Autore: Franz Russo

  • Il caso Substack, tra libertà di espressione e moderazione dei contenuti

    Il caso Substack, tra libertà di espressione e moderazione dei contenuti

    Si parla ormai da un po’ di tempo del caso Substack. E ora con l’addio di Platformer si allarga ancora di più. Appare sempre più evidente la sfida della libertà di espressione e la moderazione dei contenuti che le piattaforme digitali devono affrontare.

    Ormai il tema libertà di espressione è diventato sempre più dirompente. Tema che coinvolge tutta la dimensione digitale e non solo i social media. Il pensiero va alla piattaforma di Elon Musk, X (quella che prima era Twitter), che secondo il capo della Tesla dovrebbe essere il luogo dove ognuno ha la libertà di esprimersi. Senza regole, quello che vuole Musk.

    Per intenderci, libertà di espressione non è libertà di condividere contenuti d’odio e diffondere disinformazione. Eppure, restando per un attimo ancora su X, il percepito che arriva è proprio un luogo dove non ci siano regole e dove non esiste alcuna protezione.

    Tutto questo poi ha un prezzo.

    Ma adesso, in questi giorni e in queste ultime settimane, sta emergendo un altro caso che porta ancora all’attenzione il tema della libertà di espressione e la necessità di moderazione dei contenuti. Per evitare proprio che lo spazio digitale, che si vuole gestire e che si vuole proporre agli utenti come occasione di condivisione dei contenuti, diventi una sorta di terra di nessuno.

    E parliamo di Substack e del recente caso di contenuti estremisti e nazisti condivisi sulla piattaforma.

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    Andiamo con ordine, partendo da cosa è Substack, spiegano il caso che l’ha coinvolta e le ultime vicende che rischiamo di mettere in crisi la piattaforma.

    Come dicevamo, la piattaforma di newsletter Substack è recentemente diventata il fulcro di un acceso dibattito che tocca i nervi scoperti della libertà di espressione, della moderazione dei contenuti e del ruolo delle piattaforme digitali nel panorama mediatico contemporaneo.

    Questo caso mette in luce la complessa interazione tra diritti individuali, responsabilità editoriale e la crescente polarizzazione del discorso pubblico online.

    Il contesto della vicenda Substack e la moderazione dei contenuti

    Substack, nata come una piattaforma innovativa per newsletter, ha rapidamente guadagnato popolarità tra i giornalisti, blogger e scrittori che cercavano maggior libertà editoriale e un modello di business sostenibile, lontano dalle tradizionali dipendenze dalla pubblicità.

    La piattaforma permette agli autori di essere remunerati direttamente dai loro lettori attraverso abbonamenti, promuovendo un modello di finanziamento digitale che ha riscosso ampio interesse​​.

    Tuttavia, con la libertà viene anche la responsabilità.

    Substack si è trovata al centro delle critiche per aver ospitato contenuti estremisti, inclusi quelli di simpatizzanti nazisti, sollevando preoccupazioni sulle sue politiche di moderazione e sulla mancanza di azioni contro account che promuovono ideologie di odio​​​​.

    Substack e la vicenda di Platformer

    Recentemente, la piattaforma ha attirato l’attenzione dei media a seguito di una controversia specifica riguardante Platformer, una delle sue newsletter più popolari, gestita dal giornalista tech Casey Newton.

    Newton ha espresso preoccupazioni riguardo la presenza di materiale pro-nazista su Substack, mettendo in discussione le politiche di moderazione della piattaforma e minacciando di trasferire Platformer su un’altra piattaforma se Substack non avesse rimosso tali contenuti​​.

    E, di fronte alla incapacità di agire di Substack, Platformer lascia la piattaforma di newsletter per migrare nei prossimi giorni su Ghost, piattaforma di newsletter diretta competitor di Substack. “Abbiamo già visto questo film” – scrive Newton nel dare notizia del trasferimento di Platformer – “e non resteremo qui a guardare mentre accade di nuovo“.

    Il caso di Platformer evidenzia una questione critica: la presenza di contenuti pro-nazisti non è solo moralmente riprovevole, ma mina anche l’integrità e i valori etici della piattaforma.

    La simbologia e l’ideologia nazista, universalmente riconosciute come rappresentative di odio, violenza e discriminazione, sono in contrasto con i principi di una società democratica e aperta.

    La permanenza di tali contenuti su Substack non solo solleva interrogativi sulla capacità della piattaforma di garantire un ambiente sicuro e rispettoso per i suoi utenti, ma rischia anche di alienare una parte significativa del suo pubblico, che potrebbe vedere in questa incapacità di agire una tacita accettazione di ideali pericolosi e discriminatori.

    Il senso di Substack per la libertà di espressione

    La posizione di Substack in questa controversia riflette un dilemma più ampio che molte piattaforme digitali devono affrontare: come bilanciare la libertà di espressione con la responsabilità di moderare i contenuti.

    Substack ha sostenuto la libertà di espressione come principio fondamentale, argomentando che sostenere i diritti individuali e sottoporre le idee a un dibattito aperto è il modo migliore per privare le cattive idee del loro potere.

    La piattaforma ha adottato un approccio di moderazione relativamente passivo, promuovendo un pensiero di principio che privilegia il discorso libero, anche in presenza di contenuti controversi​​.

    Il comportamento di Substack, nella controversia, riflette un bilanciamento delicato tra promuovere la libertà di espressione e gestire i contenuti problematici. Secondo le dichiarazioni ufficiali della piattaforma, Substack pone un’enfasi significativa sulla libertà editoriale, sostenendo che la censura eccessiva può essere controproducente.

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    Substack founder, da sinistra: Hamish McKenzie, Chris Best (CEO) e Jairaj Sethi

    La società pensa che permettere un ampio spettro di voci, anche quelle non convenzionali o impopolari, sia essenziale per un dibattito pubblico robusto e variegato.

    Ma, alla luce di tutto, questa filosofia presenta sfide evidenti quando si tratta di contenuti che incrociano la linea dell’incitamento all’odio o alla violenza. La piattaforma si trova quindi di fronte al compito arduo di distinguere tra la protezione della libertà di espressione e la prevenzione di azioni dannose per i suoi utenti.

    Alla ricerca di un equilibrio tra libertà e moderazione

    La vicenda di Substack e Platformer solleva questioni fondamentali sul futuro del giornalismo, del blogging e dei media digitali in generale.

    Da un lato, la libertà di espressione è un pilastro della società democratica, essenziale per un dibattito pubblico sano e per alimentare il pluralismo delle idee. Dall’altro, l’assenza di una moderazione efficace può portare alla diffusione di discorsi d’odio e all’incitamento alla violenza. Finendo per alimentare un senso di sfiducia tra gli utenti e tra i lettori.

    Il caso Substack illustra la sfida di equilibrare questi principi in un’era digitale in cui le piattaforme online hanno un impatto significativo sul modo in cui riceviamo e interagiamo con le informazioni e le notizie.

    Come parte della società, ci troviamo a dover navigare all’interno di un territorio complesso, cercando di mantenere un equilibrio tra la salvaguardia della libertà di espressione e la necessità di una moderazione responsabile.

    Questo dibattito non è solo centrale per il futuro del giornalismo e per tutti colo che fanno informazione. Ma lo è anche per la definizione stessa di una società aperta e democratica nell’era digitale.

    Alcune domande che possono sorgere

    Alcune domande potrebbero sorgere, arrivati a questo punto. Ma come se ne esce allora da tutta questa vicenda? Qual è il punto di equilibrio tra libertà di espressione e capacità di intervento di fronte a contenuti che richiedono attenzione? Cosa è meglio fare in casi come questi?

