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  • Come si adatteranno i data center, tra IoT e Edge Computing

    Come si adatteranno i data center, tra IoT e Edge Computing

    Essere connessi a tutte le ore comporta un grande consumo di energia e la produzione di una enorme mole di dati. Tra IoT e Edge Computing, i Data Center andranno ripensati.

    Di recente abbiamo esaminato come oggi gli HPC debbano rifarsi ai moderni Data Center, adesso è il momento di vedere quale sarà l’evoluzione dei Data Center, in uno scenario in piena evoluzione e in continua produzione di dati.

    L’anno della pandemia ci ha messo davanti ad un’altra realtà. L’essere connessi a tutte le ore comporta un grande consumo di energia e la produzione di una enorme mole di dati. Senza contare l’espansione del 5G, con la relativa diffusione del fenomeno IoT, con un numero crescente di dispositivi connessi. Di fronte a questo scenario, che credevamo di dover affrontare entro qualche anno, è necessario prendere coscienza che servono data center sempre più performanti, in grado di sostenere l’elevato numeri di dati che viene prodotto ogni giorno.

    La pandemia ha quindi accelerato i tempi, in tutti i sensi, mettendo al centro un grande problema di spazio.

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    Dopo un anno di pandemia, e la conseguente crisi economica, il digitale è ormai l’unico asset che si conferma in crescita. Nel periodo più difficile ha permesso alle persone di restare in contatto con i propri cari, ha permesso alle persone di poter continuare a lavorare da casa e ha permesso anche a tanti di dare vita a nuovi servizi digitali.

    Il vero fenomeno determinante sarà il 5G. Si è notato che negli ultimi mesi dell’anno scorso gli utenti abbiano consumato un volume di dati più alto di 2,7 volte rispetto al consumo 4G. Ma il 5G, come già ricordato in altre occasioni, sarà il fenomeno che abiliterà in pieno l’IoT, grazie ad un incremento della velocità di connessione compreso tra le 100 e le 800 volte rispetto alle reti esistenti. Gli esperti di settori prevedono che entro 4 anni, nel 2025, i dispositivi connessi saranno 75 miliardi, un numero enorme.

    Ma il 5G porta con sè anche il fenomeno dell’Edge Computing che trova terreno fertile proprio in questa fase che stiamo vivendo, caratterizzata dalla pandemia.

    I due fenomeni, che vivono in un legame molto stretto, daranno vita ad applicazioni concrete proprio nel mondo della Salute. Basti pensare al monitoraggio delle condizioni di salute degli anziani all’interno delle proprie abitazioni, grazie all’uso dei dispositivi indossabili che permetteranno anche ai medici di approntare un sistema di monitoraggio a distanza. ma Edge Computing e 5G creeranno le condizioni ideali per l’espansione delle smart city, in una versione nuova dopo la crisi pandemica, ma non meno impegnativa.

    E qui arriviamo al primo grande cambiamento che subiranno i Data Center. L’elevato numero di dati da gestire fa pensare che i Data Center cresceranno in dimensioni, diventando sempre più grandi arrivando a occupare interi capannoni. Niente di tutto ciò.

    Nel corso ne 2021, e nei prossimi anni a venire, assisteremo alla diffusione dei Data Center Locali, macchine sempre più performanti, veloci, in grado di gestire una mole di dati sufficiente per garantire l’operatività.

    La realizzazione di un sistema di Data Center Locali mette comunque al centro delle sfide da affrontare. Come il consumo energetico, si stima che entro il 2025, i data center assorbiranno un quinto dell’energia mondiale, arrivando a superare il consumo di numerosi singoli stati, e la capacità di gestire i dati in totale sicurezza. Questo perché il proliferare di dispositivi connessi, con la progressiva diffusione, come dicevamo, dell’IoT e dell’Edge Computing bisognerà pensare a strutture sempre più sicure.

    Come farsi trovare preparati di fronte alla scenario delineato?

    Prima di tutto, bisogna agire subito e bisogna individuare in tempi rapidi i partner giusti.

    Kingston Technology, leader mondiale nella produzione di schede di memoria, da anni si pone sul mercato come partner ideale per affrontare le sfide che riguardano la gestione dei dati e quindi la realizzazione di Data Center sempre più all’avanguardia.

    Lo scenario che abbiamo di fronte è caratterizzato da una crescente connettività che abiliterà il proliferare di nuove tecnologie, come IoT e Edge Computing. Le aziende dovranno quindi farsi trovare pronte a cogliere l’occasione per far nascere nuove servizi e quindi nuove opportunità di business. Kingston Technology è pronta a mettere a disposizione la sua esperienza e la sua visione per mettere in condizioni le aziende di poter gestire al meglio la gestione dei dati, punto cruciale dei prossimi anni.

    [In collaborazione con Kingston Technology]

  • Cresce il mercato smart home in Italia, vale 530 milioni di euro

    Cresce il mercato smart home in Italia, vale 530 milioni di euro

    Continua a crescere il fenomeno smart home in Italia. I nuovi dati dell’Osservatorio Internet of Things della School of Management del Politecnico di Milano rilevano una crescita nel 2019 del 40% in un anno e un valore, nel 2019, di 530 milioni di euro.

    Agli italiani piace il fenomeno smart home, un dato di fatto che avevamo sottolineato anche lo scorso anno, proprio in occasione dei dati che l’Osservatorio Internet of Things della School of Management del Politecnico di Milano rende noti proprio in questo periodo. E i dati appena pubblicati, riferiti al 2019, confermano questo trend che continua a crescere. Il mercato che il fenomeno è in grado di generare in Italia è cresciuto in un anno del 40%, un po’ meno dell’anno precedente quando era del 52%, ma tale da portare il valore di mercato a 530 milioni di euro. L’anno precedente il valore era di 380 milioni di euro.

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    Una crescita che è trainata per lo più da soluzioni per la sicurezza, smart home speaker ed elettrodomestici che complessivamente coprono oltre il 60% del mercato. Va rilevato che l mercato nel nostro paese cresce ai livelli degli altri paesi europei, anche se il divario in termini di valore di mercato è ancora molto ampio. Basti pensare che in Uk e in Germania si parla di un valore di 2,5 miliardi di euro e in Francia di 1,1 miliardi di euro. Ma superiamo la Spagna che cresce del 40% con un valore di mercato di 420 milioni di euro.

    Sicuramente il boom degli smart speaker, degli assistenti vocali, ha dato una grande mano a tutto il settore. La diffusione di questi dispositivi intelligenti spinge l’avanzata dei retailer online e multicanale come principale canale di vendita di oggetti connessi per la casa (47%), mentre la filiera tradizionale, composta da produttori, architetti, costruttori edili, distributori di materiale elettrico e installatori, mantiene un ruolo rilevante (39%) ma perde quote di mercato.

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    Aumenta il numero di aziende che lavora al lancio di nuovi servizi per la smart home. Di esempi ce ne sono tanti e spaziano dal pronto intervento garantito da aziende di vigilanza in caso di tentativo di infrazione, al supporto per la riduzione dei consumi energetici, al riordino automatico dei prodotti di cui si stanno esaurendo le scorte, fino alla possibilità di migliorare l’assistenza agli anziani. Si moltiplicano, inoltre, alleanze e partnership fra gli operatori per offrire nuovi servizi che sfruttano la progressiva integrazione tra intelligenza artificiale e dati raccolti attraverso gli oggetti connessi.

