenere la loro forza lavoro da remoto.

    From Me to We: A Multiparty System’s Path Through Chaos

    Il tracciamento dei contatti, la necessità di nuove esperienze di pagamento digitali e di nuove modalità per costruire fiducia ha messo a fuoco ciò che era stato fino ad ora lasciato incompiuto dalle aziende. I multiparty system, ovvero ecosistemi di organizzazioni interoperabili, possono aiutare le aziende a ottenere maggiore resilienza e adattabilità, creare nuovi modi per accedere al mercato e stabilire nuovi standard ecosistemici per i loro settori. Il 90% dei dirigenti intervistati afferma che i multiparty system consentiranno di dare vita a ecosistemi di collaborazione più resilienti e adattabili per creare nuovo valore con i partner della propria organizzazione.

    In un momento in cui la ristorazione versa in condizioni drammatiche, con aziende che chiudono definitivamente, in questa ottica è bene segnalare l’esempio di Starbucks, azienda che da sempre sa interpretare l’evoluzione dei tempi. Ebbene, l’azienda nella fase critica è emersa come leader, utilizzando la tecnologia per espandere la propria clientela e i canali di vendita. Ad agosto, la sua app era stata scaricata da tre milioni di nuovi utenti e gli ordini da smartphone e il ritiro drive-thru sono arrivati a rappresentare il 90% delle vendite. Con l’aumento della domanda, ha implementato un sistema di gestione dei ticket integrato, combinando gli ordini dalla sua app, UberEats e i clienti drive-thru in un unico flusso di lavoro per i baristi. Starbucks ha anche introdotto una nuova macchina per caffè espresso con sensori per monitorare la quantità di caffè erogata e prevedere la necessaria manutenzione. Un esempio, questo, della tecnologia come leva fondamentale per fornire una risposta agile, resiliente e di successo al cambiamento da parte di un’azienda.

    L’invito è quello di visitare il sito visitare accenture.com/technologyvision  r seguire la conversazione su Twitter con #TechVision2021.

  • BiMex: il Cambiamento passa anche dalla formazione manageriale

    BiMex: il Cambiamento passa anche dalla formazione manageriale

    In un’epoca di profondo Cambiamento è necessario trovare la formula per riuscire ad interpretarlo al meglio. BiMex è un chiaro esempio di come la formazione manageriale sia un investimento per il presente e per il futuro.

    In un’epoca di profondo Cambiamento è necessario trovare la formula per riuscire ad interpretarlo al meglio. Meglio ancora, una citazione di Hemingway ci aiuta meglio a delineare il contesto: “Oggi non è che un giorno qualunque di tutti i giorni che verranno, ma ciò che farai in tutti i giorni che verranno dipende da quello che farai oggi“. E siccome Cambiamento, che da sempre è rivestito da una accezione futura, ha molto a che fare col presente, ecco che questa parola ci indica che è il momento di fare qualcosa per afferrare questo periodo di avvicendamento. Il rischio è quello di restare immobili, senza riuscire ad afferrare questo momento, soprattutto perchè non si hanno le competenze adeguate, le professionalità.

    Qui sul nostro blog cerchiamo sempre di raccontare esempi di aziende che si trasformano per afferrare il Cambiamento, ne parliamo spesso in termini di innovazione, di digital transformation. Ma questi stessi temi hanno come elementi comuni la professionalità e le competenze, ossi la base per poter avviare una fase di Cambiamento duraturo e proficuo.

    Ecco perchè oggi vogliamo raccontarvi di BiMex, cioè “Banking & Innovation Management Executive Master“, il progetto formativo avviato più di due anni fa da un’iniziativa congiunta di Banca Mediolanum e Mediolanum Corporate University, l’istituto di formazione permanente della banca. BiMex è nato con l’obiettivo di realizzare un percorso di formazione di alto livello per i manager della struttura commerciale. Per la realizzazione dell’Executive Master si è scelto di collaborare con l’Università Cattolica del Sacro Cuore, ma anche con affermati professionisti e società di formazione di grande esperienza, oltre a 17 relatori della corporate university aziendale e al coinvolgimento di figure manageriali di Banca Mediolanum.

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    Nei giorni scorsi sono stati assegnati i primi attestati dell’edizione 2016-2018. BiMex rappresenta quindi quella risposta che si deve dare in circostanze in cui anche il contesto finanziario e bancario vive un momento di grande Cambiamento. Il Master è stato utile per consolidare le conoscenze tecniche e rafforzare le competenze manageriali. In questo percorso, della durata di 29 mesi, fortemente caratterizzato da un’importante componente digitale, è stata ideata e realizzata un’App dedicata che ha consentito a ogni partecipante di avere sul proprio smartphone il calendario delle lezioni e il programma, il proprio “libretto universitario”, le notifiche inerenti le attività dell’Executive Master, i contatti con gli altri partecipanti, oltre alla possibilità di svolgere attività interattive in aula, sostenere gli esami previsti e creare forme di ingaggio  e partecipazione continuativa.

