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  • HPE spinge le aziende italiane verso la data maturity

    HPE spinge le aziende italiane verso la data maturity

    Come ormai abbiamo imparato bene in questi anni, specie negli ultimi 2/3 anni, i dati assumono sempre più importanza. Vuoi per il fatto che è aumentato l’uso del digitale a livello generale e globale, vuoi per il fatto che sono aumentate le fonti che rilasciano dati. Aggiungiamo anche l’intelligenza artificiale, da questo punto di vista.

    I dati aumentano, sappiamo quanto siano preziosi e quanto sia fondamentali, oggi, per la crescita delle economie dei paesi. Senza voler sembrare esagerati, dai dati passa il progresso moderno.

    Del resto, lo diceva Clive Humby nel 2006 quando coniò la frase “I dati sono il nuovo petrolio“. Frase che venne poi completata da Michael Palmer, sempre nello stesso anno: “i dati sono preziosi, ma se non raffinati non possono essere realmente utilizzati. [Il petrolio] deve essere trasformato in gas, plastica, prodotti chimici, ecc. per creare un’entità preziosa che guidi attività redditizie; quindi, i dati devono essere scomposti e analizzati affinché abbiano valore“.

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    Ecco, adesso ci troviamo in una fase più matura. Le aziende ormai, a distanza di anni, riconoscono l’importanza dei dati e ci avviciniamo a quella fase che viene definita data maturity.

    Per data maturity si intende un processo composto da più fasi della transizione di un’azienda dall’inconsapevolezza dei dati all’alfabetizzazione dei dati stessi.


    Cosa si intende per Data Maturity

    La data maturity è il livello di qualità, usabilità e completezza dei dati. È una misura dell’efficacia delle pratiche di gestione dei dati ed è diventata sempre più importante nell’era dei Big Data. La “maturità dei dati” può essere utilizzata per valutare la qualità dei dati e identificare le aree in cui è possibile apportare miglioramenti. Può anche fornire indicazioni su come i dati vengono raccolti, archiviati e utilizzati, e su come possono essere gestiti e sfruttati meglio per raggiungere i risultati aziendali desiderati. La data maturity è un elemento chiave del processo decisionale guidato dai dati ed è essenziale per le organizzazioni che vogliono massimizzare il valore dei propri dati.


    Va sottolineato che il processo di miglioramento della data maturity dovrebbe coinvolgere l’intera azienda piuttosto che solo un reparto dati specializzato.

    Ma esistono delle situazioni variegate tra le aziende se le osserviamo da questo punto di vista. E i dati che stiamo per vedere insieme confermano questo andamento.

    HPE (Hewlett Packard Enterprise) negli ultimi giorni ha presentato i risultati del sondaggio globale che mostrano che la mancanza di data maturity ostacola sia il settore privato sia quello pubblico nel raggiungimento di obiettivi chiave, come l’aumento delle vendite o il progresso nella sostenibilità ambientale.

    L’indagine, condotta da YouGov per conto di HPE su oltre 8.600 decision maker di tutti i settori privati e pubblici in 19 paesi, rivela che il livello medio di data maturity delle organizzazioni, ovvero la loro capacità di creare valore dai dati, è di 2,6 su una scala di 5, dove solo il 3% raggiunge il livello di maturità più elevato. In questo contesto, il dato relativo all’Italia riflette quello mondiale.

    Il sondaggio si basa su un modello di maturità sviluppato da HPE che valuta la capacità di un’organizzazione di creare valore dai dati sulla base di criteri strategici, organizzativi e tecnologici.

    Il livello di maturità più basso è chiamato “data anarchy”: a questo livello, i pool di dati sono isolati l’uno dall’altro e non vengono analizzati sistematicamente per generare insight o risultati. Il livello più alto è chiamato “data economics”: a questo livello, un’organizzazione sfrutta strategicamente i dati per ottenere risultati, sulla base di un accesso unificato a fonti di dati interne ed esterne che vengono analizzate con sistemi di analytics avanzati e di intelligenza artificiale.

    I risultati del sondaggio rivelano che il 14% delle organizzazioni si trova al livello di maturità 1 (data anarchy), il 29% al livello 2 (data reporting), il 37% al livello 3 (data insights), il 17% al livello 4 (data centricity) e solo il 3% è al livello 5 (data economics).

    In Italia si registrano dati simili: data anarchy 13%, data reporting 31%, data insights 34%, data centricity 17%, data economy 4%.

    La mancanza di capacità di gestione e valorizzazione dei dati, a sua volta, limita la capacità delle organizzazioni di raggiungere obiettivi chiave come l’aumento delle vendite (30%), l’innovazione (28%), il miglioramento della customer experience (24%), il miglioramento della sostenibilità ambientale (21%) e l’aumento dell’efficienza interna (21%).

    Per quanto riguarda l’Italia sono stati rilevati i seguenti dati: aumento delle vendite 34%, innovazione 32%, miglioramento della customer experience 23%, il miglioramento della sostenibilità ambientale 17%, l’aumento dell’efficienza interna 20%.

    Il sondaggio fornisce una visione dettagliata dei gap strategici, organizzativi e tecnologici che le organizzazioni devono colmare per sfruttare i dati come asset lungo tutta la value chain. Tra le principali evidenze:

    • Solo il 13% degli intervistati afferma che la data strategy della propria organizzazione è una parte fondamentale della strategia aziendale.
    • Quasi la metà degli intervistati (48% – in Italia 33%) afferma che la propria organizzazione non alloca alcun budget per iniziative relative ai dati o finanzia solo occasionalmente iniziative relative ai dati tramite il budget IT.
    • Solo il 28% (in Italia il 29%) degli intervistati ha confermato che la propria organizzazione ha un focus strategico su prodotti o servizi data-driven.
    • Quasi la metà degli intervistati afferma che le proprie organizzazioni non utilizzano metodologie come il machine learning o il deep learning, ma si affidano a fogli di calcolo (29% – in Italia 34%) o business intelligence e report preconfezionati (18% – in Italia 15%) per l’analisi dei dati.

    La creazione di valore dai dati richiede anche l’aggregazione di dati o insight provenienti da diverse applicazioni, location o spazi dati esterni.

    Ad esempio, i dati di telemetria generati dai sensori dei prodotti venduti possono aiutare il reparto R&S di un produttore ad allineare meglio la successiva generazione di prodotti alle esigenze dei clienti. Allo stesso modo, la condivisione tra strutture sanitarie degli insight generati dai dati dei pazienti può far progredire la diagnostica medica.

