Tag: trasparenza

  • Instagram cresce più di Facebook anche in Italia

    Instagram cresce più di Facebook anche in Italia

    Instagram supera Facebook in Italia e in UE: cresce dieci volte più velocemente. I dati del Digital Services Act mostrano un cambiamento profondo nel panorama dei social media.

    Per anni Facebook è stato considerato il centro della vita digitale, la piattaforma madre dei social media. Oggi però i dati, pubblicati di recente, ci raccontano un’altra storia.

    Instagram cresce molto più di Facebook, addirittura dieci volte di più nei Paesi UE. Un dato rilevante, che segna una svolta nel panorama dei social media in UE.

    I dati sulla Trasparenza delle piattaforme Meta

    Le informazioni arrivano dai report semestrali che le piattaforme sono obbligate a pubblicare in base al Digital Services Act (DSA), il regolamento europeo che impone trasparenza su utenti attivi e moderazione.

    Tra gennaio e giugno 2025, Facebook ha totalizzato 263,6 milioni di utenti attivi mensili nell’UE, mentre Instagram ha raggiunto 281,8 milioni.

    Ma il dato più rilevante riguarda il ritmo di crescita: Facebook è cresciuto appena dello 0,65%, mentre Instagram ha registrato un +6,17%, dieci volte tanto.

    Instagram cresce più di Facebook anche in Italia
    Instagram cresce più di Facebook anche in Italia

    L’Italia al terzo posto in UE per crescita

    In Italia il sorpasso è evidente. Facebook conta 36,5 milioni di utenti attivi mensili, mentre Instagram raggiunge 41,7 milioni. La differenza è di oltre 5 milioni di persone, pari a un +14,2% rispetto a Facebook.

    Un dato che conferma come Instagram sia diventato oggi il punto di riferimento per milioni di utenti italiani, non più solo la piattaforma dei giovanissimi. Nel tempo, Instagram è diventato per molti uno spazio dove ci si informa, si interagisce con brand, creator e aziende.

    Germania e Spagna: il divario più ampio

    La crescita di Instagram è ancora più impressionante in Germania e Spagna:

    • in Germania, Instagram conta 47,2 milioni di utenti, contro i 32,9 milioni di Facebook; una differenza di 14,3 milioni, pari a un +43,4%.

    • in Spagna, Facebook registra 27,1 milioni di utenti, mentre Instagram arriva a 37,5 milioni; un sorpasso di 10,4 milioni, pari al +38,3%.

    • in Francia, invece, i numeri sono più vicini; Facebook 42,9 milioni, Instagram 43,7 milioni.

    Instagram cresce più di Facebook anche in Italia
    Instagram cresce più di Facebook anche in Italia – La tabella

    Perché Instagram suoera Facebook

    Instagram è riuscito a evolvere.

    Negli anni ha assorbito formati da altre piattaforme, dalle Stories “copiate” da Snapchat ai Reels “presi in prestito” da TikTok. Fino a diventare un ecosistema capace di adattarsi a diverse modalità di consumo dei contenuti.

    Facebook, invece, è rimasto legato a un modello di interazione testuale e a un’immagine percepita come meno attuale. Non ha saputo attrarre le nuove generazioni, e oggi paga una crescita ferma e un pubblico che invecchia.

    In pratica, mentre su Instagram il cambio generazionale c’è stato e si vede, su Facebook non è mai avvenuto.

    La centralità del video breve su Instagram

    Il motore principale della crescita di Instagram è il video breve.

    I Reels, oggi estesi fino a tre minuti, rappresentano il cuore dell’esperienza e trattengono l’attenzione degli utenti. È su questo terreno che Instagram sfida direttamente TikTok, che in UE continua a crescere.

    Tra l’altro, i dati sulla Trasparenza di TikTok in seno al DSA certificano che la piattaforma ha raggiunto 200 milioni di utenti attivi mensili, in aumento rispetto ai 170 milioni precedenti.

    La competizione è aperta, ma Instagram ha consolidato la sua posizione, diventando la piattaforma centrale nell’ecosistema Meta.

    Una svolta generazionale

    Possiamo quindi dire che va delineandosi un panorama molto chiaro. E Facebook non è più il punto di riferimento in UE.

    Instagram ha preso il suo posto, diventando lo spazio privilegiato non solo per intrattenimento e relazioni con creator e brand, ma anche per informarsi e costruire il proprio racconto digitale.

