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  • Il 43% dei lavoratori di piccole e medie imprese sono multi-screener

    Il 43% dei lavoratori di piccole e medie imprese sono multi-screener

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    Una recente indagine di F-Secure, “Digital Company Survey 2013”, rivela che quasi la metà dei lavoratori di piccole e medie imprese sono multi-screener, nel senso che utilizzano sia i Pc che i dispositivi mobili per svolgere la quotidiana attività lavorativa

    Sul nostro blog siamo soliti indagare come ci stiamo relazionando al Mobile che sempre di più interessa il nostro quotidiano. E, tra le tante conferme, da ultima abbiamo visto quanto rilevato da Audiweb evidenziando come nel 2013 29 milioni di italiani si sono connessi alla rete attraverso i propri dispositivi mobili, 22 milioni da smartphone e 7 milioni da tablet. Allora ci siamo chiesti, anche attraverso i vostri feedback e le vostre opinioni attorno a questi temi, quanto il mobile in effetti influenzi anche la nostra vita lavorativa. E per rispondere a questo quesito oggi vi proponiamo questo interessante sondaggio realizzato da F-Secure, una delle più importanti aziende a livello mondiale nella produzione di software antivirus, al quale hanno risposto 805 dipendenti di aziende con un massimo di 500 dipendenti, provenienti da Germania, Italia, Francia, UK, Svezia, Finlandia, Polonia e Stati Uniti, su argomenti come corporate security e servizi cloud. Il 67% degli intervistati erano uomini, mentre il 37% erano donne. Ma vediamo l’esito di questo sondaggio:

    • il 43% dei lavoratori di piccole-medie aziende sono multi-screener: usano un PC o un notebook così come i dispositivi mobili per lavorare quotidianamente;
    • le percentuali di multi-screener sono più elevate tra le aziende sotto i 50 dipendenti (63%), e più basse in aziende dai 50 ai 500 dipendenti (45%);
    • il 39% dei lavoratori usa dispositivi mobili forniti dall’azienda;
    • nelle realtà sotto i 50 dipendenti, l’uso di dispositivi mobili forniti dall’azienda è più elevato, 75%;
    • nelle aziende dai 50 ai 500 dipendenti la percentuale scende al 40%.
    • le aziende svedesi e finlandesi hanno le percentuali più elevate di dispositivi mobili, rispettivamente dal 50% e 47% dei lavoratori;
    • le aziende tedesche e statunitensi hanno invece il numero più basso di dispositivi mobili, 35% e 34%.
    • il 34% dei dipendenti lavora fuori ufficio o viaggia regolarmente.

    Anche in questo caso, questo numero è più elevato tra le aziende più piccole (50%), e scende al 35% per aziende dai 50 ai 500 dipendenti. Le aziende in Francia e UK hanno il numero più elevato di persone che lavorano fuori ufficio regolarmente, con il 43% e 40% rispettivamente.

    Oggi il posto di lavoro è sempre meno rappresentato da una scrivania in un ufficio, ma sempre più dalla mobilità che consente di essere ovunque e accedere e condividere informazioni in ogni momento” dice Miska Repo, Country Manager F-Secure Italia. “La produttività dipende dalla sincronizzazione e cooperazione tra le persone ovunque esse si trovino. Così come per gli utenti consumer, F-Secure fornisce sicurezza per questi ‘nuovi’ ambienti lavorativi e i loro dispositivi, oltre a servizi di ‘content collaboration’ per il frenetico mondo aziendale. Perché le idee uniche di un’azienda devono essere protette e anche accessibili”.

    F-Secure fa sapere, a questo proposito, che presto lancerà una soluzione per la condivisione dei contenuti dedicata alle PMI, che permetterà di migliorare la produttività e flessibilità aiutando così le aziende a rispondere alle esigenze del futuro.

    Allora, che ne pensate di questo sondaggio? Vi riconoscete in questi dati? Raccontateci tra i commenti la vostra esperienza diretta.

