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  • X cede all’UE sulla spunta blu, in arrivo le misure correttive dopo la multa DSA

    X cede all’UE sulla spunta blu, in arrivo le misure correttive dopo la multa DSA

    X ha presentato alla Commissione UE le misure correttive sul sistema di verifica della spunta blu, tre mesi dopo la multa di 120 milioni di euro per violazione del Digital Services Act.

    Tre mesi dopo la prima sanzione della storia ai sensi del Digital Services Act, X ha comunicato a Bruxelles le misure correttive sul sistema delle spunte blu. La Commissione UE valuterà se le proposte sono sufficienti a risolvere il problema del design ingannevole che aveva portato alla multa di 120 milioni di euro.

    La decisione di X sulla spunta blu dopo la multa dell’UE

    Il 12 marzo 2026 il portavoce della Commissione UE, Thomas Régnier, ha confermato che X ha presentato le misure correttive relative al sistema di verifica delle spunte blu. La piattaforma di Elon Musk ha rispettato il termine di 60 giorni previsto dalla decisione di dicembre, scegliendo la via dell’adeguamento invece del ricorso legale che lo stesso Musk aveva annunciato.

    La Commissione ha fatto sapere che valuterà attentamente le proposte prima di pronunciarsi. Questo significa che la partita non è ancora chiusa. Infatti, Bruxelles potrebbe accettare le misure, chiedere modifiche, o ritenerle insufficienti.

    Ma il fatto stesso che X abbia presentato un piano correttivo, invece di impugnare la sanzione, rappresenta un cambio di rotta rispetto alla retorica dello scontro che aveva caratterizzato la reazione iniziale di Musk.

    X cede all'UE sulla spunta blu, in arrivo le misure correttive dopo la multa DSA
    X cede all’UE sulla spunta blu, in arrivo le misure correttive dopo la multa DSA

    Perché la spunta blu di X viola il Digital Services Act

    Come già ricordato, il problema centrale riguarda il cambiamento di significato della spunta blu senza un adeguato cambiamento del simbolo visivo.

    Quando la piattaforma si chiamava ancora Twitter, la spunta blu certificava che un account apparteneva davvero alla persona o all’organizzazione dichiarata. Era un sistema gratuito, gestito dalla piattaforma, che verificava l’identità prima di assegnare il simbolo.

    Dopo l’acquisizione da parte di Musk nel 2022, la spunta blu è diventata un servizio a pagamento accessibile a chiunque sottoscrivesse un abbonamento X Premium. La Commissione Europea ha stabilito che questo costituisce un dark pattern, ovvero un design ingannevole vietato dall’articolo 25 del DSA.

    Quindi, X ha mantenuto lo stesso simbolo pur cambiandone radicalmente il significato, sfruttando l’associazione logica consolidata negli utenti tra spunta blu e identità verificata.

    La decisione della Commissione, resa pubblica a fine gennaio grazie al rilascio da parte della House Judiciary Committee statunitense, descrive la trasformazione in termini precisi: X è passata da un sistema di conferma proattiva ed ex ante dell’identità, a uno in cui lo status verificato viene distribuito ad abbonati anonimi, con un approccio almeno parzialmente reattivo agli abusi di impersonificazione.

    La multa di 120 milioni e le tre violazioni contestate

    La sanzione di 120 milioni di euro, comminata il 5 dicembre 2025, lo ricorderete, riguardava tre violazioni distinte degli obblighi di trasparenza previsti dal Digital Services Act. La prima, quella sulla spunta blu, aveva un termine di 60 giorni per la presentazione delle misure correttive. Le altre due, relative all’opacità del registro pubblicitario e al mancato accesso ai dati per i ricercatori, avevano un termine di 90 giorni.

    Si tratta della prima sanzione della storia applicata a una Very Large Online Platform (VloP) ai sensi del DSA. L’importo, calcolato sulla base della natura delle violazioni, della loro gravità e della loro durata, è stato definito dalla Commissione come modesto ma proporzionato, ben al di sotto del massimo previsto dal regolamento che può arrivare fino al 6% del fatturato globale annuo.

    L’UE multa X anche per le spunte blu ingannevoli

    Cosa significa questa decisione per il DSA

    La scelta di X di presentare misure correttive invece di impugnare la sanzione in tribunale rafforza la credibilità del DSA come strumento di applicazione delle norme.

    Per la Commissione UE, la posta in gioco era alta: una lunga battaglia legale avrebbe potuto esporre debolezze procedurali, rallentare l’applicazione delle norme, dare argomenti a chi sostiene che l’UE regola troppo e innova troppo poco.

    Invece, almeno su questo fronte, si è arrivati a una forma di adeguamento. Non significa che il DSA abbia vinto in modo definitivo. Significa che il primo vero test del regolamento europeo sui servizi digitali si è concluso con una piattaforma che sceglie di conformarsi piuttosto che resistere.

    Le tensioni tra USA e UE sulla regolamentazione delle piattaforme

    Questa svolta tecnica non cancella le tensioni politiche tra Washington e Bruxelles.

    A dicembre, il vicepresidente americano J.D. Vance aveva attaccato duramente la decisione della Commissione, parlando di attacco alla libertà di parola e alle aziende americane. La retorica dello scontro tra modello europeo di regolamentazione e visione americana di libertà digitale resta accesa.

    Ma una cosa è la retorica pubblica, un’altra sono le scelte operative. La decisione di X di adeguarsi piuttosto che resistere suggerisce che il costo di ignorare le regole europee è considerato troppo alto, anche per chi ha le risorse per sostenere battaglie legali prolungate e anche in un momento di forte tensione politica transatlantica.

    Cosa resta da capire sul futuro della spunta blu in UE

    La Commissione non ha comunicato tempi per la valutazione delle misure proposte da X. Non sappiamo se la piattaforma intenda modificare il sistema delle spunte blu solo per gli utenti europei o a livello globale. E non sappiamo se il cambiamento sarà sostanziale, con un ritorno a forme di verifica dell’identità, o se si limiterà a interventi sull’interfaccia per chiarire il significato del simbolo.

    Restano aperte anche le altre indagini su X. La Commissione UE sta ancora esaminando la gestione dei contenuti illegali e il funzionamento dell’algoritmo di raccomandazione, con particolare attenzione ai rischi di radicalizzazione. Su questi fronti non sono ancora state raggiunte conclusioni preliminari.

    Per ora, quello che possiamo dire è che il primo round tra X e il DSA si è concluso con un adeguamento, invece di uno scontro. Resta da vedere se questa scelta segna un cambio di strategia duraturo o si tratta di una pausa tattica. Molto probabile che X, e quindi Elon Musk, abbia agito sapendo bene che il mercato UE resta ancora importante per la piattaforma.

  • La Commissione UE accusa TikTok: il design dell’app crea dipendenza

    La Commissione UE accusa TikTok: il design dell’app crea dipendenza

    La Commissione UE accusa TikTok di violare il DSA. Scroll infinito, autoplay e algoritmo creano dipendenza nei minori. ByteDance respinge le accuse e annuncia battaglia legale. Rischio multa miliardaria.

    La Commissione UE ha formalizzato le contestazioni a TikTok per violazione del Digital Services Act. Al centro della contestazione c’è l’architettura stessa della piattaforma di ByteDance, progettata secondo Bruxelles per massimizzare il tempo di permanenza degli utenti attraverso meccanismi che sfruttano le vulnerabilità psicologiche.

    Non si tratta di una multa, almeno non ancora. Ma le conclusioni preliminari della Commissione aprono una fase decisiva del procedimento formale avviato il 19 febbraio 2024, quasi due anni fa.

    La vicenda si inserisce in un contesto europeo sempre più deciso a intervenire sulla regolamentazione delle piattaforme social, con particolare attenzione alla tutela dei minori.

    Una accelerazione che arriva pochi giorni dopo l’annuncio della Spagna di voler vietare i social ai minori di 16 anni, seguendo l’esempio dell’Australia che dal 10 dicembre 2025 ha introdotto il divieto più stringente al mondo in questo contesto.

    Cosa contesta la Commissione UE a TikTok

    Le funzionalità sotto accusa sono quattro e rappresentano i pilastri dell’esperienza utente su TikTok. E cioè: lo scorrimento infinito, la riproduzione automatica dei video, le notifiche push e il sistema di raccomandazione altamente personalizzato.

    Secondo l’indagine della Commissione, TikTok non ha valutato adeguatamente come queste caratteristiche possano danneggiare il benessere fisico e mentale degli utenti, inclusi minori e adulti vulnerabili.

    La commissione, nel dare notizia delle contestazioni, utilizza un’espressione efficace per descrivere il meccanismo: queste funzionalità “premiano” costantemente gli utenti con nuovi contenuti, alimentando l’urgenza di continuare a scorrere e spostando il cervello in “modalità pilota automatico”.

    Ricerche scientifiche recenti dimostrano che questo può portare a comportamenti compulsivi e ridurre l’autocontrollo degli utenti. Non si tratta un’accusa generica, la Commissione cita dati specifici che TikTok avrebbe ignorato nella propria valutazione dei rischi, come il tempo che i minori trascorrono sulla piattaforma di notte e la frequenza con cui gli utenti aprono l’app.

    La Commissione UE accusa TikTok: il design dell'app crea dipendenza
    La Commissione UE accusa TikTok: il design dell’app crea dipendenza

    Gli strumenti di protezione di TikTok non funzionano

    Un punto centrale delle contestazioni riguarda l’inefficacia delle misure di mitigazione già presenti sulla piattaforma. Gli strumenti di gestione del tempo sullo schermo, secondo la Commissione, sono facili da aggirare e introducono frizioni limitate.

    I controlli parentali richiedono tempo e competenze da parte dei genitori per essere attivati, risultando nella pratica poco efficaci. In sintesi, TikTok “sembra non attuare misure ragionevoli, proporzionate ed efficaci per attenuare i rischi derivanti dalla sua progettazione che crea dipendenza“.

