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  • LinkedIn, la piattaforma social media più equilibrata nel 2023

    LinkedIn, la piattaforma social media più equilibrata nel 2023

    All’interno di un panorama social media in continuo cambiamento c’è una piattaforma che, nonostante tutto, riesce a mantenere equilibrio, a crescere e ad essere attraente: è LinkedIn.

    Fino a qualche anno fa, diciamo in maniera più netta, fino alla pandemia, eravamo abituati a considerare il panorama dei social media costituito da piattaforma che, più o meno – al netto del famigerato copia-incolla di alcune funzionalità – era costituito da piattaforme con caratteristiche ben definite.

    Abbiamo sempre considerato Twitter la piattaforma per eccellenza dove tenersi informati, e informare; abbiamo sempre considerato Instagram la piattaforma del visual, delle immagini e dei video, associandola spesso al crescente fenomeno dell’influencer marketing; abbiamo sempre considerato Facebook una piattaforma generalista, nata con l’idea di mettere in contatto ex-amici, poi diventata una piattaforma globale. E poi c’era LinkedIn e c’è ancora oggi, con i suoi 20 anni compiuti da poco.

    LinkedIn fino a poco tempo fa, era considerata il luogo dedito ai professionisti per eccellenza, il luogo dove spesso il contenuto erano le esperienze professionali degli utenti, spesso percepito come un mondo lontano dalle dinamiche mutevoli degli altri social media.

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    Infatti, mentre le altre piattaforme sperimentavano cambiamenti nei loro algoritmi o addirittura venivano ridimensionate, LinkedIn stava subendo una trasformazione. E c’è un momento in cui questa trasformazione avviene ed è nel 2026, con l’acquisizione della piattaforma da parte di Microsoft per 26,2 miliardi di dollari nel 2016. Da quel momento in poi LinkedIn ha cambiato volto ed è diventata la vera piattaforma social business media del panorama.

    Chi scrive non è mai stato tanto affascinato, in passato dalla piattaforma. Sono stato sempre dell’idea, forse un po’ passata oggi, che ognuno dovesse usare la piattaforma che più rispecchiasse le proprie di caratteristiche. Questo per meglio sviluppare il proprio spazio digitale e per comunicare al meglio. Non lo nascondo, il mio spazio digitale, negli anni, partendo da questo blog, che è la mia casa, ha potuto esprimersi al meglio grazie anche a Twitter, in tutti i sensi. E LinkedIn rimaneva sempre un po’ ai margini tra le piattaforme che usavo per comunicare al meglio.

    Ma oggi, all’interno di questo panorama dei social media che subisce, quasi quotidianamente trasformazioni importanti, va dato atto a LinkedIn (e a Microsoft) di aver saputo intraprendere una strada stabile, di aver saputo mantenere l’equilibrio, senza lasciarsi trascinare troppo dalle mode.

    Certo, Microsoft ha agito in modo intelligente –  a differenza di altri – valorizzando la piattaforma, secondo i propri piani di sviluppo, e facendola diventare, a tutto tondo, una piattaforma social media, senza snaturarla. E questo si vede nei dati di crescita della piattaforma.

    Microsoft ha affermato che gli utenti LinkedIn, nella primavera di quest’anno, hanno condiviso il 41% in più di contenuti rispetto allo stesso periodo nel 2021. Si tratta di una crescita sorprendente per una piattaforma, come dicevamo prima, con vent’anni di storia, ed è un segnale di quanto il panorama dei social media si trovi in un grande momento di turbolenza.

    E così, all’interno di un panorama social media che cambia, gli utenti per potersi costruire il proprio spazio ed emergere si trovano di fronte a Twitter, che oggi si chiama X, che vive una fase, controversa, di grande transizione ma che fa leva su X Premium, la versione a pagamento; si trovano di fronte Facebook e Instagram che, per rincorrere TikTok sono cambiate moltissimo, rischiando di snaturarsi; si trovano di fronte a TikTok, la vera piattaforma che tutti temono, che poggia tutto sui video e che ha caratteristiche ben definite.

    Insomma, coloro che desiderassero autopromuoversi in stile classico sui social media, quasi non resta che LinkedIn, come ultima spiaggia. E questo accade anche considerando il fatto che molti di quelli che hanno abbandonato Twitter, sperando di trovare di meglio su Mastodon o su Bluesky, restano delusi per lo più, guardano LinkedIn sotto altri punti di vista, iniziando a rivalutarlo.

    Per chiarezza, il tema del lavoro, della professionalità su LinkedIn resta centrale. Ma, per il fatto che è diventata una piattaforma social media, implementando le caratteristiche di base come testo-video-immagini, riesce pian piano a soddisfare le esigenze di chi vuole una piattaforma per costruire il proprio spazio.