    È una svolta generazionale che ridefinisce le dinamiche della comunicazione online. Un sorpasso che non è solo nei numeri, ma nel linguaggio, nei formati e nella cultura digitale quotidiana degli utenti europei.

    Ascolta e guarda il video qui:

  • Ecco il Codice di condotta Influencer, multe fino a 600 mila euro

    Ecco il Codice di condotta Influencer, multe fino a 600 mila euro

    Agcom ha approvato il primo Codice di condotta Influencer. Si pongono regole chiare, obblighi di trasparenza, tutela dei minori. Sono previste sanzioni fino a 600 mila euro per chi viola le norme.

    L’Agcom ha approvato il nuovo Codice di condotta Influencer. Si tratta di un passaggio importante nel panorama digitale italiano, per non dire atteso.

    L’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni ha deciso di intervenire ponendo in essere regole precise per mettere ordine in un settore, quello degli influencer, cresciuto rapidamente, ma spesso percepito come poco trasparente.

    A quali influencer si rivolge il Codice Condotta

    Le nuove disposizioni riguarderanno specificamente quegli influencer che hanno una notevole capacità di coinvolgimento sulla propria community, identificati chiaramente da Agcom come coloro che superano i 500.000 follower; oppure raggiungono almeno un milione di visualizzazioni mensili su piattaforme social o di video sharing.

    La scelta di queste soglie evidenzia una chiara volontà di incidere direttamente sui soggetti più rilevanti, lasciando però aperta la discussione su cosa accadrà ai micro-influencer, spesso altrettanto incisivi ma esclusi, per ora, da questo primo intervento.

    Gli Influencer rilevanti, secondo il nuovo regolamento, avranno un termine di sei mesi per iscriversi a un apposito elenco ufficiale istituito proprio da Agcom. Un passaggio burocratico ma importante. Per la prima volta, infatti, si definisce in modo formale chi svolge effettivamente il ruolo di influencer e con quali responsabilità.

    Responsabilità è infatti la parola chiave del nuovo Codice.

    Ecco il Codice di condotta Influencer, multe fino a 600 mila euro
    Ecco il Codice di condotta Influencer, multe fino a 600 mila euro

    Gli Influencer e la Responsabilità

    Agcom equipara formalmente gli influencer più seguiti a emittenti televisive dal punto di vista editoriale. Un accostamento non casuale che implica precise responsabilità nei contenuti condivisi, dalla trasparenza pubblicitaria alla tutela dei minori, passando per il contrasto al linguaggio d’odio e il rispetto dei diritti d’autore.

    In sostanza, gli influencer non possono più considerarsi semplicemente creatori di contenuti liberi da vincoli editoriali. Al contrario, da oggi devono farsi carico di un ruolo attivo e consapevole nella comunicazione online.

    È un passaggio questo che è destinato ad avere un impatto sul settore. Soprattutto dopo i tanti casi degli ultimi anni che hanno portato a questo tipo di intervento.

    Codice condotta Influencer, sanzioni fino a 600 mila euro

    Le sanzioni previste in caso di violazioni non sono affatto trascurabili, con multe che possono raggiungere i 250.000 euro per le infrazioni generali e addirittura i 600.000 euro se vengono coinvolti i minori.

    Per ora l’accoglienza del provvedimento è stata contrastante. Se da un lato l’Unione Nazionale Consumatori ha apprezzato il Codice definendolo un progresso significativo nella lotta alla pubblicità occulta, il Codacons, invece, ha manifestato perplessità sulla soglia dei follower individuata dall’Agcom, ritenendola eccessivamente alta e quindi limitativa.

    Sono due modalità di pensiero che in questi giorni stanno emergendo sulle varie conversazioni sulle piattaforme.

    Al di là di quello che si pensa, è necessario sottolineare che questo è un passo necessario verso una maggiore maturità e consapevolezza del settore influencer in Italia. Un settore che in alcuni casi ha finito per creare situazioni al limite della correttezza professionale.

    Evidentemente, è un’opportunità per riaffermare il principio che essere Influencer, oggi,  comporta precise responsabilità, editoriali e sociali.

    Si apre ora una fase nuova nel nostro paese, che col senno di poi sarebbe dovuta iniziare già molto tempo prima.

    Ma sarà interessante osservare come influencer, brand e utenti reagiranno a questo cambiamento.

