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  • UE, piano da 200 miliardi per recuperare il ritardo sulla IA

    UE, piano da 200 miliardi per recuperare il ritardo sulla IA

    L’UE lancia InvestAI, un piano da 200 miliardi di euro per colmare il divario nell’IA rispetto a USA e Cina. Previste gigafactory con chip avanzati e investimenti pubblici e privati per la crescita del settore.

    L’Unione Europea ha finalmente deciso di fare sul serio sull’Intelligenza Artificiale. Con un piano di investimenti da 200 miliardi di euro, Bruxelles vuole colmare il divario che la separa da Stati Uniti e Cina nella corsa alla costruzione dei modelli di IA sempre più avanzati.

    Il progetto, chiamato InvestAI, prevede finanziamenti pubblici e privati per lo sviluppo di gigafactory dell’IA, strutture pensate per addestrare i modelli più complessi grazie a chip di ultima generazione.

    Piano ambizioso per recuperare il ritardo sull’IA

    L’Europa, come già ricordato, ha assistito da spettatrice agli ultimi grandi sviluppi nel settore dell’IA. Il lancio di ChatGPT da parte di OpenAI nel 2022 ha scatenato una corsa agli investimenti senza precedenti, con le big tech statunitensi e cinesi che hanno rapidamente monopolizzato il settore.

    Il nuovo piano europeo punta a cambiare le carte in tavola, mirando a posizionare l’UE come un attore centrale in questo scenario.

    UE, piano da 200 miliardi per recuperare il ritardo sulla IA
    UE, piano da 200 miliardi per recuperare il ritardo sulla IA

    Lo ha annunciato Ursula von der Leyen, Presidente della Commissione Europea, durante l’AI Action Summit di Parigi.

    Vogliamo che l’Europa sia uno dei continenti leader nell’intelligenza artificiale, e questo significa abbracciare una vita in cui l’IA sia ovunque“, ha dichiarato.

    Nel dettaglio, il piano prevede 50 miliardi di euro di finanziamenti pubblici da parte della Commissione Europea, a cui si aggiungono 150 miliardi di euro provenienti da un consorzio di investitori privati, tra cui nomi di spicco come Blackstone, KKR & Co ed EQT.

    Questo mix di fondi pubblici e privati mira a rendere il progetto sostenibile nel lungo periodo e a stimolare l’innovazione su larga scala.

    Ursula von der Leyen parigi AI Summit 2025
    Ursula von der Leyen A-Parigi AI Summit 2025/Reuters

    Le nuove gigafactory per sviluppare l’IA

    Uno degli elementi chiave del piano InvestAI è la creazione di gigafactory dell’IA, strutture progettate per addestrare i modelli di intelligenza artificiale più sofisticati.

    Questi impianti saranno dotati di circa 100.000 chip avanzati, un numero quattro volte superiore rispetto a quello delle fabbriche attualmente in fase di realizzazione.

    L’obiettivo è: fornire all’Europa un’infrastruttura tecnologica all’altezza dei colossi americani e cinesi.

    Attualmente, gran parte dei modelli IA più potenti al mondo vengono sviluppati negli Stati Uniti, grazie all’accesso esclusivo a tecnologie avanzate fornite da aziende come Nvidia, Microsoft e OpenAI. Con le gigafactory, l’Europa punta a costruire un ecosistema autonomo e competitivo.

    A dicembre, Bruxelles aveva già selezionato diversi consorzi per la creazione di sette fabbriche di IA, e altre cinque saranno annunciate a breve.

    La Commissione finanzierà questi impianti attraverso un mix di sovvenzioni e investimenti in capitale, con l’obiettivo di attrarre sempre più imprese del settore.

    La competizione sull’IA a livello globale

    L’iniziativa europea arriva in un momento di grande fermento nel mondo dell’intelligenza artificiale. Gli Stati Uniti hanno recentemente annunciato Stargate, un’iniziativa da 100 miliardi di dollari, destinata a costruire data center per OpenAI, con la possibilità di raggiungere 500 miliardi di dollari entro il 2029.

    Il progetto vede coinvolti giganti come SoftBank, Oracle, Arm e Nvidia, che stanno spingendo al massimo lo sviluppo dell’IA generativa.

