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  • Per i Comunicatori italiani ok la Rete, ma è meglio il contatto personale

    Un’interessante ricerca, realizzata in occasione del Festival of Media Global, a Roma dal 6 all’8 Aprile 2014, ha evidenziato che i comunicatori italiani costruiscono le loro relazioni anche attraverso il networking, ma il contatto personale è ancora il preferito

    Il Festival of Media Global 2014, evento importante dedicato ai professionisti della comunicazione che quest’anno fa tappa a Roma dal 6 all’8 Aprile 2014, ha voluto indagare proprio per questa occasione come i “comunicatori”, ossia i professionisti della comunicazione italiani curano le loro relazioni, e in che modo, mettendoli a paragoni coi loro colleghi di Stati Uniti, Spagna, Francia, Germania e Regno Unito. Lo studio ha intervistato oltre 200 professionisti tra advertisers e professionisti di agenzie di comunicazione.

    E diciamo subito, dando una prima estrema sintesi della ricerca, che per i comunicatori italiani, ma vale lo stesso per i colleghi europei, resta e gioca un ruolo importante il contatto personale, quindi la costruzione di relazioni che parta da contatto diretto tra le persone. Mentre i colleghi statunitensi nella costruzione delle loro relazioni professionali, si ispirano più spesso ai principi della “cultura online”, quindi dando più spazio all’online networking. E questo dato si riflette anche nel rapporto che loro gestiscono anche coi clienti.

    festival-of-media-global-roma-2014

    E proprio in relazione alla caratteristica “personale”, i comunicatori italiani sostengono che il 25% delle nuove opportunità di business proviene proprio dall’attività di networking, quindi grazie alla Rete. Lo stesso dato lo si riscontra tra i loro colleghi del Regno Unito, mentre per i colleghi Usa si passa dal 10% al 25%. Per i professionisti della comunicazione francesi il networking permette loro di ottenere il 10% di nuove occasioni di business, mentre i tedeschi sostengono di ottenere dal 25% fino al 50% di nuove opportunità grazie al networking. Comunque il 36% dei professionisti, dei paesi presi in esame, sostiene di essere spinti ad usare la rete dalle loro stesse aziende.

    Altro dato interessante che emerge da questa ricerca, è che gli italiani, insieme ai colleghi spagnoli e britannici, preferiscono mantenere contatti per lo più all’interno di contesti locali, durante meeting. Ma nonostante tutto, anche nonostante il contatto diretto di gran lunga preferibile, l’online networking per i comunicatori italiani è comunque un fattore importante, al quale viene dedicato il 75% del tempo dedito alle relazioni usando gli strumenti della rete per accrescere le loro reti di contatti locali e globali. Il restante 25% è dedicato alle interazioni “face-to-face”. E in relazione a quest’ultimo aspetto, il momento migliore per gli italiani è quello del pranzo, piuttosto che la cena o un altro momento. Il momento del convivio si conferma per i professionisti della comunicazione italiani come momento importante anche per sviluppare relazioni professionali. Gli americani invece preferiscono eventi di settore oppure sviluppare relazioni davanti ad un drink.

    Lo studio ha considerato LinkedIn come piattaforma online per stringere relazioni di business e la maggior parte dei professionisti della comunicazione italiani intervistati hanno tra i 100 e i 500 contatti, mentre la maggior parte dei colleghi di Stati Uniti, Francia, Spagna e Regno Unito hanno tra i 500 e i 1.000 contatti. I colleghi tedeschi invece di dividono tra 100 e 1.000 contatti.

    I comunicatori italiani hanno dichiarato che i loro contatti professionali si sviluppano tra 2 o 3 paesi massimo, mentre i colleghi di Stati Uniti, Francia e Germania dichiarano di sviluppare contatti in oltre 10 paesi. I colleghi di Spagna e regni Unito sviluppano i loro contatti tra 4 e 10 paesi. E se gli italiani, insieme ai tedeschi, francesi e spagnoli, dichiarano che i loro contatti si sviluppano tra le 50 e le 100 aziende, gli americani e i britannici invece sostengono che i loro contatti si sviluppano in oltre 100 aziende.

    La ricerca è molto interessante che ci fornisce spunti importanti, ma anche un quadro più chiaro di come i comunicatori italiani costruiscono e mantengono le loro relazioni professionali e, soprattutto, attraverso quali piattaforme. Per quanto riguarda i professionisti italiani, si nota in maniera abbastanza evidente un approccio ancora molto offline, ma la ricerca evidenzia anche un forte impegno a stringere relazioni professionali usando gli strumenti della rete.

    Il Festival of Media Global si tiene a Roma fino all’8 Aprile. Per consultare il programma delle giornate potete farlo direttamente sul sito del festival, mentre se volete restare aggiornati e seguire le conversazioni, @FestivalofMedia e l’account del festival su Twitter e #FOMG14 l’hashtag ufficiale.

