Tag: donne

  • Premio GammaDonna: premio per donne e giovani che fanno innovazione

    Premio GammaDonna: premio per donne e giovani che fanno innovazione

    Il Premio GammaDonna giunge alla nona edizione, riconoscimento che da 14 anni premia storie di innovazione poco conosciute portandole alla ribalta. Il premio si rivolge a imprenditrici di ogni età e a giovani imprenditori under 35. E’ possibile iscriversi entro il 19 settembre, novità di questa edizione è il QVC Next Award per il prodotto più innovativo.

    Torna il Premio GammaDonna, premio che, giunto alla nona edizione, da 14 anni premia storie di innovazione poco conosciute portandole alla ribalta. Di fronte ad uno scenario futuro che prevede un aumento esponenziale del fenomeno della robotica, al punto da fagocitare 1,2 miliardi di posti di lavoro (rapporto McKinsey, maggio 2017), la creatività, l’intelligenza emotiva, la capacità di analisi sembrano essere gli ingredienti giusti per affrontare il momento. In altre parole, si parla di re-skilling, ossia riqualificarsi con nuove competenze. Il Premio Gamma Donna si muove quindi in questa direzione.

    Il Premio si rivolge a imprenditrici di ogni età e a giovani imprenditori under 35 che si siano distinti per aver introdotto innovazioni di prodotto/servizio, processo o mindset all’interno della propria azienda, costituita entro il 31 dicembre 2014. Piccole imprese che hanno saputo adattarsi con successo alle nuove e mutevoli esigenze del mercato, adottando gli strumenti tecnologici a disposizione e sperimentando attività, ruoli e modelli organizzativi nuovi.

    Tutte le candidature ritenute idonee avranno uno spazio sulla piattaforma GammaDonna che, dal 2004, racconta e diffonde storie di innovazione, leadership, visione. Una rosa di 6 finaliste aprirà il GammaForum – Forum Nazionale dell’Imprenditoria Femminile e Giovanile, in programma il prossimo 16 Novembre a Milano con il titolo “Intelligenze e competenze nuove per fare impresa nell’era digitale”.

    Premio GammaDonna 2017

    Una giuria formata da personaggi di spicco del mondo dell’impresa, del venture capital e dell’innovazione digitale decreterà il vincitore del Premio GammaDonna, chiarendo le proprie scelte durante un dibattito aperto. In palio:

    • un Master della 24Ore Business School
    • un percorso d’incubazione in Polihub – Politecnico di Milano
    • sei mesi di mentoring affiancati da un manager selezionato ValoreD.

    Anche quest’anno, tra le candidature sarà assegnato il Giuliana Bertin Communication Award, speciale riconoscimento per eccellenze nel campo della   comunicazione on/offline (in premio, un Master della 24Ore Business School).

    Tra le novità dell’edizione 2017, il QVC Next Award per il prodotto più innovativo, finalizzato alla semplificazione o al miglioramento della vita quotidiana. L’impresa vincitrice di questo Award si aggiudicherà un percorso di mentoring con un Senior Buyer QVC e l’ammissione all’edizione 2018 del QVC Next Lab, percorso di formazione dedicato a startup al femminile con forte focus sulla fase del go-to-market, promosso dalla piattaforma multimediale di shopping TV, e-commerce e social media QVC. Il Lab nasce a seguito del lancio, nel 2016, del programma QVC Next a sostegno delle imprese appena nate, piccole e medie, con particolare attenzione a quelle femminili.

    Candidature entro il 19 settembre 2017. Info e regolamento sul sito www.gammaforum.it.

  • Instagram in Italia: 8 milioni di utenti al giorno, piace ai giovani e alle donne

    Instagram in Italia: 8 milioni di utenti al giorno, piace ai giovani e alle donne

    Dopo aver visto che complessivamente gli utenti Instagram in Italia sono 14 milioni, Vincenzo Cosenza ci offre un dettaglio ulteriore sugli utenti italiani che frequentano l’app. Dall’analisi emerge che Instagram piace molto ai giovani, il 55% ha meno di 35 anni, e alle donne, sono infatti il 51%.

    Come detto in un’altra occasione, Instagram piace sempre di più agli italiani. Qualche giorno fa, in occasione della visita in Italia di Mike Krieger, co-fondatore di Instagram insieme a Kevin Systrom, avevamo scoperto che gli italiani che usano Instagram sono 14 milioni, in evidente crescita rispetto al 2016. Un dato che ha suscitato molta attenzione, per il fatto che davvero poco si sa, in termini numerici e analitici, sugli utenti italiani che frequentano l’app di photo sharing di proprietà di Facebook. Ma oggi possiamo saperne di più con qualche dettaglio che deriva dalla ricerca di Vincenzo Cosenza, “Instagrammer“, che ci da qualche elemento in più per conoscere gli utenti che usano l’app nel nostro paese.

