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  • Ecco lo stato dei Podcast in Italia nel 2020

    Ecco lo stato dei Podcast in Italia nel 2020

    Il 2020 è l’anno dei podcast, almeno in Italia. E a conferma di questo, ecco i risultati di un’interessante indagine “Ipsos Digital Audio 2020” che ci dice che aumentano gli italiani che ascoltano podcast, 8,5 milioni, e sono sempre più i giovani ad ascoltarli.

    Diciamoci la verità, il 2020, al di là di tutto quello che è successo, anzi anche per questo, è l’anno dei podcast, almeno nel nostro paese. Non è un caso, infatti, che proprio durante il lockdown abbia preso il via il nostro di podcast, InTime Podcast, che presto riprenderemo sempre con nuovi ospiti e con nuove storie da raccontare (promesso!).

    Ma che il 2020 sia l’anno dei podcast in Italia ce lo conferma l’interessante indagine di Ipsos Italia, Ipsos Digital Audio 2020, giunta alla seconda edizione. Il lockdown di primavera, il lavorare a casa per via della pandemia da coronavirus ha sicuramente avvicinato tanti italiani ad ascoltare brani in audio.

    stato podcast italia 2020 franzrusso.it

    Il primo dato che vogliamo mettere in evidenza è che, ad oggi, il 30% degli italiani ha ascoltato un podcast nell’ultimo mese (+4% rispetto allo scorso anno quando era il 26%), significa 8,5 milioni di italiani nella fascia di età 16-60 anni. Un numero considerevole, se ci pensate, che ci dà la dimensione del fenomeno podcast in Italia.

    podcast italia 2020

    Altro elemento interessante secondo noi è che gli ascoltatori sono sempre più giovani, infatti: il 52% ha un’età sotto i 35 anni; il 19% sono studenti. Ma i podcast piacciono anche alle persone con un’istruzione superiore, infatti 22% è laureato e il 10% ricopre ruoli professionali come liberi professionisti, manager, funzionari.

    Dalla ricerca di Ipsos Italia emerge che il 61% ha la propensione a pagare singoli contenuti online. Quindi se state progettando il vostro canale o se lo state riorganizzando, segnatevi questa informazione.

    L’analisi ci offre anche un dato che può aiutare a conoscere meglio il tipo di pubblico che si avvicina ai podcast. E scopriamo che si tratta di persone solitamente preferiscono acquistare da aziende socialmente responsabili (86%); danno consigli su film, serie tv, musica, giochi, app (75%); sono anche le prime ad adottare una nuova tecnologia (66%).

    E da quale dispositivo ascoltano i podcast gli italiani? Evidentemente dallo smartphone, il dispositivo mobile forse più diffuso nel nostro paese e, per la sua capillarità, è quello più usato. Il 78% degli italiani infatti usa il proprio smartphone per ascoltare episodi audio dai propri podcast preferiti; il 45% lo fa dal proprio pc; il 27% dal proprio tablet, dispositivo che ha conosciuto una seconda giovinezza proprio in questo anno caratterizzato dalla pandemia. Poi il 16% li ascolta dalla propria smart tv; il 15% dal proprio smart speaker, il 6% dal proprio smartwatch; 4% dalla propria console di gaming.

    podcast italia 2020 smartphone

    E da quale luogo gli italiani ascoltano i podcast? La maggior parte, l’80%, li ascolta da casa, un dato che sembra essere un po’ in contro senso con lo smartphone, come dicevamo prima, ma che a ben vedere trova una sua spiegazione. Con il contesto attuale, dovendo restare a casa, lo smartphone comunque regala una sensazione di libertà di ascoltare ciò che ci piace da dove ci pare, anche in casa. Il 29% li ascolta dalla macchina; il 27% mentre si trova in strada o cammina, capita anche quando si fa sport; poi il 21% dai mezzi di trasporto e il 13% dal posto di lavoro.