    Anche la Cina non è rimasta a guardare. DeepSeek ha recentemente sconvolto il settore IA che, nonostante l’uso di chip meno avanzati rispetto ai rivali statunitensi, riesce comunque a competere con le tecnologie americane.

    Questo ha sollevato un interrogativo strategico: è davvero necessario spendere cifre astronomiche per restare competitivi?

    L’UE, con il suo piano da 200 miliardi di euro, sembra aver dato una risposta chiara a questa domanda. Per recuperare terreno, non basta aspettare: bisogna investire su larga scala.

    Le sfide che attendono InvestAI

    Nonostante l’ambizione del progetto, le sfide da affrontare non sono poche. Il finanziamento iniziale per InvestAI verrà ricavato da programmi già esistenti dell’UE, ma sarà fondamentale il supporto degli Stati membri per garantire una continuità nel tempo.

    Inoltre, il piano prevede una struttura finanziaria a livelli, con quote di investimento caratterizzate da differenti livelli di rischio e rendimento.

    Un altro aspetto critico è la fornitura di chip avanzati. L’Europa dipende ancora fortemente dai produttori americani e asiatici per le tecnologie di base, e questo potrebbe rappresentare un collo di bottiglia per lo sviluppo delle gigafactory.

    La Commissione dovrà quindi lavorare per costruire una filiera di produzione interna, riducendo la dipendenza da fornitori esterni.

    Infine, resta aperta la questione della regolamentazione. L’UE ha adottato il primo AI Act, una normativa che impone regole stringenti sull’uso dell’intelligenza artificiale. Ma riuscirà questa regolamentazione a convivere con l’enorme spinta agli investimenti? Trovare un equilibrio tra innovazione e regole sarà una delle sfide cruciali per il futuro dell’IA in UE.

    In conclusione, l’Unione Europea ha lanciato il guanto di sfida agli Stati Uniti e alla Cina nel settore dell’intelligenza artificiale.

    Il futuro ci dirà di InvestAI

    Il piano InvestAI è il tentativo più ambizioso mai realizzato prima per costruire un’infrastruttura tecnologica in grado di competere a livello globale.

    Ma la strada è ancora lunga. Oltre agli investimenti, serviranno collaborazioni strategiche, una visione chiara e una capacità di esecuzione efficace.

    Se l’Europa riuscirà a trasformare questo piano in realtà, potrà finalmente ambire a un ruolo di primo piano nel futuro dell’intelligenza artificiale.

    Come in tutte le cose, il tempo saprà dirci se questa è la mossa giusta per colmare il divario con i giganti mondiali.


    [L’immagine di copertina e quelle che sono allegate alle condivisioni sui canali social del post sono state realizzate da @franzrusso attraverso il modello di IA generativa Dall-E 3]

     

  • TikTok, i dati sugli utenti UE e l’importanza del DSA

    TikTok, i dati sugli utenti UE e l’importanza del DSA

    Ecco i dati di TikTok in UE, che evidenziano l’importanza del DSA. Il rapporto contiene i numeri degli utenti nei principali paesi e mostra l’approccio alla moderazione dei contenuti. Da sottolineare l’impatto del DSA sulla trasparenza delle piattaforme online.

    Sulla base delle nuove normative del Digital Services Act (DSA) dell’UE, le grandi piattaforme online, comprese le principali app social media, sono tenute ora a fornire aggiornamenti regolari sui loro utenti attivi nella regione dell’UE. Questi dati vanno ora forniti insieme ad altri importanti aggiornamenti sulla trasparenza.

    Quello che stiamo per presentare riguarda i dati di TikTok. Infatti, l’app di ByteDance ha presentato nuovi dettagli su quanti utenti stanno utilizzando l’app all’interno dei paesi UE. Si tratta di dati che si prestano a tanti utilizzi e interpretazione. E questo, grazie proprio al DSA, potrebbe addirittura rivelarsi utile nella pianificazione dei contenuti.

    L’intero Rapporto di Trasparenza DSA di TikTok può essere consultato, e scaricato, da questo link. Di seguito, vedremo insieme alcuni dati rilevanti rispetto anche alla trasparenza di TikTok in UE.

