Autore: Franz Russo

  • Le dimissioni di Nick Clegg e la svolta politica di Meta

    Le dimissioni di Nick Clegg e la svolta politica di Meta

    Nick Clegg lascia Meta e Joel Kaplan lo sostituisce. Svolta dal chiaro segno politico per Meta che in questo modo si allinea alla nuova amministrazione Trump.

    Le dimissioni di Nick Clegg da Presidente degli Affari Globali di Meta arrivano in un momento particolare per il gigante di Menlo Park. L’azienda di Zuckerberg si trova ad affrontare un momento decisivo per il suo posizionamento, a livello politico e sociale.

    L’uscita di scena di Clegg è stata accompagnata dalla nomina di Joel Kaplan, una figura di spicco della politica conservatrice americana, che assumerà il ruolo strategico di Presidente degli Affari Globali.

    Si tratta di una scelta che implica questa breve considerazione: rappresenta un segnale di cambiamento per Meta, che segue la direzione politica che sta per prendere piede alla Casa Bianca.

    Il mandato di Nick Clegg in Meta

    Nick Clegg, ex Vice Primo Ministro del Regno Unito (nel governo guidato da David Cameron), ha guidato Meta in diverse fasi molto delicate della sua storia recente. Molti di voi lo ricorderanno, arrivò subito dopo lo scandalo di Cambridge Analytica. Uno scandalo che doveva essere risolto anche sul piano politico, ecco perché la scelta cadde su Clegg.

    Durante il suo mandato, iniziato nel 2018, ha affrontato questioni come la gestione della crisi in Ucraina, l’impatto globale della pandemia e, soprattutto, la controversa sospensione dell’account di Donald Trump dalle piattaforme del gruppo dopo gli eventi del 6 gennaio 2021.

    Clegg è stato un sostenitore di politiche che cercavano di bilanciare libertà di espressione e responsabilità, ma il suo approccio ha spesso incontrato critiche sia da destra che da sinistra.

    La sua gestione ha contribuito a rendere l’immagine di Meta come un’azienda impegnata a regolamentare i contenuti con un approccio globale. Va detto, però, che il suo lavoro ha anche evidenziato i profondi contrasti, anche politici, che stanno caratterizzando il mondo digitale.

    Conservatore, ma forse non quanto Joel Kaplan. E questo è un punto da tenere a mente.

    Le dimissioni di Nick Clegg e la svolta politica di Meta
    Le dimissioni di Nick Clegg e la svolta politica di Meta

    Un profilo di Joel Kaplan

    Con la nomina di Joel Kaplan, Meta vuole intraprendere un nuovo corso. Stavolta, non in antitesi ma in sintesi con la corrente politica che sta per insediarsi alla guida degli Usa per i prossimi quattro anni.

    Kaplan, con un passato nell’amministrazione di George W. Bush, ha ricoperto ruoli come Vice Capo di Gabinetto per le Politiche, consolidando la sua esperienza in strategie governative.

    Dal 2011, è stato una figura centrale in Meta come Vicepresidente per le Politiche Pubbliche Globali, diventando una sorta di collante tra l’azienda e i legislatori conservatori.

    La scelta di Kaplan, dunque, riflette una precisa volontà: consolidare i rapporti con l’amministrazione di Donald Trump, che si prepara a iniziare il suo secondo mandato presidenziale.

    Kaplan collabora con Trump e con il vice J.D. Vance a Wall Street. Quindi, esiste una correlazione diretta.

    Meta ha già manifestato questa intenzione attraverso una donazione di 1 milione di dollari al fondo inaugurale di Trump. Una mossa che ha suscitato reazioni contrastanti e che collega chiaramente la nomina di Kaplan a un cambio di rotta politico.

    Nuova direzione politica per Meta

    Sembra evidente che la nomina di Kaplan evidenzia l’intenzione di un allineamento di Meta, seguendo per certi versi l’approccio adottato da altre piattaforme. Come ad esempio X sotto la guida di Elon Musk.

    Kaplan è stato già criticato in passato per aver favorito pubblicazioni conservatrici come Breitbart News e per aver limitato interventi contro la disinformazione, con l’obiettivo dichiarato di evitare percezioni di parzialità contro i conservatori.

    Questa nuova direzione potrebbe segnare un cambiamento netto di Meta, tradizionalmente percepita come un’azienda più progressista o neutrale.

    L’avvicinamento alla destra Usa rappresenta una strategia rischiosa, lo sappiamo, come qualsiasi altra scelta politica. Ma per Meta potrebbe essere potenzialmente redditizia, soprattutto in un contesto politico polarizzato come quello attuale.

    Allo stesso tempo, apre scenari complessi sul fronte etico e reputazionale.

    Meta verso una convergenza con Musk?

    Con Kaplan alla guida degli Affari Globali, Meta potrebbe perseguire una strategia di apertura alle conversazioni politiche, predisponendo maggiore flessibilità e una visione ancora più estesa della libertà di espressione.

    Un approccio che potrebbe attrarre nuovi utenti e consolidare la presenza di Meta tra le piattaforme preferite dall’elettorato conservatore. Anche se rischia di allontanare una parte della base progressista e di attirare ulteriori critiche sui temi che afferiscono alla disinformazione.

    Se Meta decidesse di seguire questo percorso, potrebbe nascere una sorta di convergenza tra le piattaforme social che abbracciano la linea politica incarnata da Trump e dalla destra americana. Sarebbe un cambiamento sorprendente per un’azienda che, fino a pochi anni fa, era spesso criticata proprio dalla destra come ostile alle loro posizioni.

    Meta alla ricerca di un nuovo equilibrio

    Come detto, il passaggio di mano da Nick Clegg a Joel Kaplan rappresenta un momento importante per Meta. Da qui potrebbe prendere vita un cambio di strategia rispetto al nuovo posizionamento politico. Ma anche rispetto alla gestione delle relazioni con le istituzioni a livello globale.

    Questo cambio di leadership non è solo una questione di passaggio di funzioni, ma è un segnale chiaro di una possibile svolta politica. L’allineamento a un’agenda più conservatrice potrebbe ridefinire il ruolo di Meta nel panorama digitale e politico a livello globale.

    La domanda che resta aperta è: quale impatto avrà questa scelta sul futuro della piattaforma e sulla sua percezione pubblica? Meta sta davvero adottando una strategia ispirata alla far right, o si tratta di una mossa per compiacere il contesto politico attuale?

    Non si hanno certezze da questo punto di vista, anche se i segnali, come abbiamo visto, sono molto chiari. Vedremo col passare delle settimane e dei mesi se tutto questo sarà confermato dai fatti.

     

  • OpenAI sanzionata dal Garante per ChatGPT

    OpenAI sanzionata dal Garante per ChatGPT

    Il Garante privacy sanziona OpenAI per ChatGPT: multa di 15 milioni di euro e una campagna di sei mesi per informare utenti e non-utenti sulla gestione dei dati personali.

    Il Garante per la Protezione dei Dati Personali ha concluso l’istruttoria nei confronti di OpenAI, imponendo una sanzione di 15 milioni di euro e ordinando una campagna informativa di sei mesi.

    Si tratta di un provvedimento che non solo segna un punto di svolta per la regolamentazione dei servizi basati sull’intelligenza artificiale, ma che punta anche a garantire maggiore trasparenza e consapevolezza agli utenti e ai non-utenti del popolare chatbot ChatGPT.

    Garante, le motivazioni del provvedimento

    L’istruttoria, avviata nel marzo 2023, ha portato alla luce diverse violazioni da parte di OpenAI. Ricorderete certamente quando il chatbot fu reso indisponibile nel nostro paese con la corsa all’utilizzo di VPN.

