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  • Commissione UE: X viola il DSA con le spunte blu

    Commissione UE: X viola il DSA con le spunte blu

    L’UE ha formalmente avvisato X, la società di Elon Musk, che il sistema di verifica della spunta blu viola il DSA. La società rischia una multa fino la 6% del fatturato globale annuale. Intanto il numero degli account abbonati è davvero esiguo, ma molto spinto dall’algoritmo.

    L’UE ha informato, in maniera formale, X, la società di Elon Musk, che il sistema di verifica in atto su X vìola il DSA (Digital Services Act). Il commissario europeo, Thierry Breton, con un post su X, ha precisato che le “spunte blu”, un tempo utili per indicare l’affidabilità delle informazioni condivise, siano sempre più “ingannevoli” per gli utenti.

    In aggiunta a questo, l’attuale sistema che permette di ottenere la spunta blu, aderendo ad una delle versioni Premium, rappresenta una violazione delle norme del DSA.

    A seguito dell’indagine portata avanti dalla Commissione UE, è emerso che X non sta rispettando gli obblighi di trasparenza in materia di pubblicità e di fornitura di dati pubblici ai ricercatori.

    Come sappiamo bene, una delle prime mosse che Musk ha portato avanti da nuovo proprietario di Twitter è stata quella di stravolgere il senso della spunta blu.

    La spunta blu indicava autorevolezza

    Come scritto da Breton, prima era utilizzata come modalità per rendere gli account di personalità pubbliche e rilevanti. Come personalità politiche, imprenditori, giornalisti, personaggi del mondo dello sport, delle arti e dello spettacolo. Autentici e quindi affidabili.

    Un sistema che, allo stesso tempo, rendeva autentico e genuino l’account di una personalità. Per dire, era una sorta di bollino di affidabilità. Questo era il messaggio che trasmetteva.

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    Abbiamo poi raccontato qui su InTime quali sono state le vicissitudini. E come è cambiato anche il sistema di assegnazione delle spunte blu nel tempo.

    Fatto sta che Musk, appena arrivato, ha cominciato ad instillare il pensiero che quel sistema fosse “corrotto” e non affidabile.

    La spunta blu e lo stravolgimento di X

    Da quel momento la spunta blu veniva assegnata attraverso l’abbonamento alla versione Premium. Senza presentare alcun documento di riconoscimento, cosa necessaria nel vecchio sistema. Quello che Musk aveva bollato come “corrotto”.

    Associare la spunta blu alla versione a pagamento voleva dire una sola cosa. Fare in modo che chiunque potesse abbonarsi e fare cassa.

    Tutto questo senza alcun tipo di controllo.

    Ricorderete il caso di Lilly, quando un account con spunta blu si spacciò per l’azienda americana sostenendo che l’insulina sarebbe diventata gratis per tutti producendo un danno enorme in termini finanziari.

    Il sistema quindi è cambiato, chiunque può ottenere la spunta blu con requisiti di accesso minimi. E i risultati sono questi che in tanti avevamo già notato ma che ora la Commissione UE mette in evidenza. In quanto questo sistema ha provocato un numero di account verificati, senza alcun controllo, che spesso diffondono disinformazione.

    UE: spunta blu ingannevole

    Nel suo richiamo formale, la Commissione rileva che il sistema attuale è ingannevole per gli utenti.

    Poiché chiunque può abbonarsi per ottenere tale status “verificato”, ciò incide negativamente sulla capacità degli utenti di prendere decisioni libere e informate in merito all’autenticità degli account e ai contenuti con cui interagiscono. Vi sono prove di attori malevoli motivati che abusano dell’ “account verificato” per ingannare gli utenti.

    Si tratta della prima volta che un’azienda viene richiamata formalmente per una violazione del DSA. E non è un caso che questa azienda sia proprio X.

