Tag: hacking

  • Come mantenere in sicurezza il proprio account Instagram

    Come mantenere in sicurezza il proprio account Instagram

    La cronaca di questi giorni porta all’attenzione il tema della sicurezza sui social media. In particolare su Instagram. Ecco alcune semplici regole da seguire.

    La cronaca di questi giorni ci riporta all’attenzione di quanto sia importante mantenere in sicurezza il proprio account sui social media. In realtà questa attenzione dovrebbe essere sempre alta. Ma, a volte, questi casi eclatanti possono aiutare ad apporre la giusta attenzione.

    Il riferimento è all’incidente che ha riguardato la premier Giorgia Meloni, il cui account Instagram è stato violato un paio di giorni fa. Un episodio, poi subito rientrato senza conseguenze. Ma che porta all’attenzione quanto sia importante rendere più sicuro il proprio account.

    Prima di procedere ad indicare alcune regole base da seguire, proviamo insieme a dare uno sguardo su altri casi simili.

    Violazioni social media, casi eclatanti

    Un caso di violazione, seppur breve, lo ha subito anche l’attuale presidente Usa, Joe Biden. A maggio dell’anno scorso. La violazione riguardò anche l’account su X.

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    Si ricorda anche il caso della violazione di Downing Street, la sede del premier inglese, in quel caso c’era Boris Johnson, era l’aprile del 2022. Una violazione portata avanti attraverso il software di hacking Pegasus. Si tratta di un software in grado di trasformare un telefono in un dispositivo di ascolto remoto.

    E poi, da annoverare nei grandi casi di violazione più recente, quello che riguardò Twitter nel luglio del 2020. Un caso che portò alla violazione di account di gente come Joe Biden, Bill Gates, Elon Musk, Warren Buffett, Kanye West, Michael Bloomberg, Uber, Jeff Bezos e anche Barack Obama. Gli account di queste personalità furono violati per far girare una truffa sui bitcoin.

    Uno screenshot di truffa attraverso bitcoin è quello che è stato pubblicato dopo la violazione dell’account Instagram della presidente Giorgia Meloni.

    Violazioni e social media, alcuni dati

    Di casi eclatanti ce ne sono stati tanti purtroppo. E l’attenzione non deve mai essere abbassata da questo punto di vista.

    Da mettere in chiaro, gli hacker possono attaccare chiunque, nessuno è escluso. Ecco perché l’attenzione deve essere sempre molto alta da parte di tutti. Soprattutto poi da chi ha responsabilità molto grandi da gestire.

    Un recente studio di Google ha affermato che ormai oltre il 20% degli account social media è destinato ad essere violato. E il fenomeno è in crescendo. Nonostante siano sempre più affinate le tecnologie di difesa.

    Ci sono alcuni studi recenti che rilevano il fatto che ormai, mediamente 1,4 miliardi di account sui social media vengono violati ogni mese. Si tratta di un numero che continuerà ad aumentare, all’aumentare del numero di persone che usano i social media.

    Violazioni e social media, fenomeno in crescita

    Dal 2021 al 2022 il numero di account di social media che sono stati dirottati ha registrato un aumento del 1.000%.

    Nel 2023, il fenomeno delle violazioni e degli attacchi hacker sui social media ha continuato a essere significativo.

    A guardare Instagram nello specifico, è stato rilevato che un account IG viene hackerato ogni 10 minuti, con oltre 50.000 account Instagram compromessi all’anno​​.

    Da sapere che la piattaforma più violata al momento e Facebook. Instagram è la seconda.

    Solo Facebook riceve circa 70 mila richieste di recupero di account, su Instagram sono circa 36 mila.

    Alcune regole da seguire per mettere in sicurezza l’account Instagram

    Fermiamoci qui, perché ci terrei molto a ricordare qui le regole che sarebbe meglio seguire per evitare – quantomeno ci si prova – che il nostro account venga violato.

    1 – Scegliere una password robusta.

    • la password deve essere lunga almeno 12 caratteri e includere una combinazione di lettere maiuscole e minuscole, numeri e simboli.
    • non utilizzare la stessa password per altri account online.
    • cambiare la password regolarmente, almeno ogni 3-6 mesi.

    2 – Attivare l’autenticazione a due fattori (2FA)

    • la 2FA aggiunge un ulteriore livello di sicurezza richiedendo un codice di verifica oltre alla password per accedere al tuo account.
    • si può attivare la 2FA nelle impostazioni di Instagram, scegliendo tra SMS o app di autenticazione, come ad esempio Google Authenticator.