    E gli italiani, oltre che ad amare la smart home, sono sempre più consapevoli della diffusione di oggetti smart nelle proprie case. Il 68% degli italiani ha sentito parlare almeno una volta di casa intelligente e il 40% possiede almeno un oggetto smart, con soluzioni per la sicurezza e smart home speaker in cima alle preferenze degli acquirenti. Crescono anche i timori dei cittadini per i rischi legati alla cyber security e alla violazione della privacy: il 54% è restio a condividere i propri dati personali (+3% rispetto al 2018).

    Ora vediamo qualche numero più n dettaglio rispetto a quanto riportato fino ad ora in generale.

    I numeri del mercato smart home in Italia

    Le soluzioni per la sicurezza, come detto in apertura del post, trainano il fenomeno nel nostro paese e si confermano al primo posto in termini di quote di mercato, con un valore di 150 milioni di euro, pari al 28% della spesa (+15% nel 2019). In seconda posizione, gli smart home speaker, 95 milioni di euro pari al 18% del mercato (+58%), che nel 2019 hanno continuato trainare le vendite degli altri dispositivi IoT per la casa connessa. Crescono anche gli elettrodomestici, che valgono 85 milioni di euro e il 16% del mercato (+55%), di cui sempre più utenti usano le funzionalità smart (il 35%, +10% sul 2018). Subito dietro al podio si posizionano le caldaie, i termostati e i condizionatori connessi per la gestione del riscaldamento e della climatizzazione, che beneficiano della progressiva integrazione con gli assistenti vocali, dell’offerta di servizi legati alla manutenzione e della possibilità di aumentare risparmio energetico e comodità, con un valore complessivo di 65 milioni di euro (il 12% del mercato, +44%). Seguono le casse audio (50 milioni di euro, 9%) e le lampadine connesse (35 milioni di euro, 7%), spinte dalle offerte che ne prevedono la vendita insieme agli smart home speaker.

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    I consumatori italiani e la smart home

    Dicevamo prima di un incremento in termini di consapevolezza dei consumatori italiani verso la diffusione degli oggetti intelligenti. E infatti, il 68% del campione intervistato dall’Osservatorio, in collaborazione con Doxa, ha sentito parlare di casa intelligente almeno una volta (+9% sul 2018), il 63% conosce il termine domotica, con percentuali che salgono rispettivamente al 77% e al 65% fra gli utenti con meno di 35 anni. La diffusione degli oggetti smart nelle case degli italiani è stabile rispetto al 2018 (di poco superiore al 40%), ma aumenta il numero di dispositivi posseduti, con sensori per porte e finestre (presenti nelle case del 16% del campione), telecamere (15%), altoparlanti e casse audio (14%) ai primi posti, seguiti da videocitofoni e serrature (12%), soluzioni per il riscaldamento (9%), assistenti vocali (8%), lampadine (8%), grandi elettrodomestici (7%) e caldaie (6%).

    Cresce anche il numero di consumatori in grado di installare in autonomia gli oggetti smart acquistati, senza l’aiuto di un professionista (64% dei rispondenti, +10% rispetto al 2018), e l’utilizzo delle funzionalità smart da parte degli utenti (65%, +7%). Le motivazioni più frequenti che frenano ancora l’uso sono l’eccessiva complessità (18%), la mancata percezione dei benefici (10%) e la difficoltà a utilizzare le app per la gestione (6%). Nonostante la buona crescita del mercato, sono ancora relativamente pochi i consumatori interessati ad acquistare prodotti per la smart home in futuro (37%), con appena l’11% che intende farlo nel 2020 e il 26% che lo prevede nei prossimi tre anni. Le funzionalità più desiderate sono le soluzioni per il riscaldamento (23% dei rispondenti) e i grandi elettrodomestici (21%), seguite da lampadine (15%), telecamere (15%) e caldaie (12%).

    Come afferma Angela Tumino, Direttore dell’Osservatorio Internet of Things, autrice anche di un contributo all’interno del libro “IoT e Nuovo Marketing“, scritto insieme a Claudio Gagliardini (edito da Flaccovio Editore), a commento dei dati, “il mercato delle soluzioni per la casa intelligente cresce rapidamente e mostra oggi maggiore maturità, con offerte che si concentrano sempre più sui servizi e i bisogni che gli oggetti connessi possono soddisfare. Una spinta determinante viene dall’espansione di assistenti vocali e dallo sbarco degli Over The Top, che ora puntano a estendere le funzionalità dei loro smart speaker integrandole in dispositivi sviluppati da terzi e supportando attività tipiche dell’e-commerce, come le consegne a domicilio e il monitoraggio delle scorte. Perdono quote di mercato i tradizionali canali di vendita, che ancora riescono a cogliere solo in parte le opportunità offerte dalle nuove soluzioni, a vantaggio di retailer online e multicanale, che ormai coprono quasi il 50% del mercato, e operatori telco, che raggiungono quota 10%”.

  • ABB presenta la sua Casa Aumentata: confortevole, sicura ed efficiente

    ABB presenta la sua Casa Aumentata: confortevole, sicura ed efficiente

    ABB, leader mondiale tecnologico, presenta la sua Casa Aumentata: un ecosistema che risponde ai bisogni, oggi molto sentiti, di comfort, sicurezza ed efficienza energetica. Alessandro Borghese sarà l’ambassador per tutto il 2020.

    ABB è un colosso internazionale che vanta una storia lunga ormai 130 anni. Un’azienda che ha fatto della trasformazione il suo vero leit-motiv e che ha saputo interpretare al meglio, riuscendo a imporsi come leader nel settore della elettrotecnica, della robotica, dell’automazione. Parliamo di un’azienda che oggi compie un passo importante, questa volta rivolto al consumatore finale. E lo fa presentando il suo concetto di abitazione, al passo coi tempi e rispondente ai bisogni di oggi, e cioè più comfort, maggiore sicurezza ed efficienza energetica. Tutto questo si traduce nella Casa Aumentata, un ecosistema di prodotti che rappresentano bene il concetto di casa intelligente che tanto piace agli italiani.

    Infatti, gli ultimi dati sulla Smart Home dell’Osservatorio Internet of Things della School of Management del Politecnico di Milano, il mondo degli oggetti connessi cresce molto rapidamente: nel 2018 questo mercato in Italia ha toccato quota 380 milioni di euro, +52% sul 2017. Ma le opportunità, e le sfide, sono ancora molte.

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    La principale novità del 2018 è legata alla comparsa dei cosiddetti smart home Speaker, gli assistenti vocali, ossi Google Home e Amazon Alexa, che hanno radicalmente trascinato le vendite di tutto il comparto delle soluzioni per la casa connessa e che si sono dimostrati un volano per le vendite degli altri oggetti connessi, soprattutto legati alla sicurezza e alla gestione del comfort. E tra gli oggetti connessi spiccano quelli legati alla sicurezza con il 35% di mercato (circa 130 milioni di euro), ma anche gli elettrodomestici smart hanno toccato quota 14% (circa 55 milioni di euro), mentre le soluzioni per il comfort domestico si sono attestate al 12% (pari a circa 45 milioni di euro).

