Infatti, Yahoo ha acquisito Artifact, l’app basata sull’Intelligenza Artificiale fondata dai due ex co-fondatori di Instagram: Kevin Systrom e Mike Krieger.
La notizia mostra la sua rilevanza per il fatto che, quello che qualche settimana fa sembra un addio, da oggi l’app potrà rivivere una seconda vita.
Una seconda vita in un’altra casa però.
Yahoo integra la tecnologia di Artifact
Al momento non si conoscono i dettagli dell’operazione dell’acquisizione. Yahoo e i due co-fondatori non hanno fornito informazioni a riguardo.
Si sa che la tecnologia basata su IA, il cuore dell’app, verrà integrata all’interno dell’aggregatore di notizie del motore di ricerca.
“L’intelligenza artificiale ci ha permesso di offrire agli utenti un’esperienza migliore scoprendo ottimi contenuti a cui tengono“, ha affermato Systrom, CEO di Artifact in un comunicato stampa.
“Yahoo riconosce questa opportunità e non potremmo essere più entusiasti di vedere dal vivo ciò che abbiamo costruito attraverso Yahoo News.”
Kevin Systrom e Mike Krieger, per il momento, non entreranno nel board della società guidata da Jim Lanzone. E i restanti 5 collaboratori della passata società stanno provvedendo a ricollocarsi.
La parabola di Artifact
Artifact si era presentata all’inizio del 2023 come un’app rivoluzionaria. Per il fatto che l’aggregazione dei contenuti, quindi articoli e informazioni, veniva gestita – e lo sarà ancora – dall’intelligenza artificiale.
Il feed dell’app era alimentato dalla tecnologia machine learning che, mano a mano, selezionava e proponeva i contenuti sulla base del tempo trascorso dell’utente. E non più sulla base dei click ottenuti.
Nonostante le premesse, e le promesse, Artifact non ha saputo fare breccia tra gli utenti. Utenti che comunque sono alla ricerca di luoghi dove informarsi.
Qualcosa non ha funzionato, sebbene l’esperimento fosse innovativo con l’intelligenza artificiale.
Forse Yahoo potrebbe dare maggior valore a quell’idea Artifact. Ma questo lo sapremo solo vedendo come andrà questo accordo.
Artifact, l’app di notizie basata su intelligenza artificiale creata dai fondatori di Instagram, chiude dopo meno di un anno, sollevando domande sul futuro dell’informazione digitale.
Ideata dai cofondatori di Instagram, Kevin Systrom e Mike Krieger, mirava a rivoluzionare il modo in cui consumiamo le notizie. Facendo affidamento sull’intelligenza artificiale. Infatti, sono stati implementati algoritmi sofisticati, simili a quelli di TikTok.
L’annuncio della chiusura è stato dato da Kevin Systrom sul blog ufficiale di Artifact: “Abbiamo creato qualcosa che piace a un gruppo ristretto di utenti, ma abbiamo concluso che l’opportunità di mercato non è abbastanza grande da giustificare un investimento continuo in questo modo“.
Artifact prometteva un’esperienza di lettura personalizzata, selezionando contenuti basati sul tempo trascorso dall’utente su determinati argomenti.
Artifact tra ambizioni e innovazione
L’app combinava le funzionalità di un social network con quelle di un aggregatore di notizie. Offrendo un feed di notizie personalizzato.
La sua IA si adattava alle preferenze di lettura degli utenti, aprendo nuovi orizzonti nel campo dell’informazione digitale. Si distingueva per l’assenza di clickbait, concentrandosi invece sulla qualità e sull’affidabilità dei contenuti, proponendo una varietà di prospettive politiche.
Artifact e gli algoritmi
Gli algoritmi di Artifact erano stati progettati per apprendere dalle interazioni degli utenti, adattando il feed di notizie in base agli interessi mostrati.
Questo significava che più un utente leggeva articoli su un certo argomento, più l’app proponeva contenuti simili. Creando un’esperienza di lettura altamente personalizzata.