    Diciamo subito che l’analisi di Cosenza rileva un dato che può essere considerato molto importante, e cioè che ogni giorno sono 8 milioni gli utenti che usano Instagram. Ci sono quindi 8 milioni di utenti italiani che, pressoché in maniera esclusiva, usano l’app da dispositivi mobile. Molto probabilmente sono utenti che accedono alla rete proprio, e soltanto da mobile. Come abbiamo visto di recente, da un’analisi di comScore, il Mobile in Italia ha superano il Desktop per l’accesso alla Rete.

    utenti instagram italia 2017 franzrusso.it

    In linea con quando già si sa in generale, Instagram in Italia piace molto ai giovani, specialmente agli utenti che appartengono alla fascia di età compresa tra i 19 e i 24 anni, si parla del 25% sul totale degli utenti, quindi un quarto. Il 55% degli utenti ha un’età inferiore ai 35 anni e, dopo la fascia di età 19-24 anni, l’altra fascia più prevalente è quella dei 25-29, il 17%, stessa percentuale per il 36-45 anni. A seguire, la fascia under 18, al 19%, mente è bassa la presenta degli over 56 anni, solo al 6%.

    Ma chi sono gli utenti che frequentano l’app? Come già rilevato in altri paesi, Instagram in Italia piace alle donne, sono il 51% sul totale. Un dato che solo apparentemente pone Instagram in competizione con Pinterest, altra piattaforma che piace molto alle donne. Solo che Pinterest in Italia è molto meno usata di Instagram, come sottolineato qui.

    E cosa spinge gli utenti italiani a usare Instagram? La ricerca di Vicenzo Cosenza rileva che gli utenti italiani usano l’app per condividere esperienze, 14%; ma il 17% lo sceglie per seguire personaggi famosi.

    E voi? Che ne pensate di questi dati? E raccontateci come voi usate Instagram.

  • Donne e l’Automobile: più concrete nella scelta e meno stressate degli uomini

    Donne e l’Automobile: più concrete nella scelta e meno stressate degli uomini

    Un interessante studio di Automobile.it, “Uomini e Donne al volante – Tutta la verità”, prova a sfatare alcuni falsi miti che riguardano le donne al volante. Ebbene, le donne sono più pragmatiche degli uomini impiegando il 10% del tempo in meno nel momento dell’acquisto; e sono anche meno stressate degli uomini alla guida in mezzo al traffico.

    Se siete tra quelli che credono al detto “donne al volante pericolo costante”, allora dovrete cominciare a ricredervi. Si perche questo interessante studio, a cura di automobile.it, di falsi miti che riguardano le donne e il mondo dell’auto ne smentisce parecchi. Esistono ancora oggi dei pregiudizi difficili da abbattere, ma i dati che stiamo per conoscere insieme ci mostrano che in realtà le donne in fatto di auto e guida hanno qualcosa da insegnare agli uomini.

    Allora, cominciamo col dire che è vero che gli uomini sono quelli che guidano di più, 57% contro il 43% delle donne, ma se guardiamo ai chilometri percorsi in un anno la differenza non è così elevata, infatti: 11.500 i chilometri percorsi dagli uomini e 10.500 i chilometri percorsi dalle donne. E come si differenziano gli uomini e le donne nel momento di scegliere e acquistare un’auto? Ecco che questo è un vero banco di prova che dimostra quanto le donne siano in realtà molto più concrete degli uomini. Al momento della scelta infatti gli uomini sono i soliti “sognatori”, mentre le donne sono più concrete impiegando anche il 10% del tempo in meno rispetto agli uomini.

    donne volante automobile.it 2017

    Ed essendo sognatori, gli uomini sono alla ricerca di Ferrari (7%), Bmw e Porsche (4%); mentre le donne ricercano più che altro auto come la Smart (6%) e Mini (3,5%), anche se non mancano le donne che ricercano Ferrari (4%).

    In fatto di guida le donne si rivelano essere le più spericolate, anche se le percentuali rilevate dallo studio di automobile.it sono in calo: si è passati da 6,3% del 2012 al 5,9% del 2015 per le donne e dal 5,9% del 2012 al 5,6% del 2015 per gli uomini.

    Sia per le donne che per gli uomini le strade dove avvengono più incidenti stradali sono le strade urbane (71% per le donne e 70% per gli uomini); mentre sulle autostrade la percentuale di incidenti è identica al 6%. Situazione molto simile sulle altre strade: 23% per gli uomini e 21% per le donne.

    E le donne dimostrano di essere meno stressate degli uomini alla guida, infatti lo studio rileva che gli uomini al volante danno registrare un livello di stress di 7 volte superiore alle donne in situazioni di traffico.

