Autore: Franz Russo

  • OpenAI potrebbe diventare una società a scopo di lucro

    OpenAI potrebbe diventare una società a scopo di lucro

    Secondo The Information, Sam Altman avrebbe informato alcuni azionisti riguardo al futuro di OpenAI Inc. OpenAI, inizialmente non profit, sta considerando un modello di business a scopo di lucro, seguendo le orme di competitor come Anthropic e xAI.

    Forse non tutti sanno che OpenAI è stata fondata nel 2015 come un’associazione senza scopo di lucro, un dettaglio significativo che ha definito la sua natura unica.

    Questo è stato un aspetto centrale della sua missione iniziale, che si focalizzava sullo sviluppo di un’intelligenza artificiale (IA) amichevole e sulla distribuzione dei benefici dell’IA in modo ampio e inclusivo.

    OpenAI e la nuova struttura

    Attualmente, la struttura organizzativa di OpenAI riflette i cambiamenti apportati nel 2019. In quell’anno, OpenAI ha adottato un modello ibrido creando OpenAI LP, una “capped-profit” company (con un limite massimo ai profitti che un investitore può ottenere dal proprio investimento), per attrarre maggiori investimenti e risorse necessarie a competere con altre grandi aziende tecnologiche e avanzare nella ricerca sull’IA.

    Parallelamente, OpenAI Inc., la parte non profit dell’organizzazione, mantiene una quota di controllo su OpenAI LP, garantendo che la direzione dell’organizzazione rimanga allineata con i principi e la missione originali.

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    OpenAI e la possibile transizione

    Secondo le notizie riportate da The Information, Sam Altman avrebbe informato alcuni azionisti che la società potrebbe passare a un modello di business a scopo di lucro, eliminando il controllo dell’attuale consiglio di amministrazione no-profit, vale a dire OpenAI Inc.

    Questa transizione seguirebbe le orme di diretti competitor come Anthropic e xAI, adottando una struttura che consentirebbe a OpenAI di perseguire profitti pur rimanendo impegnata a garantire benefici sociali più ampi.

    Il ruolo di Microsoft e il futuro di OpenAI

    Sempre secondo The Information, un modello più orientato al profitto sarebbe gradito a Microsoft, attualmente il maggiore investitore in OpenAI.

    Sam Altman non ha negato che ci siano discussioni in tal senso, ma ha anche affermato che alla fine il consiglio potrebbe optare per un’altra strada, senza specificare quale.

    Era comunque nell’aria che si arrivasse a una decisione del genere, prima o poi. Questo passaggio, non da poco, potrebbe determinare il futuro di OpenAI.

  • Il Deplatforming come barriera alla disinformazione

    Il Deplatforming come barriera alla disinformazione

    Un nuovo studio su Twitter, pubblicato su Nature, mostra che il deplatforming dopo i fatti di Capitol Hill ha ridotto drasticamente la diffusione di disinformazione.

    L’attacco a Capitol Hill del 6 gennaio 2021 ha scosso il mondo. Un evento di cui si parla ancora oggi, per la sua imprevedibilità e per il ruolo che i social media hanno giocato in quell’occasione. Un evento che ha messo in luce il pericoloso potere della disinformazione diffusa proprio attraverso i social media.

    In risposta a quegli eventi, molte piattaforme intrapresero azioni senza precedenti per rimuovere account associati a queste attività. Lo stesso account di Donald Trump venne sospeso da Twitter. E anche dalle piattaforme di Meta.

    Capitol Hill, Trump e i social media

    Torniamo a parlare di questo argomento non solo perché Donald Trump è di nuovo candidato alla presidenza degli Stati Uniti e ha recentemente subito una condanna penale, ma anche perché un recente studio ha evidenziato come il deplatforming può essere una barriera solida alla diffusione di disinformazione.

    Il rischio di una situazione simile a quella di Capitol Hill nel caso in cui Trump non fosse più candidabile ha riacceso il dibattito.

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    Uno studio pubblicato su Nature ha esaminato l’impatto delle azioni di deplatforming, in particolare su Twitter, e ha analizzato le conseguenze sulla diffusione della disinformazione. L’obiettivo principale dello studio era valutare l’efficacia della pratica di deplatforming nel tentativo di ridurre la diffusione della disinformazione.

    Lo studio pubblicato su Nature sul deplatforming

    I ricercatori, guidati dal professor David Lazer, docente di scienze politiche e informatica alla Northeastern University di Boston, si sono concentrati su Twitter, una delle piattaforme più colpite da questa problematica, analizzando i dati prima e dopo la rimozione degli account.

    Gli autori hanno utilizzato un approccio quantitativo per raccogliere e analizzare i dati, esaminando il volume e la portata della disinformazione su Twitter in due periodi distinti: prima e dopo il deplatforming.

    Le metriche analizzate includevano il numero di tweet contenenti disinformazione, il livello di interazione con questi tweet e la velocità con cui si diffondevano.

    Lo studio ha preso in esame un campione di circa 500.000 utenti di Twitter attivi al momento delle rilevazioni, concentrandosi in particolare su 44.734 di questi utenti che avevano condiviso almeno un link a un sito web incluso nelle liste di fonti di notizie false o a bassa credibilità.

    Tra questi utenti, quelli che seguivano account messi al bando dalla eliminazione di QAnon erano meno propensi a condividere tali link dopo la deplatforming rispetto a quelli che non seguivano tali account.

    I risultati dello studio

    Questi i risultati più significativi dello studio:

    • Riduzione del volume di disinformazione: dopo la rimozione di circa 70.000 account legati al movimento radicale di destra QAnon, il numero di tweet contenenti disinformazione è diminuito drasticamente. Questo suggerisce che gli account rimossi erano tra i principali diffusori di tali contenuti.
    • Calo delle interazioni: anche le interazioni con i contenuti che contenevano disinformazione sono diminuite, indicando una minore esposizione del pubblico a questo tipo di messaggi.
    • Effetto spillover: non solo la disinformazione è diminuita tra gli utenti direttamente colpiti dal deplatforming, ma anche tra gli altri utenti di Twitter, provocando un effetto a catena sulla riduzione della disinformazione.
    • Durata dell’effetto: nel tempo, la presenza complessiva di disinformazione su Twitter è continuata a diminuire, mostrando un effetto duraturo del deplatforming.

    I risultati dello studio evidenziano quindi l’importanza delle politiche di moderazione delle piattaforme social.


    Cos’è il Deplatforming

    Deplatforming è il termine utilizzato per descrivere la rimozione o il ban di un individuo o di un gruppo da una piattaforma di social media o da un servizio online. Questo viene fatto generalmente per impedire a queste persone di diffondere disinformazione, incitare all’odio, promuovere violenza o violare altre linee guida della piattaforma.

    Una delle principali critiche al deplatforming riguarda la libertà di espressione. Alcuni che sostengono che bandire account possa limitare il dibattito pubblico e la diversità di opinioni.

    Rispetto poi all’efficacia della pratica, alcuni sostengono che sul lungo periodo gli utenti trovano nuovi modi per aggirare i ban o spostano la loro attività su altre piattaforme.

    DEPLATFORMING franz russo 2024


    La pratica del deplatforming, sebbene controversa, si è dimostrata un metodo efficace per contenere la disinformazione e proteggere l’integrità dei contenuti e delle informazioni condivise.

    Deplatforming e libertà di espressione

    Questo pone una domanda cruciale su come le piattaforme possano bilanciare la libertà di espressione con la necessità di prevenire la diffusione di disinformazione che possono avere conseguenze gravi.

    Kevin M. Esterling, professore di scienze politiche e politiche pubbliche presso l’Università della California a Riverside e coautore dello studio, ha sottolineato che l’effetto spillover ha ridotto la circolazione della disinformazione su tutta la piattaforma.

    David Lazer ha aggiunto che i risultati dello studio rimangono validi anche se si escludono gli effetti della sospensione dell’account di Donald Trump.

    Un nuovo Capitol Hill oggi?

    Ma se oggi si verificasse un evento simile a quello di Capitol Hill, come si comporterebbero le piattaforme? Come si comporterebbe X di Elon Musk?

    Da quando Elon Musk è diventato il proprietario della piattaforma, molti account precedentemente banditi sono stati riabilitati. Inclusi quelli di Donald Trump e Alex Jones.