    Cosa dice il rapporto di TikTok in UE

    Il rapporto descrive l’approccio di TikTok rispetto alla moderazione dei contenuti e alle richieste di informazioni. Include dettagli sulle specifiche violazioni che TikTok ha dovuto affrontare, con “Temi Sensibili e Maturi” che rappresentano il principale motivo di rimozione nell’app, con quasi il doppio delle segnalazioni rispetto all’elemento successivo più segnalato (“Beni Regolamentati & Attività Commerciali”).

    tiktok 2023 ue utenti trasparenza dsa franzrusso

    Il rapporto contiene anche un dettaglio sul numero di persone che lavorano alla moderazione dei contenuti che TikTok ha attivo nell’UE. Sono in tutto 6.125 persone. Inoltre, il rapporto fornisce una panoramica del tempo medio che il team di TikTok impiega per rispondere alle segnalazioni e agli appelli che vengono sottoposti.

    Ovviamente, il dato più interessante, in termini generali, è quello relativo al numero di utenti che utilizzano maggiormente l’app dei video brevi in UE.

    E quindi abbiamo che in UE TikTok registra l’uso più attivo in Francia, con 21,4 milioni di utenti. Segue la Germania con 20,9 milioni di utenti attivi mensili. Al terzo posto troviamo l’Italia con 19,7 milioni di utenti.

    TikTok, gli utenti attivi in UE

    Quindi un dettaglio dei primi 5 paesi UE che usano TikTok:

    tiktok ue utenti trasparenza dsa franzrusso.it

    1. Francia: 21,4 milioni
    2. Germania: 20,9 milioni
    3. Italia: 19,7 milioni
    4. Spagna: 18,3 milioni
    5. Polonia: 10,6 milioni

    Il grafico che vedete sopra fornisce una prospettiva interessante sulla crescita relativa di TikTok e dove sta generando il maggior interesse.

    Considerando che TikTok ha 150 milioni di utenti in America, come riferito da TikTok a marzo, vuol dire che 285,9 milioni di utenti TikTok si trovano negli Stati Uniti e nei paesi UE.

    Vale a dire quasi un terzo sul totale.

    Dai dati che sono disponibili, si evince che TikTok abbia anche circa 100 milioni di utenti in Indonesia, 83 milioni di utenti in Brasile e 55 milioni in Russia. Gli altri 500 milioni circa sarebbero distribuiti in diversi altri paesi.

    Il tema da chiarire, sulla base di questi numeri è capire se in effetti TikTok abbia superato o meno 1,5 miliardi di utenti come spesso si riporta. Quel che è certo che si è molto vicini al miliardo di utenti.

    Da considerare che spesso non coincide il largo uso dell’app con il numero degli utenti attivi. Sarebbe interessante poter avere qualche dettaglio in più in questo senso.

    TikTok, Rapporto Trasparenza UE – DSA

    La maggior parte delle azioni di TikTok contro contenuti illegali o dannosi avviene proattivamente, piuttosto che a seguito di segnalazioni degli utenti. Nel settembre 2023, TikTok ha rimosso 4 milioni di elementi di contenuto violativo. Dall’introduzione della nuova opzione di segnalazione, sono state ricevute circa 35.000 segnalazioni di contenuti illegali, corrispondenti a circa 24.000 contenuti. Il 28% di questi è stato ritenuto in violazione delle politiche o delle leggi locali, sulla base delle quali è stato adottato un provvedimento.

    Moderazione dei contenuti:

    TikTok utilizza una combinazione di automazione e moderazione umana per identificare e agire su contenuti che violano le loro politiche. L’accento è posto sulla rilevazione proattiva per rimuovere contenuti violativi. Vengono modelli di visione artificiale, liste di parole chiave e tecnologie di de-duplicazione. La moderazione umana supporta e migliora i sistemi di moderazione automatizzati, fornendo feedback per i modelli di apprendimento automatico.

    Rapporti sui contenuti illegali:

    TikTok ha introdotto un canale di segnalazione aggiuntivo per l’UE, al fine di segnalare contenuti che si ritengono illegali. Questi rapporti sono valutati attraverso una combinazione di automazione o revisione umana.

    TikTok, la moderazione umana con le ultime tecnologie

    Moderatori di TikTok:

    TikTok ha 6.125 persone dedicate alla moderazione dei contenuti nell’Unione Europea alla fine di settembre 2023. I team di Trust & Safety di TikTok guidano l’approccio alla moderazione dei contenuti in tutta l’UE.

    Ordini dalle autorità governative:

    TikTok può ricevere richieste dalle autorità governative dell’UE per rimuovere contenuti o per la divulgazione di informazioni sull’utente.