    Ecco, cercare un equilibrio in queste situazioni è una sfida complessa che coinvolge diverse prospettive e valori. Ecco alcuni punti chiave che va la pena considerare:

    • Definizione di standard di moderazione: è fondamentale per le piattaforme come Substack definire chiaramente quali tipi di contenuti sono accettabili e quali no. Questi standard dovrebbero essere trasparenti, coerenti e applicati equamente. Allo stesso tempo, dovrebbero essere flessibili abbastanza da adattarsi all’evoluzione del discorso pubblico e alle normative legali.
    • Equilibrio tra libertà e responsabilità: mentre la libertà di espressione è un diritto fondamentale, è importante riconoscere che non è un diritto assoluto. Limitazioni responsabili sono necessarie per prevenire danni gravi, come l’incitamento all’odio o alla violenza. La chiave sta nel bilanciare la protezione della libertà di espressione con la prevenzione di danni reali.
    • Trasparenza e responsabilità: le piattaforme dovrebbero essere trasparenti su come prendono decisioni di moderazione e su come vengono applicate le loro politiche. Ciò include la pubblicazione di report di trasparenza e l’apertura a revisioni esterne o audit.
    • Protezione della diversità e del dissenso: è essenziale proteggere la diversità di opinioni e il diritto al dissenso. Le politiche di moderazione non dovrebbero soffocare le voci minoritarie o impopolari, ma piuttosto mirare a creare un ambiente in cui possano essere espressi pensieri diversi, in modo sicuro e rispettoso.
    • Uso della Tecnologia: l’uso di tecnologie avanzate come l’intelligenza artificiale può aiutare nella moderazione, ma deve essere affiancato da un controllo umano per comprendere il contesto e le sfumature.
    • Legislazione e normative: in alcuni casi, potrebbe essere necessario un intervento legislativo per definire limiti chiari e fornire linee guida sulle responsabilità delle piattaforme digitali, soprattutto in relazione ai contenuti dannosi o illegali.

    Non esiste una soluzione unica per questi complessi problemi. Le piattaforme, i legislatori, gli esperti di etica e i cittadini devono lavorare insieme per uscire da queste acque difficili, cercando sempre di equilibrare la libertà di espressione, garantendo maggiore protezione e la promozione di un ambiente digitale sano e rispettoso.

  • Influencer e Agcom, cosa dicono le nuove norme e qualche considerazione

    Influencer e Agcom, cosa dicono le nuove norme e qualche considerazione

    L’Agcom ha varato delle regole che riguardano gli influencer in Italia. Riguardano quelli con almeno 1 milione di follower. Si rischia di incorrere in multe fino a 600 mila euro. Rispetto a tutto questo, alcune considerazioni.

    Senza tanti giri di parole, la “stretta” di cui si parla tanto da parte di Agcom arriva dopo la vicenda Ferragni-Balocco. Vicenda che da poco ha visto l’iscrizione nel registro degli indagati di Chiara Ferragni e di Alessandra Balocco, CEO e presidente della Balocco SpA.

    La “stretta”, parola abusata dal linguaggio giornalistico, altro non è che un provvedimento, composto da linee guida, da parte dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (AGCOM), per regolamentare l’attività degli influencer. In risposta a casi come quello già citato Ferragni-Balocco, dove la natura pubblicitaria di alcuni contenuti non era stata chiaramente dichiarata.

    È pur vero che si tratta di una normativa che prende atto dell’evoluzione del panorama digitale che ha portato ad una crescente presenza degli “influencer” sui social media.

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    Figure che, attraverso piattaforme come Instagram, YouTube e TikTok, hanno acquisito, nel corso del tempo, un potere significativo sulle decisioni d’acquisto dei consumatori. In più di un’occasione, sollevando questioni riguardanti la trasparenza e l’etica nella pubblicità.

    L’intento qui è quello di conoscere meglio questi provvedimenti adottai dall’Agcom, provare a dare un minimo di scenario a livello UE e provare a dare qualche risposta, nei limiti del possibile, che questo provvedimento pone in maniera indiretta.

    Le nuove regole di AGCOM rispetto agli influencer

    Le nuove linee guida di Agcom mirano a garantire che gli influencer rispettino le disposizioni del Testo unico sui servizi di media audiovisivi, con un focus particolare sulla trasparenza delle comunicazioni commerciali.

    Le norme sono indirizzate agli influencer con almeno 1 milione di follower o con un engagement rate medio superiore al 2%.

    Tra le principali disposizioni:

    Trasparenza nelle comunicazioni commerciali: gli influencer devono chiaramente indicare la natura pubblicitaria dei contenuti che includono promozioni di prodotti o servizi.

    Tutela dei diritti fondamentali e dei minori: le linee guida includono misure specifiche per la protezione dei minori e il rispetto dei diritti fondamentali.

    Multe e sanzioni: in caso di violazioni, sono previste multe che variano da 10.000 a 250.000 euro per la mancata trasparenza pubblicitaria e da 30.000 a 600.000 euro per il mancato rispetto degli obblighi di tutela dei minori.

    Scenario normativo sugli influencer nell’UE

    La regolamentazione degli influencer non è un tema isolato in Italia ma si inserisce in un contesto più ampio a livello europeo.

    In Olanda, ad esempio, è stata introdotta una regolamentazione che si applica agli influencer con più di 500.000 follower, i quali devono rispettare le norme del Dutch Media Act, incluse regole specifiche sulla pubblicità e sulla protezione dei minori.

    Queste misure, che includono anche la possibilità di imporre multe significative, riflettono la volontà di garantire trasparenza e tutela dei consumatori nel digitale.

    In Francia, gli influencer che lavorano fuori dall’UE devono stipulare un’assicurazione di responsabilità civile, e sono soggetti a severe sanzioni, inclusi fino a due anni di carcere e multe fino a 300.000 euro per pubblicità ingannevoli o non dichiarate.

    Ovviamente, le misure adottate dall’Agcom hanno suscitato molta attenzione e anche qualche perplessità.

    Il limite di 1 milione di follower e i controlli

    Da quello che viene fuori dalla lettura di commenti e considerazioni, sui vari social e non, i due temi che interessano di più riguardano: il limite di 1 milione di follower e ci si chiede su quale base sia stata applicata questa scelta; chi controllerà l’operato degli influencer che rientrano in questa normativa con il potere di comminare multe così come previsto dalle linee guida.

    Allora.

    Il limite di 1 milione di follower per gli influencer in Italia è stato stabilito dall’AGCOM con l’obiettivo di concentrarsi su influencer o creator che generano reddito significativo attraverso accordi commerciali con produttori di beni e servizi o tramite la monetizzazione concessa dalle piattaforme. Questo criterio è stato adottato per distinguere tra coloro che svolgono attività di influencer in modo amatoriale e quelli che lo fanno professionalmente. La soglia di un milione di follower è stata scelta per riflettere un numero significativo di utenti in Italia, tenendo conto del contesto nazionale e della lingua italiana.

    Per quanto riguarda il controllo e l’applicazione delle sanzioni, le linee guida dell’Agcom prevedono un meccanismo di richiami e ordini volti alla rimozione o adeguamento dei contenuti non conformi.

    Inoltre, l’Agcom, in collaborazione con l’Antitrust, avrà il compito di monitorare e far rispettare queste linee guida.

    L’Agcom può imporre multe che variano da 10.000 a 250.000 euro per mancata trasparenza pubblicitaria e da 30.000 a 600.000 euro per il mancato rispetto degli obblighi di tutela dei minori.

    Inoltre, è previsto l’avvio di un Tavolo tecnico per l’adozione di un codice di condotta, che coinvolgerà anche soggetti non tradizionali nel perimetro normativo dell’Agcom.