  • I Social Media sono sempre di più fonte di traffico per il retail [Ricerca]

    Una nuova ricerca di Experian Marketing Services, azienda di analisi e di ricerca sul web e social media, ha confermato che i Social Media sono una continua fonte di traffico per i siti web, anche per il settore retail. Pinterest si conferma il canale principe da questo punto di vista per i retailers, mentre Amazon.com è il sito retail più visitato dai Social Media

    Nuova ricerca da Experian Marketing Services rilasciata in questi giorni dal titolo “2014 Digital Marketer: Benchmark and Trend Report“, una ricerca corposa di 138 pagine ma che chiunque lavori sul web deve assolutamente conoscere per restare sempre aggiornato sui vari trends. E anche se fa riferimento al mercato Usa, come vedremo più avanti con i dati, questa non sminuisce il valore delle indicazioni importanti che la ricerca ci offre. Da questo corposo rapporto, quello di cui vi parliamo oggi è un aspetto che a molti sembrerà scontato, ma di fatto non lo è. I Social Media, per ritornare ancora una volta su questo aspetto, sono una voce di traffico importante per un sito web e questa interessante ricerca ce lo conferma. E sono importanti anche per i siti di vendita al dettaglio e anche per altri social network. La ricerca evidenzia che a Marzo 2014 il traffico verso i siti di retail è rappresentato dal 7,72% in rialzo rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, quando il traffico era quantifica del 6,6%.

    E’ chiaro che i motori di ricerca sono ancora la principale fonte, anche se è utile leggere questo post di Riccardo Scandellari proprio su questo tema, ma è evidente che i Social Media stanno diventando sempre di più una consistente voce di traffico, proprio per il fatto che gli utenti usano sempre più spesso Facebook, Twitter, Pinterest anche come piattaforme su cui effettuare delle ricerche. La ricerca evidenzia che quello che stanno cercando di fare oggi i marketers è di far crescere le community nell’ottica di aumentare il coinvolgimento degli utenti/clienti, elevando il reach del brand. Operazione non sempre facile, ma diciamo che l’operazione è proprio questa.

    Lo strumento che i retailers stanno usando per veicolare i loro utenti verso i loro canali social media, secondo quanto evidenziato dal rapporto, sono le loro campagne di email marketing. E il canale che risulta essere più forte per i retailers da questo punto di vista è Pinterest che è quello che è cresciuto più di tutti in un anno. Pinterest risulta essere il più promosso, 64%, all’interno delle campagna di email marketing.

    Quindi Pinterest si conferma ancora una volta un social network che ha nel suo DNA un forte valore potenziale per i retailers e anche questa ricerca ce lo conferma.

    Ma dove vanno gli utenti una volta che hanno “consultato” i loro social network? La ricerca evidenzia da questo punto di vista, downstream traffic, che gli utenti vistano molto più spesso Amazon.com rispetto ad altri siti retail. Quindi dopo aver visitato facebook, YouTube o Pinterest, gli utenti si riversano su Amazon con più frequenza rispetto ad altri siti.

    Questa di seguito è la classifica dei primi 5 siti più visitati da Facebook:

    1. Amazon.com
    2. Walmart
    3. Zulily
    4. Target
    5. Beyond the Rack

    Questa è la classifica dei primi 5 siti più visitati da YouTube:

    1. Amazon.com
    2. Walmart
    3. GameStop
    4. Crutchfield
    5. Target

    E questa è la classifica dei primi 5 siti più visitati da Pinterest:

    1. Amazon.com
    2. Target
    3. Zulily
    4. Walmart
    5. Nordstrom

    Quindi la ricerca ci sottolinea che i Social Media sono una fonte importante di traffico per i siti di retail e questo è importante che i marketers lo sappiano, nel senso che è importante sapere da dove arriva il traffico verso un sito web. Concetto fondamentale. E poi da questo passaggio, quello che se ne avvantaggia più di tutti, stano a questa ricerca che si basa sul mercato Usa, è proprio Amazon.

    experian ricerca traffico

    Infine, come potete vedere dal box in alto, i Social Media sono sempre più fonte di traffico verso altri siti social. Questo dato è aumentato in un anno del 20% nel 2013. I motori di ricerca nonostante il 39% di click share, hanno visto ridursi la loro quota di traffico del 13%. E si è ridotta in maniera più consistente anche quella dai portali web, -41%.

    Se siete interessati a consultare e scaricare la ricerca, potete farlo da questo link.

  • Twitter innovativo come strumento, ma conservatore nelle opinioni

    Twitter innovativo come strumento, ma conservatore nelle opinioni

    ricerca-twitter-opinioni

    Un recente studio, ad opera di Fei Xiong e Liu Yun della Beijing Jiaotong University, pubblicato sulla rivista Chaos, della AIP Publishing, American Institute of Physics, ha evidenziato che sulla base del monitoraggio di 6 milioni di conversazioni fatte a 140 caratteri, gli utenti tendono ad essere più conservatori