    Una caratteristica legata a un basso livello di data maturity è che non esiste un’architettura globale di dati e analisi: i dati sono isolati in singole applicazioni o posizioni. Questo è il caso del 34% (in Italia 39%) degli intervistati. D’altra parte, solo il 19% (in Italia 14%) ha implementato un data hub o fabric centrale che fornisce accesso unificato ai dati in tempo reale in tutta l’organizzazione e un altro 8% (in Italia 13%) afferma che questo data hub include anche fonti di dati esterne.

    Considerato che le fonti di dati sono sempre più distribuite tra cloud ed edge, la maggior parte degli intervistati (62% – in Italia 63%) afferma che è strategicamente importante avere un alto grado di controllo sui propri dati e mezzi per estrarne valore.

    Più della metà dei rispondenti (52% – in Italia 48%) teme che i soggetti che detengono i monopoli dei dati abbiano un controllo eccessivo sulla loro capacità di creare valore e il 39% (in Italia 26%) sta rivalutando la propria strategia cloud a causa dell’aumento dei costi (42% – in Italia 40%), delle preoccupazioni sulla sicurezza (37% – in Italia 26%), della necessità di un’architettura più flessibile (37% – in Italia 29%) e della carenza di controllo sui propri dati (32% – in Italia 26%).

    In conclusione, la data maturity nel 2023 sarà molto diversa. Le aziende sfrutteranno il potenziale dell’intelligenza artificiale e dell’apprendimento automatico per utilizzare i dati in modi sempre più significativi.

    I dati saranno più accessibili, con l’emergere di nuove fonti di dati e la capacità di integrare gli stessi in modo più rapido ed efficiente. Tutto questo si tradurrà in migliori intuizioni di business e previsioni più accurate, consentendo alle aziende di prendere le decisioni migliori.

    Anche le misure di sicurezza e di privacy saranno più rigorose, per garantire che i dati siano tenuti al sicuro e utilizzati in modo responsabile. Le aziende sono sempre più consapevoli di sfruttare i dati per creare esperienze migliori per i propri clienti, favorire la crescita e migliorare le operazioni. Con gli strumenti e le strategie giuste, la data maturity già in questo anno sarà una risorsa enorme per le aziende.

  • Reddit adesso vale più di 10 miliardi di dollari

    Reddit adesso vale più di 10 miliardi di dollari

    Nuovo finanziamento da 700 milioni di dollari per Reddit, il cui valore adesso cresce oltre i 10 miliardi di dollari. E intanto viene confermata l’intenzione di sbarcare a Wall Street.

    Dopo aver ricevuto un finanziamento da 700 milioni di dollari dal fondo Fidelity Management, il valore di Reddit ha superato i 10 miliardi di dollari. E con questo traguardo, l’azienda, sempre molto attiva a contrastare contenuti d’odio sulla piattaforma, conferma l’intenzione di diventare presto pubblica. Infatti, dopo la notizia del nuovo finanziamento il co-fondatore e CEO di Reddit, Steve Huffman, al New York Times ha dichiarato: “Stiamo ancora pianificando di andare in borsa, ma non abbiamo ancora una linea temporale fissa”.

    La finalità del finanziamento sarà, ovviamente, quella di fare crescere Reddit sempre più a livello internazionale e a rendere la piattaforma sempre più semplice.

    Prima di questo finanziamento Reddit ha ricevuto un altro finanziamento da 250 milioni di dollari che aveva fatto crescere il valore di Reddit a 7 miliardi di dollari a inizio di quest’anno.

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    Reddit, come forse già saprete, realizza i suoi fatturati attraverso la vendita di pubblicità che è arrivata a 100 milioni di dollari nel secondo trimestre di quest’anno, con un tasso di crescita di bel il 192% rispetto al 2020. Certo, numeri piccoli se vengono paragonati ai fatturati miliardi di giganti come Facebook o Google, ma sono comunque indicativi di una crescita di interesse su Reddit.

    Per dare qualche numero di Reddit rispetto al numero di utenti, a livello di utenti giornalieri la piattaforma conta 52 milioni di utenti al giorno, circa un quarto dei 200 milioni di utenti al giorno di Twitter e una piccola parte degli 1,85 miliardi di utenti giornalieri di Facebook. Tanto per rendere l’idea. Le subreddit attive, il nome con cui vengono individuate le aree di interesse su Reddit, sono oltre 100 mila.

    Reddit nasce nel 2005 e viene fondato da Steve Huffman, come abbiamo ricordato sopra, da Alexis Ohanian, oggi marito di Serena Williams, e dal compianto Aaron Swartz fondendo la sua Infogami in quella che sarebbe appunto diventata Reddit.

  • La Tecnologia è la vera spinta verso il Cambiamento

    La Tecnologia è la vera spinta verso il Cambiamento

    La pandemia ha segnato il nostro tempo e ha spinto le organizzazioni a condensare in un solo anno il Cambiamento che avrebbe richiesto almeno 10 anni. Ma è la sola leva per crescere. È quanto emerge dal Technology Vision 2021 di Accenture.

    La pandemia ha sicuramente segnato il nostro tempo, ma ha anche spinto verso un Cambiamento come mai nessun fenomeno era riuscito a fare prima. Come abbiamo spesso raccontato anche qui sul nostro blog, la pandemia da Covid-19 ha catapultato l’intera società verso una realtà la cui parola d’ordine era, appunto, Cambiamento. Alla base di questo cambiamento vi è stato l’utilizzo della Tecnologia che si aveva a portata di mano, ma che, per tanti motivi, non era stata mai sfruttata appieno. Ecco che oggi il vero Leader è chi sa abbracciare la Tecnologia per spingere verso il Cambiamento non più opzionabile.

    Questa premessa è un anche l’estrema sintesi di uno degli studi più attesi di questo periodo dell’anno, stiamo parlando del Technology Vision 2021, uno studio di Accenture che ci offre gli scenari futuri, non tanto lontani, che vivremo direttamente.

    Lo studio di quest’anno, edizione 2021, porta il titolo “Leaders wanted: Masters of  Change at the Moment of Truth”, e sottolinea come le aziende si siano trovate in questo ultimo anno a condensare almeno un decennio di trasformazione nell’arco di un solo anno. Le organizzazioni che sanno guidare questo cambiamento, sono quelle che riescono a far crescere i propri ricavi di 5 volte più velocemente rispetto alle altre, ancora indietro. Utilizzando le tecnologie a disposizione.