    La Commissione ritiene che TikTok debba “modificare la struttura di base del suo servizio“. Le soluzioni indicate sono radicali: disabilitare nel tempo le funzionalità che creano dipendenza come lo scroll infinito; attuare interruzioni temporali dello schermo efficaci anche durante la notte; e adattare il sistema di raccomandazione.

    Si tratta di interventi che toccherebbero il cuore stesso dell’app, ossia quelle caratteristiche che hanno reso TikTok un fenomeno globale con oltre 200 milioni di utenti solo in Europa.

    La risposta di TikTok e i prossimi passi

    TikTok ha respinto le contestazioni con toni decisi.

    Le indagini preliminari della Commissione descrivono la nostra piattaforma in modo completamente falso e privo di fondamento“, ha dichiarato un portavoce, annunciando che l’azienda “adotterà tutto il necessario per contrastare tali accuse con ogni mezzo a disposizione“. Una posizione di scontro frontale che anticipa una battaglia legale.

    TikTok ha ora la possibilità di esercitare il proprio diritto alla difesa, esaminando i documenti del fascicolo e rispondendo per iscritto alle constatazioni preliminari.

    Parallelamente sarà consultato il Comitato UE per i servizi digitali. Se le violazioni venissero confermate, la Commissione potrebbe infliggere un’ammenda fino al 6% del fatturato mondiale annuo di ByteDance.

    Considerando che nel 2024 il gruppo ha registrato ricavi per 155 miliardi di dollari, si tratterebbe potenzialmente di una cifra che potrebbe superare i 9 miliardi di euro.

    Il contesto: due anni di indagini su più fronti

    Le contestazioni odierne fanno parte di un procedimento più ampio avviato nel febbraio 2024. L’indagine copre diversi aspetti della piattaforma: oltre al design che crea dipendenza, la Commissione sta esaminando l’”effetto coniglio” (rabbit hole) dei sistemi di raccomandazione, il rischio che i minori abbiano esperienze inadeguate all’età a causa di una falsa rappresentazione della loro età, e gli obblighi delle piattaforme di garantire un elevato livello di privacy, sicurezza e protezione per i minori.

    Non tutto il procedimento è ancora aperto. La parte sulla trasparenza pubblicitaria è stata chiusa nel dicembre 2025 mediante impegni vincolanti accettati dalla Commissione, permettendo a TikTok di evitare una sanzione su quel fronte.

    Nell’ottobre 2025 erano già state adottate conclusioni preliminari sull’accesso ai dati pubblici per i ricercatori, contestando alla piattaforma scarsa trasparenza.

    Il procedimento odierno rappresenta quindi il tassello più significativo di un puzzle normativo che si sta componendo da quasi due anni.

    I Paesi UE accelerano sulla protezione dei minori

    Le contestazioni a TikTok si inseriscono in un contesto europeo in rapida evoluzione sulla tutela dei minori online. L’Australia ha fatto da apripista mondiale introducendo il 10 dicembre 2025 il divieto di accesso ai social per gli under 16, con risultati che i regolatori definiscono “incoraggianti”: le piattaforme hanno eliminato circa 4,7 milioni di account di minori in un solo mese.

    In Europa, la Francia ha approvato il 27 gennaio il divieto per i minori di 15 anni. La Spagna ha annunciato martedì scorso, per voce del premier Pedro Sanchez, l’intenzione di vietare i social ai minori di 16 anni, definendo le piattaforme “uno Stato fallito dove si ignorano le leggi e si tollerano i reati”.

    Si muovono anche Danimarca, Austria, Grecia e Portogallo, creando quella che Sanchez ha definito una “coalizione dei volenterosi digitali”. La Commissione UE sta sviluppando un’applicazione per la verifica dell’età online, in sperimentazione in Italia, Francia, Spagna, Grecia e Danimarca, che dovrebbe essere disponibile negli app store entro marzo.

    Il senso di questa decisione, Henna Virkkunen

    Henna Virkkunen
    Henna Virkkunen

    La dichiarazione della vicepresidente Henna Virkkunen, responsabile per la Sovranità tecnologica, la sicurezza e la democrazia, sintetizza la filosofia dietro questa azione:

    La dipendenza dai social media può avere effetti dannosi sulle menti in via di sviluppo di bambini e adolescenti. La legge sui servizi digitali rende le piattaforme responsabili degli effetti che possono avere sui loro utenti. In Europa applichiamo la nostra legislazione per proteggere i nostri figli e i nostri cittadini online“.

    Un messaggio chiaro che si inserisce nel solco della multa da 120 milioni di euro inflitta a X (ex Twitter) nel dicembre scorso, la prima sanzione nella storia del DSA.

    La differenza è che qui la Commissione non contesta solo violazioni di trasparenza, ma mette in discussione l’architettura stessa di una piattaforma.

    La domanda di fondo è se questo modello sia compatibile con la tutela della salute mentale degli utenti, in particolare dei più giovani. La Commissione UE con questo provvedimento sembra aver preso una posizione chiara.

    Il dibattito è destinato a proseguire ben oltre i confini di questo singolo caso, perché le funzionalità contestate non sono esclusive solo di TikTok.  Come abbiamo raccontato più volte qui su questo blog, il processo di tiktokizzazione ha influenzato ormai tutto lo scenario dei social media.

    Instagram Reels, YouTube Shorts, e altre piattaforme utilizzano meccanismi simili. Se le violazioni venissero confermate, potrebbe crearsi un precedente normativo che potrebbe applicarsi all’intero settore.

  • La UE apre un’indagine su X per le immagini di nudo di Grok

    La UE apre un’indagine su X per le immagini di nudo di Grok

    La Commissione UE ha deciso di aprire un’indagine sulle immagine di nudo generate dall’intelligenza artificiale Grok. L’indagine si estende anche ai sistemi di raccomandazione basati sull’intelligenza artificiale di xAI. X rischia sanzioni fino al 6% del fatturato globale.

    Era una questione di tempo e quel tempo è arrivato oggi. Infatti, la Commissione Europea ha aperto un’indagine formale su X per la diffusione di materiale sessualmente esplicito generato dal chatbot Grok.

    L’indagine viene condotta ai sensi del Digital Services Act, lo stesso regolamento che a dicembre ha portato alla prima multa della storia per X ai sensi del DSA.

    Ma questa volta la posta in gioco è decisamente più alta. Non si tratta più di spunte blu ingannevoli o di registri pubblicitari incompleti. Si parla di deepfake non consensuali che coinvolgono donne e minori; di immagini generate a un ritmo industriale; di una tecnologia rilasciata senza i filtri minimi necessari a prevenirne l’abuso.

    La UE apre un'indagine su X per le immagini di nudo di Grok
    La UE apre un’indagine su X per le immagini di nudo di Grok

    Le parole di Bruxelles non lasciano spazio a interpretazioni

    Henna Virkkunen, vicepresidente esecutiva della Commissione responsabile per sovranità tecnologica, sicurezza e democrazia, ha usato parole senza mezzi termini. I deepfake sessuali non consensuali di donne e bambini rappresentano “una forma violenta e inaccettabile di degradazione”.

    E ha aggiunto che l’indagine servirà a determinare “se X ha rispettato i propri obblighi legali ai sensi del DSA, oppure se ha trattato i diritti dei cittadini europei, inclusi quelli di donne e minori, come danni collaterali del proprio servizio”.

    Danni collaterali. È un’espressione che chi segue questa vicenda da settimane sa bene a cosa si riferisce. Perché è esattamente quello che è successo.

    Come avevo illustrato all’inizio di gennaio nell’articolo sulle migliaia di immagini di nudo generate da Grok, le stime indicavano che Grok stava generando circa 6.700 immagini sessualizzate all’ora, un ritmo 84 volte superiore a quello degli altri cinque principali siti specializzati in questo tipo di contenuti. L’85% delle immagini generate era di natura sessuale. E le vittime non avevano alcuno strumento per difendersi.

    L’indagine si allarga ai sistemi di raccomandazione

    C’è un secondo aspetto dell’annuncio di oggi che merita attenzione. La Commissione ha anche esteso un’indagine già in corso, avviata a dicembre 2023, per verificare se X abbia valutato e mitigato correttamente tutti i rischi sistemici legati ai suoi sistemi di raccomandazione.

    In particolare, i regolatori vogliono capire quale sarà l’impatto del passaggio al nuovo sistema basato interamente su Grok.

    Questo è un punto che avevo approfondito analizzando come cambia l’algoritmo di X con Grok nel 2026.

    A ottobre 2025 Musk aveva annunciato che entro poche settimane tutte le euristiche manuali sarebbero state eliminate, lasciando all’intelligenza artificiale il compito di analizzare e raccomandare contenuti. Quel codice è ora pubblico su GitHub, e la transizione è completata. Ma una cosa è pubblicare il codice, un’altra è garantire che il sistema non amplifichi contenuti dannosi o illegali.

    La Commissione ha chiarito che X potrebbe dover affrontare misure provvisorie se non apporterà modifiche significative al proprio servizio. È un avvertimento che non era mai stato formulato in questi termini.

    La risposta tardiva di xAI

    La difesa di X si basa su quanto comunicato a metà gennaio. La società ha dichiarato di aver implementato misure tecniche per impedire all’account Grok su X di consentire la modifica di immagini di persone reali in abbigliamento succinto.

    Ha inoltre limitato la creazione di immagini ai soli abbonati paganti e bloccato la generazione di questo tipo di contenuti nelle “giurisdizioni dove è illegale”, senza però specificare quali siano queste giurisdizioni.

    Come avevo scritto nell’analisi su Grok e la spunta blu che non rende sicura la generazione di immagini, spostare la funzionalità dietro un paywall non è una misura di sicurezza. Significa in buona sostanza, avallare la monetizzazione dell’abuso. La spunta blu non funziona come filtro morale, e i dati lo dimostrano. Lo ricordiamo ancora una volta, l’utente che ha chiesto a Grok di manipolare l’immagine della donna uccisa a Minneapolis era un abbonato verificato.

