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  • Ecco perché Instagram lancia Instants dall’Italia e dalla Spagna

    Ecco perché Instagram lancia Instants dall’Italia e dalla Spagna

    Instagram lancia Instants, nuova app per foto effimere senza filtri, partendo da Italia e Spagna. È l’ennesimo tentativo di Meta di sfidare Snapchat dopo oltre dieci anni di tentativi falliti.

    Cambia il mondo, ma a distanza di 10 anni Mark Zuckerberg resta ancora in fissa con Snapchat.

    E come già visto in passato, pur di riuscire a riproporre una funzionalità sulla sua piattaforma, ecco che la copia, la integra nelle sue app principali.

    È una strategia che abbiamo imparato a conoscere in questi anni, sempre con lo stesso obiettivo sullo sfondo e, soprattutto, con lo stesso bersaglio. Ovvero, Snapchat.

    E seguendo questa stessa logica ecco che arriva Instants, la nuova app stand-alone che Instagram ha lanciato ieri, 23 aprile 2026.

    E si tratta di un test di un’app che parte da due paesi nello specifico, ossia Italia e Spagna.

    Una volta aperta, l’app si apre sulla fotocamera e permette di inviare foto che scompaiono dopo una singola visualizzazione, promettendo una condivisione senza ritocchi.

    Promette quasi esattamente quello che già promette Snapchat dal 2011.

    Ma a guardar bene, è una modalità che ricorda molto anche BeReal, non so se la ricordate ancora.

    Ecco perché Instagram lancia Instants dall'Italia e dalla Spagna
    Ecco perché Instagram lancia Instants dall’Italia e dalla Spagna

    Instants, condivisione effimera senza filtri

    L’app Instants promette di condividere momenti reali senza alcun tipo di modifica. Niente filtri, niente ritocchi, una foto che la persona a cui la inviate può vederla una sola volta prima che poi sparisca.

    L’immagine, infatti, resta disponibile per 24 ore, poi sparisce definitivamente. L’idea, almeno nelle intenzioni, è quella di spingere una condivisione più grezza, meno strutturata, più vicina alla conversazione quotidiana che al post costruito per il feed.

    Nulla di originale, sia chiaro, lo si ricordava anche prima.

    Il funzionamento è costruito per impedire quasi ogni forma di editing. Una foto si scatta con un solo tocco, non è possibile caricare immagini dalla galleria del telefono, si può usare esclusivamente la fotocamera interna dell’app.

    L’unica modifica permessa è l’aggiunta di testo sopra l’immagine. Tutto il resto è precluso. La condivisione, poi, avviene con i propri follower o con la lista “Amici più Stretti” e le liste sono sincronizzate tra le due app, quindi non va ricostruita da zero la propria cerchia.

    Meta ha accompagnato il lancio con una dichiarazione: «Per dare alle persone modi a bassa pressione per connettersi con gli amici, stiamo testando un’app chiamata Instants per condividere foto e video casuali nel momento. Stiamo esplorando più versioni di Instants per vedere cosa piace, e ascolteremo la nostra comunità

    Il linguaggio insomma è quello del test aperto, non del lancio definitivo.

    Tanto per essere più precisi, Instants non nasce dal nulla, ma è la versione rinominata e resa autonoma di Shots, la funzione che Meta aveva provato dentro Instagram nel 2025.

    Shots aveva le stesse caratteristiche di Instants, quindi nessun filtro, una sola visualizzazione e poi l’immagine spariva. Funzionava, ma funzionava dentro un’app che ormai è percepita come vetrina e non come spazio di conversazione privata. E quindi, adesso, il tentativo è quello di estrarla dal contesto in cui era nata e darle una vita propria.

    Perché il test di Instants parte dall’Italia e dalla Spagna

    Il fatto che l’esperimento cominci in Italia e in Spagna non è casuale. Si tratta di due mercati europei di dimensione intermedia, con un uso molto intenso dei social media e con un pubblico giovane relativamente attivo su piattaforme di condivisione visual.

    Sono mercati, possiamo dirlo, abbastanza reattivi per offrire dati significativi su test come questi, ma non così centrali da rendere un fallimento irreparabile sul piano reputazionale.

    C’è da aggiungere poi che Snapchat, in Italia e in Spagna, non ha mai davvero sfondato. La sua penetrazione in questi paesi è storicamente inferiore rispetto agli Stati Uniti o al Regno Unito, dove invece è radicato soprattutto tra il pubblico adolescente.