    La ricerca poi rileva anche che il 50% degli italiani pensa che le donne trascurino l’auto, che il 50% crede che le donne siano insicure e che il 35% le ritiene distratte. A questi pregiudizi l’atteggiamento delle donne è diviso a metà. Infatti, il 45% delle donne risponde che è meglio dimostrarsi migliori, un altro 45% risponde che in realtà sono pregiudizi che non si possono cambiare. L’8% vorrebbe poi impedire l’uso dell’auto agli uomini e un restante 2% ritiene che sia meglio cominciare a diffondere pregiudizi verso gli uomini.

    In basso trovate il link e anche l’infografica con tutti i dati per intero. E diteci cosa ne pensate voi donne di questi dati e cosa ne pensate voi uomini, es e avete anche voi dei pregiudizi. Vi aspettiamo tra i commenti.

    Uomini e donne al volante: tutta la verità in un'infografica
    Infografica a cura di automobile.it

    infografica donne uomini automobile

  • Il sogno di 6 milioni di donne italiane è realizzarsi come imprenditrici

    Il sogno di 6 milioni di donne italiane è realizzarsi come imprenditrici

    Da una ricerca eBay-Ipsos emerge che 6 milioni di donne italiane, il 38%, immaginano il loro futuro da imprenditrici. Una percentuale tra le più alte in Europa. E una su due, il 53%, pensa di realizzare questo sogno grazie all’e-commerce.

    Domani è la Giornata della Donna e anche quest’anno non abbiamo voluto mancare il nostro impegno nel segnalarvi eventi a tema interessanti, che potete trovare qui. E sempre per restare in tema, oggi è stata resa nota una interessante ricerca che eBay ha commissionato a Ipsos, che ha analizzato il “desiderio di imprenditorialità” della popolazione femminile di tre paesi: Italia, Francia e Spagna. Ebbene, il dato che emerge subito dalla ricerca è che 6 milioni di italiane, il 38%, pensano ad un futuro da imprenditrici, una percentuale che risulta essere più alta di quella rilevata in Francia e Spagna, che si attestano rispettivamente al 29% e al 32%. E una su due, ossia il 53% delle aspiranti imprenditrici italiane pensa di realizzare il suo sogno di impresa grazie all’e-commerce.

    donne italiane imprenditrici business

    La ricerca mette in evidenza che le donne desiderose di realizzare un proprio business sono casalinghe, nel 33% dei casi, lavoratrici full-time (il 20%) e disoccupate (16%). Il 34% ha un’età compresa tra i 18 e i 35 anni e il 42% ha un’età tra i 36 e i 50 anni, e sono nella maggior parte dei casi donne con famiglia: ben il 44%, infatti, ha un partner e dei figli. Il 40%, inoltre, vive al sud e nelle isole, il 23% al nord ovest, il 20% al centro e il 17% al nord est.

    Ma cosa spinge le donne italiane a rincorrere il proprio sogno di realizzare un proprio business?

    Al primo posto c’è l’ambizione, il 58% delle donne che pensano a un futuro da imprenditrici ritiene che la via dell’imprenditorialità porti soddisfazione e realizzazione personale. Su questo incide anche la mancanza di alternative lavorative, come sostiene il 45% delle intervistate. La figura dell’imprenditrice, inoltre, ha per le donne una connotazione positiva, che viene identificata attraverso cinque attributi: coraggiosa, indipendente, hard-working, competente e determinata.

    Secondo le donne intervistate dalla ricerca, il successo lo si ottiene attraverso conoscenza approfondita del mercato (lo pensa il 51%),  attraverso l’attenzione verso il consumatore (il 31%) e l’abilità di innovare i processi di produzione (il 26%). A rappresentare un ostacolo alla realizzazione di questo sogno, al primo posto troviamo le tasse,lo pensa infatti il 63% delle aspiranti imprenditrici, e poi burocrazia, lo pensa il 39% delle intervistate.

  • #DonneCheContano, quando la trasparenza batte la violenza

    #DonneCheContano, quando la trasparenza batte la violenza

    “#DonneCheContano – sulla violenza voglio vederci chiaro” è un’iniziativa di ActionAid Italia, WISTER, Women for Intelligent and Smart TERritories, e D.i.Re., Donne in Rete contro la violenza, in tema di trasparenza nella gestione dei fondi pubblici stanziati per la lotta alla violenza sulle donne. L’appuntamento è per venerdì 20 novembre 2015, presso la Sala Monumentale di Palazzo Chigi.

    Parliamo ogni giorno di innovazione, concentrandoci principalmente su soluzioni ipertecnologiche, futuribili, “disruptive”, che spesso ci affascinano e fanno nascere in noi nuove esigenze, nuovi bisogni.
    L’innovazione non è solo questo ma qualcosa in più. È un processo in continuo divenire, è la costante ricerca di soluzioni ai nostri problemi e bisogni quotidiani.

