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  • Essere e Non Essere, Comunicare la propria Essenza

    Essere e Non Essere, Comunicare la propria Essenza

    La confezione, l’immagine e la presentazione di un prodotto spesso creano aspettative che il prodotto non rispetta. E se invece di un prodotto, parliamo di un servizio? Cosa ci spinge a fidarci di un brand, di una campagna pubblicitaria? Proviamo a vedere come si può Comunicare la propria Essenza.

    “Parlo come mangio.  Sono così come mi vedi. Scegli me. Parlo chiaro. Son sincero. Scegli me. Cosa altro vuoi di più. Sono sincero te l’ho detto. Scegli me. Non sono l’unico a propormi. Lo so. Non ho promesse e parole da sprecare. Non senti la mia voce pacata? Non ho nessuna illusione da venderti. Se capisci come sono, son sicuro che andiamo avanti. Se ti dico come sono, son sicuro che mi scegli. Guardami. Sei pronto a pagare quanto valgo? Te lo dico occhi negli occhi, piano piano, son sincero, scegli me.“

    La confezione, l’immagine e la presentazione di un prodotto spesso creano aspettative che il prodotto non rispetta.

    L’abito proprio non fa il monaco. Non più. L’ha fatto in passato. Eccome se l’ha fatto. Ricordo prodotti che non tradivano le promesse: ho vecchi LP che ancora posso ascoltare con lo stesso giradischi di un tempo, una motocicletta ed una macchina fotografica sempre di quel tempo che ancora funzionano e funzionano bene proprio come funzionavano a quel tempo che in fondo non è così lontano.

    Ma piano piano, anno dopo anno, alcune fregature che ho preso si sono andate a sommare e ad essere sincero, non ne posso proprio più di accorgermi troppo tardi di avere sbagliato l’acquisto.

    L’intenzionale rappresentazione abbagliante di un prodotto che, per regole di marketing, deve apparire bello quanto un miraggio e che nella realtà si dimostra essere ben altro (in peggio), porta inevitabilmente a sbagliare l’acquisto.

    Sembra che il prodotto si impegni di più nell’ostentare qualità che ad esserne intriso.

    comunicare essenza

    Essere e non essere?

    Se invece di un prodotto, parliamo di un servizio?

    E se ad esempio parliamo di una compagnia telefonica che si propone per prendere le mie parole, i miei dati, le miei immagini, i video, il mio privato ed il professionale, molto insomma di me e “teletrasportarli”? Perché dovrei fidarmi? A dirla tutta: perché dovrei scegliere un operatore telefonico piuttosto di un altro? Per offerte, minuti ed sms? A mio avviso no, non solo per questo.

    Vorrei fidarmi di ciò che fa. Si, lo vorrei.

    Sono il protagonista di un breve film dal titolo “Papà,” progettato e realizzato da una squadra di creativi capitanata da Paolo Iabichino dell’agenzia pubblicitaria Ogilvy & Mather Italia. Il film istituzionale voluto dall’AD Maximo Ibarra per Wind Italia è uscito nell’agosto 2014 ed ha ricevuto ad oggi premi e riconoscimenti nel mondo sia dagli addetti ai lavori che dalle tante persone che hanno sentito spontanea la necessità di condividere questo breve film sui propri canali social e dedicarlo alle persone care, rendendo questo video virale sulla rete.

    In questo film la compagnia telefonica spiazza tutti mostrando sè stessa pronta a farsi da parte al momento opportuno, a togliersi di mezzo privilegiando essa stessa l’abbraccio reale a quello virtuale. Nobile intento. Sorprendente. Il valore affettivo sta prima di tutto. Stupefacente. Necessario.

    La mia partecipazione a questo film potrebbe essere ancora un altro film, un backstage movie, perchè è una bellissima avventura che inizia a Roma sotto la luce di un riflettore caldissimo ed una telecamera pronta e puntata addosso.

    In pochi istanti mi è stato chiesto di immaginare una situazione molto coinvolgente: una persona a me cara, mio padre, che si mostrava ai miei occhi dopo molti anni di assenza. Ok, mi ci sono impegnato e l’ho fatto. Qualcuno ha filmato le mie emozioni e me ne sono andato.

    A Roma era estate piena e faceva molto caldo, quel caldo perfetto che ti porta a voler lasciare la città non appena possibile per tuffarti in un bellissimo mare blu, magari nel mare di Sicilia.

