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  • Social Media, LinkedIn e YouTube sono le piattaforme più affidabili

    Social Media, LinkedIn e YouTube sono le piattaforme più affidabili

    I Social Media stanno cambiando e la Fiducia diventa in questo momento fondamentale. In questo contesto, tra le piattaforme gli utenti ritengono che siano più affidabili LinkedIn e YouTube. Un dato che non sorprende.

    I Social Media stanno attraversando una fase di cambiamento, diciamo che si trovano in un momento in cui devono ricostruire la propria identità. Un argomento, questo, che mi appassiona e a cui tengo molto in questo periodo.

    E se è vero che queste piattaforme si trovano in una fase interlocutoria, in cui tutto sembra essere diverso da come lo abbiamo conosciuto, la Fiducia, in questo contesto, diventa un valore enorme. Una scommessa per queste piattaforme che può essere la chiave di volta per una nuova identità, appunto.

    Quando si parla di Fiducia si intende un tema rilevante che comprende tanto la condivisione dei dati personali, e la gestione e la cura degli stessi, quanto l’aderenza delle informazioni ai valori di chi li condivide e alla qualità stessa dei contenuti che si condividono, senza dimenticare la reputazione degli attori coinvolti.

    Quindi si tratta di un tema che mette insieme tanti elementi e tanti fattori che, una volta riunificati, compongono appunto la parola “Fiducia”. I nu momento di grande incertezza, dunque, gli utenti vanno alla ricerca di contenuti positivi, in termini di esperienza trasmessa e di qualità, ossia contenuti in grado di arricchire la propria esperienza.

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    Non è semplice che questo accada anche se non impossibile. Di certo, i social media nella condivisione di informazioni e contenuti di qualità giocano un ruolo, come abbiamo visto in questi anni, ormai fondamentale. E questo per il ruolo che i social media sono stati in grado di ritagliarsi in questi anni.

    Ecco, se vogliamo adesso vedere l’argomento da un punto di vista più concreto, con dati certi, nel tentativo di definire meglio il ruolo dei social media all’interno del grande tema della Fiducia e dei contenuti condivisi, i dati di uno studio di Capterra, celeberrima piattaforma per la comparazione di software B2B, pubblicato da poco, ci aiuta non poco a fotografare il momento.

    Lo studio ha preso ad esaminare l’evoluzione dei metodi di ricerca online, verificando quanto gli utenti ritengono affidabili i risultati che si ottengono, l’utilità della personalizzazione delle ricerche e cosa ne deriva per la privacy dei dati degli utenti. Sono state intervistate 1015 persone dai 18 anni in su che cercano informazioni e contenuti online almeno qualche volta al mese.

    Guardando ai dati emersi, il 54% dei rispondenti si fida di più di un’informazione quando essa proviene da un ente scientifico; e ancora, il 42% quando proviene da un creatore di contenuti riconosciuto. Il valore della reputazione sta in questo ultimo punto.

    Quasi una persona su due fa uso sia dei social media che dei motori di ricerca per trovare informazioni online.

    Dal punto di vista dei social media più utilizzati dagli utenti intervistati, è emerso che il 51% ritiene YouTube e LinkedIn le piattaforme più affidabili nella maggior parte dei casi.

    Seguono poi Instagram e Twitter, le cui percentuali scendono rispettivamente al 47% e al 42%. Le piattaforme social media considerate meno affidabili sono in generale Facebook e TikTok, considerati dal 58% degli intervistati come “Qualche volta affidabili” e “Per niente affidabili”.

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    Dati molto interessanti questi ultimi che definiscono quale sia l’umore degli utenti verso le piattaforme in questo momento.

    Risulta evidente che YouTube e LinkedIn sono le due piattaforme che si caratterizzano per la tipologia: contenuti video per la prima, social media business per la seconda.

    Si tratta quindi di due ambienti molto ben definiti, anche se LinkedIn da quando è stata acquisita da Microsoft si è aperta sempre di più, dal punto di vista della tipologia dei contenuti, fino ad essere sempre affine al concetto vero di “social media”, ossia di piattaforma dove si condividono notizie ed informazioni.

    Da evidenziare che LinkedIn, tra tutte le piattaforme social media più usate e conosciute, è quella più anziana e tra qualche settimana compirà 20 anni.

    Ma, al netto di tutto, sono dati che non sorprendono. Ricorderete come nel 2022 proprio YouTube era l’unica piattaforma social media che cresceva come strumento usato dagli utenti per informarsi mentre tutte le altre piattaforme erano in calo.

    E in un contesto di ricerca di Fiducia, vista la grande frammentazione ormai in atto e la grande difficoltà a comprendere il momento, ecco che gli utenti si affidano a due piattaforme che, forse, meglio di altre riescono a soddisfare questa esigenza degli utenti.

    Parlando della privacy dei propri dati personali, dalla ricerca emerge che solo il 31% intraprende sempre azioni per proteggerla nel momento in cui effettua ricerche online; il 51% lo fa qualche volta mentre il 15 raramente.

    Il 45% dei rispondenti che si preoccupa per la propria privacy, dichiara che una delle azioni più intraprese per proteggerla nel momento in cui cerca online è l’utilizzo di una forte password unica e personale.

    Il 40% cerca di condividere il minor numero di informazioni personali possibili, il 34% tende a rifiutare i cookies ed il 32% mantiene i propri account privati.

    Ecco, queste le considerazioni in merito a questa ricerca interessante di Capterra da condividere con voi.

    E voi quali piattaforme social media ritenete più affidabili in questo momento e perché?

  • Ecco come funziona il sistema dei video consigliati su YouTube

    Ecco come funziona il sistema dei video consigliati su YouTube

    Come funziona il sistema dei video consigliati di YouTube, argomento che interesserà molto tutti gli youtuber. Facciamo un po’ di chiarezza grazie al contributo di Cristos Goodrow, VP dell’Ingegneria di YouTube.

