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  • Medium licenzia 50 dipendenti, alla ricerca di un nuovo modello

    Medium licenzia 50 dipendenti, alla ricerca di un nuovo modello

    Medium, l’azienda fondata da Evan Williams che ha creato nel 2012 la piattaforma online di blogging, ha annunciato di aver licenziato 50 dipendenti, la chiusura della sede di New York e quella Washington. Tutto questo porta l’azienda a ricercare un nuovo modello di business. Ma quale? E come realizzarlo?

    Un inizio d’anno brusco per Medium che si trova nella condizione di licenziare 50 dipendenti, un terzo della forza lavoro attuale. La piattaforma online di blogging fondata nel 2012 da Evan Williams (già co-fondatore e CEO di Twitter) aveva chiuso il 2016 con numeri incoraggianti: 60 milioni di persone che utilizzano stabilmente la piattaforma, una crescita del 140% in termini di visite sulla piattaforma, un’ammontare di contenuti che sono ad oggi 7,5 milioni, con una crescita del 295%, con firme autorevoli e personalità internazionali. I licenziamenti riguardano i settori dell’azienda delle vendite, del supporto e di altre figure legate allo sviluppo del business. La decisione comprende anche la chiusura della sede di New York e quella di Washington.

    medium blogging

    Ma evidentemente tutto questo non ha funzionato, o comunque, come spiega Williams nel suo post, non è servito a raggiungere l’obiettivo della missione che ci si era preposti. Un’azienda, qualsiasi essa sia, deve reggersi su un modello che possa permetterle di perseguire l’obiettivo, di monetizzare, rientrare gli investimenti e di investire. Medium ha cominciato a vendere anche propri prodotti pubblicitari, come storie sponsorizzate per i brand. Una modalità che, come ammette Williams, ha permesso a Medium di crescere ulteriormente, ma non tanto da realizzare una crescita concreta da alimentare lo sviluppo dell’azienda. E quindi serve un nuovo modello di business che permetta una crescita adeguata. Non è necessario avere una sacco di visite quando poi non si monetizza in maniera adeguata per mantenere e far crescere la macchina.

    Williams scrive che oggi il sistema è retto dalla pubblicità, un sistema che porta alla creazione di contenuti sponsorizzati che poi, nel contesto di Medium, non ha portato i risultati sperati. Nel suo post il fondatore non specifica quale modello verrà adottato da oggi in avanti, ma certo fa capire che si possa mettere su un modello che possa “premiare” i creatori di contenuti. Lascia presagire un modello quindi che preveda un pagamento per quegli autori che, attraverso i loro contenuti, realizzano risultati interessanti, quindi in base all’impatto del loro lavoro. Certo, proviamo ad ipotizzare e non è chiarissimo, ma la strada indicata sembra essere questa. Tradotto, se gli autori hanno successo verranno premiati. Ma come? Su quali basi si reggerà questo sistema? Da quello che sembra, sarà molto difficile da mettere in piedi.

    La svolta di Medium, comunque, porta a fare una grande riflessione sul mondo dell’advertising e sulla creazione di contenuti. Oggi il mondo dell’advertising online, come sappiamo, vede la presenza di due grandi player che sono Google e Facebook, di conseguenza è davvero dura realizzare risultati da un sistema che non preveda la presenza di questi due attori, ossia i principali. Su questo, forse, si è arenato il modello di Medium, ma sarà difficile, se non arduo, realizzarne uno nuovo. Di certo, sarà interessante seguirlo e monitorarlo.

    [l’immagine di copertina è stata realizzata da @franzrusso; qualora il proprietario del logo la ritenesse inopportuna, verrà immediatamente rimossa; si prega la citazione dell’autore]

  • Sui Social Media i contenuti si leggono meno, ecco qualche spiegazione

    Sui Social Media i contenuti si leggono meno, ecco qualche spiegazione

    Meno del 70% degli utenti di Facebook legge veramente i contenuti di un post prima di condividerlo o commentarlo. Ci si ferma al titolo. Ci si ferma al nome dell’Influencer che l’ha scritto. E’ il risultato di uno studio che rivela una preoccupante superficialità individuale, sociale e culturale. Vediamo insieme quali possono essere le motivazioni psicologiche.

    The Science Post ha pubblicato un recente studio della Minnesota Academy of Science and Art, condiviso inizialmente da Matteo G.P. Flora, che conferma ciò che gli esperti del settore suppongono da tempo. Solamente il 70% (precisamente il 68,4%) degli utenti di Facebook legge veramente il contenuto di un post prima di aggiungere una reazione, un like, un commento o di farne una condivisione.
    Ci si ferma al titolo.
    Tant’è che l’articolo originario non riporta altre informazioni dopo la notizia. Ottenendo, a sua volta, un numero esorbitante di condivisioni: ad oggi più di 50 mila.

    Certo, chiunque abbia condiviso un post che conferma una ricerca esemplare e che procede con “Lorem ipsum dolor sit amet…” – il testo pseudo-casuale utilizzato da grafici, designer e programmatori – si è divertito.
    Ma a sua volta ha dato prova di quanto vengano letti solo i titoli e non i contenuti, dal momento che l’articolo procede in latino prendendosi beffe dell’originaria opera di Cicerone.
    Cerchiamo di approfondire le motivazioni di tale comportamento, per altro di quotidiana esperienza.

    contenuti facebook

    Sono tantissime, da un punto di vista sociale e psicologico, le cause di questo modo di “usare” i Social Network.
    Non si parla, infatti, solo di Facebook, ma di tutti i canali Social in cui i professionisti quotidianamente scrivono e vengono letti.
    Retweettati, condivisi e, ancora più gravemente, commentati.
    Si commenta ciò che non si è letto. Si commenta anche ciò che si è letto e non si è capito.
    Senza chiedere spiegazioni, senza approfondire da soli la materia, senza accettare e preferire il silenzio.

    Chiedere spiegazioni e chiarimenti all’autore di un post è un po’ come ammettere di non sapere tutto.
    E non dovrebbe essere assolutamente così?
    Se – come si prevede – il futuro dei Social Network e dei Blog andrà sempre di più verso la verticalizzazione, verso la ricerca di una nicchia di utenti interessati a un solo genere di argomento, vince proprio chi resta specializzato in una competenza distintiva, che appaghi un solo segmento di mercato.
    Ne consegue, quindi, che sapere tutto non solo è umanamente impossibile, ma in Rete è un atteggiamento perdente e disprezzabile.