    Dopo quel provino sono passati molti giorni senza più notizie a riguardo.

    Come succede in certi film, proprio quando ormai non ci stavo più pensando, sono stato richiamato.

    Giuro è andata così.

    Appena atterrato in Sicilia pronto a tuffarmi in quel mare blu che sognavo stando a Roma, mi hanno richiamato.

    Vacanze rimandate. Nessun problema. Il lavoro chiama. Fidanzata salutata. Tutti contenti. Si parte.

    Il provino che avevo vinto era per uno spot di una compagnia telefonica ed in quel momento ancora non sapevo quale compagnia fosse. C’era un gran segreto intorno a questa operazione e non ne capivo il motivo.

    L’avrei capito più in là.

    Dopo quella telefonata ricevuta in Sicilia mi ritrovavo di fronte ad un nuovo lavoro da attore che non era però questa volta una semplice commissione; stavo partendo per lasciare una vecchia consapevolezza e raggiungerne una nuova.

    E anche questo l’avrei capito più in là.

    Questo spot ha spostato i miei riferimenti, non tanto come attore ma come artista, come creativo, come comunicatore, li ha rimescolati per darmi una nuova visione d’insieme. Questo lavoro ha mostrato ai miei occhi una realtà fatta di informazioni e precise intenzioni, una realtà creativa che resta per sua stessa necessità un poco nascosta dagli sguardi comuni, che anche senza il nostro consenso ci osserva tutti e ci segue passo passo, fianco a fianco rimanendo con astuzia ed eleganza a noi distante: l’advertising.

    Dopo avere studiato ingegneria e marketing all’università mi sono dedicato alla comunicazione, ho sentito il bisogno di comprenderla a fondo non in termini teorici, ma pratici. Con la mia laurea da Ingegnere pronta in tasca, ho scelto di dedicarmi alla creatività, alle emozioni, alle dinamiche umane, ai diversi approcci comunicativi che utilizziamo, spesso inconsapevolmente, nella vita di tutti i giorni; mi sono dedicato a comprendere i significati di gesti, parole, segni, intenzioni e mosse. Ho iniziato un percorso dedicato alla  recitazione ed inevitabilmente alla psicologia.

    E’ stato sorprendente scoprire come questo percorso apparentemente mirato ad una pratica attoriale di performance, mi abbia invece permesso di percepire un tipo di comunicazione che impostano certi brand.

    Lo spot che ho girato mostra un brand capace di comunicare come un vero e proprio essere senziente dotato di personalità e di valori, in una triplice via: verbale, paraverbale e non verbale.

    Esattamente come ognuno di noi.

    Così ho osservato grandi brand a livello globale e personaggi dello show business e ho scoperto che questi si influenzano e stimolano a vicenda, per realizzare un desiderio comune a tutti: comunicare la propria essenza.

    Dotare un brand di personalità e valori sembra essere un obbiettivo che in tanti cercano di raggiungere.

    Ha fatto davvero passi da gigante l’advertising.

    Ma ho la sensazione che l’umanità però non abbia fatto gli stessi passi, di certo non li hanno fatti insieme e con la stessa rapidità. L’attitudine alla comunicazione è un talento, è un movimento sapiente. La comunicazione travalica le piattaforme, i canali, le modalità. Non ha limiti se non quelli dettati dalla legge e dall’etica.

    La pubblicità può essere molto utile o molto subdola. E’ una invenzione della mente umana utile per veicolare messaggi ed in definitiva per comunicare. Può dar vita a regimi dittatoriali e anche visibilità a uomini di pace. Non posso non citare il geniale spot  “Che mondo sarebbe…” del 2004 della compagnia telefonica TIM, realizzato dall’agenzia di pubblicità Young & Rubicam, sotto la direzione di Marco Lombardi, dove Gandhi tiene il suo discorso in diretta mondiale attraverso il web. Esplicativo, travolgente, utilissimo. Da brividi. Da rivedere.

    Considerato che la pubblicità è fatta dagli uomini per gli uomini, qualcosa oggi però non torna.

    Forse l’arte dell’advertising si è sviluppata lasciando l’umanità là ferma a guardare? Forse ha perso di vista l’essenza dell’essere umano? Non lo so.

    Lavorando nella comunicazione so però che si ha a che fare direttamente con esseri umani, con la loro sensibilità e so che bisogna fare attenzione, non c’è dubbio.

