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  • X, l’inchiesta di Parigi diventa penale e nuova convocazione per Musk

    X, l’inchiesta di Parigi diventa penale e nuova convocazione per Musk

    La Procura di Parigi ha trasformato in indagine penale l’inchiesta su X. Musk e Yaccarino di nuovo convocati dopo la mancata comparizione del 20 aprile. Tra i nuovi sviluppi, la segnalazione a SEC e DOJ e il rifiuto di Washington a cooperare.

    L’inchiesta della Procura di Parigi su X, avviata lo scorso febbraio, ha cambiato natura. La notizia è che adesso il fascicolo sulla piattaforma di Elon Musk passa ufficialmente a indagine penale. E in aggiunta a questo, Musk e Linda Yaccarino, già ex CEO di X, sono nuovamente convocati a Parigi per rispondere personalmente alle accuse preliminari.

    La svolta arriva a poco più di due settimane dalla mancata comparizione di Musk e Yaccarino all’audizione libera del 20 aprile. Quell’audizione era stata fissata dopo la perquisizione della sede parigina di X del 3 febbraio scorso. I due erano stati citati rispettivamente come “gestore di fatto” e “gestore di diritto” della piattaforma.

    E nessuno dei due si è presentato.

    La nuova convocazione e cosa rischiano Musk e Yaccarino

    La Procura di Parigi ha tenuto a precisare, stavolta, che Musk e Yaccarino sono ora invitati a Parigi per rispondere a quelle che il sistema giudiziario francese chiama preliminary charges, cioè i capi d’imputazione preliminari. Si tratta del passaggio formale che apre la fase istruttoria vera e propria.

    Nel diritto penale francese, una volta notificate le accuse preliminari, il fascicolo passa nelle mani di un giudice istruttore. Da quel momento si apre un’indagine che può durare mesi o anche anni, e che può concludersi con il rinvio a giudizio o con l’archiviazione.

    Le accuse preliminari, in Francia, vengono normalmente notificate di persona. Ma la Procura ha precisato che, qualora Musk e Yaccarino dovessero mancare la convocazione anche questa volta, le accuse potranno essere formalizzate in loro assenza.

    In sostanza, la mancata comparizione non blocca l’iter, anzi lo accelera.

    I procuratori parigini, va precisato a scanso di equivoci, non hanno chiesto né l’arresto né il fermo dei due. La linea, almeno per ora, resta quella della convocazione. Ma il salto di livello è netto rispetto all’audizione libera del 20 aprile, che era ancora una richiesta di chiarimenti su base volontaria.

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    X e i capi d’accusa che la Procura ha formalizzato

    Il quadro accusatorio ricalca, allargandolo, quello che era già stato delineato a febbraio. La Procura di Parigi indaga su una serie di reati che riguardano sia il funzionamento dell’algoritmo di X, sia i contenuti generati da Grok, l’intelligenza artificiale di xAI integrata nella piattaforma.

    Le contestazioni includono la complicità nella detenzione e diffusione di immagini pedopornografiche, la diffusione di immagini sessualmente esplicite non consensuali tramite deepfake, la negazione di crimini contro l’umanità, l’estrazione fraudolenta di dati e l’alterazione del funzionamento di un sistema di trattamento automatizzato in associazione a delinquere, e la gestione illegale di una piattaforma online.

    Avevo già riportato qui cosa successe a gennaio e il caso di Grok che generò migliaia di immagini di nudo e non solo, uno scandalo che ha pesato in modo decisivo nell’allargamento del fascicolo. Tra fine dicembre 2025 e inizio gennaio 2026, secondo l’analisi del Center for Countering Digital Hate, Grok aveva generato circa 3 milioni di immagini sessualmente esplicite di persone reali senza il loro consenso, di cui circa 23.000 raffiguranti minori.

    A questo si aggiunge il capitolo del negazionismo. In Francia, la negazione di crimini contro l’umanità è un reato. Grok, in più occasioni tra novembre 2025 e i primi mesi del 2026, ha generato in lingua francese contenuti che mettevano in dubbio l’uso delle camere a gas ad Auschwitz e che riproponevano cliché della propaganda negazionista.

    La segnalazione della Procura a SEC e DOJ

    A marzo 2026, la Procura di Parigi ha inviato una comunicazione formale al Dipartimento di Giustizia americano e alla Securities and Exchange Commission, l’autorità di vigilanza sui mercati finanziari statunitensi.

    Nella comunicazione, i procuratori francesi hanno suggerito che la controversia sui deepfake sessualizzati generati da Grok potrebbe essere stata “deliberatamente orchestrata per gonfiare artificialmente il valore di X e xAI, configurando potenziali reati“.

    Si tratta di un’ipotesi investigativa, non di un’accusa formale. Anche perché non si sa ancora di quale entità potrebbero essere le evidenze che la Procura francese ha raccolto in questo senso. Ma il fatto stesso che la Procura abbia ritenuto di doverne informare le autorità americane, e in particolare la SEC, sposta il piano della vicenda. Dalla sola moderazione dei contenuti si entra nel terreno della possibile manipolazione del mercato.

