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  • Lo Sport educa anche la Comunicazione Online

    Lo Sport educa anche la Comunicazione Online

    C’è un’attività di cui si parla poco nel nostro lavoro, ma che è fondamentale per l’Educazione e la Formazione di un sano Comportamento sociale e virtuale: lo Sport. E’ grazie ad esso che impariamo la potenza della Motivazione e che riusciamo a vivere la Competizione con una Ambizione positiva, nel rispetto dell’avversario. Perché vincere o perdere non hanno più importanza se l’obiettivo è la Condivisione di valore e qualità.

    All’inseguimento del flusso ininterrotto di notizie, che viaggiano in Rete più veloci di noi, c’è un’attività che a pronunciarla pare estranea: lo Sport.
    In effetti, alla fine di una giornata – di una settimana – passata a correre lavorando, mettersi pure a fare fatica è l’ultimo dei nostri pensieri.
    Eppure, chi tra noi ha fatto sport da bambino – e chi ancora lo fa – sa che le passioni sportive regalano qualcosa che difficilmente si ritrova altrove.
    Un tipo di Motivazione che sprigiona Energia pura e che può solamente portare Soddisfazione, perché – nel vero senso sportivo – Vincere e Perdere smettono di essere importanti.

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    Questo, a dire il vero, succede generalmente a livelli alti, nell’agonistica. Ma non è necessario fare gare, per rendersi conto di quanto lo Sport possa Educare il Carattere delle persone.
    E’ la Formazione di un individuo, e sarà la Formazione del suo Comportamento, del suo modo di gestire le emozioni, i fatti della realtà e, soprattutto, il suo modo di Comunicare.
    Anche in Rete.

    Il primo aspetto positivo dello sport è sicuramente questo: “insegnare” la Motivazione.
    E’ la passione di fare, di non aver paura di cadere perché ci si può rialzare.
    E’ quel fuoco che spinge a dare di più, a imparare sempre, a non fermarsi davanti agli ostacoli ma, anzi, vederli come sfide da superare.
    Con uno spirito positivo, perché una persona impegnata nello sport è sempre una persona più serena.
    Certo, la serenità si spiega perché girano le Endorfine.
    Con una intensa attività sportiva, questi ormoni possono aumentare la loro concentrazione nel sangue fino al 500%.
    Come non accorgersi dell’euforia di uno sportivo?
    Non occorre essere campioni: il benessere è una sensazione comune a chiunque pratichi lo sport, e non solo. L’aumento di endorfine nel sangue aumenta la resistenza al dolore, ha un effetto analgesico, ed è sicuramente la miglior cura per la riduzione dell’ansia, dello stress, dei disordini del sonno e dell’appetito.

    Ma non si tratta solo di Endorfine.
    Gli sport sono davvero tanti, dai più aggressivi ai più rilassanti, dai più intellettivi ai più fisici, da quelli di gruppo agli individuali. E ogni attività sviluppa attitudini diverse.
    Le emozioni che si provano si fissano nella memoria e proprio questa memoria va a costituire la base del nostro carattere. Un’esperienza di vita destinata a durare per sempre.
    Per questo, lo sport è la palestra migliore per educare e formare il carattere.

    Consideriamo un altro insegnamento positivo per il nostro comportamento: “imparare” a Competere.
    Siamo stati abituati a sentirci dire, da bambini, “non è importante vincere, ma partecipare”. Poi una volta sul campo questa frase perde di senso e ci sembra una presa in giro.
    C’è una sfida, ci sono dei concorrenti: è naturale che si voglia prevalere per arrivare primi.
    La rivalità nello sport è un dato essenziale, perché non si sta solo giocando.
    Ci sono, però, delle regole. Se non le si rispetta si è esclusi, espulsi. Ed è qui che nasce l’Ambizione sana e la sana Competizione.
    Carte scoperte, rispetto delle regole, trasparenza nell’opposizione, antagonismo nel rispetto dell’altro.
    Una delle più grandi lezioni di vita, quindi.
    L’Ambizione è qualcosa di molto positivo, se rispetta le regole della comunità.
    E’ la molla che ci fa dare il massimo, ci fa distinguere per le nostre qualità e ci fa perfino creare Innovazione, perché tutte le energie mentali e fisiche sono rivolte ad eccellere.
    A vincere, ma nella considerazione e nel riguardo di chi compete con noi, riconoscendo l’avversario come parte integrante e necessaria della nostra crescita.

    In squadra o da soli?
    Questa è una scelta personale. C’è chi dà il proprio meglio come “battitore libero” e chi preferisce le dinamiche di un Team.
    In entrambi i casi lo sport è una passione e in entrambi i casi c’è un nemico da combattere.
    La squadra avversaria, i limiti personali, che siano record da superare o avversari da lasciare dietro di noi.
    Si vince o si perde. Non ci sono vie di mezzo.
    Ci può essere una graduatoria, ma psicologicamente è nelle nostre aspettative che non c’è via di mezzo.
    E questa è un’altra importantissima lezione di vita.
    Se si è veramente delle persone sportive si vince e si esulta, sapendo che la vittoria non sarà per sempre. Perché ci saranno altre gare, perché ci saranno altri avversari.
    E’ in ogni singola volta che si dovrà vincere.
    Si esulta da vincitori con l’umiltà interiore di non prendersi troppo sul serio. Si innalza la Coppa e si piange di gioia, ma si sa che è una delle tante vittorie che ci aspettano.
    La strada è lunga, l’allenamento non finisce, lo sport non perdona chi si siede sugli allori.
    E se si perde?
    In fondo è la stessa cosa: non si perderà per sempre.
    Si perde e ci si sente sconfitti, naturalmente. Ma è proprio nell’educazione sportiva che si impara a ribaltare le sconfitte in vittorie, analizzando i punti deboli e individuando la strategia per superarli.
    Adattando l’allenamento che ricomincerà su nuove basi, con lo spirito di chi ha saputo perdere ma non è stato vinto.

    Saper perdere e saper vincere sono grandi doti che emergono sempre nella nostra Personalità.
    Non solo quando si gareggia davvero.
    Anche quando si cerca un equilibrio tra le parti, una comunicazione che persuada. Quando si ha bisogno di dare risposte. Ogni volta che ci si confronta con gli altri.
    Soprattutto sul Web e soprattutto sui Social Media, dove il fraintendimento è facile perché mancano gli occhi per guardare chi ci sta davanti.