    Con la sensibilità umana non si dovrebbe scherzare e se decidi invece di farlo, allora prega che nessuno se ne accorga, perché se dovesse succedere che qualcuno ti scopre verresti distrutto o nella migliore delle ipotesi evitato. Questo grave rischio forse è la miglior garanzia che un brand offre se decide di comunicare in un modo umano e sensibile.

    L’advertising mantiene vivace e mosso il mondo della comunicazione commerciale ruotando in continua innovazione attorno ad un solido punto fisso, sempre lì radicato, un centro di gravità permanente: la condivisione.

    Il vecchio passaparola oggi è un “passaimmagini”, un “passavideo”, un “passamessaggio”,  é un passaggio continuo e inarrestabile di informazioni.

    La condivisione è il combustibile necessario al fuoco della comunicazione e l’advertising non è solo promuovere un prodotto ma spingere alla condivisione di un brand.

    Sottoposti ogni giorno a centinaia di stimoli deviamo i nostri spostamenti, variamo le nostre scelte; si risvegliano in noi bisogni appassionati e mai percepiti fino a quel momento. Tutto è così affascinante da fare però un po’ paura visto che questo meccanismo si ripete continuo e constante. Ci ritroviamo ubriachi d’immagini, suoni, slogan, parole, gesti e video, e così noi cambiamo continuamente. Muscoli e cervello sono sempre quelli, noi però cambiamo. In ogni luogo dove andiamo, in ogni spazio da cui passiamo, in ogni  stazione, ascensore, strada, autobus, metropolitana, dovunque ci troviamo ecco cartelli e video e voci che indicano quale prodotto o investimento fare, quale viaggio intraprendere, quale film è il film del momento e quale cantante è quello da ascoltare.

    Mentre si spostano le nostre attenzioni, piano piano anche noi ci spostiamo.

    Tutto si ribalta, non siamo più noi a muoverci intorno ai punti di riferimento, sono i punti di riferimento stessi a muoversi costringendoci a dover rigenerare noi stessi, a cambiare insieme a loro, a muoverci con loro.

    E così… quello che fino a poco prima era per noi vero e necessario, ora non lo è più.

    Soltanto la stella polare non si sposta.

    Ed è bene che resti dov’è.

    Una volta ho fatto un sogno dove una marca di orologi che pubblicizzava il suo prodotto suggeriva di chiuderlo nel cassetto per un po’ per non dover sempre dipendere dal tempo e godersi un pizzico di libertà e c’era anche, sempre nello stesso sogno, una compagnia di viaggi che aveva molto successo perché affermava che il miglior viaggio era quello interiore e suggeriva quindi di viaggiare alla scoperta di noi stessi prima di partire per ogni altro viaggio. Sogno assurdo, ma piuttosto piacevole, me lo ricordo. E come certi sogni anche questo potrebbe un giorno diventare realtà. Siamo pronti a tutto, anche ad essere e non essere.

    A volte per comunicare davvero la tecnologia non è tutto, per comunicare davvero con qualcuno a cui tieni, devi stare occhi negli occhi, non c’è smiley o videocall che tenga, devi spegnere il telefonino, chiudere il computer e connetterti con tutto il resto: tu e la tua vita.

     

  • Social Media, ecco le 36 Regole [Infografica]

    Social Media, ecco le 36 Regole [Infografica]

    Spesso abbiamo affrontato l’argomento dal punto di vista di quali regole possano essere utili per gestire la propria immagine sui Social Media e sappiamo che ne esistono di alcune basilari. Ma Fast Company sta invitando i propri lettori ad indicare quali siano quelle fondamentali ed ecco quelle raccolte finora in questa infografica, ben 36

    Quante volte ci si chiede quali siano i passaggi da seguire per approcciare e soprattutto gestire la propria immagine attraverso una strategia di comunicazione sui Social Media. Un pò di tempo fa avevamo provato a tracciare un percorso da ritenersi fondamentale, i primi passi da fare per muoversi all’interno dei Social Media. Un argomento che comunque abbiamo sempre seguito con interesse, soffermandoci spesso su singoli approcci che messi insieme possono essere raccolti all’interno del capitolo “Le Regole dei Social Media“. Proprio alcuni di queste si trovano raccolte in questa infografica che vi presentiamo oggi, pubblicata sul numero della versione cartacea di settembre della celebre rivista, che colleziona 36 Regole per muoversi nei Social Media, un’iniziativa di Fast Company che sta chiedendo da qualche mese ai propri lettori di indicare quali siano le regole da seguire.