    Ma come possiamo rendere la nostra casa più intelligente?

    Dipende tutto da quello che si vuole investire, perché di investimento si parla, e si può iniziare anche con alcuni dispositivi connessi, senza stravolgere l’abitazione, altri se ne potranno poi aggiungere col tempo. Ed è proprio l’approccio, graduale, che offre ABB con la Casa Aumentata.

    Riscaldamento, climatizzazione delle stanze, impianti elettrici, sistemi di controllo per finestre, porte e antifurto, oltre a svariati componenti della casa integrati e controllabili da remoto: tutto è progettato per facilitare le molteplici attività della vita domestica, garantendo al contempo efficienza, riduzione degli sprechi e risparmio in bolletta.

    ABB Casa Aumentata: sicurezza, comfort ed efficienza energetica

    Con il progetto Casa Aumentata, ABB offre una soluzione in grado di rispondere ai più attuali macro-trend:

    • soluzioni e prodotti connessi;
    • miglioramento del benessere degli utenti;
    • comando vocale, la vera sfida dell’integrazione impiantistica;
    • trasversalità, da applicazione d’élite a un’opportunità per tutti;
    • servizi a valore aggiunto.

    ABB Casa Aumentata: maggiore comfort

    Una delle tre caratteristiche della Casa Aumentata di ABB è quella di garantire un maggiore comfort. L’integrazione delle funzionalità domestiche rappresenta essa stessa la premessa fondamentale per un miglioramento della qualità della vita. Controllare riscaldamento, climatizzazione e illuminazione attraverso uno smartphone o un tablet diventa semplice con le soluzioni ABB.

    ABB-free@home® permette, in base alle preferenze personali, la gestione simultanea di tutte le funzioni della casa, quali tapparelle, luci, riscaldamento, climatizzatore e sistema di citofonia, consentendo di risparmiare sui consumi elettrici, mentre la vita quotidiana diventa più facile e confortevole sotto tutti gli aspetti.

    ABB-free@home® riunisce tutte le funzioni in grado di rendere la domotica semplice, intuitiva, facile da programmare, veloce e pronta all’uso. Scalabile e modulare, consente di aggiungere dispositivi connessi presenti sul mercato: dagli speaker Sonos® all’illuminazione LED Philips Hue®, fino al comando vocale con Amazon Alexa®.

    ABB casa aumentata

    ABB Casa Aumentata: più sicurezza

    Casa intelligente fa rima con sicurezza. Tutti vogliamo che la nostra casa sia moderna e al passo coi tempi, ma tutti vogliamo anche che sia più sicura. ABB con la sua Casa Aumentata ha tenuto conto di questo elemento imprescindibile oggi, implementando strumenti che prevedono l’accensione di sistemi di allarme, la possibilità di programmare l’invio di un messaggio nel caso si presentino situazioni pericolose (come ad esempio una fuga di gas, perdite d’acqua o un tentativo di effrazione) consente di aumentare il livello di sicurezza della casa. Casa Aumentata offre diverse soluzioni per rendere la casa un ambiente totalmente sicuro, come l’opportunità di simulare la propria presenza attraverso l’accensione programmata e sequenziale di luci e di memorizzare immagini attraverso il videocitofono anche quando l’abitazione è vuota.

    ABB Casa Aumentata: efficienza energetica

    Quando si parla di Casa intelligente, allora si parla anche di risparmio energetico: oggi le tecnologie consentono infatti di ottimizzare le performance dei diversi apparecchi domestici, in modo da consumare solo lo stretto necessario. Infatti, la casa del futuro deve anche assicurare il minor impatto ambientale possibile: l’utilizzo di energie rinnovabili rappresenta un ulteriore step a cui si aggiunge la possibilità di utilizzare l’energia autoprodotta grazie a sistemi di storage.

    Il sistema integrato di inverter e accumulo REACT 2® garantisce una riserva di energia generata dal sole rendendo l’abitazione sostenibile. L’inverter e le batterie accumulano l’energia in eccesso prodotta dall’impianto fotovoltaico consentendo di raggiungere un ottimo livello di autosufficienza energetica.

    ABB casa aumentata

    Ma la Casa Aumentata di ABB guarda anche alla mobilità elettrica, le abitazioni in questo modo diventano anche personali stazioni di servizio dove ricaricare i veicoli grazie a sistemi di ricarica residenziali da parete Wallbox. Queste apparecchiature possono ricaricare un’auto elettrica durante la carica notturna, possono essere integrate all’interno di un sistema di building automation ed essere associate ai sistemi di accumulo dell’energia derivante da fonti rinnovabili.

    Questa è la casa del futuro, e del presente che ABB presenta come Casa Aumentata, un insieme di soluzioni che permettono di trasformare la nostra abitazione in un luogo più confortevole, sicuro ed efficiente.

    Alessandro Borghese e la Casa Aumentata

    E per entrare nelle case degli italiani con questa nuova soluzione di Casa Aumentata, ABB ha pensato bene di coinvolgere come suo ambassador lo chef Alessandro Borghese, personaggio noto al grande pubblico, nonché utente delle soluzioni di cui abbiamo parlato. Borghese ha infatti installato nella sua casa una vera e propria Casa Aumentata e sarà proprio lui a raccontare e svelare in modo diretto sul suo canale Instagram, per tutto il 2020, come la soluzione di ABB sia capace di amplificare emozioni ed esperienze vissute all’interno della casa.

    [In collaborazione con ABB Italia]

  • SIT, l’azienda italiana punta a diventare leader nello smart heating

    SIT, l’azienda italiana punta a diventare leader nello smart heating

    SIT è un vero colosso del settore heating in continua evoluzione e oggi punta a diventare leader mondiale nello smart heating. Fondata nel 1953, l’azienda è guidata da Federico de’ Stefani che negli ultimi anni ha dato una grande spinta dal punto di vista della tecnologia e dell’innovazione.

    Uno dei tanti aspetti che ci piace trattare qui sul nostro blog è quello di poter raccontare storie di aziende italiane che, nel loro settore, hanno saputo costruire una grande storia e un grande percorso all’insegna della tecnologia e dell’innovazione. L’azienda di cui vi parliamo è SIT, vero colosso mondiale dell’heating (riscaldamento), fondata nel 1953 da Pierluigi e Giancarlo de’ Stefani, è guidata da Federico de’ Stefani, figlio di Giancarlo, che ha impresso una nuova direzione, innovativa, al passo coi tempi che permetterà all’azienda di crescere ancora.

    SIT oggi fattura oltre 350 milioni di euro ed ha registrato un tasso di crescita organica dei ricavi superiore al 10% all’anno, nell’ultimo triennio. Una crescita che testimonia la capacità dell’azienda di saper interpretare i tempi e di guardare verso il futuro, puntando sull’innovazione. E il futuro, oggi, è all’insegna dello “smart gas metering“, si tratta di una gamma di prodotti nuova,  i contatori a gas intelligenti il cui giro d’affari è cresciuto del 70,5% all’anno negli ultimi 5 anni raggiungendo 72,1 milioni nel 2018, pari a un quinto dei ricavi di SIT, con attese di ulteriore crescita a doppia cifra nel 2019.