    Un dato interessante è che il 77% degli italiani ascolta podcast mentre fa altro, quindi in pieno multitasking (non una note che appartiene agli uomini quindi, diciamolo!), era l’83% lo scorso anno. Il 34% mentre si rilassa, facendo comunque altro, mentre il 12% lo fa mentre si rilassa in maniera assoluta; il 30% mentre è alle prese con le faccende domestiche; il 28% mentre cucina o mangia/beve qualcosa; il 24% mentre usa i canali social; il 23% mentre fa sport.

    podcast italia 2020 multitasking

    Ma cosa ascoltano gli italiani? Su cosa basano la propria scelta? Il 37% ascolta un particolare podcast dopo aver cercato l’argomento su internet; il 26% perché glielo ha consigliato un’amica o un amico. Da segnalare che il 22% ascolta podcast dopo averlo visto sui social media.

    La ricerca di Ipsos, ricca di tanti elementi interessanti, ci indica anche quali sono gli elementi che caratterizzano la scelta di un podcast invece che un altro. Ebbene, voi podcaster, o aspiranti tali, che state leggendo questo post, sappiate che il 52% degli italiani sceglie in base all’argomento, leggermente in calo dal 53% dello scorso anno. Quasi un terzo degli italiani (28%) sceglie in base allo speaker, quindi la voce di chi parla risulta comunque importante. Vi è poi un 20% che decide in base a nessuna regola

    Sappiate poi che il 61% ascolta per tutta la durata della puntata, un dato molto interessante e anche abbastanza alto; mentre solo il 30% interrompe prima della fine. E poi, il 71%, dato rimasto identico a quello dello scorso anno, ascolta tutta la serie.

    Sul dato relativo all’ascolto dell’intera puntata è il caso di porvi molta attenzione, significa che gli utenti ascoltano, scelgono con cura ciò che ascoltare e premiano i contenuti interessanti. Anche su questo bisogna organizzare la scelta dei temi e il modo in cui trattarli.

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    I social media dimostrano di essere grandi alleati dei podcast dal punto di vista della distribuzione dei contenuti, infatti il 62% ha condiviso il suo canale attraverso questi strumenti di comunicazione. E Facebook, anche in questo caso, è la piattaforma più usata per il 37%, si sale poi al 49% considerando gli over 45. A seguire Instagram al 27%, si arriva al 32% negli under 35. Poi Twitter, solo il 9%; TikTok e Twitch al 5%; LinkedIn, Pinterest e Snapchat solo il 4%.

    Eco, questo era il quadro dello stato dei Podcast in Italia nel 2020 che deriva dall’indagine di Ipsos Italia che potete scaricare da qui: Ipsos Digital Audio Survey 2020.

  • Google si conferma essere il brand più influente in Italia

    Google si conferma essere il brand più influente in Italia

    Ipsos ha pubblicato la sua interessante ricerca “The Most Influential Brands 2019”, dalla quale emerge che il brand più influente in Italia si conferma essere Google. Al secondo posto troviamo Amazon e poi, terzo, WhatsApp.

    Ipsos ha pubblicato l’edizione 2019 dell’interessante ricerca “The Most Influential Brands 2019“, #IpsosMIB2019, una ricerca che, attraverso le opinioni di 4550 italiani, offre un affresco su quali siano i brand in grado di influenzare maggiormente la nostra vita quotidiana. L’edizione di quest’anno si è avvalsa della preziosa esperienza e competenza di Paolo Iabichino, una delle figure più autorevoli nel panorama della comunicazione e della brand strategy a livello internazionale con cui Ipsos ha intrapreso una collaborazione continuativa al fine di offrire ai brand una consulenza strategica a 360°.

    I fattori presi in esame da Ipsos per individuare i brand più influenti sono: Trustworthy (fiducia, affidabilità), Engagement (coinvolgimento), Leading Edge (innovazione, capacità di far tendenza), Corporate Citizenship (impegno e ruolo sociale), Presence (presenza).

    google brand influente italia 2019

    Sulla base di questi cinque fattori, viene fuori questa classifica:

    1. Google
    2. Amazon
    3. Whatsapp
    4. PayPal
    5. Microsoft
    6. YouTube
    7. Samsung
    8. Facebook
    9. Mulino Bianco
    10. Visa

    Google si conferma quindi essere il brand più influente nel nostro paese, e le tre posizioni al vertice restano invariate rispetto allo scorso anno (qui la ricerca del 2016). Ma quello che è interessante notare è che Facebook è in calo di tre posizioni, posizionandosi in ottava posizione. Un calo che sicuramente è il riflesso di quanto accaduto negli ultimi mesi, lo scandalo Cambridge Analytica ha sicuramente influito.

    brand influenti italia Ipsos 209

    Esce dalla classifica Ikea, lo scorso anno era ottava, lasciando spazio a Mulino Bianco, uno brand italiano in classifica.