    Chissà quante volte vi siete chiesti come funziona il sistema che regola i video consigliati su YouTube. Si tratta di un tema che sta particolarmente a cuore agli youtuber, ma non solo e che oggi può essere più chiaro grazie alla spiegazione che ne fa Cristos Goodrow, VP dell’Ingegneria di YouTube. In pratica, la persona più adatta per aiutare a capire meglio e ci fa piacere potervelo segnalare. Teniamo conto che anche dai video consigliati dipende anche un po’ la visibilità di uno youtuber, per il fatto che i video possono essere consigliati nel proprio canale e anche in un canale diverso. Questo perché i video consigliati si basano sulle preferenze e sulla cronologia degli utenti.

    I video consigliati su YouTube si possono trovare o sulla homepage della piattaforma oppure e nel “Video Successivo“, questa modalità appare quando si sta guardando un video e suggerisce contenuti aggiuntivi basati su ciò che si sta guardando in un dato momento, insieme ad altri video che possono essere interessanti.

    Il sistema, che appare per la prima volta nel 2008, passa in rassegna più di 80 miliardi di video al fine di suggerire contenuti che incontrino gli interessi specifici degli utenti. Un esempio può essere quanto il sistema di video consigliati su YouTube riconosce che quell’utente a guardato dei video di calcio e trova tutta una serie di contenuti consigliati per meglio approfondire. E spesso tra quelli consigliati si trovano video che non si sarebbero visualizzati altrimenti. Una cosa che va specificata è che il collegamento dei video consigliati su YouTube non si basa su ciò che si visualizza su altre piattaforme social media.

    come funziona sistema video consigliati YouTube franzrusso.it

    Un aspetto da sottolineare in merito è rappresentato dalle “opzioni di controllo” che che vi aiutano gli utenti a decidere quanti condividere con la piattaforma. In pratica, è possibile sospendere, modificare o cancellare le ricerche e la cronologia di YouTube quando si vuole.

    Video consigliati YouTube, personalizzazione

    Ma come avviene la personalizzazione dei video consigliati di YouTube? Intanto bisogna dire che ci troviamo di fronte ad un sistema in continua evoluzione, anche vista la dimensione dei video da analizzare. Ogni giorno il sistema impara da oltre 80 miliardi di video, come dicevamo prima, che vengono chiamati “segnali”.

    E vediamo adesso quali sono gli elementi, anzi segnali, che danno forma al sistema. E sono: numero di clic, watchtime, risposte a sondaggi, condivisioni, mi piace e non mi piace.

    • Numero di clic: cliccare su un video è comunque una indicazione importante per il sistema, anche se questo non fornisce l’informazione completa sul fatto che il video sia stato effettivamente guardato.
    • Watchtime – Il tempo di visualizzazione: ossia quali video si guardano e per quanto tempo, fornisce al sistema dei segnali personalizzati su ciò che più probabilmente si vuole guardare. Quindi, se un utente appassionato di tennis guarda 20 minuti di video di Wimbledon e solo pochi secondi di video che riguardano l’analisi della partita, è possibile supporre che abbia trovato utile guardare proprio i video dei momenti salienti.

    sistema video consigliati youtube infografica

    • Risposte ai sondaggi: il sistema, per assicurarsi che gli utenti siano davvero soddisfatti del contenuto che stanno guardando, misura quello che si definisce “watchtime di valore“, il tempo trascorso a guardare un video considerato prezioso. Quindi si considera il tempo di visione valorizzato attraverso sondaggi tra gli utenti che chiedono di valutare il video che gli utenti hanno guardato, da una a cinque stelle, offrendo una metrica per determinare quanto si è trovato soddisfacente il contenuto.
    • Condivisione, Mi piace, Non mi piace: si sa che quando un utente trova interessante un video, allora mette un like o lo condivide. Il sistema dei video consigliati di YouTube utilizza queste informazioni per cercare di prevedere la probabilità che gli utenti condividino o apprezzino altri video. Chiaro che quando si mette un “Non vi piace”, per YouTube è un segnale che probabilmente non quel video non era adatto a quell’utente.

    Ma non dimentichiamo che YouTube è ormai diventato uno strumento attraverso il quale gli utenti reperiscono notizie e si informano. Per questo, nel suggerire i video consigliati, serve un grande senso di responsabilità, al fine di suggerire agli utenti notizie e informazioni di qualità. YouTube su questo aspetto lavora con molta attenzione anche attraverso la condivisione di Linee Guida che definiscono ciò che si può condividere sulla piattaforma.

    YouTube e la disinformazione, il lavoro dei valutatori

    La crescita del fenomeno della disinformazione ha indotto YouTube ad ampliare ulteriormente i modi con cui viene usato il sistema di video consigliati in relazione alla disinformazione e ai contenuti definiti borderline, contenuti fuorvianti ma che non violano le regole della community.

    Aspetto importante è il lavoro svolto dai valutatori, che arrivano da tutto il mondo, i quali svolgono un lavoro di verifica attenta su ogni contenuto e ogni canale al fine di classificare gli stessi come “autorevoli” oppure “estremi”. La classificazione avviene sulla base di elementi che riguardano l’argomento del contenuto, la finalità, l’autorevolezza e la reputazione dell’autore.

    Rispetto a questo ambito e, soprattutto, al mondo in cui i video consigliati vengono suggeriti, vi invitiamo alla visione di questo video in cui Cristos Goodrow risponde alle domande che ci si pone più spesso riguardo ai video consigliati su YouTube.