    Partire da questi due paesi significa, in pratica, provare il prodotto su un terreno dove il concorrente principale è più debole e dove i più giovani tendono a usare Instagram e WhatsApp come strumenti primari di conversazione privata e visual.

    Va detto, poi, che l’Italia e la Spagna condividono anche una caratteristica demografica e culturale che Meta conosce bene: un uso molto diffuso di Instagram come infrastruttura di messaggistica informale, ben oltre la funzione originaria di vetrina. In questo senso, Instants si innesta su un’abitudine già consolidata, provando a strutturarla con un’app dedicata.

    L’identità agganciata a Instagram e il nodo dei più giovani

    Instants eredita il grafo sociale di Instagram, ovvero la rete dei contatti che abbiamo già costruito sull’app madre. Da un lato, questo aiuta il lancio, perché non richiede all’utente di ricostruire la propria cerchia di amici da zero, come ricordavamo prima.

    Dall’altro, però, si porta dietro proprio quello che i più giovani cercano di evitare quando usano Snapchat, ossia mescolare la conversazione privata e l’identità pubblica.

    Snapchat ha avuto successo, in fondo, anche per questa ragione. È stato percepito come uno spazio separato, dove la propria identità non era il profilo costruito, ma un luogo più leggero in cui parlare con pochi amici selezionati.

    Instants, invece, entra in scena con il profilo Instagram già addosso. E questo, per molti adolescenti, potrebbe rivelarsi un problema più che una soluzione.

    Ecco perché Instagram lancia Instants dall'Italia e dalla Spagna
    Ecco perché Instagram lancia Instants dall’Italia e dalla Spagna

    La vecchia ossessione di Zuckerberg contro Evan Spiegel

    Per capire perché Meta insista, dopo oltre dieci anni, su questo stesso terreno, bisogna tornare indietro al 2013.

    In quell’anno, come riportato dal Wall Street Journal, Mark Zuckerberg offrì tre miliardi di dollari per comprare Snapchat. Evan Spiegel, l’allora giovane CEO dell’azienda, rifiutò. Spiegel ha raccontato in seguito che Zuckerberg, di fronte al no, sembrò prendere la cosa sul piano personale.

    Da quel momento, Meta ha provato sistematicamente a erodere il territorio di Snap con una serie di cloni e varianti. È arrivato Poke, app stand-alone lanciata sempre nel 2013 e chiusa diciassette mesi dopo. È arrivato Slingshot, provato nel 2014 e spento dopo soli sei mesi. Sono arrivati i Quick Updates di Facebook nel 2016, pensati per spingere la condivisione rapida. Nessuno di questi esperimenti ha mai davvero funzionato.

    L’unica eccezione, come ricorderete, sono state le Stories di Instagram, lanciate nel 2016 con una formula di scadenza a ventiquattro ore che ricalcava in modo piuttosto evidente il formato di Snapchat. Quelle hanno funzionato, eccome.

    E hanno finito per rallentare la crescita di Snap per anni, diventando una parte centrale dell’esperienza di Instagram. Ma il punto è proprio questo, le Stories su Instagram hanno funzionato perché integrate nell’app principale, non perché lanciate come prodotto separato.

    Perché Meta rilancia proprio adesso

    Ma perché Meta sceglie di muoversi di nuovo in questo modo, e soprattutto, perché lo sceglie proprio adesso?

    La risposta più plausibile ha a che fare con lo stato di salute dell’avversario. Snap, la società madre di Snapchat, sta attraversando una fase decisamente difficile. La crescita della piattaforma si è fermata e in alcuni mercati è addirittura arretrata. A inizio aprile di quest’anno, Snap ha annunciato il licenziamento del 16% della sua forza lavoro e il CFO si è dimesso.

    In un quadro del genere, Meta vede un’opportunità.

    Se Snap è costretta a ridurre gli investimenti in promozione e a concentrare le risorse sul lancio dei suoi occhiali in realtà aumentata, ci sono mercati in cui la competizione si fa meno aggressiva. E in quei mercati, una nuova app che replica le stesse funzioni con dietro la potenza di fuoco di Meta potrebbe trovare uno spazio che altrimenti non avrebbe avuto.

    Italia e Spagna, da questo punto di vista, sono anche un campo di prova ideale, perché Snap è storicamente meno presente.