    Oggi la piattaforma è molto diversa e implementa una policy molto diversa da Twitter. Una pratica di deplatforming come quella del passato sarebbe quasi irripetibile. La disinformazione su X è aumentata, il team di sicurezza precedente è stato smantellato e quasi tutto viene demandato alle “Note della Collettività“.

    Inoltre, non sarebbe più possibile effettuare una ricerca simile a quella di cui stiamo parlando, almeno non nelle stesse modalità.

    X non fornisce più accesso gratuito alla sua interfaccia di programmazione delle applicazioni (API), rendendo l’accesso ai dati molto costoso.

    La ricerca, pur con i suoi diversi limiti, è molto interessante. Fornisce una evidenza del fatto che la rimozione di account dediti alla condivisione di notizie false può significativamente ridurre la diffusione della disinformazione.

    Alla luce di questi dati sarebbe opportuno sviluppare una riflessione più profonda rispetto alle responsabilità delle piattaforme digitali. Riflessione che riguardi anche la loro forza nel proteggere gli utenti dal proliferare di contenuti con informazioni fuorvianti e dannose.

  • Il down della IA generativa e i problemi energetici e infrastrutturali

    Il down della IA generativa e i problemi energetici e infrastrutturali

    Il grande disservizio della IA Generativa a livello globale mette al centro alcune considerazioni. Intanto, la IA sta per cambiare radicalmente Internet. Ma i problemi energetici e infrastrutturali ci sono, e si vedono.

    Nel momento in cui si registra il primo grande black-out dell’intelligenza artificiale generativa, forse è utile fare qualche breve considerazione.

    Intanto, dopo una breve ripartenza ChatGPT di OpenAI è tornato di nuovo fuori servizio (down). Adesso, accedendo, viene visualizzata una pagina vuota. Oppure, in alcuni momenti compare la pagine che avverte che ChatGPT ha raggiunto la sua capacità massima.

    In realtà, il problema sembra essere più grande di quello che sembra.

    Questo perché nello stesso tempo altri servizi di IA Generativa sono stati fuori servizio. Come Perplexity AI e Claude di Anthropic. Entrambi si sono poi risolti.

    Anche Gemini di Google ha subito un momento fuori servizio, seppur breve.

    Ai generativa problemi energia disservizi franz russo 2024

    Vista la situazione insolita, e del tutto inedita, è possibile che la causa sia più infrastrutturale. Le richieste aumentano vertiginosamente e l’attuale struttura rischia di non essere più adeguata.

    Ma oggi si sono registrati anche problemi che hanno riguardato Internet più in generale.

    Il tema è quindi affrontare, con consapevolezza, cha stiamo andando incontro ad una nuova era e ci stiamo andando a velocità spedita.

    Si tratta dell’era all’insegna della IA che cambierà radicalmente Internet.

    chatgpt down 2024 franzrusso

    Ma per fare in modo che tutto questo abbia senso dobbiamo mettere al centro il tema infrastrutturale e il tema energetico. Due temi che vanno di pari passo.

    La corsa alla costruzione di nuovi data center è partita, ovunque. Così come la corsa ai chip per fare in modo che i servizi di IA, generativa e non, siano sempre più preformanti.

    Ma serve adeguarsi nel migliore dei modi.

    Quando si parla di ChatGPT, di Claude, di IA generativa, bisogna sempre entrare nella logica che stiamo parlando di servizi che richiedono energia in quantità enormi. Più sono intelligenti e più richiedono energia.

    Si stima che ad oggi questi servizi riescono ad assorbile circa il 4% del fabbisogno energetico degli Usa. Ma c’è che prefigura che questo possa salire addirittura al 25% entro i prossimi 5 anni.

    AI generativa down

    Per fare un esempio. L’Agenzia Internazionale per l’Energia ha dichiarato che una richiesta a ChatGPT richiede in media 2,9 wattora di elettricità. Equivalenti all’accensione di una lampadina da 60 watt per poco meno di tre minuti. Vale a dire quasi 10 volte superiore alla ricerca media di Google.

    Sempre l’Agenzia afferma che la domanda di energia da parte del settore della IA dovrebbe crescerà di almeno 10 volte tra il 2023 e il 2026.

    Ecco. Tutto questo pone una domanda seria. Dove prendiamo tutta questa energia per alimentare questi servizi?

    E poi, siamo davvero pronti a vedere una nuova Internet nell’era della IA?

    Queste sono solo alcune domande che attendono risposta. Infatti ci vorrà tempo.

    Ma intanto voi che ne pensate?

  • X tra Like privati e nuove regole per i contenuti per adulti

    X tra Like privati e nuove regole per i contenuti per adulti

    Le trasformazioni su X, quella che prima era Twitter, continuano. Presto i Like saranno privati per tutti gli utenti; al momento lo sono solo per gli utenti Premium. E, in tutto questo, cambiano le regole rispetto alla condivisione di contenuti pornografici.

    Le trasformazioni della piattaforma che una volta si chiamava Twitter, e oggi si chiama X, proseguono ormai senza sosta. Questa di cui stiamo per parlare si presta a più di una considerazione. Di base, si tratta di una funzionalità che interessa in maniera diretta il nuovo proprietario Elon Musk. E questo è un dato, neanche tanto celato.

    Iniziamo col dire che si tratta di una funzionalità che è già presente tra le opzioni per gli utenti abbonati Premium. E che presto sarà disponibile per tutti.

    Si tratta della possibilità di rendere i “Like” privati, quindi non più visibili.

    X e i like privati

    Parliamo di quei contenuti a cui spesso mettiamo “Like” e che possono, in alcuni casi, essere lontani da ciò che ci interessa abitualmente, al punto da suscitare perplessità e critiche, anche feroci.

    A dare conferma di questa nuova modifica è l’ingegnere di X, Haofei, in un post: “Sì, stiamo rendendo i ‘Mi piace’ privati.

    I ‘Mi piace’ pubblici stanno incentivando un comportamento sbagliato. Ad esempio, molte persone si sentono scoraggiate dal mettere ‘like’ a contenuti che potrebbero essere ‘taglienti’ per paura di ritorsioni da parte dei troll o per proteggere la propria immagine pubblica.

    Presto potrai mettere ‘Like’ senza preoccuparti di chi potrebbe vederlo. Ti ricordiamo inoltre che più post ti piacciono, migliore sarà il tuo algoritmo ‘Per te’.

    x like privati contenuti per adulti 2024 franz russo

    Per X la privacy è al centro di tutto

    Quindi questa modifica è parte di un’operazione di X che mette al centro la privacy degli utenti, garantendo la sicurezza di potersi muovere sulla piattaforma senza dover subire ritorsioni, che possono derivare dai contenuti apprezzati.

    Di questa modifica si è parlato dopo che era stata scoperta sull’app iOS. E presto sarà disponibile per tutti gli utenti, quindi non solo per gli utenti abbonati.

    Cosa comporta rendere i Like privati

    Nel tentativo di chiarire meglio cosa comporterà questa modifica, sull’argomento è intervenuto anche Enrique Barragan, ingegnere di X, il quale ha chiarito che:

    • si potrà vedere a chi sono piaciuti i propri post;
    • si potrà vedere il numero di “Like” per tutti i post/risposte/commenti;
    • non si vedranno le persone a cui è piaciuto il post di qualcun altro;
    • scomparirà la scheda “Mi piace” degli altri sul loro profilo.

    La sezione “Mi piace” sul proprio profilo ci sarà ancora, ma in alto apparirà una scritta: “I tuoi Mi piace sono privati. Solo tu puoi vederli”. Quindi, come ricordato prima, non sarà più visibile la sezione “Mi piace” all’interno dei profili altrui.

    Sono tantissimi i casi in cui i “Like” hanno destato stupore e perplessità.

    X e alcuni casi di “Mi piace” ad insaputa

    Negli USA, a questo proposito, si ricorda il caso del senatore Ted Cruz che mise “Mi piace” su un video pornografico. In quel caso, il senatore disse che era stato uno dei suoi collaboratori.

    Anche Samuel L. Jackson fu sorpreso ad apprezzare video pornografici. Ammi poi tutti una volta che i suoi follower lo avvertirono che i suoi “Like” erano pubblici.