    Va detto, perché ha il suo peso, che X e xAI nel 2025 hanno completato la fusione e che SpaceX a inizio 2026 ha acquisito l’intero gruppo, dando vita a un colosso valutato 1,25 trilioni di dollari.

    Il rifiuto di cooperazione del Dipartimento di Giustizia americano

    La risposta di Washington alla richiesta francese, intanto, è arrivata in modo tutt’altro che ambiguo. Il Dipartimento di Giustizia americano, infatti, ad aprile, giusto un paio di giorni prima della prima convocazione di Musk a Parigi, ha respinto formalmente la richiesta di assistenza giudiziaria avanzata dalla Procura di Parigi.

    Nella lettera di rifiuto, di due pagine, il DOJ ha definito l’inchiesta francese come un “procedimento penale politicamente motivato volto a regolare in modo improprio, attraverso la prosecuzione, le attività commerciali di una piattaforma di social media“.

    Nel testo, riportato dal Wall Street Journal, si legge anche che le richieste francesi “costituiscono un tentativo di coinvolgere gli Stati Uniti in un procedimento penale” che, secondo l’amministrazione Trump, si porrebbe in contrasto con il Primo Emendamento della Costituzione americana sulla libertà di espressione.

    Il rifiuto di cooperare ha un effetto diretto e concreto. La Procura francese non potrà contare sull’assistenza delle autorità statunitensi per acquisire elementi di prova che si trovano sul territorio americano, e dovrà procedere con gli strumenti di cooperazione giudiziaria che restano a sua disposizione attraverso i canali europei.

    E c’è anche un effetto politico, che è ancora più visibile. Musk, nei rapporti con l’amministrazione Trump, dispone ormai di una copertura istituzionale netta e chiara.

    Il precedente Durov e la linea della Procura di Parigi

    La strategia della Procura di Parigi nei confronti dei vertici delle grandi piattaforme non nasce con il caso X. Si inserisce in una linea che la sezione cybercrime ha sviluppato negli ultimi anni e che ha già prodotto precedenti importanti.

    Come ricorderete, nell’agosto 2024 le stesse autorità francesi avevano fatto arrestare Pavel Durov, fondatore e amministratore delegato di Telegram, all’aeroporto di Le Bourget.

    A Durov erano state notificate accuse preliminari nell’ambito di un’indagine sulle responsabilità di Telegram per i reati commessi sulla piattaforma. Il fondatore di Telegram era stato poi rilasciato sotto cauzione, ma gli era stato vietato di lasciare la Francia per oltre sei mesi.

    Più di recente, nei primi mesi del 2026, la stessa Procura ha emesso mandati d’arresto contro i dirigenti di un sito video australiano oggetto di un’altra indagine sui contenuti.

    In sostanza, la Procura di Parigi sta perseguendo da tempo una strategia che mira a chiamare i vertici delle piattaforme a rispondere personalmente di quello che accade sui loro servizi. Il caso di Musk si inserisce in questo stesso solco.

    Il quadro europeo che si chiude attorno a X

    L’indagine francese si muove in parallelo a un quadro europeo che, nelle ultime settimane, si è ulteriormente irrigidito attorno a X e a Grok.

    Giusto pochi giorni fa, il giorno prima dell’annuncio della Procura di Parigi, il Consiglio dell’Unione Europea e il Parlamento europeo hanno raggiunto un accordo provvisorio per vietare i cosiddetti “nudifier tools”, gli strumenti di intelligenza artificiale utilizzati per generare immagini esplicite di persone senza il loro consenso.

    La decisione è arrivata in larga parte come risposta proprio alla controversia su Grok, e va a integrarsi con l’AI Act.

    A questo si aggiungono le indagini europee già aperte. Ricorderete come il 5 dicembre dello scorso anno la Commissione UE aveva inflitto a X la prima multa della storia ai sensi del Digital Services Act, pari a 120 milioni di euro.

    In aggiunta a questo, il 26 gennaio 2026 la Commissione aveva aperto un’indagine formale specificamente su Grok e sui deepfake sessuali.

    A questi due fronti, quello francese in sede penale e quello UE in sede regolatoria, si è poi aggiunta anche la sponda del Regno Unito, dove pure è in corso un’indagine sui contenuti generati da Grok.

    Cosa aspettarci dopo la convocazione

    La nuova convocazione di Musk e Yaccarino apre una fase in cui le incognite non riguardano più tanto il quando o il come. La domanda, in altre parole, non è più se la giustizia francese formalizzerà le accuse, ma in che tempi e con quali modalità lo farà.

    Resta da vedere se questa volta i due decideranno di presentarsi a Parigi. Le possibilità sono essenzialmente due.

    Da una parte, una scelta di comparizione che permetterebbe loro di esporre la propria posizione e di interloquire con il giudice istruttore prima delle decisioni sul rinvio a giudizio. Dall’altra, una nuova mancata comparizione che porterebbe alla notifica delle accuse in contumacia, con tutte le conseguenze del caso.

