Tag: pmi

  • In Italia cresce la IA ma resta il ritardo con l’Europa

    In Italia cresce la IA ma resta il ritardo con l’Europa

    L’Intelligenza Artificiale in Italia cresce del 58%, con un mercato da 1,2 miliardi. Le grandi aziende investono ma resta il divario con l’Europa. Le PMI risultano essere ancora indietro.

    I dati dell’Osservatorio Artificial Intelligence del Politecnico di Milano ci aiutano ad avere un quadro completo rispetto all’uso della IA nelle nostre aziende. E risultano anche interessanti per capire come i cittadini si pongono rispetto alla evoluzione dell’intelligenza artificiale in Italia. Vediamo insieme i dati.

    Nel 2024 il mercato dell’Intelligenza Artificiale in Italia ha raggiunto un nuovo massimo storico, toccando quota 1,2 miliardi di euro con una crescita del +58% rispetto al 2023. A trainare il settore sono soprattutto le sperimentazioni che includono l’AI Generativa, che rappresentano il 43% del valore totale, mentre il restante 57% è costituito da soluzioni di AI tradizionale.

    A fronte di questi dati, l’Italia però continua a essere l’ultimo tra otto Paesi europei per livello di adozione dell’AI, pur distinguendosi per la diffusione di strumenti di Generative AI pronti all’uso, come ChatGPT e Microsoft Copilot.

    In Italia cresce la IA ma resta il ritardo con l’Europa
    In Italia cresce la IA ma resta il ritardo con l’Europa

    Adozione dell’AI: grandi imprese avanti, PMI in ritardo

    Le grandi imprese italiane guidano il mercato: l’81% ha almeno valutato un progetto AI e il 59% ne ha già uno attivo.

    Ma il nostro Paese rimane in coda rispetto alla media europea, dove il 69% delle aziende ha adottato l’AI. Un dato incoraggiante è che una grande impresa su quattro ha già progetti a regime.

    D’altra parte, le PMI italiane mostrano ancora un ritardo. Infatti, solo il 7% delle piccole imprese e il 15% delle medie imprese ha avviato progetti AI.

    L’interesse c’è (58% delle PMI si dichiarano interessate), ma la mancanza di competenze e di una gestione adeguata dei dati rappresentano ancora un ostacolo.

    L’adozione di strumenti di Generative AI riguarda appena l’8% delle PMI.

    In Italia cresce la IA ma resta il ritardo con l'Europa
    Immagine fornita dall’Osservatorio Artificial Intelligence Polimi

    Italia leader nell’adozione di strumenti di Generative AI

    L’Italia si posiziona tra i primi Paesi per l’acquisto di soluzioni AI pronte all’uso: il 53% delle grandi imprese ha adottato strumenti di Generative AI, superando Francia, Germania e Regno Unito.

    Il 39% delle aziende che utilizzano questi strumenti ha riscontrato un aumento della produttività, anche se il 48% non ha ancora valutato l’impatto in modo quantitativo.

    In ogni caso, resta alta consapevolezza dei rischi: il 40% delle aziende ha introdotto linee guida per regolamentarne l’uso e il 17% ha vietato strumenti non approvati per evitare fenomeni di Shadow AI.


    Cosa si intende per Shadow AI

    Shadow AI si riferisce all’uso non autorizzato di strumenti di Intelligenza Artificiale all’interno di un’azienda, senza che il reparto IT o la direzione abbiano il controllo su di essi.

    In pratica, questa situazione si presenta quando i dipendenti iniziano a utilizzare strumenti di Generative AI come ChatGPT, Copilot o altri software AI per il proprio lavoro senza seguire linee guida aziendali.

    Questo può creare diversi rischi, tra cui:

    • Perdita di dati sensibili: se si inseriscono informazioni aziendali riservate in un tool AI pubblico, queste potrebbero finire in mano a terze parti.
    • Mancanza di conformità: l’azienda potrebbe violare regolamenti come il GDPR o altre normative sulla protezione dei dati.
    • Incoerenza nei processi: se diversi dipendenti usano strumenti AI in modo indipendente, senza una strategia comune, i risultati potrebbero essere di qualità variabile e difficili da integrare.

    Per evitare il fenomeno dello Shadow AI, molte aziende stanno adottando policy interne, vietando l’uso di strumenti non approvati o creando soluzioni AI controllate e sicure.


    Le principali applicazioni dell’AI in Italia

    Le soluzioni più adottate dalle imprese italiane riguardano:

    • Data Exploration, Prediction & Optimization Systems (34%): sistemi per la previsione della domanda, ottimizzazione della logistica e rilevamento di attività anomale.
    • Text Analysis, Classification & Conversation Systems (32%): in forte crescita (+86%), grazie a sistemi di Retrieval Augmented Generation su normative e documentazione.
    • Recommendation Systems (17%): la Generative AI sta rivoluzionando questo settore, migliorando la capacità di interpretare le esigenze degli utenti.

    AI e Pubblica Amministrazione: segnali di crescita

    L’adozione dell’AI nella Pubblica Amministrazione sta crescendo rapidamente: oggi rappresenta il 6% del mercato, con un tasso di crescita superiore al 100%.

    Dallo scenario emerge che manca ancora una strategia chiara e strutturata per l’adozione su larga scala.

    IA e cittadini, tra entusiasmo e preoccupazioni

    Secondo i dati dell’Osservatorio, il 99% degli italiani ha sentito parlare di Intelligenza Artificiale, mentre l’89% conosce l’AI Generativa (+32 punti rispetto al 2023).

    Il 59% degli italiani ha un’opinione positiva dell’AI, un dato superiore a quello di Regno Unito (47%) e Francia (42%), ma con una flessione di -8 punti percentuali rispetto al 2023.

    Le principali preoccupazioni restano:

    • Manipolazione delle informazioni – (66%)
    • Perdita di posti di lavoro – (64%)
    • Violazione della privacy – (52%)

    Sul fronte lavorativo, solo il 17% dei lavoratori italiani valuta molto positivamente l’adozione dell’AI in azienda, un dato in linea con la Francia ma lontano dal 40% del Regno Unito.

    In Italia cresce la IA ma resta il ritardo con l'Europa
    Immagine fornita dall’Osservatorio Artificial Intelligence Polimi

    Ecosistema italiano: ricerca avanzata, ma fuga di talenti

    L’ecosistema italiano dell’AI mostra un mercato in espansione, ma evidenzia anche limiti strutturali. L’Italia si distingue per la qualità della ricerca scientifica, sostenuta da iniziative come la Fondazione FAIR, che ha ricevuto finanziamenti per 28,7 milioni di euro.

    Resta elevata però la fuga di talenti all’estero e le startup AI italiane faticano ad attrarre investimenti significativi.

    L’intelligenza artificiale in Italia sta crescendo rapidamente. Ma la vera sfida per il futuro sarà colmare il divario con gli altri Paesi europei e rendere l’AI un’opportunità concreta per tutte le aziende, non solo le grandi realtà.

    [L’immagine di copertina è stata realizzata da @franzrusso utilizzando il modello di IA generativa Dall-E 3]

  • Cyber Index PMI: ecco la Cybersecurity nelle PMI Italiane

    Cyber Index PMI: ecco la Cybersecurity nelle PMI Italiane

    Cyber Index PMI evidenzia la consapevolezza delle PMI italiane sui rischi cyber. Mentre molte sono consapevoli dei pericoli, poche adottano un approccio strategico. La formazione e la sensibilizzazione sono cruciali nell’era digitale.

    Nell’era della digitalizzazione, la cybersecurity non è più un argomento riservato ai giganti tecnologici o alle grandi corporazioni. Ogni azienda, indipendentemente dalle sue dimensioni, può diventare un bersaglio per gli attacchi informatici.