    Solo meno di una settimana fa la stessa Commissione UE aveva già avvisato la piattaforma di Musk del rischio di una multa in seguito all’apertura dell’indagine sulla gestione dei contenuti dopo gli attacchi di Hamas del 7 ottobre 2023.

    Il rischio della multa fino al 6%

    Il rischio per X è quello di vedersi comminata una multa fino al 6% del fatturato globale annuo.

    Ovviamente X non è la sola ad essere stata messa sotto inchiesta dalla Commissione europea. Ci sono anche TikTok e Meta. Ma, come ricordato prima, è la prima volta che una società viene richiamata in maniera formale di fronte ad una violazione del DSA.

    A questo punto gli scenari prevedono che, nel caso in cui il parere della Commissione venisse confermato, X si uniformi con il pagamento della multa e l’adozione di misure di correzione del sistema di assegnazione della spunta blu.

    Una decisione di non conformità può anche far scattare un periodo di vigilanza rafforzato per garantire il rispetto delle misure che il fornitore intende adottare per porre rimedio alla violazione. La Commissione può inoltre imporre penalità di mora per costringere una piattaforma a conformarsi.

    Quante sono le spunte blu su X

    Immagino che a questo punto vi stiate chiedendo “ma quante saranno mai queste spunte blu su X?”. La domanda è lecita e pertinente.

    In pratica, per il fatto di essere diventata una società privata X non rilascia mai un dettaglio sul numero di utenti. Spesso su questo viene intavolata una narrazione, da Musk e dal suo entourage, che risulta abbastanza lontana dalla realtà.

    Ma ammettiamo che i risultati diffusi qualche giorno fa siano veritieri, e cioè che gli utenti registrati sono ad oggi 570 milioni, purtroppo non è dato sapere il dettaglio sugli utenti abbonati a Premium.

    Attenzione, con il sistema attuale per avere la spunta blu ci si deve abbonare almeno a Premium.

    Ebbene, qualcuno ha comunque provato a verificare che a fine anno scorso gli abbonati Premium erano 650 mila. Questo quando la piattaforma aveva 540 milioni di utenti.

    Ora, provando ad applicare l’incremento registrato per arrivare a 570 milioni attuali, si potrebbe ipotizzare che gli abbonati siano circa 690 mila. Vale a dire, lo 0,12% sul totale.

    Una percentuale bassissima. E lo sarebbe anche se questi dati avessero un coefficiente di errore molto ampio.

    Un sistema non sostenibile per X

    Un sistema che difficilmente può rendere sostenibile la piattaforma dopo che gli investitori, quelli grandi e importanti, hanno abbandonato la piattaforma.

    E allora, come si spiega che una percentuale così piccola risulta, in pratica, così rilevante.

    Semplice, l’algoritmo tende a spingere verso l’alto gli account Premium (non tutti!) e, di conseguenza, risulta facile intercettarli. Specie se questi account diffondono disinformazione che, nella maggior parte dei casi, si presentano come contenuti polarizzanti. E, per questo motivo, molto visibili.

    Al momento nè Musk e nè X ha risposto ufficialmente al richiamo della Commissione UE. Vedremo cosa succederà nei prossimi giorni.

    UPDATE – La risposta di Musk

    In realtà la risposta è arrivata quando l’articolo stava per essere pubblicato.

    E il proprietario dimostra che non l’ha presa bene e neanche di fronte ad una situazione come questa decide di mantenere un profilo collaborativo. Tutt’altro.

    In risposta a Margrethe Vestager scrive: “Il DSA è disinformazione”.

    Ma non è tutto. Citando lo stesso post della Vestager fa un’affermazione che avrà sicuramente un seguito.

    Musk infatti sostiene che la Commissione avrebbe proposto a X un accordo “segreto illegale”. In pratica, censurare i contenuti senza dirlo a nessuno per evitare la multa.

    “Le altre piattaforme hanno accettato l’accordo”, chiude Musk.

    La decisione della Commissione UE di richiamare formalmente X per violazione del DSA segna un punto di svolta importante nella regolamentazione delle piattaforme digitali.