    E anche lo stesso Musk è stato “sorpreso”. Infatti, il proprietario di X nel 2022 mise “like” a un tweet (allora si potevano chiamare ancora così) ostinatamente transfobico.

    Ora, chiunque si è trovato, in molte situazioni, nella condizione di limitare una sua azione rispetto a un contenuto. Sarà capitato almeno una volta, anche solo per evitare di accendere polemiche o discussioni che, purtroppo, spesso finiscono per aumentare le distanze.

    Ma se davvero qualcuno ha bisogno di sentirsi al riparo con una funzionalità del genere, allora, forse, X non è la piattaforma giusta. O, comunque, non è questo il modo di usare questi strumenti.

    Un’altra considerazione da fare è che questa funzionalità rischia di invalidare lo stesso utilizzo della piattaforma.

    X, i Like e le conseguenze sull’algoritmo

    Non dobbiamo mai dimenticare che l’algoritmo enfatizza anche i contenuti sui quali mettiamo il nostro “like”. Di conseguenza, la sezione “Per te” presenterà contenuti che ci piacciono man mano che aumenta la nostra reazione verso quel tipo di contenuti.

    Se si è alla ricerca di un modo per mettersi al riparo e sentirsi liberi di mettere “like” su contenuti che possono intaccare anche la vostra reputazione, sappiate che poi tutta la vostra timeline sarà piena proprio di quei contenuti.

    Questo per mettere le cose in chiaro.

    X, nuove regole per la condivisione di contenuti pornografici

    E a proposito di questo tema, c’è da rilevare che da poco X permette di pubblicare contenuti per adulti, a “condizione che siano adeguatamente etichettati e non visualizzati in maniera chiara”.

    Secondo le nuove regole di X, gli utenti potranno creare e distribuire materiale relativo a temi sessuali purché sia prodotto e distribuito consensualmente.

    Secondo X, è contenuto per adulti:

    qualsiasi materiale prodotto e distribuito consensualmente che raffigura nudità o comportamenti sessuali di adulti che siano pornografici o destinati a provocare eccitazione sessuale. Ciò vale anche per contenuti generati dall’intelligenza artificiale, fotografici o animati come cartoni animati, hentai o anime. Gli esempi includono raffigurazioni di:

    nudità totale o parziale, compresi primi piani di genitali, glutei o seni;
    comportamento sessuale esplicito o implicito o atti simulati come rapporti sessuali e altri atti sessuali“.

    Tutto questo nonostante le crescenti preoccupazioni riguardo al proliferare di contenuti pornografici sulla piattaforma.

    Contenuti per adulti destinati ad aumentare

    Secondo Reuters, nel 2022 i contenuti a sfondo sessuale sulla piattaforma rappresentavano il 22%. Adesso la percentuale è sicuramente più alta. E, di fronte alle nuove regole, c’è da attendersi che crescerà ancora.

    Ricorderete tutti quando, ad ottobre 2023, l’Australia multò X per non aver fornito informazioni sui contenuti pedopornografici. Più o meno in quello stesso periodo, l’India notificò a diversi social media, incluso X, di rimuovere materiale pedopornografico dalle loro piattaforme.

    Ah, bei tempi quelli in cui al posto del cuore c’era la stella e “stellinare” era sinonimo di segnalibro. Un modo per dire “me lo segno per leggerlo più avanti”. Quello era il vero valore di quell’azione.

    Dimenticavo, il prossimo passaggio è quello di mandare in soffitta i conteggi delle interazioni.

  • Social Media e Elezioni Europee 2024, la Generazione Z al voto

    Social Media e Elezioni Europee 2024, la Generazione Z al voto

    Le Elezioni Europee 2024 vedranno la partecipazione dei nativi digitali. Stiamo parlando di persone che si informano sui social media. Mai come adesso le piattaforme digitali giocano in questa occasione un ruolo cruciale per quanto riguarda l’informazione e l’affluenza.

    Le prossime elezioni europee, 8-9 giugno 2024, saranno comunque un evento storico. Per il periodo che stiamo vivendo, ovviamente, e per il fatto che per la prima volta partecipa una generazione di persone definite “nativi digitali“.

    La Generazione Z al voto europeo

    Stiamo parlando delle persone che appartengono alla “generazione Z“, giovani che spesso vengono erroneamente dipinti come disinteressati alla politica. Affermazione, questa, non del tutto vera.

    Già nel 2019 si era registrato un segnale importante di interessamento e avvicinamento dei giovani alla vita politica dell’UE. Infatti, cinque anni, per la prima volta dal 1979 di registrò un’affluenza alle urne che tornò ad essere sopra il 50%. Per la precisione 50,6%.

    E parte di questo aumento di persone alle urne era dato proprio dal voto dei più giovani, under 25 anni, che pesò il 14% sul totale.

    Le iniziative europee puntano a coinvolgere maggiormente i giovani che credono nei principi di libertà e democrazia.

    Ma, a fronte di tutto questo, c’è un tema importante da considerare.

    generazione z social media elezioni europee 2024 franz russo

    I giovani e l’uso delle piattaforme digitali

    Se è vero che i più giovani potranno contribuire ad aumentare ancora l’affluenza alle urne (si spera), è anche vero sottolineare che stiamo parlando di una generazione di persone che si informa per lo più sulla rete e, in particolare, sui social media.

    Da considerare ancora che sono ben 4 i paesi dove quest’anno votano i sedicenni (nati nel 2008), ossia Belgio, Germania, Malta e Austria. Mentre in Grecia voteranno di diciassettenni (nati nel 2007).

    In Italia restano le regole comuni e quindi possono votare tutte le persone dai 18 anni (nati nel 2006) in su.

    I giovani elettori utilizzano principalmente le piattaforme digitali per informarsi. Nel 2021, metà della Generazione Z si affidava ai social media, mentre l’altra metà preferiva i media tradizionali, con la TV in primo piano. Oggi, l’uso delle piattaforme digitali è ancora più predominante.

    Ora il dato relative alle piattaforme digitali è più altri di tre anni, e di 5 anni fa.

    Questi giovani, anzi giovanissimi, si informano per lo più attraverso le piattaforme digitali.

    La Generazione Z si informa sui social media

    Il 65% dei 18-24 anni sceglie le piattaforme social media per informarsi. In aggiunta a questo anche il 61% dei 25-34 anni si informa sulle piattaforme digitali.

    E tra le piattaforme che usano di più per informarsi, quelli della generazione Z, figura TikTok. La piattaforma social media cinese che negli Usa rischia il divieto se non venisse ceduta a qualche compratore americano. Ipotesi, quest’ultima, ormai sempre più lontana.

    Cinque anni fa, lo scenario digitale vedeva TikTok come una presenza marginale per informarsi, dominato da piattaforme come Facebook e Twitter. Oggi, TikTok ha assunto un ruolo centrale, andando ben oltre il semplice intrattenimento.

    Adesso sulla scena TikTok conta molto. E va ben oltre il semplice intrattenimento.

    TikTok per informarsi, oltre l’intrattenimento

    Sono oltre 150 milioni gli utenti europei ed è proprio la piattaforma cinese che potrebbe tirare la volata alla affluenza, soprattutto quella dei più giovani. E questo è un dato di fatto, difficilmente controvertibile.

    Dando un’occhiata al dato relativo al tempo di utilizzo di TikTok, rispetto alle altre piattaforme, allora ci rendiamo conto del ruolo che questa piattaforma può avere in questo contesto.

    Se gli utenti trascorrono, al giorno, mediamente 70 minuti su YouTube; se il tempo medio trascorso su Instagram è di circa 45 minuti; se quello su Facebook è circa 50 minuti. Allora su TikTok il tempo trascorso è di ben 100 minuti. Vale a dire 1 ora e 40 minuti al giorno.

    A tutto questo dobbiamo aggiungere anche la grande preoccupazione relativamente all’Intelligenza Artificiale legata proprio alle piattaforme digitali.

    Il ruolo della Commissione Europea

    Come ricorderete, qualche settimana fa la commissione europea ha comunicato delle regole ben precise, mettendo l’accento sulla moderazione dei contenuti. Attività questa che vede anche l’impiego della IA. Con risultati, come stiamo vedendo, che preoccupano non poco.