    Le parole di Giacomo Lasorella, presidente Agcom

    Rispetto a tutto questo, in una intervista a La Repubblica, Giacomo Lasorella, presidente di Agcom, smentisce che le normative adottate siano in risposta al caso Ferragni-Balocco, “ci lavoriamo da più di un anno”.

    E poi, rispetto al limite di 1 milione di follower risponde: “Abbiamo bisogno di monitorare costantemente gli influencer. Non possiamo soltanto dettare dei comportamenti, è nostro dovere farli rispettare per davvero. È impensabile che l’Autorità pedini decine di migliaia di persone. È giusto concentrare la nostra attenzione sui pesci più grandi“.

    E ancora: “Il tetto del milione è quello che adottiamo in questa prima fase. Si tratta di una soglia sperimentale. Siamo pronti a cambiarla in qualsiasi momento perché le Linee guida non sono un atto statico, fermo, cieco. Saranno aggiornate. Infine mi aspetto che un infuencer, anche se più piccolo, abbia il buon senso di seguire la strada virtuosa che noi indicheremo con sempre maggiore chiarezza anche aprendo un tavolo tecnico“.

    Su chi deve intervenire in caso di eventuale violazione delle regole, Lasorella specifica: “La legge attribuisce a ogni autorità delle competenze molto chiare. Quando avvisterà una pratica commerciale scorretta, sarà l’Antitrust a muoversi. Come ha fatto sul caso del pandoro di beneficenza. La pratica commerciale scorretta è sua diretta competenza“.

    Rispetto a tutto questo, è necessario riportare anche qui alcuni dati recenti sul fenomeno dell’influencer marketing in Italia.

    Lo stato dell’influencer marketing in Italia

    Come evidenziato da UPA (Utenti Pubblicità Associati) gli investimenti fatti in Italia sull’influencer marketing nel 2023 ammontano a 323 milioni di euro, con un aumento del +10% sul 2022. E, rispetto al 2022, cresce anche la percentuale delle aziende che fa ricorso all’influencer marketing, passando dall’81% al 90%.

    In Italia il 71% degli utenti attivi sui social media, vale a dire oltre 27 milioni di italiani adulti tra i 18 e i 74 anni, segue almeno un influencer o i canali social di un brand editoriale. E qui si registra aumento del 17% rispetto al 2021.

    Sempre dagli ultimi dati, che avevamo riportato qui sul nostro blog, Chiara Ferragni è la più seguita dagli italiani e che anche nel nostro paese sta prendendo piede il fenomeno dei virtual influencer, seguiti da oltre 3 milioni di utenti italiani.

    Insomma. Sembra di capire che si tratta di una impalcatura normativa in divenire e che il fenomeno abbia già dimensioni abbastanza grandi da poter essere monitorato nella sua interezza. Da qui il limite di 1 milione di follower.

    Mancano i micro e i macro influencer

    In effetti, quando si parla di influencer marketing, si parla di migliaia di figure spesso capaci di essere molto coinvolgenti pur con un bacino di follower molto ridotto. Ed è proprio lì che spesso occorre monitorare bene.

    Ad esempio, le linee guida non prendo in considerazione l’esistenza di micro e macro influencer. I macro influencer sono quelli con più di 100 mila follower. Vale a dire qualche migliaio. Poi esiste un vero arcipelago di micro influencer, quelli con qualche decina di migliaia di follower che si muovono in maniera molto dinamica. E dove spesso ci sarebbe bisogno di monitoraggio.

    Tutto questo non viene considerato dalle linee guida.

    Il 50% degli intervistati afferma che gli influencer forniscono consigli preziosi ed esperti. In particolare per quanto riguarda i settori wellness (55%) e cucina (56%). Questo per fare un minimo di contesto rispetto a quello che è il grande tema dell’influencer marketing in Italia.

    Vedremo poi come evolverà l’attività di monitoraggio e controllo, e come avverrà l’intervento da parte dell’Antitrust.

    Influencer e normative. Un passo avanti

    L’adozione di queste normative evidenzia un crescente riconoscimento del ruolo influente degli influencer nella società e della necessità di regolamentare le loro attività per proteggere i consumatori, specialmente i più vulnerabili come i minori.

    Mentre l’approccio può variare tra i diversi paesi dell’UE, l’obiettivo comune è garantire che l’attività degli influencer sia esercitata in maniera responsabile e trasparente.

    Queste misure rappresentano certamente un passo verso un equilibrio tra la libertà di esprimersi con gli strumenti a disposizione grazie al digitale e la necessità di tutelare i consumatori da pratiche ingannevoli o occulte.

    In un’era caratterizzata da un rapido sviluppo tecnologico e da un cambiamento continuo nelle modalità di comunicazione, è fondamentale che anche le normative siano al passo con i tempi, assicurando che il digitale resti sempre uno spazio di opportunità, di sicurezza e fiducia per tutti gli utenti.

  • OpenAI, ecco GPT Store e ChatGPT Team per il business

    OpenAI, ecco GPT Store e ChatGPT Team per il business

    OpenAI ha lanciato GPT Store e ChatGPT Team, portando l’IA personalizzata nelle aziende, migliorando l’efficienza e la gestione dei dati. Una innovazione che avrà impatti significativi sul futuro del lavoro e del business.

    Nell’era digitale, l’intelligenza artificiale (IA) continua a ridefinire il panorama tecnologico. L’ultimo lancio di OpenAI, ChatGPT Store, segna un altro passo avanti significativo, orientato alla personalizzazione. Vediamo insieme cosa si intende per ChatGPT Store, il suo scopo e le potenziali ripercussioni nel mondo del business. Insieme a Chat GPT Team.

    Cos’è GPT Store

    ChatGPT Store è una piattaforma innovativa sviluppata da OpenAI. La sua punta di diamante, ChatGPT Team, è una versione avanzata del popolare ChatGPT, personalizzata per l’uso aziendale.

    Questa versione consente alle aziende di implementare il potente strumento AI tra i propri dipendenti, garantendo al contempo la sicurezza e la privacy dei dati aziendali.

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    Il cuore di ChatGPT Team è la sua capacità di isolare e proteggere i dati aziendali. Ogni interazione con il chatbot rimane confinata all’interno dell’ecosistema aziendale, offrendo una soluzione di intelligenza artificiale sicura e privata.

    Il lancio di ChatGPT Team

    A un costo di 25-30 dollari per utente al mese (25 se si adotta un piano di abbonamento annuale), ChatGPT Team promette di migliorare l’efficienza, accelerare il flusso di lavoro e fornire supporto decisionale basato su dati.

    Da quando ha annunciato il programma GPT Builder, a novembre scorso, OpenAI ha dichiarato che sono stati creati dagli utenti più di 3 milioni di bot, chiamati GPT.

    GPT Store verrà distribuito agli utenti di ChatGPT Plus ed Enterprise, insieme agli abbonati a un nuovo livello chiamato Team. Già visibile anche in Italia.

    ChatGPT Team è una versione a pagamento di ChatGPT destinata a team più piccoli di circa 150 persone.

    Come ChatGPT Enterprise, ChatGPT Team offre l’accesso a GPT-4, DALL-E 3 e alla funzionalità Advanced Data Analysis di OpenAI, oltre al controllo sui dati.

    L’introduzione di GPT Store e ChatGPT Team segnano una ulteriore svolta nel modo in cui le aziende interagiranno con l’intelligenza artificiale. La personalizzazione e la sicurezza offerte da ChatGPT Team potrebbero rivoluzionare il posto di lavoro, aumentando la produttività e l’efficienza.

    Allo stesso tempo, questa innovazione solleva questioni importanti sulla dipendenza dalla tecnologia e sull’evoluzione dei ruoli lavorativi in un ambiente sempre più digitale.