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    In risposta alla pandemia, le aziende grandi e piccole hanno inaugurato una nuova era di rapida trasformazione. L’Italia è un Paese maturo e, in quanto tale, ha bisogno di investire in competenze che garantiscano una crescita sostenibile e strategica. In questo contesto la tecnologia gioca un ruolo determinante e va applicata non solo in maniera combinata, ma con visione e con intelligenza, così da occupare spazi nuovi in cui potersi differenziare e produrre maggior valore”, ha dichiarato Fabio Benasso, Presidente e Amministratore Delegato di Accenture Italia. “La difesa dello status quo non paga. Pur mantenendo la propria identità e salvaguardando l’eccellenza che le contraddistingue, le organizzazioni italiane devono reinterpretarsi, aprendosi agli ecosistemi e velocizzando i processi di innovazione. Solo così potranno dare concretezza a nuove opportunità”.

    Il rapporto conflittuale che si era creato tra uomo e tecnologia è stato completamente ridefinito dalla pandemia in un’ottica di necessità, condensando in un anno un intero decennio di progresso digitale. Il 2020 ha messo in luce il messaggio centrale della Technology Vision di quest’anno, ovvero che ogni business è un business tecnologico e che in questa era di profonda trasformazione la tecnologia sta riplasmando interi settori come anche l’esperienza umana”, dichiara Valerio Romano, Cloud First Lead di Accenture. “La strategia aziendale e quella tecnologica sono ormai inseparabili e la capacità di guidare il cambiamento continuo spinto da un’innovazione tecnologica esponenziale è la caratteristica principale dei leader del futuro. Abbiamo oggi un’opportunità irripetibile per trasformare questo momento cruciale in una prova di fiducia e in nuove possibilità, sfruttando la costante evoluzione tecnologica ed imprimendo una forte accelerazione del ritmo di adozione”.

    Nel realizzare questo studio, Accenture ha intervistato 6.200 leader tra responsabili di business e tecnologici. Il 92% di loro dichiara che la propria azienda sta innovando con urgenza, con l’intenzione di agire entro questo anno. E poi, il 91% dei dirigenti concorda che per conquistare il mercato di domani è necessario definirlo con chiarezza quale sarà fin da ora.

    Accenture TechVision 2021

    I Leader di oggi devono trainare questo cambiamento, anche perché l’era del “first follower” è finita ed è necessario puntare tutto sulla Tecnologia.

    La Technology Vision 2021 identifica cinque tendenze chiave con le quali le aziende dovranno confrontarsi nei prossimi tre anni per accelerare e gestire il cambiamento in tutti i settori della loro attività:

    Stack Strategically: Architecting a Better Future

    Nascono nuovi scenari in cui ricostruire l’architettura IT. Significa pensare alla tecnologia in modo diverso, rendendo indistinguibili le strategie aziendali e tecnologiche. A questo proposito, l’83% dei leader concorda sul fatto che le strategie aziendali e tecnologiche della propria impresa stiano diventando inseparabili e indistinguibili.

    Mirrored World: The Power of Massive, Intelligent, Digital Twins

    Le aziende leader iniziano a utilizzare gemelli digitali per creare modelli viventi di intere fabbriche, catene di approvvigionamento, cicli di vita dei prodotti e altro ancora. Mettere insieme dati e intelligenza per rappresentare il mondo fisico in uno spazio digitale creerà nuove opportunità per lavorare, collaborare e innovare. Il 65% degli intervistati prevede nei prossimi tre anni un aumento degli investimenti della propria organizzazione in gemelli digitali intelligenti.

    I, Technologist: The Democratization of Technology

    Le persone sono sempre al centro e oggi hanno a disposizione strumenti in modo da innescare un Cambiamento profondo. Oggi ogni dipendente può essere un innovatore, ottimizzando il proprio lavoro, risolvendo i problemi e mantenendo l’azienda al passo con le nuove e mutevoli esigenze. L’88% dei dirigenti ritiene che la democratizzazione della tecnologia stia diventando fondamentale per la capacità di stimolare l’innovazione in tutta la propria organizzazione.

    Anywhere, Everywhere: Bring Your Own Environment

    Il più grande cambiamento della forza lavoro a memoria d’uomo è stata, per le aziende, l’espansione dei propri confini. Le persone hanno la possibilità di replicare l’ambiente di lavoro ovunque in questo modello, i leader possono ripensare lo scopo del lavoro nei diversi luoghi e cogliere l’opportunità di reinventare la propria attività in questo nuovo mondo. Durante l’emergenza sanitaria, il 47% delle organizzazioni ha investito in strumenti di collaborazione digitale e il 48% in strumenti e tecnologie cloud-enabled per sostenere la loro forza lavoro da remoto.

    From Me to We: A Multiparty System’s Path Through Chaos

    Il tracciamento dei contatti, la necessità di nuove esperienze di pagamento digitali e di nuove modalità per costruire fiducia ha messo a fuoco ciò che era stato fino ad ora lasciato incompiuto dalle aziende. I multiparty system, ovvero ecosistemi di organizzazioni interoperabili, possono aiutare le aziende a ottenere maggiore resilienza e adattabilità, creare nuovi modi per accedere al mercato e stabilire nuovi standard ecosistemici per i loro settori. Il 90% dei dirigenti intervistati afferma che i multiparty system consentiranno di dare vita a ecosistemi di collaborazione più resilienti e adattabili per creare nuovo valore con i partner della propria organizzazione.

    In un momento in cui la ristorazione versa in condizioni drammatiche, con aziende che chiudono definitivamente, in questa ottica è bene segnalare l’esempio di Starbucks, azienda che da sempre sa interpretare l’evoluzione dei tempi. Ebbene, l’azienda nella fase critica è emersa come leader, utilizzando la tecnologia per espandere la propria clientela e i canali di vendita. Ad agosto, la sua app era stata scaricata da tre milioni di nuovi utenti e gli ordini da smartphone e il ritiro drive-thru sono arrivati a rappresentare il 90% delle vendite. Con l’aumento della domanda, ha implementato un sistema di gestione dei ticket integrato, combinando gli ordini dalla sua app, UberEats e i clienti drive-thru in un unico flusso di lavoro per i baristi. Starbucks ha anche introdotto una nuova macchina per caffè espresso con sensori per monitorare la quantità di caffè erogata e prevedere la necessaria manutenzione. Un esempio, questo, della tecnologia come leva fondamentale per fornire una risposta agile, resiliente e di successo al cambiamento da parte di un’azienda.

    L’invito è quello di visitare il sito visitare accenture.com/technologyvision  r seguire la conversazione su Twitter con #TechVision2021.

  • Cloud Computing, perché è il vero partner per le aziende nel 2021

    Cloud Computing, perché è il vero partner per le aziende nel 2021

    Il 2020 è stato l’anno della pandemia da Covid-19 ma è stato anche l’anno in cui il Digitale, e l’Innovazione in generale, hanno giocato un ruolo primario per superare la crisi che ne è conseguita. Il Cloud Computing è emerso in maniera decisa e sarò il vero partner delle aziende nel 2021.

