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  • Dopo 30 anni, ecco quanti sono i siti web oggi nel 2021

    Dopo 30 anni, ecco quanti sono i siti web oggi nel 2021

    Era il 6 agosto 1991 quando venne lanciato il primo sito web. Ad oggi ce ne sono più di 1,88 miliardi e il numero continua a crescere. Nel 1998 andò online Google e online c’erano già più di 2 milioni di siti.

    Era il 6 agosto del 1991 quando Tim Berners-Lee, il papà del World Wide Web (W3), pubblicò il primo sito web della storia. Il sito, ospitato dal CERN sul computer NEXt di Berners-Lee, si presentava con una pagina bianca, molto minimal, e spiegava cos’era il Web e come usarlo, questo l’indirizzo: http://info.cern.ch.

    Sono passati 30 anni da allora e i siti web sono cresciuti a dismisura. Secondo le statistiche che offre Internet Live Stats, ad oggi il numero dei siti web online supera il numero di 1,88 miliardi, un numero che continua a crescere.

    Il traguardo di 1 miliardo di siti web è stato superato nel 2014 e, dopo qualche andamento verso il basso, il numero è poi ricominciato a salire due anni più tardi, nel 2016, arrivando a 1,7 miliardi del dicembre dello stesso anno.

    30 anni siti web 2021 franzrusso.it

    Ma guardando dall’inizio, dopo quel 6 agosto del 1991 i siti web erano 10 nel 1992, anche se fu poi da 1993, quando il CERN rese il World Wide Web disponibile per tutti, che si assistette ad un aumentare progressivo del numero dei siti web.

    E infatti, nel 1994 nacque il primo vero motore di ricerca che era Yahoo! e si chiamava originariamente “Jerry and David’s Guide to the World Wide Web“. Amazon viene pubblicato nel 1995, quando online vi erano 23.500 siti web. Nel 1998 fa il suo ingresso Google e all’epoca era online oltre 2 milioni e 400 mila siti web.

    siti web online

    Nel 2001 nasce Wikipedia, la enciclopedia online più famosa, quella che sarebbe passata alla storia come uno dei più grandi esempi di conoscenza collaborativa. Nel 2003 vede la luce WordPress, la piattaforma che ha sancito il fenomeno blogging, e anche LinkedIn, la prima piattaforma social nel senso vero del termine. L’anno successivo, nel 2004 nacque poi Facebook, la piattaforma social media per antonomasia.

    E poi Twitter nel 2006, il cui nome iniziale era TWTTR (in basso come appariva 15 anni fa), Dropbox nel 2008 (come il nostro InTime Blog), Instagram e Pinterest nel 2010.

    twttr twitter 2006

    Questo per citarne solo alcuni, quelli che hanno sicuramente segnato la nostra storia, quella collettiva e individuale di ciascuno di noi.

    Sono 30 anni di siti web che rappresentano la nostra storia. Basta dare un’occhiata a come si presentavano e a come sono oggi i siti web, quelli che rappresentano la Home, la casa dove ognuno in qualche modo ha rappresentato ciò che era e ciò che voleva essere. E nonostante tutto, i siti web sono ancora oggi importanti per crearsi un proprio spazio, per raccontare la propria azienda, per fare e-commerce, per fare informazione.

  • I Blog non sono Morti, stanno solo cambiando Forma

    I Blog non sono Morti, stanno solo cambiando Forma

    Qualche anno fa li avevano dati per morti, l’arrivo dei Social Media, dicevano, avrebbero spazzato via i Blog. E invece eccoli ancora presenti, infatti non sono mai spariti del tutto, hanno solo cambiato la loro forma. Vediamo adesso cosa è successo in questi ultimi anni e quale piattaforma scegliere per fare blogging oggi.

    Era il 2011 quando cominciava a circolare la voce che i Blog erano morti, tutti sembravano esultare e pochi erano quelli che quasi piangevano la prematura dipartita. Tranne quegli irriducibili e radicali che vanno sotto il nome di “blogger”, parola che ultimamente pochi sanno davvero pronunciare. A parte questo inizio non certo coloratissimo, il tema di oggi è molto serio ed certamente più allegro. Sì, perchè la bella notizia è che i Blog non sono mai morti, hanno solo cambiato la loro forma. Più di altri, in questi ultimi 5 anni almeno, hanno saputo cambiare pelle e adeguarsi ai tempi.