    Il primo motivo – senza volersi addentrare nelle controversie del caso – è senz’altro legato al concetto di Influencer.
    Appena si trova il nuovo post di un Influencer parte di default il primo like e il primo commento.
    Di cosa stia parlando l’Influencer lo dice il titolo, e questo è sufficiente.
    Il 70% delle persone non va oltre al titolo, anzi, non va neppure oltre al nome dell’Influencer.
    L’Influencer sta al “gioco”?
    Sì, perché conosce perfettamente questo fenomeno e i suoi numeri aumentano.
    Aumenta l’engagment, buono o cattivo che sia.
    Quanti esprimano concretamente la loro frustrazione, pur garbatamente parlando, perché i commenti ricevuti non c’entrano nulla col contenuto lo lascio dire a voi.
    Personalmente – Influencer o meno – quando dai commenti mi accorgo che il mio post è stato veramente letto e compreso per prima cosa mi stupisco, e per seconda ringrazio.
    Ringrazio molto. Perché è solo allora che la mia pubblicazione sul Blog e su un Social Network ha avuto il senso atteso: l’interazione.
    L’interagire di opinioni anche contrastanti. Anzi meglio: ci si confronta e si impara reciprocamente qualcosa di nuovo.
    Si lavora per il giusto scopo: crescere, creare nuove idee, fare Innovazione.

    Il bisogno di fare parte di un gruppo, di non essere esclusi dal gruppo è prevalente.
    Ecco la seconda motivazione.
    E’ un bisogno che, tuttavia, si scontra con un’altra esigenza umana fondamentale: quella di distinguersi dal gruppo.
    Far emergere la propria unicità.
    Sono le nostre due facce sociali e psicologiche e, ovviamente, si riflettono nel comportamento sui Social Network come in ogni modo di relazionarsi offline.
    Non condividere e soprattutto non commentare un post che è popolare è come non esistere per il mondo del Web.
    Non dire la propria è quindi non esistere. Una paura immensa: non vera, ma reale.
    Nulla di più falso, e – professionalmente parlando – di più sconveniente.
    Perché commentare fermandosi a leggere solo il titolo – che magari è una provocazione, e naturalmente è dettato da esigenze SEO – rivela in pieno la superficialità del proprio comportamento.

    Una superficialità estremamente dannosa a livello sociale e culturale, ancor più in un mondo come quello dei Social Network, dove il flusso di informazioni e di pubblicazioni è velocissimo e in cambiamento costante.
    Uno dei coautori dello studio, Arnaud Legout, sostiene infatti che

    Nella cultura di oggi, le persone formano le loro opinioni senza fare nessuno sforzo per andare più in profondità“.

    Una superficialità che psicologicamente parlando, tuttavia, si riconduce più che altro a una forte insicurezza personale.
    La maggior parte dei commenti non adeguati ai contenuti, infatti, riflette il bisogno di apparire e di ricevere approvazione sociale coi successivi like e commenti.
    Una carenza di autostima mascherata molto bene, dal momento che in ogni caso – e soprattutto su Facebook – ogni commento può diventare un gioco.
    E questo è sanissimo: l’ironia, l’autoironia, il mettere sul ridere e sdrammatizzare i post è fondamentale. E’ così che si instaurano le relazioni virtuali, che nascono amicizie che spesso si concretizzano offline.
    Il gioco è sempre qualcosa di estremamente sano, nel nostro lavoro come nella realtà.
    E non solo perché conduce alla creatività e al pensiero laterale, ma perché ci fa rimanere autentici.

    C’è una trappola, però.
    Un limite sottile quanto fastidioso e spinoso tra lo scherzare – lo scherzare lavorando – e la ricerca di una gratificazione personale.
    Che sia immediata.
    Nella comunicazione online, dove l’iperconnessione ha cambiato il modo di interagire, il bisogno di rinforzi positivi alla propria autostima si esprime proprio in una richiesta di riconoscimento immediato.
    E questo riconoscimento sui Social Network arriva effettivamente in tempo reale.
    Una soluzione magica per innalzare l’autostima?
    No. Perché la dimensione temporale delle interazioni è talmente fugace da non poter certo colmare vuoti o necessità personali non affrontate interiormente.

    Un’ulteriore riflessione riguarda la qualità delle emozioni che maggiormente spingono a commentare post non letti.
    Sono i titoli che rimandano ad espressioni di felicità, spensieratezza e positività quelli maggiormente condivisi, subito seguiti da quelli che generano, invece, ansia, paura e rabbia.
    Non solo si è in cerca di belle notizie, quindi, ma anche di mantenere aperto un canale che sia di sfogo all’aggressività.

    Ancora una volta, le motivazioni psicologiche del comportamento sui Social Network sono inscindibilmente legate al mondo emozionale.
    Sono le paure, le insicurezze, gli stati d’animo anche passeggeri a dettare il modo di vedere il mondo e lavorare.
    E la superficialità diventa, paradossalmente, un ottimo scudo per nascondere l’identità reale e proiettarne nel mondo una migliore.
    Una maschera che serve soltanto a se stessi e non certo al proprio successo professionale.

  • Cosa scrivere sul blog? Ecco 5 metodi per trovare argomenti efficaci

    Cosa scrivere sul blog? Ecco 5 metodi per trovare argomenti efficaci

    blog-metodi

    Cosa scrivere su un Blog? Domanda classica che qualsiasi blogger agli inizi o anche più esperto, si pone. E oggi cerchiamo di fornire dei metodi che possono essere utili per essere sempre in grado di creare dei buoni contenuti per il vostro blog. Scopriamo insieme quali sono

    Stai avendo difficoltà ad ottenere risultati con un blog? Non riesci a trovare delle idee per produrre contenuti efficaci?
    Non sai cosa pubblicare? Per molti blogger la sfida più grande è quella di trovare argomenti di cui parlare, i giusti contenuti da trattare. Ma da cosa dipende?

    A dire il vero sono molte le ragioni che causano questa sorta di stallo:

    • prima fra tutte è quella di non capire esattamente i bisogni dei propri lettori;
    • la seconda è la convinzione che i contenuti pubblicati nel blog devono trattare un’argomento completamente nuovo od originale.

    E molti secondo me interpretano male questa affermazione. E’ vero che i contenuti devono essere originali, ma non gli argomenti.

    Con i milioni di siti web presenti in rete, qualsiasi argomento è sicuramente già stato trattato in precedenza da qualcun’altro.