    SCHEDA

    Codice Influencer Dettaglio
    Soglia di applicazione ≥ 500.000 follower o ≥ 1 milione di visualizzazioni/mese
    Iscrizione Obbligatoria a un elenco Agcom entro 6 mesi
    Regole chiave Trasparenza, anti-odio, tutela minori, diritti autorali
    Sanzioni Fino a 250.000 €, fino a 600.000 € in caso di violazione tutela minori
    Responsabilità Pari a quella delle emittenti televisive

     


    [L’immagine di questo articolo è stata generata artificialmente con il supporto di DALL·E, modello di intelligenza artificiale sviluppato da OpenAI, utilizzata esclusivamente per rappresentare in formato visual il tema trattato]

  • Una Comunicazione trasparente e responsabile sui Social Media

    Una Comunicazione trasparente e responsabile sui Social Media

    In un momento di grande trasformazione nel panorama dei Social Media, vale la pena ricordare che ad usare questi strumenti siamo sempre noi. Ecco alcuni valori che non dovrebbero mai mancare nel nostro modo di comunicare, sempre trasparente e responsabile.

    I Social Media nel 2023 stanno vivendo un momento di grande cambiamento. Forse possiamo dire che ci troviamo di fronte a un passaggio epocale, senza voler sembrare esagerati. Queste piattaforme stanno cambiando pelle per vari motivi. Se guardiamo indietro di qualche anno, possiamo osservare che le differenze e le distanze cominciano ad essere più marcate.

    Col tempo, i social media hanno occupato un ruolo sempre più importante nella vita di tutti. Per lavoro o per piacere, hanno creato e modellato nuovi stili di comunicazione. Certo, non sono mancati i tanti aspetti negativi emersi, come la diffusione di disinformazione, fake news, trolling e contenuti d’odio.

    Ma, di fronte a questo cambiamento, alle scelte delle piattaforme di optare per formule premium (e non è questo il luogo per esaminare le motivazioni) e, soprattutto, di fronte alla scelta che tutti noi faremo, ricordiamoci che quelli che comunicano siamo sempre noi. Solo noi siamo in grado di rendere l’ambiente della comunicazione sui social media diverso. Nel senso di più trasparente e responsabile.

    comunicazione social media trasparenti responsabili 2023

    Valori per una comunicazione trasparente e responsabile sui Social Media

    Ma come? Di seguito segnalo alcuni valori che dovrebbero essere alla base di una comunicazione, appunto, più responsabile e trasparente. Valori che, per la verità, non dovrebbero mancare mai se il nostro intento è quello di comunicare per dare vita a delle relazioni durature e genuine:

    Autenticità

    Mostriamo agli altri ciò che siamo veramente e fissiamo l’obiettivo di essere onesti in quello che comunichiamo. Non serve, e non è mai servito, apparire come qualcuno che non si è. L’autenticità aiuta a stabilire un legame genuino con il tuo pubblico. Sempre.

    Empatia

    Proviamo a metterci nei panni degli altri e a cercare di comprendere le loro esigenze, preoccupazioni ed emozioni. Comunicare con empatia significa dimostrare rispetto e sensibilità verso gli altri. Un esercizio, questo, che ci aiuta a crescere personalmente e professionalmente.

    Trasparenza

    Proviamo ad essere più aperti e sinceri riguardo a quelle che sono le nostre intenzioni e i nostri obiettivi. La trasparenza, come valore, ci consente di costruire un legame forte con il nostro pubblico fondato sulla fiducia e ci permette di dimostrare tutta la nostra integrità.

    Rispetto

    Sembra quasi scontato dirlo, ma cerchiamo di trattare gli altri con cortesia e considerazione, indipendentemente da quelle che sono le loro opinioni o da quello che è il loro background. Meglio evitare un linguaggio offensivo, provocatorio o, addirittura, discriminatorio.

    Responsabilità

    Questo forse è il passaggio più importante, perché ci porta ad ammettere i nostri errori e ad imparare da essi. Se condividiamo delle informazioni, è sempre bene assicurarsi che siano accurate e verificate. E quando si ricevono critiche, bisogna accoglierle in modo costruttivo e lavorare per migliorarsi.

    Ascolto attivo

    Usare i social media significa comunicare e ascoltare. Quindi, serve prestare attenzione ai commenti e alle preoccupazioni del proprio pubblico. Bisogna rispondere alle domande e ai feedback nei tempi e nei modi adeguati, e che siano rispettosi del proprio pubblico.