L’IA prendeva in considerazione le preferenze dell’utente per offrire un feed di notizie sempre più affine ai suoi gusti personali, sfruttando tecnologie avanzate come il sistema Transformer di Google per elaborare i testi in modo indistinguibile da quello umano
Si trattava quindi di un approccio diverso dai modelli basati su clic o interazioni superficiali. Puntando invece su un engagement profondo e sostenuto.
La nascita di Artifact e il suo reale impatto
La creazione di Artifact si inseriva in un contesto di crescente sfiducia verso i media tradizionali e la diffusione di fake news.
L’intento di un feed curato da IA e personalizzato, in base agli interessi autentici degli utenti, rappresentava un’innovazione significativa rispetto alle dinamiche spesso critiche dei social network tradizionali.
La sua apparizione sugli app store di Apple e Google ha suscitato interesse e attenzione, particolarmente nel campo giornalistico.
Artifact e le motivazioni della chiusura
Nonostante l’iniziale entusiasmo, meno di un anno dopo il suo lancio, i fondatori hanno annunciato la chiusura di Artifact.
Secondo Systrom, l’app aveva conquistato un gruppo ristretto di utenti ma non aveva raggiunto una sufficiente ampiezza di mercato per giustificare ulteriori investimenti. Questa decisione rifletteva una dura realtà nel mondo delle startup tecnologiche, dove anche le idee più innovative possono fallire per motivi di mercato.
La visione di Artfact
L’intento di Artifact era di creare un nuovo paradigma per le piattaforme di notizie.
Si proponeva di contrastare la polarizzazione e la disinformazione, offrendo una selezione bilanciata e di qualità. Il progetto ambiva a essere un punto di riferimento per un pubblico alla ricerca di un’informazione affidabile e diversificata, lontana dalle logiche spesso divisive e sensazionalistiche di altre piattaforme.
Kevin Systrom e Mike Krieger
Artifact e casi simili come Vine e Quibi
Possiamo paragonare la situazione di Artifact a quella di altre startup innovative che hanno affrontato sfide simili.
Ad esempio, Vine. Nonostante la sua popolarità, Vine ha incontrato difficoltà nella monetizzazione e nel mantenimento dell’interesse degli utenti.
Quibi, d’altra parte, nonostante un lancio altamente pubblicizzato e investimenti significativi, ha chiuso dopo solo sei mesi a causa di una base di utenti e di un interesse del mercato inferiore alle aspettative.
Questi casi evidenziano come, nonostante l’innovazione e un inizio promettente, il successo a lungo termine nel settore tecnologico dipenda da una serie di fattori complessi, inclusa la capacità di attrarre e mantenere un ampio pubblico
Il Futuro dell’Informazione
La vicenda di Artifact evoca il tema più ampio del modo in cui reperire le informazioni in un’epoca di grande trasformazione digitale.
La sua chiusura solleva interrogativi sulla sostenibilità di piattaforme innovative in un mercato dominato da giganti come Facebook o Google.
Tuttavia, l’esperimento di Artifact rimane una testimonianza dell’incessante ricerca di nuove vie per un’informazione più equilibrata e personalizzata, un obiettivo ancora più rilevante nell’attuale panorama mediatico.
Ma, restando per un attimo in più sulle parole di Systrom, sorge un’altra piccola riflessione.
Sono parole che evocano la parola “fallimento”, senza mai pronunciarla del tutto. Tra l’altro questa parola fa parte del lessico della Silicon Valley e meno del nostro modo di pensare il business.
Questo è un altro discorso.
Artifact e il senso del fallimento
Però Systrom dice chiaramente che le startup, per certi versi, difficilmente si pongono questi temi. E che spesso agiscono senza considerare che forse non è il caso di andare avanti quando il mercato ti lancia dei segnali.
Nello specifico, le parole di Kevin Systrom sulla chiusura di Artifact sottolineano un aspetto cruciale nel mondo delle startup tecnologiche e delle app: l’importanza di un’ampia opportunità di mercato.
Nel caso di Artifact, nonostante il gradimento da parte di un gruppo ristretto di utenti, la mancanza di un ampio mercato target ha reso insostenibile un ulteriore investimento nel progetto.
Questo si può tradurre in vari fattori:
Numero di utenti: se un’app non attrae un numero sufficientemente grande di utenti, il suo potenziale di crescita e di generazione di reddito resta limitato.