    Val la pena di sottolineare un aspetto che Goodrow sottolinea nel video, e cioè che i video classificati come “estremi” non fanno guadagnare, in quanto è vietata la monetizzazione dei contenuti estremi. “Questo significa – evidenzia Goodrow – che ogni video dal contenuto estremo guardato è un’opportunità persa di monetizzare, il che porta a un reale mancato guadagno per YouTube. Allo stesso modo, questo tipo di contenuto genera sfiducia e desta preoccupazioni non solo con i partner pubblicitari, ma con il pubblico, la stampa e il mondo politico. Il nostro obiettivo è quello di avere visualizzazioni di contenuti estremi provenienti dai video consigliati al di sotto dello 0,5% delle visualizzazioni complessive su YouTube“.

    Per approfondire meglio sull’argomento, vi invitiamo a leggere il contenuto integrale sul blog ufficiale di Google Italia, a firma proprio di Cristos Goodrow. E fateci sapere se lo trovate utile come crediamo.

  • Twitter, al via il test per vedere i video YouTube sulla piattaforma

    Twitter, al via il test per vedere i video YouTube sulla piattaforma

    Twitter sta sperimentando, su iOS, una modalità che permetterà la visualizzazione dei video di YouTube all’interno del timeline. Curioso il siparietto tra Adam Mosseri e Kayvon Beykpour.

    Twitter sta sperimentando una modalità che permetterà la visualizzazione dei video di YouTube all’interno del timeline. Di conseguenza, sarà possibile vedere il video senza mai lasciare la piattaforma. Solitamente, come avviene oggi, inserendo il link del video di YouTube, la visualizzazione avveniva al di fuori di Twitter, venendo trasferiti appunto su YouTube. In questo modo, per ora il test vale solo su iOS, si potrà continuare a vedere il video rimanendo sempre su Twitter.

    twitter video youtube

    Il tweet di Twitter Support fa vedere come funzionerà:

     

    Il test di Twitter durerà 4 settimane in pochi paesi

    Da quello che si sa, il test per ora sarà possibile solo per un ristretto numero di utenti, localizzati in Canada, Usa, Giappone e Arabia Saudita.

    Il test su iOS sarà un esperimento che andrà avanti per quattro settimane“, ha dichiarato un portavoce della società guidata da Jack Dorsey. “La nostra intenzione è quella di dare di dare un’occhiata ai risultati, alla fine di questo periodo, per poi decidere di conseguenza“.

    Twitter, sarà possibile condividere le immagini nel formato originale

    Questo test si aggiunge a quello già lanciato qualche giorno fa, restando sempre all’interno dei contenuti multimediali. Infatti, Twitter sta sperimentando la modalità di condividere le immagini lasciando che vengano condivise nel loro formato originale. Una volta pubblicate, si vedranno come quando vengono inserite nella composizione del tweet. Senza tagli dunque.

    Come sapete, una volta che viene condivisa un’immagine all’interno di un tweet, questa viene tagliata, lasciando che il focus sia il centro dell’immagine. La visualizzazione viene comunque tagliata, proprio nei punti in cui il taglio non è necessario, con risultati non proprio esaltanti. E pensare che qualche anno fa Twitter pensava di risolvere il tutto affidandosi all’Intelligenza Artificiale.

    Questo test segue ancora un altro test che riguarda, invece, la possibilità di caricare e visualizzare, da mobile, immagini in 4K.

    Twitter, dopo YouTube è la volta di Instagram?

    A margine dell’annuncio dell’avvio del test riguardo alla possibilità di visualizzare il video di YouTube sempre restando su Twitter, vogliamo segnalarvi il simpatico siparietto tra Adam Mosseri, il capo di Instagram, e Kayvon Beykpour, responsabile di prodotto di Twitter. Il tutto è nato da un tweet di Casey Newton, di The Verge, il quale con un tweet provocatorio ha scritto:

    Invitando a fare lo stesso con Instagram , immediata è stata la risposta di Beykpour: “Ci piacerebbe, ma bisogna essere in due a ballare il tango“. Alludendo al fatto che per realizzare la possibilità di poter visualizzare il contenuto condiviso da Instagram sempre restando sulla piattaforma (cosa ad oggi non possibile, infatti), bisogna che ci sia la collaborazione di tutti e due.

    Al tweet di Beykpour risponde proprio Mosseri, chiamato in causa proprio da Casey Newton, con una GIF, senza aggiungere altro:

    E, sempre Beykpour gli fa notare che quello che balla è sempre uno, e non due. Probabile che il messaggio di Mosseri fosse: “Per ora balliamo da soli“. Vale a dire, al momento non ci sarebbe l’interessa da parte di Instagram ad andare avanti.

    La cosa finisce lì, anche se non pochi utenti hanno evidenziato come, forse, la riluttanza di Instagram sia motivata dal fatto che non vuole disperdere altrove l’engagement.

    Su questo punto, Kayvon Beykpour fa notare che non è una questione di engagement, quanto una “questione filosofica” che solo Mosseri potrebbe spiegare, sottolineando la volontà di Twitter a poter proseguire su questa strada.

    Insomma, la possibilità di poter condividere contenuti da Instagram anche su Twitter, non sarebbe male, e sicuramente sarebbe una opportunità per entrambi. Staremo a vedere cosa succederà.

  • YouTube, ecco la sfida a TikTok con YouTube Shorts

    YouTube, ecco la sfida a TikTok con YouTube Shorts

    YouTube, dopo alcuni mesi di test in India, lancia negli Usa YouTube Shorts, il formato di video brevi con una lunghezza massima di 60 secondi. La sfida a TikTok è partita.

    Come anticipato esattamente un mese fa, YouTube lancia da oggi la sfida a TikTok negli Usa. Il formato di video brevi chiamato YouTube Shorts era stato lanciato in India, in fase di test, qualche mese fa e da oggi inizia a comparire negli Stati Uniti.