    Tra queste spiccano l’assenza di una base giuridica adeguata per il trattamento dei dati personali utilizzati nell’addestramento di ChatGPT, il mancato rispetto del principio di trasparenza e l’inosservanza degli obblighi informativi previsti dal GDPR.

    Inoltre, OpenAI non ha notificato al Garante una violazione dei dati subita nel marzo 2023, un fatto che ha aggravato la situazione.

    Un altro aspetto critico riguarda la mancanza di meccanismi di verifica dell’età, che espone i minori di 13 anni a risposte potenzialmente inadatte al loro grado di sviluppo.

    OpenAI sanzionata dal Garante per ChatGPT
    OpenAI sanzionata dal Garante per ChatGPT

    Questo tema, in particolare, evidenzia come l’uso dell’intelligenza artificiale necessiti di un approccio più attento e responsabile verso le fasce più vulnerabili della popolazione.

    OpenAI e la campagna per la trasparenza

    Sempre nel provvedimento, il Garante ha ordinato a OpenAI di avviare una campagna informativa su radio, televisione, giornali e Internet.

    La durata della campagna sarà di sei mesi e i contenuti saranno concordati con l’Autorità.

    L’obiettivo è duplice:

    • aumentare la consapevolezza sul funzionamento di ChatGPT e sui meccanismi di raccolta e trattamento dei dati personali;
    • informare il pubblico sui diritti garantiti dal GDPR, tra cui il diritto di opposizione, rettifica e cancellazione dei propri dati.

    La campagna vuole offrire agli utenti e ai non-utenti strumenti concreti per opporsi all’uso dei propri dati personali nell’addestramento dell’intelligenza artificiale.

    Questo provvedimento segna una svolta, ponendo l’accento sull’importanza di rendere trasparente il rapporto tra tecnologia e diritti individuali.

    La decisione del Garante non si limita a sanzionare le violazioni, ma punta a informare meglio gli utenti e a stimolare un dibattito su temi che riguardano tutti.

    L’Europa e il trasferimento della sede OpenAI in Irlanda

    Un elemento interessante emerso durante l’istruttoria è il trasferimento del quartier generale europeo di OpenAI in Irlanda.

    Questo spostamento comporta l’applicazione del cosiddetto “one stop shop”, una regola prevista dal GDPR che assegna all’Autorità di protezione dati irlandese (DPC) il ruolo di capofila per i procedimenti che riguardano l’azienda sul territorio europeo.

    Il Garante italiano ha quindi trasmesso gli atti del procedimento al DPC, affinché possa proseguire l’istruttoria relativa a eventuali violazioni di natura continuativa non esauritesi prima dell’apertura dello stabilimento europeo.

    Questo passaggio rappresenta un esempio concreto di cooperazione tra autorità europee nella gestione di questioni complesse legate all’intelligenza artificiale.

    Le conseguenze per il settore dell’IA

    Il provvedimento del Garante non si limita a colpire OpenAI, ma manda un messaggio chiaro a tutte le aziende che operano nel settore dell’intelligenza artificiale: non si può prescindere dal rispetto delle norme sulla protezione dei dati personali.

    La gestione responsabile dei dati non è solo un obbligo legale, ma una condizione essenziale per costruire un rapporto di fiducia con gli utenti.

    Allo stesso tempo, la decisione sottolinea l’importanza di una regolamentazione condivisa a livello europeo, in grado di affrontare le sfide poste da tecnologie sempre più pervasive. L’istruttoria e le sue conclusioni mostrano come il GDPR possa essere un riferimento solido per governare l’evoluzione tecnologica, garantendo diritti e tutele.

    Verso una maggiore consapevolezza

    La campagna informativa voluta dal Garante rappresenta un passo importante per colmare il divario tra innovazione tecnologica e conoscenza da parte del pubblico.

    In un momento in cui l’intelligenza artificiale entra sempre più nelle nostre vite, sapere come vengono gestiti i nostri dati personali è fondamentale per fare scelte consapevoli.

    Questo caso, pur mettendo in evidenza criticità significative, offre anche un’opportunità: quella di riflettere sul ruolo delle istituzioni, delle aziende e dei cittadini nel plasmare un futuro tecnologico più trasparente, etico e rispettoso dei diritti di tutti.

    [L’immagine di copertina è stata realizzata da @franzrusso attraverso strumenti di intelligenza artificiale generativa]

  • Accenture acquisisce Gruppo IQT per la transizione energetica

    Accenture acquisisce Gruppo IQT per la transizione energetica

    Accenture ha acquisito Gruppo IQT di Rovigo, rafforzando il suo posizionamento in Italia nel settore della transizione energetica e delle grandi infrastrutture con oltre 450 consulenti e ingegneri.

    Accenture ha ufficializzato l’acquisizione del Gruppo IQT, un’azienda italiana di Rovigo specializzata in servizi ingegneristici e nella gestione di grandi progetti infrastrutturali.

    Questa rappresenta per Accenture un’acquisizione importante, la sesta in Italia dal 2023, volta a supportare le imprese nell’ottimizzazione dei processi legati alla transizione energetica. Una priorità strategica per il conseguimento degli obiettivi di emissioni zero promossi dall’Unione Europea.

    Cosa comporta per Accenture e Gruppo IQT

    Attraverso questa operazione, Accenture consolida la propria posizione in Italia nel settore della transizione energetica e delle infrastrutture critiche, potenziando le proprie competenze nei progetti di ingegneria infrastrutturale.

    Allo stesso tempo, il Gruppo IQT avrà accesso a risorse globali, nuove opportunità di crescita e una maggiore integrazione con soluzioni tecnologiche avanzate, come l’intelligenza artificiale e la digitalizzazione dei processi.

    Accenture, dunque, con questa acquisizione potrà espandere il portafoglio di soluzioni nel settore energetico e delle telecomunicazioni e accelerare l’adozione di pratiche sostenibili su scala globale.

    Accenture acquisisce Gruppo IQT per la transizione energetica
    Accenture acquisisce Gruppo IQT per la transizione energetica

    Le parole dell’AD di Accenture Italia

    Teodoro Lio, AD di Accenture Italia, ha così commentato l’acquisizione:

    L’acquisizione del Gruppo IQT conferma la nostra volontà di rafforzare ulteriormente il posizionamento in Italia, arricchendo le nostre competenze di ingegneria e i servizi correlati alla realizzazione di progetti infrastrutturali strategici legati alla transizione energetica. Vogliamo affiancare le organizzazioni nei settori delle utilities, dell’energia e delle telecomunicazioni, favorendo l’adozione del digitale per rendere più efficienti i loro progetti infrastrutturali. Il nostro obiettivo è contribuire alla costruzione di un sistema energetico a basse emissioni, riducendo l’impatto ambientale sia delle organizzazioni che della catena del valore industriale che esse alimentano.”


    Le parole dell’AD del Gruppo IQT

    Andrea Cavecchia, Amministratore Delegato del Gruppo IQT, ha aggiunto:

    La nostra esperienza nei servizi di ingegneria per infrastrutture elettriche, idriche, costruzioni commerciali e industriali e telecomunicazioni, combinata con la portata globale e le competenze digitali di Accenture, ci consentirà di ampliare i nostri servizi e offrire un valore ancora maggiore ai nostri clienti. Insieme, perseguiremo un futuro sostenibile, basato su infrastrutture strategiche intelligenti, per migliorare la qualità e la sicurezza della vita delle persone.”

    L’acquisizione coinvolgerà oltre 450 consulenti e ingegneri, che entreranno a far parte del team Industry X di Accenture, dedicato alla programmazione e gestione delle infrastrutture e dei progetti industriali.