    BiMex ha coinvolto 275 manager della struttura commerciale prevedendo attività di approfondimento e studio sia in aula sia in modalità digital learning. Per quanto attiene la componente didattica tecnica sono stati svolti moduli di macroeconomia, economia degli intermediari finanziari, diritti dei mercati finanziari, credito, protezione e assicurazione, passaggio generazionale e fiscalità; mentre per la parte manageriale sono state approfondite le tematiche relative all’intelligenza emotiva, alla pianificazione e organizzazione, all’innovazione e anche alla resilienza, al problem solving e al coaching approach. Per tutti gli argomenti più rilevanti affrontati durante il percorso formativo sono state previste delle prove di esame. Uno sforzo organizzativo imponente: 14 classi coinvolte per tre giornate con cadenza bimestrale, per un totale di 34 giornate e 73.536 ore formative complessive svolte presso Mediolanum Corporate University.

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    La trattazione di alcuni temi tecnici all’interno del BIMEX ha permesso la maturazione dei requisiti per il sostenimento dell’esame EFPA, livello EIP (European Investment Practitioner) per i consulenti finanziari. A questo esame di certificazione hanno aderito 116 manager (il 42% del totale partecipanti al Master) e l’esame è stato superato con successo dal 90,5% dei candidati (105 manager). L’Executive Master ha inoltre permesso di maturare i crediti formativi per il mantenimento delle certificazioni EFPA livello EFP, EFA e EIP.

    Si tratta quindi di un grande esempio di quello di cui parlavamo prima, ossia il Cambiamento viene affrontato rafforzando le professionalità e le competenze attraverso la formazione. Non a caso BiMex ha ottenuto il primo posto alla terza Edizione del premio AIF – Adriano Olivetti per la categoria “Amministrazione & Finanza”.

    Visto il grande successo ottenuto con questa prima edizione, verrà avviata un’attività di follow up e di mantenimento per i partecipanti; portando l’ammontare di questa operazione formativa a 9.640.000 euro per gli anni 2016-2020. Nel biennio 2019-2021 è inoltre previsto l’inizio della seconda edizione dell’Executive Master che porterà in aula circa altri 80 nuovi manager della struttura commerciale di Banca Mediolanum.

    Insomma, affrontare il Cambiamento significa saperlo interpretare, aggiornando le proprie competenze, e investire. Ecco perchè tenevamo a raccontarvi questo esempio, come modello da seguire.

  • Banca Mediolanum, la sostenibilità è il vero approccio al cambiamento

    Banca Mediolanum, la sostenibilità è il vero approccio al cambiamento

    Nei giorni scorsi, Banca Mediolanum ha presentato il suo impegno verso una migliore sostenibilità, intesa come valore per il cambiamento. La banca fondata da Ennio Doris rinnova quindi il suo impegno a realizzare un modello di impresa sostenibile, attenta soprattutto alle persone. Un impegno che avviene a 10 anni esatti dal crack Lehmann Brothers.

    Il tema della sostenibilità è ormai crescente tra le imprese e, senza alcun dubbio, una buona spinta arriva dalla Agenda 2030, il programma racchiuso all’interno dell’”Agenda Globale per lo sviluppo sostenibile” istituita dalle Nazioni Unite nel 2015. L’obiettivo è quello di raggiungere, entro il 2030, un modello di sviluppo sostenibile che soddisfi i 17 obiettivi, quelli che si definiscono SDGs (Sustainable Development Goals). E’ un tema che spesso viene racchiuso e circoscritto al tema dell’ambiente, ma lo sviluppo sostenibile riguarda non solo questo ma anche aspetti economici e sociali. Lo sviluppo di una società è tale se crescono, insieme, tutte le sue componenti.

    Per questo motivo, da un po’ di tempo, abbiamo iniziato a comprendere e conoscere meglio come le aziende italiane stanno affrontando questo tema, segnalandovi, qui sul nostro blog, quelle che si stanno muovendo con tanta convinzione.