    Il contesto internazionale si fa sempre più ostile

    Ma l’UE non è la sola a procedere in questa direzione. Anche Regno Unito, India, Malesia e altri paesi stanno conducendo indagini parallele.

    In Francia, la procura di Parigi ha esteso un’indagine su X per includere accuse secondo cui Grok sarebbe stato usato per generare e diffondere materiale pedopornografico. In California, il governatore Newsom ha chiesto al procuratore generale di indagare su xAI.

    E proprio nel Regno Unito, dove il governo UK ha varato la legge contro i deepfake di Grok, si è compiuto un passo decisivo. La nuova norma prevede pene detentive fino a due anni per chiunque generi deepfake intimi non consensuali, a prescindere dall’intento di condividerli. Diventa illegale anche la distribuzione di software di “denudazione”. E le piattaforme rischiano sanzioni fino al 10% del fatturato globale annuo attraverso l’Online Safety Act.

    Il Regno Unito si posiziona così come il primo mercato occidentale a criminalizzare l’intero ciclo di vita del deepfake, dalla progettazione del software alla sua distribuzione, fino alla generazione della singola immagine.

    Cosa succede ora

    L’indagine della Commissione valuterà se X ha correttamente valutato e mitigato i rischi associati all’implementazione delle funzionalità di Grok nell’Unione Europea. Il DSA impone alle piattaforme di grandi dimensioni di identificare, analizzare e mitigare i rischi sistemici derivanti dai propri servizi.

    Se la Commissione dovesse concludere che X ha violato questi obblighi, le sanzioni potrebbero arrivare fino al 6% del fatturato globale annuo.

    Assumendo che il fatturato globale 2025 di X è, secondo le stime, di 2,9 miliardi di dollari, il 6% sarebbe in sostanza 174 milioni di dollari. Vale a dire, circa 146,5 milioni di euro.

    Ma c’è di più. La multa di dicembre, 120 milioni di euro, era stata definita dalla stessa Commissaria Virkkunen come “modesta ma proporzionata”. Questa nuova indagine riguarda violazioni di natura completamente diversa.

    Infatti, non si tratta di trasparenza pubblicitaria o di accesso ai dati per i ricercatori, pur sempre temi di una certa rilevanza. Si tratta della diffusione di contenuti che, nelle parole dei regolatori UE, costituiscono “una forma di violenza”.

    La scelta di Musk di posizionare Grok come un’intelligenza artificiale “spicy”, con meno restrizioni, si scontra ora con un ecosistema normativo che non concede più sconti.

    Il vero vantaggio competitivo per chi sviluppa intelligenza artificiale, oggi, non risiede nella libertà assoluta di generare qualsiasi contenuto. Ma risiede nella capacità di costruire sistemi sicuri per design.

    Anche questo concetto, proprio in virtù dell’apertura di queste indagini, è utile ribadire.

    Le aziende che sapranno garantire che la loro tecnologia non possa essere usata come arma di aggressione digitale saranno quelle in grado di operare in un mercato che, da oggi, ha regole molto più stringenti.

    E questa è forse la lezione più importante di questa vicenda. Le conseguenze delle scelte di progettazione ricadono sempre su qualcuno. E quando ricadono sulle vittime, lo Stato interviene.

  • Grok, la spunta blu non rende sicura la generazione di immagini

    Grok, la spunta blu non rende sicura la generazione di immagini

    X ha ufficialmente limitato la creazione di immagini ai soli utenti Premium. Una mossa che non sorprende, ma che sposta semplicemente la violenza digitale dietro un abbonamento, confermando che la sicurezza per Elon Musk è un servizio accessorio e non un requisito strutturale.

    Dopo le polemiche, inevitabili, X ha deciso finalmente di operare su quello che è diventata una grave emergenza. Il fenomeno della modifica delle immagini attraverso messaggi testuali a Grok (la IA di xAI) ha assunto dimensioni allarmanti e i dati che ho raccolto nell’articolo di ieri lo dimostrano.

    Grok, la generazione di immagini su X solo per abbonati a Premium

    Ebbene, il messaggio apparso agli utenti nelle ultime ore mostra questo atteso, ma comunque tardivo, cambio di passo: “La generazione e la modifica di immagini sono attualmente limitate agli abbonati paganti”. Questa restrizione arriva, ricordiamolo, dopo una settimana di critiche globali e pressioni senza precedenti da parte del governo britannico e della Commissione Europea.

    Grok, la spunta blu non rende sicura la generazione di immagini
    Il messaggio di Grok in risposta alla richiesta di account non abbonati a X

    Come abbiamo visto, la “spunta blu” non funziona come una sorta di filtro morale. L’utente che ha chiesto di manipolare l’immagine della donna uccisa a Minneapolis, un esempio che definisce il punto più basso di questa deriva tecnologica, era proprio un utente abbonato. Limitare l’accesso a chi paga significa ammettere che, una volta abbonato, la dignità delle persone rimane un territorio di conquista privo di filtri.

    Grok e l'immagine della ragazza uccisa a Minneapolis
    Grok e l’immagine della ragazza uccisa a Minneapolis
    Grok e l'immagine della ragazza uccisa a Minneapolis
    Grok e l’immagine della ragazza uccisa a Minneapolis

    I numeri allarmanti dell’emergenza su X

    I dati, ricordati ieri, che emergono dalle ultime inchieste delineano un quadro di abuso sistemico che nessuna limitazione di accesso sembra aver ancora frenato:

    • 6.700 immagini sessualizzate all’ora: è il ritmo di generazione rilevato da ricercatori citati da Bloomberg durante i picchi di attività di questa settimana.

    • 3/4 delle richieste analizzate: secondo una ricerca del Trinity College di Dublino, circa il 75% dei prompt raccolti riguardava la richiesta di “denudare” o sessualizzare donne e minori.

    • 800 contenuti pedopornografici o violenti: rintracciati dall’organizzazione AI Forensics tramite l’app “Grok Imagine”, che sembra mantenere maglie ancora più larghe rispetto all’interfaccia standard.

    La posizione UE: “Non è piccante, è illegale”

    Bruxelles ha già chiarito che non accetterà soluzioni di comodo. Thomas Regnier, portavoce della Commissione Europea per il digitale, è stato categorico definendo i contenuti generati “disgustosi” e “illegali”, sottolineando che la narrazione di Musk su una “IA piccante” non ha basi giuridiche in Europa.

    La Commissione ha già ordinato a X di conservare tutti i documenti interni e i dati relativi a Grok fino alla fine del 2026 per facilitare le indagini in corso. Il rischio per la piattaforma è altissimo:

    1. Sanzioni DSA: dopo la multa di 120 milioni di euro ricevuta a dicembre 2025, X rischia ora sanzioni fino al 10% del fatturato globale.

    2. Online Safety Act (UK): il primo ministro Keir Starmer ha dichiarato che Ofcom ha il pieno supporto per agire, inclusa la possibilità di richiedere il blocco della piattaforma nel Regno Unito.


    Grok, la spunta blu non rende sicura la generazione di immagini
    Grok, la spunta blu non rende sicura la generazione di immagini

    Oltre il paywall: la sicurezza come vantaggio competitivo

    In definitiva, l’errore di fondo rimane la scelta di aver rilasciato in uso a chiunque uno strumento così potente senza alcun tipo di filtro semantico e contestuale. Lo spostamento della funzionalità dietro un paywall non è una misura di sicurezza, ma una monetizzazione dell’abuso. Oltre che una foglia di fico.

    Il vero vantaggio competitivo per chi sviluppa Intelligenza Artificiale oggi non risiede nella “libertà assoluta” di generare orrori, ma nella capacità di costruire sistemi sicuri per design (safety-by-design).

    Le aziende che sapranno garantire che la loro tecnologia non possa essere usata come arma di aggressione digitale saranno quelle in grado di procedere all’interno di un ecosistema normativo che, da oggi, non concede più sconti.

  • Grok ha generato migliaia di immagini di nudo, e non solo

    Grok ha generato migliaia di immagini di nudo, e non solo

    La situazione ormai si è trasformata in un’emergenza. Grok in pochi giorni ha generato 6.700 immagini sessualizzate all’ora. Vale a dire 84 volte più degli altri siti di deepfake. E le vittime non hanno strumenti per difendersi. L’ultimo caso riguarda anche la vicenda di Minneapolis.

    Pochi giorni fa avevo raccontato in un post cosa stava accadendo su X con la nuova funzionalità “Edit Image” di Grok.

    Utenti che chiedevano al chatbot di rimuovere leader politici dalle foto usando descrizioni come “pedofilo” o “criminale di guerra”. Immagini di donne modificate per “svestirle” digitalmente. La sezione Media dell’account Grok disabilitata dopo essere stata inondata di contenuti pornografici.

    Avevo scritto che il problema era strutturale. Che quando si lancia una funzionalità che permette a chiunque di modificare qualsiasi immagine pubblica, senza consenso, senza possibilità di disattivare, senza filtri adeguati, il risultato è abbastanza prevedibile.

    Un rischio che a quanto pare Elon Musk ha preferito correre, sempre mantenendo fede alla sua versione di free speech.

    Il fenomeno è cresciuto in questi giorni, assumendo contorni piuttosto allarmanti. Ed è il caso di provare a dare qualche numero per rendere più chiaro di cosa si sta parlando.

    Ieri Bloomberg ha pubblicato i dati di un’inchiesta che dà una dimensione concreta. E i numeri sono peggiori di quanto si potesse immaginare.