    Regole da non sottovalutare mai

    3 – Prestare attenzione a link sospetti

    • non cliccare su link ricevuti da DM, email o post di persone che non conosci.
    • fare attenzione a siti web che imitano l’interfaccia di Instagram per rubare le tue credenziali.
    • se non si è sicuri di un link, meglio prima passare sopra con il mouse per verificare l’URL completo e controllare che sia affidabile.

    4 – Controllare l’attività di accesso

    • dalle impostazioni di Instagram, è possibile vedere da quali dispositivi è stato effettuato l’accesso al proprio account.
    • se si notano accessi sospetti da dispositivi o località che non si conoscono, o che non ci sembrano familiari, meglio modificare immediatamente la password e revocare l’accesso ai dispositivi non autorizzati.

    Importante aggiornare l’app Instagram

    5 – Aggiornare regolarmente l’app Instagram

    • gli aggiornamenti dell’app includono spesso patch di sicurezza per proteggere da vulnerabilità note.
    • assicurarsi di avere in dotazione l’ultima versione di Instagram installata sul proprio dispositivo.

    6 – Proteggi le tue informazioni personali

    • non condividere informazioni sensibili come il proprio numero di telefono o l’indirizzo di casa sul proprio profilo Instagram.
    • prestare attenzione alle informazioni che vengono rese pubbliche attraverso la condivisione di storie e post.

    Seguire i consigli di Instagram sulla sicurezza

    7 – Seguire i consigli di sicurezza di Instagram

    • Instagram fornisce diverse risorse per aiutare gli a proteggere il proprio account.
    • consultare la sezione “Sicurezza” nelle impostazioni dell’app o visitare il Centro sicurezza di Instagram per saperne di più.

    Regole aggiuntive:

    • usare un gestore di password per creare e memorizzare password complesse per i propri account online.
    • essere particolarmente cauti quando ci si connetti a reti Wi-Fi pubbliche.
    • installare un software antivirus e anti-malware sul proprio dispositivo.

    Sicurezza e social media, serve Consapevolezza

    Seguire queste regole di base potrebbe aiutare a garantire un’esperienza sui social media un po’ più sicura e protetta. E vale anche su su Instagram.

    In un’epoca in cui la nostra identità digitale è davvero preziosa, proteggere i nostri account sui social media non è solo una buona pratica, diventa una necessità imprescindibile.

    Ricordiamoci che, dietro ogni schermo, si nascondono rischi che richiedono la nostra attenzione, ogni giorno.

    Agiamo sempre con consapevolezza e adottiamo misure di sicurezza efficaci. In questo modo possiamo difendere la nostra identità digitale e continuare a usare il digitale e tutti i suoi strumenti con maggiore serenità e sicurezza.

     

  • Twitter e la truffa dei Bitcoin, il più grave attacco hacker da quando esiste

    Twitter e la truffa dei Bitcoin, il più grave attacco hacker da quando esiste

    Quello che si è verificato su Twitter, nella tarda serata italiana, può essere definito, senza esagerazione, il più grave attacco hacker da quando esiste la piattaforma. Un grave incidente che avrà serie conseguenze per Dorsey & Co.

    Quello che si è verificato su Twitter, nella tarda serata italiana, può essere definito, senza esagerazione, il più grave attacco hacker da quando esiste la piattaforma. Non si era mai visto una violazione simultanea di account, tutti coinvolti nella stessa truffa legata ai bitcoin, tema molto caro allo stesso fondatore Jack Dorsey.

    Ovviamente, la società adesso sta cercando di ricostruire cosa sia accaduto e come sia stato possibile, ma è evidente che questo mette al centro dell’attenzione dell’opinione pubblica mondiale che sulla piattaforma ci sia un grave problema di sicurezza.

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    In passato era già successo che account molto noti venissero violati, lasciando sempre una piccola ombra. Ma adesso, soprattutto guardando i nomi eccellenti degli account coinvolti, è chiaro che questo incidente avrà strascichi molto pesanti.

    Avrete già letto ovunque degli account coinvolti, ma per cercare di fare un minimo di ricostruzione li ricorderemo tutti, o quasi perché sono tanti. E parliamo degli account di Apple, Joe Biden, Bill Gates, ElonMusk, Warren Buffett, Kanye West, Michael Bloomberg, Uber, Jeff Bezos e anche Barack Obama che, ricordiamo, è l’account più seguito sulla piattaforma. Tutti coinvolti nella grande truffa dei bitcoin e milioni di follower come potenziali vittime.