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    Una di queste è proprio Banca Mediolanum, la banca fondata da Ennio Doris, che tutti voi certamente conoscete, nel 1996, la prima banca, allora, telefonica, che superava il concetto della banca fisica, per come si è sempre conosciuta, istituendo la figura del “family banker”, del consulente che è vicino alle persone. Nei giorni scorsi nella nella Casa della Consulenza meneghina di Banca Mediolanum – Palazzo Biandrà a Milano, Banca Mediolanum ha presentato i suoi 5 impegni per costruire un modello di impresa sostenibile. Alla conferenza erano presenti: Massimo Doris, Amministratore Delegato di Banca Mediolanum; Enrico Giovannini, professore ordinario di statistica economica presso l’Università di Roma “Tor Vergata”, già presidente dell’Istat e ministro del lavoro e delle politiche sociali, portavoce di ASVIS – Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile; Oscar di Montigny, direttore Innovation, Sustainability & Value Strategy di Banca Mediolanum; Ennio Doris, il presidente, con la moderazione della giornalista Barbara Carfagna.

    Per certi versi, e non è una considerazione forzata, alla luce degli impegni che prevede l’Agenda 2030, Banca Mediolanum, per il fatto di essere stata sempre indicata come “banca delle persone tra le persone”, ha un po’ anticipato certi temi. E, come ha ricordato proprio Massimo Doris, la banca lo dimostrò esattamente 10 anni fa, nel 2008 l’anno del crack di Lehmann Brothers che scatenò l’inizio di una delle più gravi crisi finanziarie della storia. In quella circostanza, Banca Medionalum decise rimborsare tutti i clienti, 11 mila, l’1% dei clienti di allora, che erano stati coinvolti nel crack. mettendo subito a disposizione 142 milioni di euro. Un piano di sostegno al cliente che trova ulteriore dimostrazione nel piano di 230 milioni di sostegno, messo a disposizione negli ultimi anni.

    Enrico Giovannini ormai rappresenta una delle voci più autorevoli per quanto riguarda il tema dello sviluppo sostenibile in Italia e ha ricordato come ancora il tema in sè fa poca notizia. Come non fanno notizia le tante aziende che stanno procedendo lungo questa strada con grandi traguardi raggiunti. Il tema cresce nel nostro paese, ma molto resta da fare.

    Oscar di Montigny ha poi tenuto a precisare l’impegno verso la formazione, uno dei valori su cui si basa lo sviluppo sostenibile che Banca Mediolanum ha iniziato con la creazione della Corporate University con un investimento di 28 milioni di euro. Un investimento che oggi permette alla banca di soddisfare uno degli impegni fissati dall’Agenda 2030.

    Il presidente Ennio Doris ha poi voluto raccontare la nascita della banca, un impegno da sempre legato ai suoi valori genuini. “Compresi da subito che cosa volessi fare, no solo per avere successo, ma perchè fosse davvero utile”.

    L’impegno sociale di Banca Mediolanum si concretizza anche con la Fondazione Banca Mediolanum presieduta da Sara Doris, una fondazione che si occupa di infanzia con 135 volontari che in 12 anni ha permesso di aiutare 66 mila bambini con 386 progetti.

    Ma vediamoli nel dettaglio i 5 impegni di Banca Mediolanum per uno sviluppo sostenibile:

    1 – Solidità e stabilità finanziaria

    Sin dalla sua quotazione in Borsa nel Giugno 1996 ha prodotto utili e distribuito dividendi significativi, nel quadro di un incremento dimensionale totalmente organico e pressoché ininterrotto, con una costante attenzione alla soddisfazione di tutti gli stakeholder.

    2 – Personalizzazione, sicurezza e innovazione delle soluzioni finanziarie

    L’impegno nell’offerta di prodotti e servizi è basato sull’importanza di garantire un elevato livello di soddisfazione, attraverso soluzioni sempre più flessibili e all’avanguardia.

    3 – Multicanalità, digitalizzazione e rete di Family Banker

    Gli strumenti operativi sono studiati in modo tale da soddisfare le diverse esigenze del cliente. La digitalizzazione dei servizi permette l’operatività a distanza da parte dei clienti i quali hanno la possibilità di avere la propria banca a portata di mano e un Family Banker sempre reperibile e disponibile ad indirizzarli nelle scelte di gestione del risparmio.

    4 – I Dipendenti del Gruppo Mediolanum

    l’Azienda promuove lo sviluppo di una cultura aziendale basata su valori condivisi e sull’orientamento all’impegno e all’integrità. Costruisce, coerentemente ai valori, leve e azioni che rafforzano la valorizzazione delle persone e il riconoscimento delle conoscenze e capacità dei collaboratori del Gruppo. I dipendenti vengono “accompagnati” in percorsi di sviluppo professionale finalizzati a far emergere talento e competenze e sono destinatari di politiche di Welfare aziendale inclusive, atte a stimolare il Work- Life Balance e a garantire il benessere della persona.