    Il 2020 è stato l’anno della pandemia da Covid-19, e lo ricorderemo tutti, ma è stato anche l’anno in cui il Digitale, e l’Innovazione in generale, hanno giocato un ruolo primario per superare la crisi che ne è conseguita. Si dice che il digitale abbia permesso alle aziende di fare un salto in avanti, che di solito si riesce a fare in un decennio almeno, in pochi mesi. Per le aziende la parola d’ordine è diventata subito cambiamento, vale a dire adottare strumenti e strategie che permettessero alle aziende di continuare a fare business, nonostante lo scenario non fosse più quello di prima.

    E già di per sé questo cambio di scenario non è stato facile, sono state fondamentali le grandi capacità di cambiamento e di adattamento alle tecnologie, quelle che hanno permesso alle aziende di guardare al futuro.

    E tra queste tecnologie, ovviamente, il ruolo principale lo ha giocato il Cloud Computing.

    Cos’è il Cloud Computing

    Volendo provare a dare una definizione, allora non si può non considerare le parole di colui che tra i primi ha parlato di Cloud Computing nel 2006, ossia Eric Schimdt, che ci dava questa definizione: “un modello ibrido di sfruttamento delle risorse offerte dalle reti di computer, Internet principalmente, che supera il vecchio schema client/server che lo ha caratterizzato ed in parte dominato sino ad oggi. La premessa basilare consiste nell’assumere che in questa nuova architettura i data service (servizi hardware) e le funzionalità offerte (servizi software) dovrebbero risiedere prevalentemente sui server web (le ‘nuvole’) piuttosto che ‘diffusi’ sui singoli computer connessi in rete“. In questa definizione c’è il concetto del Cloud Computing, e cioè la capacita di sfruttare gli strumenti di cui disponiamo oggi per agganciarci alla “nuvola giusta” e lavorare con tutti gli strumenti di cui abbiamo bisogno, da qualsiasi luogo.

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    [Imprese e manager chiedono servizi cloud affidabili? Scopri come e cosa rispondere grazie alla piattaforma Cloud Champion di Microsoft Italia. Impara oggi e gestisci il business del futuro, qui tutti i dettagli]

    In buona sostanza, il cloud computing è la fornitura di servizi informatici on-demand, dalle applicazioni allo storage e alla potenza di elaborazione, direttamente via internet. Quindi le aziende possono avere a disposizione tutto quelle che serve per il proprio business, senza per forza dotarsi di una infrastruttura fisica o un proprio data center.

    Il 2020 è stato l’anno in cui gli italiani hanno scoperto lo smart working. Ebbene, in un anno di è passati da 570 mila smart workers a oltre 6,5 milioni e la maggior parte di essi, circa 5 milioni, non tornerà più al solito posto di lavoro. Ecco, di fronte ad uno scenario come questo, il Cloud Computing è per le aziende il miglior alleato, da qualsiasi punto di vista guardiamo lo scenario.

    Basti pensare, per citare un esempio più vicino a tutti, che oggi tutti i fornitori di software si servono della tecnologia cloud, abbandonando il dispositivo fisico che serviva per accedere ai servizi. Tutto si fa dalla “nuvola”.

    Una ricerca di IDC ha rilevato che oggi le aziende destinano un terzo delle risorse per elaborare tutta l’infrastruttura a sostegno del Cloud Computing, osservando come la spesa tradizionale IT vada sempre più riducendosi. Gartner poi prevede che entro il prossimo anno la metà delle aziende globali agirà interamente su Cloud.

    Il Mercato Cloud in Italia

    Si tratta di un trend che si consolida sempre di più e che nel 2020 ha conosciuto il suo momento più importante. In Italia il mercato Cloud vale 3,3 miliardi di euro facendo registrare una crescita del 21%. Sono numeri forniti dall’Osservatorio Cloud Transformation del Politecnico di Milano, e sono numeri che vedremo crescere ancora di più nel prossimo anno.

    Le aziende per crescere devono in fretta trovare una “nuova normalità” che altro non è che velocizzare il processo di digitalizzazione della propria organizzazione, quindi trasformarsi in chiave digitale per abbracciare le occasione del futuro. E questo vale oggi più che mai.

    La soluzione: Microsoft Azure

    E tra i grandi player del mercato Cloud in Italia, non possiamo non citare Microsoft, il colosso di Redmond che ad oggi è uno dei più importanti player del mercato a livello globale.

    La soluzione che offre Microsoft è “Microsoft Azure“, la soluzione Cloud Computing che in questa fase storica per le aziende diventa un partner eccellente per il proprio business.

    Attraverso Micosoft Azure vengono erogati questi servizi:

    • risorse di elaborazione
    • archiviazione e memorizzazione dati
    • trasmissione dati e interconnessione di reti
    • analisi
    • intelligence
    • apprendimento automatico sicurezza e gestione delle identità
    • monitoraggio e gestione
    • servizi per lo sviluppo di applicazioni.

    E questa serie di servizi può essere poi classificata in tre aree, che sono: Infrastructure-as-a-Service (IaaS), Platform-as-a-Service (PaaS) ed e Software-as-a-Service (SaaS). La piattaforma di Cloud Computing del colosso di Redmond fornisce anche servizi di mBaaS (mobile Backend as a Service).

    Si tratta quindi di una delle piattaforme più complete e fornite del mercato, con milioni di clienti in tutto il mondo e in Italia. Ma c’è un elemento che proprio in questa fase storica è emerso in tutta la sua importanza, ed è quello delle competenze. Microsoft da sempre ha a cuore il tema delle competenze, dello sviluppo delle skill adeguate per abbracciare il futuro. E per questo, mette a disposizione tutta la sua esperienza per offrire ai suoi clienti la migliore formazione al fine di usare al meglio i propri servizi. E Microsoft Azure rientra in questa strategia. Un percorso di training al fianco di personale altamente specializzato a supporto delle aziende è quanto di meglio si possa avere per cogliere le opportunità del Cloud Computing e Microsoft in questo è imbattibile.

    [In collaborazione con Microsoft Italia]

  • Ecco le novità tech e digital che vedremo nel 2019

    Ecco le novità tech e digital che vedremo nel 2019

    L’anno che è appena iniziato si prospetta ricco di novità tech e digital, a cominciare dal 5G che sarà disponibile per tutti. Ma c’è attesa anche su Facebook in relazione alle sentenze in seguito alle audizioni dello scorso anno; c’è attesa per nuovi progetti in streaming come Disney+; e c’è attesa anche per lo smartphone pieghevole. Insomma, ce ne saranno delle belle, scopriamole insieme.