    Osservando i dati dal punto di vista generazionale, emerge con forza l’importanza di Instagram per la Generazione Z (15- 21 anni), che arriva alla quarta posizione. Tale realtà permea la vita dei più giovani ma non compare in nessun’altra Top Ten per fasce di età. Fa poi la sua comparsa Netflix, rispettivamente al decimo posto per la Generazione Z e alla sesta posizione per i Millennial (22-35). Una nota a parte, infine, per Nutella che pur non comparendo nel ranking generale, si presenta tra i primi dieci: 6° per la GenZ, 9° per i Millennial e 10° per i Boomers, cioè color di età compresa tra i 53 e i 71 anni.

    Ipsos, leader mondiale nel settore delle ricerche di mercato. per questa edizione ha realizzato un focus sulla Responsabilità Sociale d’Impresa (CSR). Se dallo studio emerge come il fattore Corporate Citizenship pesi ancora solo mediamente il 12% nel determinare l’influenza sulla marca, interessante è notare come il 68% degli intervistati ritenga che in futuro le marche più di successo saranno quelle che contribuiranno in modo positivo alla società.

    Cresce il desiderio delle persone di ritrovare nelle scelte e nelle strategie dell’azienda i valori universali con i quali immedesimarsi. Un cambiamento radicale di prospettiva, questo, che vede al centro i brand ai quali viene chiesto un impegno sociale crescente. Il 60% degli italiani afferma infatti di sentire il bisogno di aziende che svolgano un ruolo attivo in ambito sociale, culturale e politico. Ai brand si chiede di prendere posizione senza temere le conseguenze: lo pensa il 62% degli intervistati d’accordo nell’affermare che se un’azienda sceglie di prendere una posizione forte su un tema sociale o politico non deve temere di perdere consenso o parte della clientela. Il 79% crede che sia possibile per una marca sostenere una buona causa e guadagnare allo stesso tempo.

    La quasi totalità delle aziende dichiara poi di aver già sviluppato o sta pensando di sviluppare iniziative di responsabilità sociale e brand purpose (91%). Gli scopi a cui prevalentemente le aziende si dedicano riguardano molto spesso temi universali come la sostenibilità dei processi produttivi ed ecologia (75%), il sostegno ad associazioni no profit ed istituzioni (51%) o la salute e ricerca scientifica (38%). Meno affrontati sono invece gli argomenti su cui la società rischia di dividersi come le pari opportunità e i diritti umani (34%).

    Quello che stiamo attraversando” – dichiara Paolo Iabichino – “è un momento epocale per la comunicazione di marca. Possiamo finalmente fare in modo che le nostre idee generino cambiamento e che le strategie di brand si occupino anche della vita delle persone. È un modo per rendere più virtuoso il nostro mestiere, rivolgendoci alla collettività e non a singoli cluster di target.

  • Influencer Marketing, due italiani su tre comprano dai social

    Influencer Marketing, due italiani su tre comprano dai social

    L’Osservatorio Influencer Marketing (OIM) di Ipsos e Flu ha diffuso un interessante report che fa il punto su un aspetto molto interessante, rilevando che il 62% delle persone intervistate ha acquistato ciò che ha visto consigliato sui social network dagli influencer.