    In questo contesto, le piccole e medie imprese italiane, spesso considerate meno protette, hanno un bisogno cruciale di sensibilizzazione e formazione.

    È in questa cornice che nasce il “Cyber Index PMI”, un rapporto illuminante che getta luce sullo stato di consapevolezza delle PMI italiane nei confronti dei rischi cyber.

    Il Cyber Index PMI non è solo una semplice indagine, ma rappresenta un campanello d’allarme per le aziende italiane. La digitalizzazione, seppur portatrice di innumerevoli vantaggi in termini di efficienza e innovazione, presenta anche sfide in termini di sicurezza.

    Le minacce cyber sono in costante evoluzione e le PMI, senza le risorse e l’expertise delle grandi aziende, possono trovarsi particolarmente vulnerabili.

    Cyber Index PMI 2023

    Il fulcro del rapporto “Cyber Index PMI” è la promozione e la diffusione della cultura digitale tra le PMI italiane. Il rapporto, realizzato grazie all’indagine su oltre 700 imprese, ha rivelato dati sorprendenti. Le PMI italiane mostrano un livello complessivo di consapevolezza in materia di sicurezza digitale di 51 su 100.

    cyberindexpmi livello 51

    Se da un lato il 45% delle PMI intervistate è ben conscio del rischio cyber, solo il 14% ha un approccio strategico per affrontare e mitigare tali rischi. Al contrario, un considerevole 55% delle PMI risulta poco consapevole, con un ulteriore 20% che può essere categorizzato come “principiante” nel dominio della cybersicurezza.

    Il rapporto offre molti spunti su cui riflettere, ma vale la pena segnalarne due su tutti, fondamentali.

    Il primo è che il 57% delle aziende prese in esame dal rapporto ha adottato misure, e strumenti, per la rilevazione di attività anomale e per la protezione dei dati. In un momento in cui i dati sono sempre più preziosi, perché portatori di informazioni cruciali per la vita economica di un’impresa, questo è un aspetto che può solo migliorare e tanto.

    Il secondo elemento è quello della formazione. Il 38% delle PMI prese in esame dal rapporto prevede di avviare iniziative in questo senso, al fine di accrescere le necessarie competenze che servono ad affrontare le sfide future.

    Ecco, una parola chiave che è risuonata in occasione della conferenza stampa di presentazione: competenze. Servono skills e capacità per affrontare l’evoluzione de digitale che permetterà alle aziende di crescere e di essere sempre più internazionali.

    Giancarlo Fancel, Country Manager Italy e CEO di Generali Italia - franzrusso.it
    Al centro, Giancarlo Fancel, Country Manager Italy e CEO di Generali Italia

    Serve, come ha sottolineato Giancarlo Fancel, Country Manager Italy e CEO di Generali Italia, è necessario “fare sistema, in modo resiliente ed efficace. Quanto individuato dal rapporto Cyber Index PMI è un punto di partenza strategico per la crescita delle PMI italiane. E noi come azienda di assicurazioni siamo pronti a fare la nostra parte offrendo tutti gli strumenti necessari a sostegno delle imprese”.

    Di fronte a questi dati, è necessario assumere un “approccio strategico” alla cybersecurity. Si tratta di comprendere e valutare i rischi, implementare soluzioni di sicurezza adatte, formare il personale e, soprattutto, adottare una mentalità di sicurezza proattiva. Non basta semplicemente installare un software antivirus o avere una password complessa; la cybersicurezza riguarda la creazione di una cultura aziendale in cui la protezione dei dati e delle risorse digitali è prioritaria.

    L’iniziativa “Cyber Index PMI”, promossa da Confindustria e Generali, è un passo nella giusta direzione. Il contributo degli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano aggiunge un valore scientifico alla ricerca, garantendo che i risultati siano accurati e pertinenti. La presenza dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale sottolinea ulteriormente l’importanza e l’urgenza del tema.

    La presentazione del “Rapporto Cyber Index PMI” a Roma non è stata solo l’annuncio di un nuovo rapporto. Ma, in un certo senso, si è trattato di un appello all’azione, un invito alle PMI italiane a prendere sul serio le minacce cyber, ad investire nella formazione e nella protezione, e a navigare con sicurezza nel vasto oceano del digitale, ricco di sfide e di opportunità.

    L’importanza della cybersicurezza per le PMI

    Le PMI rappresentano la colonna vertebrale dell’economia italiana, contribuendo significativamente alla produzione, all’occupazione e all’innovazione. Spesso, la loro dimensione ridotta e le risorse limitate possono rendere queste aziende particolarmente vulnerabili agli attacchi informatici.

    A differenza delle grandi aziende, le PMI potrebbero non avere un team dedicato alla sicurezza informatica o le risorse finanziarie per investire in soluzioni di sicurezza avanzate. Questa vulnerabilità viene spesso sfruttata dai cybercriminali, rendendo le PMI un bersaglio attraente.

    Rischi associati alla mancanza di cybersicurezza

    La mancanza di misure di sicurezza adeguate può esporre le PMI a una serie di rischi. Questi includono, tra gli altri:

    1. Furto di dati: Le informazioni aziendali, come i dati dei clienti o le informazioni finanziarie, possono cadere nelle mani sbagliate, portando a gravi conseguenze finanziarie e di reputazione.
    2. Ransomware: Questo tipo di malware crittografa i dati dell’azienda, rendendoli inaccessibili fino al pagamento di un riscatto.
    3. Interruzione delle operazioni: Un attacco informatico può paralizzare le operazioni aziendali, causando perdite economiche e danneggiando la reputazione.
    4. Violazione normativa: Le aziende potrebbero essere soggette a pesanti sanzioni se non proteggono adeguatamente i dati personali, come previsto dal GDPR e da altre normative.

    La necessità di sensibilizzazione

    La sensibilizzazione è il primo passo fondamentale verso la creazione di un ambiente digitale sicuro. Le PMI devono essere consapevoli non solo dei rischi, ma anche delle misure preventive che possono adottare. La formazione dei dipendenti, l’adozione di protocolli di sicurezza standard e la collaborazione con esperti del settore sono tutte strategie essenziali. L’obiettivo non dovrebbe essere solo quello di prevenire gli attacchi, ma anche di essere preparati a rispondere efficacemente nel caso in cui si verifichino.

    cyberindexpmi cybersecurity pmi franzrusso.it

    Un’azienda che non è preparata a gestire gli attacchi informatici può subire danni irreparabili. Perdite finanziarie, danni alla reputazione, e possibili azioni legali sono solo alcune delle conseguenze potenziali di un attacco informatico riuscito. La sensibilizzazione e la formazione, elementi più volte sottolineati dal rapporto Cyber Index PMI, rappresentano strumenti essenziali per prevenire queste situazioni e garantire che le PMI possano prosperare nell’era digitale.

    Come sappiamo, il processo di sensibilizzazione non è un’attività una tantum. Con il continuo evolversi del paesaggio delle minacce informatiche, le aziende devono aggiornarsi costantemente sulle ultime tendenze e metodi di attacco. Partecipare a workshop, seminari e corsi di formazione, può aiutare le PMI a rimanere un passo avanti rispetto ai cybercriminali.

    Concludendo, il “Cyber Index PMI” ha rivelato l’urgente necessità per le PMI italiane di elevare il loro livello di consapevolezza e preparazione in materia di cybersicurezza. La strada verso un futuro digitale sicuro per le PMI passa attraverso la formazione, l’investimento in soluzioni di sicurezza e la creazione di una cultura aziendale centrata sulla sicurezza.

    Il rapporto Cyber Index PMI 2023 è disponibile per essere consultato e scaricato.