    Il 2019, l’anno che è appena iniziato, sarà un anno molto tech e digital. Come molti di voi già sapranno, specie se appassionati del genere, il 2019 è l’anno in cui è ambientato Blade Runner, il capolavoro di Ridley Scott del 1982, in cui si vedevano alcune tecnologie che oggi sono davvero realtà. Basti pensare ai cartelloni pubblicitari digitali, alle machine controllabili attraverso la voce, alle videochiamate. L’anno appena iniziato si prospetta quindi un anno molto interessante da questo punto di vista e ci sembrava quindi giusto partire da questo elencando, grazie al Wall Street Journal, tutte le novità che ci attenderanno nei prossimi 12 mesi.

    La privacy su Facebook

    Il 2018 è stato per Facebook e Mark Zuckerberg un anno orribile, al punto che lo stesso fondatore del colosso di Menlo Park ha scritto i un post, a fine anno, che l’azienda ha “cambiato il suo DNA” e che, comunque, ci vorranno anni prima di rimediare ai gravi errori come fake news e Cambridge Analytica, per intenderci. Il 2019 sarà per Facebook cruciale per il fatto che sono attese le sentenze in seguito alle audizioni presso il Congresso americano e la Commissione Europea. Da qui potranno anche scaturire multe salate per Zuckerberg che deve affrontare un lento e progressivo abbandono della piattaforma da parte degli utenti più giovani.

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    Nuovo software per iPhone

    C’è molta attesa per il nuovo lifting dell’iPhone che dovrebbe cambiare radicalmente rispetto alla versione del software attuale, fermo ormai da 12 anni con la “home” centrale. Un format che è stato poi ripreso anche da Android. Nel 2019 potrebbe arrivare un aggiornamento che potrebbe riportare iPhone ai fasti iniziali, sarà quindi interessante vedere anche come si muoverà la concorrenza.

    Il 5G si diffonderà su larga scala

    Nei giorni scorsi Vodafone Italia ha annunciato ormai l’avvio a Milano del 5G per l’80% dei milanesi, diventando capitale europea della connessione veloce. Ma il 5G si estenderà presto in altre città italiane e in tutti i paesi del mondo, al punto che molti produttori di dispositivi mobili stanno realizzando modelli compatibili. Il 5G sarà la vera rivoluzione del 2019.

    Harry Potter in realtà aumentata

    Niantic, società che oggi vale 4 miliardi di dollari e che ha lanciato il gioco in realtà aumentata Pokemo Go, sarebbe ormai pronta al lancio di “Harry Potter: Wizards Unite“, il gioco in realtà aumentata ispirato al famoso maghetto creato da J. K. Rowling che potrebbe addirittura superare il successo di Pokemon Go, e diventare quindi la nuova mania dell’anno.

    Il modello Amazon Go si estenderà ancora

    Amazon Go, il punto vendita fisico del colosso Amazon senza cassiere, sarà lanciato anche in altre città, sicuro New York e si parla anche di una apertura anche a Londra. Ma nel 2019 vedremo questo modello estendersi ancora di più. Microsoft ha già fatto sapere di essere all’opera su l’attuazione di un modello analogo che potrebbe vedere la luce già nel 2019. Ma altri sono pronti a fare lo stesso.

    Auto a guida autonoma

    Tra le novità tech attese nel 2019 non può non esserci l’auto a guida autonoma, che proprio novità non è. Ma in questo nuovo anno vedremo il diffondersi di auto senza guidatore impiegate nella consegna di prodotti anche freschi. C’è attesa anche di prossimi modelli che verranno lanciati al CES di Las Vegas nei prossimi giorni.

    Nuovi progetti in streaming

    Il 2019 sarà certamente anche l’anno della concorrenza a Netflix che dovrà affrontare un anno in cui verranno lanciati nuovi progetti streaming. Uno su tutti è Disney+, il servizio streaming del colosso dell’intrattenimento, con un’offerta che spazierà dalla Marvel a Star Wars, fino alla Pixar. Insomma, per Netflix si tratterà di un nuovo concorrente non facile.

    L’Intelligenza Artificiale fuori dalle nuvole

    Il 2019 sarà certamente anche l’anno dell’Intelligenza Artificiale, nel senso di nuovi sviluppi. E infatti, parlare di Intelligenza Artificiale fuori dalle nuvole sarà una novità molto interessante. Come sappiamo, ogni volta che diamo un’ordine ad Alexa o a Google Home, la nostra voce è registrata e inviata ad un servizio cloud. Ora, per ovvi problemi di privacy, il prossimo passo sarà di “trattenere” tutto al livello del proprio dispositivo: si potranno avere consigli dall’assistente vocale, ad esempio, anche con il telefono in modalità aeroplano.

    Fortnite cambierà il mondo gaming

    Fortnite sarà ricordato sicuramente come il fenomeno gaming del 2018. Ma l’incredibile successo del videogioco ad oggi più popolare al mondo cambierà il mercato inevitabilmente, introducendo con il concetto di videogame sempre più social network. Nel 2019 non mancherà quindi il lancio di giochi simili.

    La salute a portata di smart watch

    Il settore health, quello della salute, sarà sempre di più, nel 2019, nel mirino dei grandi colossi tech che già nel 2018 hanno puntato decisamente a questo settore, basti pensare solo al nuovo modello di Apple Watch. Saranno quindi molti i dispositivi che lanceranno nuovi software per dispositivi indossabili che gestiranno una mole crescente di dati personali. E questa sarà la vera sfida, staremo a vedere.

    Lo smartphone pieghevole da portare in tasca

    Il 2018 ha visto una leggera contrazione del mercato degli smartphone e anche un rialzo dei prezzi. Il 2019 dovrà essere un nuovo anno id svolta che ormai sembra prefigurare lo smartphone tascabile. Il fatto che negli anni siano cresciuti di dimensioni da un lato ha aumentato le loro performance, a ma dall’altro ha creato un problema “di spazio”. Potrebbe arrivare la soluzione a questa dicotomia con i primi telefoni pieghevoli, all’inizio forse un prodotto di nicchia per gli amanti della fantascienza, ma poi progressivamente alla portata di tutte le tasche. Samsung è ormai pronta al lancio del 2019.

    Ecco queste saranno le novità tech e digital che ci attenderanno nel 2019, ovviamente vi racconteremo anche gli sviluppi qui sul nostro blog e continuare a seguirci.

  • Digitale e Tecnologia, ecco le prime 10 aziende in Italia nel 2016

    Digitale e Tecnologia, ecco le prime 10 aziende in Italia nel 2016

    La “Technology Fast 500 EMEA” di Deloitte è una delle classifiche europee più autorevoli che ogni anno individua le aziende che sono cresciute di più in termini di ricavi negli ultimi 4 anni. E tra esse ci sono 10 aziende italiane: Beintoo, Marketing Arena, Caffeina, Afinna One, FiloBlu, MotorK Italia, Sardex, EiS, 01s e Crestoptics.