    blog blogging social media franzrusso.it 2016

    Blog, alcuni cenni storici

    Come forse buona parte di voi sanno, il Blog nasce nel 1997, anche se ci sono altri che indicano la data al 1994, quindi molto prima del Web 2.0 e dei Social Network. La piattaforma di quell’anno era stata realizzata da Dave Winer insieme a Microsoft (si quello di Redmond) e con quella piattaforma Jorn Barger, un cacciatore americano diede diario online, “Robot Wisdom”, ad oggi indicato come il primo Blog. A quel tempo (sembra di parlre di centinaia d’anni, ma sono solo qusi 20 anni) si chiamava “Web-log” e solo nel 1999 gli venne dato il nome Blog e il primo a farlo fu Peter Merholz. E, restando in qualche cenno storico, sempre nel 1999 nasceva “Blogger” piattaforma realizzata da Pyra Labs, successivamente comprata da Google nel 2003. E sempre nel 2003 nasceva WordPress, la prima vera piattaforma di blogging e in quell’anno i blog attivi erano poco più di 2 mila. Sempre restando nei numero di diffusione, nel 2006 i Blog erano 50 milioni secondo i dati che forniva Technorati. E nel 2011 erano 173 milioni, in 5 anni si erano più che triplicati. E fin qui i numeri ufficiali perchè poi Nielsen chiuse quel servizio utile che era Incite, sviluppando verso i social media.

    blog 2011

    Intanto era nato il Web 2.0 nel 2004, lo stesso anno in cui erano nato Facebook. Ma a pensarci bene il Blog anticipa il concetto della condivisione alla base del Web 2.0 e dei social network, il contenuto era elemento di condivisione già nel 1997.

    Passaggio storico doveroso, sintetico (ci sarebbe poi da tanto altro da dire) ma necessario per inquadrare meglio l’argomento e ribadire il concetto che i Blog non sono morti.

    Blog: Hosted o Self-Hosted?

    Altro passaggio necessario riguarda una distinzione che è utile fare per non entrare in confusione. Oggi chiunque, e in pochi minuti, può aprire il suo blog e di piattaforme (che adesso vedremo) ce ne sono. Parliamo in questo caso di “hosted”, ossia di blog che si attivano in pochi minuti senza avere problemi di ricercare il servizio di hosting migliore. L’altra categoria è poi quella del “self-hosted” e in questo caso la scelta di fare blogging è molto più impegnativa. E’, quasi sempre la scelta che fa chi vuol fare il blogger per mettere in pratica un suo progetto stabile dal quale scaturisce un vero e proprio lavoro.

    Ecco, avendo più chiaro questo passaggio, diamo una ulteriore prova che i Blog non sono morti. Perchè chi vuole oggi aprire un proprio Blog in pochi e veloci passaggi non ha che l’imbarazzo della scelta in termini di piattaforma tra:

    • WordPress.com – la piattaforma offre una vasta scelta di temi ma non offre nulla dal punto di vista dei plug-in e dal punto di vista della pubblicità. E’ una piattaforma con cui è davvero facile, con pochi click, cominciare a pubblicare.
    • Medium – è la piattaforma di blogging del momento, lanciata nel 2012 da Evan Williams (co-fondatore ed ex CEO di Twitter), è semplice da usare, infatti si apre subito con il proprio account Twitter. E’ forse la dimostrazione di quanto i Blog siano cambiati nel tempo, avendo questa una chiara connotazione social.
    • Blogger – la piattaforma di Google resiste ancora oggi, anche se non ha mai conosciuto nel tempo una grande diffusione. Si può integrare con il proprio account Google ed è possibile monetizzare utilizzando AdWords. Offre diversi temi da scegliere, ma è anche la dimostrazione di come Google non abbia mai investito seriamente su questa piattaforma.
    • Tumblr – la piattaforma nata nel 2007 e oggi di proprietà di Yahoo! è molto diffusa anche nel nostro paese. E’ una piattaforma per il blogging veloce, dinamico e social. Se avete interesse a fare blogging di altro tipo, allora è meglio scegliere altre piattaforme.

    Le piattaforma self-hosted sono invece scelte, come dicevamo prima, da chi ha in mente di aprire un blog con l’idea di avviare un progetto nuovo che quasi sempre, con un adeguato percorso di crescita, fatto di costanza e impegno, finisce per diventare un vero e proprio lavoro. Certo, non mancano gli esempi di blog hosted che poi passano alla modalità self-hosted, ma diciamo che questa modalità è quella che richiede più impegno.