    Reclami e controversie:

    Gli utenti e gli inserzionisti che violano le politiche di TikTok ricevono notifiche ed è comunque sempre possibile fare appello contro queste decisioni.

    Sospensioni:

    TikTok può sospendere o bandire permanentemente gli account in caso di violazioni delle loro politiche.

    Ecco, possiamo tranquillamente dire che questo rapporto ci mostra dei dati molto interessanti rispetto a TikTok. L’app spesso al centro di polemiche negli ultimi mesi con questo rapporto mostra elementi interessanti. I quali possono tornare utili per fare qualsiasi tipo di considerazione a riguardo.

    In chiusura, val la pena di sottolineare, una volta di più, che tutto questo è grazie al DSA. Spesso, anche questa al centro di polemiche. Speriamo che questo contento possa mettere in chiaro l’importanza di questa norma rispetto ai dati forniti.

  • Meta, in UE arrivano Facebook e Instagram anche a pagamento

    Meta, in UE arrivano Facebook e Instagram anche a pagamento

    Meta introduce la versione a pagamento per Facebook e Instagram in UE, permettendo una navigazione senza annunci. Questa mossa risponde alle normative UE e potrebbe segnare un cambiamento nel panorama dei social media.

    Alla fine, dopo settimane in cui se ne è discusso, Meta lancia in UE una versione di Facebook e Instagram a pagamento. Questa formula è un modo per osservare le regole UE e permettere agli utenti di poter usare le piattaforme di Meta senza visualizzare annunci pubblicitari.

    Come abbiamo imparato in questi anni, nell’era digitale, la pubblicità è diventata una costante nella vita degli utenti. Quando scorriamo il feed di Facebook o Instagram, veniamo bombardati da annunci mirati, basati sulle nostre preferenze e comportamenti online. Spesso si è superato il limite, al punto da richiedere un intervento dell’UE. Con l’intento di salvaguardare gli utenti.

    Ma come si è giunti a questa decisione? Vediamo insieme le motivazioni, i costi, le implicazioni che questa mossa di Meta può comportare. Per gli inserzionisti e per i social media in generale.

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    Dalle prime voci alla conferma ufficiale. I costi

    Le prime voci di un possibile cambiamento nelle politiche di monetizzazione di Meta sono di qualche settimana fa. Gli esperti avevano già previsto che con GDPR e Digital Markets Act, sarebbe stato solo questione di tempo prima che Meta prendesse una decisione in merito. E oggi, con l’annuncio ufficiale di Meta, quelle previsioni sono diventate realtà.

    L’abbonamento senza pubblicità sarà disponibile solo per gli utenti di età pari o superiore a 18 anni in UE, EEA e Svizzera. Il costo previsto è di costerà 9,99 €/mese sul web o 12,99 €/mese su iOS e Android.

    Nella prima fase, a partire da novembre, si applicherà su tutti gli account Facebook e Instagram collegati. Anche se Meta alla fine addebiterà un extra per gli account collegati.

    A partire da marzo 2024, ci sarà una commissione aggiuntiva di € 6 da web o € 8 da mobile, iOS e Android, per ogni account collegato.

    L’azienda afferma che finché qualcuno rimane iscritto, i suoi dati non verranno utilizzati per il targeting degli annunci.

    La mossa di Meta: risposta alla UE o strategia di mercato?

    Mentre l’introduzione dell’abbonamento a pagamento può sembrare una risposta diretta alle normative europee, alcuni ritengono che ci sia di più. Con l’aumento della concorrenza nel mondo dei social media e la crescente richiesta di privacy da parte degli utenti, offrire un’opzione senza pubblicità potrebbe essere una mossa strategica per mantenere e aumentare la base di utenti.

    Resta chiaro l’intento di Meta di non abbandonare il modello di business che si poggia sull’advertising. Anzi, questa situazione permette alla società di Zuckerberg di affiancare un nuovo modello, tutto da sperimentare però.

    Le implicazioni per gli inserzionisti Meta

    Con l’introduzione di un’opzione a pagamento, gli inserzionisti potrebbero dover rivedere le loro strategie. Se un numero significativo di utenti dovesse optare per la formula abbonamento a pagamento, senza annunci, questo potrebbe ridurre la portata degli annunci stessi.