    Questo è un periodo dell’anno in cui si tirano, inevitabilmente le somme e, in tema di digitale e tecnologia, gli argomenti che solitamente trattiamo, è il caso di segnalarvi la “Technology Fast 500 EMEA” di Deloitte, una delle classifiche europee più autorevoli che ogni anno individua le aziende che sono cresciute di più in termini di ricavi negli ultimi 4 anni. E ci fa piacere sapere che all’interno di questa classifica ci sono 10 aziende italiane, quelle che a tutti gli effetti possiamo dire che sono la top ten delle aziende italiane che più di altre sono cresciute in questi ultimi anni. E quattro di queste sono nelle prime 100 posizioni.

    L’edizione 2016 si caratterizza per una crescita media delle aziende appartenenti all’area EMEA pari a 967 punti percentuali, in lieve calo rispetto all’edizione precedente (1.012 %). Le aziende in classifica rappresentano 28 Paesi europei e il ranking di quest’anno è dominato dal settore Software con 271 aziende. Le società con la percentuale di crescita cumulativa più alta appartengono ai settori Hardware (962%), Media (644%) e Clean Technology (471%).

    deloitte 500 emea

    Le aziende italiane presenti nella Technology Fast 500 EMEA di Deloitte sono

    1. Beintoo – con un tasso di crescita in 4 anni del 2.068%, si piazza al 45° posto, prima tra le italiane. Nata nel 2011, Beintoo è una mobile company che opera a livello globale specialmente in digital advertising.
    2. Marketing Arena – con un tasso di crescita del 1.088%, si piazza al 90° posto, la seconda in Italia. Fondata da Giorgio Soffiato nel 2007, oggi l’agenzia di Rovigo specializzata in digital marketing conta su un gruppo affiatato di 20 persone. L’azienda è cresciuta molto sul piano nazionale in questi anni, e l’obiettivo resta quello di provare ad andare oltre i confini.
    3. Caffeina – con un tasso di crescita del 1.083%, si piazza al 92° posto, la terza in Italia. E’ una delle agenzie creative più dinamiche sul panorama italiano.
    4. Afinna One –  con un tasso di crescita pari al 1.008%, si piazza al 100° posto, ed è la quarta a livello nazionale. Fondata nel 2010, è attiva a livello globale nel settore delle telecomunicazioni.
    5. FiloBlu – con un tasso di crescita del 977%, si piazza al 103° posto, la quinta a livello nazionale. L’azienda con sede a Santa Maria di Sala (Ve) crea e sviluppa canali di e-commerce con un approccio modulare e sartoriale per il comparto fashion, sportswear, design e beauty.
    6. MotorK Italia – con un tasso di crescita dell’858%, si piazza al 117° posto, la sesta a livello nazionale. Opera nel settore digital automotive. Ha sede a Milano, Londra, Madrid e Parigi.
    7. Sardex –  con un tasso di crescita del 333%, si piazza al 349° posto, la settima a livello nazionale. Nata nel 2009, è la società che ha dato vita al Circuito di Credito Commerciale Sardex.net.
    8. EiS – con un tasso di crescita del 291%, si piazza al 398° posto, l’ottava a livvelo italiano. L’azienda, nata nel 2011,  opera in ambito ICT come System Integrator.
    9. 01s – con un tasso di crescita del 244%, si piazza al 455° posto, la nona a livello nazionale. La Community Company fa dell’innovazione e della tecnologia la propria ragion d’essere.
    10. Crestoptics – con un tasso di crescita del 229%, si piazza la 477° posto, la decima in Italia. L’azienda ha creato un brevetto innovativo che permette di trasformare a basso costo un microscopio standard in uno confocale.

    A livello europeo è la Francia a dominare di nuovo la classifica dei paesi con il maggiore posizionamento tra i Top 500 per il sesto anno consecutivo; gli altri Paesi maggiormente rappresentati sono UK, Norvegia, Israele e Svezia. L’Italia si posiziona al 12° posto.

    L’intera classifica è consultabile a questo link  www.deloitte.com/fast500emea.

    Nel congratularci con tutte le aziende che sono riuscite a raggiungere questo importante risultato, lasciateci fare un grande complimento a Marketing Arena, azienda con cui ormai collaboriamo da anni, avendo la certezza che questo raggiunto non è altro che uno dei tanti successi che raccoglierà nel suo ambizioso progetto di crescita. E noi glielo auguriamo davvero.

    [l’immagine di copertina è realizzata da @franzrusso, chiunque volesse riutilizzarla è pregato di menzionare l’autore; nel caso in cui i proprietari dei loghi la ritenessero inopportuna, l’immagine verrà rimossa immediatamente]

  • Ecco i brand Tech più forti sui Social Media

    Ecco i brand Tech più forti sui Social Media

    Blogmeter torna ad elaborare la classifica dei brand del settore technology più forti sui Social Media nel mese scorso. Da evidenziare tra i vari brand le performance su Twitter di Samsung, mentre su Facebook si segnalano le ottime performance di Intel e Huawei.

    Grazie alla classifica elaborata da Blogmeter, vediamo quali sono stati, durante il mese scorso, i brand del settore technology più forti sui Social Media. La classifica è stata realizzata basandosi su due metriche principali, vale a dire coinvolgimento e capacità di attrarre nuovi fan durante il periodo monitorato. Ne viene fuori che in questo settore i contenuti che permettono ai brand di collezionare il maggior numero di interazioni e il più alto livello di visibilità sono i grandi eventi e, soprattutto, il lancio di nuovi prodotti. E durante il mese scorso di eventi e annunci di lanci di nuovi prodotti ce ne sono stati un bel po’.

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    Su Facebook, spiccano Intel e Huawei

    Per quanto riguarda l’engagement, su Facebook, leader è la fanpage italiana della multinazionale Intel che, sebbene risulti poco attiva durante tutto il mese di agosto, conquista un alto livello di interazioni durante l’Intel Developer Forum che si è tenuto il 22 agosto a San Francisco. Al secondo posto si posiziona Nikon con il suo #NFPC2015, il contest fotografico che dagli inizi di agosto coinvolge gli utenti di Facebook. Da segnalare le ottime performance di Nvidia e Philips. In terza posizione per engagement e in prima per numero di nuovi fan, si piazza Huawei che raggiunge il picco di interazioni e new fan in occasione della premiazione di #HuaweiP8 agli EISA Awards 2015.

