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  • I numeri che ci restituiscono la realtà di X, dopo tre anni

    I numeri che ci restituiscono la realtà di X, dopo tre anni

    Dopo oltre tre anni, il documento S-1 di SpaceX restituisce i numeri ufficiali di X. La pubblicità è a 1,8 miliardi nel 2025, contro i 4,51 di Twitter nel 2021. Gli utenti complessivi sono 550 milioni ma solo 4,4 milioni sono quelli abbonati.

    Da quando Elon Musk ha acquisito Twitter, poi trasformata in X, nell’ottobre del 2022 non si è più saputo nulla dei numeri ufficiali della piattaforma. Questo perché il proprietario di SpaceX, la società che presto sarà quotata in borsa e che ingloba tutte le realtà di Musk,la prima cosa che fece fu il delisting del titolo Twitter da Wall Street. Un’azione che determinò lo status dell’azienda a privata, rendendo difficile, se non impossibile, la diffusione di numeri ufficiali.

    Ma ora, strano davvero a dirsi, come anticipato prima, SpaceX sta per preparare la sua IPO sulla base di una realtà aziendale da 1,25 trilioni di dollari e fervono i preparativi, così come serve predisporre la documentazione sullo stato dell’arte di SpaceX.

    E uno dei documenti è il famoso S-1, il documento di registrazione fondamentale che le società devono depositare presso la SEC (Securities and Exchange Commission) prima di quotarsi su una borsa di Wall Street (come NYSE o NASDAQ), ci offre la possibilità, dopo oltre 3 anni, di accedere a dei dati ufficiali, finalmente.

    Diciamolo subito, i numeri che emergono raccontano una storia molto diversa da quella che il proprietario di X ha lasciato circolare in questi anni.

    Perché sono i razzi di SpaceX a svelare i conti di X

    Per capire come ci siamo arrivati, conviene seguire un percorso societario che ha dell’incredibile. In realtà l’ho accennato in apertura, ma vale pur sempre la pena ritornarci in maniera più chiara.

    Twitter diventa X dopo l’acquisizione di Musk e a marzo del 2025 viene assorbita dentro xAI, la società di intelligenza artificiale che sviluppa Grok. A febbraio del 2026 la stessa xAI viene acquisita da SpaceX, l’azienda dei razzi e dei satelliti Starlink.

    La piattaforma social che conoscevamo è così diventata la controllata di una controllata, inserita dentro un gruppo costruito attorno a missioni spaziali e modelli linguistici.

    Il paradosso è proprio questo, perché è grazie alla decisione di SpaceX di quotarsi in Borsa che i conti di X tornano alla luce.

    Il documento S-1 contiene tutto quello che X aveva smesso di dire dal 2022, dai ricavi alle perdite, dagli utenti ai rischi. La trasparenza, diciamolo chiaramente, non nasce da una scelta di apertura, ma arriva come effetto collaterale dell’ambizione di Musk di portare SpaceX davanti agli investitori.

    I numeri che ci restituiscono la realtà di X, dopo tre anni
    I numeri che ci restituiscono la realtà di X, dopo tre anni

    La pubblicità di X vale meno della metà di quando era Twitter

    Il dato che più interessa è anche quello che racconta meglio cosa è successo nel corso di questi anni.

    Nel 2021, ultimo anno pieno da società quotata, Twitter incassava 4,51 miliardi di dollari di pubblicità, secondo il modulo 10-K depositato all’epoca. Era il cuore del suo modello di business, la voce che teneva in piedi l’intera azienda.

    Poi è arrivato il boicottaggio degli inserzionisti, perché le scelte di Musk sulla moderazione dei contenuti, il ritorno di profili prima banditi e il declassamento del sistema delle spunte blu hanno spinto molti marchi a sospendere gli investimenti. La traiettoria, da lì, è stata una lunga discesa.

    Secondo i numeri diffusi, la pubblicità di X si è attestata a 1,8 miliardi di dollari nel 2025, in calo di circa 100 milioni rispetto all’anno precedente. Vale a dire appena il 39,9% di quello che valeva la pubblicità di Twitter prima dell’arrivo di Musk.

    Più della metà del fatturato pubblicitario si è dunque volatilizzata, e per capirlo basta un confronto semplice.

    Su ogni dieci euro che gli inserzionisti spendevano su Twitter nel 2021, oggi a X ne restano meno di quattro. Musk insiste, ed è giusto ricordarlo, sul fatto che nel 2025 quel dato è tornato a salire per la prima volta dall’acquisizione. Resta però una risalita minima, che lascia la piattaforma a meno della metà del punto di partenza.

    Il numero esatto, in realtà, non esiste

    Quel valore di 1,8 miliardi, per quanto possa sembrare solido, non compare nel documento S-1 come una riga di bilancio chiara e isolata. È una cifra che gli analisti hanno dovuto ricostruire, come ha mostrato l’analisi dettagliata di Digital Applied, leggendo le variazioni anno su anno e interpretando il modo in cui SpaceX ha scelto di raggruppare i propri ricavi.

    Il modulo depositato, infatti, non tratta più la pubblicità di X come una voce autonoma. Ma la annega dentro quello che chiama “segmento AI”, vale a dire un unico contenitore in cui finiscono insieme le entrate pubblicitarie della piattaforma, gli abbonamenti, i ricavi di Grok, la concessione in licenza dei dati e la vendita di capacità di calcolo per l’intelligenza artificiale. Tutto insieme.

    Il risultato è che lo stesso numero, per lo stesso anno, viene riportato da fonti diverse con valori che spesso si discostano. Ma il valore su cui converge la maggior parte delle letture è 1,8 miliardi di dollari.