    Il Gruppo IQT

    Il Gruppo IQT è stato fondato nel 1995 a Rovigo, Italia, da Sergio Sturaro e Alessandro Gasparetto, inizialmente focalizzandosi su servizi di rilievi e digitalizzazione di dati territoriali. Nel 1996, Paolo Gasparetto si è unito come socio, segnando l’inizio dei primi incarichi di progettazione di impianti di telefonia mobile. Successivamente, nel 2011, Andrea Cavecchia è entrato a far parte della compagine sociale, contribuendo all’espansione e diversificazione dei servizi offerti dall’azienda.

    Nel corso degli anni, il Gruppo IQT ha esteso significativamente la sua presenza in Italia, contando attualmente 12 sedi nel paese e una sede internazionale a Nuova Delhi, in India.

    Il Gruppo propone servizi di ingegneria e di architettura per infrastrutture elettriche, idriche, edilizia civile-industriale e telecomunicazioni.

    Inoltre, il Gruppo IQT è stato recentemente inserito nella classifica delle TOP 200 società di ingegneria 2024 in Italia, redatta considerando il valore della produzione del 2023, posizionandosi al 25º posto.

     

  • Addio agli hashtag, il cancelletto su X non è più gradito

    Addio agli hashtag, il cancelletto su X non è più gradito

    Elon Musk decreta la fine degli hashtag su X. Ecco una breve analisi della loro storia e del loro impatto. In questo si decreta definitivamente l’addio a Twitter, dando vita ad una piattaforma in netto contrasto col passato.

    Elon Musk, proprietario di X (quella che un tempo era Twitter), ha dichiarato che gli hashtag sulla piattaforma non funzionano più. Li ha definiti “brutti” e inutili, segnando così – senza esagerazione – la fine di un’era.

    Si tratta, infatti, di una scelta che non è solo tecnica, ma rappresenta un cambiamento radicale nella filosofia stessa di una piattaforma che deve il suo successo proprio agli hashtag.

    La rivoluzione degli hashtag nel 2007

    La storia degli hashtag è parte integrante di quella di Twitter. Era il 23 agosto 2007 quando Chris Messina propose l’uso del simbolo “#” per raggruppare discussioni e conversazioni.

    Un’idea semplice, ma rivoluzionaria: offrire agli utenti un modo per creare connessioni tematiche immediate e aggregare conversazioni globali su eventi, movimenti sociali e interessi condivisi.

    Nel tempo, gli hashtag sono diventati un linguaggio universale. Dai grandi eventi sportivi come i Mondiali di calcio, alle battaglie sociali come #BlackLivesMatter, gli hashtag hanno avuto un ruolo centrale nella comunicazione online.

    Hanno permesso alle voci individuali di unirsi in coro, dando visibilità a temi spesso ignorati dai media tradizionali.

    Tutto su Twitter.

    Da Twitter a X, il passato in frantumi

    Con il rebranding di Twitter in X, Elon Musk ha intrapreso una trasformazione che mira a smantellare l’identità storica della piattaforma.

    La rimozione degli hashtag è solo l’ultimo tassello di una strategia che punta a ridefinire X come qualcosa di diverso da una piattaforma social media. La visione di Musk, come si è sempre detto, è quella di una “applicazione totale”, una super app che dovrebbe integrare funzionalità di pagamento, e-commerce e intrattenimento.

    Addio agli hashtag, il cancelletto su X non è più gradito
    Addio agli hashtag, il cancelletto su X non è più gradito

    In questa visione, gli strumenti storici di partecipazione e connessione sembrano essere considerati superflui o addirittura d’intralcio.

    Già ad agosto 2023, un mese dopo l’operazione di rebranding di X, avevo segnalato la progressiva opera di smantellamento degli hashtag. L’occasione per fare chiarezza su come lavora l’algoritmo di X.

    Cosa significa eliminare gli hashtag

    Ma cosa significa eliminare gli hashtag? Non si tratta solo di perdere una funzionalità tecnica. Gli hashtag rappresentavano un simbolo di partecipazione, uno strumento che permetteva a chiunque di contribuire a una conversazione globale.

    Un modo prezioso per seguire e risalire a conversazioni di interesse; per comprendere tanti eventi e tanti fatti.

    In un’ottica aziendale, come più volte ho sottolineato qui, gli hashtag erano elementi di personalizzazione della comunicazione di un’azienda.

    La loro scomparsa segna la fine di Twitter come lo conoscevamo: una piazza digitale dove ognuno poteva far sentire la propria voce.

    Ma segna anche la fine di un certo modo di intendere le piattaforme digitali.

    Vero, su altre piattaforme esistono ancora. Ma, per struttura e tipologia delle piattaforme diverse da quello che era Twitter, gli hashtag non troveranno mai lo stesso spazio.

    Le conversazioni cambiano su X

    Eliminare gli hashtag significa anche cambiare il modo in cui le conversazioni vengono scoperte e organizzate. La scoperta dei contenuti su X sarà sempre più affidata a algoritmi proprietari, togliendo agli utenti il controllo diretto sulla visibilità dei propri messaggi. Questo porta a una piattaforma più chiusa, dove le interazioni sono mediate da scelte proprietarie che privilegiano certi tipi di contenuti rispetto ad altri.

    E qui emerge un tema più ampio: Musk vuole che X diventi uno spazio chiuso dove le conversazioni sono animate da evidente polarizzazione senza mai sfociare in un confronto. L’idea di base è polarizzare, chiudere la piattaforma depotenziando i link verso l’esterno, e fare in modo che tutto rimanga all’interno di X.

    Obiettivo è quello, si spera, di incrementare il più possibile il tempo di permanenza sulla piattaforma.

    Questo approccio contrasta nettamente con la filosofia originale di Twitter, che puntava sulle conversazioni e sulla capacità degli utenti di creare trend. Puntava poi sulla condivisone di notizie e informazioni in modo organico.

    Ricordiamo che gli hashtag erano elementi essenziali per seguire le conversazioni in termini analitici. A questo mi riferivo quando ho scritto della personalizzazione della comunicazione.

    Gli hashtag venivano creati per fare in modo che tutte le conversazioni potessero aggregarsi dietro a quella parole preceduta dal simbolo “#”.

    Gli strumenti di analisi partendo da quel hashtag potevano risalire ad informazioni preziose. Sulle persone che condividevano, da dove condividevano, quante volte, e via dicendo.

    Prima di depotenziare gli hashtag ricordiamo che Musk ha riformulato gli accessi alle API, rendendo così complicata l’attività di analisi, ad esempio.

    Cosa perdiamo con la fine degli hashtag

    Perdiamo molto. Gli hashtag non erano solo strumenti tecnici: erano diventati simboli culturali.

    Rappresentavano la capacità della rete di connettere persone attraverso confini geografici, linguistici e culturali. Erano il cuore pulsante delle campagne sociali, e non. E dei grandi movimenti a livello globale, dalla Primavera Araba a #MeToo.

    Erano anche strumenti di leggerezza, capaci di unire milioni di persone in momenti di ironia collettiva.

    Senza gli hashtag, X perde una parte importante di quella che era l’anima della piattaforma precedente. Diventa una piattaforma che parla sempre meno il linguaggio degli utenti e sempre più quello delle strategie del suo proprietario.

    Mi permetto di ricordare qui quando diedi vita a #cinemavoto, l’hashtag che creai nel 2018 in occasione delle allora elezioni politiche. Un successo strepitoso che poi aprì la strada alle innumerevoli versioni fatte con #cinema. A dimostrazione di quanto fosse gli hashtag fossero utili per coinvolgere gli utenti.

    Addio hashtag, addio Twitter

    La fine degli hashtag segna anche la fine di Twitter.

    Quella piazza globale dove ogni hashtag rappresentava un’idea, un momento di condivisione, è ormai un ricordo.

    X si dirige verso un futuro diverso, in netta contrapposizione col passato.

    Cosa avrebbe fatto Elon Musk di Twitter era ormai cosa nota. Prendere una piattaforma esistente, con dati, utenti e relazioni attive per trasformarla in altro. In questo consiste la spesa di 44 miliardi di dollari, a volte giudicata spropositata.