    Negli ultimi anni, LinkedIn ha introdotto strumenti per newsletter, podcasting, video e audio, rendendoli disponibili a tutti gli utenti, non solo agli influencer. A differenza di Instagram e Facebook, che cambiano spesso i loro algoritmi con l’introduzione di nuovi prodotti, LinkedIn, da questo punto di vista, mantiene una certa continuità.

    E poi, mentre Meta e Twitter/X si allontanano dal mondo delle notizie e riducono i collegamenti agli articoli, LinkedIn sta rafforzando i suoi sforzi nella cura dei contenuti e collabora con creatori ed editori. L’azienda sostiene che agli utenti piaccia vedere contenuti “basati sulla conoscenza”, registrando un notevole calo nell’anno precedente nel numero di utenti che desiderano visualizzare post diversi.


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    LinkedIn sta diventando molto più di una piattaforma per la ricerca di lavoro; è diventato il luogo dove la professionalità si fonde con la condivisione personale, permettendo di costruire un’identità digitale autentica e coerente. La sua crescita straordinaria e la sua stabilità stanno attirando sempre più utenti in cerca di un ambiente in cui possono esprimersi e sviluppare la propria presenza online in modo professionale e significativo.

    Va aggiunto poi che la condivisione personale su altre piattaforme è in calo un po’ ovunque. La paura di Meta nei confronti di TikTok ha finito per modificare non solo il tipo di contenuto che promuove, ma anche le priorità del suo feed principale: ora contano di più gli interessi, non gli amici, come accadeva un tempo. La condivisione personale si è spostata verso spazi più effimeri o quasi privati, come appunto le “Storie” o i messaggi diretti.

    Twitter/X, nel frattempo, è diventato imprevedibile, con regole che cambiano ogni giorno, spesso a seconda del capriccio del suo nuovo proprietario Elon Musk.

    Il modello di business di LinkedIn, basato sulla vendita di abbonamenti a venditori e reclutatori, conferisce alla piattaforma una buona stabilità. In questo modo, non è dipendente dalla pubblicità, come invece lo sono molte altre piattaforme, e lo rende meno sensibile alle fluttuazioni dell’attenzione degli utenti.


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    Inoltre, su LinkedIn, esiste un dato che non è di poco conto. La maggior parte delle persone preferisce certamente la noia aziendale alla diffusione di odio, razzismo e molestie, un problema che sta aumentando a dismisura su altre piattaforme. Su LinkedIn, le persone tendono a esprimere le loro opinioni con maggiore attenzione, sapendo che anche il datore di lavoro, o il reclutatore – a seconda dei casi – potrebbe leggerle.

    E quindi, LinkedIn sta vivendo una sorta di rinascita, sta diventando un luogo dove la professionalità si sposa con la condivisione personale. È un ambiente che attrae sempre più utenti in cerca di stabilità, crescita professionale e l’opportunità di costruire un presenza digitale autentica. La sua evoluzione sta ridefinendo il modo in cui le persone concepiscono e utilizzano i social media, rendendolo una piattaforma ormai unica nel suo genere nel panorama dei social media.

    LinkedIn si sta affermando come una sorta di rifugio in termini di stabilità e professionalità online. La sua forte connessione con il mondo del lavoro lo rende una scelta affidabile per coloro che cercano di condividere contenuti in modo costruttivo e di costruire la propria reputazione in un ambiente online in continua evoluzione. Con una crescente attenzione ai contenuti informativi e alla collaborazione con creatori di contenuti.

    LinkedIn sembra quasi indicare la strada giusta per mantenere il suo status di piattaforma social media sempre più rilevante nel futuro.

    I numeri di LinkedIn nel 2023

    Alcuni numeri su LinkedIn oggi.

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    Gli utenti a livello globale sono oltre 930 milioni; in Italia sono 18 milioni e il nostro paese è il terzo in Europa per numeri di utenti, dietro Uk (36 milioni di utenti) e Francia (27 milioni di utenti).

    Dato interessante è che oggi il 16,4% delle persone superiore ai 18 anni in tutto il mondo ha un account LinkedIn.

    Solo negli Usa gli utenti registrati solo oltre 200 milioni; in India oltre 100 milioni.

    E, infine, il 43,2% degli utenti globali di LinkedIn sono donne; il 56,8% degli utenti globali di LinkedIn sono uomini.

  • Ecco la nuova versione Fai di Te stesso un Brand di Riccardo Scandellari

    Ecco la nuova versione Fai di Te stesso un Brand di Riccardo Scandellari

    A distanza di sette anni dalla sua prima edizione, Riccardo Scandellari torna con una nuova versione di “Fai di Te stesso un Brand”, nelle librerie e negli store online dal prossimo 29 aprile.