    Grok ha generato migliaia di immagini di nudo, e non solo
    Grok ha generato migliaia di immagini di nudo, e non solo

    Su X 6.700 immagini sessuali all’ora generate da Grok

    Secondo l’analisi condotta da Genevieve Oh, ricercatrice specializzata in deepfake, tra il 5 e il 6 gennaio 2026 Grok ha generato circa 6.700 immagini all’ora identificate come sessualmente allusive o che “spogliano” digitalmente le persone.

    Per comprendere la portata, gli altri cinque principali siti per questo tipo di contenuti hanno registrato una media di 79 nuove immagini all’ora nello stesso periodo. Grok ne produce 84 volte di più.

    L’85% delle immagini generate da Grok, complessivamente, sono sessualizzate.

    Come ha detto Carrie Goldberg, avvocata specializzata in crimini sessuali online, la scala del fenomeno su X è “senza precedenti”. Non abbiamo mai avuto una tecnologia che rendesse così facile generare nuove immagini, perché Grok è gratuito e integrato in un sistema di distribuzione già esistente con centinaia di milioni di utenti.

    Ma il peggio sembra non essere su X

    Ma quello che succede su X è solo la parte visibile del problema. Wired ha rivelato che sul sito web e sull’app di Grok la situazione è molto peggiore.

    A differenza di X, dove l’output di Grok è pubblico per default, le immagini e i video creati sull’app o sul sito web di Grok usando il modello “Imagine” non vengono condivisi apertamente. Ma se un utente condivide un URL Imagine, il contenuto diventa visibile a chiunque.

    Wired ha analizzato un archivio di circa 1.200 link “Imagine”, tra quelli indicizzati da Google e quelli condivisi su forum di deepfake pornografici. Ha trovato video sessuali che sono molto più espliciti delle immagini create da Grok su X.

    Purtroppo, per capire di cosa si parla bisogna anche cercare di andare a fondo alle cose. E spesso non è bello, ma è necessario.

    Alcuni esempi di Grok Image raccapriccianti

    Un video fotorealistico ospitato su Grok.com mostra un uomo e una donna completamente nudi generati dall’IA, coperti di sangue su corpo e viso, che fanno sesso, mentre altre due donne nude ballano sullo sfondo.

    Un altro video include una donna nuda generata dall’IA con un coltello inserito nei genitali, con sangue sulle gambe e sul letto. Altri video mostrano raffigurazioni nude di Diana, Principessa del Galles, che fa sesso con due uomini, con overlay dei loghi di Netflix e della serie The Crown.

    Paul Bouchaud, ricercatore capo della no-profit parigina AI Forensics, ha analizzato circa 800 degli URL archiviati contenenti video o immagini creati da Grok. “Sono in modo schiacciante contenuti sessuali“, ha detto. “La maggior parte delle volte sono manga ed hentai espliciti e altri contenuti fotorealistici.”

    Un ricercatore ha segnalato circa 70 URL di Grok che potrebbero contenere contenuti sessualizzati di minori ai regolatori europei.

    Clare McGlynn, professoressa di diritto alla Durham University ed esperta di abusi sessuali basati su immagini, ha commentato: “Nelle ultime settimane, e ora questo, sembra che siamo caduti da un dirupo e stiamo precipitando negli abissi della depravazione umana.

    Le vittime non possono difendersi

    Bloomberg, riportare i dati dell’analisi visti all’inizio, racconta diversi casi concreti. Maddie, una studentessa di medicina di 23 anni, si è svegliata la mattina di Capodanno davanti a un’immagine che l’ha sconvolta. Aveva pubblicato su X una foto con il fidanzato in un bar. Due sconosciuti l’hanno modificata usando Grok. Il primo ha chiesto di rimuovere il fidanzato e metterla in bikini. Il secondo ha chiesto di sostituire il bikini con un filo interdentale.

    Maddie ha segnalato le immagini a X tramite i sistemi di moderazione. Non ha mai ricevuto risposta. Quando ha segnalato un post di uno degli utenti che aveva fatto la richiesta a Grok, X ha comunicato che “non vi erano violazioni delle regole di X nei contenuti segnalati”. Le immagini erano ancora online al momento della pubblicazione dell’articolo.

    Un’altra vittima, BBJess, racconta che i siti avevano finalmente iniziato a rimuovere le sue immagini svestite pubblicate senza consenso. Ma Grok la scorsa settimana ha dato il via a una nuova ondata. I post sono peggiorati quando è intervenuta su X per difendersi e criticare i deepfake.

    Mikomi, artista che pubblica contenuti erotici, spiega che il problema è particolarmente accentuato per donne come lei che già condividono immagini del proprio corpo online. Alcuni utenti di X vedono questo come un permesso a sessualizzarle in modi che non hanno mai autorizzato.

    Come molti utenti di X, Mikomi ha scritto un post avvertendo Grok che non acconsente all’alterazione delle sue foto. “Non funziona”, ha detto. “Bloccare Grok non funziona. Niente funziona.” Non può abbandonare la piattaforma perché è vitale per il suo lavoro.

    “Cosa dovrei fare? Vuoi che perda il mio lavoro?”

    La differenza con gli altri chatbot

    Come già sottolineato, a differenza di altri chatbot, Grok non impone limiti efficaci agli utenti e non li blocca dal generare contenuti sessualizzati di persone reali, compresi i minori.

    Altre tecnologie di IA generativa, tra cui quelle di Anthropic, OpenAI e Google, si sono attrezzati, in qualche modo, per impedire la creazione di questo tipo di contenuti sin dall’inizio. Ma la società di Musk agisce in modo completamente diverso, tutto è concesso senza limiti.

    Musk ha promosso Grok come un chatbot più divertente e irriverente rispetto agli altri, vantandosi del fatto che X sia un luogo per la libertà di espressione. Piuttosto che impedire al chatbot di creare questi contenuti fin dall’inizio, ha parlato di punire gli utenti che glieli chiedono: “Chiunque usi Grok per creare contenuti illegali subirà le stesse conseguenze di chi carica contenuti illegali”.

    Ma questo non lascia molte opzioni alle vittime.

    La risposta delle istituzioni UE

    L’Unione Europea ha deciso di intervenire su questo caso.

    La Commissione Europea ha infatti ordinato a X di conservare tutti i documenti interni e i dati relativi a Grok fino alla fine del 2026. Il portavoce Thomas Regnier ha spiegato il senso dell’ordine: “Questo significa dire a una piattaforma: conserva i tuoi documenti interni, non liberartene, perché abbiamo dubbi sulla tua conformità“.

    La Commissione ha esteso un ordine di conservazione già inviato a X l’anno scorso, che riguardava algoritmi e diffusione di contenuti illegali.

    È un passaggio che si inserisce in un percorso già avviato. Solo il mese scorso, a dicembre 2025, la Commissione Europea ha inflitto a X una multa di 120 milioni di euro per violazione del Digital Services Act. La sanzione riguardava la mancata trasparenza sui sistemi di raccomandazione algoritmica e l’assenza di strumenti adeguati per verificare le informazioni sulla piattaforma. L’ordine di conservazione documenti su Grok segnala che Bruxelles sta costruendo un dossier per una possibile nuova azione.

    Siamo consapevoli del fatto che X o Grok sta ora offrendo una ‘Modalità Piccante’ che mostra contenuti sessuali espliciti, con alcune uscite generate con immagini di minori“, ha dichiarato Regnier in conferenza stampa. “Questo non è piccante. Questo è illegale.”

    Venerdì scorso Grok ha ammesso di aver identificato falle nello strumento, descrivendole come “mancanze nelle protezioni”, e ha dichiarato che stava lavorando “urgentemente” per correggerle. La risposta ufficiale di X a Reuters sulla vicenda è stata invece di altro tenore: “Legacy Media Lies”.

    Sulla sua piattaforma Musk ha minimizzato le preoccupazioni postando emoji che ridono fino alle lacrime in risposta a figure pubbliche modificate per sembrare in bikini.

    Nel frattempo, altri enti regolatori si stanno muovendo.

    Ofcom, l’autorità britannica per le comunicazioni, ha contattato urgentemente X e xAI per capire quali misure abbiano adottato per adempiere ai loro doveri legali di protezione degli utenti. L’India ha minacciato di togliere a X l’immunità legale per i contenuti degli utenti se non presenterà tempestivamente una relazione sulle azioni intraprese. Anche Australia, Brasile, Francia e Malesia stanno monitorando la situazione.

    Negli Stati Uniti la situazione è più complessa. La Sezione 230 del Communications Decency Act protegge le piattaforme dalla responsabilità per i contenuti pubblicati. Ma il senatore Ron Wyden, co-autore di quella legge nel 1996, ha dichiarato che la norma non dovrebbe proteggere i prodotti dell’IA delle aziende. “Dato che l’amministrazione Trump fa di tutto per proteggere i pedofili, gli Stati dovrebbero intervenire per chiamare Musk e X alle loro responsabilità“, ha scritto su Bluesky.

    Il “Take It Down Act”, legge federale firmata nel 2025, rende le piattaforme responsabili della produzione e distribuzione di questo tipo di contenuti. Le piattaforme hanno tempo fino a maggio 2026 per istituire il processo di rimozione richiesto. Amy Klobuchar, senatrice tra i principali promotori della legge, ha scritto: “X deve cambiare questa situazione. Se non lo farà, il Take It Down Act presto glielo imporrà.

    Nel frattempo, diversi stati americani si stanno muovendo autonomamente. California, New Mexico e New York stanno valutando azioni legali.

    C’è un dettaglio che rende la vicenda ancora più paradossale. Grok è un software utilizzato dal governo federale americano. Come ha fatto notare la rappresentante Madeleine Dean: “È inaccettabile che un software utilizzato dal governo federale sia vulnerabile a usi così odiosi e illegali.”

    Filtri insufficienti e mancanza di rispetto

    Nelle ultime ore, probabilmente nella giornata dell’8 gennaio, xAI sembrerebbe aver introdotto alcuni filtri. Le richieste più esplicite di nudità completa vengono ora bloccate. Nel senso che Grok su X non da seguito alla richiesta.

