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  • Su Instagram arriva il repost, un cambio di strategia

    Su Instagram arriva il repost, un cambio di strategia

    Instagram lancia la funzione repost, permettendo agli utenti di rilanciare contenuti altrui nel feed. Un cambiamento che apre nuove prospettive per creator, aziende e strategie di visibilità.

    Dopo anni di attesa, possiamo dirlo, Instagram ha ufficialmente introdotto la funzione di repost. Si tratta di una novità che, potenzialmente, potrebbe cambiare le dinamiche della piattaforma, portando per la prima volta la possibilità di ripubblicare post e Reels di altri utenti nel proprio feed.

    Una mossa che ci dà qualche indicazione sulla direzione che Instagram vorrebbe prendere.

    Ma va detto, è un passaggio che mostra il tentativo della piattaforma di riattivare una dimensione più relazionale, in cui il valore di un contenuto può passare anche dalla condivisione da parte di altri utenti. Ma senza cambiare le logiche dell’algoritmo che restano centrali nella distribuzione dei contenuti nel feed.

    Cosa significa “repost” e come funziona su Instagram

    Con repost si intende la possibilità di condividere nel proprio profilo contenuti già pubblicati da altri, aumentando loro la visibilità che normalmente si avrebbe con un post originale.

    È una funzione che gli utenti attendevano da tempo, già largamente diffusa su altre piattaforme social media. E che ora fa il suo ingresso anche nell’ecosistema di Instagram.

    La dinamica è semplice. Quando si visualizza un Reel o un post pubblico, si può ora selezionare l’opzione per ripubblicarlo, individuabile dall’icona delle due frecce che formano un quadrato.

    Il contenuto comparirà nel feed dei propri follower e verrà archiviato in una nuova scheda “Reposts” all’interno del profilo. È possibile taggare altri utenti nel momento della ricondivisione, ma non è possibile aggiungere (ancora) un testo di accompagnamento.

    Su Instagram arriva il repost, un cambio di strategia
    Su Instagram arriva il repost, un cambio di strategia

    Perché repost su Instagram arriva ora

    Come ben sappiamo, Instagram non è nuovo a “copiare” funzionalità attive altrove e a riportarle sulla propria app. Le Stories da Snapchat, i Reels da TikTok, ora il Repost da X (ex Twitter) o TikTok ne sono la dimostrazione.

    Ma anche stavolta non si tratta solo di un banale “copia-incolla” di funzionalità. La scelta di introdurre i repost potrebbe inserirsi in un contesto più ampio in cui Instagram cerca di recuperare una componente relazionale, come si diceva all’inizio, che negli ultimi anni si è andata perdendo, prediligendo contenuti che “funzionavano” per l’algoritmo e meno per gli utenti.

    Con questa novità, la piattaforma vuole tornare ad essere un luogo in cui si prova a recuperare un certo tipo di ricondivisione più diretta.

    L’introduzione del repost sembra andare nella direzione di una maggiore visibilità dei contenuti e delle connessioni tra utenti. Un tentativo di far circolare i contenuti anche attraverso le scelte individuali, e non solo per effetto dell’algoritmo.

    Dove esiste già il repost (e cosa cambia per Instagram)

    Il concetto di repost non è nuovo. Su X (ex Twitter), è storicamente un elemento fondante. Il retweet ha trasformato la viralità in linguaggio.

    Su Facebook, la condivisione di post ha da sempre svolto una funzione simile, anche se meno codificata.

    Su TikTok, il pulsante per ripubblicare un video esiste già da tempo, con una logica simile: dare impulso a ciò che si considera rilevante, divertente o utile.

    Anche su Threads, la piattaforma testuale di Instagram, la funzione repost è presente fin dal lancio.

    Instagram si è mossa più lentamente.

    Per anni si è preferito rimanere assenti in questo ambito, lasciando che gli utenti si arrangiassero con altre soluzioni e, in alcuni casi, anche con app terze.

    Ora decide di inglobare questa dinamica direttamente nel suo sistema, dando uniformità a un comportamento già diffuso. E questo segna una svolta.

    Cosa cambia per utenti, creator e aziende

    L’introduzione del repost amplifica la portata organica dei contenuti. Un contenuto che viene ripubblicato da più utenti può circolare in modo molto più esteso, raggiungendo pubblici che altrimenti non avrebbero mai incrociato quel post. Per gli utenti, è un’opportunità per condividere contenuti interessanti e rilevanti.

    Per i creator è una nuova opportunità per rendere più visibili i propri contenuti. Ogni repost può potenzialmente generare nuovo interesse, follower, engagement. La logica premia i contenuti capaci di stimolare reazioni e condivisioni.

    Per le aziende, la funzione potrebbe diventare uno strumento strategico. I contenuti più efficaci potranno essere rilanciati direttamente dai clienti o dai dipendenti, generando un passaparola genuino. Inoltre, si aprono scenari interessanti per il branded content e per la valorizzazione dei contenuti generati dagli utenti (user generated content), con una distribuzione più fluida e integrata nella piattaforma.

    Instagram repost, una sfida alla saturazione

    In un momento in cui l’algoritmo di Instagram sembra faticare a proporre contenuti davvero rilevanti per ogni singolo utente, il repost rappresenta una sorta di filtro più umano.

    È l’utente stesso che prova a curare ciò che vale la pena vedere. Una dinamica che, se ben utilizzata, può ridurre la saturazione e restituire centralità alla relazione tra utenti, ridando slancio ai contenuti.

    Ma questo comporta anche delle responsabilità. Il rischio che la funzione venga usata solo per far circolare contenuti sensazionalistici o già virali, svuotando di significato la stessa funzionalità, è dietro l’angolo.

    Instagram repost, una funzione che mira a cambiare molto

    A prima vista potrebbe sembrare solo una nuova icona da cliccare, un dettaglio minimo. È una funzione semplice, ma potenzialmente significativa per l’uso quotidiano della piattaforma.

    La funzionalità del repost non rivoluzionerà Instagram, questo è sicuro. Ma introduce sicuramente una nuova possibilità che è quella di rilanciare contenuti altrui in modo nativo, senza passaggi esterni.