    Se vi state chiedendo se Twitter con i suoi 241 milioni di utenti e i 500 milioni di tweets al giorno sia in grado di plasmare le opinioni degli utenti, allora questa ricerca realizzata da due ricercatori, Fei Xiong e Liu Yun, della Beijing Jiaotong University e pubblicata sulla rivista Chaos appartenente alla AIP PublishingAmerican Institute of Physics, potrebbe fornirci qualche utile informazione. Perchè a quanto pare, giusto per dare una estrema sintesi della ricerca, prima di vederla in maniera più ampia, gli utenti su Twitter sono in grado di far girare informazioni e opinioni in maniera elevata, ma più che cambiare la loro di opinione tendono a essere più conservatori, impegnandosi però a cercare di modificare le idee degli altri sulla base della propria. Insomma, si tende ad essere più conservatori come atteggiamento, nonostante si utilizzi uno strumento all’avanguardia.

    aip-publishing-ricerca-twitter opinioniL’indagine dei due ricercatori è stata realizzata analizzando qualcosa come 6 milioni di tweets, di conversazioni (utilizzando le API), nel classico stile distintivo dei 140 caratteri, e portata avanti nei primi 6 mesi del 2011. Il campione più ampio all’inizio, è stato pi ridotto sulla base dei temi monitorati. L’analisi delle conversazioni è stata condotta seguendo come argomenti “iPhone 4” e “blackberry“, cercando di vedere l’evoluzione nel tempo delle stesse conversazioni, analizzandone anche il sentiment. Prima di passare a vedere cose ne è venuto fuori, è importante sottolineare, quanto già rilevato dagli stessi ricercatori, che questo tipo di ricerca risulta essere molto utile tanto per candidati politici tanto per le aziende, per comprendere come si evolvono le opinioni degli utenti sui Social Media.

    Allora cosa ha scoperto lo studio? Il risultato è che le opinioni degli utenti su Twitter evolvono molto rapidamente, all’interno di un ordine nel quale un parere risulta essere dominante e nel classico stile da social media, questo parere dominante su tutti gli altri, si rafforza man mano, grazie agli “endorsements” di gruppi sempre più vasti, e così facendo tendono ad essere più influenti. Ma dominante in questo caso non significa più capace di ottenere consenso, infatti la ricerca sottolinea proprio questo aspetto, ossia che anche l’opinione più forte in quel momento non è in grado di mettere tutti d’accordo. E, aspetto se vogliamo ancora più interessante della ricerca, è che quando gli utenti, che la pensano in maniera diversa e quindi in modo minoritario, si trovano di fronte a queste opinioni dominanti, ecco che non sono in grado grado di cambiare la loro di opinione. Altro aspetto rilevante, di questa interessante ricerca, è che gli utenti di Twitter tendono più a cercare di cambiare le opinioni altrui piuttosto che cambiare la propria.

    I due ricercatori, infine, ritengono che, nonostante la ricerca sia un po’ datata, questa si riveli comunque oggi molto utile per le due categorie a cui facevamo riferimento prima, ossia candidati politici e aziende e che comunque oggi possa essere migliorata integrando nuovi algoritmi per l’analisi sentiment. Dunque attraverso questa ricerca appare utile capire come si possa stimolare le opinioni e cercare di modificarle, ove queste risultassero, dalla semplice raccolta dei dati, irremovibili. Quindi sarebbe utile mettere in campo strategie rivolte proprio a questo, e vale sia per i candidati politici che per le aziende.

    Se volete consultare appieno la ricerca, allora andate su questo link e troverete tante informazioni utili

    Allora che ne pensate di questa analisi? Anche voi siete soliti a mantenere la vostra opinione quindi tendenzialmente conservatori o siete invece più aperti? Raccontateci la vostra esperienza tra i commenti.

    (cover image credits: © designaart via Fotolia)

     

     

  • Ecco com’è andata la fiducia al #GovernoRenzi su Twitter [Infografica]

    Ecco com’è andata la fiducia al #GovernoRenzi su Twitter [Infografica]

    fiducia_camera_governo-renzi

    Attorno alla fiducia, ottenuta, del #GovernoRenzi si è registrato su Twitter un intenso dibattito, segno che gli utenti hanno voglia di partecipare e di dire la propria. IQUII ha realizzato una ricerca, con relativa infografica, che ci dimostra anche il sentiment di 16 mila tweet nel giorno della fiducia alla Camera

    Il #GovernoRenzi ha ottenuto la fiducia alle Camere e ora è nel pieno delle sue funzioni. Ma nelle giornate di passaggio per ottenere il sigillo definitivo, sui Social Media e su Twitter in particolare si è registrato un forte interesse e una forte partecipazione. Aspetti che riscontriamo anche nell’ultima ricerca di IQUII che, sulla base degli scambi in Twitter, ha mostrato anche il sentiment degli italiani, analizzando toni che vanno dal sarcastico al serio. Lo si è notato anche dal forte buzz registrato grazie alla creazione di hashtag ad hoc.

    La fascia oraria tenuta in considerazione va delle 8 alle 20. E quindi martedì 25 Febbraio, giorno in cui il Governo Renzi chiedeva la fiducia alla Camera dei Deputati – ottenendola con 378 sì e 220 no, si sono registrati ben 16 mila tweet recanti gli hashtag: #Renzi, #opencamera, #fiducia, #fiduciacamera.