    La copertura politica offerta dall’amministrazione Trump al rifiuto di cooperare, unita alle dichiarazioni pubbliche con cui Musk ha più volte definito l’inchiesta francese una persecuzione, lascia intuire che la linea sia quella dello scontro più che quella del dialogo.

    Vedremo cosa succederà.

  • In Francia perquisita la sede di X e Musk convocato in Procura

    In Francia perquisita la sede di X e Musk convocato in Procura

    La Procura di Parigi ha perquisito gli uffici francesi di X e convocato Elon Musk e l’ex CEO Linda Yaccarino per il 20 aprile. L’inchiesta, avviata nel gennaio 2025, si è allargata a Grok e ai deepfake sessuali. È la prima volta che un proprietario di una grande piattaforma viene convocato dalla giustizia di uno Stato membro UE.

    Martedì 3 febbraio 2026, la sezione per la lotta al cybercrimine della Procura di Parigi ha perquisito la sede francese di X, la piattaforma di Elon Musk. L’operazione, condotta in collaborazione con la Gendarmeria nazionale ed Europol, rappresenta il passaggio più concreto di un’inchiesta che va avanti da oltre un anno. E che ora chiama in causa direttamente il proprietario della piattaforma.

    Musk e Linda Yaccarino, che è stata CEO di X dal 2023 al 2025, sono stati convocati per un’audizione libera il prossimo 20 aprile 2026. La Procura li ha citati rispettivamente come “gestore di fatto” e “gestore di diritto” della piattaforma. Durante la stessa settimana saranno ascoltati anche altri dipendenti di X come testimoni.

    Il caso di oggi rappresenta un fatto senza precedenti. Mai prima d’ora il proprietario di una delle maggiori piattaforme digitali al mondo era stato convocato dalla giustizia di uno Stato membro dell’Unione Europea.

    X in Francia, come nasce l’inchiesta

    L’indagine della magistratura francese ha origine nel 2025, quando il deputato Éric Bothorel, esponente del partito Renaissance di Emmanuel Macron e specializzato in cybersicurezza, ha presentato una segnalazione formale alla Procura di Parigi.

    Nel suo esposto, Bothorel denunciava le modifiche apportate all’algoritmo di X dopo l’acquisizione da parte di Musk nel 2022, sostenendo che tali cambiamenti favorissero la diffusione di informazioni false e contenuti polarizzanti. Stiamo parlando delle modifiche apportate e rese visibili dall’agosto del 2023.

    Bothorel aveva osservato una “riduzione della diversità delle voci e delle opzioni” sulla piattaforma, che si sarebbe allontanata dall’obiettivo di garantire un ambiente sicuro e rispettoso. Contestava inoltre l’assenza di chiarezza sui criteri che hanno guidato i cambiamenti algoritmici e gli interventi personali di Musk nella gestione della piattaforma.

    Bothorel attraverso questa denuncia rendeva concreta quella che era una sensazione di molti utenti sulla piattaforma.

    Una seconda segnalazione è arrivata da un alto funzionario della cybersicurezza pubblica francese, che ha denunciato come l’algoritmo di X proponesse “enormi contenuti politici di incitamento all’odio, razzisti, anti-LGBT+ e omofobi, puntando a orientare il dibattito democratico in Francia“.

    La Gendarmeria nazionale è stata incaricata delle indagini il 9 luglio 2025, con l’apertura formale del procedimento per “alterazione del funzionamento di un sistema di trattamento automatizzato di dati in banda organizzata“.

    In Francia perquisita la sede di X e Musk convocato in Procura
    In Francia perquisita la sede di X e Musk convocato in Procura

    L’allargamento delle indagini a Grok e ai deepfake

    L’inchiesta non si è fermata agli algoritmi. A gennaio 2026, la Procura di Parigi ha ampliato il fascicolo dopo ulteriori segnalazioni relative al funzionamento di Grok, l’intelligenza artificiale sviluppata da xAI e integrata nella piattaforma X.

    Grok è finito al centro di uno scandalo internazionale per la generazione di deepfake sessualmente espliciti. Secondo un’analisi del Center for Countering Digital Hate, organizzazione no-profit britannica, tra il 29 dicembre 2025 e il 9 gennaio 2026 sono state prodotte o modificate circa 3 milioni di immagini sessualmente esplicite raffiguranti persone reali senza il loro consenso. Di queste, circa 23.000 avevano come soggetto dei minori.

    I numeri sono impressionanti. In soli 11 giorni, Grok avrebbe generato contenuti a sfondo sessuale in media ogni pochi secondi e materiale che coinvolgeva minori circa una volta ogni 41 secondi.

    La risposta di xAI è arrivata a tappe. Il 9 gennaio la possibilità di “spogliare” persone reali con Grok è stata limitata agli abbonati premium. Il 14 gennaio, dopo le proteste di governi e istituzioni di diversi Paesi, la restrizione è stata estesa a tutti gli utenti. Ma i test condotti da diverse testate giornalistiche hanno mostrato che alcune funzionalità problematiche restano aggirabili.