    5 – Responsabilità verso la Collettività e l’Ambiente

    La Banca promuove un approccio globale nel supporto dello sviluppo della collettività attraverso la diffusione della cultura etica a tutti gli stakeholder mediante i programmi specifici messi in atto da Mediolanum Corporate University; il supporto tramite i prodotti e servizi di Banca Mediolanum; le iniziative per Clienti e collaboratori in difficoltà; l’attenzione all’ambiente e al consumo di risorse; le politiche di approvvigionamento responsabili; la collaborazione con Fondazione Mediolanum Onlus.

    Infine, per celebrare quel momento in cui Ennio Dorsi annunciò che tutti i clienti copliti dal grave crack sarebbero stati rimborsati, Banca Mediolanum ha lanciato un nuovo spot televisivo, che porta la firma di Armando Testa, che sarà in onda dal 22 ottobre all’11 novembre con oltre 5.200 spot nel formato da 30” pianificati sulle reti Rai, Mediaset, La7, Class CNBC, Paramount Channel, Sky e Cielo.

  • Analytics Experience 2018, l’Innovazione che apre al Cambiamento

    Analytics Experience 2018, l’Innovazione che apre al Cambiamento

    Analytics Experience 2018 si conferma ancora una volta essere uno degli eventi più importanti al mondo sugli analytics e sull’Innovazione. Dal palco del MiCo di Milano è emerso che l’Intelligenza Artificiale farà sempre più parte delle nostre vite, ma che l’Innovazione deve essere interprete del cambiamento e più consapevole.

    Analytics Experience si conferma essere, nel panorama globale, l’evento più importante per quel che riguarda gli analytics che in questa edizione hanno fatto ancora più rima con Innovazione. Dalla tre giorni al Mico di Milano, affollato da addetti ai lavori, da esperti provenienti da ogni parte del mondo, emerge chiaramente che gli analytics sono parte integrante di questo cambiamento in atto, anzi, sono in grado di dare, proprio per la loro natura, indicazioni molto importanti per far sì che questa cambiamento sia più proficuo.

    Tra i tanti temi emersi, val la pena di chiarire, ancora una volta, come ha fatto Oliver Schabenberger, Executive VP, Chief Operating Officer e Chief Technology Officer SAS, che l’Intelligenza Artificiale farà sempre più parte delle nostre vite, in tutti i sensi.

    Di certo porterà un cambiamento più repentino, andrà a riguardare tutti i tipi di lavori, ma sicuramente aprirà nuove opportunità. Questo è il punto chiave. Le nuove opportunità si colgono solo se si è effettivamente preparati a farlo.

    Gli analytics da questo punto di vista costituiscono una grande mano. E poi, senza l’uomo non ci può essere una Intelligenza Artificiale che sia davvero efficace.

    La due giorni di plenarie è stata molto di ispirazione per comprendere la strada da intraprendere quando si parla di Innovazione. Giles Hutchins, pioneering pratictioner ed executive coach, ci ha messo in chiaro che siamo di fronte ad un cambiamento “multi-dimensional” e che le aziende devono affrontarlo organizzandosi in maniera differente rispetto al passato. Un cambiamento che fissa dei chiari tipping point, punti di non ritorno, con cui bisognerà fare i conti: le aziende devono cambiare le loro organizzazioni. L’autore di “The Nature of Business” infatti si rifà a quello che Einstein diceva già, ossia: “Guardate nel profondo della Natura e allora capirete tutto“. Hutchins ci mostra come sono organizzate le aziende oggi e come dovrebbero essere organizzate, ispirandosi proprio alla natura. Quindi più interconnesse.

    Seguendo questo filone, il professor Roberto Verganti, docente di Leadership and Innovation alla School of Management del Politecnico di Milano, autore di “Overcrowded: Designing Meaningful Products in a World Awash with Ideas” ci invita a non restare accecati dall’Innovazione. Spesso siamo accecati da questa luce che ci impedisce di riconoscere quale sia vera Innovazione, quale sia, cioè, quella davvero utile. Il pensiero di Verganti è che spesso le aziende di concentrano sulla Soluzione invece di concentrarsi sulla Direzione, che è poi la strada più complicata da intraprendere.

    Un consiglio per fare meglio è sempre quello, richiamandosi alla grande impresa realizzata da Steve Jobs e dal suo socio di allora, Steve Wozniak, quando diedero vita alla Apple, che disse questa frase: “People will never love a product that you do not love“. Verganti ci invita ad essere più critici verso l’Innovazione, per riconoscere quella davvero utile.

    Ad Analytics Experience 2018 ha preso parte anche Anders Indset, uno dei più importanti business philosophers a livello mondiale, che ha portato il suo punto di vista sull’innovazione, più consapevole e attento alle risorse del pianeta. Ogni innovazione da un lato ha portato benefici, dall’altro ha provocato gravi conseguenze per il nostro pianeta. E’ arrivato il momento allora di fare Innovazione in modo più consapevole, ma anche di una conoscenza più consapevole. Perchè gli artefici di questo cambiamento siamo sempre noi.