    Il tema Influencer Marketing è un tema molto sentito nel nostro paese, spesso, anche qui sul nostro blog, cerchiamo di trattarlo da un punto di vista più concreto, ben sapendo che questa nuova branca del Marketing sta rafforzandosi sempre di più. Ed è per questo che vogliamo presentarvi questo interessante report a cura dell’Osservatorio Influencer Marketing (OIM) di Ipsos, società leader nelle ricerche di mercato, e FLU, agenzia italiana parte di ALL Communication Group Holding, specializzata in influencer marketing, che fa il punto su un aspetto molto interessante, ossia il rapporto tra consumatore e social media. Partiamo da un punto che anche qui abbiamo sottolineato spesso e cioè che quando si parla di influencer non si intende , come tale, la celebrità o il personaggio famoso, no. Per influencer si intende una persona che, nel suo raggio di competenza e di interesse, è stato in grado di costruire attorno una community fidata che segue le sue indicazioni e i suoi interessi. Forse i dati del rapporto saranno più utili per chiarire questo aspetto.

    Il 68% degli utenti social media in Italia ha tra i propri interessi quello di seguire influencer e celebrity, un dato che sale all’82% tra i più giovani (16-24 anni), per i quali gli influencer sono una vera e propria fonte d’ispirazione, non solo nei comportamenti ma anche per gli acquisti. Questo è il dato più importante rilevato dal report.

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    Gli italiani e i social media

    Come sappiamo, il rapporto tra gli utenti italiani e i social media è molto stretto, gli ultimi dati di Agcom ci confermano questa stretta relazione con Facebook che resta ancora la piattaforma più gradita, nonostante tutto. Il rapporto dell’OIM ci dice che il 40% degli utenti social media in Italia condivide abitualmente contenuti pubblicati da altri; il 38% commenta foto, video e post, fino all’azione più personale dello scrivere o pubblicare un proprio contenuto foto o video (36%). Tra questi sono le donne (74%) gli utenti più attivi e più predisposti a seguire i canali ufficiali dei brand e dei personaggi celebri sui social.

    Instagram, che conferma la sua crescita, non solo è il social network preferito dalla fascia più giovane di intervistati (66%), ma è il regno degli influencer e delle loro storie. Le Instagram Stories permettono di seguire le persone nei vari momenti della giornata, conoscendone così più aspetti della vita personale di quanto si possa fare attraverso un semplice post. Sono, infatti, uno strumento effimero e più coinvolgente che permette ai follower un’interazione più immediata grazie alla possibilità di rispondere con rapidissime reazioni/emoticon e messaggi privati nonché prendendo parte a veloci sondaggi.

    Se da un lato gli utenti interagiscono con gli influencer attraverso brevi opinioni (35%), dall’altro tendono a non rivolgersi agli stessi per procacciarsi informazioni precise e maggiori dettagli sui prodotti mostrati perché per questo, l’OIM di IPSOS e Flu, rileva come questi preferiscano rivolgersi altrove quando desiderano maggiori dettagli in vista magari di un eventuale acquisto o prenotazione.

    Essere influencer

    Il report di OIM rileva che il 62% degli utenti segue, sui social network, non tanto i profili ufficiali dei personaggi famosi per il solo fatto della loro notorietà, ma persone o personaggi che trattino tematiche specifiche di proprio interesse. Il 49% degli intervistati conferma, infatti, di considerare come veri influencer, persone meno conosciute al largo pubblico ma famose per la loro attività sui social network. Di questi ultimi seguono indistintamente sia contenuti personali in cui raccontano la loro quotidianità, sia contenuti di natura più commerciale in cui promuovono o consigliano specifici prodotti o servizi.

    Ma se per gli utenti over 25 anni le stories e i post degli influencer soddisfano la curiosità, per i giovani tra i 16 e i 24 anni, gli influencer incarnano un punto di riferimento per le proprie passioni (32%); infine per il 23% degli utenti di questa fascia d’età gli influencer sono più di un punto di riferimento, costituiscono un vero e proprio modello da seguire, il 16% instaura con loro un vero e proprio rapporto di fiducia.

    Gli infuencer e gli acquisti sui social media

    CI si è sempre chiesti quale sia l’effetto dell’attività degli influencer sugli acquisti da parte degli utenti. Ma sono davvero così bravi ad “influenzare”? Il report di OIM ci dice che un italiano su tre ha comprato più volte qualcosa che è stato promosso dagli influencer che segue. Il 62% delle persone intervistate ha acquistato ciò che ha visto consigliato sui social network degli influencer che segue.