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  • Solo poco più della metà delle PMI usa il Web per il proprio business

    Solo poco più della metà delle PMI usa il Web per il proprio business

    PMI-business-web-marketing

    Da un’indagine condotta da Doxa per Groupon viene fuori che solo il 56% delle PMI italiane, nei settori travel, ristorazione e beauty/wellness, usa gli strumenti di web marketing per accrescere il proprio business. E sono poi il 63% di esse che hanno un sito web. Insomma i limiti nelle piccole aziende italiane sono ancora lontani dall’essere superati

    Nel leggere ed esaminare questa interessante ricerca che Doxa ha condotto per Groupon Italia troviamo conferma di quei risultati a cui era giunta un’altra interessante indagine, quella relativa alla SocialMediAbility delle aziende italiane nel 2013. Quest’ultima indagine evidenziava la crescita a rilento dell’uso dei social media nelle aziende italiane e come proprio nelle piccole aziende questa crescita fosse ancora più lenta.

    E quindi, come dicevamo prima, si confermano questi dati con questa nuova ricerca, condotta nel mese di settembre 2013, che ha coinvolto 900 PMI italiane appartenenti ai settori della Ristorazione, Travel e Beauty/Wellness, con l’obiettivo di individuare l’attuale impatto di Internet sulle strategie di marketing usate per promuovere la propria attività commerciale. Il campione analizzato era formato per il 50% da aziende italiane che hanno utilizzato Groupon almeno una volta negli ultimi 12 mesi (PMI Partner di Groupon), e dal restante 50% di PMI italiane che non hanno mai collaborato con Groupon (PMI). Tra i punti interessanti che la ricerca evidenzia, segnaliamo che:

    • sono solo il 63% le PMI che hanno un sito web (89% Travel, 58% Ristorazione, 41% Beauty), contro il 100% delle PMI Partner di Groupon che ha un sito web;
    • ben il 55% delle PMI ha un giudizio negativo dei digital tool, ritenendoli non importanti per il proprio business. A differenza del 92% delle PMI Partner di Groupon che hanno un giudizio positivo;
    • l’85% delle PMI crede che il vantaggio degli strumenti online sia solo una questione di immagine. Per le PMI Partner di Groupon è invece una questione di business (89%: gli strumenti online permettono di ottenere nuovi clienti; l’83%: accrescono la brand awareness; il 76% permettono di offrire nuovi prodotti e servizi; 73% permettono di diventare più competitivi sul mercato).

    Le PMI che hanno usato almeno una volta il Web sono soltanto il 56% e utilizzano soprattutto Facebook (47%). Il 18% utilizza invece solo pubblicità tradizionale (per lo più volantini); il 44% utilizza invece un mix di online e offline e il 26% non pianifica affatto (1 azienda su 4 non adotta nessun tipo di strategia pubblicitaria). La totalità delle PMI Partner di Groupon invece, utilizza strumenti di marketing online, con un 70% che usa anche mezzi tradizionali offline, sviluppando quindi una comunicazione integrata a 360°.

    Insomma, come dicevamo prima, i limiti delle PMI permangono, sebbene l’88% conosca le attività di promozione digitale. Resta e si evidenzia bene quella sorta di chiusura mentale che impedisce di accedere a forme nuove di marketing che alle aziende appartenenti a quello che in inglese si chiama “small business” potrebbe solo fare bene. E rimangono quelle barriere che denotano mancanza di informazione e scarsa conoscenza degli strumenti digital, per cui: il 98% delle PMI preferisce avere un rapporto personale con la clientela; il 75% crede che non sia importante per il proprio business, 48% ritiene invece che aiuti solo le grandi aziende.

    E’ dunque fondamentale che le PMI, specie quelle dei settori esaminati da questa ricerca, cerchino quanto prima di avvicinarsi al web in ottica di crescita per agganciare nuove forme di sviluppo, tenuto conto che oggi, ad esempio, sono 14 milioni gli italiani che acquistano online. Insomma, il rischio forte è che quello che è il motore dell’economia italiana perdi ancora occasioni per crescere. Perchè come ben sappiamo, la crescita passa attraverso l’Innovazione e la tecnologia.

    In basso trovate l’infografica che riassume i dati della ricerca.

    E voi che ne pensate? Avete qualche opinione da aggiungere su questo tema? Scriveteci tra i commenti.

