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  • Meta rischia di perdere Instagram e WhatsApp, ecco perché

    Meta rischia di perdere Instagram e WhatsApp, ecco perché

    Il processo antitrust che vede FTC contro Meta è senza dubbio storico. Al centro le acquisizioni di Instagram e WhatsApp, con l’obiettivo di separarle dall’azienda. Un caso che potrebbe cambiare il futuro dei social media.

    È iniziato in questi giorni, a Washington, uno dei più importanti, proprio per la sua natura, processi antitrust della storia recente.

    Infatti, si è di fronte ad un processo il cui risultato potrebbe cambiare radicalmente lo scenario dei social media. Quelle piattaforme digitali che ormai stanno plasmando le nostre esistenze.

    Il caso investe direttamente Meta Platforms, l’azienda guidata – e co-fondata – da Mark Zuckerberg, chiamata a rispondere in tribunale alle accuse mosse dalla Federal Trade Commission (FTC).

    L’obiettivo dichiarato dell’agenzia governativa per il commercio è quello di spezzare il colosso dei social media, forzando la separazione delle sue due più celebri acquisizioni, Instagram e WhatsApp.

    Una vicenda che rimette al centro del dibattito il tema della concentrazione di potere tecnologico e che potrebbe ridefinire, come dicevamo prima, il nostro rapporto con le piattaforme digitali.

    Meta rischia di perdere Instagram e WhatsApp, ecco perché
    Meta rischia di perdere Instagram e WhatsApp, ecco perché

    Una lunga battaglia che arriva in aula

    Le acquisizioni di Instagram nel 2012 e di WhatsApp nel 2014 sono state approvate all’epoca senza opposizioni rilevanti. Ma nel corso dell’ultimo decennio, la crescente preoccupazione per il potere esercitato dalle big tech ha spinto le autorità a rivedere il passato con occhi diversi.

    La vicenda ha origine nel dicembre 2020, quando la Federal Trade Commission avvia la sua prima azione legale contro Meta (allora ancora Facebook), accusandola di pratiche anticoncorrenziali legate alle acquisizioni di Instagram e WhatsApp.

    Dopo un primo rigetto nel 2021, la FTC presenta una versione aggiornata della denuncia che viene accolta, aprendo così la strada al processo odierno.

    Ricorderete anche che nel 2020 c’era Donald Trump alla Casa Bianca. I rapporti all’epoca tra il presidente Usa e il fondatore di Facebook non erano idilliaci.

    La FTC accusa Meta di aver agito in modo deliberato per soffocare la concorrenza, acquisendo quelle che già allora erano considerate minacce emergenti.

    A sostegno di questa tesi, l’agenzia ha portato in aula messaggi interni in cui Zuckerberg scriveva: “Meglio comprarli che competere”- Buy or bury.

    Un passaggio che potrebbe diventare il simbolo stesso del caso.

    Secondo la FTC, quelle acquisizioni non hanno avuto lo scopo di innovare, ma di impedire che altri potessero farlo. Una visione che, se accolta dal tribunale, potrebbe portare a una sentenza storica: la separazione forzata di Instagram e WhatsApp da Meta.

    In buona sostanza, FTC contesta a Meta il fatto che questa espansione dell’azienda e delle piattaforme è andata oltre

    La difesa: “Non siamo un monopolio”

    Dal canto suo, Meta respinge ogni accusa. La linea difensiva è chiara: il mercato dei social media è oggi più competitivo che mai. TikTok, YouTube, X (l’ex Twitter), iMessage e nuove piattaforme emergenti rendono lo scenario attuale molto diverso da quello del 2012.

    Meta insiste anche sul fatto che le acquisizioni abbiano prodotto valore per i consumatori. Instagram, ad esempio, ha evoluto le proprie funzionalità, introducendo Stories, Reels, funzioni di e-commerce e strumenti per creator che difficilmente avrebbe potuto sviluppare in autonomia. WhatsApp è diventata una piattaforma globale, sicura e affidabile anche grazie agli investimenti di Meta.

    La difesa punta inoltre il dito contro la revisione postuma delle acquisizioni: “All’epoca furono approvate, ora vengono messe in discussione. Come possono le aziende operare in un clima simile di incertezza normativa?”, è l’obiezione di fondo.