    A distanza di sette anni, la prima versione era del 2014, Riccardo Scandellari, blogger e formatore di successo, noto a tutti come “Skande“, torna in libreria con la nuova versione di “Fai di Te stesso un Brand“, un autentico manuale di personal branding.

    Ormai il titolo è diventato nel tempo quasi sinonimo di cura e gestione del proprio brand, un manuale che parla alle aziende e ai professionisti per aiutarli ad orientarsi meglio sul digitale. La nuova versione, che sarà disponibile in tutte le librerie e negli store online dal prossimo 29 aprile 2021, sempre edito da Dario Flaccovio Editore, arriva in occasione della nuova collana della casa editrice siciliana “Spirali”, legata a “Web book” e a “Accadde domani”, tutte incentrate, benché in diverso modo, su approfondimenti e manualistica su web marketing, social business e nuovo umanesimo digitale.

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    Il libro di Scandellari, con la prefazione di Paolo Borzacchiello, è stato totalmente rivisto dall’autore, il quale esamina ancora una volta, ma con dovuti aggiornamenti, il mondo del personal branding e della web reputation. Resta il punto di partenza del volume: la volontà di scrivere un manuale semplice per aiutare il lettore a promuovere un’ottima reputazione di sé stessi in rete. Cambiano i capitoli, le analisi e le nuove strategie per mostrare come realizzare contenuti e un’attività di marketing relazionale online basata su tre principali capisaldi: la fiducia, il valore e il costo.

    Il tempo è un sottoprodotto della motivazione – ci dice Riccardo Scandellariimpegniamo una risorsa scarsa, come il tempo, solo se ne percepiamo l’utilità, ne vediamo il senso o ne traiamo un evidente vantaggio. Comunicare merita l’investimento di tempo, è una delle attività umane fondamentali, lo facciamo per ottenere l’attenzione di qualcuno o di un gruppo di persone all’interno del quale vogliamo incrementare la connessione, il livello di comprensione e la fiducia. Questo libro è inutile se non ti porta all’azione”.

    L’autore divide il testo in sei semplici, ma dettagliati capitoli. Dal conosci te stesso e quello che vuoi comunicare, si passa alla conoscenza del pubblico e alla costruzione di un’identità di scopo. Si continua con la costruzione di un luogo comunicativo, ovvero i canali online, siti, social media, pagine di approdo aziendale, contenitori dove potere condurre il proprio pubblico e ottenere fiducia. L’ultimo capito è la fine del percorso, lo step più difficile ma capace di generare economia: convertire l’interesse in contatti, i contatti in relazioni e le relazioni in clienti.

    Come ricordato, la nuova versione di “Fai di Te stesso un Brand”, la terza, sarà disponibile dal prossimo 29 aprile 2021, già comunque disponibile per l’acquisto negli store online.

  • Social Media e Lavoro, il talento al centro del proprio racconto

    Social Media e Lavoro, il talento al centro del proprio racconto

    Social Media e Lavoro. Due ricerche mettono in evidenza come web e social media siano sempre  per la ricerca di personale. Facebook è usato più di LinkedIn. Alcune considerazioni su come usare  social e mettere il proprio talento al centro.

    La pandemia da Coronavirus ha finito per stravolgere la nostra società. Sicuramente, in questa fase di ripartenza, dovremo tenere in considerazione il fatto che il Digitale non è più una “opzione”, ma è irrinunciabile. Quello che è successo in questi due mesi non deve essere visto come una fase momentanea. No, è una condizione che ci ha cambiato radicalmente.

    E questo coinvolge, evidentemente, anche il mondo del lavoro. Cambia radicalmente il modo in cui le persone cercheranno lavoro e il Digitale diventerà fondamentale. Di più, i social media non verranno più visti come momenti “virtuali”, ma saranno considerati come momenti reali della nostra vita, luoghi dove ognuno di noi si racconta. Un po’ era già così, ma dopo questa pandemia, con la impossibilità di incontrarsi direttamente, e questa condizione durerà ancora per un po’, le piattaforme social saranno a centro del processo di ricerca e dovranno essere considerati da chi cerca lavoro come strumenti per raccontarsi e farsi conoscere.

    social media lavoro talento franzrusso.it 2020

    Negli anni passati, quelli più recenti, si diceva che gli addetti ai lavori delle Risorse Umane, delle agenzie, guardassero al web e ai social media ma non, forse, in maniera esclusiva. Ecco, dopo questa pandemia è bene sottolineare che il web e i social media saranno la base di tutto.

    Questa è una riflessone che parte dai risultati di due ricerche sul tema, entrambe di The Manifest, pubblicate nelle ultime settimane, che evidenziamo proprio come il web e i social media siano ormai strumenti irrinunciabili per chi cerca lavoro. La riflessione che vogliamo fare con voi, sulla base dei dati che vedremo insieme, è che adesso cambia il modo di cercare lavoro.

