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  • Telegram con il Facebook down guadagna 70 milioni di nuovi utenti

    Telegram con il Facebook down guadagna 70 milioni di nuovi utenti

    Il Facebook down ha segnato per tutta la famiglia Facebook il blackout più lungo mai registrato. Occasione che ha permesso a Telegram di guadagnare altri 70 milioni di nuovi utenti. Ma anche altre piattaforme guadagnano in termini di tempo trascorso.

    Sono giorni che si parla di quanto abbia perso, in termini di milioni di dollari, Facebook durante le 7 ore di blackout del 4 ottobre. Esperti della materia, analizzando i dati dell’ultima trimestrale dicono che in un’ora Facebook guadagni circa 13 milioni di dollari, moltiplicate per 7 fanno 91 milioni di dollari, circa 3.700 dollari al secondo.

    Ma Facebook in quelle ore ha perso anche qualcos’altro. Anzi, è meglio dire che le concorrenti ha guadagnato. E stiamo parlando di utenti.

    Vediamo qualche numero, per capire anche l’entità di questo guadagno e, soprattutto quale piattaforma se ne è avvantaggiata di più, anche con l’aiuto di Sensor Tower, specializzata nell’analizzare i dati da questo punto di vista, per capire le variazioni sul tempo trascorso sulle varie app.

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    Ebbene, i dati sono molto chiari. A guadagnare di più dal blackout di Facebook dell’altro giorno è stata Telegram che ha visto crescere la sua base utenti, in un giorno, di ben 70 milioni (questo dato è stato diffuso da fondatore dell’app, Pavel Durov). L’app di Durov di recente ha superato 1 miliardo di download e i 500 milioni di utenti.

    Sempre in merito a Telegram, Sensor Tower dice che anche il tempo medio trascorso sull’app è cresciuto nelle ultime settimane del 18%. Al contrario, per WhatsApp e Messenger è calato, rispettivamente del 25% e del 20%.

    Anche Signal ha avuto benefizio dal blackout di Facebook, anche se non si conoscono dati specifici. In merito all’app di messaggistica preferita da Edward Snowden, Sensor Tower rileva che il tempo trascorso sull’app nell’ultima settimana è cresciuto del 15%.

    Snapchat, sempre secondo i dati di ST, ha visto un aumento del tempo trascorso in media dagli utenti, nelle ultime settimane, del 23%. Mentre Twitter, la piattaforma che di solito in situazioni di blackout della famiglia Facebook si trasforma nel luogo ideale per avere informazioni su quanto sta avvenendo, ha visto crescere dell’11% il tempo medio trascorso dagli utenti nelle ultime settimane.

    Quindi, possiamo dire che se ci sono state delle app che hanno approfittato del blackout di Facebook, e di tutte le app della famiglia, queste sono state sicuramente Telegram e Signal.

    Una situazione analoga si era già verificata, come certamente ricorderete, quando WhatsApp propose le modifiche alla privacy e ai termini di utilizzo dell’app in maniera unilaterale. Anche in quel caso  trarne vantaggio, con gli endorsement di Snowden e di Elon Musk, furono, nell’ordine, Signal e Telegram.

  • WhatsApp, tra conseguenze per gli utenti e la crescita delle app concorrenti

    WhatsApp, tra conseguenze per gli utenti e la crescita delle app concorrenti

    WhatsApp, a proposito del famigerato aggiornamento delle policy sulla privacy, nelle FAQ spiega quali limitazioni scatteranno per chi non le accetta. E intanto Telegram e Signal hanno conosciuto il loro momento d’oro.

    Sicuramente ricorderete la controversa azione di WhatsApp di qualche mese fa, quando rese disponibile la nuova policy sulla privacy, offrendo all’utente una sola possibilità di scelta. Dopo il mare di polemiche che quest’azione sollevò, WhatsApp fece un lieve passo indietro, indicando il 15 maggio come data limite per l’approvazione. Possiamo tranquillizzare gli utenti che la data del 15 maggio non vale più, mentre vale tutto il resto. La data è stata cancellata lo scorso 7 maggio.

    E qui arriviamo al punto.

    WhatsApp permetterà a tutti di avere più tempo per pensarci, anzi lo ha già fatto e lo sta già facendo, dopo aver inviato una nuova notifica informativa. Solo che, a differenza di quello che si pensava, le conseguenze, nel caso in cui non si dovessero accettare le nuove condizioni, ci saranno, eccome!