    In teoria, un documento depositato presso l’autorità di vigilanza sui mercati dovrebbe mettere fine alle stime. In pratica, a documento depositato, circolano ancora tre cifre diverse per la stessa voce. E servono gli analisti a stabilire quale significhi cosa.

    Quando l’opacità è la scelta di chi possiede la piattaforma

    La vicenda si lega così a una dinamica che da tempo seguo su questo blog, quella che chiamo l’algoritmo del proprietario. È la pratica per cui le scelte di una piattaforma servono in primo luogo gli interessi di chi la possiede, e solo in secondo luogo quelli di chi la usa o la osserva da fuori.

    Di solito la applico al funzionamento degli algoritmi di raccomandazione, ma la stessa logica vale, identica, anche per i numeri.

    Togliere Twitter dalla Borsa, nel 2022, è stata la prima mossa di questa logica applicata alla trasparenza. Sottrarre i conti alla osservazione e all’analisi pubblica significa decidere da soli cosa il mondo può sapere di una piattaforma usata ogni giorno da centinaia di milioni di persone.

    E oggi, anche con un documento ufficiale sul tavolo, la pubblicità di X resta annegata in un segmento che mescola tutto. Così il dato più scomodo, quello sulla parte pubblicitaria pura, non è mai leggibile in maniera chiara.

    Gli abbonamenti che dovevano salvare tutto

    Quando comprò Twitter, una parte importante del piano di Musk consisteva nel ridurre il peso della pubblicità a favore degli abbonamenti. L’idea era trasformare gli utenti in clienti paganti, attraverso X Premium e i suoi vari livelli. I numeri del documento permettono finalmente di capire come è andata.

    X e Grok contano insieme circa 6,3 milioni di abbonati paganti. Di questi, all’incirca 4,4 milioni sono iscritti a X Premium e Premium+, mentre i restanti 1,9 milioni circa pagano per i vari livelli di SuperGrok.

    Sono i 4,4 milioni di abbonati a X, rapportati ai 550 milioni di utenti attivi della piattaforma, a raccontare quanto pesi oggi questo modello, perché restano sotto l’1% del totale.

    Significa che su cento persone che usano X meno di una paga per farlo. I ricavi da abbonamenti crescono, di 365 milioni di dollari nel 2025 secondo il documento, ma partono da una base ancora troppo piccola per colmare la voragine lasciata dalla pubblicità.

    Quanti sono davvero gli utenti di X

    Un altro dato merita attenzione, perché per anni è stato terreno di stime gonfiate. Il documento dichiara 550 milioni di utenti attivi mensili a marzo del 2026, una cifra più bassa di diverse stime circolate negli anni, comprese alcune dichiarazioni dello stesso Musk. Ancora più significativo è però il dato sui contenuti, perché gli utenti producono oggi circa 350 milioni di post al giorno, in calo rispetto ai 500 milioni che venivano dichiarati nel 2023.

    Meno utenti del previsto, meno contenuti prodotti e una pubblicità a meno della metà del suo valore storico. Eppure il documento racconta anche la parte in cui Musk continua a guardare avanti.

    SpaceX scrive di voler far crescere i ricavi di X aumentando il coinvolgimento degli utenti, spingendo la conversione verso gli abbonamenti a pagamento e allargando la base degli inserzionisti.

    La macchina di Grok che produce immagini a ritmo industriale

    C’è poi Grok, il modello di intelligenza artificiale che è ormai il vero motore di questa galassia societaria.

    Il documento rivela un dato che dà la misura di cosa significhi gestire un sistema del genere. Il generatore di immagini e video chiamato Imagine ha prodotto, nel primo trimestre del 2026, circa 10 miliardi di immagini e oltre 2 miliardi di video al mese.

    Sono volumi difficili persino da immaginare.

    Il documento stesso, nella sezione dedicata ai rischi, ammette che alcune modalità di Grok possono produrre contenuti più espliciti, deepfake non consensuali e materiale capace di esporre la società a contenziosi e all’attenzione delle autorità. Così la stessa macchina che dovrebbe sostenere il futuro economico di X è anche la fonte dei suoi rischi più seri.

    La pubblicità langue, gli abbonamenti crescono lentamente e il motore su cui si punta per il rilancio è proprio quello che genera le problematiche più gravi.

    Cosa ci dicono questi dati

    Quello che il documento S-1 ci consegna non è soltanto una fotografia dei conti di X dopo tre anni di buio. È la conferma di una cosa che possiamo finalmente dire con i numeri in mano.

    Rendere privata una piattaforma usata ogni giorno da centinaia di milioni di persone non obbliga a tenerne i conti al buio. Una società che esce dalla Borsa non ha più il dovere di pubblicare i propri dati, ma resta libera di farlo, e molte scelgono comunque la trasparenza.

    Musk ha scelto il contrario e per tre anni di X abbiamo saputo soltanto quello che il suo proprietario decideva di raccontare.

    E adesso che una finestra si apre, scopriamo che questa apertura è solo in parte.

    I conti di X tornano visibili per vendere SpaceX agli investitori, non perché qualcuno abbia deciso che il pubblico ha diritto di vederli.

    La pubblicità resta nascosta dentro un segmento che mette insieme tutto, gli utenti sono meno di quanto si diceva e il numero che più conta nessuno lo trova scritto nero su bianco.

    La vera domanda, semmai, riguarda il momento in cui SpaceX sarà quotata e X tornerà a far parte di una società pubblica. È lì che si capirà se quei conti diventeranno finalmente leggibili come dovrebbero, oppure se l’opacità avrà trovato il modo di sopravvivere anche dentro le regole della Borsa.