    C’è poi un altro elemento che ha contribuito all’ampliamento dell’inchiesta. A novembre 2025, Grok aveva generato un post in lingua francese che metteva in dubbio l’uso delle camere a gas ad Auschwitz, riproponendo uno dei più tossici cliché della propaganda negazionista. Il contenuto è rimasto online per quasi tre giorni, raggiungendo oltre un milione di visualizzazioni prima di essere rimosso.

    X e l’indagine in Francia, i capi d’accusa

    Il comunicato della Procura di Parigi elenca i reati su cui verte l’indagine. L’elenco è lungo e tocca diversi ambiti del diritto francese.

    Si va dalla complicità nella detenzione e nella diffusione di immagini pedopornografiche alla lesione del diritto all’immagine della persona tramite deepfake a carattere sessuale.

    Compare poi la contestazione di crimini contro l’umanità, che in Francia rappresenta il reato di negazionismo.

    L’inchiesta riguarda anche l’estrazione fraudolenta di dati e l’alterazione del funzionamento di un sistema di trattamento automatizzato, entrambi in associazione a delinquere.

    Infine, c’è la gestione illegale di una piattaforma online, sempre in associazione a delinquere.

    È importante precisare che si tratta di un’audizione libera, non di un fermo. Musk e Yaccarino sono stati convocati per esporre la loro posizione sui fatti e illustrare le eventuali misure di conformità previste. La procuratrice Laure Beccuau ha definito l’approccio “costruttivo”, sottolineando che l’obiettivo ultimo è garantire la conformità della piattaforma alle leggi francesi.

    La sede perquisita di X e le competenze giurisdizionali

    Gli uffici perquisiti si trovano a Parigi e ospitano principalmente i servizi di comunicazione e pubbliche relazioni di X per il mercato francese. La sede giuridica della società si trova in Irlanda, dove X risulta stabilita ai fini del Digital Services Act europeo.

    Questo solleva una questione rilevante. L’inchiesta francese procede sul piano del diritto penale nazionale, parallelamente alle procedure che la Commissione Europea sta conducendo ai sensi del DSA. Sono due binari distinti che possono procedere in modo indipendente.

    Un dettaglio significativo emerge dalla risposta della stessa Procura di Parigi. L’ufficio ha comunicato che abbandonerà X come canale ufficiale di comunicazione, spostando le proprie comunicazioni istituzionali su LinkedIn e Instagram.

    Il contesto europeo

    Questa perquisizione si inserisce in un quadro più ampio di tensioni tra X e le autorità europee. Come abbiamo raccontato su questo blog, il 5 dicembre 2025 la Commissione Europea ha inflitto a X la prima multa della storia ai sensi del Digital Services Act, pari a 120 milioni di euro per tre violazioni degli obblighi di trasparenza. X non rispettava le regole sul design ingannevole delle spunte blu, sulla trasparenza del registro pubblicitario e sull’accesso ai dati per i ricercatori.

    Il 26 gennaio 2026, la Commissione ha aperto una nuova indagine formale specificamente su Grok e sui deepfake sessuali. Henna Virkkunen, vicepresidente esecutiva per la Sovranità tecnologica, ha definito i deepfake sessuali non consensuali di donne e bambini “una forma violenta e inaccettabile di degradazione”.

    L’indagine UE valuterà se X abbia violato gli articoli 34, 35 e 42 del DSA, che impongono alle grandi piattaforme di analizzare e mitigare i rischi sistemici prima di lanciare nuove funzionalità. La Commissione contesta in particolare il fatto che X non abbia trasmesso una valutazione ad hoc dei rischi prima di distribuire le funzionalità di Grok che hanno avuto un impatto critico sul profilo di rischio della piattaforma.

    Le implicazioni per l’Europa

    L’azione della Francia rappresenta un passaggio significativo nel rapporto tra piattaforme digitali e autorità nazionali europee. Come ricordato all’inizio, per la prima volta, uno Stato membro utilizza il proprio sistema giudiziario penale per chiamare in causa direttamente il proprietario di una grande piattaforma.

    Il deputato Bothorel, che ha dato avvio all’inchiesta con la sua segnalazione, ha commentato la perquisizione con un post su X nel quale ha scritto che “in Europa e in particolare in Francia, lo Stato di diritto significa che nessuno è al di sopra della legge e che i regolamenti europei, integrati nel diritto francese, sono vincolanti per tutti“.

    La vicenda potrebbe creare un precedente. Altri Paesi europei potrebbero sentirsi legittimati a investigare sulle pratiche di X e delle altre grandi piattaforme, aprendo una stagione di controlli più incisivi sul funzionamento degli algoritmi e sulla responsabilità delle piattaforme per i contenuti che ospitano e amplificano.

    Il contesto geopolitico rende tutto più delicato.

    Le relazioni tra Stati Uniti e Unione Europea sono già tese su diversi fronti, e Musk è diventato una figura centrale per l’amministrazione Trump.