    E tra le piattaforme (e non sono poi tantissime) più facile da usare, a differenza di Joomla o Drupal più orientate ad un pubblico di sviluppatori, si possono citare:

    • WordPress.org – a differenza della piattaforma .com, questa offre molti più strumenti, da accesso all’utilizzo dei plug-in, è customizzabile. Tra le versione self-hosted è certamente la più usata.
    • Ghost – è una piattaforma più recente, facile da usare e sta cominciando ad essere usata da diversi blogger. Semplice da usare, stile pulito e backend di facile intuizione. La community è ancora piccola e non paragonabile a quella di WordPress, la si segnala di certo per la facilità d’uso.
    • Movable Type – piattaforma di blogging molto conosciuta, a differenza di WordPress e Ghost è un CMS a pagamento. Facile da usare, con diverse features a disposizione, conta ancora su una community molto ristretta e questo può essere un limite.

    Se dovessimo dare dei consigli, allora è opportuno orientarsi su WordPress, per la sua facilità e per la sua diffusione. Qualche mese fa scrivevamo che il 25% dei siti web nel mondo sono su piattaforma WordPress e che tra i CMS la percentuale sale al 58%.

    Ma l’importante, prima di scegliere la piattaforma, è capire bene cosa si vuole fare e con quale impegno si decide di aprire un Blog.

    Spero che l’obiettivo di dimostrare che ad oggi i Blog sono ancora vivi e vegeti sia riuscito. In ogni caso, mi piacerebbe molto conoscere anche la vostra opinione.

    Molte di queste opinioni le trovare anche in questo video al DigitalicX dello scorso dicembre presso la Rai di Milano.

  • Un quarto dei siti sul Web è su WordPress

    Un quarto dei siti sul Web è su WordPress

    W3Techs, società che misura l’utilizzo delle tecnologie sul Web, ha rilevato nei giorni scorsi che WordPress è presente sul 25% dei siti in Rete. E osservando i CMS, WordPress arriva ad essere il sistema più utilizzato con il 58,7%.

    Parlare di WordPress significa parlare del CMS (Content Management System) più usato, e questo è un dato ormai assodato da tempo. Per la sua facilità d’uso WordPress sin dalla sua nascita, che risale al 2003, ha subito ottenuto grande riscontro di pubblico, crescendo anche come piattaforma d’elezione per tanti blogger che hanno cominciato ad usarlo come piattaforma pubblisher. InTime nasce nel 2008 proprio su piattaforma WordPress e da allora ha sempre e solo utilizzato questa piattaforma.

    WordPress-logo

    Ebbene, oggi vogliamo dirvi, riportando questi dati elaborati da W3Techs, società che misura l’utilizzo delle tecnologie sul Web, che WordPress è presente sul 25% dei siti presenti sul Web. Praticamente 1 sito su 4 usa WordPress. Di conseguenza, non si parla solo di siti di blogging, ma di un quarto dei siti presenti oggi in Rete. E se guardiamo nello specifico la categoria dei CMS, WordPress è presente sul 58,7% dei siti. Va specificato, come ci ricorda anche W3Techs, che questi sono dati che oscillano mese per mese, ma sono tali ormai da ritenerli come consolidati. Ed esiste ancora un 57% di siti online che non usa nessuno dei sistemi presi inconsiderazione dalla ricerca.

    Guardando i dati, si nota che WordPress ha raddoppiato la sua quota negli ultimi 5 anni, nel 2011 era presente sul 13,1% dei siti. Molto più distanziate sono le altre piattaforma: Joomla è al 2,8% (6,5% dei CMS); Drupal al 2,1% (5% dei CMS); Magento e Blogger al 1,2%; e via via le altre piattaforme. La versione 4 di WordPress è quella più usata, 84%, la 3 è ancora al 15%.

    WordPress-cms-novembre-2015

    Matt Mullenweg, uno degli sviluppatori di WordPress, ha commentato questi dati affermando che “la grande sfida è ora quella di raggiungere il 57% dei siti che ancora non usa WordPress”.

    Questi dati spiegano anche il motivo per cui la piattaforma viene presa di mira da attacchi da vari attacchi e il consiglio, sempre valido, è quello di aggiornare sempre all’ultima versione. Fatelo se possedete ancora una versione non aggiornata.