    Non si tratta però di acquisti d’impulso. Nonostante gli ultimi aggiornamenti dei social permettano sempre più di finalizzare un acquisto in pochi istanti senza neanche uscire dal social network, tra chi ha acquistato il 76% degli intervistati impiega un po’ di tempo per decidere di procedere all’acquisto. L’utente preferisce prendersi alcuni momenti per cercare, su canali diversi, ulteriori informazioni per poi terminare l’acquisto sempre online ma su store digitali come Amazon (45%), dove si può trovare anche il prodotto più raro consigliato da influencer stranieri, o sul sito ufficiale del prodotto (25%) o direttamente presso un negozio fisico (16%). Solo il 14% degli intervistati utilizza i link presenti nelle stories o nei post per comprare il prodotto o servizio sponsorizzato.

    L’indagine è stata eseguita su un campione rappresentativo di 1.000 italiani, con un’età compresa tra i 16 e i 54 anni, che in questo caso si è focalizzata sull’osservazione dei comportamenti del consumatore e sull’effettivo impatto dell’influencer marketing sulle proprie scelte d’acquisto.

  • Indagine Ipsos: ecco i Brand più influenti in Italia, Google è primo

    Indagine Ipsos: ecco i Brand più influenti in Italia, Google è primo

    Ipsos ha presentato oggi a Milano presenta i risultati di “The Most Influential Brands”, indagine condotta a livello globale sulle marche più influenti. In Italia i dati del sondaggio condotto rivelano che Google è il brand più influente, seguito da Amazon e Facebook. Nutella è quinta e Parmigiano Reggiano è nono.

    Sono stati presentati oggi, 23 giugno 2016, a Milano, i dati della ricerca globale di Ipsos, leader mondiale nel settore delle ricerche di mercato, dal titolo “The Most Influential Brands“. La ricerca condotta in 21 paesi, Italia compresa, è molto interessante per comprendere come le marche influenzano la nostra vita quotidiana. I dati che stiamo per vedere insieme riguardano ovviamente il nostro paese e sono il risultato di un’indagine condotta su un campione di 2 mila utenti adulti. Gli intervistati sono stati invitati ad esprimere la loro opinione sulla base di un panel di 100 brand selezionati in base a quote di mercato, investimenti pubblicitari e rilevanza complessiva sullo scenario nazionale. Gli elementi presi in considerazione per arrivare a individuare il brand più influenti sono cinque, e sono: Trust (fiducia, affidabilità), Engagement (coinvolgimento), Corporate citizenship (impegno e ruolo sociale), Leading edge (innovazione, capacità di far tendenza), Presence (presenza).

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    Non è un caso che i brand che appartengono al mondo della tecnologia, del web e dei social media siano ai primi posti, è la dimostrazione esatta di quello che è la realtà di oggi. E poi ci sono anche quei marchi che caratterizzano molto il legame che gli utenti hanno con alcuni brand di casa nostra. Ma vediamo insieme subito la classifica delle 10 marche più influenti in Italia – #MibIT16:

    1. Google
    2. Amazon
    3. FaceBook
    4. Samsung
    5. Nutella
    6. Microsoft
    7. eBay
    8. Apple
    9. Parmigiano Reggiano
    10. You Tube

    I Brand Digital tra i più influenti anche in Italia

    Notate come Google sia il brand più influente in Italia, il brand di Mountain View conferma anche nel nostro paese la sua influenza che già dimostra a livello globale. Al secondo posto troviamo Amazon, il colosso e-commerce fondato da Jeff Bezos; al terzo troviamo Facebook, il social network fondato da Mark Zuckerberg, tra l’altro una delle aziende che vale di più, in termini di capitalizzazione, al mondo.

    Nella classifica sono presenti anche brand italiani, storici, che caratterizzano proprio quel legame che da sempre lega gli utenti italiani con questi marchi. Fanno appunto parte un po’ della nostra tradizione e fanno parte, e non affatto un caso, del grande mondo del Food. E sono Nutella (5) e Parmigiano Reggiano (9).