    SIT azienda

    SIT, una grande storia che guarda al futuro

    Come dicevamo, l’azienda è stata fondata nel 1953 da Pierluigi e Giancarlo de Stefani, con il nome di “SIT La Precisa”. Dagli anni ’60 agli anni ’90, l’azienda ha conosciuto un importante sviluppo sui mercati di riferimento, anche internazionali (nel 1997 è stata aperta la filiale di Shanghai). Da fine anni ’90 sono state realizzate acquisizioni in Olanda e Italia e investimenti in capacità produttiva nel nostro paese, Olanda, Romania, Messico e Cina. Nel 2009 è stata costituita la controllata MeteRSit, oggi uno dei pilastri dello sviluppo dell’azienda.

    Il Gruppo è composto da 6 Società produttive localizzate in Italia, Messico, Olanda, Romania e Cina. Questa localizzazione geografica corrisponde a un approccio “locale” alla dimensione multinazionale, dell’azienda tramite la costituzione di piattaforme continentali per servire i mercati di riferimento.

    SIT ha importanti quote nei mercati in cui opera ed è leader mondiale in oltre 1/3 del proprio fatturato. L’ampia rete commerciale, la tecnologia all’avanguardia, la costante spinta all’innovazione – anche in partnership con i principali clienti – gli importanti investimenti in R&S e l’impegno delle sue persone hanno permesso a SIT di raggiungere questa posizione.

    SIT tecnologia

    L’azienda guidata da Federico de’ Stefani oggi impiega più di 2000 dipendenti, investe il 4% del fatturato in Ricerca e Sviluppo, nel 2018 sono stati investiti 30 milioni di euro nell’innovazione degli impianti e sull’incremento della capacità produttiva, e sono 29 milioni i prodotti realizzati ogni anno.

    Come abbiamo detto, SIT ha grande storia alle spalle ma che guarda al futuro con grande decisione e determinazione. In particolare, si sta concentrando sullo sviluppo tecnologico dei suoi prodotti nella convinzione che l’innovazione possa essere il volano per la crescita futura dell’azienda.

    L’azienda guarda allo sviluppo di soluzioni elettroniche e meccaniche sempre più integrate, in grado di comunicare con l’ambiente esterno attraverso le tecnologie più moderne dell’Internet Delle Cose (IoT), facili da usare e, contemporaneamente, capaci di massimizzare le prestazioni di comfort riducendo il più possibile i consumi energetici.

    Nell’area dei prodotti elettronici, prosegue lo sviluppo di nuovi prodotti che migliorano la presenza di SIT nel settore in particolare mediante progetti in co-design nell’ambito del controllo remoto, dei pannelli di controllo su tecnologia touch a colori, nell’integrazione dei dispositivi in applicazioni di Home Automation (integrazione con Amazon Alexa e Google Home) e nelle applicazioni che utilizzano sensori di combustione ad ossigeno.

    SIT sta inoltre lavorando per far crescere l’intelligenza del contatore che non solo misurerà i consumi ma parlerà con la caldaia (chiusura dell’erogazione in caso di guasti, malfunzionamenti) e diventerà quindi parte integrante della domotica.

    SIT robot mobile

    Al momento, è in fase di sviluppo un’applicazione che permette di prepagare il consumo di gas attraverso un sistema di ricarica. Questa funzionalità permetterà di gestire in maniera più semplice ed economica il consumo del gas nelle seconde case o comunque in abitazioni non abitate in maniera continuativa. Potendo visualizzare il residuo di metri cubi direttamente dall’app, si potrà ricaricare solo l’importo necessario per un periodo di tempo limitato ed evitare i costi fissi imposti dalle utenze.

    SIT e il rispetto per l’ambiente

    Il cuore dell’azienda, da oltre 30 anni, si trova a Rovigo, lo stabilimento rappresenta un polo logistico integrato in Italia.

    SIT è molto attenta all’ambiente attraverso un impegno quotidiano, considerando il rispetto dell’ambiente come strategico per lo sviluppo dell’azienda stessa,

    Lo Smart Gas Metering sviluppa prodotti che permettono un controllo immediato dei consumi da parte dell’utente finale, abilitando comportamenti più consapevoli e generando contestualmente un minor impatto ambientale. Gli investimenti per fare evolvere questa attività sono tutti indirizzati da una logica di transizione energetica dal gas a combustibili ancora più puliti, verso l’obiettivo di emissioni zero.

    SIT azienda esterno

    Esempi concreti che danno evidenza dell’attenzione di SIT per le azioni guidate dalla sostenibilità riguardano l’installazione nello stabilimento di Rovigo di una nuova lavatrice che utilizza acqua e tensioattivi al posto di prodotti chimici per lavare i pressofusi di alluminio. Nello stesso stabilimento sono inoltre state introdotte soluzioni di illuminazione a led con regolazione autonoma per contribuire al risparmio energetico.

    #MadeBySIT

    Il prossimo 1° ottobre sarà l’occasione per conoscere più da vicino la realtà del gruppo SIT con un tour negli stabilimenti di Rovigo. Sarà un momento importante per conoscere più da vicino le tecnologie del gruppo e il percorso di innovazione voluto dallo stesso presidente e CEO, Federico de’ Stefani. Noi saremo lì e vi racconteremo tutto con #MadeBySIT.

  • Sophia, il sistema IoT di Biesse nato in partnership con Accenture per innovare le PMI

    Sophia, il sistema IoT di Biesse nato in partnership con Accenture per innovare le PMI

    E’ stata presentata al Campus di Pesaro “Sophia”, la piattaforma IoT di Biesse realizzata in collaborazione con Accenture che permette alle aziende di semplificare e razionalizzare la gestione del lavoro. Un esempio di come la tecnologia e l’innovazione possano ottimizzare anche settori industriali “tradizionali”.

    E’ stata presentata al Campus di Pesaro “Sophia”, la piattaforma IoT di Biesse realizzata in collaborazione con Accenture che permette alle aziende di semplificare e razionalizzare la gestione del lavoro. Ecco un altro esempio di azienda d’eccellenza che, grazie alla tecnologia e all’innovazione, scommette sul suo futuro e cresce, che ci piace raccontarvi.

    Biesse è un’azienda che opera nel mercato delle macchine e dei sistemi destinati alla lavorazione di legno, vetro, pietra, fondata a Pesaro nel 1969 da Giancarlo Selci. E’ leader assoluta nel nostro paese e la seconda al mondo, stiamo parlando di un’azienda che solo qualche anno fa ha conosciuto un grave momento di crisi con perdite di fatturato considerevoli. Ma, dopo un periodo negativo, l’azienda di Pesaro, grazie ad investimenti sempre più mirati a cogliere le opportunità che le nuove tecnologie offrono, ha nel giro di quattro anni raddoppiato il proprio fatturato, che oggi supera i 120 milioni di euro, e quintuplicato il proprio valore in borsa. Biesse crede molto nell’innovazione e nella ricerca, tanto da investire, da questo punto di vista, 14 milioni di euro l’anno.