    Una partita anche politica

    Non è un caso che il processo arrivi in un momento delicato anche dal punto di vista politico. L’amministrazione Trump ha rimosso recentemente due commissari democratici dalla FTC, alterandone l’equilibrio interno. Contestualmente, Meta ha intensificato le attività di lobbying, cercando un’intesa che potesse evitare il processo.

    Ma l’attuale presidente della FTC, Andrew Ferguson, ha deciso di andare avanti, dichiarando l’intenzione di portare fino in fondo la battaglia legale. A presiedere il caso è il giudice James Boasberg, che in passato si era mostrato scettico verso alcune argomentazioni della FTC, ma ha deciso di non bloccare il procedimento, ritenendo le accuse meritevoli di un processo completo.


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    Le parole di Sheryl Sandberg

    Il dibattimento si annuncia lungo e articolato. Era attesa la testimonianza di Mark Zuckerberg, ma anche quella di Sheryl Sandberg (ex COO di Meta) e di altri alti dirigenti dell’azienda.

    Alla Sandberg, nella sua prima comparsa davanti alla commissione, è stato chiedo conto delle email in cui si parlava di Google+, oggi non più attivo. Nel 2011 Google voleva fare pubblicità su Facebook del suo social network, ma dalle email risulta che la Sandberg abbia scritto: “Bloccherei Google”.

    Tutte frasi ed espressioni che in questi contesti vengono usate contro dalla controparte e che possono delineare scenari evocati proprio dalla controparte. La Sandberg è attesa di nuovo davanti al giudice.

    Verranno poi ascoltate anche aziende concorrenti come Snap, Pinterest e TikTok, chiamate a spiegare come l’influenza di Meta abbia modellato — o limitato — l’ecosistema dei social media.

    Il processo proseguirà nei prossimi mesi e si prevede che durerà fino a luglio 2025. Una sentenza che imponga lo spacchettamento di Meta rappresenterebbe un evento senza precedenti dai tempi delle storiche battaglie antitrust contro AT&T e Microsoft.

    Una questione che va oltre Meta

    Ma al di là del destino di Instagram e WhatsApp, questo processo è anche un banco di prova per la regolamentazione delle grandi piattaforme tecnologiche. Quali limiti deve avere il potere di aziende private nel plasmare le nostre interazioni digitali? Quando un’acquisizione diventa un abuso? E quanto possiamo contare sulle istituzioni per vigilare su un settore che si evolve più rapidamente delle leggi?

    Il processo FTC contro Meta non è solo una questione giuridica.

    Rappresenta un serio momento di riflessione sul futuro dell’equilibrio tra innovazione, concorrenza e libertà digitale. Una riflessione che ci riguarda tutti.

  • Facebook, prima rivincita sulla FTC e vola a Wall Street

    Facebook, prima rivincita sulla FTC e vola a Wall Street

    Facebook si è presa la sua prima rivincita sulla FTC e, subito dopo, ha spiccato il volo a Wall Street, toccando per la prima volta i 1.000 miliardi di dollari di capitalizzazione.

    Facebook si è presa la sua prima rivincita sulla FTC e, subito dopo, ha spiccato il volo a Wall Street, toccando i 1.000 miliardi di dollari di capitalizzazione. In questo modo, la società di Facebook è la quinta tech company per capitalizzazione, superando il trilione di dollari; la prima è Apple che supera i 2 mila miliardi di dollari.

    Ma cerchiamo di capire bene cosa è successo ieri e quali conseguenze su Facebook sul mercato in generale.

    Come sappiamo bene, FTC (Federal Trade Commission), ossia la autorità federale sulla concorrenza americana, aveva denunciato Facebook per monopolio, in quanto l’acquisizione di Instagram e WhatsApp poneva la società di Mark Zuckerberg in una posizione dominante sul mercato. Una vicenda questa che ha molto pesato negli Usa in termini di equilibri anche a livello politico. In aggiunta a questa denuncia, ne esisteva un’altra avanzata da 48 procuratori federali, praticamente da quasi tutti gli stati, sempre ad evidenziare l’eccessiva presenza di Facebook a danno degli altri competitor. Obiettivo era quello di dimostrare praticamente che Facebook violasse le norme sulla concorrenza e obbligare, per legge ovviamente, il colosso di Menlo Park a cedere Instagram e WhatsApp.

    facebook capitalizzazione 2021 franzrusso

    La causa mirava a dimostrare che Facebook fosse in palese violazione per aver acquisito quelli che erano potenziali competitor.