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    Brand e Generazioni

    Dalla ricerca di Ipsos emerge la differenza di percezione tra le generazioni (Boomer, Generazione X, Millennial) così come, complessivamente, l’importanza dominante del livello di Coinvolgimento/Engagement (34%), seguito dalla capacità di essere un Fenomeno d’Avanguardia nel proprio campo/Leading Edge (26%), l’Affidabilità/Trust (21%), la Responsabilità Sociale/Corporate Citizenship (14%) e, infine, la Presenza/Presence (5%).

    Di conseguenza, cambiano gli equilibri da settore in settore:

    • la responsabilità sociale pesa per il 20% nell’Energia mentre è solo all’1% nelle Telco e al 7% nei Media;
    • il livello di coinvolgimento è massimo (51%) per le Telco e ancora al 39% per i Media, ma più basso negli altri settori;
    • essere un fenomeno d’avanguardia è al 38% nel Digital & Social ma solo al 21% nelle Telco, dove il secondo fattore determinante è la Presenza.
    Jennifer Hubber CEO Ipsos Italia brand influenti
    Jennifer Hubber, CEO Ipsos Italia

    Ogni giorno ciascuno di noi interagisce con le marche per soddisfare le proprie esigenze e motivazioni, così come i desideri e le aspirazioni. Alcune marche riescono più di altre a creare un forte legame con i consumatori arricchendo con molteplici sfaccettature piene di significato il mero rapporto funzionale con il prodotto o servizio che rappresentano” – commenta Jennifer Hubber, CEO Ipsos Italia – “Non a caso sono marche che entrano in modo prorompente nel nostro quotidiano e che sono in grado di influenzare in modo profondo i nostri stili di vita e i nostri comportamenti”.

    La classifica dei 100 brand più influenti in Italia

    Dopo aver visto i primi 10 brand più influenti in Italia secondo la ricerca di Ipsos Italia, vediamo la classifica completa che vede i 100 brand al completo.

    11. Barilla 12. Ferrero 13. Mulino Bianco 14. IKEA 15. Visa 16. Ryanair 17. Coop 18. Kinder 19. Rai 20. Vodafone 21. Poste Italiane 22. Groupon 23. MasterCard 24. Lavazza 25. Coca-Cola 26. Disney 27. Mediaset 28. TIM 29. Decathlon

    30. Fiat 31. Telecom 32. Nokia 33. LIDL 34. Nike 35. Enel 36. Sky 37. Nespresso 38. SONY 39. Procter & Gamble 40. Gillette 41. H&M 42. McDonalds 43. Ray-Ban 44. Kellogs 45. Mediaworld 46. Twitter 47. Armani 48. ENI 49. Rana 

    50. American Express 51. Esselunga 52. Nestlè 53. EasyJet 53. Ferrari 55. Martini 56. Heineken 57. Campari 58. Fastweb 59. LG 60. Intesa Sanpaolo 61. Danone 62. Assicirazioni Generali 63. BMW 64. Lottomatica 65. Costa Crociere 66. Colgate 67. UniCredit 68. Toyota 69. Calzedonia

    70. Peroni 71. L’Orèal 72. Kraft 73. Red Bull 74. Starbucks 75. Carrefour 76. Audi 77. Pirelli 78. San Pellegrino 79 Unilever 80. Yahoo! 81. Nintendo 82. ING Direct 83. Ford 84. Volkswagen 85. Sephora 86. Gucci 87. Bayer 88. Mercedes 89. Benetton

    90. Allianz 91. Autogrill 92. IBM 93. Pepsi 94. Honda 95. Unipol 96. BNP Parisbas 97. Blackberry 98. Dell 99. Carrera 100. Esso

    I Punti di Forza dei Brand

    Guardano un po’ nel dettaglio la classifica dei 10 brand più influenti in Italia, Ipsos evidenzia che per Google uno dei punti di forza il fatto di essere all’avanguardia e l’affidabilità. Il marchio viene associato alla grande Innovazione che ha saputo imprimere e al grande futuro che ha davanti. Anche per Amazon vale il discorso di essere marchio all’avanguardia e affidabile, gli viene riconosciuto il valore di aver cambiato i comportamenti delle persone in relazione agli acquisti. I punti di forza del celebre social network, Facebook, sono la percezione di fenomeno d’avanguardia e l’elevato livello di coinvolgimento.