    PMI-web-indagine-doxa-groupon-infografica

    Google
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  • Digitali per crescere, il futuro delle aziende è digitale

    Digitali per crescere, il futuro delle aziende è digitale

    Prende il via oggi da Torino “Digitali per Crescere”, #DigitaliPerCrescere, il nuovo progetto che Microsoft, d’intesa con UnionCamere, porterà in giro per le principali città italiane per parlare di Innovazione, ma anche di formazione e di sinergie pubblico-privato

    Digitali per CrescereDigitali per Crescere è il progetto che Microsoft, d’intesa con UnionCamere ha realizzato per parlare di Innovazione nelle PMI italiane, ma sottolineando anche quanto sia importante il valore della formazione e anche delle sinergie tra pubblico e privato che possono aiutare il settore a procedere speditamente verso la “digitalizzazione” ormai necessaria. L’occasione è anche quella di fornire le soluzioni concrete di Microsoft, azienda leader nel software, nei servizi e nelle tecnologie Internet per la gestione delle informazioni di persone e aziende, fondata nel 1975 da Bill Gates e Paul Allen.

    Si parte oggi pomeriggio da Torino e poi si proseguirà per Napoli, Roma, Bari, Padova, Bologna e Milano che saranno motivo di incontri e attività di formazione nei prossimi giorni, ma l’iniziativa proseguirà con nuove tappe nel 2014 per offrire a tutte le aziende del Paese la possibilità di toccare con mano le opportunità offerte dalle nuove tecnologie e di muovere i primi passi verso un cammino d’innovazione. In particolare, in sinergia con il proprio ecosistema di Partner, Microsoft incontrerà imprenditori, manager e professionisti del territorio per approfondire le potenzialità dei dispositivi di nuova generazione e dei servizi di Cloud Computing. Queste ultime innovazioni tecnologiche consentono di dotarsi di soluzioni semplici in tempi brevi e a costi accessibili, supportando una crescita flessibile anche in una prospettiva d’internazionalizzazione e consentendo alle PMI di superare il tradizionale gap tecnologico rispetto alle aziende più grandi, e creando competitività a vantaggio di tutto il Paese.

    Digitali per Crescere, digitalipercrescere.it, è la piattaforma che rappresenterà un punto di riferimento per le realtà che desiderano cogliere tutte le opportunità offerte dal digitale in maniera semplice e rapida. Per accompagnare le PMI in questo processo di innovazione verrà reso disponibile attraverso il portale uno strumento di check-up della propria impresa – per verificarne il livello di digitalizzazione e trovare soluzioni specifiche, prendere contatto con i professionisti IT del territorio e registrarsi alle sessioni di formazione offerte da Microsoft e dai suoi Partner nelle varie città italiane. Oltre a essere un primo punto di contatto, il portale si propone anche quale canale di approfondimento in cui ritrovare casi di successo di aziende che grazie al digitale hanno ottimizzato i propri risultati di business.

    Gli studi internazionali dimostrano che investimenti in innovazione e competitività sono strettamente correlati, pertanto è fondamentale promuovere la diffusione delle tecnologie digitali in Italia per contribuire al rilancio del Paese. Con questo nuovo progetto, in collaborazione con un partner di prim’ordine come Unioncamere, ci proponiamo proprio di fare sistema con molteplici attori pubblici e privati per supportare la digitalizzazione di tutte quelle PMI che rappresentano il motore del tessuto economico italiano”, ha dichiarato Carlo Purassanta, Amministratore Delegato di Microsoft Italia. “Secondo una recente ricerca Microsoft-Ipsos Mori, le piccole aziende che utilizzano il Cloud Computing sono le più propense a investire in innovazione per far fronte al difficile momento socio-economico: il 47% ritiene che l’IT giochi un ruolo chiave per il successo dell’organizzazione e il 70% concorda sul valore delle proprie soluzioni per lavorare in modo efficiente. In generale l’atteggiamento delle PMI italiane è sempre più positivo rispetto al Cloud Computing, ma occorre guidarle verso l’adozione di queste nuove tecnologie, perché spesso la mancanza d’informazione rappresenta ancora un grosso ostacolo. Con ‘Digitali per crescere’ intendiamo quindi continuare a investire in formazione per aiutare le realtà locali a muovere i primi passi verso il Cloud Computing e i dispositivi di nuova generazione e a recuperare competitività a vantaggio di tutto il Paese.”

