Tag: crisi

  • Indagine Nielsen, italiani sempre più sfiduciati e preoccupati

    Nel terzo trimestre la fiducia degli italiani torna a scendere. Un quarto degli italiani non ha capacità di spesa discrezionale. Aumentano le preoccupazioni per il futuro dei giovani e l’instabilità politica.

    L’interessante indagine condotta da Nielsen, Nielsen Global Consumer Confidence Survey, mette in risalto come gli italiani siano in questo periodo sempre più siduciati e preoccupati per il futuro. Cambiano le abitudini di acquisto in quanto la ridotta capacità di spesa influisce soprattutto su questo comportando tra l’altro la scelta di acquisto di alimentari meno costosi e tagliodelle spese per prodotti tecnologici, ristrutturazioni domestiche e vacanze. Nel terzo trimestre dell’anno la fiducia degli italiani è tornata a scendere raggiungendo il mese scorso il minimo storico di 64 punti. Il peggioramento delle condizioni economiche ha fatto scendere i livelli di fiducia più in basso rispetto al picco della recessione globale avvenuta nel primo trimestre del 2009. I risultati dell’ultima indagine condotta da Nielsen sulla fiducia posizionano l’Italia tra le dieci nazioni più pessimiste delle 53 prese in esame.

    “L’elevata disoccupazione unita all’instabilità politica e a una debole crescita interna, quest’anno ha fatto sì che i livelli di fiducia siano tornati a scendere”, ha affermato Stefano Galli Managing Director di Nielsen Italia. “Incertezza ed insicurezza sono tornate protagoniste della vita quotidiana”. Più preoccupante, tuttavia, è il numero crescente di italiani che dichiara di non avere denaro disponibile o reddito discrezionale, dopo aver pagato le spese di prima necessità. “Questo dimostra quanto si sia ridotta la disponibilità di denaro degli italiani nell’ultimo anno: l’italiano medio lotta giorno per giorno contro l’aumento del costo della vita in uno scenario di condizioni economiche in peggioramento”.

    Se un anno fa, un italiano su dieci (11%) non aveva denaro disponibile, oggi questo numero è cresciuto: un italiano su cinque (21%) non dispone di reddito da destinare al risparmio ne tanto meno da spendere in beni e servizi se si escludono quelli strettamente necessari. Tra i consumatori che dispongono di reddito discrezionale, secondo la ricerca Nielsen del terzo trimestre, sono aumentati invece coloro che tornano a risparmiare: il 41% rispetto al 36% di un anno fa. Negli ultimi due anni, gli italiani hanno assistito alla fase più acuta della recessione globale, seguita un anno fa da un periodo di speranza ed ottimismo, ma gli ultimi sei mesi di peggioramento delle condizioni economiche ora fanno sentire il loro effetto. Il mese scorso, l’83% degli italiani ha dichiarato che il Paese è in recessione, lo stesso numero di un anno fa.

    Solo il 12% ritiene che le proprie prospettive occupazionali per i prossimi 12 mesi siano buone, rispetto al 26% di un anno fa. La grande maggioranza della popolazione, l’84%, ha descritto il panorama occupazionale come “senza grandi prospettive”. Questo vale anche per la propria situazione finanziaria (73% vs. 56% di un anno fa).

    “La maggiore preoccupazione degli italiani continua ad essere la sicurezza del lavoro (14% contro il 18% di un anno fa) ma aumentano le preoccupazioni quotidiane sulle quali le persone pensano di poter influire”, aggiunge Galli. “La preoccupazione per l’istruzione dei figli e la previdenza sociale, ad esempio, è cresciuta dal 5 al 10% nell’ultimo anno, i genitori sono sempre più preoccupati per il futuro dell’Italia per le prossime generazioni”.