    La Rete è un mezzo di comunicazione, sta a noi saperlo usare. Sapere anche che è uno strumento che amplifica i nostri messaggi e li fa rimbalzare ovunque in tempo reale. Riflettendo in modo trasparente la nostra capacità di competere, di essere ambiziosi, di vincere o perdere, di trovare ogni giorno nuova motivazione.
    Gli insegnamenti dello sport sono ancora più preziosi, quindi, sul Web, dove manca il linguaggio corporeo e certo le Emoticon non bastano.
    Impariamo dallo sport che vincere e perdere non hanno più valore, se il traguardo è la condivisione del valore e della qualità, se il confronto rimane il centro della crescita personale e della cultura umana.

  • L’Arte della Manipolazione in Rete

    L’Arte della Manipolazione in Rete

    La Manipolazione è un’arte: si tratta di influenzare il pensiero delle persone, raggirandole. Nella vita reale è più facile riconoscere i comportamenti manipolatori, ma nella Comunicazione in Rete è difficile, perché la natura virtuale consente perfino di falsificare le identità. Ecco qualche trucco per individuare le tipologie più frequenti di manipolatori.

    Sono lucida e fresca e inizio la giornata. Leggendo prima di tutto i post delle persone che seguo di più, partendo dai Feed Rss dei loro siti e dalle notifiche sui Social Network.
    Spesso lo faccio mentre ancora finisco di bere il caffè.
    Perché è il mio lavoro, perché amo farlo, perché amo leggere non solo le news, ma soprattutto le opinioni che “le mie persone di riferimento” hanno riguardo alle news.
    E qui arriva il bello, perché succede a volte che io credo di essere lucida e fresca, ma evidentemente non lo sono, perché la mia bocca inizia a stortarsi, perché rileggo due o tre volte la stessa frase, perché scuoto la testa e arrivo alla rapida conclusione che – di un dato argomento – io proprio non ho capito nulla.

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    Esattamente questo dovrebbe essere il punto di partenza per iniziare un confronto e perfino un dibattito aperto con gli altri.
    Ci possono essere anche in Rete argomenti di nicchia, in cui la preparazione universitaria o una forte esperienza lavorativa possono fare la differenza. In questi casi, ci si fida maggiormente delle persone preparate in materia, prima di formulare la propria opinione.
    In ogni caso, la bellezza della Comunicazione 2.0 sta proprio nello scambio e nel confronto di pareri e opinioni.
    Siamo invitati e spronati a lasciare alla fine di un post il nostro commento, e quel commento si aspetta una risposta.

    Negli scambi preziosi che avvengono ogni giorno – sul Web come nella Mondo Reale – esiste, tuttavia, anche il pericolo di incorrere in forti condizionamenti altrui, comportamenti che ci possono privare di spontaneità per uno strano timore di dire la nostra.  
    Che il mondo del Business e del Consumo, così come quello della nostre Relazioni Affettive, siano condizionati dall’esterno lo sappiamo tutti. Non è possibile vivere senza accettare questo dato di fatto, ma è necessario essere coscienti per porvi dei limiti.
    Nella Vita Reale questo è più facile, perché guardare negli occhi e osservare il comportamento non verbale del nostro interlocutore ci rende più facile capire quando il condizionamento avviene in buona fede, senza il desiderio di un raggiro.
    E’ più facile accorgerci di quando si è manipolati
    , e allora evitiamo di uscire troppo allo scoperto, ci si astieniano dal fare scelte precipitose e di decidere rapidamente.

    Raggiro e Manipolazione come avvengono, invece, nella Comunicazione Online?

    Saper Manipolare è un’arte.
    E la Rete facilita le tecniche di Manipolazione, perché l’Essenza Virtuale della Comunicazione permette schermi maggiori e consente addirittura identità sfalsate.
    Ci sono, tuttavia, delle caratteristiche distintive tipiche delle persone manipolatrici che è bene imparare per poterle riconoscere.

    La manipolazione non ha criteri precisi, regole o confini.
    Non ha un codice scritto
    .
    Eppure a volte la soluzione è quella di distaccarci un po’, di riuscire a guardare in maniera più distaccata la conversazione o la relazione che stiamo vivendo per poter salvaguardarci. E riconoscere le classiche tipologie delle persone manipolatorie.
    Proviamoci insieme.

    Esiste, in primo luogo, il Facilitatore.
    E’ colui che ci propone qualcosa che sembra davvero poterci facilitare la vita, alleviare le difficoltà inevitabili e – addirittura – rendere le nostre abitudini più salutari. Vincenti. Facendoci magari anche guadagnare di più.
    Perché non ci abbiamo pensato prima?
    Ecco: i facilitatori sembrano realizzare quel miglioramento della nostra vita che non siamo mai riusciti a realizzare da soli.

    Riconosciamo poi il Venditore Ambulante, o Piazzista: è colui che ci spaccia un impegno molto serio e complesso per un divertimento, col risultato di farci assumere per gioco una responsabilità a cui poi non potremo più sottrarci.

    A seguire c’è l’Uomo di Spettacolo.
    Sapersi divertire è essenziale nella vita: è qualcosa che fa bene allo spirito e alla salute. E in moltissimi casi anche al lavoro.
    Eppure bisogna stare un po’ attenti: chi tenta di illuderci che la vita sarà sempre un divertimento, ci sta ingannando, perché il divertimento è una condizione passeggera. E tale deve rimanere per poter essere vero divertimento.
    Può subentrare la nostalgia, quando il divertimento finisce, ad esempio quando finiscono le vacanze.
    Tuttavia i giochi più avvincenti sono quelli che durano poco, e chi tenta di dissuaderci sta manipolando la nostra vulnerabilità nei confronti delle responsabilità da assumerci ogni giorno.

    Il Commerciante o Venditore, invece, è ancora più scaltro. Conosce perfettamente i nostri punti deboli e lavora sulle leve adatte per attirare la nostra attenzione.
    Generalmente è chi ci illude di poter guadagnare molto facilmente: tanto e facilmente. E, guarda caso, lo fa proprio nel momento giusto, in cui quel guadagno ci servirebbe davvero.
    L’unico consiglio è quello di imparare a difenderci raccogliendo tutte le informazioni possibili su questa persona, cercando di conoscerne i veri progetti.