    Tuttavia, questa nuova strada potrebbe anche portare a una maggiore qualità degli annunci. Infatti, gli inserzionisti cercheranno di rendere i loro contenuti più pertinenti e coinvolgenti per il pubblico. Potrebbe avere dei risvolti anche per la versione gratuita.

    Il futuro della pubblicità su Facebook e Instagram

    L’abbonamento senza pubblicità, dunque, rappresenta un cambiamento significativo per Meta. Anche se è improbabile che segni la fine della pubblicità su queste piattaforme, come dicevamo prima.

    La pubblicità rimarrà cruciale per Meta e con l’avvento di nuove tecnologie potremmo vedere forse nuove e innovative forme di pubblicità.

    Un passo verso un futuro più personalizzato?

    L’introduzione dell’abbonamento senza pubblicità rappresenta un passo significativo verso un futuro in cui gli utenti hanno maggiore controllo sulla loro esperienza online.

    Resta da vedere come questa mossa influenzerà l’ecosistema dei social media nel suo complesso. Appare chiaro che stiamo entrando in un’era di maggiore personalizzazione e controllo da parte degli utenti.

    Vedremo quante persone saranno davvero disposte a pagare pur di non vedere annunci pubblicitari.

  • L’UE obbligherà Netflix e Amazon ad inserire il 30% di contenuti europei nei propri cataloghi

    L’UE obbligherà Netflix e Amazon ad inserire il 30% di contenuti europei nei propri cataloghi

    Una legge europea obbligherà Netflix e Amazon ad inserire nei propri cataloghi almeno il 30% di contenuti europei. Significa che una legge stabilirà che Netflix dovrà garantire in Italia almeno un terzo del suo catalogo a contenuti locali. Una quota che, a discrezione dei singoli stati, potrebbe arrivare al 40%.

    Preso verrà varata una norma europea che imporrà a società come Netflix e Amazon (Prime Video) di garantire all’interno dei propri cataloghi almeno il 30% di contenuti europei, made in Europe. Questo comporterà che, in Italia, Netflix dovrà dare più spazio a produzione italiane. Le società citate, ma tutte le altre similari, dovranno commissionare spettacoli e film di produzione europea, acquistarli o contribuire a fondi cinematografici nazionali. Inoltre, le società dovranno inoltre assicurarsi che i contenuti locali abbiano una adeguata visibilità nelle loro biblioteche.

    La notizia è stata diffusa da Variety dopo una chiacchierata a Venezia, in occasione della 75°Mostra del Cinema, con Roberto Viola, responsabile del dipartimento della Commissione europea che regola le reti di comunicazione, contenuti e tecnologie. Secondo Viola la legge è ormai vicina all’approvazione finale, il voto dovrebbe arrivare a dicembre e dovrebbe trattarsi di una “mera formalità”.

    netflix

    Dal momento in cui la legge entrerà in vigore, come abbiamo detto entro dicembre 2018, i singoli stati membri hanno tempo 20 mesi per renderla efficace all’interno del proprio ordinamento. Ma c’è di più, perchè ogni singolo stato potrà anche elevare la quota dal 30% al 40%. Sarà, ancora, facoltà dei singoli stati decidere se le società come Netflix e Amazon debbano rispettare un minimo di produzione locale di film e spettacoli. Il contributo per i fondi cinematografici nazionali resta invece come opzione.

    A dire il vero, Netflix è già vicina al raggiungimento del 30% di titoli europei, all’interno del quale ci sono grandi produzioni, un nome si tutti “La Casa di Carta”. Il mese prossimo l’UE pubblicherà le quote europee attive delle società, in modo da comprendere meglio lo stato dell’arte in vista dell’approvazione della legge. In basso l’infografica che mostra lo stato dei cataloghi Netflix a livello mondiale.

    Ma non è tutto, perchè l’UE sta anche elaborando una norma che impone a società come YouTube di riconoscere diritti d’autore più elevati a registi e scrittori cinematografici e televisivi.