    YouTube Shorts è un formato di video brevi che possono essere registrati con il proprio smartphone, attivando la telecamera Shorts, e possono avere una durata massina di 60 secondi. L’ideale sarebbe quello di realizzare mini video di 15 secondi con diversi clip. I video brevi possono essere accompagnati da brani musicali grazie ad accordi con diverse case discografiche come Universal Music Group, Sony Music Entertainment, Warner Music Group e Warner Chappell Music, Believe, Merlin, 300 Entertainment, Kobalt, Beggars, CD Baby, Empire, Peer, Reservoir, OneRPM e altre. Si parla di accordi, a livello globale, con circa 250 etichette, e questo è, senza dubbio, un grande punto di forza per YouTube Shorts.

    youtube shorts tiktok

    Il formato prevede anche la possibilità di utilizzare testo, alcune funzionalità sono state arricchite proprio in occasione del lancio negli Usa, e anche la possibilità di impostare un Timer, impostando il conto alla rovescia e lavorare liberamente, e anche la Velocità, per accelerare o rallentare il video.

    La modalità di visualizzazione degli YouTube Shorts è identica a quella per vedere i video su TikTok, quindi un feed infinito, gestito da algoritmi, il quale permette di esplorare tag e account specifici. Per dirla tutta, l’interfaccia è identica a TikTok.

    Attenzione però, si tratta di in formato ancora in divenire e quindi, paragonandolo a TikTok, si notano ancora diverse mancanze. Al momento di tratta di un semplice formato di video brevi, con visualizzazione a scorrimento, all’interno di YouTube, ma non ancora ai livelli di TikTok. Molto probabile che, nel corso delle prossime settimane, quando si completerà la propagazione negli Usa, verranno lanciati nuovi strumenti.

    Il motivo per cui YouTube ha deciso di dare vita a un formato di video brevi è, senza dubbio, quello di estendere l’accesso sulla piattaforma a chiunque voglia realizzare un video su YouTube, in maniera smart e veloce, senza per forza avventurarsi a creare video più lunghi. Gioco forza, questa strategia guarda evidentemente a quanto già fa TikTok, anche se il risultato finale al momento somiglia molto ai Reels di Instagram, che, a loro volta, nascono proprio copiando TikTok.

    youtube shorts tiktok franzrusso.it

    Il tentativo di YouTube appare forse tardivo, ma sappiamo quale sia la forza della piattaforma di condivisione di video più usata. Con questa funzionalità, ai creator viene offerta la possibilità di diversificare il contenuto, abbracciando anche il contenuto breve, in alternativa al formato più lungo. E poi, un altro grande vantaggio, è quello di poter attingere ai brani musicali originali, cosa non da poco.

    A proposito di India, la fase di test non è casuale in quanto il paese asiatico ha ormai vietato TikTok ormai da mesi. Ed è notizia di questi giorni che ByteDance, la startup proprietaria della piattaforma, si è arresa del tutto al volere delle autorità, procedendo a chiudere del tutto i propri uffici e licenziando oltre 2 mila dipendenti.

    YouTube prova a far sentire la sua voce all’interno di un settore, quello dei video brevi, presidiato da TikTok, da Spotlight di Snapchat e dai Reels di Instagram. resta da capire cosa farà la piattaforma per evitare che questo formato diventi una repository di video già pubblicati su TikTok, come accade per i Reels (adesso penalizzati in termini di portata) e cosa intende fare in termini di monetizzazione. Tutte domande che troveranno risposta nei prossimi mesi.

    Al momento non si conosce alcun piano di espansione del formato in altri paesi.

  • YouTube Rewind 2018, ecco i video più popolari in Italia

    YouTube Rewind 2018, ecco i video più popolari in Italia

    Puntuale come sempre in questo periodo arriva anche YouTube Rewind 2018, la classifica dei video più popolari sulla piattaforma di video durante questo anno. La classifica si divide in due: quella musicale in cui il video più popolare è “Amore e capoeira” e quella non musicale in cui il video più popolare è l’audizione di Martina Attili e la sua “Cheorofobia”.

    Come sempre puntuale arriva il momento di tirare le somme di questo anno che ormai volge sempre più al termine. E così, dopo aver visto il 2018 su Twitter, passiamo adesso a vedere l’anno su YouTube con YouTube Rewind 2018.

    Si può dire che l’anno su YouTube è stato caratterizzato dai talenti, come quello di Martina Attili, la concorrente di X-Factor 2018, che ha incantato tutti con la sua canzone “Cherofobia” e si piazza la primo posto tra i video non musicali, con quasi 18 milioni di visualizzazioni. Quest’anno infatti la classifica si divide in due tra quella musicale e quella non musicale, anche se la musica e l’intrattenimento ha caratterizzato tutto l’anno sulla piattaforma video più usata in Italia. Ricordiamo che YouTube è a seconda piattaforma più usata, dopo Facebook in Italia e anche nel mondo, dove conta ormai oltre 1,5 miliardi di utenti.

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    Parlavamo di talenti e infatti, sempre nella classifica non musicale in seconda posizione troviamo iPantellas con tisana e 7,5 milioni di visualizzazioni. Nella classifica c’è spazio per il sociale con il video dei comici sardi per raccogliere fondi per la ricerca contro la SLA, “Per chi non lo SLA“, con 4,2 milioni di visualizzazioni. In classifica anche l’emozionante monologo di Pierfrancesco Favino che ha letteralmente conquistato tutti a Sanremo, oltre 2,6 milioni di visualizzazioni. E non poteva mancare l’esilarante video dei Cartoni Morti con Alessandro Borghese giudica le persone, tutto da ridere, con oltre 4,3 milioni di visualizzazioni.