    Il sistema di verifica di X, nato dalle modifiche introdotte da Elon Musk, si trova ora al centro di un dibattito che va oltre la semplice assegnazione di una spunta blu.

    Piattaforme digitali e regole, adesso tutto è cambiato

    Questa situazione solleva importanti questioni sulla trasparenza, l’affidabilità delle informazioni online e la responsabilità delle grandi piattaforme tecnologiche. Il caso di X potrebbe diventare un precedente cruciale per il futuro della moderazione dei contenuti e della verifica dell’identità sui social media.

    La palla ora passa a X: saprà adeguarsi alle richieste dell’UE mantenendo allo stesso tempo il suo modello di business? O assisteremo a un nuovo capitolo nella sempre più complessa relazione tra i giganti tech e i regolatori?

    Una cosa è certa. Il mondo dei social media sta cambiando, e con esso le regole del gioco.

  • UE, indagine su Facebook e Instagram per la disinformazione russa

    UE, indagine su Facebook e Instagram per la disinformazione russa

    L’UE ha avviato un’indagine su Facebook e Instagram per il rischio di disinformazione russa in vista delle elezioni europee del 2024. L’indagine si concentra sulle politiche di Meta e anche sulla mancanza di sostituti per Crowd Tangle.

    L’attenzione verso la disinformazione in UE è sempre molto alta, soprattutto in questo periodo.

    Le piattaforme di Meta, Facebook e Instagram, sono finite sono indagine dall’UE. Il motivo di questa indagine è che a Bruxelles si teme che Meta non riesca a eliminare del tutto la disinformazione russa. Un pericolo questo che l’UE non vuole correre in vista delle prossime elezioni dell’8 e 9 giugno 2024.

    L’indagine prende di mira la cosiddetta campagna Doppelganger. Si tratta di un’operazione pro-Russia che tenta di replicare nella forma l’aspetto dei siti di informazione tradizionali. Ma, in realtà, è un modo per creare contenuti a favore delle politiche del presidente russo Vladimir Putin.

    Meta sotto indagine in relazione al DSA

    La Commissione Europea ha dichiarato in una nota che l’indagine, aperta nell’ambito del Digital Services Act, prenderà in esame le politiche e le pratiche che Meta prevede in relazione alla pubblicità ingannevole e ai contenuti politici sui suoi servizi.

    Le potenziali violazioni oggetto di indagine riguardano proprio l’approccio della società di Mark Zuckerberg nell’affrontare le campagne di disinformazione e il “comportamento coordinato non autentico” nell’UE.

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    Questo insieme alla mancanza di strumenti di terze parti efficaci per monitorare l’andamento delle elezioni. Particolare preoccupazione desta il fatto che Meta sta abbandonando Crowd Tangle senza prevedere un sostituto adeguato.


    Cos’è Crowd Tangle

    Crowd Tangle è uno strumento sviluppato da Meta utilizzato principalmente per tracciare le interazioni sui social media. È uno strumento molto utile per giornalisti, ricercatori e professionisti del marketing per analizzare le tendenze, il coinvolgimento e la portata dei contenuti sui social media.

    Di recente, Meta ha annunciato che intende chiudere Crowd Tangle. Questa decisione ha sollevato preoccupazioni tra giornalisti e ricercatori.

    La chiusura di Crowd Tangle potrebbe avere un serio impatto sulla capacità di analisi e monitoraggio delle dinamiche dei social media, specialmente per quanto riguarda la trasparenza e la diffusione delle informazioni.

    Al momento dell’annuncio, non ci sono strumenti alternativi adeguati da parte di Meta che potessero completamente sostituire le funzionalità offerte da Crowd Tangle


    Le preoccupazioni in UE per la disinformazione

    Le preoccupazioni sul monitoraggio elettorale fanno seguito alla richiesta rivolta ai leader politici dell’UE di contrastare “urgentemente e vigorosamente” i tentativi russi di interferire in particolare con le elezioni europee.