    Criticabile, ovviamente, ma va vista anche come una mossa di pressione competitiva. Meta non deve vincere dappertutto. In realtà, alla società di Zuckerberg basta rubare quote in quei paesi in cui Snap non è ancora radicato, o in quelli in cui sta perdendo terreno, per indebolire ulteriormente un concorrente già in difficoltà.

    Un tempismo che arriva forse troppo tardi

    Altra considerazione, restando sul tempismo, va fatta.

    L’onda della condivisione non filtrata, autentica, a bassa pressione, ha avuto il suo momento di grande popolarità qualche anno fa con BeReal, evocata prima. L’app francese che a un certo punto sembrava destinata a ridefinire il modo in cui i più giovani usano i social. Oggi, quella popolarità si è nettamente ridimensionata e BeReal non è più l’app che prometteva di diventare.

    Il punto è che Instants si inserisce in uno spazio che non è più in crescita come lo era due o tre anni fa. E qui entra in gioco un secondo problema, ancora più sostanziale: molti utenti, per la condivisione rapida e informale, usano già le Stories di Instagram.

    Sono utenti che hanno cioè uno strumento integrato nell’app principale che copre buona parte del bisogno a cui Instants risponde. Perché mai dovrebbero scaricare e gestire un’altra app?

    In teoria, Instants promette qualcosa di diverso dalle Stories, cioè la condivisione uno-a-uno o a piccoli gruppi senza pubblicazione sul feed pubblico.

    In pratica, però, per quella funzione esistono già i messaggi diretti di Instagram, WhatsApp, Messenger. Lo stesso bisogno è coperto, magari in modo meno elegante, da strumenti che l’utente ha già installati e aperti decine di volte al giorno.

    La storia dei cloni Meta e cosa ci dice davvero

    Se guardiamo la sequenza degli esperimenti Meta in chiave anti-Snapchat, il dato più interessante non sono i singoli tentativi, ma la continuità. Zuckerberg non ha mai smesso.

    Per oltre un decennio, la sua azienda ha dedicato risorse, tempo e ingegneri a un obiettivo che dal punto di vista industriale è marginale, perché Snap non è mai stato un concorrente diretto di Facebook o di Instagram. Lo è solo parzialmente, e solo su un segmento specifico di pubblico, quello più giovane.

    Eppure la persistenza è lì, visibile.

    Per Meta non si tratta solo di difendere il proprio mercato, ma di erodere quello degli altri fino a renderlo non più difendibile. Una cosa è costruire un prodotto migliore, un’altra è costruire tanti prodotti simili nella speranza che almeno uno attecchisca. Sono due strategie diverse, e quella che vediamo applicata qui è la seconda.

    Resta da vedere se Instants avrà un destino diverso dai suoi predecessori. La storia, in questo caso, suggerisce di no.

    Le app stand-alone di Meta pensate per sfidare Snapchat hanno quasi sempre fallito, e quando hanno avuto successo è stato perché integrate in un prodotto già esistente. Instants ripete esattamente lo schema che finora non ha pagato.

    La partita vera si gioca sugli occhiali connessi e IA

    Mentre Meta lancia l’ennesimo clone di Snapchat, il terreno vero dello scontro si è spostato altrove.

    Snap sta puntando tutto sui suoi occhiali in realtà aumentata, in arrivo nel 2026. Meta, dal canto suo, sta investendo pesantemente sull’intelligenza artificiale e su nuove infrastrutture, con il ventottesimo data center statunitense appena avviato.

    Le foto effimere, in questo scenario, sono quasi un campo di battaglia residuale.

    E allora la domanda è se valga davvero la pena, per Meta, insistere su un prodotto che probabilmente non cambierà gli equilibri di mercato. La risposta, forse, ha meno a che fare con la logica industriale e più con una dinamica che Meta ha costruito nel tempo. Quando un concorrente si indebolisce, allora ecco che si colpisce. Anche con un’app che, probabilmente, non verrà ricordata più tra qualche anno.

    In buona sostanza, un’azienda che controlla le principali app di messaggistica e social media del pianeta può permettersi di lanciare un prodotto derivativo dopo l’altro, finché uno non funziona. Ecco, chi non ha quelle dimensioni, semplicemente, non può.