    La fine dell’hashtag non è che il capitolo finale di una storia che ne decreta l’inizio di un’altra. E non per questo più interessante.

     

     

  • Projects di ChatGPT, come funziona e a chi può essere utile

    Projects di ChatGPT, come funziona e a chi può essere utile

    Projects di ChatGPT è la nuova dashboard di OpenAI per organizzare progetti, collaborare in tempo reale e gestire materiali in un unico spazio. Ecco come la IA semplifica il lavoro.

    Il mese di dicembre è spesso associato ai regali, e quest’anno OpenAI non ha fatto eccezione, portando una nuova funzionalità per i suoi utenti: Projects di ChatGPT.

    Parte del programma “12 Days of OpenAI“, che celebra la chiusura di un anno ricco di innovazioni, Projects si propone come uno strumento fondamentale per chi cerca un modo più organizzato e collaborativo per gestire il proprio lavoro. QUi vedremo la motivazione che ha spinto OpenAI in questa direzione, come opera questa nuova funzionalità e a chi potrebbe essere utile.

    Il regalo di Natale di OpenAI per la produttività

    La decisione di OpenAI di lanciare Projects proprio in questo periodo non è casuale. Con l’iniziativa natalizia “12 Days of OpenAI”, l’azienda celebra la propria community offrendo nuove funzionalità che non solo migliorano l’esperienza utente, ma puntano a ridefinire il modo in cui lavoriamo.

    L’idea di Projects nasce dall’osservazione di un bisogno sempre più evidente: uno spazio integrato per gestire, raccogliere e condividere informazioni senza dover abbandonare l’interfaccia di ChatGPT.

    Come ormai sappiamo bene, l’uso della IA Generativa, come quella di ChatGPT, è sempre più esteso a tutti il livelli.

    Ma di fronte a tutte le possibilità che ChatGPT offre, OpenAI ha cercato di soddisfare quella che in effetti era una grande necessita per gli utenti. Ossia creare un luogo all’interno del quale organizzare meglio i lavori. Raggruppandoli in diversi progetti in modo da avere tutto sotto controllo.

    Projects mira a colmare questo vuoto, offrendo una soluzione centralizzata che semplifica e ottimizza il flusso di lavoro.

    Projects di ChatGPT, come funziona e a chi può essere utile
    Projects di ChatGPT, come funziona e a chi può essere utile

    Come funziona Projects di OpenAI

    Projects di ChatGPT è accessibile direttamente dall’interfaccia principale di ChatGPT e si presenta come una dashboard dedicata alla gestione del lavoro. Vediamo nel dettaglio come si usa e quali sono le sue funzionalità principali:

    Creazione e organizzazione dei progetti

    Ogni utente può creare un nuovo progetto, che diventa uno spazio dedicato in cui raccogliere appunti, materiali e idee. Questo spazio è facilmente navigabile e personalizzabile, consentendo di strutturare il lavoro in sezioni o task specifici.

    Raccolta dei materiali di lavoro

    Projects permette di caricare file come documenti, immagini o fogli di calcolo, creando un archivio centralizzato. Inoltre, ChatGPT può utilizzare questi file per generare analisi, riassunti o nuove idee. È possibile aggiungere ai singoli progetti tutte le conversazioni che avete aperto con ChatGPT e ritrovarle tutte in un unico cruscotto di lavoro.

    Collaborazione in tempo reale

    Una delle caratteristiche più interessanti è la possibilità di invitare altri utenti a partecipare a un progetto. I membri del team possono visualizzare, modificare e aggiungere contenuti, rendendo Projects un vero strumento collaborativo.

    Traccia delle modifiche

    Ogni modifica viene registrata, consentendo di monitorare l’evoluzione del progetto nel tempo e di tornare a versioni precedenti se necessario.

    Integrazione con strumenti esterni

    Projects supporta l’integrazione con app come Google Drive, Trello o Slack, facilitando l’importazione e l’esportazione di materiali.

    Personalizzazione e automazione

    Grazie all’intelligenza artificiale, Projects può suggerire priorità, generare promemoria e automatizzare alcune attività ripetitive, aumentando la produttività complessiva.

    A chi può essere utile Projects di OpenAI

    La versatilità di Projects lo rende uno strumento adatto a diverse categorie di utenti. Ecco alcuni esempi:

    Professionisti freelance

    Creativi, consulenti e scrittori possono utilizzare Projects per gestire i propri lavori. La capacità di raccogliere materiali in un unico spazio e generare contenuti direttamente con ChatGPT è un vantaggio competitivo.

    Collaborazione in Team

    Aziende e gruppi di lavoro che si affidano alla collaborazione possono trovare in Projects uno strumento ideale per centralizzare informazioni, assegnare compiti e monitorare il progresso.

    Ricercatori e studenti

    Projects è perfetto per organizzare ricerche, raccogliere fonti e annotare idee, mantenendo tutto ordinato e facilmente accessibile.

    Project Manager di progetti complessi

    Chi lavora su progetti che richiedono una gestione precisa di risorse, materiali e tempistiche troverà in Projects un alleato indispensabile.

    Perché usare Projects di ChatGPT

    Il vero valore di Projects risiede nella sua integrazione con ChatGPT. Non è solo uno strumento di gestione, ma una piattaforma in cui l’intelligenza artificiale diventa un partner attivo. La possibilità di generare contenuti, analizzare dati e collaborare rende Projects un passo avanti rispetto agli strumenti tradizionali.

    Con Projects, OpenAI ha fatto molto più che aggiungere una nuova funzionalità: ha creato un ecosistema che rende la produttività più semplice, intelligente e collaborativa.

    Un regalo perfetto perfetto in questo momento.

    OpenAI continua con la sua iniziativa “12 Days of OpenAI” fino al 25 dicembre 2024, offrendo altre novità per rendere l’esperienza con ChatGPT sempre più ricca e innovativa.

    [Tutte le immagini di questo articolo e delle condivisioni sui canali socia sono state realizzate attraverso IA Generativa]

  • Bluesky cresce ancora e supera i 25 milioni di utenti

    Bluesky cresce ancora e supera i 25 milioni di utenti

    Bluesky raggiunge 25 milioni di utenti. Ecco alcune fasi dalla crescita iniziale al successo attuale. La piattaforma continua a consolidarsi ma deve ancora dimostrare molto.

    Bluesky, la piattaforma social media decentralizzata, ha oggi, 13 dicembre 2024, superato la soglia dei 25 milioni di utenti, consolidando la sua posizione nel panorama delle piattaforme digitali emergenti.

    Questo traguardo è il risultato di una serie di eventi e strategie che hanno caratterizzato la sua evoluzione, soprattutto negli ultimi tre mesi.

    Bluesky e la crescita iniziale

    Nata nel 2019 come progetto interno di Twitter sotto la guida di Jack Dorsey, Bluesky si è proposta come un’alternativa decentralizzata ai tradizionali social network. Dopo un periodo di sviluppo e test, l’app è stata resa disponibile su iOS in versione beta privata nel marzo 2023, seguita dal lancio su Android nell’aprile dello stesso anno.

    L’accesso inizialmente su invito ha creato un’aura di esclusività, alimentando l’interesse degli utenti.

    Bluesky cresce ancora e supera i 25 milioni di utenti
    Bluesky cresce ancora e supera i 25 milioni di utenti

    L’accesso su invito è cessato a febbraio di quest’anno, quando Bluesky è diventata accessibile a tutti. Se prolungato ulteriormente, il periodo di accesso su invito sarebbe potuto diventare un bel boomerang. Un esempio da citare a riguardo è Clubhouse.