    Coerenza

    Significa mantenere una presenza costante sui social media e comunicare in modo coerente con la propria identità e con i propri valori. Questo ci aiuterà a costruire e a mantenere una reputazione solida e affidabile.

    Positività

    Cerchiamo, noi tutti, di diffondere contenuti positivi e incoraggianti, per creare un ambiente più accogliente e meno ostile. Facciamo lo sforzo di condividere contenuti che siano di ispirazione, che siano di intrattenimento anche, invece di concentrarci su aspetti negativi o polemici.

    Ecco, ho pensato che attraverso questi valori si possa ancora creare sui social media, nonostante questa fase di cambiamento, un ambiente più positivo, costruttivo e inclusivo. Perché dipende sempre da noi e dal modo in cui comunichiamo.

    Se vi va, potete aggiungere altri valori, i vostri pensieri e considerazioni a riguardo per dare vita ad un uso dei social media più trasparente e responsabile.

  • Telefonia mobile, l’avvento dei second brand garantisce trasparenza?

    Telefonia mobile, l’avvento dei second brand garantisce trasparenza?

    L’avvento di Iliad sul mercato della telefonia mobile ha sicuramente innescato un processo di rinnovamento, soprattutto dal punto di vista dell’offerta. Una prima conseguenza è stata quella dell’emergere dei second brand, come Kena Mobile e HO. Ma siamo sicuri che questa direzione del mercato garantisca la trasparenza che è alla base del rapporto azienda-cliente? La risposta, per ora, sembra essere negativa.

    Avrete certamente notato che il mercato della telefonia mobile sta vivendo una rivoluzione che in molto hanno definito “low cost”. L’avvento di Iliad, brand francese, sul mercato italiano dalla fine di maggio di quest’anno, con un’offerta aggressiva, ha innescato questo processo, provocando, come prima conseguenza, l’emergere dei “second brand” sotto una chiara “second brand strategy”. Stiamo parlando dei recenti secod brand come Kena Mobile (TIM) e HO (Vodafone) che hanno risposto con proposte commerciali altrettanto aggressive.

    Ma perchè un’azienda decide di affrontare il mercato con un second brand? E, soprattutto, il second brand è in grado di garantire quella trasparenza che è alla base del rapporto azienda-cliente? Vediamo intanto che cosa si intende per “second brand strategy”.

    telefonia mobile trasparenza wind tre franzrusso.it 2018

    La second brand strategy viene messa in atto quando un’azienda, di fronte ad un cambiamento del mercato, decide di affrontarlo con un secondo marchio, invece di “estendere” il brand esistente alle condizioni attuali. Di casi “second brand” ne è pieno il mondo fashion (Levi’s=>Docker’s), il mondo automotive (Toyota=>Lexus), o il mondo degli strumenti di lavoro (Black & Decker=>Dewalt). Tutti secondi marchi che sono nati di fronte ad un cambiamento preciso del mercato di riferimento.

    Una situazione di cambiamento, come dicevamo, si sta manifestando anche nel mondo della telefonia mobile nel nostro paese. I brand che citavamo prima come Kena Mobile e HO nascono con il preciso scopo di affrontare in maniera aggressiva il mercato con proposte allettanti, per contrastare la concorrenza di Iliad, e la loro comunicazione da questo punto di vista è molto efficace. Ma siamo sicuri che è altrettanto efficace la comunicazione verso i consumatori? Al momento la risposta sembra essere negativa.

    Di fronte a questo cambiamento, il consumatore è più portato ad abbandonare l’operatore tradizionale per abbracciare proposte commerciali più convenienti, credendo che il nuovo brand “low cost” possa offrire lo stesso servizio, pagando meno. Ma in realtà non è così. Il servizio di fatto non è lo stesso e non sono mancati casi che lo hanno dimostrato. Basti pensare ai casi di poca trasparenza sollevati dalle associazioni dei consumatori come racconta l’attualità di questi giorni?

    Allora la domanda che ci poniamo è questa: quanto è sostenibile una strategia “second brand”? Inoltre, siamo davvero sicuri che, in uno scenario di mercato tra chi paga di più e chi paga meno con l’illusione di avere lo stesso servizio, questa strategia sia in grado di garantire completezza di informazione e trasparenza verso il consumatore?