    In conclusione, il lancio GPT Store e ChatGPT Team da parte di OpenAI è un chiaro indicatore dell’importanza crescente dell’IA nel mondo del lavoro e del business.

    Mentre ChatGPT Team promette di trasformare il modo in cui le aziende utilizzano la tecnologia, rimane da vedere come questa novità modellerà il futuro del lavoro e la gestione dei dati aziendali.

  • ETF e Bitcoin: gli effetti e il caso del falso post della SEC

    ETF e Bitcoin: gli effetti e il caso del falso post della SEC

    C’è molta attesa sulla decisione della SEC sugli ETF legati al Bitcoin. Decisione che potrebbe influenzare il mercato finanziario. In aggiunta a questo, c’è l’episodio del post non autorizzato su X. Ecco tutto quello che c’è da sapere.

    In questi giorni si parla molto di ETF e Bitcoin, in relazione alla decisione che la SEC degli Stati Uniti, l’equivalente della nostra Consob, che potrebbe prendere nella giornata di oggi. Una decisione che potrebbe cambiare lo scenario finanziario e creare un legame diretto tra valuta tradizionale e valuta elettronica.

    Una decisione che potrebbe avere effetti su tutte le altre valute elettroniche, non solo per i Bitcoin. Ecco perché se ne parla molto.

    Di seguito cercheremo di capire il significato di questa importante decisione. Partendo dal definire cosa si intende per ETF, cosa è il Bitcoin e cosa è successo nelle ultime ore a proposito di un post pubblicato senza autorizzazione che ha generato non poche polemiche tra la SEC e la piattaforma di Elon Musk.

    Allora, la notizia, come dicevamo prima, è che la U.S. Securities and Exchange Commission (SEC) possa approvare gli ETF legati al Bitcoin a breve. Questa aspettativa, vista la rilevanza di questa decisione, ha portato a un aumento significativo del prezzo del Bitcoin, raggiungendo i livelli più alti degli ultimi 21 mesi.

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    Che Cos’è un ETF

    Come anticipato, cerchiamo di capirne di più, con un minimo di approfondimento attraverso tutte queste sigle.

    Un ETF (Exchange-Traded Funds) è un tipo di fondo di investimento che replica l’andamento di un indice, un bene, un paniere di asset o una strategia di investimento. A differenza dei fondi comuni di investimento, gli ETF sono negoziabili in borsa come le azioni.

    Gli ETF offrono ai piccoli e grandi investitori un modo relativamente semplice e meno costoso per diversificare il loro portafoglio.

    Per intenderci meglio, gli ETF sono come dei cestini di investimento. Immaginiamo di avere un cestino in cui puoi mettere diversi tipi di frutta (azioni, obbligazioni, ecc.). Questo cestino può essere poi acquistato o venduto, offrendo una varietà di frutti invece di dover comprare ogni frutto separatamente.

    Bitcoin e Criptovalute

    Non ci sarebbe bisogno di specificare molto, essendo la criptovaluta più nota, ma resta sempre utile un breve recap.

    Il Bitcoin è la prima e più nota criptovaluta, lanciata nel 2009. È una valuta digitale decentralizzata che utilizza la tecnologia blockchain per garantire transazioni sicure e anonime. Negli ultimi anni, il Bitcoin è diventato un asset di investimento popolare, sebbene rimanga sempre molto volatile.

    Anche in questo caso, procediamo ad una spiegazione di base dei Bitcoin.

    Il Bitcoin, lo sappiamo bene, è come il denaro elettronico. Invece di usare banconote o monete fisiche, si utilizza una versione digitale che può essere scambiata online.

    È come inviare un messaggio e-mail invece di una lettera cartacea.

    Visto che ci siamo, spieghiamo in maniera semplice anche la blockchain.

    La blockchain è un registro digitale che tiene traccia di tutte le transazioni di Bitcoin. È come un libro mastro che registra ogni movimento di denaro, ma in forma digitale e molto sicura.

    ETF legati al Bitcoin

    Cosa significa quindi tutta questa vicenda tra ETF e Bitcoin?

    Gli ETF legati al Bitcoin sono fondi che mirano a tracciare il prezzo del Bitcoin e offrono agli investitori un modo per partecipare all’andamento di questa criptovaluta senza possederla direttamente.

    Questo elimina la necessità di gestire wallet digitali e la complessità della sicurezza delle criptovalute.

    Investire in ETF su Bitcoin potrebbe essere un modo per diversificare i risparmi, aggiungendo un tipo di investimento che non è strettamente legato all’andamento di azioni e obbligazioni tradizionali.

    L’approvazione degli ETF legati al Bitcoin potrebbe portare a un significativo afflusso di capitali nel mercato delle criptovalute.

    Ad esempio, la Standard Chartered Bank stima che potrebbero esserci tra i 50 e i 100 miliardi di dollari di investimenti in ETF su Bitcoin nel corso dell’anno​.

    E poi, la febbre degli ETF su Bitcoin ha influenzato anche altre criptovalute.

    Per esempio, Ethereum (ETH) ha subito un calo rispetto al Bitcoin, raggiungendo il livello più basso in 32 mesi.

    La decisione della SEC su ETF e Bitcoin

    Evidentemente, come abbiamo brevemente visto, c’è molta attesa attorno a questa decisione. BlackRock, il più grande gestore di asset al mondo, si aspetta che la SEC approvi la loro domanda per un ETF su Bitcoin il 10 gennaio 2024, cioè oggi​​. La data di oggi è quindi vista come un momento chiave per tutto il settore.

    Diverse importanti società di gestione degli investimenti, tra cui la già citata BlackRock, Fidelity e WisdomTree, hanno presentato domande per lanciare ETF legati al Bitcoin​​, segnalando un crescente interesse istituzionale verso questa classe di asset.

    Ovviamente, l’attesa decisione ha generato volatilità nel mercato, con il prezzo del Bitcoin che ha oscillato sensibilmente in risposta alle notizie e alle speculazioni.

    Brevemente, riassumiamo cosa potrebbe succedere dal punto di vista dei benefici e dei rischi che questa decisione potrebbe comportare.

    Benefici degli ETF su Bitcoin

    Accessibilità: gli ETF su Bitcoin consentono agli investitori tradizionali di accedere ai mercati delle criptovalute attraverso piattaforme e broker conosciuti.

    Semplicità: gli ETF eliminano la necessità di gestire la custodia del Bitcoin, un processo che può essere complesso e rischioso.

    Diversificazione: per gli investitori che cercano di diversificare i loro portafogli, gli ETF su Bitcoin offrono un’esposizione a un nuovo tipo di asset.

    Considerazioni e Rischi

    Volatilità: il Bitcoin è noto per la sua alta volatilità, che si riflette anche negli ETF correlati.

    Regolamentazione: il contesto normativo degli ETF su Bitcoin varia in base al paese, e le future regolamentazioni possono influenzare il mercato.

    Evoluzione del Mercato: il mercato delle criptovalute è in rapida evoluzione, il che può comportare rischi aggiuntivi e imprevedibilità.

    Ma non è tutto, perché quando in Italia era già sera inoltrata, si è verificato un episodio che ci dà la misura di quanto sia attesa questa decisione.

    E parliamo del post pubblicato senza autorizzazione sull’account X della SEC.

    Il 9 gennaio 2024, ieri, l’account X della U.S. Securities and Exchange Commission (SEC) è stato compromesso, che ha comportato la condivisione di un post (quello che prima si chiamava tweet) non autorizzato riguardante gli ETF (Exchange-Traded Funds) legati al Bitcoin​​.