    Secondo la ricerca, nei prossimi sei mesi gli italiani apporteranno i tagli più significativi alle spese tecnologiche (cellulari, computer), alle spese per la casa e alle vacanze. “Negli ultimi due anni, abbiamo assistito a una riduzione delle spese degli italiani, dall’intrattenimento alla ristorazione, fino al cambiamento delle abitudini negli acquisti: gli acquisti nella grande distribuzione sono cambiati nell’ultimo anno, a favore di prodotti più economici e in promozione. Assistiamo però anche ad un fenomeno opposto, la crescita di prodotti di alta gamma e con un alto contenuto di innovazione”.

    Le vendite di prodotti di largo consumo (FMCG), tuttavia, nel terzo trimestre sono rimaste stabili, come il resto dell’economia. “Gli italiani si sono rassegnati all’idea che la ripresa, quando arriverà, sarà una lenta risalita”, ha concluso Stefano Galli.

     
    Informazioni su The Nielsen Global Consumer Confidence Survey
    The Nielsen Global Consumer Confidence Survey è un’indagine condotta da Nielsen tra il 3 e il 21 settembre 2010 su circa 26.000 consumatori in 53 Paesi di Asia Pacifico, Europa, America Latina, Medio Oriente, Africa e Nord America. Gli obiettivi della ricerca sono la misurazione dei livelli di fiducia dei consumatori e la valutazione della loro situazione economica. Il Nielsen Consumer Confidence Index è sviluppato sulla base della fiducia dei consumatori nel mercato del lavoro, sullo stato delle loro finanze personali e sulla loro propensione di spesa. Il campionamento degli intervistati, avvenuto per età e sesso nei singoli paesi in base all’uso di Internet, è considerato rappresentativo degli utenti di Internet e ha un margine di errore massimo di ±0,6%.
     
     
    (comunicato stampa Nielsen)
     
    (credits photo: Blackmuse from Flickr)
  • Iab, rallenta l’advertising online

    I dati diffusi dallo Iab ci dicono che l’advertising online continua nel suo stato di difficoltà. Non sono dati catastrofici ma comunque fanno segnare un rallentamento. L’unico dato positivo proviene dall’in-game advertising.

    Advertising online
    Advertising online

    I dati resi pubblici oggi attraverso questo documento segnalano un periodo di rallentamento della pubbliità online negli ultimi sei mesi. Il documento riassume con queste parole il rallentamento: “Le entrate pubblicitarie sul Web negli Stati Uniti hanno totalizzato 10.9 miliardi di dollari per i primi sei mesi del 2009, con il secondo trimestre che totalizza approssimativamente 5.4 miliardi. Le entrate da Internet advertising per i primi sei mesi del 2009 scendono del 5.3% rispetto allo stesso periodo del 2008“. A ben vedere non si registra un crollo, ma comunque il segno meno in un settore che nelgi ultimi mesi è cresciuto a ritmi vertiginosi desta un pò di preoccupazione negli addetti ai lavori. E infatti Randall Rothenberg, CEO IAB, spiega la nuova situazione in questo modo: “Siamo in una delle più difficili crisi economiche degli ultimi decenni. Negli ultimi anni la rivoluzione digitale ha guidato la trasformazione del modo in cui i consumatori sperimentano l’advertising ed i media”. Appunto. (altro…)

  • Discorsi sulla Crisi

    Proviamo a vedere cosa dicono i grandi leader a proposito della Crisi. Prendiamo ad esempio Obama e Berlusconi.

    Ormai la Crisi si sta facendo sentire ogni giorno di più con tutto il suo peso. I leader di tutti i paesi cercano quotidianamente un modo per frenarla mettendo in campo idee e strumenti per fronteggiarla, tenendo conto delle conseguenze amare che ci saranno per tutti. E, come si sa, i grandi leader in momenti come questi, sanno tirara fuori il loro meglio, cercando di non deludere i propri cittadini promettendo, o cercando di promettere, che la via d’uscita da questa situazione è a portata di mano. Ma come l’affronta Obama negli Usa? E Berlusconi in Italia? Di sicuro hanno un diverso modo di approcciare la politica e quindi sono molto diversi. (altro…)