    L’indagine valuterà anche il modo in cui Meta modera la pubblicità ingannevole, le politiche che riducono la visibilità dei contenuti politici su Instagram e Facebook. E la funzionalità degli strumenti che consentono agli utenti di segnalare contenuti illegali.

    Come detto, l’indagine si inserisce all’interno del perimetro del DSA.

    Si tratta della nuova norma UE che conferisce nuovi strumenti per agire contro le principali aziende tecnologiche per il modo in cui gestiscono i contenuti sulle loro piattaforme.

    Meta ha 5 giorni di tempo per rispondere all’UE

    L’UE ha concesso a Meta cinque giorni lavorativi per rispondere in relazione alle preoccupazioni sollevate, prima che le autorità decidano di intensificare l’indagine.

    L’indagine segue le dichiarazioni del ministro francese degli Affari europei, Jean-Noel Barrot, che ha avvertito che una campagna di disinformazione, orchestrata dalla Russia, sta cercando di destabilizzare l’opinione pubblica UE, prima del voto di giugno.

    Barrot ha anche aggiunto che, negli ultimi mesi, 25 stati membri dell’unione sono finiti nel mirino della propaganda russa.

     

  • UE 2024, ecco le linee guida per aziende tech e social media

    UE 2024, ecco le linee guida per aziende tech e social media

    L’UE ha rivelato le direttive per rafforzare la sicurezza delle elezioni europee del 2024. Enfatizzando la moderazione dei contenuti e la lotta ai deepfake sulle piattaforme digitali.

    Con l’avvicinarsi delle elezioni europee – 6-9 giugno 2024 -, l’Unione Europea ha annunciato un nuovo progetto normativo per sensibilizzare le principali piattaforme digitali riguardo a questo fondamentale appuntamento elettorale.

    L’UE ha rivelato un progetto di direttive per garantire la sicurezza nelle elezioni, rivolto alle piattaforme digitali con almeno 45 milioni di utenti mensili attivi a livello regionale.

    Queste piattaforme, regolate dal Digital Services Act (DSA), sono obbligate a contrastare rischi sistematici come la creazione di deepfake politici, garantendo allo stesso tempo i diritti fondamentali come la libertà di espressione e la privacy.

    L’impatto del DSA sulle elezioni europee 2024

    Le piattaforme coinvolte dal provvedimento comprendono Facebook, Google, Instagram, LinkedIn, TikTok, YouTube e X.

    L’Unione Europea ha identificato le elezioni come un momento critico nell’ambito dell’applicazione del DSA per le grandi piattaforme online (VLOP) e i motori di ricerca online (VLOSE).

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    Queste aziende sono chiamate ad individuare e a limitare rischi sistematici, inclusa la manipolazione delle informazioni che potrebbero influenzare i processi democratici. Sempre nel rispetto dell’intera normativa sulla moderazione dei contenuti e sulla governance digitale.

    Richiamo ai colossi tecnologici per i processi democratici

    Secondo le direttive dell’UE sulla sicurezza elettorale, ci si aspetta che i colossi tecnologici rafforzino le loro misure di protezione dei processi democratici. Questo include l’impiego di risorse per la moderazione dei contenuti in tutte le lingue ufficiali dell’UE

    Inoltre si richiede la disponibilità di personale sufficiente per rispondere efficacemente ai rischi emergenti dalle informazioni sulle loro piattaforme.

    Oltre a rispondere alle segnalazioni dei fact-checker indipendenti.

    In caso di mancato rispetto, potrebbero incorrere in ingenti sanzioni.

    L’importanza della moderazione dei contenuti

    Le piattaforme dovranno bilanciare attentamente la moderazione dei contenuti politici, distinguendo tra satira, che dovrebbe restare libera come forma di libertà di parola, e la disinformazione politica nociva, che potrebbe influenzare gli elettori e alterare il risultato delle elezioni.