    #DonneCheContano

    Gli OpenData non sono di per sé innovazione ma sono uno strumento che, insieme all’impegno, al confronto e alla partecipazione di tutti, può innescare quel processo virtuoso che permette di innovare realmente, di identificare e risolvere problemi, mettendo a sistema competenze, risorse ed esperienze.

    Un esempio di questo modo di innovare è “#DonneCheContano – sulla violenza voglio vederci chiaro”, un evento che vede unite tre realtà come ActionAid Italia, WISTER Women for Intelligent and Smart TERritories e D.i.Re. Donne in Rete contro la violenza.

    #donnechecontano donna solaIl problema da risolvere è la violenza sulle donne, un problema grave, una piaga sociale, la sua soluzione non è procrastinabile.

    L’evento è un’occasione di incontro e confronto tra associazioni e istituzioni sul tema della trasparenza nella gestione dei fondi pubblici stanziati per la lotta alla violenza sulle donne.
    #DonneCheContano è un’iniziativa di ActionAid Italia nata lo scorso anno; una piattaforma OpenData con l’obiettivo di rendere facilmente accessibili le informazioni sull’utilizzo delle risorse pubbliche stanziate per finanziare interventi e servizi di prevenzione e contrasto alla violenza sulle donne, su tutto il territorio italiano.

    All’evento, che si terrà presso la Sala Monumentale di Palazzo Chigi il prossimo 20 novembre, WISTER darà il suo contributo in tema di OpenData e trasparenza della comunicazione mettendo a disposizione il sapere di professioniste e professionisti della propria rete; l’associazione D.i.Re. mostrerà la propria analisi sui fondi arrivati realmente ai centri antiviolenza e condividerà la propria esperienza diretta sul campo.

    Un’esperienza, un metodo, dove gli steakeholders si riuniscono, si confrontano per rendere più efficaci le soluzioni ottimizzando lo sforzo di ognuno.

    L’evento sarà aperto dall’On. Giovanna Martelli, Consigliera per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio.

    Tra i relatori interverranno:

    • Livia Zoli (ActionAid)
    • Flavia Marzano (Wister | Stati Generali per l’Innovazione)
    • Titti Carrano (D.i.RE)
    • Alessandra Donnini (ETCware | Wister)
    • Rossana Scaricabarozzi (ActionAid Italia)
    • Maria Rosa Lotti (D.i.RE)
    • Antonella Pizzaleo (Regione Lazio)
    • Gianni Dominici (ForumPA)
    • Salvatore Marras (FormezPA)
    • Simona Lanzoni (Fondazione Pangea)
    • Nello Iacono (Stati Generali per l’Innovazione)
    • Francesca Maria Montemagno (FormaFutura | Wister)

    Il 20 novembre partecipiamo in tanti!
    L’iscrizione è gratuita ma obbligatoria: bit.ly/donnechecontano

    Per maggiori informazioni: donnechecontano.it

    Le donne che contano sono quelle che diventano importanti per le istituzioni e i cui diritti vengono promossi e rispettati.

  • Donne e Tecnologia, la loro presenza cresce del 238%

    Donne e Tecnologia, la loro presenza cresce del 238%

    Donne e Tecnologia, se ne discute molto anche perchè, di solito, quando si pensa alla tecnologia quasi sempre vengono in mente nomi al maschile. Ma questa indagine di Coupofy.com rivela un’altra realtà, e cioè che la presenza delle donne nel mondo della tecnologia cresce del 238% più veloce rispetto a quella degli uomini.

    Donne e Tecnologia, un tema su cui si discute spesso, per via della prevalente presenza maschile ai vertici delle più grandi aziende del settore. Non è un caso che quando ci si riferisce alla tecnologia allora vengono in mente nomi come Mark Zuckerberg o Steve Jobs, quasi mai una donna. Eppure sono già tante le donne che guidano aziende e settori importanti in colossi tecnologici. Ma evidentemente è ancora poco.

    donne-e-tecnologia

    Ma oggi proviamo a vedere, grazie all’aiuto di questa recente indagine fatta da Coupofy.com, e con l’infografica che trovate in basso, quale sia la situazione attuale. Ebbene, dalla ricerca, prendendo in considerazione le 8 aziende più importanti del settore, si evince che la presenza delle donne all’interno del mondo della tecnologia cresce del 238% più veloce rispetto a quella degli uomini. E sono sempre di più le donne che sono alla guida di aziende di successo.