    Per un evento politico italiano sono numeri considerevoli, senza ombra di dubbio. Come potrete notare, il picco si è avuto alle 17:00, momento in cui il nostro attuale Presidente del Consiglio ha iniziato il suo speech. Il livello di engagement è stato tale da portare gli oltre 2000 utenti coinvolti a propagare il messaggio per circa 70 milioni di volte (reach).

    In linea con gli hashtag sopracitati ci sono stati anche i nomi degli altri partiti, dove ha spiccato su tutti il M5S. La loro presenza massiccia sul web, Twitter in particolare, nonché la sortita da parte del deputato Di Maio per gli scritti con Renzi ha fatto infiammare la curva 2.0 del Movimento.

    Chiudo citando gli esponenti politici più richiamati, tra i quali emergono: @matteorenzi per ovvie ragioni, @carlosibilia del M5S per via di alcuni scambi vivaci con il Presidente del Consiglio, la Boldrini ma anche Padoan, @civati che era atteso a grandi movimenti contro il suo PD, che però non sono arrivati, ed infine @pbersani per essere rientrato alle votazioni in seguito al malore che lo aveva colpito lo scorso 5 gennaio.

    In basso l’infografica completa.

    fiducia-governo-renzi-camera-twitter

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  • Papa Francesco è il personaggio più amato anche sul Web [Infografica]

    Papa Francesco è il personaggio più amato anche sul Web [Infografica]

    Da una ricerca di 3dPLACE, “Internet Loves Pope Francis”, risulta che Papa Francesco è il personaggio più amato anche sul Web. Analizzando infatti la sua presenza online, è risultato che il Pontefice è stato il personaggio più menzionato tra marzo a novembre 2013, facendo registrare il più alto numero di ricerche mensili

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    Papa Francesco dunque non è solo il personaggio dell’anno, incoronato dal Time, non è solo il personaggio che ha sorpreso veramente tutti per la sua grande capacità di comunicare, ma è anche, forse in virtù di questo ultimo aspetto, il personaggio più amato del Web. E’ l’esito di una ricerca presentata ieri a Roma, “Internet Loves Pope Francis“, realizzata da 3rdPLACE, società di consulenza specializzata in Digital Intelligence, una web listening effettuata per conto di Aleteia, rete cattolica promossa dalla Fondazione per l’Evangelizzazione attraverso i Media, sulla presenza online di Papa Francesco nel periodo marzo-novembre 2013. E sinceramente questo risultato in generale non desta grandi sorprese anche in virtù del fatto che solo pochi giorni fa lo stesso Papa Francesco benediceva il Web come “Dono di Dio“. Il Papa ha quindi un grande feeling con le nuove tecnologie e dimostra non solo di saperle usare ma anche di conoscerle a fondo, valutando anche i rischi.

    Ma vediamo bene i dati di questa interessante ricerca che vede anche una bella infografica riassuntiva che trovate alla fine del post.

    L’analisi, effettuata in occasione del messaggio del Pontefice per la Giornata delle Comunicazioni Sociali, ha preso in considerazione molteplici canali tra cui blog, siti d’informazione, forum di discussione e i principali social media tra cui Twitter, Facebook e YouTube, ed ha avuto come obiettivo quello di dimostrare quanto la popolarità di Papa Francesco abbia avuto un forte impatto sul digitale, facendone per il 2013 uno dei personaggi più popolari e con la comunicazione più efficace, anche in rete.

    L’innovativa attività di External Data Intelligence Analysis (EDI) ha utilizzato un esclusivo metodo di estrapolazione e analisi delle conversazioni in rete e di individuazione degli elementi qualitativi e quantitativi associati a quando, quanto, dove, chi e come le persone hanno parlato di Papa Francesco nel corso del 2013. 3rdPLACE ha misurato il numero di ricerche e di menzioni del Pontefice sulla rete e il “grado di fedeltà” degli utenti che lo seguono, individuando inoltre le principali tematiche e gli argomenti più frequentemente associati a Papa Francesco. Questi dati mostrano la portata e la forza della comunicazione di Papa Francesco che è risultato, a tutti gli effetti, un fenomeno globale in termini di comunicazione sia per distribuzione geografica che anagrafica.

    Quindi da questo studio viene fuori che il Papa Francesco è stato il personaggio con il maggior volume di ricerche mensili su Google a livello globale (1.737.300) e il più menzionato in rete (oltre 49 milioni) – se confrontato con alcuni dei leader mondiali più influenti e popolari del 2013 quali Barack Obama, Vladimir Putin e Angela Merkel. Se i dati globali non sorprendono, per quanto riguarda l’Italia è interessante notare come il Pontefice ceda il primo posto del podio a Beppe Grillo per numero di ricerche mensili su Google (673.000) e a Silvio Berlusconi per numero di menzioni in rete (982.853). Ad ogni modo, le menzioni associate al Papa presentano una distribuzione geografica più globale ed omogenea e, soprattutto, non concentrata su una regione specifica, a differenza di personaggi pubblici come Obama (in questo caso, il 52% dei riferimenti proviene dagli USA).