  • Reddit e la IPO che guarda all’intelligenza artificiale

    Reddit e la IPO che guarda all’intelligenza artificiale

    Reddit ha ufficializzato la sua IPO prevista per marzo 2024. Un passaggio storico per la piattaforma social il cui percorso si interseca con l’IA. Ma entrano in gioco anche Google e Sam Altman, CEO di OpenAI.

    L’ufficialità della IPO di Reddit segna un momento importante. Non solo per la piattaforma ma anche per l’intero panorama digitale. Una Ipo che stringe forti legami con l’intelligenza artificiale.

    Reddit, piattaforma nota per le sue comunità di discussione e il suo sistema di voto su contenuti postati dagli utenti, si prepara dunque a entrare in borsa con un’offerta pubblica iniziale prevista per marzo 2024.

    La società, fondata nel 2005 da Steve Huffman, Aaron Swartz, Alexis Ohanian, è stata valutata circa 10 miliardi di dollari in un round di finanziamento nell’agosto 2021. La società prevede di vendere circa il 10% delle sue azioni nell’IPO.

    In ogni caso, Reddit deve ancora raggiungere la redditività. Anche se si quantificano a oltre 800 milioni di dollari le entrate pubblicitarie nel 2023. Un dato in aumento del 20% rispetto all’anno precedente.

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    Inizia una nuova era per Reddit

    La società ha registrato una perdita netta di 90,8 milioni di dollari su un fatturato di 804 milioni di dollari nel 2023. Rispetto a una perdita netta di 158,6 milioni di dollari su un fatturato di 666,7 milioni di dollari dell’anno precedente.

    La IPO appena ufficializzata potrebbe elevare il valore di Reddit a 15 miliardi di dollari.

    Reddit conta oggi 73,1 milioni di visitatori unici attivi giornalieri e più di 100.000 comunità attive. La piattaforma è ormai riconosciuta come “la prima pagina di Internet”. Mette a disposizione un luogo per conversazioni e connessioni rispetto ad una elevata gamma di argomenti.

    Il suo modello di business si basa quindi su pubblicità, abbonamenti premium (al momento gli utenti abbonati sono circa 900 mila) e la vendita di beni digitali come Reddit Coins e NFT.

    La quotazione in borsa di Reddit sottolinea il crescente impatto della piattaforma all’interno del panorama digitale e dei social media. E apre anche scenari interessanti relativi all’utilizzo dell’intelligenza artificiale generativa.

    Reddit e la IA, legame molto stretto

    La società ha affermato che prevede di far crescere la propria attività in parte attraverso accordi di licenza dati con società di intelligenza artificiale. Oltre a lavorare sui propri prodotti di intelligenza artificiale.

    Gli accordi di licenza consentiranno all’azienda di utilizzare la sua raccolta di contenuti come maggiore generatore di entrate.

    Il vasto e ineguagliabile archivio di Reddit di conversazioni umane reali, tempestive e rilevanti su qualsiasi argomento è un set di dati inestimabile per una varietà di scopi, tra cui ricerca, formazione sull’intelligenza artificiale e ricerca“, ha scritto, in una lettera che accompagna il documento per il via alla IPO, il co-fondatore e attuale CEO Steve Huffman.

    Nel 2021, Reddit ha annunciato che avrebbe iniziato a far pagare alle aziende l’accesso alla sua API, che è frequentemente utilizzata dalle compagnie tecnologiche per addestrare modelli di linguaggio su grande scala utilizzati nell’intelligenza artificiale.

    Questa mossa ha sollevato alcune preoccupazioni tra gli utenti che utilizzano app di terze parti per accedere a Reddit.

    Reddit, la IPO e Sam Altman

    In questo contesto, è interessante osservare il ruolo di Sam Altman, CEO di OpenAI, l’organizzazione senza scopo di lucro che è dietro lo sviluppo di ChatGPT, uno dei più avanzati modelli di intelligenza artificiale generativa.

    Altman siede all’interno del consiglio di amministrazione di Reddit. E dal documento che ufficializza la IPO si legge che è indicato come uno dei maggiori azionisti di Reddit.

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    Sam Altman – CEO OpenAI

    Altman detiene circa 8,7% delle azioni Reddit.

    Forse non tutti sanno che la storia di Altman si intreccia con quella di reddit. Altman, Steve Huffman e Alexis Ohanian facevano parte del corso inaugurale dell’acceleratore Y Combinator nel 2005.

    E Altman è stato anche per breve tempo amministratore delegato ad interim della società dopo le dimissioni dell’ex amministratore delegato Yishan Wong.

    Reddit e Google per lo sviluppo della IA

    Il coinvolgimento di Google in questo scenario emerge principalmente attraverso la sua attività nel campo dell’intelligenza artificiale e del machine learning, settori in cui la società ha investito significativamente.

    Due giorni fa Reddit ha annunciato, separatamente dalla IPO, un accordo con Google che consente ai prodotti AI di Google di utilizzare i dati Reddit per migliorare la propria tecnologia. I modelli linguistici di grandi dimensioni spesso necessitano di vaste quantità di contenuti generati dall’uomo per essere migliorati.

    Nel 2019 Google ha investito 300 milioni di dollari in Reddit.

    Sebbene non ci siano indicazioni dirette del coinvolgimento di Google nell’IPO di Reddit, il crescente interesse per l’IA e i suoi impatti sulle piattaforme di social media come Reddit evidenziano un’intersezione sempre più rilevante tra questi giganti tecnologici e il mondo delle startup innovative.

    Il futuro di Reddit passa dalla IPO

    L’apertura della IPO comporta per Reddit nuove sfide e nuove opportunità, per quanto possa sembrare scontato.

    Da un lato, la piattaforma dovrà rispondere alle pressioni degli azionisti e dimostrare la sua capacità di generare profitti consistenti.