    La soluzione a questa verità è che molto probabilmente TU non hai mai trattato quell’argomento e, più importante, che i tuoi lettori non hanno mai letto nulla su quell’argomento.

    Pertanto, se vuoi creare un blog che ottenga risultati devi pubblicare ciò che interessa al lettore ideale (colui che vuoi attirare sul tuo sito), e trattare i problemi che LUI ha bisogno di risolvere.

    Ma come puoi trovare ciò che interessa al visitatore? Quali sono le sue principali difficoltà, i dubbi e le sfide più grandi? Cos’è che lo tiene sveglio la notte?

    Di seguito 5 metodi efficaci per capire quali contenuti pubblicare sul tuo blog, gli stessi che ho usato io per ottenere 12.000 € in soli 3 mesi con il mio blog personale.

    1. Individua argomenti popolari

    obiettivi consigli blog

    Una delle strade più efficaci per capire quali sono gli argomenti che interessano al lettore è quella di osservare gli altri blog all’interno della tua nicchia.

    In particolare dovresti fare attenzione ai post che ricevono un sacco di commenti e  ricondivisioni. Appena trovi un articolo di questo genere, hai trovato il giusto argomento di cui parlare, quello che REALMENTE interessa alla tua audience.

    Di recente mi sono imbattuto in una tecnica molto efficace per studiare gli argomenti più interessanti di altri blog. E voglio condividerla con te.

    Si tratta di Quick Sprout, uno strumento che fra le altre cose permette di analizzare quali sono i contenuti più popolari di un sito web, dal punto di vista delle ricondivisioni social.

    Procedi come segue:

    1. individua 3 blog nella tua nicchia
    2. inserisci i loro URL all’interno del campo in questa pagina
    3. seleziona la tab “SOCIAL MEDIA ANALYSIS” e scorri fino ad arrivare alla sezione “PAGE LEVEL RESULTS”
    4. qui potrai vedere una lista dei post più condivisi sui vari canali ed ordinarli per quello che più ti interessa, oltre che per le ricondivisioni totali
    5. seleziona i primi 5 post di ogni blog

    metodi blog

    Ora puoi procedere e produrre per ognuno di essi un contenuto che espone la tua opinione sull’argomento, aggiungendo dei contenuti di valore. Potresti anche citare l’articolo originale con un backlink, che aiuta il lettore ad approfondire ciò di cui stai parlando.

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    2. Studia la parola chiave

    metodi blog

    Un altro metodo per scovare contenuti interessanti da pubblicare nel tuo blog è quello diricercare le parole chiave.

    In particolare dovresti capire quali sono, all’interno del tuo settore, i termini maggiormente ricercati dai visitatori nei motori di ricerca, quando hanno bisogno di risposte su un determinato argomento.

    Come già saprai, lo strumento più diffuso per analizzare la frequenza di ricerca delle parole chiave è il Google Keyword Planner.

    Individua dei termini che hanno un volume di almeno 6000/7000 ricerche mensili.

    Google Keyword Planner ha l’utilissima funzionalità di mostrarti una lista di idee per parole chiave aggiuntive semanticamente correlate a quella che hai inserito, che potrai utilizzare per scoprire nuovi termini e farti un’idea di quante volte vengono ricercate su base mensile.

    Tieni presente che lo strumento tratta i plurali ed i singolari come due parole chiave distinte, pertanto effettua delle “doppie ricerche” per ognuna di esse.

    Consiglio: per capire quali sono gli argomenti che potranno portare dei frutti anche a lungo termine, dovresti inserire i termini individuati in Google Trends, un ‘altro strumento di Google che permette appunto di monitorare il trend di ricerca di una o più parole chiave nel corso del tempo. Così facendo potrai capire se l’interesse del pubblico su quel determinato argomento è in declino o è ancora agli inizi.

    Ovviamente punterai su quei termini che sono in fase di ascesa.

    3.Partecipa attivamente sui social network e sui forum di discussione

    metodi blog social media

    Ascoltare i canali social è un’altra tecnica molto efficace per scoprire nuove idee ed argomenti da pubblicare nel tuo blog.

    Puoi usarla a tuo vantaggio.

    Tanto per citare alcuni esempi:

    • cerca su Twitter determinate parole chiave, salvando la ricerca e monitorando costantemente le discussioni che ottieni come risultato
    • iscriviti ai gruppi LinkedIn ed analizza gli argomenti maggiormente pubblicati e più popolari
    • osserva i gruppi Facebook della tua nicchia di interesse, individua i tipi di post che ottengono più “mi piace” e che vengono maggiormente commentati dai vari membri; i commenti stessi molte volte possono dare utilissimi spunti per nuovi contenuti
    • analizza, analogamente a Facebook, i link ed i post che ottengono più commenti e ricondivisioni su Google+

    4. Considera la possibilità di un sondaggio

    sondaggio metodi blogSe hai già costruito un’audience o una mailing list abbastanza grandi, effettuare un sondaggio potrebbe rappresentare una via molto efficace per scoprire cosa interessa maggiormente alla tua base di lettori.

    Ecco due metodi molto rapidi per realizzare dei sondaggi:

    1. tramite Survey Monkey: creando un account gratuito
    2. tramite Google Drive: creando un nuovo documento di tipo “Form”

    Mentre realizzi il tuo sondaggio, scegli una lista di domande contenuta, al quale l’utente possa rispondere in meno di 1 o 2 minuti, in modo da ottenere il maggior numero di risposte possibili.

    Considera se dare in cambio una piccola risorsa gratuita per incentivare l’azione, di solito funziona molto bene.

    Una volta preparato il sondaggio, invia una mail alla tua lista di contatti oppure scrivi un post sul tuo blog, dove chiedi di prendervi parte.

    Ok. Ma quali domande effettuare nel sondaggio?

    Indaga sui problemi dei tuoi lettori, sulle maggiori difficoltà e le loro principali frustrazioni.

    Ti consiglio di prediligere le domande aperte: è incredibile quante cose si possono scoprire lasciando “parlare” liberamente.

    Più specificatamente, puoi considerare di chiedere loro:

    1. Quali sono le tue domande più grandi su [la tua nicchia]?
    2. Quale argomento su [la tua nicchia], che non hai mai visto da altre parti, vorresti che venisse trattato?

    5. Insegna quello che sai

    studio metodi blogIndipendentemente dal metodo che utilizzerai per ascoltare le principali esigenze della tua audience, devi focalizzarti sul fatto che i contenuti più interessanti maggiormente per il lettore sono quelli che risolvono i SUOI problemi.