    Ed ecco, senza volerle ripercorrere tutte, quelle che noi indichiamo come basilari:

    Essere persuasivi

    Assolutamente sì, é uno sforzo che va fatto . Bisogna essere persuasivi, quindi convincenti altrinti il rischio è di risultare poco credibili;

    Conversare con tutti ascoltarli

    Questa è una di quelle regole che trovano spesso difficile applicazione. Se c’è una regola per approcciare ai Social Media allora la principale è quella di parlare a tutti, allo stesso modo, e di ascoltare tutti, allo stesso modo. Impostare una conversazione, o comunque un atteggiamento strutturandolo con chi sta in alto e chi sta in basso ecco che ci si sta muovendo su una strada fallimentare;

    Essere Social sempre

    Altra regola che trova difficoltà ad essere applicata. Quando dicevamo che una strategia sui Social Media necessità di essere seguita sempre, 24 ore su 24, intendevamo dire proprio che l’essere sui Social Media non deve essere considerato una parentesi, ma un modo di pensare e di conversare che deve coinvolgere tutto e deve essere sempre valido. A volte una distrazione può provocare anche grossi problemi;

    Considerare anche gli aspetti negativi

    Assolutamente vero. Pensare di stare sui Social Media e di considerare solo ciò che piace è oltre che sbagliato anche dannoso. Parlare a tutti e con tutti, dicevamo prima, il che significa accogliere complimenti e considerazioni positive, ma anche critiche negative che se approcciate nella maniera corretta, cioè ascoltandole, sono una grossa opportunità di crescita;

    Aggiornare spesso la pagina, quindi i contenuti

    Una pagina non aggiornata, significa scarsa cura non solo dei contenuti ma anche della propria immagine, quindi anche dell’attenzione che voi riponete ai vostri interlocutori. Aggiornare spesso con contenuti coinvolgenti è il miglio modo per coltivare e far crescere le conversazioni;

    Unire il traditional con il Social

    Anche qui spesso nascono difficoltà. Considerare i Social Media come aspetto a sè stante è un errore di valutazione da non fare. L’ideale è coniugare la comunicazione definiamola “tradizionale” con un accezione social in modo da dare un senso di evoluzione al nostro modo di comunicare, rivolto più alla conversazione e al confronto coi nostri interlocutori, altrimenti più difficile da realizzare in maniera diretta con i canali come stampa, radio e tv;

    Approcciare al Mobile

    Se il desktop è da considerarsi terra conquistata ecco che il Mobile oggi è il terreno in cui si combatte una nuova battaglia. Avere un approccio al Mobile oggi diventa necessario. Come si sa, sono tantissimi che oggi conversano sui Social Media attraverso il proprio smartphone. Ma doveroso tener presente che l’Italia è in Europa il paese col maggior numero di smartphone e il paese che più di tutti usa i Social Media via Mobile. Mettere insieme questi due aspetti è quindi necessario;

    Your fans own your Brand

    Mai frase fu più appropriata! Sono i fans i veri proprietari del tuo Brand, sono loro che per buona parte decidono le sorti e soprattutto, se non ci da un preciso impegno a gestire la comunicazione, allora lo faranno loro. E non sempre è un bene.

    Queste le considerazioni su alcune delle regole raccolte in questa infografica e ci piacerebbe sapere se anche voi le ritenete tali, e perchè, invitandovi a dirci, tra quelle raccolte, quali secondo voi non si dovrebbero mai trascurare. Dai, fateci sapere.

    36-regole-sui-Social-Media

     

  • Oltrepassare la porta #IlMioMentore

    Oltrepassare la porta #IlMioMentore

    Pasquale Diaferia ci spiega che il mentore è un maestro, una persona che sprona e dà l’esempio. Come quello che ha avuto lui da giovane. Il mentore è colui che ti apre la porta e da quel momento tu devi essere pronto ad oltrepassarla. Fino al 30 settembre è possibile donare due euro inviando un sms al numero 45507 o cinque euro dal telefono fisso a sostegno di “Cambia la vita di un bambino” iniziativa di Mentoring Usa Italia Onlus

    Cambia-la-vita-di-un-bambino---45507La persona più importante della mia vita è stato un direttore creativo che, quando avevo 25 anni, mi diede l’imprinting definitivo per la mia professione. Non mi ha insegnato solo la tecnica, le componenti meccaniche della scritturacreativa. Mi ha ricordato che scrivere, creare, comunicare, è soprattutto un mestiere etico. Che ogni volta che noi comunichiamo con il mondo, aiutiamo la gente a diventare migliore, se quello che proponiamo sono cose buone per gli altri. Invece facciamo sprofondare la società nel fango, se quello che trasferiamo agli altri non è basato sul bene comune. (altro…)