    Per fare un esempio pratico, il brand Wind-Tre al momento non risponde a questo cambiamento di mercato con una strategia di “second brand”, ma preferisce mettere in pratica azioni commerciali per contrastarlo, pur mantenendo sempre salvo il principio della corretta comunicazione e della chiara trasparenza. Una terza alternativa che si aggiunge a quelle che indicavamo prima. E al momento sembra essere quella che, dal punto di vista qualitativo, paga di più.

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  • Investo in Trasparenza, la campagna di Agorà Digitale

    Investo in Trasparenza, la campagna di Agorà Digitale

    Agorà Digitale qualche giorno fa ha lanciato la sua campagna di crowdfunding con l’obiettivo di raccogliere fondi per monitorare come le amministrazioni pubbliche e i parlamentari si rapportano con il fondamentale principio della Trasparenza. Con pochi euro si può contribuire a sostenere questa campagna ed è quello che ci sentiamo di consigliarvi. Lamentarsi è bene, agire è meglio!

    Cosa si può fare con 6 euro in questo ultimo fine settimana di aprile? Andare al cinema no. Perché 6 euro non bastano e con il sole è meglio stare all’aperto. Si può prendere un bel gelato al bar, ma in vista della prova costume è forse meglio rinunciare. Si può comprare…cosa? Un ananas o qualche altra cosetta come suggerisce Stefano Epifani nel video. Oppure si può investire in trasparenza. Sì, perché sono rimaste solo 24 ore per aderire alla campagna di crowfunding lanciata da Agorà Digitale una decina di giorni fa e mirata a raccogliere i fondi necessari a monitorare le amministrazioni pubbliche e i parlamentari sull’applicazione dei principi di trasparenza. “Useremo i tuoi soldi per entrare in contatto con loro – si legge nella pagina delle donazioni http://www.agoradigitale.org/dona-contro-lo-stallo-della-trasparenza/ – rendere ancora più stringente la normativa, pungolare le amministrazioni non in regola e sviluppare la tecnologia necessaria al continuo monitoraggio”.

    Siete d’accordo sulla necessità di partecipare per migliorare il posto in cui viviamo? O pensate che monitorare non sia necessario?  Per convincersi basta guardare i risultati della “Settimana della trasparenza” lanciata sempre da Agorà Digitale qualche tempo fa (https://www.franzrusso.it/condividere-comunicare/era-della-trasparenza-crowdsourcing-sugli-open-data/) e che metteva in bella mostra come la cartina rosso sangue, prova del fatto che la maggior parte delle PA italiane non fossero in regola con la pubblicazione obbligatoria delle spese effettuate. Affinchè il nuovo decreto di riordino della trasparenza non resti sulla carta, è necessario attivare un “guardiano digitale”, un soggetto che tenga sotto controllo l’applicazione della legge. Piuttosto che buttare 6 euro in riviste frivole, gelati, ananas, caffè o altre amenità allora si può scegliere di donare 2 euro per consente ad Agorà Digitale di aggiungere un’altra amministrazione a quelle monitorate e altri 4 euro per aggiungere un parlamentare (è possibile in questo caso indicare anche la preferenza su chi monitorare scrivendo a dona@agoradigitale.org).

    Useremo i tuoi soldi – affermano ad Agorà Digitale – per entrare in contatto con i parlamentari, rendere ancora più stringente la normativa, pungolare le amministrazioni non in regola e sviluppare la tecnologia necessaria al continuo monitoraggio”.

    Lamentarsi serve. Indignarsi pure. Ma occorre poi trasformare l’indignazione in azione. Per rendere migliore il Paese in cui viviamo spesso basta poco. Come rinunciare ad un paio di caffè e donare 2 euro per verificare l’operato di un’Amministrazinone. Perché, come afferma Seth Godin

    Il miglior modo di lamentarsi è fare qualcosa”.