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    E dopo aver visto Papa Francesco sulla copertina del Rolling Stone, non sorprende poi l’elevato apprezzamento tra i giovanissimi, infatti: dall’analisi del numero di menzioni di Papa Francesco rispetto alle star più apprezzate dai più giovani risulta che, a livello globale, il Pontefice è terzo, dopo gli One Direction (78 milioni) e Justin Bieber (53 milioni), mentre in Italia addirittura domina la classifica, seguito da fenomeni digitali come gli One Direction, con 596.464 menzioni, e Justin Bieber con 171.330 menzioni.

    E grazie alla sua grande capacità di comunicare e di dialogare, Papa Francesco non solo è estremamente popolare in rete, ma risulta più efficace di molti ‘guru’ del web, vantando un seguito che esprime un altissimo livello d’interazione con i suoi messaggi. Su Twitter, ad esempio, gli account Pontifex nelle varie lingue, pur avendo una frequenza di pubblicazione media di 0,79 tweet al giorno, mostrano un engagement medio pari a 6.637. L’account di Barack Obama, invece, raggiunge un engagement medio di 2.309, nonostante una frequenza di pubblicazione giornaliera media pari a 7,76 tweet. L’utenza che segue l’account del Papa in lingua italiana si rivela più attiva anche di quella del leader del M5S, che proprio sulla rete trova la sua forza: nonostante la pubblicazione di circa 53 tweet al giorno, l’account di Beppe Grillo raggiunge un engagement medio di 88 (rispetto a 1.301 dell’account @Pontifex_it). La motivazione di questo livello di interazione va ricercata nell’approccio del Papa al mezzo digitale: mentre Obama e Grillo utilizzano Twitter come un broadcast per diffondere i propri contenuti, Sua Santità lo utilizza per parlare e avvicinarsi ai suoi fedeli, ottenendo così risultati migliori e più efficaci.

    Per quanto riuguarda Facebook, come sappiamo Papa Francesco non è presente sul noto social network, anche se la pagina non ufficiale del Pontefice mostra un’utenza fidelizzata percentualmente più attiva (engagement medio 26%) di altri leader (Obama: 2%, Grillo: 22%), che testimonia l’opportunità e le potenzialità di un presidio diretto del canale Facebook.

    Papa Francesco, da questa ricerca, non solo risulta essere amato e discusso più di altri sul Web, ma dimostra, anche qui più e meglio di altri, di saper usare il Web, non tanto per reclamare quella che è la sua attività, ma per attirare a sè i fedeli. E a quanto pare questo funziona. E funziona perla sua innata capacità comunicativa coinvolgente che riesce a trasmetterla anche via Internet, e questo non mai facile e assolutamente mai scontato. Non basterebbe questo post a segnalarvi casi che dimostrano appunto questo. Ed è per questo che tutti abbiamo da imparare da questo Papa che non si lascia influenzare dal clamore.

    E voi che ne pensate di questo Papa e del fatto che sia molto amato anche dal Web?

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  • I Blog per gli italiani sono fonte d’informazione di cui fidarsi

    I Blog per gli italiani sono fonte d’informazione di cui fidarsi

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    Agli italiani i Blog piacciono a tal punto da accreditare ad essi un livello di fiducia come quello che viene riconosciuta ai media tradizionali, come giornali, tv e radio. E’ il risultato di una ricerca a cura dell’Osservatorio Blogger di ISPOClick che indaga la fiducia che gli utenti della rete hanno nei media. La rivista specializzata gode comunque della massima fiducia

    Come abbiamo avuto modo di vedere in questo 2013, agli italiani i blog piacciono e tanto. Sono in tanti a seguirli e secondo una recente indagine condotta dall’Osservatorio Blogger di ISPOClick, sulla base di 600 interviste a utenti del web, gli italiani hanno fiducia nei blog almeno quanto ne hanno per i media tradizionali come giornali, tv e radio. Un risultato questo che accredita i Blog come fonte di informazione ormai riconosciuta, dal quale non si può più prescindere. Oggi gli utenti della rete sono molto più evoluti, rispetto solo a qualche anno fa, capaci di trovare da sè fonti e informazioni e capaci anche di saper riconoscere anche la qualità dell’informazione. La logica che le informazioni sono tali se provengono in via esclusiva da canali tradizionali sta cambiando, anzi si sta rivoluzionando grazie ai Blog (e ai blogger) e grazie anche ai Social Media, attraverso cui i blog si diffondono maggiormente. Ma vediamo meglio l’esito di questa ricerca.

    Come potete vedere dal grafico in basso, ai Blog gli utenti italiani riconoscono un livello di fiducia molto alto, simile a quelli dei canali di informazione tradizionale: il 38% degli intervistati esprime un voto positivo, mentre il 30% esprime un voto molto positivo, totale 68% di valutazione positiva. I Blog sono infatti dietro solo alla Televisione, 70%, e alla rivista specializzata a cui gli utenti della rete italiana riconoscono un livello di fiducia ancora molto alto.

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    Come abbiamo visto le riviste specializzate godono di una fiducia molto alta tra gli utenti della rete e questo lo si vede anche tra i dati demografici degli intervistati. Infatti le riviste specializzate sono molto preferite dagli utenti di tutte le età. I Blog, invece, godono di una fiducia alta tra gli utenti che hanno un’età compresa tra i 25 e 54 anni. Un po’ meno tra i giovani in età compresa tra i 18-24 anni, infatti ai Blog preferiscono la rivista specializzata, la radio, i quotidiani e la tv.