    Aggiungerei che i Venditori sono anche capacissimi di manipolare l’immagine che abbiamo di noi stessi. Ad esempio, la nostra competenza o preparazione.
    Guarda caso sono i prima che ti diranno con certezza quali scelte vincenti potrai fare nella tua carriera.
    Hanno le nostre chiavi di casa in mano. Sta a noi riprenderle.

    Adulazione, complimenti esagerati, lusinghe, ruffianerie sono le più frequenti armi manipolatorie usate da chi ha capito benissimo le nostre vulnerabilità e ci gioca per aumentare il proprio Ego e le proprie mancanze.

    Sicuramente, nell’esperienza personale e lavorativa – sul Web come nella vita reale – ognuno di noi è stato ferito almeno una volta da un Manipolatore.
    Pur consapevoli di noi, non arriviamo a percepire di essere forzati e raggirati, e finiamo per sentirci ingannevolmente padroni delle nostre scelte.
    Feriti è la parola giusta.
    Perché qualsiasi genere di manipolazione offende e umilia.
    Chi ci manipola fa questo: raggira la nostra capacità di comprendere quello che veramente vogliamo senza che ce ne rendiamo conto.
    L’inganno non è manifesto. La violenza che subiamo non è diretta.
    E quando finalmente torniamo padroni delle nostre opinioni, consapevoli di noi, capiamo che quello che abbiamo pensato o fatto è stato “quasi” dettato dalla nostra stessa volontà.
    Brucia solo quel “quasi”, che fa la differenza. Perché si tratta di una sottile e bruciante violenza.

    Ora, raccontateci le vostre opinioni e le vostre esperienze!

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  • I Viaggi del Barbaro e i Contenuti Strategici

    I Viaggi del Barbaro e i Contenuti Strategici

    E siamo così arrivati alla fine de “I Viaggi del Barbaro”, la rubrica che Directo e InTime vi hanno proposto, in queste settimane, per orientarsi e comprendere meglio i fattori che sono alla base nella revisione del proprio sito web. Al termine del viaggio quindi il nostro “barbaro” è più consapevole dei propri limiti e ha imparato ad usare gli strumenti che ha conosciuto nelle varie tappe

    Nei precedenti episodi abbiamo visto come il Barbaro si sia trasformato professionalmente, grazie alla sua curiosità scaturita da un’esigenza: vendere i propri prodotti. E’ stato un percorso sicuramente difficile, dalle domande iniziali sul redesign del proprio sito si è passati attraverso l’analisi dei colori, della struttura, della capacità di adeguamento del sito attraverso i vari dispositivi fino al posizionamento sui motori di ricerca. Tutto questo percorso non avrebbe senso se non esistessero dei contenuti da proporre e promuovere, da ideare in base a ciascuna delle fasi che abbiamo visto. Ecco approdare il nostro Barbaro all’ultima, solo in ordine temporale, delle tappe di questo viaggio, non ha più bisogno di troppi muscoli per portarsi dietro pesi inutili, ha imparato a sfruttare la tecnologia e porta sempre con sè tutti gli oggetti che lo hanno accompagnato in questo percorso. Un benvenuto nella dimensione dei contenuti e della promozione, benvenuto in Directo-InTime!

    Entriamo nel vivo della questione, proponiamo dei Semplici passaggi base per impostare una strategia di contenuti per la comunicazione aziendale (argomenti tratti dal sondaggio sui trend del content marketing the Survey Findings realizzato da BusinessBolts, post liberamente ispirato a “12 Brutally Honest Answers to Your Content Marketing Questions” di Berry Feldman)

    Abbiamo visto nel precedente post quali siano i contenuti di marketing più rilevanti dal punto di vista SEO: i testi e quindi le parole chiave “pertinenti”. Come si fa ad utilizzare al meglio le parole chiave nel contenuto? Premesso che le parole chiave debbano essere sempre il fulcro del nostro discorso e non qualcosa di avulso:

    Prima risposta: inserirle nella headline.

    La headline o il titolo è quello che Google cerca per primo. E ‘quello che ti verrà mostrato per primo. Poi occorre inserirle anche nei metadati. E ‘quello che vedrete sotto il titolo e in grado di diventare il fattore che determina se il contenuto diventa il click.

    Seconda risposta: utilizzarle in modo autentico.

    Quindi, scrivere un pezzo su quelle parole chiave, non troppo eccessivo e non ingannevole. Se si usa una parola chiave tanto per inserirla nel testo ma senza cognizione di causa, si potrebbe guadagnare un click, ma non un cliente. Molto importante a tal proposito è il metodo dello Storytelling che consiste nel “raccontare storie” ai propri target con lo scopo di coinvolgere gli utenti e stimolarne l’identificazione attraverso il testo ma anche le immagini, i video ed i contenuti multimediali. Queste storie raccontate da brand e aziende non avranno il solo compito di contenere parole chiave, altrimenti la loro efficacia sarebbe pari a zero, ma anche di portare al pubblico la mission, i valori, la creatività e le idee che formano il brand o l’azienda per creare immedesimazione in modo semplice ed intuitivo.

    In particolare questo metodo diventa ancora più efficace ed ampio se tutti gli elementi del racconto confluiscono nello stesso creando qualcosa che va oltre la somma degli elementi stessi, qualcosa che soddisfa il bisogno di immedesimazione della nostra mente, qualcosa che crea nel nostro pubblico “soddisfazione” e che premia pertanto in termini di visibilità, diffusione e ritorno, l’azienda che ha creato quella soddisfazione. Questa operazione di storytelling estesa viene definita “Transmedia Storytelling”. Per chiarire ulteriormente questo concetto faccio riferimento ad una bel periodo di MacsBene.

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    Pensate dunque a cosa può essere un racconto sviluppato su diversi media, quanto possa essere coinvolgente “unire i puntini” del disegno narrativo utilizzando una matita, un sito web, uno smartphone e via dicendo. Anzi no, via raccontando.

    Dove posso trovare copywriter di alta qualità?

    Online.

    Cerca il tipo di copywriter che vorresti. Probabilmente i copywriter che troverai nelle prime due pagine hanno un concetto ben preciso dell’indicizzazione e del SEO. Una buona indicazione ma non è sufficiente. È possibile infatti ottenere un buon posizionamento e non essere un copywriter altamente qualificato. Occorre leggere il loro sito, il blog, la bio, il portfolio, le referenze ed i loro tweet. La headline di tutto quello che scrivono, i titoli che avranno usati, saranno l’oggetto che colpirà la vostra attenzione. Se arriverete a leggere anche l’ultima riga vorrà dire che l’autore avrà un punteggio in più, avrà strutturato una comunicazione di maggiore impatto.