    Il falso post della SEC su X

    Il post, rimasto online per circa 30 minuti prima di essere eliminato, annunciava, in maniera falsa, l’approvazione da parte della SEC degli ETF su Bitcoin per la quotazione in tutte le borse nazionali registrate negli Stati Uniti​​.

    La pubblicazione di questo falso annuncio ha causato un picco temporaneo nel prezzo del Bitcoin, che è salito vicino ai 48.000 dollari prima di scendere nuovamente a circa 45.700 dollari​​.

    La sicurezza dell’account è stata messa in discussione, soprattutto perché non era stata attivata l’autenticazione a due fattori al momento del compromesso​​. Infatti, l’account Safety di X ha comunicato, dopo la fine delle indagini preliminari su ciò che è potuto accadere, che l’account della SEC era stato compromesso, invitando ad adottare l’autenticazione a due fattori.

    In seguito a questo episodio, vi è stata una certa preoccupazione che l’approvazione degli ETF su Bitcoin potesse essere ritardata o negata a causa di questo episodio, anche se alcuni esperti del settore hanno espresso dubbi che l’incidente potesse influenzare l’imminente decisione.

    In conclusione, gli ETF su Bitcoin rappresentano un ponte significativo tra il mondo finanziario tradizionale e quello delle criptovalute.

    Come abbiamo visto, questa decisione potrebbe offrire vantaggi in termini di accessibilità e semplicità. Ma come ogni investimento, comporta dei rischi, soprattutto a causa della volatilità intrinseca del Bitcoin e delle incertezze normative. Vedremo cosa succederà rispetto all’annuncio di questa decisione.

  • OpenAI, impossibile non usare opere coperte da copyright

    OpenAI, impossibile non usare opere coperte da copyright

    OpenAI risponde al New York Times, dopo la querela per violazione del copyright dei giorni scorsi. Ammettendo che è impossibile non usare opere protette da copyright.

    Subito dopo Natale, lo scorso 27 dicembre, il New York Times aveva fatto sapere di aver querelato OpenAI, la società non profit che ha creato ChatGPT, per violazione del copyright.

    E oggi arriva la risposta di OpenAI.

    Partendo dal presupposto che il NYT non racconti tutta la storia, OpenAI sul suo blog scrive – sostanzialmente – che sarebbe “impossibile” costruire reti neurali di alto livello senza utilizzare opere protette da copyright. Questo perché l’utilizzo di materiali di pubblico dominio porterebbe a software AI di qualità inferiore.

    Le sfide legali legate all’IA

    Un recente rapporto di IEEE (Institute of Electrical and Electronics Engineers), dei giorni scorsi, ha concluso che servizi di IA generativa, come Midjourney e DALL-E 3 di OpenAI, possono ricreare scene protette da copyright basandosi sui loro dati di addestramento, documentando casi di “prodotti copiati”​​​​.

    openai nyt impossibile non usare copyright franzrusso

    Resta quindi la questione, molto complessa, se questa pratica sia legale e se i fornitori di servizi IA rischiano responsabilità legale.

    Come sappiamo, OpenAI e Midjourney possono produrre materiali che sembrano violare il copyright, senza fornire informazioni agli utenti sulla provenienza delle immagini prodotte​​.

    Inoltre, è stato indicato da ricerche recenti, sempre su questo ambito, che ChatGPT di OpenAI può essere indotto a riprodurre testi di libri memorizzati in fase di addestramento​​.

    OpenAI ha dichiarato di credere che il suo addestramento su materiale protetto da copyright sia legale, ma riconosce che c’è ancora lavoro da fare per supportare e valorizzare i creator.

    OpenAI mantiene la sua posizione

    La società guidata da Sam Altman mantiene la sua posizione. Affinché i modelli di intelligenza artificiale possano apprendere e risolvere nuovi problemi, hanno bisogno di accedere a “l’enorme aggregato della conoscenza umana“.

    Ha ribadito che, sebbene rispettasse il diritto legale di possedere opere protette da copyright, ritiene che la formazione di modelli di intelligenza artificiale con dati provenienti da Internet rientri nelle regole di equo utilizzo, che consentono di riproporre le opere protette da copyright.

    In ogni caso, è sempre possibile bloccare l’accesso a servizi come ChatGPT semplicemente bloccandolo, inserendo un codice apposito all’interno del proprio sito.

    OpenAI e NYT, collaborazione possibile?

    Di fronte a questo scenario, OpenAI lascia comunque le porte aperte.

    La società di Altman ha detto che spera ancora di poter continuare i negoziati e arrivare a sigillare una partnership simile a quelle che ha stretto con Axel Springer e l’Associated Press. “Siamo fiduciosi per una partnership costruttiva con il New York Times e rispettiamo la sua lunga storia“, ha affermato la società.

    Ora, la questione legale attorno all’uso di materiale protetto da copyright nella formazione di modelli di intelligenza artificiale, come nel caso di OpenAI, è molto complessa.

    Dal punto di vista legale, le aziende si affidano alla difesa di “uso lecito”, argomentando che l’utilizzo di tali dati è necessario per lo sviluppo tecnologico.

    Diritto d’autore e utenti finali

    Questa posizione però si scontra con la realtà attuale. In quanto non è universalmente accettata e potrebbe portare a nuove sfide legali. Incluse potenziali cause legali e richieste di risarcimento danni.

    Per gli utenti finali, l’uso di strumenti IA basati su dati protetti da copyright potrebbe creare delle situazioni di incertezza. Se un utente genera contenuti che violano il copyright utilizzando questi strumenti, potrebbe trovarsi a fronteggiare questioni legali dal punti di vista personale. E sarebbe un bel problema.

    Le aziende come OpenAI cercano di mitigare questo rischio, adottando con termini di servizio che limitano la loro responsabilità. Ma la questione resta tutta aperta.

    La sfida è tra innovazione e protezione del diritto d’autore

    In conclusione, mentre le aziende di servizi di intelligenza artificiale operano in questo scenario tutto in divenire, è fondamentale per gli utenti comprendere i rischi associati alla generazione di contenuti utilizzando questi strumenti.

    Il caso NYT/OpenAI sottolinea l’importanza di un dialogo continuo tra sviluppatori IA, detentori di diritti d’autore e legislatori per definire chiare linee guida che bilancino innovazione e protezione dei diritti d’autore. Questa è la vera sfida di oggi.


    L’immagine di copertina è stata generata da ChatGPT di OpenAI con DALL·E 3

  • Apple Vision Pro disponibile negli USA dal 2 febbraio

    Apple Vision Pro disponibile negli USA dal 2 febbraio

    A pochi mesi dal suo annuncio, Apple lancia il Vision Pro in maniera ufficiale. I preordini, per ora solo negli Usa, inizieranno il 19 gennaio. Mentre la distribuzione nei negozi inizierà il 2 febbraio. Il prezzo è di 3.499 dollari.

    A pochi mesi dal lancio del modello, Apple annuncia l’avvio delle vendite del visore Vision Pro. I preordini – solo negli Usa per il momento – inizieranno il prossimo 19 gennaio e la distribuzione nei negozi inizierà ufficialmente il 2 febbraio.

    Attenzione però. Per ora le vendite sono limitate solo negli Stati Uniti e il prezzo non sarà certo a buon mercato. Infatti, il prezzo fissato per il Vision Pro è di 3.499 dollari. E, a occhio, quando sarà disponibile in Europa e in UE, potrebbe aggirarsi intorno ai 3.500 euro. Se non qualcosina di più.

    Questa del prezzo non è una notizia per gli amatori della Apple. Sapendo benissimo che la scelta dei prodotti dei di Cupertino non è data dal prezzo. Ma da molto di più.

