Spreaker completa l’offerta delle sue applicazioni mobili rilasciando l’app per Android. Dopo la pubblicazione della app per iOS, che ha riscontrato enorme successo, si attendeva con molto interesse l’applicazione per i dispositivi Android. Un ulteriore passo verso una crescita continua in questo 2011 che per Spreaker è stato straordinario
Ecco una bella notizia che interesserà i tanti androidiani sparsi per il mondo e che fanno uso di Spreaker, servizio utile, divertente e assolutamente da avere. Dopo aver pubblicato l’app per iPhone, c’era attesa per il rilascio di quella per Android che per inciso è ormai proiettato al superamento degli smartphone di casa Cupertino. Quindi adesso l’offerta di Spreaker è completa, avendo la possibilità di utilizzarlo in mobile per averlo sempre, comunque e dovunque vi troviate. Si ha la possibilità quindi di trasmettere e creare contenuti immediatamente disponibili per essere condivisi sui social media preferiti. Una bella cosa, non c’è che dire. Spreaker continua a crescere, infatti Francesco Baschieri, CEO di Spreaker si trova ancora in California dove sta sta facendo fund raising e dove si spera di portare a casa un altro bel finanziamento entro quest’estate. E ce lo auguriamo vivamente! Ma vediamo più da vicino di cosa si tratta. (altro…)





Utilizzano i social network, più o meno spesso, per scrivere post o caricare foto, ma solo in parte li frequentano per tenersi aggiornati sui progetti delle Onlus di proprio interesse, preferendo newsletter e siti web. Cercano un contatto diretto con le organizzazioni, chiedono trasparenza e concretezza. Sono gli utenti fedeli al terzo settore fotografati nei loro comportamenti digitali dal nuovo approfondimento inedito del Non Profit Report 2011, l’indagine realizzata la scorsa primavera da ContactLab in collaborazione con VITA Consulting. La nuova infografica di approfondimento, pubblicata oggi su ![Su facebook oltre la metà dello sharing della rete [infografica]](https://www.franzrusso.it/wp-content/uploads/2011/12/AddThis-2011_sharing.jpg)


A Natale mancano poche settimane ed è proprio in questo periodo che si concentrerà la maggior parte degli acquisti: i ritardatari, o più semplicemente gli appassionati del last-minute, sono infatti numerosissimi. In questo scenario, è ovviamente internet a farla da padrone: rispetto all’anno scorso, è infatti previsto un aumento delle vendite online pari a oltre il 13% (Studio: MarketLive Performance Index Vol 16). Fidelizzare il cliente è fondamentale, e si tratta di un processo impegnativo, che richiede un flusso di comunicazione costante. Ci sono però alcune strategie di semplice implementazione che possono aiutare i siti e-commerce a convertire in acquirenti i propri visitatori. 
La maggior parte delle persone al mattino, appena accendono il proprio computer, visualizzano come prima pagina, quella preferita, il motore di ricerca che più utilizzano e quasi sempre si tratta di un motore di ricerca. Ora quello che ci interessa sapere, e siamo sicuri che interesserà molti, è sapere quale motore di ricerca è più utilizzato nel nostro paese. Certo non ci vuole molto ad indovinare che il più utilizzato è Google, ma con l’aiuto della SEMS Survey 2011, “Gli Italiani e i motori di ricerca“, giunta alla sua ottava edizione, siamo in grado di scoprire quale motore di ricerca è stato più utilizzato, ma anche come è stato utilizzato. Ad esempio, il 90% degli italiani utilizza i motori di ricerca per trovare informazioni su prodotti che poi acquisteranno effettivamente indipendentemente dal valore. 


In Italia si moltiplicano i progetti di media nati in ambito universitario, generati dagli stessi studenti o sostenuti dall’ateneo. Non solo semplici palestre digitali per futuri professionisti della comunicazione inseriti nell’ecosistema digitale. Questi network ambiscono a fare il grande salto e diventare start up. Nascono così nuovi giornalismi e nuovi giornalisti? Il 2.0 ha messo in fermento la categoria di professionisti e di editori ma il mondo delle università italiane e della formazione professionale è pronto a raccogliere la sfida? Il modello americano propone l’esperienza della New York University, con la sua creatura New York tv, il primo sistema di tv via cavo con sessanta canali all’interno, nato nel lontano 1993 e oggi inserito nel network OSTN. Ma ce la faranno i media d’ateneo italiani ad emulare i colleghi d’Oltreoceano e a fare il grande salto? Riusciranno da palestre del digitale a diventare start up imprenditoriali?