Monetizzazione: senza un ampio mercato, diventa difficile monetizzare l’app tramite pubblicità, abbonamenti o altre forme di reddito.
Investimenti e sviluppo: mantenere e sviluppare un’app richiede risorse finanziarie consistenti. Senza una prospettiva di ritorno economico adeguato, gli investitori sono riluttanti a sostenere ulteriormente il progetto.
Concorrenza: in un mercato digitale affollato, dominato da grandi piattaforme come Google o Facebook, competere per attirare l’attenzione degli utenti è una sfida costosa.
In conclusione, il caso di Artifact evidenzia come, nonostante l’innovazione e la qualità, il successo di un’app dipende fortemente dalla sua capacità di raggiungere e coinvolgere un ampio pubblico in un mercato altamente competitivo.
Il ritmo con cui si diffondono le notizie sul web e, soprattutto, sui social media è, come sappiamo bene, molto elevato, al punto che spesso rischiamo di condividere informazioni e notizie errate. Un piccolo esempio è quello di Lexicocalorimeter, erroneamente diffuso da alcuni media italiani come Lexicoalimenter, rendendo la notizia stessa poco affidabile.
Il ritmo con cui si diffondono le notizie sul web e, soprattutto, sui social media è, come sappiamo bene, molto elevato, al punto che spesso rischiamo di condividere informazioni e notizie errate, solo per il fatto di non avere avuto tempo per approfondire un po’ meglio. Non parliamo in questo caso di notizie importanti o di fenomeni legati alle “bufale”, no. L’esempio che facciamo oggi è su una notizia che ieri su alcuni media italiani è stata diffusa molto, perchè legata anche al capitolo “curiosità” che arrivano dal web e dai social media. La notizia è quella che riguarda uno studio dell’Università del Vermont che ha messo a punto uno strumento per misurare “il contenuto calorico dei tweet”. E qui si evidenzia la leggerezza che è partita da Ansa e Repubblica per poi diffondersi su diversi media. Lo strumento non si chiama Lexicoalimenter come hanno riportato tutti, è sufficiente fare una veloce ricerca per rendersi conto che questo nome richiama solo pagine in italiano. In realtà lo strumento si chiama Lexicocalorimeter e c’è una bella differenza con Lexicoalimenter.
Su Twitter poi #lexicoalimenter porta zero risultati, mentre #lexicocalorimeter offre tutta una serie di contenuti dai quali poi approfondire meglio.
Dicevo, era rimasto incuriosito da questa informazione che sono andato subito alla ricerca di fonti, visto che quasi mai questo tipo di notizie, riportate in italiano, le offre. E avendo quel solo quel nome, ritendolo corretto e credendo che ci fosse stato un minimo di controllo preventivo, ho continuato a cercare senza successo. Allora, ho cambiato il mio modo di cercare e mi sono concentrato sull’Università del Vermont, soprattutto dal lato “notizie” di Google, qualcosa doveva pur spuntare. E infatti, in pochi secondi sono risalito alla fonte (o comunque la notizia più citata) che riportava il nome corretto, Lexicocalorimeter. A quel punto bastava fare una ricerca col nome corretto per rendersi conto che solo in Italia avevano sbagliato il nome.
Ecco, questa piccolissima esperienza per dire che scrivere sul web e sui social media non è come scrivere sulla carta e nemmeno deve essere un continuo copia-incolla. E’ infatti bastato che una fonte italiana sbagliasse il nome perchè tutti gli altri riportassero la notizia nel modo sbagliato, senza fare un minimo controllo, così come vi ho mostrato. Niente di fantascientifico intendiamoci. Ma solo l’intenzione di fare un lavoro che sia rispettoso della notizia in sè per informare i ltettori nella maniera corretta. So bene che spesso manca il tempo e che, ancora pià spesso, è la velocità che conta. Il difficile è fare le due cose, ossia essere veloci ma allo stesso tempo verificare bene le fonti per non cadere il errore. Perchè anche se piccoli come questo, sempre di errore parliamo.