    Ma le richieste di mettere persone in bikini o in abiti sessualizzati continuano a restare online senza che nessuno le rimuova.

    Un caso emerso oggi mostra quanto questi filtri siano insufficienti.

    Grok l’immagine folle della ragazza uccisa a Minneapolis

    Un utente ha risposto ad un post dove era stata condivisia la foto della ragazza uccisa a Minneapolis, un caso che ha coinvolto l’ICE e sta facendo molto discutere. La foto ritraeva Renee Nicole Good ormai esanime.

    Questo utenti ha utilizzao l’immagine per a Grok di “metterla in bikini”. Grok ha eseguito la richiesta senza opporre alcuna resistenza.

    Grok e l'immagine della ragazza uccisa a Minneapolis
    Grok e l’immagine della ragazza uccisa a Minneapolis
    Grok e l'immagine della ragazza uccisa a Minneapolis
    Grok e l’immagine della ragazza uccisa a Minneapolis

    Il post con la richiesta ha superato le 480.000 visualizzazioni. L’immagine generata da Grok ne ha raggiunto 427.000. Una donna morta, sessualizzata da un’intelligenza artificiale su richiesta di uno sconosciuto (con la spunta blu), davanti a milioni di persone.

    Questo esempio è la sintesi di tutto. Non è solo la generazione di contenuti sessualizzati non consensuali. È la totale assenza di qualsiasi filtro contestuale. Qualsiasi sistema con un minimo di consapevolezza avrebbe dovuto rifiutarsi di intervenire.

    Il problema è strutturale

    Torniamo al punto che avevamo sollevato pochi giorni fa. Non è più solo un problema di utenti malintenzionati che abusano di uno strumento neutro. È un problema di architettura.

    Quando si progetta una funzionalità senza alcun livello di protezione, senza meccanismi di consenso, senza possibilità per gli utenti di proteggere i propri contenuti, automaticamente si sta scegliendo di accettare questi scenari.

    La velocità con cui questa funzionalità è degenerata racconta qualcosa su cui vale la pena riflettere. Dal lancio il 24 dicembre a oggi, 8 gennaio, sono passate due settimane. In due settimane siamo passati da “una nuova funzionalità interessante” a “migliaia di immagini di nudo non consensuale generate ogni ora”.

    E questo ci riporta al concetto di algoritmo del proprietario. Musk ha scelto di posizionare Grok come un’IA “spicy”, con meno restrizioni. Ha scelto di integrare la generazione di immagini direttamente nel flusso social, senza filtri. Ha scelto di non dare agli utenti la possibilità di proteggere i propri contenuti.

    Queste sono scelte. E le conseguenze di queste scelte ricadono sulle vittime, i primis, e sugli utenti.

    Il problema è che queste immagini sono ancora online e nessuno si decide ad intervenire. Men che meno il proprietario della piattaforma.

  • L’UE multa X anche per le spunte blu ingannevoli

    L’UE multa X anche per le spunte blu ingannevoli

    La Commissione UE multa X, la piattaforma di Elon Musk, per €120 milioni. Si tratta della prima sanzione della storia ai sensi del DSA. Tre le violazioni: spunta blu ingannevole, assenza di trasparenza pubblicitaria, mancato accesso ai ricercatori.

    Dopo oltre due anni di indagini, la Commissione Europea ha inflitto oggi, 5 dicembre 2025, la prima multa della storia ai sensi del Digital Services Act (DSA). A riceverla è X, la piattaforma di Elon Musk.

    La multa ammonta a €120 milioni (circa 140 milioni di dollari) per tre violazioni degli obblighi di trasparenza previsti dal regolamento europeo sui servizi digitali.

    Si tratta di una decisione attesa, che seguo su questo blog da aprile scorso, quando il New York Times anticipò l’imminenza della sanzione, e che si inserisce in un contesto di tensioni crescenti tra Bruxelles e Washington.

    Una decisione che, al di là della cifra, modesta se rapportata al patrimonio di Musk, stimato in oltre 450 miliardi di dollari, segna un precedente storico per la regolamentazione delle piattaforme digitali in Europa.

    L'UE multa X anche per le spunte blu ingannevoli
    L’UE multa X anche per le spunte blu ingannevoli

    Le tre violazioni accertate: spunta blu, pubblicità e ricercatori

    La Commissione Europea ha individuato tre specifiche violazioni degli obblighi di trasparenza previsti dal DSA.

    La prima, e forse la più significativa, riguarda il design ingannevole della spunta blu. Quella che un tempo era il simbolo – gratuito – di verifica delle identità ufficiali è diventata, sotto la gestione Musk, un servizio a pagamento. Il problema, secondo i regolatori europei, è che un account con la spunta blu potrebbe non essere più un utente reale, ma un bot. Questo espone gli utenti a truffe e manipolazioni, minando la fiducia nella piattaforma.

    La seconda violazione riguarda l’opacità del registro pubblicitario. Il DSA impone alle piattaforme di mantenere un archivio pubblico di tutte le inserzioni pubblicitarie, con dettagli su chi le ha pagate e a quale pubblico erano destinate. Questo strumento serve a ricercatori e utenti per individuare truffe, pubblicità ingannevoli e campagne di influenza coordinate. Il registro di X, secondo la Commissione, è compromesso da barriere di accesso e eccessivi ritardi nell’elaborazione delle richieste.

    La terza violazione riguarda il mancato accesso ai dati pubblici per i ricercatori. X avrebbe eretto “barriere non necessarie” per impedire agli studiosi di accedere ai dati della piattaforma, ostacolando di fatto la ricerca indipendente sulla disinformazione e sulla manipolazione dell’informazione.

    La posizione della Commissione: “Modesta ma proporzionata”

    A presentare la decisione è stata Henna Virkkunen, vicepresidente esecutiva della Commissione Europea per la Sovranità tecnologica, la Sicurezza e la Democrazia. La Commissaria si è così espressa: “Ingannare gli utenti con le spunte blu, oscurare le informazioni sulla pubblicità e chiudere le porte ai ricercatori non hanno posto online nell’UE. Con questa prima decisione di non conformità al DSA, riteniamo X responsabile di aver minato i diritti degli utenti e di aver eluso la trasparenza”.

    La Commissaria ha poi risposto alle accuse di censura arrivate dagli Stati Uniti: “È molto importante sottolineare che il DSA non ha nulla a che fare con la censura. Non siamo qui per imporre le multe più alte. Siamo qui per assicurarci che la nostra legislazione digitale venga applicata. Se rispetti le nostre regole, non ricevi multe. È così semplice”.

    La multa, ha precisato Virkkunen, è stata calcolata sulla base della natura delle violazioni, della loro gravità in termini di utenti UE coinvolti e della durata delle inadempienze. Una sanzione “modesta ma proporzionata“, ben al di sotto del massimo previsto dal DSA, che può arrivare fino al 6% del fatturato globale annuo.

    Le tempistiche: 60 e 90 giorni per adeguarsi

    X ha ora 60 giorni per comunicare alla Commissione come intende risolvere il problema del design ingannevole delle spunte blu, e 90 giorni per presentare un piano per risolvere le criticità del registro pubblicitario e dell’accesso ai dati per i ricercatori.

    Il mancato adeguamento potrebbe comportare ulteriori sanzioni.

    È importante sottolineare che questa decisione riguarda solo una parte dell’indagine su X. Restano aperte altre due procedure. Nello specifico, una sulla gestione dei contenuti illegali e sulle misure per contrastarli; l’altra sull’algoritmo di raccomandazione, con particolare attenzione alla radicalizzazione terroristica e alle campagne elettorali. Su questi fronti, la Commissione non ha ancora raggiunto conclusioni preliminari.

    La reazione del vicepresidente Usa, J.D.Vance

    La tensione tra Washington e Bruxelles si era già manifestata prima ancora che la multa fosse annunciata. Il vicepresidente americano J.D. Vance ha pubblicato su X un post al vetriolo: “Circolano voci che la Commissione UE multerà X per centinaia di milioni di dollari per non aver praticato la censura. L’UE dovrebbe sostenere la libertà di parola, non attaccare le aziende americane per spazzatura“.

    Non è la prima volta che Vance si scaglia contro la regolamentazione digitale europea.

    A febbraio di quest’anno, durante la Conferenza sulla sicurezza di Monaco, aveva definito i Commissari europei “commissari dell’UE”, evocando la polizia politica sovietica. Un linguaggio che tradisce una visione profondamente diversa del rapporto tra piattaforme digitali, libertà di espressione e responsabilità.

    La decisione, come già altre volte ricordato, arriva peraltro in un momento delicato per le relazioni transatlantiche, già sotto pressione per le questioni commerciali e per la guerra in Ucraina.

    Fonti europee hanno precisato che la politica americana non ha influenzato la decisione, e che il ritardo di due anni nell’arrivare alla sanzione è dovuto alla volontà di costruire un caso giuridicamente solido, anticipando un probabile ricorso da parte di X.

    Il contesto: da Twitter a xAI, la trasformazione di una piattaforma

    Per comprendere il significato di questa sanzione, è utile fare un passo indietro.

    Come ricorderete, lo abbiamo raccontato qui su InTime Blog, Musk ha acquisito Twitter nell’ottobre 2022 per 44 miliardi di dollari, ribattezzandola X e avviando una radicale ristrutturazione. Un ribaltamento totale della piattaforma a suon di tagli massicci al personale, revisione degli algoritmi, monetizzazione della spunta blu.

    A marzo 2025, X è stata acquisita da xAI, la società di intelligenza artificiale fondata da Musk nel 2023. L’operazione, interamente in azioni, ha valutato X 33 miliardi di dollari (45 miliardi, meno 12 miliardi di debito) e xAI 80 miliardi.

    Una fusione che, nelle parole di Musk, punta a “combinare dati, modelli, potenza di calcolo, distribuzione e talento” per costruire “una piattaforma che non si limiti a riflettere il mondo, ma che acceleri attivamente il progresso umano”.