    E sappiamo che l’UE è stata la prima a dotarsi di una serie di regole che hanno come fine quello di proteggere i cittadini europei dalla disinformazione e dall’enorme potere che le big tech esercitano.

    Tra queste figurano l’AI Act che sancisce importanti limiti alla IA Generativa, soprattutto in fatto di trasparenza delle informazioni. Ma c’è anche il DSA, il Digital Services Act.

    Elezioni Europee 2024 e il DSA

    Ai sensi del Digital Services Act (DSA), proposto dalla Commissione europea nel 2020, le piattaforme online con oltre 45 milioni di utenti medi mensili, tra le quali figurano Facebook, TikTok e altre, sono obbligate ad adottare misure contro la disinformazione e la manipolazione elettorale.

    Le regole fissate dal DSA hanno cominciato a trovare applicazione, nei confronti delle grandi aziende big tech, a partire dall’agosto dello scorso anno.

    Le aziende devono inoltre predisporre di strumenti di moderazione dei contenuti, che includano la possibilità di contestare le decisioni quando i contenuti degli utenti vengono rimossi o limitati. Nonché elevare il livello di trasparenza verso gli utenti riguardo a termini e condizioni e al modo in cui gli algoritmi consigliano i contenuti.

    La vicepresidente della Commissione europea Margarethe Vestager di recente ha affermato che molti dibattiti elettorali si svolgeranno online e che le regole del DSA forniscono strumenti per collaborare con le piattaforme online. “Possiamo affrontare i rischi emergenti online per i processi elettorali, come i deep fake. In questo modo possiamo consentire alle persone, in modo sicuro, di impegnarsi, discutere e prendere una decisione senza interferenze illegali”, ha affermato.

    Rapporto TikTok UE
    Rapporto TikTok UE

    Questo che vedete qui in alto fa parte del Rapporto di TikTok per l’UE, un documento necessario per la conformità della piattaforma proprio al DSA.

    L’Italia è il terzo paese su TikTok

    Come si vede, l’Italia è il terzo paese con il più alto numero di utenti in UE: 20,7 milioni. Dopo la Francia con 22,7 milioni e la Germania con 21,7 milioni.

    TikTok riferisce di avere 6.287 persone dedite alla moderazione dei contenuti nell’Unione Europea, alla fine di dicembre 2023. Rispetto al suo primo rapporto, questo numero è aumentato di altri 162 moderatori.

    Questo documento è obbligatorio per tutte le altre piattaforme indicate come gatekeeper.  Quindi scopriamo che X, la piattaforma di Elon Musk (il passaggio da Twitter si è ormai completato) ha un numero di moderatori molto più basso, come si vede nei dati riportati qui in basso:

    Nome piattaforma Utenti nell’UE Moderatori
    X 111.400.000 1849
    TikTok 142.000.000 6287
    LinkedIn 47.900.000 1150
    Meta 264.000.000 15.000

     

    Il ruolo ridotto della moderazione su X

    Sono infatti 1.849. Vale a dire che X ha il peggior rapporto tra persone addette alla moderazione e utenti, pari a 1/60.249. LinkedIn al secondo posto (1/41.652), poi TikTok (1/22.586) e Meta (1/17.600).

    Questo è lo stato degli utenti in UE fornito da LinkedIn:

    linkedin ue utenti franz russo
    LinkedIn EU Report 2024

    Un altro aspetto è quello della pubblicità politica e della comunicazione che riguarda da vicino i social media. In particolare, Meta e TikTok.

    L’indagine UE che riguarda Meta

    Meta aveva maggiore promesso attenzione sui contenuti politici, salvo poi essere al centro di una indagine della Commissione UE, aperta proprio nell’ambito del Digital Services Act.

    L’indagine sta prendendo in esame le politiche e le pratiche che Meta prevede in relazione alla pubblicità ingannevole e ai contenuti politici sui suoi servizi.

    Le potenziali violazioni oggetto di indagine riguardano proprio l’approccio della società di Mark Zuckerberg nell’affrontare le campagne di disinformazione e il “comportamento coordinato non autentico” nell’UE.

    Unitamente alla mancanza di strumenti di terze parti efficaci per monitorare l’andamento delle elezioni.

    Dal punto di vista della pubblicità, c’è da registrare le forti preoccupazioni mosse da organizzazioni come Access Now che lamenta il ritardo con cui la Commissione UE si è mossa. Un ritardo che potrebbe vanificare gli sforzi fatti.

    Elezioni Europee 2024 e la IA

    Tra gli obblighi imposti alle piattaforme vi è anche la necessità di dichiarare se i contenuti politici sono generati da IA, sebbene ciò sia gestito tramite autodichiarazione. Questo solleva preoccupazioni sulla trasparenza e sull’efficacia delle misure adottate.

    Insomma il panorama delle prossime elezioni europee è profondamente influenzato dalla presenza della Generazione Z e dall’uso delle piattaforme digitali.

    Con un numero sempre maggiore di giovani che si informa e partecipa attraverso i social media, il ruolo di queste piattaforme diventa cruciale non solo per provare a garantire un’affluenza maggiore. Ma anche per assicurare che le informazioni siano corrette e trasparenti.

    La sfida, quindi, non è solo nel coinvolgere i giovani, ma anche nel proteggere la loro esperienza democratica dalle insidie della disinformazione e delle manipolazioni elettorali.

    Le nuove normative europee, come il Digital Services Act e l’AI Act, rappresentano passi importanti in questa direzione, imponendo regole più stringenti alle big tech per una moderazione dei contenuti più efficace e trasparente.

    Resta da vedere se queste misure saranno sufficienti a garantire un processo elettorale libero e sicuro in un contesto digitale sempre più dominante.

    La partecipazione attiva dei giovani e la loro fiducia nelle istituzioni dipenderanno molto da come queste piattaforme sapranno rispondere alle nuove sfide poste dalla digitalizzazione e dall’intelligenza artificiale.

    Le elezioni del 2024 potrebbero quindi segnare un punto di svolta non solo per la partecipazione politica dei giovani, ma anche per la maturazione di un ambiente digitale più sicuro e affidabile.

    Un’opportunità che non possiamo permetterci di sprecare.

     

  • Il passaggio a X.com è effettuato, addio a Twitter

    Il passaggio a X.com è effettuato, addio a Twitter

    Elon Musk completa la transizione di Twitter a X, ora su X.com. Si realizza così la sua visione originaria di X.com, con l’obiettivo di renderla una piattaforma in stile WeChat. È l’addio definitivo a Twitter.

    Dopo 10 mesi dal giorno in cui iniziò la fase di rebranding da Twitter a X, oggi la piattaforma di Elon Musk completa la transizione. Da oggi, infatti, il nome Twitter non verrà più visualizzato in alcun URL ancora rimanente.

    Tutti gli URL da Twitter.com adesso sono stati indirizzati a X.com. Si chiude definitivamente la storia di Twitter.

    Sebbene la fine di Twitter fosse già segnata dall’acquisizione di fine ottobre 2022, oggi viene definitivamente sancita con la scomparsa del nome “Twitter” dalla piattaforma.

    Il passaggio a X.com è effettuato, addio a Twitter

    Si compie il disegno di Musk con X.com

    Si compie il grande disegno X.com che Musk avrebbe voluto portare avanti prima che nascesse PayPal.

    X.com nasce nel 1999 come una società di servizi finanziari online e di pagamenti via email. L’obiettivo di Musk era quello di creare una piattaforma bancaria completa su internet. Già allora, Musk aveva una visione chiara: dare vita a un progetto legato a servizi finanziari, simile a quello che è oggi la piattaforma cinese WeChat.

    Dopo la fusione di X.com e Confinity, che in seguito divenne PayPal, Musk continuò a credere nel marchio X.com, anche se la società fu rinominata PayPal nel 2001.

    PayPal è stato acquisito da eBay nel 2002 per 1,5 miliardi di dollari in azioni.

    https://x.com/X/status/1791399086182031741

    Elon Musk e la sua idea di X.com

    La storia ci dice che allora Musk venne estromesso come CEO di X.com nel 2000, ma il concetto di X.com ha continuato a ricoprire una parte significativa della sua visione.