    E questa tendenza la si evince anche dal numero delle startup che vengono mano a mano fondate. Ed è del 20% la media delle startup guidate da donne a livello globale. I livelli più alti, analizzando il dato anche dal punto di vista geografico, si riscontrano Chicago con il 30% a Boston con il 29%, un esempio a livello mondiale. Ma livelli alti si riscontrano anche nella Silicon Valley con una percentuale del 24%; Montreal e Los Angeles con il 22%. In Europa di rileva Parigi con il 21% e Londra con il 18%. E guardando il dato in generale, le startup fondate da donne sono passate dal 9,5% del 2009 al 18 del 2014, quasi il doppio in cinque anni.

    Come sappiamo sono già diverse le donne che guidano grandi aziende tecnologiche. Basti ricordare Marissa Mayer, CEO di Yahoo (tra l’altro la più giovane CEO ad entrare nella Fortune 500 a 37 anni); Meg Whitman, CEO di HP; Ginny Rometty, CEO di IBM; Susan Wojcicki, CEO di YouTube; e poi anche Sheryl Sandberg, COO di Facebook. Queste le 5 donne più potenti del settore ad oggi.

    Ma crescono anche le donne con ruoli di CIO (Chief Information Officer) e attualmente le troviamo in aziende come Ford, Walmart, AT&T.

    Ma ci sono anche altri dati utili a sapersi proprio perchè non se ne parla moltissimo. E nella ricerca infatti figurano donne come Stephanie Hannon, attuale CTO per la campagna presidenziale di Hillary Clinton, la prima donna ad occuparsi di campagne di questo tipo dal punto di vista digitale.

    I dati che potete vedere comunque nell’infografica sono tanti e rilevanti. Si segnalano anche le motivazioni per cui le donne non restano a lungo nel settore della tecnologia. Il 30% lascia per via di salari bassi, il 27% perchè hanno poco tempo da dedicare alla famiglia (altro tema molto discusso), il 22% perchè alla lunga preferisce fare altro, il 17% per via del cattivo ambiente in azienda, quindi per problemi con i colleghi o con il capo. E dove proseguono poi la loro carriera? Il 24% cambia settore, il 22% ritorna nella veste di libero professionista, il 20% si prende un po’ di tempo lasciando il lavoro e il 10% entra in una startup.

    Insomma, ci saranno sempre più donne nel mondo della tecnologia. Anche se questi dati possono sembrare poco rilevanti, si tratta comunque di grossi passi in avanti che fanno ben sperare.

    Allora, che ne pensate di questi dati?

    donne-tecnologia-infografica

     

     

     

  • E Pinterest comincia a piacere anche agli uomini

    E Pinterest comincia a piacere anche agli uomini

    pinterest-orologi

    Pinterest modifica le opzioni di ricerca cercando di attrarre gli uomini. Da sempre il sito è preferito dalle donne, ma rispetto allo scorso anno gli utenti di sesso maschile sono cresciuti del 73%. Solo nel mese di novembre 2014, un terzo dei nuovi utenti erano uomini.

    Sin dalla sua nascita, alla fine del 2011, Pinterest è stato molto attraente per le donne che da subito lo hanno eletto come proprio social network preferito. Qualche giorno fa, a proposito della interessante ricerca di Pew Research, si notava che a preferire Pinterest sono il 42% delle donne (negli Usa) contro il 13% degli uomini (in crescita dall’8% dell’anno precedente). Ma qualcosa sta cambiando e proprio Pinterest, sulla base dei propri dati interni, sta cominciando ad inserire delle opzioni in grado di attrarre il pubblico maschile.

    Ieri sul proprio blog ufficiale veniva annunciato un aggiornamento delle opzioni di ricerca dando la possibilità di poter effettuare ricerche rivolte anche solo agli uomini. Prima effettuando una ricerca i risultati che venivano fuori evidenziavano risultati interessanti per le donne. Ma oggi se proviamo ad effettuare una ricerca per “orologi” verrà fuori l’opzione “orologi uomo”  e una volta selezionata la stessa appariranno i tab, eliminabili, “orologi” “uomo”. In pratica vengono inseriti dei filtri per fare in modo che i risultati che potrebbero interessare il pubblico maschile siano facilmente individuabili.

    Modifiche che hanno quindi lo scopo di fare crescere gli utenti maschili sulla piattaforma. E segnali in questo senso ce ne sono stati. Infatti, solo nel mese di novembre 2014 Pinterest fa notare che un terzo dei nuovi iscritti era di sesso maschile e che la base utenti maschile è cresciuta in un anno del 73%. Segnali importanti, senza dubbio.