    La giornata di Torino prevede questa Agenda:

    16.30 Registrazione
    17.00 Benvenuto

    • Vincenzo EspositoDirettore Divisione Piccola e Media Impresa e Partner e Prof.ssa Laura MontanaroProrettore Politecnico di Torino 
    • Come ridare competitività al Paese. Dall’Agenda digitale alle infrastrutture digitali – Prof. Francesco Sacco,Steering Board del Commissario per l’attuazione dell’Agenda Digitale presso il Governo Italiano
    • Scenari digitali per le PMIcollaborazione, efficienza, semplificazione, mobilità A cura di Microsoft
    • Esperienza d’impresa: testimonianza di un’azienda del territorio – BRC Gas Equipment – Piero RolfiIT Manager
    • Innovazione digitale: il ruolo del Gruppo Poste Italiane – Gigliola Falvo, Responsabile Marketing Postecom Gruppo Poste Italiane 

    19.15 Aperitivo e visita all’area esperienziale dove sperimentare le nuove tecnologie

    Nei prossimi giorni vi terremo informati per le prossime tappe.

  • Cresce il Cloud in Italia, nuova leva per il Cambiamento

    Cresce il Cloud in Italia, nuova leva per il Cambiamento

    Il Cloud in Italia cresce più dell’ICT. E’ questo in sintesi quanto viene rilevato dalla nuova ricerca presentata ieri al convegno “Cloud Journey: un cambiamento possibile!”. Il mercato vale 493 mln €, in crescita dell’11% rispetto al 2012. Nelle PMI la spesa ICT cresce solo nel 16% dei casi, mentre quella Cloud cresce nel 40% dei casi. Il 70% delle imprese di grandi dimensioni si affida al Cloud in modo pervasivo ed evoluto

    Il mercato del Cloud in Italia è in crescita più dell’ICT e ce lo conferma la ricerca  dell‘Osservatorio Cloud & ICT as a Service, promosso dalla School of Management del Politecnico di Milano, presentata ieri a Milan,o presso il Campus Bovisa, al convegno “Cloud Journey: un cambiamento possibile!“.

    Il Cloud Computing rappresenta un modello che offre l’opportunità di recuperare produttività e creare le condizioni per lo sviluppo e l’innovazione, permettendo al tempo stesso di ridurre di costi, razionalizzare le infrastrutture e migliorare i tempi di risposta” – afferma Mariano Corso, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio Cloud & ICT as a Service – soprattutto l’ecosistema delle PMI e delle startup potrebbe trarne benefici enormi, ma il nostro Paese è oggi ancora un follower nell’adozione del cloud, con tassi di crescita assestati sull’11%, ma ben lontani da quelli delle economie più evolute e ancor di più dai Paesi emergenti, dove si registrano dinamiche di crescita fino a tre volte più rapide di noi.”

    Potrebbe essere proprio questa la fotografia appena descritta. Il Cloud cresce, ma meno rispetto agli altri paesi europei, quindi ci sono ancora margini, nonostante i buoni risultati. Ma vediamo meglio gli esiti della ricerca.

    Crescita del mercato Cloud in Italia

    La Ricerca ha analizzato anzitutto l’evoluzione del budget ICT e di quello legato al Cloud, sia nella componente Private che in quella Public, su un campione rappresentativo di 201 Grandi Organizzazioni (con più di 250 addetti) e di 507 PMI, registrando una maggiore crescita del budget Cloud rispetto a quello dedicato all’ICT nel suo complesso che diversamente subisce una contrazione.

    Con riferimento al campione delle grandi imprese osservando la dinamica del budget, la spesa ICT cresce, infatti, solo nel 13% dei casi, mentre quella Cloud cresce nel 54% dei casi per il Public Cloud, nel 50% per il Private. E il trend si ripete anche nelle PMI: mentre la spesa ICT cresce nel 16% dei casi, quella Cloud cresce nel 40% delle PMI.

    Grazie a questo trend, il mercato Cloud inItalia, nel 2013, ha raggiunto un valore 493 milioni di euro e registra una crescita dell’11% rispetto al 2012.

    La spesa delle grandi imprese copre il 95% del totale e registra un tasso di crescita analogo, mentre nelle PMI la dinamica è più positiva: è stata, infatti, rilevata una crescita del 16%; tuttavia, in valore assoluto l’investimento rimane marginale: rappresenta meno del 5% della spesa Cloud complessiva, pari a 21 milioni di euro.

    mercato-cloud-italia-2013

    Come dicevamo prima, la crescita del Cloud in Italia resta comunque nettamente inferiore alle aspettative di analisti ed esperti: la dimensione complessiva del Cloud in Italia è tuttora marginale, rappresentando appena il 3% del mercato totale. Il confronto con i Paesi esteri vede crescere il divario di digitalizzazione, anche se non mancano i segnali di un cambiamento in atto attraverso percorsi evolutivi possibili.