    Nel senso che da oggi chi è alla ricerca di un lavoro deve aver ben chiaro il concetto che deve proporsi curando il suo “personal branding. Deve cioè curare le piattaforme social, deve curarsi di come viene “visto” sul web, deve assumere una condizione per la quale questi strumenti sono utili per raccontare il suo talento. In parole povere, il curriculum vitae, quel foglio A4 che veniva lasciato, o spedito via mail in .pdf, in azienda o in agenzia, non funziona più da solo. Serve mettere in mostra il proprio talento, serve raccontarlo, con cura.

    Di seguito vedremo i risultati principali delle due ricerche di The Manifest già citate e poi, sulla base di questi dati, ci spingeremo a dei consigli, meglio delle considerazioni, finali.

    social media lavoro facebook linkedin

    Allora, un primo dato, relativo a questa ricerca, è che il 67% delle aziende, prima di formulare un’offerta di lavoro, guarda sempre più con attenzione i profili LinkedIn dei candidati e il 65% guarda i loro profili Facebook. La differenza in percentuale tra le due piattaforme è sempre più ridotta. Vale a dire, va bene curare il proprio profilo business, ma le aziende vogliono vedere anche cosa condividono i candidati, che opinioni esprimono anche su fatti in generale.

    La ricerca evidenzia anche che le aziende guardano anche i blog e i siti web dei candidati (39%) e anche il profilo Twitter, anche se in misura minore (29%).

    Ma c’è un aspetto su cui si dovrebbe fare attenzione, e cioè che le aziende alla fine usano più Facebook che LinkedIn per cercare i propri talenti, 70% con 67%. Va comunque considerato che Facebook risulta migliore per ricerche ad ampio raggio, a livello territoriale, e spesso per ricerche meno qualificate; LinkedIn è la soluzione migliore per il reclutamento di figure specializzate e altamente qualificate. Il 26% delle aziende usa poi Twitter e il 20% usa YouTube.

    Adesso passiamo a vedere i risultati principali della seconda ricerca, sempre di The Manifest, dove si evidenzia che, considerato il fatto che il 90% dei datori di lavoro usa i social media per reclutare personale, il 79% ha dichiarato di aver rifiutato dei candidati proprio sulla base di come essi usavano le piattaforme social, soprattutto dal punto di vista dei contenuti.

    Ed ecco qui un aspetto che, nel contesto che stiamo vivendo, assume una certa importanza. Spesso le persone che sono alla ricerca di un lavoro scelgono di investire tutto sul proprio profilo LinkedIn, non curanti del fatto che le aziende, le agenzie, gli addetti ai lavori del settore HR, guardano anche altrove. Anche Facebook e Instagram.

    social media lavoro

    La ricerca di The Manifest indica anche quei contenuti che spingono le aziende a “scartare” un candidato”, quelli per cui una persona non viene giudicata adeguata alla posizione ricercata. E sono tutti indicatori che rimandano al “buon senso” di ciascuno:

    • Contenuti d’odio
    • Immagini di feste non proprio edificanti
    • Contenuti illeciti o illegali
    • Grammatica scadente
    • Contenuti riservati e sensibili che riguardano ex datori di lavoro

    Questo breve elenco evidenza il fatto che le aziende sono sempre più attente ai background dei candidati (98%). Osservano anche il modo in cui pongono su vari aspetti.

    Ecco perché, in un momento di grande crisi come quello che stiamo vivendo, i candidati dovrebbero fare del loro meglio per distinguersi in positivo sulle piattaforme social. In altre parole, non ci si deve più soltanto focalizzare sul proprio cv e curare solo il proprio profilo LinkedIn, ci si deve concentrare sulla costruzione del proprio marchio.

    E si deve avere cura del proprio marchio a tutto tondo, di come esso appare sui social media e sul web. Il 43% delle aziende usa Google per verificare i risultati relativi al nome del candidato. Questo significa avere cura dei propri profili social, LinkedIn, Facebook, Twitter e, soprattutto, è opportuno investire nella creazione di un proprio blog, considerato come una estensione della presenza sui social media. Un luogo dove raccontarsi meglio.

    Attenzione, non stiamo dicendo che il cv non serve, stiamo affermando il concetto che non basta più solo quello.