    Una funzione semplice, che potrebbe influenzare la circolazione dei contenuti, dando più spazio alle scelte degli utenti. Oltre a quelle dell’algoritmo, sia chiaro.

  • Aziende e IA generativa nel 2024 alla prova del marketing

    Aziende e IA generativa nel 2024 alla prova del marketing

    Nel 2024, l’IA generativa trasformerà il marketing. Diversi dati mostrano già un’adozione del 60% da parte delle aziende. In rilievo la personalizzazione, le sfide sulla privacy e la formazione.

    Nel 2024, il settore del marketing si appresta a vivere una trasformazione senza precedenti grazie all’avvento dell’Intelligenza Artificiale (AI) generativa. Una ricerca di Deloitte Digital ha rivelato che nel 2023, il 26% dei professionisti del marketing aveva già adottato l’AI generativa, con un ulteriore 45% che pianificava di farlo entro la fine del 2024.

    Questo cambiamento si deve all’aumento del 54% nel volume dei contenuti necessari. E alle sfide poste dalla crescente domanda da questo punto di vista.

    L’IA generativa, un tempo nicchia tecnologica, sta rapidamente diventando una forza trainante nel marketing, lo sappiamo. Con un ROI significativo del 12% riportato dai primi utilizzatori, l’IA generativa si sta dimostrando non solo efficiente dal punto di vista del risparmio di tempo, ma anche nel potenziamento delle strategie di marketing.

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    L’evoluzione dell’IA generativa nel Marketing

    Nel 2024, le previsioni di Gartner suggeriscono che l’80% dei professionisti creativi incorporerà l’AI generativa nel loro flusso di lavoro quotidiano. Dando vita a una nuova ondata di creatività  sempre più strategica.

    Una delle applicazioni più interessanti dell’IA generativa nel marketing è la capacità di portare la personalizzazione a un nuovo livello. Dalle campagne email iper-personalizzate ai chatbot, l’IA sta trasformando l’esperienza del cliente.

    IA generativa e personalizzazione nel Marketing

    L’analisi predittiva, guidata dall’IA, sta emergendo come uno strumento chiave nel marketing. Si stima che il mercato globale per l’analisi predittiva raggiunga i 28 miliardi di dollari entro il 2027. Una crescita significativa rispetto ai 10,5 miliardi del 2022. Questa tecnologia è impiegata per la segmentazione dei clienti, la valutazione dei lead e l’ottimizzazione delle campagne, offrendo previsioni sempre più accurate e approfondite.

    Una recente ricerca di Capgemini rivela che quasi il 60% delle organizzazioni sta implementando o esplorando le potenzialità dell’Intelligenza Artificiale (AI) generativa nel settore del marketing. Secondo la maggioranza dei dirigenti di area marketing (62%), l’AI generativa potrebbe significativamente potenziare la creatività umana, arricchendo le principali qualità come intuizione, emozioni e comprensione del contesto.

    IA e Marketing, farsi trovare pronti

    Le organizzazioni che investono in AI generativa per il marketing stanno dedicando circa il 62% del loro budget tecnologico a questa innovazione, vedendola come un catalizzatore per la creatività e l’innovazione nel settore.

    Il report del Capgemini Research Institute sottolinea che la metà delle organizzazioni ha già stanziato budget specifici per l’AI generativa nel marketing, e quasi la metà (47%) ha team dedicati all’implementazione della stessa.

    Con l’aumento dell’adozione dell’AI generativa, le aziende stanno investendo in modo proattivo nella governance e nella conformità dell’AI. Questo include il controllo dell’utilizzo dell’AI da parte dei dipendenti e la preparazione per le normative governative proposte o già in vigore.

    Entro il 2027, Gartner prevede che il 20% dei marchi si distinguerà scegliendo consapevolmente di non utilizzare l’AI nei propri prodotti e servizi. Questa strategia mira a soddisfare i mercati di nicchia che valorizzano i metodi tradizionali e l’elemento umano.

    Gartner prevede che entro il 2028, il traffico organico dei siti web subirà una diminuzione del 50% o più. A causa dell’ascesa delle ricerche potenziate dall’AI generativa.

    I modelli multimodali, che combinano diversi tipi di dati, sono in rapida ascesa. Google, con l’introduzione di Gemini, ha mostrato cosa possono offrire questi modelli in futuro. Parallelamente, si assiste a una proliferazione di modelli open source.

    IA generativa e Marketing, le sfide sulla formazione

    L’impiego dell’AI generativa anche nel marketing presenta delle sfide.

    Una delle principali è la gestione dei dati e la privacy. Con l’incremento della raccolta dati per alimentare gli algoritmi di AI, le aziende devono assicurarsi di rispettare le normative sulla privacy e garantire la sicurezza dei dati dei clienti.

    Un’altra sfida è l’autenticità del contenuto generato dall’AI. C’è il rischio che i contenuti creati automaticamente possano apparire impersonali o non completamente allineati con il messaggio del brand.

    Infine, una sfida significativa è rappresentata dall’adattamento delle competenze professionali: il personale di marketing deve acquisire nuove competenze tecnologiche per poter utilizzare efficacemente gli strumenti di AI generativa, un processo che richiede tempo e investimenti in formazione.

    E a proposito di formazione, è utile citare di nuovo la ricerca di Capgemini. Secondo quest ricerca, la maggior parte delle organizzazioni (il 63%) è consapevole del fatto che la domanda di competenze relative all’IA generativa nel marketing superi di gran lunga l’offerta.

    Per colmare questo gap di competenze e sfruttare appieno il potenziale dell’IA generativa nel marketing, le aziende stanno implementando strategie interne ed esterne. In media, il 53% delle organizzazioni sta pianificando di offrire formazione sull’AI generativa ai propri team di marketing nei prossimi sei mesi, con le aziende di Paesi Bassi, India, Australia e Stati Uniti più propense a implementare queste iniziative.

    Anche settori come quello dei media, assicurativo, automobilistico e life science mostrano un impegno superiore alla media nell’offrire formazione sull’AI generativa ai loro team di marketing.