    I blog dunque godono di un livello di fiducia tra utenti con un’età più matura, a differenza di quello che si è solito pensare.

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    Il grafico in basso si offre un focus su chi ha espresso voti alti per i Blog (8-10) e notiamo che:

    • sono le donne a fidarsi di più dei Blog;
    • sono gli utenti provenienti dal Sud e Isole a fidarsi di più dei Blog;
    • sono, come abbiamo già visto, gli utenti con età compresa tra 25-34 anni a fidarsi di più dei Blog;
    • sono gli utenti che hanno figli in casa a fidarsi di più dei Blog, segno che i giovani riescono comunque ad influenzare i propri genitori.

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    Allora, che ne pensate voi di questi dati? E soprattutto qual è il vostro grado di fiducia verso i Blog? Raccontatecelo tra i commenti.

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  • Ecco incubi ed #EpicFail degli italiani a Natale 2013 [Infografica]

    Ecco incubi ed #EpicFail degli italiani a Natale 2013 [Infografica]

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    Mancano ormai pochi giorni al Natale  siamo tutti presi alla corsa dell’ultimo momento per i preparativi, per i regali, e siamo tutti anche un po’ più buoni e meno stressati. Ma sarà vero? Una ricerca di Human Highway, “Natale da Incubo”, commissionata da Duracell, svela quelle che sono le paure del Natale per gli italiani. Scopriamoli grazie anche a questa simpatica infografica

    Ormai mancano davvero pochi giorni al Natale 2013, precisamente 4 visto che oggi è anche il Solstizio d’Inverno, e siamo tutti presi dagli ultimi preparativi, dalla corsa ai regali dell’ultimo minuto, ma tutto sommato questa atmosfera tipica del Natale, con le luminarie e tutto il resto, ci fa sentire meglio e forse anche meno stressati. Ma è davvero cosi? Da quello che ci svela la ricerca, “Natale da Incubo” che Human Highway, commissionata da Duracell, ha condotto attraverso l’opinione di 1.087 intervistati, dai 25 anni in su, non sembrerebbe affatto così. Questo è un periodo in cui, nonostante il periodo di festa, gli italiani mostrano più di una preoccupazione. E quali sono queste preoccupazioni?

    – 1° posto: la corsa ai regali (33%) 
    – 2° posto: l’ansia di far quadrare i conti accontentando tutti (29%) 
    – 3° posto: il traffico impazzito (25,8%) 

    Spaventa inoltre il dovere organizzare cene e aperitivi per salutare tutti, come se il mondo stesse per finire: colleghi, conoscenti, amanti (15%).

    A Natale poi, lo stress non accenna a diminuire e si aggiungono:

    – 1° posto: telefonare al parente che non si sente dallo scorso Natale, e un motivo ci sarà! (36,9%) 
    – 2° posto: non ricambiare un regalo inaspettato (36%)
    – 3° posto: l’appuntamento con tutta la famiglia allargata (17%) riunita attorno al tavolo

    Anche i regali sono un incubo ricorrente. Soprattutto quelli dedicati ai più piccoli. La maggior parte dei genitori ha assistito allo scatenarsi dell’inferno quando il gioco tanto desiderato non poteva funzionare causa mancanza delle pile! La reazione? I piccoli mettono il muso (33%), abbandonano il regalo per non considerarlo più (25%) o addirittura partono con una scena madre di pianto (16%). Situazione che siamo sicuri molti di voi conosceranno già. Come correre ai ripari? Le strategie sono le più disparate: gli adulti iniziano a smontare tutti i giochi e telecomandi di casa (55,5%), si colpevolizzano a vicenda per non aver pensato prima all’acquisto delle pile (27%) oppure (12%) spediscono in missione il proprio partner alla ricerca di negozi aperti il 25 dicembre!

    Comunque sia, per non restare senza,meglio seguire i consigli di Duracell che per questa occasione ha unito le sue forze con Hasbro, infatti: da oggi le pile DURACELL saranno vendute accanto al mitico Furby e agli altri giocattoli Hasbro, i più desiderati per il Natale 2013, nei migliori ipermercati e negozi di giocattoli.

    Ma raccontateci quali sono i vostri incubi ed #epicfail in questo periodo e diteci se e in quale delle situazioni indicate nell’infografica vi siete mai ritrovati ;)

    incubi-epicfail-natale-2013-infografica

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  • Groupon e Fondazione Veronesi, coupon solidale contro il cancro al seno

    Groupon e Fondazione Veronesi, coupon solidale contro il cancro al seno

    Groupon e la Fondazione Veronesi insieme per la ricerca contro il tumore al seno e annunciano oggi, con l’inizio del mese internazionale della prevenzione al seno, il lancio del coupon solidale per raccogliere fondi a sostegno del progetto “Pink is Good”. Il deal solidale sarà online da oggi fino al 22 ottobre

    Parte oggi la raccolta fondi promossa da Groupon per sostenere il progetto Pink is Good di Fondazione Umberto Veronesi, a favore della ricerca scientifica contro il tumore al seno. Nel mese di ottobre, mese internazionale della prevenzione al seno, Groupon infatti si tinge di rosa con una campagna solidale, online dal 1 al 22 ottobre 2013: con un semplice click sul deal solidale gli utenti iscritti al sito potranno donare tra i 3 e i 15€ per sostenere la causa.