    E allora, in un momento in cui ci sembra che tutto sia fermo e che nessuno sia interessato ad assumere, forse sarebbe il caso di investire nella cura del proprio profilo e del proprio personal branding. Sulla base di quanto visto finora, sarebbe il caso di fare qualche considerazione finale, rivolta a chi è alla ricerca di un lavoro. Vale la pena sforzarsi per costruire il modo di comunicare il proprio talento e curare il proprio personal branding:

    • concentrati sul talento e sul tuo “marchio”, le tue esperienze e le tue competenze vanno valorizzate;
    • sfrutta i social media per raccontare esperienze e competenze, sulla base delle caratteristiche di ciascuna piattaforma
    • Linkedin per concentrarti sulle competenze ed esperienze;
    • Facebook per raccontare chi sei veramente, non aver paura di esprimere le tue opinioni, sempre del rispetto di tutti e delle regole d’uso;
    • Instagram per raccontarti attraverso le immagini e raccontare i luoghi a te cari o legati alla tua sfera di competenza;
    • Twitter per condividere notizie e informazioni circa le tue competenze, diventa un punto di rifermento;
    • Pinterest per mostrare le tue opere attraverso immagini coinvolgenti;
    • personalizza la tua comunicazione e scegli un hashtag per distinguerti, creane uno oppure individualo tra quello più vicino al tuo modo di raccontarti;
    • apri il tuo blog, coraggio, fa che la tua “casa”, diventi il tuo vero biglietto da visita.

    Ecco, queste erano le nostre brevi considerazioni finali, sperando di aver fatto cosa gradita.

  • L’importanza di un Blog nella costruzione del proprio Personal Branding

    L’importanza di un Blog nella costruzione del proprio Personal Branding

    Ci si chiede spesso se oggi abbia ancora senso il Blog nella costruzione del proprio Personal Branding. Ebbene, la risposta è sì. Il Blog più di ogni altro strumento permette alle persone di disegnare e costruire il proprio spazio sulla base di ciò che si vuole fare e di ciò che si sa fare.

    La domanda che mi sento fare spesso, oggi, è: “ha ancora senso creare un Blog per costruire il proprio personal branding?“. La mia risposta è “ovviamente, sì!“. Ma non vorrei essere così sbrigativo nel fare questa affermazione, quindi cercherò di motivarla meglio.

    Il mio percorso digitale, quindi orientato alla costruzione di un mio spazio sul web e sui social media, è iniziato un po’ di tempo fa, ma sono riuscito in qualche modo a dare concretezza quell’obiettivo che mi ero fissato nel 2008, l’anno in cui ho creato franzrusso,it “InTime, condivido per comunicare”, dove praticamente ho cercato, sin da subito, di dare spazio a quello che volevo fare. E cioè, costruire il mio personal branding, il luogo nel quale far conoscere le mie competenze, i miei interessi, chi ero veramente. In altre parole, stavo cominciando a costruire e a dare forma alla mia professionalità. Il Blog in questo ha avuto un ruolo fondamentale, non ci sarebbe Franz Russo se non ci fosse stato InTime.

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    In quasi dieci anni ho cercato di raccontare, interpretare, spiegare, anticipare (aspetto molto difficile questo) come la comunicazione digitale stava evolvendo. Un processo che non si è ancora esaurito, per la verità. I Social Media sono gli strumenti che più di ogni altro, negli ultimi decenni, sono stati in grado di rivoluzionare il modo di comunicare e il modo di fare Relazione.

    L’esperienza accumulata prima in aziende piccole e grandi, occupandomi di comunicazione e marketing, mi ha permesso di essere in grado di riconoscere certi fenomeni e saperli affrontare, ma al tempo stesso non ho mai smesso di informarmi, un aspetto che è ormai un elemento fondamentale per quello che faccio oggi.

    Tutta questa attività la faccio grazie al blog che oggi è un po’ come il mio biglietto da visita, il luogo dove trovare informazioni, notizie, ma anche capire di cosa mi occupo.

    Ma nell’era dei Social Media ha ancora senso il Blog per costruire il proprio spazio? Certo che sì. Il Blog, per le sue caratteristiche, è il luogo che meglio di altri permette alle persone di disegnare e costruire il proprio spazio sulla base di ciò che si vuole fare e di ciò che si sa fare. Vero, anche attraverso Facebook, Twitter o Instagram è possibile fare questo, con modalità e tempi differenti, ma la possibilità di costruire i Contenuti sulla base di Categorie, catalogarli quindi per temi, archiviarli, renderli disponibili in maniera facile sono caratteristiche che i Social Media non offrono, o non offrono in maniera intuitiva. Per non parlare dello spazio a disposizione che il Blog offre, potenzialmente senza limiti.

    Ecco perchè ancora oggi consiglio sempre, a chiunque voglia costruire un proprio spazio online, il Blog. Ma come tutte le cose, anche il Blog necessità di un piano, di una progettazione, di cura. Il Contenuto vi permetterà di farvi conoscere, di far arrivare agli utenti di riferimento quello che siete e quello che fate. E’ un processo che ha bisogno di tempo, pensare di avere tutto e subito è l’approccio peggiore che si possa avere quando si apre un Blog. Nella mia esperienza sono arrivato a definire tre elementi che ho coniato “Fattore PMD“. E cioè: Passione, Metodo e Determinazione.