    Dall’altro, l’accesso al capitale di rischio potrebbe accelerare lo sviluppo di nuove tecnologie e l’espansione in nuovi mercati.

    Vedremo come andrà.

     

     

  • Spotify è pronta per Wall Street ma Wixen Music la cita per 1,6 miliardi di dollari

    Spotify è pronta per Wall Street ma Wixen Music la cita per 1,6 miliardi di dollari

    Secondo quanto diffuso da Axios, Spotify è ormai pronta ad entrare a Wall Street e ad avviare la sua IPO nei primi tre mesi del 2018. Una notizia che era nell’aria da tempo, ma che trova conferma ora nella documentazione consegnata alla SEC nei giorni scorsi. Intanto l’azienda di Daniel Ek deve affrontare una citazione per danni da 1,6 miliardi da parte della Wixen Music per violazione di del diritto d’autore.

    Sono almeno quattro anni che si parla di Spotify e del suo ingresso a Wall Street. E negli ultimi anni la IPO era pronta per essere lanciata, ma poi non partiva mai. Ma adesso le cose sembrano aver preso una strada concreta. Infatti, secondo quanto riportato da Axios poco fa, Spotify ha, nei giorni scorsi, consegnato la documentazione necessaria presso la SEC (la Consob italiana) e tali documenti restano ancora segreti. Il sito prova a ipotizzare che la IPO (l’Offerta Iniziale di Acquisto) potrebbe essere avviata entro i primo trimestre del 2018.

    Ad assistere l’azienda di Daniel Ek ci sarebbero Morgan Stanley, Goldman Sachs e Allen & Co. Intanto si profila una iscrizione alla IPO in maniera “non convenzionale” e questo, secondo Axios, potrebbe creare un precedente nel mondo in cui le aziende potranno entrare a Wall Street nel prossimo futuro. Questa modalità infatti, definita “iscrizione diretta”, non prevede il classico road show, anche se la tempistica non dovrebbe cambiare. Non ci sono comunque conferme ufficiali da parte di Spotify, anche se la notizia ormai sta facendo il giro del mondo.

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    Ma oggi Spotify è stata al centro dell’attenzione per un altro motivo. E’ notizia di oggi infatti che la Wixen Music, azienda fondata nel 1978 che gestisce i diritti di artisti del calibro di Neil Young, Tom Petty, Beach Boys, Missy Elliott, Doors e Janis Joplin, ha citato l’azienda della musica in streaming per aver usato migliaia di brani senza averne i diritti di riproduzione e senza pagare quanto dovuto. Secondo quanto si legge nei documenti depositati venerdì scorso presso un tribunale della California, Spotify avrebbe messo a disposizione dei suoi utenti (oltre 50 milioni gli abbonati al servizio) canzoni senza invece averne il diritto di farlo. Si parla di brani come “Light My Fire” dei Doors o “Free Fallin’” di Tom Petty, per citarne solo un paio. Il danno richiesto dalla Wixen Music è di 1,6 miliardi di dollari. Ma questa non è la sola citazione di Spotify.

    L’azienda svedese nel mese di maggio dello scorso anno si è accordata per un pagamento da 43 milioni di dollari volto a evitare una class action capitanata dagli autori David Lowery e Melissa Ferrick. A luglio, invece, sempre per via dei diritti sono arrivate le cause di due editori musicali di Nashville, Rob Gaudino e Bluewater Music.

  • Snapchat verso Wall Street con 161 milioni di utenti al giorno

    Snapchat verso Wall Street con 161 milioni di utenti al giorno

    Snapchat è ormai pronta per Wall Street e sono stati resi pubblici i documenti per la SEC, la Consob americana. I dati dicono che Snapchat potrebbe iniziare la sua quotazione con un valore di 25 miliardi di dollari. E gli utenti, ad oggi, sono 161 milioni al giorno, a livello globale.

    E’ giunto anche per Snpachat il momento di entrare a Wall Sreet (SNAP), un momento importante per qualsiasi azienda, ma dopo aver visto l’ingresso di Facebook e Twitter (per citarne un paio), lo sbarco di un’azienda come Snapchat ha davvero dell’eccezionale. L’azienda fondata da Evan Spiegel, attuale CEO, e da Bobby Murphy, è pronta a chiudere una IPO dal valore di 3 miliardi di dollari e, se tutto dovesse andare come previsto, l’azienda Snap Inc. è pronta ad andare in borsa con un valore di 25 miliardi di dollari ai primi di marzo di quest’anno. Sul fenomeno Snapchat fino a questo momento non c’erano molti dubbi, l’app di messaggistica attraverso video è ormai molto popolare, specie tra i più giovani, ma poco si sapeva, fino a ieri, dei numeri dell’azienda, sia in termini di utenti che usano l’app, sia in termini finanziari. Ecco che la IPO permette di conoscere il fenomeno con tutti i dati che sono serviti per preparare lo sbarco a Wall Street.

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    E grazie ai dati e ai documenti depositati presso la SEC, la Consob americana, sappiamo che Snap Inc. lo scorso anno ha realizzato un fatturato di 350 milioni di dollari, con una proiezione per il 2017 di 1 miliardo di dollari. Nel 2015 il fatturato era di 59 milioni di dollari, un gran bel balzo in avanti. Nell’ultimo quarto del 2016 Snap Inc. ha fatturato 165,7 milioni di dollari (32,7 milioni quelli nello stesso periodo del 2015); nello stesso periodo le perdite sono state pari a 170 milioni di dollari (98 milioni di dollari le perdite nello stesso periodo del 2015). Forse, da questo punto di vista, il dato che sembra più interessante è che in un anno, appunto nel 2016, e perdite sono state pari a 515 milioni di dollari, un dato che sconcerta non poco. Snap ha oggi 1.859 dipendenti.