    Per risolvere i problemi dei visitatori devi insegnare loro qualcosa:

    cos’è che sai o hai imparato di recente e con cui puoi educare la tua audience?

    Insegna tutto quello che sai o che stai imparando in questo momento, pubblicandolo sul tuo blog.

    Pensa ai maggiori blog e blogger nella tua nicchia: sono sicuramente i più talentuosi, i più esperti e quelli con maggiori qualità?

    Forse per alcuni è così, ma la maggioranza di loro sono persone mediocri, che probabilmente si trovano al pari di molte altre nel proprio settore.

    La differenza sta nel fatto che loro pubblicano tutto ciò che sanno: in qualsiasi settore, le figure più conosciute sono quegli individui che insegnano.

    Ogni volta che apprendono qualcosa di nuovo, lo condividono con gli altri, proprio come ho fatto io mostrandoti Quick Sprout nel primo punto di questo articolo, uno strumento che ho scoperto solamente qualche giorno fa.

    Insegnare è di fatto il modo più diretto e veloce di posizionarsi come un’esperto, ed il blog è uno strumento incredibilmente efficace per poter insegnare.

    Non aver paura di condividere la tua conoscenza con chiunque: ciò non vuol dire che stai regalando informazioni, quanto piuttosto che stai guadagnando autorità.

    Conclusioni

    Se vuoi trovare argomenti efficaci per creare un blog di successo allora dovresti individuare argomenti popolari, studiare le parole chiave, partecipare attivamente sui canali social, scoprire cosa interessa alla tua audience. Il tutto mentre insegni tutto quello che sai.

    Infine, posizionarti come esperto e guadagnare autorità, sono due elementi chiave per lacreazione di un blog ed ottenere risultati.

    Ed ora?

    Se vuoi sapere di più sugli elementi essenziali per creare un blog di successo, puoi scaricare gratuitamente l’e-book gratuito che trovi a questo indirizzodove ho incluso gli stessi punti fondamentali che ho seguito personalmente per il mio blog.

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  • I Contenuti devono essere sempre disponibili per gli utenti, anche in vacanza

    I Contenuti devono essere sempre disponibili per gli utenti, anche in vacanza

    contenuti-cloud-storage-mobile

    Un recente sondaggio di F-Secure ha dimostrato che gli utenti vogliono accedere sempre ai loro contenuti, anche quando si trovano in vacanza. Immagazzinare e rivedere le foto scattate o ascoltare la propria musica preferita, diventa un’esigenza anche in momenti di svago e necessita quindi di strumenti adeguati

    Abbiamo spesso raccontato qui sul nostro blog di quanto e come il mobile sia sempre più parte delle nostre vite, i dispositivi mobili sono ormai una parte integrante delle nostre giornate. Non solo servono per telefonare, ma anche per scattare immagini che amiamo poi rivedere. Sappiamo bene che i dispositivi mobili non sono dotati di spazi di memoria molto grandi, anche se le dotazioni dei dispositivi di ultima generazione sono piuttosto capienti, ma sempre di più aumenta l’esigenza di avere strumenti, specie in cloud, che ci aiutano a risolvere questo problema e ci permettono quindi di rivedere le nostre foto quando vogliamo, anche in vacanza.

    Un recente sondaggio di F-Secure ha infatti dimostrato che gli utenti vogliono accedere sempre ai loro file da mobile anche quando si trovano in vacanza. E visto che ormai l’Estate è alle porte, immaginiamo che siano in tanti a porsi questo tipo di problema. Intanto nel sondaggio, il 94% di chi ha risposto ha dichiarato di fare foto digitali mentre è in viaggio. Nonostante smartphone e tablet siano formidabili per fare foto e filmati, esistono altri modi in cui questi dispositivi possono aiutarvi a rendere veramente esaltanti le vostre avventure estive, dalla pianificazione iniziale fino a quando se ne rivivono i ricordi.

    Al sondaggio hanno partecipato 224 utenti Internet nel mondo attraverso i canali social di F-Secure (Facebook, Twitter e Google Plus) e attraverso il blog Safe and Savvy; l’indagine è stata condotta tramite Surveygizmo nel mese di maggio 2014.

    L’86% degli intervistati vorrebbe accedere dai propri dispositivi a tutti i file musicali, video, documenti e altri contenuti durante le vacanze. In questo caso, un servizio di “group collaboration” accessibile da ogni dispositivo potrebbe essere la soluzione perfetta per essere certi che ognuno partecipi alla pianificazione di destinazioni e attività. Ebbene:

    • il 45% ha dichiarato di salvare o sincronizzare le proprie foto su un servizio cloud;
    • il 55% le tiene sulla propria fotocamera o smartphone e le trasferisce o carica su un altro storage successivamente;
    • il 33% ha dichiarato di aver perso foto e video che erano stati salvati sui propri dispositivi (smartphone e tablet) ma senza backup;
    • solo il 37% ha affermato di sentirsi a proprio agio nel condividerle su Facebook.

    Una soluzione potrebbe essere proprio quella di F-Secure, cioè Younited, il servizio di cloud storage che abbiamo avuto modo di conoscere in anteprima a Helsinki nel novembre scorso. Con Younited, che nel frattempo è stata migliorata ancora, potete:

    • pianificare le vostre avventure insieme agli altri. La nuova funzionalità Group Spaces di younited consente ad amici e familiari di collaborare per organizzare e pianificare viaggi o eventi. In Group Spaces si possono riunire file di qualsiasi tipo e lavorarci in modo collaborativo mentre sono archiviati in un unico posto sicuro. La funzione Group Spaces usa esclusivamente lo spazio di archiviazione dell’account host.
    • accedere ai contenuti mentre siete in vacanza. Salvare i propri contenuti digitali su younited significa potervi accedere sempre, anche quando siete via. State andando a fare una corsetta e volete ascoltare la vostra musica preferita? Con younited per accedere ai vostri contenuti come se foste a casa!
    • mantenere al sicuro le foto delle vostre vacanze qualsiasi cosa accada. Gli imprevisti accadono, specialmente quando si è in vacanza. Anche se vi dovesse capitare di perdere o subire il furto del telefono, mettete al sicuro i vostri ricordi salvandoli su younited. Suggerimento: è possibile risparmiare sulle tariffe di roaming per il backup delle foto usando il wi-fi dell’hotel di notte. Ogni contenuto salvato su younited è criptato anche durante il trasferimento, quindi il salvataggio sarà sicuro anche se il wi-fi non dovesse esserlo.
    • condividere le foto con i vostri cari, in modo sicuro. Condividete le vostre esperienze in modo sicuro solo con chi volete. younited è particolarmente utile per chi non ama condividere foto su Facebook o su altri social network in quanto i vostri contenuti sono archiviati solo su younited e ciò che viene condiviso è un link alla foto.
    • creare un evento in cui ognuno possa dare il proprio contributo. Siete a un matrimonio, a un concerto o a un altro grande evento? Con younited Events per creare uno spazio dove tutti i partecipanti possano condividere le proprie foto, così da non perdere alcun particolare.