    E durante l’evento più importante per l’azienda, “Inside Biesse“, con 190 mila metri quadri di innovazione a disposizione dei clienti, ha presentato ufficialmente “Sophia”, una piattaforma tecnologica che grazie all’IoT (Internet Of Everything) permette di predire eventuali anomalie all’interno della macchina. Un sistema connesso che permette alle aziende di risparmiare in termini di manutenzione, la macchina avvisa in modo automatico dell’anomalia, di risparmiare in termini di risorse ed essere più efficienti. Tutto questo grazie ad un sistema di sensori collocate sulle macchine che inviano i dati sul cloud, in questo modo il sistema è in grado di prevedere i malfunzionamenti della macchina. Esiste poi Parts, un altro elemento di Sophia, che permette di avere subito il ricambio che serve all’azienda.

    Sophia è stato sviluppato con Accenture, leader mondiale nella consulenza di direzione e strategica, la più grande società di consulenza del mondo che in Italia conta 12 mila collaboratori. Accenture ha avuto il ruolo di accompagnare Biesse verso questa evoluzione strategica che trova proprio in Sophia la sua base che sfrutta l’IoT Connected Platforms as a Service (CpaaS), il sistema di Accenture che connetterà ed elaborerà i dati provenienti da oltre 20 mila macchine.

    Abbiamo avuto l’occasione di intervistare Stefano Porcellini, Direttore Generale di Biesse, che ci ha un po’ spiegato il ruolo strategico di Sophia ma ci ha dato anche qualche dato sul mercato italiano, il mercato che ad oggi cresce meno rispetto ai mercati dei paesi europei in cui Biesse opera.

    stefano porcellini biesse franzrusso.it 2017
    Stefano Porcellini, Direttore Generale – Biesse

    Come nasce Sophia e come nasce la partnership con Accenture?

    Noi volevamo portare in una industry ancora un po’ arretrata sulle tematiche IoT, volevamo portare il nostro livello di servizio su un livello non comparabile a quello della nostra concorrenza. E quindi abbiamo pensato che attraverso l’IoT, l’elettronica, la sensoristica che già era presente sulle nostre macchine, noi potevamo raccogliere dei dati molto utili sia per noi che per i nostri clienti. Per noi, per servire meglio, per aumentare il service level sulla macchina aumentando la produttività, quindi velocizzare il ritorno degli investimenti. Per i nostro clienti, per poter veramente misurare quanto la macchina lavora, quanto è produttiva, vedere in maniera oggettiva i tempi di reazione e tutta una serie di preziose informazioni. Quindi, l’accordo col cliente si trasforma, si evolve. Prima era legato solo al fatto che ti vendo la macchina e poi mi chiami quando non funziona, adesso è legato ad un supporto continuo per poter davvero creare un livello di esperienza diverso. Noi siamo quindi al fianco del cliente, per supportarlo e avere successo e questo è possibile con le nuove tecnologie. Queste, come Sophia, sono piattaforme abilitanti anche perchè domani potranno arricchirsi si ulteriori elementi.

    Accenture è leader mondiale di queste tecnologie, un player che conta più di 12 mila collaboratori in Italia e quindi per un’azienda come la nostra, che esporta l’85% del suo fatturato all’estero è evidente che avevamo bisogno di un player internazionale al nostro fianco ed è realtà in grado di fornire consulenza e anche di realizzare le cose.

    Due vantaggi concreti che avete visto implementando Sophia e proponendola ai vostri clienti.

    Intanto è bene dire subito che i nostri clienti hanno compreso da subito che Sophia non è un “grande fratello”, non è un modo per andare a vedere e a copiare le loro tecnologie. I nostri clienti hanno compreso, con Sophia, che siamo lì per aiutarli, in un rapporto basato su elementi oggettivi: numeri, dati e fatti. Il cliente si è tanto evoluto in questi anni e vuole dati, informazioni concrete, KPI perchè ha investito in maniera notevole su un impianto e vuole sapere quanto funziona, senza filtri, vuole avere i dati oggettivi dalla macchina, dal sistema. L’altro aspetto importante è che quando davvero avremo migliaia di macchine connesse, tutti i dati sul Cloud, analizzati attraverso gli analytics con algoritimi di selezione, non saranno solo utilizzati per fare assistenza specifica su un dato cliente, ma saranno utilizzati anche dai nostri uffici, dai nostri software per migliorare le macchine. E quindi andremo ad ottenere tanti benefici da tutta questa mole di dati che saranno utilizzati in questo modo.

    In questi ultimi anni avete quintuplicato il vostro valore in borsa e avete raddoppiato il vostro fatturato negli ultimi quattro anni. Ma che tipo di indicazione avete avuto dal mercato italiano?

    Nell’ultimo anno e mezzo abbiamo notato un grande risveglio, diciamolo una volta tanto. Ha aiutato molto il provvedimento Calenda prevedendo tutta una serie di incentivi fiscali (“piano nazionale Industria 4.0, n.d.r.), ha svegliato molto le coscienze, perchè con l’iper ammortamento i nostri clienti le macchine le pagano un 40% in meno, col recupero fiscale. E la tecnologia IoT è uno degli elementi qualificanti per poter coprire i requisiti del “decreto Calenda”. Quindi c’è un forte clima di attenzione, ci sono incentivi, c’è un risveglio e questo va detto.

     

  • Internet of Things: è boom in Italia, vale 2,8 miliardi di euro

    Internet of Things: è boom in Italia, vale 2,8 miliardi di euro

    Agli italiani il fenomeno dell’Internet of Things piace. Lo dimostra anche l’ultima ricerca dell’Osservatorio Internet of Things della School of Management del Politecnico di Milano che rileva un valore complessivo di 2,8 miliardi di euro, il 40% in più rispetto all’anno precedente. Ancora indietro Smart City e stenta a decollare la Industry 4.0.

    Lo dicevamo lo scorso anno, proprio in occasione dei dati diffusi dalla ricerca dell’Osservatorio Internet of Things della School of Management del Politecnico di Milano edizione 2016 che rivelava quanto l’Internet of Things piacesse agli italiani edizione 2016 che rivelava quanto l’Internet of Things piacesse agli italiani. E questo viene confermato anche dagli ultimi dati della ricerca edizione 2017. Il fenomeno in Italia vale ben 2,8 miliardi di euro con un aumento del 40% rispetto all’anno precedente.

    Buona parte risultato degli obblighi relativi allo Smart Metering gas, che impongono alle utility di mettere in servizio almeno 11 milioni di contatori intelligenti entro la fine del 2018. Tuttavia, anche “depurando” il valore del mercato IoT dagli effetti della normativa, nel 2016 si evidenzia comunque una crescita di tutto rispetto, superiore al 20%. Oltre ai contatori gas, è la Smart Car a guidare il mercato, con 7,5 milioni di auto connesse circolanti: questi due ambiti da soli rappresentano più della metà del fatturato IoT. E se si aggiungono le applicazioni negli edifici (Smart Building), soprattutto per la sicurezza, si supera il 70% del valore totale.

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    Cresce l’Internet of Things in Italia e, di conseguenza, cresce il numero degli oggetti connessi. Sono già 14,1 milioni quelli connessi tramite rete cellulare, +37%,  senza contare gli oggetti che sfruttano altre tecnologie di comunicazione, come i 36 milioni di contatori elettrici connessi tramite PLC (Power Line Communication), gli 1,3 milioni di contatori gas che comunicano tramite radiofrequenza e i 650 mila lampioni per l’Illuminazione intelligente connessi tramite PLC o radiofrequenza.