Comunque sia, per restare sul Lexicocalorimeter perchè credo che un po’ di curiosità vi sia arrivata, il sito è questo e lo strumento in realtà esiste da un po’ di tempo, usato per scoprire, attraverso i tweet, le abitudini alimentari degli utenti. Uno strumento per raccogliere dati per poi analizzarli. Lo studio a cui si riferisce la notizia era stato pubblicato a dicembre su PLOS One, rivista scientifica che spesso pubblica ricerche che riguarda i social media.
In questo caso la ricerca ha prso in esame 50 milioni di tweet pubblicati tra il 2011 e il 2012 scoprendo che gli americani twittano spesso ciò che mangiano. Ovviamente vengono considerati i tweet geolocalizzati. E quindi da parole come “gelato”, “bacon”, mettendolo in relazione con “passeggiate” o “guardare la tv” il Lexicocalorimeter è capace di tirar fuori qualche elemento in più sullo stile di vita degli americani e del loro rapporto con l’alimentazione. E’ uno strumento di salute pubblica, molto utile e innovativo soprattutto. Un esempio di come i social media, grandi produttori di big data, possano essere utilizzati per scopi come questi.
Insomma, questo è un esempio di come alle volte un po’ di attenzione in più sia utile per rendere l’informazione utile (perdonate la ripetizione) e corretta, soprattutto corretta. Perchè sbagliare anche di poco può rendere poco affidabile la notizia stessa.
Anche in questa triste occasione i Social Media hanno svolto un ruolo fondamentale per tutte le notizie che hanno riguardato gli attacchi di Parigi di ieri sera. Sin da subito. Oltre 9,8 milioni i tweet dagli hashtag più usati. Da segnalare la Safety Check attivata da Facebook e su Twitter la nascita di #PorteOuverte.
La Francia torna di nuovo sotto attacco terroristico, dopo l’attentato a Charlie Hebdo e dopo gli altri attenti del giugno scorso, Parigi viene presa di nuovo di mira con gli attacchi in vari punti della città e soprattutto al teatro Bataclan dove sono i morti sono 80. Esplosioni anche allo Stade de France dove era presenta il presidente Hollande. Una nuova notte di terrore che ha scosso la Francia e tutto il mondo. Le scene che si sono viste sono davvero terribili.
E ancora una volta, così come in altre occasioni simili, i Social Media hanno svolto un ruolo fondamentale per reperire tutte le notizie su quello che stava accadendo. Già dai primi minuti su Twitter si lanciavano tweet che informavano dei vari attacchi. Ben presto tutti gli organi di informazione guarderanno a Twitter o Facebook per reperire aggiornamenti, video e immagini su quello che stava succedendo in tempo reale.
Abbiamo voluto seguire, con TalkWalker, come spesso facciamo in queste situazioni, l’evoluzione delle conversazioni, in modo tale da offrire uno spaccato di quello che è il fenomeno che ogni volta si genera. Al momento abbiamo registrato quasi 10 milioni di risultati, di cui 9,8 milioni sono tweet. Gli hashtag più usati sono #Paris e #ParisAttacks durante la notte e adesso è #PrayForParis con oltre 4 milioni di tweet.
Da segnalare la nascita nella terribile notte parigina di #PorteOuverte, l’iniziativa spontanea dei cittadini delle vie interessate dagli attacchi che tenevano la porta della loro casa aperta per dare soccorso ai tanti feriti: sono al momento 980 mila i tweet.
Su Facebook invece si è attivata la funzionalità Safety Check, lanciata nei mesi scorsi per le emergenze naturali. In pratica con questa funzionalità Facebook contatterà tutte le persone che hanno segnalato la loro presenza a Parigi per sapere se stanno bene. In questo modo gli amici e i parenti degli utenti saranno informati in tempo reale.
Questa il grafico che ci mostra l’evoluzione temporale delle conversazioni su Twitter, il picco è alle 23,45 con 160 mila tweet per #Paris, altro picco con 159 mila tweet alle 00,30 per #PrayForParis.
Questi i temi più usati nelle conversazioni in Francia:
E questi invece i temi delle conversazioni in Italia:
UPDATE #1
Aggiornamento per quanto riguarda i risultati rilevati sulla base degli hashtag monitorati.