    Il Cloud nel mondo e la sua diffusione nel nostro Paese

    La crescita del Public Cloud in Italia è decisamente più bassa rispetto a quella delle altre economie: circa l’8% in meno dei mercati dei Paesi più evoluti, rispetto ai quali le aziende italiane stanno accrescendo il gap di digitalizzazione invece che colmarlo. L’Italia è fanalino di coda con la sola Spagna che sembra fare leggermente peggio.

    A rendere più impietoso il posizionamento è il confronto con le economie emergenti. Non sono solo le ben note India, Cina, Russia e Brasile a crescere di più, ma anche Indonesia, Argentina,Turchia e Messico mostrano tassi di sviluppo nella spesa Cloud dell’ordine del 25-30%, percentuale tripla rispetto a quella italiana.

    Diffusione del Cloud in Italia

    Nelle grandi imprese, alcuni segnali rivelano un interesse sempre maggiore per le tecnologie Cloud e, al tempo stesso, una crescita di consapevolezza nella loro adozione e l’abbandono dell’effetto moda. Le iniziative censite dimostrano un livello di customizzazione crescente, con un’attenzione maggiore ai processi caratteristici del proprio business e una crescente pianificazione dell’utilizzo del Cloud: il 32% degli intervistati dichiara, infatti, l’esistenza di un piano pluriennale (+11% sul 2012).

    Ci sono quindi ancora ampi margini di crescita per il Cloud: nelle grandi imprese, i servizi di Public Cloud più diffusi presentano tassi di adozione del 15%.

    Tra i servizi più diffusi e in crescita troviamo a supporto della mobilità la posta elettronica, i sistemi di UC&Ce le soluzioni di Enterprise file sharing, per l’information management i sistemi di office automation, per la relazione con i clienti il CRM e alcuni ambiti infrastrutturali, quali capacità di storage e computazionale.

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    Un tasso di adozione simile viene riscontrato anche tra i servizi di Public Cloud maggiormente diffusi nelle PMI: le soluzioni di storage (15%), il ricorso a macchine virtuali (12%) e i sistemi di posta e collaboration (11%).

    Le grandi imprese che adottano soluzioni Cloud lo fanno per innovare (27%) e per migliorare e supportare servizi e processi (56%) mentre solo in un numero marginale di iniziative il Cloud nasce da un’esigenza di rinnovo delle infrastrutture obsolete (17%).

    Allo stesso modo, nelle PMI, tra le motivazioni principali appare l’aumento dell’efficacia e l’attivazione di nuovi processi grazie al Cloud (38%) e la maggiore produttività connessa alla collaboration e alla possibilità di avere informazioni disponibili e semplici a cui accedere (37%), oltre all’efficientamento della spesa IT (per il 68% del campione) e alla sua variabilizzazione (21%).

    L’evoluzione dell’ecosistema del Cloud e il ruolo delle Startup

    Nell’ambito della ricerca realizzata in collaborazione con l’Osservatorio sulle Startup digitali e Polihub sono state raccolte informazioni su 248 iniziative che operano nel mercato del Cloud & ICT as a Service che hanno ricevuto finanziamenti da investitori istituzionali negli ultimi due anni a livello internazionale.

    In Italia risulta che 20 aziende, pari al 16% delle startup analizzate, operi in ambito Cloud e abbia ottenuto finanziamenti a partire da 30.000 euro da parte di Venture Capital, Business Angel, Family Office, Incubatori e Investment Company negli ultimi due anni.

    Un treno ormai perso? Non necessariamente! I tempi di adozione del Cloud sono sufficientemente veloci e i costi accessibili, tanto da consentire ancora anche alle aziende e alle Pubbliche Amministrazioni italiane di partire – conclude Mariano Corso, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio Cloud & ICT as a Service. Il Cloud dunque non è più una moda né un “treno” perso. Oggi però si richiede la volontà e la disponibilità al cambiamento e la capacità di realizzare un piano che traguardi una propria via alla trasformazione, un proprio Cloud Journey: un cambiamento (ancora) possibile.”