    L’ex Commissario europeo Thierry Breton, che aveva guidato l’elaborazione del DSA, è stato inserito nella lista delle personalità a cui Washington ha vietato l’ingresso negli Stati Uniti proprio per il suo ruolo nella regolamentazione delle piattaforme digitali.

    X, Musk e il precedente in Brasile

    Questa vicenda richiama inevitabilmente quanto accaduto in Brasile tra aprile e ottobre 2024.

    Anche in quel caso, il confronto riguardava la richiesta di rimuovere account accusati di diffondere disinformazione e il rifiuto di Musk di conformarsi alle richieste del giudice Alexandre de Moraes. Anche allora, Musk aveva parlato di “censura” e “dittatura”, scatenando una campagna d’odio contro la Corte Suprema Federale brasiliana.

    Dopo il blocco totale della piattaforma, che aveva tagliato fuori oltre 22 milioni di utenti brasiliani, Musk fu costretto a cedere. Pagò oltre 5 milioni di dollari di multa, nominò un rappresentante legale locale e dalla piattaforma vennero rimossi gli account contestati.

    X era tornò online solo dopo aver rispettato tutte le condizioni poste dalla magistratura brasiliana.

    Il caso brasiliano ha dimostrato due cose. La prima è che quando uno Stato democratico è determinato a far rispettare le proprie leggi, anche il proprietario della piattaforma più influente del mondo alla fine si adegua.

    La seconda è che il prezzo del mancato adeguamento può essere molto alto, non solo in termini economici ma anche di perdita di utenti e danno reputazionale.

    L’approccio francesce, almeno per ora, è diverso, più graduale. Si procede con una perquisizione e una convocazione, non un ban immediato.

    Ma il messaggio di fondo è lo stesso che ho avuto modo di analizzare in quel caso: il rispetto delle leggi non è censura.

    E nessuna piattaforma, per quanto potente, può dichiararsi immune dalle regole che valgono per tutti coloro che operano sul territorio di uno Stato sovrano.

    Resta da capire se Musk seguirà lo stesso percorso del Brasile, cedendo alle richieste dopo un iniziale muro contro muro. Oppure se, forte della sua vicinanza all’amministrazione Trump, deciderà di irrigidirsi ulteriormente, trasformando il caso francese in uno scontro frontale tra Washington e l’Europa sulla regolamentazione delle piattaforme digitali.

    X e l’indagine in Francia, cosa aspettarci

    L’appuntamento del 20 aprile 2026 rappresenterà un momento chiave. Le audizioni di Musk e Yaccarino permetteranno agli inquirenti di valutare le posizioni della dirigenza di X sui fatti contestati e le eventuali misure di adeguamento previste.

    Resta da capire se Musk si presenterà effettivamente a Parigi. L’audizione è “libera”, il che significa che non è obbligato a comparire. Ma la sua assenza avrebbe un significato politico notevole e potrebbe influenzare l’evoluzione del procedimento.

    L’inchiesta francese procede in parallelo a quella della Commissione Europea. Sono due livelli di enforcement distinti, il diritto penale nazionale e la regolamentazione europea sulle piattaforme, che convergono sullo stesso obiettivo: verificare se X rispetti le regole che valgono per tutti coloro che operano sul territorio europeo.

    È un test importante per l’Europa. La capacità di far rispettare le proprie leggi alle grandi piattaforme digitali, anche quando sono di proprietà dell’uomo più ricco del mondo, definirà la credibilità del quadro normativo che l’Unione si è data negli ultimi anni. E la Francia, con questa perquisizione e con la convocazione di Musk, ha scelto di posizionarsi in prima linea.

  • Nel dopo Snowden gli utenti più attenti alla Privacy

    Nel dopo Snowden gli utenti più attenti alla Privacy

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    Di recente Edward Snowden, colui che ha fatto conoscere al mondo lo scandalo della NSA, ha invitato gli utenti internet ad abbandonare Dropbox, Facebook e Google. Un’indagine di F-Secure ci dimostra infatti come molte persone siano davvero disposte a farlo per passare a servizi più sicuri

    Sulla scia dei consigli di Edward Snowden di passare da Dropbox, Facebook e Google a servizi che pongono una priorità elevata sulla sicurezza e la privacy, F-Secure sta rilasciando i risultati di un’indagine che mostrano come molta gente sia disposta a mettere in pratica questo suggerimento. L’indagine, che ha coinvolto 4800 persone in sei paesi (USA, UK, Francia, Germania, Brasile e Filippine), mostra anche che la maggior parte delle persone ha cambiato le proprie abitudini in Internet negli ultimi mesi proprio grazie alle problematiche emerse sulla privacy.

    In una recente videointervista rilasciata al “The New Yorker” l’11 ottobre scorso, Snowden ha messo in guardia gli spettatori affermando che servizi Internet come Dropbox, Facebook e Google sono pericolosi e dovrebbero essere evitati. Dall’indagine risulta infatti che il 53% degli intervistati sarebbe disposto a passare da servizi come Google verso servizi più attenti alla privacy per evitare di essere profilato mentre naviga in Internet. Il 56% ha confermato di essere diventato più attento nei confronti dei servizi Internet basati negli US nel corso dell’ultimo anno. Il 46% dichiara che sarebbe disposto a pagare per essere certo che nessun dato personale passi attraverso gli Usa. E il 70% si dice preoccupato relativamente al potenziale della sorveglianza di massa delle agenzie di intelligence nei Paesi in cui i propri dati possono passare.