    E voi che ne pensate?

    netflix cataloghi 2018

  • UE difende gli utenti App e crea normativa per trattamento dei dati

    UE difende gli utenti App e crea normativa per trattamento dei dati

    
 [dropcap]L[/dropcap]e  autorità europee per la protezione dei dati
 hanno approvato il primo documento congiunto in merito alla privacy nelle applicazioni mobili nel quale si analizza l’incidenza ed i rischi che riguardano la protezione dei dati

    È la prima legge sulla protezione dei dati nel campo delle Applicazioni mobili, un settore poco coperto in termini di protezione dell’utente (e dei dati), che definisce gli obblighi del rivenditore e degli altri ruoli che intervengono nella distribuzione e nella vendita delle App con particolare attenzione verso le App usate dai minori.

    Le autorità ricordano che il quadro giuridico applicabile a qualunque App che si rivolge agli utenti europei è la Direttiva di Protezione dei Dati 95/46, in combinazione con la Direttiva 2002/58/CE sulla Privacy e Comunicazione elettronica. In particolare sottolinea la necessità di ottenere il previo consenso informato degli utenti.

    Un recente studio riflette che soltanto il 61% delle 150 Applicazioni più scaricate ha una informativa sulla privacy. Per ciò che riguarda il consenso, che costituisce la base giuridica per permettere ad un’azienda di trattare i dati personali di un utente, le autorità sottolineano che spesso questo si riduce ad una casella di verifica che indica che l’utente accetti i termini e le condizioni applicabili, senza offrire una opzione che permetta il rifiuto di tal termini e condizioni. Secondo uno studio realizzato per GSMA, al 92% degli utenti di App piacerebbe che gli si offrisse la possibilità di scegliere a quali funzioni del proprio apparecchio mobile possa accedere l’applicazione ed a quali non possa farlo.

    Questo quadro normativo è applicabile indipendentemente dalla collocazione territoriale dello sviluppatore dell’applicazione o del negozio che la commercializza, perché questi programmi utilizzano attrezzature che si trovano nell’Unione europea, come i computer degli utenti stessi.

    Gli App Store ricevono più di 1.600 nuove Applicazioni ogni giorno e, in media, un utente di uno smartphone ne scarica 37. Queste Applicazioni sono in grado di raccogliere grandi quantità di dati personali attraverso l’accesso, ad esempio, all’album di foto, alla rubrica o ai dati di localizzazione.

    Rischi per la privacy

    Le Autorità collegano il rischio dalla protezione dei dati all’elevato numero di agenti coinvolti nell’ecosistema mobile. Ognuno di loro ha la responsabilità per i suoi utenti in materia di privacy. Mentre gli sviluppatori di Applicazioni perseguono l’obiettivo di fornire servizi nuovi e innovativi, si deve ricordare che le loro Applicazioni possono comportare gravi rischi per la privacy degli utenti di dispositivi intelligenti, se non sono conformi alla legislazione sulla protezione dei dati nell’UE .

    Nella direttiva si definisce che gli utenti devono essere in grado di controllare i propri dati personali. Pertanto, gli sviluppatori di Applicazioni devono fornire informazioni sufficienti sui dati che devono essere trattati preventivamente, in modo che possano ottenere un valido consenso.

    Con questa misura, si precisa che l’utente non deve affrontare una schermata la cui unica opzione è quella di dire”sì” e che si deve permettere la visualizzazione di un pulsante per l’annullamento dell’installazione. L’utente deve essere in grado di sapere a quali informazioni accederà lo sviluppatore della App prima di installarla. In questo senso, lo scopo del trattamento di tali dati deve essere ben definito e comprensibile per l’utente medio, escludendo improvvisi cambiamenti delle condizioni di servizio.
    La direttiva mette in evidenza che il fatto che si clicchi sul pulsante “Installa” non è sia un valido consenso al trattamento dei dati personali, se non accompagnato da sufficienti informazioni sia sulle condizioni di trattamento sia sul fatto che il click sul pulsante “installa” dia di fatto il consenso al trattamento di dati in base alle condizioni dichiarate.

    Diritti degli utenti

    Il responsabile del trattamento dei dati deve informare in merito alla sua identità, a quali dati saranno raccolti, per quale uso o finalità, se queste informazioni saranno cedute a terze parti e in che modo l’utente può revocare il suo consenso e cancellare i suoi dati. La direttiva sottolinea che gli utenti delle Applicazioni devono poter esercitare il proprio diritto di accesso, rettifica, cancellazione e opposizione.

    Trasposizione in italiano dell’articolo “Se aprueba el primer dictamen de privacidad en las Apps móviles”
     
    (image credits: thanks to fotolia.com)