    Già perché, una volta impossessatisi dell’account, i messaggi che venivano condivisi erano quelli di invitare gli utenti ad inviare bitcoin su dei link che era difficile tracciare. Da qui la difficoltà di Twitter ad intervenire. Un elemento che sicuramente emergerà è che la piattaforma non è riuscita ad intervenire immediatamente, nel lasso di tempo che è intercorso fino al momento di riconoscere pubblicamente cosa stava succedendo, sono passati diversi minuti, tanti. Un periodo di tempo troppo lungo che ha permesso agli hacker di intavolare la più grande truffa mai vista su una piattaforma social.

    Volendo essere più chiari, dal momento in cui Twitter ha riconosciuto il grave incidente al momento in cui Twitter ha deciso di limitare la possibilità di twittare a tutti gli account verificati, sono passati 30 minuti. Senza considerare i minuti che hanno permesso agli hacker di agire. Allora parliamo di ore.

    Intanto i link dei tweet che partivano dagli account compromessi sono rimasti online per molto tempo, permettendo ovviamente di fare screenshot perché che Twitter ha riconosciuto l’accaduto ha chiaramente chiuso gli account e quei tweet non erano più visibili.

    Forse quello che è rimasto attivo più a lungo è stato quello di Elon Musk, il fondatore della Tesla e SpaceX. Anche dopo l’intervento di Twitter era ancora possibile visualizzare i tweet truffa.

    Adesso si cerca di capire quale piattaforma di transazioni di bitcoin sia coinvolta nell’hacking, il portavoce di Binance ha detto che stanno facendo tutte le verifiche del caso.

    Bisognerà ricostruire bene cosa sia accaduto. Pensate che gli hacker hanno cambiato l’indirizzo email del’utente in modo da rendere impossibile qualsiasi azione per riappropriarsene.

    Ecco, questo, in estrema sintesi quello che si è vissuto nella tarda serata/notte italiana su Twitter. Da quello che si sa, non ci sarebbero account verificati italiani coinvolti nella truffa.

    Certo, per Twitter questa sarà una data nera da ricordare, sarà una macchia che resterà a lungo, purtroppo. La lentezza dell’intervento sicuramente lascerà il segno su questa vicenda.

    Peccato, perché il tutto avviene in un momento in cui Twitter stava costruendo una sua reputazione solida, più sensibile ai temi sociali, più attenta a quello che succede nel mondo. E tutto questo stava portando anche dei risultati molto interessanti. Come abbiamo scritto qui sul nostro blog, durante le proteste a seguito dell’assassinio di George Floyd, l’app ha fatto segnare il record di download da quando esiste, ossia dal 2006.

    Ora tutto questo rischia di essere vanificato per via di una truffa sui bitcoin.

    Intervenire tempestivamente per impedire che molti account venissero coinvolti avrebbe sicuramente giovato. Ma questo purtroppo non è successo.

  • Twitter, violato l’account di Jack Dorsey. Ecco cosa è successo

    Twitter, violato l’account di Jack Dorsey. Ecco cosa è successo

    Nel pomeriggio americano di ieri, l’account Twitter di Jack Dorsey, CEO e co-fondatore della piattaforma da 280 caratteri, è stato violato. A rivendicare l’hacking è stato un gruppo chiamato Chuckling Squad. La violazione è durata 30 minuti, giusto il tempo di twittare contenuti razzisti, a nome di Dorsey. Pare che la violazione sia partita dal numero di telefono.

    Avreste mai immaginato che l’account Twitter di @jack, Jack Dorsey, il CEO e co-fondatore della piattaforma da 280 caratteri, potesse mai essere violato? Ebbene sì, è successo ieri, nel pomeriggio americano, quando in Italia erano più o meno le 21:45, che si è scoperto che l’account dell’attuale capo di Twitter era stato violato. Una violazione durata una trentina di minuti, un periodo di tempo sufficiente per twittare, a nome di Dorsey, contenuti razzisti, antisemiti. E’ passato quindi un po’ di tempo prima che il team sicurezza di Twitter si accorgesse di cose stava avvenendo.

    A rivendicare la violazione, quindi a mettere la firma sotto questo hacking, è stato un gruppo chiamato Chuckling Squad, in Italia poco noto, ma negli Usa è ormai conosciuto per il fatto di aver preso di mira famosi youtubers. Di recente hanno preso di mira infatti James Charles, Shane Dawson, King Bach, Etika e Amanda Cerny, tutti nelle ultime due settimane. Tutti nelle ultime due settimane. James Charles ha poi annunciato un’azione legale con l’intenzione di querelare AT&T, l’operatore telefonico americano, reo di aver “permesso” l’accesso al gruppo hacker.

    jack dorsey account violato screen

    Già, ma perché querelare AT&T?