  • Le PMI italiane usano Instagram ma poco Influencer Marketing

    Le PMI italiane usano Instagram ma poco Influencer Marketing

    Da uno studio di Kantar per l’Osservatorio Piccole Imprese di GoDaddy emerge che le PMI italiane usano molto Instagram, anche se Facebook resta sempre il più usato. E solo il 7% fa uso di Influencer Marketing.

    Un interessante studio condotto da Kantar dell’Osservatorio Piccole Imprese di GoDaddy ci offre uno spaccato interessante riguardo le PMI italiane, rispetto all’uso del web e dei social media. Lo studio ha preso in esame 5.100 piccole e medie imprese europee (Italia, Germania, Francia e Spagna), ma ci concentreremo sui risultati che riguardano le aziende italiane, con qualche raffronto.

    La pandemia da Coronavirus ha dato, come abbiamo più volte sottolineato anche qui sul nostro blog, una forte accelerazione nell’utilizzo del digitale e nell’adozione di strumenti digitali per fare business. Un fenomeno che non ha certamente escluso le PMI, il vero cuore pulsante dell’economia italiana. E vediamo quali sono i risultati salienti dello studio.

    PMI italiane Instagram poco Influencer Marketing franzrusso.it

    Il 62% delle PMI possiede un sito web, di queste il 71% svolge attività di marketing e promozione attraverso il proprio sito o i propri canali social media. E poi, il 95% delle PMI che hanno un sito web afferma che è uno strumento importante per incrementare la propria visibilità nei confronti del mercato. Da notare che tra le PMI che non hanno ancora un sito web, nel 2021, il 15% lamenta costi di gestione elevati.

    PMI e Social Media, cresce l’utilizzo di Instagram

    In relazione agli strumenti social più usati, Facebook resta la piattaforma preferita nell’86% dei casi, anche se cresce l’uso di Instagram, preferito per il 58% dei casi. Pensate che le PMI fanno registrare un utilizzo maggiore dell’app di Facebook, rispetto alle piccole e medie imprese francesi (43%) e tedesche (50%).

    Il 36% delle PMI italiane usa LinkedIn per attività di promozione e visibilità, mentre solo il 18% usa Twitter per attività marketing, contro il 31% delle piccole e medie imprese spagnole.

    PMI Social Media grafico 2021

    PMI e Social Media, WhatsApp per le PMI di piccole dimensioni

    Dallo studio non poteva mancare WhatsApp. Il 54% delle PMI lo ha infatti utilizzato come canale preferenziale per rimanere in contatto con i propri clienti, alla pari con la Spagna, contro il 36% delle imprese tedesche e solo il 14% di quelle francesi. WhatsApp si è mostrato strumento utile per permettere un contatto diretto e continuo con la clientela,  soprattutto per le imprese di piccole dimensioni (da 1 a 9 dipendenti), come piccoli ristoranti, negozi al dettaglio, artigiani e aziende ortofrutticole a conduzione familiare.

    Ma come usano il Digitale e gli strumenti digitai le PMI, con quale strategia? Dai dati emersi dallo studio si nota che le PMI preferiscono gli strumenti digitali per il marketing (48%) rispetto al 40% delle piccole e medie imprese che preferiscono canali offline (40%). Il 27% delle PMI preferisce invece un utilizzo ibrido tra canali digitali e canali tradizionali.

    PMI e Social Media, solo il 7% usa Influencer Marketing

    Il 33% delle PMI usa il digitale per fare advertising, il 12% per la promozione dei video o banner pubblicitari. Ma sono ancora poche le PMI che usano il digitale e i social media in particolare per fare nuove operazioni di marketing. In questa ottica, si rileva infatti che solo il 7% di esse mette in atto azioni di Influencer Marketing e solo il 2% adotta i podcast.

    Infine, il 24% delle PMI utilizza strumenti di automazione per promuovere i propri prodotti, rispetto al 16% di Francia e Germania. Di queste, il 53% utilizza strumenti di email marketing per rimanere in contatto con i propri clienti e inviare loro offerte e promozioni.

    Il quadro, come dicevamo in apertura di questo post, dedicato ai risultati del sondaggio condotto da Kantar per GoDaddy, risulta interessante. Ci sono buoni presupposti per ottimizzare l’aumento dell’uso degli strumenti social media e farli diventare strumenti di marketing e comunicazione a tutti gli effetti. Anche se c’è da lavorare ancora molto dal lato delle strategie da mettere in campo.

  • Accenture Tech Vision 2019, l’era Post-Digitale è ora

    Accenture Tech Vision 2019, l’era Post-Digitale è ora

    Accenture Tech Vision 2019 è il report annuale di Accenture che individua i principali trend tecnologici che ridefiniranno il business nell’arco dei prossimi tre anni. Dalla Blockchain per il Supply Chain, alla sicurezza, alla virtual reality, tutte tecnologie che caratterizzano l’era del Post Digitale, quello dell’iper-personalizzazione dei servizi.

    Accenture, all’interno dell’ACIN, Accenture Customer Innovation Network, spazio ipertecnologico nel cuore della Milano che fa innovazione, ha presentato Accenture Tech Vision 2019 è il report annuale di Accenture che individua i principali trend tecnologici che ridefiniranno il business nell’arco dei prossimi tre anni.

    Si tratta di tecnologie già applicabili, quindi in grado di essere applicate da subito, che hanno una stretta corrispondenza con quello che è il claim del report, ossia “The Post-Digital Era is Upon Us — Are You Ready for What’s Next?“. Siamo nell’era del Post-Digitale, quello caratterizzato da una forte personalizzazione dei servizi. Le aziende, quindi, si trovano di fronte ad una svolta e ad una grande occasione.

    Le tecnologie digitali permettono di comprendere i clienti in maniera più approfondita, di utilizzare più canali per raggiungere i consumatori e di espandere gli ecosistemi con nuovi potenziali partner.

    Tuttavia, il digitale non è più un elemento distintivo, rappresenta oggi il punto di ingresso per entrare in gioco.

    accenture tech vision 2019

    Quasi quattro su cinque (79%) degli oltre 6.600 manager di business e IT intervistati da Accenture in tutto il mondo per redigere il report ritengono, infatti, che le tecnologie digitali, in particolare social, mobile, analytics e cloud, non siano più confinate in silos, ma abbiano superato il loro perimetro iniziale per diventare parte integrante del cuore tecnologico delle aziende.

    La Technology Vision identifica cinque trend tecnologici emergenti a cui le aziende che vogliono rimanere competitive dovranno fare riferimento:

    Trend 1 – DARQ Power: comprendere il DNA delle tecnologie DARQ

    • Ogni singola tecnologia DARQ sarà efficace di per sé nel consentire alle aziende di differenziare i propri prodotti e servizi. Ma la loro applicazione congiunta può amplificare di gran lunga il loro effetto e dare vita a nuove prospettive e opportunità.
    • Tecnologie che come queste si affermano in breve tempo, possono innescare una grande trasformazione e ridisegnare interi settori. Le tecnologie DARQ saranno le prossime ad attivare un simile processo, sulla scia di quanto accaduto con le tecnologie SMAC: social, mobile, analytics, e cloud.
    • Con il progressivo raggiungimento della maturità delle tecnologie DARQ, le aziende saranno in grado di potenziare le proprie competenze al fine di creare esperienze intelligenti, altamente personalizzate e in tempo reale, che plasmeranno la vita e il lavoro delle persone e il modo di fare business.
    • E’ importante che le aziende esplorino il potenziale di queste tecnologie, sperimentando l’effetto delle loro combinazioni e avviando progetti pilota rilevanti ed efficaci.