  • L’Innovazione delle aziende italiane è nel segno della Mobility

    L’Innovazione delle aziende italiane è nel segno della Mobility

    Nonostante il periodo di crisi economica in corso, le principali aziende italiane sempre di più investono e si innovano nel segno della Mobility. Le imprese che li ritengono fondamentali passano dal 37% del 2012 al 50% del 2013; diventeranno 2 su 3 nel 2014.E’ quanto emerge dalla ricerca presentata oggi dell’Osservatorio Mobile Device & Business App della School of Management del Politecnico di Milano

    Nonostante lo scenario di contrazione economica in corso, il ruolo della Mobility a supporto dei processi di Business conserva – e addirittura rafforza – la propria rilevanza nelle “agende dell’innovazione” delle principali imprese italiane: “Nel 2013 un’impresa su due del nostro campione la ritiene una priorità alta o medio alta; diventeranno due su tre nel 2014”, afferma Andrea Rangone, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio Mobile Device & Business App.

    Il 57% delle imprese ha già introdotto New Tablet per una o più famiglie professionali e il 35% utilizza già anche Business App, cioè applicazioni sviluppate specificatamente per i device mobili (tablet e smartphone in primis): nel breve-medio termine diventeranno, rispettivamente, il 90% e il 96%. Inoltre, il 58% delle imprese che hanno già introdotto delle Mobile Business App ha adottato anche una piattaforma di Enterprise Application Store, cioè un Application Store interno, aziendale, finalizzato alla gestione delle applicazioni e dei device mobili usati dal personale”.

    Le PMI sono restie a investire nell’IT ma 1 su 3 ha adottato i New Tablet, destinandoli nel 63% dei casi di adozione alla forza vendita. La penetrazione delle Mobile Business App si ferma però al 25% delle PMI e di queste solo un 46% ha adottato un Enterprise Application Store.

    È quanto emerge dalla fotografia scattata dall’Osservatorio Mobile Device & Business App della School of Management del Politecnico di Milano. I dati della Ricerca, presentata a Milano presso il Campus Bovisa in occasione del Convegno “Mobile Enterprise: tap your Business!”, illustrano il grado di adozione nelle grandi aziende e nelle PMI del trinomio composto dai nuovi Mobile Device, le Mobile Business App e gli Enterprise Application Store.

    Innovazione-Mobility-grandi-imprese

    Le risposte fornite da 200 capi dei sistemi informativi (Chief Information Officer o CIO) di grandi aziende sopra i 250 dipendenti mostrano come già il 57% di loro abbia introdotto New Tablet e il 62% si dichiari soddisfatto della scelta effettuata.

    Nelle grandi aziende, l’utilizzo dei New Tablet si è diffuso tra il top management: nel 2012, il 64% dei CIO li ha forniti a Executive & C-level (CCO, CEO, CFO, CSO) e un altro 12% li introdurrà nel breve periodo. Anche il Personale di Vendita in parte li sta già utilizzando (41% delle aziende, in crescita rispetto al 29% dello scorso anno) o li utilizzerà in futuro (16% a breve e 25% a medio/lungo), e la velocità di adozione per questa figura professionale risulta, negli ultimi tre anni, molto elevata.

    Le Mobile Business App più adottate in azienda vanno infatti a supportare questa categoria.

    Le App di Sales Force Automation, sviluppate (o personalizzate) ad hoc per supportare specifici processi di vendita e merchandising, sono utilizzate dal 59% delle aziende; mentre le App di Field Force Automation, sviluppate per supportare specifici processi operativi sul campo (manutenzione, trasporto, ecc.), si attestano al secondo posto con il 41% di diffusione. Le App di Personal Productivity, che permettono di visualizzare informazioni e report aziendali e produrre documenti, sono tra le App che verranno maggiormente adottate in futuro.

    I CIO sono consapevoli dell’importanza di queste soluzioni: nel medio periodo il 96% avrà introdotto Mobile Business App in azienda: il 35% lo ha già fatto, ancorché siano destinate a una “piccola” parte dei dipendenti, e il 61% conta invece di introdurle in futuro (25% a breve e 36% a medio termine).

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    Per la pubblicazione, installazione e aggiornamento delle applicazioni, il 58% delle aziende che ha già introdotto Mobile Business App ha adottato anche una piattaforma di Enterprise Application Store, che consente di controllare gli accessi, gestire il licensing e profilare gli utenti per garantire la sicurezza dei dati delle App e tutelare il rispetto delle policy aziendali.