    Questa integrazione rende la multa odierna ancora più significativa. La sanzione è stata emessa nei confronti di Musk e xAI, che ora possiede X. E apre scenari inediti sulla regolamentazione delle piattaforme che integrano social media e intelligenza artificiale.

    Una sanzione che era attesa

    Questa sanzione non arriva inattesa per chi legge InTime Blog.

    Ad aprile, analizzavo gli scenari possibili sulla base delle anticipazioni del New York Times, che parlava di una multa potenziale superiore al miliardo di euro.

    A maggio, raccontavo la lettera di venti eurodeputati alla Commissaria Virkkunen, che dopo 500 giorni dall’apertura dell’indagine chiedevano risposte concrete su bias algoritmico, disinformazione e rischi per la democrazia.

    Oggi quelle risposte, almeno in parte, sono arrivate. La sanzione è inferiore alle previsioni, certo, ma il messaggio dell’UE è chiaro: le regole valgono per tutti. Anche per l’uomo più ricco del mondo.

    In quali paesi del mondo X è effettivamente vietata

    In queste ore, dopo la multa comminata dall’UE a X per la violazione del DSA, come abbiamo visto, in 3 precisi ambiti, è scattata la narrazione secondo cui l’Unione Europea censura la libertà di parola.

    E, ovviamente, non è vero. La multa non c’entra con la libertà di espressione.

    Ma questa è l’occasione per fare chiarezza e per sapere dove al momento X è davvero vietata, e per quale motivo.

    Ecco i paesi in cui X è vietata:

    PAESI IN CUI X È ATTUALMENTE VIETATA

    PaeseData del banMotivazione
    Cinagiugno 2009Controllo politico dopo le rivolte nello Xinjiang. Blocco di tutte le piattaforme social straniere per prevenire influenze estere e contenuti “politicamente sensibili”
    Iran2009Elezioni presidenziali contestate. Blocco per impedire la diffusione del dissenso e controllare la narrativa governativa
    Corea del Nord2016Controllo totale dell’informazione. Accesso a internet limitato a pochi funzionari di alto rango
    Turkmenistan2008Controllo totale dell’informazione. Accesso solo tramite intranet statale “Turkmenet”. Blocca anche Facebook, YouTube, WhatsApp
    Russiamarzo 2022Invasione dell’Ucraina. Roskomnadzor mantiene il blocco perché X non ha rimosso oltre 1.300 contenuti “vietati” (critiche alla guerra, contenuti anti-governativi)
    Myanmarfebbraio 2021Colpo di stato militare. Blocco per reprimere il dissenso e controllare il flusso di informazioni
    Venezuelaagosto 2024Proteste post-elettorali contro Maduro. Ban iniziale di 10 giorni, poi esteso a tempo indefinito. Motivazione ufficiale: “incitamento all’odio, al fascismo e alla guerra civile”

     

    In molti, proprio in queste ore stanno, paragonando l’UE alla Corea del Nord. Solo che alla luce della realtà tutto questo suona come un cortocircuito che spiega molte cose.

    Cosa comporta la multa a X

    Questa prima sanzione ai sensi del DSA rappresenta un test cruciale per la credibilità della regolamentazione europea sulle piattaforme digitali.

    Per la prima volta, l’Unione Europea dimostra di essere disposta a passare dalle parole ai fatti, sanzionando una delle piattaforme più influenti al mondo e sfidando apertamente le pressioni politiche americane.

    La partita, va detto, è tutt’altro che chiusa. Musk ha già annunciato l’intenzione di contestare eventuali sanzioni in tribunale, e le altre indagini su X restano aperte.

    Ma una cosa è certa. Questo passaggio finirà per inasprire le relazioni Usa-UE in un delicato momento storico. Una parte politica americana, molto consistente, spingerà affinché l’amministrazione Trump adotti iniziative in risposta a questa multa.

    Quindi c’è da attendersi, nei prossimi giorni e nelle prossime settimane una reazione da parte degli Usa che non sarà solo rumorosa.

    Staremo a vedere.

  • LinkedIn cresce in Italia ma solo 1 utente su 3 è attivo

    LinkedIn cresce in Italia ma solo 1 utente su 3 è attivo

    LinkedIn cresce in UE e in Italia, ma resta forte il divario tra iscritti e utenti attivi. Solo un terzo usa poi davvero la piattaforma: in Italia 6,4 mln su 23 mln registrati.

    LinkedIn, negli ultimi giorni, ha reso noti i dati aggiornati richiesti dal Digital Services Act per il primo semestre 2025, offrendoci così una fotografia più nitida della sua presenza in UE.

    Sono numeri che mostrano una crescita costante, ma che al tempo stesso mettono in evidenza un divario sempre più marcato tra utenti registrati e utenti realmente attivi.

    Più di 54 milioni di utenti attivi in UE

    Secondo il report, tra gennaio e giugno 2025 LinkedIn ha registrato 54,7 milioni di utenti attivi loggati al mese nell’Unione Europea. Un dato in crescita del 14% rispetto al semestre precedente, che conferma l’andamento positivo della piattaforma.

    Accanto agli utenti attivi, i dati DSA riportano anche un volume significativo di traffico “non loggato”. Ossia, 213 milioni di visite mensili da parte di chi non accede con il proprio account. Un numero enorme, che però non si traduce automaticamente in un utilizzo effettivo della piattaforma.

    Dove LinkedIn cresce di più

    La crescita non è distribuita in modo uniforme. Alcuni Paesi mostrano un incremento molto marcato degli utenti attivi:

    • Slovenia +100%;

    • Lituania +50%;

    • Repubblica Ceca +33%.

    Nei mercati principali dell’UE la crescita è stata invece più contenuta, attorno al 10%. Un dato che conferma come LinkedIn tende a consolidare la sua presenza nelle economie più grandi, mentre è capace di crescere più rapidamente nei mercati più piccoli.

    LinkedIn cresce in Italia ma solo 1 utente su 3 è attivo
    LinkedIn cresce in Italia ma solo 1 utente su 3 è attivo

    La crescita di LinkedIn in Italia

    E veniamo all’Italia.

    Nel nostro paese, il numero degli utenti loggati attivi è passato da 6,0 milioni nel secondo semestre 2024 a 6,4 milioni nel primo semestre 2025. Con un incremento di circa il 6,7% che, pur non avendo i numeri di altri Paesi più piccoli, indica un andamento positivo e costante.

    Interessante anche osservare i dati relativi al traffico “non loggato”. In Italia le visite mensili da utenti non loggati sono passate da 13,7 milioni a 19,9 milioni, con un aumento del 45%.

    LinkedIn: iscritti contro utenti attivi, il vero divario

    Se ci fermassimo ai numeri complessivi, potremmo dire che LinkedIn in UE continua a crescere e a rafforzare la sua base di utenti. Ma i dati DSA ci permettono di fare un passo ulteriore e di mettere a fuoco la particolarità della piattaforma. E parliamo della differenza tra iscritti e utenti attivi.

    LinkedIn, a fini di marketing (secondo varie fonti), conterebbe di avere oltre 160 milioni di membri registrati in UE. Confrontando questo dato con i 54,7 milioni di attivi mensili, notiamo che la percentuale di chi utilizza realmente la piattaforma almeno una volta al mese si ferma attorno al 34%.

    Stesso discorso per l’Italia. Secondo il report Digital 2025 di DataReportal, nel nostro Paese LinkedIn conta 23 milioni di utenti registrati. Mettendo a confronto questo dato con i 6,4 milioni di utenti attivi mensili indicati dal DSA, emerge che meno di 3 iscritti su 10, più o meno il 28%, usa davvero LinkedIn ogni mese.

    In altre parole, milioni di utenti italiani hanno un account LinkedIn, solo che la maggior parte non lo utilizza con costanza o lo ha abbandonato nel tempo.

    Traffico “non loggato” e account dormienti

    Un’altra distinzione importante riguarda le visite da utenti non loggati. Spesso si tende a confondere questi numeri con la quota di iscritti inattivi.

    In realtà, i dati “logged-out” includono sia persone che hanno un account ma non fanno login, sia visitatori occasionali che non sono registrati e che accedono magari a un profilo o a una pagina pubblica.

    Importante fare un po’ di chiarezza. La massa di traffico non loggato, pur essendo alta, non rappresenta automaticamente utenti che hanno abbandonato la piattaforma. Per misurare l’inattività bisogna sempre confrontare gli iscritti totali con gli utenti loggati attivi.

    LinkedIn, il quadro complessivo

    I dati ci consegnano un’immagine con una doppia faccia. Da una parte LinkedIn continua ad ampliare la sua base di utenti attivi in UE, con un trend positivo anche in Italia.

    Dall’altra, resta evidente il divario tra iscritti e utilizzatori reali: milioni di persone hanno un account, ma non accedono con regolarità o hanno smesso di usare la piattaforma.

    In Italia, questo significa – ripetiamo – che su 23 milioni di iscritti, solo 6,4 milioni la usano effettivamente ogni mese.

    Una differenza, già nota per la verità. Va comunque sottolineata l’importanza di guardare non soltanto ai numeri “di vetrina”. Importanti, ma non dicono tutto.

    Perché il caso LinkedIn colpisce di più

    Se questa dinamica può sembrare comune ad altre piattaforme digitali, e lo è, il caso LinkedIn assume un significato diverso.

    A differenza di piattaforme social media generaliste, come Facebook o TikTok, LinkedIn nasce per una finalità precisa. E cioè, quella di connettere professionisti, aziende e anche studenti.

    Per chi lavora, per chi è alla ricerca di un nuovo lavoro, per chi vuole costruire un nuovo network di contatti, LinkedIn è quasi “obbligato”. Magari aggiungiamo qualche altra virgoletta, ma è chiaro il senso.