    E questo è un aspetto del mercato digitale su cui, prima o poi, toccherà tornare. Il fatto che il primo banco di prova sia l’Italia ci riguarda da vicino, e ci offre una buona occasione per osservare la vicenda direttamente.

    Staremo a vedere, come sempre.

  • YouTube, ecco la sfida a TikTok con YouTube Shorts

    YouTube, ecco la sfida a TikTok con YouTube Shorts

    YouTube, dopo alcuni mesi di test in India, lancia negli Usa YouTube Shorts, il formato di video brevi con una lunghezza massima di 60 secondi. La sfida a TikTok è partita.

    Come anticipato esattamente un mese fa, YouTube lancia da oggi la sfida a TikTok negli Usa. Il formato di video brevi chiamato YouTube Shorts era stato lanciato in India, in fase di test, qualche mese fa e da oggi inizia a comparire negli Stati Uniti.

    YouTube Shorts è un formato di video brevi che possono essere registrati con il proprio smartphone, attivando la telecamera Shorts, e possono avere una durata massina di 60 secondi. L’ideale sarebbe quello di realizzare mini video di 15 secondi con diversi clip. I video brevi possono essere accompagnati da brani musicali grazie ad accordi con diverse case discografiche come Universal Music Group, Sony Music Entertainment, Warner Music Group e Warner Chappell Music, Believe, Merlin, 300 Entertainment, Kobalt, Beggars, CD Baby, Empire, Peer, Reservoir, OneRPM e altre. Si parla di accordi, a livello globale, con circa 250 etichette, e questo è, senza dubbio, un grande punto di forza per YouTube Shorts.

    youtube shorts tiktok

    Il formato prevede anche la possibilità di utilizzare testo, alcune funzionalità sono state arricchite proprio in occasione del lancio negli Usa, e anche la possibilità di impostare un Timer, impostando il conto alla rovescia e lavorare liberamente, e anche la Velocità, per accelerare o rallentare il video.

    La modalità di visualizzazione degli YouTube Shorts è identica a quella per vedere i video su TikTok, quindi un feed infinito, gestito da algoritmi, il quale permette di esplorare tag e account specifici. Per dirla tutta, l’interfaccia è identica a TikTok.

    Attenzione però, si tratta di in formato ancora in divenire e quindi, paragonandolo a TikTok, si notano ancora diverse mancanze. Al momento di tratta di un semplice formato di video brevi, con visualizzazione a scorrimento, all’interno di YouTube, ma non ancora ai livelli di TikTok. Molto probabile che, nel corso delle prossime settimane, quando si completerà la propagazione negli Usa, verranno lanciati nuovi strumenti.

    Il motivo per cui YouTube ha deciso di dare vita a un formato di video brevi è, senza dubbio, quello di estendere l’accesso sulla piattaforma a chiunque voglia realizzare un video su YouTube, in maniera smart e veloce, senza per forza avventurarsi a creare video più lunghi. Gioco forza, questa strategia guarda evidentemente a quanto già fa TikTok, anche se il risultato finale al momento somiglia molto ai Reels di Instagram, che, a loro volta, nascono proprio copiando TikTok.

    youtube shorts tiktok franzrusso.it

    Il tentativo di YouTube appare forse tardivo, ma sappiamo quale sia la forza della piattaforma di condivisione di video più usata. Con questa funzionalità, ai creator viene offerta la possibilità di diversificare il contenuto, abbracciando anche il contenuto breve, in alternativa al formato più lungo. E poi, un altro grande vantaggio, è quello di poter attingere ai brani musicali originali, cosa non da poco.

    A proposito di India, la fase di test non è casuale in quanto il paese asiatico ha ormai vietato TikTok ormai da mesi. Ed è notizia di questi giorni che ByteDance, la startup proprietaria della piattaforma, si è arresa del tutto al volere delle autorità, procedendo a chiudere del tutto i propri uffici e licenziando oltre 2 mila dipendenti.

    YouTube prova a far sentire la sua voce all’interno di un settore, quello dei video brevi, presidiato da TikTok, da Spotlight di Snapchat e dai Reels di Instagram. resta da capire cosa farà la piattaforma per evitare che questo formato diventi una repository di video già pubblicati su TikTok, come accade per i Reels (adesso penalizzati in termini di portata) e cosa intende fare in termini di monetizzazione. Tutte domande che troveranno risposta nei prossimi mesi.