    Bluesky e la recente migrazione da X

    Le dinamiche interne di X, la piattaforma ex Twitter, hanno avuto un impatto notevole sulla crescita di Bluesky. Decisioni controverse e cambiamenti nella gestione di X hanno spinto molti utenti a cercare alternative.

    Eventi come il divieto di X in Brasile hanno portato a un incremento di 3 milioni di utenti su Bluesky in una sola settimana, raggiungendo oltre 9 milioni di iscritti.

    Inoltre, le elezioni presidenziali statunitensi del novembre 2024 hanno accelerato questa migrazione: Bluesky è passata da 14 a 22 milioni di utenti in poco più di una settimana, con una media di un milione di nuovi utenti al giorno.

    Bluesky cresce ancora e supera i 25 milioni di utenti
    Bluesky cresce ancora e supera i 25 milioni di utenti

    Bluesky e nuove funzionalità

    Per competere efficacemente con altre piattaforme, Bluesky ha implementato diverse funzionalità richieste dagli utenti. A settembre 2024, è stata introdotta la possibilità di caricare video fino a 60 secondi, sia tramite app che da desktop, ampliando le opzioni di contenuto disponibili.

    Successivamente, sono stati aggiunti post fissati in alto, font personalizzati e una serie di strumenti per contrastare la tossicità online.

    Bluesky adesso prova a monetizzare

    Con l’espansione della base utenti, Bluesky ha iniziato ad esplorare modalità di monetizzazione sostenibili.

    A dicembre 2024, proprio qualche giorno fa, la piattaforma ha annunciato l’introduzione di un abbonamento premium, denominato Bluesky+. L’obiettivo è di offrire funzionalità avanzate a pagamento e a differenziare le entrate per la piattaforma.

    Questa mossa mira a generare entrate senza compromettere l’esperienza utente, evitando l’inserimento massiccio di pubblicità.

    La CEO Jay Graber ha sottolineato l’importanza di mantenere l’integrità della piattaforma, evitando la cosiddetta “enshittification” che ha afflitto altri social network.

    Cosa si intende per enshittification

    Per “enshittification” si intende il graduale deterioramento della qualità delle funzionalità di una piattaforma o di un servizio online. È da intendere come parte di un ciclo in cui la piattaforma o il servizio prima offre vantaggi agli utenti per attirarli, quindi persegue altre finalità e/o profitti a spese degli utenti.

    Bluesky e le sfide future da affrontare

    Il rapido aumento degli utenti ha posto sfide significative, tra cui la necessità di potenziare l’infrastruttura e migliorare la moderazione dei contenuti.

    Bluesky ha risposto aumentando il numero di moderatori e implementando sistemi di verifica degli account per garantire un ambiente sicuro.

    La piattaforma sta anche esplorando l’introduzione di una sorta di spunta blu per la verifica degli utenti, al fine di migliorare la fiducia e la sicurezza all’interno della community.

    Arriva Bluesky a pagamento, rischio o opportunità

    In conclusione, il raggiungimento dei 25 milioni di utenti rappresenta un traguardo importante per Bluesky, frutto di scelte strategiche e di una risposta efficace alle esigenze degli utenti.

    La piattaforma inizia a posizionarsi come una valida alternativa nel panorama dei social media, offrendo un’esperienza decentralizzata e focalizzata sulla qualità dell’interazione.

    Il futuro di Bluesky dipenderà dalla sua capacità di innovare e adattarsi, mantenendo al contempo i principi che ne hanno guidato la crescita fino ad oggi.

    Un equilibrio questo ancora tutto da verificare.

     

  • IA e possibili rischi di disinformazione, il caso Grok

    IA e possibili rischi di disinformazione, il caso Grok

    L’IA generativa offre opportunità straordinarie ma solleva anche enormi rischi di disinformazione. Grok, l’intelligenza artificiale di X, disponibile per tutti, rappresenta al momento un esempio emblematico.

    Negli ultimi anni, come abbiamo più volte sottolineato qui su InTime Blog, l’intelligenza artificiale generativa ha fatto passi da gigante, offrendo strumenti potenti per creare contenuti visivi, testuali e multimediali.

    A fronte di tutto questo, la crescente accessibilità di queste tecnologie sta sollevando nuove domande sulla loro sicurezza e sull’impatto sociale.

    Un esempio emblematico, per cercare di essere più chiari, è dato da Grok, il chatbot IA sviluppato da xAI, ora disponibile gratuitamente sulla piattaforma X. Grazie a funzionalità avanzate come la generazione di immagini, Grok apre infinite possibilità creative, ma anche scenari inquietanti di disinformazione.

    IA e Grok, l’esperimento che fa riflettere

    Immaginate una fotografia apparentemente innocua: Elon Musk, Giorgia Meloni e Donald Trump ritratti insieme in un contesto formale. Nulla di più normale, se non fosse che quell’immagine è completamente falsa, generata con l’ausilio di strumenti di IA come Grok.

    In pochi minuti è possibile creare contenuti visivi realistici che, se non analizzati con attenzione, potrebbero essere scambiati per veri.

    Questo semplice esperimento evidenzia un rischio significativo: la capacità dell’IA di manipolare la realtà, alimentando potenzialmente la disinformazione su larga scala.

    Non è un caso isolato. Di recente, un breve video mostrava Elon Musk e Giorgia Meloni intenti a baciarsi, apparentemente durante la riapertura della basilica di Notre Dame a Parigi. Sebbene il video fosse stato creato partendo da una fotografia reale, la scena del bacio era completamente artefatta.

    donald trump immagini grok IA disinformazione franzrusso

    Molti utenti, tuttavia, hanno creduto che il video fosse autentico, dimostrando come sia facile trasformare un contesto reale in un fatto inesistente e dargli credibilità proprio grazie al legame con elementi reali.

    Facilità d’uso e rischi disinformazione 

    Un ulteriore esperimento è stato condotto da me, con l’intento di dimostrare la facilità con cui si possono generare contenuti di questo tipo.

    Utilizzando Grok, infatti, sono stato in grado di creare ben 15 immagini che ritraggono Elon Musk e Giorgia Meloni insieme, senza incontrare alcuna barriera o limitazione.

    immagine grok fake Musk Meloni franz russo 2024
    Uno degli esempi di immagine generate con Grok con Elon Musk e la presidente Giorgia Meloni

    Sebbene le immagini includessero un watermark visibile, ciò non ha impedito di creare contenuti in serie che, decontestualizzati, possono facilmente alimentare disinformazione.

    Inoltre, rimuovere il watermark con un comune programma di editing risulta un’operazione semplice e alla portata di chiunque, rendendo invisibile di fatto uno dei pochi elementi di riconoscimento della natura artificiale di queste immagini.

    Questo per dimostrare quanto sia immediato passare da un utilizzo creativo a uno che alimenta potenziali distorsioni della realtà. La possibilità di creare immagini realistiche in serie, senza alcun filtro o controllo, alimenta ulteriormente il rischio di disinformazione e di perdita di fiducia nei contenuti digitali.

    Grok, strumento IA all’avanguardia

    Grok è uno strumento all’avanguardia, senza dubbio, progettato per rispondere a domande, analizzare immagini e persino generare contenuti visivi. Da poco reso disponibile anche per gli utenti non abbonati alla piattaforma X, Grok si pone come alternativa a chatbot più noti come ChatGPT o Gemini.

    Per gli utenti non abbonati a Premium+ sono previste alcune limitazioni:

    • Richieste: si possono inviare fino a 10 richieste ogni due ore.
    • Analisi immagini: la capacità di Grok di interpretare e rispondere a domande su immagini caricate dagli utenti.
    • Generazione di immagini: fino ad un massimo di 3 immagini al giorno.

    La sua caratteristica distintiva? Un approccio informale e talvolta ironico che riflette la personalità del suo creatore, Elon Musk. Ma la facilità con cui si possono creare immagini credibili, senza particolari restrizioni, solleva interrogativi sulla necessità di regolamentare questi strumenti.