    Intanto, come si era pensato qualche settimana fa, anche se non si dovessero accettare le nuove condizioni, l’account non verrà rimosso. Questo era un po’ il timore che era serpeggiato, ma almeno su questo siamo sicuri.

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    In ogni caso, le conseguenze per chi non dovesse accettare le nuove condizioni sulla privacy sono descritte nelle FAQ dell’app. E quindi, non accettando le condizioni, gli utenti non potranno accedere alla lista delle chat, potendo comunque rispondere alle chiamate e alle videochiamate in entrata.

    Altra conseguenza è la progressiva limitazione della ricezione delle notifiche, nel giro di qualche settimana e, altrettanto progressivamente, non si potranno più inviare messaggi e fare chiamate. Di fatto, WhatsApp sarà praticamente limitata.

    Tutto questo è scritto proprio da WhatsApp:

    “Non potrai accedere all’elenco delle chat, tuttavia potrai rispondere alle chiamate e alle videochiamate in arrivo. Se hai abilitato le notifiche, potrai toccarle per leggere o rispondere ai messaggi, o richiamare in caso di chiamata o videochiamata persa.
    Dopo alcune settimane con funzionalità limitate, non potrai ricevere chiamate in arrivo o notifiche e WhatsApp interromperà l’invio di messaggi e chiamate al tuo telefono.”

    Insomma, la questione di WhatsApp sulle nuove condizioni sulla privacy, aperta lo scorso 8 febbraio di quest’anno, trova il suo epilogo in quello che molti credevano non potesse avvenire. WhatsApp, ricordiamo di proprietà di Facebook, alla fine è rimasta ferma sulla posizione, una strategia che ha finito, come vedremo, per alimentare la crescita delle altre app concorrenti.

    Sensor Tower, società di analisi che abbiamo imparato a conoscere bene, ha certificato che i download a livello globale, sui market App Store e Google Play, sono calati, nel periodo gennaio-aprile di quest’anno, del 43%. Un dato interessante che, considerato che parliamo dell’app di messaggistica più usata al mondo, potrebbe mettere in allarme. Anche se, rileva sempre Sensor Tower, i download sono stati 172,3 milioni, un numero sempre più alto relativamente alle altre app concorrenti.

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    E, ovviamente, a guadagnare da tutta questa situazione sono le due principali concorrenti dell’app di casa Facebook, ossia Telegram e Signal. Telegram, nello stesso periodo di osservazione, quindi da gennaio ad aprile 2021, ha visto crescere i download del 98% (161 milioni), mentre Signal ha visto lievitare, letteralmente, i suo download del 1.192% (64,6%).

    Telegram a gennaio di quest’anno ha raggiunto il livello di 63,5 milioni di download, 283% in più, rispetto ai 16,6 milioni dello stesso periodo del 2020. Signal dal canto suo ha fatto registrare una notevole impennata, infatti a gennaio 2021 i download sono del 5.001% in più rispetto al mese di gennaio del 2020, quando i download erano stati 992 mila.

    Il mese di gennaio è stato quindi il mese d’oro per Telegram e per Signal, nei mesi successivi si è registrato comunque un calo fisiologico riguardo le due app, restando comunque molto scaricate dai due principali app market.

    Cosa succederà allora nei prossimi giorni e nelle prossime settimane per quanto riguarda WhatsApp?

    Molto probabilmente vedremo dei cambiamenti ulteriori, su questi peserà ovviamente l’evoluzione della pandemia, in molte parti del mondo si sta ripartendo, e anche l’evoluzione dello smart working. Di sicuro una parte degli utenti continueranno a cercare la propria alternativa a WhatsApp e non si fermeranno solo a Telegram o Signal, che rappresentano solo due esempi.

    Si tratta quindi ancora di un tema in continua evoluzione e le prossime settimane saranno decisive.

    E voi che ne pensate?

  • Signal, ecco le principali differenze rispetto a WhatsApp

    Signal, ecco le principali differenze rispetto a WhatsApp

    Dal momento in cui Elon Musk ha suggerito di usare Signal, sono tantissimi gli utenti che stanno scaricando questa app di messaggistica, anche in Italia. Ecco le principali differenze rispetto a WhatsApp.

    Dal giorno in cui WhatsApp ha annunciato la modifica alle condizioni d’uso, che entreranno in vigore il prossimo 8 febbraio, è successo quello che molti prevedevano. Anzi, diciamo che se non fosse stato per l’invito, esplicito, di Elon Musk a scaricare Signal, forse il fenomeno di abbandonare WhatsApp sarebbe stato più velato. Già successo in altre occasioni, ma stavolta la situazione si fa più seria.