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    Il 68% di chi ha risposto ha affermato che cerca di proteggere la propria privacy, almeno qualche volta, con la navigazione privata o anonima o criptando le comunicazioni. E il 57% ha dichiarato che non è d’accordo con aziende che usano i dati di profilazione in cambio dell’offerta di un servizio gratuito.

    Dall’indagine risulta anche che paesi come Germania, Brasile e le Filippine hanno mostrato alcuni dei più alti livelli di preoccupazione nei confronti della privacy. Quando è stato chiesto se avessero cambiato alcune delle loro abitudini su Internet nei mesi recenti a causa delle crescenti preoccupazioni nei confronti della privacy, una media del 56% delle persone ha risposto di sì: 45% in UK, 47% negli US, e 49% in Francia, e in misura ancora più elevata 60% in Germania e 67% in Brasile e nelle Filippine.

    Siete anche voi dello stesso parere? Raccontateci cosa ne pensate?

  • Il 43% dei lavoratori di piccole e medie imprese sono multi-screener

    Il 43% dei lavoratori di piccole e medie imprese sono multi-screener

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    Una recente indagine di F-Secure, “Digital Company Survey 2013”, rivela che quasi la metà dei lavoratori di piccole e medie imprese sono multi-screener, nel senso che utilizzano sia i Pc che i dispositivi mobili per svolgere la quotidiana attività lavorativa

    Sul nostro blog siamo soliti indagare come ci stiamo relazionando al Mobile che sempre di più interessa il nostro quotidiano. E, tra le tante conferme, da ultima abbiamo visto quanto rilevato da Audiweb evidenziando come nel 2013 29 milioni di italiani si sono connessi alla rete attraverso i propri dispositivi mobili, 22 milioni da smartphone e 7 milioni da tablet. Allora ci siamo chiesti, anche attraverso i vostri feedback e le vostre opinioni attorno a questi temi, quanto il mobile in effetti influenzi anche la nostra vita lavorativa. E per rispondere a questo quesito oggi vi proponiamo questo interessante sondaggio realizzato da F-Secure, una delle più importanti aziende a livello mondiale nella produzione di software antivirus, al quale hanno risposto 805 dipendenti di aziende con un massimo di 500 dipendenti, provenienti da Germania, Italia, Francia, UK, Svezia, Finlandia, Polonia e Stati Uniti, su argomenti come corporate security e servizi cloud. Il 67% degli intervistati erano uomini, mentre il 37% erano donne. Ma vediamo l’esito di questo sondaggio:

    • il 43% dei lavoratori di piccole-medie aziende sono multi-screener: usano un PC o un notebook così come i dispositivi mobili per lavorare quotidianamente;
    • le percentuali di multi-screener sono più elevate tra le aziende sotto i 50 dipendenti (63%), e più basse in aziende dai 50 ai 500 dipendenti (45%);
    • il 39% dei lavoratori usa dispositivi mobili forniti dall’azienda;
    • nelle realtà sotto i 50 dipendenti, l’uso di dispositivi mobili forniti dall’azienda è più elevato, 75%;
    • nelle aziende dai 50 ai 500 dipendenti la percentuale scende al 40%.
    • le aziende svedesi e finlandesi hanno le percentuali più elevate di dispositivi mobili, rispettivamente dal 50% e 47% dei lavoratori;
    • le aziende tedesche e statunitensi hanno invece il numero più basso di dispositivi mobili, 35% e 34%.
    • il 34% dei dipendenti lavora fuori ufficio o viaggia regolarmente.

    Anche in questo caso, questo numero è più elevato tra le aziende più piccole (50%), e scende al 35% per aziende dai 50 ai 500 dipendenti. Le aziende in Francia e UK hanno il numero più elevato di persone che lavorano fuori ufficio regolarmente, con il 43% e 40% rispettivamente.

    Oggi il posto di lavoro è sempre meno rappresentato da una scrivania in un ufficio, ma sempre più dalla mobilità che consente di essere ovunque e accedere e condividere informazioni in ogni momento” dice Miska Repo, Country Manager F-Secure Italia. “La produttività dipende dalla sincronizzazione e cooperazione tra le persone ovunque esse si trovino. Così come per gli utenti consumer, F-Secure fornisce sicurezza per questi ‘nuovi’ ambienti lavorativi e i loro dispositivi, oltre a servizi di ‘content collaboration’ per il frenetico mondo aziendale. Perché le idee uniche di un’azienda devono essere protette e anche accessibili”.

    F-Secure fa sapere, a questo proposito, che presto lancerà una soluzione per la condivisione dei contenuti dedicata alle PMI, che permetterà di migliorare la produttività e flessibilità aiutando così le aziende a rispondere alle esigenze del futuro.