    Come posso creare contenuti di alta qualità in modo semplice e veloce?

    Non è possible.

    Presto e bene non vanno nella stessa frase se si parla di contenuti strategici. Pensa al tuo libro preferito o album musicale o film. E’ stato creato facilmente e in poco tempo? Non credo… Roma non è stata creata in un giorno, no?

    La creazione di contenuti di alta qualità richiede dedizione e tempo.

    Ma qualcosa si può comunque fare. Piano. Pianifica una strategia di contenuto prima di iniziare. Dedicati all’ascolto della rete, cerca di capire il tuo pubblico di come parla dei tuoi argomenti, in che misura, con quali toni e dove ne parla. Assembla una squadra. Crea un piano editoriale. Con ogni “pezzo” al suo posto sarà davvero possibile accelerare il processo, sfruttare le opportunità di conversione, e migliorare la qualità e la continuità del lavoro. Se proprio non puoi occuparti di mettere in piedi una strategia, sappi che c’è chi può farlo per te, istruirti e lasciare a te il “solo” compito di proseguire il cammino iniziato. Chi sono queste persone? Persone come quelle che hai davanti un questo momento, che lavorano quotidianamente con queste tematiche e che hanno un team di lavoro che possa supportare le tue necessità anche in termini di diffusione dei contenuti attraverso i social network. (Directo e InTime sono a tua disposizione! ;) )

    Dove sta andando il contenuto? Video, audio o immagini?

    Due risposte anche qui. Prima risposta: sta andando in tutto il mondo, ovunque i clienti passino, il contenuto va con loro. Seconda risposta: sì video, audio sì, sì le immagini. Dare importanza ad un solo elemento, come visto prima, sarebbe come dire che uno solo degli alimenti è fondamentale per il sostentamento di un essere umano. Diversi mercati, clienti, comportamenti e gusti informeranno le scelte dei media, quindi è necessario ricercare, sperimentare, misurare e rispondere.

    Se si sta incentrando la strategia su un unico focus, un blog dovrebbe essere la vostra piattaforma di partenza dei contenuti. Poi, se si ha idea che è giunto il momento di diversificare gli argomenti ma non si sa cosa desiderano i propri clienti (cosa da non fare!!), quindi non ci si è dedicati alla fase principale, l’ascolto, il consiglio che possiamo dare è quello di seguire il mezzo di comunicazione con che si percepisce come più naturale, più vicino alla propria azienda. Sperimentare a volte può essere utile per poi approdare a soluzioni più professionali nel momento in cui si ha la necessità di ottenere risultati misurabili.

    Da dove partire per provare a scrivere contenuti propri?

    Esprimere un’opinione, un punto di vista, scrivere o produrre qualcosa che colpisca, che provochi una reazione, preferibilmente positiva :) Questo è il modo per essere notati, ricordati e per sviluppare un dialogo intorno ai propri argomenti.

    Come posso mantenere l’attenzione dell’utente?

    Mettendo la propria realtà in relazione con l’utente, ovviamente la capacità di essere altamente relazionabili non è facilmente raggiungibile. È necessario capire il pubblico o i pubblici “intimamente”. Occorre “mettersi in ascolto”, anche attraverso i servizi gratuiti di monitoraggio delle conversazioni, come ad esempio Mention o Socialmention. In questo modo si potranno interpretare i trend e cercare di collegare i propri argomenti, il proprio storytelling a quelle necessità, a quei dialoghi, a quei bisogni.

    Quali sono i metodi più efficaci di content marketing?

    Non esistono metodologie “standard”, come abbiamo detto è fondamentale realizzare una strategia su misura sui “propri” contenuti e sul “proprio” pubblico. Ciascuno dovrebbe poter rispondere a questa domanda in base alle proprie personalizzate considerazioni:

    • Definire il proprio obiettivo globale e gli obiettivi specifici per ciascun canale di marketing. Ciascuno di noi sa che effetto desideri ottenere. In questo modo sarà possibile capire agevolmente ciò che è e non è “efficace”.
    • Determinare quali metriche serviranno come indicatori significativi. “Click” è una metrica ragionevole, ma “conversioni” potrebbe essere più significativa. Anche in questo caso, sta a voi definire “efficace” o meno un contenuto e di conseguenza definire se un dato indichi o meno una conversione. Quante volte avete cercato di capire le vostre comunicazioni che tipo di conversione avessero? La conversione è quel momento in cui l’utente destinatario della nostra comunicazione compie l’azione richiesta all’interno del nostro messaggio, banalmente “clicca sul link” inviatogli con la nostra newsletter oppure acquista sul tuo sito il prodotto veicolato in offerta.
    • Mettere in atto e quindi “utilizzare”, strumenti di analisi per misurare l’efficacia del content marketing. Riassumere i risultati e condividerli con i membri del team in grado di migliorarli.

    Pubblicare qualcosa una volta la settimana è sufficiente?

    Sì, se si sta centrando l’obbiettivo. No, se non è così.

    Secondo lo studio annuale del Content Marketing Institute and Marketing Profs, Annual Study by Content Marketing Institute and Marketing Profs, i marketers dichiarano che la loro sfida più grande è la produzione “sufficiente” di contenuti. Ma che si intende per sufficiente?

    Se non si stanno ottenendo i risultati sperati, è possibile che non stai creando abbastanza contenuti, ma il problema potrebbe essere diverso…

    Non si stanno creando “grandi” contenuti.

    Come faccio a trovare argomenti di cui scrivere?

    Sintonizzati. Chi dovrebbe usufruire dei tuoi contenuti? Quali sfide deve affrontare attualmente, quali difficoltà?

    Se non si sa rispondere non c’è problema, occorre trovare questi dati. Tre suggerimenti veloci: 1. chiedere direttamente al pubblico; 2. ascoltare le domande che il proprio target pone attraverso i social media; 3 rimanere al passo con gli “influencers” (utenti ritenuti affidabili su certi argomenti, solitamente identificabili con blogger di settore), degli argomenti nel vostro campo di pertinenza.

    Quali sono i posti migliori dove pubblicare i contenuti aldilà del proprio blog?