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    Il 100% del ricavato andrà interamente devoluto alla Fondazione Umberto Veronesi che finanzierà 10 borse di studio per giovani ricercatori specializzati che operano nei migliori centri italiani.

    Siamo orgogliosi di sostenere un progetto che promuove la ricerca scientifica contro il tumore al seno” afferma Giulio Limongelli, International Vice President Groupon per il Sud Europa. “Groupon Italia ha aderito, sia recentemente che in passato, ad altre iniziative benefiche, sempre sostenute dalla nostra clientela con grande partecipazione. Ci auguriamo di poter dare, anche in questa occasione, un aiuto consistente alla Fondazione”

    Groupon-Limongelli-Fondazione-Veronesi

    Il deal solidale promosso da Groupon Italia a favore di Fondazione Umberto Veronesi prosegue infatti un progetto già avviato da tempo, che prende il nome di Groupon Community, a favore di organizzazioni no profit italiane con lo scopo di sostenere progetti sul territorio italiano legati alle comunità locali come: Save the Children, Fondazione ANT Italia Onlus, Fondazione Banco Alimentare, Associazione Dire donne in rete contro la violenza, Telethon, Fondazione Ricerca Fibrosi Cistica, AiBi e Associazione Bianca Garavaglia, il cui ricavato è interamente devoluto alle associazioni. Nell’ultimo anno Groupon Italia, grazie al contributo dei suoi iscritti, ha raccolto più di 120.000€ a favore di associazioni no profit italiane.

  • Italiax10. La scienza del futuro in live streaming da Trieste Next

    Italiax10. La scienza del futuro in live streaming da Trieste Next

    Italiax10, l’evento che Telecom Italia porta in giro per l’Italia per dare l’opportunità a 10 talenti di potersi presentare e farsi conoscere, approda oggi al “Trieste Next – Salone europeo della ricerca scientifica”. Il titolo dell’evento di oggi, che potete seguire in live streaming qui sul nostro blog, è “La Scienza del Futuro”, occasione per conoscere 10 giovani e brillanti ricercatori

    Come già abbiamo avuto modo e di vedere al recente Festivaletteratura di Mantova, quando si presentarono 10 giovani scrittori, Telecom Italia e VeneziePost, in occasione di Trieste Next – Salone europeo della ricerca scientifica, presentano “Italiax10. La scienza del futuro”. L’appuntamento è per oggi, venerdì 27 settembre alle ore 17:00 al teatro Verdi di Trieste, e grazie a Telecom Italia potete seguirlo in live streaming anche qui sul nostro blog.

    trieste-next-2013 italiax10

    10 tra i più brillanti e giovani ricercatori del Paese si raccontano in 10 minuti: sono diversi per provenienza geografica, profili biografici e percorsi professionali. Ma i protagonisti di Italiax10. La scienza del futuro hanno in comune il fatto di essere italiani eccellenti, “cervelli” apprezzati anche all’estero dove molti di loro hanno trascorso lunghi periodi di formazione o lavoro. Alcuni stanno trasformando la propria idea in un’impresa, altri sviluppano progetti di ricerca in modo autonomo e sono alla ricerca di finanziamenti; tutti tengono a sottolineare che i successi sono sempre frutto di un lavoro di squadra.

    Questi i protagonisti di oggi:

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    A condurre l’evento lo scrittore e giornalista Beppe Severgini, mentre le conversazioni online moderate da Stefania Chiale, giornalista e collaboratore la Repubblica-Torino: durante la diretta è possibile interagire con i 10 protagonisti di Italiax10 attraverso l’account Twitter @telecomitaliaTw utilizzando l’hashtag #Italiax10.

    La seconda edizione di Trieste Next si tiene dal 27 al 29 settembre, a Trieste, ed è intitolata WaterWISE, un progetto che connette ricerca scientifica e impresa: 100 appuntamenti e 150 relatori e un tema centrale dedicato all’acqua, intesa come risorsa anche economica per la crescita del Paese.