    W3Techs nell’elaborare questi dati esamina i siti web e non le singole pagine, di conseguenza se una tecnologia è in uso su ogni pagine del sito, allora questa viene assunta come in uso su tutto il sito. Ma è evidente che la stessa società non potrebbe scandagliare l’intero web, allora elabora i suoi dati prendendo in considerazione i primi 10 milioni di siti dal ranking di Alexa, usando come periodo gli ultimi tre mesi. Questo anche per evitare di includere nell’analisi anche siti spammer. W3Techs non considera i sottodomini (tutti i sottodomini di wordpress.com sono considerati come un unico sito) e non considera i redirect. In sostanza, W3Techs considera il “sito web” in maniera differente da Alexa, ma la stessa società afferma che dal punto di vista statistico questo non alcun impatto sui dati rilevati. Quindi WordPress è presente su un quarto dei siti presenti oggi online.

    E voi che ne pensate? Anche voi usate WordPress per il vostro sito o per il vostro blog? Raccontateci la vostra esperienza.

  • La Libertà non si arresta. Ritorna libera Yoani Sanchez

    La Libertà non si arresta. Ritorna libera Yoani Sanchez

    E’ stata liberata la famosa blogger cubana Yoani Sanchez, arrestata dalla polizia mente si recava in tribunale ad assistere al processo di Angel Carromero, in carcere per un incidente stradale che ha provocato la morte di  Oswaldo Payà, uno dei volti noti dell’opposizione castrista, e di un altro dissidente dell’Avana. 30 ore di arresto senza bere e senza mangiare

    Yoani SanchezLa libertà non si arresta! Volevamo festeggiare questa bella notizia con un titolo che fosse emblematico ma al tempo stesso anche molto semplice, come è il concetto di Libertà, fluido, limpido, trasparente, senza limiti. L’arresto di Yoani Sanchez è un chiaro tentativo di arrestare la libertà personale ovviamente, ma soprattutto la libertà di espressione della più popolare blogger cubana e ovviamente anche la nostra. I fatti. Yoani Sanchez si stava recando ieri in tribunale, insieme al marito Reinaldo Escobar e ad altri amici attivisti, per assistere al processo, pubblico, che vede imputato Angel Carromero, appartenente al Partido Popular di Madrid, per l’incidente stradale che ha provocato la morte di Oswaldo Payà, uno tra i più importanti e conosciuti oppositori del regime castrista, e di un altro dissidente. La famiglia dello stesso Payà ha più sollevato dubbi circa la versione ufficiale. (altro…)

  • UNCONFERENCE DIDATTICLOUD, il futuro della Didattica è qui [Evento]

    UNCONFERENCE DIDATTICLOUD, il futuro della Didattica è qui [Evento]

    Vi segnaliamo questo interessante evento, “UNCONFERENCE DIDATTICLOUD, il futuro della Didattica è qui”, che si terrà domani 20 Marzo presso il Centro congressi Fast di Ple R. Morandi 2 a Milano. Un’occasione per parlare di didattica e nuove tecnologie con tra gli altri Derrick De Kerckhove e Stefano Quintarelli

    didattica digitale - wwwDidattica e nuove tecnologie, competenze e innovazione, scuola e cloud: se ne parlerà con Derrick De Kerckhove, erede di Marshall McLuhan e guru della comunicazione. Non un convegno, ma una giornata per dibattere e confrontarsi fra esperti e operatori del settore, conoscere i migliori progetti in atto e raccogliere nuove proposte: il futuro della didattica è già qui. (altro…)

  • Capire di SOPA fumandosi una PIPA

    Capire di SOPA fumandosi una PIPA

    La giornata di ieri è stata caratterizzata sul web dalla protesta contro il SOPA e il PIPA, due nomi quasi improbabili per essere due proposte di legge contro la pirateria online che stanno facendo tremare il web intero. Google, Wikipedia, Reddit, WordPress e altri hanno partecipato alla protesta. E un primo risultato si è ottenuto, la discussione è stata per il momento rimandata.

    stop-sopa-pipaNon poco più di una settimana fa, forse avrei scambiato SOPA e PIPA per due protagonisti di un fumetto, ed invece grazie ad internet e alla libera informazione, scopro che questi due termini fanno capo a due provvedimenti di legge pronti ad essere varati in America, ma che avrebbero avuto conseguenze su tutto il mondo, soprattutto quello che viaggia in rete. Attraverso un post ritwittato da uno dei miei contatti, leggo in inglese : “Student warning! Do your homework early. Wikipedia protesting bad law on Wednesday! #sopa (Jimmy Wales)” da qui scattò in me una curiosità ed iniziai ad informarmi, saltando da un sito all’altro. Sono passati solo un paio d’ore ed ecco che conosco e capisco cosa siano SOPA e PIPA: il risultato della volontà di qualcuno che cerca in qualche maniera di arrestare la libera informazione camuffandola dietro il copyright. (altro…)