    Smart Metering e Smart Car guidano il mercato Internet of Things in Italia

    Nel dettaglio, il mercato IoT italiano è costituito per buona parte, il 34%, da Smart Metering e Smart Asset Management nelle utility, ambito in cui l’obbligo normativo relativo ai contatori gas ha portato a un’esplosione delle soluzioni. Il mercato è passato da 500 milioni di euro nel 2015 a 950 milioni nel 2016, con una crescita del 90%. Altro componente importante del mercato Internet of Things in Italia è il settore delle Smart Car, vale il 20% del totale, che cresce del 15% e raggiunge 550 milioni di euro. La riduzione dei prezzi dei box GPS/GPRS attenua la crescita in termini di valore di mercato, ma le auto connesse continuano ad aumentare: a fine 2016 sono 7,5 milioni (+40% rispetto al 2015), pari a circa un quinto del parco circolante in Italia.

    Seguono poi le soluzioni per lo Smart Building (510 milioni di euro, 18% del mercato), un ambito che mostra una crescita del +45% rispetto al 2015, soprattutto con soluzioni legate alla sicurezza negli edifici e un progressivo spostamento del mercato dai soli grandi edifici industriali ai piccoli uffici e negozi. E ancora le soluzioni di Smart Logistics a supporto del trasporto (250 milioni di euro, 9% del mercato), utilizzate per la gestione delle flotte aziendali e di antifurti satellitari: a fine 2016 si registrano oltre 800.000 mezzi per il trasporto merci connessi tramite SIM. La Smart Home vale 185 milioni di euro e il 7% del mercato (+23%), con una netta prevalenza di applicazioni per la sicurezza.

    Nel prossimo futuro, si attende un’ulteriore accelerazione del mercato IoT in diversi ambiti, tra cui spiccano in particolare Smart Metering, Smart Car, Smart Home e Industrial IoT. Lo Smart Metering continuerà l’espansione nel corso del 2017 sulla spinta della normativa relativa al gas e delle recenti evoluzioni in ambito elettrico. La Smart Car continuerà a crescere con tassi importanti grazie all’aumento delle auto nativamente connesse. Per la Smart Home lo sviluppo sarà favorito dall’affermarsi di nuovi canali di vendita che moltiplicano le occasioni di acquisto (retailer multicanale, utility, telco), dal lancio sul mercato di nuovi prodotti e servizi con prezzo accessibile, dalla messa a fuoco della strategia di alcuni grandi Over-The-Top, Google e Amazon in primis, e dallo sviluppo di partnership e alleanze volte a ridurre il problema dell’interoperabilità.

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    In tutto questo fermento ci sono tre settori in particolare che invece accusano ancora qualche ritardo, e sono le Smart City,  il cui potenziale è ancora ampiamente da esprimere; il Retail con la possibilità di raccogliere moltissimi dati sul comportamento dei clienti all’interno del negozio; la Smart Agriculture, dove l’IoT offre opportunità non solo in termini di tracciabilità dei prodotti, ma anche per la gestione delle attività agricole, soprattutto se si guarda a colture ad alto valore.

    Internet of Things, il ritardo delle Smart City in Italia

    Le applicazioni di Smart City continuano ad avere un peso relativamente  limitato nel mercato IoT: 230 milioni di euro, pari all’8% del totale. Fatta eccezione per alcuni ambiti circoscritti – ad esempio il trasporto pubblico con 200.000 mezzi monitorati da remoto e l’illuminazione intelligente con 650.000 pali della luce connessi – il potenziale italiano della città intelligente resta ancora bloccato.

    L’indagine dell’Osservatorio mostra che, nonostante il 51% dei comuni medio-grandi abbia avviato almeno un progetto Smart City negli ultimi tre anni, il 56% delle iniziative è ancora in fase sperimentale. La propensione a sperimentare si conferma per il 2017 ma le amministrazioni fanno fatica a estendere i progetti all’intero territorio cittadino e a integrarli tra loro in una chiara strategia di medio-lungo termine. Grandi città, come Milano e Torino, rappresentano l’eccezione positiva con i loro recenti programmi di ampio respiro: la direzione è quella giusta, ma è ancora troppo circoscritta per poter cogliere i benefici delle   Smart City a livello di sistema Paese.

    Internet of Things e Industria italiana: rapporto ancora tutto da costruire

    Il 45% delle aziende intervistate ha recentemente avviato almeno un progetto in ambito Industrial IoT, ma ben il 25% non ne ha addirittura mai sentito parlare. Un risultato che dimostra come lo sviluppo dell’Internet of Things per l’industria sia ancora agli albori. E’ tuttavia un ambito in cui è atteso un crescente dinamismo nel 2017 per il processo di innovazione dei sistemi produttivi legato al paradigma dell’Industria 4.0.

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    Le applicazioni più diffuse, nel 52% dei casi, riguardano la gestione intelligente della fabbrica – la Smart Factory – per il controllo in tempo reale della produzione e la manutenzione preventiva e/o predittiva, e poi la logistica, nel 43% dei casi analizzati. La mancanza di competenze è il primo ostacolo nell’avvio di progetti di Industrial IoT, indicata dal 57% delle aziende. Mentre le risorse economiche non vengono percepite come un problema, anche alla luce degli incentivi in arrivo dal Piano Nazionale Industria 4.0.

  • Al SAS Forum Milan 2017 la Digital Transformation è possibile

    Al SAS Forum Milan 2017 la Digital Transformation è possibile

    Il SAS Forum Milan, l’appuntamento annuale di SAS giunto alla dodicesima edizione, è un punto di riferimento per comprendere come la tecnologia sta evolvendo. Il prossimo 11 aprile a Milano esperti internazionali, manager e imprenditori si confronteranno sui temi più innovativi in ambito advanced analytics, digital transformation e artificial intelligence.

    Il SAS Forum Milan, giunto alla dodicesima edizione, è ormai un punto di riferimento per comprendere l’evoluzione della tecnologia e dell’innovazione. E’ un appuntamento dove manager, studenti possono conoscere novità che riguardano i propri ambiti di competenza e approfondirli. L’11 aprile 2017 a Milano  ospiti, esperti internazionali e keynote speaker si confronteranno sul futuro degli analytics, sulle nuove frontiere dell’Internet of Things e sull’evoluzione dell’intelligenza artificiale.

    sas forum milan 2017

    Industria 4.0, IoT, intelligenza artificiale, Digital Transformation sono fattori che cambiano enormemente il modo di fare impresa. Non si tratta di semplice digitalizzazione dei processi e di implementazione di nuove tecnologie, si tratta di un cambiamento radicale, che rivede anche il modo di pensare. Una trasformazione inevitabile che riguarda tutte le aziende in ogni settore. Digitalizzare i processi significa ridefinire l’esperienza dei clienti e creare nuovi modelli di business, significa anche essere più pronti al cambiamento e veloci nel prendere decisioni. Alla base di questa trasformazione ci sono i dati e la loro analisi.