    Al momento non si conosce alcun piano di espansione del formato in altri paesi.

  • I messaggi adesso scompaiono anche su Messenger e Instagram

    I messaggi adesso scompaiono anche su Messenger e Instagram

    Facebook ha annunciato la nuova modalità Vanish sulle piattaforme Messenger e Instagram. Annunciata con il lancio del nuovo Messenger, la modalità permetterà la cancellazione automatica dei messaggi in una chat.

    Come sicuramente ricorderete, un mese fa Facebook aveva annunciato il lancio del nuovo Messenger con un nuovo look e, soprattutto, l’avvio di una fusione sempre più stretta con Instagram, l’altra app di casa Facebook. Il cross-app è ormai partito negli Usa e presto lo sarà anche nel resto del mondo. Si tratta di uno step di quel grande processo annunciato da Zuckerberg di mettere la privacy al centro di tutto, facendo però in modo che le diverse app possano comunque “parlarsi” tra di loro.

    Ebbene, una delle modalità che aveva incuriosito tutti del nuovo Messenger era la modalità “Vanish” e da ieri questa modalità è attiva, oltre che negli Usa appunto, in Canada, Messico, Perù e Bangladesh e su Instagram (lo sarà in un secondo momento) in Canada, Argentina, Cile, Perù e pochi altri paesi. Per il momento l’Europa è fuori, anche se Facebook fa sapere che presto (settimane o mesi?) la modalità sarà presente in tutti gli altri paesi.

    messenger instagram vanish franzrusso.it

    Ma di cosa si tratta? Semplicemente stiamo parlando di una modalità effimera che, ancora una volta, strizza l’occhio a Snapchat che già permette, in maniera nativa, la cancellazione automatica dei messaggi messaggi aperti entro 24 ore (e delle chat non aperte entro i 30 giorni).

    La modalità Vanish permette agli utenti di Messenger e Instagram di inviare messaggi di testo, o con allegati come immagini, video o GIF, che scompariranno una volta letti e dopo aver lasciato la chat. Come già succede per WhatsApp, anche in questo caso però non si tratta di una modalità automatica, gli utenti infatti dovranno attivarla.

    Come attivare su Messenger e Instagram la modalità Vanish

    Infatti, all’interno di una chat individuale per attivare la modalità Vanish basterà scorrere verso l’alto per vedere una schermata illustrativa su come operare, questo solo alla prima attivazione. Una volta avviata i messaggi scompariranno una volta visti e lasciata la chat. Per disattivare la modalità Vanish, basterà scorre sullo schermo dello smartphone verso il basso, oppure, in maniera forse più diretta, toccare in alto “Disattiva Vanish Mode”.

    Come abbiamo ricordato, non si tratta di una modalità automatica ma di una modalità “opt-in”. Può succedere che un utente riceva un messaggio da un altro utente con modalità Vanish, in questo caso si può aderire o meno. Nel caso in cui non si aderisca, la parte di conversazione, quindi i suoi messaggi scritti all’altro utente, rimarranno visibili.

    Se la modalità Vanish è attiva, l’app avviserà se un utente sta facendo uno screenshot della conversazione e nel caso in cui un utente dovesse segnalare una conversazione i messaggi resteranno visibili per 1 ora, questo per permettere all’app di verificare la natura della segnalazione.

    Perché Facebook lancia la modalità Vanish

    Se vi state chiedendo il perché di questa modalità a scomparsa, lecito farlo, allora la risposta non può essere che una, ossia quella di agganciare quel pubblico più giovane che su app come Snapchat appressa questa modalità. Non si tratta di offrire un livello di sicurezza ulteriore, quella è già garantita dalla crittografia end-to-end (E2E), ma semplicemente di una modalità che permetterà di nascondere pezzi di conversazione che i giovani sembrano apprezzare.

    Ecco perché Instagram mette Reels e Shop in evidenza

    Facebook sta facendo in modo che quella tipologia di utenti possa trovare nel suo ecosistema quello che trova però da altre parti. Quindi, la strategia è di importare quelle funzionalità e modalità che più hanno successo altrove e importarle con qualche aggiustamento. E il gioco è fatto.

    Questa strategia spiega il rafforzamento di Reels (modalità ripresa da TikTok) e, adesso, il rafforzamento della modalità effimera su tutte le app della Famiglia Facebook.