#PrayForParis adesso è arrivato ad 8 milioni di tweet con il tweet di Louis Tomlinson (One Direction) che diventa quello più condiviso:
Thoughts go out to everyone in Paris . #prayforparis
La reach supera i 17 miliardi (ricordiamo che consideriamo la somma di tutte le volte che il contenuto è stato visualizzato nelle fasce orarie monitorate e di quanti account vi hanno interagito). Il picco è stato di oltre 400 milioni di reach alle 2.15 del 14 novembre.
#PorteOuverte raggiunge 1,1 milioni di tweet.
#Paris raggiunge 4,5 milioni di tweet. Segnaliamo tra questi che il tweet del neo primo ministro canadese, Justin Trudeau, è l’unico tra i più condivisi in assoluto da parte di personalità del mondo della politica.
#ParisAttacks adesso è ad 5,1 milioni di tweet.
I am shocked and saddened that so many people have been killed and injured in violent attacks in #Paris. Canada stands with France.
Dall’Italia i tweet sono, fino a questo momento, 640 mila. Oltre 5,5 milioni di tweet sono in lingua inglese e 1,4 milioni di tweet sono in francese.
Da segnalare che l’account ufficiale della città di Parigi ha sfruttato Twitter per condividere informazioni dirette ai tanti turisti presenti in città:
Se diamo un’occhiata agli utenti più attivi, per capacità di coinvolgimento, notiamo che ci sono i grandi network di notizie come la CNN, BBC, Le Figaro, ma anche Justin Bieber e Katy Perry:
Questo il nostro resoconto anche se siamo ben consapevoli che questi dati sono ancora parziali. Come detto all'inizio il nostro intento era quello di dare la dimensione del fenomeno che è ancora in crescita. Eventuali aggiornamenti significativi li apporteremo in tempo reale.
News Republic, aggregatore di notizie per mobile, attraverso un sondaggio annuale condotto sulla base di 14 mila utenti provenienti da sei paesi, Italia compresa, ci rivela come seguiamo e condividiamo le notizie. In generale, si condivide per coltivare nuove relazioni e per sentirsi connessi con il mondo
Leggere e condividere notizie è una delle attività principali che tutti noi facciamo dai nostri dispositivi mobili, siano essi smartphone o tablet. E noi italiani lo sappiamo bene, essendo grandi fruitori di mobile e di notizie, un mix vincente. E se a questo proposito volete sapere quali sono le app che più usiamo da mobile per consultare le notizie, allora vi consigliamo di dare un’occhiata ai dati raccolti daDataMediaHub. Detto questo, e per capire meglio come seguiamo e come condividiamo le notizie sul Mobile, è utile dare un’occhiata al sondaggio pubblicato ieri da News Republic, agenzia di stampa che diffonde news dei propri partner attraverso app mobile e la più conosciuta è proprio News Republic, usata a livello globale da 12 milioni di utenti. Il sondaggio è annuale e vi hanno preso parte 14 mila utenti, tra cui anche manager d’azienda e studenti, provenienti da Stati Uniti, Francia, Germania, Regno Unito, Spagna e Italia.
Da quello che emerge dal sondaggio è che gli utenti condividono notizie per entrare in relazione con altri e sviluppare rapporti, c’è la sensazione di “sentirsi connessi col mondo”. La condivisione delle news funge dunque da elemento di connessione tra le stesse persone. da questo punto di vista notate percentuali elevate dappertutto. L’88% degli italiani esprime questa sensazione.
Intanto diciamo subito che a livello generale, il 50% degli utenti intervistati condivide le notizie perchè vuole mostrare il suo sostegno all’argomento oggetto della notizia. Il 60% degli intervistati mostra interesse per notizie di natura internazionale. Noi italiani da questo punto di vista siamo in linea con questa tendenza: il 58% degli utenti italiani mostra interesse per notizie internazionali e il 56% è interessato a notizie locali. I più “internazionali” sono i tedeschi, i francesi e gli inglesi. Il 70% dei manager che hanno partecipato al sondaggio leggono notizie da mobile ogni giorno e un terzo di essi trascorre dai 30 ai 60 minuti al giorno consultando news. Anche gli studenti intervistati usano i loro dispositivi per seguire news. Anche in questo caso, il 70% di essi usa applicazioni mobili per leggere le notizie ogni giorno; e il 30% di essi trascorre almeno 30 minuti al giorno facendo questa attività. Il 70% degli utenti tedeschi, francesi e americani concordano sul fatto che seguire le notizie li aiuta a tenere conversazioni più interessanti.