  • La vertiginosa crescita di Tumblr  [infografica]

    La vertiginosa crescita di Tumblr [infografica]

    Si direbbe che Tumblr batta Facebook 218 a 14. Secondo una recente indagine di Mashable riassunta nell’infografica realizzata da Emily Caufield e Lauren Hockenson, il network di microblogging ha infatti registrato tra giugno 2010 e giugno 2011 un tasso di crescita del 218% di contro al 14% del colosso di Zuckerberg. Partendo da qualche dato proviamo a individuarne possibili motivazioni

    Si tratta di una battaglia che per il momento non si gioca in casa nostra. L’Italia infatti non compare nella top ten delle nazioni con più utenti, che vede in cima alla classifica gli Stati Uniti, con una percentuale di visitatori unici al mese del 42,31%, e un decimo posto conquistato dal Messico con un 1,45%. Mashable nel registrare 90 mila utenti unici mensili parla di una vera e propria eclissi di WordPress, la piattaforma a Tumblr più vicina, che in Italia mantiene però il proprio primato.

    Stando invece alle modalità di utilizzo di Tumblr si evidenzia un buon 43% di visitatori addicted, ovvero con più di 30 visite in un mese, di cui solo un 2% rappresentato dagli utenti, che sembrano preferire invece visite sporadiche una volta al mese (58% del totale delle visite con questa modalità). I 33,313,876 Tumblers sono per il 51% di sesso maschile, ma a stupire sono le fasce d’età: se si pensava a Tumblr come uno strumento per ragazzini, bisogna ricredersi dal momento che solo il 18% degli utenti ha meno di 18 anni mentre lozoccolo duro è rappresentato da un 36% di età compresa tra i 18 e i 34 anni. A seguire gli utenti dai 35 ai 49 con un incredibile 31%.

    Impressionante pensare vengono pubblicati globalmente 38,000 post al minuto, per lo più immagini. I dieci tag più utilizzati sono nell’ordine: GIF, LOL, fashion, art, vintage, illustration, landscape, animals, food e films. L’intrattenimento e il tempo libero sembrano quindi avere la prevalenza su tematiche come quelle politiche e sociali che caratterizzano maggiormente altri social network.

    Può questo essere considerato una delle motivazioni della mancata diffusione, almeno per il momento, di questa piattaforma in Italia? O si tratta di una semplice questione di gusto? A voi la parola.

    Crescita di Tumblr nell'ultimo anno (Mashablle)

    Via Mashable

     

  • KnowCamp, le relazioni e la condivisione dei saperi attraverso il Web

    Si preannuncia uno degli eventi dedicati al web più interessanti in questo periodo e sicuramente lo sarà. Vi vogliamo presentare oggi KnowCamp, evento che si terrà a Modena da venerdì per parlare di relazioni e di condivisione attraverso la rete. Non mancheranno gli esperti del settore.

    Dal 18 al 20 marzo 2011, presso la Camera di Commercio di Modena, si svolgerà KnowCamp: evento no-profit dedicato al Web ed al Sapere. Un’opportunità di incontro e confronto sull’utilizzo di Internet come strumento di innovazione, informazione, cooperazione e cittadinanza attiva. Una tre giorni per conoscere ed utilizzare al meglio gli strumenti del Web ed incontrare i promotori dell’innovazione digitale italiana. (altro…)

  • Il blog al tempo dei social media

    Un interessante articolo apparso sul New York Times mette in risalto il fatto che i giovani usano i blog sempre di meno usando molto di più twitter o facebook. E’ la fine dei blog?

    La fine dei Blog?
    La fine dei Blog?

    Se ne parla ormai da un pò di tempo del fatto che l’uso dei blog starebbe perdendo interesse tra i navigatori della rete, veicolando i propri pensieri, contributi, messaggi sul web attraverso i social media. Il microblogging, twitter per intenderci, ossia il concetto di mandare un messaggio in 140 caratteri, supera il concetto stesso del blog. Almeno così sembra e in questo articolo pubblicato sul sito e sulla versione cartacea del New York Times si mette in evidenza come i giovani desiderano raggiungere il proprio pubblico attraverso i social media, perchè sicuri che il loro messaggio, contenete video, foto, sia sicuramente visto.