    Anche se, come già rilevato da comScore a dicembre 2014 (sempre riferito agli Usa), Pinterest resta una piattaforma orientata al mondo femminile. Infatti, sulla base di 72,5 milioni di utenti, il 71% è di sesso femminile e il 29% è di sesso maschile. Come potete notare dal grafico (elaborato da WSJ) tutti gli altri social network sono più o meno livellati, Facebook è LinkedIn sono quelli che più si avvicinano alla parità.

    utenti-pinterest-wsj

    Ci vorrà del tempo prima che Pinterest possa raggiungere i livelli degli altri social network, ma già aiutare gli uomini a fare da subito una selezione dei pins che interessano è uno strumento importante che invoglia il pubblico maschile. Tra l’altro va notato che crescono le categorie di pins più maschili come ad esempio i pins contenenti “geek” sono cresciuti del 175% in un anno; i pins con “auto e moto” sono cresciuti del 134% e i pins con “moda maschile sono aumentati del 122%. Inoltre, gli uomini hanno trascorso sul sito nel 2014 1,59 miliardi di minuti, cioè più di 4 volte il tempo trascorso l’anno precedente; mentre le donne vi hanno trascorso 4,94 miliardi di minuti, in crescita del 42% rispetto all’anno precedente.

    Se questo trend si dovesse confermare ed estendere, allora anche i brands dovranno ripensare le proprie strategie, sapendo che Pinterest comincia ad essere sempre più frequentato anche dagli uomini. Certo, bisognerà attendere.

    Ma voi che ne pensate? State cominciando anche voi ad usare di più Pinterest? Raccontateci la vostra esperienza.

  • Wister, la Rete delle Donne che parla di Innovazione e Tecnologia

    Wister, la Rete delle Donne che parla di Innovazione e Tecnologia

    Wister, Women for Intelligent and Smart TERritories, è la Rete delle Donne che vuole offrire momenti di partecipazione e confronto sui temi dell’Innovazione e Tecnologia. Una rete che in poco tempo è stata in grado di organizzare il primo evento gratuito, learning meeting, a Padula presso la Certosa di San Lorenzo, per venerdì 19 e sabato 20 Luglio

    wister_logoChi sono le Wister? Pur ricordando (volutamente) la parola Mister, parliamo di una rete costituita da sole donne. L’acronimo sta per Women for Intelligent and Smart TERritories e l’obiettivo è proprio quello di agevolare l’inclusione di genere nelle città che vogliono definirsi smart, oltre che promuovere politiche dell’innovazione sensibili alle differenze.

    La rete, nata pochi mesi fa, ha superato le 250 iscritte ed è nata da una mailing list personale di Flavia Marzano, presidente di Stati Generali dell’Innovazione (in alto, in copertina, potete vedere la breve intervista in cui la Marzano spiega come nasce Wister).

    In lista ci scambiavamo informazioni, commenti, proposte, segnalazioni di eventi riferiti alle tematiche di genere – afferma Flavia Marzano – e in particolare ci interessavano di nuove tecnologie”

    Dopo un primo partecipato intervento a Smart City Exhibition di Bologna a ottobre dell’anno scorso, è emersa l’esigenza di un nutrito gruppo di donne di farsi portavoce per avere garanzia di inclusione. E così la lista si è allargata e a ForumPA di maggio si è inaugurata ufficialmente la rete Wister, presente ora con un gruppo su Google+, su Facebook e Twitter.

    Presto avremo un nostro blog – continua Flavia – tramite il quale vogliamo promuovere le attività delle wisterine e informare le donne sulle opportunità offerte dalle nuove tecnologie”.

    wister-evento-d2d

    E proprio per colmare il gap di conoscenza che troppo spesso c’è tra donne e ICT è stato organizzato il primo learning meeting di Wister (http://d2dwister-eorg.eventbrite.it/), programmato per venerdì 19 e sabato 20 luglio presso la Certosa di San Lorenzo a Padula. “Donne e utilizzo dei Social Network” è il titolo di questo primo evento gratuito rivolto alle donne, promosso da Stati Generali dell’Innovazione, Rete Wister e Direzioni srl.

    Questo è solo un primo evento di molti che vogliamo organizzare – continua la leader delle Wister Flavia Marzano – e che sono finalizzati a consentire un agile scambio di saperi tra donne”.

    L’evento D2D (da donne a donne) vedrà la partecipazione di esperte a livello nazionale di innovazione e cultura digitale e sarà incentrato su social network, comunicazione, marketing e nuovi media anche attraverso esercitazioni pratiche guidate dalle docenti. Ad aprire il meeting venerdì alle ore 16 sarà Gennaro Miccio, Soprintendente per i Beni Architettonici e Paesaggistici di Salerno e Avellino, al quale seguirà Settimio Rienzo, amministratore di Direzioni srl, che aprirà i lavori. Toccherà a Flavia Marzano presentare la rete Wister e a Tiziana Medici, esperta in sviluppo locale e innovazione organizzativa, a presentare le docenti.

    wister programma evento d2d

    La seconda giornata, che inizierà alle 9, si svolgerà con tavoli di lavoro su Social Network, Community e Social, Comunicazione per P.A e Nuovi Media. Con Padula inizia il cammino delle Wister, impegnate nella presentazione di linee guida per le smart city di genere al prossimo Smart City Exhibition, il sostegno all’open data di genere e altre occasioni di formazione per le donne.