    Younited è disponibile gratuitamente o con abbonamenti Medium e Premium per sistemi operativi iOS, Android, Windows Phone 8, Windows e Mac, così come in versione web. Per Linux è disponibile ma non ufficialmente supportato. La versione gratuita offre tutte le funzionalità con 5 GB di spazio storage sicuro. La versione Medium espande la capacità di storage a 200 GB al costo di €74,99 all’anno, quella Premium arriva a 500GB per €120 all’anno.

    Younited Events è gratuito per tutti gli utenti. E’ disponibile come app scaricabile per iOS, Android e Windows Phone 8, e per desktop e notebook.

    Allora, se anche voi avete questo tipo do esigenza, provate younited, usatelo e poi fateci sapere cosa ne pensate.

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  • Klout porta la creazione di contenuti anche su Android

    Klout porta la creazione di contenuti anche su Android

    Klout realizza la sua prima app per Android e porta la creazione di contenuti mirati anche per i tantissimi utenti che usano il sistema operativo di Google. Da Febbraio Klout, il famoso coefficiente che misura il vostro impatto sulla rete, è cambiato e adesso punta sulla creazione e sulla condivisione di contenuti. Vediamo come funziona

    Come vi sarete già accorti, Klout dal mese di Febbraio ha rinnovato la piattaforma, aggiungendo la sostanziale novità di poter creare contenuti mirati in grado di accrescere il vostro impatto online. E questa è stata una funzionalità non da poco che permette agli utenti di “specializzarsi” secondo le proprie competenze, i propri gusti e le proprie passioni, condividendo contenuti, suggeriti dalla piattaforma stessa, capaci di accrescere il vostro peso online. Il mese scorso Klout portò questa esperienza su iOS, ma da oggi questa stessa esperienza è possibile anche attraverso la nuova app per Android.

    Già attraverso l’app per iOS, Klout ha notato che gli utenti condividono il doppio rispetto a quanto fanno via desktop, di conseguenza con la nuova app c’è da aspettarsi che questo dato cresca ancora di più.

    klout-android

    Ma come funziona? In realtà l’app è molto semplice e intuitiva e già dopo averla scaricata e settata con le prime impostazioni, inizierete subito a condividere. In pratica, una volta effettuato l’accesso, vi ritroverete il vostro Flusso di Contenuti, Content Stream, attraverso il quale Klout raccomanda agli utenti i contenuti, caratterizzati da etichette come “trend“, “fresco di stampa” oppure “gemma nascosta“, quella che appunti il vostro pubblico non è riuscito a vedere. Tutte queste etichette servono a dare la dimensione della portata della condivisione di quel contenuto e di come esso sarà utile per il vostro pubblico. E il vostro Klout sale.

    Avrete poi la possibilità di programmare, o se volete dirla nello slang geek “schedulare“, la pubblicazione dei contenuti che riterrete utili per il vostro pubblico, soprattutto quando sapete che la maggior parte degli utenti interessati a quel contenuto è online in quel momento. E il vostro Klout sale.

    Infine avrete a disposizione il Topic Explorer, ossia la funzionalità che vi permette di personalizzare meglio i contenuti e quindi di ottimizzare il vostro Flusso di Contenuti, di cui parlavamo prima. E il vostro Klout continua a salire.

    Intento di Klout è quello di agganciare la creazione e la condivisione di contenuti ottimizzati anche per gli utenti mobile, visto ormai l’enorme diffusione dei dispositivi mobili. L’app permette anche di personalizzare di più i vostri contenuti, rendendoli geolocalizzati e aggiungendo anche immagini personalizzate.

    L’app è disponibile su Google Play a questo indirizzo.

    Scaricatela, usatela e poi fateci sapere cosa ne pensate. E soprattutto se il vostro Klout cresce per davvero.

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  • E su Facebook arrivano anche gli Embedded Posts. Ma non è una novità

    E su Facebook arrivano anche gli Embedded Posts. Ma non è una novità

    Facebook continua a rilasciare nuove opzioni per arricchire quello che è in maniera indiscussa il social network più frequentato del Web. E la grossa novità (mica tanto) rilasciata ieri riguarda gli Embedded Posts, ossia la possibilità di condividere un contenuto da Facebook verso il proprio sito o il proprio blog. E’ molto simile a quello che già permette Twitter

    Facebook ormai è ormai orientato a cercare di rendere l’esperienza di navigazione e di uso del più grande social network del Web sempre più coinvolgente e interessante. Ed è per questo che negli ultimi mesi sta rilasciando sempre più spesso grosse novità. Come quella rilasciata appunto ieri, ma quando qui da noi era già sera, che riguarda gli Embedded Posts, ossia la possibilità di poter condividere un contenuto direttamente sul proprio sito o sul proprio blog. Questa opzione per ora è possibile con le immagini, con i video, con gli hashtag. In sostanza, se vogliamo dirla proprio tutta, è quello che Twitter permette già da tempo, due anni e mezzo per la precisione, e lo notate sotto ad ogni tweet con la possibilità di poterlo riportare all’interno del proprio blog o sito.

    fb-embedded-posts

    facebook-embedded-posts

    La possibilità di poter embeddare il contenuto è visibile una volta che si clicca su “See more” e quindi riportarlo dove si desidera. E solo i post che sono “pubblici” possono essere embeddati.

    Quindi, se ad esempio si vuole seguire l’evento del momento, si può cliccare sull’hashtag ad esso associato da Facebook e seguire l’evento e poi decidere quale embeddare.

    Al momento questa possibilità però non è accessibile a tutti, in questa fase iniziale è solo per Mashable, CNN, People, Huffington Post e The Bleacher Report. Facebook afferma che presto gli Embedded Posts saranno disponibili per un pubblico più ampio.