    Nelle prime tre posizioni per quanto riguarda nuovi fan si posizionano Samsung Mobile e Asus: la crescita della fan base dei due brand dipende nel primo caso dall’iniziativa concorsuale attivata in occasione del lancio del nuovo #GalaxyS6edge+; nel caso di Asus invece è frutto della pubblicazione frequente di post divertenti e spiritosi per promuovere i propri prodotti.

    Da segnalare, inoltre, quarto nella classifica per i nuovi fan, Bimby che si distingue per aver la più alta percentuale di donne che interagiscono con la pagina.

    Su Twitter trionfa Samsung

    Su Twitter leader indiscusso è invece Samsung. Alla base di questo successo, sia in termini di engagement che di new follower, è il lancio del #GalaxyS6edge+ che è stato comunicato sui social media, specie su Twitter, con grande entusiasmo e con immagini estremamente emozionali. E un buon numero di interazioni è relativo anche ai tweet che promuovono #IFA15, il grande evento di elettronica di Berlino.

    Su Twitter si distingue anche Lumia che con i suoi tweet estivi e colorati si piazza al quinto posto per engagement e al secondo posto per nuovi follower. Microsoft si posiziona terzo sia per capacità di coinvolgere gli utenti che per nuovi seguaci, grazie ai numerosi tweet relativi a #Windows10, e grazie all’anniversario dei 20 anni di #Windows95, il 24 agosto, che, oltre a diventare trending topic, ha generato un boom di interazioni tra i più nostalgici.

    Un’occhiata alla classifica generale

    Velocemente diciamo anche che, per quanto riguarda la classifica generale elaborata da Blogmeter, tenendo conto dei brand più forti sui social media in tutti i settori, su Facebook i migliori di agosto sono PaesiOnline per page engagement, Amazon.it per new fan e Wind per response time. Interessante notare l’ingresso in top 3 per crescita della fan-base della pagina di Lidl Italia, la quale durante tutto il periodo estivo è stata animata costantemente con concorsi, sondaggi e promozioni.

    Su Twitter invece è il profilo di Juventus FC che continua a sbancare sia per engagement che per nuovi seguaci, seguito da Serie A TIM: tutte le novità calcististiche relative alla nuova stagione di campionato non possono che portare nuovi follower a entrambi i profili. Tra le novità di agosto, c’è l’ingresso di Ikea Italia in classifica per new follower, grazie alla promozione del nuovo catalogo 2016. Infine, il brand migliore nel social caring si conferma Infoatac, il profilo ufficiale dell’azienda di trasporti romana.

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  • Big Data, quali sono le implicazioni per l’E-commerce

    Big Data, quali sono le implicazioni per l’E-commerce

    L’E-commerce è un degli ambiti in cui i Big Data risultano essere più strumentali allo sviluppo del business. Perché sono importanti e come stanno rimodellando il settore? Ce ne parla Luca Collacciani, Regional Manager di Akamai

    Nei prossimi anni, è lecito pensare che il cittadino medio sarà dotato di almeno 5 dispositivi connessi: Smartphone, PC, tablet, console portatili e persino elettrodomestici. Mentre aumentano le possibilità di connessione alla rete, aumenta anche l’orda di dati generati dai molteplici comportamenti dei consumatori. Saranno proprio i Big Data a influenzare e definire le modalità con cui l’azienda sceglierà di interagire con il suo pubblico.

    Obiettivo di ciascun brand sarà quello di essere rintracciabile sempre e ovunque e far vivere ai propri clienti e un’esperienza online ineccepibile, tagliata sulle esigenze dettate dal dispositivo utilizzato, dalla location, dal tipo di browser e dai bisogni stessi del consumatore.  Questo è ciò che, in Akamai, si definisce Situational Performance, e rappresenta una vera svolta nella fruizione del web: ciò che si offre non è un semplice sito ma una vera e propria esperienza.

    Big-Data

    Qualunque sia la circostanza, requisito fondamentale per l’utente è un accesso veloce e senza problemi che consenta la navigazione di un sito dove, come e quando lo si desideri, nella cucina di casa propria così come all’interno di uno store: in un futuro non troppo lontano, non è da escludere che gli acquirenti potranno ricevere sul loro cellulare un coupon digitale personalizzato a seconda del reparto in cui si trovano, ad esempio.

    Ad oggi, perseguire una strategia che raggiunga un target preciso al momento giusto e attraverso il canale più appropriato diventa imprescindibile per ogni business. Per non essere travolte dalle impressionanti quantità di dati generate dai consumatori, le aziende non solo devono comprendere il potenziale che i Big Data dimostrano di avere su più fronti ma devono saperlo sfruttare per processi di decision-making più informati e accurati che permetteranno loro di trarre il massimo vantaggio da un mondo sempre più iperconnesso.

    (l’immagine è di Ben Chams su fotolia.com)

  • hybris collocata da Gartner nel Quadrante Magico per l’E-commerce

    hybris collocata da Gartner nel Quadrante Magico per l’E-commerce

    hybris prosegue il suo periodo di crescita iniziato nel 2011 e oggi annuncia che è stata collocata tra i Leader del Quadrante Magico per l’E-commerce dell’ultimo report di Gartner, la principale società di analisi del settore

    hybris, fornitore della piattaforma per il commercio a più rapida crescita a livello globale, annuncia oggi di essere stata inclusa tra i leader, per il secondo anno consecutivo, nel “Quadrante Magico per l’e-commerce dell’ultimo report Gartner (8 maggio 2013). A seguito di una crescita sorprendente nel 2011, hybris ha ulteriormente consolidato la sua posizione di vendor indipendente di soluzioni a supporto dell’e-commerce e del commercio omni-canale, ottenendo così l’ambita qualifica di leader nel report Gartner.

    Considerate le dimensioni dei nostri due maggiori competitor, ritengo che il nostro posizionamento nel report sia ulteriore conferma del fatto che, quella di hybris, sia una delle più interessanti soluzioni e-commerce e omni-canale oggi disponibili sul mercato“, dichiara Ariel Luedi, CEO di hybris. “Aziende molto più grandi di noi, ma anche vendor di piccole dimensioni, faticano a stare al passo con le nostre soluzioni in quanto a prestazioni, validità e funzionalità. Nei prossimi dodici mesi, ci auguriamo di aumentare ancora la nostra quota di mercato e continuare a crescere forti dei risultati raggiunti nel 2012″.