  • Donne Fuori Scena vince il contest #Noviolenza #Donne

    Donne Fuori Scena vince il contest #Noviolenza #Donne

    “#NoViolenza #Donne – Voce ai giovani. Una gara di Idee” il contest organizzato  da AIED Roma e Cocoon Projects  rivolto ai giovani allo scopo di raccogliere idee per combattere la violenza sulle donne ed il femminicidio si è concluso oggi con la vittoria di “Donne Fuori Scena”

    Una settimana fa vi abbiamo segnalato la bella iniziativa “#Noviolenza #Donne – Voce ai giovani. Una gara di Idee“, il contest che rivolgendosi proprio ai giovani li invitava a presentare idee e progetti per contrastare la violenza sulle donne e il femminicidio. Il contest si è concluso oggi a Roma, promosso dall’AIED (Associazione Italiana per l’Educazione Demografica) di Roma e dalla COCOON PROJECTS. Il concorso ha visto coinvolti 140 tra ragazzi e ragazze (119 donne e 21 uomini dai 18 ai 29 anni), e i progetti presentati sono stati 60 provenienti da 33 città italiane. E’ la prima volta che in Italia si sperimenta un contest di questo tipo ed è stata certamente una bella occasione per conoscere il pensiero e le proposte dei giovani su una problematica attualissima e drammatica. Siamo convinti anche noi che questo abbia un vero e proprio significato politico, culturale e sociale, che merita di essere rilevato ed analizzato e siamo convinti che creerà ancora di più sensibilizzazione attorno all’argomento.

    donne fuori scena #noviolenza-#donne

    Da sottolineare il fatto che i progetti presentati sono tutti molto diversi tra loro, ma alcuni aspetti ritornano frequentemente. Infatti, la maggior parte di essi prevede la necessità di creare attività in cui i ragazzi siano coinvolti molto di più, e in cui le scuole abbiano un ruolo centrale. Comune è l’attenzione a non lasciare sola chi ha subìto violenza, ma curarne, invece, l’accompagnamento e la tutela.

    Torna spesso l’importanza di organizzare una più fitta ed efficace rete di supporto e di contrasto da parte di istituzioni, forze dell’ordine, associazioni, centri antiviolenza. Infine, l’aspetto che colpisce, emerso da questo concorso che potrebbe essere assimilabile ad una ricerca, è il rifiuto dei giovani della visione vittima/carnefice, in quanto entrambi considerati parte di una società malata in cui un’educazione sbagliata, falsi valori e il perpetuarsi di vecchi stereotipi portano ai comportamenti ed ai fatti che sono cronaca quotidiana.

    Donne fuori scena” proposto da un team di 3 ragazze romane si è aggiudicato il premio di 10.000 euro, 3.000 euro in contanti e 7.000 euro in servizi di supporto alla definizione e all’avvio dei progetti erogati da COCOON PROJECTS per i tre mesi successivi all’evento.

    E’ un progetto multidisciplinare che parte dai testi delle drammaturghe di cinque diversi continenti” – spiega Valentina Rapetti, team leader di “Donne fuori scena” – “e si sviluppa nelle scuole, nei centri antiviolenza, nelle carceri”.

    Propongono laboratori teatrali e spettacoli itineranti che portano in scena la violenza nelle sue diverse forme, dall’uxoricidio alla violenza domestica e psicologica.

    Siamo molto soddisfatti del lavoro compiuto” – ha affermato il presidente dell’AIED di Roma, Luigi Laratta – perché abbiamo ascoltato la voce dei giovani, quasi sempre assente sui mezzi di comunicazione. Abbiamo così appreso e capito punti di vista differenti, un approccio nuovo alla violenza contro le donne e il femminicidio, di cui occorre senz’altro tener conto per una più completa e moderna visione del problema e di come contrastarlo”.