    Nel 2017, Musk ha riacquistato il dominio X.com da PayPal, citando il grande “valore sentimentale”. La mossa di acquistare il dominio dimostrava che Musk aveva un legame particolare con X.com, non solo aziendale, ma anche personale.

    A dimostrazione di questo attaccamento, quando si è posta la possibilità di cambiare nome a Twitter, Musk non ha esitato a imporre X. Perché quel disegno di allora doveva concretizzarsi. E Twitter è servito anche a questo.

    https://x.com/elonmusk/status/1791351500217754008

    Il redirect e qualche problema SEO

    Con il reindirizzamento temporaneo (302) degli URL su X.com si compie l’operazione di trasferimento. Anche se alcuni esperti SEO segnalano che si tratta di un passaggio ancora temporaneo, il successivo passaggio a un reindirizzamento permanente (301) potrebbe causare problemi nel posizionamento dei link. Google potrebbe infatti interrompere la visualizzazione di alcuni link, con un impatto negativo sul traffico verso X.

    Accedendo oggi su X, avrete notato questo banner che trovate qui in basso.

    passaggio da Twitter a X.com franz russo

    Si ricorda infatti che il passaggio a X.com non cambia nulla rispetto alla privacy e alla protezione dei dati che restano immutate.

    Non c’è molto altro da aggiungere. Si chiude definitivamente la storia di Twitter.

    Addio definitivo a Twitter

    X.com continuerà ancora a vivere di rendita, come si dice. Resta ancora un luogo dove gli utenti condividono notizie e informazioni. Ma quella attuale non è minimamente paragonabile alla versione con tanti problemi di Twitter.

    La percezione è che l’algoritmo è attualmente in linea con le idee del suo proprietario che si nasconde dietro il principio della libertà di parola. Ma che in effetti così non è.

    L’algoritmo tende a polarizzare e a evidenziare informazioni e notizie che spesso valicano i già deboli controlli sulla sicurezza dei contenuti. Con il risultato che la piattaforma veicola contenuti legati a disinformazione e malinformazione con estrema facilità.

    Demandare questo ruolo di controllo non è di fatto garanzia di efficacia e imparzialità. E questo è un dato di fatto.

    Ma l’idea di Musk è un’altra. È sempre quella di fare di X.com una sorta di WeChat. E lo farà.

     

  • Grok debutta in UE su X, ecco cosa c’è da aspettarsi

    Grok debutta in UE su X, ecco cosa c’è da aspettarsi

    Grok, l’IA di xAI, è ora disponibile in UE su X, solo per gli utenti Premium. L’IA di Elon Musk fornisce risposte in tempo reale basate su tweet (post) condivisi sulla piattaforma, ma la sua affidabilità è limitata.

    Dopo lo sbarco in Uk, Grok fa il suo debutto anche in UE. Da oggi è disponibile anche in Italia, e negli altri 26 paesi che compongono l’Unione Europea, solo per gli abbonati Premium su X.

    Grok è l’intelligenza artificiale di xAI, la società di IA lanciata da Elon Musk a luglio dello scorso anno.

    Grok e il suo sbarco in UE, senza stories

    Da quel poco che si sa, non ci sono grandi limiti di utilizzo, non è stato diramato alcun comunicato che spieghi nel dettaglio. Ma dai post condivisi su X, si sa che Grok può essere usato dagli utenti UE senza particolari restrizioni. Quello che manca in realtà sono le “Grok stories”. Vale a dire i riassunti delle notizie da parte di Grok.

    Pare che questa funzionalità verrà estesa in UE solo dopo le imminenti elezioni europee. E questo perché, evidentemente, la capacità di elaborazione dei contenuti da parte di Grok non appare molto affidabile al momento.

    E perché questo?

    grok sbarca in ue franz russo

    Grok si alimenta con in contenuti di X

    Semplicemente perché, a differenza di altri modelli di IA Generativa, Grok non reperisce dati e informazioni dall’esterno. Infatti, l’IA di Elon Musk risponde alle varie richieste sulla base di ciò che elabora da X. Si alimenta dei contenuti condivisi sulla piattaforma di Elon Musk.

    E questo rappresenta un grande limite e un grande rischio, in termini di affidabilità e sicurezza delle informazioni.

    Esempio di affidabilità discutibile

    Vi porto un esempio concreto. Nel tentativo di testare le sue potenzialità, ho chiesto a Grok di spiegarmi meglio cosa potesse fare, e cosa no, l’utente UE. La risposta è stata molto generica, con un tono smaccatamente “amichevole”. Ma i link che mi ha fornito per approfondire erano dei link a tweet (post).

    Link a tweet di account, verificati, con appena 60 follower, che presentano una timeline di contenuti condivisi da far venire i brividi, per volgarità e inaffidabilità.

    Se questi sono i riferimenti di Grok allora c’è da stare davvero molto attenti.

    Grok è diverso dagli altri modelli

    Grok fa quindi quello che non fa, ad esempio, ChatGPT di OpenAI. Ha la possibilità, questa si che sarebbe una grande forza, di rispondere fornendo informazioni in temo reale.

    Certo, effettua ricerca attraverso link, ma va più a fondo fornendo informazioni sempre fresche. Solo che queste informazioni non sono il massimo dell’affidabilità in gran parte dei casi.

    Altra cosa che Grok fa, e che ChatGPT non farebbe mai, è usare un modo di rispondere apparentemente scanzonato, ma che spesso lo porta ad usare espressioni non proprio auliche.

    Grok e il suo tono “divertente”

    Grok infatti al momento offre due modalità di conversazione: standard, con un tono più professionale e informativo; divertente (predefinita), con un tono decisamente più ironico.

    La versione attuale è Grok 1.5, rilasciato a marzo di quest’anno.

    Il modello presenta grandi passi in avanti nelle capacità di ragionamento e di risoluzione dei problemi, rispetto al suo predecessore Grok-1.

    Ecco Grok 1.5, la versione attuale

    Grok 1.5 ha ottenuto risultati molto buoni nei benchmark progettati per testare queste sue capacità. Tra cui la matematica (benchmark MATH) e la generazione di codice (benchmark HumanEval).

    Capace di interpretare bene il contesto della richiesta (prompt), Grok può elaborare informazioni da documenti fino a 16 volte più lunghi rispetto alle versioni precedenti.

    Questo è, appunto, dovuto alla sua capacità di contesto estesa di 128.000 token. Il che gli consente di comprendere meglio istruzioni complesse e mantenere il rispetto delle istruzioni anche con un ampio inserimento di dati.

    Grok-1.5 è costruito su un framework di formazione personalizzato basato su JAX, Rust e Kubernetes.

    Grok, IA Generativa di solo testo

    A differenza di altri modelli, Grok è un modello IA generativo di solo testo. Non è in grado di comprendere il contenuto di immagini, audio o video, ad esempio. Anche se xAI ha affermato che l’intenzione è quella di migliorare il modello guardando a queste modalità.

    Ecco questo era un quadro su Grok, senza scendere in dettagli tecnici e tantomeno polemici.

    Si tratta di un modello molto particolare di IAG, questo possiamo dirlo. Non è come tutti gli altri.

    È in fase di sviluppo e al momento non si presta a tanti utilizzi. Questo per via di questo tono volutamente colloquiale che rischia, in alcuni casi, di frenare la conversazione.

    Vedremo come si svilupperà e come cambierà dopo le elezioni europee.

    Intanto se lo state usando, fatemi sapere quali sono le vostre impressioni. Qui tra i commenti oppure anche attraverso i canali sui social media.

  • Google I/O 2024, la sfida di Google a ChatGPT e al Web

    Google I/O 2024, la sfida di Google a ChatGPT e al Web

    Google I/O 2024 introduce Gemini nel suo ampio ecosistema. Si apre la sfida a ChatGPT di OpenAI. Le novità presentate puntano a trasformare la ricerca, le foto e la produttività con AI avanzata. Si ridisegna il web che va quindi ripensato.

    Non era facile catturare l’attenzione dopo il grande annuncio di OpenAI del giorno prima. Del resto, Sam Altman e tutta l’azienda ha anticipato l’annuncio proprio per cercare di rubare la ribalta a Google con il suo grande evento annuale Google I/O 2024.

    E possiamo dire che OpenAI è in parte riuscita nel suo intento.