    Allora, che ne pensate di questo sondaggio? Vi riconoscete in questi dati? Raccontateci tra i commenti la vostra esperienza diretta.

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  • Agli Italiani piacciono ancora i Blog

    Agli Italiani piacciono ancora i Blog

    Da un recente sondaggio di Ispo CLick  per l’Osservatorio Blogger, “Universo Blog, chi li frequenta e perchè”, viene rilevato che agli italiani i blog piacciono e tanto. Nonostante la diffusione massiccia dei social network, i blog vengono preferiti dagli italiani per riflettere e approfondire gli argomenti di interesse

    Quante volte abbiamo sentito della cosiddetta “morte” dei blog, “uccisi” dalla proliferazione e dalla diffusione dei social network. Un’affermazione che di fatto non ha mai convinto noi come tanti altri, anche perchè i blog hanno sempre continuato ad avere quella caratteristica di approfondimento e di riflessione che poco si sposa con la natura dei social network. E questa ricerca di Ispo CLick per l’Osservatorio Blogger, “Universo Blog, chi li frequenta e perchè“, lo conferma in toto, anzi ci offre uno spaccato utile per comprendere come i Blog vengono percepiti tra i blogger, i veri addetti ai lavori, e tra gli utenti della rete. Per quel che ci riguarda siamo molto contenti e non sorpresi dagli esiti, sappiamo che agli italiani piacciono i Blog e lo constatiamo anche noi quotidianamente. Proprio per la loro natura ampia e vasta, i blog hanno una caratteristica che non trova pari, o quasi, sulla rete. Ossia quello di diventare un luogo di approfondimento e conoscenza in qualsiasi ambito. Non conoscono limiti da questo ottica. Sebbene dal punto di vista anagrafico i Blog possono essere considerati dei teen-agers, in effetti coi loro 15 anni di vita sul web dimostrano una maturità elevata.

    Ma veniamo ai risultati del sondaggio.

    Prima di tutto va sottolineato che 1 italiano su 5 segue i scrive su un blog e la percentuale sale di molto tra coloro che li usano sia come utenti della rete che come blogger. Lo vedete bene nel grafico in basso, con percentuali del 90% tra i blogger, del 83% tra gli utenti della rete e del 22% tra la popolazione. La domanda che è stata fatta ai blogger era ovviamente “Le capita di partecipare (leggendo o scrivendo) a qualche blog oltre al suo?

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    E gli italiani di solito seguono sono almeno 2 blog, segno che si cerca di approfondire e poi si individuano quelli che più riescono a soddisfare le nostre esigenze. I blogger addirittura ne seguono 11, per approfondire meglio l’area di proprio interesse e competenza.

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    Ma quali sono i motivi per cui si sceglie di leggere e seguire un blog? Dall’indagine affiorano tre motivazioni che sembrano essere comuni sia per gli uteni della rete che per i blogger:

    Approfondire temi di interesse;

     – Restare informati su ciò che interessa;

     – Cercare informazioni

    Come vedete, i blogger cercano di approfondire interessi e competenze leggendo e tenendosi informati; gli utenti della rete seguono e leggono un blog per cercare informazioni, mente la popolazione lo usa per essere informato sulle ultime notizie, viene quindi avvalorata la caratteristica propria del blog che è quella di essere comunque, periodicamente o quotidianamente,  a seconda dei casi, sempre aggiornato. Da notare che il 19% dei blogger dei blogger segue un blog in particolare anche per la stima che nutre nei confronti dell’autore.

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    Ecco, questo è un po’ il quadro tracciato da questo interessante sondaggio che ci piaceva farvi conoscere e soprattutto sapere da voi se vi ritrovate nelle risposte date e vorremmo sapere allora, quanti blog seguite e perchè?

  • Cresce il Mobile in Italia e in Europa

    Cresce il Mobile in Italia e in Europa

    Da una recente indagine condotta da comScore in EU5 (Francia, Germania, Spagna, Italia e Regno Unito) la penetrazione degli smartphones è al 53,7% con 130 milioni di persone che li posseggono. E tra questi il 15,5% possiede un tablet, dato in crescita rispetto allo scorso anno

    Cresce l’uso dei dispositivi mobili in Europa e anche nel nostro paese. Ricordiamo che il nostro paese da questo punto di vista è uno dei paesi che possiede il numero di smartphones più alto, di conseguenza sappiamo bene quanto si alta la penetrazione degli smartphones nel nostro paese. Però oggi ne abbiamo un’ulteriore conferma da questa recente ricerca ad opera, avente come periodo gli ultimi tre mesi, di comScore che riporta i dati in riferimento a EU5, ossia Francia, Germania, Spagna, Italia e Regno Unito.

    Cresce il mobile in Italia e in Europa

    In sostanza il dato generale è che il 53,7% della popolazione di questi paesi possiede uno smartphone, quasi 130 milioni di persone e tra questi, il 15,5% detiene un tablet, un dato in crescita rispetto allo scorso anno quando erano 9,3%. Una crescita in un anno del 6,2% che testimonia l’effettiva crescita dei tablet in Europa.