    IA e disinformazione: un problema reale

    La possibilità di generare immagini e contenuti testuali altamente realistici rappresenta un rischio elevato, soprattutto in un periodo storico come quello che stiamo vivendo.

    In un contesto dove i contenuti vengono condivisi e consumati in pochi secondi, distinguere il reale dal falso diventa sempre più complesso.

    immagine grok fake Musk Meloni franz russo 2024
    Immagine realizzata con Grok, alla sinistra ELon Musk e alla destra la presidente Giorgia Meloni
    Immagine realizzata con Grok, alla sinistra ELon Musk e alla destra la presidente Giorgia Meloni
    Immagine realizzata con Grok, alla sinistra ELon Musk e alla destra la presidente Giorgia Meloni

    L’IA generativa, se utilizzata in modo improprio, può creare narrazioni ingannevoli, alterare il dibattito pubblico e minare la credibilità delle fonti affidabili.

    Le conseguenze di questo fenomeno sono già evidenti.

    Dai deepfake che manipolano video di figure pubbliche (quello citato prima tra Musk e la Meloni a Parigi), alle immagini che alimentano teorie complottiste, il rischio è che la disinformazione diventi ancora più difficile da arginare.

    Inoltre, piattaforme come X, che puntano su questi strumenti per attrarre e coinvolgere gli utenti, hanno la responsabilità di garantire un utilizzo etico e trasparente della tecnologia.

    In relazione proprio a X, questo è ancora più necessario. Proprio perché Grok si alimenta dei contenuti condivisi sulla piattaforma. E poi, di recente, la piattaforma ha cambiato le condizioni di utilizzo della piattaforma specificando che i post degli utenti serviranno ad alimentare proprio strumenti di IA con un accordo tacito, senza possibilità di scelta.

    Opportunità e sfide dell’IA generativa

    Non tutto, però, è negativo.

    L’intelligenza artificiale generativa offre anche opportunità straordinarie. Può essere un alleato nella creazione di contenuti educativi, nel supporto alla creatività artistica e persino nella ricerca scientifica.

    Ma come ogni tecnologia potente, necessita di regole chiare e di un utilizzo consapevole. L’equilibrio tra innovazione e sicurezza è una sfida cruciale per il futuro.

    Un passo fondamentale è sensibilizzare gli utenti. Sapere che un’immagine o un testo possono essere generati dall’IA è il primo passo per approcciare questi contenuti con spirito critico.

    Inoltre, le aziende che sviluppano queste tecnologie dovrebbero puntare su sistemi più sofisticati di riconoscimento dei contenuti artificiali, dato che il semplice watermark, come dimostrato, è facilmente rimovibile con strumenti di editing comuni, riducendo la sua efficacia come deterrente.

    E anche provare a migliorare e rafforzare i limiti di utilizzo, evitando situazioni sensibili. Questo per evitare che si possa ricorrere a questi strumenti per creare fake news e disinformazione.

    Oltre a questo, le aziende dovrebbero intensificare i controlli e intervenire immediatamente nel momento in cui ci si accorge che certi contenuti (come quello di Musk e Meloni a Parigi) sono usati sulle piattaforme con l’intendo di disorientare il pubblico.

    Serve una maggiore consapevolezza

    Questa riflessione non vuole demonizzare l’IA generativa, ma piuttosto invitare a un uso responsabile e consapevole.

    La tecnologia in sé non è il problema: è l’uso che se ne fa a determinare il suo impatto. Strumenti come Grok hanno un potenziale enorme, ma è fondamentale istruire gli utenti e introdurre norme che ne regolino l’utilizzo.

    Viviamo in un’epoca in cui la realtà digitale si intreccia sempre più con quella fisica. Essere informati, critici e consapevoli è la chiave per affrontare le sfide di un mondo in continua evoluzione.

    Perché, alla fine, il vero potere dell’intelligenza artificiale risiede nella nostra capacità di governarla con saggezza.

    [Tutte le immagini presenti in questo articolo sono state realizzate usando l’intelligenza artificiale Grok, con evidente watermark sulle stesse immagini]

  • Arriva Bluesky a pagamento, rischio o opportunità

    Arriva Bluesky a pagamento, rischio o opportunità

    In arrivo Bluesky+, l’abbonamento premium di Bluesky. E si pensa anche alla pubblicità. Solo che le aziende inserzioniste per ora si limitano solo a guardare.

    Il fenomeno Bluesky continua a crescere e ad andare avanti. Ormai è vicino a superare il traguardo dei 25 milioni di utenti e, come già si vociferava, all’orizzonte si intravede un periodo per la piattaforma.

    I numeri dicono che la piattaforma sta continuando a crescere, dopo la spinta in avanti ricevuta dalle elezioni presidenziali americane del 5 novembre scorso. È arrivato il momento di provare a crescere per davvero.

    Bluesky non è certo nata ieri e ha trascorso buona parte del 2024 praticamente in sordina. Nonostante lo sblocco degli accessi a tutti gli utenti. Infatti prima di febbraio 2024 vi si poteva accedere solo con un codice invito.

    Ma ormai quello è il passato e il futuro sarà diverso.

    Più che di futuro possiamo parlare al presente.

    Bluesky+ per provare a crescere ancora

    E possiamo ormai ben dire che sta per arrivare una versione a pagamento. Si chiamerà Bluesky+, una versione premium del social che offrirà agli utenti funzionalità esclusive. Si sta anche pensando alla possibilità di verificare il proprio account.

    L’abbonamento avrà un costo di 8 dollari al mese o 72 dollari all’anno. L’idea è far diventare questa una fonte di sostentamento alternativa a quella attuale, ossia la vendita di domini per personalizzare il proprio account.

    bluesky pagamento rischio opportunità franzrusso

    Tra i vantaggi che offrirà Bluesky+ ci saranno: la possibilità di caricare video in alta risoluzione; strumenti per personalizzare i profili, dai colori alle cornici per gli avatar.

    A proposito della verifica, a differenza di altre piattaforme, la verifica non servirà a creare gerarchie o status sociali, bensì, a detta di Jay Graber, CEO di Bluesky, a garantire interazioni più sicure e autentiche.

    Bluesky e la verifica, le parole di Jay Graber

    Qualche giorno fa così si esprimeva Jay Graber: “La verifica non deve essere un privilegio per pochi. Deve essere uno strumento che rafforza la comunità e garantisce un’esperienza rispettosa per tutti.”

    L’introduzione di un abbonamento a pagamento sta facendo, ovviamente molto discutere. E sta dividendo anche gli utenti tra chi è favorevole, relativamente pochi, e tra chi ritiene che questo passo sia ancora prematuro.

    In effetti, la tempistica potrebbe indurre a pensare che stiano andando veloce, forse troppo.

    È innegabile però che la piattaforma sta crescendo. E che per alimentare la crescita di una piattaforma, con un progetto importante come questo, c’è bisogno di risorse. E su questo potremmo essere tutti d’accordo.

    Bluesky a pagamento, quali opportunità per utenti e aziende

    La riflessione potrebbe invece vertere sull’opportunità per gli utenti di dotarsi di una versione a pagamento. Quindi riflettere bene cosa questo potrebbe comportare.

    Al momento, se l’abbonamento fosse già disponibile da oggi, le opportunità per chi si abbona sono pari a zero. Nel senso che la piattaforma non è ancora in grado di garantire volumi di interazioni elevate. E questo vale sia per gli utenti abituali che per gli utenti che userebbero la piattaforma per lavoro.

    Questo è un tema che ci porta all’altra notizia. E cioè che è allo studio, confermando i rumors dei giorni precedenti di una forma di pubblicità, diversa da ciò che si vede sulle altre piattaforme.