    I contenuti che rientrano nella categoria di rischio sistemico devono essere rapidamente identificati e mitigati. L’UE richiede misure di mitigazione “ragionevoli, proporzionate ed efficaci” per i rischi legati ai processi elettorali, nonché il rispetto di altre norme pertinenti.

    Le linee guida, elaborate dalla Commissione e soggette a consultazione il mese scorso, rispondono all’urgenza delle imminenti elezioni del Parlamento europeo a giugno.

    Stress test per le piattaforme digitali

    È previsto uno stress-test sulle piattaforme il mese prossimo. Questo per dimostrare che l’UE non intende lasciare nulla al caso per ciò che riguarda la conformità delle piattaforme.

    Uno degli aspetti chiave è la richiesta alle piattaforme di offrire agli utenti scelte significative riguardo ai sistemi di raccomandazione basati su algoritmi e intelligenza artificiale. Per consentire agli utenti di avere controllo sui contenuti visualizzati.

    I sistemi di raccomandazione dovrebbero includere misure per limitare la disinformazione mirata alle elezioni e adottare misure di mitigazione contro la diffusione di disinformazione generata da intelligenza artificiale. Come sono appunto i deepfake a sfondo politico.

     


    Cosa si intende per deepfake

    Con deepfake si intende il risultato di tecniche avanzate di intelligenza artificiale e apprendimento automatico, in particolare le reti neurali generative avversarie (GANs).

    Queste reti sono addestrate con ampi set di dati di immagini o video reali per produrre nuove immagini o video che sembrano realistici, ma sono in realtà artificiali.

    In pratica, i deepfake sono spesso usati per sovrapporre il viso di una persona su un altro corpo in un video, o per manipolare l’audio e il video in modo che una persona sembri dire o fare qualcosa che non ha mai detto o fatto.

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    Innovazione e trasparenza

    L’UE sottolinea l’importanza della trasparenza nella progettazione e nel funzionamento di questi sistemi. Raccomanda poi test di resistenza e simulazioni per aumentare l’efficacia nel rilevare e mitigare i rischi.

    Inoltre, le piattaforme devono concentrare risorse interne su minacce elettorali specifiche, come i prossimi eventi elettorali, e dare vita a processi di condivisione delle informazioni. Oltre che procedere all’analisi sui rischi.

    Le risorse devono possedere competenze locali per una moderazione dei contenuti efficace e una comprensione approfondita dei contesti nazionali e regionali.

    Per ogni evento elettorale, si raccomanda la creazione di un team interno dedicato, con competenze locali e in settori rilevanti, come la moderazione dei contenuti e la verifica dei fatti.

    Invito a collaborare tra le piattaforme

    Le piattaforme sono invitate a collaborare con esperti esterni, come l’Osservatorio europeo sui media digitali (EDMO) e organizzazioni indipendenti di fact-checking.

    Le piattaforme devono attivare misure di mitigazione attive da uno a sei mesi prima del periodo elettorale e continuarle per almeno un mese dopo le elezioni. Questo periodo è critico per affrontare rischi come la disinformazione mirata ai processi di voto.

    L’UE consiglia anche alle piattaforme di ispirarsi ad altre linee guida esistenti, come il Codice di condotta sulla disinformazione e il codice sulla lotta all’incitamento all’odio, per identificare le migliori pratiche.

    È fondamentale che gli utenti abbiano accesso a informazioni ufficiali sui processi elettorali e che le piattaforme contrastino contenuti illegali che possano influenzare il dibattito democratico.

    Trasparenza verso la pubblicità politica

    In termini di pubblicità politica, le piattaforme sono indirizzate verso le future norme di trasparenza in questo settore. Con l’invito a prepararsi adottando misure conformi ai requisiti previsti.

    Le piattaforme sono inoltre invitate a collaborare con le autorità di controllo ed esperti della società civile. Oltre che a collaborare tra loro per condividere informazioni sui rischi per la sicurezza elettorale.