    Va detto subito, come del resto abbiamo scritto qui sul nostro blog, che le modifiche, ossia il passaggio dei dati degli utenti all’azienda madre (Facebook) in modo tale che le aziende abbiano l’opportunità di affinare sempre di più i propri annunci pubblicitari, non dovrebbe valere per noi europei. Ma intanto, val la pensa di sottolinearlo, Facebook già da tempo ha avviato questa fase di passaggio di dati da una piattaforma all’altra, sempre della famiglia di Menlo Park. Quello che ha, però, scontentato tutti, in aggiunta a tutto il resto, è che non vi era scelta.

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    Malcontento negli USA

    Negli Usa, dove non vigono le stesse regole europee, il malcontento è altissimo e si sta verificando quello che già sappiamo. E cioè che molti utenti stanno cominciando ad usare anche altre app di messaggistica, come Signal appunto. Ma anche Telegram che proprio ieri ha annunciato una crescita di 25 milioni di utenti in sole 72 ore.

    Non siamo in grado ancora di poter parlare di “fuga”, al momento è improprio usare questo termine, lo useremo qualora verrà certificato il calo degli utenti di WhatsApp nello stesso periodo in cui le altre app concorrenti sono invece cresciute. Quindi ci vorrò qualche mese prima di averne eventuale notizia.

    Chiaro che utenti che in questo momento stanno usando WhatsApp, stanno anche cominciando ad usare anche Signal o Telegram, per verificare se queste app sono altrettanto valide. E, ovviamente, lo sono.

    Il nostro intento, in questa occasione, è quello di fare un piccolo raffronto tra Signal, l’app che proprio Elon Musk ha suggerito di usare, e WhatsApp, subito dopo l’annuncio delle modifiche da parte dell’app di messaggistica più usata al mondo. Un tweet, quello del fondatore di Tesla e SpaceX che ha dato una spinta notevole a Signal che, fino a qualche giorno fa, non era molto conosciuta nel nostro paese.

    WhatsApp è la più scaricata in Italia

    E invece, da Google Play, l’app store del colosso di Mountain View, notiamo che nella categoria “Comunicazione”, l’app è la più scaricata in Italia. Tanto per fare un esempio. Evidentemente l’influenza di Elon Musk ha fatto centro anche nel nostro paese. Ma lo stesso fenomeno si è registrato anche in altri paesi come Germania, Francia, Austria, Finlandia, Hong Kong, Svizzera.

    Ma perché, così come fece Edward Snowden, il fondatore di Tesla ha suggerito proprio Signal? I due hanno sicuramente motivazioni diverse. Musk lo ha fatto d’impulso, semplicemente perché non ama Facebook e tutte le app della famiglia che fa capo a Mark Zuckerberg. Snowden fece il suo “invito” quando ancora non era molto conosciuta, lodando la protezione della privacy che questa app riesce a garantire.

    WhatsApp aggiorna i termini d’uso e condivide i dati con Facebook

    Diciamo subito che anche WhatsApp garantisce una crittografia end-to-end (E2E), vale a dire che i server non potrebbero essere visualizzati neanche da Facebook stessa, quindi la garanzia della privacy sui messaggi è garantita. I messaggi vengono letti solo dai due utenti che prendono parte ad una conversazione. Proprio come fa Signal, o anche Telegram.

    E allora perché consigliare Signal? Che differenza c’è con WhatsApp?

    Ecco, se cercate le differenze più evidenti sono quelle che andiamo ad elencare di seguito.

    Signal batte WhatsApp sulla sicurezza

    WhatsApp garantisce la crittografica E2E, quindi i messaggi sono impenetrabili, come già detto. Il protocollo in uso è Open Whisper Systems, “un gruppo software no profit che sviluppa progetti open source collaborativi”, e uno dei progetti sviluppati da questo gruppo è proprio Signal. Ora il fatto che WhatsApp utilizzi lo stesso protocollo è sicuramente un punto a favore dell’app di Facebook.

    Vero che questa crittografia non permette a WhatsApp nemmeno di fare dei backup delle conversazioni, nè in locale e nè sul cloud, ma è anche vero che, e qui veniamo ad una grande differenza con Signal, comunque non sono crittografati i metadati delle conversazioni. E che significa? Significa che le autorità, nel caso in cui ce ne fosse bisogno, possono venire a conoscenza di chi ha scritto quel messaggio e a che ora. Informazioni comunque importanti.