    Proprio per questo motivo, il divario tra iscritti e attivi colpisce ancora di più.

    Significa che milioni di persone si registrano a LinkedIn per esserci, per frequentare un ambiente considerato rilevante, ma poi non lo usano, per motivi diversi, in modo costante.

    In molti casi si tratta di iscrizioni “di facciata”, che confermano l’importanza simbolica della piattaforma più che il suo utilizzo reale.

    In chiusura, LinkedIn cresce, ma la sua forza resta ancora limitata a chi davvero la frequenta con regolarità. E in Italia, oggi, sono meno di tre su dieci.

    Per ora ci fermiamo qua, anche perché il tema è molto vasto.

    E voi che ne pensate? Qual è la vostra esperienza con LinkedIn?

  • X nel mirino dell’UE, la lettera dei deputati europei

    X nel mirino dell’UE, la lettera dei deputati europei

    Dopo 500 giorni di silenzio dall’apertura dell’indagine europea su X, venti deputati UE scrivono alla Commissione: bias algoritmico, disinformazione e rischio per la democrazia al centro della lettera.

    Sono passati 500 giorni da quando l’Unione Europea ha aperto un’indagine formale contro X, la piattaforma di proprietà di Elon Musk, per presunte violazioni del Digital Services Act (DSA). Da allora, silenzio. Nessuna comunicazione ufficiale, nessun provvedimento. Solo un’attesa che si fa ora sempre più difficile da giustificare.

    E così, il 30 aprile 2025, un gruppo di venti eurodeputati (Renew Europe, Alleanza Progressista dei Socialisti e dei Democratici, Verdi/Alleanza Libera Europea) ha deciso di rompere l’attesa. In una lettera, con il deputato UE Sandro Gozi primo firmatario, inviata alla vicepresidente della Commissione Henna Virkkunen, responsabile per la Sovranità Tecnologica, la Sicurezza e la Democrazia, si chiede un aggiornamento immediato sullo stato dell’indagine.

    “A partire da domani, 1° maggio 2025, saranno trascorsi esattamente 500 giorni dall’inizio dell’indagine, e la mancanza di un esito conclusivo risulta sempre più allarmante”, si legge nelle prime righe della lettera”.

    Un documento diretto, dettagliato e ben strutturato, che rappresenta non solo un richiamo politico, ma anche una denuncia chiara su quanto sta accadendo all’interno di X.

    X nel mirino dell’UE, la lettera dei deputati europei
    X nel mirino dell’UE, la lettera dei deputati europei

    Il contesto: un’indagine lunga e silenziosa

    Il procedimento formale era stato annunciato dalla Commissione Europea il 18 dicembre 2023. Le violazioni contestate erano numerose: mancanza di trasparenza algoritmica, gestione opaca dei contenuti, disinformazione, e gravi carenze nel contrasto ai contenuti illegali.

    A distanza di oltre un anno e mezzo, la situazione non solo non è cambiata, ma secondo numerose ricerche e inchieste giornalistiche sarebbe addirittura peggiorata. In aprile, il New York Times ha anticipato che la Commissione potrebbe comminare una multa da oltre 1 miliardo di euro, innescando una nuova fase di tensioni tra Bruxelles e Washington.

    La lettera dei deputati europei si inserisce proprio in questo vuoto normativo e comunicativo, chiedendo risposte precise e immediate.

    Le accuse: bias algoritmico, manipolazione politica, opacità

    Uno degli aspetti centrali della lettera riguarda il presunto bias algoritmico della piattaforma. Diversi studi, citati in modo puntuale nel documento, evidenziano come X favorisca contenuti di estrema destra e, soprattutto, amplifichi sistematicamente i post dello stesso Elon Musk.

    “Ricerche indicano un possibile bias algoritmico su X che favorirebbe in modo sproporzionato contenuti dell’estrema destra e amplificherebbe i post del proprietario della piattaforma.”

    In particolare, viene citato uno studio dell’Università del Queensland che documenta un aumento medio del 138% nelle visualizzazioni dei post di Musk dopo il 13 luglio 2024. Un dato che coincide con il suo sostegno pubblico a Donald Trump per la corsa presidenziale statunitense.

    E non si tratta solo di Stati Uniti. La lettera denuncia anche interferenze nei processi elettorali europei, citando:

    • il sostegno pubblico di Musk al partito tedesco di estrema destra AfD;

    • una campagna di disinformazione contro il primo ministro britannico Keir Starmer;

    • la diffusione virale di fake news durante i disordini a Dublino nel novembre 2023;

    • la difesa pubblica di Musk del candidato romeno di estrema destra Călin Georgescu, squalificato per interferenze russe.

    Tutti episodi che, messi in fila, delineano un pattern molto chiaro: X non è più solo una piattaforma neutrale, ma uno strumento che può distorcere il discorso pubblico e minare i processi democratici.

    Le richieste: risposte concrete dalla Commissione

    I deputati non si limitano a esprimere preoccupazione: chiedono risposte dettagliate e operative su otto punti fondamentali. Tra questi:

    1. Trasparenza algoritmica – che risultati sono emersi dalle indagini tecniche inviate a X a gennaio 2025?

    2. Valutazione dei rischi elettorali – è stato consegnato il report di rischio previsto dal DSA? Quali misure si intendono adottare prima del prossimo ciclo elettorale?

    3. Misure provvisorie – la Commissione intende intervenire con sanzioni o sospensioni se X continuerà a disattendere le richieste?

    4. Audit indipendente – l’audit esterno previsto è già stato avviato? Quando saranno resi pubblici i risultati?

    5. Tempistiche procedurali – qual è il calendario previsto per i prossimi passaggi, fino a una decisione finale?

    A queste domande se ne aggiungono altre di carattere generale, tutte volte a capire se la Commissione sia davvero pronta a far rispettare le regole del Digital Services Act.

    Una questione che riguarda la tenuta democratica

    La lettera si chiude con un richiamo forte ai principi fondanti dell’Unione Europea:

    “L’integrità dei nostri processi democratici e l’applicazione delle normative europee sono in gioco. Confidiamo che la Commissione agirà con decisione per difendere questi principi.”

    Difficile non condividere questo appello. Dopo 500 giorni di attesa, e con una mole crescente di indizi, inchieste e dati, la credibilità del DSA come strumento di regolazione dipende dalla risposta che Bruxelles sarà in grado di offrire.

    In un contesto in cui le piattaforme digitali non sono più solo spazi di espressione, ma strumenti di potere, la richiesta dei deputati europei suona come un richiamo non solo al rispetto della legge, ma alla tutela della democrazia stessa.

    In basso il testo integrale della lettera.

  • Sanzioni UE a X di Elon Musk, scenari e tensioni con gli USA

    Sanzioni UE a X di Elon Musk, scenari e tensioni con gli USA

    Secondo il NYT, la UE sarebbe pronta a sanzionare X per violazione del Digital Services Act. Il caso potrebbe trasformarsi in un nuovo conflitto tra UE e USA, e accentuare le tensioni già alle stelle per via dei dazi.

    Secondo il  New York Times ci si avvicina ad un possibile scontro tra l’Unione Europea e X, la piattaforma social di Elon Musk. Scontro da molti già prospettato in precedenza.

    Secondo quanto riportato, le autorità UE starebbero preparando una sanzione che potrebbe superare il miliardo di dollari. L’accusa rivolta a X è di aver violato il Digital Services Act (DSA), la normativa comunitaria che regola i servizi digitali e impone alle grandi piattaforme di contrastare contenuti illeciti e disinformazione.

    Non è una notizia da poco. Si tratta di un segnale forte, che potrebbe segnare un punto di svolta nei rapporti tra Bruxelles e le big tech americane, con ricadute che vanno ben oltre il destino della piattaforma di Musk.

    Il contesto: il Digital Services Act e  il controllo digitale

    Per capire di cosa stiamo parlando, è necessario fare un passo indietro.

    Il Digital Services Act, entrato in vigore nel 2024, è il pilastro della strategia europea per regolamentare il selvaggio west del digitale.

    L’obiettivo è garantire che le piattaforme con più di 45 milioni di utenti nell’UE – come X – adottino misure rigorose contro la diffusione di contenuti illegali, dalla propaganda estremista alla disinformazione sistematica.

    Le sanzioni per chi non si adegua possono arrivare fino al 6% del fatturato globale annuo, una cifra che, nel caso di X, potrebbe tradursi in una multa monstre.

    L’indagine su X non è una novità.

    Sanzioni UE a X di Elon Musk, scenari e tensioni con gli USA
    Sanzioni UE a X di Elon Musk, scenari e tensioni con gli USA

    Indagine su X avviata a fine 2023

    Già a dicembre 2023, la Commissione Europea aveva aperto un fascicolo per verificare se la piattaforma rispettasse le nuove regole, concentrandosi su questioni come la gestione delle “spunte blu” a pagamento – accusate di favorire account falsi – e la trasparenza nella moderazione dei contenuti.

    Ora, a quanto pare, Bruxelles è pronta a passare dalle parole ai fatti. L’articolo del NYT cita fonti anonime vicine all’indagine, secondo cui la multa potrebbe essere annunciata nell’estate del 2025. Accompagnata da richieste di modifiche strutturali alla piattaforma.

    Un colpo diretto non solo a X, ma anche a Elon Musk, figura controversa, che da anni si scontra con le autorità europee sulla sua visione di una libertà di espressione senza filtri. E che oggi ricopre un ruolo di rilievo all’interno dell’amministrazione Trump.

    I possibili scenari, cosa succede se la sanzione diventa realtà

    Se l’UE dovesse confermare la sanzione, gli scenari possibili sono molteplici.

    Il primo, e più immediato, è quello economico. Una multa superiore al miliardo di dollari metterebbe sotto pressione X, già alle prese con un calo di utenti e introiti pubblicitari dopo l’acquisizione da parte di Musk nel 2022. E che di recente è stata acquisita da xAI per 33 miliardi di dollari.