    Anche l’attenzione verso il paradigma del «Bring Your Own Device» cresce sensibilmente in tutti gli attori coinvolti nella Ricerca: è, infatti, raddoppiato il numero di Grandi Imprese che permettono l’utilizzo di dispositivi personali per attività lavorative, passando dal 20% del 2012 al 45% del 2013, nonostante nel 63% dei casi i CIO non abbiano definito puntualmente una policy che regoli l’uso dei dispositivi personali. Approfondendo ulteriormente il tema, emerge come al momento solo il 6% dei dipendenti (esclusivamente Executive & C-Level) può scegliere e acquistare in autonomia il dispositivo mobile; un ulteriore 34% (anche un questo caso si tratta di Executive & C-Level) può scegliere il dispositivo, che verrà in seguito acquistato dall’azienda (modello «Choose Your Own Device»).

    Mobility e PMI

    Nel 2013 solo il 30% delle PMI Italiane attribuisce una priorità Alta o Medio Alta ai progetti di Mobility; nel 2014 questa percentuale aumenta solo marginalmente (37%).

    Tuttavia è elevata la diffusione di New Tablet: 1 PMI italiana su 3 ha adottato i modelli da 7” e 1 su 4 quelli con display da 9-10”. Nel 63% delle PMI che li ha introdotti, i destinatari sono il Personale di Vendita, mentre Executive e C-level non passano il 30%.

    Innovazione-Mobility-aziende-grandi-imprese

    Il fenomeno del “Bring Your Own Device” è accolto favorevolmente dalle PMI italiane come un metodo flessibile di gestione dei device nella relazione con dipendenti e collaboratori: il 56% delle PMI italiane consente infatti ai suoi dipendenti l’utilizzo dei propri dispositivi personali e, al contrario di quanto avviene nella Grandi Imprese, in molti casi (circa il 70%) sono state introdotte policy per regolare questo fenomeno.

    Risulta, invece, limitata l’adozione di Mobile Business App: solo il 25% delle PMI italiane le ha introdotte e il 6% lo farà a breve. Rispetto alle Grandi Imprese, la percentuale di “non interesse” aumenta, arrivando al 47% delle PMI.

    Innovazione-Mobility-pmi

    Di conseguenza anche gli Enterprise Application Store riscontrano un tasso d’adozione inferiore rispetto a quello delle Grandi Imprese: tra le PMI che hanno già introdotto Mobile Business App, il 46% (pari al 14% delle PMI italiane) ha già adottato una piattaforma per la loro gestione.

    Mobility e Start-Up

    Tuttavia c’è un altro ambito in cui delle piccole imprese stanno mostrando elevata dinamicità”, afferma Andrea Rangone, Responsabile Scientifico Osservatorio Mobile Device & Business App. “Sono le 878 startup che, a livello internazionale, operano nel Mobile e che, negli ultimi due anni, hanno ricevuto finanziamenti da investitori istituzionali; di queste, circa il 10% opera nel mercato delle soluzioni a supporto della Mobility aziendale”.

    La maggior parte delle Startup si occupa, da un lato, dello sviluppo di piattaforme di Mobile Security, App Management e Mobile Device Management (MDM), che consentono alle imprese di gestire da remoto il parco di dispositivi mobili e la sicurezza dei dati utilizzati; dall’altro sviluppa le App più apprezzate dai CIO, come quelle di Sales Force Automation e di Work Force Automation, oppure di Pesonal Productivity.

  • Ecco perchè è meglio che le PMI usino Google+

    Ecco perchè è meglio che le PMI usino Google+

    Google+ ha compiuto un anno da poco e nonostante i risultati ancora non siano dei migliori, in termini soprattutto di utenti registrati, da Mountain View non rinunciano al proprio social network e solo nell’ultimo periodo sono stata tante le novità adottate. Ma dal punto di vista di una Piccola e Media Impresa converrebbe avere una pagina su Google+? A quanto pare si e vediamo perchè

    google Plus iconSin dalla sua nascita, ormai poco più di un anno fa, seguiamo sempre con attenzione tutto ciò che riguarda il social network di casa Google, Google Plus, realizzato dopo diversi tentativi a vuoto col chiaro scopo di rompere quello che è ancora il dominio di Facebook nel campo dei social network. Dopo diversi mesi in cui ha stentato, e molti credevano che addirittura capitolasse, proprio negli ultimi mesi Google ha messo in campo una serie di novità, di servizi collegati allo stesso social network che ne hanno fatto crescere se non altro l’interesse e anche l’appeal. Google comunque continua anche a rivendicare un numero di utenti registrati sempre crescente, oggi si parla di 75 milioni di utenti attivi al giorno. E comunque sarà interessante sapere se a fine anno Google+ raggiungerà l’obiettivo dei 400 milioni di utenti registrati. Ma perchè sarebbe utile per una PMI avere una pagina su Google+? (altro…)