  • Social Network e la crisi

    Chi avrebbe mai pensato che anche i socialnetwork come Facebook, MySpace o Twitter avrebbero dovuto fare i conti con la crisi di questo periodo? Io sinceramente no. Ho sempre creduto che avessero già trasformato in denaro le tantissime adesioni che registrano. E a vedere bene il problema sta tutto lì.

    socialcrisi 31Il problema lo ha sollevato un articolo apparso su Repubblica.it che analizza un pò lo stato finanziario dei socialnetwork dopo che alcuni analisti finanziari hanno pubblicato le loro stime. E infatti stano tutti attraversando un momento decisamente di difficoltà perchè a fronte di un elevato numero di utenti registrati non si registra un eguale aumento dei ricavi. E questo è dovuto soprattutto perchè questi siti sono gratis, e questo è il motivo principale del loro successo. Quindi bisogna trovare altrove altre forme di guadagno. E la pubblicità sembrava essere la soluzione, ma così purtroppo non è. Nel senso che così finora non ha portato grossi risultati, anche perchè c’è il rischio che aumentando la pubblicità in siti come Facebook il rischio è che gli stessi iscritti possano avvertire fastidio. E so anche che alcuni questo fastidio lo avvertono di già. Il caso più eclatante è proprio Facebook, con ammissione dello stesso Mark Zuckerberg secondo il quale le stime per il 2009 sarebbero già più basse di quelle inizialmente prospettate. E solo Facebook conta già più di 130 milioni di iscritti, con un successo finora senza limiti nel nostro paese. In pratica secono gli analisti, Facebook non ha ancora un proprio modello da proporre e il rischio di fallimento sembra essere preso in serie considerazioni. Lo stesso vale per Twitter, anche questo un socialnetwork in ascesa soprprendente, ma che non ha ancora trasformato la sua forza in un macchina per fare soldi.

    E’ difficile pensare che colossi come Facebook, o lo stesso MySpace, che versa in una sotuazione più positiva certo ma che ha comunque le sue difficoltà, facciano fatica a restare a galla. Per chi li guarda da fuori come noi, sembra che questo non possa accadere e che lapubblicità da sola potesse bastare. In linea di pricinicpio sarebbe così, ma i costi ci sono, e sono tanti, e gli inserzionisti preferiscono in tempo di crisi affidarsi a metodi più sicuri che possano generare risultati positivi duraturi. In effetti in questo periodo sono molte le aziende che stanno rivedendo i loro budget per le promozioni per investire nelle strutture aziendali che più soffrono in questo momento. E non potrebbe essere diversamente. Poi sul fatto che Facebook, come pure altri, possa fallire ci credo poco. Se non sarà in grado di risollevarsi da solo allora di sicuro interverrà un colosso che lo comprerà e continuerà a sopravvivere, ma di sicuro non più gratis. Staremo a vedere.

  • 2009 = Opportunità

    Vivere la crisi come opportunità! Il 2009 è iniziato con questo motto. E ce lo ha ricordato anche il nostro Presidente della Repubblica, nel suo messaggio augurale alla Nazione, ricordandoci anche, citando Roosvelt, che “l’unica cosa di cui dobbiamo avere paura è la paura stessa”. Ed è vero.

    crisis_cinQualche mese fa un mio amico parlava già di vivere questa crisi come un’opportunità, ma ci trovavamo all’inizio di questa crisi e nessuno riusciva a capire bene cosa stesse per succedere e anch’io non riuscivo a vedere che la cosa migliore da fare fosse di cominciare a vederla come un’opportunità, insomma un’occasione. “Scritta in cinese la parola crisi è composta di due caratteri. Uno rappresenta il pericolo e l’altro rappresenta l’opportunità”, questa è una delle più famose citazioni di John F. Kennedy che non fa che tradurre la parola crisi scritta in cinese dove appunto si individuano il simbolo del pericolo e quello dell’opportunità, a ricordarci che davanti ad ogni pericolo c’è sempre una via d’uscita positiva, davanti al nero c’è il bianco. Si possono dare mille interpretazioni e tutte a sottolineare il fatto che in un momento di debolezza bisogna esprimere il meglio di noi stessi per ottenere un buon risultato senza che la paura abbia il sopravvento.