    IA generativa e Marketing, la sfida del futuro

    Affrontare queste sfide sarà cruciale per le aziende che desiderano sfruttare al meglio le opportunità offerte dall’AI generativa nel marketing.

    L’IA generativa sta trasformando il panorama del marketing in modi inimmaginabili solo pochi anni fa. Dai modelli multimodali e open source alla personalizzazione estrema e alla governance dell’AI, le aziende devono navigare in questo nuovo paesaggio con cautela e innovazione.

    La sfida per i marketer sarà quella di rimanere al passo con queste rapide evoluzioni, adottando strategie che sfruttino al meglio le potenzialità dell’AI generativa, mantenendo al contempo un impegno etico e responsabile verso i consumatori e la società.

  • Elon Musk vuole riattivare i titoli nelle anteprime con link

    Elon Musk vuole riattivare i titoli nelle anteprime con link

    Elon Musk cambia idea in continuazione. Nei giorni scorsi ha annunciato il ritorno dei titoli nelle anteprime con link su X. Solo che non saranno più visibili come prima, ma saranno inseriti nell’immagine che accompagna il contenuto.

    Solo qualche mese fa Elon Musk, oggi proprietario di X (fu Twitter), sosteneva che, per una migliore “estetica del contenuto”, sarebbe stato meglio eliminare i titoli nelle anteprime dei post con link. E così è stato. Infatti, attualmente sul web il link viene incorporato all’interno dell’immagine che accompagna il contenuto. Lo si vede in basso a sinistra sottoforma del dominio del link da cui proviene. Cliccandoci sopra si arriva a leggere il contenuto.

    Elon Musk ama cambiare idea, come sempre

    Ora, sappiamo bene che quando Elon Musk dice una cosa è sempre proprio poi a sostenere il contrario. O quasi.

    Infatti, l’altro giorno in un post ha scritto: “In una prossima release, X sovrapporrà nella posizione superiore dell’immagine di una card con link”. Senza dare ulteriori dettagli sulla tempistica. Musk ha poi confermato che il titolo che accompagna il contenuto apparrà all’interno della card.

    x link titoli immagine franzrusso.it

    Il titolo sarà all’interno della card

    Quindi avremo il link che apparirà in fondo a sinistra e il titolo in alto, sempre nella stessa immagine.

    Evidentemente, il fatto di aver eliminato i titoli all’interno del contenuto nell’anteprima ha cambiato notevolmente l’interazione degli utenti. Si è trattata di una modifica che ha cambiato l’esperienza degli utenti sulla piattaforma. E dato spazio anche a un po’ di confusione.

    Questo perché, non essendo immediata la visualizzazione del titolo, ad un primo sguardo non è facile individuare il link che viene adesso incorporato nell’immagine. E poi, come abbiamo imparato in questi mesi, l’algoritmo di X è impostato per dare sempre meno valore ai contenuti con link. Questo per evitare che gli utenti possano lasciare la piattaforma per approfondire il contenuto.

    Al momento anche i contenuti di questo blog seguono un po’ la tendenza di introdurre all’interno della card il titolo dell’articolo. In verità, è una pratica che veniva adottata anche prima. Ha trovato ancora più valore con le modifiche apportate dall’agosto scorso.

    Nel momento in cui dovesse entrare in vigore questa novità annunciata da Musk converrà attendere prima di decidere se abbandonare la card personalizzata. Ancora non è chiaro come tutto questo si concretizzerà graficamente. Ricordiamo che tutto questo, al momento, vale solo per il web e non per le condivisioni da mobile.

    E non sono mancate le critiche

    Insomma, ancora una volta Elon Musk non smentisce sè stesso. Continua a procedere allo stesso modo. E non sono mancati gli utenti che lo hanno criticato per aver messo mano ad una funzionalità che non avrebbe dovuto essere modificata.

    Da notare che l’annuncio di questa novità è arrivato dopo che lo stesso Musk, circa due ore prima, aveva condiviso un articolo di Reuters. Il post riportava l’immagine, che altro non era che il logo di OpenAI con il contenuto scritto da Musk “Estremamente preoccupante”.

    Senza titolo, senza alcun contesto o considerazione per chiarire il contenuto dell’articolo. Inavvertitamente lo stesso Musk ha dato dimostrazione come l’aver eliminato l’anteprima dei titoli è stata una sciocchezza.

    Vedremo cosa ne verrà fuori. Anche perché Musk al momento dovrebbe essere più preoccupato del fatto che le grandi aziende hanno sospeso gli investimenti in pubblicità sulla piattaforma a causa della diffusione di contenuti antisemiti. E anche a causa della sua recente uscita a sostegno del complotto della sostituzione bianca, del cosiddetto “Piano Kalergi”.

    Elon Musk, come abbiamo ricordato in un altro articolo, dovrebbe cominciare a preoccuparsi di prendere coscienza del proprio ruolo. Dovrebbe prestare attenzione al valore della sua influenza, delle sue parole. Perché ogni parola conta.


    L’immagine di copertina è stata generata da ChatGPT di OpenAI con DALL·E 3

  • Instagram, adesso si possono scaricare i Reel pubblici

    Instagram, adesso si possono scaricare i Reel pubblici

    Instagram introduce la possibilità di scaricare i Reels pubblici, migliorando così l’esperienza utente e stimolando la creatività.

    Instagram continua a sviluppare la forma dei contenuti in formato breve, permettendo ora a tutti gli utenti di scaricare i Reels pubblici. Questa mossa, annunciata inizialmente per gli utenti statunitensi a giugno, è ora disponibile a livello globale, aprendo così nuove vie per la condivisione e l’interazione dei contenuti.

    La possibilità di scaricare Reels pubblici rappresenta dunque una nuova evoluzione per la piattaforma. Fino ad ora, gli utenti potevano solo visualizzare i Reels all’interno dell’app. Con questa nuova funzionalità, Instagram permette agli utenti di salvare i loro Reels preferiti e di accedervi offline. In questo modo si ha un maggiore controllo sui contenuti e una maggiore flessibilità nell’uso.