    Ora, per fare una veloce considerazione, verrebbe spontaneo pensare che Facebook sta ormai emulando sempre di più Twitter al fine di rendere il proprio social network più appetibile. Infatti dopo l’introduzione degli hashtag, una caratteristica distintiva di Twitter, Facebook ricorre ad un’altra opzione “già vista” e “già usata”.

    Insomma, nulla di nuovo sotto il cielo dei social network se non un continuo riproporre vecchie idee in salsa nuova.

    E voi che ne pensate? Avete anche voi la sensazione che le idee scarseggiano ed è tanto meglio guardare e riprendere quello che il vicino?

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    UPDATE

    Vogliamo darvi questo aggiornamento perchè si era detto all’inizio che la possibilità di poter embeddare i post su Facebook non è per tutti. Ma grazie all’ingegno di IQUII Social and Mobile factory, ossia la società fondata da Fabio Lalli e Mirko Lalli, questo è già possibile.

    In pratica se andate su questo link, http://lab.iquii.com/facebook-embedded-posts/, avete la possibilità già da subito di embeddare i vostri contenti da Facebook. Accedete al link, vi loggate con il vostro account di Facebook e il gioco è fatto!

     

     (l’immagine in copertina è di Artistan da fotolia)
     
  • Natale 2012, il traffico internet legato allo shopping aumenta del 70%

    Natale è periodo di traffico su internet e per questo motivo aumenterà del 70%, secondo quanto afferma un rapporto di Akamai, rispetto al 2011. Questo Natale il consumatore è multicanale, quindi si apre una nuova sfida per retailer web e mobile

    Natale 2012, aumenta traffico web e mobileNel periodo natalizio, solitamente, gli acquisti tendono ad aumentare gradualmente una settimana dopo l’altra, con il picco previsto nei quindici giorni immediatamente precedenti il Natale. Le stime Akamai rivelano che il traffico internet generato in occasione dello shopping di dicembre supererà del 70% il picco registrato lo scorso anno. Questo perché il consumatore 2013 è, forse per la prima volta, ormai completamente multicanale. In altre parole, per fare i propri acquisti, utilizza tutti gli strumenti a sua disposizione, contribuendo dunque ad aumentare il traffico web e mobile con attività di browsing, necessaria per concludere una transazione online o offline che sia.

    La buona notizia per i retailer è che il consumatore multicanale mostra una spiccata propensione all’acquisto.  Ricerche condotte dalla catena di supermercati inglese Marks&Spencer, ad esempio, hanno dimostrato che gli utenti che utilizzano due canali per il loro shopping spendono 4 volte di più di chi ne utilizza uno solo. Chi ne usa 3 spende addirittura 8 volte tanto.  Rispondere alle esigenze e aspettative di questo tipo di consumatore diventa dunque ancor più critico: tempi e modalità di fruizione delle pagine web sono le principali sfide a cui i retailer sono tenuti a affrontare.

    La rapidità con cui si accede a un sito spesso influenza positivamente la predisposizione all’acquisto: la velocità media dei primi 30 siti e-commerce mondiali è di 3 secondi. Non male. I primi 30 siti di m-commerce raggiungono invece un tempo di caricamento medio di 9 secondi: l’ultima volta che un sito e-commerce (da desktop) aveva registrato una media simile risale al 2001, come a dire che i siti di retail mobile sono… 11 anni indietro in quanto a performance. E ovviamente stiamo parlando di medie; non è infatti raro avere tempi di risposta anche vicini ai 20 secondi.

    Il problema della performance di un sito si va a sommare alla complessità dovuta a un crescente moltiplicarsi di dispositivi e fonti di contenuto: mentre i siti per desktop sono per lo più ospitati sui data center, sempre più siti mobile si trovano invece su provider di terze parti.  Per assicurare una performance ottimale l’approccio ‘uno per tutti, tutti per uno’ non è più possibile.

    Eppure, sebbene i retailer online debbano affrontare un ambiente di vendita molto più complesso che in passato, evitare il downtime non è un’utopia. Sono però necessari alcuni accorgimenti, quali:

    • Sviluppare una propria intelligence attraverso il monitoraggio in tempo reale dei visitatori. Per erogare una performance soddisfacente è necessario capire che tipo di esperienza si aspetta l’utente a seconda della situazione in cui si trova: sarà quindi importante capire se utilizza una connessione 3G oppure Wifi, lo Smartphone o il tablet, etc.. Un’analytics di questo tipo permetterà al retailer di erogare i propri contenuti in modo intelligente: ad esempio, un visitatore dotato di un grande schermo e buona connessione apprezzerà un’immagine in alta qualità, mentre una di qualità inferiore sarà più adatta a chi accede da uno schermo più piccolo e ha una connessione scarsa.
    • Effettuare test di carico sul sito. Comprendere e testare il comportamento dell’utente è critico per qualunque sito, compreso quello mobile e relative applicazioni: soprattutto di fronte a un consumatore multicanale, è infatti possibile che emergano problemi di scala. E’ dunque meglio essere preparati oppure…
    • Tenere pronto un piano B! Non tutte le soluzioni permettono ai server di supportare picchi di traffico garantendo la continuità delle transazioni.  Per questo, molti retailer ricorrono ad applicazioni che consentano loro di indirizzare parte dei visitatori a un sito brandizzato, capace di ’tenenerli occupati’ fino a che i server non saranno in grado di gestire le loro richieste.
    • Ottimizzare il front-end dei siti mobile: tempi di risposta più o meno lunghi dipendono soprattutto dall’erogazione sul network dell’operatore mobile e dalla resa della pagina web sul dispositivo. Alcune strategie – quali ridurre la dimensione delle immagini e dei contenuti – possono avere un impatto fortissimo sui tempi di resa.  Mentre parecchie di queste tecniche possono essere applicate dagli sviluppatori, molti retailer hanno capito che lavorare con i service provider può risultare molto più efficace.

    Insomma, degli utili consigli da tenere assolutamente in considerazione.