    Dati

    • L’89% degli intervistati sta già sperimentando una o più tecnologie DARQ.
    • Alla richiesta di indicare quale tecnologia DARQ avrà il maggiore impatto sulla loro organizzazione nei prossimi tre anni, la maggior parte (41%) ha indicato l’Intelligenza Artificiale (IA). Distributed ledger / blockchain, quantum computing ed extended reality sono state menzionate da meno di un partecipante su cinque (rispettivamente 19%, 19% e 18%).
    • Il 42% degli intervistati ha dichiarato che l’IA è già stata integrata in almeno una business unit, compreso un 18% che ha confermato l’adozione in più business unit.
    • Il 38% degli intervistati ha dichiarato che il distributed ledger / blockchain è già stato integrato in almeno una business unit, compreso un 15% che ha confermato l’adozione in più business unit. 

    Caso concreto:

    Distributed ledgers, Artificial Intelligence, Extended Reality e Quantum Computing sono i nomi delle tecnologie che faranno da catalizzatore per il cambiamento. Il caso concreto mostrato alla presentazione, ha dimostrato  come con una piattaforma blockchain sia possibile far comunicare tutti gli attori all’interno della value chain garantendo un livello di sicurezza e trasparenza delle informazioni.

    È inoltre possibile tenere traccia dei dati relativi alle merci trasportate grazie a sensori intelligenti che in real-time scrivono i dati rilevati su nodi della blockchain. Grazie agli smart-contracts la fatturazione viene automatizzata garantendo e certificando la qualità del servizio erogato.

    Trend 2 – Get to Know Me: identificare l’unicità dei consumatori e cogliere nuove opportunità

    • Con l’avvento dell’era digitale stiamo assistendo al superamento del concetto di prodotto personalizzato a favore di quello di esperienza individualizzata, ottenuta creando con i clienti relazioni uno-a-uno basate su esperienze in cui la tecnologia svolge un ruolo fondamentale.
    • Le “impronte” lasciate dall’identità tecnologica dei clienti stanno creando una base “viva” di conoscenza per le imprese. Le aziende dovranno saper integrare prodotti e servizi nelle scelte tecnologiche degli individui, cogliendo spunti non solo dal tipo di tecnologia che una persona adotta, ma anche da come questa viene utilizzata.
    • Le aziende devono tenere conto del fatto che ci sono momenti in cui i consumatori vogliono più tecnologia nella loro vita e altri in cui non ne vogliono affatto, e che c’è una linea che divide la tecnologia “utile” dalla tecnologia “invasiva”, un limite che varia da persona a persona. Esse devono svolgere un ruolo di bilanciamento tra i bisogni del cliente e le proprie opportunità.
    • Nell’era “post-digitale” coloro che riusciranno a cogliere le identità tecnologiche dei consumatori avranno la visione giusta per instaurare con loro relazioni ricche, continuative e basate sull’esperienza.
    • Tuttavia, queste opportunità richiedono una maggiore responsabilità e una comprensione delle informazioni profonda e continua, elementi indispensabili per mantenere alto il livello di fiducia nelle interazioni con il consumatore.

    Dati

    • L’83% degli intervistati ritiene che i dati demografici digitali offrano alla loro organizzazione un nuovo modo di individuare le opportunità di mercato in risposta ai bisogni non soddisfatti dei clienti.
    • Il 73% degli intervistati ritiene che i dati demografici digitali stiano diventando uno strumento sempre più potente per comprendere i propri clienti, mentre il 75% ritiene che questi dati stiano estendendo significativamente o comunque ampiamente le modalità con cui cui poter offrire i propri prodotti e servizi.
    • L’83% degli intervistati ritiene che comprendere i comportamenti dei consumatori nei confronti della tecnologia sarà essenziale per incrementare la fedeltà dei propri clienti.
    • Il 52% degli intervistati si aspetta che la quantità di dati demografici digitali da loro gestiti cresca significativamente nei prossimi due anni, mentre il 26% si aspetta che cresca in modo esponenziale.

    Caso concreto:

    Le identità tecnologiche fanno da guida a nuove offerte di business. La demo mostra sistemi di riconoscimento della clientela che sfruttano l’image recognition e con i quali è possibile per i brand associare attributi unici per i singoli consumatori, anche senza la necessità di raccogliere dati anagrafici.

    Utilizzando questa tecnologia è possibile arrivare a individuare la tipologia di outfit indossato e fornire all’utente un identificativo per associarlo a un cluster di consumatori. Con il supporto di una intelligenza artificiale si potranno ricevere informazioni su un prodotto in linea con il proprio stile.

    Trend 3 – Human+ Worker: trasformare l’ambiente di lavoro e valorizzare le persone

    • I dipendenti stanno utilizzando la tecnologia per accrescere le proprie competenze ed esperienze. La forza lavoro sta diventando human+, con una nuova serie di capacità costantemente in crescita e rese possibili dall’innovazione tecnologica.
    • Se da una parte però la forza lavoro si evolve rapidamente in questo senso, molte aziende restano ancorate a modelli del passato, creando un divario tra i propri dipendenti e il proprio modello organizzativo: le strategie per la ricerca di talenti risultano ad esempio spesso obsolete rispetto alle competenze dello human+ worker e gli investimenti in formazione e reskilling sono in genere molto al di sotto delle necessità, soprattutto quando i lavoratori cambiano ruolo o azienda.
    • Per essere leader nell’era human+, le aziende devono investire nella propria forza lavoro con strategie di formazione e di riqualificazione che preparino i dipendenti a ruoli in mutamento. Invece di limitare il potere della propria forza lavoro alle competenze necessarie per l’oggi, le aziende devono investire in piattaforme e strategie di formazione che preparino al meglio i lavoratori (e la società) per il domani, utilizzando anche tecnologie innovative come AI, realtà aumentata (XR) e analisi del sentiment.

    Dati

    • Il 71% degli intervistati ritiene che i propri dipendenti siano più maturi dal punto di vista digitale rispetto alla loro organizzazione e che gli stessi si trovino quindi costretti ad aspettare che l’azienda si metta al passo.
    • Il 78% degli intervistati ritiene che la crescente velocità di spostamento della forza lavoro tra vari ruoli e aziende abbia causato un maggior bisogno di riqualificazione all’interno delle organizzazioni.
    • Solo il 9% degli intervistati ha dichiarato che, negli ultimi tre anni e grazie all’utilizzo della tecnologia, oltre il 60% della propria forza lavoro ha già assunto nuovi ruoli che richiedono una riqualificazione sostanziale. Ben il 43% ha dichiarato invece che oltre il 60% della propria forza lavoro assumerà ruoli di questo tipo nei prossimi tre anni.

    Caso concreto

    I dipendenti stanno utilizzando la tecnologia per accrescere le proprie competenze ed esperienze. La forza lavoro sta diventando “human+”, con una nuova serie di capacità costantemente in crescita e rese possibili dall’innovazione tecnologica. Abbiamo chiamato questo concetto “Human+ Worker”. La demo mostra come durante la creazione del nuovo concept store di Autogrill, “Smart”, sia stato possibile sfruttare la virtual reality al fine di diminuire drasticamente i tempi di servizio e di ottenere feedback ancora prima che il negozio fosse realizzato fisicamente. E’ stato creato il così detto “Digital Twin”, una copia fedelissima dello store realizzata in digitale, ma navigabile, che ha permesso di testare il layout dello store e analizzare i dati di flusso e movimento di un panel di consumatori.