    Alimentare la creatività coi Reel

    Instagram, con questa novità, prevede un incremento nell’uso e nella condivisione di questi contenuti. Sia all’interno dell’app che in altri contesti. Potenzialmente potrebbe alimentare la creatività degli utenti, incentivando la produzione di contenuti ancora più coinvolgenti e innovativi.

    Come Scaricare i Reel da Instagram

    Con l’ultimo aggiornamento di Instagram, scaricare i Reel pubblici è davvero semplice e diretto. Ecco i passaggi per salvare i Reel preferiti:

    instagram download reel franzrusso 2023 mosseri

    1. Trova il Reel: naviga all’interno di Instagram e trova il Reel che desideri scaricare.
    2. Menu delle Opzioni: clicca sui tre punti verticali situati nell’angolo in alto a destra del Reel per aprire il menu delle opzioni.
    3. Scarica il Reel: seleziona l’opzione “Scarica” o “Salva” nel menu. Il Reel verrà scaricato e salvato all’interno del dispositivo.
    4. Accedi ai Reel Salvati: una volta scaricato, puoi trovare il Reel nella galleria del tuo smartphone o nella cartella dei download.
    5. Guarda Offline: i Reel scaricati possono essere visualizzati offline, anche senza una connessione internet.

    La visione di Instagram

    Adam Mosseri, il capo di Instagram, ha sottolineato l’importanza di questa funzionalità come un nuovo modo per condividere i contenuti di Reels. Sembra evidente che Instagram, con questa mossa, punta a consolidare ulteriormente la sua posizione come leader nel settore dei contenuti brevi, competendo con piattaforme come TikTok.

    Quindi, questo aggiornamento è per Instagram un momento significativo. Individua un nuovo approccio ai contenuti video brevi. Offre così maggiore flessibilità e controllo, migliorando l’esperienza utente. Ma apre anche la strada a nuove forme di interazione e creatività.

  • TikTok, i dati sugli utenti UE e l’importanza del DSA

    TikTok, i dati sugli utenti UE e l’importanza del DSA

    Ecco i dati di TikTok in UE, che evidenziano l’importanza del DSA. Il rapporto contiene i numeri degli utenti nei principali paesi e mostra l’approccio alla moderazione dei contenuti. Da sottolineare l’impatto del DSA sulla trasparenza delle piattaforme online.

    Sulla base delle nuove normative del Digital Services Act (DSA) dell’UE, le grandi piattaforme online, comprese le principali app social media, sono tenute ora a fornire aggiornamenti regolari sui loro utenti attivi nella regione dell’UE. Questi dati vanno ora forniti insieme ad altri importanti aggiornamenti sulla trasparenza.

    Quello che stiamo per presentare riguarda i dati di TikTok. Infatti, l’app di ByteDance ha presentato nuovi dettagli su quanti utenti stanno utilizzando l’app all’interno dei paesi UE. Si tratta di dati che si prestano a tanti utilizzi e interpretazione. E questo, grazie proprio al DSA, potrebbe addirittura rivelarsi utile nella pianificazione dei contenuti.

    L’intero Rapporto di Trasparenza DSA di TikTok può essere consultato, e scaricato, da questo link. Di seguito, vedremo insieme alcuni dati rilevanti rispetto anche alla trasparenza di TikTok in UE.

    Cosa dice il rapporto di TikTok in UE

    Il rapporto descrive l’approccio di TikTok rispetto alla moderazione dei contenuti e alle richieste di informazioni. Include dettagli sulle specifiche violazioni che TikTok ha dovuto affrontare, con “Temi Sensibili e Maturi” che rappresentano il principale motivo di rimozione nell’app, con quasi il doppio delle segnalazioni rispetto all’elemento successivo più segnalato (“Beni Regolamentati & Attività Commerciali”).

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    Il rapporto contiene anche un dettaglio sul numero di persone che lavorano alla moderazione dei contenuti che TikTok ha attivo nell’UE. Sono in tutto 6.125 persone. Inoltre, il rapporto fornisce una panoramica del tempo medio che il team di TikTok impiega per rispondere alle segnalazioni e agli appelli che vengono sottoposti.

    Ovviamente, il dato più interessante, in termini generali, è quello relativo al numero di utenti che utilizzano maggiormente l’app dei video brevi in UE.

    E quindi abbiamo che in UE TikTok registra l’uso più attivo in Francia, con 21,4 milioni di utenti. Segue la Germania con 20,9 milioni di utenti attivi mensili. Al terzo posto troviamo l’Italia con 19,7 milioni di utenti.

    TikTok, gli utenti attivi in UE

    Quindi un dettaglio dei primi 5 paesi UE che usano TikTok:

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    1. Francia: 21,4 milioni
    2. Germania: 20,9 milioni
    3. Italia: 19,7 milioni
    4. Spagna: 18,3 milioni
    5. Polonia: 10,6 milioni

    Il grafico che vedete sopra fornisce una prospettiva interessante sulla crescita relativa di TikTok e dove sta generando il maggior interesse.

    Considerando che TikTok ha 150 milioni di utenti in America, come riferito da TikTok a marzo, vuol dire che 285,9 milioni di utenti TikTok si trovano negli Stati Uniti e nei paesi UE.

    Vale a dire quasi un terzo sul totale.

    Dai dati che sono disponibili, si evince che TikTok abbia anche circa 100 milioni di utenti in Indonesia, 83 milioni di utenti in Brasile e 55 milioni in Russia. Gli altri 500 milioni circa sarebbero distribuiti in diversi altri paesi.

    Il tema da chiarire, sulla base di questi numeri è capire se in effetti TikTok abbia superato o meno 1,5 miliardi di utenti come spesso si riporta. Quel che è certo che si è molto vicini al miliardo di utenti.

    Da considerare che spesso non coincide il largo uso dell’app con il numero degli utenti attivi. Sarebbe interessante poter avere qualche dettaglio in più in questo senso.

    TikTok, Rapporto Trasparenza UE – DSA

    La maggior parte delle azioni di TikTok contro contenuti illegali o dannosi avviene proattivamente, piuttosto che a seguito di segnalazioni degli utenti. Nel settembre 2023, TikTok ha rimosso 4 milioni di elementi di contenuto violativo. Dall’introduzione della nuova opzione di segnalazione, sono state ricevute circa 35.000 segnalazioni di contenuti illegali, corrispondenti a circa 24.000 contenuti. Il 28% di questi è stato ritenuto in violazione delle politiche o delle leggi locali, sulla base delle quali è stato adottato un provvedimento.