    Signal, invece, ha nella sicurezza il suo vero punto di forza, uno dei principali, che l’hanno portata ad essere così scaricata in questi ultimi giorni. Come anticipato, Signal utilizza il protocollo Open Whisper Systems per la crittografia E2E e, a differenza di WhatsApp, questa copre, oltre che qualsiasi tipo di contenuto sviluppato all’interno dell’app, anche i metadati delle conversazioni. Va detto che Signal non memorizza alcuna informazione dell’utente, riducendo davvero al minimo le informazioni degli utenti. Infatti, l’app non memorizza “non memorizza un record dei vostri contatti, il grafico sociale, la lista di conversazione, la posizione, l’avatar dell’utente, il nome del profilo dell’utente, le appartenenze al gruppo, i titoli del gruppo o gli avatar del gruppo”.

    E intanto Elon Musk consiglia di usare Signal

    Ma poi con l’app si può bloccare lo schermo con la biometria e con un codice; ma c’è anche l’autenticazione a 2 fattori (2FA), l’opzione per bloccare gli screenshot all’interno dell’app e della schermata recente. Si possono anche sfumare i volti prima di inviare un’immagine (funzionalità che si trova anche su Telegram). Sono criptate anche le chiamate di gruppo, aggiunte di recente. Insomma, da questo punto di vista, Signal è superiore a WhatsApp, senza dubbio.

    WhatsApp offre più funzionalità di Signal

    L’anello debole, se vogliamo definirlo tale, di Signal è nelle funzionalità, nel senso che paragonata a WhatsApp ne offre di meno. Anche se, di default, offre messaggi, audio e video chiamate, anche di gruppo, tutte crittografate. E non è poco. Ma certo, WhatsApp permette l’invio di file anche con il desktop mirroring, cosa che è comunque possibile anche con Signal, si trasforma in uno strumento alternativo anche alle mail. Su Signal, ad esempio, si possono creare gruppi ma non si possono mandare messaggi a più contatti contemporaneamente, e non è un male.

    Su Signal, come da poco su WhatsApp, ci sono i messaggi a scomparsa e anche la possibilità di inviare un’immagine una sola volta.

    E poi, funzionalità che può tornare davvero utile, c’è “Note Personali“, uno spazio dove ognuno può annotare pensieri, scrivere qualcosa da ricordare, qualcosa che si è visto online e riportarla lì per averla a portata di mano. Insomma, una funzionalità davvero utile.

    Con Signal è possibile anche inoltrare le chiamate vocali ai suoi server in modo che l’identità dell’utente rimanga nascosta ai contatti. L’app offre anche un’opzione integrata per nascondere l’indirizzo IP. Inoltre, è possibile abilitare la tastiera in incognito mentre si digita su Signal, applicare la modalità oscura, cancellare i vecchi messaggi in un colpo solo, e, come già accennato prima, sfumare i volti e le informazioni private dalle immagini utilizzando l’editor interno dell’app.

    Signal e WhatsApp, come sono gestite?

    Come sappiamo bene, WhatsApp è di proprietà di Facebook e la società di Zuckerberg ha scopo di lucro attraverso la vendita di pubblicità. L’origine dell’app era però diversa, i fondatori Jan Koum e Brian Acton, che oggi non fanno più parte della società, era quello di realizzare un’app che avesse rispetto della privacy degli utenti, senza vendere pubblicità. Ed è questo il nodo che ha portato Koum e Acton poi ad uscire dalla società. Acton è sempre stato inflessibile verso Facebook, qualche anno fa, nel pieno dello scandalo Cambridge Analytica, lanciò #deleteFacebook, riscuotendo grande consenso.

    Ebbene, proprio Brian Acton gestisce la Fondazione, senza scopo di lucro, che è a capo di Signal, insieme a Moxie Marlinspike. L’app vive attraverso donazioni e sovvenzioni, queste sono le uniche forme di entrata.

    Dicevamo prima di Snowden e Elon Musk, tra i grandi personaggi che “sponsorizzano” Signal, ma c’è anche l’attuale CEO di Twitter, Jack Dorsey, l’apprezza molto.