    Trend 4 – Secure Us to Secure Me: le imprese non sono vittime, ma vettori

    • L’attuale dipendenza delle attività di business dagli ecosistemi amplifica in modo esponenziale l’impatto degli attacchi informatici: gli eventi che paralizzano un’impresa possono crescere rapidamente minacciando non solo l’azienda stessa, ma l’intero ecosistema.
    • Mentre la maggior parte delle aziende considera la sicurezza informatica come una questione strettamente individuale, da risolvere nel perimetro della propria operatività interna, gli autori degli attacchi guardano all’intero meccanismo e vedono gli ecosistemi come una superficie di attacco in continua espansione. Ecco perché, in un mondo di ecosistemi, sicurezza non significa più proteggere l’organizzazione, ma proteggere tutti.
    • Le aziende devono modificare il loro approccio alla sicurezza, ampliando l’orizzonte delle proprie valutazioni del rischio e tenendo conto di un panorama di minacce molto più ampio. Devono considerare la sicurezza una componente fondamentale nella costruzione delle partnership, riconoscendo che, così come collaborano per fornire i migliori prodotti, servizi ed esperienze, allo stesso modo devono collaborare per garantire la sicurezza del proprio ecosistema.
    • In questo contesto è necessario diffondere la titolarità e la responsabilità della sicurezza in tutte le strutture aziendali, garantendo ai team interni l’agilità necessaria per mantenere alti i livelli di protezione.
    • Le aziende dovranno inoltre lavorare a più stretto contatto con autorità e istituzioni, soggetti con una preziosa visione trasversale dei vari settori e sempre più spesso bersaglio della criminalità informatica.
    • Le aziende che sapranno gestire al meglio il tema della sicurezza si distingueranno in termini di reputazione e diventeranno interlocutori più affidabili e interessanti per consumatori, istituzioni e partner.

    Dati

    • L’87% degli intervistati ritiene che, per essere veramente resilienti, le aziende devono riconsiderare il loro approccio alla sicurezza in modo da difendere non solo loro stesse, ma i propri ecosistemi.
    • L’81% degli intervistati afferma che la sicurezza rappresenta un fattore di differenziazione e un vantaggio competitivo per la propria organizzazione.
    • Solo il 29% degli intervistati si è dichiarato certo che i propri partner di ecosistema si impegnino diligentemente a essere conformi e resilienti in materia di sicurezza.

    Caso concreto:

    L’attuale dipendenza delle attività di business dagli ecosistemi amplifica in modo esponenziale l’impatto degli attacchi informatici. Questo richiede alle aziende di ampliare l’orizzonte delle proprie valutazioni del rischio, tenendo conto di un panorama di minacce molto più ampio. Nella demo viene mostrata una simulazione di un attacco informatico a una infrastruttura energetica. Un hacker riuscirà a colpire l’azienda target utilizzando tecniche di phishing e sfruttando le vulnerabilità della rete aziendale e gli anelli deboli dell’ecosistema in cui l’azienda opera.

    Trend 5 – MyMarkets: soddisfare le esigenze dei consumatori in tempo reale

    • Se per un’azienda l’adozione di nuove tecnologie non è più sufficiente per differenziarsi, ciò rappresenta comunque un punto di partenza per la prossima grande opportunità: catturare momenti.
    • Man mano che la tecnologia offre maggiore possibilità di personalizzazione creando una molteplicità di realtà e momenti, le aziende devono imparare a considerare ogni momento come un singolo mercato, un mercato momentaneo, e a cogliere le opportunità che ne derivano.
    • La combinazione di capacità analitiche sempre più efficaci e sofisticate tecnologie back-end in grado di orientare le decisioni aziendali, rende ogni momento un’occasione per fornire un nuovo prodotto o servizio, concepito non solo per un cliente specifico, ma per le sue necessità in un momento specifico.
    • Prima di poter rispondere alle esigenze di un dato momento, le aziende devono sapere che quell’opportunità esiste. Ciò significa identificare le esigenze del cliente prima dei competitor e, potenzialmente, prima dei clienti stessi.
    • Il nuovo mondo dei momentary market si fonda sul mercato dell’Internet of Things (IoT), per il quale si prevedono 31 miliardi di dispositivi collegati a livello globale entro il 2020. Ogni dispositivo è un nuovo canale, una nuova fonte di dati, nonché un nuovo modo di identificare, raggiungere e offrire soluzioni a questi mercati.
    • Gestire i momentary market diventerà sia un’arte che una scienza. Fornire soluzioni per ogni momento è impraticabile e superfluo, l’arte sta nello scegliere le opportunità giuste per essere sia efficaci che bene accolti dai consumatori, creando prodotti e servizi personalizzati e on-demand.

    Dati

    • L’85% degli intervistati ritiene che le nuove esigenze dei consumatori stiano spingendo le aziende ad offrire prodotti e servizi sempre più personalizzati e on-demand. Secondo gli stessi intervistati, inoltre, l’integrazione tra personalizzazione e disponibilità del prodotto e servizio in tempo reale rappresenterà un nuovo grande vantaggio competitivo.
    • Sempre gli stessi intervistati hanno dichiarato che serviranno mediamente 3,5 anni affinché le loro strutture siano in grado di fornire prodotti e servizi personalizzati on-demand in tempo reale.
    • Il 62% degli intervistati ritiene che il 5G avrà un impatto significativo sul loro settore entro i prossimi tre anni.

    Caso concreto:

    La tecnologia sta creando un mondo fortemente personalizzato e ricco di esperienze on-demand. Le aziende devono trovare un modo per sfruttare queste nuove opportunità. La demo mostra come dando la possibilità al consumatore di effettuare un test drive, e applicando al veicolo sensoristica connessa e intelligenza artificiale, vengono tracciati il suo stile di guida e le sue preferenze inconsce per poi essere applicate all’esperienza di configurazione. Questo permetterà di avere un prodotto configurato e personalizzato a seconda dei singoli fruitori e delle loro esigenze.

    fabio benasso ceo accenture italia
    Fabio Benasso, CEO e presidente di Accenture Italia

    Accenture Tech Visione 2019 individua trend, supportati da dati interessanti, che spiegano del perchè le aziende oggi siano ad una svolta. “Ci troviamo ora a un punto di svolta: le nuove tecnologie permettono di comprendere i propri clienti in maniera più approfondita, di utilizzare più canali per raggiungerli, di espandere gli ecosistemi con nuovi partner. In questo contesto, valori come fiducia, responsabilità e sicurezza diventano fattori critici di successo. Le aziende devono sì concentrarsi sull’adozione di nuove tecnologie, ma operando in modo etico e responsabile, con una particolare attenzione alla forza lavoro che va preparata al cambiamento”, dichiara Fabio Benasso, Presidente e Amministratore Delegato di Accenture Italia.

    Nel nostro paese l’innovazione può e deve accelerare, guidata in prima battuta dai grandi player, che hanno capacità di scala  e finanziaria. Le PMI possono cogliere le opportunità di crescita, a patto che siano in grado di mettere a sistema alcune capabilities facendo leva su piattaforme comuni, che permettano di innovare e, allo stesso tempo, liberare risorse da investire nello sviluppo della propria eccellenza”.