  • Obama punta sui giovani e lancia #ForAll, la nuova campagna social

    Obama punta sui giovani e lancia #ForAll, la nuova campagna social

    Anche per questa nuova campagna presidenziale Barack Obama punta decisamente sui Social Media e sul Web. E ieri ha lanciato una nuova campagna social #ForAll, per tutti, puntando sui giovani. Il lancio della campagna è avvenuto su Instagram, lo scopo è infatti di invitare i giovani a scrivere sul dorso della mano cosa vorrebbero per il futuro e farsi fotografare con la mano sul cuore

    #ForAll - Barack ObamaSicuramente Barack Obama deve la sua elezione del 2008 anche al popolo della rete e su questo neanche lui ne ha fatto mai mistero anzi. E’ stato sicuramente il primo candidato presidenziale a puntare decisamente sulle nuove tecnologie, sul web, sui social media con il chiaro scopo di arrivare a comunicare a 360° e di arrivare soprattutto all’elettorato più giovane. Quello che poi lo ha premiato. E anche in questa nuova campagna elettorale che ora affronta come Presidente degli Usa, punta nuovamente sul web e sui social media. E infatti ieri è stata lanciata una nuova campagna social #ForAll, per tutti, puntando proprio sui giovani. L’iniziativa, lanciata su Instagram, ha come idea di base di chiedere ai giovani di scrivere sul dorso della mano cosa vorrebbero per il futuro e poi farsi fotografare con la stessa mano sul cuore. L’effetto è bello, ma l’impegno diventa davvero importante. e questo Obama lo sa. (altro…)

  • Coca Cola raggiunge i 50 milioni di fans su Facebook

    Coca Cola raggiunge i 50 milioni di fans su Facebook

    Coca-Cola raggiunge i 50 milioni di fans su Facebook e li invita a rendere il mondo un luogo più felice. In occasione del 50 milionesimo “Mi piace” su Facebook, Coca-Cola coinvolge la propria community online in un progetto per rendere il mondo più sorridente

    Coca-Cola-50-milioni-fans-su-Facebook

    Se poteste mobilitare 50 milioni di amici per rendere il mondo un luogo più felice, quali risultati pensate che si potrebbero raggiungere? Coca-Cola ha deciso di scoprirlo e ha lanciato un progetto in occasione del 50 milionesimo “Mi piace” sulla propria pagina Facebook. Coinvolgendo tutti i suoi fan su Facebook, Coca-Cola agirà da catalizzatore per realizzare nuovi semplici modi per rendere il mondo un luogo più felice. (altro…)

  • Le 5 W di Viadeo, consigli su come ricevere e dare referenze sui profili

    Le 5 W di Viadeo, consigli su come ricevere e dare referenze sui profili

    Come vi abbiamo già informato, Viadeo di recente ha aggiunto una nuova e interessante funzionalità sui profili, cioè la possibilità di dare e ricevere delle referenze. Oggi con le “5 W”, What, Why, Who, When, Where, vediamo qualche utile consiglio su come fare per aumentare il valore del proprio profilo sui social network professionali e aumentare le opportunità di visibilità

    Viadeo nuovi profiliSecondo uno studio commissionato da Viadeo, il social network professionale con oltre 45 milioni di utenti nel mondo e 1,5 milioni in Italia, rivela che il 64% dei recruiter consulta i profili dei candidati sui social network, anche se, come abbiamo visto oggi da un altro studio, i numeri sono un pò più bassi. Comunque sia, non basta, quindi, avere un profilo sempre aggiornato: specialmente sui social network professionali, è indispensabile differenziarsi. Le referenze, scritte da colleghi, superiori o da persone che conoscono e riconoscono la professionalità e le competenze di un candidato possono fare la differenza. Ecco quindi le “5 W” di Viadeo, consigli su come ricevere e fornire referenze, valorizzando maggiormente il proprio profilo sui social network professionali e la Netiquette su come richiederle: (altro…)

  • L’Evoluzione del panorama mondiale dei web browser [Video]

    L’Evoluzione del panorama mondiale dei web browser [Video]