    E cioè che alla fine alcune cose annunciate da Google suonavano meno esaltanti. Sarà che ormai ci stiamo abituando ad annunci di questo genere, sempre orientati sull’Intelligenza Artificiale.

    Guardiamo insieme gli annunci più importanti.

    google i_o 2024 IA gemini franz russo

    Gemini, l’IA dell’ecosistema Google

    Al centro dell’ecosistema IA di Google c’è Gemini.

    Gemini rappresenta la nuova frontiera dell’intelligenza artificiale per Google. Sundar Pichai, CEO di Google, ha introdotto Gemini come un modello multimodale, capace di comprendere e generare testo, immagini e audio, codice.

    Questa capacità consente a Gemini di eseguire una vasta gamma di compiti, dall’elaborazione del linguaggio naturale alla riconoscimento delle immagini, migliorando l’interazione utente-tecnologia in modo significativo.

    Una delle caratteristiche particolari di Gemini è la sua capacità di operare con un contesto esteso fino a 1 milione di token, con piani per espandere a 2 milioni di token. Questo significa che Gemini può gestire informazioni più complesse e articolate, fornendo risposte più precise e contestuali.

    Ad esempio, in Google Search, Gemini può offrire risultati di ricerca più pertinenti e completi, migliorando l’esperienza di ricerca degli utenti.

    E a proposito di ricerca, sappiamo bene che Google è ormai sinonimo di ricerca online, il motore di ricerca per antonomasia. Anche Google quindi si appresta a fare quello che già Bing di Microsoft fa con Copilot (ChatGPT integrato al motore di ricerca). E quindi, anche Gemini sarà integrato all’interno di Google

    Il video qui in alto mostra benissimo come funzionerà.

    Al momento, questa novità arriverà inizialmente negli Usa per poi propagarsi in altri paesi. Google non ha illustrato una tempistica a riguardo.

    La sfida di Google e l’impatto della IA sul web

    Ma c’è una breve considerazione, veloce, da fare.

    Sono sempre convinto dell’idea che lo sviluppo dell’Intelligenza Artificiale Generativa sia uno strumento dal potenziale enorme. Proprio perché si tratta di uno strumento che può fare davvero la differenza per ciò che riguarda la creatività e il supporto alla generazione di contenuti.

    Però c’è una considerazione da fare. La continua integrazione IA+ricerca online finirà per ridisegnare la ricerca stessa. I motori di ricerca non saranno più gli stessi, ma saranno un enorme portale di chat con la IA per la ricerca di informazioni online.

    Di conseguenza, se questo si dovesse avverare, verrà ridisegnato il web, quindi indicizzazione e posizionamento dei contenuti.

    Banalmente, dalla progressiva introduzione di questi modelli IA all’interno dei motori di ricerca, ad essere penalizzati saranno i creatori di contenuti. Quindi siti di informazione, blog, siti di notizie. Perché l’utente si interfaccerà ponendo una richiesta (prompt) che sempre meno sarà approfondita attraverso un link.

    Questa è solo una mia ipotesi che potrebbe portare ad una riduzione di Internet per come l’abbiamo sempre conosciuta e usata. Per dare vita ad una IA sempre più intelligente, capace di sostituire anche la ricerca online.

    Di questo ne parleremo ancora.

    Gemini e Google Search

    Andiamo con le novità di Search.

    In pratica con Gemini il motore di ricerca, ad ogni richiesta, fornirà delle previ panoramiche.

    Queste panoramiche sono brevi riassunti generati dall’IA che forniscono una sintesi chiara e concisa delle informazioni chiave. Una modalità che potrebbe tornare utile per query complesse che richiedono una comprensione approfondita.

    Ad esempio, se un utente cerca informazioni su una malattia rara, l’IA generativa può fornire una panoramica delle cause, dei sintomi e dei trattamenti disponibili, il tutto in un unico blocco di testo.

    L’IA generativa migliora anche la capacità di Google di fornire risultati contestuali. Invece di presentare semplicemente un elenco di link, l’IA può comprendere l’intenzione dietro la query e fornire risposte che tengono conto del contesto.

    Questo significa che se un utente cerca “migliori ristoranti a Roma”, l’IA può offrire suggerimenti basati su recensioni, menù e la posizione attuale dell’utente.

    Integrazione Gemini e Google Foto

    Gemini è integrato in altri prodotti come Google Foto.

    In Google Foto, ad esempio, Gemini migliora la capacità di riconoscimento delle immagini, permettendo agli utenti di cercare foto basate su descrizioni complesse e contesti specifici.

    Google Foto è stato uno dei pionieri nell’uso dell’intelligenza artificiale con l’obiettivo di migliorare l’esperienza degli utenti nella gestione delle foto.

    “Chiedi a Foto”

    Con l’introduzione di “Chiedi a Foto” alimentato dal modello Gemini, Google sta portando questa esperienza a un livello decisamente nuovo. Questa funzionalità sperimentale permette agli utenti di trovare foto specifiche e recuperare informazioni dalla loro galleria in modo naturale e intuitivo.

    “Chiedi a Foto” utilizza il modello di intelligenza artificiale Gemini per rendere la ricerca più naturale e meno frustrante. Gli utenti possono porre domande complesse come “Mostrami la foto migliore tra quelle dei parchi nazionali che ho visitato” e ricevere immediatamente le immagini pertinenti, eliminando la necessità di scorrere manualmente.

    Questa funzionalità è particolarmente utile per ricordare momenti specifici o dettagli importanti che potrebbero essere difficili da ritrovare. Per esempio, chiedendo “Quali sono stati i temi usati per le feste di compleanno di Lena?”, l’IA analizzerà le decorazioni e gli oggetti nelle foto per fornire una risposta accurata.

    Le potenti funzionalità multimodali di Gemini permettono di comprendere il contesto e il soggetto delle foto. Quindi, oltre a identificare persone e luoghi, l’IA può estrarre dettagli dai testi presenti nelle immagini o identificare temi specifici, come decorazioni di feste.

    Come cambia Google Workplace con Gemini

    Gemini è anche in Google Workplace

    google i_o 2024 IA gemini franz russo

    Google Workspace continua a evolversi per migliorare la produttività e l’efficienza degli utenti. Con l’introduzione di nuove funzionalità basate su Gemini, Google offre strumenti ancora più potenti per semplificare le attività quotidiane. Questo articolo esplorerà dettagliatamente le nuove funzionalità di Gemini per Google Workspace, evidenziando come queste innovazioni possono aiutare utenti e aziende a ottenere il massimo dalle loro app Google.

    Gemini 1.5 Pro è ora integrato nel pannello laterale di Google Workspace, offrendo una finestra contestuale più estesa e capacità di ragionamento avanzate. Questo permette a Gemini di rispondere a una gamma più vasta di domande e di fornire risposte più dettagliate e approfondite.

    Gemini adesso può riassumere email e documenti. Ad esempio, gli utenti possono chiedere a Gemini di riassumere tutte le email provenienti da una specifica fonte, come una scuola o un’organizzazione, ottenendo immediatamente i dettagli più rilevanti.

    Utilizzando il pannello laterale di Gmail, gli utenti possono facilmente accedere a documenti su Google Drive, chiedere informazioni specifiche e inserire i risultati direttamente nelle email. Questa integrazione rende il flusso di lavoro più efficiente e organizzato.

    Gemini nel pannello laterale di Workspace è ora disponibile per gli utenti di Workspace Labs e Gemini per Workspace Alpha. Sarà presto disponibile su desktop per aziende e consumatori tramite i piani Gemini per Workspace e Google One AI Premium.

    Gemini e le traduzioni

    Gemini è utile per le traduzioni in continuo miglioramento.

    Recentemente, Google ha introdotto “Traduci per me” su Google Meet, con rilevamento automatico della lingua e sottotitoli tradotti in più di 60 lingue. Ora, questa funzionalità si espande a “Aiutami a scrivere” in Gmail e Documenti, con supporto iniziale per spagnolo e portoghese.

    Google continua ad aggiungere supporto per altre lingue, facilitando la connessione e la collaborazione tra persone di diverse nazionalità. Questa espansione linguistica permette agli utenti di scrivere e ricevere assistenza nelle loro lingue native, migliorando la comunicazione e la produttività.