    E il Vision Pro risponde, in maniera precisa, alle aspettative che un cliente affezionato Apple può pretendere.

    apple vision pro vendita Usa franzrusso.it

    Oltre a quello già noto, c’è da aggiungere che il visore permette la sostituzione dello schermo. Per coloro che portano solitamente gli occhiali da vista.

    Si potrà adeguare lo schermo con una lente adeguata alla propria gradazione aggiungendo lenti Zeiss per 149 dollari; 99 dollari se si scelgono lenti non gradate.

    Curiosa la scelta del periodo dell’annuncio. Infatti in questi giorni si apre il CES 2024 la più grande fiera dedicata al mondo tech del mondo. E forse la scelta è stata gestita proprio per rubare un po’ la scena.

    La filosofia della Apple

    Sul Visio Pro è stato già detto tutto, e fra poco riepilogheremo le principali caratteristiche.

    Non meraviglia che Apple abbia tirato fuori da Cupertino il suo visore quando tutti i diretti concorrenti hanno prodotto già il loro.

    Questo perché la filosofia Apple è diversa. Come l’approccio al business e all’innovazione.

    Tradizionalmente, Apple inizia i suoi progetti anni addietro e li realizza quando il prodotto “è fatto per bene”. La pazienza è alla base di tutto ed è su questo che l’azienda ha costruito tutta la sua reputazione.

    È ancora oggi un approccio valido? Evidentemente per l’azienda si e anche per i suoi clienti. Questo approccio, basato sulla pazienza e sulla ricerca di un prodotto affidabile permette alla Apple di alienarsi da tutto ciò che genera inutile rumore di fondo.

    Ecco, forse guardando questo lancio da questo punto di vista si possono comprendere molte cose.

    Ma passiamo adesso a elencare le caratteristiche del nuovo Vision Pro, ci cui al momento non si conosce una data di lancio in Europa.

    Vision Pro, caratteristiche principali

    Display: dotato di display micro OLED 4K con un totale di 23 milioni di pixel, offre un’esperienza visiva di elevata qualità.

    Controllo e navigazione: utilizza il tracciamento degli occhi e dei gesti per la navigazione e il controllo. Non sono necessari controller fisici, poiché l’interazione avviene tramite movimenti oculari, gesti delle mani e comandi vocali.

    Fotocamera e Video 3D: capace di catturare foto e video in 3D, offrendo agli utenti la possibilità di rivivere i ricordi.

    Audio e microfono: incorpora audio spaziale e sei microfoni per chiamate, videochiamate e comandi vocali, con supporto per gli AirPods per un’esperienza audio superiore.

    Optic ID: include una funzione di sicurezza chiamata Optic ID, che utilizza la scansione dell’iride per autenticazione, simile a Face ID e Touch ID.

    Sistema Operativo visionOS: funziona con il sistema operativo visionOS, progettato appositamente per il dispositivo.

    Vision Pro, il design

    Estetica: il design ricorda un paio di occhiali da sci di alta gamma, con una parte anteriore in vetro laminato e una montatura in lega di alluminio.

    Comfort: dotato di una Light Seal morbida e adattabile che si attacca magneticamente alla montatura per bloccare la luce. La struttura del casco è progettata per essere traspirante, confortevole e regolabile.

    Display Esterno EyeSight: un display esterno chiamato EyeSight mostra gli occhi dell’utente alle persone intorno, permettendo loro di capire se l’utente è in una modalità immersiva o può vedere ciò che accade intorno.

    Vision Pro, performance e batteria

    Processori: utilizza due chip Apple, il chip M2 e un nuovo chip R1, per gestire il contenuto e processare input da telecamere, sensori e microfoni.

    Batteria esterna: non ha una batteria interna a causa delle limitazioni di peso. È alimentato da un cavo intrecciato collegato a un pacco batteria esterno che offre circa due ore di autonomia o può essere collegato a un adattatore di corrente per un funzionamento continuo.

    Vision Pro, sviluppi futuri

    Nuove versioni: Apple sta già lavorando su una nuova versione dell’Apple Vision Pro che sarà più accessibile in termini di prezzo, pur mantenendo la stessa funzionalità di realtà mista AR/VR.

    Si prevede che questa versione più economica utilizzi componenti più convenienti e potrebbe essere lanciata già nel 2025. Inoltre, si parla di un modello di seconda generazione con display micro-OLED più avanzati, previsto per il 2027.

  • Padre Paolo Benanti alla guida della Commissione Algoritmi

    Padre Paolo Benanti alla guida della Commissione Algoritmi

    Padre Paolo Benanti alla guida la Commissione Algoritmi del governo italiano, nel tentativo di unire etica e tecnologia nell’IA. Confronto con commissioni simili nel mondo.

    L’intelligenza artificiale (IA) sta rivoluzionando il mondo in cui viviamo, influenzando settori che vanno dall’assistenza sanitaria alla sicurezza nazionale. Questa rapida evoluzione ha reso indispensabile la creazione di commissioni governative dedicate, incaricate di indirizzare, monitorare e regolamentare lo sviluppo e l’impiego dell’AI.

    Queste commissioni sono vitali per garantire che l’AI sia sviluppata in modo etico, sicuro e in linea con gli interessi pubblici.

    La nomina di Padre Paolo Benanti

    La recente nomina di Padre Paolo Benanti come presidente della Commissione Algoritmi del governo italiano segna un punto di svolta nella discussione generale.

    padre paolo benanti commissione algoritmi franzrusso

    Dopo le dimissioni di Giuliano Amato, nel giro di poche ore il governo, nella figura di Alberto Barachini, sottosegretario all’Editoria, ha proceduto alla nomina di Padre Benanti.

    Padre Benanti, presbitero francescano, teologo e consulente del Papa sui temi dell’AI e dell’etica della tecnologia, rappresenta una figura unica alla guida di una commissione governativa sull’AI.

    La sua competenza in etica e bioetica, unita alla sua posizione di professore presso la Pontificia Università Gregoriana e membro del Comitato sull’intelligenza artificiale delle Nazioni Unite, evidenzia comunque un approccio multidisciplinare al governo dell’AI​​.

    Cosa succede a livello internazionale

    A livello internazionale, la maggior parte delle commissioni sull’AI sono guidate da esperti nei campi della tecnologia, scienza, etica e politica.

    Negli Stati Uniti, per esempio, il National AI Advisory Committee (NAIAC) e il Select Committee on Artificial Intelligence guidano la strategia nazionale sull’AI. Questi comitati comprendono un ampio spettro di esperti provenienti da diversi settori, riflettendo un approccio interdisciplinare, ma non necessariamente includono figure religiose​​​​.

    I piani strategici nazionali sull’IA mostrano come diversi paesi si stanno concentrando su aspetti come la ricerca sull’IA, l’accesso ai dati, l’etica algoritmica, la governance dell’AI e l’uso dell’AI nei servizi pubblici.

    Questi piani riflettono le priorità nazionali e le strategie per lo sviluppo e l’implementazione dell’AI, ma spesso non specificano individualmente le figure di leadership o i presidenti dei comitati sull’AI.

    Attenzione ai principi sulla IA dell’OCSE

    Inoltre, molti paesi stanno implementando i Principi per un’AI affidabile dell’OCSE, adottando approcci diversi per raggiungere la crescita inclusiva, lo sviluppo sostenibile e il benessere.

    Alcuni esempi includono il Canada, la Francia, la Germania, la Turchia, il Regno Unito e gli Stati Uniti, che hanno lanciato iniziative specifiche per garantire l’etica, la trasparenza e la sicurezza nell’uso dell’AI.

    La nomina di una figura ecclesiastica come Padre Benanti potrebbe suscitare alcuni interrogativi, senza alcuna intenzione polemica. Si potrebbero sollevare domande sull’equilibrio tra visione etica e competenze tecniche nel guidare le politiche sull’AI.