  • Lo spam su Facebook vale oltre 200 milioni di dollari l’anno [Ricerca]

    Lo spam su Facebook vale oltre 200 milioni di dollari l’anno [Ricerca]

    Una ricerca tutta italiana, condotta da Andrea Stroppa e Carlo De Micheli, insieme al loro team di collaboratori, ha rilevato che lo spam su Facebook rastrella una cifra pari a 200 milioni di dollari l’anno! Una cifra enorme che ci dà la dimensione del fenomeno sul più grande social network della rete. Il risultato evidenzia che sono 30 mila le pagine da cui viene diffuso lo spam

    Di sicuro i nomi di Andrea Stroppa e Carlo Di Micheli ad alcuni di voi non saranno nuovi, i due ricercatori italiani si sono già fatti notare per le loro competenze e abilità con altre ricerche che hanno riscosso l’attenzione dei media di tutto il mondo. Ora i due ricercatori italiani propongono una nuova ricerca, prima al mondo e pubblicata in esclusiva sul The Guardian, che ci dà la dimensione della relazione che c’è tra lo spam, problema che tutti noi conosciamo, e Facebook, il più grande social network della rete che ha ormai superato la soglia di 1 miliardo di utenti registrati, senza dimenticare i 600 milioni di utenti che vi accedono via mobile. La relazione esiste ed forte, date le dimensioni, a tal punto da valere addirittura 200 milioni di dollari l’anno! Una cifra enorme che ci dà un quadro netto del problema.

    Come sapete, sono proprie le fanpage ad amplificare il fenomeno dello spam per la loro stessa natura “aperta” e non chiusa come invece sono le pagine profilo, limitate ad un masso di 5 mila fans. Ora i due ricercatori insieme al loro team hanno deciso di avviare una ricerca su quello che è ormai a tutti gli effetti un business sotterrano e non regolamentato. E sono poi le pagine amatoriali che sono l’anima, se così possiamo dire, di questo business. Esempi di pagine amatoriali, ossia fanpage non legate ad un brand specifico, è quella di 4chan, oggi “Welcome to the Internet“, con oltre 2 milioni di fans su cui vengono pubblicati post capaci di raggiungere fino a 80 mila likes e centinaia di migliaia di condivisioni. Tanto per fare un esempio che la ricerca evidenzia come tale.

    Molti di voi si saranno certamente imbattuti in esempi di spam su Facebook, ne siamo certi. Ebbene quello che evidenzia la ricerca è che spesso il modo più efficace (per lo spammer, ovvio) è quello di associare al testo un’immagine seguita da uno short url, link accorciati cone servizi come Bit.ly o Tinyurl.com. Così facendo si rende irriconoscibile l’indirizzo verso cui verrete indirizzati. Sei fate un attimo mente locale, quante volte ci è capitato? Moltissime si presume, ma comunque, occhio.

    La ricerca ha anche permesso di scoprire dei siti in cui gli spammer propongono di creare fanpage fake al fine di indurre gli utenti di Facebook a cliccare sui link.

    Ma il dato sorprendente è il valore economico che questo business può realizzare.

    Coloro che pubblicano spam vengono pagati con una media di 13 dollari per post, per quanto riguarda le pagine con circa 30.000 fan, fino a una media di 58 dollari per quanto riguarda le pagine con più di 100.000 fan” ha detto De Micheli al Guardian. “Se consideriamo questi due estremi, le pagine abbiamo analizzato generano un gettito di 18.000 messaggi al giorno, quindi calcolare i ricavi per post – con un range che va da 13 a 58 dollari, per 365 giorni l’anno”

    Questo da vita ad una forbice compresa tra gli 87 milioni di dollari e i 390 milioni di dollari. Di conseguenza facendo una media ponderata della cifra, viene fuori che il giro di affari dello spam su Facebook è di oltre 200 milioni di dollari l’anno.

    Ora il network degli spammer si estende veramente a macchia d’olio. Infatti la ricerca rileva che molti gestori di fanpage, create per la vendita di spam, possono aggiungere altre pagine fan tra i loro preferiti. Di conseguenza, gli spam sellers aggiungono tra le loro pagine preferite altre pagine che vendono spam, o altra pagine gestite da amici conosciuti proprio attraverso forum di spam. A questo punto il circolo vizioso è avviato.

    La ricerca rileva anche che sono state 30 mila le pagine coinvolte nel postare spam e tutti hanno un numero di fans superiore ai 30 mila.

    Ma come si distingue uno spam da un contenuto che non è spam?

    Ecco uno screenshot che evidenzia bene la differenza e quello su cui da oggi dobbiamo fare più attenzione:

    ricerca-Fanpage-Facebook-spam-esempi

    Qui invece vediamo un esempio di spam in una pagina:

    ricerca-Fanpage-Facebook-spam

     

    Infine, vediamo il potenziale per lo spam su Facebook in rapporto ad altra piattaforme.

    ricerca Fanpage Facebook-luoghi-condivisione-spam

    Come vedete dall’immagine in alto, analizzando uno dei tanti url e nello specifico uno che porta ad un programma affiliato a Chacha.com, si nota che i clicks su Facebook sono stati quasi 90,000 rispetto ai 54 su Twitter.

    Tutto lo studio dimostra come in effetti agendo con sistemi veramente poco leciti gestiti con meccanismi in terze parti, su Facebook lo spam oltre che essere eccessivamente invasivo, è anche in grado di generare un volume di affari enorme, anche troppo.

    E’ ovvio che a questo punto Facebook, di fronte a questa ricerca, debba necessariamente fare la sua parte e prendere coscienza del fatto che il fenomeno spam su Facebook esiste eccome. E comunque sia, come abbiamo detto già all’inizio, è bene fare sempre attenzione su quello che si clicca!

    Vedremo cosa accadrà!