    1. Martina Attili e la sua “Cherofobia” | Audizioni 1
    2. iPantellas – Tisana (Official Video) 
    3. Per chi non lo SLA – Comici Sardi Uniti – official video
    4. Alessandro Borghese giudica le persone
    5. Gli Autogol – Inno dei non mondiali – Formentera 2018 (feat. Dj Matrix)
    6. Young Cagnolino – Bau arf arf arf 
    7. Sanremo 2018 – Pierfrancesco Favino emoziona con il monologo “La notte…”
    8. Cristiano Ronaldo reagisce al video dove lo trovo su FIFA + Crossbar challenge
    9. Arriva alla cassa ma non ha soldi per pane e latte, le reazioni della gente [Esperimento sociale] 
    10. Mates – Intervista a cinque!

    Nella classifica musicale, al primo posto troviamo Takagi & Ketra – Amore e Capoeira ft. Giusy Ferreri, Sean Kingston il tormentone estivo che ha travolto anche YouTube con oltre 124 milioni di visualizzazioni. Sono ben 9 su dieci i video italiani in questa classifica. Una classifica in cui non poteva mancare Lo Stato Sociale con Una Vita In Vacanza.

    Questa la classifica per intero:

    1. Takagi & Ketra – Amore e Capoeira ft. Giusy Ferreri, Sean Kingston
    2. Baby K – Da zero a cento
    3. Ghali – Cara Italia (Prod. Charlie Charles)
    4. Nera — Irama Official video
    5. Alvaro Soler – La Cintura
    6. J-AX & Fedez – Italiana
    7. Fred De Palma – D’Estate non vale (feat. Ana Mena) (Official Video)
    8. Lo Stato Sociale – Una Vita In Vacanza (Sanremo 2018)
    9. Carl Brave – Fotografia ft. Francesca Michielin, Fabri Fibra
    10. Thegiornalisti – Questa nostra stupida canzone d’amore
  • Me contro Te sono gli youtubers più coinvolgenti in Italia, secondo Blogmeter

    Me contro Te sono gli youtubers più coinvolgenti in Italia, secondo Blogmeter

    Il fenomeno “Me contro Te” alla fine si rivela essere il più coinvolgente su YouTube in Italia. L’analisi di Blogmeter ci mostra come la coppia siciliana, Sofia Scalia e Luigi Calagna, riesce a generare 79,5 milioni di interazioni in tre mesi. Seguono il gamer “WhenGamersFail Lyon”, ossia Ettore Canu, e un’altra coppia di gamer, Stefano e Veronica, in arte “Two Players One Console”.

    Di recente vi avevamo segnalato la denuncia da parte di Favij, vero nome Lorenzo Ostuni, il quale dichiarava, in un video dal titolo “YouTube sta morendo?”, lamentava di un forte calo delle sue visualizzazioni, circa il 30-40% in meno, addebitandolo al progressivo abbandono di Google+. In realtà, il calo è relativo ad un altro motivo, ossia all’algoritmo di YouTube. E una spiegazione forse più chiara la troviamo proprio in questa classifica di Blogmeter degli Youtuber più coinvolgenti in italia nel 2018. Dove si vede benissimo che essere il più seguito, come appunto è Favij con quasi 5 milioni di followers, non significa essere poi il più coinvolgente, il pubblico va conquistato. 

    La Top 10 degli Youtuber più coinvolgenti, realizzata da Blogmeter, tramite la nuova Social Suite, prende in considerazione un periodo ti tempo tra i 20 luglio e il 20 ottobre di quest’anno, mostrando gli youtuber per la loro capacità di coinvolgimento, attraverso la somma totale di visualizzazioni, commenti, like e dislike.

    me contro te lui sofi youtubers coinvolgenti 2018
    Me contro Te

    Al primo posto troviamo quello che forse può essere considerato . Stiamo parlando del fenomeno Me contro Te, la coppia siciliana composta da Sofia Scalia e Luigi Calagna, sono conosciuti anche come Luì e Sofì, i creatori di punta del team Webstars Channel, che in poco più di 4 anni sono stati in grado di raggiungere traguardi inaspettati. Pur essendo, con quasi 3 milioni di followers, al quarto posto tra i più seguiti in Italia, “Me contro Te”, Luì e Sofì riescono a realizzare un coinvolgimento totale di 79,5 milioni di interazioni nel periodo monitorato. Ricordiamo che la coppia di youtuber lo scorso mese di giugno ha ricevuto premio MOIGE, assegnato dal Movimento Italiano Genitori ai programmi Family Friendly, che riescono a conciliare gli obiettivi di share con la qualità del prodotto e la necessità di intrattenimento, con toni e contenuti adatti alla visione familiare.

    Al secondo posto troviamo il gamer WhenGamersFail Lyon (nickname di Ettore Canu) con un coinvolgimento pari a 78,7 milioni e 1,8 milioni di iscritti al canale YouTube. Il video più engaging nel periodo di riferimento è quello in cui Lyon sfida la fidanzata Anna (aka L’angolino di Spina) nella costruzione di una casa nel videogioco Minecraft e ottiene oltre 813 mila interazioni totali. Al terzo posto un’altra coppia: si tratta di Two Players One Console, Stefano e Veronica, entrambi gamers e famosi anche per il canale YouTube, Stef&Phere. Il coinvolgimento del canale Two Players One Console, nel periodo di riferimento, è pari a 72,8 milioni mentre gli iscritti sono oltre 1,2 milioni.

    Al quarto posto, con un coinvolgimento pari a 72,5 milioni di interazioni, si posiziona SPJockey, gamer specializzato in Minecraft; mentre al quinto posto troviamo Mirko Alessandrini, alias CiccioGamer89, che sorprende non tanto per il coinvolgimento, pari a 72 milioni, quanto per il numero di video pubblicati: ben 269 in tre mesi.  Sesto posto per Stefano Lepri, meglio noto come St3pNy, che può vantare oltre 3,4 milioni di iscritti sul suo canale YouTube e nel periodo di riferimento ha guadagnato un coinvolgimento di oltre 46 milioni interazioni. Al settimo posto, si posiziona il gamer “senza volto” PORKMODZ, famoso per i suoi video dedicati al videogame Grand Theft Auto V, che ottiene 43,2 milioni di interazioni totali, 26 delle quali con un singolo video.