    Sul futuro di Snapchat, dal punto di vista della monetizzazione, c’è da considerare la raccolta pubblicitaria, ancora in una fase iniziale, che potrebbe crescere nei prossimi mesi, anche con prodotti specifici. Ma questo lo vedremo in avanti.

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    Da punto di vista degli utenti, un tema che interessa molto i possibili investitori (conosciamo bene questo argomento, l’esperienza di Twitter insegna), in realtà prima che i documenti per la SEC venissero resi noti non si sapeva molto, anche per il fatto che, pare, Evan Spiegel non li ami troppo. Ebbene, ad oggi Snapchat può contare su un bacino di 161 milioni di utenti attivi al giorno. Bisogna dire che Snapchat vuole giocarsi, con i propri investitori, proprio il dato giornaliero, il DAUs (Daily Average Users) rispetto al dato attivo mensile (MAUs), perchè ritenuto il più interessante. E il motivo è che un utente accede su Snapchat circa 18 volte al giorno e il 60% degli utenti usa il servizio chat dell’app; il 25% posta su Stories ogni giorno (quindi sul numero complessivo di utenti giornalieri, si parla di 40,2 milioni al giorno). Su Snapchat ogni giorno vengono creati 2,5 miliardi di snap.

    Il grosoo degli utenti giornalieri su Snapchat arriva dagli Usa, 69 milioni; mentre 53 milioni sono gli utenti che usano ogni giorno l’app dall’Europa. Sono poi 39 milioni gli utenti dal resto del mondo.

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    Questi un po’ i dati più rilevanti che riguardano Snapchat e il suo prossimo sbarco a Wall Street. Restano certamente i rischi che in situazioni del genere sono molto alti. Da quello che si da i due fondatori manterranno il controllo della società, ma è anche vero che Wall Street cambia il modo di portare avanti l’azienda. Gl investitori saranno sempre più esigenti e bisognerà tenerli a bada offrendo loro prodotti nuovi in gradi di attrarre sempre più utenti e sempre più possibilità di guadagno. Anche Facebook nel 2015, con una IPO da 104 miliardi di dollari, la perza più grande dell’epoca, conobbe il suo momento di difficoltà superato alla grande quando Zuckerberg decise di puntare dritto sul mobile. Per non parlare poi di Twitter che ancora oggi, a distanza di più di tre anni dal suo sbarco a Wall Street, non è ancora riuscita a trovare la giusta rotta. E ancora non si vede una soluzione convincente.

    Quindi, solo il mercato saprà dare il giusto responso, in relazione ad una strategia chiara e ad una guida adeguata alla stessa. Riuscirà Snapchat nell’impresa? E’ presto per dirlo, certo che la strada sarà sempre più dura e Instagram (leggi Facebook) non starà certo a guardare.

  • E HubSpot prepara una IPO da 100 milioni di dollari

    E HubSpot prepara una IPO da 100 milioni di dollari

    hubspot

    HubSpot, società che produce un marketing software molto usato negli Usa, sta preparandosi a sbarcare in Borsa con una IPO da 100 milioni di dollari. L’azienda ha sede a Cambridge ed è stata fondata nel 2006 da Brian Halligan e Dharmesh Shah. I dipendenti sono in tutto 719

    Sicuramente molti di voi riconoscono l’azienda di cui stiamo parlando anche per il fatto che spesso, qui sul nostro blog, riportiamo ricerche, dati e numeri che proprio l’azienda diffonde sulla base del proprio software. Stiamo parlando di HubSpot, azienda di Cambridge (Massachusetts, Usa) che produce un marketing software molto usato dalle aziende americane per il fatto di essere molto completo, comprendendo tool per l’ottimizzazione in chiave SEO, strumenti per il blogging, un box social molto utile e anche componenti di analytics. Come dicevamo prima, spesso ne abbiamo scritto in virtù di analisi e infografiche che l’azienda diffonde spesso, con informazioni preziose per chi si occupa di web e social media marketing. Ebbene, l’azienda fondata nel 2006 da Brian Halligan e Dharmesh Shah ieri ha presentato alla Securities & Exchange Commission, la SEC, il documento S-1, quello che contiene tutte le informazioni che annunciano lo sbarco alla Borsa di New York, Wall Street. La IPO che HubSpot sta per lanciare, mira alla raccolta di 100 milioni di dollari e le azioni saranno scambiate con il ticker HUBS.

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    Dharmesh Shah e Brian Halligan

    Il documento presentato alla SEC presenta interessanti informazioni finanziarie relative all’azienda. I ricavi del primo semestre del 2014 sono stati di 51,3 milioni di dollari, in crescita se paragonati a quelli dello stesso periodo dello scorso anno quando erano 35 milioni di dollari. Le perdite nette nei primi sei mesi di quest’anno ammontano a 17,7 milioni di dollari, in crescita anche queste rispetto allo scorso anno quando erano 16,3 milioni di dollari, ma il saldo è nettamente migliorato. I ricavi totali del 2013 sono stati dunque 77,6 milioni di dollari e le perdite totali nette sono state di 34,3 milioni di dollari. I clienti sono ad oggi oltre 11 mila distribuiti in 70 paesi.

    Nel Novembre del 2012 l’azienda ha ricevuto 35 milioni di finanziamenti e con questa operazione potrà raccogliere una cifra ancora più alta che le permetterà di crescere ancora. Prima di HubSpot anche Marketo è sbarcata in Borsa lo scorso anno, mentre le altre aziende concorrenti sono state inglobate da aziende più grandi. E’ il caso di Silverpop acquisita da IBM, di Eloqua acquisita da Oracle, o di Exact Target acquisita da Salesforce.com per 2,5 miliardi di dollari. Morgan Stanley, JP Morgan e UBS Investment Bank sono le banche di affari che sono dietro a questa IPO, insieme a Pacific Crest, Canaccord Genuity e Raymond James.