    Dove c’è il tuo pubblico.

    Per i video, nel regno di YouTube, per i podcast su ITunes, Per le presentazioni (slide) su SlideShare, per le immagini Flickr…c’è una lunga lista di supporti, ma non è utile fare una “lista della spesa” quanto riflettere sul tipo di contenuto da pubblicare e fare la relativa giusta scelta.

    Questi “supporti” sono a disposizione di tutti gratuitamente, pertanto hanno un pubblico esteso ecco perché occorre cogliere questo vantaggio e quindi condividere i propri contenuti su questi siti.

    Ora, per le opere scritte, c’è una lunga serie di posti su cui pubblicare che non hanno alcuna qualità o hanno standard qualitativi molto bassi, sono quindi utili per la diffusione dei propri contenuti quanto lo sono invece quelli con standard qualitativi elevati. Il luogo migliore su cui pubblicare i contenuti del proprio sito o blog è…sui migliori blog.

    E quali sono? I migliori blog sono quelli che non soltanto raccolgono il tuo pubblico ma hanno con esso un dialogo frequente, chiaro, intenso e finalizzato.

    Effettuare una panoramica sufficientemente descrittiva dell’argomento del Content Marketing non è cosa semplice e credo sia impensabile essere esaustivi con un solo articolo.

    Con l’augurio di aver suscitato un po’ di curiosità intorno all’argomento e di aver iniziato un dialogo, con il nostro Barbaro che oramai è diventato un figurino a metà tra webstar e VIP di altri tempi, vi salutiamo restando in attesa dei vostri commenti su questa esperienza di viaggio trascorsa insieme.

    Grazie per essere stati con noi, ci vediamo sulla nostra fanpage di Facebook per proseguire il dialogo!

    (tutte le vignette de “I Viaggi del Barbaro” sono realizzate dall’illustratore Riccardo Pieruccini)

     

  • I Viaggi del Barbaro, l’architettura di un sito web

    I Viaggi del Barbaro, l’architettura di un sito web

    Quarto appuntamento con I Viaggi del Barbaro, il viaggio con cui Directo e InTime vi propongono ogni settimana una guida per orientarsi e comprendere meglio i fattori che sono alla base nella revisione del proprio sito web. Questa settimana il nostro Barbaro è alle prese con l’Architettura di un sito web, ossia come fare per gestire al meglio il proprio sito

    Sempre più convinto e deciso di voler proseguire al meglio il viaggio intrapreso, il nostro Barbaro è ora ad una fase in cui ha pienamente compreso l’importanza dell’impatto della propria comunicazione, ma ancora lunga è la strada affinché questa si concretizzi e dia risultati. Nel prossimo step porteremo alla sua attenzione quella che è la necessità di dotarsi di strumenti di lavoro adeguati e di facile gestione, quale ad esempio il proprio sito aziendale. Quand’è stata l’ultima volta che avete aggiornato il vostro sito web? Se è passato molto tempo, perché?

    Se la risposta a quest’ultima domanda è “perché è difficile da aggiornare”, allora bisogna domandarsi da cosa questa difficoltà è determinata. Perché non avete tempo? perché è fattibile solo da chi ve lo ha realizzato ed è poi sparito? o perché non avete le conoscenze necessarie? Se si tratta semplicemente di tempo, dovreste sforzarvi per trovarlo: solo un sito aggiornato con metodo è in grado di mantenere i vecchi visitatori e di attrarne di nuovi. Chi si avvicina a capire come può essere semplice gestire un sito web, non ne potrà più fare a meno! Passare dalla difficoltà iniziale di raccogliere materiali e pensieri ad avere le proprie “best practices” quotidiane sarà quasi immediato. Concepire il proprio sito web come un reale strumento di lavoro è già un ottimo punto di partenza. Se invece non sapete bene come fare, ecco che potrebbe essere il caso di pensare a un “redesign”.

    viaggi del barbaro architettura sito web

    Una soluzione potrebbe essere semplicemente quella di assumere un web designer perché installi sulla piattaforma esistente un sistema di gestione dei contenuti (CMS, ovvero “Content Management System”), in modo da poter successivamente aggiornare il sito per conto vostro, oppure di rivolgervi “una tantum” ad un’agenzia di professionisti per ripensare il vostro sito web dalle fondamenta in modo da colmare qualsiasi lacuna in maniera definitiva. Un CMS è molto spesso la base su cui viene costruito un sito oggigiorno, perché garantisce aggiornamenti rapidi e intuitivi da parte del gestore, e perché può stare “al passo coi tempi” consentendo allo sviluppatore l’aggiunta di nuovi strumenti e funzionalità man mano che la tecnologia evolve. Se volete un sito che offra qualcosa di nuovo ogni giorno, quella del CMS potrebbe essere una strada da valutare seriamente.

    Altra domanda da porsi è: sul vostro sito ci sono funzionalità e caratteristiche che non vengano più usate?

    Man mano che un sito web matura e cresce, diviene palese che alcune sue parti non sono più necessarie o non assolvono più al meglio ciò per cui erano state pensate, stanno insomma divenendo “obsolete”. Pulsanti che rimandano ad applicazioni di terzi non aggiornate, interfacce in Flash non visibili dai Mobile Devices, che potrebbero essere realizzate con tecniche più “leggere” di programmazione, e così via. C’è qualcosa di simile sul vostro sito?

    I pulsanti di tipo “share” dei Social Media hanno attirato un po’ di attenzione ultimamente proprio per questo motivo: molti designer ritengono che non siano più efficaci come un tempo e si ripromettono di eliminarli dai loro siti o di trovare valide alternative. Se anche sul vostro sito accade qualcosa di simile, potrebbe essere il momento giusto per rimuovere funzionalità obsolete o procedere a un completo “redesign”, in modo che ogni sua caratteristica garantisca la massima performance possibile. Del resto anche il nostro Barbaro ha notato la differenza tra i suoi strumenti obsoleti e quelli del Barbaro suo competitor che sta ottenendo successo, perché non fare lo stesso?