    Lorenzo Ostuni, meglio conosciuto come Favij, lo youtuber più seguito in Italia, si piazza solo all’ottavo posto con un coinvolgimento pari a 41,7 milioni di interazioni. Il nono posto va invece a Gianluca Rigodanza, alias iPalBoy TV, che con i suoi prank videos raggiunge la cifra di 29,6 milioni di interazioni totali. Infine, al decimo posto si classifica Federico Betti, conosciuto come MikeShowSha, che ottiene un total engagement pari 29,5 milioni grazie ai 106 video pubblicati sul suo canale YouTube nel periodo di riferimento.

    Allora, che ne pensate?

    youtubers italiani coinvolgenti 2018 blogmeter

  • Favij denuncia un calo di visualizzazioni su YouTube, ma il problema è l’algoritmo

    Favij denuncia un calo di visualizzazioni su YouTube, ma il problema è l’algoritmo

    Il popolare youtuber Favij in un recente video denuncia un calo delle visualizzazioni dei suoi contenuti sulla piattaforma del 30-40%. Secondo la sua valutazione, questa sarebbe una delle conseguenze del progressivo chiusura di Google +. In realtà, come sollevato anche dai suoi colleghi stranieri, il vero problema è l’algoritmo.

    Come sapete, YouTube è una delle prime piattaforme video nel panorama web ed è la più usata dai creatori di video, meglio riconosciuti come youtuber. Col passare del tempo, YouTube ha dovuto affrontare l’emergere della concorrenza, specie negli ultimi 4-5 anni, da quando Facebook ha deciso di puntare sulla forma di contenuto video, molto più coinvolgente.

    Di conseguenza, per contrastare quindi questa concorrenza, anche YouTube ha dovuto modulare meglio il suo algoritmo, per meglio distribuire le visualizzazioni dei contenuti video contenuti sulla piattaforma e, quindi, per attirare più visualizzazioni.

    L’ultima modifica dell’algoritmo è avvenuta lo scorso mese di giugno, una modifica che ha costretto i creatori di video a modificare in maniera considerevole la pubblicazione dei contenuti, soprattutto da un punto di vista dei contenuti da trattare.

    youtube visualizzazioni algoritmo

    Fatta questa doverosa premessa per meglio centrare il tema della notizia, il popolare youtuber italiano Favij, (vero nome Lorenzo Ostuni) che vanta un seguito sulla piattaforma di quasi 5 milioni di followers (4,9 per la precisione), il quale in un suo video recente, “YouTube sta morendo?“, denuncia un calo delle visualizzazioni dei suoi video del 30-40%. Un calo considerevole evidentemente per chi vive di quella piattaforma.

    Dopo esseri interrogato molto sulle possibili cause, tra le quali anche quella di cambiare un po’ il format dei propri video, Favij avanza la tesi che questo calo delle visualizzazioni, dopo averlo verificato anche con suoi colleghi italiani e non solo, sarebbe dovuto alla progressiva chiusura di Google+.

    Come molti di voi sapranno, e ne abbiamo dato notizia anche sul nostro blog, Google+ è ormai destinato a chiusura definitiva nel 2019, ed essendo molto legata a YouTube, per generare interazioni con gli utenti, secondo Favij questo avrebbe finito per avere conseguenze sulle visualizzazioni.

    favij youtube visualizzazioni algoritmo
    Favij

    Ma in realtà le cose non stanno così. E’ vero che molti youtubers stanno denunciando un forte calo delle visualizzazioni, ma non è per Google+, anche perchè nessuno forse si sognerebbe di dare tutta questa responsabilità ad un piattaforma social che in realtà non è mai partita.

    Il vero problema, se così lo si vuol definire, per rispondere a Favij, è proprio l’algoritmo.

    YouTube ha rimodulato in maniera considerevole la spinta dei video degli yuoutuber più blasonati per redistribuire meglio le visualizzazioni. In questo modo, la piattaforma ha attivato una sorta di competizione tra tutti gli yuotuber per riuscire ad ottenere lo stesso livello di visualizzazioni.

    Come quasi sempre succede, ad essere colpiti da un cambio di algoritmo sono sempre quelli che vantavano visualizzazioni e interazioni molto alte con il precedente. Ma un altro problema, sollevato poi da molti youtubers, è che non si ancora ben compreso quale sia la vera discriminante attraverso cui l’algoritmo seleziona i video.

    Alcuni yuoutuber americani hanno cominciato a costruire video più lunghi del solito. Molti creatori stanno allungando la durata dei video, ad esempio dai 12 ai 16 minuti secondo l’esperienza di Cody Ko, con l’obiettivo di intrattenere di più il proprio pubblico e quindi di essere promossi dall’algoritmo.

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    Questo tema si lega, ovviamente, all’altro grande tema che è quello dell’advertising e della monetizzazione degli yuotubers. YouTube potrebbe aver spinto i creatori ad allungare la durata dei propri video anche per usare il formato “mid-roll”, ossia l’inserimento di annunci pubblicitari nel mezzo del video, quindi non solo annunci “pre-roll” prima della visione del video. Questo potrebbe spiegare molte cose.

    La denuncia di Favij ha quindi un riscontro oggettivo, del resto qualche giorno fa sul sito di CbC Radio Canada è stato pubblicato un interessante articolo su quella che è l’ansia degli yuotuber, di quelli che sono delle vere e proprie star e che adesso devono riconsiderare la loro presenza sulla piattaforma.

    Il calo delle visualizzazioni, la continua rincorsa alle visualizzazioni per mantenerle sempre alte ha finito per generare, in alcuni, una vera e propria ansia.