    L’UE raccomanda inoltre di istituire meccanismi interni di risposta agli incidenti ad alto rischio e di condurre revisioni post-elettorali dei risultati.

    Rischio di multe fino al 6% del fatturato

    Sebbene le linee guida sulla sicurezza elettorale non siano obbligatorie, le piattaforme che scelgono un approccio diverso devono dimostrare che il loro metodo rispetta gli standard dell’UE.

    In caso contrario, rischiano di essere considerate in violazione della DSA, con possibili sanzioni fino al 6% del fatturato annuo globale.

    Le linee guida includono raccomandazioni specifiche per le prossime elezioni del Parlamento europeo e, sebbene al momento siano ancora una bozza, si prevede l’adozione formale da parte della Commissione ad aprile.

  • Indagine formale UE su X per disinformazione

    Indagine formale UE su X per disinformazione

    La Commissione UE indaga su X (ex Twitter) per potenziali violazioni del Digital Services Act, esaminando la diffusione di contenuti illegali e disinformazione.

    La settimana che riguarda il mondo dei social media, ancora coinvolto dall’approdo di Threads in UE, si apre proprio all’insegna dell’UE. Nello specifico, si apre all’insegna della commissione UE che apre la sua prima indagine formale sulla base del DSA – Digital Services Acts.

    E l’apertura dell’indagine formale vede coinvolta la piattaforma di Elon Musk, X (conosciuta prima come Twitter). Come scritto nel comunicato, la commissione ha avviato “procedimenti formali per valutare se X possa aver violato il Digital Services Act (DSA) in aree collegate alla gestione del rischio, moderazione dei contenuti, schemi occulti, trasparenza pubblicitaria e accesso ai dati per i ricercatori“.

    L’apertura del procedimento formale contro X

    L’apertura del procedimento formale segue l’indagine preliminare dalla quale, tra l’altro, emerge la grande preoccupazione. E cioè che X abbia contribuito alla “diffusione di contenuti illegali nel contesto degli attacchi terroristici di Hamas contro Israele”.

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    La commissione fa sapere che esaminerà tentativi di X nel contrastare la diffusione di contenuti illegali sulla sua piattaforma. Ed esaminerà gli sforzi della stessa piattaforma atti a fermare la “manipolazione delle informazioni” tramite il suo sistema di “Note della Comunità” e altre politiche.

    Inoltre, la commissione passerà ad esaminare altre questioni che comprendono “design ingannevole” relativi ai cosiddetti “segni di spunta Blu“; la trasparenza pubblicitaria e l’accesso ai dati per i ricercatori.

    Il DSA e la posizione di X

    Il DSA ha previsto la definizione dei VLOPS, i cosiddetti “Very Large Online Platforms”. E tra questi soggetti figura anche la piattaforma di Elon Musk. Oltre a X, la lista include altre 16 piattaforme e due motori di ricerca. Tra cui Facebook e Instagram di Meta, TikTok, Snapchat, LinkedIn, Amazon, Google Search e l’App Store di Apple.

    L’annuncio dell’indagine formale arriva poco più di due mesi dopo che Breton ha sollevato preoccupazioni iniziali sulla diffusione di “contenuti illegali e disinformazione” su X.

    La società aveva risposto a Breton confermando i suoi sforzi di moderazione. In quella occasione fece notare la rimozione di “centinaia” di account affiliati a Hamas. E di aver rimosso o etichettato “decine di migliaia di pezzi di contenuto“. Va ricordato che richieste simili sono state inviate anche a Meta e TikTok.

    Dall’inizio della guerra tra Israele e Hamas, ci sono state numerose segnalazioni di disinformazione/misininformazione diffusa su X sul conflitto. Tra cui video e immagini condivise fuori contesto; una rete di propaganda di dozzine di account che condividono contenuti falsi e infiammatori. Di fronte a tutto questo, non sono mancate le segnalazioni riguardo il mancato intervento di X nella rimozione di post che violano le sue stesse regole.