    (tutte le vignette de “I Viaggi del Barbaro” sono realizzate dall’illustratore Riccardo Pieruccini)
  • I Viaggi del Barbaro alla Social Case History Forum 2013

    I Viaggi del Barbaro alla Social Case History Forum 2013

    I Viaggi del Barbaro approda al Social Case History Forum 2013, l’evento che nel giro di un anno è diventato punto di riferimento per sapere, conoscere e apprendere quanto di meglio il web e i social media offrono in Italia. Insieme a Directo saremo presenti per parlare del nostro esperimento

    I Viaggi del Barbaro come ormai sapete è il viaggio che Directo e InTime vi stanno proponendo alla scoperta di quelli che sono gli elementi basilari da considerare nel momento in cui si volesse procedere ad una totale revisione del proprio sito aziendale. Un viaggio vero e proprio che si sviluppa con un appuntamento settimanale, approfondendo di volta in volta i vari aspetti. E questo che è per noi un esperimento, sarà presentato al Social Case History Forum 2013, l’evento legato al Web e ai Social Media che nel giro di un anno si è già affermato come punto di riferimento per conoscere casi di studio, tendenze e nuovi esempi ci fare comunicazione online.

    Obiettivo de I Viaggi del Barbaro è quello, come abbiamo già detto più volte, di provare a fornire strumenti e spunti utili che possano essere d’aiuto nel momento in cui si decida di dare nuova vita al proprio sito web, adeguandolo a standard più al passo coi tempi, magari. E abbiamo anche detto più volte che il nostro Barbaro che prova a fare questo viaggio, apparentemente per lui impossibile, non rappresenta altro che noi stessi, ossia il nostro modo di vedere le cose, il nostro modo di interpretarle. E la lezione, se così possiamo definirla, è che comunque c’è sempre bisogno di essere informati, nella maniera giusta e corretta, c’è il bisogno di conoscere e c’è sempre il bisogno di affidarsi a persone che sappiano fare il loro mestiere. Provare ad improvvisare il più delle volte, a fronte di un risparmio nella gestione, provoca gravi danni nei risultati.

    Ovviamente vi invitiamo a partecipare alla nostra case, giovedì 30 Maggio 2013 presso il Centro Congressi Palazzo Stelline, Corso Magenta 61 a Milano, alle ore 15,30 nella Sala Borromeo, dove sveleremo tutto l’esperimento.

    Ma vorremo anche coinvolgervi, sin da ora, in un nostro piccolo sondaggio, invitandovi a dirci che tipo di Barbaro siete. Quindi diteci se siete un Barbaro “aggiornato“, “appassionato“, “hi-tech“, “esperto“, “evoluto” o anche “vorrei-ma-non-so”, “volenteroso“, “consapevole“. Insomma diteci che tipo di Barbaro vi sentite di essere e potete farlo qui, commentando questo post, attraverso un tweet con l’hashtag #chebarbarosei, oppure potete raccontarcelo ancora su Facebook sulla fanpage di Directo o su quella di InTime.

    E allora tu #chebarbarosei?

     

  • I Viaggi del Barbaro: i Colori del Web

    I Viaggi del Barbaro: i Colori del Web

    Terzo appuntamento de “I Viaggi del Barbaro”, il viaggio che Directo e InTime vi propongono una guida per orientarsi e comprendere meglio i fattori che sono alla base nella revisione del proprio sito web. Oggi ci occupiamo della scelta dei Colori, momento importante per quel che riguarda la Comunicazione sul web. Vediamo allora cosa scopre il nostro Barbaro oggi

    I Viaggi del Barbaro giunge al terzo appuntamento. L’appuntamento settimanale che Directo e InTime vi propongono ha lo scopo di fungere da guida per orientarsi e conoscere meglio i fattori che stanno alla base nella scelta di rivedere il proprio sito web.

    Oggi il nostro Barbaro approda ad una tappa importante della sua formazione: i colori. L’applicazione di uno schema di colori al proprio messaggio può fare davvero la differenza per una serie di variabili emotive e non, che è utile prendere in considerazione quando ci troviamo davanti alla realizzazione di un layout. E’ difficile decidere se una combinazione di colori funziona bene in un progetto di comunicazione. Tuttavia le basi della teoria del colore e alcuni ottimi strumenti disponibili sul web aiutano ad uscire dalla “crisi da foglio bianco” per dirla come la direbbe un copywriter.

    Quanto descritto di seguito potrà essere uno spunto di riflessione sul colore; utile non soltanto ai designer, ma anche ad un programmatore in cerca di consigli per creare un prototipo visivamente accattivante, o ad un aspirante designer che vuole una breve panoramica su questo tema o anche a qualcuno che non capisce la differenza tra lo sviluppo Web e Web Design…o più semplicemente ad un Barbaro!

    Vediamo alcuni aspetti basilari nell’uso “web” dei colori.

    Viaggi del Barbaro i-colori-del-web

    La Teoria del colore in breve

    La Teoria del colore copre in realtà una serie di elementi, ma semplificando si può dire che è l’interazione dei colori attraverso complementarietà, contrasto e vivacità.

    L’interazione dei colori attraverso complementarietà, il contrasto e la vivacità

    Colori complementari

    Quando i colori occupano estremi opposti dello spettro dei colori, portano le persone a prendere in considerazione un progetto visivamente accattivante attraverso la definizione di una via di mezzo in cui l’occhio possa risiedere. Piuttosto che sforzarsi di adattarsi ad una particolare area dello spettro dei colori, l’occhio crea un equilibrio. Ci sono due usi comuni per i colori complementari: lo schema di colori Triadico ed il Compound che discuteremo in seguito.

    Contrasto

    Il contrasto riduce l’affaticamento degli occhi e focalizza l’attenzione dell’utente con chiarezza dividendo gli elementi di una pagina. L’esempio più evidente di contrasto è una selezione efficace di sfondo e colore del testo. Questo schema è utile nel caso si voglia realizzare un sito con molto testo, un luogo in cui l’utente si trovi per approfondire deve accompagnare correttamente la lettura.

    Alcuni punti cardinali sul contrasto:

    1. Scegliendo colori contrastanti, il testo diventa facilmente leggibile;
    2. La scelta di una combinazione di colori in cui il testo è l’elemento più evidente del design riduce l’affaticamento degli occhi e concentra l’attenzione dell’utente;
    3. La mancanza di contrasto tra il testo e lo sfondo avrà un impatto negativo sugli utenti che faticheranno a leggere i contenuti di queste pagine. I loro occhi non sanno su quale colore concentrarsi e questo affaticherà la loro vista.
    4. Una combinazione di colori complementari non significa necessariamente che il contrasto tra testo e sfondo sia sufficientemente forte. A volte i colori scelti potrebbero essere troppo de-saturati per creare un contrasto apprezzabile.