    La sua esperienza in bioetica e etica delle tecnologie offre senza dubbio una prospettiva preziosa, specialmente nell’ambito dell’AI, dove questioni etiche sono sempre più al centro del dibattito.

    Rimane la questione di come questa esperienza si integri con le esigenze tecniche e politiche della governance dell’AI.

    In conclusione, la nomina di Padre Benanti è unica ed evidenzia l’importanza crescente di un approccio interdisciplinare nella governance dell’AI, che combina competenze tecniche con una forte comprensione delle implicazioni etiche e sociali.

    Questo caso può servire come un punto di riflessione per altri paesi nell’elaborare le loro strategie di governance dell’AI, sottolineando l’importanza di un equilibrio tra competenza tecnica e sensibilità etica.


    [L’immagine di Padre Benanti è stata reperita sui motori di ricerca e modificata dall’autore dell’articolo. Si prega di menzionare l’origine dell’immagine per eventuali usi. Qualora la persona raffigurata nell’immagine, o l’autore, lo riterrà necessario, l’immagine verrà rimossa immediatamente]

  • X, quella che era Twitter, vale oltre il 70% in meno

    X, quella che era Twitter, vale oltre il 70% in meno

    Il valore di X (precedentemente Twitter) cala del 71,5% in seguito all’acquisizione di Elon Musk. Lo rileva Fidelity che aveva investito 19,2 milioni di dollari nell’ottobre del 2022. Quali le conseguenze e le sfide impossibili della piattaforma di Musk.

    Comunque la si pensi, l’acquisizione di Twitter da parte di Elon Musk, nell’ottobre 2022 ha rappresentato un punto di svolta significativo nel panorama dei social media. Ognuno poi, alla luce dei fatti, può formulare la sua opinione su questa svolta.

    Musk ha comprato Twitter per 44 miliardi di dollari, in parte grazie al finanziamento fornito, tra gli altri, da Fidelity​​. L’acquisizione di Twitter da parte di Musk ha segnato l’inizio di una serie di cambiamenti radicali. Sia nella gestione che nella strategia dell’azienda, che hanno avuto un impatto considerevole sul suo valore di mercato. E sulla percezione da parte degli utenti.

    X, oggi Twitter, e il calo del valore

    A proposito del valore di Twitter, divenuta ormai X, Fidelity ha ridotto drasticamente il valore stimato delle sue partecipazioni in X, posseduta da Elon Musk. La valutazione è stata ridotta del 71,5% rispetto al valore originale delle azioni.

    X perde valore oltre 70 percento franzrusso

    In particolare, Fidelity aveva investito 19,2 milioni di dollari in X nell’ottobre 2022. Ma ha poi ridotto la valutazione del 65% nell’ottobre 2023. E ulteriormente del 71,5% nel novembre 2023​​​​.

    Questo significa che la piattaforma vale circa 12 miliardi di dollari. Valeva circa 35 miliardi di dollari nell’aprile del 2022.

    La riduzione di valore di novembre 2023 fa seguito al famoso “go fu@ç yourself” indirizzato da Musk alle aziende che avevano deciso di non investire più in pubblicità sulla piattaforma.

    Come conseguenza, questo calo si traduce in una significativa perdita di fiducia nell’investimento di Fidelity in X.

    Le grande sfide quasi impossibili di X

    Come dicevamo, la piattaforma di Musk ha subito numerosi cambiamenti nell’ultimo anno. Inclusa la nomina di Linda Yaccarino, ex dirigente di NBCU, come CEO. Con l’obiettivo di rendere l’azienda profittevole entro il 2024​​.

    Nonostante ciò, X si trova di fronte a una sfida più che ardua per riconquistare la fiducia degli inserzionisti. Grandi aziende pubblicitarie come Apple, Comcast/NBCUniversal, Disney e Warner Bros si sono ritirate dalla piattaforma a seguito di commenti controversi di Elon Musk e di un suo sostegno a una teoria cospirazionista antisemita​​.

    Musk, inoltre, ha affrontato il boicottaggio pubblicitario con commenti controversi, esprimendo la sua frustrazione e attribuendo agli inserzionisti la responsabilità del declino di X​​.

    Al momento, la strategia di X per affrontare l’impatto del boicottaggio degli inserzionisti include l’attrazione di piccole e medie imprese sulla piattaforma​​. Musk ha inoltre preso decisioni discutibili riguardo al ripristino di utenti precedentemente bannati dalla piattaforma, scatenando ulteriori discussioni e indagini sulle politiche di moderazione dei contenuti di X​​.

    La drastica riduzione della valutazione di Fidelity ha sollevato interrogativi sulla sostenibilità a lungo termine di X. Anche se va detto che forse non ha sorpreso tutti.

    La trasformazione e il futuro di X

    La trasformazione della piattaforma di Musk si inserisce in un panorama di generale cambiamento del settore. E, nelle difficoltà che incontra nel ristabilire la fiducia degli inserzionisti, possiamo dire che la proprietà non aiuta.

    Risulta essenziale un piano accurato per ristabilire la credibilità di X e riconquistare la fiducia degli inserzionisti, costruendo un solido e coinvolgente bacino di utenti e moderando efficacemente i contenuti​​​​.

    Una strategia che, anche alla luce delle ultime esternazioni di Musk sembra sempre più una chimera.

    In conclusione, la valutazione di Fidelity pone in evidenza le enormi difficoltà che X deve affrontare per dimostrare il suo impegno nel sostenere una comunità online davvero sana e sicura. Soprattutto in vista di un anno, come il 2024, che si presenta denso di insidie.

  • Se le aziende fuggono da X, allora investono su LinkedIn

    Se le aziende fuggono da X, allora investono su LinkedIn

    LinkedIn, che proprio nel 2023 ha compiuto 20 anni, registra un notevole aumento di ricavi pubblicitari, ponendosi come un punto di riferimento nel marketing digitale grazie a strategie di targeting uniche e a un ambiente più professionale e salubre. Cosa che non succede più su altre piattaforme.

    La recente svolta di Twitter/X sotto la guida di Elon Musk, caratterizzata da un modello pay-per-use e scelte discutibili, ha creato un clima di incertezza e sfiducia tra le aziende. Queste scelte e i recenti accadimenti hanno danneggiato l’immagine del social, rendendo difficile per i brand associarvi il loro nome.

    Di conseguenza, molte aziende e brand stanno cercando nuove piattaforme digitali, spostando l’attenzione verso ambienti ritenuti più salubri e affidabili per la distribuzione dei loro contenuti. E dei loro investimenti pubblicitari.

    In questo scenario, LinkedIn emerge come una piattaforma di riferimento.

    linkedin aziende pubblicità 2023 franzrusso

    LinkedIn e la crescita dell’advertising

    Secondo quanto riporta il Financial Times, la piattaforma di Microsoft ha registrato un incremento significativo nella pubblicità digitale, con i ricavi pubblicitari annui che hanno raggiunto quasi 4 miliardi di dollari nel 2023, testimoniando una crescita del 10,1% su base annua e una previsione di ulteriore aumento del 14,1% per il 2024​​.

    Sempre dalle informazioni riportate dal quotidiano finanziario, sembra proprio che sia LinkedIn a raccogliere in suo favore le conseguenze della fuga delle grandi aziende da X. Nonostante su LinkedIn quest’anno si sia registrato un aumento dei prezzi dei prodotti advertising del 30%.

    I costi, infatti, restano elevati. In media un’azienda ha afferma di preparare campagne premium di LinkedIn in cui il costo per 1.000 impressioni di un annuncio arriva fino a 300 dollari (circa 270 euro), rispetto a un rispettivo costo compreso tra 10 dollari (9 euro) e 15 dollari (13,5 euro) che si spendono su Meta.