    Bluesky e la pubblicità sulla piattaforma

    Sempre Jay Graber nei giorni scorsi ha affermato che si sta lavorando su questo fronte, assicurando una forma di advertising più discreta e rispettosa. Ad esempio, si sta pensando ad inserzioni all’interno dei risultati di ricerca. Quindi una modalità lontana dall’invasività dei feed sponsorizzati.

    “Vogliamo esplorare modelli pubblicitari che rispettino l’intento degli utenti”-  ha affermato Jay Graber – “senza mai trasformare la loro attenzione in un prodotto”.

    Un approccio che, se realizzato con successo, potrebbe essere davvero un modello alternativo.

    Di fronte a tutto questo c’è da dire che le aziende inserzioniste ancora non sarebbero pronte a fare questo passo.

    Yes. This experiment will work if you make it your own. Customize your experience, build new ones, make a social network that can be controlled by the people who use it an idea we do not go back on.

    Jay 🦋 (@jay.bsky.team) 2024-12-06T17:44:34.092Z

    Come è sempre accaduto in casi di grandi novità, come è stata allora Clubhouse oppure BeReal, le aziende hanno sempre osservato i fenomeni con grande attenzione. Salvo poi scoprire che il momento per investire arrivava sempre quando lo spettacolo è praticamente finito.

    In questo caso, nel caso specifico di Bluesky, da parte delle aziende c’è molta attenzione e curiosità, ma niente di concreto ancora. Anche perché i numeri non sono ancora sufficienti da garantire ritorni importanti.

    Bluesky e l’attenzione da parte delle aziende

    C’è il rischio quindi che tutto possa ridursi al classico “fuoco di paglia”, rischio forse superato nel caso di Bluesky, ma c’è anche il tema politico che le aziende vorrebbero evitare.

    È evidente che la crescita importante della piattaforma è coincisa con l’elezione di Donald Trump e con le ultime uscite di Elon Musk, proprietario di X e prossimo al suo ingresso nell’amministrazione Trump.

    Quindi si tratta di elementi che al momento non favorirebbero le inserzioni.

    Quello che è da capire, nelle prossime settimane e nei prossimi mesi, è se Bluesky riuscirà a convertire questo entusiasmo in un modello economico sostenibile, senza snaturarsi.

    Sfida molto complicata da vincere, ma val la pena affrontarla.

  • Rapporto Censis 2024: l’Italia tra crescita del digitale e superficialità

    Rapporto Censis 2024: l’Italia tra crescita del digitale e superficialità

    Il Rapporto Censis Comunicazione 2024 analizza l’evoluzione digitale in Italia: dati su internet, piattaforme digitali, IA e la crisi della lettura. Sperando in un futuro più consapevole.

    La presentazione del Rapporto Censis è uno di quei momenti che servono a confermare o ribaltare (cit.) la situazione. Sinceramente, non è un momento che serve per scoprire nuovi trend, no. Questo è uno di quei momenti dell’anno per capire se tutto quello che abbiamo osservato nell’ultimo anno trova conferma o meno.

    E, da ciò che risulta dal Rapporto Censis Comunicazione 2024, molti dei dati sono confermati. Anche con una visione più ampia. Ed è proprio questo lo scopo per parlare di questo importante rapporto.

    Ovviamente, ci concentreremo sui dati che riguardano Internet, l’informazione digitale e le piattaforme digitali. Ma useremo anche gli altri dati del rapporto per fare un veloce confronto con quelli che sono, appunto, di nostro interesse.

    Internet sempre più parte del quotidiano degli italiani

    Negli ultimi 12 mesi si è consolidato l’uso di internet tra gli italiani, con una percentuale di utenti che ha raggiunto l’89,1%, registrando un aumento di 1,1 punti rispetto all’anno precedente. Questo dato evidenzia una stretta correlazione con l’utilizzo degli smartphone, che coinvolge l’88,2% della popolazione, e con quello dei social media, pari all’82,0%.

    Ad oggi i tre quarti delle persone anziane e i quattro quinti dei soggetti meno istruiti hanno familiarità con strumenti connessi in rete. Questo per evidenziare quando la rete sia sempre più parte del quotidiano degli italiani.

    Ci informiamo attraverso lo smartphone

    E parlando di “quotidiano”, il Rapporto Censis Comunicazione 2024 evidenza come 4 italiani su 5 (l’83,7%) si informano attraverso il proprio smartphone.

    Tra questi, il 37,9% degli utenti preferisce svolgere ricerche mirate, mentre il 28,2% consulta più fonti per ottenere una visione più ampia e dettagliata.

    Il 25,4% legge articoli completi direttamente sullo smartphone, e il 13,2% si limita invece a leggere solo i titoli.

    Rapporto Censis 2024: l'Italia tra crescita del digitale e superficialità

    Sempre più visualizzatori

    Una parte del pubblico, pari al 12,3%, presta attenzione anche ai commenti dei lettori e follower, mentre il 12,1% si concentra principalmente sui video, con una prevalenza tra i giovani di età compresa tra 14 e 29 anni (16,7%).

    Solo l’8,1% si ferma alle immagini, un dato che sale al 9,7% nella stessa fascia giovanile.

    Infine, il 5,2% degli utenti commenta o scrive post, il 4,6% li condivide, e il 3,7% utilizza lo smartphone per informarsi ascoltando podcast.

    In base a queste abitudini, gli utenti possono essere distinti in lettori e visualizzatori.

    Sebbene i visualizzatori siano ancora una minoranza, il loro numero è in forte crescita, grazie all’influenza delle piattaforme basate su contenuti visivi (come Instagram, Telegram e TikTok) e alla sempre minore abitudine di leggere testi lunghi.

    Sempre meno abituali a leggere testi lunghi

    Attenzione a questo ultimo dato. Il Rapporto Censis evidenzia un trend già noto, ma val la pena sottolinearlo. La progressiva diminuzione dell’abitudine a leggere testi lunghi riflette il cambiamento nei consumi culturali, spinti dalla preferenza per contenuti rapidi e visivi.

    Questo trend, favorito dalle piattaforme digitali, produce effetti evidenti a lungo termine sulla capacità di approfondimento e sulla qualità del dibattito pubblico che si osserva sul web e sulle piattaforme.

    Si legge sempre meno in Italia e i dati del rapporto sono una conferma triste di ciò che già sappiamo. I quotidiani cartacei venduti in edicola, che nel 2007 erano letti dal 67,0% degli italiani, sono calati al 22,0% nel 2023 (con una differenza pari a -3,4% in un anno e a -45,0% in quindici anni).

    Anche il numero di utenti che accedono ai quotidiani online è in calo, attestandosi al 30,5% degli italiani, con una diminuzione del 2,5% rispetto all’anno precedente.

    Invece, l’utenza dei siti web d’informazione generici rimane stabile al 58,1%, lo stesso valore del 2022, ma con un incremento del 21,6% rispetto al 2011.

    Nel 2023, si interrompe il calo di lettori di libri: il 45,8% degli italiani legge volumi cartacei, con un aumento del 3,1% rispetto all’anno precedente, anche se il dato segna una flessione del 13,6% rispetto al 2007. Inoltre, il 5,3% degli italiani si affida agli audiolibri.

    Tra le piattaforme, in calo X e crolla Snapchat

    Tra i giovani di età compresa tra 14 e 29 anni, l’uso delle piattaforme online mostra una solida affermazione.

    WhatsApp è la più utilizzata, raggiungendo il 93,0% degli utenti, seguita da YouTube con il 79,3%, Instagram con il 72,9% e TikTok con il 56,5%.

    Alcune piattaforme registrano una lieve contrazione: Facebook scende dal 51,4% nel 2022 al 50,3%, Spotify cala dal 51,8% al 49,6%, mentre X/Twitter registra una diminuzione dal 20,1% al 17,2%.