In tutti i paesi le notizie tech sono più popolari delle notizie business e sport, per esempio.
Fin qui abbiamo visto dei dati degli utenti a livello generale. Ma nel sondaggio sono emerse alcune differenze.
Il 60% degli americani dice che seguire notizie li aiuta a prendere decisioni migliori. Per gli spagnoli invece è il 20%. Il 50% degli americani legge notizie per sentirsi più intelligenti. Da questo punto di vista gli spagnoli solo 1 su 50. Il 43% dei francesi condividono le notizie con maggiori probabilità per dimostrare il proprio sdegno per un tema; il 40% degli inglesi lo fa per divertirsi; e il 33% degli americani lo fa per trovare ispirazione. Per quanto riguarda le tecnologie indossabili per seguire le notizie, il 70% degli spagnoli si dice favorevole, mente il 70% dei francesi si dice contrario.
E ancora, i manager sono quelli che condividono le notizie il doppio di quello che fanno gli studenti intervistati. Un terzo dei lavoratori del settore privato nelle sei nazioni in cui è stato somministrato il sondaggio usa in maniera intensiva gli aggregatori di notizie.
Infine, dal sondaggio emergono anche delle differenze tra uomini e donne.
Gli uomini condividono le notizie per aiutare o consigliare un amico o la persona amata in una misura del 30% superiore a quella relativa alle donne. E gli uomini seguono le notizie per evitare la noia, in questo caso la misura è il 40% più alta di quella relativa alle donne.
Allora, fin qui i dati del sondaggio. Ma raccontateci, anche voi condividete news per sentirci connessi con il mondo? Quali sono le vostre considerazioni su questo sondaggio? Raccontateci, tra i commenti, cosa ne pensate.
La situazione in Siria continua ad essere grave e il recente oscuramente della rete nel paese non fa ben sperare purtroppo. Quello che possiamo fare tutti è continuare a parlare di questa terribile situazione, di mantenere vivo l’interesse per una zona fondamentale per una pace duratura in Medio Oriente. E non scordiamoci che anche noi siamo stati come la Siria
E’ terribilmente difficile parlare della Siria, si ha un po’ l’impressione che le notizie a riguardo non subiscano nessun effetto, che niente riesca ad infrangere l’indifferenza. Forse perché non sentiamo da parte della comunità internazionale una presa di posizione forte che condanni la violenza e che intraprenda azioni per una risoluzione pacifica del conflitto. Da ieri le comunicazioni via web sono state interrotte dal regime di Assad, in alcune zone non è possibile neanche il collegamento telefonico, fatti del genere, mi dicono, sono già accaduti in precedenza. Non oso immaginare l’angoscia di chi vive fuori e dentro questa nazione, non sapere quello che ti sta accadendo o che ti potrebbe accadere, non sapere cosa ne è dei tuoi familiari. Le ultime notizie forse sono state ancora più terribili di quelle precedenti, solo nella giornata di ieri 71 civili sono stati uccisi, di cui 17 erano bambini. Mentre guardo sui social network le foto dei festeggiamenti della Palestina riconosciuta dall’ONU come Stato Osservatore penso alla Siria. Ho come l’impressione che la repressione di questi giorni sia divenuta ancora più cruenta, spero solo che questo sia il segno di un ultimo atto di un delirio che si perpetua da troppo tempo sotto gli occhi di tutti.