    Sul tema degli algoritmi e di come questi sia ormai l’unica discriminante delle piattaforme ci sarebbe molto da scrivere, ma, per ora, ci fermiamo qui dopo aver cercato di offrire una risposta al problema sollevato da Favij.

    Restiamo a disposizione di tutti coloro che volessero contribuire a chiarire la questione, rivolgiamo quindi un invito a YouTube a offrire una sua visione e a Favij, e a tutti gli altri youtubers, che volessero confrontarsi per meglio comprendere il problema.

  • YouTube Music disponibile in Italia anche nella versione Premium. Si apre la sfida a Spotify

    YouTube Music disponibile in Italia anche nella versione Premium. Si apre la sfida a Spotify

    YouTube lancia la sfida a Spotify e da oggi YouTube Music e YouTube Music Premium sono disponibili anche in Italia. Dopo il lancio del mese scorso in Usa e in altri quattro paesi, il servizio di musica in streaming, quindi non solo in video, viene reso disponibile in altri 11 paesi. YouTube Music è disponibile nella versione gratuita e in quella a pagamento a partire da 9,99 euro al mese.

    Questo è un giorno importante per YouTube e Google in generale. Annunciato il mese scorso, e disponibile solo per alcuni utenti negli Usa e in altri quattro paesi, il colosso di Mountain View lancia la sua sfida a Spotify, leader incontrastato della musica in streaming, da pochi mesi quotato anche in borsa, con YouTube Music. E da quello che si vede, questa sembra essere davvero una piattaforma che potrebbe rosicchiare qualche utente all’app di Daniel Ek.

    Per YouTube si tratta di una svolta importante, per la prima volta la piattaforma video più grande e seguita al mondo (in termini di utilizzo è la piattaforma più usata in italia) punta anche anche lo streaming della musica in audio, quindi non solo in video. E’ un modo per agganciare sotto un altro profilo quella fascia di utenti che preferisce non solo “vedere” la musica, ma ascoltarla. YouTube Music può essere una carta vincente per Google per il fatto che la piattaforma in sè è già molto seguita dai giovani, basti ricordare i recenti dati di Pew Research che danno Facebook sempre meno usato dagli utenti più giovani che preferiscono proprio YouTube e Instagram. E poi, YouTube Music è vincente per l’offerta musicale che può mettere in campo, forse più completa e più varia di Spotify, avendo la possibilità di offrire agli utenti anche versioni diverse di uno stesso brano.

    youtube music italia

    Prima di passare a vedere come funziona e quali le proposte per il pubblico italiano, bisogna dire che ilmodo in cui Google è riuscita ad arrivare a YouTube Music non è stato certo semplice. Da Mountain View hanno faticato non poco, ricorderete certamente l’esperienza non felicissima con YouTube Red, adesso sostituito proprio da YouTube Music Premium.

    Bene, fatta questa doverosa premessa e presentazione del contesto, passiamo a vedere un po’ meglio come funziona YouTube Music.

    Il servizio è presente da oggi anche in Italia e in altri 11 paesi, lo scorso mese era stato lanciato negli Usa e in altri 4 paesi, ma solo per pochi utenti. Oggi il lancio ufficiale della piattaforma ci permette di scoprire anche il modo con cui si presenta il servizio.

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    YouTube Music ad un primo sguardo ricorda molto Spotify, le categorie “Buonumore”,”Ricarica Musicale”, “Tendenze” e altre, riprendono molto lo schema dell’app di musica in streaming più usata (ancora per il momento). In più esiste la categoria “Performance dal vivo” che potrebbe trasformarsi in uno dei punti di forza della piattaforma.

    Il servizio si presenta quindi con un’app mobile, per iOS e per Android, e una versione desktop, e due versioni:

    • la versione gratuita con annunci pubblicitari;
    • una versione YouTube Music Premium a 9,99 euro al mese;
    • una versione YouTube Music Premium Family (fino a 6 utenti) a 14,99 euro al mese.

    Come vedete l’offerta è altamente competitiva. Inoltre, per la versione YouTube Music Premium è possibile avere da subito 3 mesi gratis. Gli utenti che già sono iscritti a Google Play Music possono già da subito usare YouTube Music Premium.

    Google promette poi di ottimizzare YouTube Music con l’Intelligenza Artificiale che renderà più semplice per l’utente la ricerca di brani correlati e la scoperta di nuova musica.

    Allora, il consiglio è quello di scaricare l’app o usare da subito la versione desktop e di raccontarci le vostre impressioni.

  • Ricattare con un video su Youtube è violenza privata

    Ricattare con un video su Youtube è violenza privata

    Costringere una persona ad avere contatti informatici minacciando, in mancanza, di diffondere un video compromettente già pubblicato su Youtube integra il reato di violenza privata. E’ questa l’interessante decisione della Corte di Cassazione penale con la sentenza n. 40356, depositata in data 08.10.2015.

    A distanza di poco tempo dalla pubblicazione del mio articolo “Parlar male del collega su Facebook senza nominarlo è diffamazione“, parlo di un nuovo caso di comportamenti scorretti mediante l’utilizzo dei social media. Questa volta il protagonista è un video compromettente pubblicato sul popolare social network Youtube. Vediamo cosa è successo e le motivazioni contenute nella sentenza della Corte di Cassazione n. 40356 del 08.10.2015.

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    Video su Youtube come arma di ricatto: perchè secondo la Cassazione è violenza privata e illecito trattamento dei dati personali

    Un uomo pubblica sul social network Youtube un video contenente pose oscene di una ragazza che conosce. Minaccia, quindi, continuamente la ragazza di diffonderlo pubblicamente, se non accetta di avere con lui contatti informatici. L’imputato tiene la giovane donna “letteralmente sotto scacco”, costringendola ad assecondarlo nelle sue richieste. Denunciato, l’uomo viene condannato in primo e in secondo grado per i reati di violenza privata continuata e trattamento illecito di dati personali. Decide, pertanto, di proporre ricorso in Cassazione.