    Signal vs WhatsApp: verdetto

    Insomma, le differenze tra le due app sono evidenti e Signal è certamente quella che assicura una migliore gestione della privacy per gli utenti. Quindi il suggerimento è che se avete a cuore questo aspetto, allora Signal è l’app di messaggistica che fa al caso vostro. Se, invece, siete alla ricerca di più funzionalità, allora WhatsApp può essere una alternativa valida, grazie alla crittografia E2E, ma resta il nodo del passaggio dei dati, l’aggiornamento delle nuove condizioni d’uso potrebbe poi costituire un problema.

  • E intanto Elon Musk consiglia di usare Signal

    E intanto Elon Musk consiglia di usare Signal

    Nel giorno in cui WhatsApp notificava agli utenti che dal prossimo 8 febbraio cambieranno i termini di utilizzo dell’app, senza possibilità di scelta per l’utente, Elon Musk suggeriva ai suoi 41,4 milioni di follower su Twitter di usare l’app di messaggistica Signal.

    Proprio nel giorno in cui WhatsApp notificava agli utenti che dal prossimo 8 febbraio cambieranno i termini di utilizzo dell’app, senza possibilità di scelta per l’utente, Elon Musk suggeriva ai suoi 41,4 milioni di follower su Twitter di usare l’app di messaggistica Signal. Un suggerimento che ha avuto da subito i suoi effetti. Infatti, immediatamente dopo si è registrato un boom di download al punto da creare qualche disagio nelle iscrizioni.

    Il tweet del fondatore della Tesla non è stato, ovviamente, un caso. L’intento di Musk era quello di manifestare tutto il suo disappunto contro le nuove condizioni d’uso di WhatsApp, soprattutto per quanto riguarda la maggiore condivisione dei dati degli utenti con Facebook.

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    Inoltre, Musk poche ora prima aveva anche twittato un meme in aperta polemica con Mark Zuckerberg, fondatore di Facebook. L’immagine allegata al tweet raffigura una serie di domino sempre più grandi. Il primo è proprio quello relativo “al sito che serviva a valutare le ragazze di Harward” (chiaro riferimento alle origini di Facebook), fino ad essere “complice” dell’attacco di qualche giorno fa a Capito Hill.

    E ancora, in un altro tweet in risposta ad una conversazione, Musk ha twittato un altro meme in cui si vede Zuckerberg che mente sul modo in cui vengono raccolti i dati sulla piattaforma. Un meme tra l’altro abbastanza diffuso.

    Ora, la situazione è abbastanza complessa in verità. Di certo, ma non ce n’era bisogno, Elon Musk, da poco diventato l’uomo più ricco del pianeta, scalzando persino Jeff Bezos, fondatore di Amazon, ha dimostrato che è capace di influenzare le scelte eccome. Ma, se si può dire, lo ha fatto in coerenza, infatti da sempre è in contrasto con Facebook. Ricorderete senz’altro quando, in pieno scandalo Cambridge Analytica, cancellò le pagine di Tesla e SpaceX in un secondo e senza rendere conto a nessuno, due pagine con milioni di utenti. Non è poi mancata occasione in cui dicesse che Facebook gli faceva “schifo”.

    Signal in poco tempo è diventata una delle 5 app più scaricate, nella categoria “social network”, negli Usa. Dati App Store di Apple.

    Ma è una forma di protesta contro, come dicevamo, il cambio delle condizioni d’uso di WhatsApp, specie per quando riguarda la condivisione dei dati degli utenti con Facebook. E su questo c’è da fare una puntualizzazione, anche alla luce delle dichiarazioni che manager di Facebook hanno reso ai media e ai blog americani.

    In pratica, secondo Facebook, queste condizioni non dovrebbero cambiare molto la situazione, infatti già da ottobre dello scorso anno era iniziata una fase do transizione, soprattutto per quanto riguarda i dati verso le aziende. E, comunque, tutto questo non dovrebbe avere alcun effetto per gli utenti europei. In Europa, Facebook non condividerà dati a fini pubblicitari con nessuna azienda, questo è quando dichiarato da Niamh Sweeney, direttore della policy di WhatsApp per l’Europa.

    WhatsApp aggiorna i termini d’uso e condivide i dati con Facebook

    Certo, la preoccupazione degli utenti è sacrosanta, soprattutto per il fatto che stiamo parlando di un’app che era nata proprio per evitare che tutto questo accadesse, preservando la privacy degli utenti.