    Temi  spunti su cui bisognerebbe riflettere molto.

  • La Paura di un’Identità nuova nella vita e sul Web

    La Paura di un’Identità nuova nella vita e sul Web

    La Paura di cambiare ci rende impotenti ed è l’ostacolo che ci impedisce di passare da un’Identità ormai vecchia a una nuova, rinnovata, innovativa. Per farlo, dobbiamo attraversare l’incertezza: prendiamo la paura per mano e facciamo il primo passo. Anche cadendo, pur di diventare migliori.

    Esiste un aforisma perfetto per parlare di Trasformazione: “La vita è come un ponte: attraversalo pure, ma non costruirci mai una casa sopra”.

    Dico perfetto perché dà l’immagine immediata di quanto possa essere scivoloso il terreno del mutamento – e di cambiamento ho già scritto qui: La difficoltà del Cambiamento, fuori e dentro il Web.
    Rinnovare lo stile di vita, innovare le nostre abitudini, evolversi per migliorare sono passaggi indispensabili nella vita personale.
    E lavorando sul Web? Modificare il proprio team, rinnovare il blog, adottare strategie di Social Media Marketing del tutto diverse dalle precedenti. Leggere, leggere, leggere e imparare leggendo.
    Tutte situazioni da cui non ci possiamo tirare indietro. Soprattutto perché nel mondo dei Social Network le novità sono quasi quotidiane.
    Quel ponte, che sia solido o meno, lo dobbiamo per forza attraversare.

    paura cambiamento

    Tuttavia, ne abbiamo una grandissima Paura e la paura è il motivo per cui rimandiamo il cambiamento e rimaniamo fermi.
    E più passa il tempo più diventiamo immobili, fino a essere statici. Impotenti.
    Perché tanta Paura?

    Stiamo lasciando la nostra Zona di Confort per una strada nuova, che non possiamo sapere di preciso quanto sarà difficile, efficace e utile a noi e agli altri.
    Come spesso si è letto e scritto, fare il primo passo è la cosa più difficile.
    Almeno fino a quando non ti rendi conto che, se quel primo passo non l’avessi fatto, avresti avuto problemi molto seri.
    Altro aforisma perfetto: “Iniziare un nuovo cammino ci spaventa, ma dopo ogni passo ci rendiamo conto di quanto fosse pericoloso rimanere fermi”. (R. Benigni)
    Perché si perde la forza, si perde l’ispirazione e quella spinta interiore necessaria per costruire, creare, crescere. Dare nuovi frutti. Rimanere fertili.
    Avere successo.

    La nostra casa ha sempre gli stessi muri.
    Per quanto possiamo svegliarci energetici alla mattina, nulla cambia se non siamo noi a spostare i confini. E il passo più difficile è quello di aprire la finestra, la mente.
    Ascoltare, accettare di confrontarsi con pareri contrari, scambiare i propri panni con quelli degli altri. Tentare soluzioni diverse.
    Non è detto che la prima strada nuova sia quella giusta.
    Si cade.
    Ci si fa anche male.
    Ci si rialza e si riprova a rifare quel primo passo fuori di casa.
    Fino a che una sera, stanchi e un po’ provati, sentiremo una soddisfazione indescrivibile, che non abbiamo mai provato prima. Quella di esserci arricchiti.

    Nella nostra Identità – all’interno della nostra casa – abbiamo una struttura precisa e soprattutto solida. Comprovata.
    Carattere, reazioni, abilità, competenze specifiche, ma anche abitudini e condizionamenti.
    Possiamo mettere il pilota automatico quando siamo stanchi, con la certezza interiore che non ci saranno guai.
    Ogni nostra scelta è piuttosto prevedibile, perché è frutto di mille altre scelte più o meno uguali.
    E’ questo che ci rende sicuri.
    Protetti. Tranquilli.
    Questo non è per forza qualcosa di sbagliato. Diventa sbagliato quando viene meno l’arricchimento, la crescita sana, la felicità. Quindi il benessere personale e lavorativo.
    Allora ci si irrigidisce, si tende a mettere i problemi sotto al tappeto e ci si rifiuta di affrontare la realtà.
    Si arriva addirittura a preferire l’infelicità e il senso di inadeguatezza pur di non fare quel passo.
    Torno alla mia domanda iniziale. Perché tanta Paura di cambiare?