    Secondo il report di Gartner,

    Obiettivo delle aziende è quello di ottimizzare il proprio portafoglio di applicazioni di e-commerce, consolidando le funzionalità B2B e B2C in una singola piattaforma che supporti le necessità dei clienti di entrambi i segmenti. Le imprese valutano con molta attenzione le opzioni disponibili sul mercato e mostrano di preferire le piattaforme in grado di rispondere a esigenze sia B2B sia B2C. Oggi, l’e-commerce B2B assomiglia sempre di più a quello B2C: i clienti business sono alla ricerca di esperienze che prevedono cataloghi dinamici e suggerimenti personalizzati, esperienze quindi del tutto simili, se non addirittura migliori, di quelle erogate da un sito consumer. Aziende appartenenti ai più diversi settori – high tech, produzione industriale e manifatturiera, terziario, scienze naturali e servizi finanziari – stanno realizzando siti e-commerce in grado di riprodurre, e in alcuni casi sostituire, esperienze di vendita diretta o indiretta, che consentano al cliente di effettuare acquisti on-line 24 ore su 24, tutti i giorni della settimana”.

    Il report Gartner a cui si fa riferimento è:

    Gartner, Inc. “Magic Quadrant for E-Commerce”, by Gene Alvarez, Praveen Sengar e Chris Fletcher, datato 8 maggio 2013.

    Per chi fosse interessato, una copia del report è disponibile al sito: www.hybris.com/gartner-2013

  • AppsBuilder, nuovo CMS per la gestione delle app

    AppsBuilder, nuovo CMS per la gestione delle app

    Da AppsBuilder un nuovo CMS, sistema cloud integrato per la gestione rapida dei contenuti di app multipiattaforma. E’ la proposta White Label di AppsBuilder per le aziende che vogliono offrire alla propria community web servizi di marketing e advertising anche su mobile

    appsbuilderLe applicazioni in mobilità fruibili su smartphone e tablet sono in crescita esponenziale, come testimoniano tutti i più recenti studi sull’argomento  che ne evidenziano il sorpasso rispetto ai desktop PC quali strumenti per la connessione al web. Com’è facile intuire, il trend del momento è a favore di chi a Internet accede via cellulare. Quindi il mondo app si eleva a opportunità di business estremamente interessante e servizio essenziale per tutte le aziende che nell’immediato futuro devono «ripensare» i propri siti o contenuti web per la rivendita su mobile. La novità che AppsBuilder lancia va in questa direzione. Per loro infatti, oggi lancia una piattaforma CMS (Content Management System) e un programma di affiliazione in modalità White Label, che prevede la certificazione come partner (sul modello di Google AdWords) nonché supporto in termini di formazione per utilizzarla al meglio.

    Il nuovo strumento self service CMS AppsBuilder è una soluzione cloud flessibile che, con pochi click guidati, consente la creazione e la gestione di app personalizzate per tutti i più diffusi ambienti mobili e sistemi operativi: iPhone/iPod e iPad, smartphone e tablet Android, dispositivi Windows Phone 7.5, Windows 8, e le web app in HTML5 (il mobile web site).

    Ma qual è l’identikit delle aziende target del CMS AppsBuilder? Sono quelle che hanno un ampio bacino di utenza e vogliono capitalizzarlo anche su dispositivi di ultima generazione. Per sottoscrivere l’abbonamento a questo servizio AppsBuilder, basta andare alla pagina www.apps-builder.com/it/affiliazione, inviare la richiesta e dare il via libera alla creatività.

    Ciò che lo rende unico, è davvero la capacità di completare la gamma dei servizi al cliente in modo facile e intuitivo – in soli 10 minuti – senza particolari competenze informatiche o di programmazione, consentendo così alle aziende di “scalare” il business senza dover creare un team interno di sviluppatori. Le ultime funzioni implementate sul CMS AppsBuilder facilitano ancora di più la gestione totale delle app da quando vengono create al momento in cui sono caricate sugli store, e per tutto il periodo in cui sono utilizzate dai clienti.

    Rispetto alla versione “standard” di Apps-Builder.com c’è di più. Dalla speciale dashboard, è possibile personalizzare il design delle app con il proprio marchio, di modificarle, filtrarle per clienti o data di creazione e visualizzare le anteprime. Tramite il pannello d’amministrazione multi-utente, si possono inserire o eliminare gli account dei clienti adattando la grafica a 360°– inserendo logo, colori aziendali, font, sfondi. Il tutto senza nessun riferimento ad AppsBuilder, trasformando il CMS in un vero e proprio sito accessibile con user e password specifici. E grazie al cloud publishing, l’aggiornamento delle applicazioni già pubblicate sugli Store è in tempo reale.

    Il sistema CMS che lanciamo oggi permette di «traghettare» su mobile con una modalità di creazione e gestione delle apps davvero veloce. Lo abbiamo studiato volutamente per tutte quelle realtà che dispongono di un proprio network di clienti e vogliono supportarli nell’evoluzione verso il mondo digitale. Un trend che rappresenta un’opportunità di business soprattutto nel nostro Paese, leader per la diffusione di smartphone e tablet”, commenta Daniele Pelleri AD e Co-fondatore di AppsBuilder. “Intendiamo posizionarci come partner autorevoli di quelle società, che grazie a noi saranno in grado di offrire ai clienti un servizio completo e all’avanguardia”.

    Ogni giorno AppsBuilder sperimenta e implementa nuove funzionalità per essere sempre al passo con le ultime novità dalla tecnologia.Vogliamo essere costantemente in linea con i trend tecnologici del momento per soddisfare le richieste dei nostri potenziali clienti. Quindi anche il CMS potrà sempre essere aggiornato in tempo reale e in modo autonomo”, spiega Luigi Giglio, Chief Technology Officer e Co-fondatore di AppsBuilder.

    Ecco in sintesi le funzionalità del CMS di AppsBuilder:

    • gestione dei contenuti dal CMS installato direttamente sul server aziendale e aggiornamento istantaneo su tutti i dispositivi;
    • creazione autonoma delle app e layout personalizzabili con il marchio aziendale
    • monetizzazione delle app e rivendita del servizio al proprio database clienti
    • statistiche e reportistica sull’andamento delle app e sul loro ciclo di vita

    AppsBuilder è una realtà tutta italiana, che ha iniziato a prendere forma nel 2010 dalla mente di due giovani allora studenti di ingegneria informatica del Politecnico di Torino: Daniele Pelleri (27 anni) e Luigi Giglio (25 anni),  che ad aprile 2011 hanno lanciato ufficialmente la Startup grazie al sostegno iniziale di Massimiliano Magrini (Annapurna Ventures), lead investor dell’operazione, e di Mario Mariani (The Net Value), che li hanno sostenuti nella fase di seeding. Sono stati loro, i due Business Angel del Web, che hanno convinto i gestori dei fondi Vertis Venture e Zernike Meta Ventures, a finanziare la Startup Internet con un’iniezione di capitale pari a 1,5 milioni di euro (23 ottobre 2012).