    Da quello che sembra, ne parla Business Insider, e non solo, pare che la violazione dell’account di Jack Dorsey sia partita proprio dal suo numero di telefono. I tweet sono stati fatti partire da una piattaforma, di proprietà di Twitter dal 2010, chiamata Cloudhopper. Questa piattaforma, non accessibile a tutti, permette di inviare tweet direttamente dagli SMS.

    Si tratta quindi di un caso anomalo, oltre che imbarazzante, per un CEO importante come Dorsey. Tra l’altro, c’erano state nei giorni scorsi diverse avvisaglie, al punto da suggerire a Dorsey di usare un computer protetto per twittare, invece di usare il suo iPhone. Questo è quello che scrive Ryan Mac, di BuzzFeed:

    La conferma che la violazione del numero di telefono di Dorsey arriva, dopo un po’ di tempo, da Twitter:

    https://twitter.com/TwitterComms/status/1167591003143847936

    La violazione quindi è partita dal numero di telefono, ma non è chiaro, però, come questo sia potuto succedere. E’ quindi plausibile pensare, come già successo, che questo gruppo abbia preso di mira l’operatore telefonico, sicuro di poter violare account di personalità importanti. Non ci sarebbe quindi un carattere politico in capo a questo atto. Ma si tratta solo di supposizioni, senza che ci sia alcuna conferma.

    Insomma, si è trattato di una situazione per Dorsey assolutamente fastidiosa che mette in evidenza come l’attenzione, sotto molteplici punti di vista, non deve mai calare. Specie quando sei il CEO di Twitter.

     

    [Immagine di copertina: COLE BURSTON/BLOOMBERG/GETTY IMAGES]

  • Facebook: in vendita messaggi privati di oltre 80 mila utenti, secondo BBC

    Facebook: in vendita messaggi privati di oltre 80 mila utenti, secondo BBC

    Il servizio russo della BBC ha diffuso la notizia che un gruppo di hackers avrebbe violato Facebook nel mese di settembre 257 mila account e messo in vendita messaggi privati di oltre 80 mila utenti, molti dei quali in Ucraina e in Russia. Gli stessi hacker hanno affermato all’emittente inglese di avere dettagli di oltre 120 milioni di utenti, anche se non ci sono certezze su questa cifra. I dati potrebbero essere stati prelevati da estensioni malevoli per browser.

    Come se non bastasse, dopo lo scandalo Cambridge Analytica, che ha di fatto sollevato una grave problema su come Facebook ha gestito i dati privati degli utenti, e dopo solo la violazione di qualche settimana fa, operata direttamente sulla piattaforma, l’azienda di Mark Zuckerberg si trova oggi ad affrontare una nuova pesante violazione dei dati degli utenti.

    Secondo quanto riportato dalla BBC, il servizio russo dell’emittente inglese sarebbe venuto a conoscenza di una violazione ad opera di hacker che, nel mese di settembre, avrebbe portato alla violazione di 257 mila account alla pubblicazione di messaggi privati di oltre 80 mila utenti. Il problema è che questa cifra potrebbe essere molto più alta. La società informatica Digital Shadows ha rilevato che 12.000 dei 257.000 utenti hanno detto di risiedere in Russia, 47.000 hanno dichiarato di essere originari dell’Ucraina.

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    L’emittente infatti fa sapere che questi hacker affermano di avere i dettagli di oltre 120 milioni di utenti, un dato molto preoccupante se fosse confermato, anche se, come precisa la stessa BBC, non ci sono conferme reali su questa cifra.

    Il servizio russo della BBC manda avanti la sua indagine e scopre che gran parte degli utenti violati hanno sede in Ucraina e in Russia, e poi ci sono anche dati che provengono da altri paesi come Regno Unito, Stati Uniti, Brasile e altri. La violazione dei dati sarebbe avvenuta tramite estensioni malevoli per browser, quelle che usiamo all’interno di Chrome, Opera o Firefox. Gli hacker stavano per mettere sul mercato questi dati per 10 centesimi l’uno.

    Tutto è iniziato, appunto a settembre, quando in un forum è comparso “FBSaler” che scrisse, in inglese, di vendere informazioni private di Facebook, aggiungendo che il loro database aveva in serbo 120 milioni di account violati.