    Moderazione dei contenuti:

    TikTok utilizza una combinazione di automazione e moderazione umana per identificare e agire su contenuti che violano le loro politiche. L’accento è posto sulla rilevazione proattiva per rimuovere contenuti violativi. Vengono modelli di visione artificiale, liste di parole chiave e tecnologie di de-duplicazione. La moderazione umana supporta e migliora i sistemi di moderazione automatizzati, fornendo feedback per i modelli di apprendimento automatico.

    Rapporti sui contenuti illegali:

    TikTok ha introdotto un canale di segnalazione aggiuntivo per l’UE, al fine di segnalare contenuti che si ritengono illegali. Questi rapporti sono valutati attraverso una combinazione di automazione o revisione umana.

    TikTok, la moderazione umana con le ultime tecnologie

    Moderatori di TikTok:

    TikTok ha 6.125 persone dedicate alla moderazione dei contenuti nell’Unione Europea alla fine di settembre 2023. I team di Trust & Safety di TikTok guidano l’approccio alla moderazione dei contenuti in tutta l’UE.

    Ordini dalle autorità governative:

    TikTok può ricevere richieste dalle autorità governative dell’UE per rimuovere contenuti o per la divulgazione di informazioni sull’utente.

    Reclami e controversie:

    Gli utenti e gli inserzionisti che violano le politiche di TikTok ricevono notifiche ed è comunque sempre possibile fare appello contro queste decisioni.

    Sospensioni:

    TikTok può sospendere o bandire permanentemente gli account in caso di violazioni delle loro politiche.

    Ecco, possiamo tranquillamente dire che questo rapporto ci mostra dei dati molto interessanti rispetto a TikTok. L’app spesso al centro di polemiche negli ultimi mesi con questo rapporto mostra elementi interessanti. I quali possono tornare utili per fare qualsiasi tipo di considerazione a riguardo.

    In chiusura, val la pena di sottolineare, una volta di più, che tutto questo è grazie al DSA. Spesso, anche questa al centro di polemiche. Speriamo che questo contento possa mettere in chiaro l’importanza di questa norma rispetto ai dati forniti.

  • Twitter/X cambia ancora, via i titoli dalle anteprime con link

    Twitter/X cambia ancora, via i titoli dalle anteprime con link

    Musk procede nella sua opera di smantellamento di Twitter che oggi si chiama X. Adesso vuole eliminare i titoli dalle anteprime dei contenuti con link, sperando che i giornalisti arrivino a pubblicare articoli direttamente sulla piattaforma. Gli stessi giornalisti che critica ogni giorno.

    Musk continua la sua opera di smantellamento di Twitter, che oggi si chiama X. E dopo una settimana in cui si è parlato di rimuovere la funzionalità del blocco, che potrà essere sostituita da una sorta di silenziamento potenziato, il vero cruccio di Musk è il mondo del giornalismo.

    Qualche giorno fa ha fatto molto discutere il ritardo di 5 secondi imposto (a questo punto) all’apertura del link da notizie condivise sulla piattaforma da testate poco simpatiche al capo della Tesla. Un ritardo che ha riguardato testate giornalistiche criticate da Musk proprio su Twitter/X. Tra tutte il New York Times. E ha fatto discutere anche la temporanea scomparsa dei link, e delle immagini, da contenuti condivisi tra il 2011 e il 2014. Tutto risolto poi come un bug che aveva generato la temporanea cancellazione.

    E poi, tra le testate criticate, nelle ultime ore Elon Musk ha aggiunto anche Mashable, rea di essere critica verso la gestione odierna della piattaforma, generando critiche da parte dei suoi utenti più vicini che hanno preso di mira Mashable e facendo anche altri nomi.

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    Il vero cruccio di Musk è proprio il giornalismo che ha sempre visto Twitter come piattaforma ideale per condividere notizie e informazioni, sfruttando le caratteristiche della dinamicità e del tempo reale. Caratteristiche che, a seguito delle continue modifiche che Musk sta apportando, sono sempre più messe a serio rischio.

    L’ultima, in ordine di tempo, è quella di eliminare i titoli dalle anteprime dei contenuti condivisi con link. Sapete che condividendo un articolo da un sito di informazioni o da un blog la piattaforma genera, automaticamente, una card (una scheda riassuntiva), dove si vede il link del sito, il titolo e la descrizione.

    Ora Musk vuole eliminare il titolo e incorporare il link nell’immagine, in modo da lasciare spazio all’utente per inserire contenuto al tweet, nel momento della condivisione. L’utente, o comunque il giornalista stesso, dovrà scrivere necessariamente qualcosa per rendere il tweet interessante. Ed è anche questo un passaggio che rischia di cambiare notevolmente l’esperienza.

    twitter x senza titoli esempio

    Il problema è che così facendo, eliminando il titolo, ossia la prima parte che si vede all’interno del contenuto condiviso, si rende più difficile per l’utente l’intenzione di cliccare per leggere l’articolo. Link che si trova incorporato nell’immagine.

    Chiaro, l’immagine che si vede resta comunque cliccabile, ma resta molto meno probabile che l’utente vada a cliccare.

    L’idea di Musk, e lo sta raccontando ormai da giorni, è quella di portare i giornalisti, i blogger, a condividere i propri articoli direttamente sulla piattaforma. Riportando sempre il tema alla possibilità di poter guadagnare.

    Musk si riferisce sempre alla condivisione dei guadagni dell’advertising con gli utenti. Al momento il sistema prevede che si inizia a guadagnare partendo da 5 milioni di visualizzazioni realizzate nell’arco di 90 giorni. Un parametro che diventa molto complicato, non impossibile certo, da realizzare il lingua italiana, dove non è ancora disponibile (per completezza di informazione è disponibile solo negli Usa).