    Se guardiamo ai singoli paesi, in Italia la percentuale è del 15,1% al pari della Francia. La percentuale più alta è del regno Unito col 17,7%, segue poi la Spagna col 16,9%. Chiude la Germania con la percentuale più bassa del 12,8%, ben al di sotto della stessa media europea.

    Allora, al di là della conferma della forte penetrazione dei dispositivi mobile nel nostro paese, che ne pensate? Anche voi siete tra il 15,1% di persone che detiene uno smartphone e un tablet? Fateci sapere

  • Cresce di poco la fiducia dei consumatori a livello globale, male l’Italia

    Cresce di poco la fiducia dei consumatori a livello globale, male l’Italia

    Nielsen rende noto oggi i dati realtivi al terzo trimestre del 2012 della ricerca globale sulla fiducia dei consumatori e sulle intenzioni di spesa, “Global Survey of Consumer Confidence and Spending Intentions”, secondo cui il 62% dei rispondenti a livello globale sostiene di sentire la crisi; il 69% modifica le proprie abitudini per risparmiare di più. In Italia nonostante una crescita incoraggiante permangono preoccupazioni per il lavoro

    fiducia_consumatoriSecondo i dati raccolti da Nielsen, azienda leader globale nelle misurazioni e analisi relative ad acquisti e consumi, a utilizzo e modalità di esposizione ai media, nel terzo trimestre del 2012 la fiducia globale dei consumatori è cresciuta di un punto rispetto al trimestre precedente, arrivando a 92, e di 4 punti rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (3° trimestre 2011). Durante l’ultima fase dell’indagine, condotta fra il 10 agosto e il 7 settembre 2012, il livello generale di fiducia è aumentato nel 52% dei mercati mondiali [i dati comprendono anche Bulgaria e Slovacchia] presi in esame da Nielsen, rispetto all’aumento nel 41% dei mercati registrato nel trimestre precedente. Nel corso del 3° trimestre del 2012, la fiducia dei consumatori è aumentata in 30 dei 58 mercati analizzati, è diminuita in 19 Paesi ed è rimasta invariata in 7. L’indagine globale sulla fiducia dei consumatori e sulle intenzioni di spesa condotta da Nielsen, “Global Survey of Consumer Confidence and Spending Intentions” istituita nel 2005, rileva via internet il livello di fiducia, le principali preoccupazioni e le intenzioni di spesa di più di 29.000 consumatori in 58 Paesi. I livelli di fiducia dei consumatori al di sopra e al di sotto di 100 indicano i diversi gradi di ottimismo e pessimismo. (altro…)

  • Mercati Digitali e New Internet, leve per la crescita in Italia

    Mercati Digitali e New Internet, leve per la crescita in Italia

    Conferenza stampa di lancio per il prossimo Smau Milano 2012 l’Osservatorio SMAU – School of Management Politecnico di Milano ha presentato i risultati della ricerca sui “Mercati Digitali Consumer e Nuova Internet”. La diffusione di Smartphone, Internet TV e Tablet esploderà nel corso dei prossimi 3 anni

    grow-economyConferenza stampa ieri a Milano per il lancio dello Smau Milano 2012, che si terrà dal 17 al 19 ottobre. Occasione per presentare anche gli interessanti risultati dell’indagine condotto dall’Osservatorio SMAU – School of Management Politecnico di Milano dal titolo “Mercati Digitali Consumer e Nuova Internet”. Crescono del 14% rispetto al 2011 i mercati digitali consumer in Italia – intesi come tutti quei mercati rivolti al consumatore finale, basati su piattaforme digitali (Pc, Tv digitali, Mobile) – e superano quota 16,2 miliardi di Euro. Vediamo nel dettaglio le principali dinamiche che stanno caratterizzando i 3 comparti: e-Commerce, Pubblicità su canali digitali e Contenuti/servizi digitali. (altro…)

  • Più di 3 miliardi i video visti online dagli Italiani a Luglio 2012

    Più di 3 miliardi i video visti online dagli Italiani a Luglio 2012

    comScore e Demoskopea rivelano che a Luglio 2012 sono più di 3 Miliardi i Video online visti in Italia da quasi 24 milioni di spettatori (+22% in un anno). Ed è raddoppiato il numero di coloro che guardano TV o video da dispositivi mobili. Sono 6 milioni quelli che guardano almeno un video da Mobile

    Online-TVGli italiani cominciano a farci l’abitudine ormai. Infatti secondo l’indagine periodica condotta da comScore e Demoskopea, il partner ufficiale di comScore in Italia, sono stati sono stati 23,7 milioni gli italiani (+15 anni) che nel mese di luglio 2012 hanno visto almeno un video su internet utilizzando un computer da casa o lavoro, facendo registrare una crescita del 22% rispetto al dato dello scorso anno (19,4 milioni). Ancora più significativo l’aumento (+40%) del numero totale di video che ha superato i 3,1 miliardi rispetto ai circa 2,2 miliardi dello stesso periodo dello scorso anno. (altro…)