    La teoria dei colori è essenziale per l’usabilità di un sito internet

    Nella maggior parte dei progetti le aree di testo di grandi dimensioni non sono un luogo per cercare di essere veramente creativi, quindi conviene mantenere le cose semplici e leggibili.

    Insieme con la creazione di testo leggibile, il contrasto può anche attirare l’attenzione dell’utente verso gli elementi specifici di una pagina. Pensate  a quando evidenziate un libro di testo: quando si desidera richiamare l’ attenzione su una parte specifica della pagina, se ne modifica l’aspetto rispetto al resto del testo. Lo stesso principio vale per il Web Design: utilizzando una varietà di colori contrastanti si può aiutare a focalizzare l’attenzione del lettore su elementi specifici della pagina, l’importante è non esagerare!

    vibrancy: vitalità, vivacità

    La vivacità detta l’emozione del vostro design. 

    Colori brillanti porteranno l’utente a sentirsi più “vitale” nell’impatto con il vostro design, il che è particolarmente efficace quando si sta cercando di pubblicizzare un prodotto o invocare una risposta emotiva. Le tonalità più scure tendono a rilassare l’utente, permettendo la loro mente di concentrarsi su altre cose.

    Un esempio di questo tipo di operazione è il sito realizzato per Meccaniche Luperini, in rete troverete infiniti esempi di questo utilizzo dei colori e anche dei controesempi interessanti per comprendere “cosa non fare”, segnalateci cose avete trovato e ne discuteremo insieme!

    Come selezionare uno schema di colori efficace?

    Proponiamo alcune delle procedure comunemente diffuse per realizzare combinazioni di colori: triadico, composto, e analogo.

    Combinazione di colori triadico

    Viaggi del Barbaro - I colori del web: triadicoComposto da 3 scelti grazie ad un intervallo di 120° sulla ruota dei colori. C’è un modo molto semplice per creare uno schema triadico di colore:

    Prendete una ruota dei colori, e scegliete il vostro colore di base.

    Disegnate un triangolo equilatero partendo dal vostro colore di base.

    I tre punti del triangolo formeranno lo schema tri-colore.

    Utilizzando un triangolo equilatero, è possibile garantire che i colori abbiano vitalità uguale e si completino a vicenda in modo corretto.

    Compound combinazione di colori (aka Split Gratuito)

    Viaggi del Barbaro . combinazione compoundLa combinazione di colori Compound si basa sul fornire una gamma di colori opposti: due colori sono scelti da estremità opposte del cerchio cromatico. In questo modo, al progettista è consentita una maggiore libertà nel design beneficiando al contempo dell’impatto visivo dei colori complementari.

    Analogo

    Viaggi del Barbaro - colori AnaloghiUna combinazione di colori analoghi si basa su un’attenta selezione dei colori nella stessa zona dello spettro.

    Due esempi di una combinazione di colori analoghi sono i seguenti:

    – Sfumature Giallo e Arancio;

    – Una selezione monocromatica (sfumature di un colore di base).

    In conclusione uno degli aspetti più difficili dell’uso dei colori è che a volte, quando i colori non sono ancora stati disposti, non sembrano funzionare bene insieme. Tuttavia, una volta applicati, la loro armonia visiva di solito si manifesta.

    Per uscire dal “blocco dello scrittore” è quindi necessario avere fiducia nella teoria dei colori, una volta scelto il principio da seguire e applicata la gamma di colori selezionata tutto sembrerà più chiaro e gli aggiustamenti verranno naturali.

    Questo articolo è un primo approccio ai principi di progettazione formale. Non è pensato per essere completo ed esaustivo su un argomento così vasto come quello della teoria del colore, ma piuttosto vuole essere un principio di dialogo per affrontare la teoria dei colori nell’ambito di un progetto di web design.

    Attendiamo i vostri esempi e controesempi per analizzare insieme al Barbaro le applicazioni dei colori nei vari ambiti. Scrivi un commento al Barbaro e lui ti risponderà!

    (tutte le vignette de “I Viaggi del Barbaro” sono realizzate dall’illustratore Riccardo Pieruccini)
  • I Viaggi del Barbaro, la decisione sul re-design

    I Viaggi del Barbaro, la decisione sul re-design

    Continuano I Viaggi del Barbaro che Directo e InTime vi propongono al fine di realizzare una guida per orientarsi e decidere al meglio la revisione del proprio sito web. Oggi parliamo del re-design del sito, indicando quelli che sono i punti essenziali per passare ad una totale revisione del sito istituzionale. Scopriamoli insieme

    Continuiamo a raccontarvi “I Viaggi del Barbaro“, durante i quali cerchiamo di proporvi una guida per rivedere al meglio e ottimizzare il modo di comunicare online. Decidere di “rivedere” la propria comunicazione online non è cosa facile anche se dovrebbe essere uno degli obbiettivi fondamentali e costanti di un’azienda.

    Uno dei punti chiave della presenza online di un brand è senza dubbio il proprio sito istituzionale, il fatto che il vostro sito rispecchi alcuni dei punti riportati in questo articolo non indica necessariamente che occorre un intervento sostanziale. Ad esempio, se i tempi di caricamento sono lunghi non è necessario pensare a un re-design completo: sarà sufficiente affidarsi a un web designer esperto affinché si occupi, con un’analisi dettagliata, di determinare le cause di questo problema  e di apportare le necessarie modifiche. Anche se il vostro sito stesse perdendo visitatori, potrebbe non essere affatto colpa di un design datato o mal progettato: il vostro problema potrebbero infatti, più semplicemente, essere i contenuti. Rivedere i contenuti è senz’altro più semplice che non ripensare interamente un sito.



    In ogni caso se varie delle situazioni descritte corrispondono allo stato attuale del vostro sito, dovreste affidare a un web designer o a un team di sviluppo fidato l’incarico di risolvere i problemi riscontrati, in modo da non restare indietro.

    In generale è consigliabile verificare lo stato del proprio sito online costantemente, impostando degli “indici di performance” che ne identifichino l’efficacia e che ci segnalino i malfunzionamenti laddove questi siano presenti, uno strumento utile per il monitoraggio del sito aziendale è indubbiamente Google Analytics.