    La risposta di X alla commissione UE

    In risposta alla commissione UE, X ha pubblicato una dichiarazione tramite il suo account ufficiale di Sicurezza, chiedendo che il processo segua la legge e sia “libero da influenze politiche”.

    X rimane impegnata a rispettare il Digital Services Act e sta collaborando con il processo normativo“, si legge nella dichiarazione. “X è focalizzata sulla creazione di un ambiente sicuro e inclusivo per tutti gli utenti sulla nostra piattaforma, proteggendo al contempo la libertà di espressione, e continueremo a lavorare instancabilmente verso questo obiettivo.

    La Commissione afferma che i suoi prossimi passi saranno raccogliere prove e che potrebbe intraprendere anche sanzioni nei confronti X. Non esiste una scadenza legale entro cui procedimenti formali come questo devono essere conclusi.

    Vedremo nelle prossime settimane come evolverà questa situazione.

  • TikTok, i dati sugli utenti UE e l’importanza del DSA

    TikTok, i dati sugli utenti UE e l’importanza del DSA

    Ecco i dati di TikTok in UE, che evidenziano l’importanza del DSA. Il rapporto contiene i numeri degli utenti nei principali paesi e mostra l’approccio alla moderazione dei contenuti. Da sottolineare l’impatto del DSA sulla trasparenza delle piattaforme online.

    Sulla base delle nuove normative del Digital Services Act (DSA) dell’UE, le grandi piattaforme online, comprese le principali app social media, sono tenute ora a fornire aggiornamenti regolari sui loro utenti attivi nella regione dell’UE. Questi dati vanno ora forniti insieme ad altri importanti aggiornamenti sulla trasparenza.

    Quello che stiamo per presentare riguarda i dati di TikTok. Infatti, l’app di ByteDance ha presentato nuovi dettagli su quanti utenti stanno utilizzando l’app all’interno dei paesi UE. Si tratta di dati che si prestano a tanti utilizzi e interpretazione. E questo, grazie proprio al DSA, potrebbe addirittura rivelarsi utile nella pianificazione dei contenuti.

    L’intero Rapporto di Trasparenza DSA di TikTok può essere consultato, e scaricato, da questo link. Di seguito, vedremo insieme alcuni dati rilevanti rispetto anche alla trasparenza di TikTok in UE.

    Cosa dice il rapporto di TikTok in UE

    Il rapporto descrive l’approccio di TikTok rispetto alla moderazione dei contenuti e alle richieste di informazioni. Include dettagli sulle specifiche violazioni che TikTok ha dovuto affrontare, con “Temi Sensibili e Maturi” che rappresentano il principale motivo di rimozione nell’app, con quasi il doppio delle segnalazioni rispetto all’elemento successivo più segnalato (“Beni Regolamentati & Attività Commerciali”).

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    Il rapporto contiene anche un dettaglio sul numero di persone che lavorano alla moderazione dei contenuti che TikTok ha attivo nell’UE. Sono in tutto 6.125 persone. Inoltre, il rapporto fornisce una panoramica del tempo medio che il team di TikTok impiega per rispondere alle segnalazioni e agli appelli che vengono sottoposti.

    Ovviamente, il dato più interessante, in termini generali, è quello relativo al numero di utenti che utilizzano maggiormente l’app dei video brevi in UE.

    E quindi abbiamo che in UE TikTok registra l’uso più attivo in Francia, con 21,4 milioni di utenti. Segue la Germania con 20,9 milioni di utenti attivi mensili. Al terzo posto troviamo l’Italia con 19,7 milioni di utenti.