    Ecco il panorama dei web browser rappresentati in meno di due minuti. A realizzare questo video, comunque molto esaustivo, ci ha pensato StatCounter, leader nel campo della web analytics. In pratica dal 2008 ad oggi si è assistito al tramonto inesorabile di Internet Explorer e all’ascesa, altrettanto inesorabile di Google Chrome

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  • Twitter, ecco i paesi che twittano di più [Infografica]

    Twitter, ecco i paesi che twittano di più [Infografica]

    Sicuramente non sorprende di certo sapere che il paese che twitta di più siano gli Usa ma l’infografica, realizzata dalla Oxford University e dalla Humboldt State, rivela che il paese che si piazza al secondo posto è il Brasile. I tweets sono stati esaminati nel mese di marzo su un totale di 4,5 milioni di tweets

    worldmap_webCome dicevamo prima, non sorprende sapere che gli Usa siano il paese dove si twitta di più, è cosa abbastanza risaputa. Quello che sorprende è sapere che il Brasile si piazza al secondo posto, così come sorprende vedere paesi, le cosiddette “economie emergenti” come Messico, Indonesia, Malaysia e anche la Russia che sembrano confermare quei trends che all’inizio del 2012 prevedevano grandi passi in avanti di questi paesi verso l’uso delle nuove tecnologie e quindi dei Social Media. L’indagine è stata condotta da Mark Graham della Oxford University, Oxford Internet Institute, e da Monica Stephens della Humboldt State in California. Il loro studio si è centrato su un periodo compresa tra il 5 e il 13 marzo considerando un totale di 4,5 milioni di tweets geolocalizzandoli, potendo in questo modo vedere i paesi dove effettivamente si twitta di più. (altro…)

  • I Social Media rendono le donne capaci (finalmente) di dire quello che vogliono

    I Social Media rendono le donne capaci (finalmente) di dire quello che vogliono

    Nell’Era dei Social Media cambia il modo di comunicare che diventa più dinamico e soprattutto diretto. Se è vero come è vero che la Donna comunica meglio dell’Uomo, è anche vero che i Social Media danno modo alle Donne di esprimersi come vogliono, in modo sempre più schietto. E questo preoccuperebbe gli Uomini

    Social-Media-Donne-ComunicazioneNon è soltanto un luogo comune. Le donne parlano più degli uomini e usano un linguaggio molto diverso. Più articolato, più complesso, soprattutto meno diretto. Diciamo più contorto? Le donne frequentemente dicono una cosa sottintendendo altro – o tutt’altro -, e quasi sempre per loro parlare non è un modo solo per esprimere il proprio pensiero, ma anche per avere la certezza di essere ascoltate e valorizzate. Sarà un retaggio del cosiddetto sesso debole, uno stereotipo. Eppure per un uomo è difficile capire quello che una donna – soprattutto se è la propria donna – intende veramente dire quando dice qualcosa. Con la diffusione dei Social Media e il loro uso sempre più costante, sembra però che tutto questo stia cambiando. In meglio, certamente. (altro…)

  • L’effettiva integrazione dei siti coi Social Media

    L’effettiva integrazione dei siti coi Social Media

    Sappiamo bene che la homepage di un sito web è un pò la casa dalla quale tutto parte. E vivendo nell’era dei Social Media è facile domandarsi quanto effettivamente i siti web siano integrati coi Social Media. Per rispondere facciamo riferimento ad un recente studio di Royal Pingdom che ci dice che il 24,3% dei 10 mila siti presi in esame è integrato con Facebook, il 10% con Twitter

    Social-Media-IntegrationParliamo spesso di Social Network, o Social Media, e di quanto siano ormai necessari strumenti per aziende o anche per il personal branding per promuoversi e per comunicare nell’Era dei Social Media. Sappiamo bene quanto ancora sia difficile, lato aziende, una perfetta integrazione con questo nuovo modo di comunicare, più aperto e più diretto. Allora guardiamo quanto siano effettivamente integrati coi Social Media le homepage di ben 10 mila siti web, tanti quanti ne ha presi in esame lo studio di Royal Pingdom. Integrazione significa in questo caso l’utilizzo sulla homepage di plugin e di widget che rimandano ai vari profili creati sui social network. Da questo studio viene confermata la presenza massiccia di Facebook con una percentuale molto alta di integrazione, il 24,3%, però solo il 7,3% usa il like button ufficiale. E i suoi rivali come Twitter, LinkedIn o Google Plus? (altro…)