    Per restare sui brand italiani, anche per Nutella si parla di brand all’avanguardia e affidabile, e viene riconosciuto per la sua presenza pervasiva, sia in termini di investimenti pubblicitari che di capillarità distributiva ed utilizzo quotidiano. Per quanto riguarda Parmigiano Reggiano, i fattori determinanti sono l’affidabilità e la responsabilità sociale. Una marca consolidata, di uso quotidiano, fidata, in cui si crede e che si raccomanda volentieri.

    Questi i dati di questa ricerca interessante sui brand più influenti nel nostro paese. E voi che ne pensate? Riconoscere i vostri marchi in questa classifica?

  • Internet, per l’80% degli italiani è un Diritto dell’Uomo

    Internet, per l’80% degli italiani è un Diritto dell’Uomo

    internet-diritto-uomo

    Un’indagine condotta da Ipsos in 24 paesi, tra cui l’Italia, per CIGI (Centre for International Governance Innovation) presentata ieri, rileva che Internet è per l’80% degli utenti italiani da ritenersi come un Diritto dell’Uomo

    E’ evidente che Internet è lo strumento che ha cambiato la nostra società ad una velocità mai vista prima. Internet, ed è sotto gli occhi di tutti, ha rivoluzionato il nostro modo di comunicare, ha influenzato la nostra economia, la politica e anche il diritto. Proprio ieri all’Internet Governance Forum Italia si discuteva di regole da dare alla rete, di Net Neutrality, valore, questa è la mia personale opinione, assolutamente da preservare per fare si che davvero tutti abbiano uguale accesso alla rete e quindi uguale accesso alle opportunità che Internet offre. E gli italiani questo lo sanno bene, meglio degli stessi politici.

    Infatti, sono otto su dieci gli italiani che ritengono l’accesso a Internet come un Diritto dell’Uomo, quindi alla stregua di un Diritto Fondamentale. E’ questo il dato che emerge da un’indagine condotta da Ipsos in 24 paesi per CIGI (Centre for International Governance Innovation) e presentata ieri ad Ottawa, in Canada. Un dato importante che ci conferma quanto ormai Internet sia sempre più uno strumento importante per la crescita anche del nostro paese. A patto però che si superino gli annosi problemi strutturali che ancora affliggono il nostro paese. Ma su questo si intravede qualche segnale positivo.

    Tornando ai dati della ricerca, l’80% degli utenti italiani ritiene che il Web sia importante per lo svago e il 63% ritiene sia importante per il futuro economico. Ma il 55% mostra qualche preoccupazione per la sua privacy online rispetto a un anno fa; il 69% poi teme un furto dei dati bancari e il 71% dei dati personali.

    L’indagine, oltre che in Italia, è stato condotto in altri 23 paesi. A livello globale, l’accesso abbordabile al web dovrebbe essere un diritto dell’uomo per l’83% del campione. Si sale fino all’89% in Africa e Medio Oriente, per poi scendere al 77% nelle nazioni del G8. In Medio Oriente e in Africa si registrano le percentuali più alte di chi considera il web importante per avere accesso alle informazioni, 96%, e libertà d’espressione, 87%, così come per il futuro economico, 88%; mentre sono poche le differenze tra i paesi sulla rete come fonte di svago, che in media si attesta all’87%.

    In generale, il 64% del campione dimostra preoccupazione per la privacy, con una punta massima dell’81% in America Latina. La percentuale minima, del 51%, si registra invece in Europa. La paura che gli hacker accedano ai dati bancari online è condivisa dal 78% degli intervistati; il 77% teme il furto dei dati personali;  il 74% è preoccupato che le sue attività online vengano monitorate e rivendute a scopo commerciale; in Italia il dato è del 67%.

    La censura sul web preoccupa il 64% del campione, in testa ci sono i messicani (87%) e in coda gli Svedesi (37%). In Italia si registra il 59%, più della Cina, ferma al 50%.

    Anche voi ritenete Internet come un Diritto dell’Uomo? Raccontateci cosa ne pensate tra i commenti.