    Cambiare significa prima di ogni cosa perdere l’Equilibrio.
    Decostruirsi. Disfarsi di se stessi come si era fino a quel momento.
    Essere costretti – spesso molto in fretta – a distruggere quella Stabilità che avevamo e che, di fatto, era la nostra stessa Identità.
    Lo si fa per ricostruire un’Identità nuova, certo. Eppure quel momento di passaggio è vulnerabilità pura.
    Come quando arriva una tempesta: non si vede più niente, è necessario aspettare che tutto si calmi, si assesti e che la polvere si posi a terra prima di pretendere di vedere di nuovo la luce.
    “Se vuoi fare un passo avanti, devi perdere l’equilibrio per un attimo”. (M.Gramellini)

    Sì, ma quanto è lungo questo attimo?
    Se perdiamo l’equilibrio siamo deboli, vulnerabili, fragili.
    Rischiamo di essere indifesi e attaccabili, quanto meno estremamente esposti.
    Ci hanno insegnato, invece, che non si piange, che non si deve mostrare il fianco, che se si cade si deve negare il dolore e rialzarsi più forti di prima.
    Professionalmente parlando, almeno.
    Non si mostra mai il lato debole di sé. Non si dice, non si fa.

    Ecco. Alle persone che amo, invece, io auguro di piangere se sentono male, di gridare, sfogarsi e sentirsi liberi di urlare.
    Alle persone che amo auguro di non negare mai il male che provano cadendo, perché non si ritrovino in fretta a indossare una maschera che è solo un falso scudo.
    Anche, e soprattutto, professionalmente parlando.

    I cambiamenti fanno paura perché abbiamo il terrore di perderci nel buio e nelle nostre debolezze.
    Tutte le nostre debolezze emergono per forza in quel momento di Squilibrio tra vecchio e nuovo.
    E’ necessario distruggere le certezze che hanno retto la nostra Identità passata.
    Rimetterci in gioco a carte scoperte, attraversando inermi un passaggio in cui non siamo noi a governare la via.
    La paura è benvenuta, direi.
    Fa parte delle emozioni che costruiranno la nostra nuova Identità.
    Perché avere paura è un segnale di allarme incredibilmente efficace. Non sbaglia un colpo nell’avvertirci di quello che non funziona.

    Vogliamo vivere da protagonisti la nostra unica vita? Prendiamo la paura per mano.
    Attraversiamo il ponte, impauriti, cadendo e sperando di non farci troppo male, e raggiungiamo la sponda opposta del fiume.
    Solo se avremo spazzato via tutto ciò che eravamo potremo costruire un nostro Sé – una nostra Identità – pronta ad adattarsi al nuovo.
    A diventare competitiva grazie a competenze innovative, emozioni vere, indole forte rinnovata.
    Solo se non restano retaggi personali e culturali vecchi, appassiti, potremo spiegare le ali e stupire i competitor nel nostro lavoro.

    Una farfalla non si guarda indietro per tornare bruco.
    Noi siamo già pronti per cambiare e fare quel passo che manca per spiccare il volo.
    Perché non usare la paura come segnale di quanto possiamo ancora migliorare nella nostra vita?

  • La difficoltà del Cambiamento, fuori e dentro il Web

    La difficoltà del Cambiamento, fuori e dentro il Web

    Con i propositi dell’Anno Nuovo, il Cambiamento diventa cruciale per molte delle nostre attività, sul Web come nella realtà. Cambiare è una delle azioni più difficili, perché è facilissimo trovare Soluzioni che, in realtà, creano ennesimi Problemi. E’ solo uscendo dal Sistema che potremo ottenere Cambiamenti vincenti.

    Finisce un anno e, come tutti gli anni, è tempo di bilanci.
    E non solo riguardo ai dati sul Web e sui Social Network, ma anche di bilanci nella nostra vita professionale e personale.
    Con la domanda implicita che facciamo a noi stessi: “ho sbagliato qualcosa?”, “cosa potevo fare di più?”.
    Non saremo sempre soddisfatti di noi, ma il bello è che ai bilanci seguono i propositi. Quelli dell’anno nuovo che verrà.
    Lo aspettiamo con ansia, l’anno nuovo.
    Perché è nell’anno nuovo che nella nostra vita avverrà quella svolta decisiva che aspettiamo da sempre e finalmente sarà tutto un successo.
    Eppure dovremmo saperlo, ormai, che il Cambiamento può partire solo da dentro di noi.
    Che non ci sono date, non ci sono ricorrenze, non ci sono successi se non siamo noi a voler dare un vero giro di volta alla nostra vita e diventare protagonisti.

    cambiamento

    Cambiare, tuttavia, è forse una delle azioni più difficili dell’essere umano, sia nei comportamenti in Rete che nella realtà.
    E questo succede perché siamo bravissimi non solo a complicarci la vita, ma soprattutto a cercare Soluzioni là dove non possono esserci che altri Problemi.
    E così accade che la Soluzione diventi il Problema, l’ennesimo problema, perché il comportamento umano è pieno di azzeccatissimi paradossi.