    Anche Telegram registra una flessione significativa, passando dal 37,2% al 26,3%, e Snapchat crolla dal 23,3% all’11,4%.

    LinkedIn, invece, mantiene una quota del 9,6%.

    Il Rapporto Censis Comunicazione 2024 prende in esame anche l’Intelligenza Artificiale.

    Per gli Italiani la IA avrà impatto sul lavoro

    Attualmente, i software per la generazione di immagini sono utilizzati dall’8,4% degli italiani, mentre quelli per la creazione di testi, come ChatGPT e strumenti simili, coinvolgono l’8,2% della popolazione.

    Nonostante questi dati, il 65,5% degli italiani teme che l’IA avrà un impatto devastante sull’occupazione, sostituendo le persone con computer e chatbot.

    D’altra parte, il 37,4% vede un’opportunità: l’intelligenza artificiale potrebbe liberarci dai lavori monotoni e ripetitivi, consentendo di dedicarsi maggiormente ad attività creative.

    Inoltre, il 55,9% prevede che l’IA porterà significativi miglioramenti nelle cure mediche, mentre il 45,4% ritiene che i benefici principali riguarderanno la ricerca scientifica e il 44,5% si aspetta progressi in ambito sanitario, sia per la diagnosi che per le terapie.

    La maggioranza degli italiani, pari all’82,0%, considera indispensabile l’introduzione di regole precise per limitare le applicazioni dell’IA, mentre solo il 18,0% si oppone a tali regolamentazioni.

    Conclusione

    Il Rapporto Censis Comunicazione 2024 ci offre uno spaccato utile della società italiana, evidenziando come l’evoluzione digitale abbia trasformato le nostre abitudini e i nostri strumenti di informazione.

    Se da un lato l’accesso a internet e l’uso delle piattaforme digitali sono diventati elementi centrali nella vita quotidiana, dall’altro emergono questioni cruciali legate: alla qualità del consumo culturale; al declino della lettura e all’affermarsi di modalità di fruizione sempre più rapide e visive.

    Questi cambiamenti rappresentano una sfida enorme per la capacità di approfondimento e il dibattito pubblico su cui sarebbe necessaria più di una riflessione. Ma allo stesso tempo offrono opportunità inedite per innovare i modi in cui produciamo e condividiamo conoscenza.

    La diffusione dell’intelligenza artificiale, tra timori e aspettative, ci pone davanti a domande etiche e regolamentari fondamentali, segnando un nuovo confine tra progresso tecnologico e responsabilità.

    Guardare al futuro con consapevolezza significa cogliere questi segnali non solo come semplici dati, ma come indicazioni di un percorso da intraprendere, dove il digitale non sia solo consumo, ma anche occasione di crescita culturale e sociale.

    In questo contesto, il ruolo di ciascuno di noi rimane centrale: utenti, lettori e cittadini, sempre più consapevoli, che possono ancora fare la differenza.

    [L’immagine di copertina è realizzata da @franzrusso utilizzando strumenti di IA Generativa]

     

  • Spotify Wrapped 2024: dieci anni di musica e connessioni

    Spotify Wrapped 2024: dieci anni di musica e connessioni

    Spotify Wrapped 2024 segna il decimo anniversario con una campagna celebrativa che unisce fan e artisti, evidenziando trend globali, successi italiani. Taylor Swift è sempre l’artista più ascoltata.

    Questo è quel momento dell’anno in cui ormai c’è tanta attesa per fare i conti rispetto all’anno che sta per finire. E tra i momenti più attesi c’è proprio quello che oggi celebra il suo decimo anno.

    E sì, lo Spotify Wrapped 2024 è tornato, e questa volta non celebra solo un anno di musica, ma anche un decennio di emozioni condivise.

    L’edizione di quest’anno, rilasciata oggi 4 dicembre, segna infatti il decimo anniversario di Spotify  Wrapped, un format diventato ormai un appuntamento iconico per fan, artisti e creator di tutto il mondo.

    Dieci anni fatti di storie di ascolti, tendenze emergenti e dello straordinario potere della musica di unire persone e culture.

    Spotify Wrapped 2024 evolve con la musica

    La campagna di Wrapped 2024 si distingue per la sua forza creativa ispirata alla ciclicità e alla continua evoluzione della cultura pop. Generi che si mescolano, influenze senza tempo che incontrano nuove idee, e tendenze di nicchia che esplodono fino a ridefinire la cultura mainstream.

    spotify wrapped 2024 franzrusso
    spotify wrapped 2024 franzrusso

    È in questo contesto che Spotify ha dato vita a un design vibrante e trasformativo. Colori audaci, layout dinamici e animazioni accattivanti raccontano un anno fatto di scoperte musicali e connessioni globali.

    Spotify Wrapped 2024 l’Italia al centro della scena

    Milano si conferma protagonista di questa celebrazione globale con un’installazione OOH straordinaria: la stazione di Cadorna è stata trasformata in una “station domination” che omaggia i successi di 28 artisti, di cui ben 26 italiani.

    Tra i protagonisti ci sono brani che hanno definito l’anno, come “Sesso e Samba” di Tony Effe con Gaia, “Sinceramente” di Annalisa e “Tuta Gold” di Mahmood.

    Una celebrazione che dimostra come la musica italiana abbia conquistato non solo le classifiche nazionali, ma anche il cuore degli ascoltatori a livello internazionale.

    Spotify Wrapped 2024, Taylor Swift la regina indiscussa

    Con oltre 26 miliardi di streaming, Taylor Swift si riconferma l’artista più ascoltata al mondo per il secondo anno consecutivo.

    Spotify ha deciso di celebrare questo traguardo con iniziative uniche pensate per i suoi fan, gli Swifties. Una delle novità più intriganti è il Badge Global Top Artist, che sarà assegnato sul profilo della cantante, dando il via a un riconoscimento annuale per gli artisti più ascoltati.

    Inoltre, gli appassionati potranno scoprire Easter Egg speciali nell’app: animazioni che richiamano le diverse ere discografiche della carriera di Taylor Swift, dai brillantini di Fearless ai gabbiani di 1989.

    Dieci anni di Wrapped: il commento di Spotify

    Wrapped 2024 segna un decennio di celebrazione della musica su Spotify” ha dichiarato Ester Gazzano, Head of Consumer Marketing Europe. “Con questa edizione vogliamo rendere omaggio al potere della musica di connettere le persone, andando oltre i trend per coinvolgere direttamente i nostri 640 milioni di utenti. Wrapped è diventato un evento culturale che non solo celebra l’anno musicale degli utenti, ma li rende parte di una narrazione più ampia e sempre in evoluzione”.

    Cosa aspettarsi dallo Spotify Wrapped 2024

    Spotify Wrapped non è solo una festa musicale. È un viaggio attraverso i trend globali, le top list di artisti, canzoni, album e podcast più ascoltati. È, inoltre, una celebrazione del ruolo centrale degli ascoltatori.

    Per esplorare tutte le novità e curiosità di quest’anno, Spotify ha messo a disposizione l’hub ufficiale Wrapped 2024 su Spotify For the Record, un punto di riferimento per immergersi in questa esperienza collettiva.

    Con Wrapped 2024, Spotify non solo celebra i primi dieci anni di una tradizione amata, ma rinnova il suo impegno nel rendere la musica un elemento chiave della cultura contemporanea. Un appuntamento imperdibile per chi, come milioni di utenti in tutto il mondo, vede nella musica non solo una passione, ma un linguaggio universale.


    La Campagna di Spotify Wrapped 2024

    Head of Marketing Spotify: Ester Gazzano

    Marketing Manager Italia Spotify: Ginevra Caprino, Valeria Spinelli

    Agenzia creativa: Dentsu

    Agenzia media: Publicis Media

    La campagna è stata realizzata in collaborazione con le Brand Solutions di IGPDecaux.