    Passione – non ci può essere un Blog che tratti di un tema che non vi appassioni; il Blog nasce proprio perchè voi volete trasmettere la vostra passione e, attraverso quella definire, la vostra professionalità;

    Metodo – senza una programmazione di contenuti e di tempo non si va da nessuna parte, un Blog in realtà non si improvvisa (nonostante ci sia ancora qualcuno che pensi il contrario).

    Determinazione – la strada del Blog non è mai del tutto in discesa, ma prima di tutto è in salita e molto ripida anche; e questa è la fase in cui l’impegno, la voglia sono più forti delle difficoltà che si incontreranno per strada. Bisogna costruire per poi poter dire di aver fatto qualcosa. Il Blog rappresenta un po’ la casa del vostro Personal Branding.

    Se il Fattore PMD è presente allora, quasi certamente, il Blog sarà utile per il proprio Personal Branding, con successo.

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    I Blog non sono Morti, stanno solo cambiando Forma

    Le Qualità che servono per essere un bravo Blogger

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  • Le Aspettative: quando la psicologia può aiutare davvero il lavoro digitale

    Le Aspettative: quando la psicologia può aiutare davvero il lavoro digitale

    E’ sicuramente difficile definire il concetto di Aspettativa, eppure si tratta di una componente chiave nel successo del nostro lavoro, soprattutto nell’Era Digitale e nella Comunicazione sul Web, dove viene a mancare il concreto contatto umano e si rischia facilmente di perdere anche il contatto con le proprie potenzialità.

    E’ vastissimo il numero dei settori in cui il termine Aspettativa viene usato, e – soprattutto – con definizioni differenti.
    Su Wikipedia la Sociologia parla di “una previsione ragionevolmente realistica dell’individuo circa la condotta degli altri membri della società”.
    Eppure basta solo fare capolino nella Psicologia Umana per rendersi conto che quella previsione è tutto fuorché ragionevolmente realistica.
    Qui si è di fronte ad un’Attesa, che è molto più vicina al mondo dei Desideri e delle consce o inconsce Ambizioni.
    Sane, sanissime ambizioni, così come sanissimi sono i desideri.
    Quello che vorremmo che si sia, quello che speriamo si avveri.
    A differenza del desideri l’Aspettativa, tuttavia, non sta “ferma”.
    Non attende che la realtà possa cambiare, anche solo di un pochino, senza muoversi.
    Senza darsi da fare. Solo sperando.
    L’Aspettativa contiene tutto il bagaglio di esperienze, di vissuti emotivi personali pregressi e – proprio per questo – ha un obiettivo che si prefigge di realizzare.
    E questa spinta alla realizzazione è fortissima, tanto quanto l’Aspettativa è un fattore determinante nel modo di comportarci e di stare con gli altri.
    Di comunicare, di lavorare, di aggregarsi, di isolarsi, di crescere.
    Muoversi, finché non riesce in qualche modo ad esprimersi come vogliamo veramente.
    Come siamo noi veramente.

    aspettative

    “Dentro” all’Aspettativa c’è tutto l’impegno che si è messo in passato e che si mette nel presente perché la freccia che scocchiamo raggiunga l’obiettivo.
    O gli obiettivi: perché sono tanti, tutti quelli immaginabili per realizzare le Persone che siamo.
    E noi cambiamo, cresciamo, lavoriamo, ci spostiamo su progetti differenti con ambizioni differenti.
    Le Aspettative ci seguono, sono fluide.
    Sono il nostro motore, la spinta quotidiana ad agire, perché il nostro impegno si traduca in risultati concreti.

    Facciamo, però, insieme un passo indietro.
    Se le Aspettative – com’è il più frequente dei nostri timori – sono troppo alte, abbiamo ormai capito bene che tutto si incepperebbe.
    Cadrebbe tutto.
    Risultati pratici, soluzioni concrete, progetti presenti e futuri, ambizioni, desideri, sogni.
    Autostima.
    La nostra Autostima dipende fortemente dal livello delle Aspettative che ci poniamo nel lavoro e nella vita, come già ho scritto su InSideWeb.
    Essere capaci di modulare l’altezza delle Aspettative è la carta vincente.
    Continuare a credere in se stessi è la condizione fondamentale per dare anche al lavoro maggior impegno e forza.
    Perché lo sforzo sia indirizzato davvero verso l’obiettivo giusto e lo si possa raggiungere.
    Soprattutto oggi, nell’Era Digitale, dove guardarsi negli occhi, stringersi la mano ed avere – grazie a questo – la conferma di una sana collaborazione, di un concorde obiettivo semplicemente non c’è.