    Sul comportamento paradossale e sulla difficoltà di cambiare prendo in prestito la maggior parte delle citazioni del grande psicologo e filosofo Paul Watzlawick (1921 – 2007) nel suo libro “Change, sulla formazione e la soluzione dei problemi”, che consiglio vivamente di leggere per l’arguzia e la competenza dell’autore.
    Passare da un Problema ad un altro è la cosa più frequente che facciamo senza accorgercene.
    E di storielle ce ne sono all’infinito.
    Pensate ad un uomo che continua a battere le mani, implacabilmente, ogni dieci secondi. Interrogato da un estraneo sul perché di quel fanatico comportamento, risponde: <>
    <<Elefanti? Ma qui non ci sono elefanti.>>
    <<Appunto!>>
    Ecco che il Problema che non esisteva si è creato da solo.

    Un altro caso esemplare è quello dell’uomo che cerca le chiavi di casa perse di notte.
    Le cerca sotto al lampione, in quel ristretto tondo di luce, e non le trova. Un passante gli consiglia di cercarle più in là… <>
    In questo caso, la Soluzione più logica diventa proprio il rafforzamento stesso del Problema.

    In entrambe le storie è, comunque, un’altra persona a suggerire la vera soluzione.
    Dall’esterno, i passanti ci guardano e non capiscono il ripetersi dei nostri errori.
    Sul Web, i lettori scuotono la testa di fronte ai nostri sbagli oppure ci spronano a dare di più.
    E’ in ogni caso da fuori che il Problema può trovare una Soluzione.

    Perché si ha una prospettiva diversa, perché può esserci oggettività, perché la lucidità di chi non è coinvolto – o smette di essere coinvolto – regala la possibilità di vedere i paradossi del nostro comportamento e, magari ridendone, riuscire a cambiarli.
    Il Sistema si cambia solo fuori dal Sistema.
    Questa è una legge comune, valida nelle nostre attività in Rete come nella vita quotidiana.
    Per Cambiare bisogna uscire dal Sistema.
    E’ così semplice che pare banale, ma è così difficile da realizzare che non ce la facciamo quasi mai da soli.

    In certe circostanze, inoltre, i Problemi sorgono semplicemente perché tenta di cambiare una difficoltà esistente nel modo errato.
    Pensate a due marinai su una piccola imbarcazione a vela.
    Entrambi si sporgono all’indietro – ognuno dalla propria parte – per cercare di tenere in equilibrio la barca e renderla stabile. Quanto più uno si sporge fuoribordo, tanto più l’altro è costretto ad allungarsi dall’altra parte per compensare l’instabilità.
    Eppure, ragionevolmente, la barca di per sé sarebbe perfettamente in equilibrio se gli sforzi acrobatici dei due marinai cessassero.
    In questo caso, è necessario che uno dei due personaggi si renda conto che il Problema si è venuto a creare proprio mentre ci si affannava a trovare la Soluzione.
    Comprendendo questo paradosso, si può uscire dal Problema, quindi smetterla semplicemente di tirare ciascuno dalla propria parte.
    I due marinai potranno veleggiare in perfetta stabilità solo ponendo fine agli illogici sforzi.

    Le Soluzioni che diventano Problemi sono generalmente di tre tipi.
    Nel caso degli elefanti, ad esempio, si cerca di cambiare la realtà quando non ce n’è assolutamente bisogno.
    Il Problema non c’è. Non serve una Soluzione e il Cambiamento non è necessario.
    Eppure la si continua a cercare, reiteratamente, al punto tale che alla fine il problema si crea.

    Nella storiella dell’uomo che cerca le chiavi sotto al lampione, invece, il Problema esiste eccome.
    Al contrario del caso precedente, non si cerca, tuttavia, la Soluzione.
    Si rimane chiusi dentro al Sistema e, da dentro il Sistema, non si può attuare alcun tipo di Cambiamento.

    Infine, la storia dei due marinai dimostra come facilmente, rimanendo chiusi nel Sistema come in un circolo senza fine, ricorriamo alla Soluzione sbagliata, ovvero tirare gli opposti sempre di più.
    Il Problema di stabilizzare la barca esiste, ma il Cambiamento è logico e facile appena si ritrova l’obiettività.