Un segnale arriva dagli Stati Uniti che si dichiarano pronti al riconoscimento dell’opposizione come rappresentante legittima del popolo siriano e per questo motivo dicono di voler fare di più riguardo al conflitto che da oltre 20 mesi ha registrato più di 44.000 morti. Mi chiedo cosa si sia aspettato fino adesso. Non esiste nessuna valida ragione per non voler fermare questo orrore, di tempo se n’è perso fin troppo. Il valore anche di una singola vita è superiore a qualsiasi posizione, per questo motivo spero ancora in una via al dialogo che riesca a smontare i soprusi e che dia libertà e democrazia al popolo. Naturalmente riconosco l’impotenza di noi persone comuni ma allo stesso tempo credo sia importante non far sentire soli i siriani, dar voce alla loro volontà di pace, volontà che ho sentito nelle parole e ho visto sui volti dei ragazzi che hanno organizzato lo scorso 17 Novembre a Bologna una marcia per i bambini siriani.
Mi rammarico di non sentire, da parte dei nostri artisti e intellettuali, parole atte a condannare le atrocità in Siria, nonostante questo in quel paese c’è chi ancora agisce per la pace mettendo a rischio la propria vita come le spose di Damasco che sono state recentemente arrestate per essersi presentate sotto il palazzo del governo vestite di bianco con uno striscione dove capeggiava la scritta: “Stop alle uccisioni: Vogliamo un paese per tutti i siriani”. Queste donne sono uno splendido esempio per tutta l’umanità.
Il recente oscuramento di internet ha mosso l’interesse degli hacker di Anonymous i quali hanno dichiarato dal loro sito di voler rimuovere dal web qualsiasi contenuto proveniente dal regime di Assad non ospitato sui network siriani iniziando dai siti dalle Ambasciate siriane all’estero. Sempre oggi leggo le notizie riguardo alla piccola grande missione della Scuola di Pace che è giunta ad Antiochia, sul confine turco con la Siria, per portare ai bambini rifugiati Gioia e Colori. Su facebook hanno pubblicato le foto dei disegni dei bambini che lanciano un SOS, nel commento dell’album leggo:
“Non ci sono bambini vittime di una guerra che possono essere salvati e altri no, per una strana teoria degli equilibri mondiali. La Pace è la Pace dappertutto!”
Parliamo ancora della Siria nel nostro piccolo, proviamoci anche se sembra che non serva a nulla, facciamolo per questi bambini che, come tutti, hanno diritto ad un’infanzia piena di gioia e che sia libera da ogni forma di violenza.
Pulse, la popolare mobile app, sia iOS che Android, un vero lettore di notizie, approda da oggi anche sul web, grazie anche all’aiuto di Microsoft. L’interfaccia con cui si presenta infatti somiglia molto nello stile a quello di Windows 8. Lanciata solo due anni fa, oggi conta già 15 milioni di utenti
Pulse, una delle più popolari mobile app, un vero e funzionale lettore di notizie, approda sul web con una versione che nello stile grafico richiama molto quello di Windows 8. E infatti nell’approdare da mobile a web, Akshay Kothari, CEO di Pulse, ha pensato di affidarsi a Microsoft per la sua esperienza, in particolare collaborando molto con i tecnici e designer di Pixel Lab. Questo passaggio, di solito accade il contrario, cioè da web a mobile, avviene nel moneto in cui Pulse conta 15 milioni di utenti, il doppio del suo diretto concorrente, Flipboard, che ne conta 8 milioni secondo fonti molto accreditate.
L’applicazione web rimane molto simile a quella mobile, cosa molto utile è che l’utente ha la possibilità quindi di estendere e di continuare a tenersi sempre aggiornate con le proprie fonti già registrate sul proprio account. Come nella versione mobile, gli utenti hanno la possibilità di accedere ai feed già preimpostati secondo diverse categorie oppure impostarne di propri. Dal punto di vista grafico le fonti sono a sinistra e le storie sono racchiuse in un bel layout dinamico. Le notizie adesso cambiano dimensioni, allargandosi, in base alla popolarità tra gli utenti.
E’ ovvio che la differenza con la versione mobile si vede. Adesso le notizie sono più estese, l’applicazione offre un’usabilità maggiore rispetto a quella mobile, progettata per l’efficacia e la concretezza. Nella versione web ci si è permesso qualche lusso in più avendone la possibilità, grazie proprio a Microsoft. In pratica nello sviluppare la app, Microsfot ha trovato il modo di sperimentare, nuove tecniche che saranno presenti nella nuova versione di Internet Explorer 10 e proprio Pulse ne sarà il testimone. Il video che vedete illustra proprio questo.