    E va benissimo che non ci sia: la Comunicazione Non Verbale non esiste sul Web ed è inutile pensare di sostituirla con altro.
    E’ altro che va cambiato, oggi. Esattamente quel concetto: l’Aspettativa.
    Perché si possa imparare a modellarla, plasmarla, adattarla.
    Perché rimanga fluida.
    Sta a noi strutturarla e imparare a conoscerla fino a capire che è una potenza amica, non più estranea.
    Non più là in alto come una previsione possibile.
    L’Aspettativa diventa un’alleata, anzi, la più forte delle alleate possibili perché è una spinta che nasce da dentro di noi.
    Dai nostri desideri più reconditi e dall’unica necessità che l’essere umano ha veramente per potersi considerare felice: Autorealizzarsi.

    E allora ecco che le barriere crollano, ecco che tutto appare più semplice.
    E, se non semplice, almeno fattibile, attuabile, possibile.
    Abbiamo schierato dalla nostra parte i desideri, li abbiamo resi strumenti potenti, capaci di raggiungere qualsiasi meta sia il nostro obiettivo.
    Parliamo di Comunicazione sui Social Network?
    Non sentiremo più alcuna necessità di dimostrare qualcosa a qualcuno.
    Saremo semplicemente noi stessi, le Persone che siamo.
    E per questo susciteremo perfino sentimenti reali, concreti, come fossimo tutti lì a guardarci negli occhi.
    Piaceremo o non piaceremo, ma l’insieme delle nostre Comunicazioni andrà a costruire quel Personal Branding che più genuino è, più conquista.

    Parliamo di Marketing e di Strategie di Vendita sul Web?
    E’ a tutti sempre più chiaro che il Mercato deve rimettere al centro le Persone, farle conversare, farle confrontare, parlare con loro.
    Le aziende vincenti hanno iniziato a farlo.
    Mantenendo aperti i Canali Social per una Customer Experience efficace e concreta.
    Iniziando ad accogliere sempre di più concetti di base come l’Empatia, il Dialogo, le Emozioni che arrivano fino allo Stupore, perfino al Gioco.
    Perché far divertire il Cliente, che ormai è la Persona che dobbiamo conquistare, è una strategia efficacissima per coinvolgerlo al massimo. E noi cerchiamo e vogliamo prima di tutto il suo coinvolgimento, la sua attenzione.
    Arrivare a toccare le corde delle sue Aspettative.
    E’ allora che sceglierà noi, rispetto a tutti gli altri mille competitor, anche solo per questo.

    Non c’è bisogno di molto altro, se l’Aspettativa è un’immagine che si crea dentro di sé, è l’insieme dei desideri e delle ambizioni, perfino dei tratti caratteriali, della forza o fragilità della propria Autostima, ed è un’attesa che si può imparare ad utilizzare come arma vincente grazie a tutta l’energia psichica che ha.
    Sì, certo. Le Conoscenze.
    Quelle che si studiano o si imparano sul campo, strada facendo, cadendo e rialzandosi.
    Quelle Competenze che non tutti hanno, perché ognuno studia e lavora in ambiti diversi.
    Competenze e conoscenze essenziali sì, ma che rischiano di rimanere sterili, non condurre a nessuna meta.
    Al raggiungimento di niente, se non sono guidate e allenate dall’Intelligenza Emotiva, che ancora una volta – come sempre – realizza l’unica vera differenza.
    Passare dalla teoria alla pratica, applicare Conoscenze e Competenze al mondo umano, che cerca sì il successo dei risultati finali, ma non potrà mai ottenerlo senza Dare Parte di Sé.

    E per voi? Quanto è importante l’Aspettativa nel vostro lavoro sul Web e sui Social Network?

  • Community e Personal Branding. Intervista a Riccardo Scandellari

    Community e Personal Branding. Intervista a Riccardo Scandellari

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    Il valore della Community nel Personal Branding. Ne parliamo oggi con Riccardo Scandellari, noto anche come Skande, autore del libro di successo, “Fai di te stesso un Brand”, dove sono raccolti tanti suggerimenti e strumenti utili a costruire la propria identità in rete