    Il Sistema chiuso da cui bisogna uscire per trovare la Soluzione a un Problema viene chiamato, spesso, Comfort Zone.
    E’ quell’area di azione in cui siamo perfettamente a nostro agio, talmente a nostro agio che ci comportiamo inconsciamente senza riflettere, in modo automatico, ripetendo quotidianamente gli stessi gesti.
    Ma se la realtà cambia – e cambia sempre – i nostri gesti devono cambiare.
    Se non lo fanno, nasceranno i problemi veri – di interazione, di comunicazione, di attività sul Web come nella realtà.

    Il paradosso umano sta nella difficoltà a trovare le Soluzioni, quando spesso basterebbe uscire da quella Comfort Zone, provare a fare altri gesti, diversi dal solito, e osservarne le conseguenze.
    Vale la pena di provare.
    Soprattutto con l’arrivo del nuovo anno, perché i buoni propositi abbiano più probabilità di avverarsi e noi possiamo realmente convincerci che si può e si deve Cambiare.

    Auguri cari a tutti, perché il Nuovo Anno sia pieno di felicissimi cambiamenti!

  • Linkontro 2013, il Cambiamento parte da Noi

    Linkontro 2013, il Cambiamento parte da Noi

    Linkontro 2013, tradizionale evento organizzato da Nielsen per la business community italiana, ha come tema “Il valore del NOI, la nuova frontiera del cambiamento”, a sottolineare che il cambiamento parte da Noi. Da domani fino a domenica 2 Giugno tre giorni di incontri, dibattiti e workshop con più di 400 esponenti del top management di 200 aziende che si confronteranno sugli scenari futuri

    Comincia domani, 30 maggio, e si concluderà domenica, 2 giugno 2013, presso il Forte Village Resort di Santa Margherita di Pula (CA), la 29esima edizione de Linkontro, il tradizionale evento organizzato da Nielsen per la business community italiana. Tema di questa edizione è “Il valore del NOI, la nuova frontiera del cambiamento“. Argomento che farà da sfondo all’esclusiva tre giorni di incontri, dibattiti e workshop, con più di 400 esponenti del top management di 200 aziende che si confronteranno sui temi e gli spunti relativi alla stringente attualità: relatori nazionali e internazionali di prestigio si alterneranno sul palco de Linkontro per riflettere insieme ai partecipanti sugli scenari futuri e le opportunità di cambiamento.

    Nella difficile situazione economica che sta attraversando il nostro Paese, l’individualismo non è più sufficiente per affrontare le sfide commerciali; è necessario un ripensamento dei modelli di business sui quali poggiano le aziende italiane. Solo la collaborazione e l’esaltazione del gioco di squadra consentiranno a distributori, produttori, istituzioni, associazioni e media di trasformare le sfide in concrete opportunità di crescita e di sviluppo” – ha commentato Roberto Pedretti, Amministratore Delegato di Nielsen Italia – “Solo chi comprende a pieno questa chiave può farsi promotore di un radicale cambio di prospettiva perché la tutela dell’imprenditorialità e dell’eccellenza dei propri prodotti passa oggi per la capacità di creare sinergie, partnership e relazioni virtuose. Fare network è diventato il nuovo imperativo categorico di tutti quei player che vogliono crescere ancora, in Italia e all’estero” – ha concluso Pedretti

    [overlayer effect=”bottom” image=”https://www.franzrusso.it/wp-content/uploads/2013/05/linkontro-nielsen-2013.jpg”]Linkontro Nielsen 2013[/overlayer]

    Proprio coinvolgendo i migliori rappresentanti di queste realtà, Linkontro di quest’anno metterà a confronto le esperienze per evidenziare come il valore della collaborazione possa tradursi, per tutti, in concrete opportunità di business. Il cuore de Linkontro sarà sempre il convegno, l’appuntamento dedicato all’analisi degli scenari, all’interpretazione delle tendenze dei mercati e dei segnali che ne anticipano il futuro. Durante il convegno, si affrontano temi di forte interesse e attualità, quali lo stato di salute del nostro Paese, gli scenari socio – economici, le tendenze dei mercati, i cambiamenti delle scelte dei consumatori, le prospettive nel breve-medio periodo. La prima novità è rappresentata dalla sessione dedicata alla comunicazione L’ingaggio del consumatore attraverso opzioni multiple che vuole tratteggiare i cambiamenti in atto con il contributo di autorevoli protagonisti della business community. La sessione è stata organizzata in collaborazione con UPA, l’Associazione Utenti Pubblicità.

    Per maggiori informazioni potete consultare il sito dedicato, www.linkontronielsen.it.

    Noi saremo lì per tutta la durata dell’evento e ringraziamo Nielsen Italia per questa opportunità. Seguiteci qui sul blog per aggiornamenti e seguite su twitter gli hashtag #LinkontroNielsen e #IlValoreDelNoi. Account dell’evento @LinkontroN.