    Questo sarà il leit-motiv di questo 2009. Cercheremo ri raccogliere le nostre migliori energie per poter affrontare il peggio, o forse per poter limitare al minimo i danni che ci saranno. Questo è il messaggio giusto da dare a tutti in un momento come questo e non dire invece “scialacquate che tutto passa”, è ben diverso. Dare un’iniezione di positività significa dare un’immagine oggettiva della realtà e incoraggiare tutti nel riuscire ad ottenere un risultato positivo.

    E allora avanti tutti a contrastare questa crisi con il meglio di noi stessi, facendo quello che sappiamo fare.

  • C’è crisi! Ma almeno comunichiamo

    Ormai quest’aria di crisi sta invadendo tutti i settori, da quello economico a quello politico (da molto più tempo direi) fino a quello sociale. Ma almeno non mandiamo in crisi quello che sappiamo fare meglio per nostra natura e cioè comunicare.

    Non vi è dubbio che questi sono tempi difficili da affrontare sotto tutti i punti di vista. I giornali e le tv ci bombardano quotidianamente di notizie non proprio allegre e soprattutto siamo noi stessi ogni giorno a confrontarci con un sistema che sembra non saper trovare più una via d’uscita. Non voglio entrare in argomenti già troppo complicati  e che finirebbero per aggiungere insicurezza su insicurezza, ma voglio solo porre l’accento su dato che non può essere messo in secondo piano. Se c’è una cosa che adesso più che in altri momenti possiamo fare è proprio comunicare. Ovviamente non voglio dire che questa sia la panacea a questa crisi, ma almeno potrebbe esserci utile per alleviarla. E poi è una capacità che appartiene a tutti, basterebbe solo estrinsecarla meglio. E ancora una volta è proprio l’esempio di Facebook che viene in aiuto. In questi giorni si parla tanto di questo sito, esempio di quel socialnetwork di cui tanto si è parlato in questo blog. In qualsiasi rete televisiva ci si imbatti, e a qualsiasi orario si parla di Facebook.

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  • Crisi e web 2.0

    In effetti verrebbe da chiedersi, ma che c’entra il web 2.0 con la crisi che stiamo vivendo in questi giorni?

    Crisi globale
    Crisi globale

    Un pò il web 2.0 c’entra, anzi forse di più. Facciamo un passo indietro di qualche anno per cominciare ad inquadrare il problema. Intorno alla fine degli anni novanta e il duemila, con il boom del web, di crea il fenomeno della “New Economy”, il mondo varca l’economia di confine per approdare ad un’economia “globale”, vista la possibilità offerta proprio dalla rete di raggiungere anche mercati fino a quel momento poco frequentati. Con la New Economy si etichettava una nuova era che coinvolse le società a tutti i livelli, da quello economico a quello finanziario, a quello politico, apportando una radicale innovazione al modo di intendere il mondo, il futuro. Da quel momento il termine “globalizzazione” è diventato di uso comune. Ad intendere la capacità dei mercati di poter essere competitivi con i propri prodotti/servizi in tutto il mondo, diventando globali, appunto. Ovviamente voglio tralasciare gli aspetti più tecnici del fenomeno e invece concentrarci sul come il fenomeno è stato ed è ancora concepito. E’ evidente che la crisi di questi giorni ha le sue fondamenta nella New Economy. La percezione iniziale è stata euforica, entusiasta. Sembrava che ad un certo punto tutto fosse diventato più facile, senza tener conto dei problemi reali che cominciavano ad affiorare. (altro…)