    E non è un caso che nel mirino ci siano proprio TikTok e Snapchat, proprio quelle due app che i giovani amano particolarmente. E, ancora una volta, Facebook riuscirà nel suo intento.

  • Instagram sta testando la modalità dei messaggi a scomparsa

    Instagram sta testando la modalità dei messaggi a scomparsa

    Secondo quanto scoperto da Jane Manchun Wong, Instagram sta testando la modalità dei messaggi diretti a scomparsa. Una modalità che esiste già su Snapchat. Al momento è solo un test e Instagram lo ha confermato, anche se non ci sono tempistiche precise.

    Allora, la notizia è questa. Secondo la solita, brava, ricercatrice Jane Manchun Wong, che abbiamo imparato a conoscere bene ormai, Instagram sta testando una nuova modalità effimera, questa volta in riferimento ai messaggi privati. Sapete che anche su Instagram è possibile mandare dei messaggi privati, quelli che si dividono in “Principale” e “Generale”. Ebbene, secondo quanto scoperto dalla Wong presto, forse, si potrebbero inviare dei messaggi privati pronti a scomparire nel momento in cui abbandona la chat.

    Sì, in pratica questa modalità permetterebbe a chi vuole intrattenere delle conversazioni più sciocche, più private, insomma, conversazioni tali da non renderle più reperibili per svariati motivi successivamente.

    instagram messaggi scomparsa

    Come funzionano i messaggi privati a scomparsa

    In pratica, per usare questa modalità effimera, gli utenti si ritroveranno in una finestra scura e vuota. Qui gli utenti si scambieranno dei messaggi i quali scompariranno una volta che gli utenti avranno abbandonato questa finestra. Si esce e i messaggi non ci sono più.

    Il test, illustrato bene dalla Wong in un breve video allegato al suo tweet, in realtà è qualcosa di più perché Instagram, attraverso il suo account PR, lo ha confermato proprio nella conversazione. E una ulteriore conferma è stata data a TechCrunch da un portavoce di Facebook. Ma oltre la conferma nulla di più è dato sapere. Non si conosce una data di rilascio precisa e né, tantomeno, se questa modalità di messaggi a scomparsa vedrà mai la luce. Per quel che può valere il nostro parere a riguardo, siamo quasi certi che questa modalità verrà rilasciata prima o poi.

    In realtà si tratta di una funzionalità che è già presente su Snapchat, quindi, ancora una volta, Instagram si trova a prendere in prestito una funzionalità da questa app come già successo per le Stories.

    Ma perché Instagram vorrebbe introdurre una modalità effimera anche per i messaggi privati? Non si può rispondere a questa domanda se non si prende in considerazione il fatto che la modalità effimera è sempre più richiesta dagli utenti, di qualsiasi età. Nel senso che così come i giovani hanno voglia di scambiarsi dei messaggi senza che i genitori li scoprano, allo stesso modo gli adulti vogliono intrattenere delle conversazioni senza essere scoperti da nessuno.

    Oggi la messaggistica istantanea rappresenta la prima forma di scambio di messaggi tra utenti, di tutte le età. Certo, tra gli adulti giocano un ruolo ancora importante le email, ma anche gli adulti usano sempre più spesso la messaggistica istantanea che è soprattutto mobile. Non a caso gli utenti più giovani non usano le mail come forma di conversazione diretta, ma usano la messaggistica.

    Ecco perché Instagram adesso vuole portare la modalità effimera anche nei messaggi, per rafforzare l’uso dei messaggi privati tra utenti e per offrire loro modalità sempre più private.

    Ricordate quando Zuckerberg a fine 2018 disse che le conversazioni su Facebook (intendendo anche la famiglia allargata) sarebbero state sempre più private? Ecco, intendeva anche questo. E forse, questa modalità sarà possibile usarla anche tra le diverse piattaforme. Chissà, sembra una cosa lontana ma non tanto per la verità.

  • Realtà Aumentata e Intelligenza Artificiale tra i trend del Social Media Marketing 2018

    Realtà Aumentata e Intelligenza Artificiale tra i trend del Social Media Marketing 2018

    Tra le tendenze che caratterizzeranno i Social Media, e quindi anche il Social Media Marketing, ci sono anche la Realtà Aumentata e l’Intelligenza Artificiale, senza dimenticare Video e contenuto effimero che attrae sempre più i brand. Lo dice una ricerca, con infografica, realizzata dall’agenzia Mo Agency.