  • Era della Trasparenza, crowdsourcing sugli Open Data

    Era della Trasparenza, crowdsourcing sugli Open Data

    La partecipazione dei cittadini è preziosa per avere una valutazione concreta sulla situazione della liberazione dei dati nelle Pubbliche Amministrazioni del nostro paese. E’ il risultato a cui è giunta l’iniziativa di Era della Trasparenza chiedendo la partecipazione di tutti, in stile crowdsourcing, per fare chiarezza durante la settimana della Trasparenza

    Una settimana denominata “della trasparenza” è bastata a capire quanto i cittadini tengano alla “liberazione” dei dati da parte delle Pubbliche Amministrazioni. L’iniziativa è partita da Agorà digitale che, tramite il portale www.eradellatrasparenza.it e attraverso l’hashtag #SalviamoGliOpenData, ha invitato i cittadini a costruire una mappa del rispetto delle norme sugli Open Data. A finire sotto la lente d’ingrandimento stavolta era il rispetto dell’art. 18 del “Decreto Sviluppo” che prevede l’obbligo di pubblicazione per le PA, a partire dal primo gennaio, dei dati riferiti alle spese liquidate di importo superiore ai mille euro. A settimana conclusa il bilancio è stato di oltre 1.200 report compilati dai cittadini che hanno recensito la “propria” Amministrazione, poi passata al setaccio dello staff di Agorà digitale per una verifica di rispondenza.

    Era-trasparenza-map

    Ad osservare la mappa che appare non appena si apre il portale, ciò che balza all’occhio è l’assoluta predominanza di mongolfiere di colore rosso, indicanti PA con “nessuna trasparenza nelle spese”. Scarso pure il numero delle gialle (a parziale trasparenza) che si accompagnano ai rari esempi di trasparenza indicata da mongolfiera verde. Meno di un centinaio quindi le PA in regola, concentrate soprattutto nel nord est del Paese. L’Italia centro meridionale si presenta con una predominanza di rossi invece ed alcuni casi di eccellenza: 3 in Puglia, 1 in Basilicata, 1 in Campania, 4 nel Lazio, 1 in Abruzzo, 3 in Umbria e 4 in Sardegna.

    Da evidenziare che anche andando a curiosare sul come le PA si siano messe in regola non c’è da star sereni, visto che abbondano i formati in cui poter scaricare le informazioni: chi ha usato .csv, chi .xml, chi .xls, chi .ods. E qualcuno ha lasciato lo sfizio del fare copia e incolla al cittadino che altrimenti si troverebbe troppo avvantaggiato nell’avere una tabella pronta da usare. Altra cosa che balza all’occhio è poi il formato dei dati pubblicati: a chi verrebbe in mente di mettere a disposizione un dato economico (utile soprattutto se si può sommare) vestito da testo? Basta guardare per rendersi conto che c’è chi vicino alla cifra ha messo “euro” chi ha messo il simbolo e chi ha aggiunto “iva compresa”. Il passo importante sarebbe proprio quello di uniformare i dati affinché chiunque voglia comparare ad esempio le spese di una PA, una qualunque PA italiana, con un’altra PA possa farlo senza difficoltà.

    E’ vero che l’esperienza insegna che quando un Decreto esce senza un documento tecnico che va a definire le caratteristiche specifiche dei dati il rischio è proprio quello di avere le interpretazioni più fantasiose, indubbiamente inutili ai più. L’era della trasparenza non si ferma con la rilevazione, ma vuole coinvolgere i candidati alle prossime elezioni a sottoscrivere un impegno serio per l’open data. Sono oltre quaranta le sottoscrizioni finora pervenute (http://www.eradellatrasparenza.it/patto-trasparenza.html). Tutte rigorosamente pubblicate in modo trasparente.

  • Open Government Partnership, trasparenza, partecipazione e collaborazione

    Open Government Partnership, trasparenza, partecipazione e collaborazione

    Il nostro paese ha aderito nell’ottobre dello scorso anno all’Open Government Partnership, iniziativa che punta a maggiore apertura e trasparenza della Pubblica Amministrazione. E il prossimo 10 dicembre si terrà a Roma il terzo meeting europeo. Abbiamo chiesto un parere a Ernesto Belisario

    Trasparenza, partecipazione, collaborazione. Questi i tre temi portanti dell’Open Government Partnership, un’iniziativa alla quale l’Italia ha aderito ad ottobre dello scorso anno presentando un piano d’azione nazionale che vuole mettere in campo azioni concrete per l’apertura della Pubblica Amministrazione. Ma OGP significa anche partecipazione attiva della società civile, che può interagire con la PA al fine di facilitare l’accesso ai dati, creare forme di cooperazione tra cittadini, imprese e pubbliche amministrazioni e promuovere processi decisionali condivisi.