    TikTok, gli utenti attivi in UE

    Quindi un dettaglio dei primi 5 paesi UE che usano TikTok:

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    1. Francia: 21,4 milioni
    2. Germania: 20,9 milioni
    3. Italia: 19,7 milioni
    4. Spagna: 18,3 milioni
    5. Polonia: 10,6 milioni

    Il grafico che vedete sopra fornisce una prospettiva interessante sulla crescita relativa di TikTok e dove sta generando il maggior interesse.

    Considerando che TikTok ha 150 milioni di utenti in America, come riferito da TikTok a marzo, vuol dire che 285,9 milioni di utenti TikTok si trovano negli Stati Uniti e nei paesi UE.

    Vale a dire quasi un terzo sul totale.

    Dai dati che sono disponibili, si evince che TikTok abbia anche circa 100 milioni di utenti in Indonesia, 83 milioni di utenti in Brasile e 55 milioni in Russia. Gli altri 500 milioni circa sarebbero distribuiti in diversi altri paesi.

    Il tema da chiarire, sulla base di questi numeri è capire se in effetti TikTok abbia superato o meno 1,5 miliardi di utenti come spesso si riporta. Quel che è certo che si è molto vicini al miliardo di utenti.

    Da considerare che spesso non coincide il largo uso dell’app con il numero degli utenti attivi. Sarebbe interessante poter avere qualche dettaglio in più in questo senso.

    TikTok, Rapporto Trasparenza UE – DSA

    La maggior parte delle azioni di TikTok contro contenuti illegali o dannosi avviene proattivamente, piuttosto che a seguito di segnalazioni degli utenti. Nel settembre 2023, TikTok ha rimosso 4 milioni di elementi di contenuto violativo. Dall’introduzione della nuova opzione di segnalazione, sono state ricevute circa 35.000 segnalazioni di contenuti illegali, corrispondenti a circa 24.000 contenuti. Il 28% di questi è stato ritenuto in violazione delle politiche o delle leggi locali, sulla base delle quali è stato adottato un provvedimento.

    Moderazione dei contenuti:

    TikTok utilizza una combinazione di automazione e moderazione umana per identificare e agire su contenuti che violano le loro politiche. L’accento è posto sulla rilevazione proattiva per rimuovere contenuti violativi. Vengono modelli di visione artificiale, liste di parole chiave e tecnologie di de-duplicazione. La moderazione umana supporta e migliora i sistemi di moderazione automatizzati, fornendo feedback per i modelli di apprendimento automatico.

    Rapporti sui contenuti illegali:

    TikTok ha introdotto un canale di segnalazione aggiuntivo per l’UE, al fine di segnalare contenuti che si ritengono illegali. Questi rapporti sono valutati attraverso una combinazione di automazione o revisione umana.

    TikTok, la moderazione umana con le ultime tecnologie

    Moderatori di TikTok:

    TikTok ha 6.125 persone dedicate alla moderazione dei contenuti nell’Unione Europea alla fine di settembre 2023. I team di Trust & Safety di TikTok guidano l’approccio alla moderazione dei contenuti in tutta l’UE.

    Ordini dalle autorità governative:

    TikTok può ricevere richieste dalle autorità governative dell’UE per rimuovere contenuti o per la divulgazione di informazioni sull’utente.

    Reclami e controversie:

    Gli utenti e gli inserzionisti che violano le politiche di TikTok ricevono notifiche ed è comunque sempre possibile fare appello contro queste decisioni.

    Sospensioni:

    TikTok può sospendere o bandire permanentemente gli account in caso di violazioni delle loro politiche.

    Ecco, possiamo tranquillamente dire che questo rapporto ci mostra dei dati molto interessanti rispetto a TikTok. L’app spesso al centro di polemiche negli ultimi mesi con questo rapporto mostra elementi interessanti. I quali possono tornare utili per fare qualsiasi tipo di considerazione a riguardo.

    In chiusura, val la pena di sottolineare, una volta di più, che tutto questo è grazie al DSA. Spesso, anche questa al centro di polemiche. Speriamo che questo contento possa mettere in chiaro l’importanza di questa norma rispetto ai dati forniti.

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