    Accenture Tech Vision 2019 Infografica

  • eBay oggi è una piattaforma che aiuta le PMI italiane ad esportare

    eBay oggi è una piattaforma che aiuta le PMI italiane ad esportare

    I numeri del primo Barometro Export di eBay parlano chiaro. In cinque anni, tra il 2013 e il 2017 le PMI italiane hanno fatto registrare una crescita del 48% per quanto riguarda l’export. Inoltre, i venditori italiani sono cresciuti, nello stesso periodo, del 52%.

    eBay, azienda leader dl commercio online con più di 170 milioni di acquirenti in tutto il mondo e oltre 35 mila venditori italiani, ha presentato ieri a Milano i dati del primo Barometro Export. Una panoramica, riferita a cinque anni, tra il 2013 e il 2017, che ci offre dei dati davvero interessanti rispetto alle PMI che riescono a cogliere l’opportunità del commercio online per esportare i propri prodotti oltre confini. Dai dati si evince che 7 venditori su 10 esportano all’estero, vale a dire il 70%. eBay si pone quindi una piattaforma valida per le piccole e medie aziende italiane che vogliono crescere alla conquista di nuovi mercati. L’export delle piccole e medie aziende italiane è cresciuto del 48% facendo registrare un volume d’affari pari a 13 milioni di euro. Inoltre, i venditori italiani sono cresciuti, nello stesso periodo del 52%.

    ebay logo

    C’è un dato che va messo in evidenza e che va interpretato, come ricordato da Sara Cendaroni, head of trading eBay Italia, e cioè che la penetrazione dell’e-commerce tra le PMI italiane è del 5,7%. Un dato che non è altissimo, “ma che fa comunque ben sperare per le occasioni che le piccole e medie aziende possono cogliere”, ha affermato

    Il primo Barometro Export di eBay ci dice che i venditori italiani hanno esportato di più, negli ultimi cinque anni, in paesi come Germania (+40%), Francia (+38%), Uk (+92%) e Spagna (33%), ossia i principali mercati europei. Ma le esportazioni attraverso il commercio online hanno anche raggiunto gli Usa dove le esportazioni sono cresciute in 5 anni del 77%.

    primo barometro export ebay

    Le categorie merceologiche che hanno trainato l’export in questi cinque anni sono Casa e Bricolage, Tecnologia, Abbigliamento e Accessori, Collezionismo e Ricambi Auto e Moto, una categoria, quest’ultima, che dal 2015 guida stabilmente la classifica dei prodotti più esportati su eBay.

    Questi invece i prodotti che negli ultimi cinque anni sono risultati tra i più venduti:

    • nel 2013 le sneakers,
    • nel 2014 le capsule del caffè,
    • nel 2015 le console per videogiochi,
    • nel 2016 le pistole spara vernice per auto,
    • nel 2017 gli smartphone.
    sara cendaroni ebay italia
    Sara Cendaroni, Head of trading di eBay in Italia

    Guardando a quelli che sono stati i periodi in cui si è venduto di più Sara Cedroni sottolinea come questo dato riflette il cambiamento delle abitudini d’acquisto dei consumatori. E’ sufficiente notare che per il 2017 il mese in cui si è venduto di più è stato novembre: “Questo grazie all’effetto black friday, che si è fatto sentire. Il 24 novembre è stato il giorno che ha fatto registrare volumi più alti. Nei due anni precedenti invece sono stati marzo e maggio per la parte garden e bricolage”, ha dichiarato ancora Sara Cedroni.

    Barometro Export regioni eBay

    Interessante è anche vedere, dal Barometro Export di eBay, il dato che riguarda le regioni italiane che hanno esportato di più tra il 2013 e il 2017. Le prime cinque regioni fanno registrare +54,7% in termini di esportazioni, e sono:

    1. Campania: con 2,4 milioni di articoli venduti
    2. Lombardia: con 1,7 milioni di articoli venduti
    3. Emilia Romagna: con 1,2 milioni di articoli venduti
    4. Lazio: con 1,1 milioni di articoli venduti
    5. Puglia: new entry del 2017.

    Come vedete, si tratta di regioni nel nord, del centro e del sud con una grande storia commerciale alle spalle. Ottima la performance delle regioni del sud.

    Dalla presentazione dei dati del primo Barometro Export di eBay emerge la grande crescita dell’e-commerce che è raddoppiato negli ultimi 4 anni. Tra i grandi mercati ovviamente ai vertici ci sono Cina, con un volume d’affari 682 miliardi di dollari, e Usa, con 438 miliardi di dollari. Al vertice tra i paesi europei troviamo il Regno Unito, con 196,3 miliardi di dollari, seguito dalla Francia (95,4 miliardi $) e dalla Germania (87 miliardi $). L’Italia è ancora indietro, con 28,3 miliardi di dollari, ma, come già ricordato, i numeri del primo Barometro Export di eBay fanno ben sperare che il mercato del commercio online possa crescere a livelli più alti anche da noi.

  • Facebook aprirà 3 centri di formazione in Europa entro il 2018, uno anche in Italia

    Facebook aprirà 3 centri di formazione in Europa entro il 2018, uno anche in Italia

    Facebook ha annunciato oggi l’apertura di 3 centri di formazione in Europa entro il 2018 e uno di essi è previsto anche in Italia. Obiettivo è quello di formare 1 milione di persone, anche aziende e professionisti, entro i prossimi due anni. Gli altri due centri saranno aperti in Spagna e in Polonia.

    Facebook punta sull’Europa e lancia un progetto di formazione che prevede la creazione di 3 centri di formazione, “community skills hubs”, di cui uno è previsto anche in Italia. Gli altri due centri sorgeranno in Spagna e in Polonia. Obiettivo è quello di formare 1 milione di persone, anche aziende e professionisti, per arricchire le loro competenze digitali e per offrire strumenti di sicurezza online. I 3 centri saranno gestiti in collaborazione con le organizzazioni locali e si ispireranno al “Facebook’s Digitales Lernzentrum” di Berlin, inaugurato lo scorso anno in collaborazione con la “ReDI School of Digital Integration”.

    Nei prossimi due anni Facebook sarà partner di Freeformers per offrire formazione a 300 mila persone in tutta in Gran Bretagna, Francia, Germania, Polonia, Italia e Spagna, per 75 mila di queste la formazione sarà online mentre per i restanti si programmerà un percorso di formazione su misura per ognuno. Il programma prevede anche lo sviluppo di percorsi di formazione personale per 100 mila PMI entro il 2020 e una percorso di formazione online per altre 250 mila imprese.

    facebook centri formazione europa italia

    Facebook prevede anche percorso formativo per 15 mila donne, per incoraggiare progetti imprenditoriali, in Francia, sulla scia dei progetti analoghi avviati in Regno Unito e in Italia; il progetto si espanderà poi in Irlanda, Spagna e Svezia entro la fine di quest’anno.

    Il progetto di investimento in Europa non finisce qui. Infatti Facebook, sempre oggi, ha annunciato un piano di investimenti di 10 milioni di euro per incrementare i processi di innovazione attraverso l’Intelligenza Artificiale in Francia. Il team di ingegneri sarà raddoppiato, passando da 30 a 60.

    Vogliamo assolutamente far sapere che stiamo investendo a livello locale, stiamo investendo in tecnologia e stiamo investendo sulle persone“, ha dichiarato Sheryl Sandberg, direttore operativo di Facebook a Bruxelles, dove oggi sono state annunciate le iniziative per l’Europa.

    Facebook fa sapere che dal 2011 ha investito 1 miliardo di dollari per sostenere per piccole e medie imprese in tutto il mondo. Con il programma “Boost your business” sono state formate centinaia di migliaia di imprese in tutto il mondo e oltre 1 milione di imprese hanno utilizzato l’hub gratuito, Blueprint. Inoltre, ad oggi, sono [highlight color=”yellow”]70 milioni le aziende che hanno una pagina Facebook[/highlight].

    Il 35% delle aziende intervistate in Francia, Germania, Italia, Polonia, Spagna e Regno Unito dichiara di aver costruito il proprio business su Facebook; il 49% dichiara di aver assunto più personale grazie alla crescita derivata dalla presenza su Facebook; il 57% dichiara di aver incrementato le vendite e il 60% dichiara di aver venduto i propri prodotti in altri paesi e città. Inoltre, il 67% delle PMI intervistate dichiara che le competenze digitale e social media sono molto importanti.

    Queste sono le iniziative che ha presentato Facebook oggi per l’Europa, un vasto e lodevole progetto che permetterà di attirare l’attenzione delle istituzioni europee, piuttosto impegnate ad indagare su violazione della privacy, sui contenuti di odio e sulle situazioni fiscali del colosso di Menlo Park.