    Nonostante tutto questo, e nonostante la grande propaganda generata sui pagamenti dagli utenti a lui vicino, Musk non ha realizzato nulla per incentivare gli utenti a creare direttamente contenuti sulla piattaforma.

    In primo luogo, Musk omette di dire che la possibilità di generare contenuti più lunghi al momento è limitata solo agli utenti abbonati a Twitter Blue, oggi X Premium e sull’incentivare i giornalisti a creare articoli direttamente su Twitter/X non è prevista alcuna renumerazione.

    E poi, dopo aver sistematicamente criticato i giornalisti e le testate stesse, come spera Musk di vedere giornalisti intenzionati a scrivere direttamente sulla sua piattaforma? Impostando incentivi economici? E siamo sicuri che questi stessi giornalisti criticati da Musk sarebbero disposti ad accettare?

    Il dato di fondo che rimane è che Elon Musk sta continuamente smantellando la piattaforma, la sta modificando a tal punto da cambiare profondamente l’esperienza per gli utenti. E questo rischia di essere un grande problema, che al momento lui finge di non considerare, che potrebbe mettere a repentaglio tutte queste sue iniziative.

    E poi, qualche giorno fa, lo ha ricordato lui stesso che la sua piattaforma potrebbe anche fallire, anche se ha aggiunto che farà di tutto per evitarlo. Intanto, continuando di questo passo non sta certo aiutando la piattaforma a restare a galla, ma la sta affossando ogni giorno di più.

  • Con Isual la distribuzione dei contenuti è fake news free

    Con Isual la distribuzione dei contenuti è fake news free

    Isual è una piattaforma che permette alle aziende di moltiplicare i contenuti in modo sicuro e affidabile. Sviluppata dall’imprenditrice ferrarese Arianna Ruzza, offre una serie di funzionalità che consentono alle aziende di diffondere i propri contenuti su diverse piattaforme social media.

    L’era digitale ha reso la diffusione dei contenuti più facile che mai. Ma, come sappiamo bene, tutto questo ha anche portato alla diffusione di contenuti falsi e disinformativi.

    Ed è per questo che nasce Isual®, la piattaforma che permette alle aziende di diffondere i propri contenuti in modo sicuro e affidabile. La piattaforma offre una serie di funzionalità che consentono alle aziende di verificare la fonte dei contenuti e di controllarne la qualità prima di diffonderli.

    Inoltre, Isual offre alle aziende la possibilità di tracciare la diffusione dei propri contenuti e di misurarne l’impatto.

    Nel mondo di oggi, le aziende sono alla ricerca di modalità digitali per espandere il proprio pubblico. E, anche qui lo sappiamo bene, la diffusione dei contenuti online può essere un compito complesso e dispendioso in termini di tempo. Una situazione che potrebbe essere molto diversa con l’ausilio di Isual.

    Isual, il cui nome nasce dalla combinazione di “Visual” e “Isual”, sviluppata dall’imprenditrice ferrarese Arianna Ruzza, è un’innovazione significativa per le realtà “aggregate”, come franchising, case editrici e consorzi alimentari; è una piattaforma che permette alle aziende di moltiplicare i contenuti in modo sicuro e affidabile.

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    Utilizzando Isual, le aziende possono facilmente calcolare il vantaggio della condivisione simultanea. Attraverso una interfaccia user-friendly, l’utente inserisce la periodicità del messaggio, il numero di partner che lo condivideranno e sceglie le piattaforme social media su cui pubblicarlo, inclusi Facebook, Instagram, Linkedin, GoogleMyBusiness, Telegram, Twitter, WordPress, e altre.

    Per un’azienda con 20 partner che utilizzano esclusivamente Facebook e LinkedIn e che producono 4 post al mese, l’amplificazione del messaggio può raggiungere il 1900%, con una ottimizzazione del budget del 425%.

    Funzionalità di Isual

    Come dicevamo all’inizio, Isual offre una serie di funzionalità che consentono alle aziende di diffondere i propri contenuti in modo sicuro e affidabile. Queste funzionalità includono:

    • Verifica della fonte dei contenuti: Isual® verifica la fonte dei contenuti prima di diffonderli. Questo aiuta a garantire che i contenuti siano accurati e affidabili.
    • Controllo della qualità dei contenuti: Isual® controlla la qualità dei contenuti prima di diffonderli. Questo aiuta a garantire che i contenuti siano ben scritti e pertinenti al pubblico target.
    • Tracciamento della diffusione dei contenuti: Isual® traccia la diffusione dei contenuti dopo che sono stati pubblicati. Questo aiuta le aziende a misurare l’impatto dei propri contenuti e a ottimizzare le loro campagne di marketing.
    • Misurazione dell’impatto dei contenuti: Isual® misura l’impatto dei contenuti dopo che sono stati pubblicati. Questo aiuta le aziende a capire come i loro contenuti vengono recepiti dal pubblico e a ottimizzare le loro campagne di marketing.

    Come potete vedere sono tutte funzionalità molto utili nella fase di distribuzione dei contenuti e poter fare tutto in sicurezza, oltre ad essere la condizione ideale che tutte le aziende ricercano, rappresenta il fiore all’occhiello di una piattaforma come Isual.

    In conclusione di questa nostra considerazione su questa interessante piattaforma come Isual, possiamo dire che uno strumento come questo può essere fondamentale per le aziende e aiutarle a condividere contenuti digitali in sicurezza.

    Per saperne di più, visita il sito web www.isual.it.

  • Twitter, da oggi nasconderà i tweet di personaggi pubblici che vìolano le regole

    Twitter, da oggi nasconderà i tweet di personaggi pubblici che vìolano le regole

    Twitter negli ultimi mesi è stata spesso criticata per non essere mai intervenuta su contenuti, ad opera di personaggi pubblici, politici e altro, che spesso violavano le regole della piattaforma. Da oggi i tweet di personalità che violeranno tali regole verranno segnalati e nascosti, ma non cancellati.