    Un sito su cui sono stati pubblicati i dati è stato rintracciato a San Pietroburgo, ma il vero problema sarebbero le estensioni dei browser. Facebook ha fatto sapere, attraverso un suo portavoce, di aver contatto tutti i produttori delle estensioni per eliminare subito quelle malevoli, senza però indicare quali siano le estensioni nel mirino. Inoltre, alcuni esperti affermano che in questo caso non sarebbe tutta responsabilità di Facebook, in parte sarebbe anche dei produttori delle estensioni che non hanno vigilato a dovere.

    In ogni caso però, tutto questo rischia di avere nuove ripercussioni su Facebook. Il servizio russo della BBC ha contattato gli hacker ponendosi come acquirente dei dati. E’ stato chiesto agli hacker se questi dati avessero in qualche modo a che fare con lo scandalo Cambridge Analytica. La risposta è stata negativa, si tratterebbe quindi di un’altra pesante violazione.

    Si tratta di un caso da analizzare bene e poi di sono i dubbi degli esperti che dichiarano che sia improbabile che Facebook non abbia parlato ancora di una violazione così pesante. La risposta agli esperti potrebbe essere di vedere come Facebook ha trattato il caso Cambridge Analytica, omettendo di informare gli utenti per ben tre anni.

  • AnonPlus attacca il sito del PD di Firenze: tra i dati trafugati anche quelli di Renzi

    AnonPlus attacca il sito del PD di Firenze: tra i dati trafugati anche quelli di Renzi

    AnonPlus, gruppo attivista affiliato ad Anonymous Italia, ha trafugato un database del Partito Democratico Italiano contenente informazioni personali sugli appartenenti al partito registrati a Firenze. Tra i dati, anche quelli di Matteo Renzi. FireEye, azienda americana specializzata in cybersecurity, ha scoperto che il furto dei dati è avvenuto domenica 4 febbraio 2018.

    AnonPlus, gruppo attivista affiliato ad Anonymous Italia, ha trafugato un database del Partito Democratico Italiano contenente informazioni personali sugli appartenenti al Partito registrati a Firenze. E’ quanto afferma una nota di FireEye, azienda americana specializzata in cybersecurity. Secondo le informazioni diffuse dall’azienda, il furto sarebbe avvenuto lo scorso 4 febbraio.

    anonplus

    Domenica 4 febbraio 2018, AnonPlus ha twittato che ha trafugato una lista completa di iscritti al Partito Democratico in Italia ed ha fornito un link per scaricarne i dati pubblicando, inoltre, uno screenshot che mostrava dati su Matteo Renzi, ex Presidente del Consiglio dei Ministri e attuale Segretario del Partito Democratico. La pubblicazione delle informazioni è andata avanti ieri e anche oggi.

    https://twitter.com/AnonPlus_Info/status/960280253892644864

    https://twitter.com/AnonPlus_Info/status/960534351133003776

    https://twitter.com/AnonPlus_Info/status/960587595674775552

    Il link fornito da AnonPlus punta ad un archivio .zip di 280 KB intitolato “iscritti_pd_pd_fi.zip”, ospitato su una sottopagina del dominio www.hotelfrontera[.]cl, il sito internet di un hotel in Cile.

    I dati trafugati sono costituiti da 2.652 file di informazioni personali tra cui nome e cognome, indirizzo e-mail, data di nascita, città di nascita e numero di telefono (linea fissa e cellulare). I ricercatori di FireEye hanno incrociato molti dei nomi e altre informazioni contenuti nei dati con i record pubblicamente disponibili. Non è possibile risalire a quando questi dati trafugati sono pubblicati precedentemente on-line,  piccola indicazione che si tratta di un documento autentico.

    Il 5 febbraio,e in parte ancora oggi, si è osservato che il sito del Partito Democratico di Firenze (www.partitodemocratico[.]fi.it) mostrava un messaggio di errore relativo alla banca dati SQL quando si provava ad accedere al sito; questa è una potenziale indicazione di un attacco di SQL injection. Adesso, accedendo al sito di visualizza una finestra di alert per “navigazione non sicura”. AnonPlus, motivato principalmente da un’ideologia anti-establishment, è risultato molto attivo negli ultimi mesi con una particolare attenzione ai siti web del Governo Italiano.

    Successivamente a questo, è stato violato anche il sito della provincia di Milano e sempre da Twitter sono state diffuse le informazioni.

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