    Gli utenti possono accedere a queste nuove funzionalità attraverso i componenti aggiuntivi di Gemini per Workspace per clienti aziendali e il piano Google One AI Premium per gli utenti. Per massimizzare l’uso di Gemini per Workspace, Google offre una serie di risorse e guide sul blog di Workspace.

    Android e Gemini, coppia perfetta

    Ma Gemini diventa uno strumento fondamentale anche per Android. Google, da questo punto di vista ha già fatto passi in avanti, ma adesso aumenta l’estensione.

    L’integrazione dell’intelligenza artificiale (AI) nel sistema operativo Android rappresenta un’evoluzione significativa nell’interazione quotidiana con gli smartphone. Le ultime innovazioni di Google AI offrono funzionalità avanzate che migliorano la produttività e la creatività, rendendo l’uso dello smartphone più intuitivo e potente.

    “Cerchia e cerca”

    “Cerchia e Cerca” è una funzione che consente agli utenti di selezionare qualsiasi cosa visualizzata sullo schermo del proprio smartphone per avviare una ricerca.

    Questo può essere fatto senza dover interrompere l’attività corrente o cambiare applicazione, rendendo il processo di ricerca fluido e continuo.

    Recentemente, questa funzionalità è stata potenziata per aiutare gli studenti con i compiti. Gli studenti possono cerchiare problemi di matematica o fisica e ricevere istruzioni dettagliate per risolverli. Questo è particolarmente utile per problemi complessi che coinvolgono formule, diagrammi e grafici. Utilizzando il modello LearnLM, ottimizzato per l’apprendimento, “Cerchia e Cerca” può affrontare una vasta gamma di problemi legati al mondo dell’istruzione.

    “Cerchia e Cerca” è attualmente disponibile su oltre 100 milioni di dispositivi, con l’obiettivo di raddoppiare questo numero entro la fine dell’anno.

    Questa funzionalità è stata estesa a vari dispositivi Samsung e Pixel, migliorando l’accessibilità e l’utilità per un numero sempre maggiore di utenti.

    Gemini è quindi un assistente AI generativo integrato in Android, progettato per migliorare la creatività e la produttività degli utenti. Questa esperienza AI è in grado di comprendere il contesto delle attività svolte sullo schermo e delle app in uso, offrendo suggerimenti e risposte pertinenti.

    Presto sarà possibile spostare l’overlay di Gemini sopra le app aperte per utilizzare l’AI in vari modi. Gli utenti potranno trascinare e rilasciare immagini generate da Gemini in app come Gmail e Google Messaggi, o chiedere informazioni su video di YouTube. Con un abbonamento a Gemini Advanced, sarà possibile chiedere informazioni su documenti PDF e ricevere risposte rapide senza dover scorrere molte pagine.

    Gemini continuerà a migliorarsi, offrendo suggerimenti dinamici basati sui contenuti mostrati sullo schermo. Questa evoluzione costante mira a rendere l’assistente IA sempre più utile e integrato nelle attività quotidiane degli utenti.

    Gemini Nano

    E poi c’è Gemini Nano.

    Android è il primo sistema operativo mobile a includere un modello di base integrato e on-device. Con Gemini Nano, gli utenti possono usufruire di esperienze AI avanzate mantenendo le loro informazioni completamente private. Gemini Nano è in grado di elaborare non solo input di testo, ma anche comprendere luoghi, suoni e linguaggio parlato.

    Una delle applicazioni principali di Gemini Nano sarà su Talkback, uno strumento progettato per aiutare le persone cieche o ipovedenti. Grazie alle funzionalità multimodali, Talkback potrà fornire descrizioni più chiare e dettagliate dei contenuti delle immagini, migliorando l’accessibilità e l’inclusione.

    Secondo un recente report, oltre mille miliardi di dollari sono stati persi a causa di frodi telefoniche in un periodo di 12 mesi. Per affrontare questo problema, Google sta testando una nuova funzionalità che utilizza Gemini Nano per fornire avvisi in tempo reale durante le chiamate telefoniche.

    Questa funzionalità rileva schemi di conversazione comunemente associati a frodi, come richieste urgenti di trasferimenti di fondi o informazioni personali. Gli utenti riceveranno avvisi se vengono rilevate richieste insolite da parte delle banche o altre istituzioni, proteggendoli da potenziali truffe.

    Come funziona Gemini 1.5 Pro

    Alcune veloci novità che riguardano Gemini 1.5 Pro.

    Con l’evoluzione continua dell’intelligenza artificiale, Google introduce Gemini 1.5 Pro, un modello avanzato progettato per migliorare l’efficienza e la produttività degli utenti. Questa versione offre una finestra contestuale estesa, nuove funzionalità di analisi dei dati, capacità multimodali e opzioni di personalizzazione. In questo articolo, esploreremo in dettaglio tutte le novità di Gemini 1.5 Pro e le sue potenzialità.

    Gemini 1.5 Pro introduce una finestra contestuale che può gestire fino a 1 milione di token, la più ampia mai offerta da un chatbot consumer.

    Questo permette di comprendere e analizzare documenti di grandi dimensioni, come PDF di 1500 pagine, e riassumere rapidamente centinaia di email. Presto sarà in grado di gestire anche contenuti video di un’ora e codici con oltre 30.000 righe.

    Gli utenti possono caricare file su Gemini Advanced tramite Google Drive o direttamente dal dispositivo. Questa funzionalità permette di ricevere risposte dettagliate su documenti complessi e di confrontare argomenti chiave di vari articoli di ricerca. Inoltre, Gemini sarà presto in grado di analizzare dati e creare visualizzazioni grafiche da fogli di lavoro caricati.

    Tutti i file e le conversazioni con Gemini sono privati e non vengono utilizzati per addestrare altri modelli di intelligenza artificiale di Google. Questo garantisce che le informazioni degli utenti rimangano confidenziali e protette.

    Gemini 1.5 Pro è nativamente multimodale, il che significa che può comprendere e rispondere a input che combinano testo, immagini e suoni. Ad esempio, gli utenti possono scattare una foto di un piatto e chiedere la ricetta, oppure fotografare un problema matematico per ricevere una spiegazione dettagliata.

    Questa capacità multimodale rende Gemini particolarmente utile in contesti educativi e creativi. Ad esempio, gli studenti possono utilizzare Gemini per risolvere problemi complessi, mentre i creativi possono chiedere suggerimenti per migliorare le loro opere basandosi su input visivi.

    Arriva Gemini Live

    Nei prossimi mesi, Google lancerà Gemini Live, un’esperienza conversazionale mobile che sfrutta la tecnologia vocale avanzata di Google. Con Gemini Live, gli utenti possono parlare direttamente a Gemini, che risponderà con voci naturali e personalizzabili.

    Gemini Live permette conversazioni più naturali, con la possibilità di parlare alla velocità desiderata o interrompere la risposta per chiedere chiarimenti. Questa funzionalità è ideale per prepararsi a colloqui di lavoro, discorsi importanti o per ottenere consigli su public speaking.

    In futuro, sarà possibile utilizzare la fotocamera su Gemini Live per avviare conversazioni basate su ciò che viene inquadrato, migliorando ulteriormente l’interazione contestuale e multimodale.

    Ecco, questo era il resoconto, sperando utile nei dettagli, di interesse rilevante. Perché tutte queste novità evidenziate interessano più o meno tutti.

    Ricordiamoci che Google è il motore di ricerca più usato e Android il sistema operativo mobile più adottato sui dispositivi mobili.

    Quindi parliamo di novità sul mondo di intendere l’IA di Google che riguarderà la grand parte delle persone.

    Questo era solo un rapido sguardo alle novità annunciate a Google I/O più interessanti per gli utenti.

    È il segno che da adesso in poi l’intelligenza artificiale sarà sempre più alla portata di tutti ed è sempre più vero che tutto questo deve essere gestito con consapevolezza e responsabilità.

  • Meta chiuderà Workplace nato per le aziende, focalizzandosi sulla IA

    Meta chiuderà Workplace nato per le aziende, focalizzandosi sulla IA

    Dopo quasi otto anni, Meta chiude Workplace entro il 2026 per focalizzarsi su AI e Metaverso. E alle aziende consiglia la migrazione a Workvivo di Zoom.

    Dopo quasi otto anni Meta (all’epoca so chiamava ancora Facebook) decide di chiudere Workplace. Lo strumento era nato specificatamente per le aziende.