    Negli ultimi mesi Twitter è stata spesso criticata per non essere mai intervenuta a censurare quei tweet, ad opera di personaggi pubblici, spesso eminenti politici, che violavano chiaramente le regole della piattaforma, contenente toni incitanti all’odio. Oggi la piattaforma di Jack Dorsey fa un importante annuncio e cioè che a partire da subito i tweet che contengono contenuti d’odio, violenza, verranno resi ben visibili, in modo da essere riconoscibili dagli utenti, ed essere progressivamente “nascosti”. Ciò significa che la reach di quel contenuto verrà via via ridotta, non compariranno più nei risultati di ricerca del motore interno. Si tratta, per chiarire questo punto, di un’azione che riguarda account di personalità pubbliche, artisti, account verificati con oltre 100 mila follower.

    Ad individuare i contenuti che sono in palese violazione delle condizioni della piattaforma, e quindi ad intervenire ove servisse è un team di persone che, una volta verificato l’”interesse pubblico” del contenuto applicherà una etichetta grigia poco sopra il tweet, a segnalare a tutti gli utenti che si tratta di un contenuto che vìola le regole.

    twitter trump contenuti nascosti

    Il tweet, come avrete notato, non viene cancellato del tutto, ma verrà solo “nascosto”, vale a dire che perderà tutta la sua forza nel tentativo di evitare che possa raggiungere un numero altissimo di utenti.

    Twitter, con questa mossa, risponde ai tanti che avevano criticato il fatto che le regole valessero per tutti tranne che per i politici in primis. Fu lo stesso Dorsey, per la verità, che in un’occasione disse che non era possibile, ad esempio, censurare un tweet del presidente Donald Trump, proprio per il suo ruolo pubblico. Il problema è che proprio il modo di utilizzare Twitter da parte del 45° presidente degli Usa è stato spesso al centro di polemiche, per la violenza e l’odio che in alcuni casi i tweet contenevano. Twitter risponde quindi ai tanti utenti che attendevano un segnale in questo senso, ma risponde anche ai tanti manager interni che hanno spinto per arrivare almeno a questo tipo di iniziativa.

    twitter segnalazioni tweet

    In tweet che verrà segnalato allora non comparirà più nel motore di ricerca, come ricordavamo prima; non comparirà nelle pagine degli eventi; non comparirà nei Top Tweet; non comparirà nelle notifiche dei tweet raccomandati; nella scheda delle notifiche e, infine, nel tab Esplora.

    Purtroppo, questa decisione non avrà effetto retroattivo, cioè non verrà applicata a tutti quei contenuti che sono stati spesso indicati in violazione delle regole, ma verrà applicata a partire proprio da oggi e quindi è molto probabile che passerà del tempo prima di vederne qualcuno con l’etichetta grigia.

    Twitter, come è normale che sia, si aspetta di usare raramente questa nuova funzionalità. Per quel che ci riguarda, era ora che si intervenisse in questo senso perché, proprio per la natura pubblica di questi account non intervenire su contenuti violenti significava permettere loro di veicolare messaggi pericolosi e sbagliati che potevano trovare un grado seguito proprio per la loro capacità in “influenzare”.

    [L’immagine di copertina è di Getty Images]

  • Contenuti B2B: fondamentali la SEO, i Social Media e i Blog

    Contenuti B2B: fondamentali la SEO, i Social Media e i Blog

    Il search ormai supera i social media per quanto riguarda la ricerca dei contenuti. Ergo, la SEO non è mai morta, anche se qualcuno ha provato a soffocarla in questi ultimi anni. E questo viene anche confermato da una recente ricerca di Clutch che rileva come i contenuti B2B necessitino della SEO, dei Social Media e dei Blog. Ma vediamo più in dettaglio.

    Molti di voi ricorderanno quando ad un certo punto si era data per spacciata la SEO, la Search Engine Optimization, sostenendo che i Social Media avrebbero sostituito la ricerca organica dei contenuti attraverso i motori di ricerca. Ma dopo qualche anno abbiamo scoperto che non è così, anzi, forse non lo è mai stato del tutto. La SEO ha sempre fatto la sua strada, solo che ad un certo punto qualcuno ha smesso di seguirla. E i dati emersi in questi ultimi due anni, e più recentemente, negli ultimi mesi, ci dicono che la SEO ricopre ancora un ruolo rilevante per la gestione dei nostri contenuti. Qualche mese fa, nel febbraio di questo anno, avevamo pubblicato i dati di Shareaholic che ci dicevano che il search aveva superato i social media, in termini di referral, quindi di traino del traffico verso i siti e i blog. Un calo che ha determinato una strada da seguire per la creazione dei contenuti, che è quella maestra della qualità.

    Ma, fatta questa doverosa premessa di apertura, oggi tutto questo trova una nuova conferma anche per quanto riguarda i contenuti B2B, i contenuti aziendali. Non parliamo quindi di contenuti generalisti, ma di contenuti più specifici. Ebbene, la ricerca che è stata condotta da Clutch rileva che la SEO è ancora importante, infatti l’87% degli intervistati dichiara di cercare contenuti che afferiscono alla propria attività attraverso i motori di ricerca. A seguire, l‘85% dichiara di fare questa ricerca attraverso i social media. Due elementi importanti.

    contenuti b2b seo social media

    Quindi, la SEO è ancora importante e lo è anche per i contenuti B2B che fanno leva su questa strategia per dare visibilità ai propri contenuti. E questo è l’aspetto principale che emerge dalla ricerca. Ma viene messo in evidenza un ulteriore aspetto che riguarda i social media proprio in relazione al B2B. Spesso si è portati a ragionare su strategie di social media marketing in ottica quasi esclusiva di B2C, ma questa ricerca ci dimostra chiaramente che i social media possono essere efficaci anche in ottica B2B. Un concetto spesso difficile da far passare e speriamo che questo dato possa convincere qualcuno che ancora mostra qualche riserva.

    contenuti b2b blog contenuti b2b seo social media

    Il terzo elemento che vogliamo mettere in evidenza da questa ricerca è che le persone che operano nel B2B trovano le informazioni che necessitano sui blog, lo dichiara più di un terzo degli intervistati, il 33% (il 42% li legge, guardando all’imbuto di conversione, trovandosi nella parte “awarness”, consapevolezza) . Anche qui, piccola postilla, qualche anno fa si diceva che i Blog erano morti e che gli restava poco da vivere, bene, non è così, neanche per quel che riguarda il B2B. Il blog è la fonte preferita.

    imbuto di conversione b2b contenuti social media seo

    Se guardiamo all’imbuto di conversione, quel percorso che una persone compie prima di procedere ad un acquisto, notiamo che nella fase “awarness” le persone che operano nel B2B per il 45% leggono i blog, per essere informato o per imparare ad affrontare nuove sfide. Nella fase dell’”interesse” ci si concentra di più sulle descrizioni dei prodotti (28%) e sulle recensioni (27%). Nella fase “decisione” e “azione”, si preferisce leggere le recensioni (32%) per verificare se quei prodotti possano essere idonei per la propria azienda.