    Il suo libro è uscito da poco più di due mesi ed è ancora uno dei più letti nel suo settore. Per chi conosce bene l’autore, sa che non c’è da meravigliarsi. La meraviglia sta forse nel modo in cui è riuscito a raccogliere in poco più di 200 pagine, tanti consigli, dritte, esempi, strumenti da tenere sempre con sè per costruire la propria identità e quindi la propria reputazione in rete. Ovviamente parliamo di Riccardo Scandellari, noto anche come Skande, giornalista, consulente di web marketing e social media, blogger autore del libro “Fai di te stesso un Brand – Personal Branding e Reputazione online“. Un libro in cui, a mio parere, la prima cosa che colpisce è l’abilità e l’intelligenza con cui Riccardo ha saputo coinvolgere la sua Community, o parte di essa. La Community intesa come quel gruppo di persone attraverso la quale farsi riconoscere e attraverso la quale crescere, con il contributo di altri. Uno degli insegnamenti che ci lascia questo libro è che per costruire il proprio Personal Branding ci vuole uno scopo, le competenze, un progetto chiaro. Ma accanto a questo bisogna anche sapersi costruire una propria Community, con cui crescere. Di questa sua Community, insieme davvero a tanti altri, faccio parte anche io, con grande piacere, perchè anche io sono cresciuto grazie a Skande.

    E allora, cominciamo:

    Da cosa e come nasce l’esigenza di scrivere un libro?

    Mancava! Guardo spesso le proposte librarie sugli scaffali, ci sono ottimi libri per qualsiasi argomento, ma nessuno che riassumesse in modo generale i passi da fare in un percorso di vivibilità in rete e che desse sia input teorici che pratici, tutto reso semplice e divulgativo.

    Spero di essere riuscito in questo.

    A quanto pare, ci sei riuscito alla grande. Ma cosa significa “Fare di te stesso un Brand”, oggi?

    Oggi è fondamentale e lo sarà sempre di più in futuro, viviamo in un mondo interconnesso in cui tutti possiamo informarci su chiunque e formarci un opinione su persone e aziende, gestire questa visibilità e reputazione saranno le vere sfide lavorative per tutti quelli che vogliono lavorare in futuro. Sia come dipendenti che come imprenditori.

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    Nel tuo libro elenchi un sacco si strumenti utili, ma lo fai anche coinvolgendo tutta una serie di professionisti, ossia la tua Community in un certo senso. Ecco, quanto conta la Community nel Personal Branding?

    Chi vuol costruirsi un’identità online forte e durevole non può prescindere dal suo network di amicizie e di professionisti in rete. Sono fondamentali per amplificare i messaggi e per la costruzione di una rete di protezione personale e di sostegno nella visibilità. Costruirla è semplice, basta essere generosi evitando le invidie e le rivalità.

    Che ruolo ha oggi il Blog nel Personal Branding?

    Il Blog è al centro di qualsiasi attività, a parte pochi casi (es. i famosi youtubber) i social network non sono mai serviti a creare una solida personalità. La sfida è sfruttare i social nelle attività del blog e cercare di posizionarsi nelle ricerche di Google.

    Condivido assolutamente, ma posto che ognuno sceglie il proprio social network in base a caratteristiche ed esigenze, se dovessi consigliarne uno assolutamente da usare, quale consiglieresti e perchè?

    Io amo Twitter, lo adoro per l’immediatezza e la democrazia con cui chiunque può emergere e farsi un’identità sostenuta esclusivamente dal contenuto. Verifico spesso che non è amato come lo amo io, nella sua semplicità nasconde tecnicismi che è bene sapere e non è permesso scrivere o esprimersi male.

    Quanto vale, secondo te, la componente “conversazionale” nella costruzione del proprio Personal Branding?

    Il web 2.0 è conversazione, un dialogo continuo in cui bisogna essere sempre presenti e rispondere sempre!

    skande-riccardo-scandellariMa tu Riccardo, quando hai cominciato a costruire il tuo Personale Branding e quando ti sei accorto di essere diventato riconoscibile come “Skande”?

    Al contrario di quello che pensano tutti, ho iniziato due anni e mezzo fa con l’apertura del blog e l’entrata in società (NetPropaganda) con Rudy Bandiera, da cui ho imparato molto. Quindi nel libro racconto una cosa fattibile nel medio termine e alla portata di tutti.

    In un tweet, per chi ci legge e per chi volesse cominciare a costruire il proprio Personal Branding, cosa fare (a parte quello di non perdere il tuo libro!) e cosa evitare assolutamente?

    Questa è la domanda più difficile:

    “Sii generoso con gli altri, allontana l’invidia e la negatività. Apri un blog e impara dai più bravi. La ricetta del #PersonalBranding” 134 caratteri ;)

    Ricordo che giovedì, 12 giugnoRiccardo Scandellari insieme a Rudy Bandiera, terranno una presentazione dei loro libri, quella di Rudy è davvero un’anteprima nazionale, presso la libreria IBS. it Bookshop in via Rizzoli 18 a Bologna. Insieme a Riccardo e a Rudy, ci sarà la giornalista Camilla Ghedini che modererà l’incontro. L’appuntamento è per le 18 e ovviamente, e se potete, non mancate!

    A questo link, tutte le info su dove poter acquistare il libro

    E grazie a Riccardo per questa intervista.

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