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  • La scoperta dei 7 pianeti nell’instant doodle animato di Google

    La scoperta dei 7 pianeti nell’instant doodle animato di Google

    La Nasa ha annunciato di aver scoperto un nuovo sistema planetario con 7 pianeti “fratelli” della Terra. I pianeti presentano caratteristiche simili al nostro pianeta ed la prima volta che viene scoperto un sistema planetario così grande a meno di 40 anni lce da noi. Un’occasione che Google non è si è fatta sfuggire lanciando un “instant” doodle dedicato all’evento.

    Il mondo intero da ieri sta commentando la nuova scoperta della Nasa, un nuovo sistema planetario all’interno del quale sono stati scoperti 7 pianeti che presentano caratteristiche simili a quella della Terra. Una scoperta storica che ovviamente affascina tutti. Il sistema planetario, all’interno del quale la stella più luminosa si chiama Trappist-1, quello che per noi è il nostro Sole, dista poco meno di 40 anni luce da noi. E questo rende ancora più affascinante la scoperta. Un’occasione che Google non si è lasciata sfuggire, lanciando quello che viene definito un “instant” doodle. Sappiamo che Google celebra, tenendo fede alla regola non dichiarata, eventi e personaggi senza una logica ben precisa, ma in alcuni casi, come questi, adotta la regola dell’istantaneità, con modalità simili a quelle che un’azienda potrebbe fare con un contenuto di real time marketing.

    google doodle 7 pianeti nasa terra

    Il doodle, ad opera di Nate Swinehart, è animato e gioca sul fatto che la Terra, insieme alla “sorella” Luna, osserva da un telescopio lo spazio, quando la sua attenzione viene attratta da un pianeta che sembra proprio la Terra. Soffermandosi a guardarlo, ad un certo punto appaiono i 7 pianeti “fratelli. La reazione della Terra, e della Luna, è ovviamente di felicità. Forse perchè crede che un bel po’ di essere umani possano, prima o poi, “sloggiare” da un’altra parte.

    Doodle ovviamente simpatico e scherzoso, nel chiari stile dei doodle di Google. Ma il tema è invece molto serio.

    La notizia della scoperta del nuovo sistema planetario e della scoperta di 7 pianeti, di cui tre addirittura abitabili, simili alla nostra Terra arriva in un momento in cui non si para d’altro che di andare nello spazio per cercare nuove condizioni di vita , su cui sta lavorando Jeff Bezos e il suo “Blue Origin”; oppure di andare su Marte, su cui sta lavorando molto la Nasa, l’ente europeo Esa, e anche Elon Musk con il suo progetto “Space X”.

    E ora che faremo? Dopo anni di studi su Marte dirotteremo tutta l’attenzione su questo nuovo sistema? Potrebbe essere, d’altronde 40 anni luce potrebbe essere anche una distanza “raggiungibile” nel corso degli studi per raggiungere quel sistema. Staremo a vedere, nel frattempo siamo in tanti a sognare.

    E voi che ne pensate?

  • NASA, incredibile foto della Terra che sorge sulla Luna

    NASA, incredibile foto della Terra che sorge sulla Luna

    Questa foto è assolutamente incredibile. E’ l’immagine che la NASA ha diffuso e ripreso da una sonda presente sul suolo lunare, Lunar Reconnaissance Orbiter (LRO), e mostra la Terra che sorge dal suolo della Luna.

    luna terra nasa LRO

    Questa immagine è assolutamente incredibile, in verità in questi casi gli aggettivi si sprecano e comunque non si riuscirebbe a descrivere al meglio la sensazione che fantastica che emana. E’ la foto che la NASA, l’ente spaziale Usa, ha diffuso ed è rilevata dalla sonda presente sul suolo lunare chiamata Lunar Reconnaissance Orbiter (LRO).

    L’immagine mostra il suolo lunare, come se fosse un mare grigio, dal quale sorge il globo azzurro che è la Terra. Un’immagine assolutamente sbalorditiva.

    luna terra nasa LRO-1

    La sonda LRO è presente sulla Luna per rilevare immagini dal suolo lunare e quasi mai rileva immagini di questo tipo, ma quando accade vengono fuori immagini spettacolari come queste.

    Le immagini sono state scattate con due macchine fotografiche lo scorso 12 ottobre quando la sonda si trovava in una zona della Luna denominato “Compton”. L’immagine che vediamo è infatti il frutto di una combinazione delle immagini scattate dalla sonda, in quanto una macchina scatta a risoluzione alta, mentre l’alta scatta a bassa risoluzione.

    Il risultato è quello che ammiriamo oggi.