  • Libertà d’espressione e istigazione all’odio

    Libertà d’espressione e istigazione all’odio

    Capita spesso e purtroppo che il limite tra libertà di espressione e istigazione all’odio sia più vicino. E questo lo vediamo anche con episodi recenti sul web. La domanda è allora come garantire la libertà di espressione e annullare manifestazioni di odio. Ecco una nostra riflessione

    M’interrogo spesso sul confine fra la libertà di espressione e l’istigazione all’odio. Nella Germania nazista Geobbeles si servì della radio che divenne il principale media di propaganda dell’odio verso gli ebrei. La funzione della radio era sicuramente più virale rispetto a quella del cinema e della stampa, era già all’epoca un mezzo popolare fruibile anche dalle persone più povere. Questa campagna di disprezzo, insieme alla sistematica volontà di annientamento di un popolo, costò la vita a circa 6.000.000 di ebrei. Un totale di 11.000.000 di persone vennero uccise nei campi di concentramento, individui condannati per reati politici, testimoni di Geova, rom e omosessuali. Prima di loro 70.000 furono le persone disabili sterminate dal regime, vite che non meritavano di essere vissute, bambini nati non perfetti uccisi per essere studiati. Vennero sterilizzate 375.000 persone in quanto ritenute non degne di vita.

    libertà-espressione-facebook-twitter

    Questa immagine faceva parte di un manuale di biologia, il testo recita: “Stai sostenendo questo peso! Il costo di una persona affetta da malattia ereditaria fino al raggiungimento dei 60 anni è di circa 50.000 marchi” 

    Nel 1994 fu sempre la radio in Ruanda a fomentare l’odio, lo speaker Kantano ripeteva in continuazione che si dovevano seviziare e sterminare gli scarafaggi Tutsi con il risultato che in 100 giorni furono un milione le persone massacrate, perlopiù a colpi di macete.

    Recentemente nel nostro paese abbiamo assistito alla condanna e all’amnistia di un direttore di un giornale che aveva editato un articolo delirante in cui si condannava in pratica l’aborto di un’adolescente. In questi giorni abbiamo visto come la campagna dell’odio verso le donne, propagata da un sito, abbia fatto presa su un prete che ha sposato l’ennesima follia di un sedicente giornalista.

    Da tempo in rete viene segnalata una pagina che, usando un nome per trarre in inganno le persone, usa propinare argomentazioni falsate riguardo al tragico fenomeno del femminicidio negandone a priori l’esistenza.

    Numerosi sono i gruppi e le pagine su facebook che inneggiano al fascismo e al nazismo, pagine intrise di razzismo e di omofobia. Oltre queste ve ne sono altre che oltraggiano le persone in carne, i disabili, insomma ce n’è per tutti.

    In queste ore il governo francese si sta interrogando su eventuali misure da prendere riguardo all’uso su twitter di hastag inquietanti che hanno dato il via a tweet omofobi, antisemiti e razzisti.

    Mi è capitato ieri di leggere un post che condanna chi invoca la censura per tali deliri equiparando questa al fascismo. Mi chiedo però se il consentire di vomitare oscenità sia segno di apertura mentale o lassismo. Abbiamo visto in passato, anche in quello più recente, come il lasciar perdere sia costato caro a milioni di persone. Non credo che  misure restrittive come il carcere possano funzionare da deterrente, spesso chi viene condannato si attinge a martire e questo non fa che aumentate l’odio che ha motivato lui e i suoi simpatizzanti. Tuttavia non riesco a non provare indifferenza quando leggo qualcosa che lede la dignità delle persone, i diritti umani. Se offesa reagisco con i mezzi che ho, certamente il sentirmi ferita mi fa perdere lucidità, ma sento che l’indifferenza sarebbe per me ancora peggio. Mi chiedo spesso se sia solo una cerchia ristretta d’individui ad indignarsi e protestare e se questa possa o meno influenzare anche altri.

    Rammento benissimo i commenti razzisti che lessi nei giornali online quando, il 13 dicembre dello scorso anno, vennero uccisi due uomini senegalesi a Firenze. Ogni volta che leggo un articolo riguardo a vittime di violenza o di guerra noto l’affiorare di commenti pieni di odio, frasi vomitate per screditare altri, parole che offendono l’umanità intera.

    Non possiamo impedire che venga detto di tutto sulla pelle degli altri, ma io non posso che condannarlo, la mia morale me lo impone, me lo impone quello che mi hanno insegnato i miei genitori, quello che ho imparato sui libri di storia.

    L’odio è presente in rete, questa finestra non fa che amplificare e far sentire potenti chi costruisce siti, pagine o hastag offensivi. Qualcuno lo farà per uno stupido gioco, altri perché accecati da sentimenti negativi. E’ comunque un fenomeno sul quale ci dobbiamo interrogare, che non dobbiamo sottovalutare.

    Ricordo una frase di un film, Mississipi Burning, che racconta dell’indagine sulla sparizione di tre attivisti dei diritti civili negli anni 60 nel sud degli Stati Uniti, ad un certo punto la moglie di un appartenente al Klux Klux Klan dice: “L’odio non è qualcosa con cui si nasce, te lo insegnano fin da piccoli e con l’odio ci si cresce e io quell’odio l’ho sposato”.

    Si può scegliere chi sposare, l’educazione però ci viene impartita e siamo tutti soggetti al nostro ambiente che è fatto di persone, ma anche dai mezzi di comunicazione.