    La Suprema Corte osserva, preliminarmente, che il delitto di violenza privata – che è un reato di danno, nel quale la condotta sanzionata consiste nel coartare la volontà di un’altra persona, mentre l’evento lesivo “si concretizza nel comportamento coartato di colui che l’ha subita” – consiste  nel costringere un altro soggetto a fare, tollerare o omettere qualcosa, ledendo il diritto di quest’ultimo all’autodeterminazione.

    Nel caso specifico, l’imputato ha inviato numerose email di minacce concrete alla vittima, utilizzando come “arma di ricatto” un video caricato su Youtube nel quale la vittima appare con la gonna alzata. In una delle email inviate, in particolare, avverte la vittima che, se continua a bloccarlo e a non rispondere, pubblicherà il video nell’ambiente ristretto di Reggio Calabria, così “ne sparleranno tutti e ti macchierà per sempre”. Con queste minacce, l’imputato riesce a tenere “sotto scacco” la vittima, coartandone la volontà e costringendola a intrattenere con lui rapporti telematici. Le minacce – proprio perchè l’imputato ha a disposizione il video “compromettente”, che ha già caricato su Youtube e che può, quindi, divulgare in qualsiasi momento, anche su altri social network – sono concrete, tali da ledere il diritto di autodeterminarsi liberamente della giovane vittima.

    Analogamente, la Cassazione conferma la correttezza della condanna dell’imputato per il reato di illecito trattamento dei dati personali. Non reputa fondate, infatti, le contestazioni di quest’ultimo in merito alla circostanza che il video pubblicato su Youtube non è accessibile agli altri utenti perchè non ha inserito i criteri di ricerca e che ha minacciato la vittima di pubblicare il video su Facebook, proprio perchè consapevole che gli utenti di Youtube non possono avere accesso al video. I giudici con l’ermellino osservano, invece, che la lesione del diritto della vittima alla riservatezza dell’immagine si è concretizzata nel momento in cui l’imputato ha inserito il video che ritrae quest’ultima in pose compromettenti nel circuito di Youtube. Aggiunge che l’imputato non ha fornito alcuna prova di avere con certezza escluso che altri utenti possano avere accesso al video.

    Per tutti i motivi sopra indicati, la Corte di Cassazione, con la sentenza 40356/2015, ha confermato la condanna dell’imputato per i reati di violenza privata e trattamento illecito di dati personali.

    Ancora una volta vediamo, quindi, quanto l’utilizzo illecito – o anche imprudente – dei social network può procurare danni notevoli. La casistica sta diventando sempre più varia, e la giurisprudenza sempre più attenta. Non si può pensare ai social network come a “un’oasi felice”, un “far west” al di sopra della legge, dove tutto è concesso. Riflettiamo prima di agire se vogliamo evitare conseguenze, anche penali.

    Fateci sapere le vostre opinioni ed impressioni nei commenti!

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  • Facebook punta sui video e ci mostra quelli che più ci piacciono

    Facebook punta sui video e ci mostra quelli che più ci piacciono

    La scorsa settimana avevamo riportato i risultati di una interessante analisi che dimostrava come Facebook sta battendo YouTube, la piattaforma video per antonomasia, o meglio era. Adesso Facebook decide di puntare con decisione sui video che registrano 4 miliardi di visualizzazioni e introduce un algoritmo che mostra sul feed i video che più piacciono agli utenti.

    Come già ricordato la scorsa settimana, Facebook punta decisamente sui video. I risultati dell’interessante analisi che vi abbiamo presentato in questo post ci dimostrano che Facebook oggi è in grado di battere YouTube sul suo terreno. YouTube, val la pena ricordarlo, è la piattaforma, di proprietà di Google, di condivisione e visualizzazione di contenuti video. Ora, Facebook decide di incrementare gli sforzi verso questo tipo di contenuto che ad oggi conta 4 miliardi di visualizzazioni, erano 3 miliardi a fine 2014. E lo fa annunciando un nuovo algoritmo che è in grado di mostrare agli utenti i contenuti video che piacciono di più agli utenti.

    Ed ecco l’arma in più di Facebook che è proprio il feed, cosa che YouTube non ha. E’ chiaro che parliamo di un contenuto particolare, un tipo di contenuto che deve essere in grado di catturare l’attenzione dell’utente già da primi secondi. Adesso per essere più visibili sul news feed devono essere così interessanti a tal punto che l’utente li guardi per intero e in alta risoluzione HD.

    Proprio qualche giorno fa Facebook annunciava che cominciava a considerare il numero dei video visualizzati e il tempo trascorso per vederli. Una serie di mosse che giustifica l’intenzione di Facebook di voler massimizzare il suo enorme potenziale. Va ricordato che il 75% delle visualizzazioni video avvengono da mobile. Un dettaglio non da poco e che rispetta il dato per cui Facebook è molto usato dagli utenti proprio dai dispositivi mobili.

    Ma questa non è l’unica mossa che Facebook mette in campo. Uno degli argomenti emersi dal dibattito generato con la nostra pubblicazione sui dati della ricerca a cui facevamo riferimento prima era quello di attendere il momento in cui Facebook rilasciasse anche gli insights per i video, in modo tale da dare agli advertiser più strumenti analitici per meglio lavorare sui contenuti video. Ebbene, anche questo adesso è possibile. Come annunciato da Facebook, adesso direttamente dalle pagine, così come avviene per i post pubblicati, è possibile visualizzare tutta una serie di informazioni interessanti come le visualizzazioni, i video più visti all’interno di un range temporale, metriche riferite ai video condivisi su altre pagine. A questo link tutte le informazioni.

    Insomma, Facebook punta a diventare anche la nostra televisione, la televisione al tempo dei social media.

    Allora, che ne pensate? Raccontateci tra i commenti la vostra opinione.

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