    Ecco, questo è un po’ il sunto di questa interessante ricerca, mettendo in evidenza gli elementi che ci sembravano più rilevanti. Di certo, la SEO non è morta e i social media servono in una ottica di distribuzione dei contenuti e di conversazione diretta. Per questo i Blog sono ancora così importanti.

    E voi che ne pensate?

  • Il 2018 sarà per Facebook e per i Social Media l’anno della lotta ai contenuti d’odio

    Il 2018 sarà per Facebook e per i Social Media l’anno della lotta ai contenuti d’odio

    Se il 2017 verrà ricordato come l’anno delle fake news sui social media, il 2018 potrebbe essere ricordato come l’anno della lotta ai contenuti d’odio. Nei giorni scorsi una indagine di ProPublica ha rivelato che Facebook non modera allo stesso modo i i post contenenti parole di odio e violenza. Da Menlo Park arriva l’ammissione dell’errore e la promessa di risolvere tutto aumentando il numero dei revisori fino a 20 mila.

    Se il 2017 è stato l’anno delle fake news, è molto probabile che il 2018 potrebbe essere l’anno della lotta ai contenuti di odio. E ancora una volta protagonisti sono Facebook e tutti i social media, nessuno escluso. Proprio qualche giorno fa Twitter annunciava di cominciare ad applicare le regole delle nuove policy proprio in relazione ai contenuti d’odio che vengono condivisi sulla piattaforma. Un fenomeno che non ha certamente risparmiato Facebook, anzi. La società di Zuckerberg dovrà affrontare questo problema, proprio nel 2018, almeno con la stessa determinazione con cui ha affrontato il fenomeno delle notizie false.

    Qualche giorno fa, a proposito di Facebook, ProPublica ha pubblicato un’indagine in cui veniva rivelato il modo non certamente omogeneo con cui Facebook, e i suoi revisori, gestiscono le segnalazioni di contenuti che violano le regole della piattaforma. Gli errori commessi da queste persone, che Facebook ha assunto con il compito di gestire il fenomeno, sono gravi al punto da mantenere online contenuti palesemente d’odio e da censurare, invece, contenuti che con l’odio o la violenza hanno poco a che fare. Questa ricerca in effetti spiega un po’ cosa sia realmente accaduto in tanti episodi che hanno coinvolto utenti italiani.

    facebook social media contenuti odio

    L’indagine ha preso in esame 900 post e ha messo in evidenza come Facebook mantenesse online 49 contenuti palesemente segnalati come offensivi. Facebook ha quindi ammesso gli errori dei suoi revisori su 22 contenuti, difendendo il suo responso su altri 19 post. Ecco, questo è una situazione che Facebook deve assolutamente, e in tempi rapidi, risolvere proprio per non arrecare un danno a sè stessa. Un danno irreparabile che vanificherebbe il tentativo di “avvicinare il mondo”.

    Justin Osofsky, VP di Facebook, è intervenuto sui risultati dell’indagine di ProPublica e ha dichiarato che quanto emerso non rispecchia l’obiettivo di Facebook, quello di connettere e avvinare il mondo per l’appunto. Quella che farà Facebook è, ha dichiarato Osofsky, “raddoppiare il numero dei revisori” portandolo fino a 20 mila persone entro il 2018, ricordando che i quasi 8 mila revisori oggi cancellano dalla piattaforma circa 60 milla contenuti al giorno. E Facebook, ma non solo, deve correre presto ai ripari perchè in Germania entra in vigore la legge che prevede multe fino a 50 milioni di dollari per i siti che non rimuoveranno i contenuti che incitano all’odio entro 24 ore.

    Questo è un fenomeno che oggi non riguarda solo gli oltre 2 miliardi di utenti di Facebook, riguarda anche Twitter che, come ricordato, deve necessariamente contrastare questo problema perchè è uno di quelli che ostacola la sua crescita.

    Ma, volendo fare una considerazione finale, è davvero strano come il fenomeno dei social media si sia evoluto negli ultimi 7 anni. E indichiamo proprio la data del 2011 non a caso. Quell’anno fu caratterizzato dal grande fenomeno della “Primavera Araba” che diede la possibilità a milioni di cittadini, soprattutto del Medio Oriente e dell’Africa settentrionale, di avere una speranza facendo conoscere al mondo quello che accadeva all’interno delle proprie città. Ricordiamo che proprio Twitter fu lo strumento più usato.

    Ma oggi, a sette anni di distanza, i Social Media rischiano di non svolgere più un ruolo così fondamentale proprio per via di fenomeni che, specie in questi ultimi due anni, hanno attanagliato le piattaforme come le fake news e i contenuti d’odio. I Social Media, paradossalmente (in relazione alla Primavera Araba) rischiano di diventare megafono di notizie false, alimentando i contenuti di odio e offuscando del tutto l’esigenza di migliaia di utenti di poterli usare per far valere le proprie ragioni, per raccontare la loro verità, quella oggettiva e non quella falsata.

    Una riflessione quasi amara, specie se vediamo il fenomeno in relazione agli odierni fatti che riguardano l’Iran. Sin da subito le autorità hanno limitato l’uso dei social media, prendendo di mira in particolare Telegram.

    Per recuperare il proprio ruolo autentico i social media devono regolare la meglio questi fenomeni fino ad eliminarli. Non sarà facile e il 2018 ci saprà dire se questa lotta potrà essere vinta una volta per tutte.