    Quali saranno le tendenze in questo 2018 che arricchiranno i social media e quindi anche il social media marketing? Una domanda che ha senso porsi anche a marzo 2018, soprattutto alla luce di quanto avvenuto di recente. Facebook da qualche settimana ha introdotto il supporto per file 3D, attraverso applicazioni è possibile creare dei contenuti che gli utenti possono visionare in 3D o visionarli anche in Facebook Spaces in Realtà Virtuale. Si tratta di un esempio che potrebbe davvero aprire la strada ad una nuova forma di contenuti commerciali, si immagini le aziende che vorranno far visionare il realtà aumentata i propri prodotti, e ci sono già esempi in questa direzione.

    Non è un caso che la Realtà Virtuale e la Realtà Aumentata siano tra le tendenze che caratterizzeranno il 2018 dal punto di vista dei social media. Una recente ricerca dell’agenzia Mo Agency infatti individua queste due tecnologie come quelle su cui i marketers investiranno per arricchire il proprio contenuto da veicolare sui social media. Si tratta di una tendenza, quella nello specifico della Realtà Aumentata, che ha visto in Pokemon Go come il primo grande “di moda” che diventa modalità di contenuto consolidata per le aziende.

    social media realtà aumentata trends 2018 3d facebook post

    Il Video nel 2018 continuerà ad essere una forma di contenuto in grande crescita, basti pensare che il “social video advertising” è cresciuto del 130% lo scorso anno e che ormai l’86% del traffico globale è generato da contenuti video. Il Live Streaming avrà anch’esso un ruolo dominante, si prevede che al 2021 avrà un valore di mercato di 75 miliardi di dollari e che dal 2020 il traffico globale sarà costituito per l’82% dal live streaming.

    Ma quella che emergerà di più è la Realtà Aumentata che creerà nuove modalità di connessione tra utenti e brand. Abbiamo già citato in apertura Facebook con le recenti novità, ma possiamo anche aggiungere la camera del social network che ingloba contenuti in realtà aumentata. Tra l’altro, iPhone X e iPhone 8 di Apple sono già abilitati per offrire un’esperienza “aumentata”

    Non saranno da meno l’Intelligenza Artificiale e i chatbot. Pensate che ad oggi sono le chat attive su Messenger sono 12 mila al mese e che già a partire da quest’anno il 30% delle conversazioni sui social media. Nel 2017 il 38% delle organizzazioni ha fatto uso dell’Intelligenza Artificiale e ci si aspetta che questa percentuale cresca, nel 2018, fino al 62%.

    Di fianco a queste tendenze, ce ne sono altre che sono in parte una conferma già oggi come l’utilizzo da parte dei marketers di strumenti per la messaggistica istantanea, abbiamo anche visto di recente l’arrivo di WhatsApp Business per le PMI. Del resto, WhatsApp conta 1,3 miliardi di utenti, poco di più della “cugina” Messenger, l’altra piattaforma di messaggistica istantanea, che ne conta 1,2 miliardi di utenti. Senza dimenticare i 963 milioni di utenti di WeChat. Si prevede poi che il mercato delle app di messaggistica istantanea avrà, dal 2022, un valore di mercato di 8 miliardi di anno l’anno.

    E non mancherà, tra i trends 2018 per i social media, la modalità del contenuto effimero, quella modalità che permette di condividere del contenuto che ha una durata limitata di 24 ore. Parliamo quindi di Instagram Stories, al momento una delle modalità più usate con oltre 200 milioni di utenti al mese, ma anche di Facebook e Snapchat Stories. Modalità che sta di fatto coinvolgendo anche le aziende, si stima che il 50% delle aziende presenti su Instagram abbia già creato contenuti effimeri e che più di 1 milione di advertiser usa Instagran Stories per fare promozioni almeno una volta al mese.

    Insomma, questo è lo scenario che si sta sviluppano per quanto riguarda i social media e il social media marketing. Nuove tendenze che andranno ad alimentare l’evoluzione del contenuto che è sempre più visual e meno testuale. E quella parte testuale, almeno per quel che riguarda le aziende, sarà sempre più gestita attraverso l’Intelligenza Artificiale.

    E voi che ne pensate? Qualche di queste modalità state giù utilizzando all’interno della vostra organizzazione?

    social media trends 2018 infografica franzrusso.it

     

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