Di solito come dicevamo prima, si assiste al passaggio contrario, cioè si crea una mobile app, partendo da un progetto web avviato. In questo caso accade il contrario e i rischi erano davvero tanti. Si perchè progettare applicazione mobili è relativamente più semplice, per iOS o per Android, una web app è molto più difficile proprio per il fatto di adeguarla a diversi browser e sistemi operativi.
Comunque il risultato è davvero interessante se e non l’avete ancora usata in versione mobile, potete cominciare ad usarla adesso.
Riceviamo e rilanciamo con forza l’appello che abbiamo ricevuto da Panzallaria, il blog di Francesca Sanzo, che sta raccogliendo richieste e contribuendo ad aiutare a diffondere appelli e richieste di aiuto. Anche noi vogliamo contribuire e vi chiediamo di darci una mano. Ecco cosa c’è da fare
Da quando è iniziato questo tremendo periodo di scosse che pare ancora non finire, l‘ultima scossa forte è stata quella di ieri sera alle 21:20 di 5.1 di magnitudo che ha colpito nuovamente e soprattutto Novi di Modena (Mo) facendo crollare la Torre dell’Orologio, diamo e continueremo a dare ampio spazio alle notizie che riguardano il terremoto, per ovvi motivi di vicinanza. La scossa di ieri sera è stata avvertita distintamente in tutto il Nord ed è arrivata alla fine di una giornata in cui si sperava che lo sciame si fosse calmato, ma purtroppo non è così. Nella serata di ieri riceviamo una richiesta da parte di Francesca Sanzo, blogger bolognese e creatrice di Panzallaria blog molto conosciuto, che ci chiedeva, a noi come a tanti altri, di darle una mano a diffondere un appello per trovare, ad esempio, un camper o una roulotte da dare in prestito a una famiglia di San Possidonio, uno dei comuni maggiormente colpiti da questo terribile terremoto. Ma servono tante altre cose. Ecco come fare per offrire il proprio aiuto (altro…)
Le ultime notizie dicono che Mark Zuckerberg inizierà il roadshow per gli investitori non prima di lunedì e di conseguenza la fase di trading inizierà il 18 Maggio. Argomenti che interesseranno gli investitori saranno i non entusiasmanti risultati del primo trimestre e soprattutto il futuro di Facebook sul Mobile
Secondo quelle che sono le notizie che trapelano in questi giorni, Facebook inizierà il suo roadshow per spiegare agli investitori il suo sbarco in Borsa non prima di Lunedì, il che significa che le sue azioni dovrebbero iniziare a fare trading il 18 maggio. Il roadshow vedrà coinvolto anche il fondatore e CEO Mark Zuckerberg, secondo fonti citate da Reuters. Fino ad oggi la sua presenza è stato per lo più sullo sfondo, infatti a Marzo non prese neanche parte a una importante riunione degli analisti. Facebook userà gli eventi del roadshow per presentare la sua strategia agli investitori che porterà a raccogliere almeno 5 miliardi di dollari in quello che sarà la più grande IPO nella storia della tecnologia della Silicon Valley. A fronte di questo il valore di Facebook si avvicinerà a circa 100 miliardi di dollari, 96 miliardi di dollari per l’esattezza. (altro…)
Nuovo look per Excite Italia. Lo storico portale di notizie e intrattenimento si rinnova puntando sull’integrazione coi social media, Facebook e Twitter in primis, e sulla correlazione dei contenuti
Excite Italia da qualche giorno ha adottato un approccio completamente nuovo, fresco e vivace su tutti i fronti, dall’entertainment all’informazione, dallo sport al lifestyle. Lo storico portale ha ripreso a crescere ed è scelto da milioni di utenti per condividere commenti e opinioni sui temi più discussi del web. Si presenta con un look tutto nuovo, con particolare attenzione all’ integrazione dei principali social network, e all’implementazione di una piattaforma di correlazione di contenuti che sfrutta le più recenti tecnologie di web semantico attraverso un’esperienza multimediale integrata. (altro…)
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