    La Internet e American Life Project del Pew Research Center ha registrato che dal 2006 al 2009, il blogging tra i ragazzi di età compresa tra i 12 e i 17 anni si è dimezzato, ora il 14 per cento dei bambini di quelle età che usano Internet hanno un blog. Nella fascia di età compresa tra i 18 e i 33 anni il blogging è sceso di due punti percentuali nel 2010 rispetto ai due anni precedenti.

    Politweets featured on The Huffington Post
    Image by jgarber via Flickr

    Molti di quelli che si definiscono ex-bloggers, dicono che hanno abbandonato il blogging perchè stufi di passare il tempo a scrivere lunghi post che poi nessuno avrebbe letto; altri invece dicono che non aveva più senso continuare perchè è più semplice mantanere rapporti coi propri contatti attraverso i social network. Ma non si corre il rischio di parlare di due cose differenti? O meglio, sarebbe anche interessante sapere, da questi ex-blogger, quale fosse il motivo per cui hanno aperto un blog, quale obiettivo si proponevano. Il problema di veicolare i propri messaggi esiste, ma va affrontato in maniera diversa. Non credo che Arianna Huffington nel creare il suo blog, The Huffington Post, non si sia posta il problema di come raggiungere il più vasto pubblico per comunicare le sue notizie. E vedi com’è finita. The Huffington Post è stato venduto ad AOL per 315 milioni di dollari, essendo diventato un vero e proprio sito di news online, con milioni di visitatori al giorno. Certo, chi vuole aprire un blof lo fa per svariati motivi, anche solo per il paicere di scrivere e non per la necessità di essere letti da milioni di persone. Va considerato anche questo.

    E’ vero che oggi per essere connessi col mondo non è necessario avere un blog, facebook e twitter mettono in condizione chiunque di poter comunicare col mondo intero. Ma come dice anche Elisa Camahort Page, co-fondatrice di BlogHer, un blog dedicato alle donne molto conosciuto negli Usa, il blog rimane il luogo più adatto per approfondire una discussione.

    Image representing Toni Schneider as depicted ...
    Image via CrunchBase

    In tutto questo, sembra che alcuni servizi che hanno cominciato ad offire per primi servizi di blogging, come Blogger o LiveJournal, stiano cominciando ad accusare questo cambiamento. Molti utenti di questi servizi sembrano preferire per esempio Tumblr perchè è più veloce per inserire contenuti senza necessariamente scrivere lunghi post e poi è anche comodo per l’inserimento di foto. Un servizio di blog come WordPress invece sembra non accusare alcuna crisi. Toni Schneider, amministratore delegato di Automattic, la società che commercializza il software di blogging WordPress, spiega che WordPress è per lo per i blogger più seri ed esperti, non per giovani principianti che poi abbandonano per i social network.

    Dal mio modo di vedere, facebook e twitter non sono diventati tutto ad un tratti nemici del blog. Anzi essi sono strumenti che aiutano il blogging, non lo uccidono. Molti blogger li usano per meglio diffondere i propri post, per coinvolgere un numero maggiore di lettori sul proprio blog. Cosa che faccio anch’io. Sono strumenti che si usano per attrarre più lettori possibili. Poi ognuno fa le considerazioni che crede, usando twitter e facebook piuttostoo che avere un blog. Ma molto risiede in quello che si vuole fare. Se voglio diffondere contenuti, video o foto, per avere un riscontro immediato, senza approfondimento, allora il blog non credo sia la scelta giusta. Se voglio creare una discussione, approfondire un argomento, parlare ad un pubblico di questa o quella tematica, o più semplicemente scrivere per il gusto di farlo, ecco che il blog rimane la scelta più adeguata e viva.

    Qualche mese fa avevo parlato in un altro articolo dell’enorme numero di blog presente nella rete, che in quell’occasione era di oltre 145 milioni. Oggi, secondo i dati sempre aggiornati da BlogPulse, i blog sono oltre 156 milioni con una crescita nelle ultime 24 ore di 75,450 blog.  Non mi sembra che siano pochini, no?

    E voi che ne pensate di questa discussione? Usate più un blog o i social network per veicolare i vostri contenuti? Fatemi sapere!