    Workplace era stato concepito come un luogo dove le aziende potessero dare luogo a maggiori connessioni tra collaboratori e dipendenti. Ma ora c’è la realtà da tenere in considerazione.

    Come sappiamo, Meta ha ormai avviato una politica di snellimento dell’azienda. Una operazione che ha provocato tagli al numero dei dipendenti e tagli a diversi prodotti, tra cui anche Workplace.

    Workplace, motivi della chiusura e tempistiche

    Le fonti, raccolte da TechCrunch e da Axios, sostengono che la piattaforma funzionerà come normalmente fino a settembre 2025. Dopodiché resterà di sola lettura fino a maggio 2026. Fino alla completa disattivazione.

    Meta chiude workplace investe in IA franz russo

    I clienti di Workplace, tra cui figurano aziende come Starbucks e Danone, sono state invitate da Meta a utilizzare Workvivo di proprietà di Zoom come alternativa adeguata per la migrazione.

    Workvivo, un’altra piattaforma di comunicazione aziendale, è stata acquisita da Zoom nel 2023.

    Da quelli che sono gli ultimi dati a disposizione, nel 2021 Workplace di Meta contava circa 7 milioni di utenti paganti. Al momento non si conosce il numero preciso di dipendenti che potrebbe essere interessato da questa chiusura.

    Meta abbandona Workplace per puntare sulla IA

    “Stiamo interrompendo Workplace da Meta in modo da poterci concentrare sulla creazione di tecnologie AI e Metaverso che crediamo rimodelleranno radicalmente il modo in cui lavoriamo”, ha affermato Meta in una dichiarazione inviata via e-mail.

    Ecco quindi spiegata la motivazione della chiusura.

    Meta punta ad investire sull’intelligenza artificiale anche per realizzare nuovi prodotti che seguiranno il cambiamento del modo di lavorare.

    Possiamo tranquillamente affermare che, per necessità e per riorganizzazione, Meta sta percorrendo una strategia di riduzione.

    Mentre prima lo scopo era essere ovunque e quindi presentare prodotti sempre più diversificati per essere in grado di soddisfare qualsiasi tipo di esigenza, adesso tutto cambia.

    La strategia è, adesso, quella di ridimensionare e ricondurre tutto – nel vero senso della parola – all’intelligenza artificiale.

    Vedremo cosa succederà nei prossimi mesi.

     

  • ChatGPT 4o e l’evoluzione della IA Generativa

    ChatGPT 4o e l’evoluzione della IA Generativa

    ChatGPT-4o di OpenAI rivoluziona l’IA generativa con prestazioni ottimizzate, gestione simultanea di testo, voce e immagini e altri miglioramenti.

    Per chi non ha basi tecniche avanzate, ma si interessa di altri aspetti che riguardano l’Intelligenza Artificiale Generativa, allora si può ben affermare che siamo di fronte ad una evoluzione evidente. E che produrrà diversi effetti.

    OpenAI ha presentato la nuova evoluzione di ChatGPT 4. Nei giorni scorsi era girata la voce che si sarebbe trattato di un motore di ricerca. Possiamo dire che al momento il discorso è solo rimandato e che il salto in avanti comunque c’è stato.

    Ecco ChatGPT 4o

    ChatGPT-4o rappresenta per davvero una svolta nel mondo della Intelligenza Artificiale Generativa. Ma cosa rende questo modello così speciale rispetto ai GPT precedenti?

    ChatGPT-4o si basa sull’architettura del GPT-4, con ottimizzazioni che migliorano in maniera evidente le prestazioni.

    openai chatgpt 4o evoluzione IA generativa franz russo

    La “o” in ChatGPT-4o sta per “omni”, a dimostrare l’ampiezza e la versatilità delle sue capacità. Il modello gestisce contemporaneamente testo, video e immagini.

    Caratteristiche di ChatGPT 4o

    GPT-4o ragiona attraverso voce, testo e immagini“, ha detto Mira Murati durante la presentazione del nuovo modello in OpenAI a San Francisco. “E questo è incredibilmente importante, perché guardiamo al futuro dell’interazione tra noi e le macchine.

    Ecco, un passaggio che vale la pena di sottolineare.

    Con il nuovo modello si passa da una interazione macchina-uomo e si arriva ad una interazione macchina-uomo-macchina. Si aggiunge un ulteriore livello di interazione.

    Questo modello è progettato per essere più completo e universale, offrendo prestazioni superiori in termini di velocità, efficienza e coerenza delle risposte.

    Miglioramenti delle prestazioni

    Il volume di dati utilizzato per addestrare ChatGPT-4o è stato ampliato del 50% rispetto a GPT-4.

    Questo dataset include una vasta gamma di testi, dai documenti accademici ai dialoghi realistici, permettendo al modello di comprendere e rispondere con maggiore accuratezza alle richieste degli utenti.

    Grazie alle ottimizzazioni tecniche, ChatGPT-4o riduce i tempi di risposta fino al 30% rispetto a GPT-4. Ed è davvero così. Vi invito a provarlo, perché è importante sapere che il nuovo modello è disponibile per tutti. Quindi anche per gli utenti non abbonati

    Questo significa che le interazioni con l’IA sono ora più rapide e fluide, migliorando significativamente l’esperienza utente.

    openai chatgpt 4o evoluzione IA generativa franz russo

    Reattività in “tempo reale”

    Il modello offre una reattività “in tempo reale”, come afferma OpenAI, e può persino cogliere le sfumature della voce di un utente, generando in risposta voci in “una gamma di stili emotivi diversi” (incluso il canto).

    Per dare l’idea di cosa possa fare, ChatGPT 4o è capace di analizzare un’immagine, procedere all’analisi della stessa e descrivere il contenuto.

    La grande novità sta nel fatto che la descrizione dell’immagine viene contestualizzata, viene quindi riempita di significato. E questo avviene anche senza dare alcuna specifica, basta semplicemente chiedere “Cosa vedi in questa immagine”?

    Altra grande novità è che ChatGPT 4o è capace di analizzare l’immagine, riuscendo a cogliere anche il testo contenuto nell’immagine.

    Capacità di “leggere” le immagini

    Ad esempio, si può chiedere di analizzare lo screenshot di una porzione di codice da decifrare e correggere. Oppure si può chiedere di analizzare lo screenshot di un documento e analizzarlo. Per poi riscriverlo nella maniera corretta.,

    ChatGPT-4o supporta diverse lingue con una precisione che non si era mai vista prima. Le ottimizzazioni includono miglioramenti specifici per la gestione del contesto in varie lingue, rendendolo uno strumento veramente globale.

    Interazioni in più lingue

    Ora, interagire in lingue diverse è più naturale e coerente.

    Certo, le migliorie sono molto più evidenti in lingua inglese, ma i miglioramenti sono evidenti anche in lingua italiana.

    OpenAI afferma che le prestazioni di GPT sono migliorate per 50 lingue.

    Una delle innovazioni più importanti di ChatGPT-4o è la capacità di mantenere il contesto su lunghe conversazioni.

    Questo significa che il modello può ricordare dettagli specifici e fornire risposte coerenti anche dopo molte interazioni, superando i limiti delle versioni precedenti.

    Per la voce bisogna attendere

    Al momento, la voce non fa parte dell’API di GPT-4o per tutti i clienti. OpenAI, citando il rischio di utilizzi impropri, afferma che le nuove funzionalità audio di GPT-4o saranno rese disponibili prima a “un piccolo gruppo di partner fidati” nelle prossime settimane.

    ChatGPT-4o rappresenta, quindi, una vera rivoluzione nel campo dell’intelligenza artificiale.

    Con prestazioni ottimizzate, tempi di risposta ridotti e una comprensione linguistica avanzata, questo modello promette di trasformare il modo in cui interagiamo con l’IA, rendendo queste interazioni più naturali, fluide, efficienti e soddisfacenti.

    ChatGPT 4o disponibile per tutti

    Chat GPT-4o è disponibile nella sezione gratuita di ChatGPT a partire da oggi e per gli abbonati ai piani premium ChatGPT Plus e Team di OpenAI con limiti di messaggi “5 volte più alti”.

    [Immagine di copertina generata con l’aiuto di ChatGPT-4o]