    Oggi la sfida è farsi trovare pronti e prevedere possibili scenari futuri. Sapere e poter reagire velocemente sarà fondamentale per ogni impresa. L’analisi dei dati rappresenta un’importante chiave di lettura della realtà e del mercato di oggi e di domani” – afferma Marco Icardi, AD di SAS Italy e SAS Regional Vice President  – “SAS Forum Milan è dedicato a coloro che credono nell’innovazione come motore per la competitività. Contenuti di valore, demo session e best practice internazionali accompagneranno i partecipanti verso il cambiamento e verso una rivisitazione dei processi in ottica data driven”.

    Grazie al contributo di esperti, clienti, partner e Università, verranno esplorate tutte le potenzialità e gli strumenti degli analytics, in molteplici aree applicative. Dalla digitalizzazione dei processi a una customer experience sempre più personalizzata, dalla gestione del dato come elemento di differenziazione alla sua regolamentazione, dall’adeguamento alle normative in ambito rischio alla gestione delle frodi, dall’Internet of Things all’Analytics of Things.

    Un’attenzione particolare nell’edizione 2017 sarà data ai giovani. Studenti universitari, neo laureati e studenti degli istituti superiori potranno raccogliere le testimonianze dirette dei protagonisti aziendali e accademici e assistere a sessioni specifiche dedicate alle professioni emergenti e alle digital skill nell’industria 4.0.

    Stiamo vivendo un’era di cambiamento epocale, in cui la convergenza tra fisico e digitale è ormai compiuta. Generiamo quotidianamente un patrimonio informativo d’inestimabile valore che ora, opportunamente gestito, permetterà di avvicinare l’uomo alla comprensione totale del mondo” – afferma Emanuela Sferco, SAS Regional Marketing Director di SAS – “Oggi gli analytics guidano ogni cosa e occorrono nuovi strumenti per padroneggiare, tradurre e trasformare i dati con modalità innovative che liberino nuove forme di valore”.

    SAS Forum Milan è un appuntamento annuale di rilevanza internazionale rivolto ad aziende private ed enti pubblici, partner e mondo accademico. Riunisce ogni anno una community in continua espansione di manager e professionisti di tutti i settori di mercato, favorendo innovazione, crescita manageriale e attività di networking. Un luogo dove esperti, manager e imprenditori presentano il loro approccio vincente, le sfide da affrontare e le strade da intraprendere tra cultura analitica e innovazione tecnologica.

    Per registrarsi visitate il sito di SAS Forum Milan e, per essere sempre aggiornati, seguite l’hahstag ufficiale #SASForumMilan su Twitter. La sessione plenaria di SAS Forum Milan sarà visibile anche in streaming.

  • L’impatto dell’IoT entro il 2020, tra rischi e nuove sfide

    L’impatto dell’IoT entro il 2020, tra rischi e nuove sfide

    Quale sarà l’impatto dell’IoT nei prossimi anni? A questa domanda possiamo rispondere con una interessante ricerca di SAS “Internet of Things, Visualise the Impact” che ha chiesto a 75 organizzazioni quale fosse la loro opinione in merito. Ebbene, oltre il 40% ritiene che l’IoT migliorerà l’efficienza operativa e per il 36% contribuirà a una migliore esperienza utente.

    L’IoT (Internet Of Things), l’Internet delle Cose, la tecnologia che sfrutta la connettività degli oggetti per abilitare una migliore gestione dei processi produttivi, grazie a dati sempre più preziosi, sta certamente facendo sempre più parte della nostra vita. Basti pensare che solo in Italia si parla già di un volume di affari di oltre 2 miliardi di euro con oltre 10 milioni di oggetti connessi. Oggi torniamo a parlare di IoT grazie ad una interessante ricerca, “Internet of Things, Visualise the Impact”, che potete scaricare qui in formato ebook. Realizzata da SAS, raccoglie l’esperienza di 75 organizzazioni che hanno raccontato come l’IoT impatterà sulle loro aziende da diversi punti di vista, entro il 2020.

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    Il dato che va subito evidenziato, come riportato anche dall’infografica che trovate in basso, è quello secondo il quale il 43% delle organizzazioni ritiene che l’IoT sarà un elemento essenziale per migliorare l’efficienza organizzativa, mentre il 36%, quindi più di un terzo, ritiene che l’IoT contribuirà ad una migliore esperienza utente. Sono dati assolutamente rilevanti che evidenziano quanto l’IoT stia cambiando il mondo delle aziende, ma che sottolinea anche, quanto ancora ci sia da fare perché questo fenomeno possa crescere ulteriormente. Secondo altri interessanti dati, il 29% delle organizzazioni intervistate vede l’IoT come la tecnologia necessaria a migliorare i propri prodotti e servizi, aspetto fondamentale questo, e il 25% che vede l’IoT come miglioramento per il proprio management. Tutte aspettative e sfide che sono reali e che delineano quanto il fenomeno sia importante per le aziende.

    Per quanto riguarda il tema delle aspettative, e quindi priorità nei prossimi anni, c’è da rilevare come le aziende mettano al primo posto, con il 22%, il “cliente connesso”. Poco distaccato è il tema dell’autodiagnostica (17%) e del tracciamento degli asset (16%).

    In tema di sfide da affrontare nei prossimi anni, in relazione all’IoT, le organizzazioni interpellate dallo studio dichiarano che si concentreranno sul “real time data analytics” (22%), un elemento che assume sempre più un valore strategico e che permetterà alle aziende di poter affrontare qualsiasi tipo di situazione in tempo reale. Altra sfida è quella legata alla sicurezza (16%) e alla fase di gestione delle situazioni a rischio che ne deriveranno. Altro dato molto interessante che rileva la ricerca, è quello che mostra come il 20% delle organizzazioni veda come vera sfida quella della gestione del cambiamento culturale che ne deriva e che è necessario per affrontare, in generale, tutte le sfide future.

    Anche perché, non guardare all’IoT come elemento di crescita significa, per le organizzazioni, perdere quote di mercato; significa perdere efficienza operativa e la capacità di offrire prodotti e servizi all’avanguardia. Rischi che le aziende e le organizzazioni non possono, oggi, permettersi di correre.

    Ma per guardare all’IoT con fiducia è necessario sì un cambiamento culturale, ma che coinvolga l’azienda anche in termini di risorse interne. Parliamo quindi ci competenze che devono assolutamente essere considerate per affrontare le sfide del futuro. È quindi necessario scommettere su nuove competenze e nuove figure come il Data Scientist. La ricerca rileva che, in assenza di questa figura, le aziende sono ricorse a consulenti esterni, nel 15% dei casi, e all’automazione dei processi nel 13% dei casi.

    Vi invitiamo a scaricare gratuitamente questo interessantissimo ebook, per comprendere il fenomeno dell’IoT dal punto di vista delle aziende e di come questa tecnologia oggi stia cambiando le organizzazioni.

    E poi se volete, fateci sapere cosa ne pensate per estendere il dibattito su questo grande tema anche con la vostra opinione.

    impatto iot infografica SAS 2016

     

  • Gli Italiani appassionati di smartphone, ma anche di droni e IoT

    Gli Italiani appassionati di smartphone, ma anche di droni e IoT

    Saremo pure più poveri o anche più vecchi, ma in fatto di tecnologia non ci supera nessuno. E’ questo uno degli elementi che emerge dal recente Rapporto Coop 2016. Gli acquisti online si affermano sempre di più e lo smartphone è davvero l’amico degli italiani.