  • Groupon, Boris Hageney alla guida del gruppo per il Sud Europa

    Groupon, Boris Hageney alla guida del gruppo per il Sud Europa

    Groupon, leader mondiale nel settore dei gruppi di acquisto online e quotata in borsa a Wall Street, nomina Boris Hageney nuovo Vice President International per il Sud Europa. L’italo-tedesco guiderà il business in Italia, Spagna, Portogallo e Grecia

    GrouponGroupon, leader in Italia e nel mondo nel settore dei gruppi di acquisto online, ha annunciato oggi la nomina di Boris Hageney a Vice President International per il Sud Europa. Con il nuovo incarico l’italo-tedesco, che fino ad ora ha ricoperto la carica di co-fondatore e CEO di Groupon Italia, Spagna e Portogallo, assumerà anche il management di un nuovo paese, la Grecia, mercato entrato recentemente nell’area del Sud Europa. Giuliomario Limongelli, classe 1981, co-fondatore con Hageney ed ex COO, assume invece il ruolo di CEO di Groupon Italia. Boris Hageney ha 36 anni e una carriera già caratterizzata da internazionalità e imprenditorialità. (altro…)

  • Cloud Communication, da opportunità a necessità

    Cloud Communication, da opportunità a necessità

    Da una ricerca, del Politecnico di Milano presentata oggi, condotta su un campione delle principali aziende italiane, risulta che i servizi di Cloud Communication sono più utilizzati dalle grandi aziende. Le Pmi restano ancora legate ai servizi consumer con scarsa integrazione tra i sistemi informativi

    Cloud Computing CommunicationPresentati oggi presso l’Aula Rogers del Politecnico di Milano i risultati della Ricerca condotta dall’Osservatorio Unified Communication & Collaboration della School of Management del Politecnico di Milano. L’Osservatorio da tre anni si occupa di monitorare lo stato di adozione delle soluzioni di Unified Communication & Collaboration nelle aziende e Pubbliche Amministrazioni italiane e costituisce il punto di riferimento per lo sviluppo della cultura sul tema della comunicazione e collaborazione unificata. La Ricerca si è basata su un’analisi empirica che, attraverso survey, interviste telefoniche e case-history, ha coinvolto i responsabili dei Sistemi Informativi di 107 organizzazioni di grandi dimensioni operanti in Italia e 261 PMI andando ad analizzare in dettaglio: diffusione delle iniziative, livello di integrazione nei processi aziendali, budget allocati e cercando di comprendere il ruolo giocato dai nuovi trend mutuati dal mondo consumer nella diffusione di iniziative di Unified Communication & Collaboration. (altro…)

  • 4comm, Comunicazione e PMI

    Sabato 10 e domenica 11 Aprile a Bologna si terrà il Salone della Comunicazione dedicato alle PMI. Si parlerà di social network, di nuovi media e anche di fotografia.

    4comm

    Di fronte alla continua evoluzione dei modi di comunicare oggi nell’era del web 2.0, di certo le PMI non possono stare a guardare. Le opportunità e gli strumenti a disposizione oggi sono tanti e tali da poter offrire soluzioni di crescita e di sviluppo. Ma a questo va accompagnata una comunicazione che sia capace di adeguarsi ai tempi e che sia soprattutto efficace. Ecco che eventi come 4comm, la due giorni bolognese (10 e 11 aprile 2010) organizzata da CNA ed ora anche on line all’indirizzo www.4comm.it, un portale il cui biglietto da visita è “Più forza alla piccola impresa”, danno possibilità di confronto e di approfondimento essenziali per sapere come fare per adeguarsi, per sapere a che punto siamo oggi e come affrontano le PMI le sfide che verrano in termini di web 2.0. (altro…)