  • #SEweek16 Gli eventi italiani della Startup Europe Week 2016

    #SEweek16 Gli eventi italiani della Startup Europe Week 2016

    Una settimana, più di 40 paesi, oltre 200 città. È la Startup Europe Week, un’iniziativa di Startup Europe e del Comitato Europeo delle Regioni per promuovere l’imprenditorialità, che si terrà in tutta Europa dal 1 al 5 febbraio 2016.

    Siamo abituati ad eventi per startup che seguono format propri della Silicon Valley ma l’Europa ha una cultura, una storia e politiche economiche diverse e richiede quindi un diverso approccio nella promozione dell’imprenditorialità. La diversità delle Regioni Europee è una ricchezza che i promotori della Startup Europe Week vogliono valorizzare, nella convinzione che un ecosistema europeo possa maturare grazie al consolidamento degli ecosistemi locali.

    SEweekThunderclap

    Il duplice obiettivo dell’iniziativa è quello di portare a conoscenza i potenziali imprenditori di tutte le attività, gli strumenti e i finanziamenti a disposizione della creazione d’impresa, sia a livello locale sia comunitario; al tempo stesso, grazie agli oltre 200 eventi organizzati nelle varie regioni, si potrà avere un quadro più dettagliato e realistico delle opportunità e degli strumenti che i vari territori d’Europa possono offrire.

    Tantissimi gli eventi in tutta Italia. Sono in programma iniziative in quasi tutte le regioni italiane, in Piemonte, Lombardia, Trentino-Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, Veneto, Toscana, Umbria, Abruzzo, Basilicata e Calabria. In alcune regioni ci saranno eventi in più giorni della settimana come nel Lazio, dove l’evento di lancio si terrà lunedì a Roma presso la sede di Lazio Innova, per proseguire nei giorni successivi con eventi nelle altre province della regione. In Sardegna l’evento di apertura si terrà mercoledì a Cagliari presso l’Open Campus di Tiscali per poi proseguire sia nel capoluogo che a Nuoro e Assemini. Campania, Sicilia, Puglia ed Emilia Romagna sono le altre regioni con eventi in più giorni della settimana.

    Per individuare l’evento più vicino a voi potete utilizzare questa mappa interattiva o consultare il sito ufficiale dell’iniziativa Startup Europe Week.

    [iframe src=”https://a.tiles.mapbox.com/v4/sew.cigtfcpyv00djv8lxe80ad9n3.html?access_token=pk.eyJ1Ijoic2V3IiwiYSI6ImNpZ3RmY3E4czAwZG52Ymt1NXUyMDN0a3MifQ.ywEmINBX7YUQPI2iR9RcrA ” width=”100%” height=”500px” frameborder=”0″]

    Per seguire gli eventi sui social, l’hashtag da utilizzare è #SEweek16 mentre l’account ufficiale dell’iniziativa su Twitter è @StartupEuW

  • Da Wind Business ecco Wind Smart Office per le PMI

    Da Wind Business ecco Wind Smart Office per le PMI

    In seguito alla recente partnership siglata con Microsoft, Wind propone all’interno della sua offerta rivolta al Business una soluzione che si adatta alle PMI. Le aziende che sceglieranno Wind Business avranno l’opportunità di accedere ad un’altra offerta: Wind Smart Office. E vediamo di cosa si tratta.

    Wind da sempre dimostra grande attenzione alle aziende italiane, proponendo sempre soluzioni in grado di permettere loro di poter portare avanti il proprio business. E siccome il tessuto imprenditoriale italiano è fatto da piccole e medie aziende, l’offerta di cui vi parliamo oggi si rivolge proprio alle PMI.

    In un’ottica di offrire soluzioni sempre più efficienti e produttive, in un’ottica di una evoluzione sempre più digitale, oggi scegliendo Wind Business si ha la possibilità di accedere ad un’altra offerta davvero interessante, frutto della recente partnership siglata di  recente con Microsoft.

    In pratica, alla campagna Wind Business è abbinata all’offerta Wind Smart Office, la nuova offerta di Wind Business basata su una soluzione di centralino virtuale in cloud, con incluse 3 utenze Microsoft Office 365. E’, come dicevamo prima, un’offerta dedicata alle PMI che si inseriscono perfettamente nel concetto di Smart Innovation nell’ambito della Smart Choice proposta da Wind Business:

    • Smart Offers: offerta chiara, semplice e completa, sempre al giusto prezzo;
    • Smart Assistance: assistenza eccellente grazie ai nuovi strumenti digitali;
    • Smart Innovation: soluzioni innovative che migliorano e semplificano il tuo lavoro.

    Una soluzione quindi che guarda alla mobilità, offrendo i migliori strumenti per poter lavorare al meglio anche quando si è in movimento, avendo la stessa efficacia di quando si lavora in ufficio. E quali sono i vantaggi che offre la soluzione Wind Smart Office?

    • poter ricevere e gestire le chiamate dirette al numero fisso dell’ufficio dal proprio smartphone;
    • avere sempre a disposizione la rubrica aziendale;
    • potere chiamare i propri clienti e fornitori dallo smartphone, ma presentandosi col numero fisso (che spesso è quello più noto);
    • abbattere i costi e ridurre le complessità gestionali rappresentate dal dover gestire hardware obsoleti come i centralini.

    E quindi, approfittando di questa nuova offerta, le aziende possono avere le funzionalità di un centralino fisico, e di conseguenza avere più numeri di interno fisso in azienda e gestire il flusso di chiamate verso questi interni, senza che sia necessario l’apparato fisico che infatti diventa un semplice software. I servizi di fonia quindi si configurano e si attivano su web e l’ufficio è sempre in tasca grazie ad un App che porta il numero fisso sullo smartphone, oltre a mettere a disposizione altre funzionalità (ad esempio l’invio di fax). Con questa offerta, Wind Business di rafforza l’offerta integrata fisso-mobile con una soluzione assolutamente.

    Insomma, Wind Smart Office e Microsoft Office 365 coniugano i vantaggi del cloud alle funzionalità innovative di telefonia tecnologicamente all’avanguardia; il tutto sempre disponibile anche dai dispositivi mobili, ossia smartphone e tablet.

    Buzzoole

  • E-commerce e PMI: c’è ancora tanta tanta strada da fare

    E-commerce e PMI: c’è ancora tanta tanta strada da fare

    Una ricerca condotta da TNS per eBay e Confcommercio ha messo in evidenza che esiste ancora una gran parte delle PMI che non crede nell’E-commerce. Ben il 92% delle piccole e medie aziende italiane non considera proprio il commercio online. L’88% ritiene poi che l’e-commerce sia poco o per nulla utile.

    Non è la prima volta che sottolineamo questo dato e cioè che esiste ancora una certa resistenza da parte delle PMI italiane, come sappiamo il cuore della nostra economia. E quello che emerge da questa nuova indagine condotta da TNS per Confcommercio e eBay, purtroppo ne è ancora una prova. Solo che stavolta i numeri sono molto più pesanti. Nel senso che, mentre in Italia il fenomeno E-commerce è in continua crescita, e quindi ci sono sempre più persone che acquistano online, dall’altro, invece, c’è un numero enorme di aziende, piccole e medie, che non crede che il commercio online possa essere un fattore di crescita per la propria azienda. E’ evidente il forte contrasto che constatiamo, come è altrettanto evidente che in questo modo di perde, senza esagerare, una grande opportunità. Ed è per questo motivo, come tra l’altro evidenziato dalla stessa ricerca di TNS, l’e-commerce in Italia ha una penetrazione del 4%, in altri paesi si parla di numeri a doppia cifra: in Francia, Germania e Inghilterra le percentuali vanno dal 12 al 16%.

    ecommerce-pmi-tns-franzrusso.it

    Qualche dato della ricerca di TNS

    L’indagine è stata condotta su un campione di 202 PMI che non fanno commercio online provenienti da tutta Italia. I settori di provenienza delle aziende sono alimentare; salute e bellezza; casa, arredamento, giardino e bricolage; auto/moto – ricambi e accessori; abbigliamento e accessori – moda; elettronica.