  • Webtrends Optimize, la soluzione di compagnie aeree e brand del travel

    Webtrends Optimize, la soluzione di compagnie aeree e brand del travel

    Le principali compagnie aeree e aziende travel, tra cui Lastminute.com, Alitalia, Hotels4U.com, registrano un significativo aumento delle conversioni online grazie a Webtrends Optimize

    webtrends-optimizeSono molte le compagnie aeree e le aziende del settore travel che hanno scelto Webtrends Optimize per migliorare le performance online. Negli ultimi anni, le prenotazioni di viaggi in generale hanno registrato una crescita piuttosto debole, mentre le prenotazioni online sono cresciute rapidamente fino a diventare il canale principale per l’acquisto di voli e viaggi. In UK, ad esempio, il 37% degli adulti dichiara di utilizzare l’online per tutte le ricerche relative alle vacanze e il 26% afferma di prenotare online. Secondo una stima di Forrester, la spesa online in viaggi di piacere e lavoro raggiungerà i 102 miliardi di dollari e aumenterà del 41% fino a raggiungere circa 143 miliardi di dollari nei prossimi 5 anni.

    Emergere in un mercato così affollato non è cosa facile; pertanto, per massimizzare le opportunità di fatturato, è fondamentale coinvolgere visitatori e clienti mentre acquistano la prossima vacanza o viaggio di lavoro sul sito web, mobile o pagina Facebook. Tra le realtà che hanno implementato Optimize, la soluzione di Webtrends di targeting e testing A/B e multivariato, nella loro strategia di e-commerce, compaiono aziende del calibro di Lastminute.com, Alitalia, Hotels4U.com.

    Queste aziende, che hanno scelto la tecnologia e i servizi di Webtrends Optimize per aumentare sensibilmente le conversioni online, commentano così i risultati ottenuti:

    • Alitalia: “Grazie a Optimize, abbiamo registrato un aumento del 7,09% nelle prenotazioni online in soli tre mesi.”
    • Hotels4U: “Abbiamo raggiunto un aumento del 5,52% nelle prenotazioni grazie al testing multivariato.
    • Lastminute.com: “Abbiamo scelto di lavorare con Webtrends… per portare la nostra strategia di testing A/B e multivariato a un livello superiore.”

    Optimize semplifica test sofisticati e consente ai professionisti del marketing di testare in modo efficace i contenuti, segmentare i visitatori e targetizzarli con contenuti più rilevanti, aumentando le conversioni online in modo significativo.

    Anche il mobile registra un aumento sensibile nelle percentuali. Il 39% degli intervistati in UK ha dichiarato di avere una app travel installata sul proprio dispositivo mobile e il 14% ha affermato di aver utilizzato in viaggio il dispositivo mobile per cercare hotel, ristoranti e luoghi di intrattenimento. Il mobile è ancora un canale relativamente nuovo, pertanto devono ancora essere identificate le best practice; tuttavia, quale esperto di canali digitali, Webtrends collabora con alcuni brand per identificare la migliore strategia di testing e targeting per il mobile.

    Germano-Marano---Webtrends“Il settore viaggi e quello delle compagnie aeree fanno sempre più affidamento alle vendite online”, commenta Germano Marano, Territory Manager Southern EMEA di Webtrends. “Per questo motivo, i loro canali e-commerce devono essere in grado di offrire ai clienti la miglior esperienza possibile al fine di massimizzare le conversioni e le opportunità di fatturato. Tuttavia, per far questo, le aziende devono capire cosa effettivamente spinge i clienti a comprare. Ed è proprio qui che il testing multivariato e A/B, il targeting e l’ottimizzazione dimostrano di essere indispensabili. Webtrends Optimize permette ai brand di condurre test in ambienti live e, quindi, di utilizzare solo i test che hanno più successo per ottenere la versione più ottimizzata del loro sito”.

     

    Per maggiori informazioni su Webtrends Optimize, cliccate qui

  • Audiweb Ottobre 2012, 16 milioni di italiani accedono al web via smartphone

    Audiweb Ottobre 2012, 16 milioni di italiani accedono al web via smartphone

    Audiweb rende noto oggi i dati sulla diffusione dell’online in Italia e sull’audience relativa al mese di Ottobre 2012. Sono 38 milioni gli italiani che accedono ad internet da qualsiasi luogo e ben 16 milioni, in aumento rispetto al mese precedente, lo fanno via smartphone. 2,4 milioni gli italiani che si connettono via tablet

    Audiweb-Ottobre-2012-device-famiglie

    Per ciò che riguarda i dati sulla diffusione dell’online in Italia, secondo i nuovi dati di Audiweb Trends, il report di sintesi della Ricerca di Base realizzata in collaborazione con Doxa, nei primi nove mesi del 2012 oltre due terzi delle famiglie italiane dichiarano di avere un computer di proprietà, il 69% delle famiglie con almeno un componente fino a 74 anni (15 milioni) e, tra queste, 14 milioni hanno la possibilità di accedere a internet da casa. Considerando oltre ai computer di proprietà anche i computer aziendali utilizzati a casa, i televisori e le console giochi, sono 14,3 milioni le famiglie italiane che dichiarano di avere accesso a internet da casa attraverso uno di questi device (il 66,4% del totale famiglie).  

    Audiweb Ottobre 2012 location-individui

    La Banda Larga risulta essere nelle case di 9,8 milioni di famiglie (il 69,8% delle famiglie che dichiara di avere un accesso a internet da casa attraverso computer di proprietà), e quasi la totalità di queste dichiara di aver sottoscritto un abbonamento flat (9,2 milioni di famiglie). L’accesso attraverso le chiavette internet è indicato dal 27,4% delle famiglie connesse, pari a 3,9 milioni.

    Analizzando i risultati della ricerca sulla diffusione dell’online tra la popolazione italiana, risultano connessi 38 milioni di individui tra gli 11 e i 74 anni, il 79% della popolazione nella fascia considerata che dichiara di accedere a internet da location fisse (da casa, ufficio o da un luogo di studio) o da mobile.

    Per quanto riguarda la disponibilità di accesso a internet dai vari device e dalle singole location esaminati, risulta un’elevata disponibilità da casa attraverso computer (35,3 milioni di individui tra gli 11 e i 74 anni) indicata nel 73,2% dei casi. L’accesso a internet da telefono cellulare/smartphone è confermato dal 33% degli individui (16 milioni di individui) e quello da tablet (a uso esclusivo) nel 4,9% degli individui (2,4 milioni di individui).

    Il profilo degli Italiani che accedono a internet da mobile, è rappresentato dal 36% degli uomini e dal 30% delle donne, in particolare giovani (il 50% degli 11-17enni e il 53,5% dei 18-34enni), con tassi di concentrazione più elevati tra i livelli più alti in termini di istruzione e condizione professionale.