    Insomma, un’operazione interessante tutta da seguire che ci indica ancora una volta di come le aziende che gravita intorno al settore digitale e tech stanno crescendo.

    E voi che ne pensate?

  • E se Spotify si quotasse… dando vita ad un nuovo mondo?

    E se Spotify si quotasse… dando vita ad un nuovo mondo?

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    Qualche settimana è cominciata a circolare la voce che anche Spotify stia cominciando a guardarsi intorno per quotarsi in borsa. Vediamo quindi come la società ha cambiato il mondo della Musica che sta ormai transitando dal concetto di musica digitale a quella in live streaming

    Ho avuto la fortuna fino ad oggi di scrivere qui su InTime di due argomenti che mi stanno molto a cuore, finanza e tecnologia. Ho parlato di nuove società quotate o in procinto di farlo. Oggi mi permetto di dare una mia personale opinione in merito al possibile ingresso di Spotify in Borsa, in considerazione dei numeri fatti grazie alla sua forma in abbonamento.

    Sono passati circa cinque anni dalla fine della mia vita da studente di Sound Design, presso lo IED di Milano. Ma ricordo ancora come se fosse oggi che ognuna di quelle tesi finite per il rotto delle cuffia erano salvate su dei supporti fisici, CD o HD che dir si voglia. Il cloud era quella cosa, nuvolosa appunto, di cui avevo sentito parlare una volta dal mio beneamato Prof. Sergio Messina… E che ancora mi sembrava un lontano, inarrivabile futuro.

    Figuriamoci la musica in streaming!

    Oggi invece non solo la musica digitale, contenuta fisicamente sugli iPod o sui supporti, non è più il futuro, ma si è improvvisamente trasformata in un passato che pian piano si sta avvicendando con la realtà di cui appunto parlavo un attimo fa: la musica “istantanea”, in abbonamento, in streaming.

    Per pochi euro al mese posso ormai avere tutta la musica che voglio, online e offline, scaricando i brani che preferisco sul telefono. Vi direte voi:

    quindi cade il discorso fatto prima sulla musica scaricata e posseduta?

    Ebbene, in realtà no. In realtà i brani con app tipo Spotify non si scaricano per sempre, ma solo finché non decidiamo di sostituirli con altri, finché per esempio la memoria del telefono non è piena o altre amenità simili. Insomma, oggi i problemi sono di altra natura.

    Ma queste righe sono una premessa che serve ad introdurre un discorso ben più ampio. Andiamo a vedere infatti i numeri con una interessante infografica trovata in rete.

    La Rivoluzione Musicale Digitale
    La Rivoluzione Musicale Digitale

    Ci sono infatti molti esempi sulla falsa riga della musica e il primo che mi viene in mente è l’editoria, dove ancora nessuno ha pensato di fare uno “Spotify Libri“. Ma su larga scala mi chiedo, probabilmente un po’ ingenuamente ammetto, perché non ci possa essere uno “Spotify Benzina“? Può sembrare follia pensata così, ma facendo nomi e cognomi la Renault oggi vende l’elettrica Twizy ai propri clienti con un piccolo abbonamento mensile, non per coprire il costo dell’elettricità [ridicolo rispetto ai prezzi della benzina], bensì per sostituire la batteria dell’autovettura, qualsiasi cosa succeda!

    Stiamo vivendo un periodo di crisi, che è allo stesso tempo anche di rinascita sotto certi aspetti. Nuove soluzioni per veicolare vecchi clienti, scovare nuovi clienti, ma anche gli indecisi da indirizzare verso i prodotti in maniera più massiccia, con un abbonamento che aumenterebbe la produzione e darebbe una costante alla linea produttiva.

    I risultati per la musica sono stati questi:

    Il Web Salverà La Musica
    Il Web Salverà La Musica?

     

    Insomma, l’entrata in Borsa di Spotify non sarà l’ennesimo ingresso dovuto a tonnellate di pubblicità che riempiono le casse, bensì ad utenti felici di pagare il loro abbonamento per ascoltare gli artisti preferiti, seguire i loro amici e le playlist del cuore piuttosto che i loro artisti preferiti. Sicuramente qualcosa è cambiato.

    Cambierà qualcosa anche negli altri media? Voi che ne pensate?

  • Dropbox, nuovo finanziamento da 250 milioni di dollari. IPO vicina?

    Dropbox, nuovo finanziamento da 250 milioni di dollari. IPO vicina?

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    Dropbox, il popolare software di cloud storage, ha ottenuto un nuovo round di finanziamenti di 250 milioni di dollari, facendo crescere così il valore dell’azienda, Dropbox Inc., a 10 miliardi di dollari. E’ quanto riporta il Wall Street Journal, il primo a riprendere la notizia. La IPO adesso non è così lontana

    Dropbox, il popolare software che consente il cloud storage, ha chiuso un nuovo round di finanziamenti di 250 milioni di dollari. E tale finanziamento accresce il valore di Dropbox Inc. fino a 10 miliardi di dollari, secondo quanto riporta il Wall Street Journal, primo a dare la notizia. In effetti questa non la prima volta che Dropbox riceve un finanziamento di questo valore, era già accaduto nel 2011 a cui partecipava anche Goldman Sachs. Stavolta il nuovo round è per mano di BlackRock Inc., una delle più grandi società di investimento al mondo e presente anche nel settore finanziario italiano. Infatti dalla fusione con Barclays Global Investors, BlackRock Inc. detiene dei pacchetti azionari di Bulgari, Enel, Eni, Finmeccanica, Telecom, Mediaset, per citarne solo alcune.