    Dal punto di vista della “dotazione digitale”:

    • il 95% delle aziende ha una connessione a internet (quindi neanche la totalità);
    • l’80% dei dipendenti di queste aziende ha un computer o device mobile;
    • il 52% dichiara di avere un sito internet ma non lo utilizza per vendere online.

    Detto questo, vediamo che la ricerca ha rilevato.

    Ebbene, il 92% delle aziende che hanno partecipato a questa ricerca sostiene di  non aver mai preso in considerazione di utilizzare l’e-commerce. Se siete rimasti impressionati da questa affermazioni, allora potete stare tranquilli perchè ce ne sono degli altri.

    Infatti, l’88% delle aziende intervistate ritiene l’e-commerce poco o per nulla utile. E su questa affermazione si comprende facilmente lo sconforto di quanti di voi fanno divulgazione, formazione proprio sul tema e-commerce. Ed è facile comprendere che a questo punto bisogna fare leva sul tema culturale relativo alle nostre aziende. Queste affermazioni sono figlie di una continua ritrosia verso il digitale, in generale. E’ necessario fare leva sul concetto che è in atto un cambiamento che non significa buttare via tutto quello che si è fatto o che da un giorno all’altro nulla sia più utile. Il cambiamento è un fattore determinante per la crescita di un’azienda, specie per un’azienda medio-piccola. Il cambiamento comporta un rinnovamento del proprio modo di fare business. E, come questa ricerca ci conferma, la vera paura sta proprio in questo.

    Esiste poi un 26% di aziende che teme che il il commercio elettronico possa essere rischioso per il proprio commercio tradizionale, quando invece potrebbe essere i contrario. Il 69% è poi convinto che l’e-commerce non porti a un aumento di fatturato;  72% pensa che l’e-commerce sia un canale complesso;  il 56% ritiene che necessiti di investimenti considerevoli (vero fino ad un certo punto); il 43% è convinto che l’e-commerce sia adatto solo alle grandi aziende, ma niente di più falso ovviamente; il 21%, infine, ritiene che i propri prodotti non siano adatti alla vendita online e questa percezione raggiunge il suo picco tra le aziende del settore alimentare (il 44%).

    Insomma, tra E-commerce e PMI c’è ancora tanta, ma tanta, tanta strada da fare.

    E voi che ne pensate?

    [divider]

  • Twitter e lo shopping natalizio, alcuni dati e consigli per le PMI

    Twitter e lo shopping natalizio, alcuni dati e consigli per le PMI

    twitter-shopping-natalizio

     

    Più del 50% degli utenti dichiara di essere influenzato nelle decisioni di acquisto dai contenuti visti su Twitter e il 69% ha effettuato poi un acquisto. Sono questi alcuni dati di un sondaggio che dimostrano il valore di Twitter negli acquisti. E visto il periodo dello shopping natalizio ecco alcuni consigli per le aziende, per ottimizzare al meglio questa opportunità

    Siamo ormai in pieno periodo natalizio e ci si prepara al meglio per affrontare questo periodo. Oggi vi proponiamo questi interessanti risultati, con qualche consiglio, che riguardano Twitter, la piattaforma a 140 caratteri che negli ultimi mesi sta dimostrando di voler agganciare il trend degli acquisti. Basti pensare agli esperimenti con il tasto Buy e con il recente esperimento con Twitter Offers, un’idea che sembra essere più che un semplice test. Twitter, come anche altre piattaforme del resto, sa che gli utenti stanno dimostrando di muoversi in questa direzione, cioè in quella di poter concretizzare gli interessi che si condividono acquistandoli. Una tendenza questa che vedremo concretizzarsi  meglio in tutto il 2015.

    Ebbene, è interessante sapere che oltre il 50% degli utenti afferma di essere direttamente influenzato nelle decisioni d’acquisto dai contenuti visti su Twitter. Di recente Twitter, in collaborazione con la società di ricerche Millward Brown, ha esplorato il ruolo della piattaforma all’interno del processo d’acquisto. A questo proposito è stato realizzato un sondaggio a livello europeo fra i consumatori che usano Twitter almeno una volta al mese e che sono soliti fare shopping natalizio. I risultati sono decisamente interessanti.

    Per le piccole imprese, Twitter può importante soprattutto per dare impulso alle vendite. Il sondaggio ha rilevato che il 69% degli utenti ha effettuato un acquisto perché direttamente influenzato da un contenuto visto su Twitter. Inoltre, i consumatori usano Twitter come strumento di shopping, e il trend è in crescita. Il 28% del campione dichiara di avere intenzione di usare Twitter per lo shopping natalizio di quest’anno, mentre il 78% dei consumatori afferma di voler fare acquisti presso esercizi commerciali più piccoli durante le prossime feste.

    Le persone usano Twitter per accedere a nuove informazioni su argomenti di loro interesse, e lo shopping natalizio è uno di questi. Per gli utenti Twitter la scoperta di contenuti relativi allo shopping di Natale può  avvenire in vari modi: dal vedere nella propria timeline un Tweet che cita uno specifico negozio alle conversazioni sui saldi di stagione. E gli utenti Twitter non solo scoprono queste nuove informazioni, ma, a quanto pare, ne approfittano anche. Infatti, più della metà degli utenti Twitter ha effettuato un acquisto in base a qualcosa che ha visto sulla piattaforma.

    La piattaforma da 140 caratteri, in occasione dell’imminente shopping natalizio, ha elaborato alcuni consigli da seguire, rivolti per lo più ad aziende di piccole dimensioni, le PMI. Consigli che possiamo comunque tenere a mente anche per altre strategie in generale:

    Pianificare i momenti da prevedere in anticipo: è sufficiente dare uno sguardo alle prossime festività del mese di dicembre per rendersi conto delle opportunità che si possono cogliere facendo un minimo di pianificazione, senza dimenticare le feste di fine e di inizio anno;

    Twittare contenuti interessanti: condividere contenuti interessanti è un modo per aumentare la propria base di utenti entrando in contatto con persone interessate alla vostra attività. Meglio se condividete contenuti multimediali, come i video, immagini e grafici che catturano quasi immediatamente l’attenzione degli utenti. Allo stesso modo, vale la pena di condividere contenuti esclusivi e magari provate a rispondere alle richieste e alle esigenze del vostro pubblico, Twitter da questo punto di vista funziona molto bene. Specie in un periodo come le feste natalizie.

    L’importante è Interagire: twittare significa conversare e per conversare si intende rispondere agli utenti che reagiscono ai vostri tweet. E’ senza dubbio una buona pratica quella di dare seguito all’attenzione rivolta dagli utenti ai contenuti che condividete, magari con l’aggiunta di un hashtag dedicato alla vostra campagna che vi aiuterà a distinguervi meglio;

    Curare i dettagli: i vostri utenti sono già sopraffatti da tante proposte e da tweet che propongono già tante possibilità di scelta, meglio quindi pianificare i contenuti curandone i dettagli cercando di proporre contenuti che siano davvero rilevanti per i vostri utenti/followers. Importante è che i vostri contenuti siano per loro un valore aggiunto.

    Allora che ne pensate? Anche voi siete tra gli utenti che sono interessati all’acquisto direttamente dai tweet?