    LinkedIn e le strategie di targeting uniche

    LinkedIn, che proprio nel 2023 ha compiuto 20 anni, vanta oltre 930 milioni di membri e 61 milioni di aziende con una pagina LinkedIn, con un engagement organico forte, dove il 40% dei visitatori interagisce con una pagina ogni settimana. Inoltre, la piattaforma ha dimostrato un’efficacia superiore nel rafforzamento del brand rispetto ad altre piattaforme top per i marchi B2B e B2C​​.

    LinkedIn 930 milioni utenti 2023 franzrusso.it

    La strategia di LinkedIn si concentra su un targeting unico, sfruttando dati relativi alla storia lavorativa e alle intenzioni delle persone. Questo approccio ha portato a un aumento significativo nell’utilizzo di LinkedIn per la distribuzione di contenuti da parte dei marketer B2B, con il 96% che lo ha utilizzato negli ultimi 12 mesi e l’80% che ha pagato per la distribuzione dei loro contenuti sulla piattaforma​​.

    LinkedIn e la sua evoluzione

    LinkedIn si va affermandosi come un attore chiave nel settore della pubblicità digitale, sfruttando un momento di crisi per altre piattaforme e offrendo un ambiente più professionale e rispettoso. Questa tendenza, che vedremo più netta nel 2024 che sta arrivando, sottolinea un importante cambiamento nel panorama dei social media, dove LinkedIn si proietta come un punto di riferimento, offrendo nuove opportunità di crescita e sviluppo in un’era di maggiore consapevolezza e responsabilità sociale.

    Del resto, come già diverse volte sottolineato anche qui sul nostro blog, gli investimenti fatti nel corso di questi ultimi anni hanno trasformato LinkedIn in una vera e propria piattaforma social media. Dopo l’acquisizione da parte di Microsoft, la piattaforma ha sviluppato altre modalità di contenuto, riuscendo ad evolversi e ad andare oltre l’etichetta di piattaforma per il business networking e per la ricerca di lavoro.

    Va detto, la spesa pubblicitaria su LinkedIn resta ancora molto bassa se paragonata a colossi come Meta o Google. Ma certamente si pone come un luogo più sicuro rispetto ad altre piattaforme.

  • Cosa succede in un minuto su Internet, nel 2023

    Cosa succede in un minuto su Internet, nel 2023

    Ecco cosa succede su Internet e sui social media nel 2023. Grazie al Data Never Sleeps scopriamo i dati condivisi su Google, Amazon, WhatsApp e altri. Il 2023 vede anche la crescita continua di TikTok.

    Specie adesso che ci si avvia verso la fine dell’anno, si entra sempre più nel mood di provare a vedere come è andato il 2023 dal punto di vista dei numeri su Internet e sui social media in generale.

    E come abbiamo imparato bene in questi anni, nell’era digitale, un minuto può sembrare un lasso di tempo insignificante. Ma su Internet, è un periodo carico di attività incessanti. E nel corso degli anni questa attività è aumentata notevolmente.

    L’edizione 2023 del rapporto “Data Never Sleeps” di Domo, giunto all’undicesima edizione, unitamente ad altre fonti, ci fornisce una visione completa su ciò che accade in questi brevi ma intensi 60 secondi, offrendoci un quadro più ampio dell’impatto e della portata di Internet e dei social media nel 2023.

    Cosa succede in un minuto su Internet, nel 2023 franzrusso

    Attività Online Ogni Minuto, nel 2023

    Ogni minuto, gli utenti di Internet e delle varie piattaforme digitali generano una quantità straordinaria di dati e interazioni. Secondo “Data Never Sleeps” di Domo:

    • su Google si effettuano 6,3 milioni di ricerche;
    • gli spettatori guardano 43 anni di contenuti in streaming;
    • su Amazon spendono complessivamente 455.000 dollari;
    • sull’app di Musk, X, vengono pubblicati 360.000 messaggi;
    • su WhatsApp vengono inviati 41,6 milioni di messaggi;
    • gli utenti di ChatGPT generano 6.944 prompt;
    • su Spotify vengono ascoltate 24.000 ore di musica;
    • vengono inviate 241 milioni di e-mail;
    • gli utenti di Instagram inviano 694.000 DM reel;
    • gli hacker lanciano 30 attacchi DDoS.

    In aggiunta a questi dati, che ci indicano la grande quantità di dati che viene esplosa in soli 60 secondi, ce ne sono altri modi davvero curiosi. Come quelli che riguardano Taylor Swift. Già eletta come Persona dell’Anno secondo la rivista Time, ogni 60 secondi una sua canzone viene ascoltata in streaming 69.400 volte.

    E ancora, ogni persona, quindi ciascuno di noi, ogni minuto produce qualcosa come 102 Mb di dati.

    Uso di Internet e Social Media nel 2023

    Al di là di questi dati impressionanti, il 2023 ha segnato alcuni trend significativi nell’uso di Internet e dei social media:

    • Popolazione e accesso a Internet: la popolazione mondiale ha raggiunto gli 8,01 miliardi all’inizio del 2023, con il 64,4% (5,16 miliardi) che utilizza Internet e quasi il 60% (4,76 miliardi) attivo sui social media.
    • Tempo Trascorso Online: si è registrato un calo del 5% nel tempo trascorso online, con una media di 6 ore e 37 minuti al giorno.
    • Shopping online: l’e-commerce ha continuato a crescere, soprattutto per generi alimentari e prodotti FMCG (beni di largo consumo).
    • Visione di streaming e Tv: più del 45% del tempo trascorso a guardare la televisione da parte degli utenti Internet in età lavorativa è dedicato allo streaming.
    • Pubblicità digitale: la spesa per la pubblicità digitale è aumentata considerevolmente, raggiungendo il 73,3% della spesa pubblicitaria totale nel 2022.
    • Social media: l’uso dei social media è aumentato, con l’utente medio che trascorre più di 2 ore e mezza al giorno su queste piattaforme.

    Le App di Social Media più utilizzate, nel 2023

    • YouTube e Facebook dominano la classifica delle app di social media più utilizzate.
    • WhatsApp è la piattaforma social preferita a livello mondiale.
    • TikTok ha registrato il più alto utilizzo medio mensile per utente nel 2023.

    Il fenomeno TikTok nel 2023

    Nel 2023, TikTok ha continuato a mostrare una crescita impressionante e una presenza dominante nel panorama dei social media.

    In questo anno, TikTok ha raggiunto 1.677 miliardi di utenti a livello globale, con 1.1 miliardi di utenti attivi mensili. Questo rappresenta un incremento significativo rispetto all’anno precedente, con oltre 150 milioni di utenti solo negli Stati Uniti. Questa crescita continua pone TikTok tra le piattaforme di social media più popolari al mondo.

    Gli utenti di TikTok trascorrono molto tempo sull’applicazione, con una media di 95 minuti al giorno. Questo equivale a circa 26 ore al mese. Dal 2019, il tempo trascorso su TikTok è aumentato notevolmente, passando da circa 1.025 minuti a 1.560 minuti al mese nel 2023. Gli utenti aprono in media l’applicazione circa 9 volte al giorno​.

    In sintesi, il 2023 ci ha mostrato un panorama digitale in rapida evoluzione, caratterizzato da un’attività frenetica su Internet ogni minuto e da cambiamenti significativi nel modo in cui interagiamo e utilizziamo le piattaforme digitali.

    Questi dati non solo evidenziano l’importanza crescente di Internet nella vita quotidiana, ma offrono anche spunti cruciali per aziende e marketer per comprendere meglio il comportamento degli utenti e adattare le loro strategie di conseguenza.

    social media web ogni minuto 2023