    Ernesto Belisario - Open Government“In Italia la società civile ha fatto molto – afferma Ernesto Belisario, presidente dell’Associazione Italiana per l’Open Government – specialmente quando questi temi non erano sull’agenda del Governo. Ma, adesso, la frammentazione delle associazioni che lavorano in quest’ambito non aiuta il Paese a fare il salto di qualità nella costruzione di un percorso verso l’Open Government che sia partecipato, comune e sinergico”

    E proprio al fine di costruire un sentiero che sia partecipato, comune e sinergico è stato creato uno spazio (http://ogpitalia.ideascale.com/)  in cui poter proporre idee e sostenere o commentare idee che possano arricchire il dibattito sull’Open Government e fornire spunti interessanti  per il prossimo incontro europeo che si terrà a Roma il 10 dicembre.  Alcuni spunti sono già stati inseriti e tra questi c’è quello proposto dallo stesso Belisario per la collaborazione tra Governo e società civile (http://ogpitalia.ideascale.com/a/dtd/Collaborazione-tra-governo-e-societ%C3%A0-civile/296658-21339), da poter attuare attraverso l’istituzione di un tavolo di lavoro permanente di consultazione e collaborazione tra le realtà che a vario titolo si occupano di Open Government in Italia.

    “Anche in considerazione delle attività dell’Open Government Partnership – continua Belisario – e di quello che sta succedendo nella gran parte dei Paesi aderenti a OGP, ci sembra particolarmente importante la costituzione di un coordinamento operativo tra le Associazioni e le altre espressioni della società civile che si occupano di Open Government con la duplice finalità di monitorare il rispetto degli impegni presi dal Governo nell’action plan già presentato e concorrere a definire i prossimi”

    Tutti possono contribuire a questo importante processo di apertura della PA. Ma per essere protagonisti occorre informarsi e interagire. Leggere, commentare, votare le idee di questo spazio può rappresentare un primo passo per una necessaria cooperazione.

  • Open Government Summit 2012, partecipazione tra cittadini, imprese e amministrazioni

    Open Government Summit 2012, partecipazione tra cittadini, imprese e amministrazioni

    Oggi vi segnaliamo questo interessante convegno alla sua prima edizione, “Open Government Summit 2012”, che si terrà il prossimo 6 Novembre a Roma presso il Tempio di Adriano. Obiettivo è quello di fare chiarezza ma anche di costituire un momento di incontro tra esponenti della politica, dell’amministrazione e dell’economia per fare il punto sulla situazione dell’Open Government in Italia

    Open Government Summit 2012Open Government e Open Data sono due concetti piuttosto recenti che arricchiscono sempre più i discorsi di molti, a volte anche senza trovare un fondamento di concretezza. L’equivoco d’interpretazione, soprattutto per le PA, è dietro l’angolo. Si parla di Open Data e si pensa, per comodità, a pubblicare quattro banche dati che si hanno già a disposizione senza pensare al reale beneficio che queste possono rivestire nei confronti dei cittadini. La prima edizione dell’Open Government Summit 2012, che si terrà a Roma presso il Tempio di Adriano il prossimo 6 novembre, si pone l’obiettivo non solo di fare chiarezza ma anche di costituire un momento di incontro tra esponenti della politica, dell’amministrazione e dell’economia per fare il punto sulla situazione dell’Open Government in Italia. Il “governo aperto” è un nuovo modello di governance basato su strumenti e tecnologie che favoriscono la trasparenza non fine a se stessa ma in grado di fornire servizi al cittadino. (altro…)

  • Opendata per una città più Green

    Opendata per una città più Green

    Una giornata di studio, domani 26 Ottobre a Roma presso Città dell’Altra Economia dalle 9.30 alle 17.30, per fare il punto sugli opendata e le possibili applicazioni

    Green OpenDataIn tema di partecipazione civile, di confronto con le istituzioni al fine di stringere sempre di più le sinergie affinché le nostre comunità possano prendere il meglio di ciò che possono fare le nuove tecnologie, vi segnaliamo questo interessantissimo evento di domani, venerdì 26 ottobre, a Roma, nel corso del convegno “Open Data: mobile app’s & green solutions” dove verranno approfondite le prospettive evolutive e le attese ricadute sulla società civile delle applicazioni legate agli Open Data. Al convegno, organizzato dall’Associazione Clorofilla, parteciperanno i maggiori esperti del settore, si confronteranno le migliori esperienze delle amministrazioni locali e alcune applicazioni di successo. (altro…)