    Proteste negli Usa, Signal e Citizen sono le app più scaricate

    E allora, Elon Musk ha consigliato di scaricare un’app di messaggistica, Signal, che è gestista da una fondazione senza ha scopo di lucro, che metto al centro la crittografia end-to-end, senza trasmettere i dati degli utenti ad alcuno. Infatti, ha rifiutato ingenti finanziamenti proprio per evitare che tutta l’attenzione si concentrasse sul profitto. Non dimentichiamo poi che Signal ha giocato un ruolo importante nelle proteste a seguito dell’assassinio di George Floyd negli Usa, diventando l’app di messaggistica attraverso cui le persone si organizzavano. E anche in quel caso si registrò un book di download.

  • Ecco Signal, il nuovo strumento di Facebook per i giornalisti

    Ecco Signal, il nuovo strumento di Facebook per i giornalisti

    Facebook punta sempre di più verso il mondo delle news e presenta Signal, un nuovo strumento rivolto proprio ai giornalisti. Negli ultimi due anni Facebook ha rivolto molta attenzione verso le notizie e ora offre uno strumento con cui i giornalisti possono scoprire e curare nuovi contenuti.

    Come sappiamo bene, Twitter in tema di notizie è la piattaforma a cui i giornalisti, o comunque gli utenti che sono alla ricerca di notizie, guardano prima di tutto. Certamente per la sua caratteristica di “real time”, e come abbiamo visto anche in eventi recenti, spesso le notizie che vengono twittate anticipano gli stessi organi di informazioni, costretti poi a guardare alla piattaforma da 140 caratteri come fonte principale. E’ il segno che il giornalismo, dal web 2.0 in poi, sta cambiando, sta diventando più social. Questo non vuole essere un elemento riduttivo, anzi. E’ forse la caratteristica più significativa degli ultimi anni che i giornalisti devono cogliere, in termini di maggiori fonti a cui guardare (e da scoprire) e in termini di velocità.

    Facebook-Signal

    E Facebook vuole entrare anche in questo settore, vuole prendersi un po’ di terreno al momento (e fino a quando?) appannaggio di Twitter. E per questo ha presentato un nuovo strumento chiamato Signal che servirà ai giornalisti per scoprire e curare nuovi contenuti a cui guardare. Il nuovo tool, annunciato da Facebook, permetterà agli operatori dell’informazione di attingere a news, immagini, video e tendenze che arriveranno sia da Facebook che da Instagram.

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    Siamo entusiasti di introdurre Signal, per Facebook e Instagram, uno strumento gratuito rivolto ai giornalisti, per scoprire e curare nuovi contenuti, che vogliono raccogliere, gestire le fonti e incorporare contenuti interessanti da Facebook e da Twitter.

    Insomma uno strumento che i giornalisti non potranno che apprezzare e che spinge ancora una volta Facebook nel mondo delle news. Ancora una volta perchè questa non la sola mossa fatta in questa direzione. E’ da almeno due anni che Facebook prova a entrare in questo settore. Per un semplice motivo, perchè le notizie sono i contenuti più ricercati dagli utenti in assoluto, anche su Facebook. Un dato che è ormai inconfutabile. E dare spazio alle news significa visualizzazioni sulla piattaforma, quindi advertising e quindi revenues. E il cerchio si chiude.

    Facebook-Signal-giornalisti

    Facebook due anni fa avviò un altro strumento che è la sezione Trending, molto simile a quella che si vede già su Twitter, ma più organizzata. Con Signal Facebook si spinge oltre, offrendo la possibilità di accedere ai contenuti con uno strumento più adeguato, infatti i contenuti possono essere rintracciati per località, possono essere salvati in specifiche collezioni. Le redazioni possono poi integrare anche le API di Signal in modo da avere il feed delle notizie e le visualizzazioni delle news all’interno del loro stesso sito. Qui tutte le informazioni.

    Facebook dunque sfida Twitter che a sua volta è pronta a lanciare Project Lightning, un progetto che dovrebbe aiutare e incrementare l’uso della piattaforma sia per gli utenti ma anche per i giornalisti. E in questa direzione, nel mese di agosto Twitter ha annunciato l’avvio di test per la sezione News da mobile, una sezione dedicata alle Trending News.

    La sfida sulle news dunque si accende e stavolta è Twitter ad apparire in affanno.

    Al momento Facebook Signal è solo per giornalisti in lingua inglese e, anche se non si conoscono dettagli precisi, è presumibile che presto lo sarà anche per i giornalisti di tutto il mondo.