    La quotazione di Dropbox Inc, come dicevamo, cresce arrivando ad essere un decimo di quella di Facebook, o un terzo di quella di Twitter, o comunque poco meno della metà di LinkedIn, tanto per citare alcune società legate al web le cui IPO sono state molto discusse. E il valore stesso di Dropbox raddoppia rispetto solo al 2011, quando era quotata 4 miliardi di dollari. Ma per restare a valori simili, nel 2013 Spotify venne valutata 4 miliardi di dollari oppure Uber venne valutata 3,8 miliardi di dollari

    Il nuovo round di finanziamenti sarà certamente di aiuto per Drew Houston, fondatore e CEO di Dropbox, a spingere il proprio software dal punto di vista business. Ad oggi sono più di 4 milioni le aziende che usano Dropbox per il file storage. Sempre da quanto riporta il WJS, Dropbox nel 2012 ha realizzato 116 milioni di dollari dalla vendita di soluzioni di storage.

    Che sia arrivato anche per Dropbox il tempo di pensare a una IPO? Probabile, ma solo qualche mese fa Drew Houston al Web Summit di Dublino disse che:

    Sarà un passaggio da prendere in considerazione nel futuro, ma prima è necessario concentrarsi su nuovi prodotti e costruire basi solide”.

    Quindi a fronte di questo nuovo grosso finanziamento ci sono tutte le condizioni per la costruzione di basi solide. E non passerà molto che si parlerà di Dropbox per una IPO. Sarà nel 2015? Staremo a vedere.

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  • Twitter, sbarco a Wall Street a 26 dollari per azione [TWTR]

    Twitter, sbarco a Wall Street a 26 dollari per azione [TWTR]

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    Come preannunciato ieri, diversamente da quello che si pensava, Twitter ha fissato il prezzo delle azioni fermandolo a 26 dollari e oggi è il gran giorno dello sbarco a Wall Street alla NYSE con il ticker TWTR. Il valore complessivo ammonta dunque a 18 miliardi di dollari

    Ieri sera vi avevamo riportato le indiscrezioni che circolavano poco prima della definizione del prezzo per azione da parte di Twitter che dà ufficialmente il via allo sbarco dell’azienda nel luogo più importante della finanza mondiale, ossia la New York Stocke Exchange (NYSE) che si trova nella altrettanto importante e famosa via di New York, appunto Wall Street. E quindi oggi, quando in Italia sarà primo pomeriggio, la tradizionale campanella, alla presenza del CEO Dick Costolo e del CFO Mike Gupta, il vero regista di questa operazione,  darà il via alle contrattazioni adottando il titolo Twitter che avrà come ticker TWTR.

    Il prezzo per azioni è stato quindi stabilito a 26 dollari per azione, un prezzo che si mantiene un quella forbice inizialmente individuata tra i 25 e i 28 dollari per azione. Questo fa sì che il valore complessivo arrivi a toccare la cifra di 18 miliardi di dollari per il fatto che il numero di azioni iniziale individuato è di 70 milioni. A disposizione ce ne sarebbero altre 10,5 milioni che saranno rese disponibile dietro precise condizioni nei prossimi 30 giorni e saranno messe a disposizione degli investitori a stock ridotti.


    Questo pacchetto permetterà una raccolta iniziale di 1,8 miliardi di dollari e potrebbe arrivare a 2,1 nel prossimo mese dopo l’allocazione delle 10,5 milioni di azioni di cui parlavamo prima. Per dare la dimensione di questa cifra vi ricordiamo che Google nel 2004 per la sua IPO raccolse 1,9 miliardi di dollari, quindi stiamo parlando di una delle IPO più grandi mai raggiunte dal settore tecnologico. Di conseguenza le aspettative cominciano ad essere tante.

    Come già ricordavamo ieri, Twitter nonostante le perdite di questi ultimi anni, incluso il 2013, gode di una buona dose di fiducia del mercato. E quindi, cominciare l’avventura alla NYSE potrebbe davvero raddrizzare le situazione finanziaria per poi cominciare a parlare di crescita dei fatturati. Però, va detto, le insidie sono sempre dietro l’angolo. L’esperienza di Facebook insegna molto in questi casi. Da oggi in poi Twitter si mette in gioco sul mercato e deve dare conto ai propri investitori e questo tipo di relazione non è sempre facile. Dal nostro modo di vedere però Twitter da questa situazione ha tutto da guadagnare avendo già orientato da tempo, e negli ultimi tempi intensificato, il suo business verso il mobile, cioè quello che vogliono gli investitori.

    Quindi il lancio della nuova piattaforma di adv anche per mobile e tutta una serie di attività in questa ottica, possono semplificare di molto la strada permettendo a Twitter di mantenere le promesse sul mercato. Ossia mantenere, o al meglio aumentare il prezzo di 26 dollari.

    Sarà anche interessante vedere quale sarà l’effetto Wall Street sugli utenti che al 30 settembre 2013 sono 231,7 milioni al mese in crescita del 39% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. I tre quarti vi accedono da mobile e più del 70% delle entrate di Twitter arrivano proprio dal mobile.

    Insomma, da oggi l’Olimpo finanziario accoglie un’altra azienda del settore tecnologico dopo Facebook, LinkedIn, Groupon, Google e noi continueremo a tenervi aggiornati anche su questo.

    Ma voi che idea vi siete fatti a riguardo?