    Più in dettaglio, dichiarano di accedere a internet da mobile il 49,3% dei laureati, il 43,4% dei diplomati, il 59,5% degli imprenditori e liberi professionisti e il 53,8% dei dirigenti, quadri e docenti universitari. Gli studenti, universitari e non, presentano un tasso di penetrazione dell’accesso da telefono cellulare\smartphone che supera il 50% (55,6% per gli studenti universitari e 52,6% per gli studenti di scuole medie e superiori). Analizzando le dichiarazioni sull’uso del cellulare con accesso a internet, risultano 10,6 milioni le persone che indicano almeno un’attività di navigazione effettuata. Tra le attività più citate: navigare genericamente su internet (il 58,4% dei casi), inviare/ricevere e-mail (il 33,4% dei casi), accedere ai social network (32,5%), consultare motori di ricerca (31,3%). Quote comprese tra il 10% e il 26% per altre attività che implicano la navigazione.

    Sono, inoltre, 4 milioni coloro che dichiarano di aver scaricato e utilizzato almeno una volta un’applicazione tramite il cellulare e tra quelle utilizzate negli ultimi 30 giorni, le principali sono applicazioni di giochi (53,6%), meteo (51%), quelle che permettono di accedere e chattare sui social network (47,1%), mappe, itinerari, informazioni sul traffico (41,3%) e le applicazioni per foto e immagini(39,3%).

    Audiweb Ottobre 2012 audience

    Passiamo adesso a vedere l’audience. In base ai nuovi dati di audience online da PC, nel mese di ottobre 2012 è stata registrata un’audience di 29 milioni di utenti unici, con un incremento del 6,9%. Cresce anche l’audience online nel giorno medio, con 14,8 milioni di utenti(+13,2%) che hanno fruito del mezzo per 1 ora e 26 minuti.  

    Audiweb Ottobre 2012 video

    Per quanto riguarda i dati di sintesi sulla fruizione dei contenuti video online(Audiweb Objects Video), nel mese di ottobre sono state rilevate 51,5 milioni di stream views, con 6,2 milioni di utenti che hanno visualizzato almeno un contenuto video online su uno dei siti degli editori iscritti al servizio, con una media di 25 minuti di tempo speso per persona. Sono 1,7 milioni le stream views nel giorno medio, con 707 mila utenti che hanno dedicato 7 minuti in media per persona alla visione dei contenuti video.

  • Una giornata con FLOSS, Free and Open Source Software

    Una giornata con FLOSS, Free and Open Source Software

    “Floss in festa 2012”, una giornata a parlare di FLOSS, Free and Open Source Software. Se ne parlerà venerdì 30 novembre dalle ore 9 per l’intera giornata a Perugia in una giornata organizzata dal Centro di Competenza Open Source della Regione Umbria, in collaborazione con il Consorzio SIR Umbria. Saranno presenti Morena Ragone, Elisabetta Nanni e Italo Vignoli

    FLOSS - garland_logoFLOSS, acronimo di Free and Open Source Software, è diventato sinonimo di applicativo realizzato con software libero, ovvero reso disponibile alla collettività, che può utilizzare il programma, ridistribuirne le copie, ma anche migliorarlo e personalizzarlo. E i FLOSS in festa diventano momenti di presentazione dei servizi realizzati, oltre che di informazione circa le potenzialità dell’open source. Venerdì 30 novembre dalle ore 9 per l’intera giornata al Centro Congressi Capitini di Perugia il Centro di Competenza Open Source della Regione Umbria, in collaborazione con il Consorzio SIR Umbria, organizza FLOSS in festa 2012. L’evento intende festeggiare i sei anni trascorsi dall’approvazione della Legge Regionale 11 del 2006 a sostegno del software libero, promuovendo le soluzioni FLOSS disponibili e pronte al riuso realizzate, ovvero applicazioni gratuite sviluppate con software di tipo open source.

    “La mattina – afferma il presidente del CCOS, Osvaldo Gervasi – sarà dedicata all’approfondimento di tematiche di interesse attuale come l’opendata, la scuola 2.0, le migrazioni a suite d’ufficio di tipo open source con particolare riferimento al progetto LibreUmbria, che porterà, fin dai prossimi mesi, le Pubbliche Amministrazioni umbre all’adozione capillare negli uffici del software libero LibreOffice”

    Dalle ore 9.30 interverranno Morena Ragone giurista e vicepresidente Wikitalia e Circolo Giuristi Telematici, che tratterà il tema dei Dati aperti, governo aperto ed alfabetizzazione. Segue l’intervento di Elisabetta Nanni, esperta di tecnologie open per la scuola 2.0, dal titolo Verso una scuola Open: quali prospettive? E quello di Italo Vignoli, membro del board of director di Document Foundation, che presenterà i protocolli di riferimento per la migrazione al software libero.

    A conclusione della mattina Stefano Paggetti, direttore del Consorzio SIR Umbria, presenterà gli obiettivi e le modalità di attuazione del progetto LibreUmbria.

    “FLOSS in Festa – afferma Paggetti – è l’occasione per far conoscere progetti, idee e persone che hanno contribuito alla diffusione del software libero in Umbria. Con il progetto LibreUmbria si apre una nuova fase che vede impegnate numerose pubbliche amministrazioni nella migrazione verso LibreOffice e che continuerà nel 2013 con gli interventi dell’Agenda Digitale per un’amministrazione aperta e trasparente, volano di sviluppo del nostro territorio”.

    Il pomeriggio sarà dedicato interamente alla presentazione delle soluzioni FLOSS per la PA e la scuola, in grado di consentire l’implementazione di importanti servizi, mantenendo i costi di attivazione e manutenzione estremamente contenuti. Grazie alla collaborazione dei Linux User Group dell’Umbria, saranno presentati i diversi applicativi, anche attraverso una dimostrazione pratica di utilizzo delle stesse. Si partirà con l’illustrazione dell’uso di LibreOffice a scuola e in azienda, per passare al programma di gestione dei registri didattici per le scuole, alla modalità di realizzazione di aule informatiche a basso costo attraverso il progetto Linux Terminal Server Project.

    La seconda parte del pomeriggio proseguirà con la presentazione delle Lavagne Multimediali Interattive e delle tecnologie FLOSS GeoSpatial per la gestione dei dati geografici aperti.  A seguire l’illustrazione di modalità di gestione di siti Web con tecnologie open source e di politiche efficaci di sicurezza informatica da implementare a scuola e in azienda.

    Il programma dettagliato della giornata è consultabile sul sito Internet http://www.ccos.regione.umbria.it/?q=node/68