    In conclusione, se la vostra sensazione è che sia arrivato il tempo di fare qualcosa, contattate un web designer o uno studio e fate una bella chiacchierata con loro, evidenziando le cose che secondo voi non vanno: potranno sicuramente darvi una mano nel decidere se al vostro sito sarà sufficiente qualche ritocco, o se viceversa non sia giunto il tempo per un completo re-design.

    A quando risale l’ultima revisione completa a cui avete sottoposto il vostro sito?

    Contrariamente a quanto si possa immaginare, la risposta a questa domanda non è un forte indicatore riguardo alla necessità di rinnovare un sito. In linea di principio  dovreste aggiornare almeno l’aspetto del sito ogni tre anni, e le sue funzionalità ogni cinque. Questa discrepanza è spiegata dal fatto che nonostante le tecnologie si evolvano rapidamente, esse non sono altrettanto rapide quanto le tendenze del design.

    Se non siete in grado di stabilire a quando risale l’ultima revisione completa del vostro sito web, ecco un buon indicatore del fatto che potrebbe essere giunto il momento di rivedere le cose, semplicemente perché la tecnologia e le tendenze del design si sono presumibilmente evolute in modo significativo da allora (ad esempio: responsive web design, HTML5, CSS3, integrazione coi social media, design minimalista..).

    Ad ogni modo, come già detto questa domanda non è la più importante: siti diversi hanno scopi diversi, e dunque necessità di aggiornamento diverse.

    Un dato che potrebbe aiutarvi a comprendere da quanto tempo non effettuate una revisione del vostro sito è la seguente: L’anno del Copyright nel vostro footer corrisponde all’anno in corso? Se la nota sul Copyright a pié di pagina sul vostro sito riporta un anno anteriore a quello in corso, è probabile che il vostro sito non venga aggiornato da mesi. Se la data riportata è ad esempio il 2010, gli utenti penseranno che il sito non viene aggiornato da ormai due anni. Se la data in questione è addirittura anteriore al 2008, è proprio giunto il momento di fare qualcosa.

    Le variabili da prendere in considerazione sono quindi di diversa natura: dagli aspetti SEO inerenti il traffico sul sito, il tempo di permanenza e la “qualità” dei visitatori, all’anno di Copyright; dalla navigabilità su dispositivi mobile, all’integrazione con i social network e con le contemporanee forme di sharing dei contenuti.

    Per saperne di più fai come il Barbaro, confrontati con i tuoi competitor e inviaci la tua analisi a request@directo.it, costruiremo insieme una valutazione del tuo sito aziendale.

    (tutte le vignette de “I Viaggi del Barbaro” sono realizzate dall’illustratore Riccardo Pieruccini)
  • I Viaggi del Barbaro e il redesign del sito aziendale

    I Viaggi del Barbaro e il redesign del sito aziendale

    I Viaggi del Barbaro è un nuovo viaggio che Directo e InTime vi propongono a partire da oggi allo scopo di provare a realizzare una guida per orientarsi e comprendere meglio i fattori che sono alla base per rivedere il proprio sito web oggi. Un viaggio, quindi, per arrivare ad essere tutti dei Barbari consapevoli

    I Viaggi del Barbaro è un nuovo viaggio nella comunicazione online, trattando nello specifico il sito web aziendale,  che da oggi vi proponiamo di fare insieme, offrendo spunti e osservazioni. Certamente vi starete chiedendo, “ma perchè Barbaro?”. Beh, in principio era il Barbaro….tutti noi siamo stati, ed in parte siamo, Barbari. Ciascuno di noi ha effettuato un proprio viaggio in un ambito professionale che lo ha portato dall’essere Barbaro ad essere una persona in grado di valutare il peso di argomenti fino a quel momento sconosciuti o poco conosciuti. Directo ed InTime hanno iniziato questo percorso molti anni fa e oggi hanno deciso di mettere a disposizione delle aziende le propria competenze, senza alcuna presunzione, con lo scopo di aprire un dialogo, fatto di consapevolezza, per comprendere meglio il perché di talune valutazioni tecniche da una parte e di alcune perplessità di approccio dall’altra ed arrivare ad essere tutti dei “Barbari consapevoli”.

    viaggi del barbaro

    Il 2013 potrebbe essere definito “l’anno del redesign”.
    Ultimamente, infatti, questa tendenza si è ben palesata: sempre più aziende e startup cercano visibilità inaugurando nuovi siti e modificando radicalmente quelli esistenti.

    Perché prendere in considerazione un “redesign” completo? 
    Ci sono molte ragioni per fare una cosa del genere: le tecnologie cambiano, le regole e le tendenze del design si evolvono continuamente, si modificano le abitudini degli utenti e le loro aspettative. Quel che sta accadendo è sotto i nostri occhi, anche se solo da spettatori: i gestori di social media e di comunità, per citare l’esempio probabilmente riscontrato dai più, apportano costantemente modifiche all’aspetto e alle funzionalità dei loro strumenti, in base alle richieste degli utenti, alle possibilità che si aprono e alle nuove idee che emergono.

    Il rifacimento di un sito web, non riguarda solo l’aggiornamento dell’aspetto e delle sensazioni che esso trasmette. Modificare un layout, i font, i contenuti e qualche colore non è più sufficiente. Con gli avanzamenti tecnologici, con la possibilità/necessità di soddisfare nuovi bisogni e risolvere nuovi problemi, il redesign di un sito coinvolge aspetti ben più profondi del semplice look esteriore. Le diverse funzionalità e le possibilità di interazione, come queste vengono presentate e come possono essere sviluppate e mantenute nel tempo, le modalità di interazioni coi visitatori e coi social network: sono solo alcuni dei punti su cui val la pena soffermarsi, e suggeriscono la necessità di dotarsi di strumenti che consentano di poter affrontare un “redesign” continuo e praticamente quotidiano.

    Ed eccoci al dunque.
    Avete la sensazione di poter rimanere indietro, di fronte a tutte queste novità e nuovi siti?
    Come ci si accorge che è arrivato il momento di pensare a un “redesign” del proprio sito web?
    Affronteremo insieme in questo viaggio alcune semplici domande da porsi per per cercare di stabilire se è arrivato il momento di dare un’occhiata alla strada che in così tanti hanno già intrapreso.

    (tutte le vignette de “I Viaggi del Barbaro” sono realizzate dall’illustratore Riccardo Pieruccini)