  • Twitter, tutto pronto per Wall Street. Azioni a 27 dollari

    Twitter, tutto pronto per Wall Street. Azioni a 27 dollari

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    Ormai manca pochissimo allo sbarco di Twitter a Wall Street previsto per domani, giovedì 7 Novembre. E secondo fonti accreditate, Twitter si appresta a fissare il prezzo delle azioni a 27 dollari. Questo porterebbe il valore dell’azienda a 14,7 miliardi di dollari, ben più alto di quello previsto

    Twitter, secondo le notizie che stanno cominciando a circolare in questo minuti, da fonti accreditate, starebbe per fissare il prezzo delle azioni a 27 dollari. Questo significa che il valore complessivo dell’azienda, secondo questa quotazione, sarebbe di 14,7 miliardi di dollari, molto più alto di quello che si era previsto solo a gennaio di questo anno quando l’azienda veniva valutata 11 miliardi di dollari. Questo è quanto riporta il sito di CNBC che sostiene che il presso verrà determinato entro questa notte dal management al termine di una call.

    Secondo questa quotazione, quindi a 27 dollari, Twitter potrebbe arrivare a raccogliere una cifra pari a quasi 2 miliardi di dollari, per la precisione, 1,9 miliardi di dollari. Per il momento questo sembrerebbe essere lo scenario e la cifra non dovrebbe essere superiore, anche se i sottoscrittori potrebbero poi acquistare altre 10,5 milioni di azioni solo a certe condizioni però.

    E’ una fase molto delicata questa e ricordiamo il caso di Facebook che fece una raccolta molto alta, salvo poi vedere quasi sprofondato il valore stesso delle azioni da 38 dollari fino a 17 dollari.

    Twitter in questo periodo è in perdita e questa situazione si estende man mano che l’azienda allarga la sua proposta di advertising a livello internazionale. E’ quindi ovvio che l’azienda ha tutto l’interesse a fare una IPO consistente che l’aiuterebbe anche a impostare più velocemente una crescita in termini di ricavi. Ma dall’altro lato, memori di quanto accadde a Facebook, una IPO molto alta in termini di raccolta porta dietro di sè la probabilità di un tonfo come accadde proprio a Facebook.

    Allora è il caso di mantenere un profilo basso in questa fase e sperare che il mercato reagisca bene, sin dalle prima battute. A sostenere Twitter in questa fase ci sono Goldman Sachs, JP Morgan e Morgan Stanley.

    Staremo a vedere gli sviluppi. Intanto voi che idea vi siete fatti?

  • Twitter avanza la richiesta ufficiale per il lancio della IPO

    Twitter avanza la richiesta ufficiale per il lancio della IPO

    twitter-ipo

    Twitter attraverso un tweet, e non poteva fare diversamente, ha annunciato di aver presentato il cosiddetto documento S-1 alla SEC (Securities and Exchange Commission), l’organo di controllo della Borsa Americana. Questo significa che Twitter ha posto la prima pietra per una IPO, un’Offerta Pubblica di Acquisto, quindi per sbarcare a Wall Street

    Twitter attraverso un tweet ufficiale annuncia di aver presentato alla SEC (Securities and Exchange Commission), l’organo di controllo della Borsa Americana, il documento S-1, conosciuto anche come “Dichiarazione di registrazione ai sensi del Securities Exchange Act del 1933“. In sostanza è il documento attraverso il quale una società, che vuole procedere alla vendita pubblica di titoli, deve presentare raccogliento in esso tutte le informazioni finanziarie societarie, i dettagli del business model attuale, nonché tutte le informazioni di business che intercorrono tra i propri dirigenti e consulenti esterni. E’ il passaggio che innesca i procedimento per la IPO.

    In verità, per gli addetti ai lavori, per chi fa informazione questo passaggio in effetti era atteso ormai dall’inizio dell’anno. All’inizio dell’anno ce ne occupammo a proposito della notizia che una società finanziaria, la Greencrest Capital, aveva valutato Twitter stimando un valore compreso tra gli 8 e gli 11 miliardi di dollari. In quel periodo si parlava del 2014 come anno in cui Twitter sarebbe potuta sbarcare a Wall Street, andando ad aggiungersi a Facebook e ad altri. Stando a questa procedura pare che alla fine la tempistica sia questa, ma c’è da dire che da oggi la comunicazione rimane confidenziale con la SEC e quindi bisognerà attendere comunicazioni ufficiali per avere certezze sui tempi.

    Al momento non ci sono molte informazioni, ma quello che si sa è che ad oggi la valutazione della società si aggirerebbe attorno ad una cifra compresa tra i 15 e i 20 miliardi di dollari, più alta di quella dell’inizio dell’anno. E pare che anche dietro questa operazione ci sia Goldman Sachs, come sottoscrittore (in basso vedete il tweet di Bloomberg che ne dà notizia). Un dato certo, vista la carenza anche di informazioni certe circa lo stato finanziario della società, è che al 2012 il fatturato è stato di 1 miliardo di dollari, se fosse stato superiore non si sarebbe potuto avviare il procedimento.

    E solo pochi giorni fa Twitter aveva ufficializzato l’acquisto di MoPub, spendendo diverse centinaia di milioni di euro. Acquisizione che dovrebbe consentire la costruzione di una piattaforma pubblicitaria di “nuova generazione” che Twitter ritiene sarebbe più efficace di quella che ora usa Facebook. Argomento interessante che di fronte alla presentazione di questo documento e all’avvio del processo per la IPO, acquista un valore ancora più importante.

    Pochi minuti dopo aver twittato la presentazione del documento S-1 alla SEC, il tweet successivo intimava a mettersi a lavoro. Segno che da oggi Twitter non sarà più la stessa. E vedremo che cosa succederà da qui ai prossimi mesi.

     

    E voi che ne pensate?