    Ma non si tratterebbe solo di soldi. L’Europa potrebbe imporre cambiamenti operativi – come una revisione degli algoritmi o un rafforzamento della moderazione – che Musk ha sempre osteggiato, considerandoli una forma di censura.

    Poi c’è lo scenario politico. X potrebbe decidere di resistere, magari ritirandosi dal mercato europeo per evitare di piegarsi alle regole del DSA.

    Una mossa estrema, ma non del tutto improbabile, visto il carattere di Musk e le sue recenti prese di posizione contro Bruxelles. In alternativa, la piattaforma potrebbe adeguarsi, ma a costo di perdere parte della sua identità “libertaria”. Da ricordare la vicenda del Brasile.

    Infine, c’è lo scenario diplomatico, quello più complesso. Una sanzione di questa portata non resterebbe un affare tra l’UE e X. Si colpirebbe un simbolo del potere tecnologico americano, guidato da un uomo che è anche uno dei più stretti alleati del presidente Donald Trump. E qui entra in gioco il contesto più ampio.

    Le tensioni tra Usa e UE, dai dazi allo scontro sul digitale

    Le relazioni tra Stati Uniti e Unione Europea non sono mai state così fragili.

    Con l’entrata in vigore dei dazi annunciati da Trump due giorni fa – tariffe del 25% su acciaio, alluminio e auto, seguite da altre su semiconduttori e farmaceutici – il tutto si è trasformato in un campo di battaglia commerciale.

    L’UE ha idea di rispondere con propri dazi, rinviati al momento al 13 aprile, ma la rappresaglia potrebbe presto prendere di mira i giganti digitali americani, come suggerito dal leader del PPE Manfred Weber: “Se Trump colpisce i nostri beni, noi puntiamo sui loro servizi”.

    In questo clima di guerra fredda economica, la sanzione a X rischia di essere percepita come un attacco diretto agli interessi americani.

    Musk, a capo del Department of Government Efficiency (DOGE) nella nuova amministrazione Trump, non è solo un imprenditore: è. Oggi è un attore politico di peso, con un’influenza che spazia ovunque.

    L’UE, dal canto suo, sembra voler usare X come esempio per dimostrare che nessuno è al di sopra delle sue leggi. Una mossa che potrebbe innescare una reazione a catena.

    Trump, che ha già minacciato di far uscire gli USA dalla NATO in risposta a mosse ostili, potrebbe vedere nella multa addirittura un affronto personale, esasperando ulteriormente le tensioni transatlantiche.

    La risposta di X in cui parla di censura

    X non è rimasta in silenzio. In un post pubblicato sulla piattaforma, la società ha replicato con toni decisi: “L’UE vuole punirci per aver difeso la libertà di parola. Il Digital Services Act è un’arma di censura, non una legge per la sicurezza. Non ci piegheremo”.

    Un messaggio che riflette la linea dura di Musk, pronto a trasformare la vicenda in una crociata ideologica.

    Nessuna apertura al dialogo, nessuna promessa di adeguamento. Solo la sfida aperta a Bruxelles, con un richiamo implicito al sostegno di Trump e dei suoi follower.

    Le big tech si rivolgono a Trump per pressioni su UE

    Non è un caso che, negli ultimi mesi, i grandi nomi della Silicon Valley abbiano intensificato i contatti con l’amministrazione Trump.

    Mark Zuckerberg, ad esempio, in un’intervista al podcast Joe Rogan Experience del 18 gennaio 2025, ha dichiarato: “Gli Stati Uniti dovrebbero difendere le loro aziende tecnologiche. È un vantaggio strategico che non possiamo perdere”.

    Una posizione che sembra un appello diretto a Trump per contrastare le mosse dell’UE, come il DSA o il Digital Markets Act, percepiti come minacce al dominio americano nel digitale.

    Anche Sam Altman, CEO di OpenAI, ha reso la sua donazione alla campagna di Trump, un gesto che alcuni interpretano come un tentativo di assicurarsi un alleato contro eventuali ritorsioni europee.

    Musk, dal canto suo, non ha bisogno di chiedere favori. Il suo legame con Trump è già solido, cementato da anni di sostegno politico e finanziario.

    Il futuro in bilico tra Usa e UE

    La vicenda di X e dell’UE è molto più di una disputa legale. È un capitolo di una storia più grande, quella di un mondo ormai diviso tra visioni opposte.

    Da un lato, l’Europa che cerca di imporre regole per proteggere i cittadini e la democrazia; dall’altro, un’America che vede nel controllo digitale una minaccia alla sua egemonia.

    Le sanzioni, se dovessero arrivare, non sarebbero solo un conto da pagare per Musk. Sarebbero un test per capire fino a che punto le tensioni transatlantiche possono spingersi prima di spezzare qualcosa di irreparabile.

    E noi, come sempre, staremo qui ad osservare ed interpretare gli eventi, cercando di decifrare un futuro che oggi si scrive anche a colpi di post.

  • Henna Virkkunen è la nuova commissaria UE per il Tech

    Henna Virkkunen è la nuova commissaria UE per il Tech

    Henna Virkkunen è la nuova commissaria UE per il Tech e Digitale. La sua missione include sovranità tecnologica, sicurezza informatica, regolamentazione digitale e sostegno alle startup europee.

    Dopo l’addio polemico di Thierry Breton, le idee della presidente della Commissione UE, Ursula von der Leyen, erano ancora più chiare.

    E così, la nuova Commissione UE per il mandato 2024-2029, presentata oggi, vede 6 vicepresidenti, 4 donne e due uomini.

    Al posto di Breton è stata nominata vicepresidente della Commissione, con delega alla “Sovranità Tech, Sicurezza e Democrazia”, la finlandese Henna Virkkunen.

    Il suo nome potrebbe non dire molto nel nostro Paese, ma vanta un curriculum di tutto rispetto. Di seguito proviamo a tracciare un profilo.

    Un profilo di Henna Virkkunen

    Henna Virkkunen, politica finlandese, è membro del Partito Popolare Europeo (PPE). Vanta una lunga carriera politica che l’ha portata a ricoprire ruoli di rilievo sia nel governo finlandese che nel Parlamento Europeo.

    Nata nel 1972, Virkkunen ha studiato giornalismo e ha lavorato brevemente come giornalista prima di entrare in politica. È co-proprietaria di un’agenzia di comunicazione, fatto che spiega il suo particolare interesse verso il mondo della comunicazione e del digitale.

    henna virkkunen è la nuova commissaria ue per tech e digitale

    È stata ministro dell’Istruzione, dei Trasporti e della Pubblica Amministrazione in Finlandia prima di essere eletta al Parlamento Europeo nel 2014. È stata rieletta nel 2019 e nel 2024, a testimonianza dell’importanza della sua figura e della sua esperienza a livello europeo.

    Henna Virkkunen e il suo ruolo nel PPE

    Henna Virkkunen è una figura importante all’interno del PPE, il principale gruppo di centro-destra del Parlamento europeo. Per il PPE ha lavorato su temi chiave legati al digitale, tra cui il Digital Services Act (DSA), e sarà proprio su questo aspetto che la neo-commissaria dovrà principalmente misurarsi.

    Inoltre, si è occupata di tematiche legate alla cybersecurity e ha partecipato ai negoziati per il programma di ricerca di punta dell’UE, Horizon Europe.

    È considerata una delle figure politiche più esperte in Europa su questioni digitali e tecnologiche, esperienza che le ha fatto guadagnare la stima sia nel suo partito che tra esponenti di altre fazioni politiche.

    Henna Virkkunen e le sfide UE sul Digitale

    Quali sfide attendono la neo-commissaria Henna Virkkunen?

    La sfida della Sovranità Tecnologica

    Sicuramente dovrà affrontare la sfida della Sovranità Tecnologica. Uno dei suoi compiti principali sarà garantire che l’Europa non dipenda eccessivamente da tecnologie sviluppate al di fuori del continente europeo, specialmente da Stati Uniti e Cina.

    henna virkkunen
    Henna Virkkunen

    Ciò include la promozione e lo sviluppo di tecnologie europee in aree come l’intelligenza artificiale, la sicurezza informatica e il cloud computing.

    La sfida della Sicurezza

    Altra sfida importante riguarda la Sicurezza e Regolamentazione del digitale.

    Virkkunen dovrà continuare il lavoro sul Digital Services Act e sul Digital Markets Act, che regolano il mercato digitale europeo e proteggono gli utenti da contenuti dannosi o illegali online. Queste nuove regole europee hanno un impatto enorme sulle piattaforme globali come Facebook, Google, X (ex Twitter) e Amazon. Sarà quindi compito di Virkkunen far sì che vengano applicate in modo efficace.

    La sfida dell’Innovazione in UE

    Un’altra sfida importante è legata a incentivare l’innovazione, rendendo l’UE competitiva a livello globale.

    L’attenzione sarà rivolta anche al sostegno delle startup tecnologiche europee e al miglioramento delle infrastrutture digitali del continente, in particolare nel campo della banda larga e del 5G.

    La sfida sulle minacce alla democrazia

    Infine, un’ulteriore sfida cruciale per Virkkunen sarà quella di contrastare le minacce digitali alla democrazia europea, come la disinformazione e la manipolazione elettorale.

    La sua esperienza la rende particolarmente attenta alle implicazioni politiche del digitale e alle dinamiche democratiche.

    Henna Virkkunen si presenta dunque come una figura forte e preparata per guidare l’Europa ad affrontare le sfide nel campo digitale.

    Con una profonda conoscenza delle dinamiche tecnologiche e una carriera politica consolidata, ha tutte le carte in regola per affrontare le sfide del futuro e garantire all’Europa un ruolo di leadership globale nel mondo tech.

    Il suo mandato sarà cruciale per garantire che l’UE rimanga innovativa, sicura e indipendente a livello tecnologico.

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