    E’ sempre interessante osservare e conoscere quali riflessi ha il cambiamento che stiamo vivendo oggi. Il digitale è sempre più parte della nostra vita, da qualsiasi punto la osserviamo, siamo sempre, in ogni momento della giornata, connessi alla rete attraverso i dispositivi che più usiamo, cioè gli smartphone. L’occasione di osservare questi riflessi ce la offre anche il recente Rapporto Coop 2016 che offre uno sguardo molto più ampio sullo stile di vita degli italiani. Ma noi vogliamo concentrarci sull’aspetto che più riguarda i temi che solitamente trattiamo qui sul nostro blog, e quindi quelli legati al digitale e alla tecnologia.

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    Il Rapporto Coop delinea un profilo degli italiani più poveri e anche più vecchi, ma restiamo sempre molto attenti a tutto quello che ci offre la tecnologia e il digitale. Il rapporto fa riferimento ai “nuovi italiani” quindi i figli di quelli che hanno visto la recessione e la crisi, oggi più attenti ai temi legati alla tecnologia, anche se emerge il forte interesse verso questi temi da parte degli italiani che hanno un’età più matura.

    Oggi lo smartphone è davvero il vero amico degli italiani. Nell’ultimo anno nel nostro paese ne sono stati venduti 15 milioni con un incremento del 16% rispetto all’anno precedente. Per avere un’idea di quanto lo usiamo, siamo tra i primi al mondo ad accenderlo per primi al mattino, ci battono per soli 2 minuti i giapponesi (e chi altri?) e siamo gli ultimi a spegnerlo. Bisogna dire che esiste una  larga fetta di popolazione che il proprio smartphone non lo spegne mai, o quasi (vero?).

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    E siamo talmente amanti della tecnologia che superiamo gli americani in fatto di dispositivi indossabili. Infatti, un italiano su 10 ha al polso un dispositivo wearable (tipo gli smartwatch per intenderci) tanto che solo gli Usa ci sorpassano e a seguire gli inglesi, i tedeschi e i francesi. Siamo anche più smart e amanti dell’Internet delle Cose, infatti l’80% degli italiani vorrebbe rendere più connessa la propria casa. Un dato, quest’ultimo, che avevamo riscontrato nella ricerca dell’Osservatorio Internet of Things della School of Management del Politecnico di Milano che rilevava il mercato dell’IoT in Italia con un valore di 2 miliardi di euro e che gli italiani sono sempre più interessati al fenomeno della smart home.

    Ma agli italiani piace sempre di più fare acquisti online, un fenomeno che si lega anche alla ricerca di modi per poter risparmiare. E infatti il rapporto rileva che la rete e le tecnologie digitali hanno dissolto circa il 2% della spesa ovvero 20 miliardi di euro. In sostanza oggi una famiglia può arrivare a risparmiare fino a 1.400 euro all’anno.

    Siamo talmente amanti della tecnologia che ci appassioniamo anche ai droni, nell’ultimo anno ne sono stati venduti ben 100 mila. Stiamo anche cominciando ad appassionarci alla sharing economy con un 5% degli italiani che usa piattaforme appartenenti a questa tipologia.

    Insomma, gli italiani di oggi, e quindi quelli del futuro, sono sempre più tecnologici e attenti alle opportunità che la tecnologia offre. Un atteggiamento che cambia notevolmente lo stile degli italiani visto negli ultimi vent’anni, e non era tanto scontato che ciò accadesse.

    E voi che ne pensate? Vi riconoscete in questi dati?

  • Il futuro dei Big Data è nel Data Management

    Il futuro dei Big Data è nel Data Management

    Il futuro dei Big Data è nel Data Management. Questa è la diretta conseguenza della crescita continua del fenomeno dei Big Data. Un ebook di SAS Italy spiega bene l’importanza del Data Management e di come questa attività sia di assoluta importanza per le aziende che vogliono crescere oggi.

    I Big Data ormai non sono più una moda o un fenomeno passeggero, sono una certezza, una solida certezza. Questa enorme massa di dati che ogni giorno viene prodotta sta assumendo, e assumerà ancora, dimensioni sempre più grandi. Pensate che ogni giorno vengono prodotti 2,3 trilioni di gigabyte di dati e che entro il 2020 si prevede che il volume dei dati prodotti possa arrivare a toccare il volume di 43 trilioni di gigabyte, una massa enorme. Tutto questo è il riflesso dei nostri tempi, dove regna la connessione a tutti i livelli, basti pensare al fenomeno dell’Internet delle Cose, del fatto che su 7 miliardi di persone 6 miliardi possiedono uno smartphone.

    Tutto questo fenomeno produce di continuo una grande massa di Dati che in realtà costituiscono un vero tesoro. Le aziende oggi hanno l’interesse ad agganciare il fenomeno dei Big Data perchè questa è una grande opportunità di business, di crescita. E i Dati sono il tesoro, il vero elemento che rende tutto più prezioso.

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    Ma per fare questo però bisogna dotarsi degli strumenti giusti, bisogna avere bene impressa la strategia adeguata da perseguire, bisogna, in altre parole, conoscere a fondo i dati, estrapolare da essi le informazioni per poi poterle utilizzare al proprio interno. Diversi dati negli ultimi tempi evidenziano che le aziende che hanno saputo imprimere una svolta positiva alla loro impresa in termini di crescita, di relazione con il cliente, sono state proprio quelle che hanno saputo utilizzare e interpretare al meglio i dati.

    E come hanno fatto? La risposta è semplice, hanno messo in pratica attività di Data Management, ossia l’attività che consiste nel futuro dei Big Data.

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    Come sapete su InTime seguiamo con grande interesse il tema dei Big Data e proprio per questo oggi vogliamo segnalarvi un nuovo ebook di SAS Italy, leader nel settore del business analytics, dal titoloIl futuro dei Big Data si chiama Data Management“, un prezioso documento che illustra come il Data Management sia quell’attività che aiuta le aziende e i professionisti a ottimizzare la fase di elaborazione del dato. E in particolare due sono sono gli strumenti chiave del Data Managemente e cioè:  la Data Quality e la Data Integration.

    La Data Quality è l’insieme dei processi che garantisce la conformità del dato in relazione al business, un modo per non disperdere informazioni preziose; la Data Integration è quell’attività costituita da un insieme di processi che elabora dati diversi aggregandoli in un unico formato.

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    Un insieme di attività quindi che garantisce l’elaborazione corretta del dato che si tramuta in grande vantaggio per le aziende. E di fronte alla crescita esponenziale dei Dati e di fronte alla necessità di implementare attività di Data Management, ecco che vanno emergendo figure professionali specifiche per questo tipo di attività, come il Citizen Data Scientist. Questa nuova figura ha alla base conoscenze  conoscenze trasversali di business, con una base di matematica e statistica, ma è anche una persona curiosa che farà da tramite, tra i due ruoli opposti del mondo dei Big Data: l’IT e il Business.

    Insomma, i Dati sono davvero elementi preziosi per le aziende che grazie dal Data Management possono conoscere, interpretare e usare nella maniera giusta per le proprie scelte di business.

    L’invito che vi facciamo è quelli di scaricare gratuitamente questo ebook da questo link e poi, se volete, vi invitiamo anche a condividere qui le vostre impressioni e domande.