    E qui succede l’imprevedibile e il colpo di scena.

    Il giudice James E. Boasberg, giudice della Corte Federale del distretto di Columbia, ha di fatto firmato una sentenza in cui si dice chiaramente che la FTC non è riuscita a dimostrare coi fatti la violazione da parte di Facebook, dichiarando soltanto che Facebook in questo modo controlla oltre il 60% del mercato. Una dimostrazione che il giudice Boasberg ha ritenuto insufficiente. Anche perché, come è scritto nella sentenza, “questo caso non coinvolge un mercato ordinario e intuitivo“.

    Facebook e FTC, cosa dice la sentenza

    La FTC non è riuscita a dichiarare abbastanza fatti per stabilire in modo plausibile un elemento necessario di tutte le sue rivendicazioni della Sezione 2 – ossia che Facebook ha un potere monopolistico nel mercato dei servizi di Personal Social Networking (PSN)“, scrive Boasberg nella sentenza.

    La denuncia della FTC non dice quasi nulla di concreto sulla questione chiave di quanto potere Facebook aveva, e ha ancora, in un mercato del prodotto antitrust correttamente definito“, si legge nel documento. “È quasi come se l’agenzia si aspettasse che la Corte annuisse semplicemente alla dichiarazione convenzionale che Facebook è un monopolista“.

    In pratica, la FTC non è riuscita a dimostrare portando “prove concrete” a riprova della sua denuncia ed è significativa l’affermazione del giudice Boasberg quando afferma che comunque ci si riferisce ad un mercato non “ordinario”. Su questa espressione ci sarebbe molto da riflettere in quanto potrebbe significare, per le leggi sulla concorrenza Usa, che sarebbe difficile dimostrare in modo pratico una violazione sul mercato di riferimento, per società come Facebook si intende.

    Boasberg ha respinto anche la denuncia dei procuratori federali.

    C’è da dire che questo è solo un primo round a favore di Facebook, in quanto il giudice ha dato tempo fino al 29 luglio di quest’anno alla FTC per presentare una denuncia puntuale che miri a specificare meglio e in modo più concreto i fatti contestati.

    La sentenza di Boasberg sta facendo molto discutere negli Usa, proprio nel momento in cui il Congresso americano si trova a discutere diversi disegni di legge con l’obiettivo di produrre norme sull’anti-concorrenza sempre più restrittive. Nel mirino ci sono proprio le compagnie tech.

    Facebook: 1.000 miliardi di dollari di capitalizzazione

    facebook capitalizzazione 2021 franzrusso

    Intanto a Wall Street, Facebook ha messo in pratica la sua rivincita. Dopo la sentenza, le azioni del colosso di Menlo Park sono cresciute del 4,18%, tanto è bastato per far elevare la capitalizzazione di Facebook a oltre 1.000 miliardi di dollari, 1.008 per la precisione. Si tratta della prima volta in cui la società fondata da Mark Zuckerberg supera questo traguardo, di fatto ponendola tra le prime 5 delle compagni tech che hanno superato il trilione di dollari del valore totale delle sue azioni.

    Al primo posto troviamo la Apple con 2.249 miliardi di dollari di capitalizzazione, seguita da Microsoft con 2.023 miliardi di dollari, poi Amazon con 1.736 miliardi di dollari e, infine, Facebook.

    E pensare che Facebook aveva iniziato il suo percorso a Wall Street con una capitalizzazione di 104 miliardi di dollari nel 2012. Un colpo di arresto si era registrato nel 2018, in conseguenza dei fatti legati a Cambridge Analytica, perdendo il 19%. Ma da luglio 20218 le azioni Facebook sono cresciute del 90%.